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	<title>adozione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La donna elettrica: una donna contro il sistema</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jan 2019 09:02:08 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Islanda, oggi. Sembra di essere in un altro tempo, in un&#8217;altra dimensione: pianure estese, cieli aperti, Natura incontaminata, o quasi. A riportarci alla realtà è Halla, una signora di mezza età dalla doppia vita: è una serena e pacata insegnate del coro della comunità, ma anche una tenace e battagliera attivista, impegnata a combattere l&#8217;industria di alluminio che sta cercando di affermarsi sul territorio in cui lei è nata e cresciuta.</p>
<p>Halla è la protagonista del nuovo film di Benedikt Erlingsson, il cui titolo originale è <i>Woman at war</i>, molto più significativo della pessima traduzione italiana <i>La donna elettrica</i>. E&#8217; una vera e propria guerra quella che Halla &#8211; aiutata da un amico che si fa passare per suo cugino e da un timido funzionario del Ministero – mette in atto per salvaguardare la sua Terra dall&#8217;arrogante invasione delle multimazionali. “Sua” perchè Halla vive in maniera simbiotica con la Natura che la circonda: riesce a rannicchiarsi tra le rocce, incede spavalda nel fango, si nasconde sotto la pelle di pecora, si sporca. Il suo alter ego è la sorella gemella, Asa, che ha deciso, invece, di purificare prima se stessa con la meditazione e vorrebbe recarsi in India per vivere in un hashram. Mentre, un giorno qualsiasi, la tv proietta immagini disturbanti relative ai disastri ambientali, Halla riceve una telefonata ormai inaspettata: dopo quattro anni è stata accettata la sua richiesta di adozione. Una bambina (di nuovo torna la figura femminile) la sta aspettando.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/La-donna-elettrica-recensione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11954" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/La-donna-elettrica-recensione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="867" height="578" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/La-donna-elettrica-recensione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 867w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/La-donna-elettrica-recensione-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/La-donna-elettrica-recensione-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 867px) 100vw, 867px" /></a></p>
<p>Come uno degli alberi che punteggiano il paesaggio, Halla ha le radici affondate nella tradizione e lo sguardo puntato verso il Futuro che vorrebbe tutelare per poterlo dare in dote alle generazioni che verranno. La sua è una lotta pericolosa, rischia la libertà e la propria incolumità fisica, ma nulla teme, questa donna che ricorda tanto Don Chisciotte. Nella comunità in cui si muove, pochissimi conoscono la vera identità della boicottatrice della linea elettrica e anche la sorella non sarebbe in grado di accettare la sua attività. Ma il Destino è più potente degli esseri umani e riserva sempre qualche sorpresa che ci costringe a rivedere le nostre priorità. La sceneggiatura,a questo punto, presenta un altro, intelligentissimo colpo di scena che, ovviamente, non sveliamo.</p>
<p>Interessante e originale anche la scelta di inserire in maniera diegetica la colonna sonora, suonata da un gruppetto di musicisti che interviene sullo schermo a esprimere le emozioni provate, di volta in volta, dalla protagonista, con un risultato che fa pensare a una costruzione teatrale delle inquadrature. Compaiono, inoltre, tre donne, con abiti tradizionali (anch&#8217;essi con un significato ben preciso che lasciamo agli spettatori decifrare) come le moire e come il coro della tragedia greca che, con distacco, osserva e commenta le vicende di questa umanità, così forte e così fragile.</p>
<p>Raffinata, quindi, questa pellicola che, con humor tutto nordeuropeo, identifica la donna in Madre Natura: dolce vichinga, Halla, è capace di rischiare per il Bene comune e in grado di ridimensionarsi perchè ha capito che salvare anche solo una vita, vuol dire salvarle tutte.</p>
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		<title>ARTISTI PER GAZA: la mostra a Milano !</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 06:56:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>VI ASPETTIAMO NUMEROSI alla TRE GIORNI DEDICATA alla PALESTINA !!! &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>VI ASPETTIAMO NUMEROSI alla TRE GIORNI DEDICATA alla PALESTINA !!!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-599.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7215" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-599.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-599" width="909" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-599.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 909w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-599-300x212.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-599-768x542.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 909px) 100vw, 909px" /></a></p>
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		<title>Istanbul, un tranquillo gay pride di paura nella Turchia di Erdoğan</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2016 07:56:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/163151862-5a9208fc-078e-410d-9b1d-f4a2a7b8a4bb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6215" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6215" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/163151862-5a9208fc-078e-410d-9b1d-f4a2a7b8a4bb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="163151862-5a9208fc-078e-410d-9b1d-f4a2a7b8a4bb" width="560" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/163151862-5a9208fc-078e-410d-9b1d-f4a2a7b8a4bb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/163151862-5a9208fc-078e-410d-9b1d-f4a2a7b8a4bb-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(da Likiesta.it)</p>
<h2 class="subtitle">La manifestazione a favore della comunità LGBT era attesa per domenica 23, ma è saltata per &#8220;motivi di ordine pubblico&#8221;. In piazza Taksim solo poliziotti, lacrimogeni e arresti: così la Turchia si allontana dall&#8217;Europa</h2>
<div class="bylineList"><label>di </label> <span class="byline">Daniele Viotti*</span></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La Basilica di Santa Sofia</strong> nasce come cattedrale cristiana per poi diventare luogo di culto per i greci-ortodossi, poi cattedrale cattolica, poi moschea di rito musulmano per venire, infine, sconsacrati e trasformata in un museo da Atatürk nel 1935. Negli ultimi anni, però, è stata fatta pressione sul governo per farla tornare un luogo di culto. Non è ancora possibile nonostante sia presente una sala preghiera. Dal 2013, poi, i muezzin sono stati autorizzati a invitare alla preghiera due volte al giorno dai suoi imponenti minareti. La Basilica di Santa Sofia è una <strong>metafora perfetta di quello che sta succedendo in Turchia nel 2016.</strong> Un processo di contro-secolarizzazione per mano del leader<strong> Recep Tayyip Erdoğan,</strong> primo ministro dal 2003 e primo presidente direttamente eletto nel 2014.</p>
