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	<title>Stay Human Africa Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un sito per le persone scomparse del Mali e non solo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2025 10:14:16 +0000</pubDate>
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<p>Un altro importante traguardo reso possibile dal progetto “Dalla testimonianza al protagonismo: le madri dei migranti dispersi nel Mediterraneo promotrici di diritti e di attività generatrici di reddito in Mali e in Senegal”, promosso dalle associazioni Abarekà Nandree ODV, Todo Cambia e&nbsp;Énergie pour les Droits de l&#8217;Homme Sénégal&nbsp;e finanziato dall&#8217;Otto per Mille della Chiesa Valdese.</p>



<p>Il progetto ha l&#8217;obiettivo di promuovere l&#8217;autonomia e la partecipazione democratica delle famiglie dei migranti dispersi, mediante attività generatrici di reddito portate avanti dalle donne appartenenti a queste famiglie e con il sostegno alla loro mobilitazione per verità e giustizia sulla sorte dei loro cari.</p>



<p>La Sezione Mali è composta da 10 video-interviste ad alcune delle 42 donne parti attive del progetto e da una fotogallery che raccoglie le immagini dei loro parenti scomparsi, vittime delle frontiere. Grazie alle testimonianze di queste donne, le famiglie hanno potuto dare voce e dignità alle tragiche storie di migrazione dei loro parenti morti o dispersi nel tentativo di raggiungere l&#8217;Europa dal Mali alla ricerca di una vita migliore per se stessi e per le loro famiglie.</p>



<p>Mariam Kanta, Houlale Baniele, Sara Diabate, Aoua Sangare, Tah Coulibaly, Aminata Kone, Niele Samake, Fatoumata Aba Toure, Ami Konate e Kadia Cisse. Per noi, forse, sono solo dei nomi non sempre facili da pronunciare. Ascoltando le loro testimonianze e connettendoci emotivamente con gli effetti che la tragica scomparsa dei loro cari ha avuto sulle loro famiglie in termini psicologici, sociali ed economici, appare evidente che queste donne sono, invece, esempio di resilienza e di lotta quotidiana affinché la memoria dei loro genitori non si perda nell&#8217;indifferenza e nel cinismo dei Governi europei e di quelli locali&nbsp;.</p>



<p>La raccolta delle foto dei dispersi maliani che compongono la fotogallery e le 10 video-interviste della Sezione sono frutto del prezioso lavoro di supporto svolto in Mali dai partner locali, GRAM&nbsp;(Groupe de Recherche et d&#8217;Actions sur les Migrations)&nbsp;e ADEM&nbsp;(Association pour la Défense des Emigrés Maliens)&nbsp;che da anni lavorano nel Paese e in rete con altre associazioni europee, per difesa la diritti dei migranti e per denunciare la strage dei morti e disperdersi alle frontiere.</p>



<p><em>&#8220;I bianchi vanno e vengono dal nostro Paese a loro piacimento (e in sicurezza). Al contrario, quando i nostri genitori decidono di partire, li aspetta la morte. Mi piacerebbe vedere tutti trattati equamente!&#8221;,</em>&nbsp;afferma nella sua intervista Aminata Koné che ha perso il marito nel disperato tentativo di arrivare in Europa. Alla sua voce si aggiunge quella di Sara Diabaté che sa di aver perso la madre e la sorellina ingoiate dalle onde del Mar Mediterraneo:&nbsp;<em>&#8220;siamo stufi di vedere i nostri genitori, fratelli, sorelle che lasciano il Paese e muoiono. Vogliamo giustizia!&#8221;</em></p>



<p>Questa Sezione è un modo per dare voce alle migliaia di famiglie maliane rimaste in un limbo senza scadenza e per amplificare la loro richiesta di Verità, Giustizia e Dignità affinché superi il Mediterraneo e arrivi in Europa restituendoci ciò che ormai facciamo fati a ricordare: i morti alle frontiere NON SONO NUMERI ma VITE UMANE.</p>



<p>Sezione Mali e fotogallery:&nbsp;<a href="https://missingattheborders.org/mali?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://missingattheborders.org/mali?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Testimonianze delle famiglie:&nbsp;<a href="https://missingattheborders.org/testimonials?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://missingattheborders.org/testimonials?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. La conferenza sul Sudan ha perso un’opportunità</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 07:11:38 +0000</pubDate>
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<p>Nessun passo concreto per salvare la popolazione civile</p>



