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	<title>america latina Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Un femminicidio ogni due giorni durante il lockdown</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 11:02:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Julia Martín Arévalo La lotta del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, diventa ancora più simbolica quest’anno: 87 giorni, 44 donne uccise. Sono i dati del dossier sulle attività criminali&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Julia Martín Arévalo</p>



<p>La lotta del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, diventa ancora più simbolica quest’anno: 87 giorni, 44 donne uccise.</p>



<p>Sono i dati del dossier sulle attività criminali del 2020 redatto dal Ministero dell&#8217;Interno. I fatti parlano da soli: una donna è stata uccisa ogni due giorni durante il primo <em>lockdown</em>, arrivando alla cifra di 59 assassinii solo nel corso del 2020; tutte vittime della violenza maschilista. La quarantena obligatoria è stata sicuramente un “terreno fertile” per la violenza di genere; come ci si poteva aspettare, rinchiudere le donne in casa con i loro aggressori ha esponenzialmente aumentato i dati delle violenze che erano già preoccupanti ben prima del <em>lockdown</em>.</p>



<p>Tuttavia, l&#8217;Italia non è un caso isolato; in molti altri paesi, data la comune situazione legata alla pandemia, c&#8217;è stato un preoccupante aumento dei femminicidi. Particolarmente grave è la realtà dell’America Latina, luogo in cui già si gridava ad alta voce: &#8220;<em>nos están matando</em>&#8221; (ci stanno uccidendo) molto prima che arrivasse la pandemia. Un report delle Nazioni Unite, creato per allertare i paesi coinvolti dell’impatto della pandemia sulla violenza di genere, stima che 137 donne sono uccise ogni giorno nel mondo da un membro della propria famiglia. A livello globale sono 243 milioni le donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni che sono state vittime di violenza per mano dei loro partner; meno del 40% cerca aiuto.</p>



<p>Per alcune donne in Italia, come per tante altre in tutte il mondo, le misure di contenimento forzato del covid-19 hanno significato un pericolo enorme, poiché esso ha rafforzato l&#8217;isolamento di coloro che erano già vittime a rischio, peggiorando la loro situazione e separandole da tutti gli strumenti di difesa, ad eccezione del <strong>Numero Verde </strong>1522<strong> di Assistenza Per Le Vittime di </strong><strong>Genere</strong>. Questo,secondo i dati Istat, ha ricevuto un 73% più di chiamate con rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, di cui il 59% sono state chiamate di aiuto di vittime di violenza. Questi dati, sebbene allarmanti, possono significare anche qualcosa di positivo: le campagne di sensibilizzazione per far sentire a queste donne meno sole, hanno funzionato.</p>



<p><strong>Il 25 novembre sarà la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. </strong>Quest&#8217;anno, in piena lotta contro il Covid e data la prospettiva di un nuovo e lungo lockdown, la necessità di continuare a combattere questo nemico che, come la pandemia, è destinato a lasciarci con un alto numero di vittime, è diventata più evidente che mai.</p>



<p>Fonti:</p>



<p>“Femminicidio: il lockdown triplica gli omicidi di donne”, <em>Osservatorio di Diritti,</em> <a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2020/09/04/femminicidio-in-italia-oggi-2020-statistiche-reato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.osservatoriodiritti.it/2020/09/04/femminicidio-in-italia-oggi-2020-statistiche-reato/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“Dossier Viminale: Un anno di attività del Ministero dell’Interno”, <em>Ministero dell’Interno, </em><a href="https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-08/dossier_viminale_2020.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-08/dossier_viminale_2020.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“Comunicato stampa: Violenza di genere al tempo del covid-19: le chiamate al numero verde 1522”, <em>Istituto Nazionale di Statistica</em>, <a href="https://www.istat.it/it/archivio/242841?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.istat.it/it/archivio/242841?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“COVID-19 and Ending Violence Against Women and Girls”, <em>UN Women, </em><a href="https://www.unwomen.org/-/media/headquarters/attachments/sections/library/publications/2020/issue-brief-covid-19-and-ending-violence-against-women-and-girls-en.pdf?la=en&amp;vs=5006&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.unwomen.org/-/media/headquarters/attachments/sections/library/publications/2020/issue-brief-covid-19-and-ending-violence-against-women-and-girls-en.pdf?la=en&amp;vs=5006&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Covid-19 tra gli Indigeni dell&#8217;Amazzonia. I contagi tra le tribù mostrano un crescente pericolo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2020 16:18:39 +0000</pubDate>
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<p>Marcia delle donne indigene in Brasile come resistenza alla politica repressiva di Bolsonaro. Foto: Eliane Fernandes / GfbV</p>



<p>Sei indigeni del popolo Nahua, tribù recentemente contattata, sono stati trovati infettati dal coronavirus. Vivevano in isolamento volontario nella parte peruviana del bacino amazzonico. Il contatto con le comunità più isolate è sempre associato a un alto rischio per loro. Già durante il loro ultimo contatto con il mondo esterno, più di 30 anni fa, sono state trasmesse malattie convenzionali, motivo per cui sono morti molti Nahua. Durante l&#8217;attuale pandemia, è più che irresponsabile cercare il contatto con i popoli isolati o addirittura forzarlo.</p>



