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	<title>antiviolenza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Quanti sono gli orfani di femminicidio e chi si prende cura di loro?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 09:13:06 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/or.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="492" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/or.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17793" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/or.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/or-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(da La 27ma ora, www.corriere.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Una legge di non facile applicazione e un grande progetto ma tutto privato: così in Italia proteggiamo i sopravvissuti alla violenza</p>



<p>«Orfani speciali» li chiamava Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa che, per prima (prima anche dello Stato) si dedicò a una ricerca sugli&nbsp;orfani dei femminicidi: «Quei tanti orfani di mamme uccise dai padri. Tanti, tantissimi ma ignorati e segregati &#8211; Scriveva Baldry nel 2017 nel presentare un enorme dossier a cui lavorava da tre anni &#8211; Come stanno oggi, dopo 5, 10, 15 anni da quel tragico e assurdo giorno? Chi sono? dove sono adesso? E cosa è accaduto loro, dove stanno, con chi? A questi figli cosa è stato detto? La legge cosa ha fatto di loro? E quegli adulti che si sono ritrovati ad aprire le loro case che sostegno psicologico ancora prima che economico è stato dato, se è stato dato, dovendo loro stessi, i familiari delle vittime, elaborare il loro di lutto e trauma, nonché gestire tuti i problemi sociali e giuridiche derivanti dall’omicidio?».</p>



<p>Quando Baldry si poneva queste domande gli orfani di femminicidio erano, agli occhi della legge, equiparati a tutti gli altri orfani. Il legislatore non si era posto il problema di pensare al loro diritto di futuro oltre il lutto tremendo che li aveva colpiti. Oggi, a quasi dieci anni dalla partenza del primo progetto di mappatura dedicato a loro e alle persone che se ne prendono cura, possiamo dire che qualcosa si è mosso, una legge ad hoc esiste. Ma c’è ancora molta strada da fare. In varie direzioni.</p>



<p>Innanzitutto, quanti sono e chi li aiuta? «Non ci sono stime ufficiali su quanti siano gli orfani delle vittime di femminicidio&nbsp;in Italia, come non esiste una mappatura dei femminicidi anche se il Ministero dell’Interno ci sta lavorando» spiega Mariangela Zanni, consigliere nazionale di D.i.Re, Donne in rete contro la violenza. Oggi un primo progetto, privato ma dalle dimensioni importanti, dedicato agli orfani e alle loro famiglie esiste ed è stato&nbsp;<a href="https://www.conibambini.org/2023/11/20/orfani-di-femminicidio-presentati-i-dati-inediti-di-con-i-bambini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">varato dall’impresa sociale «Con i bambini»</a>&nbsp;nell’ambito del&nbsp;Fondo per il contrasto della povertà educativa&nbsp;minorile. Si chiama «A braccia aperte», prevede&nbsp;un investimento di 10 milioni&nbsp;che arrivano dalle fondazioni bancarie (Acri) e si snoda capillarmente su tutto il territorio nazionale in quattro progetti (Nord Est, Nord Ovest, Centro Italia e Sud) coinvolgendo operatori pubblici e realtà del terzo settore: cooperative, associazioni, centri antiviolenza.</p>



<h3>I numeri</h3>



<p>Sono&nbsp;157 gli orfani presi in carico dai progetti su scala nazionale attivati da «Con i Bambini» nell’iniziativa «A braccia aperte». Ma è un dato variabile perché altri 260 in tutta Italia sono stati già agganciati e a breve inizieranno anch’essi un percorso di sostegno e accompagnamento con le loro famiglie. I numeri maggiori sono al Sud. «Ma perché al Sud il lavoro di ricerca e sostegno è iniziato da molto tempo» rivela Fedele Salvatore, presidente dell’associazione Irene 95 che da anni a Napoli si occupa di minori vittime di violenza assistita e che partecipa al progetto per il sud «Respiro».</p>



<p>Il 74 per cento ha tra i 7-17 anni,&nbsp;il 17% tra i 18-21 e l’8% ha meno di 6 anni.</p>



<p>«Per rintracciarli abbiamo fatto un capillare lavoro di ricerca su siti di informazione, servizi sociali, tribunali, centri antiviolenza. Siamo risaliti fino a delitti commessi 9 o 10 anni fa» spiega Anna Agosta, consigliere D.i.Re e presidente dell’Associazione Thamaia Onlus che partecipa al progetto «Respiro». «Abbiamo incontrato orfani storici sui quali si era sedimentata un’assenza di attenzione &#8211; racconta Salvatore &#8211; Alcuni non hanno mai incontrato i servizi sociali, ad altri, a distanza di 5,6 anni dal delitto non era stata mai raccontata la verità sui fatti: “la mamma è morta in un incidente” è spesso la pietosa bugia ricevuta. Non è stato semplice, dopo tutto questo tempo, raccontare la verità, ma è solo comunicando la verità, in modo corretto che si possono aiutare questi ragazzi. Le bugie dette per “buon senso” non aiutano, anzi, finiscono per far danni».</p>



