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	<title>Adrian Paci Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Un artista in transito: Adrian Paci a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Dec 2013 06:32:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/paci-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/paci-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="179" width="320" /></a></div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
&nbsp;</div>
<p>Jolanda risponde ad alcune domande sulla sua vita e, con<br />
la naturalezza dei suoi cinque anni, dice di essere nata a Siena, ma di essere<br />
anche albanese; racconta di aver paura dell’Albania perché ci sono i banditi<br />
con la pistola, ma di aver voglia di tornare perché può andare da sola dalle<br />
amiche, mentre a Milano è pericoloso perché ci sono le macchine. </p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Jolanda è una delle due figlie di Adrian Paci, l’artista<br />
albanese che vive e lavora a Milano dal 1997. Il PAC, Padiglione d’Arte<br />
Contemporanea, in Via Palestro, gli dedica una ricca retrospettiva che si può<br />
visitare fino al 6 gennaio 2014 e dal titolo “Vite in transito”.</div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Nato nel 1969 a Scutari, Paci è arrivato in Italia negli<br />
anni’90, gli anni del cosiddetto “primo flusso migratorio” quando tanti suoi<br />
connazionali venivano dall’Albania e dal resto dell’Europa dell’Est in cerca di<br />
fortuna su barconi carichi di persone e di speranze. Un fenomeno, questo, che<br />
da allora continua ripetersi per tanta umanità sfortunata. </div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Adrian Paci è, invece, arrivato in aereo e con il visto<br />
sul passaporto perché voleva studiare in Italia come vincitore di una borsa di<br />
studio in “Arte e liturgia” ottenuta presso l’Istituto Beato Angelico di<br />
Milano. E da qui inizia la sua carriera.</div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Una carriera che è possibile ripercorrere nella mostra in<br />
corso al PAC di Milano e il cui titolo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Vite<br />
in transito</i> fa riferimento alla propria e a quella della sua famiglia, ma<br />
soprattutto a quella di tanti migranti poveri che cercano in Occidente un<br />
eldorado, spesso veicolato dalle immagini fittizie della televisione e di altri<br />
media, ma che non corrisponde più alla realtà. Il titolo della retrospettiva ,<br />
però, può essere letto anche in senso più metaforico: si riferisce, infatti,<br />
anche al divenire dell’esistenza stessa che, per tutti, porta a continui cambiamenti.
</div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Pittura su vari materiali, tecniche diverse di tratti e<br />
di segni, videoinstallazioni, fotografie: la ricerca poliedrica creativa e<br />
stilistica di uno degli artisti contemporanei più affermati al mondo, riporta<br />
sempre al centro della riflessione temi di grande attualità. Sdraiata verso la<br />
grande vetrata dell’edificio e imponente, si allunga una grande colonna di<br />
marmo che ricorda quelle antiche greco-romane: si tratta dell’opera più recente<br />
realizzata da Adrian Paci. Una colonna di marmo orizzontale rivolta verso una<br />
parete su cui scorre un video. Nelle immagini è inquadrata una nave cargo sulla<br />
quale alcuni artigiani cinesi stanno lavorando un grosso pezzo di marmo da cui<br />
prenderà forma proprio quella colonna. <i style="mso-bidi-font-style: normal;">The<br />
column, </i>questo il titolo dell’installazione,<i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i>riprende i temi cari all’autore: il viaggio come speranza e<br />
utopia, la de-localizzazione del lavoro, la trasformazione delle tradizioni.</div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
A proposito di lavoro, Paci ritorna sul tema anche in <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Electric blue: </i>si tratta di un video in<br />
cui un uomo, per mantenere la sua famiglia, rinuncia al sogno di diventare<br />
regista e decide di copiare videocassette di film porno. Scoprirà che suo<br />
figlio le guarda e deciderà di cancellarle con filmati presi dalla televisione.<br />
Il risultato sarà che sulle videocassette verranno registrate immagini della<br />
guerra appena scoppiata nel Kosovo mischiate a quelle porno: ma qual è la vera<br />
pornografia? </div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Alla Biennale 2005 di Venezia, l’artista porta un video<br />
dal titolo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Turn On: </i>al PAC è esposta<br />
una bellissima fotografia, tratta da quell’opera, che racconta da sola altre<br />
vite in transito, o meglio, in attesa: è ritratto, infatti, un gruppo di<br />
disoccupati di Scutari, seduti sui gradini dello stadio, ad aspettare di essere<br />
reclutati per un lavoro a cottimo. E’ notte e ognuno di loro ha con sé un<br />
generatore di corrente: una luce fioca che illumina volti seri e segnati dal<br />
freddo; una luce tenue ancora di speranza. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/paci-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/paci-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="112" width="200" /></a></div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
La speranza, o l’illusione, dei protagonisti anche del<br />
video intitolato <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Centro di permanenza<br />
temporaneo: </i>lo spettatore si trova di fronte a una scena di mobile<br />
immobilità, l’aeroporto come luogo di transito per eccellenza, ma anche<br />
non-luogo.&nbsp; La scaletta del velivolo<br />
piena di persone pronte a partire…ma manca l’aereo e i migranti restano sospesi<br />
nel vuoto. </div>
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