<p>La controversa gestione del potere da parte di Erdoğan è da sempre sotto i riflettori. La Turchia sta affrontando un lungo percorso di avvicinamento all’Unione Europea ma<strong> le posizioni sui diritti civili e le libertà fondamentali sono una spada di damocle inesorabile. </strong>Da anni le associazioni che difendono queste libertà vivono un clima di pressione perenne e ho potuto vederlo personalmente nella giornata di domenica 26 giugno, quando mi sono recato <strong>a Istanbul per la celebrazione di un Pride che non si è tenuto. </strong>Il governo, infatti, ha vietato la manifestazione per non meglio precisate “ragioni di ordine pubblico”. Come co-presidente dell’Intergruppo LGBTI al Parlamento Europeo ho ritenuto necessario andare a vedere.</p>
<div class="lf-size1 lf-quote lf-block">
<div class="lf-inner">
<blockquote><p>Quando siamo arrivati alla zona della manifestazione, vicino alla famosa piazza Taksim, ad attenderci non c’erano contestatori (questo sarebbe stato il quattordicesimo Pride di Istanbul, evento a cui partecipano sempre circa 100 mila persone e ha sempre attirato contestatori esterni) ma tantissima polizia. Il segnale era chiaro, e forse chi di solito contesta si è sentito abbastanza tutelato</p>
<footer><cite></cite></footer>
</blockquote>
</div>
</div>
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<div class="lf-inner">
<p>Ho passato la giornata di domenica con militanti dei diritti civili e associazioni. Alle 10 del mattino un grande hotel del centro ha concesso gratuitamente una sala riunioni per decidere come muoversi e cosa fare.<strong> L’ambasciata norvegese ha scortato tutti noi &#8211; organizzatori del Pride compresi &#8211; in giro per la città.</strong> Infine siamo arrivati alla zona della manifestazione, vicino alla famosa piazza Taksim, dove ad attenderci non c’erano contestatori (questo sarebbe stato il quattordicesimo Pride di Istanbul, evento a cui partecipano sempre circa 100 mila persone e ha sempre attirato contestatori esterni) ma tantissima polizia. Il segnale era chiaro, e forse chi di solito contesta si è sentito abbastanza tutelato.</p>
<p>Il resto è cronaca. Proviamo a marciare, a rivendicare, a farci sentire. La polizia non permette riprese e fotografie. Vengo fermato più volte mentre cerco di testimoniare in diretta sulla <a href="http://www.facebook.com/danieleviotti74?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>mia pagina Facebook</u></a>. Le forze dell’ordine ci accerchiano. <strong>C’è un clima di forte tensione che diventa improvvisamente un clima di paura.</strong> Spingono, provocano, creano le situazioni per la reazione. Fanno cariche. Spingono i manifestanti nelle vie secondarie e li bloccano, li picchiano (senza lasciare lividi, sono bravi in questo). <strong>Sparano gas lacrimogeni e li sparano ad altezza uomo</strong> (tre ragazzi verranno colpiti agli occhi dai gusci dei proiettili). Vengono fermati e arrestati diversi militanti tra cui il capo del comitato organizzatore. Viene arresta anche la mia collega parlamentare europea Terry Reintke.<strong> I fermati saranno circa venti, arrestati in varie occasioni. Fortunatamente verranno tutti rilasciati in serata.</strong></p>
</div>
</div>
<div class="lf-size1 lf-quote lf-block">
<div class="lf-inner">
<blockquote><p>Erdoğan sta usando la strategia della goccia cinese. In Turchia la polizia è violenta e il governo intrusivo ma non agiscono in modo aperto. Non chiudono le associazioni per i diritti LGBT, non vietano i Pride per motivi ideologici ma attaccano ai fianchi cercando pretesti. Le manifestazioni per i diritti civili, le espressioni di pensiero laico hanno sempre dei problemi, piccoli o grandi e il loro svolgimento è sempre difficoltoso</p>
<footer><cite></cite></footer>
</blockquote>
</div>
</div>
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<p>Alle 23 circa, con tutti i fermati rilasciati, e con la situazione ormai tranquillizzata, siamo andati nei luoghi in cui avevano organizzato la festa finale del Pride. Migliaia di ragazzi. Nessun poliziotto. <strong>Il problema non era il Pride in sé: era la manifestazione, la visibilità. </strong>Erdoğan sta usando la strategia della goccia cinese. In Turchia la polizia è violenta e il governo intrusivo ma non agiscono in modo aperto. Non chiudono le associazioni per i diritti LGBT, non vietano i Pride per motivi ideologici ma attaccano ai fianchi cercando pretesti. Le manifestazioni per i diritti civili, le espressioni di pensiero laico hanno sempre dei problemi, piccoli o grandi e il loro svolgimento è sempre difficoltoso. C’è sempre qualcosa che non va. Si punta al logoramento. Lento, inesorabile. <strong>Parlando con tantissime ragazze e tantissimi ragazzi lì a Istanbul mi viene raccontato di questo continuo attacco mirato alle libertà personali.</strong> Un comportamento che rende semplicemente incompatibile la Turchia con il progetto europeo.</p>
<p>Scrivo queste righe mentre torno a Bruxelles. Mi attiverò immediatamente per informare della situazione il mio gruppo parlamentare (S&amp;D), il presidente del parlamento Martin Schulz e la Commissione Europea (con il nostro commissario agli affari esteri Federica Mogherini). È una situazione da denunciare assolutamente ed è inammissibile che l’Europa stringa accordi con la Turchia per affrontare la crisi dei profughi siriani. In un periodo storico come questo, anche dopo il voto al referendum inglese, l’Unione Europea deve essere in grado di dare risposte chiare sulla sua identità e sulla sua progettualità. <strong>Quello che ho visto a Istanbul ieri, semplicemente, con l’Europa, non è compatibile.</strong></p>
<p><strong>*Parlamentare europeo S&amp;D &#8211; Partito Democratico</strong></p>
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		<title>Parlamento Ue: aggiornamento sui richiedenti asilo vulnerabili</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2016 08:42:28 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Barbara Spinelli ha depositato una ”interrogazione prioritaria” alla Commissione sull’attuazione da parte della Norvegia delle Direttive 2013/33/UE e 2013/32/UE che riguardano la valutazione delle richieste di asilo da parte di richiedenti vulnerabili.</p>
<div></div>
<div>«Il 9 giugno 2016 è stato portato nuovamente davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo un caso riguardante una vittima di violenza di genere», scrive la deputata del GUE/NGL. «La ricorrente è stata torturata e sottoposta a gravi violenze domestiche e di genere perché amava un uomo diverso da quello scelto dalla sua famiglia. La donna è fuggita dall&#8217;Iraq e ha raggiunto la Norvegia, dove la sua richiesta di asilo è stata respinta con una procedura che non ha tenuto in alcun conto la condizione di vulnerabilità, lo status e la necessità di esame. Poiché, ai sensi delle Direttive 2013/33/UE e 2013/32/UE, la Norvegia fa parte del Sistema Europeo Comune di Asilo (CEAS), ed essendo la richiedente stata sottoposta a gravi forme di violenza, la Norvegia aveva l&#8217;obbligo di valutare singolarmente le particolari necessità di accoglienza e di tenerne conto nell’intero corso della procedura, nonché di fornire alla richiedente un adeguato trattamento psicologico e un’interprete dello stesso sesso».</div>
<div></div>
<div>«É attualmente all’esame degli avvocati difensori», sottolinea Barbara Spinelli, «l’ipotesi di presentare richiesta d’asilo in Paesi extra-UE, perché l’Unione non sarebbe un luogo sicuro per la richiedente, alla luce delle politiche migratorie in corso di adozione».</div>
