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	<title>Ankara Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>Ankara Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Turchia: attacco alla fabbrica di droni di Ankara</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 08:03:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>L’Associazione per i popoli minacciati chiede un’indagine internazionale.</p>



<p></p>



<p>In seguito all’attacco all’azienda turca di droni ad Ankara, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede un’indagine<br>internazionale indipendente. Questa deve chiarire chi c’è veramente dietro l’attacco: Erdoğan e l’intero Stato turco non hanno nemmeno<br>aspettato i risultati della loro indagine sull’attacco prima di iniziare a bombardare città e villaggi curdi nel nord della Siria. Qamishli,<br>Kobani e altre località della Siria settentrionale sarebbero state attaccate dalla Turchia più volte durante la notte. Pochi minuti dopo<br>l’attacco, i principali politici tedeschi hanno dichiarato la loro solidarietà al partner della NATO. Tuttavia, il fatto che la Turchia<br>stia attaccando quotidianamente città e villaggi di curdi, assiri/aramaici, yazidi, cristiani e aleviti nel nord della Siria e dell’Iraq con aerei da guerra, droni da combattimento, missili, artiglieria e carri armati non vale nemmeno un appello ai politici tedeschi per proteggere la popolazione civile.</p>



<p>Pochi giorni fa, l’APM aveva lanciato un appello in Germania ai Consigli direttivi federali della SPD, della FDP e di Alleanza 90/Verdi affinché avviassero una discussione aperta e onesta sul comportamento irresponsabile della politica tedesca nei confronti del presidente turco Erdoğan e dell’islamismo. “Olaf Scholz e Annalena Baerbock stanno danneggiando la reputazione della Repubblica Federale Tedesca non facendo campagna per la pace e i negoziati tra Turchia e curdi. Non chiedono nemmeno il rilascio di politici curdi come Selahattin Demirtaş o Abdullah Öcalan”, ha criticato Kamal Sido, referente per il Medio Oriente. Demirtaş, come decine di migliaia di altri politici curdi, è in carcere dal 2016 per essersi battuto a favore della pace e dei negoziati e per aver denunciato il sostegno o la tolleranza di Erdoğan nei confronti del cosiddetto “Stato Islamico” e di altri islamisti.</p>



<p>Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo chiede da anni la liberazione di Demirtaş. Parlando dal carcere, Demirtaş ha condannato<br>con forza l’attacco e ha invitato tutte le parti a porre fine alla violenza, al terrore e alla guerra e a dialogare tra loro. Öcalan è stato imprigionato per un quarto di secolo (1999) e per anni è stato in isolamento. Secondo diverse fonti, Öcalan avrebbe anche chiesto, dietro le quinte, la fine della violenza.</p>



<p>Erdoğan e i suoi sostenitori nella NATO non sembrano interessati a questi appelli per la fine della violenza, del terrore e della guerra.<br>La domanda rimane: a chi giovano la violenza, il terrore e la guerra? Certamente non alla popolazione civile curda, né alla popolazione turca.<br>Solo i politici che strumentalizzano la violenza, il terrore e la guerra per i loro interessi politici di potere e il complesso militare-industriale, che vende sempre più armi e guadagna dalla guerra a spese di persone innocenti, sembrano avere interesse ad aumentare la guerra e la violenza.</p>
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		<title>Turchia: Selahattin Demirtaş a processo. Proposte di misure concrete per una soluzione della questione curda</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 08:38:36 +0000</pubDate>
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<p>L’ex co-presidente del partito HDP Selahattin Demirtaş, che da questa settimana è sotto processo presso un tribunale penale di Ankara nel cosiddetto processo Kobane, nel suo discorso di difesa ha proposto passi concreti per risolvere pacificamente la questione curda in Turchia.<br>Purtroppo, i politici e i media in Europa non si sono praticamente accorti di questo processo e del “piano di pace” proposto. Demirtaş ha proposto sette passi per risolvere il conflitto – che dura dalla fondazione della Repubblica di Turchia oltre 100 anni fa – e le relative guerre, espulsioni, movimenti di rifugiati, violazioni dei diritti umani e crimini di guerra attraverso i negoziati. Come primo passo, il 51enne, in carcere dal 2016, chiede la fine della “lotta armata” tra l’esercito turco e il PKK curdo.</p>



<p>Affinché entrambe le parti possano tornare a parlarsi, è necessario rimuovere “tutti gli ostacoli legali e amministrativi alla politica democratica” in Turchia. Il diritto alla protesta pacifica, agli scioperi, all’auto-organizzazione e alla libertà di espressione deve essere garantito e allineato agli standard europei e universali. La terza richiesta riguarda il luogo in cui si svolgono le proposte e i<br>dibattiti politici sulla soluzione della questione del Kurdistan.<br>Secondo Demirtaş, questo luogo è il Parlamento, la “Grande Assemblea Nazionale della Turchia”. Per questo, il Paese ha bisogno di una nuova costituzione civile e liberal-democratica.</p>



<p>Questa nuova costituzione dovrebbe “riconoscere i curdi come popolo, garantire il libero uso della loro lingua madre in tutti i settori, la<br>conservazione e lo sviluppo della loro storia e cultura, la loro auto-organizzazione con una propria identità e il diritto all’auto-amministrazione”. Inoltre, è necessario indagare sui crimini del passato e avviare una rivalutazione critica della storia del Paese.<br>Infine, le decine di migliaia di persone imprigionate per motivi politici devono essere rilasciate.</p>



<p>La leadership turca purtroppo non risponderà a nessuna delle proposte di Demirtas. I politici curdi hanno ripetutamente avanzato queste proposte.<br>La soluzione pacifica della questione curda non sta fallendo a causa della mancata volontà di compromesso dei curdi. Piuttosto, lo Stato<br>turco insiste a risolvere la questione con la guerra, la violenza, l’espulsione, l’assimilazione forzata, i procedimenti penali e le prigioni.</p>



<p>Il “Processo Kobane” si occupa degli eventi relativi alla città di confine curdo-siriana di Kobane, assediata dall’IS nel 2014/15.<br>All’epoca, l’esercito turco impedì ai Curdi turchi di andare in soccorso dei loro parenti dall’altra parte del confine. All’epoca Demirtaş aveva invitato a protestare contro questa situazione.</p>
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		<title>Libertà per gli uomini e le donne dell’HDP, fuori la Turchia dal Consiglio d’Europa, canali umanitari per i profughi</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2016 07:57:10 +0000</pubDate>
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<p class="entry-meta"><span class="byline"><span class="author vcard">Fonte: (A-dif.org) <a href="http://www.a-dif.org/2016/11/05/liberta-per-gli-uomini-e-le-donne-dellhdp-fuori-la-turchia-dal-consiglio-deuropa-canali-umanitari-per-i-profughi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.a-dif.org/2016/11/05/liberta-per-gli-uomini-e-le-donne-dellhdp-fuori-la-turchia-dal-consiglio-deuropa-canali-umanitari-per-i-profughi/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></span></p>
