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	<title>antiterrorismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Diritti negati. Zara Alvarez, Navid Afkari e Erick Echegaray.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 08:15:55 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Mi allontano un po’ dall’America Latina per parlare di Zara e Navid, tutti e due assassinati dai governi dei loro paesi di origine.</p>



<p>Zara Alvarez era una donna e mamma filippina di 39 anni. Attivista per i diritti umani, collaborava per diverse associazioni (<a href="https://www.arcores.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">Arcores</a>, ONG <a href="https://www.karapatan.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">Karapatan</a>), era assistente legale, appunto per l’Alleanza dei Diritti Umani di Karapatan. È stata uccisa da 6 colpi di pistola mentre tornava a casa sua la sera del 17 agosto, nella città di Bacalod, provincia di Negros. Il copione è più o meno lo stesso quando si vuole confondere l’opinione pubblica e la popolazione locale: un uomo ha sparato e poi è scappato su una moto, aiutato da un complice. Per far sembrare tutto un furto? È purtroppo un altro nome che si aggiunge alla lista di vittime uccise a causa dell’aumento di impunità grazie alla legislazione antiterrorismo firmata dal presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. Un nome in più che possiamo aggiungere alla “guerra del dissenso”, di cui si è parlato e letto negli ultimi quattro anni da quando Duterte è al potere. È morta il giorno in cui c’erano i funerali di Randall Echanis, di 72 anni, attivista e veterano leader contadino e presidente del partito di sinistra Anakpawis. Ucciso nella sua casa. In sostanza, per il governo erano degli “sporchi rossi comunisti” ed erano nella loro lista nera, anzi rossa, già macchiata di sangue.</p>



<p>Navid Afkari era un uomo iraniano di 27 anni. Wrestler. È stato condannato a morte per aver ucciso presuntamente un funzionario pubblico durante le manifestazioni di piazza nel 2018. La condanna si era basata su una confessione da parte di Navid, ma sotto tortura, c’erano come evidenze contro di lui anche delle immagini prese da un video durante le manifestazioni e altre evidenze mai confermate, poco chiare e manipolate. Si è compiuta la condanna ed è stato impiccato a Shiraz il 12 settembre. Anche i suoi fratelli, Vahid e Habid, sono stati condannati per lo stesso motivo a 54 e 27 anni rispettivamente. Non sono serviti a nulla tutti gli appelli per salvare la sua vita: dal governo americano a tutte le associazioni sportive mondiali, passando dal Comitato Olimpico Internazionale ad Anmesty. Niente.</p>



<p>Mi avvicino ancora una volta ad America Latina per parlarvi di Erick, ucciso indirettamente dal regime venezuelano.</p>



<p>Erick Echegaray era un uomo venezuelano di 70 anni rinchiuso nel famoso “Helicoide”, sede del Sebin (Servizio d’Intelligence Bolivariano), era stato condannato a 14 anni per corruzione e riciclo di denaro sporco. Non ci sono informazioni se Erick è stato torturato, ma la sua famiglia, gli avvocati, i parlamentari di opposizione e le associazioni per i diritti umani in Venezuela avevano denunciato che Erick probabilmente aveva preso il Covid19 in carcere. Così è stato, è morto il 7 agosto a Caracas. Gli ufficiali del Sebin hanno ignorato la situazione e quando è stato trasferito in ospedale per insufficienza respiratoria, era troppo tardi. Questa malattia è la grande scusa per fare pulizia, i governi totalitari alzano le mani davanti al virus e no si macchiano di sangue perché il lavoro che dovrebbero fare lo fa alla grande questo virus fantasma.</p>



<p>Filippine, Iran e Venezuela. Zara, Navid ed Erick. Tre simboli, tre persone uccise senza capire il perché. Perché aiuti le persone? Perché hai una ideologia diversa? Perché non sei d’accordo con le politiche del tuo paese? Perché manifesti la tua opinione? Perché sei un prigioniero e allora non hai nessun diritto? Perché hai sbagliato qualcosa nella tua vita?.</p>



