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	<title>antimafia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Liberati, la P2 e l&#8217;Osservatorio per la sicurezza e la Legalità nel Lazio</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 09:10:47 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Chi ci segue sa quanto siamo interessati al tema della legalità , per cui oggi pubblichiamo il comunicato stampa dell&#8217;Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” sulla nomina della presidenza dell&#8217;Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità. Il comunicato ci trova perfettamente d&#8217;accordo e indignati per la scelta di Serafino Liberati.</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani (Milano). </p>



<p>Comunicato stampa:</p>



<p>Apprendiamo che il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha nominato alla Presidenza dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità, il generale di corpo d’armata dei carabinieri in congedo Serafino Liberati, salito in passato agli onori della cronaca per essere comparso nell’elenco dei soggetti appartenenti alla loggia massonica Propaganda 2 (P2), con la tessera n. 1729. </p>



<p>Opportunità e semplice buon senso avrebbero voluto che un personaggio a suo tempo aderente a quella che la Commissione d’inchiesta dedicata definì come «organizzazione criminale» ed «eversiva» non fosse messo alla guida di un organismo tanto delicato quale l’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio che ha il compito di analizzare e porre in essere azioni di sensibilizzazione e contrasto alla crescente criminalità organizzata nella Regione Lazio che, come noto, non riguarda solo la manovalanza militare ma è fortemente infiltrata nel tessuto sociale, politico/amministrativo ed economico della stessa. Peraltro la vicenda ci sembra ancor più grave alla luce del crescente ruolo che nelle recenti inchieste antimafia stanno assumendo alcune consorterie massoniche, tanto che, ormai da qualche anno, è stato coniato il termine di massomafia. </p>



<p>Siamo certi che il Presidente Rocca e lo stesso Generale Liberati, si renderanno conto che il rigore necessario nella lotta alle mafie debba essere rigore di sostanza ma anche di forma e che comprenderanno, quindi, che per mantenere l’autorevolezza e il ruolo di punto di riferimento conquistata negli ultimi anni dall’Osservatorio, sia necessario fare un passo indietro. Lo chiediamo in nome dei tanti che hanno messo in gioco la propria vita e la propria sicurezza in nome della legalità e della lotta alla criminalità mafiosa.</p>
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		<title>Mafie e questione sociale: Pietro Grasso al Ri-festival di Bologna</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 07:16:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto L&#8217;edizione 2019 del Ri-Festival di Bologna ha visto la partecipazione anche dell&#8217;ex magistrato, Presidente del Senato, Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso. Ecco alcuni brani del suo discorso e del dibattito a&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="258" height="258" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12710" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 258w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto 
</p>



<p>L&#8217;edizione 2019 del Ri-Festival di
Bologna ha visto la partecipazione anche dell&#8217;ex magistrato,
Presidente del Senato, Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro
Grasso. 
</p>



<p>Ecco alcuni brani del suo discorso e
del dibattito a seguire. 
</p>



<p>L&#8217;intervento dal titolo “Mafie e
questione sociale” inizia con alcune domande: perchè da quasi 200
anni dobbiamo confrontarci con una criminalità così potente? Quali
sono stati gli errori? 
</p>



<p>Le mafie hanno una storia collocabile
ancor prima dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: la mafia del feudo che è poi
diventata quella dell&#8217;edilizia e poi ancora quella degli
stupefacenti. In realtà non esiste una mafia specializzata perchè
si tratta di un Potere determinato da un fine di profitto, ottenuto
tramite la paura, l&#8217;intimidazione, la violenza in modo da creare
assoggettamento, sudditanza, omertà. 
</p>



<p>La mafia si infiltra nell&#8217;economia,
controlla i territori, si procura i voti per ottenere privilegi e
creare una sua base; produce, quindi, disuguaglianze, negazione dei
diritti e delle libertà. In un contesto in cui l&#8217;economia è in
recessione le mafie possono agire più facilmente perchè
rappresentano un Potere, si inseriscono anche nella vulnerabilità
istituzionale, soprattutto quando la società non garantisce i
diritti fondamentali ed è lì che le mafie instaurano il proprio
sistema.</p>



<p>Il Giudice Falcone affermava che se la
mafia fosse solo un fenomeno criminale, la si sarebbe già debellata,
ma è un fenomeno economico-sociale-politico come ha dimostrato il
processo in Emilia, ad esempio, in cui la &#8216;ndrangheta aveva rapporti
con gli imprenditori. Questo non significa che la politica abbia
perso importanza, perchè senza la politica la mafia non potrebbe
entrare nei pubblici appalti, nelle forniture , e ancora,
nell&#8217;economia. 
</p>



<p>Per debellare le mafie è importante
ottenere una prova penale e questo costituisce un problema: ci sono
comportamenti censurabili che la politica dovrebbe mettere
all&#8217;angolo, ma questo non accade. Sempre nel processo Emilia si sono
trovate le tracce dei rapporti con gli imprenditori, ma di solito si
lavora nell&#8217;invisibilità dell&#8217;operato mafioso e, laddove le mafie
non hanno scontri interni, significa che stanno operando in
collaborazione e questo rende più arduo trovare le prove penali.</p>



