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	<title>Scritture al sociale Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>Scritture al sociale Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>I servizi di accoglienza per le persone senza dimora e l’emergenza Covid-19: #vorreirestareacasa</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 08:25:20 +0000</pubDate>
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<p>(da binario95.it)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="767" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-1024x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13707" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-1024x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-768x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h2>Una riflessione necessaria, in questi giorni di emergenza, sulla condizione che le persone senza dimora e i servizi di accoglienza sono chiamati a fronteggiare. Come riusciranno, queste persone, che non hanno un’abitazione, ad affrontare un potenziale isolamento? In tanti, al Binario 95, il centro di accoglienza alla Stazione Termini di Roma, ci dicono:&nbsp;<strong>#vorreirestareacasa</strong>, ma qual è la mia casa?</h2>



<h2><strong>Persone senza casa</strong></h2>



<h2>Una persona senza dimora è una persona che non ha un’abitazione e, in molti casi, non ha una residenza. Secondo la&nbsp;<a href="https://www.feantsa.org/download/it___8942556517175588858.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">classificazione ETHOS di FEANTSA</a>&nbsp;(Federazione Europea delle organizzazioni che lavorano con persone senza dimora), esistono quattro categorie per individuare la grave esclusione abitativa:</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone senza tetto;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone prive di una casa;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone che vivono in condizioni di insicurezza abitativa;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone che vivono in condizioni abitative inadeguate.</h2>



<h2>Tutte queste categorie stanno comunque ad indicare l’assenza di una (vera) casa. Dalle persone che vivono in strada o in ricoveri di fortuna a quelle accolte in centri di accoglienza e dormitori, passando da chi è ospite in strutture per rifugiati e richiedenti asilo, fino a tutti coloro utilizzano mense sociali, servizi a bassa soglia e di orientamento per rispondere alle proprie necessità in assenza di una dimora.</h2>



<h2>Oltre a non avere una casa nella quale isolarsi, le persone senza dimora sono comunque costrette ad utilizzare le mense per nutrirsi e i centri di accoglienza per dormire, entrambi luoghi in genere affollati e promiscui, nei quali la distanza minima non può essere, in molti casi, rispettata.</h2>



<h2>Chi non ha un’abitazione, inoltre, pur avendo compreso la gravità della situazione e sforzandosi con buona volontà di rispettare le regole, ha molta difficoltà ad adeguarsi alle norme igieniche di base previste dal DPCM, per non parlare della complessità nel reperire i dispositivi di protezione, perché non ne ha le possibilità economiche.</h2>



<h2><strong>Rischi per i servizi di accoglienza</strong></h2>



<h2>I servizi attuali, quali centri di accoglienza e dormitori, non sarebbero in grado di garantire assistenza agli ospiti positivi al virus. Nel caso in cui un solo ospite si ammalasse, tutta la struttura potrebbe essere preclusa e, se messa in quarantena, verrebbe meno il servizio per altre decine di utenti.</h2>



<h2>Se il problema si estendesse a livello nazionale tra i servizi di accoglienza, dormitori, ma anche tra mense, sportelli di orientamento e servizi di bassa soglia, il rischio, da scongiurare assolutamente, sarebbe la tentazione di voler chiudere tutto il sistema di supporto alle persone senza dimora riportando in strada almeno 50.000 uomini e donne (stima Istat 2014) che peraltro, avendo scarse risorse per fronteggiare il virus, sarebbero potenziali veicoli di contagio.</h2>



<h2>Per superare queste difficoltà occorre uno sforzo congiunto tra pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore che si occupano di persone senza dimora. Uno sforzo che sia orientato al mantenimento dei servizi in sicurezza e alla predisposizione di luoghi di potenziale autoisolamento per le persone senza dimora che dovessero essere malate; che faciliti la distribuzione presso i centri di presidi come maschere, guanti e gel; che sia orientato ad accettare che la vita dei centri di accoglienza possa cambiare in termini di orari e procedure, in modo da fare fronte a questo momento di crisi con la necessaria flessibilità anche amministrativa.</h2>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13708" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<h2><strong>Cosa stiamo facendo nelle nostre strutture?</strong></h2>