<p>Purtroppo i popoli in isolamento e autosufficienti sono ripetutamente &#8220;visitati&#8221; contro la loro volontà. Gli invasori illegali entrano nei loro territori per tagliare legno o cercare l&#8217;oro. Gli evangelici che vengono a fare missione portano anche il Covid-19 e altre malattie. E poi ci sono sempre trasmissioni di malattie da parte di personale medico infetto che dovrebbe essere lì per aiutare. Ma la cosa più utile per questi indigeni è lasciarli decidere da soli sui loro contatti e proteggere la loro terra dagli invasori.</p>



<p>Un gruppo di lavoro per la protezione delle tribù isolate e recentemente contattate nella pandemia si riunisce per la prima volta in Brasile questo venerdì per discutere sul da farsi. È probabile che verrà presa la decisione di fornire l&#8217;accesso alle aree indigene con punti di controllo dove si possa essere testati per l&#8217;infezione. Molte comunità indigene hanno preso questa misura mesi fa. Il governo li ha duramente criticati per questo e sta cercando di fermare le misure di protezione. Almeno 20 indigeni, che in realtà sono isolati, hanno finora contratto il Covid-19 in Brasile.</p>



<p>Ci sono almeno 110 popolazioni indigene volontariamente isolate in tutto il mondo. La maggior parte di loro vive nel bacino amazzonico, tra Bolivia, Brasile e Perù. Hanno scelto l&#8217;isolamento soprattutto a causa di brutte esperienze di violenza e malattie infettive. I furti di terreni, il sovrasfruttamento delle materie prime nei loro territori e la distruzione ambientale ad essi associata ne minacciano l&#8217;esistenza.</p>
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		<title>Report ISPI: work in progress, the end of a world, part II</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 06:57:29 +0000</pubDate>
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<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><strong>WORK IN PROGRESS</strong><strong>THE END OF A WORLD, PART II</strong></td></tr><tr><td>A world has ended. It was the world we once knew,&nbsp;the liberal world of Western hegemony that emerged&nbsp;in the aftermath of WW2 and that we thought had triumphed when the Cold War finished.&nbsp;Today, we live in a period of transition to a new world,&nbsp;the shape of which we cannot yet clearly discern.&nbsp;Ours is an age of ‘work in progress’, of the gradual construction of a yet undefined international order.&nbsp;<br>ISPI’s 2020 Report is an attempt to decipher this incompletely formed world by exploring three questions. Who are the key actors working on the construction of the new international order? In what areas are they working,&nbsp;or rather competing and collaborating? And what shape does this competition and collaboration assume on the regional chessboards of Asia, the Middle East, Africa&nbsp;and Latin America?&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://ispo.maillist-manage.eu/click.zc?od=2f2e831ae0e14bcd35d9ef6160d214074&amp;repDgs=166050cc3ed11ba&amp;linkDgs=166050cc3e7a2ae&amp;mrd=166050cc3ebf758&amp;m=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Download the Report</a></td></tr><tr><td>    <br><strong>Introduction<br></strong><em>Alessandro Colombo, Paolo Magri<br></em><br><br><strong>Part I – The Stakes</strong><br><br><br><strong>1. The Decline of the Liberal Order and the Rise of China</strong><br><em>Alessandro Colombo<br></em><br><strong>2. Multilateralism Between Crisis and Revival</strong><br><em>Andrea Locatelli<br></em><strong><br>3. The Economic and Financial World: Globalising or Fragmenting?</strong><br><em>Franco Bruni, Lucia Tajoli<br></em><br><strong>Cyberspace and Great Powers Competition</strong><br><em>Fabio Rugge</em><br><br><strong>4. Competition in the “Global Commons” (Sea, Air, and Outer Space)</strong><br><em>Emidio Diodato<br></em><br><strong>5. The Hunt for the Strategic Resources<br></strong><em>Ugo Tramballi</em><br><br><strong>Energy and International Politics</strong><br><em>Alberto Clô</em><br><br><strong>Water, Climate Change, and Conflict</strong><br><em>Emanuele Fantini</em><br><br><br><strong>Part II – The Playing Fields<br></strong><br><strong>6. Asia<br></strong><br><em>Guido Samarani<br></em><br><strong>7. Africa</strong><br><em>Giovanni Carbone<br></em><br><strong>8. Latin America</strong><br><em>Loris Zanatta<br></em><br><strong>9. Middle East</strong><br><em>Armando Sanguini<br></em><br><strong>Part III – The Players<br></strong><br><strong>10. The United States and China: An Inevitable Conflict?<br></strong><em>Mario Del Pero<br></em><br><strong>11. Russia Between US and China: An Inconvenient Third Power?</strong><br><em>Aldo Ferrari<br></em><br><strong>12. The European Union and the Arduous Search for a “Geopolitical” Role</strong><br><em>Sonia Lucarelli<br></em><br><strong>“G Zero”, Italy and National Interest</strong><br><em>Giampiero Massolo</em> </td></tr></tbody></table>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/03/20/report-ispi-work-in-progress-the-end-of-a-world-part-ii/">Report ISPI: work in progress, the end of a world, part II</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: Il Brasile a Milano per Marielle Franco (e non solo)</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/04/17/america-latina-i-diritti-negati-il-brasile-a-milano-per-marielle-franco-e-non-solo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 06:49:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12321" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1196" height="1019" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1196w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-300x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-768x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-1024x872.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1196px) 100vw, 1196px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È da molto tempo che nella mia rubrica non si parla del Paese più grande del Latinoamerica; abbiamo trovato a Milano un pezzo di Brasile, composto da donne di tutte le nazionalità e abbiamo parlato con una di loro, cittadina del mondo, femminista, Italo peruviana fuori, brasiliana dentro: Lizzeth Velarde del <em>Collettivo Donne latine femministe di Milano &#8211; Marielle Franco</em></p>
