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	<title>alimenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Covid-19 e l&#8217;aggravarsi della fame nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 07:55:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alicia Brull Valle Anche se l&#8217;anno segnato dal rapido sviluppo della pandemia di Covid in tutto il mondo si è concluso, le sue conseguenze sono ancora molto sentite in tanti Paesi del mondo.&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="984" height="608" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14950" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 984w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-768x475.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 984px) 100vw, 984px" /><figcaption>@Casimiro Moreno</figcaption></figure>



<p>di Alicia Brull Valle<br></p>



<p>Anche se l&#8217;anno segnato dal rapido sviluppo della pandemia di Covid in tutto il mondo si è concluso, le sue conseguenze sono ancora molto sentite in tanti Paesi del mondo. Non è sicuro, infatti, che il 2021 sarà l&#8217;anno in cui la malattia sarà definitivamente debellata.<br>Tuttavia, ci sono molte altre circostanze dannose per i diritti umani in tutto il mondo, che non possono essere relegate in secondo piano rispetto alla copertura focalizzata sulla pandemia, in quanto continuano ad essere il numero uno in molte nazioni del mondo. Così, i paesi precedentemente a rischio stanno soffrendo ancora più gravemente di circostanze come la mancanza di cibo, che sono state fortemente aggravate dall&#8217;incidenza della pandemia in tali Paesi. In particolare, la carenza di manodopera a causa dei blocchi e delle restrizioni alla mobilità, le interruzioni della catena di approvvigionamento dovute ad elementi come il coprifuoco, nonché una sostanziale riduzione del commercio internazionale hanno ridotto notevolmente la produzione e la distribuzione di prodotti agricoli in tutto il mondo. Di conseguenza, le associazioni che si occupano di diritti umani come l&#8217;UNICEF hanno portato l&#8217;attenzione sul fatto che più di 10,4 milioni di bambini soffriranno la fame acuta il prossimo anno. In particolare, i Paesi più a rischio sono la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Sud Sudan e lo Yemen.</p>



<p><br>Oxfam International ha anche sottolineato il nesso causale tra la Covid-19 e l&#8217;aumento della fame nel mondo, affermando che la malattia non ha fatto altro che aumentare le disuguaglianze e le situazioni precarie precedentemente esistenti, soprattutto in termini di fame. Inoltre, l&#8217;organizzazione ha sottolineato che il settore agricolo è stato fortemente colpito dalle restrizioni di mobilità, provocando così una mancanza di forniture agricole locali. Per quanto riguarda i paesi più colpiti secondo Oxfam, ne sono stati segnalati 10, ovvero: Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, l&#8217;area del Sahel, Sudan e Sud Sudan, Siria, Venezuela e Yemen. In termini di cifre, Oxfam ha segnalato un aumento dell&#8217;82% delle persone in situazioni di fame estrema rispetto al 2019.<br>Ma cosa si può fare per evitare una maggiore interruzione della produzione e della distribuzione di cibo in tutto il mondo? Secondo Rob Vos, dell&#8217;International Food Policy Research Institute, occorre innanzitutto promuovere i sistemi alimentari e i sistemi della catena di approvvigionamento, soprattutto per quanto riguarda i Paesi citati. In secondo luogo, e più ovviamente, si dovrebbe promuovere un aumento del reddito disponibile per le persone, affinché possano permettersi i generi alimentari più scarsi e costosi disponibili sul Mercato. In definitiva, è responsabilità delle istituzioni governative proteggere attivamente il settore agricolo, ad esempio eliminando i coprifuoco applicati alla mobilità tra determinati orari. I programmi di protezione sociale avrebbero anche un impatto in termini di prevenzione dell&#8217;aumento della povertà e della fame.</p>



<ul><li>&#8220;El mundo al borde de una ‘pandemia de hambre’: el coronavirus amenaza con sumir a millones de personas en la hambruna´´, Oxfam International 03-01-2021 https://www.oxfam.org/es/el-mundo-al-borde-de-una-pandemia-de-hambre-el-coronavirus-amenaza-con-sumir-millones-de-personas?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>&#8220;Más de 10 millones de niños en África sufrirán malnutrición aguda en 2021´´, noticias<br>ONU, 30-12-2020 https://news.un.org/es/story/2020/12/1486112?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>&#8220;New report shows hunger is due to soar as coronavirus obliterates lives and<br>livelihoods´´, The United Nations World Food Programme, 17-07-2020<br>https://www.wfp.org/news/new-report-shows-hunger-due-soar-coronavirusobliterates-?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>lives-and-livelihoods</li><li>&#8220;Covid-19 Special: Could coronavirus provoke the next hunger crisis?´´, DW News<br>https://www.dw.com/en/covid-?utm_source=rss&utm_medium=rss</li></ul>
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		<title>Reati agroalimentari: il Ddl introduce l’agropirateria e il disastro sanitario</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 07:31:13 +0000</pubDate>
