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	<title>agenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<item>
		<title>Siglato un protocollo d’intesa volto alla prevenzione e al contrasto di ogni tipo di discriminazione nel settore immobiliare</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2021 06:32:13 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15481" width="461" height="370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip-300x241.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip-768x617.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 461px) 100vw, 461px" /></figure>



<p>Ieri, 30 giugno 2021, stato siglato a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il protocollo d’intesa tra <strong>Triantafillos Loukarelis</strong>, Direttore dell’Unar l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri (<strong>Unar</strong>) e <strong>Gian Battista Baccarini</strong> – Presidente della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali (<strong>Fiaip</strong>) volto alla prevenzione e al contrasto di ogni tipo di discriminazione nel settore immobiliare.</p>



<p>L’accordo, di durata triennale, prevede la realizzazione congiunta di iniziative di formazione, informazione e sensibilizzazione, rivolte agli&nbsp;<strong>agenti immobiliari</strong>, finalizzate ad una migliore conoscenza degli strumenti normativi e di tutela, e l’emersione dei fenomeni di&nbsp;<strong>discriminazione&nbsp;</strong>legati alle procedure di&nbsp;<strong>compravendita&nbsp;</strong>o&nbsp;<strong>locazione di immobili</strong>.</p>



<p>In particolare, Unar e Fiaip, oltre ad istituire un tavolo tecnico di coordinamento, si sono impegnati a:</p>



<ul><li>definire e promuovere annualmente attività congiunte di sensibilizzazione sui temi dell’antidiscriminazione con particolare riferimento al settore immobiliare;</li><li>collaborare a iniziative finalizzate a una migliore conoscenza da parte degli agenti immobiliari e dei cittadini degli strumenti normativi e delle strategie di contrasto e prevenzione delle situazioni di discriminazione;</li><li>realizzare momenti di formazione e aggiornamento rivolti agli agenti immobiliari iscritti alla FIAIP</li><li>realizzare campagne di sensibilizzazione e informazione volte alla prevenzione dei comportamenti xenofobi e discriminatori e alla promozione della consapevolezza sui diritti;</li></ul>



<p>“Mai più dinieghi discriminatori per chi rivendica il diritto ad avere una casa per sé e per la propria famiglia – dichiara&nbsp;<strong>Triantafillos Loukarelis</strong>&nbsp;–direttore dell’UNAR<strong>.</strong></p>



<p>Troppo spesso in questi anni abbiamo appreso di proprietari di casa che non hanno guardato all’affidabilità della persona, ma alla sua origine etnica, al colore della sua pelle, all’orientamento sessuale o all’identità di genere. Questo protocollo che sottoscriviamo insieme alla Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, è in grado di fare la differenza, arginando ogni tipo di razzismo e stereotipo, evitando così l’umiliazione di persone che chiedono di vedere riconosciuto un diritto. Le attività congiunte di formazione e di sensibilizzazione – continua&nbsp;<strong>Loukarelis&nbsp;</strong>– forniranno gli strumenti per consentire il rispetto della legalità e della parità di trattamento. Nessuna agenzia immobiliare o agente dovranno assecondare pratiche discriminatorie in futuro. Questo è il nostro auspicio comune e lavoreremo per renderlo realtà.”</p>



<p>“Fare cultura per prevenire le discriminazioni, sensibilizzare le agenzie immobiliari e migliorare i rapporti culturali in questa materia nel Real Estate – dichiara&nbsp;<strong>Gian Battista Baccarini,</strong>&nbsp;Presidente Nazionale&nbsp;<strong>Fiaip</strong>&nbsp;– è sempre più importante. Con l’accordo, siglato oggi che insiste sullo specifico campo della parità di trattamento nella compravendita o locazione degli immobili, si effettua in Italia un altro passo importante per la tutela e la pari dignità delle vittime di ogni tipo di discriminazione, sia essa legata alla razza e/o origine etnica, alla religione, all’età, alla disabilità, all’orientamento sessuale o all’identità di genere delle persone”.</p>



<p>In allegato il protocollo d’intesa.</p>



<p><a target="_blank" href="http://www.unar.it/wp-content/uploads/2021/06/Protocollo-UNAR-FIAIP-30-GIUGNO-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener">Protocollo UNAR-FIAIP 30 GIUGNO 2021</a></p>
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		<title>Derek Chauvin è stato dichiarato colpevole per la morte di George Floyd</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 10:08:04 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da ilpost.it)</p>



