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	<title>Aldro Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Aldro Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>La lettera della madre di Federico Aldrovandi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2015 05:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Associazione “Federico Aldrovandi” nasce come naturale evoluzione del Comitato “Verità per Aldro”, creato nel gennaio del 2006 per chiedere verità e giustizia per Federico Aldrovandi, il diciottenne ferrarese ucciso durante un controllo di polizia&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div align="JUSTIFY">
<strong>L’Associazione<br />
 “Federico Aldrovandi”</strong><br />
 nasce come naturale evoluzione del <strong>Comitato<br />
 “Verità per Aldro”</strong>,<br />
 creato nel gennaio del 2006 per chiedere verità e giustizia per<br />
 Federico Aldrovandi, il diciottenne ferrarese ucciso durante un<br />
 controllo di polizia il 25 settembre 2005.</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal;">
In<br />
 questi anni, dopo una fase iniziale di stallo nelle indagini e<br />
 numerose omissioni, si è riusciti ad arrivare al processo e nel<br />
 giugno del 2012 i quattro poliziotti che avevano fermato Federico<br />
 sono stati condannati definitivamente a 3 anni e 6 mesi di<br />
 reclusione per eccesso colposo in omicidio colposo.</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal;">
Ma<br />
 il “lavoro” non è finito. Abbiamo visto con i nostri occhi come<br />
 sia difficile vedere applicato un banale principio di giustizia per<br />
 cui se chi commette un reato indossi o no una divisa dovrebbe essere<br />
 indifferente ai fini dell’azione giudiziaria.</div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione2">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="main"></a>
 </div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="contentarea"></a>Per<br />
 tutto questo crediamo che passaggi fondamentali siano l’approvazione<br />
 di una legge sulla tortura e la democratizzazione delle forze<br />
 dell’ordine.</div>
<div align="JUSTIFY">
Perché, come<br />
 recitava lo striscione che apriva il corteo nazionale che<br />
 organizzammo nel 2006, ad un anno dall’uccisione di Federico…</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<blockquote style="border: currentColor; padding: 0cm;"><p>
Verità<br />
 grido il tuo nome.<br />Per quello che non doveva succedere.<br />Per<br />
 quello che non è ancora successo.<br />Perché non accada mai più.</p></blockquote>
<blockquote style="border: currentColor; padding: 0cm;">
</blockquote>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione4">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Di<br />
 seguito, pubblihciamo la lettera della mamma di Federico, pubblicata<br />
 sul sito della loro associazione.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="main1"></a>
 </div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione5">
 <a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="contentarea1"></a><b>Perché<br />
 rimetto le querele contro Paolo Forlani, Franco Maccari e Carlo<br />
 Giovanardi</b></p>
<p> Ho perso Federico che aveva 18<br />
 anni la notte del 25 settembre di dieci anni fa per l’azione<br />
 scellerata di quattro poliziotti che vestivano una divisa dello<br />
 stato, e forti di&nbsp;quella divisa hanno infierito su mio figlio<br />
 fino a farlo morire.&nbsp;Non avrebbero mai più dovuto indossarla.</p>
<div align="JUSTIFY">
I giudici hanno<br />
 riconosciuto l’estrema violenza, l’assurda esigenza di “vincere”<br />
 Federico, e una mancanza di valutazione – da parte di quei quattro<br />
 agenti – al di fuori da ogni criterio di senso comune, logico,<br />
 giuridico e umanitario.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non dovevano più<br />
 indossare quella divisa: nessuno può indossare una divisa dello<br />
 stato se pensa che sia giusto o lecito uccidere.&nbsp; O&nbsp;se&nbsp;pensa<br />
 che magari non si dovrebbe, ma ogni tanto&nbsp;può succedere,&nbsp;e<br />
 allora fa lo stesso, il tutto verrà ben coperto.&nbsp;Con la<br />
 speranza che il&nbsp;sospetto di una morte insensata, inutile e<br />
 violenta scivoli via&nbsp;fra la rassicurante verità di carte col<br />
 timbro dello Stato, di fronte alle quali tutti si dovrebbero<br />
 rassegnare. E poi con quella stessa divisa si continuerà a chiedere<br />
 il rispetto&nbsp;di quello stesso Stato: che però sarà<br />
 inevitabilmente più debole e colpevole. Come un padre&nbsp;ubriaco<br />
 che&nbsp;ha picchiato e ucciso i suoi figli.</div>
