<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Agenda politica Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/agenda-politica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/agenda-politica/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Wed, 30 Dec 2015 15:14:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>Agenda politica Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/agenda-politica/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Intervista a Gaia Vianello, sceneggiatrice del documentario &#8220;Aicha è tornata&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/02/15/intervista-gaia-vianello-sceneggiatrice/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/02/15/intervista-gaia-vianello-sceneggiatrice/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 07:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda politica]]></category>
		<category><![CDATA[Aicha è tornata]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
		<category><![CDATA[gaia vianello]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[migrazione di ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[rimpatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/02/15/intervista-gaia-vianello-sceneggiatrice/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Aicha è tornata , documentario diretto da Juan Martin Baigorria e Lisa Tormena, propone le testimonianze di alcuni migranti marocchini che, dall&#8217;Europa, vengono rimpatriati o per loro volontà e senza accompagnamento oppure con un&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/02/15/intervista-gaia-vianello-sceneggiatrice/">Intervista a Gaia Vianello, sceneggiatrice del documentario &#8220;Aicha è tornata&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://3.bp.blogspot.com/-NaC-vf4wvxk/UR9aAg77TDI/AAAAAAAAAS4/46BS1YNLkeI/s1600/Gaia+Vianello+1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/Gaia-Vianello-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></div>
<h1 class="ha" style="text-align: center;">
</h1>
<p><i>Aicha è tornata</i> , documentario diretto da Juan Martin Baigorria e Lisa Tormena, propone le testimonianze di alcuni migranti<br />
marocchini che, dall&#8217;Europa, vengono rimpatriati o per loro volontà e<br />
senza accompagnamento oppure con un percorso assistito in quanto<br />
espulsi; si parla, dunque, di &#8220;migrazione di ritorno&#8221;. I registi hanno<br />
raccolto le parole (ma anche i silenzi, le lacrime, i sorrisi)<br />
soprattutto di donne, giovani e meno giovani, molte delle quali nate in<br />
Francia e in Italia che, per vari motivi, sono tornate in Marocco.</p>
<p>Gaia Vianello ricorda che il film è autoprodotto e si inserisce<br />
nell&#8217;ambito di un progetto di reinserimento socio-economico degli<br />
immigrati di ritorno. Uno dei tanti problemi da affrontare è stata la<br />
quasi totale assenza da parte delle donne alle attività proposte,<br />
nonostante la migrazione femminile dal Marocco sia quasi pari a quella<br />
maschile. Si è posta, quindi, l&#8217;esigenza di indagare a fondo il fenomeno<br />
 per conoscere meglio queste donne.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
Cosa<br />
 si intende con l&#8217;espressione &#8220;fenomeno migratorio di ritorno&#8221;?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
migrazioni di ritorno sono uno degli aspetti del percorso migratorio<br />
e possono essere di diverso tipo: transitorie o permanenti,<br />
volontarie o forzate.   La distinzione fondamentale  è dunque quella<br />
tra ritorni e rimpatri, ovvero tra l’intenzionalità dei primi<br />
rispetto all’involontarietà e coercizione dei secondi.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Dal<br />
punto di vista del migrante che vive questa esperienza, il ritorno in<br />
patria può essere percepito e vissuto come reinserimento e in certi<br />
casi miglioramento della propria condizione nel paese d’origine,<br />
oppure come perdita del proprio status precedente la migrazione.
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Rispetto<br />
alla comunità d’origine, l’esperienza del ritorno può vedere<br />
nel migrante la figura dell’eroe, ovvero colui che avendo avuto<br />
successo all’estero veda riconosciuto dalla famiglia e comunità il<br />
proprio rientro come avanzamento economico, sociale e culturale. Ma<br />
il ritorno può anche rappresentare un fallimento del progetto<br />
migratorio, nel caso in cui le difficoltà socio-economiche<br />
incontrate all’estero non abbiano permesso la realizzazione del<br />
successo sperato.
