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	<title>alloggio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Rom e violazione dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 09:29:32 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1-1024x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18121" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1-1024x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1-300x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1-768x384.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Due comunicati importanti da Associazione 21 luglio</p>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Nella giornata del 25 luglio, si è assistito all’<strong>abbattimento di 5 abitazioni collocate all’interno del Parco della Magliana e abitate da 14 persone, tra cui 6 bambini</strong> che, senza poter neanche mettere in sicurezza i loro beni, sono stati costretti ad allontanarsi dall’area. Altre abitazioni sono in procinto di essere abbattute nei prossimi giorni.<strong> L’intervento è collocato all’interno del progetto, finanziato con due milioni di euro dal fondo giubilare, denominato “Manutenzione e rifunzionalizzazione del sistema di paratoie in zona Magliana – Marconi”</strong> e che vede come soggetto attuatore la Regione Lazio. L’area oggetto del progetto è abitata dal 2018 da una decina di famiglie (39 persone tra cui 19 minori), pienamente inserite nel tessuto sociale e sostenute in un percorso di inclusione dalla Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e dal Nuovo Comitato di Quartiere Magliana.<br>Già lo scorso 19 maggio l’assessore all’Ambiente del Municipio XI, Daniela Gentili, in un’intervista dai toni trionfalistici, aveva preannunciato la prossima bonifica dell’area da cose e persone. Ieri, lo sgombero parziale dell’insediamento con l’abbattimento delle prime 5 abitazioni tramite ruspe.<br>Per Associazione 21 luglio – che da tempo segue la comunità al fine di scongiurare lo sgombero -, la Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e il Nuovo Comitato di Quartiere Magliana siamo di fronte a una <strong>grave violazione dei diritti umani</strong>. Nello sgombero di ieri, infatti, non sono state riscontrate le garanzie procedurali previste dal <strong>Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali</strong>. L’azione, così come raccomandato dall’organismo internazionale, non è stata accompagnata da alcuna <strong>consultazione </strong>con gli interessati e dalla valutazione di <strong>adeguate alternative</strong> <strong>allo sgombero</strong>; non si è proceduto a un <strong>preavviso congruo e ragionevole alle persone coinvolte</strong>; non si è tenuto conto delle particolari condizioni atmosferiche. A causa dello sgombero, infine, le famiglie sono state rese ancora più vulnerabili.<br>Ad aggravare l’azione di forza, inoltre, il fatto che l’azione delle ruspe sia stata finanziata con i fondi del Giubileo della Speranza, il cui senso lo aveva illustrato Papa Francesco nella bolla di indizione del 9 maggio 2024 nel ricordare come spesso «incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa. Spesso non hanno un’abitazione, né il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l’esclusione e l’indifferenza di tanti. È scandaloso […]. Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli».<br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong>: «La Regione Lazio, soggetto attuatore dell’intervento, ha il dovere di arrestare immediatamente questa <strong>azione di forza disumana, lesiva della dignità umana, profondamente ipocrita</strong>. Chiediamo l’arresto delle ruspe e il reperimento immediato di soluzione abitative per le cinque famiglie rimaste senza casa e che ora sono costrette a vagare prive di mezzi. Avvieremo nelle prossime ore procedure straordinarie, senza escludere di rivolgerci a corti internazionali, per denunciare l’accaduto e porre fine a ulteriori azioni che possano mettere a repentaglio l’incolumità delle famiglie rimaste, tra cui segnaliamo la presenza di neonati, persone con patologie anche gravi, donne in stato di gravidanza. Ricordiamo infine ai rappresentanti del Municipio XI – conclude Stasolla – che le azioni di “bonifica” riguardano la rimozione di “scarti materiali” e che, applicarlo alle persone – soprattutto quando prive di risorse &#8211; equivale a etichettarli come “scarti umani”. Tale esercizio semantico è da condannare perché pericoloso per le sue conseguenze che genera».<br>Associazione 21 luglio, la Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e il Nuovo Comitato di Quartiere Magliana continueranno a restare a fianco delle famiglie ancora presenti nell’area, vigileranno qualora ulteriormente vittime di violazioni dei diritti umani, sosterranno ogni azione promossa dalle istituzioni indirizzata ad offrire per loro soluzioni alternative dignitose.<br><br> <img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ2vZ1zzJTRw0Qyk9XReZes-m9ICp33sMUFjjiFmROafTkA3Vq66uBqsZvhG2qmcUGIw_oE9EzXvMvY9DbHRLKDvAQFkajbCNYDPD8Xd2tPWdCnB5VVSVab1G5uQiteL_l2xlt7H6KB4Wl8X1YKv8tA3Q=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/aKZ4LXcWXSGr.jpg?u=7xwQLFBtniwQn8DbJi7KbfXe4tumLNk&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZv9gMA50boAi87J5atadRJyWh1-AdhdwkzVh13hSEPHKjkOGuY117EPvdlbIJZ0FDtJlmKJWQ3zbBBf3Pj4_K1WqmmFqn9jzHbw6xicF1-PDwibF1XkEW866ALIEE3F5bxh3cmRwVQ7-Cj35hnDGYsUQ=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/eZPYXiejb1yW.jpg?u=7xwQLFBtniwQnF53SX4Vlp1juCekdy0&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ1HOppgk3OWUEXH-X_ApCM9q3VvKu_tf5hekO9se9xCx4lqtKOkZtSy-LkLRHT8OsV9Rr1De_2J9I2iNeE790b856OX1dK5XJhygB5tH1lTSFRf5gZaWaIYLOcDcEu6g_kMXVvJm7fTkW3JfvA61IT0w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/jbnPUQzBlHYE.jpg?u=7xwQLFBtniwQnLwVbM1gvyVpjVOiwYG&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ25LQoG8zagGsuN4_fXz50sgIRgDsynAhTpXjYSK1C9locIuKTpn0KzAVNKHDQJzKrL4jVS2-0MLQiAH-AdX5eVCnpN6zpa-j1SDqyfSof9DmQZQhtLSRaL9MGxz6cpBdSMGO4i7YdMDWv-AYt0-i35w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/5-UzYG-WGGCu.jpg?u=7xwQLFBtniwQnSnxkAys67zvYo8hF8W&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ4ZqJOx7nIz9wm8fuvd5PGEhiyKrVJxtTFfYFOoHuyV6mzn1yALQnbXYJZwmZbUfE77EWP9nK9wpcy9RhqnfGvdEXsQBVXhV5QVpIg5zWhsXY9H3bkFXiKEcrRR_AscsPSLLUwK51xQ4lhUMEv_MnzIA=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/PYwLPo9MV2qx.jpg?u=7xwQLFBtniwQnZfPszw3GHU1O6sfXim&utm_source=rss&utm_medium=rss"><a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBmnf4oGF17tKxNEkW/Wp3Vn6dRpyNT?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>­<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13EwU1zQOVDidhLXKm/BnyPb4lDkfUo?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>­<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeGEm9E7wLkhTPNFBI8VI/tq6YCTPukdF_?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th><strong>IL COMITATO EUROPEO ORDINA ALL&#8217;ITALIA DI ADOTTARE MISURE IMMEDIATE PER PROTEGGERE LE FAMIGLIE ROM SGOMBERATE&nbsp;</strong><strong>A GIUGLIANO, IN CAMPANIA</strong></th></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NaNA5XDIWCledd6Cl9fYy6Khfjxrg6SK6MiYRnZ06KWCkOwSRyATA2sfSw_7jw8ujpeqPaErVrUWe_EDe2jr-LAyrpWSH8RyKXN6qugV9ITFp3U17x_8GPNMKL7Q4Cggmk4WW_xmvpizy2w13HmGaDunR8=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/lBN4gS1hDXif.jpeg?u=7xwQLFBtniwQnF53SX4Vlp1juCekdy0&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="410"></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Bruxelles &#8211; Roma, Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e l’Associazione 21 luglio accolgono con favore la decisione del <strong>Comitato Europeo dei Diritti Sociali (ECSR)</strong> di dichiarare ammissibile il reclamo collettivo contro l&#8217;Italia (N. 244/2025 Centro Europeo per i Diritti Rom (ERRC) v. Italia). In particolare, il Comitato ha accolto la richiesta di misure immediate necessarie per proteggere le famiglie rom dal rischio di rimanere senza casa e dai conseguenti pericoli per la loro salute a Giugliano, in Campania, in provincia di Napoli. Il reclamo, presentato l&#8217;11 marzo 2025, sostiene che i ripetuti sgomberi forzati subiti dalle famiglie rom in Italia, il persistente fallimento nel fornire un’abitazione alternativa adeguata e la continua e sistemica discriminazione subita dalle comunità rom violano l&#8217;Articolo 31 (diritto all&#8217;abitazione) e l&#8217;Articolo E (non discriminazione) della Carta Sociale Europea Revisionata. Al governo italiano è stato chiesto di fornire alle 120 famiglie insediate in via Carrafiello, a Giugliano, in Campania, <strong>un&#8217;accoglienza temporanea immediata, sicura e adeguata, con accesso ai servizi essenziali come acqua, sanità, riscaldamento, smaltimento dei rifiuti ed elettricità</strong>.  &#8220;Questa decisione dà un messaggio chiaro: le famiglie rom in Italia non possono essere lasciate in condizioni che mettono in pericolo le loro vite e violano i loro diritti. La politica italiana di &#8216;superare il sistema dei campi&#8217; – campi, che bisogna ricordare, spesso sono stati creati illegalmente dalle autorità &#8211; non deve significare lo sgombero indiscriminato delle famiglie rom e la violazione dei loro diritti e del loro  benessere. Accogliamo con favore la rapida azione del Comitato e sollecitiamo le autorità italiane a implementare queste misure senza indugi&#8221; ha detto <strong>Đorđe Jovanović, presidente dell&#8217;ERRC</strong>.  <br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong>: &#8220;Adesso la palla passa alle autorità italiane, chiamate a dare una risposta reale e sostenibile alla drammatica condizione delle famiglie presenti nell’insediamento di via Carrafiello. Nelle prossime settimane presenteremo un dettagliato rapporto sulla condizione di queste comunità che potrà sicuramente rappresentare uno strumento prezioso per poter iniziare ad avviare sostenibili processi di inclusione abitativa”.  Il reclamo riguarda la situazione di circa <strong>550 individui rom</strong> che vivevano in un insediamento informale in via Carrafiello, a Giugliano in Campania, fino a quando un Tribunale ha ordinato il loro sgombero entro il 30 aprile 2025, senza che le autorità italiane avessero fornito adeguate garanzie o alloggi alternativi. Per evitare un ulteriore sgombero dalle loro abitazioni, la maggior parte delle famiglie si è trasferita, prima della scadenza, in un terreno vicino, dove le condizioni di vita sono ulteriormente peggiorate. I residenti, tra cui bambini e adulti con malattie croniche, vivono in tende e baracche senza accesso ad elettricità, servizi igienici, con limitato accesso all’acqua potabile, e sono esposti a seri rischi per la salute. Inoltre parte del terreno è situato nella “Terra dei Fuochi”, zona nota per essere contaminata da amianto, un materiale altamente pericoloso per la salute. Alcune famiglie hanno membri con diabete e malattie cardiovascolari, così come ci sono due bambini con tumori. Inoltre il trasferimento forzato ha costretto diversi bambini a interrompere la frequenza scolastica.  <br>Nel reclamo, l&#8217;ERRC, con il supporto dell’Associazione 21 luglio, ha fornito ulteriori informazioni sui precedenti sgomberi che queste famiglie rom hanno subito a Giugliano in Campania, così come sugli infruttuosi tentativi delle autorità comunali e prefettizie di fornire abitazioni alternative alle famiglie. Secondo le due organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, la situazione delle famiglie rom a Giugliano in Campania, una comunità residente sul territorio da oltre 40 anni, <strong>esemplifica il continuo fallimento delle autorità italiane nel garantire pari accesso ad un&#8217;abitazione adeguata per i rom, aggravando l&#8217;assenza di una dimora fissa e perpetuando sistematicamente discriminazione e segregazione</strong>.   <br>Misure immediate ordinate dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali  Il 2 luglio 2025 il Comitato ha stabilito che il reclamo presentato dall&#8217;ERRC (n. 244/2025) è ammissibile ai sensi della Carta Sociale Europea e ha ordinato al governo italiano di adottare misure urgenti per tutelare i diritti delle famiglie rom interessate. Il Comitato ha riscontrato che la situazione delle famiglie rom di Giugliano in Campania può causare danni gravi e irreparabili alla salute e alla dignità delle famiglie. È stato ordinato al governo italiano di fornire immediatamente un alloggio temporaneo sicuro e adeguato, con accesso a servizi essenziali come acqua, igiene, riscaldamento, smaltimento dei rifiuti e elettricità. L&#8217;Italia ha tempo fino al 15 settembre 2025 per presentare documenti scritti riguardo al merito del reclamo e per riferire in merito alle misure adottate per conformarsi a questa decisione. L&#8217;ERRC e l&#8217;Associazione 21 luglio continueranno a monitorare da vicino gli sviluppi e a lavorare a fianco della comunità rom di via Carrafiello per garantire che l&#8217;Italia rispetti la decisione del Comitato e compia i passi necessari verso soluzioni abitative durature e legali.   <br><br>Per ulteriori informazioni o per interviste contattare: <strong>Rosi Mangiacavallo</strong> Human Rights Monitor for Italy European Roma Rights Centre<br><a href="mailto:rosi.mangiacavallo@errc.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rosi.mangiacavallo@errc.org</a>+39 328 9420715 <br><br><strong>Carlo Stasolla</strong> Presidente Associazione 21 luglio ETS<a href="mailto:c.stasolla@21luglio.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">c.stasolla@21luglio.org</a>+39 320 0987154 </td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Diritti dell’infanzia: il diritto all’alloggio ignorato dall’Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 12:26:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del 20 novembre, Giornata internazionale dei diritti dell&#8217;infanzia (Massimo Pasquini da Diogeneonline.info) Il 20 novembre è la data scelta per commemorare l’adozione della Dichiarazione dei diritti del fanciullo nel 1959 da parte dell’Assemblea&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1>In occasione del 20 novembre, Giornata internazionale dei diritti dell&#8217;infanzia</h1>