<h3>L’impatto</h3>



<p>Il 36% di loro era presente quando è stata uccisa la madre. Uno su quattro ha assistito. L’impatto psicologico che ne deriva è devastante e porta a una vera sindrome denominata «child traumatic grief»: la sofferenza è tale che il bambino diventa incapace di elaborare il lutto e si trova intrappolato in uno stato di dolore cronico. «Per questo, intorno all’orfano e all’enormità di quello che lo colpisce devono lavorare persone competenti con un approccio che si chiama “trauma informed”, focalizzata sulla comprensione del trauma e la sua elaborazione» racconta Salvatore.</p>



<p>Il 13% degli orfani presenta forme di disabilità.</p>



<h3>Dove vivono e con chi</h3>



<p>Il 42% vive in famiglie affidatarie, spesso gli zii o i nonni&nbsp;della mamma, il 10% vive in comunità (pensiamo ai minori stranieri che non hanno parenti qui), il 10% con una coppia convivente e solo il 6% è stato dato in adozione.</p>



<p>L’83% delle famiglie affidatarie arriva a fine mese con grande difficoltà, anche per la necessità di dover ricorrere a specialisti e professionisti che aiutino i bambini. Quindi il sostegno organizzato dal progetto “A braccia aperte” non può che essere articolato: è psicologico, economico ed educativo ed è rivolto ai minori e alle loro famiglie. Ma prevede anche interventi nelle scuole frequentate dai minori, progetti di avviamento al lavoro, pagamento di rette universitarie. Importante anche la parte dedicata alla formazione di tutti gli operatori coinvolti: quelli dei servizi socio-sanitari, dei Centri antiviolenza, le forze dell’ordine, il personale del tribunale per i minorenni, gli insegnanti. «Proprio per evitare tutti quelli errori commessi spesso in buona fede da familiari o da operatori pubblici. In alcuni casi, poi, la famiglia affidataria è quella del padre omicida con tutto quello che questo comporta, ovvero si tende a giustificare il crimine del familiare in carcere parlando di raptus. E si porta il minore dal padre in prigione senza prepararlo a un incontro come quello» racconta Salvatore.</p>



<h3>I soldi</h3>



<p>Le risorse in campo per il progetto nazionale sono importanti:&nbsp;10 milioni&nbsp;messi a disposizione dal Fondo per le povertà educative che dispone, in totale, di 760 milioni forniti dalle fondazioni bancarie (Acri) che ottengono in cambio dallo Stato un credito d’imposta. «Stiamo parlando del primo progetto nazionale, anzi, il primo in Europa pensato su misura per sostenere questi bambini&nbsp;e ragazzi raggiungendoli sul territorio» spiega Zanni, «coinvolge tante realtà del terzo settore e servirà per dare linee guida alle istituzioni in modo che colmino quel vuoto che c’è stato finora».</p>



<h3>La legge del 2018</h3>



<p>Che cosa ha fatto il legislatore per questi orfani e per le famiglie che li hanno accolti? si chiedeva Baldry. Una legge dedicata in effetti, c’è, la n°4 del 2018, che riconosce una serie di tutele processuali ed economiche. Per esempio si procede automaticamente al&nbsp;sequestro dei beni dell’indagato&nbsp;per risarcire i danni dei figli della mamma uccisa. Un analogo automatismo trasferisce l’eredità della madre ai figli. Già, prima accadeva che la pensione di reversibilità della donna uccisa finisse al partner in carcere. Inoltre si stabilisce&nbsp;un fondo economico dedicato&nbsp;e si dà la possibilità a questi orfani di cambiare cognome.</p>



<p>«La legge è la risposta a qualcosa che Baldry ha svelato, ovvero i bisogni degli orfani e come rendere più agevole per loro il “dopo”. Dalla partecipazione al processo all’eredità, al recupero di un risarcimento del danno, ai bisogni materiali» spiega Elena Biaggioni, penalista e vicepresidente D.i.Re. «Una legge innovativa&nbsp;ma con il grosso limite di essere poco conosciuta&nbsp;e poco usata anche perché le procedure per la sua applicazione sono complesse». La criminologa, scomparsa nel marzo 2019, fece appena in tempo a vedere l’approvazione della norma di cui era stata stimolo. Ma i cui decreti attuativi furono varati ben due anni dopo; «I governi che si sono succeduti non hanno mai creduto molto a questa legge e la politica ha finito per rendere farraginoso l’accesso agli strumenti di finanziamento» dice oggi Anna Maria Busia, Pd, che della 4/2018 è stata la redattrice.</p>