<h2>Nel frattempo a Roma, al Binario 95, all’Help Center al magazzino Nextop MSC e al Rifugio Sant’Anna per donne fragili, così come anche negli altri centri partner della nostra rete nazionale, gli operatori continuano a fornire l’assistenza necessaria a chi ha più bisogno, con una giusta informazione sulle procedure da adottare in caso di rischio, attraverso una cartellonistica multilingue semplificata e ben visibile. Sono stati, inoltre, predisposti i dispositivi di sicurezza, quali gel, mascherine e fazzoletti, e sono state intensificate le pulizie delle superfici e degli ambienti, con una sanificazione ad hoc delle docce, dopo ogni utilizzo. Ci si attiene al rispetto della distanza minima di sicurezza e al contingentamento dell’afflusso delle persone negli ambienti unici, ma soprattutto si cerca anche di ridare conforto e vicinanza a chi, senza casa e senza famiglia, sta in questi giorni vivendo momenti di particolare tensione e di paura sentendosi ancora più isolato.</h2>



<h2>“Informare, proteggere, organizzare, queste le parole d’ordine nelle nostre strutture di accoglienza – afferma&nbsp;<strong><em>Alessandro Radicchi, &nbsp;fondatore del&nbsp;<a href="https://www.binario95.it/i-servizi-di-accoglienza-per-le-persone-senza-dimora-e-lemergenza-covid-19/www.binario95.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Binario 95</a></em></strong>&nbsp;<strong>e direttore dell’<a href="https://www.binario95.it/i-servizi-di-accoglienza-per-le-persone-senza-dimora-e-lemergenza-covid-19/www.onds.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Osservatorio nazionale della solidarietà nelle stazioni italiane&nbsp;</a></strong>-, dobbiamo proteggere le persone senza dimora che ospitiamo e tutelare il lavoro dei nostri operatori. Chiediamo alle istituzioni, comunali in particolare, di non lasciarci soli&nbsp;<strong>ed iniziare a pensare da subito alla possibilità di predisporre dei luoghi dedicati alla quarantena di chi una casa non la ha</strong>. Guardando al futuro, penso che questa emergenza debba spingerci a rivedere il sistema di accoglienza, ripensando il ruolo dei centri e dando il giusto valore all’estrema responsabilità di cui si fanno carico nel sostenere persone che non hanno altre forme di supporto, come la famiglia. Bisognerà ripensare agli investimenti sull’housing, all’importanza di centri più piccoli, meno legati ai grandi numeri, al dialogo con il servizio sanitario nazionale, che in molti luoghi è già estremamente proficuo. L’emergenza sta cambiando la nostra vita. Speriamo che questo cambio porti ad una nuova visione che non escluda ancora di più chi vive ai margini”.</h2>



<h2></h2>



<h2><strong>Tutti i nostri ospiti vorrebbero stare a casa, ma qual è la loro casa?</strong></h2>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.binario95.it/wp-content/uploads/2020/03/PSD-COVID-19-MAP_v4.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Scarica la scheda con l&#8217;analisi dello scenario</a></p>