<p></p>



<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha criticato i “risultati deludenti” della conferenza internazionale sul Sudan tenutasi a Londra, definendola una “occasione mancata per salvare la popolazione civile”.<br>La conferenza avrebbe fornito l’opportunità di accordi concreti per fare pressione sulle parti in conflitto e porre fine alla guerra. Tra i 20<br>Paesi partecipanti c’erano anche Stati che stanno rifornendo il Sudan di armi, gettando così benzina sul fuoco, come gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia o l’Egitto. Non aiuta nessuno continuare a ripetere che il Sudan non sarà dimenticato. Gli aiuti promessi, come quelli dell’anno scorso, non possono certo alleviare le sofferenze della popolazione. Questo è particolarmente amaro per le molte migliaia di rifugiati che non sono nemmeno al sicuro nei campi profughi.</p>



<p>Solo pochi giorni prima dell’inizio della conferenza, le Forze di Supporto Rapido (RSF) hanno compiuto un orribile massacro nel più grande campo profughi di Zamzam in Darfur. Centinaia di persone sono state uccise e ferite e decine di migliaia sono state costrette a fuggire di nuovo. Anche nove medici sono stati deliberatamente uccisi.</p>



<p>Questo orribile crimine di guerra non viene nemmeno menzionato nel documento finale della conferenza. Prima della conferenza, l’APM aveva inviato una lettera ai partecipanti alla conferenza chiedendo di condannare gli Stati che sostengono le parti in guerra con armi, denaro e personale. Le sanzioni esistenti devono essere coerentemente rispettate e i reati devono essere puniti. Inoltre, le popolazioni<br>bisognose devono essere rifornite per via aerea di aiuti e cibo, devono essere creati corridoi di fuga sicuri e devono essere sostenute le<br>organizzazioni della società civile che forniscono aiuti sul campo.</p>



<p>Da due anni il Sudan è scosso da pesanti combattimenti che hanno portato al più grande disastro umanitario del mondo, con una stima di 150.000 morti e 13 milioni di rifugiati. 30 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari. La fame e lo stupro vengono usati come armi in questa guerra contro la popolazione civile, soprattutto donne e bambini.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Finalmente abolita della pena di morte nello Zimbabwe!</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 10:05:51 +0000</pubDate>
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<p>di Filippo Cinquemani</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/zimbabwe-death-penalty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="455" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/zimbabwe-death-penalty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17913" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/zimbabwe-death-penalty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 455w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/zimbabwe-death-penalty-300x237.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 455px) 100vw, 455px" /></a></figure></div>



<p><br>Il mese scorso lo Zimbabwe ha finalmente approvato la legge per l&#8217;abolizione pena di morte.<br>L&#8217;ultima esecuzione risale al 2005.<br>L&#8217;attuale presidente Emmerson Mnangagwa ha già convertito diverse condanne in ergastolo, avendo rischiato egli stesso l&#8217;esecuzione durante la guerra d&#8217;indipendenza, negli anni &#8217;60.<br>Il presidente precedente, Robert Mugabe, prima della deposizione aveva intenzione di riprendere le esecuzioni. L&#8217;elezione di Mnangagwa è stata, quindi, importante per la decisione che ha portato all&#8217;abolizione della pena di morte.<br>La situazione in questa materia è migliorata se si pensa che oggi la pena di morte è legale in una decina di Stati africani e in circa 50 Stati nel mondo: vent’anni fa, erano 76.<br>L’ultima nazione africana ad aver abolito la pena di morte era stato lo Zambia, e prima di questo: Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Ciad e Burkina Faso.<br>La pena capitale è ancora presente in più di una dozzina di Paesi africani e Somalia ed Egitto hanno registrato rispettivamente 38 e 8 esecuzioni, a conferma del divario tra le diverse aree del<br>continente.<br>Lo Zimbabwe rimane uno dei Paesi su poveri al mondo, ma si tratta comunque di un passo in<br>avanti nella protezione dei diritti umani.<br>Il Congo, purtroppo, si muove in direzione opposta: la revoca alle esecuzioni dopo 20 anni.<br>L&#8217;Africa non è l&#8217;unico continente che prevede ancora la pena di morte; gli USA applicano la pena di<br>morte in 21 Stati e recentemente Trump ha firmato addirittura un ordine per rilanciare l&#8217;uso la pena di morte federale.<br>Questo è l&#8217;Occidente che vuole dare lezioni di civiltà.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Congo: alle prese con Malaria, Vaiolo delle Scimmie ed Ebola</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 10:30:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Dalla fine di ottobre a Panzi, nel Congo, si è diffusa una grave forma di Malaria, come dichiarato anche dall&#8217;Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità). Sono già stati registrati diversi decessi nel&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/vaiolo-delle-scimmie-infezione.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="900" height="550" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/vaiolo-delle-scimmie-infezione.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17872" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/vaiolo-delle-scimmie-infezione.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/vaiolo-delle-scimmie-infezione-300x183.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/vaiolo-delle-scimmie-infezione-768x469.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Dalla fine di ottobre a Panzi, nel Congo, si è diffusa una grave forma di Malaria, come dichiarato anche dall&#8217;Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità).</p>