<div class="entry-content">
<p>Gli arresti di parlamentari e dei vertici del partito HDP segnano il punto di non ritorno dell’involuzione autoritaria voluta da Erdogan dopo il tentativo fallito di colpo di stato. In Turchia è la fine dello stato di diritto e delle libertà democratiche. Le regioni curde sono in stato di guerra sotto coprifuoco. Al confine con la Siria si spara sui profughi. Sono stati bloccati i social media e le manifestazioni dell’opposizione vengono represse nel sangue.</p>
<p>Il progetto del regime è ben definito dal suo agire. Da una parte l’AKP, il partito di Erdogan, si va sempre più configurando nella sua matrice nazionalista-islamista, per togliere consenso ai concorrenti nello stesso alveo di voti e garantirsi maggiore appoggio popolare. Dall’altra, la demolizione sistematica dei luoghi che hanno segnato la storia della nascita della Turchia laica di Ataturk, con tutte le sue contraddizioni (è recente l’avvio della demolizione del mausoleo e l’abbattimento degli alberi di <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2016/11/02/news/gezi_park_e_l_edificio_ataturk_verso_la_demolizione-151136143/?ref=search&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Gezi Park</strong></a> per far posto a una moschea e a una caserma) si coniuga con il tentativo di estirpare l’HDP, partito composto da curdi e da esperienze della sinistra politica e sociale turca.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-2298 alignleft" src="http://i2.wp.com/www.a-dif.org/wp-content/uploads/2016/11/fighen.jpg?resize=300%2C157&utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="http://i2.wp.com/www.a-dif.org/wp-content/uploads/2016/11/fighen.jpg?resize=300%2C157&utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://i2.wp.com/www.a-dif.org/wp-content/uploads/2016/11/fighen.jpg?resize=768%2C402&utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, http://i2.wp.com/www.a-dif.org/wp-content/uploads/2016/11/fighen.jpg?resize=1024%2C536&utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, http://i2.wp.com/www.a-dif.org/wp-content/uploads/2016/11/fighen.jpg?w=1200&utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" alt="fighen" width="300" height="157" />I due copresidenti dell’HDP, entrambi arrestati benché parlamentari (l’immunità è stata revocata con legge dello Stato ben prima del golpe, anche per reati di opinione) sono il simbolo di una Turchia diversa. La giornalista <strong>Figen Yüksekdağ</strong> (nella foto) è stata recentemente in Italia, ospite di Rifondazione Comunista, e ha incontrato giornalisti e parlamentari, tra cui il presidente del Comitato per la Tutela dei Diritti Umani Luigi Manconi, a cui ha di fatto predetto ciò che sarebbe avvenuto da lì a pochi mesi. Poi è ripartita per Istanbul, dove avrebbe dovuto attendere una coincidenza (aerea?) per Ankara. Confidava di poter rivedere casa, è stata invece arrestata in un’operazione di “controterrorismo”.</p>
<p>Il governo di Erdogan si è arrogato persino il potere di sostituire i giudici e gli avvocati durante i processi, quando la piega dei procedimenti non risulta gradita. Le ultime voci libere sono sul punto di essere ridotte al silenzio. Il fascismo turco sta assumendo una dimensione popolare che ricorda l’albore dei nazifascismi europei costruiti sul consenso di masse sempre più ampie. Lo sbocco di quell’esperienza storica fu la seconda guerra mondiale. Oggi la Turchia rischia di diventare la miccia capace di far deflagrare il conflitto globale già in corso. La Turchia, che rischia di precipitare nella guerra civile a causa delle scelte di Erdogan, è tuttora un paese in cui persistono fortissime diseguaglianze sociali. Ripetendo vecchi schemi anziché affrontare le cause del disagio generalizzato, si cerca il capro espiatorio nelle retoriche della sicurezza, nell’espansionismo verso un “impero ottomano”, nell’etnicizzazione dei problemi (non solo in chiave anti curda) e si invoca uno “Stato forte” che riporti l’antico ordine.</p>
<p><strong>Ormai in Turchia si può davvero parlare di un contro golpe. Secondo i dati forniti nel corso dell’estate da Amnesty, dopo il tentativo fallito di putch del 15 luglio sarebbero stati emessi ordini di cattura nei confronti di 89 giornalisti, 40 dei quali sono stati arrestati. </strong>Da allora, il numero di coloro, volendo garantire libertà di informazione, hanno subito un simile provvedimento si è oltremodo ampliato. Il secondo decreto dello stato d’emergenza, dopo quello che aveva esteso da 4 a 30 giorni la detenzione preventiva, ha comportato la <strong>chiusura di 131 organi d’informazione, tanto che la libertà d’espressione già di per sé scarsa è oggi effettivamente uccisa, con l’alibi dell’“attentato alla sicurezza dello Stato” e dei “legami con il terrorismo”</strong>. Non è possibile dare dati definitivi, le chiusure di giornali e gli arresti indiscriminati degli oppositori si susseguono giorno dopo giorno, ed è prevedibile che da questa nuova ondata repressiva possano scattare a valanga ulteriori provvedimenti di privazione generalizzata di ogni libertà.</p>
<p><strong>In base ai dati forniti da Amnesty, da quando Erdogan è tornato nel pieno possesso dei suoi poteri sono state uccise almeno 208 persone</strong> e ne sono state<strong> ferite oltre 1400</strong>. Sono state <strong>arrestate oltre 15.000 persone</strong>, e più di<strong> 50.000 sono state sospese o rimosse dal proprio incarico. Tra queste </strong>giudici, procuratori, funzionari di polizia. La situazione nei territori curdi è catastrofica, non si riesce neppure a stilare una lista dei nomi delle vittime. Decine i sindaci destituiti e tanti i paesi e le città in regime di occupazione militare. Ma la dittatura è calata su tutta la Turchia.</p>
<p><strong>Nell’intero paese, oltre 1000 scuole private sono state chiuse</strong> e 138.000 alunni sono stati trasferiti nelle scuole di stato. <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/21/turchia-un-appello-in-difesa-della-liberta-dei-docenti/2923767/?utm_source=rss&utm_medium=rss">I loro docenti sono stati licenziati</a></strong>, molti si sono visti ritirare il passaporto e altri – non diversamente da giudici e avvocati, nel mirino del governo – sono stati privati di tutti i beni. Secondo le informazioni raccolte da Amnesty, i <strong>detenuti </strong>in custodia di polizia a Istanbul e Ankara sono<strong> costretti a rimanere fino a 48 ore in posizioni che provocano dolore fisico, sono privati di cibo, acqua e cure mediche, insultati e minacciati e, in diversi casi, sottoposti a brutali pestaggi e torture, </strong>tra cui lo stupro. La Turchia ha sospeso la giurisdizione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Erdogan non riconosce più i giudici della Corte di Strasburgo che da anni continuano a condannare la Turchia per violazioni dempre più gravi dei diritti umani. Il Consiglio d’Europa deve reagire a questa mossa liberticida e sanzionare la Turchia con la misura dell’esclusione immediata.</p>