<p>(<a href="https://diogeneonline.info/author/massimo-pasquini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Massimo Pasquini</a> da Diogeneonline.info)</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/2351360107_ff3ee2ea29_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/2351360107_ff3ee2ea29_b-696x522.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" title=""/></a><figcaption>&#8220;Children playing&#8221; by michelhrv is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.</figcaption></figure>



<p>Il 20 novembre è la data scelta per commemorare l’adozione della Dichiarazione dei diritti del fanciullo nel 1959 da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e, successivamente, della Convenzione di New York nel 1989.</p>



<p>In alcune città, per esempio il Comune di Roma, ha promosso iniziative nel fine settimana del 16 e 17 novembre.<br>Una data importante che dovrebbe segnare un avanzamento nell’attuazione ed esigibilità dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma non è così per tutti i diritti.</p>



<p>Mentre, per esempio, sulla scuola, sul diritto alla mensa e al cibo sano e sull’aumento dell’offerta di asili nido, anche se il Governo ha recentemente dimezzato l’obiettivo derivato dai programmi del Pnrr, si vedono passi avanti e c’è attenzione nelle giornate sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, su altri temi si glissa, sia da parte di enti locali sia di associazioni che pure fanno dei diritti dei minori la loro missione.</p>



<p>Un tema, in particolare, non mi risulta sia oggetto di iniziative o di azioni di sensibilizzazione nei confronti dei governi locali e del governo nazionale.<br>Mi riferisco al diritto all’alloggio.</p>



<p>Nelle giornate dedicate ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la questione del diritto all’alloggio letteralmente non esiste. Certo, alcuni parlano del sovraffollamento o della mancanza di allaccio ad alcuni servizi, quali acqua, gas, luce, ma anche in questi casi, che parlano di qualità dell’abitare, il tema del diritto all’accesso all’abitare resta sullo sfondo.</p>



<p>Eppure i dati sono chiari. Esiste una questione nazionale rilevante che viene dalla lettura dei dati Istat sulla povertà, dei comuni o del Ministero dell’interno, ma questi non sono oggetto né di confronto né, tanto meno, di proposte.</p>



<p>Alcuni dati ufficiali, anche recenti, che dovrebbero essere conosciuti, sarebbero di diritto dentro la Giornata che celebra i diritti dei minori.<br>Cito quelli più rilevanti.<br>L’Istat lo scorso 17 ottobre, circa un mese fa, comunicava che le famiglie in povertà assoluta erano aumentate di ben 48.000 unità nel 2023 rispetto al 2022.</p>