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<p>(da leurispes.it) </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.leurispes.it/wp-content/uploads/2020/03/Agromafie.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.leurispes.it/wp-content/uploads/2020/03/Agromafie-696x493.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>di Marco Omizzolo </p>



<p>È stato finalmente approvato in Consiglio dei Ministri – su proposta del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova – il disegno di legge di riforma dei reati in materia agroalimentare.<br>Un disegno ambizioso e nel contempo urgente, considerando le emergenze, che all’interno della filiera agricola e agro-commerciale italiana si registrano da anni, insieme alle conseguenze che esse determinano sulla produzione agricola del Paese, sulla salute dei lavoratori e dei cittadini e sull’ambiente.<br>Il testo, peraltro, riprende un lavoro accurato e pluriennale elaborato dalla Commissione ministeriale guidata da Gian Carlo Caselli, le cui proposte sono il frutto di un’accurata elaborazione sviluppata da esperti provenienti da vari settori e con diverse esperienze professionali. Il Rapporto Agromafie dell’Eurispes da anni sostiene il lavoro della Commissione Caselli. Anche per questa ragione non si può non considerare positivamente l’impegno del Governo nell’affrontare questo tema a partire dai lavori della Commissione. Il contrasto alle agromafie, al caporalato, la bonifica della filiera produttiva e commerciale da ogni tossicità criminale, dominio commerciale, pratica sleale e dallo sfruttamento in ogni modo inteso, è fondamentale per tutelare milioni di produttori, imprese, lavoratori e in generale i consumatori italiani, oltre a sostenere la produzione agricola di qualità propria del Made in Italy.<br>Nel merito del provvedimento, esso interviene direttamente sul Codice penale e sulla legislazione speciale del settore agroalimentare con una rinnovata determinazione che prevede la riorganizzazione della categoria dei reati in materia alimentare. La revisione del sistema sanzionatorio contro le frodi alimentari è una proposta da tempo avanzata sia dalle categorie datoriali sia dal mondo sindacale, insieme anche alla sistemazione organica della responsabilità delle persone giuridiche.<br>Tra le novità più interessanti e utili al contrasto ad ogni forma di sfruttamento, sofisticazione e truffa, si registra il reato di agropirateria e di disastro sanitario di cui è responsabile colui che provoca con colpa la morte di tre o più persone e il pericolo grave e diffuso di analoghi eventi ai danni di altre persone. Sono diversi i casi che potrebbero rientrare in questa fattispecie, peraltro già emersi sulle cronache nazionali.<br>Si ricorda, ad esempio, l’esposizione dei braccianti, dell’ambiente e dei prodotti coltivati a sostanza pericolose, nocive e cancerogene. Il traffico di sostanze nocive per l’agricoltura e per l’uomo – come alcuni farmaci acquistati nei mercati illegali esteri, lavorati in Italia e diffusi sotto le serre di alcuni criminali italiani – è una criticità già avanzata sulla quale si spera che presto intervengano le Forze dell’ordine e la Magistratura. Importante è, ad esempio, il caso denunciato nell’Agro Pontino e nella Sicilia orientale che riguarda alcune aziende locali le quali, usando farmaci e prodotti chimici illegali e pericolosi, espongono i cittadini di quel territorio a problemi di salute molto gravi, come anche i lavoratori locali e i consumatori di quei prodotti.<br>A seconda del tasso di pericolosità riscontrato, si applicano per i contravventori diverse pene.<br>Le condotte di solo rischio, ad esempio, sono considerate illeciti amministrativi, mentre per quelle di danno colposo sono previste contravvenzioni specifiche a patto che non determinino un pericolo per la salute. Infine, le condotte dolose sono punite come delitti, con l’ulteriore divisione fra quelle caratterizzate dalla presenza di un elemento concreto come la nocività del prodotto e quelle nelle quali si manifesta un pericolo per la salute pubblica.<br>Nel caso di frodi, invece, sono aumentate le sanzioni, soprattutto relativamente alle contraffazioni degli alimenti a denominazione protetta e fino al limite superiore individuato per l’attività organizzata per il commercio illecito di alimenti. A queste azioni repressive e punitive ne seguono altre accessorie che incidono direttamente sull’attività dell’impresa responsabile di tali comportamenti e sulle modalità proprie di condurla.<br>Tra le pene maggiori che il disegno di legge prevede si ricorda: l’interdizione a ricoprire uffici direttivi delle imprese; diversi divieti di accesso ad autorizzazioni, contributi pubblici, contratti con la Pubblica amministrazione; la revoca di alcune autorizzazioni fino alla chiusura dell’attività.<br>Insomma, un disegno di legge importante che tutela la salute pubblica e la qualità del sistema di produzione italiano, espellendo – almeno questo è l’obiettivo – criminali di varia natura e mafiosi da una delle filiere produttive più redditizie e rappresentative d’Italia.</p>