<p>Nel nord Italia abbiamo la presenza di
mafie sommerse, con la caratteristica della corruzione; se una mafia
del sud si sposta al centro o al nord, si costituiscono le stesse
condizioni del territorio di origine. Ci sono, inoltre, situazioni
che obbediscono a strategie centralizzate con propaggini in altri
luoghi, attraverso intermediari. Spesso i mafiosi entrano nel mondo
delle imprese tramite la violenza e il denaro sporco, ma anche perchè
riescono a infiltrarsi nelle attività legali. 
</p>



<p>La lotta alla mafia da parte dello
Stato dovrebbe essere al primo posto, tra le priorità di qualsiasi
governo, invece le leggi antimafia NON sono state il prodotto
spontaneo della politica (ricordiamo la Legge La Torre che non fu
redatta dopo la sua morte, ma si dovette attendere l&#8217;uccisione del
generale Dalla Chiesa). Il 41bis, il carcere duro che serve ad
evitare le comunicazioni con l&#8217;esterno, è stato attuato solo dopo la
strage di Capaci. La politica si muove sempre DOPO una forte
emozione, e c&#8217;è da sottolineare che anche buona parte della
magistratura è stata contraria alla riforma dell&#8217;Antimafia. C&#8217;è una
politica per cui non bisogna portare fino in fondo la lotta alla
mafia perchè collusa: finanziamenti e consensi sono importanti per
alcuni soggetti politici. 
</p>



<p>A livello globale: da anni si parla di
una Procura europea per l&#8217;Antimafia, ma come si fa a combattere le
mafie se ogni Paese ha le proprie leggi? Le mafie, ormai sono
transnazionali e si alleano tra loro (Europa + Colombia +
Turchia&#8230;). I fattori geopolitici sono determinanti tanto che alcune
mafie influiscono sulle istituzioni stesse di alcuni Paesi (e si
vengono, così, a creare gli Stati-Mafia) e i governi non trovano gli
accordi utili a contrastare il malaffare con intese tra magistratura
e Polizia, almeno per condurre insieme le indagini. Gli Stati
arrancano in problemi giuridici e ne sono un esempio i paradisi
fiscali: era stata inserita la pratica di segnalazione di operazioni
sospette da parte delle banche, ma ora tali operazioni sono talmente
numerose che questo strumento non è più efficace. 
</p>



<p>Per quanto riguarda il rapporto
mafia-migrazioni (in particolare dalla Libia): dove c&#8217;è un forte
guadagno, è probabile che ci siano infiltrazioni mafiose.</p>