<p>Sempre Istat afferma che le famiglie con presenza di minori in povertà assoluta sono passate dal 27,1% al 31%, mentre tra quelle con minori in povertà assoluta ma proprietarie di immobili, sono passate dal 6,4% al 6,2%.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3689226709_e8736e3ed3_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3689226709_e8736e3ed3_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16489"/></a><figcaption>“child” by simaje is licensed under CC BY 2.0.</figcaption></figure>



<p>In totale, Istat afferma che sono 1,4 milioni i minori in condizione di povertà assoluta.<br>Altro dato interessante è quello relativo alle famiglie collocate nelle graduatorie. In mancanza di un Osservatorio casa, qui si deve andare di ipotesi.</p>



<p>In Italia, a seconda delle fonti, vi sarebbero tra le 320.000 e le 600.000 famiglie collocate nelle graduatorie per l’accesso a una casa popolare. Si tratta, è bene ricordarlo, di famiglie alle quali, per reddito, l’accesso al mercato è precluso e che possono solo sostenere un affitto a canone sociale.</p>



<p>Ipotizzando che almeno il 30% delle famiglie nelle graduatorie vedano la presenza di minori, stima probabilmente per difetto, possiamo dire che almeno tra i 96.000 e 180.000 minori con le loro famiglie attendono che il diritto all’alloggio venga loro garantito dall’edilizia residenziale pubblica. Esattamente l’offerta che manca in Italia e che non viene compresa nelle politiche abitative di Governo, Regioni e Comuni.</p>



<p>Infine, c’è la questione sfratti e minori, forse quella più dolorosa e vergognosa.<br>In Italia, mediamente ogni anno assistiamo a un numero di sentenze di sfratto tra le 30.000 e le 40.000. Così come si verificano esecuzioni di sfratto intorno alle 30.000. Nel 2023 abbiamo assistito a una riduzione, ma non a un’inversione di tendenza.</p>



<p>Prendendo solo in considerazione le esecuzioni di sfratto e considerando che in questo caso le famiglie con minori siano il 30%-50%, anche in questo caso, per difetto, avremmo che ogni anno tra i 10.000 e i 15.000 minori vengono sfrattati con forza pubblica senza avere mai non dico un alloggio alternativo, ma una qualche forma di assistenza adeguata.</p>



<p>Nei rari casi di intervento sociale da parte dei comuni, si offre un’assistenza a tempo determinato alla madre e al minore, ma non al padre, fatto vietato dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia.</p>



<p>I minori in questo caso non entrano solo nel vortice della precarietà abitativa, ma rischiano di abbandonare i percorsi scolastici e di subire ricadute sulla salute o psicologiche, basti pensare alle possibili conseguenze sui minori con disabilità.</p>



<p>Attenzione, stiamo parlando di violazioni sistematiche di diritti costituzionali e di diritti sanciti nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che l’Italia ha firmato e ratificato.</p>



<p>Perché questo tema non è nell’agenda politica nazionale e locale e non riesce a entrare tra le iniziative della Giornata del 20 novembre?<br>E perché l’Italia ratifica convenzioni internazionali o sancisce diritti costituzionali che poi non attua?</p>



<p>Perché di questi temi, se non ne parlasse Diogeneonline, non ne parlerebbe nessuno?</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3632612221_9d5ceb8390.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3632612221_9d5ceb8390.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16490"/></a><figcaption>“Young girl does daily chores” by World Bank Photo Collection is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.</figcaption></figure>
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		<title>Giornata Internazionale dei rom: presentato in Senato il report digitale “Il Paese dei campi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 07:50:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/rommm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/rommm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16271" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/rommm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/rommm-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/rommm-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong> Associazione 21 luglio: «Colmata finalmente una lacuna storica»</strong></p>



<p>Roma, 7 aprile 2022 &#8211; L’8 aprile viene celebrata in tutto il mondo la&nbsp;<strong>Giornata Internazionale dei diritti dei rom</strong>. Alla sua vigilia, in un evento promosso dalla Commissione per la promozione dei Diritti Umani del Senato,&nbsp;<strong>Associazione 21 luglio</strong>&nbsp;ha presentato il report digitale “Il Paese dei campi” (<a href="http://www.ilpaesedeicampi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ilpaesedeicampi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>). All’iniziativa sono intervenuti: il senatore&nbsp;<strong>Giorgio Fede</strong>;&nbsp;<strong>Triantafillos Loukarelis</strong>, direttore dell’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali;&nbsp;<strong>Benoni Ambarus</strong>, vescovo ausiliare di Roma.</p>



<p>Storica assenza di dati</p>



<p>Malgrado le politiche nazionali e locali promosse da decenni nei confronti delle comunità rom e sinte, il nostro Paese paga la&nbsp;<strong>cronica carenza di informazioni statistiche affidabili</strong>&nbsp;relative agli insediamenti monoetnici presenti sul territorio nazionale. Tale deficit è riconosciuto come il principale limite laddove, per implementare politiche sociali, risulta fondamentale cogliere in maniera puntuale le problematiche che interessano gli abitanti dei “campi”. Con cadenza periodica, si invocano “censimenti” arrivando a cogliere l’assenza di informazioni come occasione per&nbsp;<strong>amplificare</strong>&nbsp;i numeri invocando l’emergenza oppure per&nbsp;<strong>spingerli al ribasso</strong>&nbsp;al fine di enfatizzare, ad esempio, l’impatto positivo di politiche espulsive.</p>



<p>Per svariate ragioni risulta impossibile oggi definire quanti siano i rom e sinti in Italia. Al contrario è però possibile da oggi, grazie al lavoro presentato da Associazione 21 luglio, fotografare nitidamente la realtà di quanti – identificati dalla autorità come rom e sinti – risiedono in insediamenti monoetnici appositamente realizzati per loro.</p>



<p>La genesi degli insediamenti per soli rom</p>



<p>In Italia a partire dagli anni&nbsp;<strong>Settanta</strong>&nbsp;– quando già nelle periferie delle città del Nord si registravano piccoli accampamenti di comunità sinte e nel Sud, in prossimità delle fiumare, insediamenti di rom italiani di antico insediamento – si osservò il primo flusso di rom provenienti dall’ex Jugoslavia. Si stima che&nbsp;<strong>dagli anni</strong>&nbsp;<strong>Settanta</strong>&nbsp;in poi furono almeno 45.000.</p>



<p>Dal&nbsp;<strong>1985</strong>&nbsp;diverse Regioni italiane, al fine di governare il fenomeno, promossero azioni legislative finanziando la costruzione di “<strong>riserve etniche</strong>” denominate impropriamente “<strong>campi nomadi</strong>”.</p>



<p>Ad&nbsp;<strong>inizio anni Novanta</strong>&nbsp;si registrò la nascita dei primi insediamenti monoetnici, una condizione che farà dell’Italia, il “<strong>Paese dei campi</strong>”, secondo la felice denominazione ideata dall’European Roma Rights Centre, in quanto la nazione, nel panorama europeo, più impegnata nella creazione e la gestione del dispositivo escludente denominato impropriamente “campo nomadi”.</p>



<p>Successivamente anche alle famiglie rom rumene in fuga dalle persecuzioni del dopo Ceauşescu, vennero aperte le porte dei “campi nomadi”, nella convinzione di aver a che fare con una popolazione omogenea. Per i rom italiani di antico insediamento, invece, si andarono realizzando nel Sud Italia&nbsp;quartieri di edilizia residenziale pubblica&nbsp;riservati secondo un preciso criterio etnico. Recente è l’invenzione dei&nbsp;centri di raccolta rom, destinate all’accoglienza riservata a famiglie rom.</p>



<p>Dati e numeri</p>



<p>Attraverso il sito&nbsp;<strong><a href="http://www.ilpaesedeicampi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ilpaesedeicampi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong>, curato da Associazione 21 luglio, è possibile da oggi cogliere, in tempo reale, informazioni aggiornate che interessano ognuno dei 121 insediamenti formali, all’aperto e al chiuso, abitati da comunità identificate come rom e sinte.</p>



<p>In Italia sono presenti&nbsp;<strong>45 “campi rom” formali abitati da 7.128 persone</strong>. L’insediamento più grande si trova a Roma, in via Candoni, dove sono accolte 795 persone. La massima concentrazione si rileva nell’area metropolitana di Napoli, con 8 insediamenti e 1.336 persone.&nbsp;</p>



