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	<title>aggiornamenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Scontri armati in Etiopia</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2020 08:36:04 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>In questi giorni stiamo assistendo ad uno degli scontri civili più importanti di questi ultimi anni all’interno del Corno d’Africa, del quale però arrivano ben poche notizie. Difatti, dal nord dell’Etiopia filtrano immagini e notizie di scontri tra l’esercito dello stato di Addis Abeba e le parti militari sotto il comando dell’autorità della Regione del Tigray. Questa regione, confinante con l’Eritrea, è in questo momento il simbolo dei problemi che possono nascere in un governo federale come quello etiope.</p>



<p>La crisi interna iniziò quando, nel 2018, l’oromo Abiy Ahmed fu eletto primo ministro etiope, stravolgendo l’idea federale che fino a quel momento aveva governato l’Etiopia. Creò il “Partito della Prosperità”, un partito unico nel quale non esistevano più le componenti federali, così tanto volute e sentite dal popolo tigrino – e da tutte le minoranze presenti nel Paese &#8211; per avere una loro rappresentanza in Governo.</p>



<p>Questo cambio di equilibri di Potere accese la rabbia del popolo tigrino che scoppiò definitivamente con l’annuncio di fine aprile di quest’anno di voler post porre a data da definirsi le elezioni governative previste per l’agosto 2020. La ragione ufficiale fu legata al Coronavirus e alle difficoltà logistiche causate dalla pandemia ma tale motivazione fu duramente criticata dal popolo tigrino che ritenne questa una scelta per estendere illegalmente il mandato di Abiy Ahmed in un contesto in cui quest’ultimo non aveva alcuna certezza di essere rivotato.</p>



<p>Da qui la crisi è deteriorata perché nel Tigray le elezioni si sono comunque svolte ottenendo una partecipazione che sfiora il 90% e che ha visto il successo del TPLF (movimento politico-militare che ha rovesciato la dittatura del DERG ma che ha poi egemonizzato la politica Etiope per decenni). Il governo federale non ha riconosciuto la validità di queste elezioni e, dal lato opposto, il Tigray ha dichiarato illegittimo il governo centrale. Ci sono state e continuando ad esserci una serie di provocazioni reciproche che stanno portando agli scontri armati di questi ultimi giorni. L’Eritrea è ufficialmente attiva contro il fronte tigrino che sta lanciando razzi su Asmara: questo non può essere che l’inizio di una forte crisi del Corno d’Africa.</p>



<p>Il Paese rimane pressochè isolato, i giornalisti non riescono ad accedere alle zone del conflitto e le linee telefoniche rimangono bloccate. I numeri delle vittime non sono ancora chiari ma si stimano circa 600 morti dal lato tigrino.</p>



<p>Notizia di queste ultime ore è che l’Etiopia ha nominato un nuovo presidente della regione del Tigray. La nomina di Mulu Nega è stata annunciata dal premier Abiy Ahmed tramite Twitter. Sostituirà Debretsion Gebremicheal, l’attuale presidente “ribelle” che guida la rivolta contro l’esercito federale.</p>



<p>Rimaniamo con il fiato sospeso ad osservare le evoluzioni di questo conflitto che potrebbe trasformarsi in una vera e propria guerra che per ora non ha ancora un nome ma che rimane preoccupante.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Nord Africa e Medioriente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 08:50:50 +0000</pubDate>
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<p>(Da Anbamed a cura di Farid Adly)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14621" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1600062965.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1600062965.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p><strong>Palestina occupata:</strong>&nbsp;un comando unico della resistenza popolare contro l&#8217;occupazione israeliana</p>



<p><strong>Tunisia:</strong>&nbsp;la polizia smantella una cellula jihadista nel meridione</p>



<p><strong>Marocco:</strong>&nbsp;acceso dibattito pro e contro la pena capitale, per il caso di stupro e uccisione di un minore</p>



<p><strong>Libano:</strong>&nbsp;in alto mare la formazione del governo. Affiorano le contraddizioni confessionali</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;un imprenditore fuggito in Spagna proclama per il 20 Settembre mobilitazioni contro Al Sissi.</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Palestina:</p>



<p>la Tv ufficiale palestinese ha mandato in onda il comunicato n. 1 del Comando Unificato della resistenza popolare. Lo scorso 4 Settembre, i leader di tutte le organizzazioni palestinesi hanno concordato l&#8217;unificazione delle strutture di resistenza all&#8217;occupazione israeliana. “Una resistenza popolare che porterà all&#8217;indipendenza della terra e la costituzione dello Stato con Gerusalemme capitale”, ha detto lo speaker. Il comunicato ha invitato alla mobilitazione domani 15 settembre contro la firma dell&#8217;accordo tra Bahrein e Israele. Venerdì prossimo è stato indetto come giorno di lutto nazionale, nella 38a ricorrenza della strage di Sabra e Shatila.</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>Le forze di sicurezza tunisine hanno arrestato 9 persone nella provincia meridionale di Medenine, con l&#8217;accusa di organizzare una cellula terroristica, per compiere attentati e la costituzione di un Emirato islamico nella regione meridionale del paese. Secondo il ministero dell&#8217;Interno, sarebbero state sequestrate cinture esplosive e piani per attacchi contro i posti di blocco e ronde delle forze di sicurezza simili a quello avvenuto la scorsa settimana a Sousse.</p>



<p>Marocco:</p>



<p>è in corso nella società marocchina un acceso dibattito sulla condanna a morte, in seguito al caso dell&#8217;uccisione a Tangeri di un ragazzo minorenne di 11 anni dopo aver subito uno stupro. Il sistema giuridico marocchino prevede la pena capitale, ma dal 1993 non viene eseguita nessuna condanna a morte. 27 anni che hanno visto la nascita di forti tendenze che rivendicavano la cancellazione della pena capitale dall&#8217;ordinamento penale. L&#8217;uccisione atroce del ragazzo di Tangeri ha aperto il via alle voci, sia a livello popolare, sia nei media, che pretendono l&#8217;applicazione della misura che viene definita falsamente “deterrente”.</p>



