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	<title>anniversario Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Porrajmos – Sa Mudaripen: il grande genocidio di Rom e Sinti mai terminato</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 11:23:45 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16510" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/porrajmos-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>In quel campo c’erano tantissimi bambini, molti di quei bambini certamente erano nati in quel recinto […]. La notte del 2 agosto 1944, ero rinchiuso ed era notte e la notte nel lager c’era il coprifuoco, però ho sentito tutto. In piena notte sentimmo urlare in tedesco e l’abbaiare dei cani, dettero l’ordine di aprire le baracche del campo degli zingari, da lì grida, pianti e qualche colpo di arma da fuoco. All’improvviso, dopo più di due ore, solo silenzio e dalle nostre finestre, poco dopo, il bagliore delle fiamme altissime del crematorio. La mattina, il primo pensiero fu quello di volgere lo sguardo verso lo&nbsp;<em>Zigeunerlager</em>&nbsp;che era completamente vuoto, c’era solo silenzio e le finestre delle baracche che sbattevano”.</p>



<p>Piero Terracina (Ebreo, sopravvissuto ad Aushwitz)</p>



<p>La comunità Rom e Sinta in Italia conta circa 180.000 individui il 70% e oltre di questi è cittadino italiano, molte delle famiglie sono presenti sul territorio nazionale dal 1300 la maggioranza di questi a combattuto nella Resistenza.</p>



<p>Perché la data del 2 agosto è importante da ricordare? Cosa succede in quell’occasione?</p>



<p>Il 2 Agosto del ’44 precisamente la notte del 1 agosto intere famiglie presenti nello Zigeunerlager  verranno sterminate nelle camere a gas ma questo non fu il primo tentativo da parte dei nazisti di sterminare il popolo Rom e Sinto. Il primo tentativo avvenne il 16 maggio del ’44 ma le persone all’interno dello <em>Zigeunerlager</em>, avvisati di quanto stava per accadere, diedero vita alla prima rivolta, armati di pietre, bastoni e tanta voglia di resistere cacciarono le SS e riuscirono a sopravvivere per altri tre mesi circa prima della fatidica notte. Tale rivolta, una delle più simboliche e importanti, ad oggi non viene menzionata da nessuno e il ricordo rimane vivo solo nel nostro popolo che porta avanti la memoria di ciò che fu e la testimonianza di quanto accade nei giorni nostri.</p>



<p>Ad oggi la situazione è migliorata?</p>



<p>Assolutamente no, oggi l’antiziganismo è molto forte nel nostro Paese ed è soprattutto istituzionale.</p>



<p>Il segretario di Maserada della Lega Nord scrive su Facebook: “Cosa si lancia a uno zingaro che sta affogando?&#8230;. La moglie e i figli”</p>



<p>“Possono partecipare tutti: basta avere un qualsiasi mezzo di locomozione che cammini, più è grosso e più va veloce sarà facilitato nella raccolta dei punti”. E&#8217; questa la descrizione del gioco “Acciacca lo zingaro”, Forza nuova, Roma Sud.</p>



<p>Giancarlo Gentilini Lega: settembre 2008: «<em>Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari. Io ne ho distrutti due a Treviso. E adesso non ce n&#8217;è più neanche uno. Voglio eliminare i bambini che vanno a rubare agli anziani.</em></p>



<p><em>Ci ricordiamo della capotreno che ai microfoni disse: “Via gli zingari dal convoglio, alla prossima scendete perché avete rotto”</em></p>



<p><em>Il caso di Casal Bruciato? Dove una famiglia Rom ha avuto una casa popolare regolarmente assegnata, quando la famiglia si presentò per entrarvi, cori fascisti e atti violenti seguirono la famiglia per impedirne l’entrata in casa, tanto da dover far intervenire le forze dell’ordine.</em></p>



<p><em>Il caso di Torre Maura dove venne calpestato il pane pur di non farlo arrivare al campo Rom al quale era destinato. In quest’occasione un ragazzo di 15 anni interverrà a difesa delle persone Rom alle quali era destinato il pane, dandoci una grande lezione di vita.</em></p>



<p>La&nbsp;<strong>legge 20 luglio 2000, n. 211</strong>&nbsp;(&#8220;<em>Istituzione del &#8220;Giorno della Memoria&#8221; in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti</em>&#8220;) è una&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_ordinaria?utm_source=rss&utm_medium=rss">legge ordinaria</a>&nbsp;della&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_italiana?utm_source=rss&utm_medium=rss">Repubblica italiana</a>&nbsp;emanata per l&#8217;istituzione della&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_della_Memoria?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giornata della Memoria</a>&nbsp;e pubblicata nella&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gazzetta_Ufficiale_della_Repubblica_Italiana?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gazzetta Ufficiale</a>&nbsp;n. 177 del 31 luglio 2000, non cita in alcun modo le persone Rom e Sinte.</p>



<p>«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, &#8220;Giorno della Memoria&#8221;, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»</p>