<p><strong>Quello che succede oggi in Turchia è anche conseguenza dell’indifferenza e della complicità dell’Unione Europea e dei paesi occidentali rispetto alle gravissime violazioni dei diritti umani che si verificano da anni in quel paese. </strong>I massacri ai danni della popolazione civile curda e gli arresti di giornalisti, docenti, avvocati e semplici cittadini che sono stati accusati di simpatizzare per il PKK sono stati ignorati da una comunità internazionale interessata solo a sfruttare la posizione strategica della Turchia nei tanti conflitti regionali che la circondano ed a esternalizzare i controlli di frontiera per delegare a Erdogan il compito di garante delle frontiere esterne dell’Unione Europea.</p>
<p>Intere regioni del territorio turco, ovunque abitino comunità curde, sono sottoposte da tempo a rastrellamenti e non si contano i casi di sparizioni forzate, torture e stupri da parte di squadre speciali o di elementi dell’esercito turco. Vittime di queste azioni sono tutte le minoranze etniche, politiche e religiose: iazidi, turcomanni, caldei, cristiani e chiunque appaia pericoloso agli occhi del sovrano.</p>
<p>Ai confini con la Siria, truppe che rispondono al governo di Erdogan hanno aperto il fuoco su profughi siriani in fuga dalle violenze dell’ISIS e dai bombardamenti di Assad. Di fatto, l’esercito turco fa parte dell’alleanza che in Iraq sta tentando di riconquistare la città di Mosul, non già per strapparla all’Isis ma perché, secondo il sogno di Erdogan, Mosul è città turca come lo è un’ampia fascia del territorio siriano. Un progetto espansionistico prima sostenuto dall’occidente e oggi non osteggiato dalla Russia, per cui la Turchia sembra non incontrare ostacoli. La grande Turchia potrebbe sorgere su questo spargimento di sangue, continuando ad essere un carcere a cielo aperto per chi fugge dalle guerre.</p>
<p>Già da tempo era impossibile considerare la Turchia un “paese terzo sicuro” verso cui respingere i richiedenti asilo e concludere accordi per contrastare quella che viene definita “immigrazione illegale”, tuttavia – ignorando quanto i media democratici turchi denunciavano da anni – si è concluso a tutti i costi un accordo tra Unione Europea e Turchia che adesso Erdogan mette all’incasso alzando il prezzo del ricatto e chiedendo l’abolizione dell’obbligo di visto per i cittadini turchi che intendano recarsi in Europa.</p>
<p>Viene rivendicata la libertà di circolazione in Europa per i cittadini turchi, al centro degli accordi del 18 marzo scorso con l’Unione Europea, in cambio del fermo dei siriani, mentre vengono revocati migliaia di passaporti a persone che sono soltanto sospettate di opposizione politica rispetto alla svolta fascista di quello che si avvia a diventare un vero e proprio califfo. D’altra parte sono noti i favori che il regime turco ha fatto ai terroristi di ISIS quando ha permesso loro rifornimenti e zone franche di movimento, per colpire alle spalle i curdi che avevano liberato le città del Rojava.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-2303 alignleft" src="http://i2.wp.com/www.a-dif.org/wp-content/uploads/2016/11/erdogan-putin-.jpg?resize=300%2C150&utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="http://i2.wp.com/www.a-dif.org/wp-content/uploads/2016/11/erdogan-putin-.jpg?resize=300%2C150&utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://i2.wp.com/www.a-dif.org/wp-content/uploads/2016/11/erdogan-putin-.jpg?w=620&utm_source=rss&utm_medium=rss 620w" alt="erdogan-putin" width="300" height="150" />In Turchia è <strong>stato di polizia</strong>. Non sono più solo gli oppositori filo curdi ad essere nel mirino. Si può essere arrestati perché inseriti in una lista di proscrizione, perché si è magistrati o avvocati indipendenti, perché si fa il mestiere di giornalista, perché si insegna in una scuola privata, perché si sono fatte dichiarazioni scomode in un’aula universitaria, e scomparire per sempre senza neppure poter comunicare con gli avvocati e con le famiglie. Le epurazioni all’interno delle forze armate stanno completando la fascistizzazione dello stato. Il dibattito sulla reintroduzione della pena di morte rischia a questo punto di essere un paravento dietro al quale si nasconderà la completa trasformazione dello stato turco in una dittatura personale ad ampio sostegno popolare. Se si vuole dare una risposta efficace ad Erdogan e ai suoi sponsor internazionali, dagli emirati del Qatar alla <a href="http://www.b92.net/eng/news/world.php?yyyy=2016&amp;amp;mm=07&amp;amp;dd=21&amp;amp;nav_id=98678&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Russia di Putin</strong></a>, occorre una politica internazionale che offra soluzioni al conflitto siriano, riconosca l’autonomia del popolo curdo, sostituisca le iniziative diplomatiche ai bombardamenti aerei che in Iraq ed Afghanistan possono solo cementare solidarietà tra gli estremismi.</p>
<p>L’Unione Europea dovrebbe recuperare una presenza unitaria sullo scenario internazionale e rispettare rigorosamente lo stato di diritto all’interno e fuori dei suoi confini.</p>
<p>Sarà molto importante la risposta che daranno gli Stati europei alle richieste di asilo provenienti da cittadini turchi. Ogni diniego potrebbe significare una legittimazione del regime di Erdogan e delle violenze che sta perpetrando. La Germania di Angela Merkel, adesso nel mirino di Erdogan, dovrebbe riconoscere il colossale errore commesso quando a Bruxelles e a Berlino si è pensato di mettere in mano al governo turco la politica estera europea in materia di immigrazione, concedendo 6 miliardi di euro per chiudere la rotta balcanica. Vediamo oggi con quali risultati.</p>
<p>La Turchia va espulsa dal Consiglio d’Europa perché ha denunciato la giurisdizione della Corte Europea dei diritti dell’Uomo per sottrarsi alle condanne che potrebbe ricevere, più spesso che in passato, dalla Corte di Strasburgo. La Grecia e gli altri paesi europei devono rispettare i Trattati internazionali, la Convenzione di Ginevra, i Regolamenti e le Direttive europee che garantiscono il diritto alla protezione internazionale e vietano trattamenti inumani o degradanti. Nessuno <a href="https://www.left.it/2016/07/22/il-suicidio-della-politica-realista-che-baratta-liberta-e-diritti/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>scambio</strong></a> è possibile tra il rispetto della dignità umana e ragioni economiche o militari.</p>
<p>Sulla base di quello che è successo in questi ultimi giorni, <a href="http://www.statewatch.org/analyses/no-289-eu-turkey-legal-analysis.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>l’accordo</strong></a> stipulato tra Unione Europea e Turchia, che già appariva in contrasto con le Direttive europee in materia di protezione internazionale e con il Regolamento frontiere Schengen n. 562 del 2006, risulta ancora più in contrasto con le Carte internazionali che dovrebbero garantire i diritti fondamentali della persona umana, oltre che con le <a href="http://statewatch.org/news/2016/jun/eu-turkey-second-progress-report.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>norme europee</strong></a> in materia di rimpatri e di accesso alla procedura di asilo.</p>
