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	<title>alimentare Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Rapporto Agromafie: c&#8217;è ancora molto da fare per contrastarle</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2019 09:29:01 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro. Una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. È quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare.</p>
<p style="margin: 0px 0px 15px; padding: 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #444444; text-transform: none; line-height: 1.6; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', serif; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: 400; word-spacing: 0px; vertical-align: baseline; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; font-stretch: inherit; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-35246 alignleft" src="http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 606w" alt="" width="300" height="168" />Si legge nel Rapporto di una “rete criminale che si incrocia perfettamente con la filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza tanto che ormai si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0. ”</p>
<p>I nuovi criminali in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato figli, nipoti agli studi in prestigiose università italiane e internazionali.</p>
<p>Oggi, quindi, si tratta di persone colte, preparate, plurilingue, con importanti e quotidiane relazioni internazionali al servizio del business mafioso.</p>
<p>Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi, che per l’ortofrutta arrivano a triplicare dal campo alla tavola, i pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all’estero e i rischi per la salute con 399 allarmi alimentari, più di uno al giorno nel 2018 in Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del Sistema di allerta rapido dell’Unione europea. Senza trascurare le conseguenze sull’ambiente con le discariche abusive.</p>
<p>Nel 2018 si è confermata anche l’impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali.</p>
<p>A tutto questo – si legge  nel Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare – &#8220;si aggiungono racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i forai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio: quasi un “miracolo all’italiana” affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing.&#8221;</p>
<p>Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes e Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie”: “Siamo ormai di fronte ad organizzazioni che esprimono una “governance multilivello” o più “governance multilivello” sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi.</p>
<p>&#8220;Il comparto agroalimentare si presta ai condizionamenti e alle penetrazioni: poter esercitare il controllo di uno o più grandi buyer significa poter condizionare la stessa produzione e di conseguenza il prezzo di raccolta, così come avere in proprietà catene di esercizi commerciali o di supermercati consente di determinare il successo di un prodotto rispetto ad altri&#8221;. Fara e Caselli aggiungono: &#8220;Si può ormai ragionevolmente parlare di mafia 3.0. La &#8220;struttura intelligente&#8221; si pone al servizio trasversale delle diverse organizzazioni, accogliendone le disponibilità finanziarie per valorizzarle e accrescerle attraverso modalità dall’apparenza lecita&#8221;.</p>
<p>“Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare.</p>
<p>L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite – conclude Prandini – con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti (www.coldiretti.it)”.?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Il presidente di EURISPES  Fara: &#8220;La prima necessità è quella di aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare. Quella vigente è obsoleta e controproducente. Invece di svolgere una funzione deterrente, spinge a delinquere, essendo a tutto favore dei benefici (ingenti guadagni) il raffronto con i rischi (sanzioni per irregolarità)&#8221;.</p>
<p>Molte le  informazioni sull’argomento e ciò dimostra che i nostri cibi sono i più sicuri del mondo perché sempre controllati da autorità diverse ed indipendenti. In Italia l&#8217;Agenzia delle Dogane ispeziona scrupolosamente i prodotti alimentari di origine straniera e dai controlli emerge molto spesso mancanza di garanzie e chiarezza.</p>
<p>L’intensità dell’associazionismo criminale è elevata nel Mezzogiorno, ma emerge con chiarezza come nel Centro dell’Italia il grado di penetrazione sia forte e stabile e particolarmente elevata in Abruzzo ed in Umbria, in alcune zone delle Marche, nel Grossetano e nel Lazio, in particolar modo a Latina e Frosinone.</p>
<p>Anche al Nord il fenomeno presenta un grado di penetrazione importante in Piemonte, nell’Alto lombardo, nella provincia di Venezia e nelle province romagnole lungo la Via Emilia. E’ quanto emerge dell’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) elaborato dall’Eurispes nell’ambito del quarto Rapporto Agromafie con Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare che si fonda su 29 indicatori specifici e rappresenta la diffusione e l’intensità, in una data provincia, del fenomeno.</p>