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		<title>Venezuela. Nella morsa del veleno</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jul 2019 07:19:50 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="575" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/contenuto-caja-clap-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12843" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/contenuto-caja-clap-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/contenuto-caja-clap-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/contenuto-caja-clap-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/contenuto-caja-clap.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1100w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p> Giorni fa hanno chiamato la mia attenzione un paio di tweets postati da Susana Raffalli, nutrizionista, specialista in sicurezza alimentare, attivista per i diritti umani e consulente della Caritas e della Croce Rossa in Venezuela.  In questi tweet, la Raffalli denunciava che i prodotti alimentari distribuiti attraverso i comitati locali di fornitura e produzione, conosciuti come CLAP (Comités Locales de Abastecimiento y Producción) sono adulterati e di bassa qualità. Questa era una informazione che già si conosceva da un paio di anni, ma adesso stanno venendo tutti i nodi al pettine in modo chiaro e si cominciano a prendere provvedimenti anche a livello internazionale. Ma… cominciamo dall’inizio.  </p>



<p> I CLAP sono nati nel 2016 dalla mano di Nicolás Maduro. Nel bel mezzo della crisi economica, politica e sociale, il regime istallò nelle popolazioni e nelle regioni più povere del paese i comitati CLAP, che sono un sistema de distribuzione di alimenti della dieta basica a prezzi sussidiati. In poche parole, distribuzione di scatole con dentro prodotti come: latte, riso, farina, pasta, zucchero, tonno, cereali, legumi, ecc. Progetto teoricamente molto valido ma nella pratica, nelle mani di un regime corrotto e narcotrafficante, evidentemente non riuscito. Inutile dire che chi usufruisce di questi prodotti sono le persone senza risorse economiche per comprare i prodotti nei comuni supermercati, persone meno istruite, quelle più povere e che si possono manipolare molto facilmente. Nonostante ciò, molti mesi fa tante persone avevano iniziato a raccontare che i prodotti non erano buoni, alcuni avevano cattivi odori, altri erano scaduti e altri addirittura marci. Attraverso i Social Network abbiamo iniziato a trovare immagini di questi alimenti, abbiamo sentito commenti e abbiamo letto molte denunce, ma come si sa, in un regime come questo la denuncia e il diritto del cittadino vale meno di 0.   </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="225" height="225" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/caricatura-clap-di-Rayma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12844" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/caricatura-clap-di-Rayma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/caricatura-clap-di-Rayma-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/caricatura-clap-di-Rayma-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></figure></div>



<p> Cos’è cambiato adesso? Che le denunce sono state fatte da organismi come l’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Universidad Central de Venezuela, la piattaforma di inchiesta giornalistica Armando.info, la Procura Generale della Repubblica di Messico e l’Associazione Federale di protezione del Consumatore, anche del Messico. Dopo ricerche, analisi e investigazioni è venuto fuori che il latte in polvere distribuito nella scatola CLAP è una frode. Venezuela aveva un latte molto buono, ma adesso viene dal Messico. Le linee guida dell’Istituto Nazionale di Nutrizione (INN) dicono che il latte dovrebbe contenere 26 gr. di proteine, 38 gr. di carboidrati e 949 mg. di calcio per una porzione di 100 gr. di prodotto. L’Istituto di Scienza e Tecnologia ha analizzato 14 marche di latte messicano distribuito nelle scatole tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 e tale analisi ha dimostrato, attraverso un campione, che il latte contiene soltanto 8,79 gr. di proteine, 80 gr. di carboidrati e 70 mg. di calcio e che il contenuto di sodio duplica lo standard dell’INN, è per questa ragione che le persone continuavano a dire che questo latte era cattivo di sapore, salato e addirittura che faceva male allo stomaco. Quindi, queste legende metropolitane apparse in Internet sono diventate reali. Le analisi confermano quanto detto dalla popolazione. Adesso possiamo capire come un altissimo numero di bambini nella prima e seconda infanzia negli ultimi due anni sono arrivati ai controlli pediatrici in uno stato di denutrizione, mancanza di calcio e debolezza inspiegabile, visto che le loro madri davano il latte messicano ai figli, ma erano inconsapevoli che stavano dandogli un latte adulterato.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="258" height="195" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/consegna-clap.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12845"/></figure></div>



<p>
Un
altro prodotto nell’occhio del ciclone è la scatoletta di tonno.