<div></div>
<div>«Quali passi», chiede la deputata europea, «intende adottare la Commissione per garantire che le richieste di asilo da parte dei richiedenti vulnerabili siano trattate in conformità alle Direttive 2013/33/UE e 2013/32/UE?»</div>
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		<title>Unioni civili: il dibattito, la società italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2016 09:22:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/th-14.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5138" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5138" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/th-14.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (14)" width="299" height="212" /></a></p>
<p>L’Associazione per i Diritti Umani ha chiesto un commento di Alessandra Bernaroli sul disegno di legge sulle unioni civili attualmente al centro del dibattito della politica e della società.</p>
<p>Ringraziamo moltissimo Alessandra Bernaroli per la disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Signora Bernaroli, è un piacere riaverla qui dopo più di un anno, quando ancora era incerta la sorte del suo matrimonio eterosessuale, poi divenuto dello stesso sesso dopo il suo percorso di trasformazione da uomo a donna.</p>
<p>Grazie, ho accettato volentieri il vostro invito e penso che anche lo spazio che mi dedicaste allora sia stato utile per vincere la mia battaglia.<br />
Attualmente, dopo la sentenza della Cassazione che nell’aprile 2015 ha deciso sul destino del mio matrimonio precedente la mia transizione, è importante ricordare che esiste in Italia un matrimonio tra due persone dello stesso sesso.</p>
<p>Scusi, forse non abbiamo compreso bene. In questo periodo si discute in Parlamento sulle unioni civili e lei sta dicendo che in realtà in Italia esiste già il matrimonio egualitario?</p>
<p>Sì, potrebbe sembrare assurdo, ma è così!</p>
<p>Provo a spiegare meglio la questione: la sentenza cui ho accennato prima ha stabilito che il nostro matrimonio potrà restare in essere così com’è fino a che in Italia non ci sarà una legge che regolamenti le famiglie composte da persone dello stesso sesso.<br />
Il nostro caso era particolare, certo; non era il caso di una coppia omosessuale, bensì quello di una coppia che inizialmente era eterosessuale e regolarmente sposata, in cui è avvenuto un cambio di sesso di uno dei coniugi senza che sia stato chiesto il divorzio. Quindi il matrimonio era preesistente: ecco la ragione di questa decisione che mi sento di definire storica.</p>
<p>Certo, ricordiamo la sua storia. Se abbiamo compreso bene, quindi, questa legge sulle unioni civili potrebbe in qualche modo “declassare” il suo matrimonio. Eppure non ci pare di aver letto alcun riferimento al suo caso nel pur intenso dibattito di questi ultimi mesi.</p>
<p>Sì, è così. Se fosse approvata la legge in discussione, io rischierei un declassamento, anche se si riaprirebbero i presupposti per una nuova battaglia giuridica. Sinceramente, ne farei volentieri a meno.<br />
Il punto della questione secondo me è un altro, invece, e l’avete giustamente evidenziato. Come mai non si è mai parlato di questo matrimonio dello stesso sesso già esistente?<br />
Davvero non saprei, posso solo formulare delle ipotesi. Non penso sia stata una dimenticanza, anzi; la nostra battaglia ha rappresentato una vera spina nel fianco per i settori più oscurantisti della nostra società e, tra l’altro, vi è l’articolo 7 della proposta Cirinnà specificamente dedicato al mio caso.<br />
Questa proposta è stata presentata quale innovatrice e foriera di un grande progresso. Come sarebbe stato possibile elogiare questa legge a tal punto, se si fosse reso palese, rendendo nota l’esistenza del mio caso, che tale progetto rappresentava invece un regresso rispetto alla più avanzata posizione già esistente nella società italiana?</p>
<p>Quello che dice è interessante, ma non dobbiamo dimenticare che, a parte il caso del suo matrimonio, ad oggi in Italia non è prevista alcuna tutela per le coppie same sex. Non pensa quindi che questa legge possa rappresentare un passo avanti, seppur non il migliore possibile?</p>
<p>Ad oggi l’Italia è oramai l’unico Paese di cultura occidentale privo di tutele per le coppie gay. È facile, in queste condizioni, essere portati a pensare che qualsiasi cosa sia comunque meglio del vuoto normativo, ma forse, pensandoci bene, non è detto che sia così.<br />
Anzitutto l’assenza di leggi lascia il campo libero per le azioni e le rivendicazioni; si può impostare liberamente la strategia. Ad esempio, la strategia giuridica sui matrimoni same sex, intrapresa oramai una decina di anni addietro, ha portato a numerose sentenze che hanno modificato i presupposti della situazione ed hanno fatto si che oggi il Parlamento sia in qualche modo obbligato a discutere (ma non ad approvare) una proposta di legge su questo tema. Per contro in certi Paesi esistono divieti espliciti su questo tema; divieti che non si possono superare facilmente.<br />
L’aspetto peggiore di questa situazione è che ci si muove e si dibatte alla ricerca di improbabili compromessi. Ma io mi chiedo: com’è possibile che si possa anche solo pensare di trattare i diritti civili come se si stesse facendo una trattativa commerciale? La dignità ed il rispetto o ci sono oppure no, non possono darsi per metà.<br />
Questi temi non ammettono compromessi: o si concedono diritti pieni o si sta scrivendo la discriminazione.</p>
<p>Quindi, per ipotesi, se in Italia passasse una proposta minimale, davvero al ribasso, una proposta che offrisse poche tutele e soprattutto una minore dignità alle coppie gay, quali potrebbero essere i vantaggi e gli svantaggi?</p>
<p>Mi risulta difficile parlare di questo senza avere a disposizione un testo di legge preciso e definito che, ad oggi, manca. Occorrerebbe in primis verificare i diritti fiscali, successori, sui figli, sulle adozioni, sul nome, sulla comunione dei beni, sullo status, ecc.<br />
Vantaggi incerti e tutti da dimostrare, quando si pretende di creare ex novo un istituto che sia per forza differente, e non di poco, da quello matrimoniale. Almeno questo pare essere il modo di procedere in cui si sta muovendo la politica.<br />
Gli svantaggi, invece, quelli sì che sarebbero certi. Il peggiore di tutti sarebbe quello di vedere sancita da una legge dello Stato una condizione di “minorità”, di inferiore dignità, scritta nero su bianco in una legge della Repubblica.<br />
Occorre riflettere bene su questo punto: se esistesse una legge di tal fatta, chiunque sarebbe autorizzato a pensare alle persone gay come ad una categoria in qualche modo un po’ inferiore alle persone etero, perlomeno nella vita di coppia. La persona omosessuale sarebbe sì titolare di dignità, ma non di una dignità piena, bensì limitata e di certo inferiore a quella della persona eterosessuale. Tutto ciò sarebbe dimostrato dall’impossibilità di costituire una famiglia a pieno titolo, riconosciuta dallo Stato nella sua forma più alta, quella del matrimonio.<br />
Purtroppo in Italia la discussione ha pretesto di confinare la famiglia LGBTI nei confini dell’articolo 2 della Costituzione, laddove si parla di formazioni sociali.<br />
