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	<title>amministrazioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Dossier statistico Immigrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2021 08:07:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per la prima volta in calo gli immigrati in Italia. Dopo 20 anni di crescita ininterrotta, anche a causa della pandemia si registra unadiminuzione della presenza straniera, che non compensa più il saldo demograficonaturale&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Per la prima volta in calo gli immigrati in Italia.</p>



<p><br>Dopo 20 anni di crescita ininterrotta, anche a causa della pandemia si registra una<br>diminuzione della presenza straniera, che non compensa più il saldo demografico<br>naturale del Paese. Si riducono sia i residenti che la forza lavoro, il cui tasso di<br>occupazione diventa inferiore a quello degli italiani.</p>



<p><br>Anticipazione del 31° Dossier Statistico Immigrazione a cura di IDOS,<br>in collaborazione con Confronti e Istituto di Studi Politici “S. Pio V”<br><br>L’Italia, in declino demografico da almeno sei anni, nel 2020 registra, per la prima volta da 20 anni<br>a questa parte, anche il calo più alto della popolazione straniera. In un solo anno il Paese perde in<br>tutto quasi 200mila abitanti e i residenti stranieri diminuiscono di 26.422 unità (-0,5%),<br>attestandosi su 5.013.215. Sembrano quindi superati i tempi in cui la popolazione straniera residente<br>compensava i saldi naturali negativi degli italiani.<br>Il calo dei residenti stranieri è l’esito di diverse voci del bilancio demografico del 2020: iscrizioni<br>all’anagrafe di stranieri arrivati direttamente dall’estero, cancellazioni di stranieri che hanno lasciato<br>l’Italia per l’estero, cancellazioni effettuate d’ufficio per irreperibilità o perdita dei requisiti,<br>acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di stranieri, nascite e decessi registrati nell’anno.<br>A causa delle chiusure dovute alle misure di contenimento della pandemia, le iscrizioni dall’estero<br>(177.304) di residenti stranieri calano di un terzo (-33,0%) rispetto al 2019 e di poco meno (-30,6%)<br>rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Quasi dimezzati anche gli stranieri cancellati per l’estero<br>(29.682): il 48,4% in meno del 2019. La differenza tra stranieri iscritti dall’estero e stranieri<br>cancellati per l’estero (saldo migratorio estero) è quindi positiva (+147.622), ma più bassa di circa<br>58mila unità rispetto al 2019.<br>Guardando alla differenza tra nati e morti, l’Italia registra, anche a causa della pandemia, un<br>incremento della mortalità che porta a un saldo naturale della popolazione totale negativo per<br>342.042 unità: la componente italiana perde, tra nati e morti, 392.108 persone, mentre quella straniera,<br>grazie alle nascite, aumenta di 50.066. Gli stranieri, per la loro più giovane età, hanno patito meno gli<br>effetti letali della pandemia ma, nonostante ciò, la loro mortalità è cresciuta in un anno del 25,5%<br>(1.892 decessi in più del 2019) e registra l’incremento maggiore nel Nord-Ovest (+36,0%), più<br>colpito dalla diffusione del virus.<br>Seppure il saldo migratorio estero e quello naturale siano anche nel 2020 di segno positivo, i residenti<br>stranieri calano a causa di 118.949 cancellazioni d’ufficio per “altri motivi” (irreperibilità o scadenza<br>del permesso di soggiorno) e di 133mila stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana.<br>Nel caso dei cittadini non comunitari, al blocco delle frontiere si è aggiunto il rallentamento nella<br>gestione delle pratiche amministrative: solo con il rilascio del permesso di soggiorno, infatti, è<br>possibile l’iscrizione anagrafica, che oltretutto avviene dopo una presenza in Italia di una certa durata.<br>Da tutti questi elementi scaturisce la diminuzione registrata nel 2020. In 20 anni, solo nel 2015 e nel<br>2016 si erano registrati lievi cali (rispettivamente -4.203 e -12.409), ma decisamente più bassi e rilevati a posteriori dall’Istat (revisione post censuaria). Invece, il calo del 2020 è il più alto mai avuto<br>e, al netto delle acquisizioni di cittadinanza italiana e delle cancellazioni d’ufficio, è riconducibile<br>alla pandemia (salvo aggiornamenti che l’Istat comunicherà a fine 2021 con i dati definitivi).<br>Nel mercato del lavoro, la pandemia ha prodotto un eccezionale calo dell’occupazione complessiva<br>(in tutto 456mila lavoratori in meno: -2,0%) e, parallelamente, una forte riduzione della<br>disoccupazione (-271mila: -10,5%). Due fenomeni in apparenza contrastanti, ma da leggere insieme<br>all’aumento dell’inattività (ossia di chi non ha e non cerca lavoro): pandemia, restrizioni per il<br>contrasto della diffusione del virus e chiusura di molte attività durante i lockdown, hanno fortemente<br>scoraggiato la ricerca del lavoro anche tra gli stranieri.<br>Il numero degli occupati stranieri, in continua crescita dal 2004, nel 2020 si riduce del 6,4% (-<br>1,4% per gli italiani), la disoccupazione del 12,4% (-10,1% per gli autoctoni), mentre l’inattività<br>cresce del 16,2% (+3,1% per gli italiani). Gli occupati stranieri scendono così a 2.346.000, con una<br>perdita di 159.000 unità (erano 2.505.000 nel 2019). Ciò nonostante, a causa della consistente perdita<br>di occupazione anche tra gli italiani, non cala l’incidenza degli stranieri sul totale (10,2%).<br>Se nel 2004 il tasso di inattività degli stranieri era più basso di 12 punti percentuali rispetto agli<br>italiani, dopo 14 anni il gap si è ridotto a soli 2 punti. E così, per la prima volta nella storia<br>dell’immigrazione in Italia, il tasso di occupazione degli stranieri si attesta su un livello inferiore a<br>quello dei cittadini italiani (57,3% rispetto a 58,2%), essendo diminuito tra i primi in misura molto<br>più intensa (-3,7 contro -0,6 punti percentuali).</p>