<p>Il grado di controllo e penetrazione territoriale della Sacra Corona Unita in Puglia, invece, pur mantenendosi significativamente elevato, risulta inferiore che altrove così come in Sardegna, regione dove all’elevata intensità dell’associazionismo criminale non corrisponde di pari grado l’egemonia di un’unica organizzazione. In Sicilia l’unica provincia non caratterizzata da un Indice IOC alto è stata Messina, mentre sul restante territorio i valori sono significativamente elevati, in particolar modo nelle zone meridionali ed orientali dell’Isola. Anche la Calabria risulta profondamente soggetto all’associazionismo criminale, a partire da Reggio Calabria (99,4) fino alle restanti province (Vibo Valentia: 65,3; Crotone: 58,4; Catanzaro: 55,3; Cosenza: 47,3). Il grado di diffusione criminale in Campania è elevato sia nel capoluogo (Napoli: 78,9) che a Caserta (68,4) e Salerno (44,3), ma è inferiore nell’entroterra.</p>
<p>Si denota una forte presenza di tipo associazionistico anche sul versante adriatico (Pescara: 71,4; Foggia: 67,4; Brindisi: 51,6), nel basso Lazio (Frosinone: 49,3; Latina: 43,3) e in Sardegna (Nuoro: 46,3; Sassari: 45,9).</p>
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<div class="a2a_kit a2a_kit_size_25 addtoany_list" data-a2a-title="Rapporto 2019 agromafie a cura di Eurispes, Coldiretti e Osservatorio criminalità in agricoltura e sistema agroalimentare" data-a2a-url="http://www.newtuscia.it/2019/02/16/rapporto-2019-agromafie-cura-eurispes-coldiretti-oservatorio-criminalita-agricoltura-sistema-agroalimentare/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></div>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. La forza della Cina in Africa</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Aug 2018 07:35:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11137" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="961" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina-768x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cina-1024x769.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></b></span></span></span></span></p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Stavamo camminando verso il mare, attraversando la periferia di Bene Baraque, tra i bambini più dolci che ci rincorrevano per un abbraccio e quelli più territoriali che non ci avrebbero mai fatto passare senza conoscere prima il nostro nome.</p>
<p align="JUSTIFY">Era il mio primo viaggio in Africa, in Senegal, ogni cosa mi incuriosiva; quella camminata fu entusiasmante, percorremmo un pezzo di bosco, una strada di sabbia e terra e, infine, catrame. Attraversammo una strada in costruzione con tanto di operai al lavoro, betoniere e puzzo di asfalto caldo. Una cosa in particolare mi colpì in quella scena di lavoro: su 5 operai, ben tre erano cinesi: ne parlai con alcuni senegalesi che mi spiegarono che la commessa di quel grosso lavoro era in mano ad un’azienda cinese che però aveva assunto anche operai senegalesi. Questa cosa mi fece pensare molto, cercai di capire se fosse positiva o meno e, informandomi, scoprii che oggi la Cina è il secondo partner commerciale del Senegal dopo l’UE. Il paese asiatico, infatti, ha sempre attribuito grande importanza allo sviluppo di relazioni amichevoli con i Paesi dell’Africa nord occidentale e centrale, unitamente alla promozione di scambi economici e umanitari. Il Senegal, in particolare è strategico in quanto si affaccia nell’Oceano Atlantico e ha terre adeguate per lo sviluppo di agricoltura biologica.</p>
<p align="JUSTIFY">Capita spesso che la Cina sia accusata di presunto sequestro di terre africane, ma è necessario porre l’attenzione sulle modalità di “approdo” cinesi che sono molto lontane da quelle dei colonizzatori europei. In parte, quindi,  gli africani vengono aiutati nella crescita della produttività agricola per fornire una soluzione al problema della sicurezza alimentare della popolazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli africani, a loro volta, spesso sono accusati di avere deplorevoli infrastrutture. Questo vale, in particolare, in Africa Occidentale dove si trovano le ex colonie francesi. Questa breccia nell&#8217;infrastruttura cerca di rattopparla la Cina. In Senegal, quest’ultima ha infatti costruito moderne autostrade e strade, come quella incontrata nel mio tragitto per il mare; ha costruito un aeroporto internazionale a Dakar e finanzia la formazione di costruttori locali e ingegneri.</p>
<p align="JUSTIFY">In Senegal nel 2004 c&#8217;erano 300 cinesi, nel 2008 ce n&#8217;erano mille, e ora, secondo varie stime, più di 5 mila.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>La rubrica si interrompe per la pausa estiva, riprenderò a settembre, dopo un viaggio nella magnifica Sierra Leone. Buone vacanze a tutti!</b></span></span></span></p>
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