<p>La mafia va combattuta anche a livello
CULTURALE, gridando NO alla concussione, alle estorsioni, alla
corruzione, allo sfregio ambientale. Nel nostro Paese manca la
cultura della Legalità, a partire dalle scuole. Manca l&#8217;Etica, ma è
anche vero che molti ragazzi hanno convinto i genitori a collaborare
con la Giustizia e questo dà speranza. Non bisogna delegare la lotta
alle mafie agli “eroi”, ognuno di noi deve fare la propria parte.
</p>
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		<title>Non abbassiamo la testa, non abbassiamo la guardia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2018 06:30:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11493" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="349" height="196" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 597w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a></p>
<p>Claudio Fava: Presidente della commissione Antimafia. Un nome e un ruolo importanti. Federica Angeli, giornalista, Gaetano Alessi, sindacalista antimafia. Gli ultimi nomi che balzano in cronaca, ma la lista sarebbe ancora molto, troppo lunga, lista di persone che sono minacciate, avvertite con proiettili e scritte.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11494" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="342" height="228" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></a></p>
<p>Federica Angeli è da tempo nell&#8217;occhio del ciclone del clan Spada di Ostia e, qualche anno fa, Associazione per i Diritti umani le ha fatto un&#8217;intervista che potete leggere qui: <span lang="zxx"><a href="http://www.peridirittiumani.com/2014/04/22/federica-angeli-il-coraggio-di-una/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2014/04/22/federica-angeli-il-coraggio-di-una/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11495" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="337" height="253" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></p>
<p>Gaetano Alessi è tra i fondatori dell&#8217;associazione “Mafie sotto casa”, composta da giovani che svolgono un&#8217;attività importante di ricerca e di informazione sul territorio dell&#8217;Emilia Romagna. “Sotto casa”: sì perchè le mafie sono capillari, si infiltrano ovunque, perchè anche certi comportamenti e modi di parlare possono essere ricondotti ad una educazione alla violenza e alla criminalità. E bisogna partire, per contrastarle, proprio dall&#8217;educazione ai valori positivi e dall&#8217;in-formazione.</p>
<p>Per Gaetano Alessi il terribile messaggio è stato: “Sei morto e non lo sai”. A Claudio Fava è stato recapitato un proiettile 7.65, lo scorso 8 ottobre. Fava è stato eletto Capo Commissione antimafia nel mese di maggio e ha dato l&#8217;avvio, tra le tante, anche all&#8217;istruttoria “Sistema Montante” che prende il nome dall&#8217;ex presidente di Sicindustria, arrestato per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Ma non è da dimenticare che fava e il suo pool sta continuando a lavorare alle indagini sulla strage di Via D&#8217;Amelio in cui perse la vita il magistrato Paolo Borsellino.</p>
<p>Evidentemente giornalisti, scrittori, avvocati, politici, sacerdoti, cittadini e tutti coloro che si impegnano nella lotta alle mafie danno fastidio, ma fanno anche paura. Bene. E quindi noi non abbassiamo la testa e non abbassiamo la guardia. Perchè se una parte dello Stato è spesso collusa, c&#8217;è anche una buona parte dello stesso che non lo è. E lo Stato SIAMO NOI.</p>
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		<title>Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:06:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto &#160; &#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Secondo il rapporto semestrale della DIA, in alcune aree della Capitale ci sono formazioni criminali che, “basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis (l’associazione mafiosa, ndr)”. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11021 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="256" height="144" /></a></p>
<p><strong>Roma tra clan autoctoni e storici</strong><br />
La relazione evidenzia come sia particolarmente complessa la realtà criminale nella capitale. Queste formazioni “sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, hanno adottato il modello organizzativo ed operativo di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento”. La relazione segnala la “vasta eco” suscitata dall’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Emilio Piervincenzi che tentava di intervistarlo. L’esponente del clan poi è stato arrestato e condannato. Sempre in riferimento alla capitale, la relazione “segnala l’operatività del clan Casamonica, aggregato criminale ‘storico’, che poggia il suo potere su una solida base familiare. Tra le attività tipiche del sodalizio, le condotte usurarie ed estorsive, i reati contro la persona, i traffici di droga ed il reimpiego di capitali illeciti”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387-300x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p><strong>La figlia del Magistrato Paolo Borsellino, in questi giorni, ha dichiarato e ribadito:</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino, ucciso a Palermo insieme ai poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E, ancora, aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo&#8221;. Lo scrive in una lettera pubblicata su Repubblica Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nel 1992, che elenca una serie di 13 domande &#8220;su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici&#8221;. Questo l&#8217;elenco: &#8220;1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l&#8217;obiettivo numero uno di Cosa nostra? 2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L&#8217;ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre &#8217;94). 3. Perché via D&#8217;Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell&#8217;agenda rossa di mio padre? E perche&#8217; l&#8217;ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul &#8220;tritolo arrivato in citta'&#8221; e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D&#8217;Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 6. Cosa c&#8217;è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall&#8217;intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l&#8217;ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?&#8221;. E ancora: &#8220;7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati. 8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell&#8217;inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l&#8217;unica versione? 9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l&#8217;ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l&#8217;inizio della sua collaborazione con la giustizia? 10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo? 11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall&#8217;ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l&#8217;unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com&#8217;è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione? 12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un&#8217;intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l&#8217;intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo? 13.Perchè Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?&#8221;.</p>