<p>«Familiari e care giver degli orfani, non sono in grado di destreggiarsi tra i commi e gli articoli. Per non parlare della modulistica da compilare e presentare in prefettura rispettando scadenze e burocrazia» spiega Fedele Salvatore. A che serve una buona legge se poi le persone non riescono ad usufruirne? Ora il progetto “A braccia aperte” sta evidenziando tutte le difficoltà pratiche e offrendo soluzioni di semplificazione anche attraverso specialisti e legali che affianchino le famiglie affidatarie. Un esempio tra i tanti che ci fa capire che la legge va semplificata ce le spiega Salvatore: «Tutti i benefici finanziari di cui gli orfani hanno diritto, a partire dal sequestro dei beni, sono applicabili quando c’è una sentenza di condanna anche di primo grado.&nbsp;Ma decadono in caso di suicidio del padre omicida. E questo avviene circa nel 30 per cento dei femminicidi».</p>



<p>Non solo.&nbsp;La legge prevede copertura per spese medico-sanitarie&nbsp;ma si tratta quasi esclusivamente di sostegno psicoterapeutico. Ma un bambino può aver bisogno, banalmente, di un apparecchio per i denti. Così, anche in questi casi, interviene il nuovo progetto con la possibiltà di doti specifiche.</p>



<p>Parlando con gli esperti e gli operatori che hanno lavorato al progetto si scopre che non è stato affatto semplice convincere le persone a fidarsi e affidarsi specie quando si risale a delitti indietro nel tempo. «Molti preferiscono non rivangare &#8211; racconta Zanni che lavora al progetto Nord Est &#8211; Abbiamo trovato persone arrabbiate, che non si sono sentite comprese». Per questo uno dei nodi del progetto è quello di attivare protocolli di aiuto dedicati alle prime ore dopo il trauma quando la famiglia è scioccata e frastornata: ci vogliono persone specializzate che sappiano comunicare e accompagnare. Anche in dettagli apparentemente marginali, come la partecipazione a un funerale.</p>



<p></p>



<p>Da ascoltare:</p>



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<p></p>



<p><strong>Numero antiviolenza: 1522</strong></p>



<p>Gesti per chiedere aiuto: </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="765" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17794" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-80x80.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-320x320.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>Non c’è posto per te! Campagna di sensibilizzazione in tema di violenza di genere</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 08:00:18 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="548" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17232" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> sostiene e divulga la seguente Campagna: </p>



<p><strong>Campagna di sensibilizzazione<br>perché nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza</strong></p>



<p><em>L’ultimo rapporto Istat in tema di violenza di genere ci dice che il&nbsp;<strong>94%</strong>&nbsp;delle&nbsp;<strong>Case rifugio</strong>&nbsp;si è dotata di&nbsp;<strong>criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti</strong>. La campagna di sensibilizzazione “<strong>Non c’è posto per te!</strong>” rivolge specifiche&nbsp;<strong>richieste ai Servizi Antiviolenza e alle Istituzioni</strong>&nbsp;per far sì che nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi in questione. Essa è aperta alla sottoscrizione sia di Enti e Gruppi che di singole persone&nbsp;</em><em>(per aderire o per informazioni scrivere a&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>).</em></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_18872"><a href="http://www.informareunh.it/formica-paola-panchina-rossa-ostile-2023-def/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Formica-Paola-panchina-rossa-ostile-2023-def-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Su un prato circondato da fogliame variopinto c’è una panchina rossa." class="wp-image-18872"/></a><figcaption>L’immagine scelta per la campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” è una “panchina rossa ostile” realizzata dall’illustratrice Paola Formica. Essa vuole essere il simbolo di un’accoglienza selettiva che va superata. Si tratta di una panchina rossa sulla cui seduta è stato applicato un divisorio per impedire che le persone senza fissa dimora vi si possano sdraiare. Essere senza fissa dimora è uno dei criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti adottati dalle Case rifugio.</figcaption></figure>