<h2>Per tutti i capi di imputazione, compreso il più grave omicidio involontario di secondo grado</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn.ilpost.it/wp-content/uploads/2021/04/floyd-1.jpg?x72029&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>L’ex agente di polizia Derek Chauvin è stato dichiarato colpevole per la morte di George Floyd, l’uomo afroamericano ucciso il 25 maggio del 2020 durante un arresto a Minneapolis, in Minnesota. Chauvin è stato dichiarato colpevole di omicidio involontario di secondo grado, che prevede una pena massima di 40 anni di carcere, di omicidio di terzo grado (pena massima 25 anni) e di omicidio colposo (pena massima 10 anni). Il verdetto è stato comunicato dalla giuria martedì pomeriggio (martedì sera, in Italia), il giorno successivo alla fine del dibattimento: la pena a cui sarà condannato Chauvin sarà però decisa tra otto settimane dal giudice che ha presieduto il processo.</p>





<p>L’esito del processo era molto atteso perché la morte di Floyd aveva generato manifestazioni in tutti gli Stati Uniti, <a href="https://www.ilpost.it/2020/06/01/proteste-stati-uniti-george-floyd/?utm_source=rss&utm_medium=rss">che erano diventate in breve tempo proteste sempre più ampie</a> contro le violenze, gli abusi e le discriminazioni nei confronti delle persone nere. In vista del verdetto e di possibili nuove manifestazioni, in tutta la città di Minneapolis era stata molto aumentata la presenza di polizia e forze dell’ordine. Dopo la lettura del verdetto, Chauvin è stato ammanettato: il giudice ha deciso che resterà in carcere fino all’udienza che stabilirà la sua condanna.</p>





<p>Il processo contro Derek Chauvin era iniziato il 29 marzo e durante il procedimento sono stati sentiti 45 testimoni. Floyd era stato arrestato con violenza il 25 maggio del 2020,&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2020/06/01/ricostruzione-george-floyd/?utm_source=rss&utm_medium=rss">benché fosse disarmato</a>. Nei video dell’arresto girati dalle telecamere di sorveglianza e dai passanti si vedeva Chauvin premere con il ginocchio sul collo di Floyd per più di nove minuti: anche dopo che Floyd aveva perso coscienza, Chauvin e gli altri agenti che erano con lui non lo avevano soccorso. Floyd era morto poco dopo essere stato portato in ospedale.</p>



<p>L’autopsia aveva stabilito che la morte di Floyd era stata un omicidio e che il cuore e i polmoni dell’uomo avevano smesso di funzionare mentre veniva «tenuto fermo» dalla polizia. Il rapporto sull’autopsia aveva segnalato che Floyd aveva pregressi problemi cardiaci e aveva assunto metanfetamine e fentanyl prima della morte, e aveva indicato come causa della morte un «arresto cardiopolmonare avvenuto come complicazione del blocco, della sottomissione e della compressione del collo da parte delle forze dell’ordine».</p>



<p>Nella sua arringa finale, durata quasi tre ore, Eric J. Nelson, l’avvocato di Chauvin,&nbsp;<a href="https://www.washingtonpost.com/nation/2021/04/19/derek-chauvin-trial-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">aveva cercato di contestare</a>&nbsp;il risultato dell’autopsia dei medici legali sostenendo che alla morte di Floyd avrebbero contribuito i farmaci oppiacei che l’uomo aveva assunto in precedenza, oltre che i suoi problemi di salute. Aveva cercato poi di convincere i giurati che il video della morte di Floyd non racconterebbe l’intera storia e che dovrebbe essere inserito nel contesto: Nelson aveva chiesto ai giurati di non concentrarsi soltanto sui nove minuti e 29 secondi in cui Chauvin ha premuto il ginocchio sul collo di Floyd, ma anche sui 16 minuti e 59 secondi precedenti, in cui Floyd, secondo l’avvocato, avrebbe mostrato una “resistenza attiva” nei confronti della polizia.</p>



<p>Nelson aveva sostenuto inoltre che Chauvin era stato correttamente istruito per intervenire in casi del genere e che non aveva premuto il suo ginocchio esattamente sul collo di Floyd.</p>



