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	<title>Mondo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“Io arrivo dall’inferno”. La guerra in Ucraina raccontata da Yuri Previtali</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:52:45 +0000</pubDate>
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<p>di Camilla Mercadante</p>



<p>Yuri Previtali è nato il 13 agosto 1995 in provincia di Bergamo.<br>Prima di partire per l’Ucraina faceva l’autotrasportatore. Oggi è un volontario combattente italiano e vive la guerra non solo al fronte,<br>ma anche dalla finestra di casa sua, a Kyiv.<br>Nella notte tra l’1 e il 2 luglio mi ha mandato un audio. «Buongiorno Cami, qua è stata una nottataccia a Kyiv». Ha parlato delle bombe,<br>di un palazzo colpito, di 20 civili mortə. In quel momento il bilancio era ancora provvisorio. Nelle ore successive, secondo le<br>ricostruzioni delle principali agenzie internazionali, l’attacco si è rivelato uno dei più letali subiti dalla capitale sin dall’inizio dell’anno:<br>la Russia ha lanciato 74 missili e 496 droni contro l’Ucraina, con Kyiv indicata come obiettivo principale. Il conteggio è salito ad<br>almeno 30 mortə e oltre 90 feritə; circa 130 edifici sono stati danneggiati, tra cui abitazioni, strutture mediche e un magazzino<br>della Croce Rossa. Poco dopo gli ho chiesto se stesse bene. Ha risposto che stavano bene lui, sua moglie e il bambino. «Per<br>fortuna», ha esclamato, ma ha aggiunto che un missile è caduto non molto lontano da casa loro.<br>Pochi giorni dopo, nella notte tra il 5 e il 6 luglio, Kyiv è stata ancora<br>colpita. In un video girato dalla finestra della sua dimora si vedono il buio e un lampo improvviso; poi si sentono le sirene e il rumore<br>delle esplosioni. La voce di Yuri è esasperata: «Porca puttana, di nuovo. Tutti i fottuti giorni. […] Hanno scatenato la guerra di nuovo<br>su Kyiv». I dati diffusi confermano che quel nuovo attacco ha provocato decine di mortə e feritə tra la città e la regione. Le<br>autorità ucraine hanno segnalato anche l’impiego dei missili balistici, difficili da intercettare senza sistemi di difesa aerea<br>adeguati.</p>



<p>Le cifre servono a comprendere la dimensione di ciò che accade, ma possono anche creare distanza: droni, missili, mortə, feritə,<br>edifici distrutti. Quando ascolto la voce di Yuri, quell’ordine si rompe. La guerra non è più soltanto una successione di numeri: è<br>una notte che entra nel sonno e dentro casa, fino a rendere impossibile sentirsi al sicuro. In un altro audio, con le sirene in<br>sottofondo, Yuri lo domanda quasi con rabbia: «Come cazzo si fa a dormire così?».<br>Fino a quattro anni fa Yuri si definiva una persona ordinaria. «Una persona ordinaria con una vita ordinaria», dice. È cresciuto in un<br>paese in provincia di Bergamo, dove il lavoro è una forma dieducazione. «Tutto ciò che si ottiene lo si suda con il lavoro», racconta. A 18 anni aveva già il primo contratto in un’officina meccanica, poi ha studiato per prendere la patente del camion e, a<br>23 anni, è salito su un mezzo pesante. Prima della guerra viveva da solo, in un bilocale in affitto, e lavorava come autista e<br>autotrasportatore. Nel fine settimana faceva anche il boscaiolo per guadagnare qualcosa in più. «Nella Bergamasca il lavoro fa parte<br>della nostra identità».<br>La sua storia, dunque, non nasce all’interno di un immaginario militare. Quando oggi viene presentato come un volontario italiano<br>in Ucraina, non rifiuta quella definizione. Anzi, la precisa: «Volontario combattente italiano». Ma prima di partire non aveva<br>mai avuto nulla a che fare con l’esercito. «Non sapevo nulla di armi o di combattimento», ammette.<br>La decisione è cominciata a maturare nell’agosto del 2022. Prima ancora del fronte, ci sono stati tre nomi diventati una soglia morale:<br>Irpin, Bucha, Mariupol. Nella nostra intervista, Yuri li cita senza la necessità di aggiungere molto. Sono luoghi che, nella memoria<br>della guerra, hanno smesso di essere solo città e sono diventati simboli della violenza contro lə civili.<br>A Irpin, il 6 marzo 2022, Human Rights Watch documentò il bombardamento ripetuto di un incrocio utilizzato dallə civili in fuga verso Kyiv: almeno otto persone furono uccise, tra cui due bambinə. L’organizzazione descrisse l’attacco probabilmente<br>illegale, indiscriminato e sproporzionato. A Bucha, dopo il ritiro delle forze russe tra la fine di marzo e l’inizio dell’aprile 2022, furono<br>trovati corpi di civili nelle strade, nelle case e nei luoghi di detenzione. Human Rights Watch registrò esecuzioni sommarie, uccisioni illegali, sparizioni forzate e torture durante l’occupazione russa. Mariupol, invece, assediata per settimane, si è trasformata in una delle memorie più devastanti dell’invasione: il 16 marzo 2022 il teatro drammatico della città, dove si erano rifugiatə centinaia di civili, fu distrutto da un attacco aereo russo. All’esterno era stata scritta la parola “children”, visibile dall’alto. Un’inchiesta di Associated Press ha stimato circa 600 mortə dentro e intorno all’edificio. Fu dopo queste immagini che Yuri non poté più restare fermo a guardare. «Ho visto un popolo in difficoltà, aggredito militarmente da uno Stato dieci volte più grande, a due passi dall’Italia e al confine europeo».<br>Il 28 febbraio 2023, infatti, attraversò il confine di Medyka, dalla Polonia verso l’Ucraina. Era su un FlixBus. Con lui viaggiavano donne, bambinə e anzianə. Al confine osservò alcuni militari ucraini uscire dal Paese, forse diretti all’estero per l’addestramento.<br>Arrivato a Leopoli, sentì per la prima volta la sirena antiaerea.<br>«Avevo i brividi», ricorda. «È difficile da spiegare quello che provavo. Non ci sono parole per definirlo. Sapevo che io dovevo<br>essere lì». Lo aveva detto soltanto al fratello e a pochə amichə, ma nessuno lo aveva preso sul serio. Addirittura, il fratello minore lo<br>accompagnò alla stazione pensando che Yuri stesse partendo per un viaggio in Europa, non per una guerra.<br>Quando ripercorre la sua scelta, utilizza spesso la parola “Europa”.<br>In alcune interviste si è definito un “partigiano europeo”,, gli chiedo che cosa significhi per lui questo termine. Risponde che, prima<br>ancora di essere italiano, si sente europeo: «Per me è normale chiamare un rumeno o un finlandese “fratello”. Nella mia visione siamo una grande famiglia con storia, cultura e identità molto simili tra loro».<br>L’Ucraina, a detta sua, non è un luogo remoto: è un Paese in cui c’è una guerra fuori dalla porta di casa nostra. Paragona il conflitto, sul<br>piano materiale, più alla Prima Guerra Mondiale che alla Seconda: trincee, artiglieria, distruzione. Tuttavia, quando pensa a Vladimir<br>Putin, il suo giudizio è politico e morale: lo delinea come «un dittatore vero e proprio». E afferma: «Mi dà fastidio che vieta i diritti<br>alle persone e la libertà: la cosa più preziosa che abbiamo e che appartiene a ognuno di noi».<br>Alla domanda sullə cittadinə russə contrariə alla guerra, non nega la loro esistenza. «Certo che ci sono», dice. «Ma non possono<br>manifestare la loro contrarietà, altrimenti finiscono in prigione. C’è un regime di paura».<br>Chi parte come volontario per una guerra, a volte, viene guardato con sospetto: idealista, incosciente, fanatico, avventuriero. Yuri non<br>respinge del tutto la parola “idealista”. La considera corretta.<br>«Siamo qui perché abbiamo qualcosa in cui crediamo così tanto da mettere in pericolo la nostra vita». Ma il punto non è la gloria, né il<br>denaro. «È da stupidi rischiare la vita per soldi o per gloria. Lo si fa per qualcosa in cui si crede: difendere il prossimo, gli indifesi<br>oppure non accettare le prepotenze altrui». In seguito chiarisce meglio ciò che intende: se uno Stato più forte può invadere un altro<br>Paese senza conseguenze, si crea un precedente. «Se nessuno reagisce, diamo un precedente e potrebbe essere che in futuro si<br>ripeta la stessa cosa. Se diciamo: io sono più forte di te, faccio quello che mi pare. Non funziona così, bisogna opporsi». Eppure, l’idealismo non protegge dalla morte. Alla domanda se si sia mai sentito impreparato, Yuri distingue. Militarmente dichiara di avere spirito di adattamento e di imparare in fretta. Umanamente, invece, no: «Non ero preparato alla morte. Non si è mai pronti a vederla in<br>faccia e in guerra purtroppo capita troppo spesso».</p>



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<p>Ci sono stati momenti in cui la fede e la sua volontà lo hanno aiutato, ma non addolcisce nulla: «Psicologicamente la guerra ti devasta. Impari a vivere di giorno in giorno e a non pensare al futuro, impari a uccidere per sopravvivere, impari a vivere all’estremo».<br>Gli chiedo, quindi, che cosa si provi davanti alla morte del nemico.<br>La risposta non è quella di chi ha smesso di vedere l’altro come un essere umano. «A me è successo. Sono stato male, dopo pensavo alla persona che era dall’altra parte. Magari aveva famiglia, genitori, figli ed è morto in un campo lontano da loro e a migliaia di chilometri da casa. Però, purtroppo, in quel momento si trattava o di me o di lui». È una delle frasi più dure della sua testimonianza: la<br>consapevolezza della vita dell’altro e, contemporaneamente, la distinzione che per lui resta decisiva tra aggressione e difesa. «Io sto aiutando l’Ucraina a difendersi. Lui è venuto per aggredire, conquistare».<br>La parte più bella di Yuri emerge proprio qui: non nella durezza dello scontro, ma nel fatto che la guerra non riesce a cancellare del<br>tutto il pensiero sull’altro. Nemmeno quando l’altro è il nemico, nemmeno quando la scelta è tra vivere e morire.<br>Gli chiedo quale immagine della guerra gli sia rimasta più impressa.<br>Racconta di un’evacuazione. Le prime informazioni riguardavano due persone di cui non si avevano notizie e un morto. Arrivati a<br>circa un chilometro dalla linea di contatto, lui e i compagni incontrarono i due dispersi e li indirizzarono verso le retrovie.<br>Successivamente trovarono in un bunker un ragazzo tedesco di vent’anni, quello che era stato dato per morto. Era gravemente<br>ferito, ma vivo, e riusciva ancora a parlare. Attesero il momento adatto e lo misero su una barella per evacuarlo. Morì poco dopo,<br> perché le ferite erano troppo gravi. «Non lo auguro a nessuno».<br>Chiede una pausa. Quando torna, quasi mezz’ora dopo, scrive: «Fa male toccare certe storie, come puoi immaginare. Ne parlo già poco<br>di mio, ma li ricordo sempre. Ogni giorno penso a loro».</p>



