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	<title>Agromafie Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Dalla grande distribuzione al mercato equo e solidale. Anche per contrastare le agromafie</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2021 06:57:00 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="512" height="162" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Terra-e-cielo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15587" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Terra-e-cielo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Terra-e-cielo-300x95.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Iniziamo il nostro percorso da Sedriano (nell&#8217;hinterland ad ovest di Milano), primo comune sciolto per mafia perchè il responsabile di un vivaio aveva deciso di assumere ragazzi &#8211; italiani e stranieri &#8211; con l&#8217;accordo di pagarli poco in busta (in nero, quindi) e niente in forma legale. Questo significa che il responsabile del vivaio dichiarava di averli assunti regolarmente, ma non era così. Per fortuna qualcuno lo ha denunciato e questo ha permesso di scoprire un grande giro legato alle agromafie in cui erano coinvolti molti altri vivai della zona.</p>



<p>In Franciacorta troviamo l&#8217;agromafia legata alla raccolta dell&#8217;uva, nella zona di Brescia, legata alla produzione della vendita dei meloni, delle arance, delle angurie; stiamo parlando di grande distribuzione.</p>



<p>Cosa possono fare i cittadini, quindi? Se vogliamo fare una spesa consapevole, se organizziamo una festa oppure una qualche altra attività possiamo acquistare i prodotti che provengono dalle cooperative, rivolgendoci, quindi, alla piccola distribuzione dove è certo che le persone vi lavorano in regola e i prodotti sono genuini. La cooperativa <em>Madre terra</em> è una di queste: viene aperta perchè, a Zinasco, “Una casa anche per te” (l&#8217;associazione per la Giustizia sociale con sede a Cisliano) ha dei terreni e i ragazzi qualche tempo fa, prima di partire per la Puglia con Don Mapelli, piantano dei pomodori e mentre si trovano lì muoiono dei braccianti proprio nella raccolta dei pomodori (lo stesso vale per alcune realtà in Campania, Calabria, Sicilia&#8230;Stiamo parlando di caporalato che sfrutta le persone più deboli); i ragazzi di Zinasco restano colpiti da questa situazione e, quando rientrano dalla vacanza, vanno a controllare se i loro pomodori sono cresciuti. Sono cresciuti, e così decidono di aprire e di lavorare nella cooperativa <em>Madre terra</em> per essere sicuri che chi ci lavora non debba perdere la vita.</p>



<p>Una delle poche botteghe equo-solidali del territorio della provincia ovest di Milano che resiste all&#8217;illegalità è <em>Terra e cielo.</em></p>



<p>L&#8217;ultimo bambino che ha lavorato in una solfatara, in Sicilia, ha smesso di lavorarci nel 1976: in Sicilia era uso per i bambini essere venduti ai proprietari delle solfatare per essere impiegati nelle miniere a cavare lo zolfo con conseguenti gravi problemi per la loro salute. Lo sfruttamento, quindi, non è un fatto attuale, ma risale a molto tempo fa.</p>



<p>Fare “cooperativa” significa “stare insieme per condividere”: la cooperazione è una delle prime forme del mondo del lavoro per poter dare agli operai uno spazio di visibilità e, in Italia, le cooperative sono stimolate dalla nostra Costituzione perchè il socio lavoratore della cooperativa agisce in nome e per conto della cooperativa stessa e fa anche il proprio interesse: più cresce, infatti, la cooperativa e più il socio lavoratore acquisice dei benefici. “Equo e solidale” significa che il prodotto che viene acquistato da chi fa parte del circuito del commercio equo viene retribuito al giusto prezzo: equità nel pagare le cose che produco.</p>



<p>Facciamo, invece, l&#8217;esempio delle banane: sono prodotti che non vengono dal nostro Paese, ma da Paesi in via di sviluppo con una forte componente di sfruttamento dei lavoratori. Dove ci sono le grandi aziende che coltivano banane, nelle piantagioni vengono, inoltre, utilizzati i fitofarmaci spruzzati tramite gli aerei. I campesiños, i lavoratori del bananeto in America latina, sono chiamati a coprire con fogli di plastica i caschi di banane. Dopo qualche giorno, i teli vengono tolti e lavati per essere riciclati, ma in questo modo il veleno viene irrorato sulle piante e anche trasmesso a tutto il territorio in modo indistinto, inquinando la falda acquifera e mettendo, ancora una volta, in pericolo la salute dei cittadini.</p>



