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	<title>accusa Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Lettera aperta della madre di Julian Assange al mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2022 07:52:02 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/ass.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="741" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/ass.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16435" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/ass.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/ass-300x217.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/ass-768x556.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Julian Assange è stato estradato. La ministra dell’interno britannica, Priti Patel, ha approvato l’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti. Il fondatore di Wikileaks potrà fare appello, ma se la decisione fosse confermata dovrebbe affrontare un processo per spionaggio e, probabilmente, il carcere a vita.</p>



<p>La sua colpa è di aver contribuito a rendere pubblica una serie di&nbsp;<a href="https://www.theguardian.com/world/2010/apr/05/wikileaks-us-army-iraq-attack?utm_source=rss&utm_medium=rss">crimini commessi</a>&nbsp;dai militari statunitensi e dai loro alleati in Afghanistan e in Iraq.</p>



<p>Ha fatto luce sugli abusi inflitti ai prigionieri di Guantanamo e ha rivelato che più di 150 persone innocenti sono state detenute per anni senza un’accusa. Ha pubblicato il video dei soldati americani che a bordo di un elicottero sparavano a un gruppo di civili iracheni disarmati uccidendone quindici, tra cui un fotografo della Reuters e il suo assistente.</p>



<p>Oggi pubblichiamo la lettera aperta della madre di Assange al mondo. (da wordnews.it)</p>



<p><br>“Non sopporto che non si muova nulla di fronte a tanta ingiustizia.<br>&#8220;Cinquant&#8217;anni fa, quando ho partorito per la prima volta come giovane madre, pensavo che non ci potesse essere dolore più grande, ma l&#8217;ho dimenticato presto quando ho tenuto tra le mie braccia il mio bellissimo bambino. L&#8217;ho chiamato Julian.<br>Ora mi rendo conto che mi sbagliavo. C&#8217;è un dolore più grande.<br>Il dolore incessante di essere la madre di un giornalista premiato, che ha avuto il coraggio di pubblicare la verità sui crimini governativi di alto livello e sulla corruzione.<br>Il dolore di vedere mio figlio, che ha cercato di pubblicare verità importanti, macchiato a livello mondiale.<br>Il dolore di vedere mio figlio, che ha rischiato la vita per denunciare l&#8217;ingiustizia, incastrato e privato del diritto a un processo equo, ancora e ancora.<br>Il dolore di vedere un figlio sano deteriorarsi lentamente, perché gli è stata negata l&#8217;assistenza medica e sanitaria adeguata in anni e anni di carcere.<br>L&#8217;angoscia di vedere mio figlio sottoposto a crudeli torture psicologiche, nel tentativo di spezzare il suo immenso spirito.<br>L&#8217;incubo costante che venga estradato negli Stati Uniti e poi trascorrere il resto dei suoi giorni sepolto vivo in totale isolamento.<br>La paura costante che la CIA possa realizzare i suoi piani per ucciderlo.<br>L&#8217;ondata di tristezza quando ho visto il suo fragile corpo cadere esausto per un mini ictus nell&#8217;ultima udienza a causa dello stress cronico.<br>Molte persone sono rimaste traumatizzate nel vedere una superpotenza vendicativa che usa le sue risorse illimitate per intimidire e distruggere un individuo indifeso.<br>Voglio ringraziare tutti i cittadini onesti e solidali che protestano globalmente contro la brutale persecuzione politica subita da Julian.<br>Per favore continuate ad alzare la voce ai vostri politici fino a quando non sentirete solo questo.<br>La sua vita è nelle sue mani&#8221;.<br></p>



<p><br>Christine Ann Assange</p>
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		<title>Derek Chauvin è stato dichiarato colpevole per la morte di George Floyd</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 10:08:04 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da ilpost.it)</p>



<h2>Per tutti i capi di imputazione, compreso il più grave omicidio involontario di secondo grado</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn.ilpost.it/wp-content/uploads/2021/04/floyd-1.jpg?x72029&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>L’ex agente di polizia Derek Chauvin è stato dichiarato colpevole per la morte di George Floyd, l’uomo afroamericano ucciso il 25 maggio del 2020 durante un arresto a Minneapolis, in Minnesota. Chauvin è stato dichiarato colpevole di omicidio involontario di secondo grado, che prevede una pena massima di 40 anni di carcere, di omicidio di terzo grado (pena massima 25 anni) e di omicidio colposo (pena massima 10 anni). Il verdetto è stato comunicato dalla giuria martedì pomeriggio (martedì sera, in Italia), il giorno successivo alla fine del dibattimento: la pena a cui sarà condannato Chauvin sarà però decisa tra otto settimane dal giudice che ha presieduto il processo.</p>





<p>L’esito del processo era molto atteso perché la morte di Floyd aveva generato manifestazioni in tutti gli Stati Uniti, <a href="https://www.ilpost.it/2020/06/01/proteste-stati-uniti-george-floyd/?utm_source=rss&utm_medium=rss">che erano diventate in breve tempo proteste sempre più ampie</a> contro le violenze, gli abusi e le discriminazioni nei confronti delle persone nere. In vista del verdetto e di possibili nuove manifestazioni, in tutta la città di Minneapolis era stata molto aumentata la presenza di polizia e forze dell’ordine. Dopo la lettura del verdetto, Chauvin è stato ammanettato: il giudice ha deciso che resterà in carcere fino all’udienza che stabilirà la sua condanna.</p>