<p><strong>Ci racconti come è nato il vostro collettivo?</strong></p>
<p>Il nostro collettivo è nato dopo un presidio sulla Darsena organizzato per <em>Non una dimeno </em>in occasione della <em>morte</em> di Marielle Franco.</p>
<p>Lì abbiamo conosciuto due ragazze brasiliane Paola e Roberta e Sergio.</p>
<p>Abbiamo iniziato subito ad interrogarci, pensando che ci sarebbe piaciuto costituire un collettivo dedicato a Marielle, ma anche alle indagini sul suo caso, per portar luce sul suo assassinio e per portare avanti l&#8217; intersezionalità delle lotte che lei combatteva . Questo perchè la cosa che ci ha avvicinate/i è stato il fatto che notavamo che nel mondo ci siano sempre quelli che parlano per gli altri, per cui abbiamo deciso di iniziare a far sentire la nostra voce diretta sulle tematiche LGBT, prostituzione, GPA, antirazzismo…</p>
<p>Dopo una pausa estiva ci siamo ritrovati per discutere delle elezioni in Brasile e ci siamo resi conto che a Milano erano stati organizzati diversi eventi per il movimento <em>Ele Não</em> contro Bolsonaro, tutti la stessa giornata e nello stesso orario, quindi ho proposto a Nathaly (anche lei membro del collettivo) di chiamare le organizzatrici dei diversi eventi per provare a farne uno solo, unico. A quel punto avevamo un gruppo di circa trenta donne disposte a organizzare iniziative  e, così,  mi sono resa disponibile a dare una mano per l&#8217;organizzazione; ho proposto al gruppo di offrire informazioni alla cittadinanza su chi è Bolsonaro e soprattutto per spiegare alcuni punti del suo programma politico.</p>
<p>Quel primo presidio, tenutosi in Piazza Cairoli, è stato molto partecipato e siamo riuscite a coinvolgere il movimento di politica di sinistra milanese grazie al fatto che Nathaly e io ne eravamo già parte. Hanno partecipato persone di <em>Rifondazione</em>, del <em>Cantiere</em> , <em>Cambio passo</em> e altri.</p>
<p>Sfortunatamente Bolsonaro è poi andato al ballottaggio e noi decidiamo di organizzare flashmob, in metropolitana. In quei giorni il gruppo si vede più nutrito da nuove persone, conosciute già al primo presidio e emerge la necessità di non fermarsi soltanto alle elezioni: si voleva iniziare un percorso femminista di sinistra che fosse in grado di affrontare anche altre tematiche.</p>
<p>Con una serie di difficoltà abbiamo organizzato il festival” <a href="https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sappiamo tutti che Jair Bolsonaro non prometteva niente di buono per il Brasile. Misogino, omofobo, fascista. Nulla da aggiungere. Ha vinto facendo leva sulla rabbia della gente, strategia ormai consolidata nel mondo anche da altri: Trump, Salvini, per citarne alcuni.</p>
<p><strong>Le assurde dichiarazioni di Bolsonaro sono anche quelle più pericolose. Dichiarare apertamente e con un certo odioso orgoglio di “preferire un figlio morto che gay” è un segnale forte. A più di un anno di mandato, cosa è veramente cambiato legalmente e socialmente per la comunità LGBT?</strong></p>
<p>Dal punto di vista legale Bolsonaro sta chiedendo che vengano aboliti tutti i diritti che erano stati ottenuti dalla comunità LGBT, come ad esempio il matrimonio ugualitario o le adozioni.</p>
<p>Ma ciò che risulta più grave è il senso di legittimazione dell&#8217; omotransfobia: se già il Brasile contava il maggior numero di morti per crimini di odio, oggi le persone si sentono legittimate a derubare,picchiare,violentare quotidianamente e sempre di più le persone LGBT. Non a caso molti sono scappati.</p>
<p>Conosco alcuni brasiliani, che ho conosciuto qui in Italia, che stanno facendo di tutto per andar via dal loro Paese, infatti richiedono qui  asilo politico; sicuramente la comunità LGBT sta fuggendo dal Brasile, così come anche la comunità nera sta subendo discriminazioni e violenze maggiori rispetto a prima”</p>
<p><strong>Il mese scorso sono state arrestate due persone per l&#8217;omicidio di Marielle. Ci sono indizi che portano direttamente ai Bolsonaro. Al figlio e al padre ma su questo non c&#8217;è ancora chiarezza. Che lei sia stata uccisa per il suo attivismo è ovvio. Ma chi è il mandante del suo assassinio?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda gli arresti e il presunto coinvolgimento dei Bolsonaro, non c&#8217;è ancora chiarezza, è vero,  per cui non possiamo fare delle accuse precise. Però è certo che Marielle sia stata uccisa per il suo attivismo e perché era una donna nera lesbica. Sicuramente il video che lei aveva appena pubblicato che mostrava la violenza della Polizia militare all&#8217;interno delle favelas contro la comunità nera ha smosso tanto gli animi. Inoltre, c&#8217;è un altro fatto dal quale si parla poco:  ovvero che le persone coinvolte nel suo assassinio fossero legate anche ad un progetto di edilizia che Marielle, proprio negli ultimi giorni di vita aveva contestato pubblicamente. Dunque: chi ha ucciso Marielle Franco…Il governo brasiliano. Ma come poter arrivare a dimostrarlo?</p>
<p>Monica Benicio (compagna di Marielle ) ci dice sempre di usare spesso l&#8217;hashtag “Quem mandou matar Marielle” perché crede che la segnalazione di massa sia l’unico modo che farà smuovere i governi più forti per richiedere chiarezza sulla sua uccisione. Io non so se funziona, ma sicuramente sta a tutti noi far pressione sui governi. Purtroppo qui in Italia siamo messi male, abbiamo Salvini, ma dobbiamo cercare in ogni modo di lottare lo stesso.</p>