<p>Libano:</p>



<p>formazione del governo in alto mare. Appena il primo ministro incaricato, Mustafà Adeeb, ha annunciato al presidente della repubblica i nomi dei ministri scelti, sono iniziate le lamentele dei capi correnti e partiti. Adeeb ha promesso, al momento dell&#8217;incarico, di formare un governo tecnico indipendente dai partiti. Ieri, il presidente del Parlamento, Nabih Berri, leader e fondatore di Amal, ha espresso la sua contrarietà alla formazione. Il motivo non palesato è la nomina di un ministro delle finanze non sciita, com&#8217;è stata finora una consuetudine nel sistema confessionale di spartizione degli incarichi di potere. Anche il suo alleato Jibran Basil, cognato del presidente Aoun e capo del partito nazionale liberale (Maronita) ha espresso che non intende la partecipazione al governo. La crisi economica e sociale che attanaglia il Libano, aggravata dalla strage del porto e dalla diffusione del coronavirus, rischia di non trovare vie di soluzione in mancanza di un governo responsabile capace di mettere freno alla corruzione, condizione necessaria perché il paese possa ottenere i prestiti finanziari internazionali per far fronte alle difficoltà economiche.</p>



<p>Egitto:</p>



<p>l&#8217;imprenditore egiziano fuggito in Spagna, Mohammed Alì, ha rivelato altre interferenze della famiglia del presidente Al-Sissi negli affari di Stato ed in particolare nelle operazioni riguardanti le costruzioni gestite dalle società collegate alle forze armate. “Miliardi di dollari sono stati sperperati per costruire palazzi di rappresentanza, mentre il popolo muore di fame”, ha detto l&#8217;imprenditore accusato adesso in Egitto di frodi e evasione fiscale. Alì ha annunciato per il 20 Settembre una manifestazione popolare contro Al-Sissi. Lo scorso anno, lo stesso personaggio ha fatto parlare di sé ergendosi a oppositore politico, ma i suoi proclami hanno fatto un buco nell&#8217;acqua, “perché ha deciso di cantare, quando è stato estromesso dai privilegi”, dicevano i suoi detrattori.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Dall&#8217;Iran alla Siria, dalla Turchia all&#8217;Algeria</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 08:18:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Anbamed di Farid Adly I titoli:Iran 1: “l&#8217;esplosione a Natanz è stato sabotaggio terroristico”Iran 2: il secondo missile è stato fatale per la strage dell&#8217;aereoucraino abbattuto a GennaioSiria: Damasco al buio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Anbamed di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="600" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/iran-esplosione-nucleare-600x400-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14539" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/iran-esplosione-nucleare-600x400-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/iran-esplosione-nucleare-600x400-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>I titoli:<br>Iran 1: “l&#8217;esplosione a Natanz è stato sabotaggio terroristico”<br>Iran 2: il secondo missile è stato fatale per la strage dell&#8217;aereo<br>ucraino abbattuto a Gennaio<br>Siria: Damasco al buio dopo l&#8217;esplosione di gasdotto a sud della<br>capitale<br>Libia: accuse reciproche tra le parti libiche, ma la situazione<br>militare a Sirte è calma<br>Turchia: preoccupazione per la vita di due avvocati ingiustamente<br>detenuti e in sciopero della fame da 200 giorni<br>Tunisia: oggi il nuovo governo e venerdì il voto di fiducia in<br>Parlamento<br>Algeria: in forse l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;accordo di libero scambio<br>con l&#8217;UE</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Iran 1:<br>Un portavoce dell&#8217;Ente nazionale per l&#8217;energia atomica ha annunciato che l&#8217;incendio nella centrale nucleare di Natanz è stato un atto terroristico. La dichiarazione avviene nel giorno della visita di Raffael Grossi, presidente dell&#8217;AIEA a Teheran per incontri con i dirigenti iraniani e per avviare le procedure di ispezione nei siti iraniani. Le autorità iraniane avevano parlato in un primo momento di un incendio causato da errori tecnici, ma poi dopo alcune rivelazioni mediatiche occidentali, non hanno escluso “un attacco terroristico di Israele e USA”.</p>



<p>Iran 2:<br>rivelazioni iraniane affermano che lo studio della scatola nera dell&#8217;aereo ucraino, abbattuto lo scorso Gennaio poco dopo la partenza da Teheran, confermano che dopo il primo missile, l&#8217;equipaggio ha scambiato ordini per circa 19 secondi. Secondo l&#8217;Ente iraniano per il Volo, equipaggio e passeggeri erano vivi prima che l&#8217;aereo venisse colpito dal secondo missile e probabilmente sarebbe stato possibile un  atterraggio d&#8217;emergenza, perché i motori erano ancora funzionanti. Teheran in un primo momento aveva parlato di errore umano del pilota, ma poi ha dovuto ammettere che due missili lanciati per errore sono il motivo della strage, dove hanno perso la vita 176 persone. In quel periodo a Teheran si viveva un clima di terrore in seguito all&#8217;assassinio del generale Soleimani da parte degli USA. Dal 25 luglio, la scatola nera è a Parigi per essere visionata da una commissione indipendente. Le rivelazioni ufficiali dell&#8217;Ente di Teheran aggravano la responsabilità civile dello Stato mediorientale.</p>



<p>Siria:<br>Un&#8217;enorme esplosione del gasdotto a sud della capitale, Damasco, ha provocato questa mattina l&#8217;interruzione della fornitura dell&#8217;energia elettrica. Secondo il ministro dell&#8217;energia, si tratterebbe di un atto terroristico. L&#8217;agenzia stampa governativa Sana ha pubblicato immagini del tratto di condotte distrutto dall&#8217;incendio divampato.</p>



<p>Libia:<br>Le due parti libiche tornano agli attacchi, per il momento soltanto di comunicati. Mismari, portavoce del generale Haftar, ha accusato Sarraj di aver preso in giro i libici e la comunità internazionale. “Stanno preparando l&#8217;attacco a Sirte”, ha affermato. Poco prima, il governo Sarraj e il Parlamento di Tripoli hanno escluso qualsiasi trattativa con il generale Haftar, definito “Criminale di guerra”. Sul terreno, il fronte di Sirte è calmo. La città però è senza collegamenti telefonici e connessioni Internet. La missione ONU in Libia sta preparando i lavori della Commissione militare inter libica 5+5, per decidere le modalità di esecuzione dell&#8217;accordo di cessate il fuoco.</p>