<p>Nell’Italia in cui i casi di violenza di genere sono quotidiani e possiamo contare un femminicidio ogni tre giorni, alcune delle più frequenti esortazioni rivolte alle donne che subiscono violenza sono: «<em>Denunciate! Rivolgetevi ai Servizi!</em>». Tali esortazioni danno per scontato che qualunque donna si rivolga ai Servizi Antiviolenza troverà accoglienza e sarà benaccetta. Ebbene, non è così. Vi sono alcune<strong>&nbsp;donne</strong>&nbsp;che sono&nbsp;<strong>escluse dalle Case rifugio</strong>. Sono donne con&nbsp;<strong>difficoltà complesse</strong>&nbsp;in cui esiste spesso una compresenza di limitazioni o di fragilità e che quindi hanno bisogni importanti per numero e per specificità. Da qui deriva una&nbsp;<strong>minore possibilità di riuscire in autonomia</strong>&nbsp;a trovare aiuto e soluzioni, la qual cosa innesca un circolo vizioso di rifiuti e solitudine: lo svantaggio comporta debolezza ulteriore e questa aumenta l’esclusione e la cancellazione della persona e della donna. Sono donne esposte a&nbsp;<strong>discriminazione multipla/intersezionale</strong>, un tipo di discriminazione causata dalla compresenza nella stessa persona di più fattori di rischio (ad esempio, essere donna e fare abuso di sostanze; oppure essere donna ed avere una disabilità, ecc.).</p>



<p>Il&nbsp;<strong>94,1%&nbsp;</strong>delle&nbsp;<strong>Case rifugio</strong>&nbsp;si è dotata di&nbsp;<strong>criteri di esclusione&nbsp;</strong>dall’accoglienza delle ospiti, mentre il&nbsp;<strong>61,4%</strong>&nbsp;di esse ne ha introdotto di ulteriori in relazione ai&nbsp;<strong>figli e figlie delle ospiti</strong>&nbsp;(dati relativi all’anno 2021, fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a>, 7 agosto 2023).</p>



<p>Stiamo parlando di donne che le Case rifugio respingono, ma nel rapporto Istat i criteri di esclusione sono indicati in modo asettico, come se si trattasse di una prassi inevitabile, accettabile e senza conseguenze per le donne:&nbsp;<strong>abuso di sostanze e dipendenze, disagio psichiatrico, essere senza fissa dimora, tratta e prostituzione, status giuridico,</strong>&nbsp;<strong>essere agli ultimi mesi di gravidanza, altri criteri di esclusione</strong>.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Il dettaglio dei dati Istat sui criteri di esclusione adottati dalle Case rifugio</strong></td></tr><tr><td><em>Il 94,1% delle Case rifugio (317 in valori assoluti) si è dotata di criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti.</em>&nbsp;<em>L’81,9%&nbsp;delle Case rifugio (276 in valori assoluti)&nbsp;non accoglie&nbsp;donne che fanno&nbsp;abuso di sostanze e con dipendenze; l’80,7%&nbsp;(272 Case rifugio) non accoglie donne con&nbsp;disagio psichiatrico; il&nbsp;71,2%&nbsp;(240) donne&nbsp;senza fissa dimora; il&nbsp;37,1%&nbsp;(125) donne&nbsp;vittime di tratta e prostituzione; il&nbsp;20,8%&nbsp;(70) quelle prive di uno specifico&nbsp;status giuridico; il&nbsp;19,9%&nbsp;(67) donne agli&nbsp;ultimi mesi di gravidanza; il 10,1% (34) donne respinte sulla base di altri criteri di esclusione (dati relativi all’anno 2021, Tavole 16 e 17 del file con i dati sulle&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Case rifugio</em></a><em>&nbsp;contenuto in: Istat,&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a><em>, 7 agosto 2023). Ulteriori&nbsp;criteri di esclusione&nbsp;dall’accoglienza sono applicati dal 61,4%&nbsp;delle&nbsp;Case rifugio (207 in valori assoluti) in relazione ai&nbsp;figli e figlie delle ospiti. Il 42,4% delle Case rifugio (143) pongono&nbsp;limiti all’età&nbsp;nell’accoglienza dei figli/figlie&nbsp;delle ospiti, il 48,4% (163) pongono&nbsp;limiti di genere, il 7,7% (26) ulteriori criteri di esclusione (dati relativi all’anno 2021, Tavola 18 del file con i dati sulle&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Case rifugio</em></a><em>&nbsp;contenuto in: Istat,&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a><em>, 7 agosto 2023).</em></td></tr></tbody></table></figure>



<p>Non sappiamo&nbsp;<strong>cosa ne sia di queste donne escluse</strong>&nbsp;dalle Case rifugio, il rapporto non lo dice, ma non è difficile immaginare quale possa essere la loro sorte. Il citato rapporto Istat ha rilevato i criteri di esclusione solo per le Case rifugio, ma abbiamo avuto riscontro che le richieste di aiuto di diverse donne con disabilità siano state ignorate anche da diversi Centri antiviolenza (CAV). Pertanto la nostra riflessione è&nbsp;<strong>rivolta a tutti i Servizi Antiviolenza</strong>.</p>