<p>Sono già stati registrati diversi decessi nel giro di poco tempo e i sintomi principali sono: febbre, affaticamento, difficoltà respiratorie, forte anemia. L&#8217;epidemia ha colpito principalmente soggetti di età compresa tra gli 0 e i 14 anni. La risposta sanitaria è arrivata da una squadra dell&#8217;area interessata, supportata dall&#8217;OMS, che si è occupata soprattutto di capire meglio come fronteggiare la situazione, ma anche come sensibilizzare la popolazione riguardo alla prevenzione e alla terapia adatta.</p>



<p>La Repubblica Democratica del Congo da quest&#8217;estate deve fare i conti anche con il Vaiolo delle Scimmie e l&#8217;Ebola. Nell&#8217;area, si è assistito ad un peggioramento dell&#8217;insicurezza alimentare negli ultimi mesi, ad una bassa copertura vaccinale e ad un accesso molto limitato alla diagnostica e alla gestione dei casi più seri. C&#8217;è anche mancanza di rifornimenti e mezzi di trasporto così come carenza di personale sanitario. </p>



<p>Il contagio purtroppo non accenna ad arrestarsi, tant&#8217;è che ha coinvolto anche nostri connazionali e non si sa ancora come avvenga con esattezza. </p>



<p>Se il mondo globalizzato permette di muoversi da un luogo all&#8217;altro, i Paesi con un rischio più alto di diffusione sono quelli con situazioni socioeconomiche e sanitarie più compromesse, ma è anche vero che chi è povero difficilmente può spostarsi dal luogo in cui vive (e coloro che vorrebbero partire in maniera irregolare, se così malati, non vengono caricati sui barconi, nè possono affrontare un percorso a piedi). </p>



<p>Il continente africano è ricco di risorse minerarie, di risorse umane, di saggezza purtroppo, però, le condizioni delle popolazioni sono altamente disagiate a causa del malgoverno e dello sfruttamente da parte delle potenze occidentali: se le malattie si propagano, lì come qui, le persone hanno il diritto &#8211; fondamentale &#8211; alla cura, anche tramite la cooperazione internazionale, nel caso di Paesi come il Congo. </p>



<p>La Malaria sta colpendo, abbiamo scritto, principalmente neonati e ragazzini: sta colpendo il futuro. E non possiamo permettercelo. </p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Negoziati di pace sul Sudan: porre fine alla carestia deve essere la priorità assoluta</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Aug 2024 07:16:43 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p>Il popolo sudanese sta perdendo sempre più la speranza di fronte a iniziative di pace che non riescono a produrre cambiamenti”, secondo quanto riferito dall’Associazione per i popoli minacciati (APM), poco prima dei negoziati di pace previsti per il 14 agosto a Ginevra. Questi fanno parte di una serie di sforzi da parte di vari mediatori che finora non sono riusciti a portare a un cessate il fuoco duraturo in Sudan. Non è stato raggiunto nemmeno un accordo sulle vie di fuga sicure e sull’accesso agli aiuti umanitari urgentemente necessari.</p>



<p>Il fatto che ora non sia chiaro se i rappresentanti dell’esercito sudanese parteciperanno ai negoziati di pace, nonostante gli intensi sforzi degli Stati Uniti, riduce ulteriormente le possibilità di successo. Cosa deve ancora accadere, quanti altri bambini devono morire di fame, quante altre persone devono morire, quante altre città devono essere distrutte prima che i signori della guerra in Sudan siano finalmente costretti ad accettare almeno un cessate il fuoco?</p>