Questa volta è stata la Procura Federale del Consumatore di Messico
(Profeco) a fare uno studio analizzando il contenuto di 27 marche
messicane di tonno, 14 di queste evidenziarono una quantità
esagerata di soia al suo interno, fino al 60%, questo vuol dire che
la soia praticamente sostituiva il pesce, teoricamente vuol dire che
non fa male, ma il consumatore non sta mangiando le proteine che
pensa di mangiare. La soia è una proteina vegetale che il corpo
assorbe in modo più lento e contiene carboidrati, invece il tonno
non ne ha, anche se il giornale venezuelano <em>Diario
2001</em>, a maggio del 2017
pubblicava in prima pagina il seguente titolo: “Tonno avariato
causa la morte di due piccoli bambini”. Non solo sui giornali, la
popolazione ha anche postato sui social network, come per il latte,
immagini e commenti riguardo il sapore, la consistenza e l’aspetto
del tonno. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="800" height="533" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/tonno-clap.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12846" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/tonno-clap.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/tonno-clap-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/tonno-clap-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>
Questi
prodotti, insieme a tanti altri, sono arrivati alle case dei
venezuelani dal 2016 in poi. Cifre ufficiali indicano che tra il 2016
e il 2018 sono state consegnate 231 milioni di scatole CLAP con
prodotti di bassissima qualità e addirittura andati a male o
scaduti. Ci si può immaginare il danno fatto a questa popolazione
già stremata dalla fame e dalle malattie? E possiamo anche credere
che non solo il latte e il tonno sono adulterati, ma anche altri
prodotti del paniere messi dentro della scatola CLAP. 
</p>



<p>
L’anno
scorso, le autorità messicane hanno scoperto una enorme rete
fraudolenta tra gli intermediari del regime e le aziende messicane
dove si commercializzano prodotti di bassissima qualità con un
sovraprezzo di più del 100%. Sembra che il Messico sia un paese che
ha la consuetudine di produrre alimenti adulterati. 
</p>



<p>
Come
funzionava questa rete? Gli intermediari venezuelani andavano in
Messico per chiedere alle aziende i prodotti più economici senza
badare alla qualità. Per il latte avevano trovato l’escamotage di
diminuire di tre volte tanto la proteina e per il tonno che avrebbero
messo più quantità di soia che di pesce. Al governo venezuelano
interessava soltanto risparmiare tra 2 e 4 $ per confezione. È stato
già dimostrato che le aziende messicane hanno dichiarato nelle
etichette di questi prodotti informazione falsa. 
</p>



<p>
Un
imprenditore messicano ha dichiarato: “In Messico sono state fatte
fino a 2.000 scatole al giorno. Se si risparmiavano 2 $ per scatola,
il risultato era un complessivo di 4.000 $ al giorno, se invece il
risparmio era di 4 $, si raddoppiava il risultato complessivo”.
Quindi, il risultato di tutto questo affare sporco era pagare poco,
ottenere poca qualità, arricchire gli intermediari e ingannare il
popolo. 
</p>



<p>
Tutto
questo è diabolico, la mente di queste persone definitivamente è
diabolica. Anche se sono a conoscenza della crisi umanitaria che c’è
nel paese da diversi anni, anche se già nel 2016 si conoscevano gli
alti indici di denutrizione, di mancanza di alimenti, di povertà,
del bassissimo potere di acquisto, questo marciume di gente formato
dal regime di Maduro creò a sangue freddo la rete di intermediari e
aziende in tutto il mondo (Panama, Messico, Cina, Ecuador, Spagna,
Hong Kong, Emirati Arabi…) per fare prodotti di bassa qualità che
sarebbero stati dati alle popolazioni più povere del paese e che
avevano la speranza messa su questi prodotti promessi dal regime per
poter sopravvivere. 
</p>



<p>
La
professionista della salute e sostenitrice dei cibi crudi Anne
Wigmore diceva: “Il cibo che mangi può essere o la più sana e
potente forma di medicina o la più lenta forma di veleno”. Mi pare
che questa affermazione sia molto azzeccata nel caso dei criminali
del regime venezuelano. 