<p>Caffè e cacao richiedono coltivazioni intensive e in alcuni luoghi dove il caffè è di qualità maggiore(nella zona andina, ad esempio) non è possibile avere impianti di irrigazione a causa del territorio impervio e quindi quel caffè produce di meno; gli imprenditori, quindi, modificano geneticamente le piante in modo da farle produrre di più. L&#8217;aumento della produzione, però, comporta da una parte anche un maggiore consumo di acqua in un territorio, in montagna, dove è difficile trasportarla e dall&#8217;altra la penalizzazione dei piccoli produttori locali. Quando i piccoli coltivatori raccolgono i loro pochi chicchi, li portano al commerciante che li paga quello che lui stesso decide perchè il piccolo coltivatore non ha potere di trattativa. Il mondo equo solidale cerca di garantire, al contrario, un&#8217;equità nel comprare un prodotto e cerca la componente “solidale”: garantisce al piccolo coltivatore locale che per quindici anni comprerà il suo caffè, al prezzo che secondo il coltivatore è giusto con lo scopo di permettere al coltivatore e alla sua famiglia un tenore di vita dignitoso. I progetti equo solidali sono progetti fattibili perchè riguardano piccoli importi per periodi medio-lunghi e, quindi, possono essere facilmente implementati. Nei Paesi in via di sviluppo sono state create tante cooperative, di piccoli produttori che, a loro volta e col tempo, si sono uniti e si rivolgono al Mercato, conferendogli delle quantità tali da negoziare il prezzo e, in particolare, il mondo dell&#8217;equo solidale ha scelto il canale del “biologico”: quasi tutte le coltivazioni sono biologiche (il più grande produttore al mondo di cacao è l&#8217;Africa!).</p>



<p>La cooperativa <em>Terra e cielo</em>, nata nel 2000 a Gaggiano, non produce, ma propone i prodotti di altre cooperative: al commercio equo e solidale internazionale si è aggiunto quello italiano costituito da realtà che vendono prodotti coltivati su terreni confiscati alle mafie oppure che vendono tramite il consorzio <em>Libera terra: </em>conferiscono i prodotti di questi terreni, <em>Libera terra</em> provvede a farli lavorare, crea il packaging (l&#8217;immagine del marketing) e poi li rivende. E&#8217; anche vero però che il grande distributore compra un prodotto equo, ad esempio da <em>Altromercato</em>, con il 25% di sconto e lo rimette sul Mercato ancora con il 25% di sconto, questo va a colpire le cooperative come <em>Terra e cielo</em> che non si possono permettere di presentare lo stesso prodotto agli acquirenti con uno sconto così alto. Gli acquirenti, quindi, andranno ad acquistare il prodotto presso Esselunga e non presso le cooperative.</p>



<p>Il circuito equo-solidale aiuta anche l&#8217;economia carceraria: in molte carceri italiane sono sorte delle cooperative che favoriscono il lavoro dei detenuti. Il risultato è un forte abbassamento della recidiva, ovvero della ripetizione del reato una volta che il detenuto è rientrato in società e questo è uno dei motivi per cui chi delinque e non viene reinserito, rischia di rientrare a far parte delle maglie della criminalità. Le cooperative nascono proprio per dare una opportunità di lavoro onesto, di autonomia ai detenuti e agli ex detenuti.</p>



<p>Carcere di Pozzuoli: il più grande istituto di pena femminile italiano. Qui è nata una piccola cooperativa chiamata <em>Le lazzarelle</em>, composta da donne che fanno un ottimo caffè: prendono cinque tipi di chicchi diversi, li miscelano e li fanno tostare a un vecchio torrefatore napoletano che si è messo a disposizione del carcere. Il caffè grezzo viene acquistato da una cooperativa che a sua volta lo importa da uno dei Paesi in via di sviluppo: un giro enorme che riconduce alla libertà. Questo gruppo di una quindicina di donne detenute hanno una prospettiva per il futuro. Il Comune di Napoli ha, infatti, dato loro uno spazio per aprire un bistrot di pasticceria, caffetteria e di piccoli rinfreschi.</p>



