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	<title>Algeria Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Anbamed: notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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					<description><![CDATA[<p>(a cura di Farid Adly) Palestina Occupata Un giovane ucciso e 57 feriti in seguito all’invasione dei coloni nella città di Nablus. Il pretesto dell’entrata dei coloni nella città palestinese, scortati dai soldati in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="976" height="549" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16718" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 976w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 976px) 100vw, 976px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(a cura di Farid Adly)</p>



<p></p>



<p><strong><br>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Un giovane ucciso e 57 feriti in seguito all’invasione dei coloni nella città di Nablus. Il pretesto dell’entrata dei coloni nella città palestinese, scortati dai soldati in assetto di guerra, era la visita alla tomba di Giuseppe. Negli scontri che ne sono seguiti, le pallottole hanno avuto la meglio sulle pietre.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Quarto giorno dello sciopero totale, della fame e della sete, di Alaa Abdel Fattah. La diplomazia ha fatto passi modesti a favore della sua liberazione, negli incontri bilaterali con il generale Al-Sissi, durante i lavori del vertice sul clima che si tiene a Sharm Sheikh. Il regime non ha permesso la visita in carcere alla madre, Leila Sueif, e non ha fornito nessuna prova della presenza in vita di Alaa. I timori riguardano l’alimentazione forzata per tenerlo in vita fino alla conclusione di COP27 e la fine della copertura mediatica. Questo timore lo ha espresso esplicitamente la sorella Sanaa nel suo intervento durante la conferenza sui diritti umani al COP27 (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=bTKJQavA0Wk&amp;t=6113s&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi)</a>.</p>



<p>Anche le pressioni dell’ONU non hanno sortito nessuna clemenza nella granitica determinazione repressiva della dittatura.</p>



<p>In Italia è in corso un digiuno collettivo, in solidarietà con Alaa, di un centinaio di giornalisti, politici e attivisti. (<a href="https://www.anbamed.it/2022/11/07/digiuno-per-alaa-9-novembre-2022/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;elenco completo degli aderenti lo trovate qui</a>).</p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>La procura ha annunciato che sono stati citati in giudizio 1024 persone, in riferimento alle proteste nate dopo l’assassinio di Mahsa Amini. Questo numero riguarda soltanto la capitale Teheran. Il portavoce ha definito le vittime del provvedimento “fomentatori di disordini”. Si temono – come ha annunciato lo stesso procuratore della capitale e come hanno chiesto i parlamentari – molte condanne a morte.</p>



<p>Le proteste continuano malgrado la repressione e le minacce degli esponenti del regime, a partire dalla stessa guida spirituale sciita, Khaminei. Al centro della protesta ci sono gli studenti universitari che proseguono lo sciopero della didattica, fino alla liberazione dei loro compagni arrestati.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Il procuratore generale della Corte Penale Internazionale, Karim Khan, ha compiuto ieri una visita a&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Tarhuna,+Libia/@32.4313686,13.6027683,13z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x13a606a18f17b105:0xbac238f4cf0dd0ea!8m2!3d32.4279191!4d13.6420599?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tarhuna</a>, 80 km a sud di Tripoli. Si è recato nei luoghi dove sono state scoperte le fosse comuni ed ha incontrato i sopravvissuti e le famiglie delle vittime (<a href="https://twitter.com/IntlCrimCourt/status/1589892888057778176?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1589892888057778176%7Ctwgr%5E611eaccfc31192a0e310619a28b5f69292a185ff%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fmubasher.aljazeera.net%2Fnews%2F2022%2F11%2F8%2Fd8a7d984d985d8afd8b9d98a-d8a7d984d8b9d8a7d985-d984d985d8add983d985d8a9-d8a7d984d8acd986d8a7d98ad8a7d8aa-d8a7d984d8afd988d984d98ad8a9&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi</a>). Oggi, mercoledì 9 novembre, Khan esporrà al Consiglio di Sicurezza dell’ONU il rapporto sui crimini di guerra compiuti in Libia dal 2011 in poi.</p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>Una barca è affondata al largo delle coste di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Biserta,+Tunisia/@37.2810525,9.7914623,12z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x12e31e4db2105f13:0xf44361a00609c69e!8m2!3d37.2767579!4d9.8641609?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biserta</a>. A bordo vi erano 18 persone, dei quali soltanto 5 sono stati salvati. Un corpo è stato riportato dalla guardia costiera e le ricerche sono ancora in corso, per trovare gli altri 12 dispersi.</p>



<p>La crisi economica ha spinto molti giovani tunisini a tentare di raggiungere le coste italiane, a rischio della vita. Nei primi 10 mesi di quest’anno, la guardia costiera tunisina ha bloccato in mare 22 mila migranti e riportati indietro.</p>



<p>A&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Zarzis,+Tunisia/@33.5025516,11.0147766,12z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x13aaef091002cd17:0xf0c94e8be32184f!8m2!3d33.5041035!4d11.0881494?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zarzis</a>, invece, familiari di migranti scomparsi hanno invaso il cimitero dei senza nome, per tentare di identificare i corpi dei loro cari tra quelli recuperati lo scorso mese e sepolti dalle autorità comunali, senza le necessarie indagini per la loro identificazione.</p>



<p>Nella scorsa settimana si è tenuto uno sciopero di protesta, che ha coinvolto tutta la cittadinanza, con chiusura delle scuole, blocco dei trasporti e saracinesche abbassate dei negozi. Le autorità hanno deciso la chiusura del cimitero dei senza nomi, ma i parenti hanno scavalcato ieri il muro e aperto le tombe per tentare di identificare le vittime, controllando i vestiti. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Algeria</strong></p>



<p>Il ministero degli esteri ha annunciato che Algeri ha presentato ufficialmente la richiesta di aderire al gruppo BRICS.&nbsp;<em>“Russia e Cina hanno già espresso parere favorevole e si attende la conclusione delle valutazioni degli altri tre paesi, Brasile, India e Sud Africa”,</em>&nbsp;ha affermato Leila Zroughi, responsabile del dossier.</p>



<p>BRICS è un gruppo alternativo al G7 e raggruppa le 5 economie emergenti, con forte crescita del prodotto nazionale. Raccoglie attualmente il 40% della popolazione mondiale e il 25% dell’economia globale. Nella fase odierna della crisi dell’Ucraina e di Taiwan, BRICS rappresenta anche uno schieramento politico e non solo economico. &nbsp;</p>



<p><strong>Arabia Saudita-Iran</strong></p>



<p>Il Cremlino ha annunciato il proprio impegno a mediare tra l’Arabia Sauditae l’Iran,&nbsp;<em>“per superare pacificamente la crisi in corso”.</em>&nbsp;È una risposta indiretta ai tamburi di guerra che Washington ha messo in campo, schierando i caccia della V flotta ai confini dell’Iran e parlando di un possibile attacco iraniano contro il territorio saudita. Molti osservatori mediorientali hanno visto, in quelle agitazioni statunitensi, un tentativo di riportare Riad nell’ovile della Casa Bianca, dopo la rottura sui prezzi del petrolio. Le relazioni diplomatiche persiano-saudite sono interrotte dal 2016 e negli ultimi anni si sono aperti spazi di trattative bilaterali dirette, con la mediazione dell’Iraq. L’ultimo incontro si è tenuto lo scorso aprile e lo scoglio principale alla ripresa dei rapporti è la guerra in Yemen. &nbsp;</p>



<p><strong>Mondo</strong></p>



<p>Sono passati otto mesi e 14 giorni di guerra russa in Ucraina.</p>



<p><strong>Appelli:</strong></p>



<p>Anbamed&nbsp;chiama la vostra sensibilità per salvare la 20enne sudanese, Amal, dalla lapidazione. Vi chiediamo di scrivere una lettera all’ambasciata sudanese a Roma:&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2022/10/25/appellp-salvate-amal-dalla-lapidazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.anbamed.it/2022/10/25/appellp-salvate-amal-dalla-lapidazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere egiziano di Wadi Natroun. Da domenica 6 novembre, ha iniziato anche lo sciopero della sete. Il regime di Al-Sissi è sordo agli appelli e nelle cancellerie internazionali prevale l’insensibilità.</p>



<p>In Italia, dal 28 maggio, è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.</p>



<p>Oggi, mercoledì 9 novembre, un centinaio di volontari rispettano un digiuno collettivo in solidarietà con Alaa.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Come sta l&#8217;Africa?</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 09:48:26 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Sostanzialmente bene. Tra lotte interne e malattie, il continente africano sta bene.</p>



<p>Rispetto al Covid abbiamo letto ovunque che l’Africa ha saputo affrontare bene la problematica anche se gli esperti in materia riferiscono che la realtà non è mai quella rappresentata nei dati governativi. Le periferie delle grandi città e le zone più emarginate sfuggono ai conteggi centrali. Sicuramente l’impatto del Covid-19 in Africa è stato meno disastroso rispetto all’Europa, vuoi per questioni anagrafiche legate alla popolazione, vuoi per il clima favorevole.</p>