<p>Ad oggi L’Italia riconosce 12 minoranze storico – linguistiche presenti sul suolo nazionale nell&#8217;articolo 6 della Costituzione tranne una, la più numerosa d’Europa quella dei Rom e Sinti appunto.</p>



<p>La strada è ancora lunga e a tal proposito ci terrei a chiudere con la citazione di uno dei sopravvisuti del campo che è Karl Stojka:</p>



<p>“<em>Noi Rom e Sinti siamo come i fiori di questa terra. Ci possono calpestare, ci possono eradicare, gassare, ci possono bruciare, ci possono ammazzare – ma come i fiori noi torniamo comunque sempre”</em></p>
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		<title>Srebrenica: città sinonimo di un fallimento e di una nuova promessa di responsabilità di fronte a severe violazioni dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 07:54:48 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p></p>



<p>Il nome Srebrenica è diventato sinonimo di quei giorni bui del luglio 1995 quando, nella prima area di sicurezza dichiarata dalle Nazioni Unite, migliaia di uomini e donne furono sistematicamente assassinati e sepolti in fosse comuni. Le vittime, che erano musulmane, sono state assassinate a causa della loro identità. Questa è stata la peggiore atrocità sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale.</p>



<p>Nel luglio 1995, circa 8.000 musulmani, uomini, donne, ragazzi e ragazze, sono stati uccisi a Srebrenica, una città della Bosnia ed Erzegovina nell&#8217;Europa sudorientale, dalle forze serbo-bosniache guidate dal comandante Ratko Mladić. Questi omicidi furono successivamente classificati come crimine di genocidio dai tribunali internazionali che indagarono sul massacro.</p>



<p>La disintegrazione della Jugoslavia nel 1991 ha gettato nel caos l&#8217;Europa sudorientale e centrale e ha portato a violente guerre interetniche nella regione negli anni successivi. In molti modi, le violenze perpetrate contro bosniaci o musulmani bosniaci durante il massacro di Srebrenica sono state il risultato di tale conflitto regionale. Secondo alcuni ricercatori, questo massacro è stata la peggiore atrocità contro i civili in Europa dall&#8217;Olocausto.</p>



<p>La guerra in Bosnia, avvenuta tra il 1992 e il 1995, ha visto un periodo di sfollamento e pulizia etnica dei musulmani bosniaci e dei croati bosniaci da parte dell&#8217;esercito serbo-bosniaco e delle forze paramilitari. Durante la guerra, il massacro di Srebrenica iniziò l&#8217;11 luglio 1995 quando il comandante Ratko Mladić occupò la città di Srebrenica. Migliaia di famiglie musulmane bosniache hanno cercato rifugio presso il Dutchbat, un battaglione olandese delle forze delle Nazioni Unite che era stato schierato in seguito agli sconvolgimenti durante la guerra in Bosnia, credendo che l&#8217;area sotto il loro controllo fosse una zona sicura.</p>



<p>Tale missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite guidata dai Paesi Bassi non è riuscita a fermare questi omicidi e molti musulmani bosniaci avevano cercato rifugio credendo che fosse una zona protetta. Alcuni esperti affermano che i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite siano stati così severi da non proteggere i musulmani bosniaci con la conseguenza di aver consegnato attivamente ragazzi e uomini alle forze serbo-bosniache sapendo che sarebbero stati uccisi. Questa zona sicura in seguito cadde sotto il controllo delle forze serbo-bosniache dopo la resa delle forze olandesi. Si ritiene che gli 8.000 musulmani uccisi durante questo massacro siano stati assassinati entro due settimane dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione di Srebrenica.</p>



<p>Non sono stati solo i bambini, i ragazzi e gli uomini a subire atrocità e uccisioni. Il massacro ha visto anche diffusi crimini contro le donne, in cui ragazze e donne sono state vittime di violenze e stupri. Nelle loro testimonianze all&#8217;indomani del massacro, le vittime, comprese ragazze e donne, hanno affermato di non aver ricevuto alcuna protezione, nonostante le forze armate abbiano assistito alle violenze perpetrate davanti a loro. Ci sono state anche testimonianze in cui i sopravvissuti hanno raccontato come le forze serbo-bosniache avessero costretto i musulmani bosniaci a scavarsi le proprie tombe. A 27 anni dal massacro, i corpi delle vittime continuano a essere trovati in fosse comuni.</p>



<p>Il Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia (Tribunale Internazionale <em>ad hoc</em>) che ha indagato sui crimini di guerra avvenuti durante il conflitto nei Balcani negli anni &#8217;90, ha rilevato che l&#8217;esercito serbo-bosniaco ha compiuto sforzi per rimuovere i corpi da queste fosse comuni in altri siti nel tentativo di nascondere la portata dei crimini e degli omicidi. Questa rimozione dei corpi ha reso difficile l&#8217;identificazione delle vittime e le indagini del tribunale hanno dimostrato che in molti casi le parti del corpo della stessa vittima sono state trovate in tombe diverse. Il tribunale ha inoltre stabilito come questo sia un indicatore del fatto che le uccisioni dei musulmani bosniaci siano state premeditate e ampiamente pianificate.</p>