Questo è un errore molto grave. Il riferimento giusto non può che essere l’articolo 3, laddove si parla di non discriminazione anche in ragione del sesso; in tal modo la nostra Repubblica viene meno al suo dovere di garantire l’eguaglianza, vittima di un condizionamento culturale di matrice religiosa.<br />
È del tutto evidente che questo stato di cose legittimerebbe atteggiamenti omofobi e discriminatori; le persone potrebbero pensare che in fondo, se una persona ha una dignità limitata, si può forse tollerare, ma non addirittura considerare degna dello stesso rispetto.</p>
<p>Non è forse una visione troppo pessimistica la sua? In fondo non i tutti i Paesi di cultura occidentale è già presente il matrimonio egualitario.</p>
<p>Può darsi che io veda troppo nero, ma i Paesi in cui non vi è ancora il matrimonio gay hanno visto le leggi sulle unioni civili approvate molti lustri addietro, in un’epoca diversa, quando il riconoscimento di questi diritti sembrava un’utopia. Alcuni di questi Paesi hanno continuato sulla via del progresso ed hanno approvato i matrimoni same sex, ma altri non hanno ancora intrapreso questa strada. Questo ci fa capire come non ci sia un automatismo ed un’unica direzione nei percorsi, mentre è molto più importante la fase iniziale.<br />
Purtroppo la storia non si muove sempre in direzione del progresso. Oggi partiamo da un dato acquisito che è l’esistenza del matrimonio egualitario in numerosi Paesi ed è a questo che occorre ispirarsi.</p>
<p>Quindi che scenari futuri le paiono più plausibili?</p>
<p>Ho sentito le opinioni di chi pensa di poter partire da un testo sulle unioni civili estendendone poi gli effetti e le capacità di tutela fino a trasformarlo in un matrimonio, seppur con nome diverso, grazie al lavoro delle Corti nazionali ed europee.<br />
Io non sono così certa che si possa facilmente ottenere questo risultato. Riguardo alle Corti europee, spesso hanno dimostrato di non voler forzare troppo la mano ai singoli Paesi, limitandosi ad esercitare più una sorta di “moral suasion” anziché imporre decisioni vincolanti. Le Corti italiane, poi, anche in mancanza di una normativa hanno preferito lasciare prive di tutele le coppie pur di non scavalcare il legislatore; è palese che se ci fosse una norma, seppur non del tutto soddisfacente, avrebbero tutte le giustificazioni per evitare accuratamente di compiere balzi in avanti.<br />
L’esempio della Germania, a cui spesso si fa riferimento, è in questo caso lampante. La normativa sulle unioni civili, pur modificata dopo le precise e numerose indicazioni delle Corti nazionali, non è ancora sovrapponibile al matrimonio.<br />
Trovo davvero assurdo il ragionamento di chi afferma che senza una norma non sarebbe possibile chiedere tutele, mentre con una legge seppur minimale si aprirebbero le porte ai ricorsi. A parte il fatto che, se fosse confermato questo ipocrita approccio delle Corti, non si potrebbe certo fare affidamento sulle stesse in nessun modo, contraddice tale impostazione il recente esempio della Corte Suprema USA, laddove in mancanza di una legge generale ha stabilito che i diritti civili vanno tutelati subito ed appieno, senza attendere gli incerti esiti del Legislatore.</p>
<p>Il rischio, in alternativa, sarebbe però quello di continuare a rimanere senza tutele.</p>
<p>Momentaneamente senza tutele, ma pieni di speranza e di energia positiva utili per pretendere un cambiamento equo, giusto e rispettoso.<br />
Sono convinta che la propria dignità e la propria autostima valgano più di un’elemosina, qual è questa proposta che io considero irricevibile.</p>
<p>Si sente spesso dire che il vero problema sono le adozioni del figlio del partner.</p>
<p>Penso che la questione delle adozioni sia un falso problema.<br />
Sono convinta che sia stato un errore strategico, non so se voluto o meno, inserire esplicitamente questo tema parlando del matrimonio egualitario. Forse si pensava di dare più forza alle adozioni appoggiandole al matrimonio, ma il risultato è stato quello di indebolire entrambe le opzioni con il risultato che ci troviamo ora ad avere una forma di unioni civili al ribasso e la stepchild adoption (che non è un’adozione piena) con ipotesi di ulteriori peggioramenti verso strambe ipotesi di affidi rafforzati.<br />
A mio avviso non è stata una buona idea, anzi piuttosto egoistica, quella di tenere il matrimonio in ostaggio delle adozioni, senza peraltro avvedersi che si stanno creando “figli di un dio minore”, con meno diritti di chi accede all’adozione piena. Si sono messe davanti a tutto singole questioni di vita quotidiana familiare, svendendo i principi. La dignità in cambio di trenta denari.<br />
A ben pensare si rappresenta come innovativa una proposta che riporta indietro gli orologi a quando vi era distinzione tra figli legittimi e naturali.<br />
I temi sono distinti e andrebbero trattati in modo distinto. Le adozioni hanno già una loro specifica disciplina e li occorrerebbe lavorare, sempre nell’ottica di tutela del minore.<br />
Per inciso, parlando di figli e di adozioni, si palesano molteplici esigenze.<br />
Si potrebbe anzitutto analizzare la questione in termini di pretesa della filiazione come diritto soggettivo costitutivo della famiglia (di una delle tante modalità in cui si può determinare la famiglia); non so se questo punto di vista possa essere criticato in quanto foriero di replicare la famiglia eterosessuale, però merita senz’altro un’analisi.<br />
Vi può anche essere il desiderio del singolo ad avere un figlio, sia per dare continuità alla sua genealogia, sia a volte in un malinteso senso di “clonazione”, quasi un anelito di immortalità.<br />
Sono tutti temi interessanti e da analizzare, temi che però ci portano lontano dal matrimonio, fino a strade inesplorate che riguardano il futuro della società, a come si faranno i bambini e di chi saranno figli. Nuove forme e tecnologie di fecondità e di nascita, nuove modalità di interazione e crescita dei figli che disegneranno il futuro della società.<br />
Temi forse troppo complessi per una modesta proposta sulle unioni civili. Temi che intersecano altre discipline, dalle adozioni alla procreazione assistita.</p>
<p>Proprio sul tema della maternità surrogata si è levato un ampio dissenso trasversale.</p>
<p>Sì, senz’altro questo tema è stato cavalcato in modo strumentale.<br />
In Italia esiste già il divieto di ricorrere alla maternità surrogata. È pur vero che è un divieto facilmente aggirabile andando all’estero in Paesi dove questa pratica è legale. Questa è solo una delle tante questioni che ogni giorno ci propone la globalizzazione e l’apertura delle frontiere.<br />
Resta il fatto che quando il bambino nasce, siamo di fronte ad una nuova realtà che merita piena tutela. Diversa sarebbe la posizione dei genitori e lì si potrebbero prevedere forme di disincentivo e sanzioni. È chiaro che in questa prospettiva la questione si trasformerebbe in un boomerang per le coppie gay desiderose di avere figli.<br />
In aggiunta vale dire che questo fenomeno merita un approfondimento serio, perché coinvolge il corpo e la libertà delle donne. Occorre far sì che sia sempre tutelata la libertà di scelta di chi decide di donare il proprio corpo; servono forme di garanzia non solo per evitare situazioni di vero e proprio sfruttamento e riduzione in schiavitù, ma occorre anche essere certi che la donna non sia spinta da considerazioni puramente economiche.<br />