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
caso di “Aicha è Tornata” vengono trattate le migrazioni di<br />
ritorno femminili in una specifica area del Marocco, quella di Tadla<br />
Azilal e Chaouia Ouardigha, che rappresenta il maggiore bacino<br />
migratorio dal Marocco verso il sud dell’Europa, in cui la spinta<br />
migratoria è data prevalentemente da motivi economici e di<br />
miglioramento della qualità della vita. La maggioranza dei rientri<br />
in quest’area non sono volontari nel senso stretto del termine, ma<br />
nella maggior parte dei casi dovuti o ad espulsione o a motivi<br />
indipendenti dalla volontà dei migranti di ritorno, che possono<br />
andare dalle difficoltà economiche, alla difficoltà d’integrazione<br />
o a problemi familiari.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
<br />Quali sono le attuali politiche europee rivolte alle persone che<br />
hanno deciso o sono state costrette a rimpatriare? E cosa si potrebbe<br />
migliorare ?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Nell’agenda<br />
 della gestione politica dei flussi migratori il tema dei ritorni<br />
rappresenta spesso una questione centrale, obbiettivo per molti<br />
governi, in particolare per quello che riguarda il ritorno dei<br />
migranti illegali.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
L’Italia<br />
e l’Unione Europea hanno avviato un programma per i rimpatri<br />
assistiti, implementato dall’OIM e da diverse ONG, che permette ai<br />
migranti che desiderano o sono costretti a tornare in patria di avere<br />
un’assistenza per l’organizzazione del ritorno, per il<br />
reinserimento socioeconomico una volta rientrati, oltre ad un<br />
incentivo economico per coprire le spese di viaggio.
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Programma d’Azione sul ritorno sostiene sia i ritorni volontari che<br />
forzati di cittadini di Paesi terzi, coprendo tutte le fasi della<br />
percorso: quella antecedente la partenza, il ritorno stesso, il<br />
ricevimento e la reintegrazione del Paese di destinazione.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Sulla<br />
base della mia esperienza lavorativa personale, questi programmi<br />
hanno una loro utilità per i servizi di assistenza che offrono, ad<br />
esempio il sostegno legale o psicologico nel paese d’origine,<br />
rimangono tuttavia deboli nell’affrontare la causa principale per<br />
cui i migranti hanno deciso di lasciare la loro patria, ovvero il<br />
lavoro. Trattandosi di programmi a breve termine non riescono ad<br />
avere un impatto efficace sul reinserimento lavorativo dei migranti e<br />
questo rischia di innescare un circolo vizioso che porta il migrante<br />
rientrato a voler partire nuovamente.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
questo punto di vista sarebbe necessario pensare a programmi sul<br />
medio e lungo periodo, che possano prendere in considerazione tutte<br />
le diverse tappe del percorso migratorio, con un particolare accento<br />
sulla prevenzione e sensibilizzazione, oltre alla creazione di<br />
possibilità alternative nei paesi d’origine, che possano<br />
sostituirsi alla necessità di cercare altrove condizioni migliori di<br />
vita.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
<br />Tra le storie che hai riportato nel documentario, qual è quella che<br />
ti ha colpito di più?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
donne protagoniste del documentario sono tutte persone che ho<br />
conosciuto attraverso il mio lavoro di cooperante in progetti di<br />
reinserimento socio economico dei migranti di ritorno e con le quali<br />
sono riuscita ad instaurare, nel corso dei due anni trascorsi a<br />
Khouribga e Beni Mellal, un rapporto di fiducia reciproca.
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
loro storie sono per diversi aspetti tutte molto toccanti. Ne riporto<br />
tuttavia una in particolare, che non abbiamo potuto inserire nel<br />
documentario perché non abbiamo avuto il consenso della famiglia<br />
della giovane donna.
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
All’inizio<br />
della mia ricerca sulle migrazioni di ritorno femminili una delle<br />
prime donne ad essermi stata presentata è una ragazza di sedici<br />
anni, Amal.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Amal<br />
parla un perfetto italiano con accento romagnolo, è andata in Italia<br />
con i genitori a soli due anni, a Faenza, dov’è cresciuta, ha<br />
frequentato le elementari, quindi le medie per poi iscriversi al<br />
liceo.
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Quando<br />
compie quindici anni il padre decide di riportare la famiglia in<br />
Marocco, perché sente che le sue figlie stanno perdendo la cultura<br />
d’origine. Amal e la sorella riescono a convincere i genitori a<br />
lasciarle lì, almeno per poter finire il liceo. Tuttavia dopo pochi<br />
mesi le due ragazze si rendono conto che da sole è troppo dura, non<br />
riescono a studiare e mantenersi e sono dunque costrette a far<br />
ritorno a Beni Mellal.</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Amal<br />
parla e scrive perfettamente in italiano, ma l’arabo lo parla male<br />
e soprattutto non sa né leggerlo né scriverlo, così non viene<br />
ammessa al liceo. Finisce dunque a lavorare nel piccolo negozio di<br />
alimentari dei suoi genitori, continuando a sognare di poter tornare<br />
dai suoi amici a Faenza.
