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	<title>abitazioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. I precari della neve e del freddo</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2018 10:14:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/TERREMOTO-121.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/TERREMOTO-121.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="333" class="aligncenter size-full wp-image-11844" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/TERREMOTO-121.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/TERREMOTO-121.jpg--300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>L’inverno è arrivo. Più esatto dire un ‘nuovo inverno’ è arrivato per i precari della neve  e del freddo, sono le persone vittime di terremoto e calamità naturali delle diverse regioni della nostra nazione.<br />
Le ‘casette’ temporanee sono ancora il rifugio di chi ha perso tutto, una vita precaria, aggravata dal senso temporaneo del vivere in condizioni di urgenza soprattutto quando dettata dal freddo delle stagioni invernali.<br />
Amatrice, Accumoli, nel Reatino. In Abruzzo, nel Molise. Famiglie obbligate a rivedere ogni cosa della propria vita. Sono definiti “sfollati” ovvero coloro che hanno dovuto abbandonare il proprio centro abitato in stato di emergenza.<br />
Di naturale non c’è nulla. A loro sono stati strappati i ricordi, i profumi, i sacrifici delle loro stanze arredate di foto e poltrone dal sapore di casa.<br />
E non è diversa la situazione dei genovesi dopo il crollo del ponte Morandi che solo nello scorso mese di Ottobre hanno avuto l’autorizzazione per rientrare nelle loro abitazioni solo per prelevare oggetti personali e cose indispensabili per le loro necessità.<br />
Necessità, una parola che traduce bisogni primari, essenziali e diritti che ogni individuo dovrebbe poter avere per una vita dignitosa.<br />
Eppure siamo ancora ad ascoltare i rituali di una burocrazia impegnata a seguire procedure, assemblee e stanziamenti di denaro finalizzati alle prime emergenze.<br />
In questo Paese dove dopo le grandi tragedie, un numero straordinario di volontari si attiva, accorre a sostegno di intere cittadine, in soccorso di anziani, bambini, disabili e persone con patologie. In tanti hanno perso il lavoro, le abitazioni, i ricordi di una vita intera.<br />
Stanno ancora aspettando che sia Natale anche per loro, assemblati in ‘casette’ e confinati come a dover ancora patire dopo una immensa tragedia che li ha visti protagonisti.<br />
Non dimentichiamo, a maggior ragione, in questi giorni il loro stato di abbandono. Le loro amputazioni al desiderio di vivere una vita ‘normale’. Questo Natale di luci e pacchetti infiocchettati deve ricordarci, che loro, stanno provando a ricostruire almeno la loro serenità.</p>
<p> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/B_c15951e70926d9542aab60fce6d0204f1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/B_c15951e70926d9542aab60fce6d0204f1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="713" class="aligncenter size-full wp-image-11845" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/B_c15951e70926d9542aab60fce6d0204f1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/B_c15951e70926d9542aab60fce6d0204f1-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/B_c15951e70926d9542aab60fce6d0204f1-768x548.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Ad Amatrice e Accumoli, nel Reatino, si rimuove la neve all&#8217;interno dei villaggi delle Soluzioni abitative di emergenza (Sae) allestiti per ospitare le famiglie sfollate. La situazione è sotto controllo. Nei villaggi non sono stati segnalati particolari difficoltà e tutte le vie di accesso ad Amatrice e ad Accumoli, Salaria compresa, sono regolarmente percorribili. Lungo la rete secondaria, oltre ai mezzi spazzaneve, sono già in azione anche gli spargisale per fronteggiare l&#8217;ondata di gelo prevista dal tardo pomeriggio.<br />
Neve in zone sisma Marche, preoccupa il ghiaccio  &#8211; Nelle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno nevica da un paio di giorni sui centri devastati dal sisma e sui villaggi di casette. La popolazione qui è abituata, ma &#8211; spiega il sindaco di Caldarola (Macerata) Luca Maria Giuseppetti &#8211; è &#8220;un ulteriore elemento di precarietà&#8221;. Al momento le Sae stanno reggendo meglio del previsto: &#8220;mi hanno detto che almeno sono calde&#8221; dice il vicesindaco di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) Michele Franchi. A preoccupare è soprattutto l&#8217;eventuale ulteriore abbassamento delle temperature e la possibilità di gelate nelle tubature. Molte le scuole chiuse oggi e domani nelle zone terremotate.<br />