Si potrebbe pensare pertanto a forme di co-responsabilizzazione della madre surrogata, fors’anche studiate a livello internazionale, in modo da limitare l’offerta di tale pratica solo a chi veramente desidera farlo per spirito altruistico.</p>
<p>Quindi, secondo lei, sul tavolo della discussione dovrebbe rimanere semplicemente il tema delle unioni civili privato del riferimento alla cosiddetta “stepchild adoption”, essendo escluso il matrimonio per problemi di costituzionalità?</p>
<p>Sì, come detto in questa prima fase io avrei tralasciato il tema dei figli, atteso che le coppie esistenti possono già trovare una buona tutela presso le Corti ordinarie.<br />
Riguardo ai presunti problemi di costituzionalità, anche qui penso si tratti di un falso problema.<br />
In realtà sarebbe ben possibile per il Parlamento modificare il codice civile e, se proprio si ritenesse (ma non se ne vede la necessità), anche la Costituzione.<br />
La verità è che manca la volontà politica di fare questo passo e si sta semplicemente cercando di dare un contentino risicato da poter poi spendere politicamente; al contempo l’obiettivo è rispondere ai pur blandi rilievi della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo offrendo davvero il “minimo sindacale”.</p>
<p>Come giudica il dibattito che si è sviluppato su questa questione?</p>
<p>Il dibattito è stato davvero intenso ed ha offerto spunti interessanti. Di sicuro non si era mai arrivati a tal punto nella società italiana e spero di aver potuto offrire anch’io un piccolo contributo positivo.<br />
Questa tensione mediatica ha però messo in luce tutti i limiti ed i difetti della politica e della società italiana.<br />
Quello che si è visto è stata davvero la manifestazione di un enorme regresso culturale e, penso, anche morale. Si è manifestata l’assenza di contenuti positivi, di spirito critico, di capacità di analisi e confronto.<br />
Si è reso palese l’arroccamento su posizioni ideologiche, forse neppure interiormente del tutto condivise, magari al solo fine di trarne un piccolo beneficio in campo politico. Più che un sano conservatorismo, una politica della propria poltrona, insomma.<br />
In questo sfacelo mi è sembrato di poter cogliere gli effetti di un certo tipo di multiculturalismo. Questo termine spesso evoca scontri tra culture inconciliabili del Nord e del Sud del mondo; qui invece vediamo lo scontro tra una morale cattolica, paladina dell’obiezione di coscienza, ed una cultura laica e razionale, aperta al confronto. In mezzo c’è purtroppo anche la posizione di chi, indifferente agli interessi della società, segue la convenienza.<br />
Mi pare di poter affermare che abbiamo la prova dell’inconciliabilità degli approcci; il tutto viene purtroppo complicato dal pragmatico ed amorale atteggiamento dell’opportunismo politico. Manca una visione inclusiva orientata alla tutela delle minoranze.</p>
<p>Come si potrebbe uscire da questo stallo? Quale sarà il destino di questa proposta?</p>
<p>Davvero non lo so, ma non sono soddisfatta.<br />
Sinceramente spero che la legge non venga approvata, perché fino a che non sarà riconosciuta pari dignità in ragione del sesso, come dice l’articolo 3 della nostra Costituzione, vorrà dire che in Italia vi è ancora discriminazione, una discriminazione che trova appigli e giustificazione nella religione.<br />
Solo il matrimonio egualitario è la soluzione giusta.<br />
Guardando al modo di agire della politica, mi sono convinta che su certe questioni occorrerebbe davvero un giudizio superiore di razionalità. Le proposte dovrebbero passare un vaglio di consistenza logica e le obiezioni e le modifiche dovrebbero essere motivate e valutate razionalmente. Solo così si potrebbero evitare compromessi mossi da pregiudizi e corruzione.</p>
<p>Non per insistere, ma in coscienza ci può confermare che la sua contrarietà a questa proposta non sia motivata dal fatto che lei e sua moglie siete le uniche persone in Italia che subirebbero una “diminutio” di diritti a seguito dell’approvazione di questa legge? Può garantire che la sua contrarietà non sia motivata da un calcolo personale?</p>
<p>In tutta sincerità, è logico che non mi possa piacere questa proposta perché vedrei svanire il mio matrimonio dopo anni di vittoriose battaglie; mi pare però di aver dimostrato di non temere di affrontare battaglie di civiltà senza guardare all’interesse personale.<br />
È vero che io lotto in primis per il mio matrimonio, come ho sempre fatto, ma la mia critica, come ho cercato di spiegare, non è motivata da ragioni personali (per me, in fondo, è sempre aperta la via dei tribunali italiani ed europei), bensì dalla consapevolezza che una norma come quella oggi sul tavolo può portare solo ad un arretramento di quella che è la collocazione delle persone LGBTI nell’ambito della società civile.<br />
Come detto, il mio unico timore è quello di veder bruciare le speranze future di riscatto a causa dell’insipienza e della vanità di pochi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Felice chi è diverso: il documentario di Amelio sull&#8217;omosessualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2014 05:47:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Paolo Poli e Ninetto Davoli sono i pochi personaggi famosi che rendono la loro testimonianza nel documentario di Gianni Amelio, dal titolo Felice chi è diverso, presentato in anteprima a Milano lo scorso 8&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/03/untitled-21.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/03/untitled-21.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="200" width="139" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Paolo<br />
Poli e Ninetto Davoli sono i pochi personaggi famosi che rendono la<br />
loro testimonianza nel documentario di Gianni Amelio, dal titolo<br />
<i>Felice chi è diverso</i>,<br />
presentato in anteprima a Milano lo scorso 8 marzo al cinema Mexico e<br />
passato alla scorsa edizione del Festival di Berlino. Gli altri<br />
protagonisti sono persone comuni, di tutta Italia e di varia<br />
estrazione sociale: persone che si raccontano come omosessuali, come<br />
coppie, come amanti nel senso di “coloro che amano”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;originalità<br />
del film consiste nel parlare di “diversità” attraverso il<br />
vissuto di persone anziane e di frammezzare il racconto con spezzoni<br />
di altri film celebri, cinegiornali e pagine di riviste<br />
scandalistiche anni&#8217;50, come <i>Lo<br />
specchio</i> o <i>Il<br />
borghese, </i>che<br />
rimarcavano pregiudizi e stereotipi spesso offensivi. Anche nel<br />
documentario di Amelio non si usano termini politically correct,<br />
quali omosessuale o gay, ma si sentono pronunciare parole come:<br />
“finocchio”, “invertito”, “femminiello”. A volte per<br />
biasimarne l&#8217;utilizzo, ma più spesso per sdoganarlo, per rivendicare<br />
l&#8217;orgoglio di amare chi si vuole e di vivere le stesse emozioni e gli<br />
stessi sentimenti di tutti.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Certo,<br />
le persone intervistate parlano di clandestinità, di umiliazione, di<br />
derisione, di emarginazione: raccontano di aver vissuto in periodi<br />
storici in cui era davvero difficile fare <i>coming<br />
out</i>, ma siamo sicuri che,<br />
oggi, ci sia più libertà, che la diversità (soprattutto<br />
dell&#8217;orientamento sessuale) sia accettata ?