</div>
<div style="text-align: left;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/gaia-vianello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/gaia-vianello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>Dopo<br />
la prima intervista ho perso di vista Amal e sono tornata a trovarla<br />
solo dopo due anni, con l’idea di proporle di essere una delle<br />
protagoniste del documentario una collega dell’ong marocchina con<br />
cui lavoravamo mi ha però sconsigliato di contattare la famiglia e<br />
andarla a trovare per evitare problemi con il padre, raccontandomi<br />
che l’anno precedente i genitori le avevano combinato un matrimonio<br />
con un uomo di quarant’anni che abita nelle campagna vicino a Beni<br />
Mellal, dove Amal adesso si è trasferita.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/02/15/intervista-gaia-vianello-sceneggiatrice/">Intervista a Gaia Vianello, sceneggiatrice del documentario &#8220;Aicha è tornata&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/02/15/intervista-gaia-vianello-sceneggiatrice/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia dei (tanti) doveri e dei (pochi) diritti</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/01/18/litalia-dei-tanti-doveri-e-dei-pochi/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/01/18/litalia-dei-tanti-doveri-e-dei-pochi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2013 06:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda politica]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[il deserto dei diritti]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni gay]]></category>
		<category><![CDATA[saggio]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/01/18/litalia-dei-tanti-doveri-e-dei-pochi/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il prossimo 24 febbraio si voterà in Italia. E siamo in piena campagna elettorale, ma tra le tante idee, proposte e promesse, si parla poco, pochissimo dei diritti delle persone. Se si affronta l&#8217;argomento&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/01/18/litalia-dei-tanti-doveri-e-dei-pochi/">L&#8217;Italia dei (tanti) doveri e dei (pochi) diritti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
Il prossimo 24 febbraio si voterà in Italia. E siamo in piena campagna elettorale, ma tra le tante idee, proposte e promesse, si parla poco, pochissimo dei diritti delle persone. Se si affronta l&#8217;argomento è, più che altro, per parlare &#8211; quasi sempre senza argomentazioni, ma con una buona dose di slogan &#8211; delle unioni civili e, soprattutto, dei matrimoni omosessuali. L&#8217;ex premier, Mario Monti, ha dichiarato: <i class="twUnmatched" id="TWP103"> </i>che la famiglia debba essere costituita da un uomo e una donna e ritengo<br />
necessario che i figli debbano crescere con una madre ed un padre&#8221;, il leader del PD, Pierluigi Bersani ha risposto: &#8220;Abbiamo approvato dopo lunga discussione una<br />
proposta che dice precisamente quello che faremo: una legge che<br />
riconosca le unioni civili omosessuali secondo il modello tedesco che<br />
non prevede l’adozione da parte delle coppie omosessuali, ma la<br />
possibilità di esercizio dalla potestà genitoriale per una persona e il<br />
riconoscimento di adozione del figlio di uno dei due membri della<br />
coppia. Credo sia una posizione aperta ma abbastanza prudenziale”.<br />
Il dibattito è ancora aperto, ma questo è un esempio del &#8220;deserto dei diritti&#8221; che ancora copre il nostro Paese, come sostiene Stefano Rodotà. Ricordiamo, a questo proposito, che è stato da poco pubblicato il nuovo saggio del giurista intitolato Il diritto di avere diritto, Editori Laterza.</p>
<h2>
Il grande deserto dei diritti</h2>
<table align="" border="0" cellpadding="1" cellspacing="1" style="width: 510px;">
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td align="right"><a href="http://bit.ly/abb_mm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><i>di <b>Stefano Rodotà</b>, la Repubblica, 3 gennaio 2013 </i></p>
<p><img alt="" src="http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/files/2012/06/stefano-rodota-costituzione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" />Si<br />