<p>Alla luce degli arresti di massa in Turchia, si può escludere che il governo di Erdogan possa adempiere le condizioni previste dagli accordi stipulati con l’Unione Europea. L’avvicinamento tra Turchia e Russia dopo il fallito colpo di stato getta un’ombra sinistra sui futuri rapporti tra la Turchia e l’Unione Europea. <strong>Che ruolo potrà avere un’Unione priva di una politica estera comune e preoccupata soltanto dall’arrivo di altri richiedenti asilo? L’Unione Europea non ha ancora una lista di “paesi terzi sicuri” vincolante per tutti gli stati e non può imporre alla Grecia il respingimento di siriani che siano entrati irregolarmente nel suo territorio. Come reagirà alla probabile denuncia degli accordi da parte di Erdogan?</strong></p>
<p><strong>Oppure abolirà l’obbligo di visto per i cittadini turchi che Erdogan deciderà di far arrivare in Europa, selezionandoli naturalmente tra i suoi sostenitori, perché agli altri sta ritirando i passaporti?</strong></p>
<p><strong>Quanto riusciranno a pesare le critiche che gli stati europei stanno rivolgendo al califfo turco, sul piano delle pesanti violazioni dei diritti umani di cui si sta macchiando?</strong></p>
<p>L’Unione Europea deve sospendere immediatamente tutte le misure attuative dell’accordo stipulato con la Turchia il 18 marzo scorso, bloccare tutte le trattative per l’ingresso della Turchia in Europa e predisporre missioni di soccorso e centri di accoglienza per i profughi, non solo siriani, nel Dodecaneso e nei Balcani.</p>
<p>O ci si prepara oggi, o ci troveremo, tra qualche mese, di fronte a una nuova emergenza umanitaria. Nessuno si illuda che Erdogan non ritorni a usare l’arma del ricatto sui profughi. Non basterà, allora, il <strong><a href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-3901452/Austria-sends-soldiers-Hungary-s-border-Serbia-following-Turkish-threats-ABANDON-deal-stem-flow-migrants-Europe.html?ITO=1490&amp;ns_mchannel=rss&amp;ns_campaign=1490&utm_source=rss&utm_medium=rss">muro di soldati</a> </strong>che l’Austria sta erigendo ai suoi confini con la Serbia e la Croazia.</p>
<p>Rimane sempre più incerta la sorte dei cittadini siriani presenti in Turchia, oltre tre milioni di persone. Si vedrà se Erdogan continuerà a usarli come arma di ricatto nei confronti dell’Unione Europea, riaprendo la possibilità di fuga, o se rispetterà l’accordo chiuso con la Merkel e poi ratificato dall’Unione. In Turchia, in Grecia e in Bulgaria, per queste persone, alla vigilia di un inverno che si preannuncia durissimo, sarà comunque catastrofe umanitaria.</p>
<p>Secondo alcuni osservatori, il piano di Erdogan in materia è semplicemente diabolico: per una parte dei richiedenti asilo, quelli più compatibili con il suo regime, la prima tappa potrebbe essere quella di ampliare i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, in maniera tale da divenire concorrenziali con i lavoratori turchi e far crollare ogni velleità di opposizione politica dei sindacati. Ma l’asticella del ricatto potrebbe spostarsi più in alto: trasferire i rifugiati nelle aree occidentali del paese, causando una vera e propria modifica demografica, per poi cominciare a concedere a una parte dei siriani la cittadinanza turca. In pratica, ad accordo con l’UE a regime, i “neo-turchi” potrebbero spostarsi in Europa sensa bisogno di visto. Una minaccia con cui ottenere dall’Europa altri soldi e mano libera nei propri progetti.</p>
<p>Molti cittadini europei, insieme ai partiti populisti che raccolgono consensi sempre più ampi, non vogliono più accogliere profughi e i nuovi rapporti strategici tra Turchia e Russia rischiano di legittimare la politica di Erdogan e di allontanare le speranze di pace in Siria, o in quello che ne rimane. <strong>Occorrono canali legali di ingresso in Europa. Gli accordi con le dittature – come le intese tra Unione europea e stati africani, maturate nell’ambito del Processo di Khartoum – hanno già dimostrato effetti fallimentari e insostenibili dal punto di vista umanitario, con un aumento insostenibile delle vittime.</strong></p>
<p>Se le minacce di Erdogan nei confronrti dell’Unione europea avranno seguito, le politiche di <a href="http://www.lavoce.info/archives/42182/porte-girevoli-nel-controllo-delle-frontiere-europee/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>subordinazione</strong></a> nei confronti di stati che non rispettano gli standard minimi di garanzia dei diritti umani potrebbero cominciare a produrre effetti devastanti in territorio europeo. Se ne accorgerebbero forse anche quei cittadini che continuano a sostenere governi che predicano la pace e la sicurezza e si pongono a fianco dei dittatori e dei califfati, fornendo armi e supporto politico per diffondere odio, guerra e distruzione nel mondo.</p>
<p>Da tempo, in buona parte del pianeta, governano novelli apprendisti stregoni capaci di elaborare progetti tattici di breve durata che innescano rapidamente meccanismi non più controllabili, con il risultato di risvegliare moloch antichi e di divenire portatori endemici di guerra. Nel frattempo nelle piazze turche e di mezza Europa, ma ovviamente nel silenzio mediatico, si protesta contro l’avvento di questo nuovo fascismo. Le dichiarazioni di Junker, secondo cui la Turchia in questa maniera si allontana dall’Europa sono insufficienti, la Danimarca ha richiamato l’ambasciatore ma è ancora nulla rispetto alla gravità della situazione.</p>
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		<title>Ritorsione in Turchia: il mondo della Cultura sotto attacco</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2016 08:07:33 +0000</pubDate>
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<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha parlato con il giornalista MURAT CINAR sulle ritorsioni da parte del governo turco nei confronti degli esponenti della Cultura. Ecco le sue parole.</p>
<p>Ringraziamo ancora molto Murat Cinar.</p>
<p>Il golpe è stato attribuito a Fethullah Gulen che è conosciuto – non solo in Turchia, ma anche nel resto del mondo – per le sue scuole private che propongono un&#8217;istruzione aperta e che sono famose anche per la loro sicurezza. Tramite le scuole Gulen porta avanti la propria ideologia politica, ovvero la diffusione della veccia cultura ottomana sunnita; alcuni ragazzi, ad esempio in Albania, grazie alla frequentazione di queste scuole, ottenevano borse di studio o di lavoro in cambio di sostegno al movimento di Gulen. In un primo momento Erdogan ha utilizzato tale movimento, i cui rappresentanti erano attivi in tutti gli apparati dello Stato; quando, però, due anni emezzo fa sono iniziati i processi anticorruzione, è stata messa in discussione la legittimità dei test di inserimento nelle università. L&#8217;accesso, infatti, è garantito dopo il superamento di un esame, uguale per tutti, con domande su qualsiasi argomento e che dura circa quattro ore; proprio per preapararsi a questo esame, gli studenti frequentano le scuole private di Gulen e questo è il motivo per cui, adesso, il governo sta attaccando il mondo delle scuole superiori. Il passo successivo sarà quello di colpire il mondo accademico perchè gli studenti cresciuti alla scuola di Gulen – soprattutto quelli degli anni &#8217;70 – &#8217;80 – ora sono ricercatori e professori. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/36267574.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6381" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/36267574.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="36267574" width="170" height="140" /></a></p>