<p>In ogni caso, il virus più grande da sempre presente in Africa è quello economico. Le periferie di quasi tutte le capitali africane sono caratterizzate dalle così dette “economie giornaliere” che non consentono uno sviluppo dei paesi, né tanto meno un arricchimento delle famiglie. Un’economia basata sulla necessità e non sull’investimento che inevitabilmente porta la maggior parte dei paesi dell’Africa subsahariana e centrale in stato di continua povertà. Ad alimentare questa crisi vi sono anche i numerosi conflitti ad oggi attivi nel Continente. Per citare qualche guerra in atto partiamo dall’Etiopia in cui il governo è in continuo scontro con il Tigray che reclama indipendenza. Circa 50 mila sfollati civili scappano dal Tigray per muoversi verso il vicino Sudan.</p>



<p>Spostandoci in Repubblica democratica del Congo, troviamo una situazione di circa 8 morti al giorno a causa dei conflitti tra i ribelli che cercano di accaparrarsi il maggior numero di minerali. Molte altre ribellioni interne sono poi legale alla situazione dei così detti “presidenti dinosauri” attaccati alle poltrone dagli anni dell’indipendenza o poco dopo e che causano malumori tra i cittadini. Esemplificative sono la situazione attuale del Camerun o le vicende vissute dal Burkina Faso con 27 anni di presidenza di Blaise Campaorè.</p>



<p>Qualche spiraglio di cambiamento e di pace però si intravede, nel 2020 abbiamo visto le prime donne presidenti di paesi, una su tutte&nbsp;Sahlework Zewde in Etiopia. Numerose anche le lotte dei giovani africani che vogliono ribellarsi a certe dinamiche e fanno credere in un futuro migliore (&nbsp;in Algeria, i giovani hanno fondato il movimento non violento Hirak che chiede un cambio strutturale al potere. Gli stessi lo scorso anno sono riusciti in una rivoluzione in Sudan che ha portato alla partenza del presidente al potere da oltre 30 anni).</p>



<p>Per concludere, il continente africano sta bene e non ha bisogno di una mano. Ha bisogno solo di alcune cose importanti come la pace, la fine della corruzione e maggiore democrazia. I giovani africani sono sicuramente in grado di costruire dei paesi magnifici ma bisogno dare loro lo spazio necessario, eliminando per sempre quei presidenti che modificano leggi e costituzioni pur di rimanere al potere, cancellando la corruzione dilagante tra le forze dell’ordine e supportando una lotta al terrorismo precisa ed efficace.</p>



<p>Solo così l’Africa potrà risollevarsi e guardare ad un futuro pacifico e prosperoso.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2021 08:24:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly Arabia Saudita L&#8217;Amministrazione Biden ha sospeso temporaneamente le commesse di armamenti per 23 miliardi di dollari approvate da Trump. La motivazione sembra di carattere tecnico, ma nel discorso del&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="634" height="402" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/articolo_tunisia_foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15034" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/articolo_tunisia_foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 634w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/articolo_tunisia_foto-300x190.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 634px) 100vw, 634px" /></figure>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p><strong><br>Arabia Saudita</strong></p>



<p>L&#8217;Amministrazione Biden ha sospeso temporaneamente le commesse di armamenti per 23 miliardi di dollari approvate da Trump. La motivazione sembra di carattere tecnico, ma nel discorso del rappresentante Usa al Consiglio di sicurezza si è compreso il vero motivo, cioè l&#8217;intervento di Riad in Yemen che ha causato una situazione umanitaria critica.</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Il premier Al-Kadhimi ha dichiarato che i corpi speciali dell&#8217;esercito hanno eliminato il comandante di Daesh (Isis) Yasser Al-Issawi, considerato l&#8217;uomo numero due nella gerarchia della rete terroristica del falso califfato. Non sono pervenuti dettagli né sull&#8217;operazione né sulla località dove è stata svolta. La stampa di Baghdad riporta dichiarazioni di un alto ufficiale dell&#8217;esercito, secondo le quali Al-Issawi sarebbe rimasto ucciso mercoledì scorso nel bombardamento missilistico a sud di Kirkuk.</p>



<p><strong>Algeria</strong></p>



<p>Dure condanne a 15 anni di reclusione per l&#8217;ex primo ministro Ahmad Ouyahia e a 12 anni per Abdelmalek Sallal, accusati entrambi di corruzione, insieme ad altri ministri e imprenditori del periodo di Boutefliqa. Sono state confermate le condanne di primo grado contro le quali la difesa si era appellata. Ouyahia ha ammesso di aver ricevuto una tangente in lingotti d&#8217;oro da un paese arabo del Golfo e di averli venduti al mercato nero, per il valore di 2,5 milioni di dollari. I due ex premier, insieme ai ministri dell&#8217;industria e ad alcuni imprenditori, sono implicati anche nello scandalo del fallimento della fabbrica di auto che è costato alle casse dello Stato un miliardo di dollari.</p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>La presidenza tunisina ha confermato che la segretaria personale di Qais Saied è stata avvelenata dal contenuto del pacco postale arrivato a nome del presidente. È ricoverata in ospedale in condizioni critiche. Un altro funzionario ha sintomi di avvelenamento più leggeri. Le indagini sono in corso per risalire al mittente e per analizzare il tipo di veleno utilizzato. La stampa tunisina avanza domande sui motivi di questo gesto, chiedendosi se lo strappo politico tra il premier e il Parlamento da una parte e la presidenza dall&#8217;altra ha aperto un varco a forze oscure per mestare nel torbido.</p>



<p><strong>Marocco</strong></p>



<p>Il professore dissidente El-Maati Mounjid è stato condannato ad un anno di reclusione per “aver danneggiato l&#8217;integrità interna dello Stato”, reato che colpisce chiunque critichi la famiglia reale. Insieme a lui sono stati condannati alcuni giornalisti d&#8217;inchiesta che attualmente vivono all&#8217;estero, dove hanno ottenuto asilo politico. Mounjid ha fondato il Centro Studi Averroè, un&#8217;associazione che garantisce sostegno al giornalismo d&#8217;inchiesta. Attualmente è in carcere preventivo per un altro procedimento.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Durante la seduta del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Libia, il rappresentante statunitense ha chiesto esplicitamente a Russia e Turchia di ritirare i loro militari e mercenari, in ottemperanza delle risoluzioni del Consiglio e dell&#8217;accordo di tregua firmato tra le due parti libiche a Ginevra lo scorso ottobre. La missione ONU ha valutato la presenza di 20 mila mercenari in almeno 10 basi militari dislocate nelle varie regioni del paese. Tra le presenze militari straniere in Libia vi è anche quella italiana nella base di Misurata.</p>



<p></p>



<p>SOSTENETE ANBAMED!</p>



<p>Sergio Staino e Vauro Senese per Anbamed.</p>



<p>Hanno donato delle loro tavole per sostenere la campagna di tesseramento, abbonamenti e sottoscrizioni a favore della rassegna.</p>



<p>Tutti coloro che avranno sottoscritto, dal 1° gennaio ed entro il 31 marzo, parteciperanno all&#8217;estrazione del quadro di Staino; il 30 giugno (primo anniversario di Anbamed) l&#8217;estrazione del quadro di Vauro.</p>



<p>Chi si affretta, raddoppia le opportunità.</p>



<p>Anbamed, aps per la Multiculturalità</p>



<p>Banca Credito Cooperativo della Valle del Fitalia</p>



<p>IT33U0891382490000000500793</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 09:23:41 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="556" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Patrick-Zaky-e1607256078695-1024x556.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14877" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Patrick-Zaky-e1607256078695-1024x556.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Patrick-Zaky-e1607256078695-300x163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Patrick-Zaky-e1607256078695-768x417.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Patrick-Zaky-e1607256078695.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1439w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>Agli iscritti canale Telegram: per ricevere il testo integrale&nbsp;<a href="mailto:anbamed@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anbamed@gmail.com</a></p>



<p></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;attesa per la sentenza sulla custodia cautelare nel processo contro Zaky</p>



<p><strong>Algeria:</strong>&nbsp;condannata a 6 mesi di carcere l&#8217;attivista Akkadi</p>



<p><strong>Kuwait:</strong>&nbsp;successo dell&#8217;opposizione nelle elezioni, ma in aula non entra nessuna donna.</p>



<p><strong>Paesi del Golfo:</strong>&nbsp;un vertice a Manama per l&#8217;accordo tra Qatar e Riad metterà fine alle rivalità</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;di nuovo tamburi di guerra, ma le trattative politiche continuano</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Egitto:</p>