<p>Nel 1995, il Tribunale Penale Internazionale <em>ad hoc</em> ha incriminato Ratko Mladić e Radovan Karadžić, presidente della Republika Srpska, per crimini di guerra contro i musulmani bosniaci a Srebrenica. Successivamente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha presentato il suo rapporto sul massacro di Srebrenica nel 1999 riconoscendo i fallimenti delle Nazioni Unite nel prevenire il massacro e ha affermato come &#8220;la tragedia di Srebrenica perseguiterà per sempre la storia delle Nazioni Unite&#8221;.</p>



<p>Per i Paesi Bassi, i fallimenti del Dutchblat e le notizie sulla partecipazione delle truppe alle violenze perpetrate contro i serbi bosniaci hanno portato a un&#8217;indagine del governo nel 1996. Un rapporto pubblicato sette anni dopo ha riconosciuto i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace e il governo olandese ha ammesso una certa responsabilità per l’incapacità di proteggere le vittime durante il massacro.</p>



<p>Nel marzo 2003, la Bosnia ed Erzegovina ha avviato le proprie indagini sul massacro di Srebrenica, basandosi pesantemente sulle conclusioni del Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia, concluse l&#8217;anno successivo, con il governo che ha ammesso la commissione di crimini contro i musulmani bosniaci. Alcuni nazionalisti nel paese non si sono mostrati d&#8217;accordo con i risultati di queste indagini. Le scuse ufficiali per il massacro sono state successivamente rilasciate dal governo.</p>



<p>Dieci anni dopo il massacro, nel 2005, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato ufficialmente una risoluzione riconoscendo il genocidio di Srebrenica. Nel marzo 2016 Radovan Karadžić, ex presidente della Republika Srpska, è stato dichiarato colpevole dal Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità ed è stato condannato a 40 anni di reclusione. Un anno dopo, nel novembre 2017, Ratko Mladić è stato riconosciuto colpevole di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità e condannato all&#8217;ergastolo.</p>



<p>Nel luglio del 1995, Srebrenica è diventata davvero il centro dell&#8217;universo, e la comunità internazionale deve ricordare i crimini contro l&#8217;umanità e di genocidio che ha permesso che accadessero a causa del suo abietto fallimento di impedirli.</p>



<p>Nel 2005, durante il World Summit&nbsp;delle Nazioni Unite, si è stabilito il concetto della “Responsibility to protect” (R2P) ossia il principio per cui si deve intervenire in difesa dei diritti umani fondamentali e per evitare che qualsiasi Stato possa commettere gravi violazioni contro la popolazione. La responsabilità di proteggere andava ad inserirsi nel&nbsp;contesto della protezione dei diritti umani che si era cominciato a delineare&nbsp;nel 1948 con la Convenzione per la prevenzione e repressione del delitto di genocidio e, nel 1949, con le quattro convenzioni di Ginevra.</p>



<p>Questo principio, divenuto centrale nei dibattiti dalla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto con il sopraggiungere di nuovi conflitti interni ai singoli Stati e con le tragedie del Rwanda e nei Balcani negli anni ’90,&nbsp;trovò la sua prima formulazione ufficiale nel 2001, nel report della Commissione Internazionale sull’Intervento e Sovranità dello Stato.&nbsp;</p>



<p>Per quanto riguarda le azioni pratiche&nbsp;,il principio della R2P è stato richiamato svariate volte: nel 2006 per il Darfur, nel 2011 per la Libia, Costa d’Avorio, Sud Sudan e Yemen e nel 2013 per il Kenya. Gli ostacoli che ancora limitano le capacità della comunità internazionale ad assolvere alle sue responsabilità di protezione e prevenzione di severe violazioni rimangono palesemente visibili da altrettanti esempi e contesti.</p>



<p>La comunità internazionale ha imparato dai suoi errori, ma non può permettersi di imparare ad un ritmo lento…. Perché le violazioni e gli abusi perpetrati contro le popolazioni civili del mondo non sono rallentati né si sono fermati. Il momento storico in cui viviamo vede un aumento delle violazioni perpetrate contro i civili di diversi Paesi in situazioni di grave povertà, instabilità, conflitti armati interni e esterni.</p>