<p>E il trauma non finisce quando si esce da una trincea o quando si rientra in Italia. Yuri indica il PTSD, il disturbo post-traumatico da stress, come una delle condizioni psichiatriche più comuni tra chi ha vissuto la guerra. Per lui, il problema non è solo riconoscere di stare male, ma trovare strutture disposte ad assistere chi ha combattuto.<br>«Un soldato riconosce il suo dolore e chiede aiuto, ma dall’altra parte devono esserci delle strutture pronte ad aiutarlo». In Ucraina<br>alcune stanno nascendo o sono già operative, ma spesso resta la barriera linguistica per i volontari stranieri. «È impensabile comunicare tramite il traduttore». In Italia, secondo la sua esperienza, manca un percorso dedicato per chi rientra dalla battaglia.<br>L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che, nei contesti di guerra, circa una persona su cinque sviluppi una<br>condizione di salute mentale. Applicando queste stime all’Ucraina, WHO Europe ha stimato che milioni di persone siano<br>potenzialmente colpite, con una quota significativa di condizioni<br>moderate o gravi. La testimonianza di Yuri, dunque, non è un caso isolato: si inserisce in un’emergenza collettiva, fisica e psicologica,<br>che l’invasione continua ad aggravare.<br>Nel racconto di Yuri la guerra cambia anche forma. Gli attacchi missilistici e quelli con i droni Shahed sulle città ucraine, spiega, ci<br>sono fin dal 2022. Ma al fronte, secondo lui, una svolta è arrivata nell’estate del 2024 con l’utilizzo sempre più ampio degli FPV,<br>piccoli droni pilotati in prima persona, veloci e imprevedibili. «Hanno cambiato totalmente gli schemi di questa guerra». In precedenza,<br>durante gli assalti o le rotazioni (i cambi periodici dei reparti al fronte), la preoccupazione principale era l’artiglieria. Ora i droni<br>colpiscono la fanteria, i veicoli e le posizioni (le aree occupate e difese dalle truppe). «Puoi essere super allenato, ma un drone sarà sempre più veloce di te». Non a caso, le analisi e i reportage dal fronte evidenziano la centralità crescente dei droni nel conflitto: piccoli FPV, sistemi di guerra elettronica, jamming (le interferenze elettroniche usate per disturbare o bloccare i segnali radio), intelligenza artificiale, droni guidati con la fibra ottica. È una corsa continua tra attacco e difesa, tra innovazione e sopravvivenza.<br>L’immagine tradizionale della guerra — i carri, le trincee, l’artiglieria — convive con un conflitto sempre più tecnologico, in cui un drone economico può decidere della vita di unə soldatə, colpire un veicolo, interrompere una rotazione o trasformare un movimento in un rischio mortale.<br>Negli ultimi mesi pure l’Ucraina ha intensificato gli attacchi in profondità contro le infrastrutture russe, soprattutto energetiche,<br>logistiche e militari. Yuri li legge come una risposta strategica e simbolica: far percepire alla Russia la guerra che ha scatenato.<br>Anche qui, però, la guerra apre diversi dilemmi. Le infrastrutture energetiche non sono mai un tema semplice: toccano il piano militare, quello economico, quello civile e quello geopolitico.<br>L’Europa ha ridotto drasticamente la propria dipendenza energetica dalla Russia, ma il distacco non avviene azionando un interruttore:<br>resta una questione estremamente complicata, tra il gas liquefatto, le forniture residue, i prodotti raffinati e i canali indiretti.<br>Quando parla di pace, poi, Yuri non cerca formule rassicuranti.<br>Ricorda che nel 2023, in trincea, parlava con gli altri volontari di quando sarebbe terminata la guerra e di cosa avrebbero fatto dopo.<br>«Siamo nel 2026 e siamo nella stessa situazione di allora».<br>Secondo lui, una pace vera non può coincidere con la resa dell’Ucraina. «Molti invocano la pace e chiedono all’Ucraina di<br>arrendersi, ma non dimentichiamo che se domani la Russia si ritira dall’Ucraina tutto finisce».<br>Intanto, la guerra continua a colpire chi non combatte. Yuri parla dellə ucrainə come di un popolo dotato di una resilienza straordinaria. Ad esempio, dopo un bombardamento ricostruiscono subito gli edifici, e durante gli inverni senza corrente elettrica<br>mandano avanti le attività con i generatori. «Il popolo si è abituato alla guerra, ma allo stesso tempo continua a vivere. Resistiamo, arrenderci non è tra le opzioni. Ne va del futuro del Paese e del suo popolo».<br>E lə bambinə? Sono tra le prime vittime invisibili di questa normalità deformata. Yuri racconta delle notti passate nei sotterranei, nelle<br>metropolitane, nei corridoi di cemento armato. Nelle zone più vicine al fronte, le scuole spesso non funzionano o vengono evitate per<br>proteggere lə minori. «Un bambino nato nel Donbass nel 2013, per esempio, ha conosciuto solo la guerra», dice. Ha cambiato casa,<br>visto le occupazioni, vissuto tra le sirene e la paura. «Sono dei traumi che segnano la crescita di un bambino». Reuters ha<br>documentato il peso di tutto questo sullə bambinə ucrainə: le sirene diventate routine, le lezioni nei rifugi, le famiglie sfollate e lə minori costrettə a crescere in un orizzonte di paura.</p>



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<p><br>Nei primi nove mesi del 2024, secondo i dati, più di 50.000 bambinə hanno cercato un aiuto professionale per problemi di salute<br>mentale, circa tre volte più che nel 2023. The Guardian, citando la Global Coalition to Protect Education from Attack, ha riportato<br>che nel periodo 2024-2025 le aggressioni globali all’istruzione sono aumentati del 40%; l’Ucraina figura tra i casi più gravi, con circa 900 attacchi contro le scuole.<br>La guerra pesa in modo particolare anche sulla disabilità. Yuri si riferisce alle persone disabili, incluse quelle che hanno subito<br>amputazioni a causa del conflitto, sottolineando la fragilità economica e psicologica di chi vive già con una disabilità. In<br>Ucraina esistono diverse categorie di disabilità e forme di sostegno, tra cui l’assistenza sociale, gli aiuti economici e le pensioni<br>d’invalidità. Ma il problema non è solo amministrativo:<br>«Psicologicamente vivere in un Paese in conflitto non aiuta di certo».<br>Già nell’aprile del 2022, il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità aveva avvertito che circa 2,7 milioni di persone<br>disabili in Ucraina erano a rischio: intrappolate o abbandonate nelle abitazioni, negli istituti e negli orfanotrofi, con difficoltà di accesso a farmaci essenziali, ossigeno, cibo, acqua, servizi igienici, assistenza quotidiana, informazioni d’emergenza e rifugi sicuri. È<br>una vulnerabilità dentro la vulnerabilità, perché la guerra non espone tuttə alle stesse minacce. Chi ha bisogno di supporto, cure,<br>accessibilità, assistenza o comunicazioni chiare rischia di rimanere indietro proprio quando il pericolo corre più veloce.<br>Gli chiedo che cosa stia dimenticando l’Italia. Risponde senza esitazione: «In Italia si dovrebbe parlare di più di quello che succede qui. Più reportage, più informazione. Secondo me non si percepisce totalmente quello che stanno vivendo qui, se ne parla troppo poco e la gente non ha interesse». Poi aggiunge che conosce molte persone impegnate nell’aiuto umanitario, perciò non è un’accusa indistinta. È una richiesta di attenzione.<br>La guerra, racconta, gli ha tolto la serenità e la spensieratezza che aveva in Italia, ma gli ha anche insegnato ad apprezzare ciò che<br>prima dava per scontato: l’acqua in casa, l’elettricità, un tetto sopra la testa, il cibo. «Ho imparato ad apprezzare ogni singolo momento<br>della vita e a essere grato di poter vivere».<br>Nonostante ciò, il ritorno in Italia è uno dei passaggi più difficili che deve affrontare. «Quando torno in Italia, mi sembra che sia un altro mondo. E ci vuole qualche giorno per adattarmi». Gli aerei, gli elicotteri, le persone che fanno progetti per il futuro: tutto gli appare distante. «A dire la verità mi sento molto fuori luogo. Io arrivo dall’inferno e le persone in Italia sembra vivano su un altro pianeta.<br>Ma la vita continua per loro, sono solo io che ho cambiato la mia».<br>È qui che il titolo dell’articolo trova il suo senso pieno. L’inferno non è soltanto il fronte. È anche il ritorno. È rientrare in un Paese in<br>pace e accorgersi che il proprio corpo è tornato a casa, ma una parte della mente è rimasta altrove; è vedere la normalità dellə altrə<br>e non riuscire più ad abitarla nello stesso modo.<br>All’interno di questa frattura, però, c’è anche una storia d’amore.<br>Nel dicembre del 2023 Yuri rilasciò un’intervista a ТСН (Телевізійна служба новин), il notiziario dell’emittente ucraina 1+1. La donna che sarebbe poi diventata sua moglie lo vide in TV e lo cercò sui social network. Iniziarono a scriversi, poi a sentirsi al telefono ogni giorno. Lei lo sostenne anche dal punto di vista pratico, mandandogli al fronte dolci fatti in casa e vari prodotti ucraini.<br>Nel marzo del 2025 lui andò a Vinnytsia e si incontrarono finalmente di persona. Le chiese di sposarlo. L’11 novembre 2025<br>convolarono a nozze a Kyiv. Al matrimonio c’erano italianə, ucrainə, americanə; un volontario finlandese con cui Yuri aveva combattuto<br>gli fece da testimone.<br>Quando gli chiedo se ci sia una persona ucraina che gli abbia cambiato il modo di vedere la guerra, pensa a lei. «Mia moglie mi<br>ha mostrato che c’è molto di più in Ucraina e non solo la guerra e il combattimento. Lei mi parla di futuro, di progetti, di famiglia…<br>mentre io prima di lei pensavo a sopravvivere, non a vivere».<br>È questa la parte più luminosa della sua storia: non il coraggio inteso come assenza di paura, ma la capacità di restare<br>attraversabile dal bene; di continuare a vedere lə civili, lə bambinə, le persone ferite, lə indifesə; di ricordare le morti; di non scambiare<br>la guerra per un’identità, anche dopo averla vissuta così da vicino.<br>Yuri non desidera essere visto come un eroe. Racconta soltanto una scelta personale e le sue conseguenze: il prezzo umano di una<br>guerra che moltə, in Italia, rischiano di percepire come distante. Ma non lo è.<br>Da lontano, la guerra può sembrare una notizia ripetitiva. Per Yuri, invece, è una notte che ricomincia. Ascoltandolo, continuo a farmi<br>una domanda: siamo davvero sicurə che allə soldatə piaccia uccidere? Che lo facciano sempre per vocazione, per gloria o per<br>amore della guerra? Le sue parole non assolvono la violenza e non la rendono giusta. Spiegano, però, che per alcune persone la<br>decisione di combattere nasce dal rifiuto di restare inerme davanti a ciò che ritengono un’ingiustizia.</p>



<p>Poi arrivano le conseguenze: la morte, il trauma, l’impossibilità di tornare davvero alla vita di prima. Nessuna scelta, in guerra, è<br>semplice. Forse non esiste una risposta capace di contenere tutto: la necessità di difendere qualcuno, la responsabilità di togliere una<br>vita, la paura di perdere la propria e ciò che rimane quando le armi tacciono.<br>«Come cazzo si fa a dormire così?», chiede Yuri.<br>Non lo so, Yuri. Non lo so.<br>So, però, che se un giorno potessi intervistarti di nuovo, vorrei farti domande diverse. Vorrei chiederti qual è stata la strada più bella<br>percorsa con il camion, che cosa ti manca delle montagne bergamasche, quale musica ascolti durante i viaggi e dove vorresti<br>andare senza avere una guerra ad aspettarti all’arrivo. Vorrei sentirti raccontare una giornata tranquilla, una di quelle in cui non<br>accade nulla di eccezionale e proprio per questo ogni cosa acquista valore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="472" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4-472x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4-472x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4-138x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 138w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4-708x1536.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 708w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 738w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></a></figure>