<p>Solitamente l’introduzione di meccanismi di esclusione – che siano formalizzati o meno – non è percepita come discriminatoria da chi li pone in essere, ma tale percezione non è corretta: escludere dai Servizi Antiviolenza anche una sola donna costituisce una discriminazione, ed il fatto che siano escluse le donne con difficoltà complesse pone questioni etiche e giuridiche che non possono essere liquidate evocando l’inconsapevolezza della gravità della pratica. Infatti tutta la letteratura scientifica sul tema rivela che le donne che sono esposte a discriminazione multipla/intersezionale corrono un&nbsp;<strong>rischio significativamente più alto di subìre violenza</strong>&nbsp;rispetto alle altre donne. Ad esempio, il rischio di subìre&nbsp;stupri o tentati stupri&nbsp;è doppio per le donne con disabilità (10%) rispetto a quelle senza limitazioni funzionali (4.7%) (fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files/2015/06/Violenze_contro_le_donne.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014</em></a>).</p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_19156"><a href="http://www.informareunh.it/case-rifugio-criteri-esclusione-dati-istat-2021-grafico/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Case-rifugio-criteri-esclusione-dati-Istat-2021-grafico-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-19156"/></a><figcaption>Il grafico a torta su cui domina l’arancione del 94% delle Case rifugio che hanno adottato criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti, con un esiguo spicchietto azzurro (il 6% delle Case rifugio che non li hanno adottati), ben esprime anche in modo visivo le proporzioni della pratica discriminatoria. Grafico: Simona Lancioni – Fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</a>, 7 agosto 2023, Tabella 17 del file con i dati sulle&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Case rifugio</a>&nbsp;(anno 2021).</figcaption></figure>



<p>Vero è che spesso i Servizi Antiviolenza dispongono di risorse limitate e di personale non specificamente formato ad affrontare la complessità che alcuni casi possono presentare. Sotto questo profilo va chiarito che non stiamo chiedendo ai singoli Servizi di affrontare questi casi in autonomia, li stiamo invece invitando ad affrontarli organizzandosi in modo diverso. Si tratta di costruire&nbsp;<strong>reti territoriali</strong>&nbsp;che mettano in comune risorse e competenze, nonché di disporsi a lavorare con&nbsp;<strong>équipe multidisciplinari</strong>&nbsp;a composizione variabile, coinvolgendo di volta in volta le professionalità utili e necessarie ad affrontare in modo adeguato i casi in questione. I Servizi Antiviolenza sono invitati a adottare un nuovo approccio di base in cui il&nbsp;<strong>principio di inclusione</strong>&nbsp;per ogni tipo di limite, difficoltà, disagio o patologia della donna che chiede aiuto sia considerato come una premessa ineluttabile, un elemento di eccellenza, sia dal punto di vista organizzativo concreto (accessibilità dei Servizi Antiviolenza, inclusione dei figli/e anche con disabilità, operatrici formate, ecc.), che dal punto di vista etico e culturale. Esistono già&nbsp;<strong>esempi virtuosi</strong>&nbsp;di Servizi Antiviolenza che si sono disposti a lavorare in questo modo (se ne legga a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/servizi-antiviolenza-preparati-ad-accogliere-donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">questo link</a>), si tratta solo di seguirne le orme.</p>



<p>Ancor meno ricevibile è l’argomentazione, talvolta proposta, che si tratti di casi residuali, giacché le donne che rientrano nei criteri di esclusione indicati dalle Case rifugio&nbsp;<strong>non sono affatto in un numero trascurabile</strong>, ed in ogni caso non può considerarsi trascurabile nessun numero superiore allo zero. In merito va evidenziato che laddove il principio di accessibilità sia rispettato, emerge una&nbsp;<strong>dimensione altrimenti invisibile</strong>&nbsp;di richieste e aumenta la consapevolezza dei propri diritti e delle condizioni di violenza subìte anche da parte di donne con maggiori difficoltà e disagio.</p>



<p>Infine vale la pena di ricordare che chiunque operi nella Rete Antiviolenza è vincolato/a al rispetto dei princìpi di<strong>&nbsp;uguaglianza e non discriminazione</strong>&nbsp;sanciti dall’articolo 4 della&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/ConsiglioEuropa-ConvenzioneIstanbul-VolenzaDonne2011.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Convenzione di Istanbul</strong></a>&nbsp;(la&nbsp;<em>Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica</em>), che è stata ratificata dall’Italia con la&nbsp;<a href="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/07/01/13G00122/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legge 77/2013</a>, e che costituisce il riferimento normativo più elevato in tema di contrasto alla violenza di genere.</p>