<p>La comunità internazionale ha fatto una promessa, tanto morale quanto attualmente incorporata nel diritto vincolante e consuetudinario.</p>
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		<title>Celebrazioni per il decimo anniversario della Sikhi Sewa Society</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 08:21:36 +0000</pubDate>
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<p><br>L’associazione Sikh per il dialogo e l’integrazione, Sikhi Sewa Society, celebra 10 anni dalla propria costituzione questo sabato, 2 aprile, presso il Tempio Sikh di Novellara, Reggio Emilia.<br>Sikhi Sewa Society è un’organizzazione no profit, fondata proprio a Novellara, con l’intento e la volontà di costruire un ponte tra i valori della cultura Sikh, di quella italiana e di tutte le altre presenti in Europa. Il nostro desiderio di divulgare aspetti della nostra cultura si traduce nella stesura di testi che aiutino a comprenderla: lo facciamo attraverso la pubblicazione di libri e la creazione di eventi dedicati a chiunque sia curioso di conoscere e capire la realtà Sikh.<br>Nel corso degli ultimi dieci anni abbiamo pubblicato oltre nove volumi trattanti di argomenti diversi del Sikhismo e distribuito gratuitamente oltre 100 mila copie. Le pubblicazioni, insieme ai svariati eventi multi-culturali e multi-religiosi ai quali abbiamo partecipato e organizzato con varie associazioni italiane, hanno creato una maggiore sensibilità culturale nei confronti della<br>conoscenza del Sikhismo da parte della popolazione italiana. L’informazione e il dialogo sono stati punti chiave della filosofia della società fin dall’inizio e continueranno ad esserlo negli anni a venire.</p>



<p><br>Tra le varie collaborazioni con le associazioni italiane, una delle più rilevanti è quella con le associazioni che trattano e sostengono i diritti umani, in quanto la parità e l’equità tra gli esseri umani, sono uno dei fondamentali precetti del Sikhismo.<br>Tratteremo più nel dettaglio tutte le varie attività e le collaborazioni degli anni passati e quelli a venire nel corso dell’evento che si terrà il giorno sabato 2 aprile, al Tempio Sikh di Novellara<br>(Via Lorenzo Bandini, 7 – 42017) a partire dalle ore 12.00.</p>



<p><br>Il focus principale dell’evento sarà sulla Competizione tra i giovani nei canti sacri, nella quale i partecipanti, suddivisi tra diverse fasce di età, si esibiranno in canti religiosi, con la partecipazione di gruppi da tutta Italia.</p>



<p><br>Inoltre ci saranno diverse attività che si svolgeranno nel corso della giornata:</p>



<ul><li>Esibizioni di Gatka, Arte Marziale Sikh</li><li>Workshop sul Turbante, con possibilità di farsi legare un turbante</li><li>Esposizione mostra sul Sikhismo e sul contributo dei soldati Sikh in Italia ed Europa<br>durante le guerre mondiali</li><li>Interventi dei vari ospiti</li><li>Presentazione nuovi progetti della Sikhi Sewa Society<br>Durante l’intero corso della giornata rimarrà aperta la mensa comunitaria, la quale servirà,<br>gratuitamente a tutti i presenti, pasti vegetariani tipici della cucina indiana.<br>Approfittiamo di questa opportunità per estendere l’invito a chiunque sia interessato a<br>partecipare.</li></ul>
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		<title>Iraq / Yazidi: 5. anniversario del genocidio degli Yazidi nel nord  dell&#8217;Iraq (3 agosto)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 08:13:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati presenta uno studio sulla situazione delle donne yazide. In occasione del quinto anniversario del genocidio degli Yazidi nell&#8217;Iraq del nord, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha presentato uno studio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> <br>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati presenta uno studio sulla <br>situazione delle donne yazide.</p>



<p>In occasione del quinto anniversario del genocidio degli Yazidi nell&#8217;Iraq del nord, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha presentato uno studio sull&#8217;attuale situazione delle donne yazide. La ricerca, fatta dallo psicologo tedesco-yazida Jan Ilhan Kizilhan, <br>documenta i traumi causati dal genocidio, la loro elaborazione tra i profughi in Germania e nel Kurdistan iracheno e accenna a possibili interventi politici.</p>



<p>Secondo Kizilhan, che da anni collabora con l&#8217;APM, il terrore dell&#8217;IS e i conflitti politici, religiosi e etnici in Iraq hanno dimostrato che gli Yazidi così come le persone appartenenti ad altre minoranze lasciano il paese quando non sono sufficientemente tutelati o non hanno alcuna <br>possibilità di vivere secondo la propria cultura e religione. Il mantenimento della propria lingua e cultura però non è garantito nemmeno nella diaspora. Quando un gruppo relativamente piccolo come quello degli Yazidi si trova diviso in tutto il mondo, è probabile che nel corso di quattro o cinque generazioni smetta di esistere.</p>



<p>In considerazione dello studio, l&#8217;APM torna a chiedere maggiori tutele e aiuti per la ricostruzione sia per gli Yazidi sia per le altre minoranze presenti in Iraq. L&#8217;APM inoltre chiede la mediazione internazionale per risolvere il conflitto tra il governo centrale di Baghdad e <br>l&#8217;amministrazione del Kurdistan iracheno relativamente alla regione dello Sinjar, che è tradizionalmente la regione di insediamento degli Yazidi. Circa 280.000 Yazidi vivono tuttora come profughi in campi provvisori o sono ospitati da privati. Finché non potranno tornare a <br>casa in sicurezza, queste famiglie e i loro bambini non hanno alcuna prospettiva per il futuro. L&#8217;Iraq arabo e il Kurdistan iracheno devono finalmente trovare una soluzione alla situazione dello Sinjar e decidere a quale parte del paese lo Sinjar deve appartenere. E&#8217; inoltre un dovere <br>della comunità internazionale aiutare e sostenere i sopravvissuti di un genocidio nella ricostruzione.</p>