<p>Un altro esempio: il carcere minorile di Palermo, Malaspina. I ragazzi fanno i biscotti e, in questo modo, diventano manovalanza sottratta alla mafia. Così come il carcere di Verbania, con la cooperativa <em>Banda bassotti</em>; ad Agrigento con <em>Dolci e libertà; </em>con la pasticceria <em>Giotto </em>del carcere di Padova&#8230;La cooperativa <em>Terra e cielo</em> aiuta queste realtà a diventare sempre più importanti.</p>



<p>E&#8217; utile affermare il concetto di com-partecipazione: coinvolgiamoci tutte e tutti, prima tramite la riflessione e l&#8217;osservazione della realtà e poi tramite le scelte che compiamo nel nostro quotidiano. Facciamolo. Almeno questo.</p>



<p></p>



<p>Grazie a &#8220;Una casa anche per te&#8221; e a Libera Masseria di Cisliano (MI).</p>
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		<title>Agromafie e agroreati: approvato il disegno legge sui reati agroalimentari</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2020 08:23:41 +0000</pubDate>
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<p>di Cecilia Grillo</p>



<p>Il 19 aprile 2020 il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta unanime del ministro della Giustizia Bonafede e del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Bellanova, il disegno di legge denominato “<em>Nuove norme in materia di reati agroalimentari</em>”, composto da 14 articoli, che interviene sul Codice penale e sulle leggi complementari in materia.</p>



<p>Come spiega la DNA, la Direzione Nazionale Antimafia, in una sua Relazione, “il legame delle mafie con l’agricoltura ha radici antiche, di natura storico-culturale, legato alla nascita stessa del fenomeno mafioso, per larga parte originatosi proprio nelle campagne. Per questo motivo da sempre tra le altre cause di ritardato sviluppo, l&#8217;agricoltura meridionale sconta anche quello delle infiltrazioni di stampo mafioso. Tale fenomeno oggi interessa l&#8217;intero territorio nazionale, attesa la capacità delle mafie (Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta) operanti ormai in forma di impresa, di espandersi verso il Nord Italia seguendo le direttrici logistiche del trasporto e del commercio dei prodotti agricoli”.</p>



<p>Il Disegno Legge di riforma della disciplina dei reati agroalimentari recepisce quanto elaborato dalla Commissione ministeriale nominata con d.m. 20 aprile 2015 e composta dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando e presieduta dall’ex magistrato Giancarlo Caselli.</p>



<p>Nella relazione alla presentazione del Disegno Legge viene sottolineato come “prospettiva ultima della proposta di riforma, come ha evidenziato Caselli, è quella di arrivare a un’etichetta narrante comprensibile e trasparente, che faccia capire ai consumatori cosa c’è davvero dentro quello che ci viene venduto come cibo o come bevanda […] è la creazione di un diritto penale della vita quotidiana capace di accompagnare il consumatore ‘finale’ fino allo scaffale degli alimenti, rafforzandone la fiducia”.</p>



<p>Tra le novità principali previste dal Disegno Legge in primo luogo si deve menzionare l’introduzione del reato di agropirateria che punisce la vendita di prodotti alimentari accompagnati da falsi segni distintivi o contraffatti e che comprende, <em>inter alia</em>, tutte quelle fattispecie di contraffazione di marchi, etichette e procedure di produzione, il reato di “produzione, importazione, esportazione, commercio, trasporto, vendita o distribuzione di alimenti pericolosi o contraffatti”, nonché la “contraffazione di alimenti a denominazione protetta”.</p>



<p>Vengono introdotti dal Disegno Legge anche i reati di “disastro sanitario” (che punisce avvelenamento, contaminazione o corruzione di acque o sostanze) e l’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato e vengono identificati i profili di responsabilità delle persone giuridiche, definendo le condizioni di esonero delle società dalle ipotesi di responsabilità amministrativa di impresa.</p>