<p>Turchia:<br>Preoccupazione in tutto il mondo per la vita dell&#8217;avvocata turca, Ebru Timtik e del suo collega Aytac Unsal, in sciopero della fame da 200 giorni per chiedere un giusto processo. I due rischiano la vita e sono stati trasferiti in ospedale, sotto un rigido controllo di sicurezza che rasenta la tortura: una forte luce, 24 ore al giorno, illumina le stanze dove sono ricoverati. L&#8217;ordine degli avvocati turchi ha lanciato un appello alla Corte suprema turca per ripensare la decisione di non liberare Ebru e Aytac, emessa la scorsa settimana. I due avvocati sono stati condannati per un&#8217;accusa falsa: “terrorismo”. Nelle carceri turche ci sono altri 18 avvocati condannati per motivi politici. Il presidente dell&#8217;ordine degli avvocati di Istanbul ha definito la loro condanna, “Lento omicidio di Stato” e ha addossato al governo la responsabilità di un&#8217;eventuale morte dei due colleghi. Ma il governo Erdogan ha completamente ignorato tutti gli appelli all&#8217;umanità. Esattamente come per il caso dei due membri del gruppo musicale Grup Yorum, che sono morti, a Aprile e Maggio scorsi, dopo lunghi periodi di sciopero della fame, in protesta contro il divieto di tenere concerti nelle piazze.</p>



<p>Tunisia:<br>Il primo ministro incaricato Hisham Mushishi si accinge a presentare oggi al presidente della Repubblica, Qais Sayied, la formazione del governo tecnico. Secondo alcune anticipazioni stampa, nessun esponente<br>di partito è compreso nella lista dei ministri. Il voto per la fiducia è previsto Venerdì. Secondo le previsioni del presidente del Parlamento e fondatore del partito islamista Ennahda, Ghannouchi, il governo otterrà la fiducia, per responsabilità dei partiti. I partiti laici hanno condizionato il loro appoggio all&#8217;esclusione di tecnici vicini al partito islamista. In caso di mancata fiducia, si andrà allo scioglimento del Parlamento e elezioni anticipate, come annunciato dal presidente della Repubblica. Sarebbe un atto di irresponsabilità, nelle condizioni economiche disastrose che vive il paese anche in vista dell&#8217;aumento dei contagi Covid19, che ha fatto crollare la stagione turistica.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>É in dubbio l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;accordo di libero scambio con l&#8217;UE, firmato nel 2002. L&#8217;accordo doveva entrare in vigore nel 2017, ma il periodo di attesa è stato prorogato di altri 5 anni. Il prossimo 1° Settembre era prevista l&#8217;entrata in vigore, ma politici, esperti economici, imprenditori e sindacati algerini hanno criticato le condizioni diseguali, previste nell&#8217;accordo. Il presidente della Repubblica Tabboun ha ordinato all&#8217;inizio di Agosto di formare una commissione per lo studio della convenienza di questo accordo per gli interessi economici del paese. Secondo il presidente della Lega delle società esportatrici, Alì Bay Nassiri, l&#8217;Algeria ha importato dall&#8217;UE, nel periodo dal 2005 al 2019, per 320 miliardi di dollari; le<br>esportazioni – escluso petrolio e gas – sono state di appena 15 miliardi di dollari. E&#8217; un liberismo di facciata e sbilenco che rischia di distruggere la quarta economia del continente africano.</p>
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		<title>Aggiornamento #Libano</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2020 07:50:16 +0000</pubDate>
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<p>(Da Anmbamed di Farid Adly)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14497" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<p>Manifestazioni a Beirut per il terzo giorno consecutivo. Scontri con la polizia nella piazza dei Martiri, nel centro della città. “Punire i responsabili ed i primi tra coloro si siedono sulle poltrone del governo e del Parlamento”, hanno scritto nei cartelli. “Negligenza e corruzione sono le cause della strage”, annunciano altri. La richiesta è la caduta del governo e elezioni anticipate subito. Pietre contro lacrimogeni e pallottole di gomma. I manifestanti hanno tentato di raggiungere la sede del Parlamento, scavalcando le transenne, ma sono stati respinti. Nei video postati sui social è stato notato un principio di incendio nelle vicinanze del palazzo del Parlamento, ma è stato subito domato dai vigili del fuoco. La situazione politica nel paese sta precipitando. Si sono dimessi due ministri: quella dell&#8217;Informazione, Manal Abdulsamad, e dell&#8217;ambiente, Dimanus Qattar. Abdulsamad ha spiegato la sua decisione per l&#8217;incapacità di rispondere alla volontà popolare di un passo di cambio nella gestione del potere. 11 i deputati che si sono dimessi dall&#8217;incarico.</p>



<p>Il confronto politico è sulla natura dell&#8217;inchiesta sulla strage. I partiti dell&#8217;opposizione, Saad Hariri (sunniti), Walid Jumblat (Socialisti) e una parte dei partiti cristiani chiedono un&#8217;inchiesta internazionale. I partiti al governo (Hezbollah, una parte dei sunniti e i cristiani&nbsp;seguaci del presidente&nbsp;Aoun) vogliono mantenere il carattere nazionale alla vicenda. Il timore dei primi è che venga insabbiata l&#8217;inchiesta; quello dei contrari è che vengano scoperte responsabilità politiche dei diversi governi che si sono succeduti negli ultimi anni.</p>



<p>Sulla questione si è espresso anche il patriarca maronita, nel sermone della Domenica, chiedendo le dimissioni del governo, elezioni anticipate e inchiesta internazionale.</p>



<p>Un altro tema nel dibattito politico libanese è il disarmo di Hezbollah; tema questo che rischia di avvelenare le acque e portare il paese allo scontro confessionale e alla guerra civile.</p>



<p>Le ricerche dei dispersi sono praticamente concluse. Il capo delle squadre ha affermato che “non ci sono più speranze di trovare altre persone vive sotto le macerie. Rimaniamo a lavorare per la rimozione delle macerie e liberare le strade”. Il numero totale delle vittime sale quindi a 208 morti.</p>