</p>



<p></p>
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		<title>Venezuela. Sì, all&#8217;aiuto umanitario</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 17:29:46 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Medicos-del-tachira-480x357.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12106" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Medicos-del-tachira-480x357.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="480" height="357" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Medicos-del-tachira-480x357.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Medicos-del-tachira-480x357-300x223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a></p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p>Il 23 febbraio è un giorno importante per il popolo venezuelano. E’ previsto che sabato prossimo abbia inizio l’entrata, attraverso il confine con la Colombia, di più di 250 tonnellate di alimenti, prodotti per l’igiene personale e integratori alimentari. Stati Uniti, Colombia, Brasile e Olanda sono i paesi che per ora hanno risposto con azioni pratiche, all’appello del Presidente incaricato Juan Guaidó. Un appello disperato ma senz’altro necessario quello di Guaidó per iniziare ad aiutare in modo deciso e concreto il popolo. In tante occasioni abbiamo parlato della grave crisi che attraversa la popolazione, senza alimenti e senza medicine di nessun genere, le stime in questo momento è che all’incirca 300.000 persone siano in serio pericolo di morte per denutrizione e malattie varie e la carenza di medicine sia arrivata al 90% in tutto il paese. Quindi una delle priorità di questo governo di transizione è quello dell’apertura del canale umanitario. Gli Stati Uniti hanno già inviato i generi di prima necessità che sono arrivati alla città colombiana di Cúcuta, nel confine con il Venezuela, così come sono già arrivate le 2,5 tonnellate provenienti da Puerto Rico. Il governo brasiliano ha messo a disposizione un altro punto di raccolta nel confine tra i due paesi e Olanda ha messo a disposizione un terzo punto per la raccolta di prodotti nell’isola di Curaçao, ubicata nel mare dei Caraibi. Venerdì scorso è apparsa la notizia che il Cile collaborerà con 7 tonnellate di beni di prima necessità. In questo momento, rappresentanti dell’Assemblea Nazionale e diverse associazioni e ONG che operano in Venezuela sono a Cúcuta per catalogare i prodotti e sistemarli e le forze armate colombiane stanno controllando la situazione.</p>
<p>Si è anche creata una rete di cittadini volontari chiamata “Voluntarios x Venezuela” con lo scopo di unire sforzi per appoggiare la Coalizione Aiuto e Libertà Venezuela, formata da un insieme di paesi e ONG nazionali e internazionali per assistere l’emergenza umanitaria nel paese e per essere pronti per sabato prossimo, 23 febbraio, ed aiutare nell’entrata degli alimenti e medicine.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12107" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="680" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a></p>
<p>E’ sorprendente e anche schifosa la risposta che ha dato il governo dell’usurpatore Nicolás Maduro che nonostante tutto ancora nega che nel paese ci sia una crisi umanitaria. Quasi in contemporanea con l’arrivo del contingente umanitario, l’usurpatore ha dato ordine di bloccare con containers tutte le corsie del Ponte Internazionale “Las Tienditas”, che collega la città di Cúcuta con la provincia venezuelana di Ureña, per impedire il passaggio dei prodotti, anche le stremate forze armate venezuelane, in questo momento, stanno eseguendo ordini e vietano il passaggio di volontari che vivono nella Provincia di Ureña. Quello che forse non era previsto dall’usurpatore è il fatto che la richiesta di aiuto umanitario è stata fatta seguendo i protocolli di emergenza previsti dalla Convenzione di Ginevra, per cui, se lui intralcia l’entrata, allora subentrano grossi problemi a livello di diritto internazionale perché non si può vietare l’entrata di alimenti e medicine a popolazioni a rischio.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12108" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="598" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario-300x175.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario-768x449.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Parlando di aiuto umanitario, nelle settimane scorse, Maduro ha mandato a Cuba una nave con 100 tonnellate di materiale di costruzione e macchinari vari per mitigare i danni che il tornado dello scorso gennaio ha fatto nella capitale cubana. Ci dispiace enormemente per i cubani che continuano a soffrire da tanti anni, ma c’è da dire che un gesto simile l’usurpatore non l’ha mai fatto per il suo popolo, certo, lo fa per la vicina Cuba, che come sappiamo, gestisce completamente gli alti poteri del Venezuela, introdotta da anni come una piovra nelle più importanti istituzioni statali, militari e legislative del Venezuela.</p>
<p>Dall’altro canto, la ex vicepresidente Delsy Rodriguez ha dichiarato in TV che questo aiuto è contaminato ed avvelenato e che gli Stati Uniti stanno complottando per contaminare il popolo venezuelano attraverso cibo cancerogeno.</p>
<p>Tutte e tre le risposte sembrano uscite da un film delirante di serie c, questo gruppetto di persone che rappresenta l’entourage dell’usurpatore e completamente impazzito, dalle sue azioni e dichiarazioni non sa né cosa dire né come agire per tenere in piedi questa farsa che ormai, dopo 20 anni, non si sostiene più.</p>
<p>Quindi, abbiamo due appuntamenti importanti da seguire questa settimana:</p>
<p>Venerdì 22 febbraio: “Venezuela Aid Live” Grande concerto con cantanti internazionali per raccogliere fondi, tutto orchestrato dal magnate e filantropo della Virgin, Richard Branson. Per maggiore informazione: <a href="https://venezuelaaidlive.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://venezuelaaidlive.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sabato 23 febbraio: entrata della prima parte del contingente umanitario mandato dagli Stati Uniti.</p>
<p>Ci aggiorniamo presto con delle buone notizie!</p>