<p>Fra le innovazioni previste dal Disegno Legge è prevista inoltre la revisione del reato di frode &#8211; in passato connesso alla consegna materiale del prodotto &#8211; che ricomprenderà anche le attività realizzate durante le fasi di produzione precedenti, ad esempio il ricorso a segni distintivi con indicazioni false e ingannevoli, saranno così sanzionate le ipotesi di falso prodotto biologico e di falsa indicazione d’origine.</p>



<p>Uno dei casi maggiormente rappresentativi è quello della vendita dell’olio d’oliva: accade spesso che bottiglie con etichette che rimandano all’italianità del prodotto contengano olio di importazione.</p>



<p>Il Disegno Legge interviene principalmente rispetto alla tutela della salute pubblica, delimitando la categoria dei reati di pericolo contro la salute e al contrasto delle frodi in commercio di prodotti alimentari in modo da tutelare la lealtà commerciale.</p>



<p>L’ex ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, aveva dichiarato, in relazione ai fondamentali passi in avanti per la lotta ai reati agroalimentari, che “con l’approvazione del disegno di legge, frutto del lavoro della Commissione guidata dal Presidente Giancarlo Caselli con il ministro Andrea Orlando, l’Italia propone un modello nuovo di contrasto al crimine in questo settore strategico. L’agropirateria diventa reato, le frodi commesse dalle organizzazioni mafiose vengono punite più duramente, la tutela della salute dei consumatori si rafforza. Dopo la legge contro il caporalato, serve una svolta per la massima legalità nella filiera del cibo.”</p>



<p>Secondo quanto riportato dalla Coldiretti, “almeno un prodotto su tre del settore agroalimentare importato in Italia viene trasformato nel nostro Paese e poi venduto sul nostro mercato interno e all’estero con il marchio <em>Made in Italy</em>”.</p>



<p>A tal riguardo, la Ministra Bellanova in una nota diffusa dal Mipaaf specifica come “il falso <em>made in Italy</em> costa al nostro Paese 100 miliardi di euro l’anno, contro i circa 42 di <em>export</em> dei prodotti autentici. Un vero e proprio furto di identità che danneggia i nostri produttori, mina la salute dei consumatori, ingannandoli, rischia di incrinare la reputazione del Paese. Con questo testo, che prende le mosse da una proposta della Commissione Caselli,&nbsp;si garantisce l’effettiva tutela dei prodotti alimentari, si rielabora il sistema delle sanzioni, si amplia la sfera delle tutele”.</p>



<p>Tale disegno legge è di notevole importanza per la tutela della salute pubblica e della qualità del sistema di produzione italiano di una delle filiere produttive più redditizie e rappresentative d’Italia in quanto “le agromafie non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocano l’imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio<em> Made in Italy</em>”.</p>
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		<title>Marco Omizzolo: i diritti dei braccianti sikh</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2020 10:05:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo il video del sociologo Marco Omizzolo che ha partecipato alla nostra iniziativa &#8220;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221;. Il suo intervento verte sui diritti dei braccianti sikh nell&#8217;area pontina.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Oggi pubblichiamo il video del sociologo Marco Omizzolo che ha partecipato alla nostra iniziativa &#8220;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221;. Il suo intervento verte sui diritti dei braccianti sikh nell&#8217;area pontina. </p>



<p>E un appello per la sanatoria subito!</p>



<p></p>



<p>Oggi alle 18.30 saremo con l&#8217;avv. ALESSIA SORGATO. VI aspettiamo numerose/i! Grazie. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>Reati agroalimentari: il Ddl introduce l’agropirateria e il disastro sanitario</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 07:31:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da leurispes.it) di Marco Omizzolo È stato finalmente approvato in Consiglio dei Ministri – su proposta del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova –&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da leurispes.it) </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.leurispes.it/wp-content/uploads/2020/03/Agromafie.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.leurispes.it/wp-content/uploads/2020/03/Agromafie-696x493.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>di Marco Omizzolo </p>