<p>Nei Comuni di&nbsp;<strong>Pisa, Gioia Tauro e Cosenza</strong>&nbsp;si registrano invece le presenze di&nbsp;<strong>quartieri di “case popolari”</strong>&nbsp;realizzati appositamente per un’accoglienza di 930 rom. A&nbsp;<strong>Brescia</strong>&nbsp;e a&nbsp;<strong>Napoli</strong>&nbsp;gli unici due “<strong>centri di raccolta rom</strong>”, dove risultano presenti&nbsp;<strong>218 persone</strong>.</p>



<p>Sono invece&nbsp;<strong>66 i “campi sinti” presenti sul territorio nazionale, abitati da 4.814 persone</strong>&nbsp;con il più grande che insiste nel Comune di Pavia, con 265 persone. I Comuni di Villafalletto, in provincia di Cuneo, di Padova e di Carmagnola, in provincia di Torino sono caratterizzati dalla presenza di&nbsp;<strong>aree residenziali monoetniche</strong>.</p>



<p>Aggregando i dati che interessano i&nbsp;soli insediamenti formali&nbsp;è possibile affermare che sono 113 i “campi rom” e “campi sinti”, presenti in 73 Comuni e 13 Regioni, per un totale di 12.096 persone. Ad essi vanno aggiunti 2 “centri di raccolta rom” e 6 aree residenziali monoetniche.&nbsp;<strong>Un totale di 13.405 soggetti concentrati in strutture, al chiuso o all’aperto, progettate e realizzate dalle istituzioni secondo un criterio segnatamente etnico</strong>.</p>



<p>Se ad essi volessimo aggiungere i circa 5.500 rom stimati negli insediamenti informali, si raggiungerebbe la cifra complessiva di&nbsp;<strong>18.760 rom e sinti in emergenza abitativa</strong><strong>.</strong></p>



<p>Verso il superamento</p>



<p>Tali numeri sembrano confermare la tendenza al ribasso già registrata negli ultimi anni. Ad oggi, come riportato nel dettaglio sul sito, sono infatti&nbsp;<strong>21 gli insediamenti rom e sinti che risultano in superamento</strong>&nbsp;mentre, dal 2018 ad oggi sono&nbsp;<strong>26 quelli chiusi o superati</strong>.</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio: «Le esperienze passate ci dicono che per superare un insediamento monoetnico non servono&nbsp;<strong>approcci speciali</strong>&nbsp;– declinati su base etnica – né tantomeno uffici dedicati. Fondamentale è partire da&nbsp;<strong>processi di coprogettazione</strong>&nbsp;calibrati su&nbsp;<strong>ogni singolo insediamento</strong>&nbsp;e che coinvolgano anche&nbsp;<strong>i residenti</strong>. Risulta poi importante prevedere&nbsp;<strong>interventi ordinari di politica sociale</strong>&nbsp;che mirino a sviluppare percorsi inclusivi individualizzati e strutturati sulle esigenze dei singoli nuclei familiari. I tempi attuali sono favorevoli per attrezzarsi con strumenti che seguano un&nbsp;<strong>approccio universalistico</strong>».&nbsp;</p>



<p>Per tale ragione Associazione 21 luglio, attraverso lo strumento presentato oggi, continua il suo lavoro di informazione e formazione presso le Amministrazioni locali interessate al superamento degli insediamenti presenti sul proprio territorio, offrendo sostegno e consulenza, nella convinzione che, attraverso un’azione congiunta che coinvolga il governo centrale e le Amministrazioni locali sarà possibile relegare al passato la triste stagione che sino ad ora ha contraddistinto l’Italia come il “Paese dei campi”.</p>
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		<title>In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 07:47:14 +0000</pubDate>
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<p><strong>Presentato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio – In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="632" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 632w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm-300x267.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 632px) 100vw, 632px" /></figure>



<p><strong>Roma, 12 ottobre&nbsp;</strong>– L’approccio etnico, in Italia più che in Europa, ha consentito – e poi consolidato – la costruzione di un sistema abitativo per soli rom parallelo a quello proprio della società maggioritaria. Denominata non a caso il&nbsp;<strong>‘Paese dei campi’</strong>, l’Italia ha assistito negli ultimi 40 anni a una presenza progressiva di baraccopoli monoetniche sull’intero territorio nazionale anche se nell’ultimo biennio si sottolienano&nbsp;<strong>importanti elementi di discontinuità</strong>&nbsp;già evidenziati negli anni precedenti.</p>



<p>&nbsp;Il Rapporto di Associazione 21 luglio, giunto ormai alla sua sesta edizione, intitolato quest’anno ‘<strong>L’esclusione nel tempo del Covid’</strong>&nbsp;offre uno spaccato della situazione in Italia e nella città di Roma in un arco temporale compreso tra il primo gennaio 2020 e il 30 giugno 2021 e fortemente segnato dalla pandemia da Covid-19. Il lavoro di Associazione 21 luglio mette in rileivo luci e ombre: il consolidarsi del fenomeno di&nbsp;<strong>fuoriuscita dagli insediamenti</strong>; l’avvio di processi virtuosi di&nbsp;<strong>superamento</strong>&nbsp;degli stessi da parte di sempre più Amministrazioni locali; l’organizzazione di&nbsp;<strong>sgomberi forzati</strong>&nbsp;anche dopo il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 che prevedeva «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica».</p>



<p>Dati e numeri in Italia: un calo di presenze che in 5 anni raggiunge il 36%. In Italia solo 1 rom su 10 vive nei “campi”</p>



<p>In Italia sono&nbsp;<strong>109</strong>&nbsp;gli insediamenti formali – ovvero progettati, costruiti e gestiti dalle Amministrazioni locali – distribuiti in 63 comuni e 13 regioni. In totale sono circa&nbsp;<strong>17.800</strong>&nbsp;i rom e sinti che vivono nelle baraccopoli formali e informali, pari allo 0,03% della popolazione italiana. Di questi&nbsp;<strong>11.300</strong>&nbsp;sono presenti nelle baraccopoli formali e&nbsp;<strong>6.500</strong>&nbsp;nelle baraccopoli informali e microinsediamenti. Dei rom e sinti presenti nelle baraccopoli istituzionali si stima che circa il&nbsp;<strong>49%</strong>&nbsp;abbia la cittadinanza italiana, il&nbsp;<strong>41%</strong>&nbsp;sia in possesso della nazionalità dei Paesi dell’ex Jugoslava, il&nbsp;<strong>10%</strong>&nbsp;la cittadinanza rumena, con meno di&nbsp;<strong>1.000</strong>&nbsp;cittadini a rischio apolidia. Il numero delle persone residenti negli insediamenti monoetnici italiani è sceso, tra il 2016 e il 2021 di ben&nbsp;<strong>10.000 unità</strong>, con un decremento pari al 36,5% (del 37% negli insediamenti formali e del 35% negli insediamenti informali),</p>



<p>Le cause vanno ricercate nel desiderio delle nuove generazioni residenti nei “campi” di intraprendere un percorso di fuorisucita autonomo; le azioni di sgombero forzato che hanno spinto molte famiglie alla dispersione sul territorio; il ritorno nel Paese di origine per i cittadini comunitari; il processo virtuoso di alcune Amministrazioni locali verso il superamento dei “campi rom”.</p>



<p>Alla luce di questi numeri, se fosse confermata la stima del Consiglio d’Europa di una presenza di persone rom in Italia pari a 180.000 unità, si potrebbe affermare che allo stato attuale, nel nostro Paese,&nbsp;<strong>meno di 1 cittadino rom su 10, può essere identificato come un abitante del “campo</strong>”. Una verità – secondo Associazione 21 luglio –&nbsp;<strong>destinata da sola a smontare un caleidoscopio di “leggende urbane” ancorate a stereotipi e pregiudizi.</strong></p>



<p>La politica dei campi: la strada verso il loro superamento</p>



<p>Risale al 2018 l’ultima realizzazione, nel Comune di Afragola, di un insediamento per soli rom. Nello stesso anno si è andata rafforzando una politica locale del loro superamento attraverso processi inclusivi a partire dai Comuni di Moncalieri e Sesto Fiorentino. Su questa scia sempre più Amministrazioni hanno dimostrato consapevolezza sull’importanza di porre fine a tali spazi di segregazione etnica da Ferrara a Palermo, da Olbia a Siracusa.</p>