<p>La presente campagna di sensibilizzazione, denominata “<strong>Non c’è posto per te!</strong>”, è pertanto finalizzata a far sì che&nbsp;<strong>nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza</strong>.</p>



<p>È importante sottolineare che non rientra nelle finalità di questa campagna discreditare i Servizi Antiviolenza. Non trarremmo alcun vantaggio da una simile operazione, e l’intera comunità ne sarebbe danneggiata. L’unico obiettivo della campagna è promuovere un’accoglienza senza discriminazioni. È proprio la consapevolezza di quanto sia&nbsp;<strong>preziosa e vitale</strong>&nbsp;la funzione svolta da tali Servizi, che rende intollerabile che qualcuna ne sia esclusa. Riteniamo infatti che rifiutarsi di accogliere anche una sola donna vittima di violenza significhi abbandonarla nelle mani del suo aggressore o del suo assassino, oppure relegarla in una condizione di subordinazione ed esclusione nel contesto in cui vive, e questo… ecco,&nbsp;<strong>questo deve finire!</strong></p>



<p>Più si accoglie senza discriminazioni, più le donne “tutte”, anche senza difficoltà complesse, modificano la propria percezione rispetto alle condizioni di vita di ciascuna e si possono attivare per chiedere aiuto e per sensibilizzare altre persone. Così si promuove il&nbsp;<strong>diritto per tutte di essere accolte e aiutate</strong>. Auspicabilmente, in questo modo, le stesse operatrici, le Reti di aiuto e i Servizi Antiviolenza diventano promotori e promotrici di consapevolezza ed emancipazione anche delle donne con limitazioni e difficoltà complesse.</p>



<p><strong>Richieste per i Servizi Antiviolenza</strong></p>



<ul><li><strong>Eliminazione dei meccanismi di esclusione dall’accoglienza</strong>&nbsp;delle ospiti e dei loro figli e figlie – formalizzati o meno – in ottemperanza alle disposizioni contenute nella Convenzione di Istanbul.</li><li><strong>Costituzione di reti territoriali</strong>&nbsp;finalizzate alla presa in carico delle donne vittime di violenza che sono esposte a discriminazione multipla/intersezionale.</li><li><strong>Disposizione a lavorare in</strong>&nbsp;<strong>équipe multidisciplinari</strong>&nbsp;a composizione variabile, coinvolgendo di volta in volta le professionalità utili e necessarie ad affrontare in modo adeguato la complessità che ciascun caso più presentare.</li></ul>



<p><strong>Richieste per le Istituzioni</strong></p>



<ul><li><strong>Introduzione del rispetto del principio di non discriminazione</strong>&nbsp;quale requisito richiesto per l’accesso ai fondi pubblici da parte dei Servizi Antiviolenza.</li><li><strong>Fissare un tempo di adeguamento</strong>&nbsp;entro il quale i Servizi Antiviolenza debbono eliminare i meccanismi di esclusione dall’accoglienza delle ospiti e dei loro figli e figlie – formalizzati o meno – onde evitare la sospensione dei finanziamenti pubblici.</li></ul>



<p>La campagna di sensibilizzazione “<strong>Non c’è posto per te!</strong>” è promossa da&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Informare un’h- Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli</strong></a>&nbsp;in collaborazione con le seguenti professioniste:&nbsp;<strong>Maria Giulia Bernardini&nbsp;</strong>(ricercatrice in Filosofia del Diritto presso l’Università di Ferrara),&nbsp;<strong>Martina Gerosa&nbsp;</strong>(urbanista, disability &amp; accessibility manager),&nbsp;<strong>Nadia Muscialini&nbsp;</strong>(psicoanalista e psicologa presso il Servizio Sanitario Nazionale),&nbsp;<strong>Piera Nobili&nbsp;</strong>(architetta),&nbsp;<strong>Maria Cristina Pesci&nbsp;</strong>(medica psicoterapeuta del progetto&nbsp;<a href="https://www.mondodonna-onlus.it/chiama-chiama/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CHIAMA chiAMA</a>&nbsp;di Bologna gestito congiuntamente dalle Associazioni MondoDonna&nbsp;e&nbsp;AIAS di Bologna&nbsp;– Associazione Italiana Assistenza Spastici), e, chi scrive,&nbsp;<strong>Simona Lancioni</strong>, in qualità di responsabile del centro promotore della campagna. Inoltre la campagna ha ottenuto i&nbsp;<strong>patrocini</strong>&nbsp;della&nbsp;<a href="https://www.uildm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>UILDM Nazionale</strong></a>&nbsp;(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), del&nbsp;<a href="https://www.cerpa.org/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>CERPA Italia</strong></a>&nbsp;(Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità), dell’Associazione&nbsp;<a href="https://www.femminilemaschileplurale.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Femminile Maschile Plurale</strong></a>&nbsp;(FMP) di Ravenna.</p>