<p></p>



<p>Per sostenere le attività di Binario 95:  <br><a href="https://www.binario95.it/emergenza-coronavirus-aiutaci-ad-aiutare-chi-non-ha-una-casa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.binario95.it/emergenza-coronavirus-aiutaci-ad-aiutare-chi-non-ha-una-casa/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. I precari della neve e del freddo</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2018 10:14:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi L’inverno è arrivo. Più esatto dire un ‘nuovo inverno’ è arrivato per i precari della neve e del freddo, sono le persone vittime di terremoto e calamità naturali delle diverse regioni&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/TERREMOTO-121.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/TERREMOTO-121.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="333" class="aligncenter size-full wp-image-11844" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/TERREMOTO-121.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/TERREMOTO-121.jpg--300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>L’inverno è arrivo. Più esatto dire un ‘nuovo inverno’ è arrivato per i precari della neve  e del freddo, sono le persone vittime di terremoto e calamità naturali delle diverse regioni della nostra nazione.<br />
Le ‘casette’ temporanee sono ancora il rifugio di chi ha perso tutto, una vita precaria, aggravata dal senso temporaneo del vivere in condizioni di urgenza soprattutto quando dettata dal freddo delle stagioni invernali.<br />
Amatrice, Accumoli, nel Reatino. In Abruzzo, nel Molise. Famiglie obbligate a rivedere ogni cosa della propria vita. Sono definiti “sfollati” ovvero coloro che hanno dovuto abbandonare il proprio centro abitato in stato di emergenza.<br />
Di naturale non c’è nulla. A loro sono stati strappati i ricordi, i profumi, i sacrifici delle loro stanze arredate di foto e poltrone dal sapore di casa.<br />
E non è diversa la situazione dei genovesi dopo il crollo del ponte Morandi che solo nello scorso mese di Ottobre hanno avuto l’autorizzazione per rientrare nelle loro abitazioni solo per prelevare oggetti personali e cose indispensabili per le loro necessità.<br />
Necessità, una parola che traduce bisogni primari, essenziali e diritti che ogni individuo dovrebbe poter avere per una vita dignitosa.<br />
Eppure siamo ancora ad ascoltare i rituali di una burocrazia impegnata a seguire procedure, assemblee e stanziamenti di denaro finalizzati alle prime emergenze.<br />
In questo Paese dove dopo le grandi tragedie, un numero straordinario di volontari si attiva, accorre a sostegno di intere cittadine, in soccorso di anziani, bambini, disabili e persone con patologie. In tanti hanno perso il lavoro, le abitazioni, i ricordi di una vita intera.<br />
Stanno ancora aspettando che sia Natale anche per loro, assemblati in ‘casette’ e confinati come a dover ancora patire dopo una immensa tragedia che li ha visti protagonisti.<br />
Non dimentichiamo, a maggior ragione, in questi giorni il loro stato di abbandono. Le loro amputazioni al desiderio di vivere una vita ‘normale’. Questo Natale di luci e pacchetti infiocchettati deve ricordarci, che loro, stanno provando a ricostruire almeno la loro serenità.</p>
<p> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/B_c15951e70926d9542aab60fce6d0204f1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/B_c15951e70926d9542aab60fce6d0204f1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="713" class="aligncenter size-full wp-image-11845" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/B_c15951e70926d9542aab60fce6d0204f1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/B_c15951e70926d9542aab60fce6d0204f1-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/B_c15951e70926d9542aab60fce6d0204f1-768x548.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Ad Amatrice e Accumoli, nel Reatino, si rimuove la neve all&#8217;interno dei villaggi delle Soluzioni abitative di emergenza (Sae) allestiti per ospitare le famiglie sfollate. La situazione è sotto controllo. Nei villaggi non sono stati segnalati particolari difficoltà e tutte le vie di accesso ad Amatrice e ad Accumoli, Salaria compresa, sono regolarmente percorribili. Lungo la rete secondaria, oltre ai mezzi spazzaneve, sono già in azione anche gli spargisale per fronteggiare l&#8217;ondata di gelo prevista dal tardo pomeriggio.<br />
Neve in zone sisma Marche, preoccupa il ghiaccio  &#8211; Nelle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno nevica da un paio di giorni sui centri devastati dal sisma e sui villaggi di casette. La popolazione qui è abituata, ma &#8211; spiega il sindaco di Caldarola (Macerata) Luca Maria Giuseppetti &#8211; è &#8220;un ulteriore elemento di precarietà&#8221;. Al momento le Sae stanno reggendo meglio del previsto: &#8220;mi hanno detto che almeno sono calde&#8221; dice il vicesindaco di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) Michele Franchi. A preoccupare è soprattutto l&#8217;eventuale ulteriore abbassamento delle temperature e la possibilità di gelate nelle tubature. Molte le scuole chiuse oggi e domani nelle zone terremotate.<br />