<p>Il processo contro Derek Chauvin era iniziato il 29 marzo e durante il procedimento sono stati sentiti 45 testimoni. Floyd era stato arrestato con violenza il 25 maggio del 2020,&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2020/06/01/ricostruzione-george-floyd/?utm_source=rss&utm_medium=rss">benché fosse disarmato</a>. Nei video dell’arresto girati dalle telecamere di sorveglianza e dai passanti si vedeva Chauvin premere con il ginocchio sul collo di Floyd per più di nove minuti: anche dopo che Floyd aveva perso coscienza, Chauvin e gli altri agenti che erano con lui non lo avevano soccorso. Floyd era morto poco dopo essere stato portato in ospedale.</p>



<p>L’autopsia aveva stabilito che la morte di Floyd era stata un omicidio e che il cuore e i polmoni dell’uomo avevano smesso di funzionare mentre veniva «tenuto fermo» dalla polizia. Il rapporto sull’autopsia aveva segnalato che Floyd aveva pregressi problemi cardiaci e aveva assunto metanfetamine e fentanyl prima della morte, e aveva indicato come causa della morte un «arresto cardiopolmonare avvenuto come complicazione del blocco, della sottomissione e della compressione del collo da parte delle forze dell’ordine».</p>



<p>Nella sua arringa finale, durata quasi tre ore, Eric J. Nelson, l’avvocato di Chauvin,&nbsp;<a href="https://www.washingtonpost.com/nation/2021/04/19/derek-chauvin-trial-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">aveva cercato di contestare</a>&nbsp;il risultato dell’autopsia dei medici legali sostenendo che alla morte di Floyd avrebbero contribuito i farmaci oppiacei che l’uomo aveva assunto in precedenza, oltre che i suoi problemi di salute. Aveva cercato poi di convincere i giurati che il video della morte di Floyd non racconterebbe l’intera storia e che dovrebbe essere inserito nel contesto: Nelson aveva chiesto ai giurati di non concentrarsi soltanto sui nove minuti e 29 secondi in cui Chauvin ha premuto il ginocchio sul collo di Floyd, ma anche sui 16 minuti e 59 secondi precedenti, in cui Floyd, secondo l’avvocato, avrebbe mostrato una “resistenza attiva” nei confronti della polizia.</p>



<p>Nelson aveva sostenuto inoltre che Chauvin era stato correttamente istruito per intervenire in casi del genere e che non aveva premuto il suo ginocchio esattamente sul collo di Floyd.</p>



<p>Nel ricostruire la dinamica dei fatti, Nelson ha cercato di mostrare che, dal punto di vista di Chauvin, il suo comportamento poteva essere definito come «ragionevole»: Chauvin non era stato il primo poliziotto a rispondere alla richiesta d’intervento e, aveva detto Nelson, quando era arrivato sulla scena si era trovato con due agenti alle prime armi – Alexander Kueng e Thomas K. Lane – che cercavano di immobilizzare senza successo un uomo di grossa corporatura e potenzialmente sotto effetto di stupefacenti. In una situazione del genere, «un agente di polizia ragionevole dovrebbe fare affidamento sul proprio addestramento e sulla propria esperienza».</p>



<p><strong>– Leggi anche:</strong>&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2020/06/01/ricostruzione-george-floyd/?utm_source=rss&utm_medium=rss">La ricostruzione dell’uccisione di George Floyd</a></p>



<p>Nel suo discorso finale, il procuratore Steve Schleicher aveva invece detto che Floyd «non era una minaccia». «Non stava cercando di far del male a nessuno. Tutto ciò che chiedeva era un po’ di compassione. E non ne è stata mostrata alcuna, quel giorno». Schleicher aveva detto che Floyd aveva chiesto aiuto «con il suo ultimo respiro», ma il poliziotto non lo aveva aiutato e non aveva seguito le procedure. Schleicher aveva inoltre ricordato che Chauvin aveva mantenuto il ginocchio sul collo di Floyd anche dopo che i suoi colleghi gli avevano detto che non sentivano più il polso. «Agli scettici tra voi, come potete giustificare la continua applicazione della forza su quest’uomo anche quando non aveva più polso?», aveva detto Schleicher rivolgendosi alla giuria. «[Chauvin] ha continuato a bloccarlo, ha continuato a calcare e torcere e spingere giù [Floyd] finché non ha schiacciato via la vita dal suo corpo».</p>



<p>Gli altri agenti incriminati per la morte di Floyd sono Thomas Lane, J. Alexander Kueng, e Tou Thao. Sono accusati di aver facilitato l’omicidio di Floyd. Lane e Kueng avevano aiutato Chauvin a tenere Floyd a terra per un certo periodo di tempo, mentre Thao aveva assistito senza fare niente. Il loro processo inizierà ad agosto.</p>
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		<title>L’accusa di genocidio rivolta alla Cina</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 07:19:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Secondo un recente rapporto legale, il governo cinese ha violato ogni singolo articolo della convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite nel trattamento degli Uiguri nello Xinjiang e può essere soggetta alla&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="408" height="532" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/uyghur-genocide-report.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15234" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/uyghur-genocide-report.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 408w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/uyghur-genocide-report-230x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 230w" sizes="(max-width: 408px) 100vw, 408px" /></figure>



<p></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Secondo un recente rapporto legale, il governo cinese ha violato ogni singolo articolo della convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite nel trattamento degli Uiguri nello Xinjiang e può essere soggetta alla responsabilità internazionale per aver commesso il crimine di genocidio.</p>