<p>Per favorire la diffusione dell’iniziativa attraverso i social sono state prodotte alcune brevi&nbsp;<strong>clip informative</strong>&nbsp;curate dalle professioniste coinvolte nel progetto. Alla predisposizione dei filmati hanno collaborato anche&nbsp;<strong>Alessandro Pecori</strong>, responsabile operativo dello sportello&nbsp;<a href="https://www.informarecomunicando.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Informarecomunicando</strong></a>&nbsp;di Pisa, che ha fornito un supporto tecnico;&nbsp;<strong>Delphine Caron</strong>, docente della lingua dei segni italiana (LIS) ed attivista per i diritti delle donne e delle persone sorde che ha prodotto il filmato in questa lingua; e l’Associazione&nbsp;<a href="https://www.blindsight.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Blindsight Project</strong></a>&nbsp;che ha curato la&nbsp;<strong>audiodescrizione&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>sottotitolazione&nbsp;</strong>delle clip allo scopo di rendere fruibili i contenuti informativi anche dalle persone con disabilità sensoriali, in particolare hanno collaborato&nbsp;<strong>Laura Raffaeli</strong>, presidente dell’Associazione,&nbsp;<strong>Laura Giordani</strong>, che ha curato i testi dell’audiodescrizione,&nbsp;<strong>Barbara Paradiso</strong>, che ha curato la sottotitolazione,&nbsp;<strong>Alessandra Paganelli</strong>, che ha prestato la voce per l’audiodescrizione, e&nbsp;<strong>Luca Ruffini&nbsp;</strong>della Pselion Web Agency, che ha curato il mix e il montaggio. Tutto il materiale è liberamente fruibile dai seguenti link:</p>



<ul><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/890686091903767?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Presentazione della campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!”</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Simona Lancioni</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/1592015391329730?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Servizi Antiviolenza</em><em>: una proposta di organizzazione inclusiva</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Nadia Muscialini</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/watch/?v=701102201930193&utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Un esempio virtuoso di Servizio Antiviolenza inclusivo: lo Sportello CHIAMA chiAMA di Bologna</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Maria Cristina Pesci</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/6694673277246546?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>I princìpi di uguaglianza e non discriminazione nella Convenzione di Istanbul</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Maria Giulia Bernardini</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/288624384147677?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Accessibilità e inclusione dei Servizi Antiviolenza</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Piera Nobili</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/1013677256565119?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>L’accessibilità delle informazioni sui Servizi Antiviolenza</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Martina Gerosa</strong>, riprese di&nbsp;<strong>Diego Villalón</strong>.</li><li><em><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/3677549922476465?utm_source=rss&utm_medium=rss">La campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” in LIS</a></em>, a cura di&nbsp;<strong>Delphine Caron&nbsp;</strong>(alla traduzione in LIS ha collaborato&nbsp;<strong>Mita Graziano</strong>, le riprese sono state fatte preso il&nbsp;<strong>Museo della Seta&nbsp;</strong>di Como, mentre le opere sullo sfondo sono dell’artista<strong>&nbsp;Davide Molteni</strong>).</li></ul>



<p>Inoltre, per consentire l’accesso alle informazioni a chi ha difficoltà a utilizzare i consueti testi scritti, questa campagna di sensibilizzazione è stata realizzata anche nella&nbsp;<strong>versione facile da leggere e da capire</strong>&nbsp;(<em>Easy To Read</em>, disponibile a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Non-c-e-posto-per-te-linguaggio-facile.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>questo link</strong></a>), a cura di&nbsp;<strong>Francesca Stella</strong>, formatrice nazionale del linguaggio&nbsp;<em>Easy To Read</em>&nbsp;e lettrice di prova del gruppo dell’<a href="http://www.anffasudine.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>ANFFAS di Udine</strong></a>&nbsp;(Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), e nella&nbsp;<strong>versione con i simboli della</strong>&nbsp;<strong>comunicazione aumentativa alternativa</strong>&nbsp;(CAA, disponibile a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Non-c-e-posto-per-te-CAA-def_compressed.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>quest’altro link</strong></a>), a cura di&nbsp;<strong>Stefania Costantini&nbsp;</strong>(educatrice socio-pedagogica).</p>