Neve sull&#8217;Umbria terremotata &#8211; Norcia, Cascia e Preci si sono svegliate sotto un manto bianco e temperature sotto lo zero. Ma non si registrano problemi particolari alla circolazione o alle casette Sae dove alloggiano gli sfollati del sisma. A Norcia le scuole sono regolarmente aperte e il sindaco Nicola Alemanno difende, con l&#8217;ANSA, la sua posizione: &#8220;Siamo uno dei pochi Comuni, l&#8217;unico credo dell&#8217;Appenino, ad aver deciso di tenere aperti gli istituti scolastici, anche perché siamo dotati di un piano antineve che funziona perfettamente&#8221;. A Cascia, invece, gli studenti sono rimasti a casa. Anche qui il piano di pulitura delle strade è entrato in azione dalle prime luci della mattinata e i disagi &#8220;sono praticamente azzerati&#8221;, come spiega il sindaco.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Il digiuno degli innocenti</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 06:35:51 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="JUSTIFY">Accade a Lodi, la giunta leghista decide sui servizi della mensa scolastica escludendo con una ordinanza del sindaco, i bambini nati (nel territorio) da famiglie straniere, con documenti in regola e con reddito troppo esiguo per far fronte alla spesa.</p>
<p align="JUSTIFY">Fuori dalla mensa o lasciati a guardare gli altri che avranno accesso al pasto? La notizia diventa virale: associazioni, partiti politici, esponenti di ogni categoria e cittadini di ogni estrazione e provenienza gridano, giustamente, allo ‘scandalo’.</p>
<p align="JUSTIFY">Comincia in maniera spontanea e autonoma una raccolta fondi che fa capo al Coordinamento Uguali Doveri che in pochissimi giorni (chiusa al 14 ottobre u.s.) riceve da più di 2.000 persone, 60.000 euro per coprire le spese del fabbisogno annuale di questi piccoli studenti, volutamente emarginati.<br />
L’associazione chiede lo ‘stop’ dell’invio di denaro ringraziando per la manifestazione di solidarietà, di questa Italia che non accetta restrizioni di pensiero. Attualmente sono garantite le spese per mensa, trasporto in scuola bus, servizio pre e post scuola e asilo nido.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/mense-scolastiche1_0-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-11501 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/mense-scolastiche1_0-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="274" height="177" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Nel frattempo è partito anche un ricorso presentato al Tribunale di Milano contro il Comune di Lodi per discriminazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Sul web si leggono lettere aperte alla sindaca, come quella della scrittrice, avvocato e docente Annalisa Giuliani:<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> “</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Gent.ma Sindaca di Lodi, prendo atto, con grande preoccupazione, che la Costituzione italiana è per lo più sconosciuta a chi ci amm</i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>inistra.</i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Non mi dilungherò in una lezione di diritto Costituzionale, che sarei anche titolata a fare essendo una insegnante di Diritto. Per questo la invito ad acquistare un manuale di Diritto Costituzionale, </i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i><b>scoprirebbe che il principio di Uguaglianza è scritto non solo nell’art. 3 ma in tutto l’inchiostro della nostra Costituzione. Leggerebbe delle parole fondamentali “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” </b></i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Scoprirebbe che </i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i><b>è suo compito rimuovere quegli ostacoli che impediscono una reale e SOSTANZIALE uguaglianza</b></i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>, al contrario lei ha reso difficoltosa l’attuazione di tale principio con artifici formali, che hanno di fatto impedito a bambini di poter accedere al pasto a scuola.</i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">” </span></span>Continua la scrittrice<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> “</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>personalmente </i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>condivido la scuola con il ragazzo Cinese che viene con la camicia bianca e la giacca blu perché sa che la scuola è il luogo dove ci si presenta al meglio, con la ragazza albanese con una pagella eccellente che questa estate è andata a lavorare come cameriera per aiutare la famiglia, con il ragazzo polacco che nelle giornate FAI ha incantato tutti declamando il patrimonio artistico del paese in cui vive, con il bambino della Romania che è il più assiduo frequentatore della biblioteca comunale. La condivido con tutti quei bambini che mangiano il panino in classe costretti da una politica ignorante, immemore, e disumana”.</i></span></span></p>
<p>Parole precise e opportune a sottolineare la ‘mancanza’ di una decisione arbitraria e crudele ai danni dell’infanzia. Manifestata in modo forte da rappresentanti delle istituzioni, comuni cittadini, sindacati, partiti politici, madri. Sono persone che non hanno dimenticato i diritti umani, imprescindibili. Rappresentano il futuro, quello che saremo in grado di offrire in termini teorici e pratici, con l’esempio degli adulti, genitori, insegnanti, a garanzia di tutele che non avrebbero bisogno di lotte o di essere spiegate, se solo chi ci governa, le conoscesse. <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><br />