<p><br>Mi piacerebbe che un giorno la guerra fosse solamente un tassello della tua storia. Che qualcuno ti chiedesse chi sei e che tu potessi<br>rispondere parlando di un viaggio, di una montagna, di un progetto ancora da realizzare o di un posto nel quale ti senti a casa.<br>Non so come si faccia a dormire sotto le bombe. Ma spero che arrivino molte notti quiete in cui il buio non faccia più paura e tu<br>possa chiudere gli occhi sapendo che, al risveglio, ti attende semplicemente la tua vita.<br>Io ci sarò sempre.</p>
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		<title>World Report 2026: crisi globale dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 08:38:21 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da: https://centridiricerca.unicatt.it/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Il<em> </em><a href="https://www.hrw.org/world-report/2026?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>World Report 2026</em>, pubblicato da <em>Human Rights Watch</em></a> nel febbraio 2026, fotografa uno dei momenti più critici per i diritti umani dal dopoguerra a oggi. Il rapporto, giunto alla sua 36ª edizione e basato su ricerche in oltre cento paesi, non si limita a denunciare violazioni diffuse, ma interpreta tendenze globali che definiscono la traiettoria dei diritti fondamentali nel primo venticinquennio del XXI secolo.</p>



<p>Secondo il direttore esecutivo Philippe Bolopion — che apre il report con un saggio introduttivo — “porre freno all’onda autoritaria che travolge il mondo è la sfida di una generazione”, mettendo in guardia contro la regressione di istituzioni democratiche, libertà civili e stato di diritto.</p>



<p>Questa “recessione democratica”, come molti media internazionali hanno definito i contenuti principali del rapporto, è tanto sistemica quanto trasversale: coinvolge Stati Uniti, Unione Europea, Asia, Africa e Americhe, e riguarda tanto le democrazie consolidate quanto i regimi autoritari.&nbsp;</p>



<p>Un elemento centrale del&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;è il tema dell’erosione delle garanzie democratiche e delle protezioni per i diritti umani. I governi, in diverse regioni del mondo, hanno risposto alle crisi politiche, economiche e sociali con misure restrittive che limitano la libertà di stampa, di associazione e di espressione, e indeboliscono i controlli istituzionali sui poteri esecutivi.&nbsp;</p>



<p>In particolare, il rapporto evidenzia come gli abusi commessi sotto l’amministrazione Trump negli Stati Uniti — tra intimidazioni di oppositori, erosione dell’indipendenza giudiziaria e degrado delle libertà civili — non siano fenomeni isolati, ma parte di una tendenza più ampia che alimenta l’autoritarismo globale.</p>



<p>Bolopion e i ricercatori di HRW sottolineano che senza una risposta concertata delle democrazie rispettose dei diritti umani — come l’Unione Europea, il Regno Unito e il Canada — il sistema internazionale basato sulle regole rischia di sgretolarsi.</p>



<p>Il rapporto analizza la situazione nei paesi dell’Africa meridionale, denunciando gravi abusi e la mancanza di giustizia per le vittime. In Angola e Mozambico le forze di sicurezza hanno risposto alle proteste con uso eccessivo della forza, provocando morti e feriti. In Eswatini non è stata assicurata nessuna responsabilità per la repressione dei movimenti pro-democrazia del 2021. Nel Sudan, la guerra civile continua a mietere vittime tra i civili e a distruggere infrastrutture essenziali. Il rapporto sottolinea che le forze del Rapid Support Forces (RSF) hanno eseguito uccisioni sommarie, detenzioni arbitrarie, saccheggi e violenze sessuali in Darfur, mentre entrambe le parti in conflitto hanno colpito infrastrutture critiche per la sopravvivenza delle comunità civili.</p>



<p>Nell’Unione Europea, malgrado progressi formali su alcuni diritti economici e sociali, persistono gravi rischi legati alla politica migratoria restrittiva, alle discriminazioni razziali e all’influenza di narrazioni di estrema destra nella politica mainstream. La UE affronta così la contraddizione tra un quadro normativo formale di tutela dei diritti e la concreta implementazione, che spesso resta frammentata o insufficiente.</p>



<p>In Nord Corea, le restrizioni legate alla pandemia e il controllo statale continuano a erodere il diritto alla sicurezza alimentare, alla salute e al benessere delle famiglie, con impatti particolarmente significativi sulle donne e sui gruppi più vulnerabili.</p>



<p>Il contesto globale del 2025 è stato segnato da una diffusa mobilitazione sociale, spesso accompagnata da repressioni brutali da parte degli Stati. Un caso emblematico è quello dell’Iran, dove la rivolta popolare iniziata alla fine del 2025 si è tradotta in repressioni di massa nel 2026. Secondo fonti indipendenti e organizzazioni di diritti umani, migliaia di manifestanti sono stati uccisi e arrestati, mentre le autorità hanno adottato misure sistematiche per eliminare il dissenso.</p>



<p>Questa dinamica emerge anche nella narrazione del World Report: i movimenti di protesta, pur segnati da aspirazioni di libertà e giustizia, sono spesso soffocati da forze statali che privilegiano il controllo politico alla protezione dei diritti umani.</p>



<p>Al di là dei singoli casi, il significato più profondo del&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;è nella diagnosi di una crisi istituzionale globale dei diritti umani. Non si tratta solo di conflitti armati o di abusi specifici: è l’erosione delle garanzie democratiche di base e la legittimazione di politiche autoritarie che segnano una svolta preoccupante.&nbsp;</p>



<p>HRW osserva come i governi — anche in contesti democratici — usino strumenti giuridici e tecnologici per sorvegliare, controllare e talvolta criminalizzare l’opposizione e la società civile. Questi trend non sono isolati: sono parte di una narrativa che lega sicurezza, ordine pubblico e potere esecutivo a scapito delle libertà fondamentali.</p>



<p>Il&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;non si limita a denunciare le violazioni, ma lancia un appello chiaro alla cooperazione internazionale e all’impegno delle società civili. Bolopion esorta le democrazie a cooperare più strettamente per difendere lo “ordine internazionale basato sulle regole” e per opporsi alla normalizzazione delle misure autoritarie.&nbsp;</p>



<p>In un mondo dove la maggioranza della popolazione vive sotto regimi autoritari o in transizione verso tali modelli, secondo HRW la difesa dei diritti umani deve essere una priorità non solo retorica, ma operativa. Ciò richiede investimenti nella protezione delle libertà fondamentali, nel sostegno ai difensori dei diritti umani, nella trasparenza istituzionale e nella solidarietà transnazionale delle comunità democratiche.</p>



<p>Il&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;di&nbsp;<em>Human Rights Watch</em>&nbsp;ci consegna un quadro globale segnato da tensioni profonde tra aspirazioni di libertà e pratiche autoritarie, tra norme internazionali e politiche nazionali che ne minano l’efficacia. Pur nelle sue dimensioni geopolitiche diverse, la mappa delle violazioni dei diritti umani rivela un elemento comune: la fragilità delle garanzie democratiche quando questi diritti non sono sostenuti da istituzioni robuste e da una società civile vigile.</p>



<p>Per chi si occupa di politica, istituzioni e diritti umani — come la comunità di Polidemos — il rapporto non è solo una lettura, ma un richiamo all’azione: riflettere sui legami tra governance, libertà civili e giustizia sociale, e promuovere strumenti concreti per difendere i diritti fondamentali nell’arena globale come in quella locale.</p>
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		<title>Siria: Kobanê, simbolo di speranza, è nuovamente minacciata dagli islamisti – Appello alla protesta pacifica</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 11:51:17 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="700" height="466" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18211" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p>Gli attacchi genocidi del regime islamista di Damasco contro le zone curde nel nord-est della Siria continuano. Decine di migliaia di curdi sono in fuga. Intere città e regioni sono circondate e isolate dal mondo esterno, senza possibilità di ricevere medicinali, generi alimentari o carburante, riferisce l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV).</p>



<p>Nelle zone conquistate si dà la caccia ai curdi. Particolarmente drammatica è la situazione nella leggendaria città curda di Kobanê, che<br>nel 2014 ha resistito allo ”Stato Islamico” (IS). Da lì è partita la liberazione della regione dall’IS. A Kobanê sono state interrotte le forniture di acqua ed elettricità. Anche l’accesso a Internet è stato bloccato. I radicali islamici continuano ad avanzare. L’interruzione<br>intenzionale dei servizi di base sta provocando una crisi umanitaria. I civili, tra cui bambini e anziani, sono intrappolati nell’oscurità e non<br>hanno accesso ai servizi di base.</p>



<p>A quanto pare, il regime siriano vuole vendicarsi di Kobanê perché la città è un simbolo della lotta contro l’IS. Per i curdi – e per il mondo intero – Kobanê è un simbolo di speranza e di resistenza contro l’Islam radicale.</p>



<p>Di fronte ai continui attacchi delle truppe del regime islamista siriano contro la popolazione curda nel nord-est del Paese, centinaia di<br>migliaia di curdi e membri di altre minoranze siriane minacciate scendono in piazza in tutto il mondo per protestare. In questo contesto,<br>l’Associazione per i popoli minacciati fa appello ai curdi, ai drusi, agli alawiti e alle persone solidali in tutta Europa che protestano<br>affinché manifestino esclusivamente in modo pacifico. Anche se il dolore di fronte alle notizie sempre più drammatiche provenienti dalla Siria non conosce limiti, invitiamo tutti i manifestanti a protestare pacificamente. La rabbia per l’inerzia, l’indifferenza e persino il<br>sostegno al regime islamista di Damasco da parte dell’amministrazione Trump, dei governi e leader di partito in Europa è comprensibile. Non lasciatevi provocare da questo e dai siriani che dall’Europa sostengono il regime islamista! Chiediamo ai media di parlare con i membri delle minoranze siriane e di non minimizzare il regime islamista. Gran parte dell’opinione pubblica tedesca ed italiana è dalla parte delle minoranze perseguitate.</p>



<p>Tra i sunniti arabi siriani ci sono molte persone che rifiutano l’Islam radicale e si impegnano per la democrazia nel loro Paese. Molti sunniti arabi siriani attualmente tacciono, forse perché sperano che gli islamisti radicali porteranno la democrazia in Siria. Proprio come molte persone in Iran dopo il 1979, quando il regime di Khomeini salì al potere. Speravano in maggiori libertà per l’Iran dopo la terribile dittatura dello Scià. Ma molto presto questi siriani, proprio come allora gli iraniani, rimarranno delusi. Perché l’Islam radicale – sia sciita che sunnita – non ha portato più libertà in nessun luogo, ma solo più guerra, violenza, terrore e odio tra etnie e comunità religiose.</p>
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		<title>ASA: 40 anni di lotta contro l&#8217;HIV</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 09:07:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Oggi è la giornata mondiale contro l&#8217;Hiv e cosí ho di deciso di presentarvi ASA (Associazione Solidarietà Hiv). Sono venuto in contatto con questa realtà grazie al mio padre putativo Gianni&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/12/asa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="900" height="900" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/12/asa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18201" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/12/asa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/12/asa-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/12/asa-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/12/asa-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/12/asa-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/12/asa-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p><br>Oggi è la giornata mondiale contro l&#8217;Hiv e cosí ho di deciso di presentarvi ASA (Associazione Solidarietà Hiv). Sono venuto in contatto con questa realtà grazie al mio padre putativo Gianni e insieme abbiamo collaborato al mercatino dell&#8217;associazione per un po&#8217; di tempo. ASA opera sul territorio milanese da 1985 e alcune delle sue principali attività sono:</p>