<p>La speranza è l&#8217;ultima a morire. Si conoscerà oggi il verdetto della seduta al Tribunale del Cairo sul caso Patrick Zaky. Lo studente dell&#8217;Università di Bologna è in carcere da 306 giorni per un post sui social ritenuto dalla Mukhabarat, la polizia segreta, “destabilizzante per la sicurezza dello Stato”. Nell&#8217;udienza di ieri, Zaky si è difeso sostenendo che le accuse sono infondate e si è lamentato di aver subito 10 mesi di prigione nel carcere di massima sicurezza di Tora. La sua avvocata ha raccontato che Zaky per tutto il periodo di detenzione ha dormito per terra senza materasso.</p>



<p>In un altro procedimento, il giudice delle indagini preliminari ha assolto 20 Ong, tra le quali 3 statunitensi e una tedesca, dall&#8217;accusa di aver ricevuto finanziamenti esteri in modo illecito ed ha sentenziato il non luogo a procedere. La causa risale al 2011 e diversi responsabili di queste Ong hanno subito detenzioni, sequestro di conti bancari e divieto di viaggiare;&nbsp;le Ong hanno visto chiuse le loro sedi.</p>



<p>Non è chiaro se vi sia un collegamento tra queste decisioni e la visita di Stato di Al-Sissi a Parigi, con l&#8217;incontro di oggi con Macron.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>Il tribunale di Tlemcen, nel nord-ovest, ha condannato in secondo grado la studentessa e attivista del Hirak, Nour-Huda Akkadi, a sei mesi di carcere. Akkadi era stata arrestata un anno fa per assembramento non autorizzato. Viene così confermato il giudizio di primo grado. La clava giudiziaria, per inibire le mobilitazioni politiche pacifiche, si è acuita dopo l&#8217;emergenza sanitaria, periodo che ha visto divieti assoluti a manifestare. Nelle carceri algerine giacioni 90 attivisti condannati o in attesa di giudizio.</p>



<p>Kuwait:</p>



<p>Risultati sorprendenti per le elezioni politiche. 31 deputati sul totale di 50 entrano per la prima volta in aula e 24 degli eletti è dell&#8217;opposizione all&#8217;attuale governo. Nessuna donna è stata eletta. L&#8217;emiro ha già approvato i risultati e ha rimosso il governo e nominerà, dopo l&#8217;insediamento del Parlamento e le consultazioni, un nuovo primo ministro. Queste elezioni sono state condizionate dall&#8217;emergenza sanitaria che ha avuto ripercussioni economiche con il calo delle entrate petrolifere. Il governo precedente ha scaricato il peso della crisi sui lavoratori stranieri, che sono la maggioranza dei residenti, cancellando i permessi di soggiorno agli ultra 65enni con conseguente espulsione.</p>



<p>Paesi del Golfo:</p>



<p>l&#8217;iniziativa del Kuwait, sostenuta dall&#8217;amministrazione Trump, è riuscita ad avviare un processo di riavvicinamento tra Riad e Doha. Entro la fine del mese si terrà a Manama, in Bahrain, un vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo, per mettere fine all&#8217;embargo nei confronti del Qatar. L&#8217;argomento convincente che ha smosso la corona saudita dalle sue posizioni di chiusura nei confronti del Qatar, accusato di sostenere il terrorismo, è stato la necessità di concentrare tutti gli sforzi per colpire l&#8217;Iran.</p>



<p>Libia:</p>



<p>Un passo avanti e due indietro. Mentre si sprecano le riunioni ed i Forum, si registrano due gravi avvenimenti militari: lo scontro tra militari dell&#8217;LNA (esercito di Haftar) e del GNA (governo di Tripoli) per il controllo dei pozzi petroliferi della regione meridionale e il pattugliamento di navi da guerra turche delle coste di Sirte. Nella città di Ubari, nell&#8217;estremo sud desertico al confine con Algeria e Niger, le truppe dell&#8217;LNA hanno assediato una missione militare mandata dal governo di Tripoli. Il portavoce dell&#8217;esercito denuncia ammassamenti di truppe con mercenari a ovest di Sirte.</p>



<p>Oggi si doveva riunire il Parlamento a Ghdames, una città turistica al confine con Tunisia e Algeria, ma non è stato raggiunto il quorum. Nello stesso giorno, il presidente della Camera, Aqila, ha convocato la stessa riunione a Bengasi, sede naturale del Parlamento. Se le febbrili riunioni coordinate dalla missione ONU non porteranno ad un accordo, il paese si troverà con due governi, ben tre Parlamenti e una ripresa del conflitto.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo – 15 Ottobre 2020</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2020 08:11:32 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/183425378-38ba9310-88d9-42ca-adfc-0c42081dd017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14709" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/183425378-38ba9310-88d9-42ca-adfc-0c42081dd017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/183425378-38ba9310-88d9-42ca-adfc-0c42081dd017-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /><figcaption>(Foto: Ansa)</figcaption></figure>



<p><br>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1602738797.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1602738797.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p>Tunisia: rivolta nel giorno dei funerali del venditore ambulante ucciso durante la demolizione del suo chiosco. L&#8217;esercito ha schierato i carri armati.</p>



<p>Libano-Israele: concluso il primo round di negoziati per la designazione dei confini marittimi.</p>



<p>Algeria: uno strano caso di corruzione; una donna si è spacciata, per anni, come figlia dell&#8217;ex presidente Boutefliqa, godendo di privilegi e tangenti. Condannata a 12 anni di reclusione.</p>



<p>Arabia Saudita: niente seggio nel Consiglio ONU per i diritti umani</p>



<p>Sud Sudan: impegno per un percorso di pace tra il governo di Juba e gli oppositori armati.</p>



<p>Turchia: vietata a Istanbul una pièce teatrale in lingua curda</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>l&#8217;esercito ha schierato i carri armati nella cittadina di Sbeitla, in seguito alle manifestazioni di protesta popolare che durano da due giorni. Nella cittadina, all&#8217;alba di Martedì, è stato ucciso un venditore ambulante, sotto i detriti del suo chiosco durante la demolizione ordinata dalle autorità comunali. Non è valso a placare la rabbia della popolazione le dimissioni di governatore provinciale e sindaco oltre al licenziamento dei responsabili della polizia e dei vigili urbani. Barricate, blocchi stradali, lanci di pietre e incendio di copertoni sono continuati senza interruzione anche di notte. C&#8217;è stata una breve pausa, durante i funerali della vittima, ma poi le proteste sono state riprese con vigore. L&#8217;esercito ha schierato i carri armati in difesa delle istituzioni pubbliche e le banche. La magistratura ha aperto un&#8217;inchiesta sulle circostanze dell&#8217;uccisione del venditore ambulante ed è stato arrestato il capo dei vigili urbani.</p>



<p>Libano-Israele:</p>



<p>sono conclusi i primi incontri indiretti tra responsabili militari libanesi e israeliani per la designazione dei confini marittimi, oggetto di contese negli ultimi anni, dopo le scoperte dei giacimenti di gas nell&#8217;est del Mediterraneo. Gli incontri sono avvenuti nella sede dell&#8217;Unifil, i caschi blu dell&#8217;ONU, al confine tra i due paesi, con la mediazione di Washington. Le due delegazioni si sono date appuntamento per proseguire le trattative il 28 Ottobre. Tra Tel Aviv&nbsp;e Beirut non ci sono relazioni diplomatiche e Israele occupa dal 1967 una striscia di territorio libanese nella località nota come le Fattorie di Shabaa.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>il caso più strano di corruzione in Algeria è stato svelato dalla magistratura con le condanne ad una donna, Nashnashi Shafiq, nota con l&#8217;appellativo Madame Maria, che si era spacciata come la figlia dell&#8217;ex presidente Boutefliqa. È stata accusato di corruzione, arricchimento illecito e falsificazione di documenti. La donna è riuscita ad aggirare imprenditori e uomini di potere presentandosi come la figlia del presidente, esibendo documenti falsi ed ottenendo tangenti e protezione. Entrava liberamente nelle residenze presidenziali e aveva una scorta per lei e per le due figlie. L&#8217;inganno è stato scoperto nel 2018 ed è stata arrestata alla frontiera tunisina mentre tentava di fuggire all&#8217;estero. È stata condannata a 12 anni di carcere. Insieme a lei sono stati condannati il capo di un dipartimento dei servizi della sicurezza presidenziali e due ministri. Era noto in Algeria che il presidente Boutefliqa non era sposato e non aveva figli legittimi.</p>