</span></span></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Il diploma ai genitori di Martina, morta tre giorni prima dell’inizio degli esami di maturità</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2018 06:37:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: title-bold, serif;"><span style="font-size: xx-large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/i-18-anni-di-Martina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11446" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/i-18-anni-di-Martina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/i-18-anni-di-Martina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/i-18-anni-di-Martina-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/i-18-anni-di-Martina-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></b></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Martina non ce l’ha fatta. E’ morta di cancro a a soli 19 anni. Aveva studiato tanto per conseguire la maturità, lo aveva fatto come sempre, con grande impegno, forte della sua passione per lo studio e il non arrendersi. Tre giorni prima dell’inizio degli esami Martina è volata in cielo, come dicono i suoi compagni di classe, che con coraggio hanno scelto di sostenere l’esame di maturità al suo posto. I suoi lavori, realizzati con cura sono stati discussi dagli studenti che l’hanno vista lottare senza mai smettere di sperare.</p>
<p>Un traguardo che non ha potuto vivere.<br />
La sua storia aveva commosso tanti e proprio in questi giorni, a quattro mesi dalla sua scomparsa, i genitori hanno ricevuto il diploma al suo posto.</p>
<p>Negli ultimi tempi, ha raccontato il padre, Martina aveva abbandonato il cellulare. Voleva abbracci, sentire vicine le persone, desiderava solo i contatti veri.</p>
<p>Martina Natale è morta il 12 giugno scorso, poco prima dell’inizio degli scrutini per l’ammissione alla maturità del liceo linguistico Manzoni di Latina.<br />
La classe V B ha deciso di presentarsi davanti alla commissione d’esame con la sua tesina e realizzare il sogno di Martina. E’ stato il ministro dell’istruzione Marco Bussetti a consegnare il diploma di Martina ai suoi genitori.</p>
<p>Una storia che parla di amicizia che va oltre la vita, di amore per l’altro. Di giovani che abbracciano il ricordo che diventa memoria. E resta dentro il loro ‘per sempre’.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Bellissime si diventa</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 09:10:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11395" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1217" height="694" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1217w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1-768x438.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1-1024x584.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1217px) 100vw, 1217px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Si chiama <b>Chiara Bordi</b>, ha diciotto anni ed è molto bella. A causa di un incidente stradale con il motorino subì l’amputazione di un arto con conseguente protesi. E’ di Tarquinia, una piccola città del Lazio ed era tra le finaliste del concorso più famoso dedicato alla bellezza, “Miss Italia”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Il web, quello becero e misero, l’ha attaccata. &lt;&lt;<b>Ti votano perché sei storpia</b>&gt;&gt;.<br />
La risposta di Chiara è stata: &lt;&lt;<b>A me mancherà un piede, a te cuore e cervello</b>&gt;&gt;. L<span style="color: #222222;">a commentatrice piena di rabbia e violenza verbale, ha proseguito: &lt;&lt;</span><span style="color: #222222;"><b>Fai schifo, vattene a casa e non fare pena agli italiani che ti votano perché sei storpia</b></span><span style="color: #222222;">&gt;&gt;.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #222222;">Parlare a nome degli italiani non ha senso, a meno di rivestire ruoli pubblici a nome della collettività</span><span style="color: #222222;"><b>, e gli italiani, in questo caso sono stati in tantissimi a non essere d’accordo.</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #222222;"><b>E’ nata spontaneamente sul web la difesa a Chiara</b></span><span style="color: #222222;"> in favore di una idea di bellezza senza limiti. E’ la prima ragazza a gareggiare in questo storico concorso con una protesi, è forte, coraggiosa </span><span style="color: #222222;"><b>e di certo in grado di spronare verso il superamento altre persone che si sentono in difficoltà. </b></span><span style="color: #222222;">&lt;&lt;</span><span style="color: #222222;"><b>Voglio far capire a tutti che la vita è sempre bella</b></span><span style="color: #222222;"> &gt;&gt; Solare e sorridente ha sfilato a nome di chi vive un problema, a significare il cambiamento.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">&lt;&lt;<b>Mi dispiace che ad alcuni sia arrivato il messaggio “votatemi perché sono storpia” e non il “guardatemi, mi manca un piede ma non ho paura di mostrarmi al mondo</b>”.<br />