<p></p>



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		<title>In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 07:47:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio – In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose Roma, 12 ottobre&#160;– L’approccio etnico, in Italia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Presentato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio – In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="632" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 632w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm-300x267.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 632px) 100vw, 632px" /></figure>



<p><strong>Roma, 12 ottobre&nbsp;</strong>– L’approccio etnico, in Italia più che in Europa, ha consentito – e poi consolidato – la costruzione di un sistema abitativo per soli rom parallelo a quello proprio della società maggioritaria. Denominata non a caso il&nbsp;<strong>‘Paese dei campi’</strong>, l’Italia ha assistito negli ultimi 40 anni a una presenza progressiva di baraccopoli monoetniche sull’intero territorio nazionale anche se nell’ultimo biennio si sottolienano&nbsp;<strong>importanti elementi di discontinuità</strong>&nbsp;già evidenziati negli anni precedenti.</p>



<p>&nbsp;Il Rapporto di Associazione 21 luglio, giunto ormai alla sua sesta edizione, intitolato quest’anno ‘<strong>L’esclusione nel tempo del Covid’</strong>&nbsp;offre uno spaccato della situazione in Italia e nella città di Roma in un arco temporale compreso tra il primo gennaio 2020 e il 30 giugno 2021 e fortemente segnato dalla pandemia da Covid-19. Il lavoro di Associazione 21 luglio mette in rileivo luci e ombre: il consolidarsi del fenomeno di&nbsp;<strong>fuoriuscita dagli insediamenti</strong>; l’avvio di processi virtuosi di&nbsp;<strong>superamento</strong>&nbsp;degli stessi da parte di sempre più Amministrazioni locali; l’organizzazione di&nbsp;<strong>sgomberi forzati</strong>&nbsp;anche dopo il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 che prevedeva «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica».</p>



<p>Dati e numeri in Italia: un calo di presenze che in 5 anni raggiunge il 36%. In Italia solo 1 rom su 10 vive nei “campi”</p>