<p>A mio parere, Erdogan sta operando in questo modo repressivo, colpendo vari settori della società, per sferrare un attacco a tutti i suoi oppositori, tra cui ci sono anche colonnelli o suoi ex simpatizzanti. Se poi c&#8217;è un settore che viene colpito sempre di più, è quello giornalistico: i giornalisti sono considerati i “traditori della patria”. Ad esempio, ricordiamo che all&#8217;epoca della strage di Ankara, si è cercato di impedire il flusso delle informazioni e, se qualcuno sgarra, ne paga le conseguenze con il carcere.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;ingresso della Turchia in Europa: l&#8217;Europa dovrebbe svegliarsi e comportarsi onestamente, ma sappiamo che dalla questione dei rifugiati, alla costruzione del terzo ponte sul Bosforo, dalla libertà di stampa alla distruzione della foresta di Istanbul, non c&#8217;è una netta volontà di chiudere i rapporti con la Turchia perchè i legami economico-finanziari e geopolitici sono troppo importanti.</p>
<p>Oltretutto, mi ricordo che quando ho iniziato a scrivere per la stampa italiana agli inizi del 2000, gli italiani rimanevano a bocca aperta per le critiche che muovevo a Erdogan perchè veniva considerato quasi un uomo “di sinistra”. Una cattiva o parziale informazione può essere legata anche ad una scelta politica perchè la Turchia deve rimanere un grande alleato per l&#8217;Europa.</p>
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		<title>Kurdistan: resistenza e democrazia curda contro l&#8217;assedio</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2016 10:57:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; La situazione dei diritti umani nelle regioni curde in Turchia è peggiorata negli ultimi mesi. Dal settembre 2015 il governo dell&#8217;AKP di Recep Tayyip Erdoğan, ha decretato lo stato d’assedio in diverse città&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/Kurdistan-map.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6151" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6151" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/Kurdistan-map.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Kurdistan-map" width="622" height="366" /></a></p>
<p>La situazione dei diritti umani nelle regioni curde in Turchia è peggiorata negli ultimi mesi. Dal settembre 2015 il governo dell&#8217;AKP di Recep Tayyip Erdoğan, ha decretato lo stato d’assedio in diverse città in risposta alla “dichiarazione di autonomia” che questi municipi hanno esercitato. Questa dichiarazione è la conseguenza della stretta repressiva non solo contro la comunità curda e le forze politiche che la rappresentano ma più in generale della società turca che il governo dell&#8217;AKP sta portando avanti. Le conseguenze dello stato d’assedio sono drammatiche.</p>
<p>Secondo le dichiarazioni dello stesso vicepremier e portavoce del governo turco Numan Kurtulmus nove mesi (s’iniziò il 4 settembre 2015) d’assedio continuato, interrotto solo a tratti, a varie città kurde del sudest anatolico, da Diyarbakir a Cizre, passando per Silopi, Idil, Yukeskova e in queste ultime settimane Nusaybin, hanno prodotto la distruzione di 6.320 edifici. E’ la guerra condotta dalle Forze Armate di Ankara contro la popolazione locale accusata tutta, indiscriminatamente d’essere un supporto alla guerriglia del Partito Kurdo dei Lavoratori (PKK). Così son stati distrutti 11.000 appartamenti e case e oltre 90.000 persone risultano sfollate. Molte di loro restano accampate perché non sanno dove andare. Non hanno parenti visto che i congiunti sono rimasti vittime delle incursioni distruttive. Sono state registrate centinaia di vittime civili tra cui 80 giovani. Numerose anche le vittime tra i membri dei gruppi di autodifesa curdi e i militari dell&#8217;esercito turco.</p>
<p>In questo contesto vi sono tentativi di modificare l’assetto demografico delle città con progetti di insediamento di popolazioni provenienti da altre regioni della Turchia. Sono stati emessi decreti governativi di esproprio di terreni comunali per “motivi di sicurezza”. Secondo i principi della legalità internazionale gli attacchi e le distruzioni dell&#8217;esercito turco, con il pretesto della lotta al terrorismo, sono azioni contro città e cittadini “turchi”. Erdogan nell&#8217;aprile 2016 lanciò la proposta di togliere la cittadinanza turca, e tutti i diritti ad essa connessi, a chi è sospettato di appoggiare il PKK. Nel maggio 2016 il Parlamento ha approvato una legge che toglie l’immunità parlamentare. La rimozione dell’immunità riguarda almeno 138 (su 550) membri dell’assemblea, per cui sono state presentate richieste di autorizzazione a procedere. Allo stesso tempo è in discussione una legge per l&#8217;immunità dei militari dell&#8217; esercito turco che combattono nelle città curde.</p>
<p>La decisione del Governo dell’AKP di imprimere questa svolta autoritaria s’inserisce nel contesto della drammatica situazione in Medioriente e soprattutto della guerra civile siriana. Il Governo turco fin dall&#8217;inizio aveva osteggiato il sostegno alla coalizione internazionale contro l’ISIS, poiché i propri obiettivi sono sempre stati dichiaratamente l&#8217;abbattimento del regime siriano e impedire l’autonomia curda costituitasi in Siria a partire dal 2012. Dal luglio 2015 il governo turco è intervenuto militarmente sia contro il movimento curdo in Turchia sia in Siria. Con questo intervento ha di fatto rotto la tregua che il PKK, organizzazione politico militare curda, aveva dichiarato unilateralmente dal marzo del 2013 sulla spinta del suo leader Ocalan detenuto in isolamento nel carcere dell’isola di Imrali dal 1999. Le proposte inclusive del movimento curdo attuate anche dal partito HDP nei municipi da esso governato, che si basano sulla partecipazione di tutte le componenti etniche e religiose della società attraverso forme di democrazia rappresentativa partecipata, ecologica, con il fondamentale protagonismo delle donne, sono l&#8217;unica strada percorribile per una soluzione pacifica e democratica. La comunità internazionale ha l&#8217;obbligo morale di sostenere un progetto in cui il dialogo tra le parti viene considerato prioritario per la soluzione del conflitto così come il rispetto dei diritti umani, civili e politici.<br />
Incontro con Özlem Tanrikulu, Presidente dell&#8217;Ufficio d&#8217;Informazione del Kurdistan in Italia<br />
Lunedì 20 giugno, ore 20.30Kolpinghaus (Josefsaal) – Bolzano</p>
<p>Per interviste e contatti: Giovanni Giacopuzzi, 333.1836785</p>
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		<title>Migranti, testimoni confermano l’ultima strage</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 11:49:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Leo Lancari  (da Il Manifesto) &#160; Europa. Centinaia le vittime dell’ultimo naufragio nel Mediterraneo. L’imbarcazione era partita dalla Libia stracolma di africani. Il racconto dei sopravvissuti all’Unhcr &#160; Sopravvissuti del naufragio soccorsi da&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5694" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5694" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (277)" width="810" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277-300x186.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277-768x476.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></p>