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
coppia di signori torinesi accenna alla necessità di estendere i<br />
diritti di base ad ogni tipo di famiglia; nel film le persone<br />
intervistate sono in maggioranza di genere maschile e restano sullo<br />
sfondo le coppie formate dalle donne: qualcosa, forse, nella società<br />
sta cambiando, ma se è necessario un documentario per approfondire e<br />
riflettere sull&#8217;argomento, vuol dire che c&#8217;è ancora tanta strada da<br />
fare.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Diventa<br />
necessario, il lavoro del regista calabrese, perchè racconta il<br />
percorso culturale di un secolo di Storia italiana, dalla caccia alle<br />
streghe durante il periodo fascista ai giorni nostri; perchè è un<br />
buon manifesto contro l&#8217;omofobia ancora imperante, nonostante alcuni<br />
passi avanti fatti dalle istituzioni e dai cittadini; e perchè<br />
propone la capacità di vivere l&#8217;amore, tra persone dello stesso<br />
sesso, con equilibrio, con gioia e con rispetto. E, di questi tempi,<br />
non è poco. </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>I diritti (negati) ai bambini rom e sinti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2013 04:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, in occasione della giornata mondiale dei diritti umani, pensiamo che sia importante parlare dei rom e dei sinti, comunità che, troppo spesso e più di altre, sono vittime di discriminazioni e di stereotipi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Oggi, in<br />
occasione della giornata mondiale dei diritti umani, pensiamo che sia<br />
importante parlare dei rom e dei sinti, comunità che, troppo spesso e<br />
più di altre, sono vittime di discriminazioni e di stereotipi<br />
negativi. E ne parliamo facendo riferimento al rapporto intitolato<br />
“Mia madre era rom” stilato dall&#8217;Associazione 21 luglio in cui si<br />
è analizzato il fenomeno delle adozioni dei minori rom nella Regione<br />
Lazio e, soprattutto, nella capitale dove i rom e i loro figli vivono<br />
in gravi condizioni igieniche e abitative, condizioni che sono la<br />
conseguenza delle politiche (e di una mentalità) orientate<br />
all&#8217;esclusione sociale.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
il rapporto, un bambino rom ha 40 probabilità, rispetto ad un suo<br />
coetaneo “gagi”, di essere dichiarato adottabile e, quindi, di<br />
essere allontanato dalla propria famiglia d&#8217;origine. Perchè? Perchè<br />
i giudici, i Pubblici Ministeri, gli assistenti sociali spesso<br />
imputano &#8211; per mancanza di conoscenze e per pregiudizi radicati &#8211;<br />
alla stessa cultura rom (o sinti) e alla volontà dei genitori, il<br />
degrado ambientale e culturale in cui vivono bambini e adolescenti.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
quest&#8217;ottica risulta semplice far adottare un minore rom ad una<br />
famiglia non rom per ripristinare, forzatamente, i diritti del minore<br />
stesso, ma l&#8217;Associazione 21 luglio fotografa, con le seguenti<br />
parole, questa modalità di intervento da parte delle istituzioni:<br />
“Segregando i rom su base etnica nei cosiddetti &#8216;campi nomadi&#8217;&#8230;le<br />
istituzioni locali prima condannano le comunità rom a vivere in<br />
situazioni di totale degrado e all&#8217;esclusione sociale, lavorativa e<br />
abitativa. E poi sottraggono loro i propri figli per proteggerli dal<br />
rischio di vivere in quel contesto inadeguato alla fruizione dei<br />
diritti dell&#8217;infanzia che gli stessi amministratori hanno creato”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ricordiamo,<br />
inoltre, che secondo una stima recente, in Italia sono presenti circa<br />
170 mila rom e sinti: solo 35 mila vivono in insediamenti formali e<br />
informali; più della metà hanno la cittadinanza italiana e un<br />
lavoro; molti ancora, provenendo dalla Romania e dalla Bulgaria, sono<br />
cittadini comunitari. Nonostante questi dati, in base anche a molti<br />
studi di monitoraggio sull&#8217;uso dei termini e degli aggettivi da parte<br />
degli organi di informazione (ma anche nell&#8217;uso comune) le parole<br />
“zingaro” o “rom” sono ancora associate a opinioni<br />
dispregiative.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
approfondire questi e altri temi, vi segnaliamo il seguente evento:</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
CONTAINER<br />
158
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<u>Mercoledì<br />
11 dicembre alle ore 20, presso l’Auditorium San Fedele di Milano –<br />
via Hoepli 3/b</u>.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’evento<br />
è organizzato da<strong><br />
Amnesty International Italia</strong>,<br />
<strong>Associazione 21 luglio</strong><br />
e <strong>Zalab</strong><strong>.</strong></p>
<p>L’evento,<br />
che sarà introdotto e moderato dal <strong>giornalista<br />
Gad Lerner</strong>, prevede la<br />
proiezione in <strong>prima<br />
italiana</strong> di <strong>“Container<br />
158”</strong>, il film<br />
documentario di Stefano Liberti e Enrico Parenti che racconta la vita<br />
nel campo rom più grande d’Europa. A seguire una <b>Tavola<br />
rotonda</b> dal titolo “<i>Figli<br />
dei campi: habitat marginali e diritti rubati</i>”<br />
alla quale parteciperà l’Assessore alla Sicurezza e Coesione<br />
Sociale del Comune di Milano <b>Marco<br />
Granelli</b> e rappresentanti<br />
delle associazioni.<br />Nel corso della serata l’Associazione 21<br />
luglio presenterà il nuovo rapporto “<b>Figli<br />
dei campi”</b> sulla<br />
condizione dell’infanzia rom negli insediamenti formali e informali<br />
in Italia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Apparteniamo tutti allo stesso genere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2013 06:22:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso marzo Adan è stata uccisa in Honduras, a luglio Natalia è stata uccisa in Brasile; Islan a New York in agosto e Dwayne non c&#8217;è più a causa di un colpo di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/11/22/apparteniamo-tutti-allo-stesso-genere/">Apparteniamo tutti allo stesso genere</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/transfobia-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/transfobia-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>Lo<br />
scorso marzo Adan è stata uccisa in Honduras, a luglio Natalia è<br />
stata uccisa in Brasile; Islan a New York in agosto e Dwayne non c&#8217;è<br />
più a causa di un colpo di pistola, Questi solo alcuni nomi delle<br />
mille e cento persone vittime della transfobia, un termine coniato da<br />
poco tempo e che indica non solo la “paura” generata (chissà<br />
perchè) da chi cambia sesso, ma una vero e proprio odio nei<br />
confronti dei transgender, un odio che nasce da stereotipi negativi &#8211;<br />
transessualità = prostituzione, ad esempio &#8211; e che produce<br />
pregiudizi che sfociano troppo spesso nella violenza. </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ogni<br />
anno, il 20 di novembre, si celebra nel mondo il Tdor, Transgender<br />
day of remembrance: un&#8217;occasione per ricordare tutti coloro che hanno<br />
salutato la propria identità di nascita per acquisirne un&#8217;altra,<br />
quella che sentivano come più appropriata e vera; un&#8217;identità<br />
fisica più vicina al loro sentire psichico. E, per questa scelta,<br />
hanno pagato il prezzo più alto, per l&#8217;incapacità di molti ad<br />
