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	<title>abitazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Modelli abitativi per la disabilità: le strutture residenziali sono alternative valide?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 09:16:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Camilla Mercadante Il 9 luglio scorso, su Superando.it, Giovanni Marino — Presidente Nazionale di ANGSA (Associazione Nazionale Genitori PerSone Autistiche) — ha pubblicato un articolo che ha sollevato molte polemiche (https://superando.it/2025/07/09/le-residenze-non-sono-istituti-ma-modelli-abitativi-progettati-a-misura-dei-bisogni-assistenziali-delle-persone/).Secondo il testo,&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ca.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="683" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ca-683x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18099" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ca-683x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ca-200x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ca-768x1152.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ca.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di  Camilla Mercadante </p>



<p></p>



<p>Il 9 luglio scorso, su Superando.it, Giovanni Marino — Presidente Nazionale di ANGSA (Associazione Nazionale Genitori PerSone Autistiche) — ha pubblicato un articolo che ha sollevato molte polemiche (<a href="https://superando.it/2025/07/09/le-residenze-non-sono-istituti-ma-modelli-abitativi-progettati-a-misura-dei-bisogni-assistenziali-delle-persone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://superando.it/2025/07/09/le-residenze-non-sono-istituti-ma-modelli-abitativi-progettati-a-misura-dei-bisogni-assistenziali-delle-persone/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).<br>Secondo il testo, infatti, le persone con disabilità impattanti non avrebbero la possibilità di autodeterminarsi. Di conseguenza, non si dovrebbe garantire un diritto universale alla libertà di scelta, ma andrebbe riconosciuto solo quando<br>l’individuo è “in grado di intendere e volere”. Chi non rientra in questo schema — per l’autore — dovrebbe essere collocatə in strutture residenziali, da lui definite “modelli abitativi progettati a misura dei bisogni assistenziali”.<br>Marino afferma inoltre che lo Stato italiano, attualmente, risponde meglio ai bisogni di chi ha meno necessità oggettive favorendo percorsi di vita indipendente anche laddove (a suo giudizio) non ci sarebbero condizioni sufficienti.<br>Incoerentemente, però, sottolinea che spesso le famiglie che si fanno carico dell’assistenza dellə propriə figliə con disabilità complesse sono lasciate sole, mentre le persone disabili più autonome riceverebbero maggiori risorse socio- economiche e visibilità pubblica.</p>



<p>In breve, il suo ragionamento si potrebbe riassumere così: non tutti i soggetti con disabilità dovrebbero avere accesso agli stessi diritti, perché non tutti sarebbero in grado di gestirli. Al contrario, chi insiste troppo sull’autonomia e la libertà rischierebbe — sempre secondo il Presidente di ANGSA — di sostenere un’ideologia astratta, scollegata dalla realtà, che finisce per trascurare<br>le esigenze di chi ha davvero bisogno.<br>Questo è il quadro che propone.</p>



<p>Ecco cosa c’è che non va — e perché dobbiamo dire le cose come stanno.<br>Prima di tutto, smettiamola di raccontare che gli istituti siano modelli abitativi su misura. È un falso mito. Nella maggioranza dei casi, non sono né case, né luoghi di cura dignitosa. Sono strutture dove le persone vengono private della<br>libertà, dove ogni gesto — dai pasti agli orari, dai rapporti sociali ai desideri — è regolato da protocolli, orari rigidi e logiche istituzionali che cancellano l’individualità. Le chiamano “residenze”, ma sono resti moderni di un sistema istituzionalizzante che non ha mai dato davvero spazio ai diritti e dove — ricordiamoci — per decenni sono stati compresi i manicomi, fino alla Legge di Basaglia del 1978.<br>Le persone disabili che vivono in tali strutture non hanno quindi una vera possibilità di scegliere, né come vivere, né con chi. Quella non è vita, è sopravvivenza organizzata da altrə. E sapete perché lo so? Perché conosco<br>persone disabili completamente isolate che vivono in queste cosiddette “residenze”.<br>Poi c’è il nodo più tossico dell’articolo: la retorica della disabilità “vera” contro quella “furba”. Marino insinua che esistano persone disabili “approfittatrici” e “scaltre”, che manipolerebbero il sistema per ottenere più di quanto spetti loro, anche economicamente. Le definisce perfino “nababbi” e “casi umani commoventi”. Sarebbero questi i soggetti che godrebbero della benevolenza dello Stato, mentre gli altri nuclei familiari in difficoltà vengono ignorati.<br>Eppure, questo è un modo infame di spaccare il fronte, di dividere la comunità tra disabili meritevoli e disabili sospettə. È un buon metodo per delegittimare chi combatte, chi si espone, chi denuncia, chi parla in prima persona.   L&#8217;ennesima tecnica con cui si prova a far tacere le persone disabili adulte, in particolare quelle che rivendicano i propri diritti. È una forma velata ma<br>violenta di colpevolizzazione: se chiedi libertà, sei ideologicə; se parli, sei falsə; se sogni una vita diversa, stai togliendo qualcosa a qualcun altrə.<br>Marino poi continua a parlare delle famiglie — come se fossero gli unici personaggi legittimi in questa storia. E invece no. Le persone disabili non sono proprietà privata, e neppure eternə bambinə. Abbiamo idee, sogni e voci.<br>Abbiamo diritto a dire: “È la mia vita, e la voglio vivere a modo mio.”<br>Infine, c’è un’ipocrisia insostenibile nel dire che la libertà debba essere concessa solo a chi può comprenderla appieno. Allora perché le persone con disabilità intellettive, o autistiche non verbali, non vengono messe nelle condizioni di usare forme di comunicazione alternativa e aumentativa per esprimere i loro desideri reali? Perché si nega loro la possibilità di essere ascoltate con altri linguaggi, invece di “sostituirle” con frasi altrui?<br>Non è vero che la vita indipendente è una moda culturale, ma una battaglia di civiltà.<br>Non è vero che gli istituti rispettano la dignità. Molte la cancellano.<br>Non è vero che chiedere diritti è un abuso, bensì è un atto di giustizia.<br>Noi vogliamo vivere, non essere gestitə.<br>Vogliamo rispetto, non assistenza senz’anima.</p>