<p>Sul piano internazionale, la Conferenza di Parigi dei paesi donatori, promossa dalla Francia e dall&#8217;ONU, non sembra aver trovato il successo sperato. Di fronte ad una valutazione del danno di 15 miliardi di dollari, gli aiuti promessi sono di 250 milioni e “condizionati alla fornitura diretta degli aiuti alla popolazione, per evitare corruzione e clientelismo. Non daremo carta bianca al sistema politico libanese”, ha sentenziato il presidente Macron.</p>



<p>IL premier libanese Diyab ha presentato le sue dimissioni, dopo le proteste popolari e le dimissioni di 4 ministri e 11 deputati dai loro incarichi. Lo ha fatto con dignità, sostenendo le rivendicazioni della piazza, ma mettendo con dignità i punti sugli i: “Siamo qui a guidare il paese da pochi mesi, ma ci siamo accorti che il sistema corrotto è uno Stato nello Stato. Siamo per la punizione di chi ha sbagliato, per una vicenda che dura da 7 anni&#8230; Tra coloro che hanno chiesto le nostre dimissioni ci sono politici che hanno governato per molto più tempo di questo governo tecnico. Non c&#8217;è limite alla vergogna”. La frecciata è rivolta senza nominarli all&#8217;ex premier Saad Hariri, ai ministri di governi passati che siedono nelle istituzioni bancarie e finanziarie. Il presidente Aoun lo ha incaricato degli affari correnti e inizierà le consultazioni per una nuova nomina o elezioni anticipate. La crisi libanese è complessa, perché il sistema politico è marcio e fondato non sulla cittadinanza, ma sull&#8217;appartenenza alle confessioni. Una delle richieste delle manifestazioni di piazza, che durano dello scorso 17 Ottobre, è proprio la fine della spartizione confessionale della politica e delle poltrone. Una rivendicazione che dura dai tempi della guerra civile durata dal 1975 al 1990. Ma il sistema è riuscito, a causa dell&#8217;interferenza anche di fattori esterni, a impedire il cambiamento. La strage del porto è dato il colpo di grazia al sistema corrotto, ma probabilmente anche alle speranza di cambiamento e di fronte al Libano si apre un periodo molto difficile pieno di incognite.</p>



<p>Il paese è sulla bocca di un vulcano e rischia di finire nell&#8217;uragano degli scontri regionali e internazionali: lo scontro tra l&#8217;iran e Israele e Stati Uniti, la lotta tra Turchia e Qatar da una parte e Arabia Saudita e Emirati arabi uniti dall&#8217;altra. E anche qua non manca lo zampino della Turchia, che sfida sul terreno delle influenze la Francia. Nel paese inoltre vivono circa due milioni di profughi palestinesi e siriani, con il dramma dei loro paesi dove, in uno c&#8217;è una guerra civile e l&#8217;altro è sottoposto ad un&#8217;occupazione militare. La guerra tra Israele e Siria si gioca anche sul territorio libanese.</p>



<p>Il Libano si è barcamenato finora in un equilibrio instabile, dichiarando la sua neutralità. Una condizione impossibile in un mare di contraddizioni come lo è il Vicino Oriente. Le pressioni politiche ed economiche messe in campo da Washington e Riad nascono dalla volontà di escludere Hezbollah dal governo. Ma senza questo movimento, non ci sarebbe una maggioranza in Parlamento. Hezbollah è un partito e allo stesso tempo un movimento armato di resistenza contro Israele ed è nel campo dell&#8217;Iran e del presidente siriano Bashar Assad. Suoi 4 aderenti sono accusati per l&#8217;assassinio dell&#8217;ex premier Rafiq Hariri e processati in contumacia al Tribunale speciale dell&#8217;Aja, che doveva emettere la sentenza lo scorso Venerdì. In passato, le condizioni politiche hanno costretto lo stesso Saad Hariri, figlio di Rafiq e capo del Partito Al Mustqbal (Futuro), a presiedere un governo di coalizione con Hezbollah. Condizioni che adesso non ci saranno più.</p>



<p>Durante la conferenza dei paesi donatori, si è vista la debolezza del governo attuale, che è stato escluso dal poter gestire gli aiuti internazionali, che andranno direttamente alle organizzazioni non governative libanesi ed agli organismi internazionali dell&#8217;ONU.</p>



<p>Le variabili sono molte e il presidente francese Macron ha accennato ad una di queste rivolgendosi al presidente USA Trump: “Le sanzioni rischiano di complicare il quadro politico libanese, invece di risolverlo”. Le sanzioni all&#8217;Iran, che toccano Hezbollah, intende. Per non far crollare il paese dei cedri, Parigi indica un governo di unità nazionale, per una riforma costituzionale.</p>



<p>Sarà capace la società civile libanese, che ha condotto le lotte di piazza, in modo civile e misurato, di proseguire su questo sentiero accidentato? Una riforma costituzionale ha bisogno di un Parlamento non spartito tra le confessioni ed una legge elettorale democratica: ogni testa un voto.</p>



<p>E&#8217; una lotta impari, che si svolge in condizioni molto più difficili in una situazione economica disastrosa e un clima internazionale polarizzato, che non lascia spazi di manovra.</p>



<p>Dalle ceneri del porto, potrebbe nascere il nuovo Libano, ma non si vedono in campo le forze per portarlo a termine.</p>
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		<title>Appello e aggiornamenti Libano</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2020 06:42:00 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="457" height="304" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/fb7e2052cec22483181e46716ed4801a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14487" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/fb7e2052cec22483181e46716ed4801a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/fb7e2052cec22483181e46716ed4801a-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /><figcaption>epa08584634 A damaged building in the aftermath of a massive explosion in Beirut, Lebanon, 05 August 2020. According to media reports, at least 100 people were killed and more than 4,000 were injured after an explosion, caused by over 2,500 tonnes of ammonium nitrate stored in a warehouse, devastated the port area on 04 August.  EPA/WAEL HAMZEH</figcaption></figure>



