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	<title>Amoz Oz Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Amoz Oz Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Le ragioni e i torti: Israele e il rapimento dei tre ragazzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 03:55:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per capire meglio i motivi del rapimento dei tre giovani coloni rapiti, pubblichiamo il seguente articolo, uscito su www.gariwo.net lo scorso 20 giugno 2014.&#160;&#160; Lo scrittore Amoz Oz ha spesso sostenuto che il conflitto&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per<br />
capire meglio i motivi del rapimento dei tre giovani coloni rapiti,<br />
pubblichiamo il seguente articolo, uscito su <u><a href="http://www.gariwo.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.gariwo.net?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
lo scorso 20 giugno 2014.&nbsp;&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/111253_ragazzi-rapiti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/111253_ragazzi-rapiti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div dir="LTR" id="Sezione5">
 <i>Lo scrittore </i><i><b>Amoz<br />
 Oz</b></i><i> ha spesso<br />
 sostenuto che il conflitto israelo-palestinese contrappone due<br />
 popoli con due ragioni legittime per un’unica e piccola terra. Non<br />
 esiste dunque una verità contrapposta a un’altra, perché<br />
 entrambi i popoli esprimono il bisogno di libertà e di<br />
 emancipazione. Aggiungerei però che non c’è solo un conflitto di<br />
 ragioni, ma anche un conflitto di torti non riconosciuti. La<br />
 questione infatti si potrà risolvere quando, da entrambe le parti,<br />
 ci saranno intellettuali e politici coraggiosi che oseranno portare<br />
 le loro società a una profonda opera di purificazione morale.</p>
<p>Uno<br />
 di queste personalità è il presidente emerito del parlamento<br />
 israeliano </i><i><b>Abraham<br />
 Burg</b></i><i> che,<br />
 intervenendo sul rapimento dei tre giovani israeliani, non solo<br />
 condanna l’atto criminale dei gruppi terroristi, ma richiama la<br />
 società e i politici israeliani a un esame di coscienza. Non ci<br />
 sono solo gli israeliani sequestrati, ma anche migliaia di<br />
 palestinesi che sono privati di una speranza per il futuro, e che<br />
 spesso si fanno catturare dalle sirene del terrorismo e del<br />
 fondamentalismo.<br />Se anche dalla parte palestinese emergeranno<br />
 figure morali come quella di Abraham Burg, che esorta ad ammettere i<br />
 propri torti e non solo a rivendicare i propri diritti, la pace sarà<br />
 più vicina.<br />Per il suo valore esemplare proponiamo la traduzione<br />
 dell’articolo di Burg, pubblicato su Haaretz il 18 giugno<br />
 2014.</i><br />Gabriele<br />
 Nissim<b></p>
<p>I<br />
 palestinesi: una società sequestrata<br /></b>Non<br />
 riusciamo a comprendere il grido di sofferenza di una società e<br />
 continuiamo a tenere nelle nostre mani il futuro di un’intera<br />
 nazione.<br />Stiamo soffrendo per quei tre ragazzini che fino a un<br />
 momento fa erano perfetti sconosciuti, ma ora appartengono a tutti<br />
 noi. Ognuno di loro potrebbe essere mio figlio o il figlio di<br />
 ciascuno dei miei amici e dei loro amici. Come molti, spero con<br />
 tutto il cuore che venga presto il momento in cui li vedremo tornare<br />
 vivi tra noi e tutta la tensione si scioglierà in un liberatorio<br />
 sospiro di sollievo. Tremando di paura, tengo viva la speranza, ma<br />
 non posso e non voglio ignorare la verità taciuta che circonda il<br />
 loro rapimento.</p>
<p>Questi tre giovani sono davvero sfortunati.<br />
 Lo sono per il <b>clima di<br />
 terrore </b>nel quale è<br />
 avvenuto il sequestro, per l&#8217;incertezza e per il grave pericolo che<br />
 corrono le loro vite. Soffrendo, rivolgiamo a loro il nostro<br />