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		<title>Rapporto Agromafie: c&#8217;è ancora molto da fare per contrastarle</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2019 09:29:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro. Una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. È quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/17/rapporto-agromafie-ce-ancora-molto-da-fare-per-contrastarle/">Rapporto Agromafie: c&#8217;è ancora molto da fare per contrastarle</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro. Una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. È quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare.</p>
<p style="margin: 0px 0px 15px; padding: 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #444444; text-transform: none; line-height: 1.6; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', serif; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: 400; word-spacing: 0px; vertical-align: baseline; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; font-stretch: inherit; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-35246 alignleft" src="http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 606w" alt="" width="300" height="168" />Si legge nel Rapporto di una “rete criminale che si incrocia perfettamente con la filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza tanto che ormai si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0. ”</p>
<p>I nuovi criminali in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato figli, nipoti agli studi in prestigiose università italiane e internazionali.</p>
<p>Oggi, quindi, si tratta di persone colte, preparate, plurilingue, con importanti e quotidiane relazioni internazionali al servizio del business mafioso.</p>
<p>Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi, che per l’ortofrutta arrivano a triplicare dal campo alla tavola, i pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all’estero e i rischi per la salute con 399 allarmi alimentari, più di uno al giorno nel 2018 in Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del Sistema di allerta rapido dell’Unione europea. Senza trascurare le conseguenze sull’ambiente con le discariche abusive.</p>
<p>Nel 2018 si è confermata anche l’impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali.</p>
<p>A tutto questo – si legge  nel Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare – &#8220;si aggiungono racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i forai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio: quasi un “miracolo all’italiana” affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing.&#8221;</p>
<p>Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes e Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie”: “Siamo ormai di fronte ad organizzazioni che esprimono una “governance multilivello” o più “governance multilivello” sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi.</p>
<p>&#8220;Il comparto agroalimentare si presta ai condizionamenti e alle penetrazioni: poter esercitare il controllo di uno o più grandi buyer significa poter condizionare la stessa produzione e di conseguenza il prezzo di raccolta, così come avere in proprietà catene di esercizi commerciali o di supermercati consente di determinare il successo di un prodotto rispetto ad altri&#8221;. Fara e Caselli aggiungono: &#8220;Si può ormai ragionevolmente parlare di mafia 3.0. La &#8220;struttura intelligente&#8221; si pone al servizio trasversale delle diverse organizzazioni, accogliendone le disponibilità finanziarie per valorizzarle e accrescerle attraverso modalità dall’apparenza lecita&#8221;.</p>
<p>“Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare.</p>
<p>L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite – conclude Prandini – con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti (www.coldiretti.it)”.?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Il presidente di EURISPES  Fara: &#8220;La prima necessità è quella di aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare. Quella vigente è obsoleta e controproducente. Invece di svolgere una funzione deterrente, spinge a delinquere, essendo a tutto favore dei benefici (ingenti guadagni) il raffronto con i rischi (sanzioni per irregolarità)&#8221;.</p>
<p>Molte le  informazioni sull’argomento e ciò dimostra che i nostri cibi sono i più sicuri del mondo perché sempre controllati da autorità diverse ed indipendenti. In Italia l&#8217;Agenzia delle Dogane ispeziona scrupolosamente i prodotti alimentari di origine straniera e dai controlli emerge molto spesso mancanza di garanzie e chiarezza.</p>
<p>L’intensità dell’associazionismo criminale è elevata nel Mezzogiorno, ma emerge con chiarezza come nel Centro dell’Italia il grado di penetrazione sia forte e stabile e particolarmente elevata in Abruzzo ed in Umbria, in alcune zone delle Marche, nel Grossetano e nel Lazio, in particolar modo a Latina e Frosinone.</p>
<p>Anche al Nord il fenomeno presenta un grado di penetrazione importante in Piemonte, nell’Alto lombardo, nella provincia di Venezia e nelle province romagnole lungo la Via Emilia. E’ quanto emerge dell’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) elaborato dall’Eurispes nell’ambito del quarto Rapporto Agromafie con Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare che si fonda su 29 indicatori specifici e rappresenta la diffusione e l’intensità, in una data provincia, del fenomeno.</p>
<p>Il grado di controllo e penetrazione territoriale della Sacra Corona Unita in Puglia, invece, pur mantenendosi significativamente elevato, risulta inferiore che altrove così come in Sardegna, regione dove all’elevata intensità dell’associazionismo criminale non corrisponde di pari grado l’egemonia di un’unica organizzazione. In Sicilia l’unica provincia non caratterizzata da un Indice IOC alto è stata Messina, mentre sul restante territorio i valori sono significativamente elevati, in particolar modo nelle zone meridionali ed orientali dell’Isola. Anche la Calabria risulta profondamente soggetto all’associazionismo criminale, a partire da Reggio Calabria (99,4) fino alle restanti province (Vibo Valentia: 65,3; Crotone: 58,4; Catanzaro: 55,3; Cosenza: 47,3). Il grado di diffusione criminale in Campania è elevato sia nel capoluogo (Napoli: 78,9) che a Caserta (68,4) e Salerno (44,3), ma è inferiore nell’entroterra.</p>