<p>Vogliamo supporto, non controllo.<br>E sì, vogliamo scegliere, anche se ciò disturba chi è abituatə a decidere tutto per noi.<br>Basta paternalismo. Basta colpevolizzazioni. Basta bugie.<br>Chi continua a proporre strutture come “modello abitativo” si prenda la responsabilità di chiamarle con il loro vero nome: luoghi dove spesso si sopravvive, ma non si vive.<br>Ci avete rinchiuso troppo a lungo nei vostri modelli. Adesso costruiremo i nostri mondi, e non saranno gabbie.<br>E un’ultima cosa, forse la più urgente: le parole contano. Quando chi ha potere descrive ə disabili come “nababbə”, “approfittatorə”, “casi umani commoventi” o “scaltrə”, sta facendo violenza. Sta deformando la realtà, creando mostri sociali e alimentando odio. Sta rendendo più difficile la vita a chi lotta quotidianamente per sopravvivere, autodeterminarsi, amare, scegliere.<br>Perché le parole costruiscono immaginari, leggi, sguardi, pratiche… che possono segregare o liberare.<br>E noi utilizzeremo le parole per liberarci.<br>Ho deciso di sostenere la lettera aperta indirizzata ad ANGSA (<a href="https://personecoordnazionale.it/istituzionalizzazione-non-retoriche-accomodanti-ma-un-cambiamento-strutturale/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://personecoordnazionale.it/istituzionalizzazione-non-retoriche-accomodanti-ma-un-cambiamento-strutturale/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) perché credo in una società che non escluda nessunə, in cui noi persone disabili e/o autistiche non siamo oggetti di mercificazione e narrazione,<br>ma soggetti attivi nelle NOSTRE decisioni.<br>Tra ə primə 200 e più firmatariə ci sono:<br>• PERSONE – Coordinamento Nazionale Contro la Discriminazione delle Persone con Disabilità<br>• Neuropeculiar APS<br>• Tantissime persone autistiche e disabili.<br>Per firmarla, dovete inviare una mail a personecoordnazionale@gmail.com con il vostro nome e cognome (o il titolo della vostra realtà associativa), specificando la lettera che volete sottoscrivere.<br>Facciamoci sentire. Adesso!</p>



<p></p>



<p>Articolo editato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale*</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. La Pista. La situazione nel confine tra Colombia e Venezuela</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 08:42:28 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17028" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela-300x200.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela-768x512.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Cartone, latta, fango, oggetti riciclati, rifiuti, macerie; sono i materiali con cui cittadini colombiani e venezuelani hanno costruito le loro case in “La Pista”, una striscia di terra lunga due chilometri dove un tempo atterravano e decollavano gli aerei da e per la città di Maicao, al confine con il Venezuela. L’invasione è iniziata sette anni fa, quando diverse famiglie colombiano-venezuelane si sono stabilite in quest&#8217;area abbandonata, per necessità, perché non avevano un altro posto dove andare. Si stima che ora ci siano quasi 13.000 persone. Sopravvivono di commercio informale, riciclando e realizzando oggetti di artigianato che poi vendono come meglio possono, il tutto per comprarsi il pane quotidiano. Un uomo passa per le strade fangose con un asino che funge da cisterna, vendendo acqua in piccole bottiglie. Gli anni sono passati e “La Pista” è ora grande, occupa diversi isolati, circa 12.</p>



<p>Chi abita qui? Una consistente emigrazione venezuelana, la maggioranza forma parte della comunità Wayuu, un&#8217;etnia indigena che si trova in gran parte nello stato di Zulia (Venezuela) e La Guajira (Colombia).</p>