<p>Il prossimo 3 agosto gli Yazidi e i loro amici in tutto il mondo ricorderanno le vittime del genocidio, iniziato proprio il 3 agosto 2014 quando le milizie dell&#8217;IS attaccarono i villaggi e le città dei circa 400.000 Yazidi dello Sinjar. Furono uccise o rapite migliaia di persone, <br>le donne catturate furono stuprate, costrette a sposarsi con miliziani dell&#8217;IS o vendute in veri e propri mercati degli schiavi. In occasione del quinto anniversario dell&#8217;attacco dell&#8217;IS agli Yazidi vi saranno numerose manifestazioni in tutta Europa, in America, in Russia, Armenia, <br>Georgia e soprattutto nel Kurdistan iracheno.</p>



<p>Jan Ilhan Kizilhan è nato nel 1966 nel Kurdistan turco. Attualmente è a&nbsp;<br>capo dell&#8217;Istituto per gli studi interculturali sulla salute presso la&nbsp;<br>Duale Hochschule Baden-Württemberg Villingen-Schwenningen. Dal 2015 è il&nbsp;<br>direttore medico-psicologico del gruppo speciale per l&#8217;assistenza a&nbsp;<br>donne con particolare bisogno di tutela del governo regionale del&nbsp;<br>Baden-Württemberg.

