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	<title>Aime Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Contro il razzismo &#8211; Quattro ragionamenti</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2016 08:17:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Contro il razzismo &#8211; Quattro ragionamenti&#8221;, saggio edito da Einaudi, purtroppo di stretta attualità:  quattro studiosi con competenze diverse provano qui a vagliare i concetti di identità e differenza, a comprendere i diritti dello straniero in Italia, a misurare quanto profonde siano le nostre convinzioni sulle differenze biologiche e culturali e come se ne debba parlare. Guido Barbujani sceglie la prospettiva della genetica per decostruire le presunte basi scientifiche del razzismo; Marco Aime usa un approccio antropologico per comprendere alcune nuove declinazioni, di carattere culturale, assunte da certi razzismi. Federico Faloppa compie un&#8217;analisi linguistica, utile a capire gli elementi discriminatori che mettiamo in atto, spesso inconsciamente, usando le parole in un certo modo; infine Clelia Bartoli usa lo sguardo socio-giuridico per comprendere come le insidie del razzismo si celino anche nelle istituzioni &#8220;democratiche&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/9788806229535.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6287" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6287 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/9788806229535.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="9788806229535" width="156" height="240" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;<em> Associazione per i Diritti</em> umani ha intervistato, per voi, Federico Faloppa e lo ringrazia molto per il tempo dedicato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa si intende per “razzismo”?</p>
<p>Il razzismo a cui pensiamo è certo, ancora, quello classico, nato nell&#8217;800, ovvero il razzismo biologico, che proprio la scienza ha già ampiamente smontato togliendo ogni fondamento al concetto di razza. Conosciamo però altre forme di razzismo, oggi, che non necessariamente si appella alla razza: il cosiddetto neo-razzismo, il razzismo che ha sostituito a (infondate) basi biologiche categorie etniche, culturali, sociali, il razzismo che si basa sul mito delle origini o dell’autoctonia, il razzismo istituzionale – fatto di leggi e pratiche discriminanti, il razzismo “democratico” (come lo ha chimato Giuseppe Faso), meno strutturato ma diffuso nei comportamenti e nel linguaggio, ecc. Queste distinzioni sono spesso artificiose, a livello terminologico: ma individuano bene le mutazioni anche recenti di quel razzismo classico, e fanno intuire non solo la complessità nel descrivere i fenomeni, ma anche la difficoltà nell’affrontarli e contrastarli. Prendiamo il discorso razzista che si basa sull’autoctonia, sul mito delle origini, della terra che è “nostra” e non “loro”: è così radicato da poter influenzare ed ostacolare il dibattito su nuove proposte (ed esigenze) di cittadinanza, “ius soli” vs. “ius sanguinis”, ecc. Oggi smontare il razzismo classico non basta più, quindi: occorre articolare un contro-discorso che smonti l’insieme dei pensieri e delle pratiche razziste in tutte le loro manifestazioni. Per questo abbiamo cercato di scrivere un libro come “Contro il razzismo. Quattro ragionamenti” che affronti il problema da più punti di vista, complementari ma specifici, capaci – mi auguro – di fornire una serie di strumenti e, appunto, di ragionamenti.</p>
<p>C’è chi sostiene che il razzismo si potrebbe delegittimare già eliminando la parola razza dal discorso pubblico…</p>
<p>Sì, e capisco anche il senso di questa proposta: le razze non esistono, e quindi la parola razza non si dovrebbe più utilizzare, a partire dai contesti pubblici, o si dovrebbe eliminare, a partire dal testo costituzionale. Ma il testo della Costituzione italiana è stato scritto in un&#8217;epoca precisa e il linguaggio è quello che le appartiene: non sarebbe produttivo, a mio parere, riscrivere l’Art. 3, redatto in un determinato contesto storico, con accurate scelte linguistiche (ne parlo nel mio capitolo all’interno di “Contro il razzismo”); sarebbe invece meglio verificare se e come l’Art. 3 sia stato applicato e venga realmente applicato, e capire quali sono ancora gli ostacoli che impediscono una sua piena applicazione. E quindi, completare con leggi e decreti attuativi i vuoti ancora presenti nella nostra legislazione, ad esempio quelli relativi al “razzismo linguistico” e all’ “hate speech”.</p>