<p>È stato finalmente approvato in Consiglio dei Ministri – su proposta del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova – il disegno di legge di riforma dei reati in materia agroalimentare.<br>Un disegno ambizioso e nel contempo urgente, considerando le emergenze, che all’interno della filiera agricola e agro-commerciale italiana si registrano da anni, insieme alle conseguenze che esse determinano sulla produzione agricola del Paese, sulla salute dei lavoratori e dei cittadini e sull’ambiente.<br>Il testo, peraltro, riprende un lavoro accurato e pluriennale elaborato dalla Commissione ministeriale guidata da Gian Carlo Caselli, le cui proposte sono il frutto di un’accurata elaborazione sviluppata da esperti provenienti da vari settori e con diverse esperienze professionali. Il Rapporto Agromafie dell’Eurispes da anni sostiene il lavoro della Commissione Caselli. Anche per questa ragione non si può non considerare positivamente l’impegno del Governo nell’affrontare questo tema a partire dai lavori della Commissione. Il contrasto alle agromafie, al caporalato, la bonifica della filiera produttiva e commerciale da ogni tossicità criminale, dominio commerciale, pratica sleale e dallo sfruttamento in ogni modo inteso, è fondamentale per tutelare milioni di produttori, imprese, lavoratori e in generale i consumatori italiani, oltre a sostenere la produzione agricola di qualità propria del Made in Italy.<br>Nel merito del provvedimento, esso interviene direttamente sul Codice penale e sulla legislazione speciale del settore agroalimentare con una rinnovata determinazione che prevede la riorganizzazione della categoria dei reati in materia alimentare. La revisione del sistema sanzionatorio contro le frodi alimentari è una proposta da tempo avanzata sia dalle categorie datoriali sia dal mondo sindacale, insieme anche alla sistemazione organica della responsabilità delle persone giuridiche.<br>Tra le novità più interessanti e utili al contrasto ad ogni forma di sfruttamento, sofisticazione e truffa, si registra il reato di agropirateria e di disastro sanitario di cui è responsabile colui che provoca con colpa la morte di tre o più persone e il pericolo grave e diffuso di analoghi eventi ai danni di altre persone. Sono diversi i casi che potrebbero rientrare in questa fattispecie, peraltro già emersi sulle cronache nazionali.<br>Si ricorda, ad esempio, l’esposizione dei braccianti, dell’ambiente e dei prodotti coltivati a sostanza pericolose, nocive e cancerogene. Il traffico di sostanze nocive per l’agricoltura e per l’uomo – come alcuni farmaci acquistati nei mercati illegali esteri, lavorati in Italia e diffusi sotto le serre di alcuni criminali italiani – è una criticità già avanzata sulla quale si spera che presto intervengano le Forze dell’ordine e la Magistratura. Importante è, ad esempio, il caso denunciato nell’Agro Pontino e nella Sicilia orientale che riguarda alcune aziende locali le quali, usando farmaci e prodotti chimici illegali e pericolosi, espongono i cittadini di quel territorio a problemi di salute molto gravi, come anche i lavoratori locali e i consumatori di quei prodotti.<br>A seconda del tasso di pericolosità riscontrato, si applicano per i contravventori diverse pene.<br>Le condotte di solo rischio, ad esempio, sono considerate illeciti amministrativi, mentre per quelle di danno colposo sono previste contravvenzioni specifiche a patto che non determinino un pericolo per la salute. Infine, le condotte dolose sono punite come delitti, con l’ulteriore divisione fra quelle caratterizzate dalla presenza di un elemento concreto come la nocività del prodotto e quelle nelle quali si manifesta un pericolo per la salute pubblica.<br>Nel caso di frodi, invece, sono aumentate le sanzioni, soprattutto relativamente alle contraffazioni degli alimenti a denominazione protetta e fino al limite superiore individuato per l’attività organizzata per il commercio illecito di alimenti. A queste azioni repressive e punitive ne seguono altre accessorie che incidono direttamente sull’attività dell’impresa responsabile di tali comportamenti e sulle modalità proprie di condurla.<br>Tra le pene maggiori che il disegno di legge prevede si ricorda: l’interdizione a ricoprire uffici direttivi delle imprese; diversi divieti di accesso ad autorizzazioni, contributi pubblici, contratti con la Pubblica amministrazione; la revoca di alcune autorizzazioni fino alla chiusura dell’attività.<br>Insomma, un disegno di legge importante che tutela la salute pubblica e la qualità del sistema di produzione italiano, espellendo – almeno questo è l’obiettivo – criminali di varia natura e mafiosi da una delle filiere produttive più redditizie e rappresentative d’Italia.</p>
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		<title>Sotto padrone. Intervista a Marco Omizzolo</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 07:58:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Marco Omizzolo, autore del saggio &#8220;Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell&#8217;agromafia italiana&#8221; (per Feltrinelli) e lo ringrazia molto per la disponibilità. Un viaggio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha intervistato Marco Omizzolo, autore del saggio &#8220;Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell&#8217;agromafia italiana&#8221; (per Feltrinelli) e lo ringrazia molto per la disponibilità.</p>