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		<title>Venezuela. BUIO</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 07:25:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da giovedì 7 marzo il Venezuela è sprofondato nell’oscurità. La causa è stata un gravissimo guasto nella centrale idroelettrica del Guri, in impianto che in passato era il fiore all’occhiello della tecnologia venezuelana e che ancora oggi dovrebbe servire tutto il paese. I lavoratori della centrale avevano avvertito che la rete elettrica stava per andare in tilt dopo anni di cattiva manutenzione, indolenza e corruzione, e così è stato; inoltre, dopo l’inizio del blackout, i lavoratori della centrale hanno dichiarato che non ci sono più tecnici preparati per risolvere il problema, chi lavora lì non è preparato per questa crisi. Sulla carta, in questi ultimi 20 anni ci sono stati investimenti per più di 1.500 milioni di dollari. Sulla carta però, perché quei soldi non sono mai arrivati a destinazione, non sono stati spesi per aggiornare la centrale, bensì sono nelle tasche della gang di criminali di Hugo Chavez e Nicolas Maduro. Il regime dichiara che il blackout è stato un sabotaggio da parte degli Stati Uniti, ovviamente. Questa notizia è stata immediatamente smentita dai lavoratori. Possiamo dire con sicurezza che ci sono stati degli arresti arbitrari di alcuni lavoratori dell’azienda nazionale per l’energia dopo aver smentito la notizia. C’è un impiegato di nome Geovany Zambrano che è “desaparecido” da 20 ore. Sarà che queste persone hanno parlato e hanno detto cos’è successo? Sarà che il regime li ha fatto tacere?</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12201" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="416" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350-300x122.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350-768x312.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Quindi, la rete è collassata, di conseguenza anche le comunicazioni sono collassate, linee telefoniche e internet comprese. Senza elettricità non c’è niente, non funziona niente. Intere zone della capitale e non solo hanno passato più di 60 ore consecutive senza elettricità. In alcune zone dell’entroterra hanno compiuto 110 ore di buio. Il poco cibo che la popolazione riesce a comprare è andato a male nelle case, le candele stanno per finire. Le poche aziende e negozi che ancora sopravvivono, hanno abbassato le saracinesche. Alcuni negozi e piccoli supermercati aprono nei ridotti momenti in cui arriva la luce, se arriva, vendono quello che hanno, ma tante non possono accettare carte di credito e bancomat, accettano soldi in contanti e addirittura accettano dollari ed euro, ma il fatto è che i contanti non esistono più, la gente non gira per strada con banconote perché l’inflazione è arrivata quasi al 3.000%, e allora, cosa compri, come compri, quando compri? Anche l’acqua manca. La gente disperata chiede informazioni per conoscere negozi e venditori ambulanti che possano vendere caraffe d’acqua potabile, le case sono al secco. In alcune regioni del paese come la Stato del Carabobo, denunciano che l’acqua sta arrivando alle case con cattivo odore e di colore nero… fate voi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12202" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="460" height="259" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a></p>
<p>Cosa succede in un ospedale se va via la corrente elettrica e l’acqua? Un inferno. Ma se gli ospedali venezuelani sono già un inferno a causa della mancanza di medicine, manutenzione, macchinari, medici e infermiere… cos’altro può succedere? Un inferno Dantesco è a dir poco. I medici non riescono in nessun modo a salvare vite, possono soltanto rianimare facendo massaggi cardiaci a mani nude, ventilando con sistemi manuali del medioevo, ma poi basta, rimangono a guardare nella penombra di una candela un’altra vita, l’ennesima che se ne va a causa di questa crisi umanitaria voluta da un pugno di esseri crudeli che ha distrutto completamente il paese. Dal 7 al 9 marzo sono morti 110 pazienti, tra cui 80 bambini. Il 10 marzo sono morti 21 persone, di cui 5 neonati e due donne in ostetricia, incinte o per partorire… Fino al 13 marzo si contano 26 deceduti, la ONG <i>Codevida</i> contabilizza 17 pazienti con problemi renali decediti dopo il blackout nazionale, e allora potete immaginare cosa sta succedendo ai pazienti in dialisi? Cosa pensate che possa succedere negli obitori degli ospedali senza aria condizionata costante per più di 6 giorni? Sapete cosa stanno facendo gli impiegati di queste aree? Dicono ai famigliari di portarsi il cadavere subito altrimenti devono seppellirli in fosse comuni per evitare la decomposizione e l’affollamento. Nell’entroterra del paese, nelle zone più povere e depresse, la situazione della salute è indescrivibile, il 90% delle famiglie ha qualche parente con problemi di salute: denutrizione, tumori di diversa natura ed entità, epilessia, diabete, AIDS, malaria, tubercolosi. In questi giorni di crisi energetica si sono complicati i quadri clinici di molte persone, già compromessi per la situazione sanitaria e quindi sono decedute, i parenti, senza soldi per poter affrontare un funerale e pagare il cimitero, seppelliscono i loro cari nei giardini di casa, nelle zone rurali dove ci sono pezzi di terra o nella terra di nessuno… Donne con figli morti in braccio, parenti all’estero che ricevono la chiamata che il loro famigliare è morto nell’oscurità, senza poter andare in Venezuela perché gli aerei non partono e non arrivano… ovviamente. Un incubo difficile da descrivere. Un incubo reale. Una morte lenta. Una disgrazia che non tocca fondo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12203" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="780" height="438" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 780w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></a></p>