<p><strong>Appello di Foad Aodi</strong></p>



<p>Più di 3000 feriti e 100  morti,1500 dispersi .Urge aiuto sanitario e sangue*Co-mai e Amsi Solidarietà al Libano e ai libanesi in Libano ,in Italia e nel mondo .Cosi il Presidente della Co-mai(Comunità del mondo arabo in Italia) e Amsi(Associazione medici di origine straniera in Italia) Foad Aodi sta seguendo la tragedia libanese con i medici e giornalisti locali dopo le 2 esplosioni provocando  danni enormi sia materiali e che feriti più di 3000 e morti più di 100 e più di 1500 dispersi con contino aggiornamento visto tutti gli ospedali della capitale sono pieni di feriti gravi e alcuni di questi ospedali sono in difficoltà di funzionare per mancanza di elettricità ,sangue, posti letti ,strumenti chirurgici e sanitari oltre i medici e gli infermieri. sono morti 7 medici e infermieri e circa 10 pazienti ricoverati negli ospedali .Urge aiuti sanitari e medici e ospedali mobili e sostenere il Libano in questo momento molto grave. proprio nel momento dell&#8217;esplosione Foad Aodi stava in contatto con i giornalisti della Tv libanese per una intervista da Roma sul Coronavirus. Dopo i giornalisti ci hanno inviato le foto dello studio televisivo distrutto .</p>



<p>Cosi continua la Comunità del mondo arabo in Italia<strong>(Co-mai)</strong> e l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia <strong>(Amsi)</strong> e l&#8217;unione medica euro mediterranea <strong>(UMEM) </strong>continuano a seguire la tragedia libanese con statistiche sempre in aggiornamento vista la gravità della situazione in tutta la capitale libanese e provincia .&#8221;Più di 125 morti e 4500 feriti di cui 500 bambini feriti e numerosi dispersi e sotto le macerie e le case distrutte con più di 300 mila persone senza casa. Una squadra di 15 vigili del Fuoco sono morti tutti sul posto dell’esplosione mentre stavano cercando di spegnere il fuoco iniziale .Quattro  ospedali sono fuori uso e numerosi feriti li stanno curando per le strade e trasferendo fuori città negli ospedali vicini .</p>



<p>Sono morti numerosi pazienti negli ospedali per mancanza di elettricità e per gli ospedali distrutti. Manca sangue e tutto quello che è necessario per la branca di chirurgica e pediatria oltre i medici (chirurghi generali e vascolari ,ortopedici ,oculisti ,pediatri ,neurochirurghi ,cardiologi, otorinolaringoiatri ed infermieri.Numerosi paesi stanno già rispondendo all&#8217;appello del Governo Libanese ; dal Qatar due ospedali civili con 500 letti ciascuno ,stanno arrivando anche aiuti sanitari e medici da Iran ,Kuwait, Francia ,Emirati Arabi . Al nostro appello hanno risposto numerosi medici arabi e libanesi pronti ad andare in Libano per sostenere la popolazione. Facciamo il nostro appello al<strong> Governo Italiano</strong> affinché attivi subito un corridoio Sanitario e umanitario e delegazione di medici per la popolazione libanese<strong> .cosi dichiara Foad Aodi </strong>Presidente Amsi e Co-mai e membro del registro esperti Fnomceo che sta in contatto diretto con i medici libanesi locali .</p>



<p><strong>Libano. The day after di Farid Adly</strong></p>



<p>The day after, a Beirut. Secondo giorno di lutto nazionale e il governo ha dichiarato 15 giorni di Stato d&#8217;emergenza. I morti salgono a 135, ma ci sono 80 dispersi. I feriti sono 5000. Gli ospedali sono al collasso. Il dramma della città sono anche i 300 mila sfollati, per le distruzioni delle loro case. Il governatore di Beirut valuta i danni in 15 miliardi di dollari. Un colpo mortale per l&#8217;economia libanese già di per sé dissestata e in crisi. Annunciati aiuti umanitari da tutto il mondo e il FMI ha annunciato misure di sostegno, ma saranno gocce nell&#8217;oceano dei bisogni. Uno tra i più urgenti è la mancanza di farina per la panificazione, in seguito alla distruzione dei silos del grano nel porto, che rappresentavano due terzi del fabbisogno nazionale per un anno.</p>



<p>La riunione del governo di ieri, con la presenza del presidente della Repubblica, Aoun, ha confermato la tesi dei nitrati di ammonio immagazzinati dal 2014 nei depositi del porto e ha ordinato, sotto la custodia dell&#8217;esercito, gli arresti domiciliari per i dirigenti del porto che hanno operato sulla vicenda, da 6 anni.</p>



<p>I media libanesi e i social raccontano migliaia di azioni di solidarietà umana, scattata nel momento della catastrofe, per affermare un senso di determinazione e volontà di riscossa, all&#8217;insegna di quei bei versi del compianto grande poeta siriano, Nizar&nbsp;Qabbani, dedicati a Beirut, negli anni 80: “Alzati Beirut, dalla sofferenza nascono la rivoluzione e il cambiamento!”.</p>



<p>La tesi dell&#8217;incidente è quella in effetti la più rassicurante politicamente. Preserva il governo e l&#8217;esercito dalle responsabilità di mancata difesa dei confini nazionali e di quelle di far fronte alla necessità di una risposta adeguata.</p>



<p>I complottisti hanno già usato le parole del presidente Trump sulla convinzioni dei suoi generali che “si è trattato di un attacco e non di un incidente”, per scatenare accuse contro il nemico storico, Israele. In queste congetture sono stati aiutati dalle dichiarazioni e dalle analisi trasmesse dai media israeliani, che esprimevano malignità e poca celata soddisfazione. Non sono valse a convincere gli scettici le dichiarazioni ufficiali di Tel Aviv che escludevano una implicazione nell&#8217;esplosione e l&#8217;illuminazione del porto di Tel Aviv con i colori della bandiera libanese.</p>



<p>I dubbi sulla tesi dei nitrati di ammonio rimangono forti, perché per far esplodere questo materiale, usato normalmente in agricoltura per la produzione di fertilizzanti, serve un innesco. Esperti internazionali sostengono che quell&#8217;esplosione, con quella potenza distruttiva e la vastità dell&#8217;onda d&#8217;urto, è stata causata da un deposito di armi e di esplosivi militari.</p>