<p>Ovviamente, un aggiornamento del dibattito non deve farci dimenticare che il razzismo “classico” è tutt’altro che scomparso, e che anzi sta riemergendo proprio in questo periodo. Un esempio?</p>
<p>Prima degli esiti del referendum, in UK non c&#8217;era stata, dagli anni &#8217;30 in poi, una presenza visibile di movimenti neonazisti. Ma dopo Brexit &#8211; sentendosi legittimati dal voto popolare, e senza essere contrastati da istituzioni sull’orlo di una crisi di nervi &#8211; alcuni gruppi si sono riaffiacciati sulla scena pubblica con tutto il loro delirante armamentario ideologico, adattato al ventunesimo secolo.</p>
<p>Senza andare troppo lontano, pensiamo a quanto è successo a Fermo nei giorni scorsi: un omicidio “razzista”, malgrado le fastidiose perifrasi usate dai media per evitare di parlare di razzismo.</p>
<p>Cosa c&#8217;è alla base del propagarsi, oggi, dei movimenti xenofobi in Europa?</p>
<p>Parto ancora dall&#8217;Inghilterra, ma credo che il discorso valga anche per altri Paesi europei.</p>
<p>La paura per lo straniero si manifesta di più nei periodi di scarsità di risorse: scarsità – attenzione – non causata dalla presenza di stranieri (stesse risorse da distribuire a più persone), ma da tagli al budget e scelte politiche di destra ben precise (si pensi ai tagli nella sanità pubblica: se i reparti sono più affollati non è perché ci sono più pazienti stranieri, ma perché il servizio ha subito una contrazione). Il blairismo aveva illuso molti sul fatto che più ricchezza in generale equivalesse a una più equa distribuzione della ricchezza. In realtà, su gran parte della popolazione sono piovute solo le briciole, negli ultimi anni. E ora che neppure le briciole si vedono , il malcontento è maggiormente diffuso. Da qui la caccia al capro espiatorio: da un lato, le elite intellettuali (europeiste), dall’altro gli stranieri. Questo ragionamento, però, secondo me non basta a spiegare i nuovi movimenti xenofobi: ci sono percorsi di lunga durata che affondano le radici nel passato di questo paese (una certa arroganza isolazionista, una scarsa inclusione/rappresentatività delle minoranze etniche nelle élite politiche e culturali), nonché fratture di media durata – dagli anni della Thatcher in poi &#8211; che hanno cambiato l&#8217;economia del Paese, con investimenti in certi settori e soprattutto nel sud del Paese, e con l’abbandono di intere aree de-industrializzate, e private di servizi e opportunità di sviluppo, prima di tutto sociale. E, infine, non dimentichiamo la paura del terrorismo: una vera fobia che ha fatto aumentare la diffidenza verso alcuni gruppi di stranieri, anche se molti terroristi &#8211; come sappiamo &#8211; sono nati e cresciuti in UK.</p>
<p>Perchè è sbagliato parlare di “emergenza migranti” e cosa pensa del Migration Copact?</p>
<p>Durante un convegno su Ricerca e migrazioni, organizzato a febbraio a Bruxelles dal Commissario europeo per la ricerca, la Direttrice di Compass Oxford ha fatto giustamente notare che si parla spesso di “migration crisis”, ma in realtà è l&#8217;Europa ad essere in crisi davanti a fenomeni che non riesce né a comprendere e né a gestire; quindi l&#8217;emergenza è nostra perchè non comprendiamo fenomeni che sono mutati velocemente e profondamente. Pensiamo alle diverse “rotte” verso l’Europa, ai Paesi di provenienza di chi cerca di raggiungere il continente, alle classi sociali coinvolte, alle diverse fasce d’età, alla composizione dei gruppi (nuclei famigliari vs. spostamenti individuali). Da linguista, mi verrebbe da dire che anche sul piano delle risorse lingustiche che potremmo e dovremmo fornire si può fare di più: a quali persone ci riferiamo? Che cosa sappiamo delle loro competenze/conoscenze linguistiche? Come facciamo a garantire loro l’accesso alle informazioni? Non dovremmo prestare forse più attenzione ai network (linguistici) informali e plurilingui, che le persone già usano, e partire da quelli, invece di ragionare ancora in termini di insegnamento/apprendimento di L2 (lingue seconde)? O ancora, tanto per scendere più nel pratico, come facciamo a essere certi che durante i colloqui per la richiesta d’asilo ci siano adeguate competenze linguistiche da parte dell’autorità?</p>