<p>Arabia Saudita;</p>



<p>la candidatura di Raid al Consiglio ONU per i diritti umani è stata bocciata. Una sconfitta che suona come segnale d&#8217;allarme alla gestione del potere in Arabia Saudita da parte dell&#8217;emiro erede al trono, Mohammed Bin Salman. La guerra in Yemen, l&#8217;assassinio e la detenzione dei dissidenti e la mancanza dei diritti democratici, politici e sindacali e di associazione hanno portato alla debacle diplomatica di Riad, che non aveva lesinato sforzi in una campagna di acquisti senza precedenti. Ha ottenuto il voto di 90 nazioni su 193 membri.</p>



<p>Sud Sudan:</p>



<p>è stato siglato a Roma, presso la sede di Sant&#8217;Egidio, un accordo di principio che fissa un percorso di incontri per giungere ad una pace tra il governo di Juba e il “Sud Sudan Opposition Movement Alliance (SSOMA)”, un cartello di gruppi che avevano respinto la firma dell&#8217;accordo del 2018. Le tappe del percorso concordato: una tregua dall&#8217;inizio di Novembre, un incontro a livello militare e poi, il 30 Novembre, la firma di un accordo di pace. I prossimi colloqui verteranno sulla natura delle garanzie atte a mettere le basi per la tutela dei diritti di tutte le minoranze, in un sistema federale e democratico.</p>



<p>Turchia:</p>



<p>una pièce teatrale in lingua curda, tratta da un&#8217;opera di Dario Fo, è stata vietata ieri, poche ore prima dell&#8217;inizio dello spettacolo nella città di Istanbul. La motivazione ridicola della polizia è il timore per l&#8217;ordine pubblico. Critiche da parte del sindaco di Istanbul e dalle associazioni di intellettuali democratici. “Vietare un&#8217;opera teatrale in lingua curda in una città dove vivono 5 milioni di curdi è il fascismo che noi vogliamo combattere”, ha detto il leader della compagnia teatrale.</p>
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		<title>Farid Adly / Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2020 07:34:28 +0000</pubDate>
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<p>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1601359486.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1601359486.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p>Egitto: Patrick Zaki rimane ancora in carcere. La sua assenza dall&#8217;aula di Tribunale preoccupa i familiari</p>



<p>Iraq: razzo contro l&#8217;aeroporto uccide un&#8217;intera famiglia. Timori di un&#8217;imminente guerra USA-Iran</p>



<p>Libia: Conferenza ONU il 5 Ottobre a Ginevra. Concluse positivamente le trattative libiche a Hurghada, sul Mar Rosso</p>



<p>Marocco: una campagna per l&#8217;abolizione della pena capitale</p>



<p>Tunisia: rinviato il Festival del cinema di Cartagine per l&#8217;emergenza sanitaria</p>



<p>Algeria: al referendum sulla riforma costituzionale, gli islamisti votano no</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Egitto:</p>



<p>ancora un altro rinvio per l&#8217;udienza di Patrick Zaki. La prossima si terrà il 7 Ottobre. Il giovane studente egiziano dell&#8217;Università di Bologna è in carcere dal 7 Febbraio, quando è stato arrestato al suo arrivo in aeroporto, con l&#8217;accusa di diffusione di notizie false e sovversive su un social. Con il pretesto dell&#8217;emergenza sanitaria, le sedute di convalida dell&#8217;arresto sono state rinviate più volte e sono state respinte le richieste di libertà provvisoria avanzate dalla sua avvocata, Hoda Nasralla. Patrick non è stato portato in aula e non è stata spiegata da parte delle autorità giudiziarie e di sicurezza questa assenza. Familiari e avvocati sono preoccupati per la sua incolumità fisica. La stampa egiziana mantiene un silenzio assoluto sul suo caso. Dallo scorso Febbraio, non è stata pubblicata nessuna notizia riguardo il suo arresto. Se le accuse vengono confermate dai giudici, Zaki rischia fino a 20 anni di carcere.</p>



<p>Iraq:</p>



<p>un razzo lanciato contro l&#8217;aeroporto internazionale di Baghdad è caduto su una casa nelle vicinanze, uccidendo una famiglia intera: due donne e tre bambini. È l&#8217;ultimo grave episodio di un attacco con razzi Katiuscia su strutture dove ci sono militari USA. Non c&#8217;è stata nessuna rivendicazione, ma in passato attacchi simili sulla zona verde sono stati rivendicati da sigle ignote. La motivazione è “la cacciata degli occupanti statunitensi”. Dietro quegli attacchi ci sono le milizie sostenute da Teheran, annidate nel cartello Hashd Shaabi (Mobilitazione popolare) ingaggiato dal governo di Baghdad per far fronte al terrorismo dell&#8217;ISIS. Gli Stati Uniti hanno minacciato di chiudere l&#8217;ambasciata, ritirare le truppe e imporre sanzioni su politici e alti ufficiali delle forze armate irachene, in caso di mancata cessazione degli attacchi contro gli interessi USA in Iraq. Domenica a Baghdad è arrivato il capo di Stato maggiore iraniano, gen. Baqiri, ma non sembra sia stato raggiunto nessun risultato concreto per la fine dello scontro Teheran-Washington che si sta svolgendo sul territorio iracheno. Negli ambienti iracheni, sono forti i timori che Washington abbia dei piani di guerra contro l&#8217;Iran, prima delle elezioni presidenziali.</p>



<p>Libia:</p>



<p>La Conferenza ONU di Ginevra tra le parti libiche si terrà il 5 Ottobre. Ieri a Hurghada in Egitto è stato raggiunto un accordo sulla sicurezza tra le due commissioni militari dell&#8217;esercito nazionale di Haftar e del governo di Tripoli. La Commissione 5+5 ha deciso le misure di sicurezza per la città di Sirte: un cessate il fuoco permanente, ritiro delle truppe delle due parti, costituzione di una forza mista per il controllo della città e degli impianti petroliferi. Sirte sarà la sede del futuro governo e Consiglio presidenziale. Bisognerà attendere i fatti concreti, prima di dare un giudizio definitivo, perché in passato sono stati disattesi diversi importanti accordi.</p>



<p>Marocco:</p>



<p>è in corso in Marocco una forte iniziativa della società civile per l&#8217;abolizione della pena di morte. Attivisti per i diritti umani, avvocati, giornalisti, scrittori, artisti, parlamentari e professori universitari hanno sottoscritto un appello all&#8217;opinione pubblica “per mantenere alto il principio costituzionale al diritto alla vita”. In Marocco vige una moratoria delle esecuzione capitali da un quarto di secolo, ma il caso di un bambino di 11 anni violentato ed ucciso, avvenuto lo scorso Agosto, ha fatto resuscitare le richieste sui social di applicare la pena capitale.</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>è stato rinviato il Festival cinematografico di Cartagine, a causa dell&#8217;emergenza sanitaria per Covid19. La direzione del festival ha emesso un comunicato nel quale si informa che “Il 31° Festival previsto dal 7 al 12 di Novembre sarà rinviato alla fine di Dicembre, dal 18 al 22”. La Tunisia sta vivendo una seconda ondata di contagi che sta mettendo in ginocchio l&#8217;economia del paese. La stagione turistica 2020 ha visto diminuire l&#8217;afflusso di turisti stranieri e la conseguente perdita di 300 mila posti di lavoro stagionali.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>I partiti islamisti hanno espresso la loro opposizione alla proposta di riforma della Costituzione, avanzata dal presidente Tabboun e approvata dai due rami del Parlamento. Nel referendum del 1° Novembre, hanno dato l&#8217;indicazione di votare no. La maggior parte dei partiti dell&#8217;opposizione e il movimento di protesta Hirak hanno deciso invece di boicottare il voto al referendum, “perché il paese ha bisogno di una Costituzione nuova e non rattoppata”. Il testo approvato dal Parlamento mantiene ampi poteri discrezionali del presidente della Repubblica e di fatto mette la magistratura sotto la tutela del potere politico, malgrado la citazione a parole della sua autonomia.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Dall&#8217;Iran alla Siria, dalla Turchia all&#8217;Algeria</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 08:18:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Anbamed di Farid Adly I titoli:Iran 1: “l&#8217;esplosione a Natanz è stato sabotaggio terroristico”Iran 2: il secondo missile è stato fatale per la strage dell&#8217;aereoucraino abbattuto a GennaioSiria: Damasco al buio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Anbamed di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="600" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/iran-esplosione-nucleare-600x400-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14539" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/iran-esplosione-nucleare-600x400-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/iran-esplosione-nucleare-600x400-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>I titoli:<br>Iran 1: “l&#8217;esplosione a Natanz è stato sabotaggio terroristico”<br>Iran 2: il secondo missile è stato fatale per la strage dell&#8217;aereo<br>ucraino abbattuto a Gennaio<br>Siria: Damasco al buio dopo l&#8217;esplosione di gasdotto a sud della<br>capitale<br>Libia: accuse reciproche tra le parti libiche, ma la situazione<br>militare a Sirte è calma<br>Turchia: preoccupazione per la vita di due avvocati ingiustamente<br>detenuti e in sciopero della fame da 200 giorni<br>Tunisia: oggi il nuovo governo e venerdì il voto di fiducia in<br>Parlamento<br>Algeria: in forse l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;accordo di libero scambio<br>con l&#8217;UE</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Iran 1:<br>Un portavoce dell&#8217;Ente nazionale per l&#8217;energia atomica ha annunciato che l&#8217;incendio nella centrale nucleare di Natanz è stato un atto terroristico. La dichiarazione avviene nel giorno della visita di Raffael Grossi, presidente dell&#8217;AIEA a Teheran per incontri con i dirigenti iraniani e per avviare le procedure di ispezione nei siti iraniani. Le autorità iraniane avevano parlato in un primo momento di un incendio causato da errori tecnici, ma poi dopo alcune rivelazioni mediatiche occidentali, non hanno escluso “un attacco terroristico di Israele e USA”.</p>