<ul><li>Centralino informativo </li><li>Counseling telefonico e vis-à-vis</li><li>Assistenza psicologica specialistica e individuale </li><li>Hiv a quattrocchi: serate informative per persone con hiv, tenute da persone con hiv</li><li>Mercatino (BASAr) a cadenza mensile di raccolta fondi</li><li>Corsi di yoga</li><li>Omniateca: centro multimediale di documentazione (riviste italiane e straniere, opuscoli, manifesti e foto).<br>Tra le attività ci sono anche giornate di test rapidi hivy, sifilide, epatite C, in sede e all&#8217;esterno (locali, luoghi di aggregazione).<br>Intervisto ora, il presidente dell&#8217;associazione, ovvero l&#8217;infettivologo Massimo Cernuschi. <br>Puoi dirci qualcosa circa la diffusione del virus ad oggi?<br>L&#8217;amministrazione Trump col taglio dei finanziamenti al Welfare ha portato ad un blocco delle di  politiche di sostegno al trattamento e alla prevenzione del virus  soprattutto nell&#8217;Africa subsariana e nell&#8217;Europa dell&#8217;Est. <br>Il dato più preoccupante, per quanto riguarda l&#8217;Italia, riguarda il continuo aumento delle persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV (con bassi CD4 o in AIDS), nel caso specifico, si tratta soprattutto di maschi eterosessuali.<br>Parlaci della Prep…<br>In Italia la Prep è solo in compresse, esistono da poco ma non ancora registrate le soluzioni iniettabili da prendere ogni 2/6 mesi. La prep è più efficace del profilattico, l&#8217;unico rischio è rappresentato dal non seguire le incazioni dei medici per questo le iniezioni sarebbero una soluzione migliore. <br>Estiste anche la Doxy Pep per le infezioni batteriche a trasmissione sessuale che consiste in un  antibiotico da prendere entro 72 ore dal rapporto a rischio. <br>Come trattano i media il tema dell&#8217;Hiv?<br>Si scrive solamente dei casi eclatanti; per esempio di coloro che vengono denunciati per non aver informato della propria  positività, spesso dimenticandosi di specificare che si tratta di persone in cura, da anni, con farmaci antiretrovirali.<br>ASA ha seguito un progetto dell&#8217;oms per formazione dei giornalisti che si è rivelato un insuccesso in quanto a partecipazione. Generalmente in occasione della giornata contro l&#8217;Hiv i giornali cercano sempre storie strappalacrime, quindi non si vuole davvero informare le persone sul questo tema.<br>Aggiungo che purtroppo non si fa campagna sul tema U=U perciò lo stigma verso le persone sieropositive resta, così come la paura del contagio. Le istituzioni per prime, tramite gli organi di stampa, non fanno passare il messaggio che attualmente chi ha il virus dell&#8217;hiv prende semplicemente una pillola al giorno.<br>Che impatto emotivo ha oggi lo scoprire di aver contratto il viris?<br>Lo stigma è ancora fortemente presente soprattutto nelle piccole realtà di provincia e questa spaventa e condiziona ancora molto soprattutto i persone con hiv. Ringrazio Massimo della disponibilità e vi invito ad a dare un occhio al sito di ASA anche per avere risposta alle varie domande sull&#8217;argomento trattato e per conoscere di più sull&#8217;associazione. </li><li>ASA ONLUS MILANO &#8211; Home Asa</li></ul>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Sudan, una crisi dimenticata&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 18:04:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da www.unhcr.org) Il terribile conflitto scoppiato in Sudan il 15 aprile 2023 tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze Paramilitari RSF, unito alla ripresa delle violenze nella regione del Darfur, ha costretto&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/su.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="695" height="518" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/su.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18193" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/su.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 695w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/su-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 695px) 100vw, 695px" /></a></figure>



<p>(da www.unhcr.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Il terribile conflitto scoppiato in Sudan il 15 aprile 2023 tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze Paramilitari RSF, unito alla ripresa delle violenze nella regione del Darfur, ha costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Dal 15 aprile 2023, data di inizio delle ostilità, innumerevoli civili sono stati uccisi e centinaia di migliaia di famiglie sono state costretta alla fuga, alla disperata ricerca di protezione e assistenza. </p>



<p>Alle drammatiche conseguenze del conflitto in corso si sommano le enormi difficoltà legate all’insicurezza alimentare che colpisce 25,6 milioni di persone. In alcune zone del Paese, persistono condizioni di carestia e per 800 mila persone che vivono in quelle aree è catastrofe umanitaria. Inoltre, nel Paese la malnutrizione acuta colpisce 3,7 milioni di bambini dai 6 mesi ai 5 anni e 1,2 milioni di donne in gravidanza e in allattamento. Il Sudan sta affrontando inoltre una gravissima epidemia di colera. Nel 2025 sono stati documentati oltre 32.000 nuovi casi sospetti. Sebbene i numeri nello Stato di Khartoum siano in calo, l’epidemia resta diffusa, e riguarda 17 dei 18 Stati del Sudan. </p>



<p>La diffusione nei Darfur (Nord, Sud, Ovest ed Est) e nei Kordofan (Nord, Sud e Ovest) è particolarmente preoccupante, vista la limitata accessibilità e la già grave crisi umanitaria e sanitaria in queste aree. I movimenti complessi di sfollamento e ritorno aumentano i rischi per la salute. Sono stati segnalati casi di trasmissione transfrontaliera in Ciad e Sud Sudan. Il Sudan e i Paesi che accolgono i rifugiati sudanesi in fuga dal conflitto – tra cui Etiopia, Ciad e Sud Sudan – sono tra i più colpiti al mondo dall’insicurezza alimentare acuta e dalla malnutrizione infantile. A peggiorare questa crisi, i drastici tagli agli aiuti umanitari, che stanno privando milioni di persone del cibo necessario per sopravvivere. </p>



<p>Per contribuire a rispondere a questa situazione, UNHCR lancia questo appello, con l’obiettivo di sensibilizzare sulla crisi in Sudan e raccogliere con la massima urgenza fondi indispensabili per la sopravvivenza di milioni di persone in Paesi come il Sudan, Sud Sudan, Ciad ed Etiopia. In Sudan, milioni di persone stanno lottando per sopravvivere. Il conflitto ha distrutto vite, case e speranze. La carestia avanza, il colera si diffonde, e gli aiuti umanitari vengono tagliati proprio quando servono di più. Mostriamo al mondo che siamo uniti, anche quando gravi crisi umanitarie vengono ignorate e assistiamo a tagli brutali ai fondi per gli aiuti umanitari.</p>
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		<title>La repressione transnazionale della Chiesa di Dio Onnipotente: il polpo rosso e i suoi sette tentacoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 13:17:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La repressione transnazionale della Chiesa di Dio Onnipotente: Il polpo rosso e i suoi sette tentacoli di Massimo Introvigne Un resoconto sui sette metodi utilizzati dal Partito Comunista Cinese per molestare i membri del&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>La repressione transnazionale della Chiesa di Dio Onnipotente: Il polpo rosso e i suoi sette tentacoli</h1>



<p>di <a href="https://bitterwinter.org/author/massimo-introvigne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Massimo Introvigne</a></p>



<h2>Un resoconto sui sette metodi utilizzati dal Partito Comunista Cinese per molestare i membri del nuovo movimento religioso cristiano perseguitato all&#8217;estero.</h2>



<p><em>di Massimo Introvigne</em></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/red-octopus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il polpo rosso minaccia il CAG in Cina e all'estero. L'intelligenza artificiale ha elaborato." class="wp-image-51106"/><figcaption><em>Il polpo rosso minaccia il CAG in Cina e all&#8217;estero. L&#8217;intelligenza artificiale ha elaborato.</em></figcaption></figure>



<p>Negli ultimi anni, il Partito Comunista Cinese (&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;) ha adottato un approccio sistematico alla repressione transnazionale contro&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la Chiesa di Dio Onnipotente</a>&nbsp;(CAG) all&#8217;estero. Prove crescenti dimostrano che la&nbsp;persecuzione della CAG da parte del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC si è estesa costantemente a più paesi. Questo documento raccoglie prove da resoconti dei media e documenti interni&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;e descrive in dettaglio sette metodi principali utilizzati dal&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;per attuare la repressione transnazionale contro i membri della CAG. Fornisce casi di studio rappresentativi di membri perseguitati. Il suo obiettivo è documentare e presentare prove per migliorare la comprensione delle attività di repressione illegale del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;all&#8217;estero. Per la maggior parte dei singoli casi, abbiamo utilizzato pseudonimi per motivi di sicurezza. &#8220;Bitter Winter&#8221; ha visionato documenti e ascoltato testimonianze di tutti i casi menzionati ed è convinto che siano stati riportati fedelmente.</p>



<p></p>



<p><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/new-religious-movement/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La CDO è il nuovo movimento religioso</a>&nbsp;cristiano in più rapida crescita nella Cina continentale&nbsp;. Sin dalla sua nascita negli anni &#8217;90, ha subito una repressione e una persecuzione incessanti da parte delle&nbsp;autorità&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC . Nel 1995, per giustificare la repressione, il&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;ha etichettato la CDO, insieme ad altri movimenti cristiani come gli&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/shouters/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Shouters</a>&nbsp;e la Chiesa di Tutte le Aree, come &#8221;&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xie-jiao/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">xie jiao</a>&nbsp;&#8220;, un movimento proibito che &#8220;diffonde insegnamenti eterodossi&#8221; (a volte tradotto, meno correttamente, come &#8221;&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/cult/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">setta</a>&nbsp;malvagia &#8220;). Da allora, il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;ha condotto una prolungata e sistematica campagna di violenta repressione contro la CDO. Almeno 293 membri della CDO sarebbero morti a causa della persecuzione. Tra il 2011 e il 2024, quasi 480.000 membri della CDO sono stati arrestati dalle autorità&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;. In seguito all&#8217;esilio di alcuni membri all&#8217;estero, il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;ha avviato un&#8217;ulteriore repressione contro questi membri della CDO in fuga e le comunità ecclesiali all&#8217;estero, emanando numerose direttive classificate.</p>



<p>Nel 2015, il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/campaign-against-cag-extends-to-south-korea/?utm_source=rss&utm_medium=rss">documento interno</a>&nbsp;del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;&#8220;Anti-Xie Jiao: Due indagini, un piano di attuazione del progetto speciale&#8221; richiedeva un&#8217;indagine approfondita sui membri del CAG all&#8217;estero. Si sottolineava l&#8217;importanza di analizzare ogni caso singolarmente e di sviluppare strategie personalizzate. I dati raccolti comprendevano dati identificativi personali, attività all&#8217;estero e il background dei loro familiari in Cina.<a href="https://bitterwinter.org/campaign-against-cag-extends-to-south-korea/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/CCP-2015-plan.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il piano del PCC del 2015 contro gli xie jiao all'estero.