<p>Il paese non sta collassando, è già collassato. E’ già nella miseria più grande. Chi ancora, nelle sedie del potere, continua a dire che bisogna rimanere neutrali e che la non ingerenza è la giusta via, perché non si può ripetere la storia della Siria, non sa o non si rende conto che il Venezuela da più di 5 anni è già la Siria dell’America Latina e che da anni era in atto un genocidio silenzioso, che per fortuna, ormai, tanto silenzioso non è.</p>
<p>Devo dire che settimane fa vedevo una luce in fondo al tunnel, adesso stento a trovarla, l’ho persa, spero si ravvivi appena questo blackout in cui è sommerso il Venezuela, passi. Piano piano la luce sta arrivando, a momenti, ma non riesce ancora ad illuminare il nostro tunnel della speranza. Siamo stanchi. Mi auguro che la fine stia arrivando e che il mio popolo possa di nuovo trovare pace dietro la parola “DIRITTO”.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Città del Messico: trasporti e molestie</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2019 06:52:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci stiamo avvicinando all&#8217;8 marzo, Giornata dedicata alle donne. Anche se, secondo noi, ogni giornata è dedicata alle donne (agli uomini, a tutte e a tutti), <em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> inizia a riflettere sul tema con una breve, ma significativa testimonianza di Mayra Landaverde, dal Messico, dove si è recata lo scorso novembre per il Forum Sociale Mondiale delle Migrazioni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12125" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1471" height="969" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1471w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/2-300x198.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/2-768x506.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/2-1024x675.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1471px) 100vw, 1471px" /></a></p>
<p>Trasporti e molestie</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>Dicono che le statistiche non mentano. Forse in Messico non è valida questa affermazione. I numeri di donne molestate sui trasporti pubblici non riflettono la vera quotidianità con cui le donne di questo Paese lottano ogni giorno. Sono arrivata a Città del Messico da pochi giorni, ma sono già moltissime le donne che ascolto, donne che fra una chiacchiera e un&#8217;altra, condividono le proprie tecniche per difendersi.</p>
<p>La rete metropolitana della città ha istituito, nelle ore di punta, alcuni vagoni solo per donne e minori di 12 anni proprio per contrastare questo tipo di violenza anche perché, mesi fa, hanno arrestato un uomo che si travestiva da donna per poter accedere a questi vagoni e continuare a molestare.</p>
<p>Le violenze di questo genere vengono viste, dalle istituzioni, come una banalità senza nessuna importanza, quasi come un&#8217;esagerazione da parte del genere femminile, quando invece è un&#8217;emergenza.</p>
<p>Le molestie esistono in tutto il mondo, ma nonostante il mio amore sconfinato per il Messico, devo dire che questa situazione lo rende molto spesso un posto infernale.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12126" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1471" height="1355" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1471w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/1-300x276.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/1-768x707.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/1-1024x943.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1471px) 100vw, 1471px" /></a></p>
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		<title>Il Brasile e i precari equilibri dell&#8217;America Latina</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Nov 2018 09:22:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/elezionibrasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11668" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/elezionibrasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="620" height="312" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/elezionibrasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/elezionibrasile-300x151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p>L’ex militare Jair Bolsonaro ha vinto le elezioni presidenziali in Brasile. Al ballottaggio ha preso il 55% dei voti contro il suo avversario Fernando Haddad, candidato del Partito dei Lavoratori. Di tutto si è detto su di lui in campagna elettorale: razzista, omofobo, maschilista, sessista, fascista, amante delle dittature militari, violento, amante delle armi… ma la conclusione è che un personaggio considerato per molti analisti un pericolo per la regione, ha vinto dopo anni di corruzione gestita dai due governi del Partito dei Lavoratori, quelli di: Luis Inacio Lula da Silva e Dilma Rousseff. Il primo incriminato per riciclaggio e corruzione e condannato a 12 anni di prigione e la seconda destituita dal congresso nel 2016 e accusata di violazione delle norme e leggi fiscali e falso in bilancio. Quindi, come si poteva prevedere, il Partito dei Lavoratori dopo questi scandali ha perso tutta la popolarità e la credibilità, portando il paese a livelli di insicurezza, disoccupazione, violenza e povertà importanti, per cui il popolo ha preferito il rappresentante della destra radicale, piuttosto che continuare a mantenere il gioco corrotto della sinistra. Potrei anche dire che il popolo brasiliano ha ragione, solo che l’opzione per il cambiamento, proposta da Bolsonaro, non è delle migliori, anzi. Quindi, cosa si doveva fare? Per chi si doveva votare? Io non avrei saputo cosa fare.</p>
<p>Il legame del brasiliano con i militari di destra, la sua idea di facilitare il possesso di armi, la promessa elettorale di dare maggiori facoltà alle forze dell’ordine per usare le armi durante il loro lavoro, il suo progetto di cambiare la scuola per “militarizzare” i programmi scolastici, il desiderio di cambiare le leggi per la protezione dei diritti degli indios dell’Amazzonia e delle minoranze, sono alcune delle sue promesse elettorali, dei suoi programmi, delle sue idee che non combaciano molto con una linea di governo democratica, aperta e al passo con i tempi.</p>