<p>In Italia sono&nbsp;<strong>109</strong>&nbsp;gli insediamenti formali – ovvero progettati, costruiti e gestiti dalle Amministrazioni locali – distribuiti in 63 comuni e 13 regioni. In totale sono circa&nbsp;<strong>17.800</strong>&nbsp;i rom e sinti che vivono nelle baraccopoli formali e informali, pari allo 0,03% della popolazione italiana. Di questi&nbsp;<strong>11.300</strong>&nbsp;sono presenti nelle baraccopoli formali e&nbsp;<strong>6.500</strong>&nbsp;nelle baraccopoli informali e microinsediamenti. Dei rom e sinti presenti nelle baraccopoli istituzionali si stima che circa il&nbsp;<strong>49%</strong>&nbsp;abbia la cittadinanza italiana, il&nbsp;<strong>41%</strong>&nbsp;sia in possesso della nazionalità dei Paesi dell’ex Jugoslava, il&nbsp;<strong>10%</strong>&nbsp;la cittadinanza rumena, con meno di&nbsp;<strong>1.000</strong>&nbsp;cittadini a rischio apolidia. Il numero delle persone residenti negli insediamenti monoetnici italiani è sceso, tra il 2016 e il 2021 di ben&nbsp;<strong>10.000 unità</strong>, con un decremento pari al 36,5% (del 37% negli insediamenti formali e del 35% negli insediamenti informali),</p>



<p>Le cause vanno ricercate nel desiderio delle nuove generazioni residenti nei “campi” di intraprendere un percorso di fuorisucita autonomo; le azioni di sgombero forzato che hanno spinto molte famiglie alla dispersione sul territorio; il ritorno nel Paese di origine per i cittadini comunitari; il processo virtuoso di alcune Amministrazioni locali verso il superamento dei “campi rom”.</p>



<p>Alla luce di questi numeri, se fosse confermata la stima del Consiglio d’Europa di una presenza di persone rom in Italia pari a 180.000 unità, si potrebbe affermare che allo stato attuale, nel nostro Paese,&nbsp;<strong>meno di 1 cittadino rom su 10, può essere identificato come un abitante del “campo</strong>”. Una verità – secondo Associazione 21 luglio –&nbsp;<strong>destinata da sola a smontare un caleidoscopio di “leggende urbane” ancorate a stereotipi e pregiudizi.</strong></p>



<p>La politica dei campi: la strada verso il loro superamento</p>



<p>Risale al 2018 l’ultima realizzazione, nel Comune di Afragola, di un insediamento per soli rom. Nello stesso anno si è andata rafforzando una politica locale del loro superamento attraverso processi inclusivi a partire dai Comuni di Moncalieri e Sesto Fiorentino. Su questa scia sempre più Amministrazioni hanno dimostrato consapevolezza sull’importanza di porre fine a tali spazi di segregazione etnica da Ferrara a Palermo, da Olbia a Siracusa.</p>



<p>Nel periodo compreso dal Rapporto, malgrado le difficoltà dettate dal periodo pandemico, risultano essere stati superati 4 insediamenti nei&nbsp;<strong>Comuni di Firenze, Cerea, Porto Torres e Roma</strong>. Sono invece ben&nbsp;<strong>15</strong>&nbsp;i “campi rom” le cui azioni di superamento dovrebbero concludersi nei prossimi 18 mesi.</p>



<p>Tali esperienze, con i loro successi e fallimenti, aprono nuove strade verso la chiusura definitiva della triste stagione dei “campi rom” e andrebbero supportate da una nuova “Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom” che dovrà risultare più incisiva e vincolante.</p>



<p>Diminuiscono, ma non si arrestano, le azioni di sgombero forzato</p>



<p>Malgrado il&nbsp;<strong>Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020</strong>&nbsp;prevedesse «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica» non si sono arrestate in Italia le azioni di sgombero forzato nei confronti delle comunità rom presenti negli insediamenti informali.&nbsp;Tra il gennaio del 2020 e il giugno del 2021 sono state ben&nbsp;<strong>70 (35 nel Nord Italia, 24 nel Centro e 11 nel Sud Italia</strong>) in calo del 52% rispetto al 2019. Si segnala il forte peso specifico riconosciuto alle azioni organizzate dal&nbsp;<strong>Comune di Roma</strong>, con ben&nbsp;<strong>17&nbsp;</strong>sgomberi effettuati,&nbsp;<strong>un quarto</strong>&nbsp;di quelli registrati su scala nazionale.</p>