accettare il cambiamento e la diversità e per la rigidità dei ruoli<br />
sociali.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Domenica<br />
scorsa, 17 novembre 2013, a Roma si è tenuto un sit-in a Piazza del<br />
Popolo, dinanzi ad una chiesa: alla Chiesa degli artisti.<br />
Probabilmente un luogo simbolico perchè le istituzioni statali, ma<br />
anche la Chiesa cattolica, così presente sul territorio italiano,<br />
devono prendersi cura e tutelare i diritti e la vita di tutti. Il<br />
sit-in è stato organizzato dall&#8217;associazione Libellula e, tra le<br />
varie inizitive, è stato approfondito il tema delle relazioni affettive e familiari delle persone trans. Che siano “trans” non<br />
è importante, tutti apparteniamo al genere umano.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dalla<br />
transfobia all&#8217;omofobia. In un periodo in cui, purtroppo accadono<br />
molti episodi di cronaca legati anche alla paura e all&#8217;odio nei<br />
confronti delle persone omosessuali, arriva un piccolo segnale<br />
positivo, che va in una direzione di rispetto e di obiettività: nei<br />
giorni scorsi, il Tribunale per i minorenni dell&#8217;Emilia-Romagna ha<br />
affidato una bambina ad una coppia di uomini. Di mezza età, i due<br />
signori convivono stabilmente da sei anni e hanno compiuto tutti i<br />
test e i percorsi valutativi previsti dalla normativa. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/gay-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/gay-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="106" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nella<br />
legislazione nazionale (che risale al 1983) viene sottolineato che “<br />
l&#8217;affido temporaneo non è preordinato all&#8217;adozione, ma al benessere<br />
del minore” e viene, inoltre, indicata come famiglia affidataria, o<br />
nucleo affidatario, un nucleo in cui sono presenti madre e padre o<br />
persone singole, senza una precisazione in merito all&#8217;orientamento<br />
sessuale degli affidatari. E&#8217; importante, invece, che vengano<br />
effettuate tutte le valutazioni delle motivazioni, delle competenze e<br />
delle loro capacità genitoriali. Sempre nella normativa, non vi è<br />
nemmeno un richiamo al vincolo del matrimonio come requisito<br />
necessario, a differenza di quello che viene sancito dall&#8217;articolo 29<br />
della Costituzione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
decisione del Tribunale di Bologna dell&#8217;affidamento temporaneo della<br />
bambina di tre anni alla coppia di omosessuali  &#8211; che conoscono la<br />
bimba da tempo e che hanno sempre avuto con lei un rapporto di<br />
affetto &#8211; si fonda su una precedente pronuncia della Corte di<br />
Cassazione del gennaio 2013, nella quale la Corte ha stabilito che la<br />
credenza diffusa “<em>che sia<br />
dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino</em><br />
<em>il fatto di vivere in una<br />
famiglia incentrata su una</em><br />
<em>coppia omosessuale</em>”<br />
rappresenti un <strong>pregiudizio</strong><br />
. Il giudice, infatti, nella sentenza,<br />
ha scritto: “ &#8230;Si rivela la sussitenza di una situazione di fatto<br />
paragonabile al contesto familiare sotto il profilo accuditivo e di<br />
tutela del minore&#8230;Il fatto che i componenti del nucleo abbiano il<br />
medesimo sesso non può considerarsi ostativo all&#8217;affidamento di un<br />
minore. Ciò anche tenuto conto che in assenza di certezze<br />
scientifiche o dati di esperienza costituisce mero pregiudizio la<br />
convinzione che sia dannoso per lo sviluppo del bambino il fatto di<br />
vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”.
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Un libro, una storia vera, un ricongiungimento</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/07/26/un-libro-una-storia-vera-un_26/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2013 04:26:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Somalia, 1991: è guerra civile. Mahad, come molti altri compaesani, perde tutto ed è costretto a scappare. Mahad ha una figlia, Murayo, affetta da tubercolosi intestinale e, nel &#8217;94, riesce a portarla all&#8217;ospedale militare&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/SOLO-LE-MONTAGNE....jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/SOLO-LE-MONTAGNE....jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="202" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Somalia,<br />
1991: è guerra civile. Mahad, come molti altri compaesani, perde<br />
tutto ed è costretto a scappare. Mahad ha una figlia, Murayo,<br />
affetta da tubercolosi intestinale e, nel &#8217;94, riesce a portarla<br />
all&#8217;ospedale militare italiano di Johar dove la bambina verrà<br />
curata, ma Mahad non può portarla con sé nella fuga dal conflitto,<br />
sarebbe troppo rischioso: la lascia, quindi, in ospedale dopo aver<br />
scattato un paio di fotografie.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma il<br />
tempo passa: il contingente militare deve ritirarsi e Murayo deve<br />
essere portata presso l&#8217;orfanotrofio di Mogadiscio. Il soldato<br />
italiano a cui è dato il compito di accompagnarla, però, cambia<br />
programma e il destino della piccola. La porta, infatti, con sé in<br />
Sicilia e decide di adottarla.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Murayo<br />
cresce in serenità, ma nella convinzione di aver perso i legami con<br />
la famiglia d&#8217;origine, fino a quando, dopo quattordici anni, durante<br />
una puntata della trasmissione televisiva “Chi l&#8217;ha visto?” viene<br />
fatto passare l&#8217;appello di un magro signore somalo, rifugiato nel<br />
campo profughi di Dadaab, in Kenya, dal quale ha continuato a<br />
scrivere all&#8217; ONU, alla Croce Rossa e ad altri enti per ritrovare sua<br />
figlia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Murayo<br />
oggi ha 26 anni, è in procinto di laurearsi ed è riuscita a<br />
riabbracciare Mahad e sua sorella (la madre, nel frattempo, si è<br />
spenta). E nella puntata della trasmissione di Rai3 del 26 giugno<br />
scorso sono state trasmesse le immagini forti, emozionanti, intense<br />
di quel lungo, atteso e significativo abbraccio tra la giovane donna<br />
e il padre naturale.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questa è<br />
la storia di Murayo e dei suoi due padri: quello africano e quello<br />
italiano. Una storia raccontata nel libro intitolato “Solo le<br />
montagne non si incontrano mai”, di Laura Boldrini, edito da<br />
Rizzoli.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Presidente<br />
della Camera, Laura Boldrini è stata a lungo portavoce ONU per i<br />
rifugiati e aveva fatto una promessa a Murayo: “Farò in modo che<br />
tu possa riabbracciare tuo padre”: il percorso, raccontato con<br />
grande partecipazione nel testo, è stato lungo e difficile. Un<br />
percorso geografico, ma soprattutto emozionale e psicologico, che ha<br />
coinvolto la ragazza, ma anche le sue due figure di riferimento<br />
maschili: una padre adottivo che accoglie e ha la capacità di capire<br />
l&#8217;esigenza della figlia di ricongiungersi con le proprie radici e la<br />
propria identità e un padre naturale che la affida ad un&#8217; altra<br />
guida, di un&#8217;altra cultura, regalandole un Futuro migliore del loro<br />
Passato.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
vicenda di Murayo, infine, è l&#8217;occasione di parlare dei profughi e<br />