" class="wp-image-51107"/><figcaption><em>Il piano&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;del 2015 contro&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xie-jiao/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gli xie jiao</a>&nbsp;all&#8217;estero.</em></figcaption></figure>



<p>Nel 2019, il documento&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;intitolato &#8220;Avviso sulla conduzione di ricerche su argomenti quali i pericoli e le contromisure riguardanti l&#8217; organizzazione&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xie-jiao/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Xie Jiao</a>&nbsp;del &#8216;Dio Onnipotente&#8217; &#8221; indicava che la campagna contro le comunità della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni all&#8217;estero era attiva da oltre dieci anni.</p>



<p>Nel settembre 2020, la Commissione Centrale per gli Affari Politici e Giuridici&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;ha emesso una direttiva segreta per avviare&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/a-3-year-final-solution-plan-against-the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss">una &#8220;Battaglia Generale&#8221; nazionale triennale</a>&nbsp;contro la CDO. Uno degli obiettivi principali della campagna era&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/new-unified-arrest-operations-target-the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss">limitare la crescita della CDO all&#8217;estero</a>&nbsp;.</p>



<p>Nel 2018, un documento interno&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;ha incaricato i dipartimenti competenti di supervisionare le attività online delle comunità della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, sia in Cina che a livello internazionale. Invitava specificamente il personale interno a criticare e creare discordia tra i membri chiave all&#8217;estero. Un altro documento ha evidenziato la necessità di intensificare gli sforzi contro la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni all&#8217;estero, richiedendo la raccolta di informazioni e dati interni alla Chiesa sul personale chiave, impiegando al contempo tattiche di infiltrazione, divisione e repressione.</p>



<p>Nell&#8217;agosto 2023, la Commissione Centrale per gli Affari Politici e Legali del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC ha emesso una direttiva classificata per dare il via a una &#8221;&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/ccp-launches-3-year-tough-battle-against-the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dura Battaglia</a>&nbsp;&#8221; triennale&nbsp;contro la CDO a partire dal 2024. La direttiva incaricava il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ministry-of-state-security/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ministero della Sicurezza dello Stato</a>&nbsp;e della Pubblica Sicurezza di elaborare piani operativi specializzati incentrati sulle comunità della CDO all&#8217;estero.&nbsp;<a href="https://en.godfootsteps.org/persecution/annual-report-2024.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Insisteva</a>&nbsp;sull&#8217;intensificazione degli sforzi di intelligence, sull&#8217;intensificazione della sorveglianza delle abitazioni e degli spostamenti dei principali fedeli delle chiese all&#8217;estero e sull&#8217;adozione di misure per &#8220;colpire e smantellare i gruppi della CDO all&#8217;estero e intimidirne i membri principali, limitarne lo sviluppo e indebolirne la capacità operativa&#8221;. Inoltre, invitava il Ministero degli Affari Esteri e le ambasciate e i consolati cinesi a &#8220;migliorare le strategie di ricerca e risposta in paesi importanti come la Corea del Sud e le Filippine&#8221; per ostacolare la crescita della CDO all&#8217;estero.</p>



<p>Nel 2024, diversi&nbsp;<a href="https://en.godfootsteps.org/persecution/annual-report-2024.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">documenti interni del PCC</a>&nbsp;hanno dimostrato che le autorità locali hanno emesso &#8220;Moduli per la raccolta di dati sulle indagini all&#8217;estero&#8221; destinati ai membri del CAG. Le agenzie di pubblica sicurezza hanno ricevuto istruzioni di potenziare le ricognizioni all&#8217;estero, &#8220;condurre indagini in regioni e paesi stranieri cruciali&#8221; e sfruttare le tecnologie dei big data per individuare modelli di comunicazione tra i membri all&#8217;interno e all&#8217;esterno della Cina.</p>



<p>Secondo il rapporto &#8220;Out of Sight, Not Out of Reach&#8221; dell&#8217;organizzazione internazionale&nbsp;per&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/human-rights/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i diritti umani&nbsp;</a><a href="https://freedomhouse.org/sites/default/files/2021-02/Complete_FH_TransnationalRepressionReport2021_rev020221.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freedom House</a>&nbsp;, la Cina è attualmente il più diffuso e avanzato aggressore della repressione transnazionale. La sua campagna si distingue per la sua ampia portata, la presenza globale e la varietà di tattiche impiegate.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/Chinese-police.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="La polizia cinese sequestra materiale informativo della CAG." class="wp-image-51108"/><figcaption><em>La polizia cinese sequestra materiale informativo della CAG.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Tentacolo 1: Coercizione tramite familiari in Cina per costringere i membri del CAG a tornare</strong></p>



<p>Caso 1: Yan Simeng (Italia)</p>



<p>Yan Simeng (pseudonimo) è fuggita in Italia nel settembre 2023 in cerca di asilo. Tra marzo e luglio 2024,&nbsp;la polizia&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC ha contattato ripetutamente suo fratello, mostrandogli filmati di sorveglianza di Yan che cambiava treno più volte prima di lasciare la Cina, per fare pressione su di lui affinché la convincesse a tornare. A luglio, agenti del&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/public-security-department/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento di Pubblica Sicurezza</a>&nbsp;provinciale hanno chiamato più volte il fratello di Yan, sostenendo che fosse impegnata in attività religiose all&#8217;estero. Gli hanno chiesto di trasmetterle un messaggio in cui le intimava di tornare in Cina entro una settimana e di rinunciare alla sua fede. L&#8217;hanno minacciata che, se si fosse rifiutata, la sua registrazione di famiglia (hukou) sarebbe stata revocata, implicando che sarebbe stata arrestata al rientro e avrebbe dovuto affrontare una potenziale lunga pena detentiva. L&#8217;hanno anche avvertita che avrebbe potuto essere &#8220;imprigionata a vita&#8221; e che ai suoi figli sarebbe stato impedito di sostenere gli esami di ammissione all&#8217;università, di arruolarsi nell&#8217;esercito o di sostenere gli esami per il servizio civile. Inoltre, hanno minacciato di annullare i benefici pensionistici dei suoi genitori.</p>



<p>La foto di Yan Simeng è stata successivamente pubblicata sul sito web cinese &#8220;Alleanza contro Dio Onnipotente&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/CAG-refugees.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Rifugiati del CAG in Italia. Da Facebook." class="wp-image-51109"/><figcaption><em>Rifugiati del CAG in Italia. Da Facebook.</em></figcaption></figure>



<p>Caso 2: Sun Jinlang (Francia)</p>



<p>Nel 2015, Sun Jinlang fuggì in Francia. Nei due anni successivi, contattò due volte la sorella in Cina tramite QQ, una piattaforma social cinese. Preoccupati del monitoraggio delle chat online&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">da parte del PCC</a>&nbsp;, le loro discussioni continuarono a riguardare argomenti tipicamente familiari. Ciononostante, Sun divenne presto un bersaglio delle autorità di pubblica sicurezza cinesi.</p>



<p>Nel 2017, funzionari del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ministry-of-state-security/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ministero della Sicurezza dello Stato</a>&nbsp;contattarono ripetutamente la sorella di Sun, insistendo sul fatto che &#8220;i cittadini cinesi possono credere solo nel Partito Comunista&#8221;. Sostenevano che Sun Jinlang predicasse all&#8217;estero, dichiarando di essere pienamente a conoscenza delle sue attività. Diffondevano voci intimidatorie, affermando che molti erano stati deportati in Cina o addirittura picchiati a morte da stranieri. Le autorità le chiesero anche di collaborare recandosi in Francia per riportare indietro Sun, offrendosi di coprire metà dei costi. Quando rifiutò, minacciarono di imporre restrizioni per impedire a Sun di rientrare in Cina.</p>



<p>Dopo essersi reso conto che le forze di sicurezza dello Stato lo avevano identificato, Sun interruppe ogni contatto con la sorella.</p>



<p>Caso 3: Tong Zhou (Corea del Sud)</p>



<p>Nel 2018, Tong Zhou (pseudonimo) ha fatto arrestare la madre nello&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xinjiang/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Xinjiang</a>&nbsp;a causa delle sue convinzioni religiose. Durante la detenzione, è stata sottoposta a torture che le hanno causato un&#8217;insufficienza renale acuta. L&#8217;ospedale ha emesso un avviso di condizioni critiche ed è stata trasferita in terapia intensiva, dove è stata sottoposta a 102 ore di dialisi continua. Il suo peso è sceso da sessanta a quaranta chilogrammi in poco più di due mesi.</p>



<p>Mentre era ricoverata in ospedale, la polizia ha utilizzato le prove delle attività religiose di Tong Zhou in Corea del Sud, incluso il suo curriculum, per intimidire la madre. L&#8217;hanno avvertita che, una volta scaduto il passaporto di Tong, sarebbe stata rimpatriata forzatamente dalla Corea del Sud.</p>



<p>Altri casi</p>



<p>Esistono molti casi simili. Ad esempio, membri della CDO come Li Chao (pseudonimo) in Italia, Gao Ziming (pseudonimo) in Corea del Sud e Zhang Xing (pseudonimo) in Canada hanno tutti visto le loro famiglie in Cina affrontare ripetute visite della polizia, interrogatori, minacce e intimidazioni. Preoccupati che le loro famiglie potessero essere implicate, molti membri della CDO emigrati all&#8217;estero hanno interrotto ogni contatto con i propri cari. Rimangono vigili, preoccupati che agenti o informatori&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;possano entrare in possesso delle loro informazioni personali.</p>
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		<title>Sostegno alla Global Sumud Flotilla</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 12:49:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene la Global Sumud Flotilla. Portare aiuti alla popolazione palestinese! Questa è una delle priorità a livello mondiale. La Global Sumud Flottilla è una missione che ha come obiettivo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="447" height="203" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18167" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 447w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF-300x136.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 447px) 100vw, 447px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/Video-ApDU.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene la Global Sumud Flotilla.</p>



<p>Portare aiuti alla popolazione palestinese! Questa è una delle priorità a livello mondiale.</p>



<p>La Global Sumud Flottilla è una missione che ha come obiettivo proprio quello di rompere il blocco imposto dal governo israeliano all&#8217;accesso via mare per la Striscia di Gaza, in modo da poter raggiungere il territorio e portare aiuti umanitari di ogni tipo. Si tratta di una spedizione internazionale e di un&#8217;iniziativa indipendente che vede protagonisti attivisti e professionisti di 44 Paesi; oltre a porre fine all&#8217;assedio, la GSF ha come intento quello di portare un messaggio di Pace e di nonviolenza attiva. </p>



<p>Partita da Barcellona lo scorso 31 agosto, ha visto coinvolti anche i portuali di Genova (che hanno fatto sentire la voce negli ultimi giorni con ulteriori iniziative meritevoli di attenzione) e quelli siciliani per quanto riguarda l&#8217;Italia. Il 4 settembre seguirà un&#8217;altra partenza da Tunisi e da latri porti europei. Con la speranza che l&#8217;esempio e la sensibilizzazione illumini le decisioni dal basso e dall&#8217;alto, per un mondo più giusto e un futuro sicuro. </p>



<p>Ringraziamo Anna Mognaschi, dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani, per il video. </p>



<p></p>
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		<title>Genocidio a Gaza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 07:44:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da anbamed.it) Intensi bombardamenti su tutta la striscia. Sono 41 le persone uccise dall’alba di stamattina (fino all’ora in cui scriviamo, le 08:15). Il ministro della guerra israeliano ha chiarito che il piano di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><br></strong>(da anbamed.it)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/geno.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="770" height="513" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/geno.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18148" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/geno.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/geno-300x200.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/geno-768x512.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></figure>



<p>Intensi bombardamenti su tutta la striscia. Sono 41 le persone uccise dall’alba di stamattina (fino all’ora in cui scriviamo, le 08:15). Il ministro della guerra israeliano ha chiarito che il piano di occupazione di Gaza va avanti, con o senza un accordo per lo scambio di prigionieri.&nbsp;<em>“Accerchieremo Gaza città con le nostre truppe e sposteremo la popolazione verso sud. Hamas deve arrendersi e lasciare la Striscia. La pace si farà alle nostre condizioni”.</em></p>



<p>La riunione del consiglio di guerra è stata rinviata a martedì. Il governo Netanyahu non è interessato alla trattativa per lo scambio di prigionieri e usa il negoziato come una tattica per andare avanti nel genocidio con la minor pressione internazionale. La stampa israeliana scrive che una delegazione israeliana andrà alle trattative indirette, ma non a Doha o Il Cairo, senza specificare il luogo.</p>



<p>Nella giornata di ieri sono arrivati agli ospedali 61 civili uccisi e 308 feriti.</p>