A me della vittoria non interessa , tantomeno di fare pena. Sto facendo questo per mostrare alle persone ottuse che una ragazza senza un arto può gareggiare alla pari di tutte. Che la diversità non è vincolante e che la vita non si interrompe mai ed è sempre bella. Da un dramma si rinasce e si cresce più forti di prima, tutto sta nel saper reagire».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><b>Chiara Bordi è terza classificata a Miss Italia</b>, ci ha deliziato con la sua splendida fisicità e il sorriso disarmante, requisiti che hanno oltrepassato la passerella, sono arrivati attraverso le emozioni diventate lezioni di vita.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Dopo il concorso, Chiara <b>tornerà nelle scuole con l’Associazione SuperAbile</b> a portare la sua testimonianza, ha già incontrato gli studenti di 17 Istituti nella provincia di Viterbo e Corviale nella periferia di Roma.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Fa la barista part-time specializzata nel ‘caffè-corretto’ e promuove il coraggio.<br />
Prima dell’incidente ha fatto arrampicata, preso il brevetto da sub, ha giocato nella nazionale di sitting-volley e basket in carrozzina, praticato windsurf e snowboard. Il suo primo 10 in matematica lo ha preso mentre era ricoverata all’Ospedale Gemelli di Roma, in terza media. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><b>Quest’anno Miss Italia ha vinto</b>, grazie a Chiara con una 79ma edizione senza limiti.</span></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Un surrogato, le bambole di gomma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2018 07:42:29 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La notizia sembra una fake news, una storiella e invece è vera.<br />
Arriva in Italia, a Torino, la prima casa di appuntamenti per scambi sessuali con bambole di silicone.<br />
Si potranno scegliere le tipologie, donne dai capelli neri alla Valentina Crepax, biondo platino stile Marilyn Monroe o rosse voluttuose come Jessica Rabbit ?</p>
<p>Di certo sono un surrogato. Hanno qualche privilegio però…sono sempre alla stessa temperatura, senza eccitazione o passioni, senza sorrisi o respiri e parole. Non racconteranno di certo i nomi degli uomini che hanno fatto sesso con loro e le rispettive richieste bizzarre degli incontri. Non protesteranno e non diranno mai di no.<br />
Sarebbe simpatico provare ad ascoltare le conversazioni durante gli appuntamenti. Dall’approccio dei preliminari, durante la performance e anche dopo. Saluteranno gli uomini le dispensatrici del piacere auto-gestito? Le ringrazieranno? Continueranno a sognarle la notte, a desiderarle?</p>
<p>Mancherà l’emozionarsi degli sguardi ammiccanti delle donne viste al cinema, incontrate in ufficio o per strada, il sorriso, il profumo, la sensualità o l’attrazione fine a se stessa, la danza di corpi a piedi nudi o nella doccia? E il respiro diventato breve nei momenti di intimità? Intimità, una bella parola.</p>
<p>Gli incontri clandestini tra amanti ritenuti da sempre fonte di adrenalina, di evasione e di libertà a sfrenate fantasie da vivere in due… ora precipitano nell’abisso di fronte a bambole di gomma pronte a soddisfare piaceri e fantasie erotiche senza la presenza del l’altro. A evidenziare il pensiero del ‘mi basto da solo’ e la donna come ‘accessorio’ di una vita full optional. Oggettistica per semplici utilizzatori o collezionisti di plastica modellata.</p>
<p>Pericolosa direzione, scegliere la sessualità a gettone, come un caffè al distributore.<br />
Avanza la scelta singola senza consenso, la mancanza di desiderio agli incontri, veri.<br />
Uno scenario raccapricciante, l’hotel torinese, a pochi giorni dall’apertura, è sold out per le richieste arrivate e rappresenta il successo per l’utilizzo di surrogati umani, che spesso ‘distrutti’ con violenza dagli uomini dopo aver ‘consumato’.</p>
<p>Mancherà l’incontrarsi, lo sfiorarsi e la complicità. Mancheremo a noi stessi, cancellati, come uno scarabocchio a matita, da un surrogato di gomma.</p>
<p>E come commenta un utente facebook “non ci sarà più bisogno di pagare la cena ad una donna…”, si potranno seviziare senza che possano protestare…mentre resterà un unico inconveniente, farsi una doccia che elimini l’odore di gomma&#8230;</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Indovina chi viene a cena?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Aug 2018 08:59:33 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era il 1967, 51 anni fa e questo film “Indovina chi viene a cena?” segnò un epoca e nel ‘98 entrò a far parte dell’American Film Institute , che ne consacrava il senso e il consenso. Una storia di borghesie abituate ad essere ‘al di sopra’ di ogni pregiudizio, eppure…</p>
<p>Dai libri di testo alle pellicole delle sale cinematografiche, dalle lotte contro l&#8217;apartheid, a definire la lotta alla segregazione razziale istituita nel secondo dopoguerra. Come non ricordare Nelson Mandela ?</p>
<p>Vorremmo vivere di diritti, di uguaglianze e di sostenibile sostanza umana. Vorremmo dire di essere liberi da preconcetti e discriminazioni.<br />
L’attualità dell’informazione gioca puntando il dito e sensibilizza chi all’ascolto (anche e soprattutto i più distratti) fomentando, mettendoci gli uni contro gli altri.</p>