<p>Nel ricostruire la dinamica dei fatti, Nelson ha cercato di mostrare che, dal punto di vista di Chauvin, il suo comportamento poteva essere definito come «ragionevole»: Chauvin non era stato il primo poliziotto a rispondere alla richiesta d’intervento e, aveva detto Nelson, quando era arrivato sulla scena si era trovato con due agenti alle prime armi – Alexander Kueng e Thomas K. Lane – che cercavano di immobilizzare senza successo un uomo di grossa corporatura e potenzialmente sotto effetto di stupefacenti. In una situazione del genere, «un agente di polizia ragionevole dovrebbe fare affidamento sul proprio addestramento e sulla propria esperienza».</p>



<p><strong>– Leggi anche:</strong>&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2020/06/01/ricostruzione-george-floyd/?utm_source=rss&utm_medium=rss">La ricostruzione dell’uccisione di George Floyd</a></p>



<p>Nel suo discorso finale, il procuratore Steve Schleicher aveva invece detto che Floyd «non era una minaccia». «Non stava cercando di far del male a nessuno. Tutto ciò che chiedeva era un po’ di compassione. E non ne è stata mostrata alcuna, quel giorno». Schleicher aveva detto che Floyd aveva chiesto aiuto «con il suo ultimo respiro», ma il poliziotto non lo aveva aiutato e non aveva seguito le procedure. Schleicher aveva inoltre ricordato che Chauvin aveva mantenuto il ginocchio sul collo di Floyd anche dopo che i suoi colleghi gli avevano detto che non sentivano più il polso. «Agli scettici tra voi, come potete giustificare la continua applicazione della forza su quest’uomo anche quando non aveva più polso?», aveva detto Schleicher rivolgendosi alla giuria. «[Chauvin] ha continuato a bloccarlo, ha continuato a calcare e torcere e spingere giù [Floyd] finché non ha schiacciato via la vita dal suo corpo».</p>