<p><strong>Mafie e migrazioni:</strong></p>
<p>Il rapporto della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha fatto emergere anche che per le organizzazioni criminali straniere in Italia &#8220;il favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati &#8216;satellite&#8217;, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età&#8221;. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti &#8220;maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><strong>Giornalisti sotto scorta:</strong></p>
<p>Un esempio per tanti, troppi: Paolo Borrometi.</p>
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<article class="entry">N<a>ato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell&#8217;AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d&#8217;inchiesta </a><a href="https://www.laspia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>&#8220;La Spia&#8221;</strong></a><a>. Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza. </a></p>
<p>Le sue parole scritte hanno parlato dell&#8217;azienda commissariata per mafia Italgas, dei trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla &#8220;via della droga&#8221;, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa.</p>
<p>Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l&#8217;AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.</p>
<p>Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell&#8217;organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: &#8220;Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa&#8221;. Il dialogo risalirebbe all&#8217;8 gennaio scorso. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che <em>picca n’avi</em>, &#8220;poco ne ha&#8221; e condividendo i suoi progetti d&#8217;omicidio con i figli.</p>
<p>Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare &#8220;un&#8217;eclatante azione omicidiaria&#8221; per &#8220;eliminare lo scomodo giornalista&#8221;. Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni.  Nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.</p>
<p>E la vicenda non è ancora terminata&#8230;Così come non deve terminare oggi, o in giornate speciali di ricorrenze speciali, la lotta alle mafie. Deve continuare anche e soprattutto a partire dalla Cultura, dalla scuola, dall&#8217;educazione, in ogni scelta e in ogni nostro comportamento quotidiano.</p>
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		<title>23 maggio 2018, ventisei anni senza Falcone: le sue idee che camminano con noi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 08:30:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Valentina Tatti Tonni &#60;&#60;Sono un cadavere ambulante&#62;&#62;, era il 1986 quando Giovanni Falcone disse queste parole alla sorella, conscio del pericolo che correva. Era l’anno in cui sposò l’amore della sua vita, Francesca&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10756" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="453" height="434" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 453w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189-300x287.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;Sono un cadavere ambulante&gt;&gt;, era il 1986 quando Giovanni Falcone disse queste parole alla sorella, conscio del pericolo che correva. Era l’anno in cui sposò l’amore della sua vita, Francesca Morvillo, anche lei magistrato.</p>
<p align="JUSTIFY">A Palermo con l’amico Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta, nel 1983 grazie all’intuizione del procuratore capo Rocco Chinnici appena assassinato con un’autobomba, Antonino Caponnetto raccolse i pezzi e di fronte alla minaccia quotidiana introdusse il sistema del pool antimafia. Proprio come avrebbe voluto anche il defunto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Neanche un anno dopo, il cosiddetto “boss dei due mondi” Tommaso Buscetta, il super pentito, andò a colloquio con Giovanni Falcone e cominciò a parlare. Gli parlò della famiglia di Porta Nuova, uno dei mandamenti di Palermo, dell’ascesa dei corleonesi, dei rapporti con la Banda della Magliana, dei rapporti con la politica. Queste dichiarazioni, unite alle indagini, permisero di istruire il maxiprocesso contro 475 presunti affiliati a Cosa nostra e a portarli alla sbarra. Il processo fu di portata talmente grande da rimbalzare nei medium di gran parte del mondo, tanto da risuonare agli occhi di chi non lo aveva vissuto quasi incredibile, una farsa. Ma il processo aveva ben altre intenzioni: dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza della mafia.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 10 febbraio del 1986 dall’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo, il carcere costruito a metà Ottocento che nell’idea originaria del filosofo inglese Jeremy Bentham avrebbe dovuto riabilitare il detenuto, il processo ebbe inizio. L’accusa aveva dalla sua parte circa ottomila pagine di incartamento. La sentenza di primo grado arrivò nel 1987 e dichiarò l’ergastolo per diciannove imputati mentre ne assolse centoquattordici. Nel 1990 sette dei diciannove ergastoli furono annullati dalla Corte d’Appello. La Cassazione, ultimo grado di giudizio, nel gennaio 1992 emise la sentenza definitiva ripristinando quella di primo grado. Il “teorema Buscetta”, come era stato fino ad allora chiamato, era diventato realtà effettiva. Nessuno più avrebbe potuto andare contro questa verità assoluta, o almeno così si credeva. In alcuni luoghi alla presa di coscienza ha fatto spazio l’omertà.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma non per il momento, nel 1992, perché come ebbe a dire Falcone: &lt;&lt;E’ un fatto storico: questo evento ha spezzato il mito dell’impunità della mafia&gt;&gt;.</p>