 pensiero e alle loro famiglie, catapultate all&#8217;improvviso nel<br />
 clamore dei media. Questi ragazzi sono sfortunati anche per un altro<br />
 motivo: l&#8217;ipocrisia in cui hanno trascorso il tempo delle loro vite<br />
 &#8211; vite di apparente normalità, costruite sulle fondamenta della più<br />
 grave delle ingiustizie israeliane: l’occupazione.</p>
<p>Ma<br />
 lasciamo stare i loro tormenti e torniamo ai nostri. Per noi, un<br />
 evento drammatico o un trauma è sempre un&#8217;occasione per riflettere<br />
 con grande lucidità e chiarezza, quando vengono alla luce tutti i<br />
 nostri progetti e fallimenti, paure e speranze.</p>
<p>Ecco l&#8217;ottuso<br />
 primo ministro di Israele e la polizia incompetente, le masse che si<br />
 recano a futili cerimonie di preghiera e non a quelle per la pace<br />
 dell&#8217;Umanità. Ecco anche i rabbini capi ipocriti del Paese, che<br />
 solo un mese fa chiedevano al Papa di impegnarsi per il futuro del<br />
 popolo ebraico, ma <b>rimangono<br />
 in silenzio, nella vita quotidiana, davanti alla sorte del popolo<br />
 dei nostri vicini,</b><br />
 schiacciato dal giogo dell’occupazione e del razzismo fomentato da<br />
 quei rabbini che ricevono stipendi e benefit<br />
 esorbitanti.<br />Improvvisamente tutto si manifesta nella sua vera<br />
 essenza, emergendo dalle tenebre alla luce del sole. Questo è<br />
 proprio il momento di farci un esame di coscienza dato che, come ho<br />
 detto, tutto avviene sotto i nostri occhi.</p>
<p>Prima di tutto, la<br />
 <b>superficialità di<br />
 Netanyahu</b>. Non è una cosa<br />
 su cui vi sia molto da aggiungere. Dopo tutto, lui è la persona che<br />
 ha portato i colloqui israelo-palestinesi nel vicolo cieco della<br />
 questione del rilascio dei prigionieri, nonché colui, per dirla con<br />
 le sue stesse parole, che ha violato l’impegno di Israele a<br />
 rilasciare l’ultimo gruppo di prigionieri palestinesi. È anche<br />
 l’uomo che ha spinto l’Autorità Palestinese nell’angolo<br />
 dell’unificazione con Hamas.</p>
<p>Di che cosa va quindi<br />
 lamentandosi, con i suoi commenti e gesti esagerati e<br />
 melodrammatici? La sua reazione immediata, impulsiva e sconsiderata<br />
 mostra che stava solo aspettando il momento giusto per dire: “Ve<br />
 l’avevo detto”. E ora che l’ha detto, emerge la vera domanda:<br />
 che cosa ci sta dicendo precisamente? La risposta dolorosa è:<br />
 niente di niente.<br /><b>Anche<br />
 la sinistra israeliana</b>,che<br />
 si presume essere dotata di integrità morale, è diventata la bocca<br />
 aperta della carpa, farcita con qualche sostanza grigiastra stesa<br />
 sul vassoio del seder pasquale della destra ingorda. Anche<br />
 quest’ultima, peraltro, è invischiata in una lotta disgraziata<br />
 per una fetta della torta della legittimità, che appartiene a chi è<br />
 in grado di ottenere il fedele consenso delle masse.</p>
<p>Come può<br />
 essere che nessuno di loro si sia alzato, abbia tracciato una linea<br />
 e abbia detto: “Chiunque sta dall’altra parte porta la<br />
 responsabilità dell’accaduto”? Non è piacevole, ma è la<br />
 verità (che piacevole non è mai, dopo tutto).</p>
<p>Prima che ci<br />
 sia un rapimento – perché parlarne? Nessuno ne vuole sapere,<br />
 tanto tutto è tranquillo. E al momento del rapimento non dobbiamo<br />
 parlare, come ha detto il direttore esecutivo di Peace Now, perché<br />
 i ragazzi rapiti non ci sono più. E una volta che tutto finisce (in<br />
 quella che, Dio non voglia, potrebbe essere una tragedia personale o<br />
 collettiva di cui non importa niente a nessuno), perché dovremmo<br />
 parlarne? Ancora una volta tutti sono occupati con la supermodella<br />
 israeliana Bar Refaeli, la Coppa del Mondo o il prossimo<br />
 scandalo.</p>
<p>Quindi questo è anche un momento di <b>vero<br />