<p>È a tutti gli effetti un campo profughi. Il più grande dell&#8217;America Latina.</p>



<p>L&#8217;UNHCR ha un ufficio a Maicao e fa il possibile per aiutarli, facendo pressione al governo locale affinché possano avere per lo meno i due servizi di base: acqua ed elettricità.</p>



<p>Uno dei maggiori problemi è la popolazione infantile. I bambini non possono andare a scuola, passano le giornate come cani randagi in cerca di qualche gioco da fare, passeggiando e curiosando per il campo, sono costantemente minacciati dalla criminalità, dalla guerriglia e dalle bande che potrebbero reclutarli o avvicinarli al consumo di droga, nonché prede facili per le malattie infettive.</p>



<p>Come in tutti gli insediamenti abusivi, emergono dei leader, uomini e donne che prendono il comando e gestiscono le situazioni difficili per conto dei loro vicini. Uno di loro è Yusmelina Avila. In un articolo apparso su <a href="https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-65501349?utm_source=rss&utm_medium=rss">BBC Mundo</a> lo scorso giugno, si legge che Yusmelina gestisce un centro di formazione per bambini chiamato <em>Aldeas</em>. Infermiera in Venezuela, &#8220;Nessuno&#8221; in Colombia. Sopravvive facendo e vendendo dolci insieme al marito. Dice: &#8220;Le famiglie numerose sono una parte essenziale della cultura Wayuu. Qui a “La Pista” ci sono madri single di 23 anni che hanno fino a dieci figli. Si stima che un terzo della popolazione sia minorenne. Si presume che la gente sia venuta qui perché ci sono servizi di assistenza migliori, e sì, la Colombia ha fornito protezione, ci sono metodi contraccettivi, ma la gente non lo fa (…) E non ci sono abbastanza scuole per così tanti bambini, e quelle che ci sono non sono abbastanza buone.<br>La maggior parte di loro è costretta a frequentare le scuole nelle <em>rancherías</em>, un formato unico nella zona, dove gli insegnanti danno priorità al numero di bambini accolti piuttosto che alla qualità dell&#8217;istruzione. Vengono pagati per ogni alunno registrato”.</p>



<p>Agghiacciante pensare al futuro di questi bambini, tanti non sanno nemmeno leggere, pensare a quando piove in una zona fangosa come quella, alle malattie, alla denutrizione, agli anziani, alla rete fognaria che non esiste, all’insicurezza durante la notte buia, alle ragazze che non hanno una famiglia che le protegga…</p>



<p>I governi colombiani hanno fatto molte promesse per aiutare la popolazione di “La Pista”, ma non è stato fatto nulla di concreto. Nulla di nuovo. Guardiamo a nord, a sud, a est e a ovest del mondo, siamo circondati da campi profughi. Sono l&#8217;unica a porsi delle domande?<br><br></p>
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		<title>I servizi di accoglienza per le persone senza dimora e l’emergenza Covid-19: #vorreirestareacasa</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 08:25:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da binario95.it) Una riflessione necessaria, in questi giorni di emergenza, sulla condizione che le persone senza dimora e i servizi di accoglienza sono chiamati a fronteggiare. Come riusciranno, queste persone, che non hanno un’abitazione,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da binario95.it)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="767" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-1024x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13707" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-1024x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-768x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h2>Una riflessione necessaria, in questi giorni di emergenza, sulla condizione che le persone senza dimora e i servizi di accoglienza sono chiamati a fronteggiare. Come riusciranno, queste persone, che non hanno un’abitazione, ad affrontare un potenziale isolamento? In tanti, al Binario 95, il centro di accoglienza alla Stazione Termini di Roma, ci dicono:&nbsp;<strong>#vorreirestareacasa</strong>, ma qual è la mia casa?</h2>



<h2><strong>Persone senza casa</strong></h2>



<h2>Una persona senza dimora è una persona che non ha un’abitazione e, in molti casi, non ha una residenza. Secondo la&nbsp;<a href="https://www.feantsa.org/download/it___8942556517175588858.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">classificazione ETHOS di FEANTSA</a>&nbsp;(Federazione Europea delle organizzazioni che lavorano con persone senza dimora), esistono quattro categorie per individuare la grave esclusione abitativa:</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone senza tetto;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone prive di una casa;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone che vivono in condizioni di insicurezza abitativa;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone che vivono in condizioni abitative inadeguate.</h2>



<h2>Tutte queste categorie stanno comunque ad indicare l’assenza di una (vera) casa. Dalle persone che vivono in strada o in ricoveri di fortuna a quelle accolte in centri di accoglienza e dormitori, passando da chi è ospite in strutture per rifugiati e richiedenti asilo, fino a tutti coloro utilizzano mense sociali, servizi a bassa soglia e di orientamento per rispondere alle proprie necessità in assenza di una dimora.</h2>