<p>Nel periodo segnato dallla pandemia da Covid-19 sono state due le azioni di sgombero più violente: quella realizzate a&nbsp;<strong>Roma</strong>&nbsp;(insediamento del Foro Italico sgomberato l’11 agosto 2020) e a&nbsp;<strong>Torino</strong>&nbsp;(insediamento di Germagnano esterno sgomberato il 20 agosto 2020). Non è un caso che le due città siano le uniche nelle quali sia prevalente l’<strong>approccio etnico</strong>&nbsp;con un&nbsp;<strong>“Ufficio Speciale”</strong>&nbsp;dedicato alla “questione rom” in seno all’Amministrazione e un&nbsp;<strong>“Piano rom”</strong>&nbsp;espressamente rivolto alle comunità riconosciute come tali.</p>



<p>Associazione 21 luglio: ora occorre l’impulso del Governo centrale</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio nel periodo dell’emergenza da Covid-19 si è assistito a un’accellerazione del processo di riflessione sulla necessità di superare gli insediamenti monoetnici, riconosciuti ormai da tutti come troppo impegnativi economicamente e lesivi dei diritti fondamentali.</p>



<p>«Mai come in questo momento risulta fondamentale – sostiene Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio –&nbsp;<strong>dare impulso a processi virtuosi, chiudere “Uffici Speciali”, sostenere le famiglie che da questi ghetti vogliono uscire, facilitare l’accesso a servizi ordinari</strong>. La battaglia, anzitutto culturale, che da più di un decennio Associazione 21 luglio sta conducendo per la fine di questa “vergogna nazionale” denominata “sistema campi” – conclude Stasolla – sta andando nella giusta direzione e nei prossimi anni&nbsp;<strong>risulterà decisivo l’intervento del Governo centrale</strong>&nbsp;al fine di sostenere Amministrazioni locali, troppo spesso isolate nell’affrontare questa sfida che, se vinta, consentirà al Paese di chiudere finalmente una buia parentesi storica che parla il linguaggio dalla discriminazione e l’esclusione sociale».</p>



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		<title>Prima indagine nazionale sulla condizione giuridica dei rom originari dell’ex Jugoslavia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 07:35:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione 21 luglio: «Si colma finalmente un gap conoscitivo. La conoscenza dei numeri indispensabile per politiche mirate». Con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, iniziata con la morte di Tito nel 1980 e la guerra civile&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><br>Associazione 21 luglio: «Si colma finalmente un gap conoscitivo. La conoscenza dei numeri indispensabile per politiche mirate».</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="739" height="499" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15092" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 739w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /></figure>



<p></p>



<p>Con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, iniziata con la morte di Tito nel 1980 e la guerra civile che ne è scaturita, migliaia di cittadini sono scappati dal loro Paese di origine per trovare riparo nelle periferie delle metropoli italiane. Si stima che negli anni Ottanta e Novanta siano stati almeno<strong> 40mila i cittadini di origine rom in fuga dal conflitto balcanico</strong> e stanziatisi inizialmente all’interno di tende o di roulotte prima che venissero costruiti i cosiddetti campi rom dove concentrare persone considerate erroneamente di cultura “nomade”.</p>



<p>Negli ultimi 30 anni la condizione giuridica di molti di loro non è mai stata sanata. La cancellazione anagrafica disposta dal Paese di provenienza e l’impossibilità ad ottenere un permesso di soggiorno italiano li ha fatti piombare in una sorta di limbo giuridico che si è tradotto per molti in una condizione di apolidia&nbsp;<em>de facto</em>&nbsp;senza alcun tipo di riconoscimento. Persone senza diritti perché inesistenti per lo Stato italiano e le amministrazioni locali.</p>



<p><strong>Quanti sono oggi i cittadini rom a rischio apolidia presenti negli insediamenti italiani?</strong>&nbsp;Sino ad oggi svariati sono stati i numeri stimati. Nel 2008 fu l’ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) a stimare «<strong>almeno 20/25.000 giovani rom soprattutto dell’ex Jugoslavia che non hanno cittadinanza</strong>: non sono stati riconosciuti nei Paesi di origine, parlano solo italiano e romanès e sono senza documenti». Tre anni dopo la Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato ha indicato altre cifre relative alla condizione che «riguarda i minori, figli (e sempre più spesso nipoti) di rom provenienti da quella che fu la Jugoslavia:&nbsp;<strong>si può stimare che si tratti di circa 15.000 giovani</strong>». Tali numeri, non supportati da studi e ricerche, hanno fatto sì che negli anni si promuovessero disegni di legge, si creassero Tavoli di lavoro anche all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si impegnassero fondi per l’implementazione di progettualità su larga scala.</p>