Neve sull&#8217;Umbria terremotata &#8211; Norcia, Cascia e Preci si sono svegliate sotto un manto bianco e temperature sotto lo zero. Ma non si registrano problemi particolari alla circolazione o alle casette Sae dove alloggiano gli sfollati del sisma. A Norcia le scuole sono regolarmente aperte e il sindaco Nicola Alemanno difende, con l&#8217;ANSA, la sua posizione: &#8220;Siamo uno dei pochi Comuni, l&#8217;unico credo dell&#8217;Appenino, ad aver deciso di tenere aperti gli istituti scolastici, anche perché siamo dotati di un piano antineve che funziona perfettamente&#8221;. A Cascia, invece, gli studenti sono rimasti a casa. Anche qui il piano di pulitura delle strade è entrato in azione dalle prime luci della mattinata e i disagi &#8220;sono praticamente azzerati&#8221;, come spiega il sindaco.</p>
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		<title>Rapporto Annuale 2017: in Italia 26 mila rom ancora in emergenza abitativa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2018 09:38:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="gdlr-blog-title"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/rapporto-annuale-21-luglio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10494" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/rapporto-annuale-21-luglio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/rapporto-annuale-21-luglio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/rapporto-annuale-21-luglio-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></h1>
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<div>
<p><strong>Presentato in Senato il Rapporto Annuale 2017 di Associazione 21 luglio. Sono 26 mila i rom in emergenza abitativa in Italia, il monito: «Ancora inadeguate le politiche volte al superamento dei campi, mancano orientamento strategico e coordinamento nazionale delle politiche desegregative».</strong></p>
</div>
<p>Roma – 6 aprile 2018. Il giudizio degli Enti internazionali ed europei di monitoraggio sui diritti umani* appare chiaro: anche nel 2017 l’Italia ha continuato ad essere il <strong>“Paese dei campi”</strong>, perseverando nell’utilizzo di politiche discriminatorie e segreganti nei confronti delle popolazioni rom e sinte presenti sul territorio nazionale oltre che nelle persistenti operazioni di sgombero forzato.</p>
<p>È stato presentato oggi in Senato, alla presenza del neo direttore UNAR<strong> Luigi Manconi</strong>, il <strong>Rapporto Annuale 2017</strong> di Associazione 21 luglio che come ogni anno – in vista della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti celebrata l’8 aprile – fa il punto sullo stato dei diritti delle <strong>popolazioni rom e sinte in condizioni di emergenza abitativa </strong>e residenti all’interno di baraccopoli formali e informali italiane.</p>
<h3><strong><u>Rom e Sinti in emergenza abitativa in Italia</u></strong></h3>
<p>Secondo i dati raccolti sul campo da Associazione 21 luglio, a fronte di un totale stimato compreso tra 120 e 180 mila presenze di cittadini di origine rom e sinta, <strong>sono circa 26 mila quelli in emergenza abitativa</strong> che vivono in baraccopoli formali e informali o nei centri di raccolta monoetnici, numero pari allo<strong> 0,04% della popolazione italiana</strong>. Rispetto all’anno precedente si registra quindi una leggera flessione di presenze (nel 2016 erano 28 mila unità) dettata non da una graduale risoluzione della questione ma piuttosto dalle <strong>drammatiche condizioni di vita all’interno di questi insediamenti </strong>che hanno spinto alcuni degli abitanti – prevalentemente comunitari – a spostarsi in altri Paesi o a tornare nelle città di origine.</p>
<h3><strong><u>I numeri</u></strong></h3>
<p>In Italia sono <strong>148 le baraccopoli formali</strong>, distribuite in 87 comuni di 16 regioni da Nord a Sud, per un totale di circa 16.400 abitanti, mentre 9.600 è il numero di presenze stimato all’interno di insediamenti informali. A fine 2017 in Italia risultavano ancora attivi 2 centri di accoglienza monoetnici riservati alle comunità rom per un totale di 130 residenti, uno nella città di Napoli e uno a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia. Dei rom e sinti residenti nelle baraccopoli formali si stima che il <strong>43% abbia la cittadinanza italiana</strong>; mentre sono 9.600 i rom originari dell’ex Jugoslavia di cui circa il 30% – pari a 3.000 unità – è a rischio apolidia. Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti, infine, vivono nell’86% dei casi cittadini di origine rumena.</p>