<p>In linea teorica, il nuovo governo sembrerebbe non aiutare il precario equilibrio che adesso persiste in America Latina. In quelle latitudini, gli estremismi sono stati sempre molto pericolosi e la storia ce lo ha dimostrato ampiamente. L’estremismo di destra nella sua maggioranza è stato militare e ha portato all’auge sanguinarie dittature come in Argentina, Uruguay, Cile, Paraguay e il medesimo Brasile. Gli estremismi di sinistra sono stati anche loro portati avanti da militari comunisti o pseudo comunisti come in Cuba e Venezuela o da movimenti rivoluzionari socialisti come in Nicaragua o in Bolivia. Non importa da che ideologia provengono, il leit motiv di tutti questi estremismi è stato, è e sarà sempre l’avvio di regimi autoritari o dittatoriali caratterizzati dalla violazione sistematica di diritti umani e civili, dalla censura, dalla violenza, dalla discriminazione e dall’oscurità. È per questa ragione che in un momento così delicato come quello che adesso vive America Latina, la vittoria di Bolsonaro potrebbe far scoppiare definitivamente il terremoto. Per esempio, in questo momento il continente è attraversato da tre dittature: Venezuela, Nicaragua e Bolivia, da un governo ambivalente e di tolleranza zero come quello di Donald Trump, da un governo di sinistra “amico” delle politiche venezuelane come quello appena iniziato in Messico dal populista López Obrador. Potrebbero essere delle bombe pronte a scoppiare, quindi ci si chiede: Bolsonaro sarà l’ennesima minaccia per la democrazia della zona già estremamente traballante?</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/bolsonaro-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11669" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/bolsonaro-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="675" height="275" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/bolsonaro-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 675w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/bolsonaro-1-300x122.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></a></p>
<p>Per la vicina Venezuela, il governo di Bolsonaro potrebbe rappresentare un’altra minaccia, dopo gli Stati Uniti di Trump e la Colombia di Ivan Duque, perché un governo di destra radicale sicuramente non darà ossigeno alla narco dittatura di Nicolas Maduro, piuttosto aiuterà a moltiplicare sanzioni e contrattempi e a spingere per una soluzione, si spera, democratica, alla crisi senza precedenti che vive il Venezuela. Questo paese è nel mirino di Bolsonaro, il quotidiano brasiliano “Folha de Sao Paulo” nei mesi scorsi aveva pubblicato una inchiesta che affermava che il presidente eletto voleva far cadere Maduro con l’aiuto del suo omologo colombiano, Ivan Duque. Questa notizia è stata smentita da tutti e due i governi, in campagna elettorale Bolsonaro ha detto che avrebbe chiuso i confini con il Venezuela per impedire che milioni di rifugiati attraversassero la frontiera per raggiungere la regione confinante di Roraima, adesso afferma che troverà delle soluzioni insieme all’Organizzazione di Stati Americani per aiutare i profughi della nazione vicina. È un dato di fatto che la narco dittatura di Maduro è criticata dalla maggior parte dei paesi della zona e adesso più che mai Brasile si unirà al coro di critiche.</p>
<p>Dunque, per le dittature della regione, il trionfo di Bolsonaro potrebbe essere una minaccia, un bene, un aiuto in più per cercare una soluzione; per il popolo brasiliano, invece, questo trionfo potrebbe essere un male.  La storia ce lo dirà.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. La dimensione oscura</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2018 07:30:38 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Qualcuno si ricorderà una serie di telefilm di fantascienza intitolata “Ai confini della realtà” che veniva trasmessa negli anni&#8217;70: Nona Fernàndez, autrice del romanzo La dimensione oscura edito da Gran Via, vi fa spesso riferimento perchè i fatti narrati sono crudi e difficili da spiegare razionalmente, ma sono accaduti davvero. Purtroppo.</p>
<p>Nona Fernàndez, classe 1971, di Santiago del Cile, con questo suo ultimo lavoro (il primo, pubblicato sempre dalla stessa casa editrice italiana, si intitola Mapocho) ha vinto il Premio Sor Juana Inés de la Cruz, premio prestigioso e meritato per il coraggio del tema affrontato e per l&#8217;originalità della stesura.</p>
<p>Un romanzo sì, ma anche un&#8217;inchiesta dato che vengono riportate le esatte parole di “un uomo alto, magro, moro, con folti baffi”. Costui si chiama Andrès Antonio Valenzuela Morales, alias “l&#8217;uomo delle torture”. Il 27 agosto 1984 quest&#8217;uomo entra negli uffici di una rivista di opposizione a Santiago e decide di rilasciare ad una giornalista la sua testimonianza, ricca di dettagli: una denuncia, una confessione sui metodi della dittatura che coprì di sangue gli anni&#8217;60 e &#8217;70 del Cile &#8211; così come di altri Paesi latinomaericani &#8211; ma facendo scomparire nel nulla i corpi dei dissidenti.</p>
<p>Il nido 20, La firma, l&#8217;hangar di Cerrillos, la costa Barriga, sono i luoghi, i nascondigli in cui venivano portate le vittime, per poi essere sottoposte ad ogni genere di violenza e uccise; uomini e donne, giovani e meno giovani, figli, padri, madri, studenti, avvocati, intellettuali, persone comuni. Come ridare loro un volto, un nome, una dignità? Attraverso la Memoria e tramite chi può e vuole rimettere in circolo le informazioni. Un pentito e una giornalista a confronto. E una scrittrice che molto immagina per riempire il vuoto lasciato dal tempo trascorso &#8211; che sbiadisce e confonde &#8211; e dall&#8217;omertà di chi c&#8217;era e, oggi come allora, fa finta che nulla sia accaduto.</p>