delle loro condizioni, con realismo; è l&#8217;opportunità di raccontare<br />
un popolo al di là degli stereotipi; ma, in particolare, è un<br />
esempio di amore. Quell&#8217;amore incondizionato e profondo che ha<br />
permesso a una bambina, in difficoltà e in pericolo, di diventare<br />
una donna.</div>
</div>
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		<title>Morire di nostalgia a 14 anni (e un film come dedica)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 06:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adolescente]]></category>
		<category><![CDATA[adozione]]></category>
		<category><![CDATA[etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Habtamu Scacchi aveva solo 14 anni. Era di origini etiopi ed era stato adottato da due coniugi italiani che lo amavano moltissimo. L&#8217;altro ieri si è tolto la vita, impiccandosi. Era residente a Paderno&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Habtamu<br />
Scacchi aveva solo 14 anni. Era di origini etiopi ed era stato<br />
adottato da due coniugi italiani che lo amavano moltissimo.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;altro<br />
ieri si è tolto la vita, impiccandosi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Era<br />
residente a Paderno Dugnano e il suo corpo è stato ritrovato in un<br />
campo di Biassono, abbastanza vicino al luogo in cui viveva e<br />
studiava.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma in<br />
precedenza si era già allontanato da casa: un anno fa si trovava in<br />
villeggiatura sul lago D&#8217;Orta, nel novarese, e da lì era scappato,<br />
portando con sé una cartina geografica, e agli agenti che lo avevano<br />
fermato, per poi ricondurlo dai suoi genitori, aveva detto di provare<br />
una forte nostalgia e di desiderare di rivedere i familiari rimasti<br />
in Etiopia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il 15<br />
febbraio scorso il ragazzino si era allontanato di nuovo dalla<br />
cittadina di residenza, senza documenti né telefono cellulare, e i<br />
genitori avevano subito dato l&#8217;allarme perchè preoccupati da un<br />
biglietto lasciato dal figlio. Sul foglio di carta, infatti, Habtamu<br />
aveva scritto: “Non ce la faccio più a vivere in Italia, voglio<br />
morire”. E così, purtroppo, è stato.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un adolescente<br />
che, oltre alle inquietudini proprie dell&#8217;età, portava dentro di sé<br />
il peso dello strappo dalle proprie origini e dai propri affetti e,<br />
probabilmente, anche il disagio – non ancora risolto – di una<br />
doppia appartenenza, di una doppia identità.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ad<br />
Habtamu vogliamo dedicare la recensione del romanzo e dell&#8217;omonimo<br />
film <i>Vai e vivrai</i><br />
di Radhu Mihaileanu (editi entrambi da Feltrinelli). Nei film e in<br />
letteratura, spesso, c&#8217;è il lieto  fine; nella realtà, altrettanto<br />
spesso, purtroppo, no.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
VAI e<br />
VIVRAI di Radhu Mihailenau</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/vai-e-vivrai.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/vai-e-vivrai.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tra il<br />
1984 e il 1985, migliaia di africani aspettano di essere imbarcati<br />
sugli aerei per essere portati in salvo in Israele. Sì, perchè<br />
quegli africani sono ebrei etiopi, i <i>falasha.<br />
</i>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Molti<br />
di loro non riescono, per vari motivi, a scappare dalla carestia e<br />
rimangono al campo profughi in Sudan e, quasi sicuramente, andranno<br />
comunque incontro alla morte, per fame, per sete, per malattia.<br />
Proprio per evitare questo, una madre cristiana spinge il proprio<br />
bambino verso un&#8217;altra donna, affidandoglielo e chiedendole di<br />
portalo con sé in Terra Santa, come un <i>falasha</i>.<br />
Il bambino dovrà abbandonare il proprio vero nome – si farà<br />
chiamare Schlomo – la propria religione, il proprio Passato.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
volta giunto in Israele , dove viene adottato da una famiglia di<br />
ebrei illuminati, la sua esistenza non sarà facile: ogni successiva<br />
conquista avverrà a seguito di dolore e di sofferenza perchè è un<br />
bambino nero in una società di bianchi, una società complessa<br />
caratterizzata dal razzismo tra ebrei askenaziti e sefarditi, un<br />
conflitto – questo – che si va ad aggiungere a quello con i<br />
palestinesi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lo<br />
stesso Mihaileanu, nato da una famiglia di ebrei rumeni, è dovuto<br />
scappare dal regime di Ceausescu e ora vive a Parigi e, dopo il<br />
successo di <i>Train de<br />
Vie</i>,<br />
ha proposto la storia dei <i>falasha</i><i>,</i><br />
una storia poco conosciuta, ma molto interessante. Nel caso degli<br />
ebrei etiopi, infatti, è la prima volta nella storia dell&#8217;umanità,<br />
secondo l&#8217;opinione del regista, che dichiararsi ebrei può servire per<br />
salvarsi la vita, anche se sempre a caro prezzo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lo<br />
stile del racconto cinematografico (ma anche il libro è altrettanto<br />
profondo) mescola il documentarismo con l&#8217;epopea per scandagliare gli<br />
stati d&#8217;animo del protagonista che viene seguito in tutte le tappe<br />
della vita. Il titolo originale della pellicola, infatti, è <i>Va,<br />
vis, deviens: Va, vivi e diventa. </i>Schlomo<br />
è un bambino, poi un adolescente e poi un giovane uomo e, nel corso<br />
degli anni, porta sempre dentro di sé la nostalgia per la propria<br />
terra, per la propria cultura, per la propria madre che cerca nel cielo, guardando le fasi della luna.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il film e il romanzo riportano un testo universale, quindi: si parla della ricerca<br />
di equilibrio tra due identità diverse; si parla della ricchezza<br />
potenziale che due appartenenze veicolano; e si parla di maternità:<br />
Schlomo si confronta con tre madri. La madre biologica, quella<br />
adottiva (importantissima la scena in cui la donna lecca il viso del<br />
figlio per dimostrare ai genitori razzisti dei compagni di scuola che<br />
essere neri non significa avere qualche malattia) e Sara, la donna<br />
che lo farà diventare padre.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ma,<br />
soprattutto, la Mamma Africa: quella che ha generato<br />
lui e tutti quelli come lui, quella terra e quella cultura che gli ha<br />
dato i tratti somatici e la fierezza, i moti dell&#8217;anima e il suo<br />
Passato. Per andare incontro al futuro, e a una nuova vita, Schlomo<br />
dovrà fare ritorno alle proprie radici,&nbsp;<br />
camminare a piedi nudi, come in pellegrinaggio, sulla terra arida del proprio<br />
Paese per riabbracciare colei da cui tutto è partito.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/vai-vivrai-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/vai-vivrai-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/vai-e-vivrai-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/vai-e-vivrai-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/vai-vivrai-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><br /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/02/23/morire-di-nostalgia-14-anni-e-un-fi/">Morire di nostalgia a 14 anni (e un film come dedica)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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