<h3><strong><u>La condizione dei minori e gli sgomberi forzati</u></strong></h3>
<p>A vivere sulla propria pelle le tragiche conseguenze della segregazione abitativa sono<strong> molti minori</strong>, il<strong> 55%</strong> secondo le stime di Associazione 21 luglio, con<strong> gravi ripercussioni sulla salute psico-fisica e sul loro percorso educativo e scolastico</strong>. A incidere sui livelli di scolarizzazione contribuiscono infatti in modo significativo sia le condizioni abitative sia la forte catena di vulnerabilità perpetrata dalle operazioni di <strong>sgombero forzato </strong>attuate in assenza delle garanzie procedurali previste dai diversi Comitati delle Nazioni Unite.<br />
Nella sua costante attività di monitoraggio, Associazione 21 luglio ha registrato in tutto il 2017 un totale di <strong>230 operazioni</strong>: 96 nel Nord Italia, 91 al Centro (di cui 33 nella città di Roma) e 43 nel Sud.</p>
<h3><strong><u>Antiziganismo e discorsi d’odio</u></strong></h3>
<p>L’antigitanismo rimane uno degli elementi che continua a caratterizzare la nostra società. Nel 2017 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di <strong>182 episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti</strong>, di cui 51 (il 28,1% del totale) sono stati classificati di una certa gravità. È da segnalare quindi un<strong> incremento del 4%</strong> rispetto al 2016, anno in cui l’Osservatorio aveva rilevato un totale di 172 episodi.</p>
<h3><strong><u>La situazione a Roma</u></strong></h3>
<p>La città di Roma detiene il <strong>triste primato del maggior numero di insediamenti presenti</strong>, <strong>17 in totale </strong>di cui 6 formali e 11 cosiddetti “tollerati”. Nella Capitale, nonostante le aspettative create a fine 2016 con la Memoria di Giunta e il “Progetto di Inclusione Rom” presentato il 31 maggio dalla sindaca Raggi che aveva come obiettivo il graduale superamento dei “campi” presenti all’interno della città – <a href="http://www.21luglio.org/21luglio/associazione-21-luglio-svela-critica-piano-rom-della-giunta-raggi/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-cke-saved-href="http://www.21luglio.org/21luglio/associazione-21-luglio-svela-critica-piano-rom-della-giunta-raggi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">piano di cui Associazione 21 luglio aveva fin da subito evidenziato le fragilità</a> – nel 2017 <strong>non è stato di fatto avviato alcun processo di inclusione</strong>. Caso esemplare quello dell’insediamento di Camping River, per il cui superamento la Giunta ha promosso una serie di azioni che si sono dimostrate fallimentari e non hanno fatto altro che “declassare” l’insediamento da formale a informale.</p>
<h3><strong><u>Le dichiarazioni</u></strong></h3>
<p>«Non è più il momento di tergiversare, non è più il momento di risposte nostalgiche che guardano alle soluzioni del passato – ha dichiarato <strong>Tommaso Vitale dell’Università Sciences Po</strong>, intervenuto oggi nel corso della presentazione del Rapporto – <strong>Questo è il momento del diritto anti-discriminatorio</strong>. In Europa le città stanno procedendo verso politiche di opportunità e integrazione, il tempo delle misure speciali, segreganti e discriminanti è definitivamente scaduto».</p>
<p>«Ancora una volta ci troviamo a dover constatare il <strong>fallimento delle politiche di inclusione rivolte a rom e sinti in emergenza abitativa</strong> – ha dichiarato <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong> – non ci sono progressi nell’implementazione della Strategia e le politiche non hanno prodotto alcun processo di inclusione. Sono necessari un chiaro orientamento strategico e un coordinamento a livello nazionale rispetto alle politiche di desegregazione abitativa».</p>
<p><a href="http://www.21luglio.org/21luglio/wp-content/uploads/2018/04/Rapporto_Annuale-2017_web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-cke-saved-href="http://www.21luglio.org/21luglio/wp-content/uploads/2018/04/Rapporto_Annuale-2017_web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>SCARICA IL RAPPORTO ANNUALE 2017</strong></a></p>