<p>C’è ancora molto lavoro da fare, e ogni ritardo ha – purtroppo – le sue conseguenze sulla vita reale di donne, uomini, bambini…</p>
<p>Quali sono le prossime sfide?</p>
<p>La sfida immediata è quella di salvare più vite possibili. Ma un&#8217;altra sfida importante è quella di affermare i diritti inalienabili della persona (tra cui, ad esempio, il diritto alla salute), e di vederli riconosciuti, a prescindere dalle politiche dei Paesi di arrivo e di destinazione. E poi certo – sul piano culturale – continuare a battersi, in qualunque modo, contro ogni forma di razzismo, coordinando a livello nazionale il lavoro dei tanti che già operano in questo senso. E ancora, per quanto riguarda l’Italia: si stralci la Bossi-Fini e si dia un segnale forte sulla cittadinanza approvando in tempi rapidi la legge sullo “ius soli&#8221; e con esso ogni sua forma.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una bella differenza: Marco Aime ci guida alla scoperta delle diversità nel mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2015 06:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Marco Aime insegna Antropologia culturale presso l&#8217;Università di Genova ed è considerato uno degli studiosi europei più importanti nel mondo. Proprio il professore guida, adulti e lettori più giovani, alla scoperta della ricchezza che&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/03/13/una-bella-differenza-marco-aime-ci/">Una bella differenza: Marco Aime ci guida alla scoperta delle diversità nel mondo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/978880619850GRA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/978880619850GRA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="204" /></a></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Marco<br />
Aime insegna Antropologia culturale presso l&#8217;Università di Genova ed<br />
è considerato uno degli studiosi europei più importanti nel mondo.<br />
Proprio il professore guida, adulti e lettori più giovani, alla<br />
scoperta della ricchezza che deriva dalle diversità. Il suo ultimo<br />
lavoro &#8211; dal titolo <i>Una<br />
bella differenza</i>, edito da<br />
Einaudi &#8211; è una raccolta delle conversazioni che l&#8217;autore ha avuto<br />
con le sue nipotine, Chiara e Elena, in cui ha raccontato loro i suoi<br />
viaggi, le esperienze delle persone che ha incontrato, i suoi<br />
incontri immaginari con colleghi illustri (nel libro citati solo per<br />
nome), quali: Lévi-Strauss o Malinowsky, ad esempio.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
racconto orale si fa scritto per tramandare le diverse concezioni che<br />
i vari popoli che abitano la Terra hanno del tempo, dello spazio,<br />
della religione, del corpo, della famiglia: un trattato di<br />
antropoliga, appunto, semplice e chiaro che permette di scardinare i<br />
pregiudizi tramite fatti quotidiani e vissuti individuali.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
tratta di un testo interessante per i lettori più grandi e utile per<br />
gli studenti: si approfondiscono concetti e valori che stanno alla<br />
base di ogni pratica possibile antirazzista e antidiscriminatoria,<br />
qui come altrove; vengono approfonditi, infatti, i concetti di<br />
rispetto, normalità, diritto&#8230;e si insiste su quanto sia importante<br />
la conoscenza profonda per non cadere nella trappola degli<br />
stereotipi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“ La<br />
differenza ha profonde radici storiche e culturali ed è il frutto<br />
delle risposte che i gruppi umani hanno saputo dare ai differenti<br />
habitat con cui si sono trovati a convivere&#8230;Il libro fornisce ai<br />
lettori, giovani e adulti, gli strumenti critici per osservare il<br />
mondo con altri occhi” (dalla quarta di copertina) e noi vogliamo<br />
spalancarli, questi occhi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Eccovi<br />
un estratto dal testo:
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
</div>
<p>
&#8220;- Adesso facciamo un gioco<br />
che mi ha insegnato Orazio, un mio vecchio amico. <br />&#8211; Bello, dai!<br />&#8211;<br />