<p>Inoltre sono 8 i casi di morte per fame registrati ieri. Il numero totale dall’inizio di luglio è di 281 uccisi a causa della carestia, tra di loro 114 bambini al di sotto di 5 anni.</p>



<p>I civili affamati uccisi dalle pallottole d bombe di Israele, nei punti di distribuzione-trappola della GHF, sono stati dal 27 maggio 2.076 uccisi e 15.308 feriti.</p>



<p><strong><em>I</em></strong><strong><em>l nostro commento quotidiano fisso:</em></strong><strong>&nbsp;Ci sono ancora coloro che obiettano che non si</strong>&nbsp;<strong>tratti di genocidio, basandosi su congetture</strong></p>



<p><strong>storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni, dicono:&nbsp;<em>“Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.</em></strong></p>



<p><strong>Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.</strong></p>



<p><strong>Onu dichiara la carestia a Gaza</strong></p>



<p>Il criminale di guerra ricercato nega il rapporto dell’Onu sulla carestia a Gaza e sparla di propaganda e inganno. Il potere dell’impunità garantito dalle potenze ex coloniali, Ue e Usa, permette a Israele di spadroneggiare senza freni. Molte dichiarazioni di preoccupazione e stigmatizzazione, ma nessun atto concreto per fermare la mano dello stato assassino.</p>



<p><strong>Cisgiordania</strong></p>



<p>Si intensifica l’aggressione espansionista del colonialismo israeliano in Cisgiordania. A nord di Ramallah, la zona rurale di Al-Mugheer è presa di mira con una criminale operazione di deportazione. Per costringere la gente ad abbandonare il territorio ed emigrare, lo stato criminale di Israele (non solo i coloni ebrei israeliani estremisti) distrugge l’economia: durante l’ultima aggressione militare dell’esercito durata più di tre giorni, centinaia di donum sono stati arati con i bulldozer, sradicando migliaia di alberi di olivo secolari, piantati prima dell’occupazione della Palestina nel 1948 e la conseguente nascita di Israele. Il furto di terra è la cifra fondante dello Stato di Israele e la politica della deportazione non si era fermata alla prima Nakba. &nbsp;</p>



<p><strong>Giornalisti nel mirino</strong></p>



<p>L’esercito israeliano ha preso di mira la casa del giornalista palestinese Khaled Al-Madhoun. Il video-reporter della Tv pubblica palestinese stava seguendo la situazione nel nord della Striscia,&nbsp;quando la sua postazione tv è stata presa di mira da un missile lanciato da un drone. Il sindacato dei giornalisti palestinesi da Ramallah condanna il tentativo israeliano di uccidere la verità, per coprire i propri crimini contro i civili inermi. È il 240esimo giornalista ucciso a Gaza.</p>



<p><strong>Jude Shalabi/l’intervista al padre</strong></p>



<p>Buon compleanno, Jude!</p>



<p>Jude sta meglio. È uscito dall’ospedale, non ha bisogno di essere operato, ma non può andare all’asilo. Si sta preparando a festeggiare il compleanno oggi 24 agosto. Abbiamo pubblicato un’intervista in video realizzata da Anbamed con suo padre, sull’aggressione dei coloni al posto di blocco dell’esercito di occupazione israeliano lungo la strada Nablus-Tulkarem e il lancio di pietre che ha distrutto l’auto, rotto il vetro e causato la frattura del cranio al bambino.&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/08/23/buon-compleanno-jude-shalabi-intervista-del-papa-bassam-dopo-laggressione-dei-coloni-video/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Clicca x guardare&nbsp;il vid</a>eo</p>



<p><strong>Solidarietà di artisti con Gaza</strong></p>



<p>A Pesaro, durante il Rossini Opera Festival alcuni operatori e artisti hanno voluto esprimere la loro solidarietà al popolo palestinese. Una bandiera gigantesca palestinese è stata esposta dal palco.</p>



<p>Il sindaco, Andrea Biancani, ha apprezzato il gesto e lo ha difeso dagli attacchi dei complici del genocidio:&nbsp;<em>“Il mondo della Cultura da mesi cerca di far aprire gli occhi sulla strage in corso. Lo abbiamo fatto più volte anche come Amministrazione Comunale. Ogni azione nonviolenta per ribadire la contrarietà allo sterminio in corso nella Striscia di Gaza è da sostenere e apprezzare, non condannare”.</em></p>



<p><strong>BDS</strong></p>



<p>Prosegue la campagna di boicottaggio dei prodotti della società farmaceutica israeliana Teva. Le ragioni del clamore che ha fatto il video della dottoressa e dell’infermiera, che spiegavano il valore del boicottaggio, sono sviscerate nel comunicato di BDS-Italia e Sanitari per Gaza:&nbsp;<em>“Si potrebbe discutere della postura etica di un Paese che si scandalizza per un video di sensibilizzazione e di denuncia più che per i video e le immagini che arrivano da Gaza, e che richiamano alla memoria un passato che nulla ha insegnato.<br>Si potrebbe discutere anche della postura etica di media che parlano nientemeno che di video-choc, e di politici che si appellano nientemeno che al decoro del camice, chiedendoci se codesto decoro si perda nel denunciare la uccisione sistematica di medici e paramedici, assieme alla distruzione mirata di ogni ospedale e presidio medico, fino alla negazione di medicinali e apparecchiature, financo delle incubatrici per bambini oppure se sia macchiato dal silenzio assordante dietro cui i vari Ordini si nascondo da ventidue mesi”.</em>&nbsp;Per leggere tutto:&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/08/24/teva-no-grazie-le-ragioni-del-boicottaggio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>clicca</strong></a><strong></strong></p>



<p><strong>Solidarietà in Italia con la Palestina</strong></p>



<p>Presidio davanti alla sede RAI a Venezia, oggi alle 19:00. Il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Venezia invita a scendere in piazza Domenica 24 agosto alle 19:00 a Campo San Geremia (Sede RAI di Venezia)&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/08/23/venezia-agiamo-ora-prima-che-sia-troppo-tardi/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca</a>!</p>



<p>Da Catania e Siracusa il 4 settembre salperanno le barche e le navi per portare aiuti umanitari a Gaza. Sono programmate una grande manifestazione per il 3 pomeriggio e un raduno per il 4 per salutare gli equipaggi.</p>



<p>I sanitari prendono una chiara posizione contro il genocidio.<br><em>“Il nostro obiettivo, come Sanitari per Gaza, è far prendere posizione a tutte le Istituzioni contro il genocidio in corso e boicottarne ogni forma di complicità. Perché fermi il genocidio, Israele dovrà percepire l’isolamento e la pressione politica ed economica da parte della comunità internazionale”.</em></p>



<p>Ogni giorno in piazza del Duomo di Milano, dal 16 giugno, si tiene un flash-mob silenzioso con lettura di poesie contro il genocidio compiuto da Israele a Gaza. Leggi:&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/08/07/milano-ogni-giorno-dalle-1830-alle-1930-una-poesia-per-gaza-in-piazza-duomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca</a></p>



<p>Di tutte le mobilitazioni e iniziative per la Palestina, la stampa scorta mediatica del genocidio non ha dato informazioni.</p>



<p>Rivendichiamo 62 mila kefieh in Senato, una per ogni civile palestinese ucciso dall’esercito israeliano a Gaza.</p>



<p><strong>Sciop</strong><strong>ero della fame a staffetta c</strong><strong>ontro il g</strong><strong>enocidio</strong></p>



<p>Sono passati 100 giorni&nbsp;dall’inizio del&nbsp;Digiuno x Gaza, l’iniziativa&nbsp;lanciata a maggio da Anbamed.&nbsp;Oggi, domenica&nbsp;24&nbsp;agosto,&nbsp;prosegue incessantemente per la 100a giornata l’azione nonviolenta di sciopero della fame 24h a staffetta.</p>



<p>Per leggere l’elenco aggiornato dei nomi dei digiunatori di oggi:&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/08/23/adesioni-allo-sciopero-della-fame-24-ore-a-staffetta-x-gaza-domenica-24-agosto-2025/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca!</a></p>



<p>La solidarietà non dorme. Si mobilita anche in tempo di vacanze.&nbsp;&nbsp;Continueremo la campagna di sciopero della fame 24H a staffetta fino alla fine definitiva della guerra contro la popolazione di Gaza.<strong></strong></p>



<p>L’azione continuerà nei prossimi giorni con la part<a>e</a>cipazione di altri gruppi. Gli iscritti sono tantissimi e, secondo le disponibilità espresse, costruiremo il calendario con l’elenco dei partecipanti di tantissime città italiane, europee&nbsp;e arabe.<strong></strong></p>



<p>È un digiuno del cibo e non della sete. Si può liberamente bere.</p>



<p>Vi chiediamo di scattare una vostra foto con un cartello “IO DIGIUNO X GAZA”. Una lunghissima galleria di immagini che trasformeremo in un mosaico di solidarietà. Mandateci le foto a&nbsp;<a href="mailto:anbamedaps@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anbamedaps@gmail.com</a>&nbsp;e pubblicatele sui vostri account social.</p>



<p>Se volete partecipare nei prossimi giorni, scrivete un messaggio di posta elettronica con&nbsp;nome, cognome, città di residenza, professione (facoltativa), data prescelta (anche più di una, volendo) e un pensiero&nbsp;che pubblicheremo con l’elenco generale di tutti gli ader<a>e</a>nti. Le adesioni vanno inviate esclusivamente a:&nbsp;<a href="mailto:anbamedaps@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mailto:anbamedaps@gmail.com</a></p>



<p>Manderemo un email di avviso, il giorno prima, a tutti i digiunatori del turno.</p>



<p>In molte realtà sono stati organizzati dei presidi nelle piazze e di fronte ai palazzi del potere oppure creato momenti di condivisione collettiva del digiuno. Sono iniziative pregevoli che raccomandiamo, chiedendo agli organizzatori di comunicarci in anticipo gli eventi programmati e mandarci eventualmente foto da pubblicare.</p>



<p><strong>App</strong><strong>ello p</strong><strong>er il dott.</strong><strong>&nbsp;Hussam Abu Safiya</strong></p>



<p>Anche del dott. Dott. Marwan el-Homs, direttore degli ospedali da campo, rapito dal suo ospedale 12 giorni fa non ci sono tracce evidenti. Un’unità speciale dell’esercito di occupazione ha fatto irruzione armi alla mano nella struttura sanitaria e ha prelevato il dott. El-Homs ed altri 3 infermieri.<strong></strong></p>



<p>Al-jazeera ha realizzato un documentario sul caso del dott. Abu Safiya, ostaggio palestinese in mano dell’esercito israeliano dal 27 dicembre 2024.</p>



<p>“Me lo hanno portato davanti strisciando, accompagnato da quattro carcerieri. Gli era proibito alzare la testa o la schiena, bendato e ammanettato. Le manette rimasero sulle sue mani per tutta la durata della visita, che non ha superato i trenta minuti. La visita si è svolta dietro una parete di vetro, utilizzando un ricevitore telefonico tenuto dal prigioniero in una delle mani ammanettate”. Lo ha detto in una dichiarazione stampa l’avvocata Ghaid Qassem, legale del dott. Hussam Abu Safiya. Notizia che non leggerete sulla stampa scorta mediatica del genocidio. Chiunque pronuncerà il mantra “Israele paese democratico”, riceverà uno schiaffo sonoro.</p>



<p>Pubblicato sul nostro sito il testo in italiano dell’appello per la liberazione del dott. Hussam Abu Safiya.&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/05/21/appello-per-il-rilascio-del-dr-hossam-abu-safieh/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>clicca</strong></a><strong>.&nbsp;</strong>Eventuale firma dell’appello va segnata sul sito indicato più sotto.<strong></strong></p>