<p>Associazione 21 luglio ha voluto indagare sull’entità del fenomeno e,&nbsp;<strong>con la ricerca ‘Fantasmi urbani’, ha condotto un’analisi meticolosa e puntuale sulla presenza, in Italia, dei cittadini di origine jugoslava a rischio apolidia</strong>. Uno studio i cui risultati marcano una forte differenza rispetto ai dati di riferimento assunti anche dal Governo italiano. L’indagine è partita da un ampio campione rappresentato dal 36,5% del totale di cittadini dell’ex Jugoslavia presenti nei “campi rom” italiani. Per raccogliere i dati sono state incontrate 2.666 persone e visitati 17 insediamenti in 8 Comuni italiani. Alla luce dei risultati emersi, le persone originarie dell’ex Jugoslavia a rischio apolidia, perché prive di passaporto e di permesso di soggiorno,&nbsp;<strong>residenti nei “campi rom” italiani sono circa 860</strong>, un numero ben lontano dalla forbice sino ad ora stimata di 15.000/25.000 unità. Di essi poco meno di&nbsp;<strong>500 dovrebbero essere rappresentati da minori</strong>.</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio&nbsp;<strong>un numero così esiguo, assai lontano dalle cifre passate non fondate su basi scientifiche, ridimensiona il fenomeno e soprattutto consente finalmente l’attivazione di politiche mirate a singoli contesti e specifiche situazioni locali.</strong></p>