<p>Un viaggio nel cuore delle agromafie, tra caporali che lucrano sul lavoro di donne e uomini, spesso stranieri, sfruttati nelle serre italiane. Braccianti indotti ad assumere sostanze dopanti per lavorare come schiavi. Ragazzi che muoiono &#8211; letteralmente &#8211; di fatica. Donne che ogni giorno subiscono ricatti e violenze sessuali. Un sistema pervasivo e predatorio che spinge alcuni lavoratori a suicidarsi, mentre padroni e padrini si spartiscono un bottino di circa 25 miliardi di euro l&#8217;anno. Un viaggio, quello di Omizzolo, condotto da infiltrato tra i braccianti indiani nell&#8217;Agro Pontino e proseguito fino alla regione indiana del Punjab, sulle tracce di un trafficante di esseri umani. Un&#8217;inchiesta sul campo che parte dall&#8217;osservazione e arriva alla mobilitazione: scioperi, manifestazioni, denunce per rovesciare un sistema che si può sconfiggere. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="324" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13647" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 324w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w" sizes="(max-width: 324px) 100vw, 324px" /></figure></div>



<p><strong>Come si sono svolte le ricerche per
la preparazione di questo libro? </strong>
</p>



<p>Il libro “Sotto padrone” fa sintesi
di circa 12 anni di ricerca sociale e immersione nella comunità
indiana dell&#8217;Agro Pontino e poi è espressione di un lungo percorso
di analisi, studio e ricerca sul tema lavoro e immigrazione. Dunque,
il libro si è composto, metaforicamente, di analisi e ricerche
sviluppate all&#8217;interno di questo percorso che ha sempre richiesto
approfondimento, aggiornamento e messa in discussione di ogni stato
di certezza. Le ricerche sono state bibliografiche ma soprattutto
sperimentate nel territorio pontino mediante l&#8217;osservazione
partecipata, elementi di sociologia visuale, raccolta di storie di
vita, analisi di sociologia delle migrazioni e dei processi economici
e sociali, entografia e metodologia applicata. La combinazione di
queste competenze, sommate ai dati e alle informazioni assunte nel
territorio pontino, ha sviluppato e articolato la riflessione
contenuta nel libro. 
</p>



<p><strong>Su cosa è basato il sistema di
sfruttamento nelle serre italiane? </strong>
</p>



<p>Su diversi fattori. In primis sul
processo di svilimento e squalificazione del lavoro, delle sue
relazioni sindacali e dunque di rappresentanza, di liberazione quale
dinamica di base, per precipitare nella sua delegittimazione e
nell&#8217;accettazione, anche collettiva, di riforme che ne hanno
mortificato la natura fino a comprendere lo sfruttamento come una
delle sue condizioni di base, quasi costituente. E poi i processi di
ghettizzazione ed emarginazione della fragilità a partire dalla
condizione giuridica e di classe dei migranti braccianti, considerati
inferiori per natura quando invece lo sono per legge e interesse. Lo
sfruttamento e le agromafie sono state incentivate in questo Paese e
le riforme che le hanno prodotte addirittura considerate necessarie
per generare sviluppo. Quest&#8217;ultimo però, da distinguere dal
progresso come ricorda Pasolini, ha riprodotto il rapporto
padrone-schiavo, come anche recentemente le Nazioni Unite hanno
ricordato e con esso anche un sistema di diseguaglianze ed
emarginazione, ora certificato e rafforzato dai decreti Sicurezza,
come recentemente ha ricordato Amnesty International Italia con il
suo studio “I sommersi dell&#8217;accoglienza”. Siamo a nuove forme di
schiavitù in un Paese che ha all&#8217;articolo 1 della sua Costituzione
un richiamo fortissimo al lavoro come generativo della democrazia.
Oggi siamo, come ricorda l&#8217;Eurispes, ad un business economico
complessivo delle agromafie di circa 25 miliardi di euro. Soldi che
vengono riciclati nel sistema economico ufficiale sino ad intossicare
le relazioni sociali e a riprodurre vincoli di classe rigidissimi.</p>