</div>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. 6 APRILE, 3.32</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2018 07:19:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Patrizia Angelozzi &#160; La notte svegliò tutti. La paura e la consapevolezza di sapere che era accaduto qualcosa di grave, molto grave era distribuita in tutto il centro Italia.​ Si pensò in un&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/aquila-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10490" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/aquila-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/aquila-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/aquila-4-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/aquila-4-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: inherit, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></span>La notte svegliò tutti.</p>
<p>La paura e la consapevolezza di sapere che era accaduto qualcosa di grave, molto grave era distribuita in tutto il centro Italia.​</p>
<p>Si pensò in un primo momento ad un terremoto a Roma, come riportava il televideo, poi le notizie arrivarono dal web e dai media in diretta. Il pensiero agli studenti, figli di amici, figli in ogni caso. Il tam tam delle telefonate, qualcuno si era salvato, aveva dormito vestito o era riuscito a fuggire in pigiama. Qualcuno era riuscito a divincolarsi tra le macerie. Di altri nessuna notizia. Abbiamo saputo più tardi, nei giorni, i nomi degli scomparsi per sempre. La casa dello studente&#8230;famiglie intere con sopravvissuti a piangere per sempre i ricordi. In una notte indimenticabile, qualcuno rideva pensando ai contributi che sarebbero arrivati, in buona percentuale nelle loro tasche. Mio figlio chiese &#8220;mamma, ma chi rideva, andrà in galera?&#8221;. Avrei voluto trovare risposte di giustizia in quei giorni e dopo. Non le ho trovate, non ci sono state. Il silenzio rumoroso del dolore, quello senza fine. Quello che come paternità ha avuto &#8216;rassicurazioni&#8217; a ragazzi che avevano esami da dare, rimasti nonostante le scosse continue e ​poi ​morti, incastrati in un fermo-vita. Come nelle case, dove si riposava in attesa di riprendere il lavoro, la scuola, il bucato e la spesa. Perché &#8216;dicevano&#8217; non c&#8217;era nulla da temere. In questo Paese du sole, dove ​la realtà degli orrori ci​ sveglia troppo spesso di soprassalto e ci fa inorridire. Poteva essere fatta prevenzione ? Potevano salvare 309 vite ? Col senno del poi, avremmo dovuto imparare ALMENO per i giorni a venire. Ma no&#8230;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/laquila2-780x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10491" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/laquila2-780x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="780" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/laquila2-780x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 780w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/laquila2-780x450-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/laquila2-780x450-768x443.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></a></p>
<p>Palloncini in volo e poesie da recitare all’aperto, dedicate a bambini, ragazzi, adulti, anziani. Vite. Che sono anche le nostre.</p>
<p>Da allora il 6 Aprile è stato negli anni anche nei giorni delle festività pasquali. Ma nessuno è risorto, neanche la coscienza di chi rideva.</p>
<p>6 Aprile, 3:32. Senza dimenticare.</p>
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		<title>Rapporto Annuale di Associazione 21 luglio e per la prima volta resa pubblica la mappatura degli insediamenti rom in Italia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/04/16/rapporto-annuale-di-associazione-21-luglio-e-per-la-prima-volta-resa-pubblica-la-mappatura-degli-insediamenti-rom-in-italia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2017 07:34:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato in Senato il Rapporto Annuale di Associazione 21 luglio e per la prima volta resa pubblica la mappatura degli insediamenti rom in Italia: «Nel nostro Paese, a fronte di 28.000 rom in emergenza&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presentato in Senato il Rapporto Annuale di Associazione 21 luglio e per la prima volta resa pubblica la mappatura degli insediamenti rom in Italia: «Nel nostro Paese, a fronte di 28.000 rom in emergenza abitativa, malgrado gli impegni assunti si persevera nella politica dei campi”».<br />
</strong>  Come rimarcato da vari enti di monitoraggio internazionale l’Italia anche nel 2016 ha perseverato con la “politica dei campi” e l’attuazione della Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti ha continuato a soffrire di <strong>pesanti ritardi non traducendosi in un concreto miglioramento delle condizioni di vita delle comunità rom e sinte residenti nel nostro Paese</strong>. È questo il risultato emerso dalle ricerche e dal lavoro di monitoraggio effettuato da Associazione 21 luglio per l’elaborazione del nuovo Rapporto Annuale sulla condizione di rom e sinti in emergenza abitativa in Italia, presentato oggi in Senato in occasione della <strong>Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti </strong>che ricorre l’8 aprile di ogni anno.</p>