<p>L&#8217;escamotage narrativo è quello di alternare la potenza dolorosa della descrizione delle modalità repressive con quella di alcuni episodi cinematografici o televisi, continui riferimenti alla fantasia che invece di far svagare il pubblico, diventano qui pietra di paragone con una realtà in cui si è totalmente perso il confine tra Bene e Male. Si legge, infatti: “Un horror il cui narratore e protagonista era un uomo comune e banale, che somigliava molto al nostro professore di scienze naturali, così pensavamo, con i baffi dello stesso taglio e spessore” ed echegggia la banalità del Male della Arendt che striscia, più o meno vilmente, attraverso tutte le epoche, quella banalità che viene giustificata, ad esempio, dall&#8217;obbedienza ad un ordine superiore.</p>
<p>Molte le suggestioni e gli spunti di riflessione che non riguardano necessariamente solo quel periodo storico-politico. Una domanda ricorrente è: “Quanti volti può racchiudere un essere umano?” Qui troviamo la ricerca dell&#8217;identità, la capacità metamorfica e kafkiana di mutare a seconda delle circostanze, la perdita della rettitudine.</p>
<p>Come in una tragedia greca, l&#8217;impianto del libro prevede un protagonista (o meglio, MOLTI protagonisti), gli antagonisti e il coro. Quest&#8217;ultimo è composto dai personaggi di sfondo, ma non solo nel racconto, anche nella vita vera: quelli che si nascondono dietro a un dito, che si girano dall&#8217;altra parte, che credono sia meglio non interessarsi di “certi argomenti”. Qui ci si riferisce alle istituzioni, alla stampa, ad una parte della società civile. E tornano l&#8217;universalità e l&#8217;attualità di questo romanzo. Ma allora i buoni dove sono? Come la giornalista &#8211; alter ego dell&#8217;autrice che ripete, quasi ossessivamente &#8211; “Io so” oppure “Io immagino”- sono i figli e i nipoti delle vittime che, loro malgrado, prendono il testimone dei loro genitori e parenti. Sono le nuove generazioni che garantiscono un Futuro di verità e giustizia, mantenendo viva e forte la voce dei propri cari.</p>
<p>E&#8217; un grande gioco di specchi, quello che si viene a comporre grazie alla struttura sapiente costruita da Nona Fernàndez, un gioco che mette in crisi le certezze e che pone dubbi sull&#8217;Etica. Ma questo è esattamente quello che dovrebbe accadere ogni volta che ci guardiamo in faccia.</p>
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		<title>Il Venezuela in una valigia</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 07:25:57 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p>Come potrei definire il venezuelano? È un mix di culture diverse, di etnie diverse. La storia dello sviluppo della nazione è stata accompagnata, già da diversi secoli, da ondate di immigrazioni provenienti dai diversi continenti. Il Venezuela è stata la nazione dell’America Latina che storicamente ha ospitato nel suo territorio il maggior numero di immigrati. Persone di tante nazionalità che disperate uscivano dai loro paesi per motivi politici, sociali, sanitari, economici. La terra venezuelana è stata letteralmente “invasa”, per così dire, da: africani, dominicani, haitiani, cubani, tedeschi, italiani, spagnoli, portoghesi, sloveni, croati, polacchi, cechi, colombiani, peruviani, ecuadoregni, cileni, argentini, cinesi, libanesi, siriani, arabi… e potrei continuare. Questo ha fatto sì che la cultura e le tradizioni del Venezuela antico siano state influenzate da questo affascinante Melting pot. Siamo figli del mondo. Per questa ragione, siamo sempre stati un popolo ospitale, sorridente e pronto ad aprire le braccia per accogliere questi immigrati e farli sentire come a casa propria. Abituati da sempre così, siamo cresciuti accanto allo straniero, al profugo, al bisognoso, a quello diverso dal punto di vista della religione o del colore della pelle, e in un modo o nell’altro quella terra promessa che era il Venezuela  ha dato lavoro, felicità, amore, in sostanza, un futuro. Io stessa sono nipote di un italiano del sud arrivato in nave con la sua valigetta, così come avete visto in tanti film, e di un colombiano di Bogotà che ha attraversato la frontiera tra mille difficoltà. Tutti e due hanno trovato il loro futuro in Venezuela e sono orgogliosa di far parte, per partita doppia, di questa realtà.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11380" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1214" height="697" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1214w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5-300x172.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5-768x441.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5-1024x588.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1214px) 100vw, 1214px" /></a></p>
<p>È per questa ragione che mi sento immensamente triste e perfino arrabbiata vedendo quello che succede in queste settimane ai profughi venezuelani protagonisti di questa terribile ondata di emigrazione forzata grazie al regime di Nicolas Maduro. L’esodo venezuelano si è incrementato dal 2016. Fino a questo momento, 2,3 milioni di venezuelani sono fuori dal paese, più o meno il 7% della popolazione, secondo l’ONU, ma nelle ultime settimane c’è stato un boom che ad oggi non si ferma. Uomini, donne, bambini, anziani, ai bordi delle strade, con in mano una valigia o un sacchetto di plastica e un manto pieno di disperazione e tristezza che li copre passo dopo passo. Scappano dalle malattie, dalla fame, dall’insicurezza, dalla repressione, dalla miseria, dalla mancanza di lavoro, acqua potabile, elettricità, gas… Ormai è una sorta di guerra quella che si vive in Venezuela e la popolazione fugge disperata come qualunque altra popolazione in guerra. Noi in Italia viviamo accanto alla realtà dei profughi che arrivano nei barconi attraversando il Mediterraneo: ebbene, il continente sudamericano ormai vive accanto alla realtà dei profughi venezuelani che attraversano strade, montagne e città a piedi per raggiungere Colombia, Ecuador, Peru e Brasile. Secondo l’Agenzia delle Nazione Unite per i Rifugiati, nel primo semestre del 2018, 90 mila venezuelani hanno chiesto asilo in Perù, 6.900 in Brasile. In Colombia ci sono 600 mila venezuelani e in Ecuador 39.500. Le frontiere di questi 4 paesi sono in crisi, non sanno come gestire questo flusso mai visto nel continente. Rappresentanti dei quattro governi si sono uniti per cercare una soluzione alla crisi. Tra 700 e 800 venezuelani stanno attraversando la frontiera con il Brasile, dove c’è già un campo profughi. La frontiera brasiliana è militarizzata per garantire la sicurezza nella regione di Roraima. Perù e Colombia hanno creato un database per schedare i venezuelani che arrivano in modo illegale.