<p>Il rapporto di 25.000 parole, pubblicato da un think-tank apartitico con sede negli Stati Uniti all’inizio del mese di marzo, è uno dei primi esami legali indipendenti e non governativi del trattamento della Cina nei confronti degli Uiguri ai sensi della convenzione sul genocidio del 1948.</p>



<p>Lo Xinjiang è&nbsp;una regione autonoma&nbsp;della Cina nordoccidentale tra le più grandi della Cina: si trova tra Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan, India, la regione autonoma del Tibet e le province del Qinghai e del Gansu.&nbsp;Il concetto di terrorismo in Cina ha una portata particolarmente ampia. Racchiude, infatti,&nbsp;il terrorismo&nbsp;<em>tout court</em>, il separatismo e l’estremismo religioso in un’unica cornice, quest’ultima è quella di cui viene accusata la minoranza uigura in Xinjiang.</p>



<p>Dal 2010, con il pretesto di reprimere il radicalismo islamico che negli anni precedenti aveva portato ad alcuni attentati in Cina, Chunxian adottò una politica repressiva della libertà di culto nello Xinjiang, proibendo il Ramadan e l’utilizzo di capi d’abbigliamento tipici (come il velo) nei luoghi pubblici.&nbsp;Stando a tutte le fonti intervistate e alla documentazione consultabile su New York Times, Associated Press, BuzzFeed, The Economist, le deportazioni nei campi si sarebbero intensificate a partire dal 2016/2017. «La persecuzione non avviene solo tramite deportazione, ma anche &#8211; ed in larghissima scala &#8211; tramite sterilizzazione forzata delle donne, iniezione di metodi contraccettivi, pratiche di aborto e infanticidio», spiega Olivia Enos, analista senior presso l&#8217;Asian Studies Center del think-tank americano The Heritage Foundation. Secondo l’esperta, le sterilizzazioni coatte e l’assunzione/impianto di agenti contraccettivi riguarderebbero tra l’80 ed il 90% delle donne: un dato che mostra quanto la sopravvivenza dell’etnia uigura sia gravemente a rischio. «La cancellazione del popolo uiguro in Cina avviene per mezzo di due strategie fondamentali: eliminazione fisica e assimilazione culturale», aggiunge Dinlur Reyahn, uigura residente a Parigi e fondatrice dell’Istituto Uiguro d’Europa.</p>



<p>Il rapporto prima citato è la prima applicazione, da parte di esperti indipendenti, della Convenzione sul genocidio del 1948 al trattamento in corso degli Uiguri in Cina. È stato intrapreso dal Newlines Institute for Strategy and Policy, in collaborazione con il Raoul Wallenberg Center for Human Rights, in risposta ai resoconti emergenti di gravi e sistematiche atrocità nella provincia dello Xinjiang in particolare contro gli uiguri, una minoranza etnica, per accertare se la Repubblica Popolare Cinese viola la Convenzione sul genocidio ai sensi del diritto internazionale. Lo studio puntualizza che dal 2014 ci sarebbero circa due milioni di Uiguri detenuti nei 1.400 campi di concentramento presenti nello Xinjiang.</p>



<p>A tal fine, dozzine di esperti in diritto internazionale e in politiche etniche cinesi sono stati invitati a esaminare pro-bono tutte le prove disponibili che potevano essere raccolte e verificate dalle comunicazioni pubbliche dello Stato cinese, con testimonianze e metodi di ricerca open source come l&#8217;analisi pubblica dell&#8217;immagine satellitare, l&#8217;analisi delle informazioni che circolano sull&#8217;Internet cinese e qualsiasi altra fonte disponibile.</p>



<p>Il Partito Comunista Cinese ha categoricamente negato di aver commesso atrocità e abusi contro la minoranza musulmana uigura, nonostante un numero crescente di prove.</p>



<p>I rapporti sugli uiguri hanno portato a un crescente indignazione internazionale e all&#8217;isolamento diplomatico ed economico. L&#8217;amministrazione statunitense ha già descritto la persecuzione degli uiguri come un genocidio. Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha detto che &#8220;tali atrocità sconvolgono la coscienza e devono essere affrontate con gravi conseguenze&#8221; e ha chiesto alla Cina di consentire &#8220;indagini immediate e indipendenti da parte di osservatori internazionali&#8221; sulle accuse di stupro.</p>



<p>Il ministro degli Esteri britannico Nigel Adams ha affermato che il rapporto mostra &#8220;azioni chiaramente malvagie&#8221; e ha chiesto alla Cina di consentire agli investigatori indipendenti di entrare nell&#8217;area poiché il governo è stato sottoposto alle pressioni dei parlamentari di tutte le parti per sanzionare i funzionari cinesi.</p>



<p>Il ministro degli Esteri australiano, Marise Payne, ha fatto eco alle richieste degli Stati Uniti che gli osservatori internazionali, tra cui l&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, &#8220;abbiano accesso immediato, significativo e illimitato nella regione dello Xinjiang &#8220;.</p>