<p>Non esistono dati certi sulla composizione etnica della popolazione rom e i numeri sulle presenze complessive in Italia corrispondono prevalentemente a stime che si attengono all’interno di una forbice molto ampia compresa tra le 120.000 e le 180.000 unità. Secondo la mappatura resa pubblica per la prima volta da Associazione 21 luglio sono <strong>28.000 i rom in emergenza abitativa in Italia &#8211; circa lo 0,05% della popolazione italiana</strong> &#8211; distribuiti tra baraccopoli istituzionali, centri di raccolta per soli rom e insediamenti informali.</p>
<p><strong>Le baraccopoli istituzionali</strong>, insediamenti monoetnici totalmente gestiti dalle autorità pubbliche, <strong>sono 149 in totale e si distribuiscono su 88 comuni dal Nord al Sud del Paese</strong>. Ben 18.000 sono le persone di origine rom che vivono in  questi insediamenti, tra questi, il 55% ha meno di 18 anni, <strong>il 37% possiede la cittadinanza italiana</strong> mentre sono 3000 i rom provenienti dall’ex Jugoslavia che si stima siano a rischio apolidia, tra essi la metà sono minori. Negli insediamenti informali è stata calcolata la presenza di circa 10.000 unità &#8211; per il 90% di nazionalità rumena &#8211; mentre i centri di raccolta per soli rom attualmente attivi sono 3, due al Nord e uno al Sud. <strong>Le condizioni di vita dei rom che vivono in questi insediamenti sono nettamente al di sotto degli standard igienico-sanitari e l’aspettativa di vita tra queste persone è di 10 anni inferiore</strong> rispetto alla media della popolazione italiana. Negli insediamenti informali e nei micro insediamenti il 92% dei residenti sono di cittadinanza rumena. Nel 2016 i principali insediamenti informali sono stati registrati in Campania mentre la città di Roma vanta il più altro numero di insediamenti gestiti e realizzati dalle istituzioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8389" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>La questione dell’alloggio è l’ambito della Strategia che ha registrato i risultati più scarsi e nel corso del 2016 tre enti internazionali di monitoraggio dei diritti umani hanno diffuso le loro raccomandazioni sull’Italia: il <strong>Comitato consultivo della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali</strong> (ACFCNM), la <strong>Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza</strong> (ECRI) e il <strong>Comitato sull’eliminazione della discriminazione razziale delle Nazioni Unite</strong> (CERD).</p>
<p>Nonostante la preoccupazione espressa dagli organi internazionali nulla è cambiato e in Italia <strong>continuano ad essere perpetrate politiche discriminatorie nei confronti delle popolazioni rom e sinte soprattutto in materia alloggiativa</strong>.<strong> Proprio oggi a Napoli, in via del Riposo, è stato aperto un nuovo “campo” monoetnico</strong> destinato all’accoglienza di 27 famiglie di origine rom provenienti dallo sgombero di Gianturco. Tale soluzione abitativa si presenta come discriminatoria, nettamente al di sotto degli standard internazionali e ha richiesto la spesa di una cifra superiore al mezzo milione di euro.</p>
<p>Nel 2016 si è inoltre concretizzato il rischio che il “superamento dei campi” intraprendesse derive lesive dei diritti umani <strong>tramutandosi di fatto in sgomberi forzati</strong>: è accaduto a Milano con l’insediamento di via Idro, a Roma con la chiusura dei centri di raccolta rom di via Salaria  e Via Amarilli e a Giugliano con gli abitanti dell’insediamento informale di Masseria del Pozzo.<br />
Secondo il costante monitoraggio effettuato da Associazione 21 luglio, escludendo Roma e Milano sono stati<strong> 250 gli sgomberi forzati</strong> nel corso dell’anno passato, tutti numeri a cifra tonda: 100 al Nord, 90 al Centro e 60 al Sud.</p>
<p>Riguardo gli episodi di<strong> antiziganismo e discriminazione</strong>, i dati e le ricerche dell’Osservatorio nazionale 21 luglio riportano l’immagine di un’Italia ancora fortemente permeata da stereotipi e pregiudizi, il più delle volte motivati da una scarsa conoscenza delle comunità rom e sinte e da un generale clima di ostilità.</p>