<p>Gli altri agenti incriminati per la morte di Floyd sono Thomas Lane, J. Alexander Kueng, e Tou Thao. Sono accusati di aver facilitato l’omicidio di Floyd. Lane e Kueng avevano aiutato Chauvin a tenere Floyd a terra per un certo periodo di tempo, mentre Thao aveva assistito senza fare niente. Il loro processo inizierà ad agosto.</p>
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		<title>23 maggio 2018, ventisei anni senza Falcone: le sue idee che camminano con noi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 08:30:41 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10756" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="453" height="434" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 453w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189-300x287.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;Sono un cadavere ambulante&gt;&gt;, era il 1986 quando Giovanni Falcone disse queste parole alla sorella, conscio del pericolo che correva. Era l’anno in cui sposò l’amore della sua vita, Francesca Morvillo, anche lei magistrato.</p>
<p align="JUSTIFY">A Palermo con l’amico Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta, nel 1983 grazie all’intuizione del procuratore capo Rocco Chinnici appena assassinato con un’autobomba, Antonino Caponnetto raccolse i pezzi e di fronte alla minaccia quotidiana introdusse il sistema del pool antimafia. Proprio come avrebbe voluto anche il defunto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Neanche un anno dopo, il cosiddetto “boss dei due mondi” Tommaso Buscetta, il super pentito, andò a colloquio con Giovanni Falcone e cominciò a parlare. Gli parlò della famiglia di Porta Nuova, uno dei mandamenti di Palermo, dell’ascesa dei corleonesi, dei rapporti con la Banda della Magliana, dei rapporti con la politica. Queste dichiarazioni, unite alle indagini, permisero di istruire il maxiprocesso contro 475 presunti affiliati a Cosa nostra e a portarli alla sbarra. Il processo fu di portata talmente grande da rimbalzare nei medium di gran parte del mondo, tanto da risuonare agli occhi di chi non lo aveva vissuto quasi incredibile, una farsa. Ma il processo aveva ben altre intenzioni: dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza della mafia.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 10 febbraio del 1986 dall’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo, il carcere costruito a metà Ottocento che nell’idea originaria del filosofo inglese Jeremy Bentham avrebbe dovuto riabilitare il detenuto, il processo ebbe inizio. L’accusa aveva dalla sua parte circa ottomila pagine di incartamento. La sentenza di primo grado arrivò nel 1987 e dichiarò l’ergastolo per diciannove imputati mentre ne assolse centoquattordici. Nel 1990 sette dei diciannove ergastoli furono annullati dalla Corte d’Appello. La Cassazione, ultimo grado di giudizio, nel gennaio 1992 emise la sentenza definitiva ripristinando quella di primo grado. Il “teorema Buscetta”, come era stato fino ad allora chiamato, era diventato realtà effettiva. Nessuno più avrebbe potuto andare contro questa verità assoluta, o almeno così si credeva. In alcuni luoghi alla presa di coscienza ha fatto spazio l’omertà.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma non per il momento, nel 1992, perché come ebbe a dire Falcone: &lt;&lt;E’ un fatto storico: questo evento ha spezzato il mito dell’impunità della mafia&gt;&gt;.</p>
<p align="JUSTIFY">Una volta che il Partito Comunista fosse rinato sotto altre vesti dopo la caduta del Muro di Berlino e successivamente dopo la caduta dell’Unione Sovietica, in Italia avrebbe preso ancor più piede un partito: la Democrazia Cristiana che proprio nell’89 vide salire sulle poltrone del potere Giulio Andreotti. Fu lui nel 1991 a chiamare Giovanni Falcone al Ministero di Grazia e Giustizia per riformare il sistema giudiziario in vista di una maggiore tutela dalla criminalità organizzata. Che fosse stato un gesto di facciata per allontanarlo dalla Sicilia, non ci è dato sapere, fatto sta che questo gli gettò addosso sia diffidenza che ammirazione. C’era infatti chi riteneva il trasferimento di Falcone a Roma come un gesto di mero opportunismo da parte del giudice. Naturalmente non era così e presto i maligni, con i risultati alla mano, dovettero tornare sui propri passi.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcune delle misure che Falcone introdusse in favore della lotta alla mafia riguardarono ad esempio il riciclaggio di denaro sporco, lo scioglimento dei Comuni per mafia, i reati a stampo mafioso che evitavano la scarcerazione agli imputati in attesa di conclusione dell’iter processuale, nonché l’istituzione della Direzione investigativa antimafia (Dia) con l’obiettivo di coordinare tutte le forze dell’ordine contro tutti i livelli di criminalità organizzata, dalla mafia all’ndrangheta e alla camorra. La Dia com’è noto è divisa in distretti, cioè in territori e in città (Dda, Direzione distrettuale antimafia), coordinata a sua volta da un nucleo centrale (Dna, Direzione nazionale antimafia) tutte in stretto collegamento tra loro, in modo da sopperire alla mancanza del pool antimafia che era stato di fatto smantellato.</p>
<p align="JUSTIFY">Molti i nemici di Falcone tra il maxiprocesso e le nuove leggi. Lui lo sapeva, quando disse alla sorella di sentirsi un cadavere ambulante. Lo sapeva già nel 1989 dopo il fallito attentato o semplice avvertimento da parte di Riina e i suoi all’Addaura: vicino alla sua casa vacanze fu trovata una borsa con dei candelotti di dinamite inesplosi. Sapeva che prima o poi lo avrebbero ucciso.</p>
<p align="JUSTIFY">Andiamo via per il weekend? Qualcuno lo avrà chiesto e così i coniugi Falcone partirono con gli uomini della scorta. Era il 23 maggio 1992. Un’esplosione, un boato. Un tratto dell’autostrada che dall’aeroporto conduce a Palermo, allo svincolo per Capaci, non c’era più. Nelle redazioni e nelle case i telefono cominciano a squillare, si teme il peggio. Alle 17.57 non c’era più molto da fare. Mentre i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinarom, erano stati investiti dall’onda esplosiva e quindi erano morti sul colpo, Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo moriranno in ospedale quella sera. Eccola, la strage di Capaci tra veri e occulti mandanti.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ a loro, alle vittime innocenti, che rendiamo merito e ossequio ogni anno da quel giorno.</p>