<p>Iran 2:<br>rivelazioni iraniane affermano che lo studio della scatola nera dell&#8217;aereo ucraino, abbattuto lo scorso Gennaio poco dopo la partenza da Teheran, confermano che dopo il primo missile, l&#8217;equipaggio ha scambiato ordini per circa 19 secondi. Secondo l&#8217;Ente iraniano per il Volo, equipaggio e passeggeri erano vivi prima che l&#8217;aereo venisse colpito dal secondo missile e probabilmente sarebbe stato possibile un  atterraggio d&#8217;emergenza, perché i motori erano ancora funzionanti. Teheran in un primo momento aveva parlato di errore umano del pilota, ma poi ha dovuto ammettere che due missili lanciati per errore sono il motivo della strage, dove hanno perso la vita 176 persone. In quel periodo a Teheran si viveva un clima di terrore in seguito all&#8217;assassinio del generale Soleimani da parte degli USA. Dal 25 luglio, la scatola nera è a Parigi per essere visionata da una commissione indipendente. Le rivelazioni ufficiali dell&#8217;Ente di Teheran aggravano la responsabilità civile dello Stato mediorientale.</p>



<p>Siria:<br>Un&#8217;enorme esplosione del gasdotto a sud della capitale, Damasco, ha provocato questa mattina l&#8217;interruzione della fornitura dell&#8217;energia elettrica. Secondo il ministro dell&#8217;energia, si tratterebbe di un atto terroristico. L&#8217;agenzia stampa governativa Sana ha pubblicato immagini del tratto di condotte distrutto dall&#8217;incendio divampato.</p>



<p>Libia:<br>Le due parti libiche tornano agli attacchi, per il momento soltanto di comunicati. Mismari, portavoce del generale Haftar, ha accusato Sarraj di aver preso in giro i libici e la comunità internazionale. “Stanno preparando l&#8217;attacco a Sirte”, ha affermato. Poco prima, il governo Sarraj e il Parlamento di Tripoli hanno escluso qualsiasi trattativa con il generale Haftar, definito “Criminale di guerra”. Sul terreno, il fronte di Sirte è calmo. La città però è senza collegamenti telefonici e connessioni Internet. La missione ONU in Libia sta preparando i lavori della Commissione militare inter libica 5+5, per decidere le modalità di esecuzione dell&#8217;accordo di cessate il fuoco.</p>



<p>Turchia:<br>Preoccupazione in tutto il mondo per la vita dell&#8217;avvocata turca, Ebru Timtik e del suo collega Aytac Unsal, in sciopero della fame da 200 giorni per chiedere un giusto processo. I due rischiano la vita e sono stati trasferiti in ospedale, sotto un rigido controllo di sicurezza che rasenta la tortura: una forte luce, 24 ore al giorno, illumina le stanze dove sono ricoverati. L&#8217;ordine degli avvocati turchi ha lanciato un appello alla Corte suprema turca per ripensare la decisione di non liberare Ebru e Aytac, emessa la scorsa settimana. I due avvocati sono stati condannati per un&#8217;accusa falsa: “terrorismo”. Nelle carceri turche ci sono altri 18 avvocati condannati per motivi politici. Il presidente dell&#8217;ordine degli avvocati di Istanbul ha definito la loro condanna, “Lento omicidio di Stato” e ha addossato al governo la responsabilità di un&#8217;eventuale morte dei due colleghi. Ma il governo Erdogan ha completamente ignorato tutti gli appelli all&#8217;umanità. Esattamente come per il caso dei due membri del gruppo musicale Grup Yorum, che sono morti, a Aprile e Maggio scorsi, dopo lunghi periodi di sciopero della fame, in protesta contro il divieto di tenere concerti nelle piazze.</p>



<p>Tunisia:<br>Il primo ministro incaricato Hisham Mushishi si accinge a presentare oggi al presidente della Repubblica, Qais Sayied, la formazione del governo tecnico. Secondo alcune anticipazioni stampa, nessun esponente<br>di partito è compreso nella lista dei ministri. Il voto per la fiducia è previsto Venerdì. Secondo le previsioni del presidente del Parlamento e fondatore del partito islamista Ennahda, Ghannouchi, il governo otterrà la fiducia, per responsabilità dei partiti. I partiti laici hanno condizionato il loro appoggio all&#8217;esclusione di tecnici vicini al partito islamista. In caso di mancata fiducia, si andrà allo scioglimento del Parlamento e elezioni anticipate, come annunciato dal presidente della Repubblica. Sarebbe un atto di irresponsabilità, nelle condizioni economiche disastrose che vive il paese anche in vista dell&#8217;aumento dei contagi Covid19, che ha fatto crollare la stagione turistica.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>É in dubbio l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;accordo di libero scambio con l&#8217;UE, firmato nel 2002. L&#8217;accordo doveva entrare in vigore nel 2017, ma il periodo di attesa è stato prorogato di altri 5 anni. Il prossimo 1° Settembre era prevista l&#8217;entrata in vigore, ma politici, esperti economici, imprenditori e sindacati algerini hanno criticato le condizioni diseguali, previste nell&#8217;accordo. Il presidente della Repubblica Tabboun ha ordinato all&#8217;inizio di Agosto di formare una commissione per lo studio della convenienza di questo accordo per gli interessi economici del paese. Secondo il presidente della Lega delle società esportatrici, Alì Bay Nassiri, l&#8217;Algeria ha importato dall&#8217;UE, nel periodo dal 2005 al 2019, per 320 miliardi di dollari; le<br>esportazioni – escluso petrolio e gas – sono state di appena 15 miliardi di dollari. E&#8217; un liberismo di facciata e sbilenco che rischia di distruggere la quarta economia del continente africano.</p>
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		<title>La protesta algerina compie un anno</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 11:49:53 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Karim Metref (da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p>Il 16 febbraio scorso nella cittadina di Kherrata, circa 250 km a est di Algeri, è stato festeggiato il primo anniversario della manifestazione popolare che ha portato poi a una mobilitazione più grande, il 22 febbraio 2019, in tutte le città del Paese: l’inizio della protesta del Hirak algerino. Un anno di lotta paziente, decisa e nonviolenta. Molti i risultati, ma la strada resta lunga.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/hiral-italia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/hiral-italia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91273"/></a></figure>



<p><em>Anche la dIaspora, in tutto il mondo, si prepara a commemorare il primo anniverario del Hirak</em></p>



<p>Il 22 febbraio quindi è l’anniversario della rivolta nonviolenta algerina.&nbsp;<strong>E oggi 21 febbraio è il 53esimo venerdì di mobilitazione popolare. Un anno intero!</strong>&nbsp;Un anno in cui ogni venerdì e ogni martedì, senza sosta, la gente è uscita per le strade: uomini, donne, vecchi e giovani… Per chiedere una “Algeria libera e democratica”, per “uno Stato civile e non militare” e per la “partenza di tutti”. Dove «tutti» vuol dire&nbsp; che se ne deve andare l’apparato di Stato, generato da 60 anni di dominio dei militari e delle organizzazioni politiche a loro leali.</p>



<h3>No al quinto mandato</h3>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/no-5-mandat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/no-5-mandat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91260"/></a></figure>



<p>No al quinto mandato! Foto dalla pagina FB: @pouvoirdegage</p>



<p><strong>Comincia tutto come una protesta contro l’annuncio della candidatura del vecchio presidente Abdelaziz Bouteflika</strong>&nbsp;<strong>per un quinto mandato consecutivo</strong>. Il presidente, ormai malato e in stato vegetativo,&nbsp;<strong>ha regnato per 20 anni.</strong>&nbsp;Andando persino a cambiare due volte la Costituzione algerina che prevedeva solo due mandati consecutivi, per permettersi prima un terzo mandato e poi un quarto. (<a href="https://karimmetref.wordpress.com/2005/09/28/peace-reporter-boutef-per-gli-amici/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Boutef per gli amici” scritto nel 2005 per Peace reporter</a>)</p>