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11381" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="984" height="655" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 984w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo1-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 984px) 100vw, 984px" /></a></p>
<p>Si sono già verificati episodi di xenofobia, di maltrattamento, di violenze sessuali. C’è molta preoccupazione. Questi migranti non sono accolti sempre bene dagli ecuadoregni, peruviani e colombiani. C’è mancanza di solidarietà. Evidentemente, purtroppo i tempi sono cambiati, non possiamo aspettarci che l&#8217;America Latina apra le braccia al venezuelano così come lui lo fece in passato con il latino-americano. Ma un po’ di solidarietà, di comprensione e di compassione sì. È necessario ed urgente instaurare un coordinamento regionale nelle zone critiche, dovrebbe arrivare l’aiuto di organizzazioni come l’OEA, ONU, UNHR-rifugiati per contenere questa minaccia di bomba a orologeria che è questo esodo sproporzionato. Creare politiche di armonizzazione nell’accoglienza, educare la popolazione che ospita queste persone, è imperativo in questo momento. Speriamo che così succeda.</p>
<p>Nel frattempo, Maduro nega in TV che ci sia un esodo, afferma che esiste una guerra economica creata dai paesi della regione per screditare il governo. Manda un messaggio a tutta la diaspora che vive in questi paesi critici perché rientri nella nazione, attraverso frasi banali e bugie. Jorge Rodríguez, ministro dell’informazione, dichiara che la crisi umanitaria è un castello di carte costruito grazie alle fake news. L’ennesimo tentativo di nascondere la luna con un dito.</p>
<p>Sperando che il venezuelano si risvegli definitivamente…Ma mi sembra troppo tardi. Il danno è già stato fatto.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Signor Presidente</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Aug 2018 06:05:05 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ stata ufficializzata la vittoria di Andres Manuel Lopez Obrador come prossimo Presidente del Messico.</p>
<p>Qui il suo discorso:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://youtu.be/4HmCdZUTRfg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/4HmCdZUTRfg?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span></p>
<p>Mi sembra di percepire, seppur a distanza, un clima di soddisfazione nella popolazione, di rassegnazione per chi non ha votato per lui e di molto fermento nel mondo della sinistra.</p>
<p>Alcuni mi hanno detto che la sinistra, “quella vera”, non vuole e non ha mai visto con buoni occhi la candidatura e tantomeno la odierna vittoria di Lopez Obrador.</p>
<p>Io non so quale sia la sinistra vera e quella finta. Ma capisco quando alcuni compagni usano questa terminologia.</p>
<p>Quella vera sarebbe l’EZLN, per esempio.</p>
<p>Fra il nuovo presidente e l’EZLN non corre buon sangue. E hanno ragione. Ci si sarebbe aspettato un appoggio determinato alla candidatura indipendente di Mary Chuy, supportata dal Concejo Indigena, invece è successo tutto il contrario. Da qui la famosa discordanza fra i due.</p>
<p>Era girata addirittura una fake news sulla riconciliazione dei zapatistas e il leader di Morena. Niente di più falso. Personalmente non credo che nessuno dei due sia interessato a parlare.</p>
<p>AMLO annuncia quasi tutti i giorni le cose che pensa di fare durante il suo mandato: turismo, cultura, etc. Ripete quello che ha detto in campagna elettorale, ma non più come un semplice candidato, ma da presidente eletto. Rafforza l’idea di salvare PEMEX e la CFE (Comisiòn Federal de electricidad). Io non potrei essere più d’accordo. Certo, bisogna capire come intende farlo.</p>
<p>Uno dei problemi più grandi che affronta il Paese è il progetto di costruzione di un nuovo aeroporto internazionale. E’ un vecchio ostacolo che ci perseguita dall&#8217; anno 2000. Ogni presidente ha fatto guadagnare millioni alle èlite imprenditoriali, in ogni mandato. Ma l’aeroporto non è ancora finito e adesso il nuovo Presidente lo vuole cancellare.</p>
<p>I suoi argomenti sono sempre gli stessi: se vogliono costruire l’aeroporto, lo faranno con i loro soldi e non con quelli pubblici. Si rivolge al settore privato che gira come un avvoltoio sopra il cielo di Texcoco (luogo dove è da quasi vent’anni iniziata la costruzione).</p>
<p>Sicuramente il processo di appalto è corrotto e il problema non è solo quello. Il vero problema è che quella è una zona dove la gente che ci abita non vuole andarsene perché quella è la loro terra. Una volta lì c’era un lago dove vogliono costruire l&#8217;aeroporto, il suolo richiederebbe una manutenzione costosissima, ci sono animali in pericolo di estinzione ed è luogo di ritrovo per alcuni uccelli migratori.</p>
<p>Signor Presidente, il problema non è far pagare ad altri l’aeroporto. Il problema è che in questo brevissimo periodo dalla sua vittoria, lei non sta ascoltando chi, molto probabilmente, l’ha votata.</p>
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