<div align="JUSTIFY">
Il delitto è stato<br />
 accertato, le sentenze per omicidio emesse. Invece le divise restano<br />
 sulle spalle dei condannati fino alla pensione. Fine del discorso.</div>
<div align="JUSTIFY">
L’orrore e gli<br />
 errori, con la morte e dopo la morte di Federico. La mancanza di<br />
 provvedimenti non guarda al futuro, non protegge i diritti e la<br />
 vita: non tutela nemmeno l’onestà delle forze dell’ordine.</div>
<div align="JUSTIFY">
Alla fine del<br />
 percorso giudiziario che ha condannato gli agenti tutto ciò ora mi<br />
 è ben chiaro: ed è il messaggio che voglio continuare a consegnare<br />
 alla politica e all’amministrazione del mio Paese.</div>
<div align="JUSTIFY">
Dopo la morte di<br />
 Federico, abbiamo dovuto difendere la sua vita vissuta e la sua<br />
 dignità assurdamente minacciate. Era pazzesco, sembrava il processo<br />
 contro Federico.</div>
<div align="JUSTIFY">
Ho chiesto risposte<br />
 alla giustizia e la&nbsp;giustizia ha riconosciuto che Federico non<br />
 doveva morire così.</div>
<div align="JUSTIFY">
Il processo è stato<br />
 per me, mio marito Lino e mio figlio Stefano una fatica atroce, ma<br />
 era necessario prendervi parte e lottare ad ogni udienza: ci ha<br />
 sostenuti l’amore per Federico.</div>
<div align="JUSTIFY">
Su quel processo e<br />
 da quel processo in tanti hanno espresso un’opinione. E’ stato<br />
 un modo per crescere.</div>
<div align="JUSTIFY">
Alcuni hanno colto<br />
 l’occasione per offendere me, Federico e la nostra famiglia.<br />
 Qualcuno l’ha fatto per quella che ritengo gratuita sciatteria e<br />
 volgarità, altri per disegni politici volti a negare&nbsp;o a<br />
 sminuire&nbsp;la responsabilità per la morte di Federico.</div>
<div align="JUSTIFY">
Avevo chiesto alla<br />
 giustizia di tutelarci ancora. In quel momento era l’unica strada,<br />
 e non me ne pento.</div>
<div align="JUSTIFY">
Sono passati due<br />
 anni dai fatti per cui ho sporto querela. Ci sono state le reazioni<br />
 pubbliche e anche quelle politiche. Però poi non è cambiato<br />
 niente.</div>
<div align="JUSTIFY">
Ho riflettuto a<br />
 lungo e ho maturato la decisione di dismettere questa richiesta alle<br />
 Procure e ai Tribunali: non perché non mi ritenga offesa da chi<br />
 ha&nbsp;stoltamente proclamato la falsità delle foto di mio figlio<br />
 sul lettino di obitorio, di chi ha definito mio figlio un “cucciolo<br />
 di maiale”, o da chi mi ha insultata, diffamata e definita faccia<br />
 da culo falsa e avvoltoio.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non dimenticherò<br />
 mai le offese che mi ha rivolto Paolo Forlani dopo la sentenza della<br />
 Cassazione:&nbsp;è stati&nbsp;lui, sconosciuto e violento, ad<br />
 appropriarsi degli ultimi&nbsp;istanti di vita di mio figlio. Le sue<br />
 offese pubbliche, arroganti e spavalde le ho vissute come lo sputo<br />
 sprezzante sul corpo di mio figlio. E lo stesso sapore ha ogni<br />
 applauso dedicato a quei quattro poliziotti. Applausi compiaciuti,<br />
 applausi alla morte, applausi di morte. Per me non sono nulla di<br />
 diverso.</div>
<div align="JUSTIFY">
Rappresentano un<br />
 modo di pensare molto diverso dal mio.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non sarà una<br />
 sentenza di condanna per diffamazione a fare la differenza nel loro<br />
 atteggiamento.</div>
<div align="JUSTIFY">
Rifiuto di mantenere<br />
 questo livello basato su bugie e provocazioni per ferirmi ancora e<br />
 costringermi a rapportarmi con loro. Io ci sto male, per loro –<br />
 credo di capire – è un mestiere.</div>
<div align="JUSTIFY">
Forlani e i suoi<br />
 colleghi li lascio con le loro offese e i loro applausi, magari ad<br />
 interrogare ogni tanto quella loro vecchia divisa, quando sarà<br />
 messa in un cassetto dopo la pensione, sull’onore e la dignità<br />
 che essa avrebbe preteso.</div>
<div align="JUSTIFY">
Un onore che<br />
 avrebbero minimamente potuto rivendicare se da uomini, cittadini,<br />
 pubblici ufficiali e servitori dello Stato, coloro che hanno ucciso<br />
 mio figlio e coloro che li hanno sostenuti avessero raccontato la<br />
 verità su cosa era successo quella notte, e non invece le menzogne<br />
 accertate dietro alle quali si sono nascosti prima, durante e dopo<br />
 il processo, cercando di negare anche l’esistenza di quella<br />
 mezzora in cui erano stati a contatto con Federico prima dei suoi<br />
 ultimi respiri.</div>
<div align="JUSTIFY">
Da Forlani e dai<br />
 suoi colleghi avrei voluto in quest’ultimo processo solo la<br />