<p>20 anni in cui il vecchio politico algerino, caduto in disgrazia alla fine degli anni 70, è rientrato nel 1999 dal suo esilio dorato negli Emirati Arabi dove era scappato con la cassa del ministero degli Esteri: è rientrato appoggiato dalla “comunità internazionale” per gestire la fine della guerra civile che aveva stremato il Paese negli anni 90, e sopratutto la spartizione dell’abbondante torta di petrolio e gas con le multinazionali.&nbsp;<strong>20 anni in cui ha accumulato tutti i poteri tra le sue mani</strong>, e per fare ciò si è circondato da un clan di parenti, amici, complici, soci in affari… sporchi, che hanno saccheggiato l’Algeria.</p>



<p>I prezzi alti degli idrocarburi durante il primo decennio del 2000 hanno portato nelle casse pubbliche montagne di soldi facili che hanno generato un mercato dopato: innalzamento dei consumi interni, commesse miliardarie per infrastrutture, case, strade, ferrovie, ponti, aeroporti. Il Paese è un cantiere: un cantiere di appalti truccati, lavori strapagati e spesso mal eseguiti.</p>



<p>Nonostante lo spreco e la corruzione fossero alla luce del sole e conosciute da tutti, nei suoi primi mandati il presidente Bouteflika ha goduto di grande popolarità. La manna petroliera serviva anche a comprare la pace sociale e a comprare o zittire ogni forma di opposizione.</p>



<h3>Le 3 cause che hanno fatto traboccare il vaso</h3>



<p>La misura colma che ha portato all’inizio delle proteste nel 2019 è dovuta a un insieme di cose.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/boutef.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/boutef-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91262"/></a></figure></div>



<p><strong>Il primo elemento</strong>&nbsp;è il fatto che quel presidente forte, carismatico che ha saputo mettere in secondo piano i Generali e a concentrare nelle sue mani tanto potere, si è ammalato all’inizio del suo terzo mandato. Una serie di ictus l’hanno progressivamente ridotto a uno stato di totale indigenza.<br>Dal 2013, quella figura – che era onnipresente sui media e che girava il paese come una trottola in cerca&nbsp;di consensi – è scomparsa. A decidere e a parlare a nome suo sono subentrati personaggi della cerchia famigliare. Il suo clan, incapace di proporre un’altra figura così forte e carismatica, lo ha imposto, pur malato, per un quarto mandato. Ma coscienti dell’avvicinarsi della loro fine, hanno impiegato il quarto mandato a depredare il Paese, arraffando tutto sul loro passaggio.</p>



<p><strong>Il secondo elemento</strong>&nbsp;che ha portato al malcontento generale è la diminuzione delle entrate generate dalla vendita di petrolio e gas. I giacimenti eccessivamente sfruttati cominciano a produrre di meno e nel contempo i prezzi sul mercato, per effetto della crisi globale del 2008, cominciano a scendere.<br>Le entrate diminuiscono ma il ritmo degli sprechi continua. In pochi anni il fondo sovrano di circa 200 miliardi di dollari accumulato durante gli anni di vacche grasse si scioglie come neve al sole. Per compensare le perdite, come si fa ovunque ormai, invece di ridurre le spese inutil – infrastrutture faraoniche, costi del governo, spese militari, malversazioni, corruzione ecc – si va a tagliare le spese del sociale, sanità, scuole… Lo Stato provvidenza non lo è più e la popolarità scende.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/bimba-avanti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/bimba-avanti-300x277.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91263"/></a></figure>



<p>Le nuove generazioni guardano avanti. Foto: Bill Zehani.</p>



<p><strong>Il terzo</strong>&nbsp;<strong>elemento</strong>&nbsp;è l’emergere di una nuova generazione che non ha vissuto la guerra civile. Una delle basi della popolarità di Bouteflika è dovuta al fatto che è stato presentato all’opinione pubblica come colui che ha finalizzato gli accordi di pace tra l’esercito e i Gruppi Islamici Armati (Gia). Per anni le popolazioni delle zone che hanno conosciuto gli orrori della guerra senza nome negli anni 90 hanno sentito una specie di debito nei confronti di Bouteflika: aveva portato la pace e la prosperità.<br>I giovani che oggi hanno 20 anni sono nati all’inizio degli anni 2000 quindi alla fine della guerra. Non subiscono la paura di un ritorno a una situazione che non hanno conosciuto. E della «prosperità» di Bouteflika stanno oggi vedendo solo gli effetti distruttivi: casse dello Stato vuote; sanità, università, scuola disastrate; formazione di una classe arrogante di ladri oligarchi e pluri miliardari…</p>



<h3>Inizia tutto da Kherrata, di nuovo</h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/Kherrata01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/Kherrata01-165x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91264"/></a></figure></div>



<p>Photo: Pagina FB @kherratanews/</p>



<p>Tutti questi elementi messi insieme hanno portato a un malcontento generalizzato, che girava sui social network, nei caffè, negli stadi. Tutti – compresi molti riparti interni al regime algerino – vedono la possibilità di un quinto mandato del «presidente mummia» come un vero e proprio disastro.</p>



<p>La prima scintilla partì il 16 febbraio 2019 sotto forma di un corteo popolare che ha camminato per&nbsp;<strong>le strade della piccola località di Kherrata</strong>, in mezzo alle montagne, a 300 km a Est di Algeri. Una località molto conosciuta nonostante le sue modeste dimensioni. Kherrata, con guelma e Setif era luogo delle manifestazioni per l’indipendenza nel 1945 che portarono a uno dei maggiori massacri compiuti dal colonialismo francese: decine di migliaia di morti, fra i 20 e i 40 mila secondo le varie stime. Quei massacri, compiuti dall’esercito francese e da milizie di coloni, furono il punto di svolta fra le popolazioni indigene algerine e il colonialismo francese: svolta che portò, 9 anni dopo, all’inizio della guerra di liberazione.<br>Ancora una volta la cittadina di Kherrata si trova a essere all’inizio di una rivolta nazionale. Questa volta non contro un nemico straniero ma contro un sistema di governo descritto come ladro, violento, bugiardo e incompetente.</p>



<p>Subito dopo quella marcia partono appelli di vari gruppi e persone sui social media per una grande mobilitazione nazionale contro il 5° mandato. La mobilitazione del 22 ha luogo in varie città del Paese. Ma è timida. I numeri sono piccoli e la parola d’ordine è solo «No al 5° mandato». Ma tutto si svolge nella calma e con buon umore. La polizia non carica e i manifestanti sono del tutto pacifici. La mobilitazione viene anche coperta da alcuni media privati, proprietà di persone vicine alle alte sfere. Si capisce che anche da dentro il regime si vuole accompagnare il vecchio presidente verso la porta.<br>Il venerdì seguente le manifestazioni cambiarono aspetto. L’assenza di repressione e la copertura mediatica portarono in strada molta più gente: uomini e donne, famiglie intere. I cortei diventano molto più imponenti, colorati, gioiosi: belli!</p>



<h3>Un anno che ha sconvolto l’Algeria</h3>



<p>La cosa dura da un anno. Ogni venerdì esce la popolazione prima a migliaia, poi a centinaia di migliaia, qualche volta a milioni. I martedì escono gli studenti di tutti gli atenei, spesso accompagnati da molti altri cittadini. Il regime ha accolto prima con uno sguardo compiacente queste manifestazioni. Erano per loro una ragione valida per sbarazzarsi del vecchio presidente e il suo stretto giro, diventati imbarazzanti un po’ per tutti. Ma poco a poco le rivendicazioni del hirak sono diventate più radicali ed è arrivata la repressione.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/fiume.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/fiume-228x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91265"/></a></figure></div>



<p>Un fiume in piena. foto: Bill Zehani</p>



<p>Di risultati ce ne sono stati parecchi.&nbsp;<strong>Bouteflika</strong>&nbsp;(o chi per lui) ha annunciato di non presentarsi alle prossime elezioni, poi&nbsp;<strong>ha presentato le dimissioni,</strong>&nbsp;prima dell’elezione. La magistratura ha aperto&nbsp;<strong>processi per corruzione, frodi e abusi vari</strong>&nbsp;e ha fatto arrestare il&nbsp;<strong>fratello del presidente, Said Bouteflika, vari oligarchi corrotti del loro giro, i responsabili dei servizi segreti e vari ministri, parlamentari e responsabili del regime</strong>.</p>



<p>Una vera e propria operazione «mani pulite» all’Algerina. Ma solo a metà – dice la strada – perché quando un clan della mafia se la prende con un altro non si chiama giustizia ma regolamento di conti. La giustizia è ancora “quella del telefono”, dicono, cioé che arresta e libera su chiamata di chi ha il potere civile o militare.</p>