<p align="JUSTIFY">Una volta che il Partito Comunista fosse rinato sotto altre vesti dopo la caduta del Muro di Berlino e successivamente dopo la caduta dell’Unione Sovietica, in Italia avrebbe preso ancor più piede un partito: la Democrazia Cristiana che proprio nell’89 vide salire sulle poltrone del potere Giulio Andreotti. Fu lui nel 1991 a chiamare Giovanni Falcone al Ministero di Grazia e Giustizia per riformare il sistema giudiziario in vista di una maggiore tutela dalla criminalità organizzata. Che fosse stato un gesto di facciata per allontanarlo dalla Sicilia, non ci è dato sapere, fatto sta che questo gli gettò addosso sia diffidenza che ammirazione. C’era infatti chi riteneva il trasferimento di Falcone a Roma come un gesto di mero opportunismo da parte del giudice. Naturalmente non era così e presto i maligni, con i risultati alla mano, dovettero tornare sui propri passi.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcune delle misure che Falcone introdusse in favore della lotta alla mafia riguardarono ad esempio il riciclaggio di denaro sporco, lo scioglimento dei Comuni per mafia, i reati a stampo mafioso che evitavano la scarcerazione agli imputati in attesa di conclusione dell’iter processuale, nonché l’istituzione della Direzione investigativa antimafia (Dia) con l’obiettivo di coordinare tutte le forze dell’ordine contro tutti i livelli di criminalità organizzata, dalla mafia all’ndrangheta e alla camorra. La Dia com’è noto è divisa in distretti, cioè in territori e in città (Dda, Direzione distrettuale antimafia), coordinata a sua volta da un nucleo centrale (Dna, Direzione nazionale antimafia) tutte in stretto collegamento tra loro, in modo da sopperire alla mancanza del pool antimafia che era stato di fatto smantellato.</p>
<p align="JUSTIFY">Molti i nemici di Falcone tra il maxiprocesso e le nuove leggi. Lui lo sapeva, quando disse alla sorella di sentirsi un cadavere ambulante. Lo sapeva già nel 1989 dopo il fallito attentato o semplice avvertimento da parte di Riina e i suoi all’Addaura: vicino alla sua casa vacanze fu trovata una borsa con dei candelotti di dinamite inesplosi. Sapeva che prima o poi lo avrebbero ucciso.</p>
<p align="JUSTIFY">Andiamo via per il weekend? Qualcuno lo avrà chiesto e così i coniugi Falcone partirono con gli uomini della scorta. Era il 23 maggio 1992. Un’esplosione, un boato. Un tratto dell’autostrada che dall’aeroporto conduce a Palermo, allo svincolo per Capaci, non c’era più. Nelle redazioni e nelle case i telefono cominciano a squillare, si teme il peggio. Alle 17.57 non c’era più molto da fare. Mentre i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinarom, erano stati investiti dall’onda esplosiva e quindi erano morti sul colpo, Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo moriranno in ospedale quella sera. Eccola, la strage di Capaci tra veri e occulti mandanti.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ a loro, alle vittime innocenti, che rendiamo merito e ossequio ogni anno da quel giorno.</p>
<p align="JUSTIFY">Quest’anno si parte con la nave della legalità da Civitavecchia, gli incontri a Roma, Milano, Forlì, Bologna, Brescia e Catania.</p>
<div id=":4" dir="LTR">
<div id=":2" dir="LTR">
<table style="height: 5px;" border="0" width="5" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<p align="JUSTIFY">L’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone, “Palermo chiama Italia”, riunisce migliaia di studenti e cittadini nelle strade e nelle piazze del capoluogo siciliano per gridare il dissenso verso la mafia, amando quelle idee che continuano a camminare sulle nostre gambe ancor oggi. Il 23 maggio poi ci sarà una commemorazione istituzionale allestita proprio nella verde aula bunker dell’Ucciardone, il “Grand Hotel” di cui si facevano beffa i mafiosi prima che qualcuno venisse a metterli in riga.</p>
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		<title>Rapporto sulla missione LIBE in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jun 2017 08:47:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Barbara Spinelli è intervenuta sul punto in agenda della riunione ordinaria della Commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) riguardo a due specifici punti in agenda, in qualità di partecipante alla&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Barbara Spinelli è intervenuta sul punto in agenda della riunione ordinaria della Commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) riguardo a due specifici punti in agenda, in qualità di partecipante alla missione LIBE in Italia del 18-21 aprile 2017:</p>
<p></em></p>
<blockquote>
<div>
<div class="m_5713403192523690748gmail_signature">
<div><i>&#8211; Questione dei profughi/migranti in Italia: situazione e futuri scenari.Scambio di opinioni con Domenico Manzione, sottosegretario di Stato, ministero dell&#8217;Interno.</i></div>
</div>
</div>
<div>
<div class="m_5713403192523690748gmail_signature">
<div><i>&#8211; Missione della commissione LIBE in Italia su migrazione e asilo, 18-21 aprile 2017. Presentazione di un progetto di resoconto di missione</i></div>
</div>
</div>
</blockquote>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8734" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="603" height="483" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 603w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 603px) 100vw, 603px" /></a></div>
<div>
<div class="m_5713403192523690748gmail_signature">
<div dir="ltr"></div>
</div>
</div>
<div>
<div class="m_5713403192523690748gmail_signature">
<div dir="ltr">&#8220;Ringrazio il dottor Manzione per la presentazione e soprattutto per le considerazioni critiche che ha fatto a conclusione del suo intervento sulla &#8220;solidarietà flessibile&#8221; – un vero ossimoro – sulle procedure spesso complicate di accoglienza e sul sistema Dublino. Ringrazio anche il segretariato Libe per l’eccellente rapporto sulla nostra missione in Italia.</p>
<p>Affronterò alcuni punti specifici:</p>