<h2>Oltre a non avere una casa nella quale isolarsi, le persone senza dimora sono comunque costrette ad utilizzare le mense per nutrirsi e i centri di accoglienza per dormire, entrambi luoghi in genere affollati e promiscui, nei quali la distanza minima non può essere, in molti casi, rispettata.</h2>



<h2>Chi non ha un’abitazione, inoltre, pur avendo compreso la gravità della situazione e sforzandosi con buona volontà di rispettare le regole, ha molta difficoltà ad adeguarsi alle norme igieniche di base previste dal DPCM, per non parlare della complessità nel reperire i dispositivi di protezione, perché non ne ha le possibilità economiche.</h2>



<h2><strong>Rischi per i servizi di accoglienza</strong></h2>



<h2>I servizi attuali, quali centri di accoglienza e dormitori, non sarebbero in grado di garantire assistenza agli ospiti positivi al virus. Nel caso in cui un solo ospite si ammalasse, tutta la struttura potrebbe essere preclusa e, se messa in quarantena, verrebbe meno il servizio per altre decine di utenti.</h2>



<h2>Se il problema si estendesse a livello nazionale tra i servizi di accoglienza, dormitori, ma anche tra mense, sportelli di orientamento e servizi di bassa soglia, il rischio, da scongiurare assolutamente, sarebbe la tentazione di voler chiudere tutto il sistema di supporto alle persone senza dimora riportando in strada almeno 50.000 uomini e donne (stima Istat 2014) che peraltro, avendo scarse risorse per fronteggiare il virus, sarebbero potenziali veicoli di contagio.</h2>



<h2>Per superare queste difficoltà occorre uno sforzo congiunto tra pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore che si occupano di persone senza dimora. Uno sforzo che sia orientato al mantenimento dei servizi in sicurezza e alla predisposizione di luoghi di potenziale autoisolamento per le persone senza dimora che dovessero essere malate; che faciliti la distribuzione presso i centri di presidi come maschere, guanti e gel; che sia orientato ad accettare che la vita dei centri di accoglienza possa cambiare in termini di orari e procedure, in modo da fare fronte a questo momento di crisi con la necessaria flessibilità anche amministrativa.</h2>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13708" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<h2><strong>Cosa stiamo facendo nelle nostre strutture?</strong></h2>



<h2>Nel frattempo a Roma, al Binario 95, all’Help Center al magazzino Nextop MSC e al Rifugio Sant’Anna per donne fragili, così come anche negli altri centri partner della nostra rete nazionale, gli operatori continuano a fornire l’assistenza necessaria a chi ha più bisogno, con una giusta informazione sulle procedure da adottare in caso di rischio, attraverso una cartellonistica multilingue semplificata e ben visibile. Sono stati, inoltre, predisposti i dispositivi di sicurezza, quali gel, mascherine e fazzoletti, e sono state intensificate le pulizie delle superfici e degli ambienti, con una sanificazione ad hoc delle docce, dopo ogni utilizzo. Ci si attiene al rispetto della distanza minima di sicurezza e al contingentamento dell’afflusso delle persone negli ambienti unici, ma soprattutto si cerca anche di ridare conforto e vicinanza a chi, senza casa e senza famiglia, sta in questi giorni vivendo momenti di particolare tensione e di paura sentendosi ancora più isolato.</h2>



<h2>“Informare, proteggere, organizzare, queste le parole d’ordine nelle nostre strutture di accoglienza – afferma&nbsp;<strong><em>Alessandro Radicchi, &nbsp;fondatore del&nbsp;<a href="https://www.binario95.it/i-servizi-di-accoglienza-per-le-persone-senza-dimora-e-lemergenza-covid-19/www.binario95.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Binario 95</a></em></strong>&nbsp;<strong>e direttore dell’<a href="https://www.binario95.it/i-servizi-di-accoglienza-per-le-persone-senza-dimora-e-lemergenza-covid-19/www.onds.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Osservatorio nazionale della solidarietà nelle stazioni italiane&nbsp;</a></strong>-, dobbiamo proteggere le persone senza dimora che ospitiamo e tutelare il lavoro dei nostri operatori. Chiediamo alle istituzioni, comunali in particolare, di non lasciarci soli&nbsp;<strong>ed iniziare a pensare da subito alla possibilità di predisporre dei luoghi dedicati alla quarantena di chi una casa non la ha</strong>. Guardando al futuro, penso che questa emergenza debba spingerci a rivedere il sistema di accoglienza, ripensando il ruolo dei centri e dando il giusto valore all’estrema responsabilità di cui si fanno carico nel sostenere persone che non hanno altre forme di supporto, come la famiglia. Bisognerà ripensare agli investimenti sull’housing, all’importanza di centri più piccoli, meno legati ai grandi numeri, al dialogo con il servizio sanitario nazionale, che in molti luoghi è già estremamente proficuo. L’emergenza sta cambiando la nostra vita. Speriamo che questo cambio porti ad una nuova visione che non escluda ancora di più chi vive ai margini”.</h2>