<p>Si denota una forte presenza di tipo associazionistico anche sul versante adriatico (Pescara: 71,4; Foggia: 67,4; Brindisi: 51,6), nel basso Lazio (Frosinone: 49,3; Latina: 43,3) e in Sardegna (Nuoro: 46,3; Sassari: 45,9).</p>
<p style="margin: 0px 0px 15px; padding: 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #444444; text-transform: none; line-height: 1.6; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', serif; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: 400; word-spacing: 0px; vertical-align: baseline; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; font-stretch: inherit; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">
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<div class="a2a_kit a2a_kit_size_25 addtoany_list" data-a2a-title="Rapporto 2019 agromafie a cura di Eurispes, Coldiretti e Osservatorio criminalità in agricoltura e sistema agroalimentare" data-a2a-url="http://www.newtuscia.it/2019/02/16/rapporto-2019-agromafie-cura-eurispes-coldiretti-oservatorio-criminalita-agricoltura-sistema-agroalimentare/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></div>
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		<title>&#8220;Stay human, Africa!&#8221;: Jogò, un buon esempio per tutti</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2016 05:50:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-405.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6373" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6373" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-405.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (405)" width="686" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-405.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 686w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-405-300x223.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /></a></b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Jogò, dolci sorprese. Così si intitola l’articolo di Raffaele Masto (giornalista della rivista Africa) sulla nuova e rinnovatissima fabbrica di lavorazione della frutta, nata in Mozambico.</p>
<p align="JUSTIFY">Una fabbrica che lavora frutta esotica, manghi e banane nello specifico, e che consente ai mozambicani di lavorare sul luogo di raccolta ciò che la loro ricca terre produce, prima di procedere all’eventuale esportazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa notizia è di particolare importanza, non solo per il Mozambico ma per tutte le industrie di trasformazione africane. Come sappiamo, infatti, la maggior parte degli stati africani è ricchissimo di materie prime; nel caso del Mozambico la ricchezza è riscontrabile in fonti minerali, tra cui carbone, sale e diamanti e nella produzione di frutta esotica.</p>
<p align="JUSTIFY">Uno dei motivi che sta alla base della povertà di alcuni stati africani è, appunto, riscontrabile nell’immediata esportazione di ciò che viene raccolto, togliendo così posti di lavoro e frenando la redistribuzione del reddito. Purtroppo ad oggi la situazione è proprio questa, la maggior parte degli insediamenti cinesi o occidentali che troviamo in Africa non ha al suo interno un reparto di trasformazione iniziale; le persone del luogo vengono impiegate esclusivamente per la raccolta di frutta e l’estrapolazione di materie prime, con salari alquanto criticabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Non si prevede, quindi, in quasi la totalità dei casi, una prima lavorazione sul posto.  <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-407-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6386" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6386" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-407-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (407)" width="318" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-407-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 318w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-407-1-187x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 187w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Jogò è l’eccezione, Jogò è una delle prime speranze; qui la frutta viene inizialmente pesata e pagata per poi iniziare il suo processo di lavorazione.</p>
<p align="JUSTIFY">I primi addetti hanno il compito di verificare la salubrità del prodotto per poi procedere con lavaggio e taglio. Infine la frutta viene introdotta in un’apposita macchina termoventilata per essere sottoposta nelle 14 ore successive, al processo di essiccazione. Si conclude quindi con il confezionamento sottovuoto e l’esportazione.</p>
<p align="JUSTIFY">“Jogò”, scrive Masto, “è il prodotto dell’intervento di quattro ong bresciane (Medicus Mundi, Servizio Volontariato Internazionale, Servizio di collaborazione e Assistenza Piamartino). Bruno Comini, 38 anni, che è il coordinatore dei progetti nella regione di Inhambane, è convinto che Jogò sia strategica per lo sviluppo della Regione”.</p>
<p align="JUSTIFY">Creare economia lavorando le numerose materie prime è un importante esempio che Jogò sta dando a tutte le imprese africane. Combattere lo sfruttamento dei lavoratori e imporre una lavorazione iniziale delle materie prime potrebbe essere il punto di svolta per molte realtà africane.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-406.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6374" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6374" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-406.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (406)" width="472" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-406.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-406-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></a></p>