<p>La Cina ha costantemente negato le accuse di violazioni dei diritti umani e genocidio nello Xinjiang, nonostante le crescenti prove di internamento di massa, sospetti programmi di lavoro forzato, indottrinamento, sterilizzazione forzata delle donne, ampia sorveglianza digitale e di persona e soppressione di attività religiose e culturali. La Cina afferma che i campi sono centri di formazione professionale progettati per contrastare l&#8217;estremismo. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha accusato la BBC di fare un &#8220;falso rapporto&#8221; che era &#8220;del tutto privo di basi fattuali&#8221;. Ha affermato che le donne intervistate erano &#8220;attori che diffondevano false informazioni&#8221;, e ha detto che la Cina aveva rilasciato più rapporti che mostravano &#8220;persone di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang vivere in pace e contentezza, unità e armonia, e che tutti i loro diritti legali sono effettivamente garantiti&#8221;. Tra i rapporti a cui fa riferimento Wang c&#8217;è un libro sullo Xinjiang, che lo scorso anno ha ammesso per la prima volta che più di 1,2 milioni di persone erano state coinvolte in programmi di “formazione professionale”.</p>



<p>Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha detto ai giornalisti che le accuse di genocidio nello Xinjiang &#8220;non potrebbero essere più assurde&#8221;. &#8220;È una voce fabbricata con secondi fini e una totale bugia&#8221;, ha detto Wang.</p>



<p>In base alla convenzione delle Nazioni Unite, firmata da 152 paesi, compresa la Cina, è possibile accertare il genocidio se una parte viola uno dei cinque atti criminali definiti. Il rapporto del Newlines Institute for Strategy and Policy ha rilevato che il Partito Popolare li ha violati tutti e ha accusato il partito di dimostrare chiaramente un &#8220;intento di distruggere, nella totalità o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso&#8221;. L&#8217;intento di distruggere gli Uiguri come gruppo deriva da una prova oggettiva, ovvero da una politica e una pratica statali, che il presidente Xi Jinping, la massima autorità in Cina, ha messo in moto. I cinque atti criminali sono: uccidere i membri del gruppo; causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per determinarne la distruzione fisica in tutto o in parte; imporre misure intese a prevenire le nascite all&#8217;interno del gruppo; e trasferire con la forza i bambini del gruppo in un altro gruppo.</p>



<p>Come prova, il rapporto citava documenti in merito a morti di massa, condanne a morte selettive e reclusione a lungo termine di anziani, tortura sistemica e trattamenti crudeli tra cui abusi sessuali e torture, interrogatori e indottrinamento, detenzione mirata di leader della comunità uigura, sterilizzazione forzata, separazione familiare, schemi di trasferimento di massa del lavoro e trasferimento di bambini uiguri in orfanotrofi e collegi statali.</p>



<p>Le persone e le entità che perpetrano gli atti di genocidio sopra indicati sono tutti agenti o organi statali &#8211; che agiscono sotto l&#8217;effettivo controllo dello Stato &#8211; che manifestano l&#8217;intenzione di distruggere gli Uiguri come gruppo ai sensi dell&#8217;articolo II della Convenzione sul genocidio.</p>



<p>La Corte Penale Internazionale ha respinto la domanda per indagare sulle accuse di genocidio nello Xinjiang, affermando di non essere in grado di agire perché i presunti crimini sono avvenuti in Cina che non è Stato parte dello Statuto della Corte e quindi è esclusa dalla giurisdizione della Corte.</p>



<p>Il ruolo degli Stati e della cooperazione internazionale assumono dunque un ruolo ancora più significativo quando una Corte non si può pronunciare in merito a tali violazioni dei diritti umani. La Cina non adempie alla sua primaria responsabilità di proteggere e prevenire abusi nei confronti di tutti coloro che sono soggetti alla sua giurisdizione; e per questo motivo, l’azione degli Stati terzi deve avere un impatto rilevante nel denunciare le violazioni e avviare un dialogo proficuo con la Cina.</p>
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		<title>Nicola Gratteri: finalista al Nobel per la sostenibilità. Autorizzate le riprese del maxi processo che lo vede impegnato contro i clan del Vibonese.</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2021 08:12:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 13 marzo 2021 sono state autorizzate dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia, con alcune &#8220;prescrizioni&#8221;, le riprese audiovisive del maxiprocesso Scott-Rinascita scaturito dall’indagine della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, contro i clan del Vibonese in corso&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="820" height="546" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15156" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p>Lo scorso 13 marzo 2021 sono state autorizzate dal <strong>Tribunale collegiale di Vibo Valentia</strong>, con alcune <strong>&#8220;prescrizioni&#8221;</strong>, <strong>le riprese audiovisive del maxiprocesso</strong> <strong>Scott-Rinascita</strong> scaturito dall’indagine della Dda di Catanzaro guidata da <strong>Nicola Gratteri, contro i clan del Vibonese in corso nell’aula bunker di Lamezia Terme.</strong></p>



<p>Le riprese potranno essere fatte, dalle testate che ne hanno fatto richiesta e che sono elencate nel provvedimento, ma<br>solo con telecamere fisse. Inoltre è stato fatto divieto alle emittenti Tv e alle testate giornalistiche di poterle trasmettere prima della lettura del dispositivo della sentenza del maxiprocesso. Nelle more dell’emissione della sentenza&nbsp;<strong>è stata autorizzata solo la divulgazione di immagini o brevi video privi di audio al fine di realizzare servizi di cronaca giudiziaria.</strong></p>