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		<title>Rapporto ISPI. Le città globali e la sfida dell&#8217;integrazione</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Aug 2018 13:12:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo, per voi, il rapporto pubblicato da ISPI (Istituto per gli Studi di politica Internazionale) a cura di Matteo Villa, dal titolo: Le città globali e la sfida dell&#8217;integrazione La popolazione straniera nelle città&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo, per voi, il rapporto pubblicato da ISPI (Istituto per gli Studi di politica Internazionale) a cura di Matteo Villa, dal titolo: <em>Le città globali e la sfida dell&#8217;integrazione</em></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11219" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="304" height="467" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1644w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1-768x1180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/cittaglobali_1-666x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 666w" sizes="(max-width: 304px) 100vw, 304px" /></a></p>
<p>La popolazione straniera nelle città europee è in costante aumento e già oggi supera il 30% a Berlino, Vienna e Londra. Le amministrazioni locali giocano dunque un ruolo sempre più importante nel gestire un’integrazione sempre più complessa. Integrare gli stranieri richiede infatti l&#8217;impegno di coordinamento di politiche che riguardano ambiti molto diversi: prima accoglienza, istruzione, mercato del lavoro, servizi sanitari, pianificazione urbana.<br />
Questo volume affronta il tema della crescente diversità urbana tentando di dare una risposta ad alcune questioni cruciali: a quali problemi vanno incontro le città nell&#8217;affrontare la sfida dell&#8217;integrazione? Come è possibile valorizzare le esperienze di successo? E in che modo è possibile migliorare il dialogo tra le città, le regioni, i governi nazionali e le istituzioni europee?</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Se volete leggere il rapporto, cliccate qui: <a style="color: #ff0000;" href="https://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/cittaglobali_def_web_2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/cittaglobali_def_web_2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Norme e normalità: Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale suggerisce i provvedimenti per una migliore tutela dei diritti dei detenuti</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/02/04/norme-e-normalita-garante-nazionale-dei-diritti-delle-persone-detenute-o-private-della-liberta-personale-suggerisce-i-provvedimenti-per-una-migliore-tutela-dei-diritti-dei-detenuti/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2018 10:12:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Standard di detenzione non minimi, bensì elementari; questi i contenuti della raccolta “Norme e Normalità” presentata nella conferenza stampa del 29 Gennaio dal Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/25678567-mano-in-prigione-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10097" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/25678567-mano-in-prigione-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="450" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/25678567-mano-in-prigione-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/25678567-mano-in-prigione--300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>Standard di detenzione non minimi, bensì elementari; questi i contenuti della raccolta “<a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/5ee050da96a72e6d311420e816e3921e.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Norme e Normalità</a>” presentata nella conferenza stampa del 29 Gennaio dal Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Si tratta una lavoro in progress, come ha sottolineato lo stesso presidente dell’ufficio del Garante, Mauro Palma, perché raccoglie in un unico volume le raccomandazioni relative ai 59 Istituti Penitenziari per adulti che il Garante ha visitato in quasi due anni di attività e perché con il proseguire delle visite aumenteranno le raccomandazioni che definiscono gli standard.</p>
<p>I luoghi di privazione della libertà personale che cadono sotto il monitoraggio del Garante, nonostante abbiano caratteristiche comuni, sono profondamente diversi fra loro. Per questo motivo gli standard raccolti si riferiscono alla realtà specifica degli Istituti Penitenziari. A questo volume ne seguiranno altre che comprenderanno gli standard relativi ad altri luoghi di detenzione.</p>
<p>Per rilevare le criticità, il Garante ha definito una check list comprendente tutte le aree soggette al monitoraggio che viene utilizzata durante tutte le visite agli Istituti Penitenziari. Gli standard contenuti nel volume corrispondono alle aree monitorate dalla check list, ovvero: condizioni materiali e igieniche delle strutture detentive, attrezzatura e utilizzo degli spazi comuni, sezioni e camere particolari, sezioni a regime detentivo speciale ex articolo 41-bis o.p., qualità della vita detentiva, gestione delle criticità, prevenzione e gestione della radicalizzazione, regime penitenziario, tutela dei diritti, diritto alla salute e sua tutela, registri, personale.</p>
<p>Come il Garante ha tenuto a precisare durante la conferenza stampa, le raccomandazioni non solo vincolanti per le amministrazioni a cui sono indirizzate, ma rappresentano un importante strumento orientato al miglioramento delle condizioni di detenzione. Anche per questo motivo gli standard contenuti nel volume sono definiti come elementari e non minimi, in quanto gli standard minimi sono quelle soglie al di sotto delle quali i diritti dei detenuti sono a rischio di violazione; al contrario, gli standard elementari sono soglie più alte che mirano a un miglioramento progressivo delle condizioni di vita in carcere.</p>
<p>Una delle questioni evidenziate durante la conferenza stampa e definita in “Norme e Normalità” come “uno dei punti più critici della normale vita detentiva” è il mancato rispetto del principio di territorializzazione della pena nel caso dei trasferimenti. Per questo motivo il Garante ha raccomandato all’Amministrazione Penitenziaria di istituire un tavolo di lavoro al fine di elaborare delle linee guida che definiscano dei criteri chiari per il trasferimento dei detenuti.</p>