</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. 25 anni dopo il genocidio in Rwanda</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 07:38:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; “Una delle città più pulite e sicure del continente africano, non una cartaccia per terra.” “Migliore capitale africana in cui startup innovative danno lavoro a molti giovani.” Stiamo parlando di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/foto-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12254" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/foto-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1082" height="654" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/foto-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1082w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/foto-1-300x181.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/foto-1-768x464.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/foto-1-1024x619.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1082px) 100vw, 1082px" /></a></b></span></span></p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Una delle città più pulite e sicure del continente africano, non una cartaccia per terra.”</p>
<p>“Migliore capitale africana in cui startup innovative danno lavoro a molti giovani.”</p>
<p align="JUSTIFY">Stiamo parlando di Kigali, capitale del Rwanda che solo qualche anno fa al posto di hotel a 5 stelle vedeva corpi, macheti e granate tra le sue strade. Una rinascita vera e propria che vede, 25 anni dopo il sanguinoso genocidio, una popolazione rinascere, un popolo che ancora non riesce a dimenticare ma che vuole provare ad abbandonare la rigida divisione Hutu e Tutsi che provocò la morte di parenti, vicini di casa e amici.</p>
<p align="JUSTIFY">In 100 giorni morirono circa 1.000.000 persone, quasi tutte di etnia Tutsi; gli Hutu, in circa 3 mesi, uccisero tutti i Tutsi presenti nel paese, a prescindere da amicizie o legami di parentela. Questa vicenda provocò l’inasprimento dei militari Onu presenti nel paese per una missione di pace (e che si ritrovarono nel bel mezzo di uno dei genocidi più sanguinosi della storia). La loro esasperazione rimase però solitaria: nessuno dei grandi paesi europei cercò di fermare questa guerra civile, compreso lo stesso Onu. Infatti, nonostante i diversi rapporti presentati alla Commissione per i Diritti Umani dell&#8217;ONU, il Consiglio di Sicurezza, a causa del veto degli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America?utm_source=rss&utm_medium=rss">Stati Uniti d&#8217;America</a>, non riconobbe il genocidio in Rwanda.</p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, diversi paesi occidentali mandarono dei contingenti con l&#8217;unico scopo di salvare i propri cittadini. Fra questi spiccano il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Belgio?utm_source=rss&utm_medium=rss">Belgio</a> e la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francia?utm_source=rss&utm_medium=rss">Francia</a>; quest&#8217;ultima non solo non volle fermare i massacri (negli anni precedenti aveva armato e addestrato le FAR), ma anzi fiancheggiò le milizie Hutu in ritirata dopo l&#8217;arrivo del RPF (tutsi).</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è &#8220;radio RTLM&#8221;&#8230; ho una drammatica notizia! una ferale notizia! Il nostro caro presidente Juvénal è stato assassinato dagli scarafaggi Tutsi! Lo hanno tradito, convincendolo a firmare quel trattato di pace, hanno abbattuto il suo aereo in volo! È giunto il momento di estirpare le erbacce fratelli hutu del Ruanda&#8230; è giunto il momento di tagliare gli alberi alti! Tagliate gli alberi alti, adesso! (Dal film Hotel Rwanda).</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; La radio rwandese usa le parole “tagliare gli alberi alti” per indicare i Tutsi perché per costituzione quest’etnia era formata da persone mediamente più alte rispetto stessi Hutu) &#8211;</p>
<p align="JUSTIFY">Oggi, 25 anni dopo, questa divisione etnica non esiste più, si parla di sopecya (sopravvissuti), dubai (rifugiati tutsi del Congo e del Burundi) e di tingi-tingi (rifugiati hutu rientrati in Congo).</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a>Nonostante i passi avanti citati, però, la povertà non è totalmente scomparsa. L’associazione delle vedove del genocidio Avega Agahozo cerca di aiutare le donne costrette dal genocidio a improvvisarsi capifamiglia. Supporti morali e psicologici sono ancora in atto in tutto il paese ma oggi possiamo affermare con felicità che il 95% dei bambini frequenta la scuola primaria e che il sistema di sicurezza sociale universale rwandese è uno dei migliori in tutto il continente.</p>
<p align="JUSTIFY">Mercati riforniti di ogni genere di prodotti si affiancano a donne che fanno jogging tra le bellissime colline del paese; uno scenario mistico e puro che dopo 25 anni fa respirare quell’aria fresca che le “mille colline” rwandesi diffondono.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Kigali-confronto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12255" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Kigali-confronto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="873" height="1030" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Kigali-confronto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 873w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Kigali-confronto-254x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 254w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Kigali-confronto-768x906.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Kigali-confronto-868x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 868w" sizes="(max-width: 873px) 100vw, 873px" /></a></p>
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		<title>Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:06:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto &#160; &#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Secondo il rapporto semestrale della DIA, in alcune aree della Capitale ci sono formazioni criminali che, “basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis (l’associazione mafiosa, ndr)”. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11021 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="256" height="144" /></a></p>
<p><strong>Roma tra clan autoctoni e storici</strong><br />
La relazione evidenzia come sia particolarmente complessa la realtà criminale nella capitale. Queste formazioni “sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, hanno adottato il modello organizzativo ed operativo di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento”. La relazione segnala la “vasta eco” suscitata dall’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Emilio Piervincenzi che tentava di intervistarlo. L’esponente del clan poi è stato arrestato e condannato. Sempre in riferimento alla capitale, la relazione “segnala l’operatività del clan Casamonica, aggregato criminale ‘storico’, che poggia il suo potere su una solida base familiare. Tra le attività tipiche del sodalizio, le condotte usurarie ed estorsive, i reati contro la persona, i traffici di droga ed il reimpiego di capitali illeciti”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387-300x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p><strong>La figlia del Magistrato Paolo Borsellino, in questi giorni, ha dichiarato e ribadito:</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino, ucciso a Palermo insieme ai poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E, ancora, aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo&#8221;. Lo scrive in una lettera pubblicata su Repubblica Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nel 1992, che elenca una serie di 13 domande &#8220;su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici&#8221;. Questo l&#8217;elenco: &#8220;1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l&#8217;obiettivo numero uno di Cosa nostra? 