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	<title>A Ciambra Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>A Ciambra. Raccontare la comunità Rom in Calabria con gli occhi di un ragazzino</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Sep 2017 09:38:53 +0000</pubDate>
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<p>Ci vuole coraggio per realizzare un film come <i>La Ciambra</i> e il regista, Jonas Carpignano, con la sua troupe, ne ha avuto tanto. E&#8217; andato presso la comunità Rom nella piana di Gioia Tauro, in Calabria, per girare un&#8217;opera documentaristica sorretta da una sceneggiatura scarna, ma efficace, all&#8217;interno di quel territorio e nella sua quotidianità.</p>
<p>La Calabria è terra arida e generosa, dura e affettuosa quando e con chi vuole; Gioia Tauro è a pochi chilometri da Rosarno, area popolata da varie etnie e infestata dalla &#8216;ndrangheta.</p>
<p>In questo ambiente si muove Pio, il protagonista. Il fratello maggiore e il padre sono stati arrestati e lui resta con le sorelle e i nonni nella casa fatiscente, a recuperare un po&#8217; di denaro per pagare le bollette attraverso furti di auto e di merci da rivendere al mercato nero o per richiederne un riscatto.</p>
<p>Pio ha quattordici anni: sguardo diretto tradito dagli occhi all&#8217;ingiù, espressione strafottente tradita dalla paura per la velocità dei treni, lingua lunga tradita dal bisogno di una carezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella Ciambra i bambini invece del latte, iniziano a fumare già a tre anni; i ragazzi non sanno leggere; le adolescenti sono madri premature. Uomini e donne si arrabattano per campare, seguendo regole di un&#8217;etica antica – quella Rom – che si stanno sgretolando di fronte a un mondo che fagocita tutto e tutti nel vuoto di senso generale. Il nonno di Pio, capostipite di una famiglia numerosa, poco prima di morire ricorda al nipote quando erano nomadi, quando si viveva di artigianato e di musica, quando non si doveva fare la guerra con nessuno. Ma il nonno muore e, con lui, anche le tradizioni e la proposta di una società e di un modo di vivere diversi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/a-ciambra-loc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9373" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/a-ciambra-loc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="290" height="414" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/a-ciambra-loc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 290w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/a-ciambra-loc-210x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a></p>
<p>Carpignano (madre afroamericana e padre italiano) torna ai temi a lui cari, già affrontati nel cortometraggio intitolato <i>A Chjana</i> e nel film <i>Mediterranea</i>, calandosi all&#8217;interno dell&#8217;humus sociale e antropologico senza esprimere giudizi e così facciamo anche noi. Mostra con attenzione, cerca di capire i motivi e le necessità di persone che vivono ai margini, sta addosso ai personaggi, ricordando la lezione del Neorealismo e dei Dardenne. Se c&#8217;è un difetto, in questo racconto, è dato dal montaggio e dai tempi un pochino lunghi, ma bisogna anche ammettere che non debba essere stato facile selezionare le scene e le situazioni da proporre al pubblico, quando lo sguardo si pone su un microcosmo così lontano e così vicino al nostro. “Lontano” per la mentalità, dove l&#8217;illegalità è normale, dove la galera è la seconda casa, dove i minori vedono il mondo con gli stessi occhi disillusi degli adulti. “Vicino” perchè le donne cucinano per i loro uomini, perchè i ragazzini si innamorano, perchè l&#8217;amicizia può nascere (se si vuole) anche tra un quattordicenne Rom e un uomo africano. Tutti, poi, schiacciati dal morso crudele e asfissiante degli “italiani”, quelli che chiedono il pizzo, quelli che minacciano, quelli che conoscono solo il linguaggio della ritorsione e della violenza.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/67196_ppl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9374" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/67196_ppl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="644" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/67196_ppl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 644w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/67196_ppl-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 644px) 100vw, 644px" /></a></p>
<p>Fotografia scura, con qualche sprazzo di luce, come nella difficoltà del vivere emerge ogni tanto un gesto di affetto; musica moderna e del Passato perchè i Rom e la Calabria sono incastrati a metà tra il bisogno di andare avanti e l&#8217;ancoraggio a retaggi culturali lontani, giusti e sbagliati che siano.</p>
<p><i>A Ciambra</i> è stato presentato all&#8217;ultima edizione del Festival di Cannes, co-prodotto da Martin Scorsese: non è un&#8217;opera facile, in dialetto con i sottotitoli, ma è uno spaccato importante per aprire gli occhi verso una realtà che facciamo finta di non vedere e non si tratta solo di Rom, ma di un degrado che riguarda molti italiani in molte periferie di questo nostro Paese in cui lo Stato viene troppo spesso a mancare, dove le forze dell&#8217;ordine fanno retate e picchiano, dove mancano centri di socializzazione, dove non si combatte la dispersione scolastica, dove cioè si ha paura di inoltrarsi. Complimenti, quindi, a chi invece ha avuto il coraggio di farlo, come dicevamo, e un saluto a Pio, a Iolanda, a Damiano, a Cosimo, a tutta la famiglia Amato, augurando loro di trovare un posto in questo mondo in cui non ci sia bisogno di sopravvivere e di diventare “uomini” di colpo, rinunciando al tempo della crescita e della consapevolezza.</p>
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