<p>Della questione delle Ong si è parlato molto, durante la missione in Italia, non solo con il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ma con le Ong stesse. Vorrei evitare che si guardasse all’operato delle Ong alla stregua di attività che possono creare un &#8220;canale umanitario improprio&#8221;, come ha appena detto il dottor Manzione, perché in tal modo si finisce con l&#8217;introdurre, in modo a mio avviso pericoloso, l’idea che esita un nuovo concetto lecito, in Italia e nell’Unione, che potrebbe chiamarsi “search and rescue illegale”: una contraddizione in termini, perché il search and rescue è legale in sé, per definizione. Come accade per il concetto di “solidarietà flessibile”, i due termini non vanno bene insieme. In realtà non ci sono al momento che insinuazioni sulle Ong, vedremo i risultati delle inchieste, ma finora non esiste alcuna prova, come dichiarato dalla stessa Guardia di finanza. Chiedo un po’ di chiarezza in proposito: non vorrei che si parlasse di mafia in assenza di prove, anche se i procuratori in questione hanno una grande esperienza nell’antimafia.</p></div>
<div dir="ltr">
Un altro punto importante di cui si è discusso nel corso della missione è la nuova legge italiana sul contrasto all’immigrazione irregolare e l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, la cosiddetta legge Minniti. La collega Barbara Kudrycka (PPE, Polonia, co-leader della missione) ha detto cose giustissime su questo. In effetti ci sono molti dubbi sulla correttezza costituzionale di questa legge, sia per l’esclusione del contatto diretto tra il ricorrente e il giudice, sostituito dalle videoregistrazioni dei colloqui, sia per l’abolizione del secondo grado di giudizio, che compromette gravemente, stando al parere di molti costituzionalisti, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Si è invece discusso in maniera molto positiva, anche con le Ong italiane, della legge Zampa, che riguarda i minori non accompagnati. Significativamente, la legge è stata elaborata con una grande cooperazione delle Ong, giungendo a un ottimo testo.</div>
<div dir="ltr">
Il terzo punto che vorrei affrontare sono gli accordi bilaterali tra Italia e Libia, spesso lodati anche in questo Parlamento. Vorrei farmi portavoce di quanto ho ascoltato in Italia dalle Ong e dai rappresentanti dell’Unhcr, che hanno sottolineato la natura di push factor ormai assunta dalla Libia. Parliamo di un Paese non più soltanto di transito per migranti e profughi, ma di un Paese dal quale la gente fugge perché non esiste più come Stato, e che non tiene in alcun conto i diritti umani, al punto da creare campi che da più parti sono stati definiti “campi di concentramento”.</div>
<div dir="ltr">
Ricordo al dottor Manzione che quella degli accordi con la Libia è una vecchia storia, e che la Corte di Strasburgo ha già condannato una volta l’Italia, nel caso Hirsi, per il respingimento di migranti e rifugiati verso la Libia, nel 2009. Erano respingimenti collettivi vietati dalla Convenzione di Ginevra, e attuati dopo l’accordo tra Berlusconi e Gheddafi: una politica italiana che rischia di ripetersi.</div>
<div dir="ltr">
Il quarto punto riguarda gli hotspot, dove l’identificazione di migranti e profughi è effettivamente arrivata quasi al cento per cento. Tuttavia, secondo un rapporto di Amnesty International, il prelievo delle impronte digitali avviene spesso con l’uso della violenza. Le autorità italiane lo hanno negato, ma le accuse contenute nel rapporto di Amnesty non possono essere ignorate.</div>
<div dir="ltr">
Vorrei concludere parlando della ricollocazione, sulla cui effettività si devono dire tutte le cose negative che ben conosciamo, ma a mio parere essa è in se stessa ingannevole se non si riforma il regolamento di Dublino. Riporto solo un dato: nel 2015-2016, in Italia ci sono stati 5.049 “trasferimenti Dublino”, ovvero migranti arrivati in Italia, andati in altri Paesi dell&#8217;Unione e ritrasferiti in Italia, e 3.936 ricollocamenti dall’Italia verso altri Stati membri. Questo significa che il numero delle persone rimandate in Italia è più alto di quello delle persone trasferite dall’Italia. Per questo affermo che, se non si riforma Dublino, la stessa ricollocazione rischia di essere un inganno. Vorrei sapere cosa il governo italiano si proponga di fare a riguardo, e se intenda veramente porre la questione Dublino, fino a giungere al veto nel Consiglio. Grazie&#8221;.</div>
</div>
</div>
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		<title>Festival dei Beni confiscati alle mafie: la casa rifugio per i giovani omosessuali</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2017 11:41:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso week end si è tenuta l&#8217;ultima edizione del Festival dei Beni confiscati alle mafie e, nell&#8217;occasione, l&#8217;assessore di Milano alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, ha annunciato l&#8217;apertura della prima casa rifugio per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso week end si è tenuta l&#8217;ultima edizione del Festival dei Beni confiscati alle mafie e, nell&#8217;occasione, l&#8217;assessore di Milano alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, ha annunciato l&#8217;apertura della prima casa rifugio per persone omosessuali</p>
<div id="Sezione2" dir="LTR"> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/beni-confiscati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8429" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/beni-confiscati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/beni-confiscati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/beni-confiscati-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></div>
<div id="Sezione3" dir="LTR">
<p align="JUSTIFY">Sarà la prima <strong>casa-rifugio di Milano</strong> per ragazze e ragazzi vivono la loro condizione con disagio perché rifiutati e non accettati dalla famiglia o dalla gente o perché discriminati e isolati per il loro orientamento sessuale.</p>
<p align="JUSTIFY">La casa-rifugio sorgerà in un appartamento confiscato alla mafia in via Sommacampagna, zona Maciachini, con la collaborazione dei centri antiviolenza e l’associazionismo Lgbt e si collocherà nelle rete degli alloggi dedicati alle vittime di violenza, fisica o psicologica, già attiva sul territorio cittadino e regionale. Il progetto, avviato l’anno scorso dalla giunta Pisapia, si inserisce nel piano di<strong> </strong><strong>conversione delle</strong> <strong>163 unità immobiliari</strong> – tra appartamenti, negozi, cantine e box – confiscate e gestite da Palazzo Marino.”</p>