<p>di Leo Lancari  (da Il Manifesto)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Europa. </em></strong><em>Centinaia le vittime dell’ultimo naufragio nel Mediterraneo. L’imbarcazione era partita dalla Libia stracolma di africani. Il racconto dei sopravvissuti all’Unhcr</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sopravvissuti del naufragio soccorsi da Sos Mediterranée.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #363636; font-family: 'Mercury SSm B','serif'; font-size: 13pt;">Ci sarebbero diverse testimonianze a provare il naufragio di un barcone carico di centinaia di migranti di cui si è saputo alcuni giorni fa. A raccogliere i racconti è stato un team dell’Unhcr, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, che si è recato nell’isola greca di Kalamata dove sono stati portati i 41 sopravvissuti (37 uomini, 3 donne e un bambino). Stando ai loro racconti il naufragio sarebbe avvenuto il 16 aprile e avrebbe coinvolto due imbarcazioni, almeno una delle quali partita e dalla Libia e non dall’Egitto come si era pensato all’inizio.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: #363636; font-family: 'Mercury SSm B','serif'; font-size: 13pt;">Un gruppo di 100-200 persone tra somali, etiopi, egiziani e sudanesi, sono state fatte salire a bordo di un’imbarcazione lunga circa 30 metri e partita da una località vicina a Tobruk. Dopo diverse ore di navigazione, i trafficanti avrebbe cercato di trasferire i migranti a bordo di un’altra imbarcazione più grande e sulla quale si trovavano già centinaia di perone. Durante le operazioni di trasferimento l’imbarcazione più grande si è rovesciata per il peso ed è affondata. Per molti dei migranti che si trovavano a bordo non c’è stato niente da fare, mentre chi è caduto in acqua ha cercato di raggiungere la barca più piccola. «Queste persone – spiega l’Unhcr – sono rimaste in mare alla deriva per almeno tre giorni prima di essere individuati e tratti in salvo il 18 aprile».<br />
Lo staff dell’Alto commissariato per i rifugiati ha potuto ascoltare i sopravvissuti all’interno dello stadio di di Kalamata, dove sono stati accolti temporaneamente. Fortunatamente non rischiano di essere trasferiti in Turchia, come prevede l’accordo tra Ue e il governo di Ankara, perché sono partiti dalla Libia. L’Unhcr sta ha fornito loro le informazioni necessarie per richiedere asilo politico e ha chiesto agli Stati coinvolti nella tragedia un’inchiesta approfondita insieme a maggiori sforzi di cooperazione internazionale per salvare vite umane e combattere i trafficanti.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: #363636; font-family: 'Mercury SSm B','serif'; font-size: 13pt;">La Commissione europea ha intanto reso noti i primi risultati dell’accordo siglato con la Turchia. Dallo scorso 4 aprile, giorno in cui l’accordo ha preso il via, sono stati riconsegnati alle autorità turche 325 migranti entrati in Grecia in maniera irregolare, mentre 103 profughi siriani sono stati redistribuiti dai campi turchi nei paesi europei, secondo il principio «uno per uno». Inoltre 24 ufficiali di collegamento turchi sono stai schierati negli hotspot greci, mentre 5 ufficiali greci sono in servizio nei punti di arrivo in Turchia. «Il primo risultato della nostra cooperazione con Ankara è che sta arrivando il messaggi che rivolgersi ai trafficanti d esseri umani è la scelta sbagliata», è stato il commento del vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans. Bontà sua la Commissione ha chiesto alla Turchia anche maggiori sforzi per migliorare l’accoglienza dei profughi garantendo loro una protezione adeguata. Compresi quella non siriani, come ha ricordato ieri il commissario Ue per l’Immigrazione Dimitri Avramopoulos.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: #363636; font-family: 'Mercury SSm B','serif'; font-size: 13pt;">Con la Turchia resta invece sempre aperta la partita sulla liberalizzazione dei visti. Ankara preme perché i suoi cittadini possano circolare liberamente in Europa a partire da giugno e minaccia di sospendere l’accordo sui migranti in caso contrario. Da parte sua Bruxelles vorrebbe maggiori garanzie sulle condizioni che Ankara deve rispettare. Entro il 4 maggio, ha annunciato ieri l’esecutivo comunitario, verrà presentato il rapporto sui progressi per la liberalizzazione dei visti. Se la Turchia avrà preso le misure necessarie per soddisfare le condizioni che ancora restano da rispettare, «il rapporto potrà essere accompagnato da una proposta legislativa per inserire la Turchia nella lista dei paesi senza obbligo di visti». Una questione che rischia di accentuare ancora di più la distanza tra Bruxelles e Ankara. I conti tra le due captali, infatti, no tornano. Ankara sostiene di aver adempiuto a 55 dei 72 criteri fissati dall’Ue, mentre per Bruxelles sarebbero molti di meno<u></u><u></u></span>.</p>
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		<title>Barbara Spinelli al Parlamento europeo sul caso Turchia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2016 10:07:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-37.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5441" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5441" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-37.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (37)" width="300" height="193" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A poche ore dall&#8217;attentato ad Ankara, in cui hanno perso la vita almeno 37 persone stando agli ultimi aggiornamenti, pubblichiamo un intervento di Barbara Spinelli, della scorsa settimana, presso il Parlamento europeo.</p>
<p>Barbara Spinelli (GUE/NGL) ha preso la parola nella sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata alla <em>Preparazione della riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 marzo 2016 ed esito del vertice UE-Turchia</em>, intervenendo dopo le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione.</p>
<p><strong><u>Punto in agenda:</u></strong></p>
<p>Preparazione della riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 marzo 2016 ed esito del vertice UE-Turchia</p>
<p>&#8211; In rappresentanza della Presidenza del Consiglio: Jeanine Hennis-Plasschaert, ministro della difesa olandese</p>
<p>&#8211; In rappresentanza della Commissione europea: Valdis Dombrovskis, Vice-Presidente e Commissario per l&#8217;euro e il dialogo sociale</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Intervento di Barbara Spinelli: </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Vorrei ricordare alcune parole dette recentemente dal Presidente Tusk.</p>
<p>Ai fuggiaschi ha detto, il 3 marzo: “Non venite in Europa! <em>It&#8217;s all for nothing</em>”. Come se avessero scelta quando scappano.</p>
<p>E ieri ha detto: “Son finiti i giorni della migrazione irregolare in Europa!”</p>
<p>È falso, e Tusk lo sa. Il 91 per cento degli arrivi in Grecia fugge da guerre, e voi li respingete tutti in Turchia chiamandoli  <em>migranti irregolari</em>.</p>