 può avere una agenda politica che ricacci sullo sfondo, o ignori del<br />
tutto, i diritti fondamentali? Dare una risposta a questa domanda<br />
richiede memoria del passato e considerazione dei programmi per il<br />
futuro.</p>
<p>Ma bilanci e previsioni, in questo momento, mostrano<br />
un’Italia che ha perduto il filo dei diritti e, qui come altrove, è<br />
caduta prigioniera di una profonda regressione culturale e politica. Le<br />
conferme di una valutazione così pessimistica possono essere cercate nel<br />
 disastro della cosiddetta Seconda Repubblica e nelle ambiguità<br />
dell’Agenda per eccellenza, quella che porta il nome di Mario Monti.<br />
Solo uno sguardo realistico può consentire una riflessione che prepari<br />
una nuova stagione dei diritti.</p>
<p>Vent’anni di Seconda Repubblica<br />
assomigliano a un vero deserto dei diritti (eccezion fatta per la legge<br />
sulla privacy, peraltro pesantemente maltrattata negli ultimi anni, e<br />
alla recentissima legge sui diritti dei figli nati fuori del<br />
matrimonio). Abbiamo assistito ad una serie di attentati alle libertà,<br />
testimoniati da leggi sciagurate come quelle sulla procreazione<br />
assistita, sull’immigrazione, sul proibizionismo in materia di droghe, e<br />
 dal rifiuto di innovazioni modeste in materia di diritto di famiglia,<br />
di contrasto all’omofobia. La tutela dei diritti si è spostata fuori del<br />
 campo della politica, ha trovato i suoi protagonisti nelle corti<br />
italiane e internazionali, che hanno smantellato le parti più odiose di<br />
quelle leggi grazie al riferimento alla Costituzione, che ha così<br />
confermato la sua vitalità, e a norme europee di cui troppo spesso si<br />
sottovaluta l’importanza.</p>
<p>La considerazione dei diritti permette<br />
di andare più a fondo nella valutazione comparata tra Seconda e Prima<br />
Repubblica, oggi rappresentata come luogo di totale inefficienza. Alcuni<br />
 dati. Nel 1970 vengono approvate le leggi sull’ordinamento regionale,<br />
sul referendum, il divorzio, lo statuto dei lavoratori, sulla<br />
carcerazione preventiva. In un solo anno si realizza così una profonda<br />
innovazione istituzionale, sociale, culturale. E negli anni successivi<br />
verranno le leggi sul diritto del difensore di assistere<br />
all’interrogatorio dell’imputato e sulla concessione della libertà<br />
provvisoria, sulla delega per il nuovo codice di procedura penale,<br />
sull’ordinamento penitenziario; sul nuovo processo del lavoro, sui<br />
diritti delle lavoratrici madri, sulla parità tra donne e uomini nei<br />
luoghi di lavoro; sulla segretezza e la libertà delle comunicazioni;<br />
sulla riforma del diritto di famiglia e la fissazione a 18 anni della<br />
maggiore età; sulla disciplina dei suoli; sulla chiusura dei manicomi,<br />
l’interruzione della gravidanza, l’istituzione del servizio sanitario<br />
nazionale. La rivoluzione dei diritti attraversa tutti gli anni ’70, e<br />
ci consegna un’Italia più civile.</p>
<p>Non fu un miracolo, e tutto<br />
questo avvenne in un tempo in cui il percorso parlamentare delle leggi<br />
era ancor più accidentato di oggi. Ma la politica era forte e<br />
consapevole, attenta alla società e alla cultura, e dunque capace di non<br />
 levare steccati, di sfuggire ai fondamentalismi. Esattamente l’opposto<br />
di quel che è avvenuto nell’ultimo ventennio, dove un bipolarismo<br />
sciagurato ha trasformato l’avversario in nemico, ha negato il negoziato<br />
 come sale della democrazia, si è arresa ai fondamentalismi. È stata<br />
così costruita un’Italia profondamente incivile, razzista, omofoba,<br />
preda dell’illegalità, ostile all’altro, a qualsiasi altro. Questo è il<br />
lascito della Seconda Repubblica, sulle cui ragioni non si è riflettuto<br />
abbastanza.<br />
Le proposte per il futuro, l’eterna chiacchiera su una<br />
“legislatura costituente” consentono di sperare che quel tempo sia<br />
finito?</p>
<p>Divenuta riferimento obbligato, l’Agenda Monti può<br />
offrire un punto di partenza della discussione. Nelle sue venticinque<br />
pagine, i diritti compaiono quasi sempre in maniera indiretta, nel<br />
bozzolo di una pervasiva dimensione economica, sì che gli stessi diritti<br />