<p>Nel periodo compreso dal Rapporto, malgrado le difficoltà dettate dal periodo pandemico, risultano essere stati superati 4 insediamenti nei&nbsp;<strong>Comuni di Firenze, Cerea, Porto Torres e Roma</strong>. Sono invece ben&nbsp;<strong>15</strong>&nbsp;i “campi rom” le cui azioni di superamento dovrebbero concludersi nei prossimi 18 mesi.</p>



<p>Tali esperienze, con i loro successi e fallimenti, aprono nuove strade verso la chiusura definitiva della triste stagione dei “campi rom” e andrebbero supportate da una nuova “Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom” che dovrà risultare più incisiva e vincolante.</p>



<p>Diminuiscono, ma non si arrestano, le azioni di sgombero forzato</p>



<p>Malgrado il&nbsp;<strong>Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020</strong>&nbsp;prevedesse «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica» non si sono arrestate in Italia le azioni di sgombero forzato nei confronti delle comunità rom presenti negli insediamenti informali.&nbsp;Tra il gennaio del 2020 e il giugno del 2021 sono state ben&nbsp;<strong>70 (35 nel Nord Italia, 24 nel Centro e 11 nel Sud Italia</strong>) in calo del 52% rispetto al 2019. Si segnala il forte peso specifico riconosciuto alle azioni organizzate dal&nbsp;<strong>Comune di Roma</strong>, con ben&nbsp;<strong>17&nbsp;</strong>sgomberi effettuati,&nbsp;<strong>un quarto</strong>&nbsp;di quelli registrati su scala nazionale.</p>



<p>Nel periodo segnato dallla pandemia da Covid-19 sono state due le azioni di sgombero più violente: quella realizzate a&nbsp;<strong>Roma</strong>&nbsp;(insediamento del Foro Italico sgomberato l’11 agosto 2020) e a&nbsp;<strong>Torino</strong>&nbsp;(insediamento di Germagnano esterno sgomberato il 20 agosto 2020). Non è un caso che le due città siano le uniche nelle quali sia prevalente l’<strong>approccio etnico</strong>&nbsp;con un&nbsp;<strong>“Ufficio Speciale”</strong>&nbsp;dedicato alla “questione rom” in seno all’Amministrazione e un&nbsp;<strong>“Piano rom”</strong>&nbsp;espressamente rivolto alle comunità riconosciute come tali.</p>



<p>Associazione 21 luglio: ora occorre l’impulso del Governo centrale</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio nel periodo dell’emergenza da Covid-19 si è assistito a un’accellerazione del processo di riflessione sulla necessità di superare gli insediamenti monoetnici, riconosciuti ormai da tutti come troppo impegnativi economicamente e lesivi dei diritti fondamentali.</p>



<p>«Mai come in questo momento risulta fondamentale – sostiene Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio –&nbsp;<strong>dare impulso a processi virtuosi, chiudere “Uffici Speciali”, sostenere le famiglie che da questi ghetti vogliono uscire, facilitare l’accesso a servizi ordinari</strong>. La battaglia, anzitutto culturale, che da più di un decennio Associazione 21 luglio sta conducendo per la fine di questa “vergogna nazionale” denominata “sistema campi” – conclude Stasolla – sta andando nella giusta direzione e nei prossimi anni&nbsp;<strong>risulterà decisivo l’intervento del Governo centrale</strong>&nbsp;al fine di sostenere Amministrazioni locali, troppo spesso isolate nell’affrontare questa sfida che, se vinta, consentirà al Paese di chiudere finalmente una buia parentesi storica che parla il linguaggio dalla discriminazione e l’esclusione sociale».</p>



<p><a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=bb17f78e89&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto_2021_L’esclusione nel tempo del Covid</a></p>
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		<title>Siglato un protocollo d’intesa volto alla prevenzione e al contrasto di ogni tipo di discriminazione nel settore immobiliare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2021 06:32:13 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15481" width="461" height="370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip-300x241.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip-768x617.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 461px) 100vw, 461px" /></figure>



<p>Ieri, 30 giugno 2021, stato siglato a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il protocollo d’intesa tra <strong>Triantafillos Loukarelis</strong>, Direttore dell’Unar l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri (<strong>Unar</strong>) e <strong>Gian Battista Baccarini</strong> – Presidente della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali (<strong>Fiaip</strong>) volto alla prevenzione e al contrasto di ogni tipo di discriminazione nel settore immobiliare.</p>



<p>L’accordo, di durata triennale, prevede la realizzazione congiunta di iniziative di formazione, informazione e sensibilizzazione, rivolte agli&nbsp;<strong>agenti immobiliari</strong>, finalizzate ad una migliore conoscenza degli strumenti normativi e di tutela, e l’emersione dei fenomeni di&nbsp;<strong>discriminazione&nbsp;</strong>legati alle procedure di&nbsp;<strong>compravendita&nbsp;</strong>o&nbsp;<strong>locazione di immobili</strong>.</p>



<p>In particolare, Unar e Fiaip, oltre ad istituire un tavolo tecnico di coordinamento, si sono impegnati a:</p>



<ul><li>definire e promuovere annualmente attività congiunte di sensibilizzazione sui temi dell’antidiscriminazione con particolare riferimento al settore immobiliare;</li><li>collaborare a iniziative finalizzate a una migliore conoscenza da parte degli agenti immobiliari e dei cittadini degli strumenti normativi e delle strategie di contrasto e prevenzione delle situazioni di discriminazione;</li><li>realizzare momenti di formazione e aggiornamento rivolti agli agenti immobiliari iscritti alla FIAIP</li><li>realizzare campagne di sensibilizzazione e informazione volte alla prevenzione dei comportamenti xenofobi e discriminatori e alla promozione della consapevolezza sui diritti;</li></ul>



<p>“Mai più dinieghi discriminatori per chi rivendica il diritto ad avere una casa per sé e per la propria famiglia – dichiara&nbsp;<strong>Triantafillos Loukarelis</strong>&nbsp;–direttore dell’UNAR<strong>.</strong></p>



<p>Troppo spesso in questi anni abbiamo appreso di proprietari di casa che non hanno guardato all’affidabilità della persona, ma alla sua origine etnica, al colore della sua pelle, all’orientamento sessuale o all’identità di genere. Questo protocollo che sottoscriviamo insieme alla Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, è in grado di fare la differenza, arginando ogni tipo di razzismo e stereotipo, evitando così l’umiliazione di persone che chiedono di vedere riconosciuto un diritto. Le attività congiunte di formazione e di sensibilizzazione – continua&nbsp;<strong>Loukarelis&nbsp;</strong>– forniranno gli strumenti per consentire il rispetto della legalità e della parità di trattamento. Nessuna agenzia immobiliare o agente dovranno assecondare pratiche discriminatorie in futuro. Questo è il nostro auspicio comune e lavoreremo per renderlo realtà.”</p>



<p>“Fare cultura per prevenire le discriminazioni, sensibilizzare le agenzie immobiliari e migliorare i rapporti culturali in questa materia nel Real Estate – dichiara&nbsp;<strong>Gian Battista Baccarini,</strong>&nbsp;Presidente Nazionale&nbsp;<strong>Fiaip</strong>&nbsp;– è sempre più importante. Con l’accordo, siglato oggi che insiste sullo specifico campo della parità di trattamento nella compravendita o locazione degli immobili, si effettua in Italia un altro passo importante per la tutela e la pari dignità delle vittime di ogni tipo di discriminazione, sia essa legata alla razza e/o origine etnica, alla religione, all’età, alla disabilità, all’orientamento sessuale o all’identità di genere delle persone”.</p>



<p>In allegato il protocollo d’intesa.</p>



<p><a target="_blank" href="http://www.unar.it/wp-content/uploads/2021/06/Protocollo-UNAR-FIAIP-30-GIUGNO-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener">Protocollo UNAR-FIAIP 30 GIUGNO 2021</a></p>
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		<title>La casa dei rifugiati. Guida all&#8217;autonomia abitativa dei titolari di protezione internazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2021 09:24:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da asgi.it) ASGI, UNHCR e SUNIA lanciano una guida all’autonomia abitativa per aiutare i titolari di protezione internazionale ad orientarsi fra affitti, contratti, diritti e doveri di proprietari e inquilini Le difficoltà di accesso&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da asgi.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="550" height="420" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ALLOGGIO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ALLOGGIO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 550w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ALLOGGIO-300x229.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>ASGI, UNHCR e SUNIA lanciano una guida all’autonomia abitativa per aiutare i titolari di protezione internazionale ad orientarsi fra affitti, contratti, diritti e doveri di proprietari e inquilini</p></blockquote>