<p><strong>“Dobbiamo toglierli tutti!”</strong>&nbsp;è diventata la nuova parola d’ordine condivisa dal hirak, dopo la caduta di Bouteflika.</p>



<p>Dopo le dimissioni del presidente, al potere (almeno in apparenza) è rimasto un uomo solo: il&nbsp;<strong>Generale-maggiore Ahmed Gaid Salah</strong>, capo dello Stato Maggiore e vice-ministro della Difesa.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/gaid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/gaid-300x217.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91267"/></a></figure></div>



<p>Il generale Ahmed Gaid Salah, deceduto pochi giorni dopo l’elezione presidenziale.</p>



<p>Procedendo con un colpo alla botte e uno al cerchio, ha continuato a lanciare messaggi favorevoli alla rivoluzione del popolo, promettendo di&nbsp;<strong>proteggere i manifestanti pacifici</strong>, e nello stesso tempo a reprimere in modo mirato&nbsp;<strong>cercando di dividere i manifestanti per appartenenza linguistica e culturale</strong>&nbsp;o fra laici e islamisti,&nbsp;<strong>arrestando alcune figure ritenute più attive e più carismatiche</strong>.<br>Come piano di uscita dalla crisi ha proposto un percorso che passa per la rielezione a breve di un nuovo presidente della repubblica, che avrebbe poi lavorato alla riscrittura della Costituzione e all’adozione di riforme che andrebbero nella direzione delle rivendicazioni del popolo.<br><strong>Il hirak da parte sua ha rimandato al mittente, le proposte del generale</strong>.&nbsp;<strong>Non basta un nuovo presidente eletto con le solite elezioni truccate.</strong>&nbsp;<strong>Ci vuole una Costituente</strong>, incaricata di scrivere&nbsp;<strong>una nuova Costituzione</strong>, nominare un governo di transizione e organizzare poi – secondo la nuova Costituzione –&nbsp;<strong>elezioni vere, trasparenti e libere</strong>.</p>



<h3>Quella solidarietà internazionale che non è mai arrivata</h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/Dimaio-tebboune.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/Dimaio-tebboune-300x233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91268"/></a></figure></div>



<p>Luigi Di Maio e il neopresidente Tebboune. Foto: MAECI</p>



<p><strong>A livello internazionale</strong>, la protesta algerina&nbsp;<strong>è del tutto ignorata</strong>. Gli stessi network arabi che negli anni delle cosiddette Primavere facevano dirette di 24/24 da Tunisi, Cairo, Bengasi e Aleppo… oggi a malapena ne parlano nei telegiornali.</p>



<p>Tutti fanno finta di niente, guardano dall’altra parte. O ancora peggio ne approfittano per mettere il regime alle strette e pretendere più concessioni per le multinazionali in cambio del silenzio.</p>



<p>Una delle prove di questa strategia adottata dalle potenze straniere è l’adozione in fretta e furia, in piena fase di transizione, da un Parlamento quasi dimezzato e che nessuno riconosce più, della&nbsp;<strong>nuova legge sugli idrocarburi che rompe la regola della soglia massima del 49%</strong>&nbsp;di partecipazione per le multinazionale nello sfruttamento dei giacimenti. Cioè fino a quest’anno, le multinazionali, in Algeria dovevano lavorare sempre in partenariato con la Sonatrach, la società pubblica nazionale. E la Sonatrach doveva sempre avere minimo 51% di quote societarie. Con la nuova legge, le multinazionali straniere possono sfruttare i giacimenti anche al 100%. E’ l’annullamento definitivo della nazionalizzazione delle risorse, deciza nel 1971.</p>



<p><strong>Altro problema</strong>&nbsp;della nuova legge&nbsp;<strong>è che apre</strong>&nbsp;anche alla&nbsp;<strong>possibilità di sfruttare le risorse di gas non convenzionali</strong>, dette comunemente “<strong>gas di scisto</strong>“, con l’uso della discussissima tecnica della&nbsp;<strong>fratturazione idraulica o fracking</strong>.</p>



<p><strong>L’introduzione di questa attività</strong>, <strong>richiesta a gran voce dalle multinazionali, Total in primis</strong>, è stata finora <strong>bloccata dalle proteste popolari degli abitanti del sud</strong>, preoccupati dall’<strong>alto rischio di inquinamento della falda acquifera fossile</strong>, un vero mare sotterraneo, che si trova tra le zone Sud dell’Algeria, Tunisia e Libia, e che è rimasta quasi come <strong>unica fonte di vita di quelle aree povere in acque di superficie</strong>.</p>



<p>Come&nbsp;<strong>altro effetto perverso delle pressioni internazionali sul regime</strong>&nbsp;Algerino, si può citare&nbsp;<strong>l’<em>affaire</em></strong>&nbsp;appena scoppiato&nbsp;<strong>della raffineria di Augusta</strong>. Questa&nbsp;<strong>vecchia installazione, proprietà della Exxon</strong>, che si trova in Sicilia, ad&nbsp;<strong>Augusta</strong>, doveva chiudere e rischiava di lasciare a casa centinaia di lavoratori, mettendo in crisi la città siciliana.</p>



<p>Invece quella&nbsp;<strong>raffineria vecchia, arrugginita, fuori norma</strong>&nbsp;e non adatta a trattare il petrolio algerino è stata&nbsp;<strong>acquistata in una trattativa segreta dalla compagnia algerina di petrolio Sonatrach per la bellezza di 725 milioni di dollari</strong>.</p>



<p>L’intento dichiarato sarebbe far uscire l’Algeria dalla dipendenza dalla benzina di importazione. Il risultato è un impianto vecchio pagato come uno nuovo, che ha bisogno di altri investimenti per essere messo a norma e, colmo dei colmi, l’Algeria – che produce una delle qualità migliori di greggio al mondo – avrebbe bisogno di importare petrolio “pesante” dai Paesi del Golfo per farlo funzionare.</p>



<p>La verità è che la trattativa è stata fatta alla fine del 2018, quindi nel momento di massima fragilità del clan Bouteflika e l’ex&nbsp;<strong>amministratore delegato della Sonatrach Abdelmoumen Ould Kaddour</strong>, già immischiato in vari altri affari loschi,&nbsp;<strong>con questo regalo alla Exxon si è guadagnato un biglietto per andare a godere dell’impunità negli USA</strong>,&nbsp;<strong>in compagnia</strong>&nbsp;dell’ex ministro dell’energia&nbsp;<strong>Chakib Khellil anche lui indagato in vari affari gravi, tra i quali quello di Sonatrach-ENI-Saipem</strong>, e che vive tranquillo, protetto dai suoi amici petrolieri texani.</p>



<p>Tutto questo è un luminoso esempio dell’aiuto portato dai leader del «mondo libero», sempre pronti a bombardare per le buone cause, ai popoli in lotta che vogliono però decidere da soli del proprio destino.</p>



<h3>Due strade parallele</h3>



<p>Per tornare alla lotta politica,&nbsp;<strong>ancora oggi le due proposte di uscita dalla crisi, quella del Hirak e quella del regime, continuano il loro cammino in parallelo</strong>.</p>



<p><strong>I militari</strong>&nbsp;si accaniscono a mettere in atto la loro proposta.&nbsp;<strong>Hanno indetto le elezioni per il 12 dicembre scorso</strong>. Non essendosi presentato nessun candidato serio, hanno messo 5 fantocci e&nbsp;<strong>mantenuto l’appuntamento elettorale nonostante la massiccia mobilitazione per il loro boicottaggio</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/hirak-continue.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/hirak-continue-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91269"/></a></figure></div>



<p>Fino al cambiamento del regime. Foto: Bill Zehani.</p>



<p><strong>Il 12 dicembre i seggi erano vuoti e in molti Comuni, non sono stati proprio aperti</strong>. Centinaia di sindaci hanno rifiutato di organizzare il voto. Invece l’esercito ha mobilitato giovani della leva vestiti in civile, per dare una illusione di affluenza in alcuni seggi più visibili. Oltre ai militari, hanno costretto al voto tutti i funzionari della polizia e delle amministrazioni pubbliche.</p>



<p>In alcuni luoghi le vecchie reti di manipolazione hanno funzionato come da sempre, con centinaia di persone pagate per fare le comparse, in una messa in scena patetica, di una gara di cui tutti sapevano il risultato in anticipo.</p>



<p><strong>Il risultato è una consulta elettorale nella quale il numero di votanti dichiarato sarebbe di oltre il 39%</strong>&nbsp;ma in cui&nbsp;<strong>in verità partecipò un numero stimato a 8-9 per cento degli aventi diritto</strong>, secondo fonti ben informate.&nbsp;<strong>Un presidente «eletto»</strong>&nbsp;secondo le vecchie modalità delle&nbsp;<strong>elezioni preconfezionate</strong>&nbsp;ma&nbsp;<strong>che la popolazione non riconosce</strong>.</p>