<p>Firmate l’app<a>e</a>llo per chiedere la liberazione del direttore dell’ospedale Kamal Adwan,pr<a>e</a>so in ostaggio dall’esercito israeliano il 27 dicembre 2024, poi dopo 10 giorni annunciata la sua detenzione. Contro di lui non ci sono accuse. Il coraggioso m<a>e</a>dico è reo di non aver abbandonato il posto di lavoro, malgrado l’assassinio di suo figlio primogenito, Ibrahim, e le gravi ferite da lui stesso subite.&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2024/12/31/appello-urgente-per-il-dott-hussam-abu-safia-direttore-dellospedale-kamal-adwan/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>clicca</strong></a><strong>&nbsp; p</strong><strong>er aderire.</strong></p>



<p><strong>Solidarietà/Al-Najdah</strong></p>



<p>Abbiamo trasferito il 20 agosto 2025, tramite bonifico bancario internazionale, la seconda tranche delle somme raccolte fino al 31 luglio 2025 a favore delle adozioni a distanza di bambini e bambine di Gaza e per la fornitura di pasti caldi. La somma trasferita è di 14.675 euro. Grazie a tutti i donatori.</p>



<p>Sono arrivate altre 2 adozioni a distanza, portando il numero totale a 48. Abbiamo comunicato i dati all’associazione Al-Najdah (Soccorso Sociale), per mandarci la documentazione.</p>



<p>Grazie ai contributi arrivati da tutto il mondo e anche dagli affidatari italiani (siamo già a 48 realtà di singoli, famiglie, associazioni e gruppi di amici), al-Najdah ha potuto nei giorni scorsi tornare a fornire pasti caldi a tutti e non solo agli orfani custoditi. È una goccia nel mare dei bisogni, ma è un’azione necessaria per alleviare le sofferenze del popolo di Gaza che sta subendo una minaccia di tipo nazista: il genocidio e la deportazione.<strong></strong></p>



<p>Alla manifestazione di sabato a Milano contro il genocidio israeliano a Gaza, alcuni affidatari hanno portato cartelli con i nomi dei bambini adottati a distanza.</p>



<p>L’offensiva di terra israeliana su Deir Balah sta costringendo le militanti di al-Najdah a sfollare verso sud per salvare gli orfani e le madri.&nbsp;Il centro delle attività di al-Najdah a Deir Balah è stato colpito tre&nbsp;giorni fa a mezzanotte da una bomba d’artiglieria. Nessuna vittima, né uccisi né feriti, semplicemente perché non c’erano attività a quell’ora. Il centro era vuoto.&nbsp;&nbsp;<em>“Come ogni volta si ricomincia daccapo. Non ce ne andremo. Siamo già al lavoro per rimetterlo in funzione”,&nbsp;</em>ci ha scritto un’attivista dell’organizzazione delle donne di sinistra di Gaza.</p>



<p>Abbiamo ricevuto da molti affidatari dei messaggi e disegni dedicati ai bambini e bambine in adozione a distanza tramite Anbamed. Abbiamo tradotto e spedito il tutto all’associazione Al-Najdah. Sono state lette le lettere e distribuite le immagini durante gli incontri collettivi educativi e per l’istruzione, che si tengono nelle tende delle insegnanti o in spazi dell’associazione, sempre in tende di dimensioni più grandi per accogliere i bambini ed i giovanissimi per non far perdere loro un altro anno scolastico. Sono incontri importanti anche dal punto di vista psicologico.<strong></strong></p>



<p>Molti lettori ci scrivono per sapere maggiori info sulla campagna “<strong><em>Ore Felici per i Bambini di Gaza”.</em></strong>&nbsp;È arrivata due giorni fa&nbsp;una nuova&nbsp;adozione a distanza.&nbsp;Continuano ad arrivare contributi una tantum per i pasti caldi.&nbsp;La gara di solidarietà con la popolazione ed i bambini di Gaza non perde vigore. Le adozioni sono arrivate al numero di 48, nell’arco di soli 5 mesi.</p>



<p>Per chiedere info o aderire, scrivete a:&nbsp;<a href="mailto:anbamedaps@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anbamedaps@gmail.com</a></p>
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		<title>AMSI: su un totale di 47.600 medici stranieri, in Italia ci sono circa 24 mila medici specialisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 08:05:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>AMSI: SU UN TOTALE DI 47.600 MEDICI&#160;STRANIERI, IN ITALIA CI SONO CIRCA 24 MILA MEDICI SPECIALISTI (DI CUI 10 MILA CON SPECIALIZZAZIONE ITALIANA E 14 MILA SPECIALISTI GIA’ ALL&#8217;ESTERO). OLTRE IL 75% NON LAVORA&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><strong>AMSI: SU UN TOTALE DI 47.600 MEDICI&nbsp;STRANIERI, IN ITALIA CI SONO CIRCA 24 MILA MEDICI SPECIALISTI (DI CUI 10 MILA CON SPECIALIZZAZIONE ITALIANA E 14 MILA SPECIALISTI GIA’ ALL&#8217;ESTERO). OLTRE IL 75% NON LAVORA NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>Aodi: “Italia della sanità in emergenza: da una parte l’irrisolta carenza di specialisti italiani (ecco i nostri dati aggiornati sulla carenza), dall’altra gli specialisti stranieri sono palesemente ostacolati nella loro carriera da numerose criticità. L’Europa ci supera in lungo e in largo come opportunità di carriera e retribuzioni. Servono riforme concrete”</strong></p>



<p>ROMA 6 AGO 2025 &#8211; L’Italia vive una doppia emergenza: da un lato la carenza di medici specialisti italiani, dall’altro la difficoltà di integrare appieno i medici specialisti di origine straniera già presenti e formati. Secondo le stime&nbsp;di AMSI,&nbsp;ASSOCIAZIONE MEDICI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA, su circa&nbsp;47.600 medici stranieri in attività, circa&nbsp;24 mila&nbsp;sono specialisti di cui 10 mila specialisti in Italia e 14 mila specialisti già all&#8217;estero. Un numero di certo insufficiente a colmare il vuoto lasciato dai colleghi italiani, nonostante la loro professionalità e la loro presenza in reparti strategici. Perché sono così pochi? C’è una ragione di fondo? Partiamo dall’inizio.&nbsp;</p>



<p><strong>Specialisti italiani insufficienti, reparti sotto pressione</strong></p>



<p>Più del 50% dei medici italiani ha più di 55 anni, e molte specialità soffrono di un ricambio generazionale inadeguato. In discipline come&nbsp;medicina d’urgenza, anestesia, pediatria e radiologia, la carenza media supera il&nbsp;20-25% del fabbisogno reale. Nei pronto soccorso, in alcune regioni, la voragine di specialisti italiani arriva a sfiorare il&nbsp;40%, con turni spesso sostenuti da personale a contratto o in libera professione.</p>



<p><strong>Specialisti stranieri in Italia: pochi e ostacolati</strong></p>



<p>I medici specialisti stranieri operano soprattutto in reparti chiave:&nbsp;chirurgia generale, ortopedia, fisiatria, ginecologia ,medicina generale anestesia e rianimazione, radiologia, pediatria ed emergenza-urgenza. Le nazionalità più rappresentate sono da noi sono i paesi arabi africani, i paesi dell&#8217;est e del sud America e in particolare principalmente: palestinesi, giordani, libanesi, siriani, argentini, cubani, africani del Camerun e del Congo. Quelli specialisti in Italia invece provengono da Romania, Albania, Egitto, Tunisia, Moldavia e dal Sud America (quelli già specialisti nei loro paesi di origine).</p>



<p>Nonostante la loro competenza, oltre il&nbsp;75% dei medici specialisti stranieri lavora in libera professione, a causa di&nbsp;barriere burocratiche&nbsp;come l’obbligo di cittadinanza nei concorsi e procedure lente di riconoscimento dei titoli. Questo frena la loro piena integrazione nel sistema sanitario pubblico, privando ospedali e servizi territoriali di risorse preziose.</p>



<p><strong>Europa decisamente più avanti: integrazione rapida, meno burocrazia, stipendi che superano il doppio i nostri</strong></p>



<p>In Europa la situazione è diversa: la media di medici specialisti stranieri sul totale è superiore al&nbsp;15%, con picchi del 25-30% in&nbsp;Germania e Regno Unito. Qui i professionisti vengono inseriti più rapidamente grazie a procedure snelle e contratti stabili, colmando i vuoti in specialità carenti. La Francia, con circa il 12% di medici stranieri, utilizza questi professionisti soprattutto in aree rurali e reparti con alta domanda.</p>



<p><strong>Il caso Veneto e l’impegno della Regione per l’inserimento dei professionisti stranieri&nbsp;</strong></p>



<p>Il Veneto è la prima Regione italiana ad avvalersi della possibilità, prevista fino al 2027 dal decreto Cura Italia, di impiegare medici stranieri con specializzazione conseguita all’estero ma non ancora riconosciuta in Italia. La misura, motivata dall’emergenza di copertura dei turni nei pronto soccorso e nei reparti più in sofferenza, ha suscitato forti critiche da parte di ordini professionali e sindacati, che la definiscono una soluzione “creativa” e priva di adeguate garanzie per law sicurezza dei pazienti.</p>



<p>In questo contesto, ecco l’intervento del&nbsp;<strong>Prof. Foad Aodi, presidente AMSI, presidente Umem (Unione Medica Euromediterranea), presidente Movimento Uniti per Unire, nonché medico, giornalista internazionale ed esperto in salute globale, Direttore dell’AISC, Agenzia Mondiale Britannica Informazione Senza Confini, membro del Registro Esperti FNOMCEO e 4 volte consigliere dell&#8217;OMCeO di Roma e docente dell’Università di Tor Vergata.).&nbsp;</strong></p>



<p>Aodi sottolinea la necessità di un approccio equilibrato: riconoscere il valore dei professionisti già presenti in Italia, ma al tempo stesso adottare procedure rigorose di verifica delle competenze e dei titoli, per trasformare un provvedimento emergenziale in una strategia strutturale di integrazione.</p>



<p><strong>Aodi: «Il Veneto apre una strada, ma servono garanzie e rispetto per chi è già in Italia»</strong></p>



<p>«Da un lato – afferma Foad Aodi, presidente di AMSI, l’Associazione dei medici di origine straniera in Italia – la decisione del Veneto apre per la prima volta un percorso di inserimento per professionisti stranieri già presenti sul territorio, anche senza riconoscimento formale dei titoli. Un segnale importante che, se gestito correttamente, può rappresentare una svolta. Ma attenzione: servono criteri rigorosi e rispetto per le competenze reali».</p>



<p>Aodi evidenzia che non tutti i percorsi di specializzazione esteri sono sovrapponibili a quelli italiani: «La pediatria in Ucraina dura due anni, la chirurgia plastica in Brasile tre. Le differenze nei percorsi formativi sono sostanziali e vanno verificate caso per caso. La legge è generale, ma ogni singola storia professionale merita un’analisi approfondita».</p>



<p>In Italia sono già presenti migliaia di medici stranieri specializzati all’estero ma non ancora riconosciuti: «Si tratta di professionisti formati nella seconda, terza e quarta fase migratoria – prosegue Aodi – Paesi dell’Est, Nord Africa, Medio Oriente. Molti di loro lavorano da anni nei reparti più critici, ma sono fermi a causa della burocrazia».</p>



<p><strong>La proposta: valorizzare chi ha esperienza concreta</strong></p>



<p>Aodi rilancia una proposta concreta: «Tra i nostri iscritti ci sono centinaia di medici italiani e di origine straniera che hanno maturato&nbsp;oltre cinque anni di esperienza nella stessa branca specialistica, pur senza una specializzazione universitaria. È una risorsa che può essere valorizzata se documentata e verificata dai direttori sanitari e generali delle strutture dove hanno lavorato. In molti paesi – dall’America Latina all’Asia – l’esperienza clinica vale quanto un titolo».</p>