<p>Le difficoltà di accesso all’alloggio rappresentano per i titolari di protezione internazionale uno degli ostacoli principali all’inclusione. Poter trovare casa, senza essere ostacolati da misure discriminatorie e ricevendo l’orientamento adeguato, rappresenta una passaggio chiave per la costruzione di un percorso di autonomia efficace.</p>



<p>Disponibile in italiano e in inglese, la guida si rivolge alle persone rifugiate e a tutte le organizzazioni che si occupano di sostegno all’inserimento abitativo. “<strong>La casa dei rifugiati</strong>” raccoglie informazioni puntuali sull’accesso alle “case popolari” e sull’affitto, con riferimento alle diverse forme contrattuali e ai diritti e doveri di proprietari e inquilini. Altre sezioni sono dedicate a specifici strumenti di tutela contro le discriminazioni e ad approfondimenti preziosi su iscrizione anagrafica e residenza.</p>



<p>“<em>Nel descrivere la propria esperienza in Italia le persone rifugiate evidenziano come molte difficoltà siano riconducibili alla mancanza di informazioni. Insieme all’inserimento lavorativo l’autonomia abitativa rappresenta un presupposto fondamentale per rafforzare l’inclusione sociale: questa pubblicazione è una ‘cassetta degli attrezzi</em>’,&nbsp;<em>utile ai rifugiati e ai molti operatori che sono impegnati nel sostenere il loro percorso di integrazione</em>”, dichiara Chiara Cardoletti, Rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino”.</p>



<p>“<em>Il diritto ad avere una casa è un diritto umano fondamentale, senza distinzioni di etnia o nazionalità</em>&nbsp;– aggiunge&nbsp;<strong>Lorenzo Trucco, Presidente dell’ASGI</strong>&nbsp;–&nbsp;<em>È dato di realtà che le persone rifugiate incontrano maggiori difficoltà ad accedere al mercato immobiliare privato e agli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Questa Guida offre una panoramica della legislazione di settore e costituisce un importante vademecum per orientarsi in una materia molto tecnica e di non immediata comprensione</em>”.</p>



<p>“<em>La Guida&nbsp;</em>– dice Stefano Chiappelli, Segretario generale del Sunia –&nbsp;<em>rappresenta un ulteriore contributo al riconoscimento del diritto alla casa per tutti e tutte. L’informazione è solo il primo passo, ma decisivo, che si aggiunge alle attività quotidiane della nostra organizzazione che contribuiscono a favorire la soluzione del bisogno alloggiativo e a promuovere la qualità dell’abitare</em>”.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>La versione in italiano della guida è disponibile&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/04/guida-la-casa-dei-rifugiati-def-pagsingole.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;in formato pdf.</p>



<p>La versione in inglese è disponibile&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/04/guida-la-casa-dei-rifugiati-ENG-def-pagsingole.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>.</p>
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		<title>Giornata mondiale dei Rom (8 aprile) e 50mo anniversario del Congresso mondiale dei Rom (1971)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 07:28:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I Rom in Europa orientale e sudorientale soffrono particolarmente dellapandemia di Coronavirus In occasione della Giornata Mondiale dei Rom (8 aprile) e del 50.mo anniversario del primo Congresso Mondiale dei Rom (1972), l&#8217;Associazione per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="600" height="542" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/rom-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15210" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/rom-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/rom-3-300x271.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p></p>



<p><br>I Rom in Europa orientale e sudorientale soffrono particolarmente della<br>pandemia di Coronavirus</p>



<p></p>



<p>In occasione della Giornata Mondiale dei Rom (8 aprile) e del 50.mo anniversario del primo Congresso Mondiale dei Rom (1972), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) sottolinea come la minoranza Rom e Sinti nell&#8217;Europa dell&#8217;Est e nei Balcani occidentali sta soffrendo particolarmente la pandemia di Coronavirus. Mentre prima dell&#8217;esplosione della pandemia di Coronavirus i Rom riuscivano in qualche modo a galleggiare con il lavoro salariato o con il commercio di carta da<br>riciclare e rottami metallici, oggi questo è difficilmente possibile.<br>Molti Rom sono scivolati nella miseria più profonda, devono mendicare o cercare materiale riciclabile nella spazzatura.</p>



<p>Oggi incombe il grande pericolo che tutti i piccoli progressi nel miglioramento della situazione dei Rom nell&#8217;Europa orientale e sudorientale, che sono dovuti principalmente a una rafforzata fiducia in se stessi e soprattutto all&#8217;impegno della rete delle donne rom, siano spazzati via dalla pandemia. Soprattutto tra i Rom si rischia una &#8220;generazione perduta&#8221; poiché anche i bambini rom che prima potevano andare a scuola ora invece non sono in grado di partecipare all&#8217;educazione digitale a causa della mancanza di accesso a internet e di computer o di aiuto con materiale stampato.</p>



<p>Mentre i Rom in Europa occidentale godono ora di una maggiore accettazione, sono ancora vittime delle continue politiche di apartheid nell&#8217;Europa sud-orientale, come in Serbia, Montenegro, Kosovo, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia settentrionale. I Rom sono sistematicamente svantaggiati ed esclusi nell&#8217;assistenza sanitaria, nell&#8217;istruzione, nell&#8217;occupazione e nella politica degli alloggi. Le politiche dell&#8217;UE e tutti gli sforzi e le leggi nazionali hanno fatto poco per portare<br>uguaglianza e partecipazione ai Rom nella precaria situazione generale dell&#8217;Europa orientale: il 90% di loro sono disoccupati, decine di migliaia vivono in baracche, hanno poco accesso alle cure sanitarie, i bambini sono discriminati a scuola e il numero di Rom analfabeti rimane enorme. Le donne rom sono sposate con la forza e non possono ancora avere accesso all&#8217;istruzione.</p>



<p>Le minoranze rom in Europa orientale e nei Balcani occidentali hanno bisogno di un sostegno immediato e non burocratico da parte dell&#8217;UE.<br>Perché in alcuni stati, come la Bosnia ed Erzegovina, i rom sono discriminati anche dal diritto costituzionale. Non sono nemmeno riconosciuti come minoranza e, secondo la legge attuale, non possono candidarsi alla presidenza o al parlamento. I Rom rappresentano la più grande minoranza etnica in Europa, con un numero di componenti che oscilla tra i 10 e i 12 milioni. Circa sei milioni di loro vivono nell&#8217;UE. Anche nell&#8217;Unione Europea, nonostante il divieto di discriminazione, sono vittime di pregiudizi e di esclusione sociale.</p>
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		<title>Entriamo in un campo rom. La conoscenza per abbattere i pregiudizi</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 09:13:10 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15044" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha intervistato il fotografo <strong>Mauro La Martina</strong> (le foto nel testo sono sue) e lo ringrazia per aver condiviso con noi il lavoro che svolge con i rom di Torino.</p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Da dove nasce il suo interesse per il popolo rom?</strong></p>



<p>Sono per natura molto curioso, mi piace conoscere ed approfondire. Sono anche una persona pronta ad aiutare chi si trova in difficoltà.</p>



<p>Il popolo Rom è conosciuto spesso solo attraverso stereotipi. Siamo convinti che siano tutti ladri, che tutte le donne chiedano l’elemosina e mille altre cose.</p>



<p>Spesso li chiamiamo zingari e pensiamo che siano trasandati, infidi, ladri, senza cultura. Ma generalizzare è sbagliato: nell’Est europeo, e in molti casi anche in Italia, i Rom vivono in normali case, lavorano, studiano e la convivenza coi gagè (è cosi che viene chiamato chi non è rom) è tranquilla. Il campo è quindi un’eccezione, una situazione anomala e magari superabile attraverso iniziative che favoriscono l’integrazione.</p>



<p><strong>Come ha lavorato per realizzare il suo reportage (titolo?): quando è stato realizzato, se si è preparato prima di recarsi nel campo, se ha parlato con le istituzioni e poi con le persone rom, etc.</strong></p>



<p>#camporom è il titolo (forse provvisorio!?) che ha questo mio progetto/reportage fotografico. Un racconto in 100 fotografie. Fotografie di persone, momenti di vita quotidiana, vita vissuta dai Rom di Torino.</p>