<p align="JUSTIFY">Quest’anno si parte con la nave della legalità da Civitavecchia, gli incontri a Roma, Milano, Forlì, Bologna, Brescia e Catania.</p>
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<table style="height: 5px;" border="0" width="5" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<p align="JUSTIFY">L’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone, “Palermo chiama Italia”, riunisce migliaia di studenti e cittadini nelle strade e nelle piazze del capoluogo siciliano per gridare il dissenso verso la mafia, amando quelle idee che continuano a camminare sulle nostre gambe ancor oggi. Il 23 maggio poi ci sarà una commemorazione istituzionale allestita proprio nella verde aula bunker dell’Ucciardone, il “Grand Hotel” di cui si facevano beffa i mafiosi prima che qualcuno venisse a metterli in riga.</p>
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		<title>ALLARME! UN ATTIVISTA PRO-BIAFRA APPARTENENTE AL IPOB SPARATO E RAPITO DAGLI AGENTI SEGRETI NIGERIANI</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2016 06:59:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6755" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6755" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (513)" width="474" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-513-222x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 222w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></p>
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<p dir="ltr">
<p dir="ltr">Le vite umane in Nigeria hanno perso valore molto tempo fa e la regione orientale (Biafra) è stata quella maggiormente colpita. Nel corso degli anni  le uccisioni sono stati nascoste sotto il tappeto, senza indagini.</p>
<p dir="ltr">Sotto l&#8217;amministrazione di Muhammadu Buhari, le forze militari congiunte nigeriane hanno ucciso a sangue freddo manifestanti pacifici e disarmati degli Indigenous people of Biafra/Popoli Indigeni del Biafra, IPOB, mentre facevano una preghiera, cantavano e danzavano in un locale chiuso. Gli agenti del governo nigeriano continuano a condurre ricerche nelle case dei Biafrani, arrestando e sequestrando persone per poi mettere in atto la loro esecuzione in segreto.</p>
<p dir="ltr">Tra le recenti vicende di sparizioni forzate in Nigeria si  riporta il caso di Sunday Chucks Obasi (30 anni). Sunday Chucks Obasi è stato rapito nella sua casa di Amuko Nnewi, Stato di Anambra (Biafraland) il 16 agosto da cinque uomini armati sospettati di essere agenti di sicurezza nigeriani che avevano un veicolo con targa/numero di registrazione del governo nigeriano. I testimoni dicono che è stato ferito durante l&#8217;incidente. Nessuno sa dove si trovi ora.  Secondo i familiari di Obasi ed altri testimoni, i cinque uomini armati in due veicoli SUV, con targa/numero di registrazione del governo nigeriano, hanno fatt  un&#8217;imboscata mentre Sunday Chucks Obasi si trovava davanti alla sua abitazione, circa alle ore 09:00. I testimoni hanno detto che gli  uomini armati hanno sparato, poi lo hanno messo in uno dei veicoli e si sono allontanati. I familiari e vicini di casa, dopo la sparatoria, hanno visto sangue e i gusci vuoti dei proiettili sul terreno di fronte alla casa di Sunday Chucks Obasi così come  anche vicino al suo veicolo. La sorte e dove si trova Sunday Chucks Obasi rimangono sconosciute, ma testimoni &#8211;  tra cui i membri della famiglia &#8211; hanno riferito che potrebbe essere stato arrestato. La famiglia ha fatto indagini in diverse stazioni di polizia nello stato di Anambra, ma è stato detto che non è sotto la loro custodia. Ciò ha sollevato il timore che le autorità lo abbiano sottoposto a sparizione forzata  e può essere ad aumentato rischio di tortura o morte in carcere.</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-515.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6756" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6756" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-515.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (515)" width="350" height="477" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-515.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-515-220x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 220w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">Sunday Chucks Obasi è un membro del team di sicurezza dei popoli indigeni del Biafra (Indigenous People of Biafra, IPOB), un movimento per l&#8217;indipendenza del territorio dell&#8217; ex Biafra nel sud-est della Nigeria. Dal mese di agosto 2015 diversi membri IPOB e sostenitori sono stati arrestati, detenuti o uccisi mentre sono impegnati in proteste pacifiche. Decine di membri IPOB e sostenitori sono stati arrestati nelle loro case e durante il sonno.</p>
<p dir="ltr">Anche Amnesty Internazional lancia l&#8217;allarme sulle continue detenzioni, sparizioni forzate e massacri contro gli Indigeni del Biafra,IPOB <a href="https://www.amnesty.org/en/documents/afr44/4716/2016/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.amnesty.org/en/documents/afr44/4716/2016/en/&amp;source=gmail&amp;ust=1473058048829000&amp;usg=AFQjCNEhZeqw4vQuKwcU0Zno3_MbI9po6Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.amnesty.org/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr />documents/afr44/4716/2016/en/</a></p>
<div class="yj6qo"></div>
<div class="adL"> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-514.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6757" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6757" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-514.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (514)" width="479" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-514.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 479w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-514-224x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 224w" sizes="(max-width: 479px) 100vw, 479px" /></a></div>
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<div class="hp"></div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/04/allarme-un-attivista-pro-biafra-appartenente-al-ipob-sparato-e-rapito-dagli-agenti-segreti-nigeriani/">ALLARME! UN ATTIVISTA PRO-BIAFRA APPARTENENTE AL IPOB SPARATO E RAPITO DAGLI AGENTI SEGRETI NIGERIANI</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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