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	<title>al-Bashir Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Sudan: firmato l&#8217;accordo di pace</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2020 08:38:18 +0000</pubDate>
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<h1>I sopravvissuti al genocidio in Sudan attendono giustizia e protezione</h1>



<p></p>



<p><img loading="lazy" width="425" height="283" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/JdNPMhKzdF1IKLTGpfZPVM4m23u6YCJfpiXvZpPMMo0b4ivySSr6T51XENYQBhM1H1GbEOrkhY_c8KhtSGckGRMMiQc=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200831sudan.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Dimostrazioni fuori dall'Università di Zalingei in Darfur occidentale. Foto: United Nations Photo via Flickr CC BY-NC-ND 2.0"> </p>



<p>Dimostrazioni fuori dall&#8217;Università di Zalingei in Darfur occidentale. Foto: United Nations Photo via Flickr CC BY-NC-ND 2.0</p>



<p></p>



<p>Dopo la firma di un accordo di pace per il Sudan, l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) chiede una rapida attuazione del trattato e una maggiore protezione e giustizia per i sopravvissuti al genocidio. Soprattutto in Darfur la situazione della sicurezza è catastrofica. I sopravvissuti al genocidio hanno finora atteso invano la restituzione delle loro terre rubate e la punizione dei responsabili della loro violenta espulsione. Ancora nel luglio 2020, in Darfur le milizie avevano ucciso più di 100 membri della popolazione civile. Molti degli assassinati erano tornati solo di recente nei loro villaggi dai campi profughi dopo aver ricevuto una falsa promessa di sicurezza. Senza sicurezza e giustizia non ci sarà una pace duratura.<br><br>Nel trattato di pace firmato a Juba, capitale del Sudsudan, il governo sudanese e i più importanti gruppi di resistenza del Darfur dichiarano la fine della guerra civile nella parte occidentale del Paese, in corso dal 2003. L&#8217;accordo ha anche lo scopo di contribuire a garantire la pace nelle zone contese del Kordofan meridionale e della provincia del Nilo Blu. L&#8217;accordo dettagliato si basa su un accordo di pace di base firmato dalle parti l&#8217;11 settembre 2019. Dopo dieci mesi di ulteriori trattative, hanno concordato le regole di base per la sicurezza, la condivisione del potere, la gestione delle materie prime, la giustizia e il ritorno dei rifugiati.<br><br>Per l&#8217;Associazione per i popoli minacciati, l&#8217;attuazione del trattato di pace sarà una sfida enorme. Promettere la giustizia sulla carta è solo un primo passo, anche se importante. Portare davanti ad un Tribunale i responsabili delle Forze di supporto rapido (RSF) per i crimini commessi contro la popolazione civile sarà una sfida molto ardua. La milizia della RSF è responsabile della morte violenta di migliaia di civili. La milizia, che ora è stata integrata nell&#8217;esercito sudanese, è considerata un serbatoio per le temutissime milizie a cavallo dei Janjaweed in Darfur. Sono responsabili dello sfollamento di 2,5 milioni di persone e della morte di diverse centinaia di migliaia di altri. Quello che molti anni è stato il loro comandante, Mohamed Hamdan (noto come Hemeti), era a capo della delegazione governativa durante i negoziati.<br><br>Tuttavia, la disputa sul trasferimento dell&#8217;ex capo di Stato Omar Hassan al-Bashir alla Corte penale internazionale dell&#8217;Aia, che infuria da mesi, rende evidente quanto l&#8217;apparato di sicurezza sabotasse qualsiasi indagine su crimini di genocidio. Secondo indicazioni dell&#8217;ONU sarebbero state vittime del genocidio nel Sudan occidentale almeno 400.000 persone. Ma per l&#8217;APM il numero effettivo delle vittime è decisamente più alto.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; . Caos in Sudan</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2019 06:20:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #313131;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/AL-Bashir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12331" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/AL-Bashir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="510" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/AL-Bashir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/AL-Bashir-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/AL-Bashir-768x490.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">L’attuale situazione in Sudan si può definire strategica e complicata allo stesso tempo. Strategica soprattutto per le azioni e i cambiamenti amministrativi che si stanno susseguendo e che potrebbero avere conseguenze importanti anche su altri stati africani, come l’Egitto che considera lo stesso Sudan la sua estensione naturale.</p>