 fondamentali finiscono con l’apparire come una semplice variabile<br />
dipendente dell’economia. Si dirà che in tempi difficili questa è una<br />
via obbligata, che solo il risanamento dei conti pubblici può fornire le<br />
 risorse necessarie per l’attuazione dei diritti, e che comunque sono<br />
significative le parole dedicate all’istruzione e alla cultura,<br />
all’ambiente, alla corruzione, a un reddito di sostentamento minimo. Ma,<br />
 prima di valutare le questioni specifiche, è il contesto a dover essere<br />
 considerato.</p>
<p>In un documento che insiste assai sull’Europa, era<br />
lecito attendersi che la giusta attenzione per la necessità di procedere<br />
 verso una vera Unione politica fosse accompagnata dalla sottolineatura<br />
esplicita che non si vuole costruire soltanto una più efficiente Europa<br />
dei mercati ma, insieme una più forte Europa dei diritti. Al Consiglio<br />
europeo di Colonia, nel giugno del 1999, si era detto che solo<br />
l’esplicito riconoscimento dei diritti avrebbe potuto dare all’Unione la<br />
 piena legittimazione democratica, e per questo si imboccò la strada che<br />
 avrebbe portato alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione<br />
europea. Questa ha oggi lo stesso valore giuridico dei trattati, sì che<br />
diviene una indebita amputazione del quadro istituzionale europeo la<br />
riduzione degli obblighi provenienti da Bruxelles a quelli soltanto che<br />
riguardano l’economia. Solo nei diritti i cittadini possono cogliere il<br />
“valore aggiunto” dell’Europa.</p>
<p>Inquieta, poi, l’accenno alle<br />
riforme della nostra Costituzione che sembra dare per scontato che la<br />
via da seguire possa esser quella che ha già portato alla manipolazione<br />
dell’articolo 41, acrobaticamente salvata dalla Corte costituzionale, e<br />
alla “dissoluzione in ambito privatistico” del diritto del lavoro grazie<br />
 all’articolo 8 della manovra dell’agosto 2011. Ricordo quest’ultimo<br />
articolo perché si è proposto di abrogarlo con un referendum, unico modo<br />
 per ritornare alla legalità costituzionale e non bieco disegno del<br />
terribile Vendola. Un’agenda che riguardi il lavoro, oggi, ha due<br />
necessari punti di riferimento: la legge sulla rappresentanza sindacale,<br />
 essenziale strumento di democrazia; e il reddito minimo universale,<br />
considerato però nella dimensione dei diritti di cittadinanza. E i<br />
diritti sociali, la salute in primo luogo, non sono lussi, ma vincoli<br />
alla distribuzione delle risorse.</p>
<p>Colpisce il silenzio sui<br />
diritti civili. Si insiste sulla famiglia, ma non v’è parola sul<br />
divorzio breve e sulle unioni di fatto. Non si fa alcun accenno alle<br />
questioni della procreazione e del fine vita: una manifestazione di<br />
sobrietà, che annuncia un legislatore rispettoso dell’autodeterminazione<br />
 delle persone, o piuttosto un’astuzia per non misurarsi con le<br />
cosiddette questioni “eticamente sensibili”, per le quali il<br />
ressemblement montiano rischia la subalternità alle linee della<br />
gerarchia vaticana, ribadite con sospetta durezza proprio in questi<br />
giorni? Si sfugge la questione dei beni comuni, per i quali si cade in<br />
un rivelatore lapsus istituzionale: si dice che, per i servizi pubblici<br />
locali, si rispetteranno “i paletti posti dalla sentenza della Corte<br />
costituzionale”, trascurando il fatto che quei paletti li hanno piantati<br />
 ventisette milioni di italiani con il voto referendario del 2011.</p>
<p>Queste<br />
 prime osservazioni non ci dicono soltanto che una agenda politica<br />
ambiziosa ha bisogno di orizzonti più larghi, di maggior respiro.<br />
Mostrano come un vero cambio di passo non possa venire da una politica<br />
ad una dimensione, quella dell’economia. Serve un ritorno alla politica<br />
“costituzionale”, quella che ha fondato le vere stagioni riformatrici.</p></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/01/18/litalia-dei-tanti-doveri-e-dei-pochi/">L&#8217;Italia dei (tanti) doveri e dei (pochi) diritti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/01/18/litalia-dei-tanti-doveri-e-dei-pochi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