2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L&#8217;ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre &#8217;94). 3. Perché via D&#8217;Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell&#8217;agenda rossa di mio padre? E perche&#8217; l&#8217;ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul &#8220;tritolo arrivato in citta'&#8221; e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D&#8217;Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 6. Cosa c&#8217;è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall&#8217;intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l&#8217;ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?&#8221;. E ancora: &#8220;7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati. 8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell&#8217;inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l&#8217;unica versione? 9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l&#8217;ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l&#8217;inizio della sua collaborazione con la giustizia? 10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo? 11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall&#8217;ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l&#8217;unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com&#8217;è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione? 12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un&#8217;intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l&#8217;intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo? 13.Perchè Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?&#8221;.</p>
<p><strong>Mafie e migrazioni:</strong></p>
<p>Il rapporto della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha fatto emergere anche che per le organizzazioni criminali straniere in Italia &#8220;il favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati &#8216;satellite&#8217;, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età&#8221;. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti &#8220;maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><strong>Giornalisti sotto scorta:</strong></p>
<p>Un esempio per tanti, troppi: Paolo Borrometi.</p>
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<article class="entry">N<a>ato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell&#8217;AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d&#8217;inchiesta </a><a href="https://www.laspia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>&#8220;La Spia&#8221;</strong></a><a>. Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza. </a></p>
<p>Le sue parole scritte hanno parlato dell&#8217;azienda commissariata per mafia Italgas, dei trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla &#8220;via della droga&#8221;, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa.</p>
<p>Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l&#8217;AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.</p>
<p>Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell&#8217;organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: &#8220;Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa&#8221;. Il dialogo risalirebbe all&#8217;8 gennaio scorso. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che <em>picca n’avi</em>, &#8220;poco ne ha&#8221; e condividendo i suoi progetti d&#8217;omicidio con i figli.</p>
<p>Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare &#8220;un&#8217;eclatante azione omicidiaria&#8221; per &#8220;eliminare lo scomodo giornalista&#8221;. Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni.  Nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.</p>
<p>E la vicenda non è ancora terminata&#8230;Così come non deve terminare oggi, o in giornate speciali di ricorrenze speciali, la lotta alle mafie. Deve continuare anche e soprattutto a partire dalla Cultura, dalla scuola, dall&#8217;educazione, in ogni scelta e in ogni nostro comportamento quotidiano.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. 6 APRILE, 3.32</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2018 07:19:46 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/aquila-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10490" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/aquila-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/aquila-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/aquila-4-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/aquila-4-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: inherit, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></span>La notte svegliò tutti.</p>
<p>La paura e la consapevolezza di sapere che era accaduto qualcosa di grave, molto grave era distribuita in tutto il centro Italia.​</p>
<p>Si pensò in un primo momento ad un terremoto a Roma, come riportava il televideo, poi le notizie arrivarono dal web e dai media in diretta. Il pensiero agli studenti, figli di amici, figli in ogni caso. Il tam tam delle telefonate, qualcuno si era salvato, aveva dormito vestito o era riuscito a fuggire in pigiama. Qualcuno era riuscito a divincolarsi tra le macerie. Di altri nessuna notizia. Abbiamo saputo più tardi, nei giorni, i nomi degli scomparsi per sempre. La casa dello studente&#8230;famiglie intere con sopravvissuti a piangere per sempre i ricordi. In una notte indimenticabile, qualcuno rideva pensando ai contributi che sarebbero arrivati, in buona percentuale nelle loro tasche. Mio figlio chiese &#8220;mamma, ma chi rideva, andrà in galera?&#8221;. Avrei voluto trovare risposte di giustizia in quei giorni e dopo. Non le ho trovate, non ci sono state. Il silenzio rumoroso del dolore, quello senza fine. Quello che come paternità ha avuto &#8216;rassicurazioni&#8217; a ragazzi che avevano esami da dare, rimasti nonostante le scosse continue e ​poi ​morti, incastrati in un fermo-vita. Come nelle case, dove si riposava in attesa di riprendere il lavoro, la scuola, il bucato e la spesa. Perché &#8216;dicevano&#8217; non c&#8217;era nulla da temere. In questo Paese du sole, dove ​la realtà degli orrori ci​ sveglia troppo spesso di soprassalto e ci fa inorridire. Poteva essere fatta prevenzione ? Potevano salvare 309 vite ? Col senno del poi, avremmo dovuto imparare ALMENO per i giorni a venire. Ma no&#8230;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/laquila2-780x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10491" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/laquila2-780x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="780" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/laquila2-780x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 780w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/laquila2-780x450-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/laquila2-780x450-768x443.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></a></p>
<p>Palloncini in volo e poesie da recitare all’aperto, dedicate a bambini, ragazzi, adulti, anziani. Vite. Che sono anche le nostre.</p>
<p>Da allora il 6 Aprile è stato negli anni anche nei giorni delle festività pasquali. Ma nessuno è risorto, neanche la coscienza di chi rideva.</p>
<p>6 Aprile, 3:32. Senza dimenticare.</p>