<p>Secondo Aodi, per affrontare la grave carenza di specialisti, soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti ad alta intensità, occorre guardare alle competenze realmente acquisite: «L’esperienza conta, e va affiancata a percorsi seri di verifica dei titoli e della lingua. Bisogna distinguere tra improvvisazione e reale integrazione professionale. La cura del paziente deve restare al centro».</p>



<p><strong>I rapporti con gli ordini: «Servono dialogo e coraggio»</strong></p>



<p>Aodi critica la reazione negativa di sindacati e ordini: «Ogni volta che si propone un’apertura ai medici stranieri, si alzano barricate. Invece non abbiamo mai sentito una proposta costruttiva. Solo la Federazione nazionale degli infermieri e quella dei podologi hanno avviato un dialogo aperto con noi per valorizzare le competenze e affrontare insieme le criticità: lingua, iscrizione, formazione continua».&nbsp;</p>



<p>Infine, un richiamo al passato: «Fino a pochi anni fa – ricorda Aodi – AMSI dialogava direttamente con gli ordini professionali, con un clima di apertura e rispetto. Oggi sembra che ogni proposta venga respinta in blocco. Ma&nbsp;il problema non è solo la scarsità di specialisti: è la mancanza di volontà politica di risolverlo in modo strutturale.Non si tratta di scegliere tra italiani e stranieri, ma di costruire una sanità che integri chi è già qui, con competenza e trasparenza».&nbsp;</p>



<p><strong>Regioni con maggiore carenza di specialisti</strong></p>



<p>Al sud e in molte regioni del Centro‑Nord il sistema sanitario è sull’orlo del collasso per la mancanza di medici specialisti. In Calabria circa il&nbsp;28% dei medici attivi raggiungerà l’età pensionabile nei prossimi anni, senza ricambio adeguato. La Liguria è tra le regioni più vulnerabili, con una delle percentuali più alte di medici over 55 e una formazione specialistica che non riesce a compensare l’esodo generazionale. Anche il Veneto e la Lombardia vedono vuoti rilevanti: fino al&nbsp;25–30% dei posti vacanti&nbsp;in discipline come emergenza-urgenza e anestesia. In diverse regioni del Sud (escluse solo Puglia e Sicilia) le falle arrivano a superare la media nazionale, rendendo urgente una programmazione mirata.</p>



<p><strong>Regioni con maggiore presenza di specialisti stranieri</strong></p>



<p>Le regioni con la maggiore presenza di specialisti stranieri coincidono in gran parte con quelle a più alta concentrazione di popolazione straniera residente. La Lombardia si distingue nettamente, ospitando la quota più elevata del totale nazionale:&nbsp;oltre il 12% degli specialisti&nbsp;stranieri in Italia lavora nelle strutture lombarde. Seguono Emilia‑Romagna, Veneto e Lazio, dove la presenza straniera è superiore al&nbsp;10‑13%&nbsp;e diventa cruciale nei reparti più colpiti dalla carenza italiana. In particolare, nelle grandi città come Milano e Roma gli specialisti stranieri rappresentano una componente essenziale nella copertura delle branche critiche.</p>



<p><strong>Aodi: “Semplificare, aprire i concorsi e trattenere chi già lavora qui e facilitare ingresso di nuove leve. No a discriminazioni e pregiudizi”</strong></p>



<p>«Non possiamo più permetterci un sistema che da un lato soffre la carenza di specialisti italiani e dall’altro tiene in panchina quelli stranieri che già lavorano nei nostri ospedali – dichiara il presidente AMSI – che potrebbero rappresentare, con le loro competenze, una soluzione importare per i nostri deficit. Serve&nbsp;eliminare l’obbligo di cittadinanza nei concorsi, velocizzare il&nbsp;riconoscimento dei titoli, e dare&nbsp;accesso prioritario ai concorsi a chi opera in Italia da almeno 5 anni. Così potremo trattenere chi già lavora con noi e attrarre nuove competenze. Altrimenti, con le offerte che arrivano da Germania, Regno Unito, Belgio, Olanda e Paesi del Golfo, rischiamo di perdere anche chi è già qui».</p>



<p><strong>Proposte AMSI</strong></p>



<p><strong>• Abolire l’obbligo di cittadinanza nei concorsi pubblici</strong></p>



<p><strong>• Riconoscimento rapido dei titoli esteri</strong></p>



<p><strong>• Accesso prioritario ai concorsi per chi lavora in Italia da almeno 5 anni</strong></p>



<p><strong>• Contratti pubblici stabili e incentivi economici per trattenere i professionisti stranieri</strong></p>



<p><strong>• Coordinamento nazionale per un censimento dei fabbisogno dei specialisti e professionisti della sanità in Italia e quali specialisti e sanitari in particolare.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Per completare le informazioni, abbiamo indicato il numero degli specialisti con titolo conseguito in Italia e quello con titolo ottenuto all’estero: rispettivamente 10 mila e 14 mila professionisti.</strong></p>



<p><strong>Per quanto riguarda le fasi migratorie, la maggioranza degli specialisti in Italia proviene dalla prima fase, caratterizzata dall’arrivo di studenti stranieri. Le altre quote si distribuiscono tra:</strong></p>



<p><strong>• la seconda fase, dopo la caduta del Muro di Berlino, con l’arrivo di professionisti dai Paesi dell’Est;</strong></p>



<p><strong>• la terza fase, legata alla Primavera Araba;</strong></p>



<p><strong>• la quarta fase, avviata durante la pandemia.</strong></p>



<p>In merito alla collaborazione istituzionale, ricordiamo il periodo delle presidenze Melidandri e Del Barone all’interno della FNOMCeO e ordini dei medici, con cui, per la prima volta in Italia, abbiamo avviato un dialogo strutturato per i medici e i professionisti della sanità di origine straniera. In quell’occasione è stata istituita una collaborazione proficua, che auspichiamo possa essere ripresa anche dagli attuali esponenti, anziché chiudere la porta all’AMSI e al suo consiglio direttivo. Non siamo solo numeri o usa e getta.&nbsp;</p>



<p><strong>Riepilogo dei dati (AMSI 31 LUGLIO 2025)</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI STRANIERI IN ITALIA: 24MILA SU UN TOTALE DI 47.600</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI IN EUROPA: SUPERA IN MEDIA DEL 15% I NUMERI ITALIANI CON PICCHI DEL 25-30%</strong></p>



<p><strong>RETRIBUZIONI: IN GERMANIA, OLANDA, BELGIO, REGNO UNITO, PER I MEDICI SPECIALISTI STRANIERI SUPERANO DEL DOPPIO I NOSTRI. IN SVIZZERA, NORD EUROPA, PAESI DEL GOLFO ANCHE IL TRIPLO E IL QUADRUPLO.</strong></p>



<p><strong>FUGHE: ENTRO IL 2027 RISCHIAMO DI PERDERE IL 30% DI QUESTI PROFESSIONISTI STRANIERI ATTRATTI DALL’ESTERO E DA NOI INSERITI SOLO AL 25% NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>In Italia i medici totali sono circa 250.000. I medici stranieri sono 47.600, di cui circa 24 mila specialisti. Operano soprattutto in anestesia, radiologia, pediatria, ginecologia, chirurgia generale, fisiatria, ortopedia, medicina generale ed emergenza-urgenza. Più del 75% lavora in libera professione per ostacoli burocratici e limitazioni nei concorsi. In Europa la quota di specialisti stranieri è oltre il 15%, con Paesi come Germania e Regno Unito che superano il 25-30%. L’Italia rischia di rimanere indietro se non rimuove le barriere che oggi impediscono di valorizzare e trattenere queste competenze.</strong></p>
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		<title>Il nome delle cose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 16:24:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Jorida Dervishi Mbroci La piazza era vuota. Restavano solo nastri rossi e viola che il vento trascinava piano lungo i gradini. Un cartello abbandonato, rovesciato, mostrava a metà una parola: “libertà”. Azzurra si&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p>La piazza era vuota. Restavano solo nastri rossi e viola che il vento trascinava piano lungo i gradini. Un cartello abbandonato, rovesciato, mostrava a metà una parola: “libertà”. Azzurra si chinò per raddrizzarlo, come se sistemare quel pezzo di cartone fosse un modo per non lasciare che il senso di quelle lettere si disperdesse nell’aria. Il giorno prima, lì, c’era stata una manifestazione per i diritti delle donne. La voce collettiva aveva riempito quello spazio fino a traboccare: slogan scanditi, cartelli scritti a mano, passi decisi che battevano il ritmo di una stessa volontà. Ora, il silenzio era tornato. Ma non era pace: era l’eco di un rumore che la vita reale avrebbe presto soffocato. </p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18136" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



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<p>Stringeva la mano di sua figlia, sentendo il calore piccolo e deciso di quelle dita. Guardandola, si chiese che mondo avrebbe trovato quando sarebbe stata grande. Non voleva che le sue scelte fossero misurate sulla pazienza o sulla rassegnazione. Non voleva che imparasse a sorridere per non disturbare, o a tacere per non provocare. Azzurra sapeva che i diritti non sono mai un regalo: sono conquiste fragili, che qualcuno cerca sempre di ridurre. E sapeva anche che, per certe ferite, non esiste una legge che basti a proteggere. Aveva visto troppe donne essere abbandonate e trattate come cose rotte, scartate quando non servivano più. Donne lasciate senza un tetto, senza soldi, senza un luogo sicuro dove respirare. Donne che, una volta finite le grida, si trovavano a dover combattere da sole la fame, la paura, la vergogna. C’erano leggi per punire un pugno o un livido, ma non per il vuoto lasciato da un amore che diventa disprezzo, da un legame che si trasforma in ricatto. Non per la solitudine di chi, dopo anni di rinunce, si ritrova senza protezione, con figli da crescere e nessuno che la guardi come un essere umano. Seduta su un gradino, lasciò che la bambina disegnasse con un gessetto trovato per terra. Cerchi, fiori, un sole storto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18137" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Piccoli segni innocenti su pietre che avevano visto rabbia, paura, silenzio. Le venne in mente che i diritti sono anche questo: la possibilità di disegnare un fiore senza che nessuno ti dica cosa devi fare, chi devi essere, come devi stare al mondo. Ripensò a sé stessa, a quando era più giovane. Aveva confuso il rispetto con l’obbedienza, la cura con la rinuncia. Aveva accettato di essere interrotta, ignorata, messa in disparte, perché “così fanno tutti” e “non è il caso di discutere”. Poi un giorno, non ricordava bene quando, aveva iniziato a dare il nome giusto alle cose. Aveva iniziato a chiamare controllo quello che altri chiamavano amore, abuso quello che altri chiamavano carattere, diritto quello che altri chiamavano privilegio. E quando dai il nome giusto alle cose, il mondo non è più lo stesso. Perché non puoi più fingere di non sapere. Guardò la bambina che le sorrideva, orgogliosa del disegno appena finito. &#8211; Mamma, ti piace? &#8211; Molto. E sai perché? Perché è come lo volevi tu, non come ti ha detto qualcun altro. Si alzò, stringendo quella piccola mano. &#8211; Andiamo, amore. Ti insegnerò a dare il nome giusto alle cose. &#8211; Anche alle brutte cose? &#8211; Soprattutto a quelle. Perché solo così possiamo cambiarle. Camminarono via, lasciandosi alle spalle la piazza, i nastri, il cartello. Ma non la promessa che quel giorno aveva preso forma: le mani che oggi stringono la mia non avranno paura di aprirsi. Perché il silenzio, questa volta, non sarà mai più complice.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18138" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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