<h2></h2>



<h2><strong>Tutti i nostri ospiti vorrebbero stare a casa, ma qual è la loro casa?</strong></h2>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.binario95.it/wp-content/uploads/2020/03/PSD-COVID-19-MAP_v4.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Scarica la scheda con l&#8217;analisi dello scenario</a></p>



<p></p>



<p>Per sostenere le attività di Binario 95:  <br><a href="https://www.binario95.it/emergenza-coronavirus-aiutaci-ad-aiutare-chi-non-ha-una-casa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.binario95.it/emergenza-coronavirus-aiutaci-ad-aiutare-chi-non-ha-una-casa/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Sisma in Messico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2017 06:25:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/oaxaca-sismo-temblor5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9439" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/oaxaca-sismo-temblor5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="399" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/oaxaca-sismo-temblor5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/oaxaca-sismo-temblor5-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Il 7 settembre scorso intorno alla mezzanotte in Città del Messico si è sentita una forte scossa. C’è stato un sisma di 8.4 Richter. E credo che a tutti i messicani sia subito venuto in mente il 1985 quando il Messico è stato distrutto da un sisma quasi della stessa intensità. Io sono nata quell’anno ma ho dei ricordi del dopo sisma, perché sì, sono passati più di trent’anni, ma c’è ancora gente che aspetta la casa…</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ci sono tutti i “bambini miracolo” come li chiamano. Neonati che sono rimasti sepolti per una settimana sotto le macerie di quello che era il nido dell’ospedale Juarez. 17 neonati che sono sopravvissuti .</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quella volta sono morte almeno 10.000 persone e la città intera era completamente devastata.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Tutti ma proprio tutti hanno dato una mano. Messicani e stranieri. Il mondo intero aveva mandato dei volontari per soccorrere la popolazione. Tantissime persone sono state salvate da loro.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Questa volta il sisma è stato ancora più forte da allora. Ma la città sicuramente era pronta per affrontare la situazione. Non si sono riportate perdite umane in Città del Messico ma in altre regioni del paese sì, circa 90 persone. Sono state colpite le regioni più povere del paese: Tabasco, Oaxaca, Chiapas.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Lo stato del Chiapas si trova al sud,vicino a Guatemala e Belize. Ha una popolazione di più di tre milioni di persone. E’ uno stato pieno di luoghi bellissimi ,immersi nella natura della Selva Lacandona dove ci vive tutt’ora il popolo maya Lacandon. E’ stata sempre una regione sfruttata e impoverita dalle grandi aziende e dal cattivo governo. Nel 2017 è salita al terzo posto di povertà di tutto il paese.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il primo posto lo occupa lo stato di Oaxaca. Questa regione del Pacifico ha una popolazione di quattro milioni di persone, il 67% vive in estrema povertà. Queste regioni sono già molto sofferenti e questo disastro le renderà ancora più vulnerabili. Non so perché questa volta il mondo non si sia mobilitato come 30 anni fa, magari perché non sono morte 10 000 persone o perché non è successo niente nella capitale, magari perché successo nelle regioni che contano di meno, ai più poveri, loro che già prima del sisma non avevano niente. Magari viviamo in un’epoca in cui siamo assuefatti a distruzione e morte nel mondo. In ogni caso vi propongo i dati bancari delle istituzioni che raccolgono donazioni per aiutare chi ha perso tutto già ancora prima del sisma.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Per donazioni allo Stato di Oaxaca</span></p>
<p><span style="font-size: large;">BBVA BANCOMER</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Intestato a : SEFIN DEL PODER EJECUTIVO DEL ESTADO DE OAXACA</span></p>
<p><span style="font-size: large;">C/c : 011 09301527</span></p>
<p><span style="font-size: large;">IBAN: 0126 1000 1109 315277</span></p>
<p><span style="font-size: large;">SWIFT: BCMRMXMMPYM</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Per donazioni ai “Topos” che è un’associazione nata dopo il terremoto dell’85 fatta di volontari soccorritori ( Che tra l’altro sono venuti anche in Italia ad aiutare a L’Aquila) </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Banca SANTANDER</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Intestato a: BRIGADA DE RESCATE TOPOS TLATELOLCO A.C.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">C/C: 92-00070929-4</span></p>
<p><span style="font-size: large;">IBAN: 014180920007092942</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Paypal: donativos@brigada-rescate-topos.org</span></p>