Io ora vi racconto alcune usanze di una popolazione e voi mi dite<br />
cosa ne pensate. Va bene? <br />&#8211; Si, racconta.<br />&#8211; Allora questa<br />
popolazione di cui vi parlo si chiama Inailati e vive in un paese<br />
lungo e stretto, bagnato dal mare. Come tutte le popolazioni ha<br />
usanze tradizionali che, viste da altri, spesso sembrano piuttosto<br />
bizzarre. Per esempio, gli Inailati pensano che il loro corpo sia<br />
brutto e ogni giorno perdono un sacco di tempo per cercare di<br />
renderlo più bello. Per farlo non hanno paura di sottoporsi a prove<br />
dolorose: gli uomini non temono di scorticarsi la faccia tutte le<br />
mattine, senza lanciare un urlo, con un attrezzo che chiamano oiosar,<br />
mentre le donne, più coraggiose, si sottopongono a torture anche<br />
peggiori, come infilare la testa in una specie di piccolo forno o<br />
farsi strappare i peli del corpo. Le donne degli Inailati poi amano<br />
dipingersi il viso con delle polveri e colorarsi la bocca con una<br />
specie di pastello che chiamano ottessor. <br />&#8211; Ma davvero fanno<br />
queste cose?<br />&#8211; Certo, e non solo queste! Pensate che a volte, per<br />
le strade delle loro città, capita di vedere alcuni di loro<br />
camminare, legati con delle piccole corde a degli animali. A dire il<br />
vero non si capisce bene se sono loro a guidare gli animali oppure se<br />
sono gli animali a portare le persone. E&#8217; una cosa che non è stata<br />
ancora chiarita. A volte tagliano il pelo a questi loro animali, ma<br />
quando viene l&#8217;inverno, comperano dei cappottini per proteggerli. <br />&#8211;<br />
Ma sono proprio strani! Perché fanno così?<br />&#8211; Ogni popolo ha le<br />
sue usanze, ve l&#8217;ho detto. Gli Inailati hanno una tradizione che si<br />
chiama oroval. Oroval significa che devi fare la stessa cosa tutti i<br />
giorni, per tutta la vita. Grazie all&#8217;oroval, gli Inailati ottengono<br />
degli idlos, piccoli foglietti di carta colorata con i quali si può<br />
avere da mangiare. Ogni Inailato cerca di accumulare il più<br />
possibile idlos, per ottenere oggetti che gli fanno risparmiare<br />
tempo. Con il tempo risparmiato potrà dedicare più tempo<br />
all&#8217;oroval, avere più idlos per comprare più cose che gli faranno<br />
risparmiare tempo e avanti così. <br />&#8211; Ma non sono mica tanto<br />
furbi!<br />&#8211; Cosa ci volete fare? La loro tradizione è così. A volte<br />
vedi un gruppo piuttosto grande di Inailati e tutti parlano in<br />
continuazione. Se ti avvicini, ti accorgi che tutti parlano dentro<br />
delle piccole scatolette che chiamano iralullec e nessuno parla con<br />
le persone che sono vicino a lui. <br />&#8211; Ma perché fanno così?<br />&#8211;<br />
Lo so che può sembrare strano, ma come vi dicevo a volte ciò che<br />
fanno gli altri ci appare bizzarro. Pensate che costruiscono delle<br />
specie di carri, che chiamano otua. Questi carri possono andare<br />
fortissimo, però poi sulle loro strade non si può andare così<br />
forte, è vietato. Loro però continuano a costruire otua velocissime<br />
e a spendere un sacco di idlos per acquistarle&#8230;</p>
<p>&#8211; Mah, non li capisco.<br />&#8211; Zio, ma<br />
avevi detto che questo era un gioco.<br />&#8211; E infatti lo è. Ora dovete<br />
scoprire di che popolazione si tratta.<br />&#8211; E come si fa? Mica<br />
conosciamo tutte le popolazioni del mondo!<br />&#8211; Chissà dove vivono<br />
quelli lì&#8230;<br />&#8211; Adesso vi svelo il trucco&#8230;<br />&#8211; Dai!</p>
<p>&#8211; Volete sapere di che popolazione<br />
stiamo parlando? Provate a leggere Inailati al contrario&#8230;</p>
<p>&#8211; I t a l i a n i&#8230; Italiani!</p>
<p>&#8211; Ma allora quelli lì siamo noi?</p>
<p>&#8211; Provate a leggere al contrario<br />
anche oroval, idlos, iralullec, otua.. </p>
<p>&#8211; Lavoro, soldi, cellulari, auto&#8230;</p>
<p>&#8211; Ecco, ora provate a ripensare a<br />
quello che avete sentito e vedrete che sono cose che facciamo o<br />
vediamo fare tutti i giorni qui da noi. </p>
<p>&#8211; <b>E<br />
dire che sembravamo così strani&#8230; </b>-&#8220;</p>
<p><i>(</i><i><b>Lo<br />
scherzo di Orazio</b></i><i>)</i></p>
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