<p>Da mesi, le organizzazioni umanitarie e per i diritti umani si appellano ai politici internazionali affinché organizzino un processo negoziale concertato per esercitare una pressione reale. La gente in Sudan ha l’impressione che i negoziatori delle parti in conflitto partecipino ai negoziati pro forma per guadagnare tempo sul campo di battaglia. La situazione umanitaria sul campo è catastrofica. Oltre 775.000 persone sono gravemente minacciate dalla fame. Aiutarle e porre fine alla carestia deve essere la priorità dei negoziati.</p>



<p>La scorsa settimana, le organizzazioni umanitarie hanno pubblicato le foto dei bambini affamati del campo profughi di Zamzam. Zamzam è il più grande campo per sfollati del Sudan. Ad aprile vi vivevano 300.000 persone, ora probabilmente sono 800.000. Il campo si trova a sud di El Fasher, l’ultimo capoluogo di provincia del Darfur non ancora conquistato dalle forze paramilitari di supporto rapido (RSF). Secondo i resoconti locali, sabato scorso (10 agosto) si sono verificati nuovamente pesanti combattimenti a El Fasher. Circa 6.000 membri dell’RSF avrebbero cercato di conquistare definitivamente la città. Le forze di autodifesa hanno impedito loro di farlo.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Binyavanga Wainaina: uno scrittore controverso</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 08:47:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>Oggi vorrei approfondire uno scrittore che ho già menzionato nell&#8217;articolo di Novembre sullo scrivere di Africa. Lo scrittore in questione è Binyavanga Wainaina. Nato nel 1971, ha vinto vari premi letterari prestigiosi ed è uno dei più importanti scrittori africani<br>contemporanei.<br>L&#8217;autore è stato portabandiera dei diritti della comunità Lgbt; non ha vinto la sua battaglia contro l&#8217;AIDS ma quella contro i pregiudizi presenti in molti Paesi dell&#8217;Africa nei confronti della comunità omosessuale.<br>Conosceva bene diverse parti del suo continente, e del mondo, avendo vissuto a lungo in Sudafrica e in Inghilterra, e avendo pubblicato reportage giornalistici da diverse nazioni africane oltre che dal suo Kenya.<br>Molte sue colleghe lo hanno considerato e lo considerano un mentore, un maestro, un’ispirazione, oltre che un amico: dalla nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie a Petina Gappah.<br>Ma perché controverso? Il modo in cui lo scrittore ci racconta l&#8217;Africa è inedito per noi occidentali. Io per primo mi sono posto delle domande su alcune questioni.<br>La sua voce sarcastica e polemica colpisce l&#8217;Occidente ma anche l&#8217;Africa stessa, nessuno viene risparmiato.<br>Nel saggio &#8220;«Oxfamare* l’intero mondo nero» attacca la cultura degli aiuti: &#8220;Ciao carino, sei un orfano? Sei sudanese? Sei del Ciad? Sei una donna africana oppressa dal maschio africano? Vuoi un biscotto Oxfam? Sei stata violentata? Potresti non saperlo ma sei un’orfana e una profuga. Se sei black e sotto i dieci anni, per favore vieni a parlarci. Possiamo salvarti da te stessa. E possiamo salvarci da questi terribili esseri che siamo noi stessi. Aiutaci a Oxfamare l’intero mondo nero, per farne un posto migliore. Vogliamo darti il potere. No, tua madre non può farlo. Il tuo governo non può farlo. Il tempo non può farlo. … Nessuno può darti potere eccetto noi. E se tu non ci ascolti, i nostri malvagi – repubblicani americani, conservatori inglesi, petrolieri, cinesi, razzisti – verranno a farti fuori. Hai la scelta fra le nostre compassionevoli mammelle o le loro forze di mercato. Succhiando dal nostro amorevole seno sarai un vegano.<br>Elimineremo la tua impronta carbonica, il tuo testosterone, la tua dipendenza dalla religione. Sarai tenuto lontano dagli esseri cattivi, cioè da tutti gli uomini.&#8221;<br>È innegabile che il mondo delle ONG e delle missioni allevi il dolore di molte persone. Così com&#8217;è vero però che i flussi di aiuti crescenti dell&#8217;Occidente sono dovuti principalmente ai sensi di colpa postcoloniali che in realtà non rendono protagonista l&#8217;Africa come artifice del proprio destino. L&#8217;africano vede, ancora una volta, l&#8217;occidentale al centro di tutto.<br>In &#8220;Guida per l&#8217;aspirante dittatore&#8221; la critica interessa proprio l&#8217;Africa: &#8220;Espandi il tuo servizio di spionaggio reclutando gli individui più violenti e più leali che provengono dal tuo villaggio. Sii molto, molto gentile con il tuo esercito. Sii malvagio contro la tua polizia&#8221; o<br>ancora &#8220;Gli imperi coloniali si aspettavano poco dagli africani. Mantieni questa illusione.<br>Mantieni i tuoi cittadini in stato d’ignoranza, e improduttivi.&#8221;<br>Un&#8217;altra invettiva è per il Sudafrica, accusato di razzismo perché considera i &#8220;vicini cugini&#8221; troppo scuri di pelle, buoni solo per la magia nera.<br>Insomma, sembra che a Wainaina non piaccia nessuno; e invece no, perché si esprime con toni positivi nei confronti di Cina e India.<br>Questi due Paesi considerano il continente africano un vero mercato, a differenza di americani ed europei.<br>In territori dove la miseria abbonda, lo scrittore vede il diffondersi delle chiese protestanti ed evangeliche che&#8221;parlano meno del demonio e più della salute sessuale nel matrimonio, o degli investimenti in Borsa&#8221;, come un&#8217;opportunità.<br>Le considerazioni di Wainaina sono influenzate dai contatti con l&#8217;Occidente? Di sicuro. C&#8217;è anche da dire che gode la stima di molte sue colleghe, come abbiamo visto prima.<br>Personalmente, continuerò ad approfondire questo scrittore, mi fa riflettere e mi permette di mettermi in discussione.<br>E voi che ne pensate? Vi ho incuriosito?</p>