<h3>La più grande realizzazione è il Hirak stesso</h3>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/musicista.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/musicista.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91271"/></a></figure>



<p>Foto dalla pagina FB: @pouvoirdegage</p>



<p>Oggi,&nbsp;<strong>un anno dopo le prime manifestazioni del 2019, la mobilitazione resta alta</strong>&nbsp;pur mostrando segni di stanchezza qui e là. Del resto un anno intero è un tempo lunghissimo e molti movimenti muoiono dopo le prime settimane o cadono nell’impazienza e nella trappola della violenza.&nbsp;<strong>Il fatto che il Hirak algerino è arrivato a questo traguardo tenendo la sua unità, le sue parole d’ordine, il suo carattere combattivo ma non violento, è già una grande vittoria</strong>. Altra vittoria sono le&nbsp;<strong>migliaia di cittadini che si sono svegliati dalla loro apatia</strong>&nbsp;e che&nbsp;<strong>parlano e praticano politica, tutti i giorni</strong>, sulla piazza pubblica, per le strade nei caffè… Ovunque.</p>



<p>Le ultime mobilitazioni di queste dimensioni in Algeria risalgono a&nbsp;<strong>30 anni fa</strong>. Ma era tutt’altra canzone. Allora centinaia di migliaia di militanti islamisti bloccavano le strade e&nbsp;<strong>gridavano “Dawla Islamiya”, Stato Islamico</strong>.</p>



<p>Portando milioni di algerini per le piazze, con le loro differenze di generazione, di genere, di culture e di lingue, a gridare tutti all’unisono:&nbsp;<strong>Algeria libera democratica</strong>… Ebbene questa già è una bella realizzazione.</p>



<p><strong>Ma la strada</strong>&nbsp;verso quella Algeria libera e democratica che tanti vogliamo r<strong>esta ancora lunga. Molto lunga.</strong>&nbsp;Ma di questo, credo che anche la gente del hirak sia molto cosciente.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/bimbo-bamdiera.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-10" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/bimbo-bamdiera.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91270"/></a></figure>



<p>Foto: Bill Zehani</p>



<p><em>La “bottega” ricorda (e raccomanda per chi vuole saperne di più) il libro «<strong>Algeria tra autunni e primavere</strong>» – «Capire quello che succede oggi con le storie di 10 eventi e 10 personaggi» – di Karim Metref che è stato pubblicato da Multimage l’estate scorsa</em>. (<a href="https://karimmetref.wordpress.com/2019/07/01/libro-algeria-tra-autunni-e-primavere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Per più informazioni</a>)<br></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/karim-unAnnoDopoIMMAG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-11" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/karim-unAnnoDopoIMMAG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91283"/></a></figure>
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		<title>Algeria: gli avvocati scioperano a favore di uno stato di diritto Unione europea tace sull&#8217;aumento della violenza contro manifestanti pacifici</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/22/algeria-gli-avvocati-scioperano-a-favore-di-uno-stato-di-diritto-unione-europea-tace-sullaumento-della-violenza-contro-manifestanti-pacifici/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2019 07:26:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Più di 1.000 avvocate e avvocati in toga nera hanno sfilato giovedì 11 luglio per le strade di Algeri chiedendo la liberazione di 34 Masiri (Berberi) arrestati nelle scorse settimane durante le proteste a favore&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="990" height="510" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/d957138fb7360491d138aa780f862820-990x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12796" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/d957138fb7360491d138aa780f862820-990x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/d957138fb7360491d138aa780f862820-990x510-300x155.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/d957138fb7360491d138aa780f862820-990x510-768x396.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></figure>



<p></p>



<p>Più di 1.000 avvocate e avvocati in toga nera hanno sfilato giovedì 11 luglio per le strade di Algeri chiedendo la liberazione di 34 Masiri <br>(Berberi) arrestati nelle scorse settimane durante le proteste a favore della democrazia, per aver sventolato la bandiera masira. Inoltre gli avvocati chiedevano il ritiro dell&#8217;esercito dalla vita pubblica, la libertà per tutti i prigionieri politici, maggiori garanzie per l&#8217;indipendenza della giustizia e la fine dei verdetti &#8220;richiesti per <br>telefono&#8221;. Come riportato da diversi giudici, in Algeria è uso che i <br>potenti del paese impongano con una telefonata la condanna di persone critiche del regime.</p>



<p>Con il loro sciopero, i giuristi condannano anche la crescente violenza delle forze di sicurezza contro il movimento per la democrazia. Durante la manifestazione dello scorso 5 luglio, in cui oltre 100.000 manifestanti chiedevano la fine dell&#8217;arbitrarietà e della mancanza di diritto, la polizia ha sistematicamente picchiato i manifestanti pacifici.</p>



<p>Sono state arbitrariamente attaccate, arrestate, trasportate in lontani centri detentivi, minacciate e sessualmente maltrattate anche delle semplici spettatrici e ragazze che si sono trovate a passare vicino alla manifestazione. L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si appella con urgenza all&#8217;Europa affinché si impegni a porre fine all&#8217;impunità delle forze di sicurezza algerine. Colpisce in particolare il lungo silenzio mantenuto sulla situazione algerina dal presidente francese Macron, che in altre occasioni non ha mancato di erigersi a paladino dei diritti dei più deboli. E&#8217; evidente che la Francia tema per i propri interessi in Algeria, soprattutto dopo che diversi algerini, rappresentanti degli interessi francesi in Algeria, sono stati arrestati dopo la caduta del regime dell&#8217;ex presidente Abdelaziz Bouteflika. Di fronte alla violenza e l&#8217;arbitrarietà delle forze di sicurezza algerine, l&#8217;Europa non può, così l&#8217;APM, tacere per far piacere alla Francia, ma deve finalmente prendere una posizione chiara. </p>
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		<title>Proteste per la democratizzazione dell&#8217;Algeria</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jul 2019 17:02:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Proteste per la democratizzazione dell&#8217;AlgeriaL&#8217;APM critica la criminalizzazione dei dimostranti L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) denuncia l&#8217;arresto di oltre 30 Masiri (Berberi) durante le manifestazioni per la democrazia in Algeria e chiede la loro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Proteste per la democratizzazione dell&#8217;Algeria<br>L&#8217;APM critica la criminalizzazione dei dimostranti</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="313" height="161" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12750" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 313w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/download-300x154.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 313px) 100vw, 313px" /></figure></div>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) denuncia l&#8217;arresto di oltre <br>30 Masiri (Berberi) durante le manifestazioni per la democrazia in Algeria e chiede la loro immediata liberazione. I manifestanti sono <br>stati arrestati durante le proteste che dal 21 giugno si susseguono nel paese per aver sventolato la bandiera dei Masiri. Secondo l&#8217;accusa, questo semplice atto metterebbe in pericolo l&#8217;unità del paese. Secondo l&#8217;APM, l&#8217;accusa è ridicola e chi accusa manifestanti pacifici di &lt;minacciare l&#8217;unità del paese di fatto viola i diritti umani basilari.</p>



<p>I generali algerini evidentemente non hanno alcun interesse a promuovere la democratizzazione nel paese e non sono disposti ad accettare che nel paese non vivono solo persone arabe nonostante la lingua masira sia ufficialmente riconosciuta dal 2016 e la pluralità etnica sia fissata nella costituzione del paese. Ora i manifestanti arrestati rischiano pene detentive fino ai 10 anni.</p>



<p>Il generale d&#8217;armata Ahmed Gaid Salah ha annunciato di voler rendere un reato l&#8217;esposizione pubblica della bandiera masira. Secondo il generale, deve esistere solamente la bandiera algerina per la quale, ha detto, sono morti milioni di martiri. Il generale però dimentica che anche centinaia di migliaia di Masiri sono morti per l&#8217;indipendenza dell&#8217;Algeria o sono stati vittime della violenza di stampo radical-islamico.</p>



<p>Con circa 14 milioni di persone i Masiri non arabi sono più di un quarto della popolazione algerina. Da decenni questo gruppo indigeno costituisce la spina dorsale del movimento per la democrazia. <br>Soprattutto nella regione della Cabilia, a est della capitale Algeri, <br>essi chiedono da più di 40 anni maggiore democrazia e uno stato di <br>diritto. Chiedono la fine della politica di arabizzazione e di <br>conversione all&#8217;Islam e maggiori diritti per poter esercitare la propria cultura. La criminalizzazione e la repressione dei Masiri equivale a una provocazione contro l&#8217;intero movimento di protesta che non lascia intravedere nulla di buono per la democratizzazione del paese. </p>
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