<p>Alla base della decisione di non rendere possibile la divulgazione delle riprese audiovisive prima della sentenza è<br>stata spiegata con la necessità di «garantire l’assoluta genuinità della prova». Il processo vede imputate più di 300 persone ed è prevista l&#8217;escussione di duemila testimoni fra accusa e difesa. La sentenza, secondo le più rosee previsioni dovrà essere emessa nel 2023. Si dovrà attendere fino ad allora quindi per la trasmissione delle immagini riprese nel corso del processo.</p>



<p>Inoltre, un&#8217;ultima, buona notizia: il procuratore<strong> Nicola Gratteri</strong> è finalista insieme ad altre quattro personalità del concorso internazionale <em>Win Win Gothenburg Sustainability Award</em>, una sorta di premio Nobel della sostenibilità promosso dal Comune di Göteborg e da undici entità e aziende industriali svedesi. Quest&#8217;anno il premio evidenzia come la<strong> &#8220;lotta contro la corruzione sia una condizione necessaria per uno sviluppo globale e sostenibile&#8221;</strong> e<strong> Nicola Gratteri</strong> è tra i 5 finalisti selezionati fra 64 nominativi di 34 paesi per il suo impegno alla lotta contro la &#8216;Ndrangheta e per<strong> &#8220;la sua determinazione nel mettere la sicurezza collettiva davanti alla sua sicurezza personale&#8221;</strong>.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Arrestato l&#8217;eroe ispiratore del film Hotel Rwanda</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2020 08:22:16 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="449" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Hotel-Rwanda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Hotel-Rwanda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Hotel-Rwanda-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Hotel-Rwanda-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p><em>Hotel Rwanda,</em> un film da me spesso consigliato, anche per il tramite di questa rubrica. Un film che racconta in maniera esplicita il comportamento degli europei durante il genocidio in Rwanda, frettolosi nel rimpatriare i propri cittadini e non curanti della sofferenza della popolazione civile. Un film che racconta la paura delle persone di etnia tutsi presenti nel Paese che, nell’arco di 100 giorni, furono sterminate (morirono circa 800.000 persone)<sup> </sup><a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a>.</p>



<p>Il protagonista del film è il proprietario di un albergo che dà rifugio agli sfollati e che, protetto dai caschi blu dell’ONU, riesce in quei giorni a salvare molte vite. Nella realtà questo eroe si chiama Paul Rusesabagina e pochi giorni fa è stato arrestato con le accuse di terrorismo e appartenenza a banda armata.</p>



<p>“Rusesabagina è sospettato di essere fondatore, leader, sponsor e membro di bande violente, armate ed estremiste”, ha detto Mulangira Thierry, portavoce del Rwanda Investigations Office, che lo ha preso in custodia presso la stazione di polizia di Remera, nella capitale. L’uomo è stato fermato durante una conferenza stampa a Kigali.</p>



<p>Paul Kagame, attuale presidente del Rwanda e figura fondamentale per la conclusione del genocidio del 1994, è stato diverse volte attaccato da Ruesebagina il quale ha accettato l’esilio in Belgio prima e negli Stati Uniti poi.</p>



<p>&#8220;L’attuale governo diventa ogni anno meno democratico. Non c&#8217;è&nbsp;né&nbsp;potere condiviso né&nbsp;spazio politico. Penso che Kagame sia diventato un dittatore milionario a cui importa della propria fortuna, non dei ruandesi&#8221;.</p>



<p>Da sempre militante per il suo paese, ha creato una fondazione per favorire la riconciliazione e prevenire ulteriori genocidi e, forse, a causa di questa sua inimicizia con il Presidente, si trova ora in carcere.</p>



<p>Nelle ultime ore ha dichiarato di stare bene e di essere trattato con rispetto.</p>



<p>Rimaniamo comunque con il fiato sospeso per le sue sorti e curiosi di verificare le fondamenta delle sue accuse. La famiglia ritiene con certezza che questo sia un arresto illegale, quasi una persecuzione politica considerato che negli ultimi anni più volte Rusesabagina è divenuto bersaglio facile di critiche e denunce, a causa dei suoi attacchi alla Presidenza.</p>



<p><a href="#sdfootnote1anc">1</a><sup></sup> Per un approfondimento sul genocidio in Rwanda: <a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/01/30/stay-human-africa-il-genocidio-in-rwanda-a-nessuno-di-noi-viene-data-la-possibilita-di-scegliere-dove-nascere-e-crescere/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2016/01/30/stay-human-africa-il-genocidio-in-rwanda-a-nessuno-di-noi-viene-data-la-possibilita-di-scegliere-dove-nascere-e-crescere/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>La fine dell&#8217;attivista Ibrahim Gökçek</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2020 09:12:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sebbene il Governo turco, di fronte all’indignazione internazionale, avesse finalmente ceduto, dando la possibilità al Grup Yorum di ritornare a suonare, le condizioni ormai troppo critiche di Ibrahim Gökçek, non gli hanno permesso di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Sebbene il Governo turco, di fronte all’indignazione internazionale, avesse finalmente ceduto, dando la possibilità al Grup Yorum di ritornare a suonare, le condizioni ormai troppo critiche di Ibrahim Gökçek, non gli hanno permesso di veder realizzato il suo sogno.</p>



<p>Il tutto dopo 323 lunghissimi giorni di agonia e astinenza dal cibo, e dopo aver dovuto dare l’addio ad altri due attivisti, nonché membri del suo gruppo, Helin Bolek (23 anni) e Mustafa Kocak (28 anni).</p>