<p>Siete accusati di illegalità e refoulement dall&#8217;Alto Commissariato Onu, dal Consiglio d&#8217;Europa, da Amnesty.</p>
<p>A Erdogan date tutto: il doppio del promesso, 6 miliardi; il silenzio sui massacri in Kurdistan e sull&#8217;attacco ai media; e anche una <em>zona protetta</em> in Siria, che Erdogan userà per colpire i curdi salvando al-Nusra.</p>
<p>E cosa otterrete? I fuggitivi prenderanno strade più letali, e a voi resterà il disonore. Io chiamo questo: <em>appeasement</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Turchia / Kurdistan: aiutare i Kurdi contro lo &#8220;Stato Islamico&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2015 09:20:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ankara deve interrompere immediatamente il bombardamento della popolazione civile kurda! (da Associazione per i popoli minacciati) Sabato 8 agosto 2015 alle ore 16 in piazza del Grano a Bolzano, la comunità kurda di Bolzano&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ankara deve interrompere<br />
immediatamente il bombardamento della popolazione civile kurda!</p>
<p>(da<br />
Associazione per i popoli minacciati)</p>
<p>
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="%3Am2"></a>Sabato 8 agosto<br />
2015 alle ore 16 in piazza del Grano a Bolzano, la comunità kurda di<br />
Bolzano e provincia protesterà contro i bombardamenti dell&#8217;aviazione<br />
turca contro i villaggi kurdi. L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati<br />
(APM) appoggia questa ennesima protesta pacifica: da tempo ormai la<br />
popolazione kurda sta pagando il prezzo della politica di Ankara, che<br />
mostra più interesse ad un appoggio allo Stato Islamico piuttosto<br />
che a una soluzione pacifica e concordata della questione kurda.</p>
<p>Con<br />
il pretesto della lotta al terrorismo, Ankara, più che impegnarsi<br />
nella lotta all&#8217;IS, bombarda le postazioni del PKK e di fatto tenta<br />
di soffocare le ambizioni di autonomia della popolazione kurda. Come<br />
riportano anche molti media, i bombardamenti indiscriminati<br />
dell&#8217;aviazione turca sui villaggi sono costati la vita a 260 persone,<br />
per lo più civili, in soli 7 giorni.</p>
<p>Mentre lo scorso 24<br />
luglio 75 jet dell&#8217;aviazione turca bombardavano postazioni del PKK in<br />
Iraq solo 3 aerei turchi bombardavano le postazioni dello Stato<br />
Islamico (IS) in Siria. Secondo testimonianze dirette ricevute<br />
dall&#8217;APM di Göttingen, nelle prime ore del mattino del 25 luglio,<br />
l&#8217;artiglieria turca ha attaccato anche le postazioni delle unità di<br />
autodifesa popolari kurdo-siriane opposte alle milizie dell&#8217;IS del<br />
villaggio di Zornmaghr, situato a ovest di Kobane. Sempre secondo le<br />
testimonianze, il 31 luglio l&#8217;aviazione turca avrebbe attaccato il<br />
villaggio siriano di Hillel, solo poco dopo che le milizie kurde<br />
l&#8217;avevano liberato dalle milizie dello Stato Islamico. Bombardando<br />
coloro che finora sono gli unici ad essere riusciti a limitare e<br />
respingere le milizie dell&#8217;IS, il governo turco di fatto sostiene<br />
proprio l&#8217;IS.</p>
<p>L&#8217;esercito turco ha attaccato anche molteplici<br />
villaggi nell&#8217;Iraq del Nord, da Zakho a ovest fino alle montagne di<br />
Qandil a est. I villaggi e le località bombardate sono state<br />
Mergasor, Khakurk, Piran, Keshan, Mizdor, Kato, Swel, Kesta, Balok e<br />
Sidekan. I bombardamenti del villaggio kurdo-irakeno di Zarggele<br />
hanno causato dieci vittime civili e undici feriti.</p>
<p>Gli<br />
attacchi dell&#8217;esercito turco sono stati accompagnati in Turchia da<br />
un&#8217;ondata senza precedenti di arresti di presunti simpatizzanti del<br />
PKK. In seguito agli attacchi turchi il PKK ha dichiarato conclusa la<br />
tregua firmata con il governo turco nel 2013 e ha quindi sferrato<br />
diversi attacchi a postazioni militari turche causando a sua volta<br />
vittime e feriti.</p>
<p>Selahattin Demirtas, leader del Partito<br />
Democratico del Popolo (HDP), formazione pro-kurda che alle ultime<br />
elezioni in Turchia ha ottenuto uno storico 13%, ha lanciato un<br />
appello al governo di Ankara e ai membri del Partito dei Lavoratori<br />
del Kurdistan (PKK) chiedendo loro di cessare immediatamente le<br />
ostilità e invitando entrambe le parti al dialogo. L&#8217;APM non può<br />
che associarsi a questa richiesta.</p>
<p>La comunità kurda di<br />
Bolzano e provincia invita tutti a partecipare alla manifestazione<br />
contro i bombardamenti turchi al PKK sabato 8 agosto, a partire dalle<br />
ore 16 in piazza del Grano a Bolzano.</p>
<p>Vedi anche in <u><a href="http://gfbv.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">gfbv.it</a></u>:<br />
<u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150730it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150730it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150727it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150727it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150624it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150624it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150611it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150611it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150609it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150609it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150522it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150522it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150320it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150320it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150128it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150128it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/3dossier/kurdi/indexkur.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/3dossier/kurdi/indexkur.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/3dossier/kurdi/kurtur-it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/3dossier/kurdi/kurtur-it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />in<br />
www: <u><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yazidi?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Yazidi?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kurdistan?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Kurdistan?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Turchia e il diritto di espressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 05:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[Taksim]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La notte tra, martedì e mercoledì scorso, è stata ancora una notte di scontri in Turchia. I manifestanti sono per lo più giovani sotto i trent&#8217;anni e anche intellettuali che, in un primo momento,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/TURCHIA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/TURCHIA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La notte<br />
tra, martedì e mercoledì scorso, è stata ancora una notte di<br />
scontri in Turchia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
manifestanti sono per lo più giovani sotto i trent&#8217;anni e anche<br />