<p align="JUSTIFY">Il secondo nuovo progetto riguarda le famiglie che hanno a carico un parente affetto da Alzheimer che vedranno aperta l&#8217;accoglienza in un&#8217;abitazione di Via Varesina.</p>
<p align="JUSTIFY">Dal Male della criminalità al Bene per i cittadini&#8230;Ma i percorsi sono ancora tanti e riguardano molte, troppe categorie di persone svantaggiate. Speriamo che il Municipio della metropoli continui sempre più in questa direzione. L&#8217;assessore, a questo proposito, ha affermato che entro l&#8217;anno si arriverà a 200 beni riqualificati e ridestinati per il Bene comune.</p>
</div>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;: Don Luigi Ciotti, #sbirroancheio</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2017 08:13:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>@Costanzo D&#8217;Angelo,Occhiomagico di Patrizia Angelozzi Era già accaduto poco tempo fa, in occasione della manifestazione nazionale contro la mafia. Poi di nuovo,scritte sui muri a Palermo, rivolte a don Luigi Ciotti,presidente dell&#8217;Associazione Libera. Sul&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-866.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8425" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-866.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="813" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-866.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 813w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-866-300x221.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-866-768x567.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 813px) 100vw, 813px" /></a></b></span></span></span>@Costanzo D&#8217;Angelo,Occhiomagico</p>
<p align="LEFT">
di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="LEFT">Era già accaduto poco tempo fa, in occasione della manifestazione nazionale contro la mafia. Poi di nuovo,scritte sui muri a Palermo, rivolte a don Luigi Ciotti,presidente dell&#8217;Associazione Libera.<br />
Sul muro di una villetta pubblica, la scritta:&#8221;Sbirri siete voi, don Ciotti secondino&#8221;.</p>
<p align="LEFT">Un messaggio che si trova all&#8217;ingresso di un&#8217;area intitolata a Rosario Di Salvo, collaboratore di Pio La Torre, ucciso nell&#8217;agguato mafioso del 30 aprile dell&#8217;82. E ancora &#8220;Dalla Chiesa assassino..&#8221;con chiaro riferimento al prefetto ucciso da Cosa Nostra.</p>
<p align="LEFT">Le scritte sono state prontamente cancellate dagli stessi cittadini, ma non è l&#8217;unica volta.<br />
&#8220;Più lavoro meno sbirri, don Ciotti sbirro&#8221; queste a poca distanza dalla sede di monsignor Francesco Oliva, dove don Ciotti era ospite.</p>
<p align="LEFT">In una nota il centro studi di Pio La Torre esprime solidarietà &#8220;Le mafie nel momento in cui hanno raggiunto il punto più basso della loro storia sanguinaria, si sono ridotte a scritte notturne che non fanno spaventare più nessuno. La coscienza antimafiosa della gente è più forte e diffusa che mai&#8221;.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-868.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-8426" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-868.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="509" height="416" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-868.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 579w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-868-300x245.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" /></a>                                 @Costanzo D&#8217;Angelo,Occhiomagico</p>
<p align="LEFT">Allo stesso tempo arrivano le parole dell&#8217;on.Rosy Bindi, presidente della Commisssione parlamentare antimafia: &#8220;Se reagiscono così, vuol dire che anche se la guerra non è vinta, la battaglia che stiamo conducendo va nella direzione giusta, e forse spaventa e preoccupa qualcuno&#8221;.</p>
<p align="LEFT">Alla luce dei fatti, tutto questo non potrà che rafforzare l&#8217;impegno di don Luigi Ciotti che nonostante gli anni che lo hanno visto e lo vedono, vivere una vita sotto scorta, continua a ripetere nei suoi incontri pubblici che &#8220;potranno anche uccidere lui,ma Libera resta, con le idee, i progetti e le attività&#8221;.</p>
<p align="LEFT">Per chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e di ascoltare le attraverso le sue parole, la sua storia; partendo dall&#8217;infanzia fino al suo impegno fatto di dedizione, forza e cura per i &#8216;fragili&#8217;, don Luigi Ciotti non solo rappresenta la legalità ma lo stimolo a continuare e coltivare il sogno di una vita &#8216;libera&#8217; da ogni forma di contiminazione , dalle piccole azioni quotidiane alle grandi scelte.<br />
E riguarda tutti noi.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
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		<title>La mafia mi rende nervoso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 07:18:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha rivolto alcune domande a Isidoro Meli, autore del romanzo La mafia mi rende nervoso, Frassinelli ed. Dedichiamo questo post a Paolo Borsellino, agli uomini della scorta, alle&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ha rivolto alcune domande a Isidoro Meli, autore del romanzo <em>La mafia mi rende nervoso, </em>Frassinelli ed.</p>
<p>Dedichiamo questo post a Paolo Borsellino, agli uomini della scorta, alle loro famiglie e a tutte e tutti coloro che hanno dato la vita per lottare contro la criminalità organizzata, auspicando nell&#8217;isolamento politico di certa gente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-402.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6361" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6361 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-402.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (402)" width="177" height="266" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ringraziamo Isidoro Meli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Innanzitutto, perchè la scelta di mescolare i generi e di utilizzare l&#8217;ironia per parlare di mafia?</p>
<p>Quello di mescolare i generi è un imprinting caratteristico delle persone della mia età, cresciute in piena epoca postmoderna. Buona parte del cinema, della letteratura e della musica degli anni &#8217;80 e &#8217;90 &#8211; buona parte di quella interessante &#8211; rielabora gli schemi e gioca con le aspettative del pubblico. Oggi, principalmente a causa di internet, il meccanismo è diventato più naturale. Non si tratta più di giocare con i generi, ma di scegliere di volta in volta il registro che si ritiene più efficace, senza preconcetti e senza meta-discorsi &#8211; che invece, negli &#8217;80-&#8217;90, erano ingrediente abusato.</p>