<p>Il Grup Yorum, band socialista internazionalista, si contraddistinse per i suoi testi socialmente impegnati tra cui, ad esempio, l’affermazione della libertà di espressione dei Kurdi. L’ultimo concerto della band si tenne del 2015, quando i membri furono, successivamente, perseguitati e incarcerati dal governo turco. Accusati non solo di terrorismo ma di essere collegati militarmente al Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo (DHKP-C), organizzazione di sinistra fuori legge in Turchia, nonostante i loro continui dinieghi in merito a qualsiasi legame con organizzazioni politiche.</p>



<p>Il 2019 fu l’anno in cui ebbe inizio la protesta di Ibrahim Gökçek e dei suoi compagni che aveva come obiettivo la scarcerazione immediata degli altri membri del gruppo arrestati, la cancellazione del mandato di cattura per gli altri colleghi della band e del divieto di esibizione.</p>



<p>Soltanto pochi giorni fa si è assistito ad una parziale vittoria perché, almeno una delle loro richieste, la revoca del divieto di esibizione, era stata accettata dal governo della Stato turco, con la possibilità di tenere un concerto il prossimo 3 Luglio.</p>



<p>Purtroppo, anche il bassista del Grup Yorum non ce l’ha fatta e non potrà essere lì a suonare per la sua vittoria.</p>
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		<title>8 marzo. Un premio ad una donna coraggiosa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2020 11:09:49 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="394" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51209486_303.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13695" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51209486_303.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51209486_303-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>8 marzo 2020: una data importante e particolare quest&#8217;anno, che cade in periodo buoi di epidemia, paure, limitazioni della libertà per forza di causa maggiore. Vogliamo, quindi, raccontare la vicenda di una donna coraggiosa che ha lottato, e continua a farlo, per la libertà di espressione e ha perso la propria libertà fisica: STELLA NYANZY, attivista, umorista ugandese, specializzata in Antropologia medica sta scontando dallo scorso agosto, una pena di 18 mesi nel carcere di Kampala per l&#8217;accusa di aver pubblicato un commento critico sul presidente della nazione, Yoweri Museveni. </p>



<p>Poetessa dai toni crudi, femminista, attivista per i diritti Lgbt così aveva scritto: &#8220;&#8230; <br>“Magari fossi morto alla nascita, tu, sporco delinquente e dittatore – incalza la poetessa in nome del <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a27607430/femminismo-islam-oggi-indonesia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>femminismo</strong></a>. – Avresti dovuto morire alla nascita, <strong>Yoweri Kaguta Museveni</strong>”. </p>



<p>Dovrà trascorrere un anno in carcere con l’accusa di &#8220;cyber-bullismo e comunicazione offensiva”, la popolazione dell’<strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a26249189/uganda-turismo-sessuale-miss-curvy/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Uganda</a></strong> l’ha eletta volto e voce della battaglia contro la dittatura. Pare sia stata persino lei a farsi trovare, lasciando alcuni indizi proprio nei suoi versi: “Se vuoi picchiarmi per la mia accorata poesia di buon compleanno, mi troverai a casa – è la provocazione che lancia <strong>Stella Nyanzi</strong> -. Chiedi indicazioni per la casa di Mama Stella, è quella con il cancello rosso. Ma non riuscirai a mettere un bavaglio alla mia bocca!”. </p>



<p>Proprio a Stella è stato assegnato il premio per la Libertà di espressione Oxfam Novib/Pen 2020: un riconoscimento per lei e per tutte le donne pronte a rischiare la vita per mantenere alta la propria voce. </p>



<p></p>
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		<title>Zaky e l&#8217;Egitto delle torture</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 05:42:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Attivista arrestato in Egitto per terrorismo. L’ong di Patrick Zaky: “Torturato, anche con l’elettroshock” di Alessandra Fabbretti (agenziadire.com) “Patrick George Zaky è stato picchiato, sottoposto a elettroshock, minacciato e interrogato in merito al suo lavoro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<h2>Attivista arrestato in Egitto per terrorismo. L’ong di Patrick Zaky: “Torturato, anche con l’elettroshock”</h2>



<p></p>



<p>di Alessandra Fabbretti (agenziadire.com)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="816" height="665" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/zacky-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13620" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/zacky-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 816w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/zacky-1-300x244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/zacky-1-768x626.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 816px) 100vw, 816px" /></figure></div>



<p>“<strong>Patrick George Zaky</strong> <strong>è stato picchiato, sottoposto a elettroshock, minacciato e interrogato in merito al suo lavoro e al suo attivismo</strong>. I legali ci hanno assicurato che sul corpo mostra segni visibili delle violenze”. Lo ha riferito all’agenzia Dire l’Egyptian initiative for personal rights (Eifr), l’ong per cui il ricercatore egiziano collabora. Zaky, attivista per i diritti umani e di genere, è stato arrestato all’aeroporto internazionale del Cairo nella notte tra giovedì e venerdì, di rientro dall’Italia, dove è iscritto al master in Gender studies dell’Università di Bologna. In una nota diffusa ne pomeriggio, l’associazione, in contatto con gli avvocati del ricercatore, fa sapere che il pubblico ministero di Mansoura ha contestato a Zaky “la pubblicazione di false voci e false notizie che mirano a turbare la pace sociale e seminare il caos; l’istigazione alla protesta senza l’autorizzazione delle autorità competenti allo scopo di minare l’autorità statale; istigazione al rovesciamento dello Stato; la gestione di un account di social media che ha lo scopo di minare l’ordine sociale e la sicurezza pubblica; l’istigazione a commettere violenze e crimini terroristici”.</p>