 isolamento</b>, non quello<br />
 delle case a cui eravamo abituati, ma quello dei cuori. Poche<br />
 persone tanto a destra quanto a sinistra &#8211; tranne Gideon Levy, Uri<br />
 Misgav e pochi altri commentatori cauti e terrorizzati – cercano<br />
 di capire le cause profonde del rapimento.</p>
<p>Noi ci<br />
 autoassolviamo dicendo: “I palestinesi hanno festeggiato, dopo<br />
 aver sentito del rapimento”. La loro felicità ci fa contenti,<br />
 dato che più li vediamo felici oltrepassando il nostro dolore, più<br />
 ci sentiamo esenti dal doverci interessare a loro e alla loro<br />
 sofferenza. Tuttavia non c’è un modo di aggirare il problema: è<br />
 un&#8217;esultanza che va approfondita e capita a fondo.</p>
<p>La società<br />
 palestinese nel suo complesso è una <b>società<br />
 sotto sequestro</b>. Come<br />
 molti degli israeliani che hanno svolto “un servizio<br />
 significativo” nell’esercito, molti lettori di questa rubrica, o<br />
 i loro figli, sono entrati nella casa di una famiglia palestinese in<br />
 piena notte cogliendoli di sorpresa e <i>sic<br />
 et simpliciter</i>,<br />
 determinati e insensibili, hanno portato via il padre, fratello o<br />
 zio. Anche questo è rapire e succede tutti i giorni. E che cosa<br />
 possiamo dire dei detenuti palestinesi nelle carceri<br />
 israeliane?</p>
<p>Che cos’è questo se non un rapimento su larga<br />
 scala, ufficiale, malvagio e ingiusto al quale tutti partecipiamo e<br />
 del quale non paghiamo mai il prezzo? Questo è il destino di decine<br />
 di migliaia di detenuti e di altri arrestati che sono, o sono stati,<br />
 nelle prigioni israeliane – alcuni per nessuna ragione, con accuse<br />
 false, e la maggior parte sottoposta alla giustizia militare. Tutte<br />
 cose di cui non ci occupiamo minimamente.</p>
<p>Tutto questo ha<br />
 trasformato il tema dei prigionieri nell’argomento principale di<br />
 una società sotto occupazione. Non c’è famiglia senza un<br />
 detenuto o un prigioniero, quindi perché ci dovremmo stupire della<br />
 loro gioia, fermi restando il nostro dolore, le nostre paure e la<br />
 nostra preoccupazione? Abbiamo avuto e abbiamo ancora la possibilità<br />
 di capirli.</p>
<p>Tuttavia, fino a quando il governo israeliano<br />
 sbarra tutte le strade per la libertà, scappa da tutti i negoziati<br />
 che potrebbero risolvere il conflitto, si rifiuta di compiere gesti<br />
 di buona volontà, mentre viola in modo palese i suoi propri<br />
 impegni, la violenza è tutto ciò che rimane per quella gente.</p>
<p>È<br />
 già stato dimostrato numerose volte come un rapimento permetta di<br />
 liberarsi degli scrupoli. Ancora una volta sembra che Israele non<br />
 capisca <b>nient’altro che<br />
 la violenza</b>. Che cosa ci<br />
 suggerisce questo? Questa nostra reazione, che va da “Se lo<br />
 meritano” a “Sono tutti terroristi” a “Sto seguendo degli<br />
 ordini” a “Non sapevo che cosa stesse succedendo” dice più<br />
 cose su di noi che sui palestinesi.</p>
<p>Nonostante il successo<br />
 enorme ed esemplare di Breaking the Silence (una ONG che raccoglie<br />
 le testimonianze dei soldati che hanno prestato servizio nella West<br />
 Bank), il nostro silenzio totale è ancora il rumore più assordante<br />
 intorno a noi. Siamo disposti a uscire dai nostri comodi schemi<br />
 mentali per personaggi strani e controversi come Pollard, per una o<br />
 tre vittime di rapimento, ma siamo incapaci di comprendere la<br />
 sofferenza di un’intera società, il suo grido e il futuro di<br />
 un’intera nazione che noi abbiamo sequestrato.<br />Anche questo va<br />
 detto e andrebbe ascoltato durante questo momento di lucidità – e<br />
 va detto a voce più alta possibile.</p>
<p> Abraham Burg, presidente emerito<br />
 della Knesset</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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