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		<title>E&#8217; ripartito il FREEDOM BUS</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2016 04:34:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/freedombus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5614" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5614" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/freedombus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="freedombus" width="800" height="200" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/freedombus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/freedombus-300x75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/freedombus-768x192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">di Monica Macchi</p>
<p align="JUSTIFY">Dal 21 marzo al 1° aprile si è svolto il progetto Freedom Bus: un&#8217;iniziativa del Freedom Theatre che viaggia nei campi profughi di Jenin, di Aida, di Dheisheh, nel villaggio di Nabi Saleh e nella zona a sud di Hebron. Lo scopo, attraverso quella che Juliano Mer-Khamis chiamava “Intifada culturale”, è quello di sfruttare la forza della creatività e dell&#8217;espressione artistica per testimoniare, sensibilizzare e costruire rapporti in tutta la Palestina occupata rafforzando nel contempo la solidarietà internazionale (saranno presenti ad esempio Jonatan Stanczak del BDS Svezia e Sudhanva Desphande regista indiano di teatro di strada). Il programma prevede la costruzione di parchi giochi e la riparazione di scuole danneggiate, la creazione di murales e di nuovi orti con verdure per l’autosufficienza alimentare ed anche di ulivi per rimpiazzare quelli incendiati dai coloni. Ma sono previste anche discussioni politiche e tavole rotonde con Omar Barghouti che parlerà del boicottaggio culturale, Alaa Hlehel sul tema del postcolonialismo e lo storico Ilan Pappe sul ruolo della cultura nel contesto dell’occupazione. E ovviamente non possono mancare gli spettacoli teatrali! Dal Freedom Theatre con la piece “L&#8217;assedio” al Hakawati con “Mezza bustina di proiettili” allo Yes Theatre con “Handala” fino allo spettacolo di Mo&#8217;min Switat “65 secondi da Gaza” per ribadire che Cisgiordania e Gaza non sono territori a sé stante ma costituiscono insieme la Palestina.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/juliano.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5615" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5615" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/juliano-1024x309.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="juliano" width="720" height="217" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/juliano-1024x309.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/juliano-300x90.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/juliano-768x232.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/juliano.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1045w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/">E&#8217; ripartito il FREEDOM BUS</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>“Cibo halal: un confine che non divide&#8221; Atti della conferenza del 23 ottobre 2015</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 05:26:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pensando di farvi cosa gradita, ecco per voi gli atti, in forma sintetica, del Conferenza del 23 Ottobre scorso nell’ambito di Expo 2015 e dell’Anno europeo per lo sviluppo, promossa da Link 2007, Assaif&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-243.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5511" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5511" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-243.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (243)" width="900" height="308" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-243.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-243-300x103.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-243-768x263.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><br />
Pensando di farvi cosa gradita, ecco per voi gli atti, in forma sintetica, del Conferenza del 23 Ottobre scorso nell’ambito di Expo 2015 e dell’Anno europeo per lo sviluppo, promossa da Link 2007, Assaif e la Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.</p>
<p>La Conferenza “<strong>Cibo halal: un confine che non divide &#8211;  Cultura, dialogo, inclusione, cooperazione, business</strong>” è stata una prima occasione di dialogo e conoscenza su un tema ancora sottovalutato, date le opportunità che esso può invece offrire sia in ambito di integrazione sociale e di sostenibilità, sia in ambito economico per le aziende alimentari italiane ed europee.</p>
<p>Buona lettura, a nome dei promotori e organizzatori della Conferenza,</p>
<p><a href="http://customer467.musvc3.net/e/t?q=8%3dKdA%26G%3dIc%26r%3dcLa%26s%3daJh6ZH%26S%3dlOAN_vvjx_76_9yWu_ID_vvjx_6ADU1.GzLoWQhA.J9E_vvjx_6ArQw0AQ_vvjx_6AwGp00_PUxg_ZjfsQxMrAxh66r9eLj09CrUrkm76peGrJMyR.NhA%26u%3dKyNCA7.IvR&utm_source=rss&utm_medium=rss">Abstract ITA &#8211; Conferenza Cibo Halal</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8220;Halal food: a border that does not divide&#8221; Conference proceedings &#8211; October 23<sup>rd</sup>, 2015</strong></p>
<p>We are pleased to send you the synthetic version of the proceedings of the Conference “Halal food: a border that does not divide”, that took place on October 23rd 2015, promoted by Link2007, Assaif and the Directorate General for Development Cooperation, Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, in the framework of Expo 2015 and the European Year for Development.</p>
<p>The Conference “<strong>Halal food: a border that does not divide. Culture, Dialogue, Inclusion, Cooperation, Business</strong>” has been a first opportunity of dialogue and deeper understanding on a topic yet underestimated, seen its potentialities in social integration, better food quality, sustainability and economic impact – both for Italian and European food companies.</p>
<p>We hope you’ll enjoy the reading.</p>
<p><a href="http://customer467.musvc3.net/e/t?q=4%3dBXD%26C%3d0W%26u%3dYCU%26v%3dWAb9V9%26M%3doK2H_yrar_02_zsZq_08_yrar_975O4.CqFrSHbD.Fz9_yrar_97iKz62K_yrar_97nAs61_JXtX_TmbjK1Ii51ii2i3hDhgwGkdwFm6z7u4mgUh.x6m%265%3duMzMkU.u62&utm_source=rss&utm_medium=rss">Abstract ENG &#8211; Halal Food Conference</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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