<p>L&#8217;opposizione in Libano chiede che ci sia una commissione internazionale ad affiancare quella nazionale, per accertare la verità.</p>



<p>Il Tribunale Speciale per il Libano dell&#8217;Aja ha deciso il rinvio della sentenza per l&#8217;assassinio dell&#8217;ex premier Rafiq Hariri. Nell&#8217;inchiesta internazionale sono accusati, in contumacia, per il grave attentato 4 elementi di Hezbollah, partito attualmente al governo in Libano.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Dal Sudan al Kuwait e l&#8217;Egitto con #Patrick Zaky</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2020 09:11:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rassegna stampa a cura di Farid Adly (Anbamed) Rassegna Anbamed Lunedì 27 Luglio 2020 I titoli: Sudan: 60 civili uccisi negli attacchi contro i villaggi in Darfur Egitto: Zaki compare in Tribunale per la&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Rassegna stampa a cura di Farid Adly (Anbamed)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/patrick-2-850x1360-1-640x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14456" width="640" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/patrick-2-850x1360-1-640x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/patrick-2-850x1360-1-188x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 188w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/patrick-2-850x1360-1-768x1229.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/patrick-2-850x1360-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 850w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p><strong>Rassegna Anbamed Lunedì 27 Luglio 2020</strong></p>



<p><strong>I titoli:</strong></p>



<p>Sudan: 60 civili uccisi negli attacchi contro i villaggi in Darfur</p>



<p>Egitto: Zaki compare in Tribunale per la prima volta dall&#8217;arresto, il 7 marzo</p>



<p>Iraq: l&#8217;Esercito spara contro i manifestanti.</p>



<p>Israele: abbattuto un drone di Tel Aviv nei cieli libanesi</p>



<p>Siria: attentati e scontri. Si teme per la diffusione incontrollata del Coronavirus</p>



<p>Kuwait: 10 &#8220;social influencer&#8221; sono sotto accusa</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p>Sudan:</p>



<p>Si aggrava la situazione nel Darfur. Almeno 60 civili sono stati uccisi e altri 60 feriti in seguito ad un attacco di gruppi armati contro villaggi. Secondo un rapporto dell&#8217;ONU, gli armati sono entrati sabato in una trentina di villaggi della località di Giuneina, hanno saccheggiato case e mercati ed hanno appiccato il fuoco nei raccolti. Il governo di Khartoum ha dichiarato lo stato d&#8217;emergenza e spedito una forza congiunta per ristabilire la sicurezza della popolazione. Il ritorno degli abitanti originari nei loro villaggi era stato concordato due mesi fa, nel quadro di una soluzione condivisa al conflitto che attanaglia la regione occidentale del paese.</p>



<p>Egitto:</p>



<p>Ieri, Patrick Zaki è stato ascoltato dal giudice, nella prima udienza dal momento del suo arresto. E&#8217; già una buona notizia, perché della sua sorte non si è saputo nulla di certo in questi lunghi mesi di detenzione. Il giovane studente egiziano dell&#8217;Università di Bologna è stata arrestato al suo ritorno in Egitto il 7 marzo scorso, per alcuni post scritti sui social sul caso Regeni. Oggi si saprà se l&#8217;arresto verrà confermato oppure verrà rilasciato libero su cauzione.</p>



<p>Iraq:</p>



<p>L&#8217;esercito torna a sparare contro i manifestanti. Le proteste di piazza rivendicano servizi, lavoro e fine della corruzione che ha dilapidato il paese e dopo una pausa imposta dall&#8217;emergenza sanitaria, la partecipazione è molto forte e diffusa. I vertici delle forze armate hanno preso le distanze dalla repressione ed hanno promesso un&#8217;inchiesta. Il paese è teatro dello scontro tra Iran e Stati Uniti ed è infestato dal terrorismo jihadista. In due caserme, la scorsa notte, si sono avute forti esplosioni e si teme che sia opera di terroristi di Daesh (Isis). In tutte le province è iniziata ieri un&#8217;operazione per il controllo del territorio da parte delle unità anti terrorismo, per stanare i gruppi armati.</p>



<p>Israele:</p>



<p>Un drone israeliano è stato abbattuto nei cieli del Libano. Da diversi giorni, la tensione è alta sui confini nord di Israele. Il primo ministro israeliano, Netanyahu, ha messo in guardia Siria e Libano da “ogni azione contro il territorio israeliano”. L&#8217;esercito di Tel Aviv mantiene la situazione di massima allerta, in seguito all&#8217;attacco israeliano su obiettivi siriani, dove sono rimasti uccisi combattenti di Hezbollah libanese. Venerdì, il capo dello stato maggiore degli eserciti USA ha compiuto una visita non annunciata a Tel Aviv.</p>



<p>Siria:</p>



<p>Nel nord est della Siria, a Ras Alain (Sari Kanie), sono morte 8 persone in un&#8217;esplosione provocata da un&#8217;autobomba. La città è sotto il controllo della Turchia. A Idlib, sono avvenuti scontri tra fazioni rivali, con morti e feriti. Il gruppo qaedista Tahrir Sham contende il controllo di alcune zone con le formazioni filo turche.</p>



<p>In tutta la Siria, è preoccupante la situazione sanitaria, a causa della diffusione del coronavirus. Le autorità di Damasco minimizzano. Il timore maggiore è per eventuali contagi nei campi di sfollati. Nella provincia di Idlib, le autorità locali hanno chiuso la cittadina di Sirmen, ad est di Idlib, dopo la registrazione di molti casi, anche tra il personale medico.</p>