intellettuali che, in un primo momento, avevano speranto che Erdogan<br />
potesse rappresentare un buon compromesso tra le forze religiose e<br />
conservatrici e quelle laiche e filoccidentali. Ma ora si sono uniti<br />
alle voci del dissenso, soprattutto dopo che il Premier ha ribadito<br />
che il progetto urbanistico di Piazza Taksim &#8211; da cui è partita la<br />
rivolta &#8211; andrà avanti lo stesso. Linea dura confermata anche dal<br />
sindaco della città di istanbul, Huseyin Avni Mutlu, che ha<br />
affermato: “Continueremo ininterrottamente con le nostre misure,<br />
fino a quando elementi marginali saranno resi inoffensivi”. E le<br />
misure, fino alle tre dell&#8217;altra notte, sono state ancora i lanci di<br />
lacrimogeni, mentre, all&#8217;alba, i bulldozer hanno portato via i<br />
detriti e scardinato le barricate.Intanto la protesta continua anche<br />
ad Ankara e, come a Istanbul, la polizia ha reagito con lanci di gas<br />
e cannoni ad acqua.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dall&#8217;inizio<br />
di questa situazione, il 31 maggio, si contano quattro persone<br />
decedute, centinaia di feriti e oltre 70 arresti, tra cui<br />
avvocati-attivisti che Erdogan ha definito “vandali” e<br />
“terroristi”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma tutto<br />
questo ancora non è sufficiente. Il Consiglio Supremo della Radio e<br />
della Televisione (Rtuk) turco &#8211; un organismo di controllo nominato<br />
dal governo &#8211; ha deciso di multare le piccole tv che hanno trasmesso<br />
in diretta le manifestazioni, adducendo come motivazione, il fatto<br />
che: “Hanno danneggiato lo sviluppo fisico, morale e mentale di<br />
bimbi e giovani”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come sta<br />
reagendo, q tutto ciò, la comunità internazionale?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
Stati Uniti hanno espresso preoccupazione ed esigono il rispetto<br />
della libertà di espressione, di assemblea e di associazione, oltre<br />
ad di avere una stampa libera ed indipendente.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
portavoce del Cancelliere tedesco, Steffen Seibert, ha affermato che:<br />
“Solo il dialogo può servire a calmare la situazione in modo<br />
duraturo”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Italia, il Ministro degli Affari esteri, Emma Bonino, ha sostenuto<br />
che Piazza Taksim non è come Piazza Tahrir, in Egitto, e che il<br />
nostro Paese vuole una Turchia pienamente democratica in Europa. Ha,<br />
inoltre, aggiunto: “ L&#8217;adesione della Turchia all&#8217;UE può avere un<br />
effetto benefico per il Paese. Nelle piazze e nelle strade si sta<br />
svolgendo un esame di maturità del governo turco” e sottolineato<br />
che, da parte della polizia turca, c&#8217;è stata una reazione<br />
sproporzionata alle manifestazioni in Gezi Park.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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		<title>Cosa succede in Turchia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 02:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Ankara]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[lacrimogeni]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[protesta]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sta succedendo in Turchia in questi ultimi giorni? Succede che il Comune di Istanbul ha deciso di cancellare il Gezi Parki, l&#8217;unica zona verde nel centro cittadino, per costrure un gigantesco shopping-mall, un&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/TURCHIA1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/TURCHIA1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa sta<br />
succedendo in Turchia in questi ultimi giorni? </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Succede<br />
che il Comune di Istanbul ha deciso di cancellare il Gezi Parki,<br />
l&#8217;unica zona verde  nel centro cittadino, per costrure un gigantesco<br />
shopping-mall, un centro commerciale, un “non-luogo” come Gilles<br />
Deleuze definiva questi edifici dedicati allo shopping sfrenato.<br />
Succede che il progetto sia già stato approvato ma &#8211; per paradosso &#8211;<br />
non sia ancora arrivato, invece , il permesso per l&#8217;abbattimento<br />
degli alberi e così, abusivamente, gli operai abbiamo iniziato a<br />
raderli al suolo lo stesso. Succede che, venerdì 31 maggio,<br />
cinquantamila manifestanti si siano rovesciati in piazza Taksim e<br />
dintorni per contestare questo progetto urbanistico e che siano stati<br />
attaccati dalla polizia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Comitati<br />
di cittadini, singoli, personalità politiche, sindacati, esponeneti<br />
della cultura e dello spettacolo, forze di sinistra e correnti vicine<br />
all&#8221;islamismo: per la prima volta, tutti, tanti uniti per dichiarare<br />
il proprio dissenso nei confronti di questa decisione, che riguarda<br />
un bene pubblico e, più in generale, nei confronti delle politiche<br />
conservatrici del primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, tra le quali<br />
si annoverano: la legge contro la vendita di alcolici dopo le 22 nei<br />
supermercati e la campagna di moralizzazione dei comportamenti<br />
pubblici.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
manifestazione contro la realizzazione del centro commerciale è<br />
iniziata con concerti improvvisati, danze, discorsi: un modo pacifico<br />
e democratico di esprimere, da parte dei cittadini,  un parere su una<br />
decisione istituzionale. Molti hanno pronunciato frasi del tipo: “<br />
Che il governo di dimetta”, sventolando bandiere e ritratti di<br />
Ataturk, padre della Repubblica laica moderna. Ma questa battaglia<br />
civile sta diventando sempre più politica (e manifestazioni<br />
antigovernative si stanno espandendo anche in altre città, quali<br />
Ankara e Smirne, anche grazie alla convocazione tramite i social<br />
network che erdogan ha definito “una minaccia per la società”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
polizia ha attaccato i manifestanti di istanbul con manganelli,<br />
idranti e lacrimogeni; secondo Amnesty International ci sono stati<br />
oltre mille feriti, due morti e altri sono in pericolo di vita per<br />
ferite alla testa. Il portavoce della Ong, Riccardo Noury, ha infatti<br />
affermato: “ Pretendiamo dal Ministero della Sanità turco<br />
informazioni precise sul numero di persone rimaste ferite negli<br />
scontri e lanciamo un appello perchè ci sia uno stop nell&#8217;uso di gas<br />
lacrimogeni che sono la causa principale delle ferite riportate dai<br />
manifestanti”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
domenica la protesta ha cambiato registro: è diventata una protesta<br />
sonora. Le piazze e le strade di Istanbul, Ankara e Smirne sono state<br />
invase da automobilisti che hanno suonato il calcson ripetutamente,<br />
mentre sui balconi delle case le persone sbattevano pentole e<br />
coperchi. Suoni, parole, ma non la violenza.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
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