<p>Sto ultimando in questo periodo, di scattare le ultime fotografie, poi lavorerò alla fase di post-produzione. Spero per la fine dell’anno di riuscire a realizzarne un libro.</p>



<p>Nasce tutto insieme ad alcuni amici e volontari che mi coinvolgono nell’estate dello scorso anno. Siamo un piccolo gruppo di persone provenienti da ogni parte del mondo (Italia, Serbia, Albania, Marocco, India, Ghana, Giappone!) Grazie al supporto di Slow Food International abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad un progetto che ha come obbiettivo quello del superamento dei campi. Attraverso percorsi di formazione, integrazione sul territorio, stage si vuole/voleva (visto che poi le cose sono cambiate con lo sgombero e l’abbattimento del campo di via Germagnano!) arrivare a creare nuove opportunità soprattutto per le nuove generazioni rom.</p>



<p>Il progetto di demolizione del campo era già nell’aria da parecchio tempo. Quando Siamo arrivati ci siamo interfacciati con una realtà ancora più difficile di quanto pensavamo. Il passaggio della polizia municipale era ancora ben visibile, qualche giorno prima hanno iniziato a demolire alcune baracche. Questo ha distrutto in primis il loro morale, la loro fiducia, la loro speranza, come se non bastasse la miseria nella quale già vivevano.</p>



<p>Siamo tutti convinti che non si possa vivere in quelle condizioni e che la vita del campo così precaria non può che essere un danno alle piccole generazioni che crescono sognando un mondo diverso, un mondo spesso chiuso con un lucchetto. Un mondo che non li vuole far entrare.</p>



<p>Ecco quindi che mi sono sentito in dovere di documentare la vita nel campo. Chi sono e cosa vogliono questi ragazzi che vivono emarginati dalla società.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15045" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Vuole raccontarci come è stato accolto dalle persone del campo di Torino che ha poi ritratto?</strong></p>



<p>Mi sono ritrovato un sabato pomeriggio nel campo di Via Germagnano a Torino come volontario con altre persone per portare sostegno e cibo.</p>



<p>Uscivamo dal primo lockdown e ti lascio immaginare come poteva essere stato difficile superare quel periodo per chi vive in situazioni già particolarmente difficili.</p>



<p>Per diverse settimane, grazie soprattutto al sostegno economico di Slow Food, siamo riusciti a portare al campo beni di prima necessità a quante più famiglie possibile, soprattutto a quelle con bambini piccoli o anziani malati.</p>



<p>Era giù nell’aria da un po’ la possibilità dello sgombero del campo (nonostante fossimo in piena emergenza sanitaria!) e la demolizione di alcune baracche da parte delle forze dell’ordine era già iniziata. Durante le periodiche visite, le baracche trovate vuote venivano prima sequestrate e poi abbattute. Magari l’inquilino era uscito per lavorare o era ricoverato in ospedale. Al ritorno la baracca non c’era più.</p>



<p>Via Germagnano era divisa su più campi. Si arrivava al campo principale (circa 100 baracche) con macchine e furgoni carichi di cibo e vestiti. Un anziano coordinatore del campo cercava di gestire la distribuzione dei prodotti in modo che tutti potessero ricevere quanto avevamo portato.</p>



<p>Durante le prime due visite, la macchina fotografica non era molto gradita. Documentavo cosa succedeva senza invadere troppo il loro territorio, rimanevo in disparte e smettevo di fotografare appena capivo di infastidire. Molti alla vista dell’obbiettivo si nascondevano o non volevano essere fotografati. I bambini invece diventavano subito protagonisti di fronte alla fotocamera</p>



<p><strong>In che modo vivono?</strong></p>



<p>Le aree del campo sono divise per famiglia. I vicini di casa sono i genitori o i figli. Ognuno vive nella propria baracca costruita con quello che si è riusciti a trovare. Si vedono pareti fatte di vecchi cartelloni pubblicitari, tetti di lamiera, pavimenti di bancali di legno. Nel campo non arriva acqua e l’energia elettrica e fornita da un generatore acceso solo all’occorrenza per ricaricare i cellulari o per accendere qualche lampadina la sera.</p>



<p>Le donne si occupano del cibo, della pulizia, dei bambini. I più grandi si occupano dei più piccoli. Gli uomini (quelli che possono) si guadagnano la giornata con lavori occasionali.</p>



<p>I bambini vanno a scuola. Ho conosciuto una mamma che ha voluto mostrarci orgogliosa i quaderni ordinati e con dei bei voti dei suoi figli. I ragazzi rom fanno esattamente le stesse cose che farebbe qualsiasi altro ragazzo del mondo “civile”, amici, uscire, divertirsi&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15046" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Qual è la sua opinione in merito ai numerosi sgomberi dei campi che vengono effettuati in Italia?</strong></p>



<p>Gli sgomberi senza soluzioni alternative non risolvono alcun problema, ma lo spostano soltanto più in là.</p>



<p>Servirebbero invece interventi di welfare veri, efficaci, non definiti su base etnica.</p>



<p>Serve la regolarizzazione delle persone che ancora, dopo generazioni, vivono senza documenti e l’assegnazione di case popolari a tutti gli aventi diritto. Serve volontà da parte delle istituzioni per favorire l’integrazione. Spesso invece vediamo solo le promesse durante le campagne elettorali</p>



<p><strong>Infine: un ricordo&#8230;</strong></p>



<p>Siamo stati invitati a mangiare con loro durante uno dei nostri pomeriggi di visita. In pochi minuti è stata allestita l’area cucina, le donne più giovani pronte a cucinare un piatto tipico della loro tradizione, le altre intente ad apparecchiare la tavola tirando fuori dalle loro baracche i servizi di posate e piatti che probabilmente utilizzavano solo per eventi veramente speciali. Ci siamo sentiti parte integrante della loro comunità. Avevano deciso di dividere il poco che avevano a disposizione con noi. Eravamo diventati gli ospiti d’onore di una festa improvvisata. Un vecchio detto arabo dice “non conosci veramente una persona fino a quando non ci mangi insieme!”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15047" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Roma: gli abitanti delle baraccopoli alzano la testa: «Basta buttare inutilmente i soldi per noi. Si pensi piuttosto a sbloccare le assegnazioni delle case popolari»</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/01/26/roma-gli-abitanti-delle-baraccopoli-alzano-la-testa-basta-buttare-inutilmente-i-soldi-per-noi-si-pensi-piuttosto-a-sbloccare-le-assegnazioni-delle-case-popolari/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2021 08:36:41 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="960" height="720" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-4-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-4-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p><br>«<em>Siamo mamme e papà, cittadini romani nati e cresciuti a Roma, la città che amiamo e sentiamo nostra. Malgrado tutto in questa città siamo stati chiamati con i nomi più diversi: slavi, nomadi, zingari, rom. Ma soprattutto siamo stati trattati in maniera differente, perché considerati cittadini diversi, cittadini di serie B, o meglio di serie Z, perché “zingari”. Prima siamo stati chiusi in campi chiusi e recintati, lontano dalla città. Poi, per la nostra inclusione, hanno inventato Uffici Speciali, hanno impegnato grandi somme di denaro, promosso bandi di gara, creato una rete di associazioni dedicate al nostro inserimento abitativo e lavorativo</em>». Inizia così la lettera aperta presentata oggi in piazza del Campidoglio da decine di famiglie che abitano da generazioni nelle baraccopoli romane.</p>



<p>Un appello accorato rivolto alle autorità capitoline. «<em>Oggi</em>&nbsp;– si legge nel messaggio &#8211;&nbsp;<em>chiediamo, per il bene nostro e di questa città:&nbsp;<strong>la chiusura degli Uffici Speciali. Sono inutili; la fine dell’impegno di milioni di euro per le nostre famiglie. Sono soldi buttati; la scelta di non promuovere più bandi per la nostra inclusione. Sono inefficaci</strong></em>». Parole rivolte anche alla cittadinanza tutta: «Sono proprio queste azioni speciali a farci ritenere cittadini diversi e a farci detestare da una parte della città che non comprende perché a noi deve essere riservato un trattamento diverso».</p>



<p>Le famiglie convenute in piazza del Campidoglio hanno compiuto tutte la stessa scelta:&nbsp;<strong>hanno presentato domanda per un alloggio dell’edilizia residenziale pubblica</strong>, «come qualsiasi altro cittadino romano, senza trattamenti speciali e senza corsie preferenziali». E per questo, a nome loro e degli altri cittadini romani, chiedono una sola cosa: riprendere il processo mdi assegnazione delle case popolari che nella capitale da quasi un anno risulta inspiegabilmente paralizzato.</p>