<p>Kuwait:</p>



<p>10 social influencer sono stati messi sotto accusa in Kuwait ed i loro patrimoni sono stati congelati. Sono stati sequestrati i loro passaporti, per impedire loro di lasciare il paese. Secondo il quotidiano Al Qabas, l&#8217;accusa è riciclaggio. “Le indagini sono partite in seguito alla registrazione di movimenti finanziari ingenti non corrispondenti ad attività economiche regolari”. Gli interessati non sono stati ancora interrogati, ma sono liberi.</p>
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		<title>Il commento di MSF sulla notizia del sequestro della nave Aquarius per presunte irregolarità nella gestione dei rifiuti di bordo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2018 08:50:16 +0000</pubDate>
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<p>Il sequestro è stato richiesto dalla Procura di Catania. Il provvedimento di sequestro deriva da un’indagine sullo smaltimento dei rifiuti di bordo, con particolare riferimento ai vestiti dei migranti soccorsi, agli scarti alimentari e ai rifiuti dell’infermeria della nave.</p>
<p><strong>Rifiutiamo categoricamente queste accuse e siamo pronti a chiarire i fatti e a rispondere delle procedure che abbiamo seguito e riaffermiamo con forza la legittimità e la legalità della nostra azione umanitaria.</strong></p>
<p>La Procura sostiene che questi rifiuti dovevano essere considerati rifiuti sanitari a rischio e gestiti secondo apposite procedure, ma MSF ha sempre seguito procedure standard basate su regolari contratti con gli agenti portuali e le aziende preposte allo smaltimento dei rifiuti al porto, per questo siamo sereni e confidiamo nel corso della giustizia.</p>
<p>Da medici, è inaccettabile anche solo il sospetto di una simile ipotesi di reato: salvare vite è la nostra prima ed unica missione. <em>&#8220;Questa accusa attacca la professionalità di tutti gli operatori umanitari impegnati a controllare trasmissioni infettive in ben altri contesti come l’Ebola in Congo. <strong>La Tubercolosi e la Meningite non si trasmettono con i vestiti </strong>”</em> ha ricordato ieri in conferenza stampa Gianfranco De Maio medico MSF <strong><em>“Sono parole inaccettabili&#8221;</em></strong>. Siamo sempre molto attenti a quelli che possono rappresentare elementi di contagio o di diffusione di malattie e possiamo affermare che nessun rischio sanitario è stato mai individuato sulle navi di soccorso dall’inizio delle attività in mare, men che meno legate alla pericolosità dei rifiuti.</p>
<p>Ovviamente diamo piena disponibilità a collaborare con le autorità italiane e ci auguriamo che si faccia chiarezza il prima possibile su questa ennesima, assurda accusa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://t.contactlab.it/c/2005385/4977/23745400/19647?utm_source=prospect&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://t.contactlab.it/c/2005385/4977/23745400/19647?utm_source%3Dprospect&amp;source=gmail&amp;ust=1543048416817000&amp;usg=AFQjCNHsyM4j_wLJ6nHsIzkKrPHXY8OpJw&utm_source=rss&utm_medium=rss">Clicca qui►</a></strong> per vedere la conferenza stampa.</p>
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		<title>Aggiornamento Yemen.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jun 2018 11:01:03 +0000</pubDate>
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<p>Lo scorso 13 giugno è stato condotto un attacco contro la città di Hodeida, in Yemen, un Paese che continua ad essere martoriato dalla guerra di cui pochi parlano.</p>
<p>Hodeida è nella mani dei ribelli houti, filoiraniani ed è la principale arteria di comunicazione e di trasporto di merci, per cui risulta fondamentale per l&#8217;arrivo degli aiuti umanitari.</p>
<p>Si tratta di uno degli ultimi attacchi da parte delle forze armate vicine al governo e sostenute da Arabia saudita ed Emirati che stanno mettendo in atto numerosi colpi sul Mar Rosso e via terra.</p>
<p>Tutto questo continua a mettere in pericolo almeno 8 milioni di civili, anche perchè l&#8217;inasprirsi dei combattimenti ha messo in fuga dalle città le organizzazioni umanitarie e i loro operatori, oltre ai collaboratori delle Nazioni Unite. 600 mila persone in pericolo ad Hodeida, di cui la metà sono bambini.</p>
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<p>La coalizione formata da Emirati e Arabia, sostenuta militarmente dagli Stati Uniti, con questo ultimo attacco a Hodeida, ha confermato di voler ignorare il principio di responsabilità e di protezione della società civile yemenita, principio deciso dalla Comunità Internazionale durante il vertice mondiale del 2005.</p>
<p>Il Consiglio di Sicurezza ONU deve intervenire, gli appelli non sono più sufficienti. Associazione per i Diritti umani sostiene questa richiesta, fatta anche da Associazione Popoli Minacciati e dalla Gran Bretagna che ha partecipato al Consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU proprio il 14 giugno 2018.</p>
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		<title>Diario di un paradosso venezuelano</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jul 2017 16:19:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9165 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>@Pinilla</p>
<p><u>25 giugno 2017</u>: Funzionari della Polizia di Chacao (quartiere a est di Caracas) ingiustamente detenuti nel carcere del SEBIN-Servizio Bolivariano di Intelligence Nazionale, iniziano uno sciopero della fame per esigere la loro immediata liberazione poiché sono in possesso del documento di scarcerazione da quasi un anno, ma paradossalmente ancora sono in prigione.</p>
<p><u>5 luglio 2017</u>: Festa dell’indipendenza di Venezuela. Al Parlamento c’è un atto ufficiale per commemorare i 206 anni dalla Firma della Dichiarazione dell’indipendenza. Quest’anno è particolarmente significativo perché di “indipendenza” si parla da molti anni. Indipendenza dal regime, dal terrore, dalla fame, dalle ingiustizie quotidiane, dalla censura, dalla tortura, dalle morti inflitte in questi 17 anni. E quale idea hanno i simpatizzanti del governo per festeggiare? Irrompere con inaudita violenza in un’istituzione ufficiale sparando, lanciando bombe, picchiando e sequestrando i deputati. Per fortuna ci sono stati soltanto dei feriti. Dopo si è verificato dalle telecamere di sorveglianza che la stessa Guardia Nazionale aveva aperto i cancelli e facilitato l’entrata al branco di bestie piene di odio. Una giornata importante anche per il governo perché nel frattempo, il presidente Maduro e tutta la cupola militare faceva la tradizionale sfilata militare, ma questa volta in vero stile “coreano”, del nord ovviamente. Sembrava di essere a Pyongyang ma con il tocco caraibico. Che paradosso, no? Violentare un’istituzione ufficiale in quel modo il giorno dell’indipendenza del paese.</p>