<p><strong>LEGGI ANCHE</strong></p>



<p><a href="https://www.dire.it/08-02-2020/419721-egitto-patrick-zaki-accusato-di-terrorismo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Egitto, un amico di Patrick Zaky: “È accusato di terrorismo”</a></p>



<p>L’associazione egiziana conclude sollecitando “l’immediata liberazione di Patrick George Zaky” e chiede più in generale “la fine degli abusi e della detenzione arbitraria da parte delle istituzioni egiziane nei confronti dei difensori dei diritti umani, di esponenti della società civile e dei giornalisti”. Dall’ottobre 2019, “sei membri di Eipr sono stati temporaneamente trattenuti e interrogati – in un caso anche per due giorni”. Si denuncia infine “arresti e inchieste arbitrarie e completamente illegali, che punterebbero a prendere di mira individui percepiti come politicamente attivi”.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="600" height="600" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/egitto-report-600x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13621" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/egitto-report-600x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/egitto-report-600x600-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/egitto-report-600x600-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/egitto-report-600x600-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/egitto-report-600x600-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>



<p><strong>Il comunicato di Amnesty International</strong></p>



<p><strong>Patrick George Zaky</strong>, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, resterà in stato di&nbsp;<strong>detenzione preventiva per almeno 15 giorni</strong>.</p>



<p>Con una&nbsp;<strong>lettera all’ambasciatore egiziano a Roma</strong>&nbsp;abbiamo subito espresso le nostre preoccupazioni per la situazione dello studente egiziano.</p>



<p>Zaky era partito da&nbsp;<strong>Bologna</strong>, dove vive per motivi di studio, per trascorrere un periodo di vacanza nella sua città natale, Mansoura, in&nbsp;<strong>Egitto</strong>. Una volta atterrato all’aeroporto è&nbsp;<strong>scomparso per 24 ore</strong>. Nessuno, compresi i suoi genitori, è stato inizialmente informato del suo arresto.</p>



<p>La sensazione è che si tratti dell’ennesima&nbsp;<strong>persecuzione verso un attivista politico</strong>: ce lo dice la storia di Zaky e la storia dell’Egitto sotto Al Sisi. In questa situazione di detenzione prolungata, con la scusa di condurre indagini, il&nbsp;<strong>rischio di tortura è elevato</strong>.</p>



<p>Patrick George Zaky collabora con l’associazione egiziana&nbsp;<em>Iniziativa egiziana per i diritti della persona</em>, che in una nota stampa ha elencato una lunga lista di capi d’imputazione che sarebbero stati attribuiti all’attivista, tra i quali: “diffusione di false notizie che disturbano l’ordine sociale”, “incitamento a protestare per minare l’autorità dello Stato”, “incitamento alla destituzione del governo”.</p>



<p>Come in altri casi, il rischio è che i reati imputati a Zaky si riferiscano in realtà a&nbsp;<strong>legittime attività di denuncia</strong>, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una&nbsp;<strong>procedura del tutto illegale</strong>.</p>



<p>Continueremo a seguire da vicino il caso, attivando tutte le iniziative utili.</p>
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		<title>Come possiamo aiutare l’equipaggio della Iuventa</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Oct 2019 07:02:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga l&#8217;appello di Milano in Movimento Sono passati ormai 2 anni da quel 2 agosto in cui la Iuventa, nave di salvataggio della ONG Jugend Rettet, è&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://milanoinmovimento.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-20-3-800x493.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Come possiamo aiutare l’equipaggio della Iuventa"/><figcaption><br><br></figcaption></figure></div>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> sostiene e divulga l&#8217;appello di Milano in Movimento</p>



<p>Sono passati ormai 2 anni da quel 2 agosto in cui la Iuventa, nave di salvataggio della ONG Jugend Rettet, è stata messa sotto sequestro con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. La Iuventa è stata infatti la prima vittima della criminalizzazione della solidarietà per coloro che salvano vite in mare, iniziata con il ministro degli interni Marco Minniti, e poi perpetuata dai suoi successori. Oltre al sequestro, sono indagati 10 membri dell’equipaggio accusati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, rischiando una pena che potrebbe arrivare fino a 20 anni di carcere. Iuventa10 è il nome del gruppo che si è costituito per dar vita ad una campagna di solidarietà con i membri dell’equipaggio indagati, e in questo periodo è impegnato in un tour in Italia dove oltre a sensibilizzare e far conoscere la propria storia, si cerca di ritrovare i contatti con alcuni dei superstiti delle loro missioni di salvataggio, e che possano aiutare a testimoniare nel caso al termine delle indagini si debba andare a processo.</p>



<p>Aiutarli è quindi molto semplice, chiunque sia a conoscenza di persone che sono state soccorse nel Mediterraneo in un periodo che parte tra luglio 2016 e agosto 2017, può potenzialmente essere in contatto una delle 14.000 persone soccorse dalla Iuventa. Non è invece facile per chi, in condizioni spesso traumatiche, viene soccorso in mare, ricordare il nome della ONG che li ha portati in salvo, per questo abbiamo a disposizione delle foto dell’imbarcazione che può aiutare a facilitare il riconoscimento.</p>