<p>Nel corso del 2016 sono stati infatti registrati <strong>175 episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti </strong>– corrispondenti a una media giornaliera di 0,48 – di cui 57 (pari al 32,6%) di una certa gravità. Dato incoraggiante  è però il netto calo rispetto all’anno precedente, il 2015, durante il quale ne erano stati riportati  ben 265. Gli esponenti politici che hanno fatto del discorso d’odio il proprio tratto distintivo sono stati soprattutto esponenti  del centro destra e della Lega Nord cui si attribuiscono il 28,6% degli episodi monitorati.</p>
<p>Il Rapporto Annuale 2016 dedica un focus alla città di Roma, che mantiene il primato per il maggior numero di baraccopoli istituzionali in Italia con<strong> 7 insediamenti abitati da 3.772 rom e sinti in emergenza abitativa</strong>, cui vanno aggiunti 11 “campi” definiti “tollerati” dalle istituzioni locali. Un numero stimato tra le 2.200 e le 2.500 unità è presente negli insediamenti informali della città. Drammatica risulta essere la condizione di vita dei circa 2.000 minori presenti nelle aree per soli rom presenti nella Capitale.</p>
<p>«Il 2016 è stato l’anno dell’attesa di un profondo cambiamento, che l’insediarsi di nuove Amministrazioni locali nelle principali città italiane aveva suscitato – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio &#8211; attesa che è presto svanita a fronte di politiche rivolte alle comunità rom e sinte che non hanno evidenziato elementi di discontinuità rispetto al passato. Gli esiti dei monitoraggi svolti da autorevoli organismi internazionali nel 2016 consentono di affermare che, nel panorama europeo,<strong> l’Italia continua a confermarsi, per un cittadino di etnia rom che viva in condizione di povertà e fragilità sociale, il peggior Paese in cui decidere di abitare</strong>. Il suo destino, infatti, non potrà essere che quello di finire in una baraccopoli o, peggio ancora, in quegli spazi di discriminazione istituzionale che le autorità capitoline hanno sfacciatamente il coraggio di chiamare “villaggi della solidarietà”».</p>
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		<title>Giornata Internazionale dei Rom e Sinti, Associazione 21 luglio: «Italia persevera nella segregazione dei rom, Strategia Nazionale d’Inclusione in grave ritardo»</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/04/11/giornata-internazionale-dei-rom-e-sinti-associazione-21-luglio-italia-persevera-nella-segregazione-dei-rom-strategia-nazionale-dinclusione-in-grave-ritardo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2016 04:25:53 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Giornata Internazionale dei Rom e Sinti, Associazione 21 luglio: «Italia persevera nella segregazione dei rom, Strategia Nazionale d’Inclusione in grave ritardo»</p>
<p><span style="font-size: small;"></p>
<p></span></p>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5540" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5540" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="popolo-rom" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></div>
<div></div>
<div>
<p>Malgrado i ripetuti richiami degli organismi internazionali e gli obiettivi fissati nella Strategia Nazionale d’Inclusione, l’Italia persevera nella segregazione e nella discriminazione delle comunità rom e sinte, finanziando la progettazione e la costruzione di nuovi “campi rom” e il rifacimento di quelli esistenti, perpetrando sgomberi forzati e rendendosi terreno fertile per la diffusione di un clima di ostilità e intolleranza che trova spazio anche nel discorso politico e mediatico.</p>
<p>Il quadro emerge dal <a title="Rapporto Annuale" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad49763a8&amp;linkDgs=11ef547ad497570d&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Rapporto Annuale</a> sulla condizione di rom e sinti in Italia, presentato stamane in Senato da Associazione 21 luglio, in occasione della Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti.</p>
<p>Dalla mappatura condotta da Associazione 21 luglio, emerge che dei circa 180 mila rom e sinti che vivono attualmente nel nostro Paese, circa 35 mila vivono in emergenza abitativa e di essi quasi 20 mila in insediamenti voluti, progettati e gestiti dalle istituzioni. Si contano infatti 145 insediamenti formali per soli rom &#8211; il 76% dei quali è ubicato in Veneto, Toscana, Piemonte, Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Sardegna – e 10 “centri di raccolta”, il 93% dei quali si trova a Milano, Roma e Napoli. L’86% dei rom residenti nei “campi” vive nel Lazio, in Campania, Lombardia e Toscana, con la regione Lazio che, da sola, raggiunge una percentuale del 41%, con la quasi totalità nella Capitale.</p>