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		<title>Chiude il centro di raccolta per soli rom di Via Amarilli a Roma. Associazione 21 luglio ed ERRC: «il Comune di Roma persevera con gli sgomberi forzati e la segregazione su base etnica».</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2016 07:28:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 5 ottobre l’Ufficio Operativo Accoglienza ed Inclusione, Ufficio Rom, Sinti e Caminanti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, ha notificato la chiusura e il conseguente sgombero dello stabile entro il 31 ottobre 2016&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/11/06/chiude-il-centro-di-raccolta-per-soli-rom-di-via-amarilli-a-roma-associazione-21-luglio-ed-errc-il-comune-di-roma-persevera-con-gli-sgomberi-forzati-e-la-segregazione-su-base-etnica/">Chiude il centro di raccolta per soli rom di Via Amarilli a Roma. Associazione 21 luglio ed ERRC: «il Comune di Roma persevera con gli sgomberi forzati e la segregazione su base etnica».</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 5 ottobre l’Ufficio Operativo Accoglienza ed Inclusione, Ufficio Rom, Sinti e Caminanti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, ha notificato<b> la chiusura e il conseguente sgombero </b>dello stabile entro il 31 ottobre 2016 ai residenti del Centro di Accoglienza per soli rom di Via Amarilli.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="popolo-rom" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nei giorni scorsi <b>Associazione 21 luglio</b> ed <b><a title="ERRC" href="https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4a7453e&amp;linkDgs=11ef547ad4a72dbd&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4a7453e%26linkDgs%3D11ef547ad4a72dbd&amp;source=gmail&amp;ust=1478503065769000&amp;usg=AFQjCNFZcAvy8e8EYYJiRea3OH0ww5FFYw&utm_source=rss&utm_medium=rss">ERRC</a></b> (Eropean Roma Right Centre) hanno inviato una lettera congiunta a Laura Baldassare, Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale, per esprimere preoccupazione sulle modalità con cui l’avviso di chiusura è stato notificato alle famiglie rom residenti all’interno del Centro. In seguito al costante monitoraggio delle due organizzazioni è stato infatti accertato che <b>non è stata rilasciata alcuna documentazione scritta</b> che assicurasse l’accettazione del trasferimento presso altre strutture da parte dei residenti e che <b>non tutti i nuclei hanno accettato le alternative proposte</b> restando ancora in attesa di sapere dove verranno riallocati.</p>
<p>Le due organizzazioni sottolineano quindi come «l’operazione di chiusura in atto <b>assume a tutti gli effetti i connotati di uno sgombero forzato</b>», ricordando che tali operazioni costituiscono una violazione dei diritti umani oltre che degli obblighi internazionali cui l’Italia è vincolata.</p>
<p>Secondo le informazioni raccolte da Associazione 21 luglio ed ERRC, le soluzioni abitative proposte in alternativa dal Dipartimento Politiche Sociali sono gli insediamenti di Camping River e Salone, e il Centro di Accoglienza per soli rom di Via Toraldo. È evidente che <b>anziché procedere al graduale svuotamento delle baraccopoli istituzionali</b>, le politiche del Comune perseverano di fatto nel mantenimento e nella legittimazione di questi luoghi della vergogna.</p>
<p>Tali proposte alloggiative <b>reiterano di fatto la segregazione abitativa e sociale su base etnica </b>e si muovono in direzione contraria rispetto agli impegni contenuti dalla <i>Stategia Nazionale d&#8217;Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti</i>, <b>affollando ulteriormente questi luoghi di emarginazione sociale già al di sotto degli standard</b> nazionali e internazionali sul diritto all’alloggio. Questi trasferimenti costituiscono di fatto un <b>impedimento al processo di superamento delle baraccopoli</b> perpetrando politiche abitative insostenibili anche dal punto di vista economico, oltre che sociale.</p>
<p>Alla luce di queste considerazioni, le organizzazioni hanno chiesto alle autorità locali di <b>riavviare urgentemente le consultazioni con le famiglie</b> che sono ancora in attesa di essere riallocate tenendo conto delle loro specifiche esigenze.</p>
<p>Secondo Associazione 21 luglio, «invece di assistere alla fuoriuscita delle famiglie rom dalle baraccopoli istituzionali, come promesso in campagna elettorale e come scritto nel Programma del Governo locale, le stesse <b>continuano ad essere utilizzate per concentrare famiglie rom in condizione di fragilità economica e sociale</b>. Entro ottobre era stato promesso il Piano per il superamento dei “campi” a Roma; sino ad ora c’è stata perfetta <b>continuità con il passato</b> ed abbiamo solo visto bandi milionari, sgomberi forzati e azioni volte alla segregazione abitativa».</p>
<div></div>