<p><strong>Nello sfruttamento sono coinvolte
anche le donne. In che misura?</strong></p>



<p>Hanno varie funzione e interpretano diversi ruoli. Quello più diffuso riguarda la condizione di ulteriore emarginazione, sfruttamento e violenza che esse subiscono. In genere percepiscono una retribuzione del 30% inferiore a quella dei loro colleghi e connazionali uomini. Inoltre in alcuni casi esse subiscono, come accade nelle campagne di Vittoria, in Sicilia, in Puglia e nell&#8217;Agro Pontino, ricatti e violenze sessuali perpetrate da padroni e caporali privi di scrupoli che così continuano ad usarle solo come corpi per soddisfare le loro ansie di profitto, di potere e sessuali.</p>



<p><strong>Può riportare alcuni esempi di
sentenze a vostro favore?</strong></p>



<p>Nell&#8217;Agro Pontino ci sono decine di
processi aperti ma ancora pochi sono arrivati a sentenza. Siamo però
fiduciosi che questo accadrà molto presto e speriamo che le sentenze
di condanna siano completamente eseguibili. 
</p>



<p><strong>In quali modi si può portare avanti
la lotta alle agromafie?</strong></p>



<p>Direi mediante alcune riforme di
sistema a partire da una riforma finalmente espansiva e rafforzativa
dei diritti del relativo mercato del lavoro, riforma del welfare che
vada incontro al disagio e lo sappia risolvere nella direzione del
suo superamento, approfondendo il tema di continuo per accrescere il
nostro livello di consapevolezza e di azione conseguente matura anche
dal punto di vista politico. Si tratta di un percorso lungo e
faticoso ma necessario, altrimenti continueremo a descrivere un
sistema che risulterà sempre invincibile pur non essendolo.</p>
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		<title>Rapporto Agromafie: c&#8217;è ancora molto da fare per contrastarle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2019 09:29:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro. Una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. È quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro. Una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. È quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare.</p>
<p style="margin: 0px 0px 15px; padding: 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #444444; text-transform: none; line-height: 1.6; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', serif; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: 400; word-spacing: 0px; vertical-align: baseline; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; font-stretch: inherit; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-35246 alignleft" src="http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 606w" alt="" width="300" height="168" />Si legge nel Rapporto di una “rete criminale che si incrocia perfettamente con la filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza tanto che ormai si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0. ”</p>
<p>I nuovi criminali in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato figli, nipoti agli studi in prestigiose università italiane e internazionali.</p>
<p>Oggi, quindi, si tratta di persone colte, preparate, plurilingue, con importanti e quotidiane relazioni internazionali al servizio del business mafioso.</p>
<p>Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi, che per l’ortofrutta arrivano a triplicare dal campo alla tavola, i pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all’estero e i rischi per la salute con 399 allarmi alimentari, più di uno al giorno nel 2018 in Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del Sistema di allerta rapido dell’Unione europea. Senza trascurare le conseguenze sull’ambiente con le discariche abusive.</p>
<p>Nel 2018 si è confermata anche l’impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali.</p>
<p>A tutto questo – si legge  nel Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare – &#8220;si aggiungono racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i forai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio: quasi un “miracolo all’italiana” affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing.&#8221;</p>
<p>Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes e Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie”: “Siamo ormai di fronte ad organizzazioni che esprimono una “governance multilivello” o più “governance multilivello” sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi.</p>