<p>La proposta di prevaricazione è molto pressante, costante. Insieme all’intenzionalità di voler USARE argomenti per manipolazione politica affinché ‘noi’ si diventi pubblico pagante in termini di paure e sensazioni di terrore, ci si allinei in una conformità di pensiero che conduce all’alienazione.</p>
<p>Una logica che vede le persone come ‘dati sensibili’ da trattare, che spinge monitorandoci verso una idea comune di rabbia-violenza-intolleranza verso le persone ai margini, quelle in difficoltà, i disabili e quelle con altri colori sulla pelle, mentre perdiamo NOI STESSI e chi ci vive intorno.</p>
<p>Sui libri di scuola ci educano al rispetto, alla comprensione della storia dei popoli, alla definizione di ‘guerra’, alla fratellanza e alla prospettiva di un mondo cosmopolita…Sarebbe quindi opportuno chiedersi il perché di questa mercificazione che ruba ogni giorno una parte di significato acquisita tra insegnamenti didattici, educazione civica, religione, corsi e ricorsi storici e provare a capire come distinguere ciò che è vero dal falso.</p>
<p>Un tempo che indietreggia in modo terrificante, dove compaiono ‘segni’ premonitori di nuove violenze, dentro le quali sempre ritroviamo i ‘i fragili’ che si trovano ogni giorno più confinati.</p>
<p>La necessità è di ritrovare modo, pazienza, riflessione. Di ripensare parole. Spostandosi dal giudizio di massa che tanti danni ha già fatto e che nell’attualità prosegue come un fiume in piena, grazie ad atteggiamenti di spavalderia che nulla hanno a che fare con una ‘buona politica’ mentre aspettiamo di poter credere ancora, avere nuovi riferimenti, fiducia e stima per poter recuperare speranze e veder crescere i nostri figli in un mondo possibile.</p>
<p>Non saremo mai nulla, senza ‘diritti umani’, senza incontrare l’altro come dice Alexandra David-Bèel:<br />
“Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia, si sposta&#8221;.</p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"> </span></span></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Black out</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2018 06:59:31 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Può un libro, attraverso un romanzo, riportarci a riflettere su quello che siamo? Unire e ricondurci verso gli altri buttando giù il muro del ‘pregiudizio’?<br />
Un black out a creare il silenzio, il buio, a ridare consapevolezza e la giusta misura per comprendere e metterci ‘nei panni degli altri’.</p>
<p>Coraggioso e appassionante, svela verità e inedite spiegazioni in una trama che sorprende e quieta, in una scoperta che pagina dopo pagina, diventa conquista personale.</p>
<p>La trama</p>
<p>Renzo è un giornalista che persegue la verità, spesso nascosta dietro inquietanti e drammatici eventi dei nostri giorni.<br />
Mary è un medico impegnato in missioni umanitarie in Paesi ad alto rischio, dove la crudeltà sembra aver preso il posto dell’umanità.<br />
Sono entrambi protagonisti di una storia avvincente e profonda, dove emerge la loro passione e l’impegno verso ‘gli altri’ che tenderà a produrre cambiamenti nelle loro vite. Sono coetanei e delusi nel vivere il loro quotidiano: relazioni familiari, lavoro, contesto sociale, senza riuscire a trarne piena soddisfazione.<br />
Sarà un “Black out” a farli incontrare inaspettatamente all’aeroporto di Fiumicino dove lui, Renzo è diretto a New York e Mary in Siria.<br />
Un viaggio dentro il viaggio, quello per raggiungere due destinazioni differenti, dove il paesaggio meraviglioso è quello della maremma. Da sfondo l’Isola d’Elba con la leggenda dell’innamorata di Capoliveri e di un filo invisibile eppure concreto che unirà passato e futuro. E sarà fondamentale un dettaglio per incontrarsi.</p>
<p>Presentato in questi giorni a San Salvo marina alla presenza degli autori, David Berti e Gaetano Insabato che per Innocenti Editore hanno realizzato questo libro con l’intento di ricondurre verso l’umano, verso la solidarietà e temi volti a superare barriere e inutili pregiudizi.<br />
Alte affinità tra i due scrittori che narrano sentimenti in modo nuovo e senza falsi miti. Il ripercorrere la fratellanza attraverso un romanzo coraggioso che tende ad appassionare raccontando la verità.</p>
<p>L’evento è stato realizzato con successo a cura dell’Associazione Speranza Hope for Children, Pres.te Gaetano Turrini, a dialogare con gli autori, Miriam Salladini e Silvia Daniele, che hanno ripercorso, fatto domande idonee e fuori dalle consuetudini fino a scavare nell’umana intenzione degli autori. Le letture sono state affidate alla voce della lettrice e attrice Raffaella Zaccagna.<span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"></p>
<p></span></span></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Genitori giustizieri. Che fare?</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 06:17:09 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/06/22/scritture-al-sociale-genitori-giustizieri-che-fare/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Genitori giustizieri. Che fare?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/image-7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10883" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/image-7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="642" height="428" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/image-7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 642w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/image-7-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /></a></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Notizie, una dopo l’altra a raccontarci l’attualità sempre più preoccupante all’interno della scuola.<br />