<p>*Oxfam è una famosa no profit per la lotta alle disuguaglianze e la povertà nel mondo</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Fermiamo il lavoro minorile nell&#8217;inferno delle miniere in Congo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 17:29:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Anna Mognaschi 12 giugno Giornata mondiale contro il lavoro minorile Siamo tutti molto contenti del progresso tecnologico degli ultimi anni verso un&#8217;economia green e sostenibile: la cosiddetta &#8220;transizione energetica&#8221;.Uno dei metalli più importanti,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p></p>



<p><strong>12 giugno Giornata mondiale contro il lavoro minorile</strong></p>



<p></p>



<p>Siamo tutti molto contenti del progresso tecnologico degli ultimi anni verso un&#8217;economia green e sostenibile: la cosiddetta &#8220;transizione energetica&#8221;.<br>Uno dei metalli più importanti, una risorsa strategica essenziale per la costruzione degli smartphone di ultima generazione, GPS, satelliti, TV al plasma, tablet, computer, ma non solo anche per le macchine elettriche, aerei e missili, è il coltan che insieme al cobalto servono per costruire le batterie al litio per alimentare i nostri device.<br>Il Congo è una repubblica democratica che si estende al centro dell&#8217;Africa, una terra piena di contraddizioni, di guerre interne che sommandosi alla povertà rendono l&#8217;esistenza della popolazione un inferno.<br>È una terra che accoglie anche un numero enorme di sfollati dai Paesi limitrofi: più di mezzo milione e sono soprattutto le ricchezze del sottosuolo ad alimentare conflitti e problematiche; la parte orientale del Congo è ricca di cobalto rame e oro, la parte a nord è la terra più ricca al mondo di coltan, il minerale più prezioso dell&#8217;oro.<br>Si stima che dal Congo provenga dal 60 all&#8217;80% del cobalto di tutto il mondo e sono per lo più i bambini a lavorare nelle miniere di cobalto (secondo l&#8217;UNICEF sono 40.000 i bambini sfruttati nelle miniere a cielo aperto). Questi piccoli minatori scavano a mani nude o con strumenti di fortuna, anche 12 ore al giorno tra il fango e acqua acida per una somma di 2 dollari al giorno; lavorano dopo la scuola, il sabato e la domenica o tutta la settimana se i genitori non riescono a pagare le tasse scolastiche visto che in Congo le scuole non sono gratuite; a causa del duro lavoro i bambini si ammalano di febbre tifoide, malformazioni ossee e muscolari e, inoltre, a causa dei crolli dei cunicoli, rischiano la morte e, dal momento in cui non ci sono dati sulle morti né sugli incidenti, spesso vengono seppelliti nella miniera stessa. Si parla di circa quattro milioni di morti in meno di dieci anni.<br>Le multinazionali come Microsoft e Apple si lavano la coscienza comprando solo da grandi rivenditori autorizzati, facendo finta di non sapere che questi, a loro volta, comprano il coltan dai piccoli possidenti di miniere che hanno come mano d&#8217;opera soprattutto bambini dai 7 ai 16 anni.<br>La situazione del lavoro minorile è così grave da essere stata inserita al punto 8 del Piano di sviluppo sostenibile dell’ONU che si propone di eliminare il lavoro minorile e la schiavitù moderna in tutte le sue forme entro il 2030.<br>Amnesty International sta facendo di tutto per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica mondiale attraverso l&#8217;adozione a distanza, petizioni e un appello: &#8220;Chiediamo al Governo della Repubblica democratica del Congo di fermare ora questa barbarie e di mettere in atto tutte le misure per affrontare la salute dei bambini, i loro bisogni fisici, educativi, economici e psicologici&#8221;.<br>A tal proposito, dalla fine del 2020, iI Ministero nazionale delle miniere della RdC, rappresentato da Willy Kitobo Samsoni, si è aggiunto al Comitato direttivo della Cobalt Action Partnership (CAP), dimostrando la presenza del governo nel settore.<br>La CAP è stata formalizzata nel maggio 2020 come una coalizione di organizzazioni pubbliche e private unite per l’estrazione sostenibile ed etica del cobalto. Le parti interessate si impegnano a identificare soluzioni e azioni nei settori privato, pubblico e non-profit al fine di regolamentare l’estrazione e la vendita del cobalto artigianale e minerario, promuovere l’accesso al mercato globale per i produttori, sradicare il lavoro minorile e le violazioni dei diritti umani nelle comunità minerarie del cobalto.