<p>&#8220;Il comparto agroalimentare si presta ai condizionamenti e alle penetrazioni: poter esercitare il controllo di uno o più grandi buyer significa poter condizionare la stessa produzione e di conseguenza il prezzo di raccolta, così come avere in proprietà catene di esercizi commerciali o di supermercati consente di determinare il successo di un prodotto rispetto ad altri&#8221;. Fara e Caselli aggiungono: &#8220;Si può ormai ragionevolmente parlare di mafia 3.0. La &#8220;struttura intelligente&#8221; si pone al servizio trasversale delle diverse organizzazioni, accogliendone le disponibilità finanziarie per valorizzarle e accrescerle attraverso modalità dall’apparenza lecita&#8221;.</p>
<p>“Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare.</p>
<p>L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite – conclude Prandini – con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti (www.coldiretti.it)”.?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Il presidente di EURISPES  Fara: &#8220;La prima necessità è quella di aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare. Quella vigente è obsoleta e controproducente. Invece di svolgere una funzione deterrente, spinge a delinquere, essendo a tutto favore dei benefici (ingenti guadagni) il raffronto con i rischi (sanzioni per irregolarità)&#8221;.</p>
<p>Molte le  informazioni sull’argomento e ciò dimostra che i nostri cibi sono i più sicuri del mondo perché sempre controllati da autorità diverse ed indipendenti. In Italia l&#8217;Agenzia delle Dogane ispeziona scrupolosamente i prodotti alimentari di origine straniera e dai controlli emerge molto spesso mancanza di garanzie e chiarezza.</p>
<p>L’intensità dell’associazionismo criminale è elevata nel Mezzogiorno, ma emerge con chiarezza come nel Centro dell’Italia il grado di penetrazione sia forte e stabile e particolarmente elevata in Abruzzo ed in Umbria, in alcune zone delle Marche, nel Grossetano e nel Lazio, in particolar modo a Latina e Frosinone.</p>
<p>Anche al Nord il fenomeno presenta un grado di penetrazione importante in Piemonte, nell’Alto lombardo, nella provincia di Venezia e nelle province romagnole lungo la Via Emilia. E’ quanto emerge dell’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) elaborato dall’Eurispes nell’ambito del quarto Rapporto Agromafie con Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare che si fonda su 29 indicatori specifici e rappresenta la diffusione e l’intensità, in una data provincia, del fenomeno.</p>
<p>Il grado di controllo e penetrazione territoriale della Sacra Corona Unita in Puglia, invece, pur mantenendosi significativamente elevato, risulta inferiore che altrove così come in Sardegna, regione dove all’elevata intensità dell’associazionismo criminale non corrisponde di pari grado l’egemonia di un’unica organizzazione. In Sicilia l’unica provincia non caratterizzata da un Indice IOC alto è stata Messina, mentre sul restante territorio i valori sono significativamente elevati, in particolar modo nelle zone meridionali ed orientali dell’Isola. Anche la Calabria risulta profondamente soggetto all’associazionismo criminale, a partire da Reggio Calabria (99,4) fino alle restanti province (Vibo Valentia: 65,3; Crotone: 58,4; Catanzaro: 55,3; Cosenza: 47,3). Il grado di diffusione criminale in Campania è elevato sia nel capoluogo (Napoli: 78,9) che a Caserta (68,4) e Salerno (44,3), ma è inferiore nell’entroterra.</p>
<p>Si denota una forte presenza di tipo associazionistico anche sul versante adriatico (Pescara: 71,4; Foggia: 67,4; Brindisi: 51,6), nel basso Lazio (Frosinone: 49,3; Latina: 43,3) e in Sardegna (Nuoro: 46,3; Sassari: 45,9).</p>
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<div class="a2a_kit a2a_kit_size_25 addtoany_list" data-a2a-title="Rapporto 2019 agromafie a cura di Eurispes, Coldiretti e Osservatorio criminalità in agricoltura e sistema agroalimentare" data-a2a-url="http://www.newtuscia.it/2019/02/16/rapporto-2019-agromafie-cura-eurispes-coldiretti-oservatorio-criminalita-agricoltura-sistema-agroalimentare/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></div>
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