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		<title>Dopo 7 anni chiude l’ex Cartiera, il centro di accoglienza per soli rom</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2016 07:26:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo 7 anni chiude l’ex Cartiera, il centro di accoglienza per soli rom di via Salaria. Associazione 21 luglio, che denuncia da sempre le condizioni di vita inadeguate al suo interno, esprime una moderata&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo 7 anni chiude l’ex Cartiera, il centro di accoglienza per soli rom di via Salaria. Associazione 21 luglio, che denuncia da sempre le condizioni di vita inadeguate al suo interno, esprime una moderata soddisfazione.<br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6542" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="popolo-rom" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Alle ore 10 di oggi<b> si sono chiusi i cancelli dell’ex Cartiera</b>, il Centro di via Salaria 971 che dal novembre 2009 è stato destinato all’accoglienza di soli rom. Il 24 settembre 2010, <b>Associazione 21 luglio era stata la prima ad entrare all’interno della struttura</b> per verificare e denunciare la precarietà delle condizioni di vita al suo interno. Le immagini catturate nel Centro destarono preoccupazione e indignazione e per mantenere alta l’attenzione sulla questione, a maggio del 2011 l’organizzazione presentò “<a title="La Casa di Carta" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4a052be&amp;linkDgs=11ef547ad4a03c89&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4a052be%26linkDgs%3D11ef547ad4a03c89&amp;source=gmail&amp;ust=1472541396226000&amp;usg=AFQjCNFHVJu03XubhN7GzXNOIohUbVyuZA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">La Casa di Carta</span></a>”, un report dettagliato sulla struttura dove si denunciavano le <b>pessime condizioni igienico-sanitarie</b>, spazi asfittici e privi di finestre, la carenza di bagni.</p>
<p>Nell’ambito della campagna “<b>Stop all’apartheid dei rom</b>”, il 21 ottobre del 2013 Associazione 21 luglio organizzò una visita istituzionale con i senatori Francesco Palermo e Daniela Donno, durante la quale vennero <b>ancora una volta ribadite le condizioni di vita del tutto inadeguate all’interno della struttura</b>. La mobilitazione non si fermò e il 22 maggio del 2015, pochi giorni dopo <a title="la presentazione del rapporto “Centri di Raccolta s.p.a.”" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4a052be&amp;linkDgs=11ef547ad4a03c8d&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4a052be%26linkDgs%3D11ef547ad4a03c8d&amp;source=gmail&amp;ust=1472541396226000&amp;usg=AFQjCNFb289hbclHDMmQ7xKW9LXJl179hw&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">la presentazione del rapporto “Centri di Raccolta s.p.a.”</span></a> che denunciava il business dei centri di raccolta per soli rom a Roma, Associazione 21 luglio organizzò una nuova visita istituzionale con un membro della Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani al Senato. Ancora una volta finirono nel mirino le condizioni inumane all’interno del Centro a fronte di costi di gestione annuali superiori ai 2 milioni di euro.</p>
<p>A marzo del 2016 la storia dell’ex Cartiera sembra doversi interrompere bruscamente <b>dopo l’annuncio di uno sgombero imminente</b> <b>che avrebbe lasciato in strada 348 persone &#8211;</b> di cui 180 minori &#8211; senza un adeguato preavviso né la concessione di un’alternativa abitativa adeguata. Di fronte al pericolo di una tale violazione, Associazione 21 luglio insieme ad altre organizzazioni <b>si è appellata alla Corte Europea di Strasburgo</b>, che attraverso l’adozione di una misura di urgenza, <a title="ha ordinato al Governo Italiano di non procedere con lo sgombero forzato" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4a052be&amp;linkDgs=11ef547ad4a03c8b&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4a052be%26linkDgs%3D11ef547ad4a03c8b&amp;source=gmail&amp;ust=1472541396226000&amp;usg=AFQjCNE1R2DiubtynNQhFQviHyFqMAEKFA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">ha ordinato al Governo Italiano di non procedere con lo sgombero forzato</span></a> del nucleo familiare che aveva presentato ricorso.</p>
<p>In seguito a questi fatti &#8211; da maggio ad oggi – l’Amministrazione Comunale ha avviato un dialogo con le famiglie residenti nella struttura e si è assistito ad un graduale trasferimento degli ospiti in strutture giudicate dagli stessi idonee.</p>
<p><b>Tale dialogo con le famiglie non è stato però portato a compimento </b>ed oggi al momento della chiusura dei cancelli, <b>38 persone tra cui 10 minori sono dovute uscire dalla struttura in assenza di un’alternativa idonea</b>. L’unica soluzione proposta dai rappresentanti del Comune di Roma comporterebbe infatti la separazione del nucleo famigliare con l’accoglienza all’interno di un dormitorio pubblico.</p>
<p><b>Associazione 21 luglio da una parte esprime soddisfazione </b>perché il lungo lavoro di pressione per la chiusura della struttura è stato portato oggi a compimento attraverso la chiusura della stessa, <b>dall’altra denuncia una consultazione con le persone residenti non sempre adeguata</b> e che non ha tenuto conto delle fragilità di cui ogni singolo nucleo è portatore. Per tale ragione viene raccomandata alle autorità locali una ripresa delle consultazioni con i nuclei esclusi dalla ricollocazione al fine, soprattutto nei casi di maggiori fragilità, di individuare a breve una collocazione idonea.</p>