<p>«<em>Vogliamo uscire dai ghetti che le passate Amministrazioni hanno costruito e mantenuto – conclude la missiva &#8211; vogliamo sentirci parte di questa città, offrire il nostro contributo per la sua crescita e sviluppo. Roma è la nostra città. Una città che amiamo e nella quale vogliamo continuare a vivere e costruire il futuro nostro e dei nostri figli. Ma da soli non possiamo farlo e per questo domandiamo un segno di disponibilità e di apertura da parte della città e delle autorità chiamate a governarla</em>». Al termine della manifestazione, una delegazione dei partecipanti è stata ricevuta in Campidoglio dalla segreteria del presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito.</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio, che ha accompagnato e sostenuto i manifestanti, quello di oggi rappresenta un&nbsp;<strong>segnale straordinario</strong>, un passaggio di discontinuità rispetto al passato. «Il fallimento del Piano rom – ha commentato Carlo Stasolla – è certificato dalle stesse persone che avrebbero dovuto beneficiarne. Sono loro stessi a chiedere quanto da tempo sosteniamo anche noi: la fine di “politiche speciali”, fatte di bandi costosi e azioni senza senso e un’inclusione rafforzata da strumenti ordinari, quelli a portata di ogni cittadino e che l’attuale Amministrazione non sembra in grado di far funzionare adeguatamente. Siamo al fianco di queste famiglie e con loro condurremmo un’azione che è anzitutto una battaglia di civiltà a vantaggio di tutti».</p>
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		<title>Ennesimo sgombero illegale per i rom</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2020 06:36:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione 21 luglio denuncia: «Nell’insediamento del Foro Italico ennesimo sgombero agostano promosso in piena illegalità»   ROMA 5 AGOSTO. «In accordo con il Comandante Generale della Polizia Locale di Roma Capitale – che ha già predisposto&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/08/07/ennesimo-sgombero-illegale-per-i-rom/">Ennesimo sgombero illegale per i rom</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p><strong>Associazione 21 luglio denuncia: «Nell’insediamento del Foro Italico ennesimo sgombero agostano promosso in piena illegalità»</strong></p>



<p><br>  ROMA 5 AGOSTO. «In accordo con il Comandante Generale della Polizia Locale di Roma Capitale – che ha già predisposto un presidio dell’intera area con turni di vigilanza h24 dal 10 luglio u.s. – <strong>l’area verrà definitivamente liberata da persone in data 11 agosto p.v.</strong>». È quanto riportato da <strong>Marco Cardilli</strong>, vice capo del Gabinetto della sindaca Virginia Raggi, in una breve nota del 23 luglio 2020. L’area in questione <strong>è l’insediamento di via del Foro Italico</strong> dove, fino a metà giugno vivevano <strong>129 persone</strong>, tra cui <strong>numerosi minori</strong>.<br>Secondo Associazione 21 luglio tale azione di sgombero si configura a tutti gli effetti come un’azione collocata <strong>al di fuori della legislazione nazionale</strong> e senza tenere in alcun modo conto di quanto disposto <strong>dai diversi Comitati delle Nazioni Unite </strong>in materia di sgomberi forzati.</p>



<p>L’insediamento del Foro Italico</p>



<p><br>Nel 1991, nell’area dove era stato realizzato un parcheggio di scambio in occasione dei Mondiali del 1990, viene collocata una comunità serba sgomberata dal vicino insediamento di Monte Antenne. Si tratta di circa 150 persone di cui la metà minori. Negli anni che seguono<strong> lo spazio viene riconosciuto come un vero e proprio insediamento formale</strong>: alle persone vengono assegnate <strong>regolari residenze anagrafiche</strong>, viene creato <strong>un impianto idrico</strong> con la predisposizione di fontanelle, viene realizzato <strong>un impianto elettrico</strong>, vengono collocati <strong>8 bagni chimici</strong>. Dalla fine degli anni Novanta i bambini dell’insediamento rientrano nel <strong>Progetto Scolarizzazione</strong> realizzato dall’Ufficio Scolarizzazione Rom del Comune di Roma.<br>A partire dal 2005 alcune famiglie lasciano l’insediamento avendo reperito in autonomia alcune soluzioni alloggiative e il loro posto viene preso da famiglie rumene. Nel giugno 2020 risultano presenti 129 persone, per metà serbe e per metà rumene. I minori regolarmente iscritti alla scuola pubblica nell’anno scolastico 2019-2020 sono 16: <strong>1 alla scuola materna, 7 alla scuola primaria, 8 alla scuola secondaria di primo grado.</strong></p>



<p>Il servizio de “Le Iene” e la nota del vice capo Gabinetto</p>



<p><br>Il 2 giugno 2020 viene lanciato il servizio de “Le Iene” dal titolo <strong>“Degrado Capitale: il campo rom e il business dei rifiuti tossici”</strong> dove l’insediamento di via del Foro Italico viene presentato come «un campo rom “tollerato”, nel cuore di Roma e di una riserva naturale, dove sarebbe attivo un business di smaltimento di rifiuti tossici». Il servizio, dalla forte impronta sensazionalistica, presenta la discarica abusiva presente in prossimità dell’insediamento, lungo le rive del Tevere.<br>Viene intervistata anche la sindaca <strong>Virginia Raggi</strong> che dichiara: «<strong>Andremo a verificare</strong>, <strong>grazie per la segnalazione</strong>. <strong>Se ci mandi le immagini interveniamo a breve</strong>».<br>Effettivamente il mese successivo segue la nota del vice capo del gabinetto della sindaca: bonifica immediata e liberazione dell’area entro l’11 agosto perché, nel corso del sopralluogo effettuato dopo il servizio televisivo, «è emersa la presenza di numerosi manufatti abusivi e <strong>la correlata necessità di liberare da persone</strong> le aree che saranno interessate dalla rimozione dei rifiuti e materiale di risulta anche per evitare pericolo durante le attività dei mezzi di manovra».<br>Dal 10 luglio è stato quindi predisposto alle porte dell’insediamento un servizio di controllo da parte della Polizia Locale h24 e numerose famiglie si sono momentaneamente trasferite in altre aree della città in attesa di comprendere le decisioni assunte dalle autorità capitoline. Attualmente nell’insediamento sono rimaste <strong>una trentina di persone, tra cui anziani, persone malate, donne incinte, bambini</strong> .</p>



<p>Lo sgombero illegale</p>



<p><br>«Sorprende – sostiene associazione 21 luglio – come il Comune di Roma si sia accorto, nel campo rom di Tor di Quinto, della «presenza di numerosi manufatti abusivi». Si sta infatti parlando delle abitazioni che insistono su un insediamento voluto e mantenuto dalle diverse Amministrazione Comunali che hanno anche riconosciuto una residenza anagrafica alle persone presenti». In una lettera inviata nei giorni scorsi dall’Associazione al Comune di Roma viene fatto notare come l’art.17 bis del Decreto Legge 19 maggio 2020 n.34, convertito con modificazioni in L. n.77/2020 (e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.180 del 18 luglio 2020) <strong>stabilisce la proroga della sospensione dell’esecuzione degli sgomberi sul territorio nazionale sino al 31 dicembre 2020</strong>.</p>



<p>Nella missiva Associazione 21 luglio chiede pertanto di&nbsp;<strong>modificare i termini previsti per l’attività di sgombero e di avviare una genuina interlocuzione con le famiglie residenti</strong>&nbsp;al fine di individuare, nel rispetto di quanto stabilito dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, le possibili alternative alloggiative.</p>



<p>«<strong>Nessuna notifica è stata consegnata alle famiglie, nessuna interlocuzione intercorsa, nessuna proposta alternativa offerta</strong>&nbsp;– afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio. Uno sgombero organizzato in simili condizioni sarebbe configurabile come un atto di illegalità istituzionale. Siamo ad agosto e, come spesso accade in questa città,&nbsp;<strong>qualcuno ne approfitta per mandare in vacanza anche i diritti umani</strong>».</p>



<p>Foto e video di Daniele Napolitano&nbsp;<br>IL VIDEO A QUESTO LINK &#8212;&#8211;&gt;&nbsp;<a href="https://bit.ly/30uBBch?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://bit.ly/30uBBch?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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