<p><u>8 luglio 2017</u>: Nella notte, il prigioniero politico più emblematico di questo regime, Leopoldo Lopez, viene trasferito dalla prigione militare di Ramo Verde a casa sua, arresti domiciliari dopo aver passato 3 anni dietro le sbarre e quasi sempre in isolamento. Il governo dichiara che il suo trasferimento è per ragioni “umanitarie” e per problemi di salute. È un paradosso sentire la parola “umanitario” uscire dalla bocca di queste persone. Prima di andare via però, l’intelligence di Maduro gli ha lasciato come regalo un braccialetto elettronico nella caviglia. Non è libero, ha soltanto cambiato carcere, più comoda e accanto alla famiglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/costituyente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9166" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/costituyente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="669" height="393" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/costituyente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 669w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/costituyente-300x176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></a></p>
<p><u>10 luglio 2017</u>: Grazie alle reti sociali si diffonde una foto terrificante del deputato per la regione Barinas Wilmer Azuaje, seduto per terra con le mani incatenate e legate con un lucchetto a una tubatura sul muro, in condizioni inumane. Un’umiliazione così non si fa nemmeno ad un animale. Azuaje è in prigione dal 2 maggio, in sciopero della fame dal 25 giugno. Sua madre denuncia che il figlio viene torturato sistematicamente. La Procura della Repubblica (TSJ-Tribunal Supremo de Justicia) ha ordinato per il deputato Azuaje gli arresti domiciliari. Invece di andare a casa si diffonde questa foto, che paradosso.</p>
<p><u>13 luglio 2017</u>: Un ragazzo di nome Gianni Scovino, di 33 anni, malato di Sindrome di Asperger, è brutalmente aggredito da un gruppo di più di 10 agenti della Guardia Nazionale e della Polizia Bolivariana. Uno contro il branco. Una aggressione gratuita, selvaggia, brutale e crudele. Non contenti, dopo le percosse, il ragazzo viene portato via e detenuto in carcere. Adesso è in libertà ma è in terapia intensiva in un ospedale. Si è salvato. Tarek William Saab, il difensore del popolo, uno dei fedelissimi di Maduro dichiara che sono iniziate le indagini e che i responsabili saranno presi. Dopo due giorni si è recato in ospedale a far visita al ragazzo. Dopo molta pressione sono stati individuati questi ufficiali. Solo il nome “difensore del popolo”, in una dittatura, è un paradosso grande come una cattedrale.</p>
<p><u>15 luglio 2017</u>: Nicolas Maduro, in una delle sue innumerevoli apparizioni televisive, compare vestito con un nuovo uniforme militare e ridendo, si paragona con Saddam Hussein. Dice molto orgoglioso: “Mi assomiglio a Saddam Hussein. Saddam Hussein dal vivo”. Senza parole.</p>
<p><u>16 luglio 2017</u>. Una bambina di 8 anni muore per denutrizione nella città di Maracaibo. Per chi non lo sa, Maracaibo è la città del petrolio per antonomasia, anche questo triste fatto sembra un grandissimo paradosso. La regione che ha un sottosuolo ricchissimo ha anche una delle popolazioni più povere del paese. Questa bimba si aggiunge alla lista di 7 bambini già deceduti per la stessa causa nell’ultimo mese e mezzo.</p>
<p><u>16 luglio 2017</u>: Un atto di disobbedienza civile meraviglioso, pieno di speranza e determinazione è stata la consulta popolare indetta dalla MUD (Mesa de la Unidad Democrática) la coalizione dell’opposizione. 15 giorni per organizzarla, senza l’appoggio delle istituzioni del governo, censurata da tutti i mezzi di comunicazione, con soltanto 14.000 seggi. Più di 7 milioni di venezuelani, dentro e fuori, hanno risposto a tre domande e il 98% dei votanti ha votato che non vuole la Assemblea Costituente di Maduro e lo vuole fuori subito. Una chiara e contundente risposta che è stata macchiata di sangue dal solito branco di paramilitari che sono passati davanti a un seggio ad ovest di Caracas sparando all’impazzata, ferendo 3 persone e ammazzando una donna di 61 anni. Dopodiché i paramilitari sono entrati nella chiesa del quartiere e hanno sequestrato le persone che lì si erano rifugiate, compreso il Cardinale Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas. Questo è successo nel quartiere di Catia, molto popolare e nettamente chavista in passato e che nella consulta popolare ha votato contro Maduro. Il Generale Benavides Torres, comandante della Guardia Nazionale ha dichiarato che la MUD è colpevole dei fatti successi in Catia, la stessa MUD che ha organizzato tutto. Dichiarazione sorprendente.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/no-mas-dictadura.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9167" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/no-mas-dictadura.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/no-mas-dictadura.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/no-mas-dictadura-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/no-mas-dictadura-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/no-mas-dictadura-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p><u>17 luglio 2017</u>: 5 dei 14 funzionari della Polizia di Chacao, che il 25 giugno hanno iniziato lo sciopero della fame, decidono di cucirsi le labbra per intensificare lo sciopero e fare più pressione.</p>
<p><u>18 luglio 2017</u>: Un gruppo di più di 150 senatori tra colombiani e cileni hanno firmato e presentato una denuncia contro il governo venezuelano davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aia. Il Parlamento Italiano, nella seduta giornaliera, ha toccato in modo esaustivo il problema del Venezuela e si è schierato a favore del popolo. Tre GRAZIE! E questo non è un paradosso.</p>
<p>Il popolo venezuelano, fuori e dentro, continua a lottare con tutti i mezzi possibili. Il governo sembra impassibile, ma non lo è. La loro grande disgrazia è che la gente non ha più paura, c’è sempre qualcuno che guarda e denuncia. La Corte Penale Internazionale dell’Aia prima o poi dovrà ascoltarci.</p>
<p><span lang="es-ES">BASTA YA! NO MÁS DICTADURA! </span></p>
<p>Informazioni sulla campagna internazionale “Venezuela somos todos” per fare pressione all’Aia: @vstmundo, #QueHAYAJusticia.</p>
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