<p>“<a href="https://www.diritto.it/diritti-umani-nellera-della-globalizzazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">…dire «diritti umani» equivale semplicemente a contestare&nbsp;regimi dispotici&nbsp;e violenti che operano nel più assoluto disprezzo della vita, della libertà e della dignità degli individui. Qui, i diritti umani vanno a premere come fattore di indebolimento di quei regimi. In ultimo, l’ideale dei diritti umani «lavora» incessantemente all’interno di ogni sistema democratico</a>”. Sistema democratico che in Filippine, Iran e Venezuela non c’è.</p>



<p>O come un giorno ha detto Immanuel Kant: “La violazione del diritto avvenuta in un punto della terra è avvertita in tutti i punti”.</p>



<p>Ecco perché anche qui in Italia abbiamo avvertito queste tre ennesime violenze.</p>
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		<title>Cile: ritorno ai tempi del dittatore Pinochet</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Oct 2019 07:56:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga il seguente appello per il Cile In Cile minoranze e società democratica lottano per libertà e giustizia L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è preoccupata per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>sostiene e divulga il seguente appello per il Cile</p>



<p> <br>In Cile minoranze e società democratica lottano per libertà e giustizia</p>



<p></p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è preoccupata per l&#8217;atmosfera di paura e caos che si respira in Cile. Secondo l&#8217;Istituto Nazionale per i Diritti Umani cileno (INDH), dall&#8217;inizio delle proteste la settimana scorsa sono state uccide 5 persone, 584 sono rimaste ferite, di cui 245 da armi da fuoco, e 2.686 persone sono state arrestate, tra cui 297 bambini e adolescenti. Diversi cileni più anziani lamentano di sentirsi un po&#8217; come ai tempi della dittatura militare di<br>Pinochet (1973-1990) quando l&#8217;esercito pattugliava regolarmente le strade delle città.</p>



<p>Anche a Temuco, capitale della regione dell&#8217;Auracanía i manifestanti vengono aggrediti dalle forze di sicurezza con gas lacrimogeni e pallottole di gomma. Temuco è il centro degli indigeni Mapuche che con più di un milione di persone costituiscono il gruppo indigeno più grande del paese. I Mapuche sono circa il 10% della popolazione cilena e<br>continuano a subire discriminazione e repressione. Gli attivisti mapuche sono gli unici a essere processati in base alla Legge sull&#8217;antiterrorismo, risalente ai tempi di Pinochet e criticata a livello internazionale. La stessa legge, che permette l&#8217;incriminazione sulla base di testimonianze anonime e non verificabili, permette alle autorità di estendere il carcere preventivo per mesi e addirittura anni. L&#8217;INDH riporta anche accuse di tortura e di trattamenti degradanti su<br>base sessuale da parte delle forze di sicurezza.</p>



<p>Il passo indietro fatto dal presidente Piñera sull&#8217;aumento dei prezzi dei mezzi pubblici e l&#8217;ammissione di aver valutato male la situazione arrivano troppo tardi. Di fatto le condizioni sociali di una fetta importante della popolazione cilena sono preoccupanti. Lo stipendio medio in Cile è di 500 Euro e per ca. il 60% delle famiglie questo non<br>basta per arrivare a fine mese. Per i Mapuche, spesso tra i più poveri del paese, la situazione si aggrava a causa della perdita della propria terra e la distruzione delle loro basi culturali. A ciò si aggiunge l&#8217;arbitrarietà delle forze di sicurezza nei loro confronti che raramente viene perseguita legalmente.</p>



<p>L&#8217;Europa dovrebbe approfittare delle proteste in corso per indagare sulle violazioni dei diritti umani in tutto il paese e in particolare nell&#8217;Araucanía e per chiedere al governo cileno di rispettare i principi di uno stato di diritto. L&#8217;ex presidente cilena e attuale Commissaria per i Diritti Umani dell&#8217;ONU Michelle Bachelet ha annunciato lo scorso<br>24 ottobre di voler inviare una commissione indipendente per indagare sulle accuse di violazioni dei diritti umani commessi durante le proteste in Cile.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="508" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/73253716_103329117769951_485256666506330112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13184" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/73253716_103329117769951_485256666506330112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/73253716_103329117769951_485256666506330112_n-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p></p>
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