<p>Un’altra delle criticità a cui il volume fa riferimento <a href="http://www.antigone.it/news/antigone-news/2971-%20non-isoliamo-i-diritti-la-campagna-di-antigone-per-la-riforma-dell-isolamento?utm_source=rss&utm_medium=rss">è l’isolamento</a>. I problemi riscontrati dal Garante includono la sovrapposizione dell’isolamento come sanzione disciplinare ai regimi quali il 14-bis o.p., la sovrapposizione del regime ex 41-bis o.p. all’isolamento diurno previsto dall’articolo 72 del codice penale, e l’applicazione di più provvedimenti ravvicinati  di esclusione delle attività in comune che possono sfociare in un isolamento continuo. Le raccomandazioni hanno come obiettivo di evitare queste situazioni che configurano una violazione dei diritti dei detenuti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10096" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Garante_Nazionale_Norme_e_normalità.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1600" height="1200" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Garante_Nazionale_Norme_e_normalità.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Garante_Nazionale_Norme_e_normalità-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Garante_Nazionale_Norme_e_normalità-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Garante_Nazionale_Norme_e_normalità-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le  raccomandazioni non solo vincolanti per le amministrazioni a cui sono indirizzate, ma rappresentano un importante strumento orientato al miglioramento delle condizioni di detenzione. Anche per questo motivo gli standard contenuti nel volume sono definiti come elementari e non minimi, in quanto gli standard minimi sono quelle soglie al di sotto delle quali i diritti dei detenuti sono a rischio di violazione; al contrario, gli standard elementari sono soglie più alte che mirano a un miglioramento progressivo delle condizioni di vita in carcere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/02/04/norme-e-normalita-garante-nazionale-dei-diritti-delle-persone-detenute-o-private-della-liberta-personale-suggerisce-i-provvedimenti-per-una-migliore-tutela-dei-diritti-dei-detenuti/">Norme e normalità: Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale suggerisce i provvedimenti per una migliore tutela dei diritti dei detenuti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>I sindaci si tolgono il bavaglio e parlano del referendum del 17 aprile sulle trivellazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2016 08:33:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>IL COMITATO REFERENDARIO DELLA SOCIETA&#8217; CIVILE SOSTIENE A GRAN VOCE I SINDACI E IL DIRITTO DEI CITTADINI A ESSERE INFORMATI   Una circolare del Ministero dell&#8217;Interno, in merito al Referendum di domenica 17 aprile&#46;&#46;&#46;</p>
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<p align="center"><b>IL COMITATO REFERENDARIO DELLA SOCIETA&#8217; CIVILE SOSTIENE A GRAN VOCE I SINDACI E IL DIRITTO DEI CITTADINI A ESSERE INFORMATI</b><u></u><u></u></p>
<p align="center"><u></u><u><br />
</u></p>
<p><u></u> <u></u></p>
<p><b>Una circolare del Ministero dell&#8217;Interno, in merito al Referendum di domenica 17 aprile in cui i cittadini italiani saranno chiamati al voto per il &#8220;referendum sulle trivellazioni&#8221; entro le 12 miglia dalla costa, ha disposto il divieto <u>“a tutte le Amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione</u></b> ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni” ai sensi dell’art. 9 della legge del 22 febbraio 2000, n. 28.<b> </b><u></u><u></u></p>
<p><a href="http://www.interno.gov.it/it/notizie/verso-referendum-17-aprile-2016?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #1155cc;">http://www.interno.gov.it/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>notizie/verso-referendum-17-<wbr />aprile-2016</a><u></u><u></u><br />
<u>Non la pensano così i Sindaci di moltissimi Comuni italiani, dalle Marche alla Sicilia, </u>in tutta la fascia costiera interessata dal Referendum che ribadiscono di aver già espresso in passato la propria contrarietà alle trivellazioni.<u></u><u></u></p>
<p><b>Centinaia di primi cittadini che sono pronti a togliersi la fascia se non verranno rispettate le prerogative democratiche della loro funzione istituzionale. </b><u></u><u></u></p>
<p><b>Il Comitato</b> <b>Referendum 17 aprile 2016 &#8220;Vota SI per fermare le Trivelle&#8221; che rappresenta la società civile a favore della consultazione referendaria, esprime tutta la propria solidarietà ai Sindaci </b>che intendono garantire il diritto dei cittadini e delle cittadini italiani di essere informati sulle conseguenze ambientali delle estrazioni di combustibili fossili nei nostri mari entro le 12 miglia. <u></u><u></u></p>
<p><b>&#8220;Chiediamo </b><b>al Ministero degli Interni di permettere ai Sindaci e alle amministrazioni di permettere di fare liberamente campagna referendaria perchè questo referendum li vede protagonisti nella difesa dei loro territori e dei cittadini che rappresentano&#8221; </b>afferma in una nota il Comitato del Referendum della società civile.<u></u><u></u></p>
<p>Tutte le associazioni, i comitati e le forze produttive che aderiscono al <b>Comitato Referendum 17 aprile 2016 &#8220;Vota SI per fermare le Trivelle&#8221; </b><u>sostengono con forza la volontà delle istituzioni che più di ogni altre ha un contatto diretto con i propri cittadini<b> </b></u>affinché la Campagna referendaria diventi l’occasione per mettere al centro del dibattito pubblico le scelte energetiche strategiche che dovrà fare il nostro Paese, per un’economia innovativa che metta al primo posto il rispetto delle risorse naturali e la salute dei cittadini.<u></u><u></u><br />
<b><u><a href="http://www.fermaletrivelle.it/adesioni/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #1155cc;">VEDI LE ADESIONI Comitato nazionale delle Associazioni</span></a><br />
</u></b><b>Referendum 17 aprile 2016</b></p>
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