<p>Qui di seguito il messaggio di Iuventa10 inoltrato a tutti coloro che in un modo o nell’altro vogliono o possono rendersi utili per questa campagna di solidarietà.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://milanoinmovimento.com/wp-content/uploads/2019/10/iuv_Italian_instagram_1080x1080-1-800x800.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-78905"/></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“Abbiamo bisogno del vostro aiuto!</strong></p><p>Noi, gli iuventa10, stiamo cercando persone che sono state soccorse dalla iuventa tra Luglio 2016 e Agosto 2017*, mentre cercavano di attraversare il Mar Mediterraneo su un gommone o barca in legno.</p><p>Perchè? Dopo che la nave iuventa dell’ONG “Jugend Rettet” è stata sequestrata dalle autorità Italiane con un debole appiglio nell’estate del 2017, noi – 10 membri della nave – sono adesso sotto indagine con l’accusa di “favoreggiamento all’immigrazione clandestina”. In caso di condanna rischiamo fino a 20 anni di prigione.</p><p>L’equipaggio della iuventa non ha mai agito in collusione con trafficanti di persone. Il processo è motivato da questioni politiche e parte della spietata politica di chiusura Europea. Non si tratta solo della libertà dei iuventa10, ma del diritto di vivere – di tutte le persone.</p><p>Una condanna avrebbe conseguenze fatali non solo per noi – potrebbe costituire un precedente per tutti i prossimi processi contro persone che agiscono in solidarietà – e di conseguenza aggraverebbe la situazione dei rifugiati e migranti nel Mediterraneo.</p><p>Per vincere questo processo, vorremmo entrare in contatto con i rifugiati e migranti che hanno fatto questa traversata via mare, affinché possano dare testimonianze e condividere le loro storie.</p><p>*Per questo abbiamo bisogno di voi!*</p><p>Potete aiutarci<br>– parlando con noi se avete attraversato il Mediterraneo in questo periodo e siete stati salvati dalla Iuventa<br>– divulgare il nostro annuncio nei vostri canali social<br>– mettendo la nostra il nostro annuncio nelle vostri punti di incontro<br>– richiamare l’attenzione di persone che hanno attraversato il Mediterraneo</p><p>*Come?*</p><p>Abbiamo preparato il nostro appello in Arabo, Inglese, Farsi, Francese, Tedesco e Tigrino come</p><p>• Formato A4 da stampare e appendere (bianco e nero e a colori)<br>• PDF e JPEG nel formato opportuno per Twitter, Instagram, Facebook e Messenger<br>• Poster formato A2 in tutte le lingue su ordinazione con consegna gratuita</p><p>*→ Tutto il materiale è scaricabile al link seguente:*<br>_<a href="https://daten.solidarity-at-sea.org/s/jsRSGz4LAdnkSZR_?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://daten.solidarity-at-sea.org/s/jsRSGz4LAdnkSZR_?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br>*→ È possibile ordinare i poster formato A2 in tutte le lingue e riceverli gratuitamente. A tal fine, comunicare il numero di poster desiderati e l’indirizzo di recapito a: _contact@solidarity-at-sea-org_</p></blockquote>
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		<title>Una lettera/appello dalla Tunisia</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 07:39:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo questa lettera/appello e riteniamo importante pubblicarla. Il mio nome è Fakhreddine Khotbi, sono un cittadino tunisino che vive nel sud-ovest, esattamente nella città di Tozeur e ho una situazione da raccontare:ho lavorato come&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> Riceviamo questa lettera/appello e riteniamo importante pubblicarla.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54515186_592783474528583_5570643419807612928_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12713" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54515186_592783474528583_5570643419807612928_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54515186_592783474528583_5570643419807612928_o-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54515186_592783474528583_5570643419807612928_o-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54515186_592783474528583_5570643419807612928_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il mio nome è Fakhreddine Khotbi, sono un cittadino tunisino che vive nel sud-ovest, esattamente nella città di Tozeur e ho una situazione da raccontare:<br>ho lavorato come giornalista in una stazione radio locale e ho anche partecipato alla società civile, partecipando ad alcune attività di  Amnesty International Tunisia nella sezione di Tozeur. Sono stato umiliato senza motivo per più di due anni e perseguitato politicamente dalle autorità tunisine per nulla o senza accusa; ho perso la mia dignità, sono stato ferito mentalmente e fisicamente. Tutto questo per ledere il mio diritto alla  libertà di espressione<br>Ho amato il mio Paese ma, sfortunatamente, vengo deluso ogni giorno; non riesco a scappare da questa follia, sto scappando ogni giorno dalla morte: la mia città cresce persone contro di me, mesi fa sono stato colpito con un piccolo coltello e un bastone e sono stato salvato da un miracolo;  si sono rifiutati di curarmi in ospedale e dopo che ho recuperato, ho scoperto che mi hanno accusato e condannato a quattro mesi di duro lavoro senza nemmeno convocarmi in tribunale, anche con minacce al mio avvocato. Ho fatto appello a un ordine del tribunale, ma ogni volta sono costretto ad aspettare in piedi per ore, le autorità si prendono gioco di me e ritardano la causa. <br>Non mi sento più al sicuro e chiamo la tua umanità e compassione ad aiutarmi, informando il mio caso in gruppi per i diritti umani, membri o attivisti.<br>Cordiali saluti  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="854" height="640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54155061_592783451195252_3228994518082650112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12714" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54155061_592783451195252_3228994518082650112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 854w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54155061_592783451195252_3228994518082650112_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54155061_592783451195252_3228994518082650112_n-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 854px) 100vw, 854px" /></figure>
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