Professori vessati, insultati, bistrattati e ultimamente aggrediti anche fisicamente.<br />
Episodi fuori da ogni logica e ragione. Perché tutto questo?</p>
<p>I ‘Prof’, impegnati su tanti fronti sembrano in trincea, tra la burocrazia, i programmi ministeriali, il team compatto di docenti per permettere ai ragazzi di crescere attraverso le materie da apprendere.</p>
<p>Ma il compito di un insegnante non si limita a questo. Spesso, sono chiamati ad adoperarsi nel ruolo di psicologo/pedagogista, a comprendere reazioni fuori da contesti di educazione e rispetto. A porsi domande che vanno ad di fuori del registro di classe. Ragazzi con realtà esasperate, al limite. Senza regole e principi di convivenza civile, ricchi di prepotenza.<br />
Spesso sono le realtà del disagio, altre quelle dell’indifferenza vissuta tra le mura domestiche dalle quali arrivano i ‘genitori-giustizieri’ o arroganti personaggi che pretendono di essere rappresentati attraverso il ‘voto’ dei loro figli. Davvero un figlio vale quanto ‘un voto’ o ‘una promozione’ ?</p>
<p>La relazione scuola-famiglia, tanto auspicata spesso funziona e trova soluzioni a piccoli intoppi e incidenti di percorso, altre no. E questo avviene quando la genitorialità viene vissuta con frustrazione nella completa ignoranza delle regole fondamentali di vita.</p>
<p>Un tempo il nostro, di odio, rancori, rabbia che si riversa inesorabilmente sui ragazzi, ai quali andrebbe dato il giusto ‘peso’ in termini di ascolto, cura. In un ritmo altrettanto incessante e precario nel quale vivono molti genitori assillati da problemi di sopravvivenza, di sostenibilità nel condurre una vita spesso inumana.<br />
C’è bisogno di ripristinare misure e un ordine che restituisca il ‘posto’ ad ognuno.</p>
<p>Il docente al posto del docente.<br />
Lo studente dentro le regole del vivere civile.<br />
I genitori fuori dalla scuola se non per condividere o migliorare lo stato delle relazioni.</p>
<p>Docenti costretti a turni e spostamenti tra scuole diverse per raggiungere un ‘monte ore’ necessario per una contribuzione minima, si adoperano ben oltre le loro materie. Mentre in Tv ascoltiamo le notizie sul ‘dress-code’ degli studenti, desiderando le stesse misure anche per gli insegnanti.<br />
Ogni docente è un esempio, proprio come ogni genitore.<br />
Un ruolo per ognuno da rimettere al proprio posto, in questa società che corre dimenticando la sostenibilità alla persona.</p>
<p>Sportelli di ascolto, valutazioni psico attitudinali di docenti-genitori e figli. E un problem-solving che aiuti concretamente le parti a viaggiare sullo stesso binario e possibilmente verso la giusta destinazione.<br />
Perché la scuola non sia teatro di scempio, ma di possibilità nelle quali credere. Per crescere davvero.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Scala 4 piani a mani nude per salvare un bambino</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2018 08:09:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/balcne-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10780 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/balcne-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="188" /></a></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">E’ accaduto a Parigi, un giovane proveniente dal Mali non ha avuto nessuna esitazione dopo aver visto un bambino appeso all’esterno del balcone di una palazzina al quarto piano. Rischiava di finire giù e si teneva a fatica.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">La scena è stata ripresa da uno dei cellulari delle tante persone rimaste con il naso all’insù nell’attesa di un miracolo.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">Il ragazzo arrampicandosi velocemente, piano dopo piano è riuscito a salvare il bambino di quattro anni che eludendo la sorveglianza della madre si trovava in grave pericolo di vita.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">E’ diventato un eroe in sole 24 ore, come si evince nel video, diventato virale sul web, che permette di assistere alla determinazione di questo ragazzo.</span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-size: medium;">Soprannominato lo Spiderman francese, Mamoudou Gassama, 22 anni, è arrivato dal Mali a Settembre 2017. E’ stato ricevuto all’Eliseo dal presidente francese Macron che ha voluto ringraziarlo e durante l’incontro, ha detto a Mamadou che gli sarà concessa la cittadinanza onoraria francese e che entrerà a far parte dei pompieri. «Tutti i documenti saranno regolarizzati», ha assicurato il capo dello Stato. Mentre il ragazzo visibilmente emozionato ha detto solo: «Non avrei mai pensato di poter incontrare un giorno il presidente della Repubblica».</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10781" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="593" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 593w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></p>
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