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	<title>Afghnistan Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Donne, vittime sacrificali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 04:18:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Meriam abbiamo già parlato in un precedente articolo, ma vogliamo continuare a tenere accesi i riflettori su di lei perchè, come molte altre, è un simbolo: simbolo dell&#8217;ottusità culturale e politica, di una&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<div style="margin-bottom: 0cm;">
Di<br />
Meriam abbiamo già parlato in un precedente articolo, ma vogliamo<br />
continuare a tenere accesi i riflettori su di lei perchè, come molte<br />
altre, è un simbolo: simbolo dell&#8217;ottusità culturale e politica, di<br />
una mentalità opportunista e retrogada. Meriam Yahya Ibrahim Ishaq,<br />
ha 28 anni ed è già madre di due figli, l&#8217;ultimo partorito in<br />
carcere e senza assistenza perchè lei, figlia di una donna etiope<br />
ortodossa e di padre musulmano, si è sposata con un uomo di<br />
religione cristiana. Questa storia si svolge in Sudan e il giudice di<br />
Khartoum ha deciso di applicare contro la giovane donna la sharia con<br />
l&#8217;accusa di apostasia, nonostante la costituzione del Paese africano<br />
sancisca, dal 2005, la garanzia dei diritti umani tra cui quello<br />
della libertà di culto. E così Meriam è stata condannata a morte<br />
anche se pare che il governo sudanese stia facendo un passo indietro<br />
dopo la mobilitazione della diplomazia internazionale. Anche il<br />
Presidente Giorgio Napolitano ha auspicato una revisione della<br />
sentenza sul caso di Meriam.&nbsp;&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<div style="margin-bottom: 0cm;">
Rimane,<br />
invece, il rammarico per non aver potuto salvare le ragazze indiane,<br />
stuprate e poi impiccate ad un albero: avevano tra i 14 e i 16 anni.<br />
Nei giorni scorsi sono stati arrestati cinque uomini, ma in prima<br />
battuta la Polizia non aveva seguito il caso con attenzione perchè<br />
le adolescenti appartenevano alla casta dei “dalit”, dei paria, e<br />
quindi non erano degne di considerazione. A distanza di pochi giorni,<br />
e sempre nello Stato dell&#8217;Uttar Pradesh, un&#8217;altra vittima di uno<br />
stupro di gruppo, poi appesa ai rami di un albero: sembra che il<br />
motivo sia da cercare in un mancato matrimonio tra la vittima e il<br />
figlio di un suo vicino di casa. Nel Nord del continente, una donna<br />
di 35 anni ha tentato di ribellarsi ad una violenza carnale ed è<br />
stata uccisa dai suoi assalitori. Era spostata e madre di cinque<br />
figli.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
dimentichiamoci delle nostre sorelle nigeriane, ancora in mano al<br />
gruppo estremista di Boko Haram (anche di loro abbiamo parlato in un<br />
altro articolo): a fine maggio, precisamente il giorno 27, il capo di<br />
Stato maggiore della Difesa, Alex Badeh, aveva annunciato di sapere<br />
dove siano tenute sequestrate e non aveva aggiunto altro per non<br />
inficiare l&#8217;operazione che, secondo il militare, le riporterà a<br />
casa.&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<div style="margin-bottom: 0cm;">
Continua,<br />
infine, la strage di donne italiane: con un brutto neologismo, si<br />
parla ogni giorno di “femminicidio”.  E, che si tratti di Paesi<br />
ricchi o di quelli poveri, la violenza contro le donne si annida<br />
nella crisi esistenziale dell&#8217;uomo (che ha perso la propria identità<br />
e la propria umanità) e  nella crisi dei valori fondamentali (il<br />
rispetto per la vita prima di tutto); affonda le radici in una<br />
cultura e in una mentalità maschiliste e prevaricatrici. Ma non<br />
riguarda solo le donne colpite e uccise – e spesso i loro figli –<br />
ma tutta la società civile perchè in ogni donna c&#8217;è un potenziale<br />
di vita. E perchè le donne sono nutrimento e cura.
</div>
</div>
</div>
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