 semplice verità, tutta.</div>
<div align="JUSTIFY">
Chi ha ucciso<br />
 Federico sa perfettamente quale strazio sta dando ad una madre, un<br />
 padre e un fratello privandoli della piena verità dopo avergli<br />
 strappato il loro figlio e fratello. Nessun onore di indossare la<br />
 divisa dello stato, nessun onore.</div>
<div align="JUSTIFY">
E nessun onore<br />
 neanche a chi da dieci anni cerca nella morte di mio figlio<br />
 l’occasione per dire che in fondo andava bene così: i poliziotti<br />
 non possono aver sbagliato, in fondo deve essere stata colpa di<br />
 Federico se è morto in quel modo a 18 anni.</div>
<div align="JUSTIFY">
Costruite pure su<br />
 questo le vostre carriere e la vostra visibilità. Dite pure, da<br />
 oggi in poi, che il mio silenzio è la vostra vittoria. Muscoli,<br />
 volantini, telecamere, libri, convegni e applausi. Per dire che non<br />
 c’è stato nessun problema il 25 settembre 2005. E per convincere<br />
 voi stessi e il vostro pubblico che il problema l’hanno creato<br />
 solo Federico Aldrovandi e sua madre Patrizia Moretti.</div>
<div align="JUSTIFY">
Vi esorto soltanto,<br />
 da bravi cattolici quali vi dichiarate, a ricordare il quinto<br />
 comandamento: non uccidere.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non spenderò più<br />
 minuti della mia vita per queste persone e per i loro pensieri. Mi<br />
 voglio sottrarre a questo stillicidio: una fatica soltanto mia che<br />
 nulla aggiungerebbe utilmente e concretamente a nessuno se non alla<br />
 loro ansia di visibilità. Trovo stancante anche pronunciare i loro<br />
 nomi. Inutile commentare le loro dichiarazioni pubbliche.</div>
<div align="JUSTIFY">
A dieci anni dalla<br />
 morte di Federico per il mio ruolo di madre, ma anche per le mie<br />
 aspirazioni e per la mia attuale visione del mondo, penso che il<br />
 dedicare anche solo alcuni minuti a persone che disprezzo sia<br />
 un’imperdonabile perdita di tempo. Non voglio più doverli vedere<br />
 né ascoltare o parlare di loro.</div>
<div align="JUSTIFY">
Perciò ritirerò le<br />
 querele ancora in corso.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non lo faccio perché<br />
 mi è venuta meno la fiducia nella giustizia, ma dieci anni sono<br />
 troppi, ed è il momento di dire basta.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non è il perdono,<br />
 d’altra parte nessuno mi ha mai chiesto scusa, ma prendere atto<br />
 che per me andare avanti nelle azioni giudiziarie rappresenta<br />
 soltanto un doloroso e inutile accanimento.</div>
<div align="JUSTIFY">
Ritiro le querele<br />
 perché sono convinta che una sentenza di condanna non potrebbe<br />
 cambiare persone che&nbsp; – da quanto capisco – costruiscono la<br />
 loro carriera sull’aggressività e sul rancore.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non ci potrà mai<br />
 essere un dialogo costruttivo, perciò addio.</div>
<div align="JUSTIFY">
Questo non significa<br />
 che verrà meno il mio impegno di cittadina per contribuire a<br />
 rendere questo paese un po’ più civile, e questo impegno mi vedrà<br />
 come sempre a fianco dell’associazione degli amici di Federico per<br />
 l’introduzione del reato di tortura e ogni altra forma di<br />
 trasparenza e giustizia.</div>
<div align="JUSTIFY">
C’è molta strada<br />
 da fare: confronti, discussioni, leggi giuste. Bisogna affrontare il<br />
 problema degli abusi in divisa in modo costruttivo.</div>
<div align="JUSTIFY">
Le parole e le<br />
 espressioni contro Federico, contro me e la nostra famiglia le<br />
 lascio alla valutazione in coscienza di chi ha avuto il coraggio di<br />
 dirle. E soprattutto alla valutazione di chi se le ricorda. Io ne<br />
 conservo solo il disprezzo.</div>
<div align="JUSTIFY">
Per me l’onore è<br />
 un’altra cosa.</div>
<div align="JUSTIFY">
L’onore appartiene<br />
 a chi ha cercato di capire, a chi ha ascoltato la coscienza e a chi<br />
 ha fatto professionalmente il proprio dovere, a chi ha messo il<br />
 cuore e l’arte oltre quel muro di gomma costruito attorno<br />
 all’omicidio di Federico, a tutti coloro che gli dedicano un<br />
 pensiero, un rimpianto, gli mandano un bacio.</div>
<div align="JUSTIFY">
Sono queste le<br />
 persone che ringrazierò sempre, è grazie a loro che Federico è<br />
 stato restituito al suo onore di figlio, fratello, amico, ragazzo<br />
 che voleva vivere, e tornare a casa.</div>
<div align="JUSTIFY">
&nbsp;</div>
<p><strong>Patrizia Moretti</strong></p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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