<br>Il 2030 è vicino:speriamo che si ponga fine a questo inferno.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. HIV: dati incoraggianti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2023 10:39:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Il primo dicembre è la giornata mondiale per la lotta contro l&#8217;HIV, ma questo è solo uno dei motivi che mi porta a parlare di questo virus.<br>E&#8217; ancora viva l&#8217;attenzione su questo tema? La situazione in Africa è immutata? L&#8217;Iss riferisce che quest&#8217;anno, in Italia, tra gli over 50, la quota delle diagnosi tardive (con una situazione immunitaria compromessa) arriva all&#8217;80%. Alla luce del dato appena fornito, non possiamo di certo affermare che colpisca solo ragazzi disattenti e disinformati.<br>L&#8217;Africa, però è ancora il Paese più colpito dalla pandemia di HIV.<br>L&#8217;origine del virus non è del tutto chiara. Ha compiuto un salto di specie dai primati all&#8217;uomo e secondo alcuni epidemiologi si è inizialmente diffusa, nei primi del &#8216;900, nelle metropoli coloniali africane come il Congo, a seguito dei processi di inurbamento e di concentrazione della popolazione.<br>La scarsa resistenza dell&#8217;HIV rende poco accreditata l&#8217;ipotesi secondo cui l&#8217;uso di siringhe non sterili abbia contribuito alla diffusione del virus.<br>E&#8217; decisamente più probabile che ci sia una correlazione tra i piani di aggiustamento strutturale imposti dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale e la pandemia. I piani di aggiustamento già citati, infatti, portarono al collasso dei sistemi sanitari, all&#8217;impoverimento della popolazione e conseguentemente al fatto che molte donne per sopravvivere si trovarono costrette a<br>mercificare il proprio corpo.<br>Che dire però della situazione attuale? Alcuni Paesi come Botswana, Ruanda, Eswatini, Tanzania, e Zimbabwe hanno attuato politiche efficaci nel contenere i contagi e curare i malati di Aids. Si è raggiunto il cosidetto “95-95-95”: il 95% delle persone che vivono con il virus è consapevole del proprio stato, il 95% di queste persone è in trattamento antiretrovirale e il 95% di coloro che sono in trattamento ha carica virale non rilevabile (e perciò non trasmissibile). Altri 16 Paesi , di cui otto in Africa sub-sahariana, regione in cui vive una buona parte delle persone HIV positive del mondo, sono sulla buona strada raggiungere questo obiettivo.<br>I programmi di sensibilizzazione dei Paesi africani “virtuosi” sono basati sulle comunità e non stigmatizzano le popolazioni più a rischio, come omosessuali, sex-worker o tossicodipendenti. I governi di questi Paesi hanno pensato a programmi che affrontano le disuguaglianze e forniscono finanziamenti adeguati.<br>Tornando nel nostro Paese, segnalo l&#8217;associazione con cui sono venuto in contatto per sapere di più sul virus, si tratta di ASA. L&#8217;associazione non fornisce solo informazioni, ma svolge una serie di attività di sensibilizzazione e supporto. Ecco il sito: asamilano30.org</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Scrivere d&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 09:19:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>E&#8217; da un po&#8217; di mesi che mi occupo di questa rubrica, che scrivo sulla situazione del continente africano. Non sono mai stato in Africa e sinceramente ho iniziato a scrivere senza troppa preparazione, ma spinto dalla voglia di fare.<br>Nel documentarmi, mi sono imbattuto nel libro “Parlare d&#8217;Africa – 50 parole chiave” di Luca Jourdan e Karin Pallaver pubblicato dalla Carocci. Il libro analizza proprio come i mass-media parlano di Africa. Leggendo questa pubblicazione, mi sono reso conto che forse sono stato un po&#8217; incosciente, diventare retorici è molto facile.<br>Il testo è una sorta di glossario, le 50 parole chiave appunto, necessarie per orientarsi nella storia e nell&#8217;attualità del continente africano. Adatto per chi, come il sottoscritto, si approccia per la prima volta o quasi, all&#8217;argomento. Un altro obiettivo del libro è di decostruire strereotipi. Gli autori si sono concentrati soprattutto sull&#8217;Africa subsahariana, ovvero l&#8217;area maggiormente interessata a luoghi comuni e rappresentazioni scorrette.<br>Non conosci l&#8217;Africa e vuoi saperne di più? Ti consiglio proprio questo libro. Ogni voce è volutamente breve e permette al lettore di acquisire le informazioni in modo chiaro e coinciso.</p>