<p align="JUSTIFY">Mesi di proteste in Sudan hanno portato alla cacciata e all’arresto dell’ormai ex presidente Omar al-Bashir. Al-Bashir, personaggio controverso che, da 30 anni al potere, ha alle spalle un’incriminazione della Corte penale internazionale (Cpi) per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nel conflitto del Darfur, scoppiato nel 2003, che ha provocato 300mila vittime.</p>
<p align="JUSTIFY">Ora potrebbe rischiare l’estradizione (il governo dell’Uganda ha già inviato una richiesta d’aiuto per l’ex presidente) e il processo.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #313131;">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il presidente Omar Al-Bashir è stato co-garante dell’accordo di pace in Sud Sudan, ha svolto un ruolo molto importante per il quale siamo molto grati e il suo asilo in Uganda è un qualcosa che possiamo considerare</i></span></span></span><span style="color: #313131;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">” </span></span></span>(Okello Oryem Ministro di Stato degli Affari Esteri con delega per gli affari internazionali Ugandesi).</p>
<p align="JUSTIFY">La notizia dell’estromissione di Al-Bashir, lo scorso 11 aprile, ha sconvolto le televisioni locali e internazionali, poiché avvenuta dopo mesi di proteste di massa da parte di tutti i cittadini sudanesi.</p>
<p align="JUSTIFY">A succedergli è stato l’ex Ministro della Difesa, Ahmed Awad Ibn Auf, il quale, tuttavia, ha avuto una carriera molto breve poiché dopo sole 24 ore ha presentato le sue dimissioni. Al suo posto è stato nominato Abdel Fattah Abdelrahman Burhan, che ha usato toni più concilianti verso i manifestanti cercando di andare incontro alle loro richieste.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche l’opposizione risulta soddisfatta dei toni di dialogo del novello presidente e ritiene fondamentali le capacità di quest’ultimo che, si spera, siano in grado di cambiare il panorama politico e militare. I manifestanti e l’opposizione sudanese vorrebbero, in aggiunta, anche un passaggio di potere che favorisca i politici espressione della società civile. Questo è forse il profilo più importante di tutte le proteste che si sono susseguite in Sudan, già dal distacco con il Sud Sudan; i cittadini hanno da sempre preteso ascolto e democrazia.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Unione Africana, dal lato suo, risulta preoccupata per tutta la situazione in atto e resta pronta a mettere in atto tutte le precauzioni e misure per mantenere la pace nel paese ed evitare ai paesi limitrofi di subire ritorsioni a causa dell’instabilità politica sudanese.</p>
<p align="JUSTIFY">L’ultima notizia di due giorni fa (17 aprile) è che il deposto presidente sudanese Omar al-Bashir è stato trasferito da una &#8220;residenza forzata&#8221; al carcere di Koban della capitale Khartum. Lo riferisce il Sky News Arabiya citando il giornale sudanese Akher Lahza.</p>
<p align="JUSTIFY"><a style="background-image: url('img/anchor.gif');" name="_GoBack"></a>Qui di seguito alcuni titoli riportati dai giornali più importanti durante la guerra in Darfur, della quale Al-Bashir risulta complice fondamentale: <span style="color: #313131;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">“</span></span></span><span style="color: #313131;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Le vittime delle violenze sarebbero almeno 3mila”, “Il 90% degli sfollati sono donne e bambini”, “Il governo sudanese continua a prendere di mira i civili”, “Io, disse una donna con gli occhi enormi, non voglio più vedere morire nessuno, nessuno… lo giuro!”,“Il Darfur, che condanna per i civili”.</i></span></span></span></p>
<p><div id="attachment_12332" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifestanti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-12332" loading="lazy" class="size-full wp-image-12332" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifestanti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="401" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifestanti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifestanti-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifestanti-768x385.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><p id="caption-attachment-12332" class="wp-caption-text">epa07503019 Sudanese people gather to celebrate in the streets of Khartoum, Sudan, 12 April 2019 (issued 13 April 2019), after Sudanese defense minister and head of Sudan&#8217;s military council, Awad Ibn Auf, stepped down a day after leading a military coup that ousted long-time leader Omar al-Bashir amid a wave of protests. Awad Ibn Auf named as his successor Lt. Gen. Abdel Fattah Abdelrahman Burhan. A military-led transitional council will stay in power for two years followed by elections, the army said. EPA/STRINGER</p></div></p>
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