<p>Nonostante tra le priorità della Strategia Nazionale ci sia il superamento della “politica dei campi”, in Italia, nel 2015, si sono continuati a registrare interventi mirati alla costruzione di nuovi “campi” o alla manutenzione straordinaria di quelli esistenti. Da Vicenza a Genova, da Pistoia a Napoli, sino a Lecce, questi interventi, che reiterano politiche che negli anni hanno restituito marginalizzazione e violazioni dei diritti umani, hanno interessato circa 1.780 persone a fronte di un impegno economico superiore ai 14 milioni di euro.</p>
<p>Si segnala, tra gli altri, il recente progetto di un “eco-villaggio” per soli rom a Giugliano, in provincia di Napoli, dove le autorità locali intendono trasferire i 260 rom attualmente residenti nel “campo” di Masseria del Pozzo, costruito dalle stesse autorità nel 2013. Il progetto dell’”eco-villaggio”, che prevede un investimento di 1,3 milioni di euro, non contiene alcun riferimento a misure per avviare percorsi volti all’inclusione sociale delle famiglie, dimostrando quindi che le dinamiche discriminatorie che tali soluzioni abitative comportano non cessano con l’utilizzo di materiali eco compatibili.</p>
<p>Tra i pochi esempi di comuni italiani che hanno optato per il superamento dei “campi” figura il Comune di Alghero che, attraverso fondi della Regione Sardegna, ha avviato un progetto di quattro anni mediante il quale ha reperito abitazioni sul mercato privato per 60 persone che vivevano nell’insediamento formale di Fertilia, evitando dunque sia lo sgombero forzato che la costruzione di un nuovo “campo”.</p>
<p>Numerose, nel 2015, sono state le raccomandazioni formulate all’Italia dagli enti di monitoraggio internazionale &#8211; tra cui la Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI) e il Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite e, a inizio 2016, il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks con una lettera al premier Matteo Renzi  &#8211; che hanno richiamato gli amministratori nazionali e locali a promuovere politiche di desegregazione abitativa nei confronti dei rom oggi confinati nei “campi”.</p>
<p>Associazione 21 luglio è estremamente preoccupata circa il grave ritardo accumulato sulla tabella di marcia dalla Strategia Nazionale che, come da impegni assunti in ambito europeo nel 2012, è chiamata a portare a compimento i suoi obiettivi entro il 2020. Forti responsabilità in seno alle autorità locali (Regioni e Comuni), che hanno un ruolo determinante nella trasposizione della Strategia in misure concrete, e l’inefficacia dell’UNAR, il Punto di Contatto Nazionale per l’attuazione della Strategia, che continua a non essere messo nella posizione di poter svolgere adeguatamente la propria funzione, sono tra i motivi principali del fallimento della Strategia.</p>
<p>«Il 2016 è probabilmente l’ultima vera occasione che ha il nostro Paese per recuperare il terreno perduto – sostiene Associazione 21 luglio -. Perché ciò avvenga è però necessario che i nuovi sindaci che saranno chiamati, nei prossimi mesi, ad amministrare città italiane con la maggiore presenza di rom e sinti, tra tutte Milano, Torino, Roma e Napoli, dimostrino volontà, determinazione e concretezza nell’affrontare una questione che non può più essere rimandata».</p>
<p>Uno dei principali ostacoli per l’efficacia delle politiche inclusive rivolte a rom e sinti, del resto, è rappresentato dal proliferare dell’antiziganismo, ovvero il clima di ostilità e intolleranza verso rom e sinti che, a sua volta, si alimenta di stereotipi e pregiudizi diffusi, nonché dei discorsi d’odio pronunciati da rappresentanti politici e istituzionali. Nel 2015, l’Osservatorio nazionale sui discorsi d’odio di Associazione 21 luglio ha rilevato 265 casi di discorsi d’odio contro rom e sinti, di cui il 55% classificati di gravità alta. L’89% degli episodi registrati risulta appannaggio di esponenti politici, con una netta preponderanza (37%) di rappresentanti della Lega Nord.</p>
<p>Il Rapporto Annuale contiene inoltre un focus sulla situazione a Roma, dove oggi circa 8 mila persone vivono in baraccopoli istituzionali, micro insediamenti e “centri di raccolta”. Nel solo 2015, nella Capitale, le autorità locali hanno condotto 80 sgomberi forzati (+135% rispetto all’anno precedente, quando gli sgomberi erano stati 34). Tali azioni, in violazione dei diritti umani e del diritto internazionale, hanno coinvolto 1.470 persone, tra cui donne e minori, per un costo complessivo superiore a 1,8 milioni di euro, pari a 1.255 euro per ogni persona sgomberata.</p>
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