<p><br>Concludo riportando passi di un saggio provocatorio di Binyavanga Wainaina (andate a vedere di chi si tratta) pubblicato su <em>Granta </em>nel 2005:<br>&#8220;Nel titolo, usate sempre le parole &#8216;Africa&#8217;, &#8216;nero&#8217;, “safari”. Nel sottotitolo, inserite termini come &#8216;Zanzibar&#8217;, &#8216;masai&#8217;, &#8216;zulu&#8217;, &#8216;zambesi&#8217;, &#8216;Congo&#8217;, &#8216;Nilo&#8217;, &#8216;grande&#8217;, &#8216;cielo&#8217;, &#8216;ombra&#8217;, &#8216;tamburi&#8217;, &#8216;sole&#8217; o &#8216;antico passato&#8217;. Altre parole utili sono &#8216;guerriglia&#8217;, &#8216;senza tempo&#8217;,<br>&#8216;primordiale&#8217; e &#8216;tribale&#8217;.<br>Mai mettere in copertina (ma neanche all’interno) la foto di un africano ben vestito e in salute, a meno che quell’africano non abbia vinto un Nobel. Usate, piuttosto, immagini di persone a torso nudo con costole in evidenza. Se proprio dovete ritrarre un africano, assicuratevi che indossi un abito tipico masai, zulu o dogon.<br>Nel testo, descrivete l’Africa come se fosse un paese caldo, polveroso con praterie ondulate, animali e piccoli, minuscoli esseri umani denutriti. Oppure caldo e umido, con popolazione di bassa statura che mangia scimmie. Non perdetevi in descrizioni accurate, l’Africa è grande: cinquantaquattro nazioni e novecento milioni di persone troppo impegnate a soffrire la fame, morire, combattere o emigrare per aver tempo di leggere il vostro libro.<br>Il continente è pieno di deserti, giungle, altipiani, savane e molti altri paesaggi, ma questo non interessa ai vostri lettori. Fate delle descrizioni romantiche, evocative, senza esagerare con i dettagli.<br>Ricordatevi di dire che gli africani hanno la musica e il ritmo nel sangue e che mangiano cose che nessun altro uomo è in grado di mangiare. Non citate mai riso, carne e grano: preferite, tra i piatti tipici del continente nero, cervello di scimmia, capra, serpente, vermi, larve e ogni sorta di selvaggina. E ricordatevi anche di aggiungere che voi siete riusciti a mangiare questi cibi e anzi che avete imparato a farveli piacere.</p>