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		<title>Il silenzio pieno di significato di Padre Paolo Dall&#8217;Oglio</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jul 2017 06:40:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Padre Paolo Dall’Oglio, il costruttore di ponti contro l&#8217;odio, le disuguaglianze, per la pace e il dialogo, anche religioso. La notte tra il 28 e il 29 luglio di quattro anni, fa , nel&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/padredalloglio3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9208" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/padredalloglio3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="496" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/padredalloglio3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/padredalloglio3-300x149.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/padredalloglio3-768x381.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Padre Paolo Dall’Oglio, il costruttore di ponti contro l&#8217;odio, le disuguaglianze, per la pace e il dialogo, anche religioso. La notte tra il 28 e il 29 luglio di quattro anni, fa , nel 2013, Padre Paolo è stato rapito. Non hanno mai rivendicato il suo sequestro.</p>
<p>“Quest’anno l’Adha, la festa del sacrificio alla fine del pellegrinaggio abramitico, cade pochi giorni prima di Natale. Da secoli i vicini di casa cristiani e musulmani si rendono vicendevolmente visita per le feste cogliendo l’occasione per riconciliarsi quando necessario. Perché non farlo anche in Italia? Magari con una telefonata prima: “Pronto? Parlo con il signor Mohammad? Volevo augurarle buona festa. Ha parenti al pellegrinaggio? Dio glieli riporti tutti a casa in buona salute&#8230;”. Parole scritte da Padre Paolo Dall&#8217;Oglio verso la fine dell&#8217;anno 2007 per dare il buon esempio, l&#8217;esempio di buone e semplici pratiche di rispetto e di convivenza.</p>
<p>Evitava le dottrine, si serviva della parola e del cuore per portare avanti il suo messaggio (e non solo, anche il suo progetto concreto) di armonia tra le confessioni, tra cittadini, fedeli e non in quella Siria martoriata, devastata dall&#8217;indifferenza (o forse no, dalla volontà) della comunità internazionale, ma anche fuori da quel Paese che oggi, forse, non potrebbe più riconoscere perchè non c&#8217;è più.</p>
<p>Dopo essersi espresso a favore del piano di pace dell’inviato dell’Onu Kofi Annan, il religioso è stato espulso proprio dalla Siria nel 2012, ma ha deciso di rientravi per il popolo siriano, per i popoli sottomessi ad una tirrania feroce e ad una violenza cieca e barbara. E da allora, da quattro lunghi anni, non si hanno notizie di un Uomo, di un intellettuale, oltre che di un servitore di Dio, il cui spessore fa sentire ancora di più il vuoto della sua mancanza, ma un vuoto che sarà sempre pieno di quei valori positivi che devono tornare a governare il mondo.</p>
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		<title>Orchestra di Via Padova con Roy Paci: promozione per i nostri lettori!</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2017 09:45:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani è felice di proporre una promozione speciale, dedicata ai suoi lettori! Il concerto dell&#8217; ORCHESTRA di VIA PADOVA con special guest star&#8230;ROY PACI !!! SABATO 14 gennaio Teatro Menotti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</strong></em> è felice di proporre una promozione speciale, dedicata ai suoi lettori!</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Il concerto dell&#8217; ORCHESTRA di VIA PADOVA con special guest star&#8230;ROY PACI !!!</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">SABATO 14 gennaio</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">Teatro Menotti di Milano</span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/15541503_1053608861414266_5568288359438380075_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7859" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/15541503_1053608861414266_5568288359438380075_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/15541503_1053608861414266_5568288359438380075_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/15541503_1053608861414266_5568288359438380075_n-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Biglietto promo Area M a euro 10  (invece di 15)</strong></span></p>
<p style="text-align: center;">Per prenotazione, rivolgersi direttamente al Teatro Menotti, dicendo che seguite Associazione per i Diritti umani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Via Ciro Menotti, 11<br />
20129 Milano</p>
<p>Tel. 02 36592544</p>
<p><a href="http://www.tieffeteatro.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow">http://www.tieffeteatro.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>info@tieffeteatro.it</p>
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		<title>Decimo anniversario dell&#8217;omicidio di Anna Politkovskaja</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 10:39:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cecenia ancora luogo di pesanti violazioni dei diritti umani &#8211; l&#8217;informazione critica viene sistematicamente repressa In occasione del decimo anniversario dell&#8217;assassinio di Anna Politkovskaja a Mosca (7 ottobre 2006), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cecenia ancora luogo di pesanti violazioni dei diritti umani &#8211; l&#8217;informazione critica viene sistematicamente repressa</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7100" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7100" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="anna-politkovskaya" width="620" height="388" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p>In occasione del decimo anniversario dell&#8217;assassinio di Anna Politkovskaja a Mosca (7 ottobre 2006), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare il perdurare della grave situazione dei diritti umani in Cecenia. L&#8217;APM vuole tenere fede all&#8217;eredità della grande giornalista e attivista per i diritti umani uccisa a Mosca e continua a monitorare la situazione dei diritti umani in Cecenia, ma dopo la morte della giornalista è diventato sempre più difficile avere notizie precise e regolari dal paese. I rapporti dalla Cecenia vengono censurati e i giornalisti devono temere per la propria vita se osano scrivere liberamente. Le vittime per le quali questi coraggiosi giornalisti e attivisti si impegnano sono le vittime di guerra, di violenza e arbitrarietà ma anche i portatori di handicap, i bambini e chi è socialmente svantaggiato.</p>
<p>Una delle giornaliste perseguitate a causa delle sue ricerche sulla situazione in Cecenia è Elena Milashina. Pochi giorni fa Elena aveva riportato che nel corso dell&#8217;estate decine di giovani uomini erano spariti. Il capo di governo ceceno Ramzan Kadyrov ha eretto un muro di silenzio attorno a tutto quanto riguarda la repubblica caucasica. Dietro a questo muro Kadyrov mantiene il potere grazie alla corruzione, la paura, la delazione, gli arresti arbitrari, la tortura e non ultimo grazie alla protezione garantita da Vladimir Putin.</p>
<p>Migliaia di Ceceni disperati sono costretti alla fuga dalla dittatura di Kadyrov. Secondo alcune stime, sono circa 3.000 i Ceceni che attualmente si trovano in Bielorussia e tentano di raggiungere l&#8217;Europa attraverso la Polonia. L&#8217;APM cerca di mantenere i contatti con molti profughi scappati in Europa, principalmente in Germania, e tutti raccontano della grande paura diffusa di essere spediti contro la propria volontà a combattere in Siria o in Ucraina. Dopo 20 anni passati in stato di guerra, molti dei profughi soffrono di gravi traumi e a tutti manca Anna Politkovskaja. La giornalista era stata un&#8217;importante ambasciatrice della popolazione civile cecena le cui denunce venivano sentite anche a livello internazionale.</p>
<p>Freedom House riporta che secondo i dati forniti dal Comitato per la tutela dei giornalisti, dopo la morte della Politkovskaja altri 20 giornalisti sono stati uccisi e altri 63 sono stati vittime di gravi violenze.</p>
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