<p>«<b>Chiudere una struttura di accoglienza per ricollocare le persone accolte in baraccopoli istituzionali o in altre strutture emergenziali</b>&#8211; <b>secondo Carlo Stasolla presidente di Associazione 21 luglio</b> &#8211; <b>non può certo rappresentare la prassi per il superamento delle strutture riservate ai rom</b>, perché non coerente con quanto previsto dalla Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom. Ci si augura pertanto che, in forza di tale esperienza<b> possano presto avviarsi progetti di chiusura per le sette baraccopoli istituzionali per soli rom ancora presenti nella Capitale</b>, così come il centro di raccolta di via Amarilli, attraverso processi di ascolto e condivisione e percorsi inclusivi sostenibili, rispettosi dei diritti umani e dell’infanzia».</p>
</div>
<div></div>
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		<title>Déjà vu: un commento sui dati degli sgomberi dei ROM diffusi dal Comune di Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2015 08:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;I numeri sono eclatanti&#8221; spesso si dice di un atleta che ha fatto delle prestazioni notevoli in un certo periodo di tempo. La Repubblical&#8217;ha invece utilizzato ieri, sabato 7 novembre, per informare della performance&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;I numeri sono eclatanti&#8221; spesso si dice di un<br />
atleta che ha fatto delle prestazioni notevoli in un certo periodo di<br />
tempo. La Repubblical&#8217;ha invece utilizzato ieri, sabato 7 novembre,<br />
per informare della performance del Comune di Milano, che ha eseguito<br />
&#8220;1284 allontanamenti<br />di nomadi&#8221; dal 2013 a oggi, circa<br />
1,3 al giorno.</p>
<p>La cosa strana è che a Milano nel 2013 c&#8217;erano<br />
circa tremila cittadini rom e sinti e tremila ce ne sono anche oggi,<br />
tra cittadini italiani e non, regolari e non. Per la stragrande<br />
maggior parte in condizioni precarie. Dunque, non un grande<br />
risultato? Dipende.<br />La cosiddetta integrazione, che fa da<br />
paravento all&#8217;intera operazione, non c&#8217;è stata.<br />La muscolarità<br />
(ad altre latitudini politiche si parla di celodurismo) e la difesa<br />
della cosiddetta legalità, sì.<br />La polverizzazione dei gruppi e<br />
delle famiglie, anche.</p>
<p>Effettivamente (oltre all&#8217;effetto reale<br />
degli sgomberi: le case e i ripari sfasciati, la roba perduta, i<br />
bambini piangenti, le scarpe sparse), quello che infastidisce di più<br />
è la retorica buonista dell&#8217;inclusione sociale o del superamento<br />
della discriminazione. Tanto per cominciare sgomberiamone<br />
parecchi al giorno e molte più volte.<br />Se poi alcuni sono in campi<br />
autorizzati, come quello di Via Idro, chiudiamoli e offriamogli un&#8217;<br />
&#8220;alternativa abitativa provvisoria&#8221;.<br />Peccato che il<br />
campo di Via Idro dal 1989 in avanti è stato concesso in uso a tempo<br />
indeterminato a un tot di nuclei familiari, che infatti ci<br />
risiedono.</p>
<p>Come se agli abitanti di una casa popolare<br />
degradata si dicesse di lasciarla, perché verrà abbattuta, e di<br />
andare a stare in un dormitorio, più o meno dignitoso, per tre o sei<br />
mesi.<br />Il Naga non è a favore del mantenimento dei campi, a<br />
prescindere, ma è fermamente contrario agli sgomberi forzati. I<br />
progetti interculturali si fanno insieme ai soggetti interessati<br />
oppure non esistono.</p>
<p>Afferma Pietro Massarotto, presidente del<br />
Naga: &#8220;Il quinquennio della giunta attuale era per noi<br />
cominciato con una causa nei confronti di Lega Nord e PDL per i<br />
manifesti affissi e le dichiarazioni fatte durante la campagna<br />
elettorale, in cui si paventava il rischio che la città potesse<br />
diventare una Zingaropoli in caso di vittoria del centro-sinistra, si<br />
conclude con 1284 sgomberi (più quelli che verranno) e una causa<br />
contro la chiusura coatta del campo autorizzato di Via Idro. Un déjà<br />
vu inaspettato.&#8221;</p>
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		<title>Casa e disabilità</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2014 08:57:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cari lettori, ci è appena giunta questa comunicazione: un convegno che si terrà domani a Milano sul tema del diritto alla casa, delle barriere architettoniche&#160;e della disabilità.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/06/11/casa-e-disabilita/">Casa e disabilità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori,<br />
ci è appena giunta questa comunicazione: un convegno che si terrà domani a Milano sul tema del diritto alla casa, delle barriere architettoniche&nbsp;e della disabilità.</p>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/photo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/photo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/06/11/casa-e-disabilita/">Casa e disabilità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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