<p>Soggetti vietati: scene di vita quotidiana, amore tra africani, riferimenti a scrittori o intellettuali, cenni a bambini scolarizzati che non soffrano di framboesia, Ebola o abbiano subìto mutilazioni genitali. Nel libro adottate un tono di voce sommesso e ammiccante con il lettore e un tono triste, alla “era esattamente quello che mi aspettavo”.<br>Chiarite subito che il vostro progressismo è senza macchia e dite quanto amate l’Africa e come vi sentite in armonia con quella terra e anzi, non potete viverne lontani. L’Africa è l’unico continente che si può amare: approfittatene! Se siete uomini, descrivete le torride foreste vergini. Se siete donne, parlate dell’Africa come di un uomo in giubbotto multitasche che sparisce nel tramonto.<br>L’Africa è da compatire, adorare o dominare. Ma qualsiasi punto di vista scegliate, assicuratevi di dare l’impressione che senza il vostro intervento l’Africa sarebbe spacciata…&#8221;.</p>



<p><br></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Le ragioni dei colpi di Stato nell&#8217;Africa francofona</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 12:11:33 +0000</pubDate>
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<p>di Filippo Cinquemani </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17180" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>FILE -An unidentified representative of the junta waves from a military vehicle as Malians supporting the overthrow of President Ibrahim Boubacar Keita gathers to celebrate in the capital Bamako, Mali., on Aug. 21, 2020. The United States warned Mali’s military government Wednesday, April 12, 2023, that it would be “irresponsible” for the United Nations to continue deploying its more than 15,000 peacekeepers unless the western African nation ends restrictions including on operating reconnaissance drones and carries out political commitments toward peace and elections in March 2024.  (AP Photo/File)</figcaption></figure>



<p><a href="https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2021/09/06/guinea-golpe-terzo-mandato-conde?utm_source=rss&utm_medium=rss">Guinea</a>, <a href="https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2022/01/11/mali-elezioni-sanzioni?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mali</a>, <a href="https://www.internazionale.it/magazine/boubacar-sanso-barry/2022/10/06/i-militari-fuori-dalla-politica?utm_source=rss&utm_medium=rss">Burkina Faso</a>, <a href="https://www.internazionale.it/notizie/2023/07/31/golpe-occidente-jihadisti-migranti?utm_source=rss&utm_medium=rss">Niger</a> e il 30 agosto scorso anche il Gabon: ben cinque Paesi francofoni dell’Africa hanno vissuto colpi di stato militari nel giro di pochi anni.</p>



<p>Il motivo? Il fallimento degli Stati postcoloniali, creati sotto una forte influenza francese e caratterizzati da due fasi, una autoritaria e l’altra democratica, o meglio pseudo-democratica.</p>



<p>Torniamo un po&#8217; indietro nel tempo: negli anni Sessanta diverse colonie francesi sono divenute indipendenti, ma la Francia ha continuato a mantenere un forte controllo su questi territori.</p>



<p>Jacques Foccart, uomo d&#8217;affari e diplomatico, ha avuto un ruolo di primo piano nel preservare gli interessi francesi in Africa. Soprannominato appropriatamente “Monsieur Afrique”, Foccart fu dapprima uomo di fiducia di de Gaulle e successivamente continuò a lavorare nell&#8217;ombra sino alla presidenza di Chirac.</p>



<p>Con l&#8217;indipendenza dell&#8217;Algeria nel 1962, Parigi volle assicurarsi il controllo del petrolio delle ex colonie. A questo scopo, Foccart strinse un&#8217;alleanza con il presidente del Gabon, Omar Bongo. Sostenuto da Foccart, Bongo ha guidato il Gabon fino alla sua morte, nel 2009. Poi il figlio, Ali Bongo Ondimba, ha preso il suo posto fino al golpe del mese scorso, finalmente arrivato dopo quasi sessant’anni di dominio dei Bongo.</p>



<p>Con la caduta del muro di Berlino, la Francia ha vincolato gli aiuti francesi alla democratizzazione del regime. In paesi come Gabon e Camerun si sono stabilite democrazie senza alternanza e soprattutto senza alcun freno alla corruzione.</p>



<p>Oggi, l&#8217;inganno politico francese ha smesso di incantare e gli interessi economici francesi nel continente si sono ridotti, con l’eccezione proprio del Gabon. Le nuove generazioni non sopportano più di essere mal governate e, inoltre, i militari si presentano come salvatori della patria. I colpi di Stato sono, quindi, l&#8217;unica speranza per porre fine ad anni e anni di regimi autoritari.</p>



<p>Questa però, è solo una chiave di lettura di ciò che sta avvenendo in Africa, non poche voci autorevoli pensano, che in realtà, gli africani continuino ed essere “pedine” manovrate dagli interessi dei cosiddetti “poteri forti”.</p>
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