<p>Per quanto riguarda l’ironia, si tratta di un suo sottogenere specifico: lo sfottò. Canzonatorio, adolescenziale, caldo. Ho scelto di usare lo sfottò per il calore e l’energia che aggiungono al testo.</p>
<p>Alla notizia del decesso di Bernardo Provenzano, alcuni hanno sostenuto che il 41bis fosse ormai esagerato, per una persona gravemente malata da tempo: qual è la sua opinione in proposito?</p>
<p>E’ una domanda semplicissima a cui rispondere, essendo io contrario allo strumento delle carceri. Credo che uno Stato debba basarsi su sistemi correttivi più umani e dunque più efficaci, o che quanto meno debba provarci: studiare la questione, porsi il problema che il carcere peggiora le persone, ed è un deterrente modesto.</p>
<p>Sulla legislazione antimafia non ho nulla da dire, essendo incompetente in materia. Immagino che certe norme abbiano avuto una loro efficacia. Se no le avrebbero cambiate, giusto?</p>
<p>Il protagonista del suo romanzo, Tommaso, è muto: il suo mutismo è simbolico?</p>
<p>No, o meglio non lo so. Quando l’ho reso muto non pensavo all’omertà. Durante una presentazione, un signore del pubblico ha sostenuto che il mutismo di Tommaso lo renda immune alla mafia. Perché la mafia comincia nel linguaggio. E se sei muto eviti il contagio. Che è una bella osservazione.</p>
<p>Quali sono i miti da scardinare quando si tratta di mafie?</p>
<p>Tutti. I miti non servono a niente. O meglio, servono sei vuoi darti all’epica, e di epica sulla mafia direi ce n’è già abbastanza.</p>
<p>Nell&#8217;introduzione si fa un elenco dei settori in cui la mafia è attiva: come si è infiltrata in tutta Italia, non solo al Sud?</p>
<p>Al sud, dalla mancanza dello Stato nel fornire i servizi essenziali per una comunità. Se non porti l’acqua ovunque, lo farà qualcun altro al posto tuo. E facendolo acquisirà potere. Se non garantisci la sicurezza di un territorio, la garantirà qualcun altro. E il territorio diventerà suo. Al nord, dalla legge del mercato. Se il mercato soffre per mancanza di liquidità, arriverà qualcuno con i liquidi, e si comprerà tutto quello che vuole.</p>
<p>Infine: dobiamo diventare cinici come Vittorio, l&#8217;altro personaggio-chiave della storia oppure c&#8217;è speranza?</p>
<p>Speranza che la mafia finisca? Finirà, o cambierà così tanto da finire, di fatto. Ma a quel punto? Sarà la fine dei nostri problemi? Dietro la mafia c’è il vuoto che ho descritto prima. Se il vuoto non viene colmato in tempo, se non si creeranno le condizioni per fare crescere una comunità, siamo punto e accapo.</p>
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		<title>Convegno: sfruttamento dei Sikh nei campi agricoli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2016 10:43:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ISGI-CNR e In Migrazione MARTEDI 28 GIUGNO ALLE ORE 15.30 PRESSO IL CNR &#8211; AULA TAURINI, IN VIA DEI TAURINI 19 &#8211; ROMA LO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI STRANIERI NELLE CAMPAGNE ITALIANE. IL CASO DELLA&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/b0673b8ecdf1e338e82be021f78de5c0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6058" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6058" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/b0673b8ecdf1e338e82be021f78de5c0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="b0673b8ecdf1e338e82be021f78de5c0" width="640" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/b0673b8ecdf1e338e82be021f78de5c0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/b0673b8ecdf1e338e82be021f78de5c0-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>ISGI-CNR e In Migrazione</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">MARTEDI 28 GIUGNO ALLE ORE 15.30</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">PRESSO IL CNR &#8211; AULA TAURINI, IN VIA DEI TAURINI 19 &#8211; ROMA</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #943634;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>LO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI STRANIERI NELLE CAMPAGNE ITALIANE. IL CASO DELLA COMUNITÀ SIKH IN PROVINCIA DI LATINA</b></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><u>Partecipano</u></span></span><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">:</span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Fabio Marcelli</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>dirigente di ricerca ISGI-CNR e coordinatore del gruppo di lavoro su “Migrazioni e sviluppo” del nuovo Progetto migrazioni CNR</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Marco Omizzolo</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>presidente</i></span></span></span> <span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>In Migrazione e sociologo</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Antonio Bevere</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">,</span></span></span><b> </b><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>direttore di “Critica del diritto”</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Jean Renee Bilongo</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>coordinamento immigrazione/ FLAI-CGIL</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Davide Mattiello</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>deputato e memb</i></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>ro Commissione Parlamentare Antimafia</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Enrico Pugliese</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>sociologo</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Gurmukh Singh</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Comunità Sikh pontina</i></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E un breve video per voi:</p>
<p><a href="https://www.produzionidalbasso.com/project/the-harvest-storie-di-nuovo-caporalato-agricolo-in-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.produzionidalbasso.com/project/the-harvest-storie-di-nuovo-caporalato-agricolo-in-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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