<p>L’immagine scelta per questa campagna di sensibilizzazione è stata realizzata dall’illustratrice&nbsp;<strong>Paola Formica</strong>. Essa raffigura una panchina rossa, uno dei simboli del contrasto alla violenza di genere, ma questa, a differenza delle altre, è una “<strong>panchina rossa ostile</strong>”, infatti sulla seduta è stato applicato un divisorio per impedire che le persone senza fissa dimora vi si possano sdraiare. Essere senza fissa dimora è uno dei criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti adottati dalle Case rifugio. L’opera vuole essere il simbolo di un’<strong>accoglienza selettiva che va superata</strong>.</p>



<p>La campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” è rivolta ai Servizi Antiviolenza, alle Istituzioni e a tutta la popolazione. Essa è&nbsp;<strong>aperta alla sottoscrizione</strong>&nbsp;sia&nbsp;di&nbsp;<strong>Enti&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Gruppi</strong>&nbsp;che di&nbsp;<strong>singole persone</strong>&nbsp;(per aderire o per informazioni scrivere a&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>).</p>



<p>Simona Lancioni<br>Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)</p>



<p><strong>Nota su Informare un’h</strong><br>Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) è un servizio informativo in tema di disabilità della&nbsp;<a href="https://pisa.uildm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">UILDM Sezione di Pisa</a>&nbsp;(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Il centro presta molta attenzione alle questioni di genere, è impegnato da vent’anni nella promozione dei diritti delle&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/documentazione/donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">donne con disabilità</a>, ed in particolare nel contrasto alle discriminazioni multiple e alle&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/la-violenza-nei-confronti-delle-donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">violenze</a>&nbsp;che esse subiscono. Per info:&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.informareunh.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>



<p><strong>Pubblichiamo di seguito gli elenchi, in costante aggiornamento, dei Soggetti aderenti</strong></p>



<p><strong>Adesioni degli Enti/Gruppi</strong>&nbsp;(in ordine di arrivo)</p>



<p>1 Diritti alla Follia<br>2 Studio Legale Ferlin<br>3 Associazione Il Coraggio<br>4 Associazione Michele Baù – Angeli con le ali<br>5 Associazione per i Diritti Umani<br>6 Centro di Relazioni Umane di Bologna<br>7 Associazione Code per Curiosi<br>8 Associazione Diritti Senza Barriere<br>9 Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare)<br>10 Associazione Libere Sinergie<br>11 Progetto Aisha<br>12 Circolo Chico Mendez<br>13 Centro per l’alternativa alla psichiatria Francesco Lorusso<br>14 Centro Antiviolenza Vittore Buzzi di Milano<br>15 CCDU – Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani<br>16 Superando.it<br>17 Coordinamento Etico dei Caregivers di Pisa<br>18 Gruppo Donne del GALM (Gruppo Animazione Lesionati Midollari)<br>19 Comunità Fragole Celesti<br>20 Associazione DisabilmenteMamme</p>



<p><strong>Adesioni di persone</strong>&nbsp;(in ordine di arrivo)</p>



<p>1 Vittoria Doretti<br>2 Paola Cavalieri<br>3 Giuseppe Zecchini<br>4 Anna Francesca Masiero<br>5 Sara Boicelli<br>6 Silvia Cutrera<br>7 Vincenzo Lorubbio<br>8 Simona Ferlin<br>9 Luisella Bosisio Fazzi<br>10 Orietta Baù<br>11 Silvia Fasolin<br>12 Sara Bonanno<br>13 Simone Madussi<br>14 Ubaldo Balestriere<br>15 Simona Sforza<br>16 Aldo Schiavello<br>17 Simona Maffei<br>18 Isabella Groppi<br>19 Federica Danesi<br>20 Sofia Cuberli<br>21 Luisa Mariani<br>22 Antonella Rosa<br>23 Federico Girolomoni<br>24 Chiara Cuberli<br>25 Marta Silimbani<br>26 Maria Tarallo<br>27 Elisabetta Stellato<br>28 Annalisa Cuberli<br>29 Nadia Fiorentino<br>30 Eliane Rodrigues<br>31 Maria Grazia Nichetti<br>32 Sara Lancioni<br>33 Marcella Corsi<br>34 Paolo Addis<br>35 Vito Totire<br>36 Simonetta Cuberli<br>37 Luca Benvenga<br>38 Mario Bernardini<br>39 Ivonne&nbsp;Pattuelli<br>40 Marina Lombardi<br>41 Paola Persici<br>42 Alberto Brugnettini<br>43 Cinzia Mancini<br>44 Laura Scudieri<br>45 Nathalie Paris<br>46 Maria Chiara Quadrini<br>47 Linda Lamborghini<br>48 Bimba Landmann<br>49 Sandra Rossetti<br>50 Pietro Lodi<br>51 Cinzia Pennati<br>52 Vincenzo Cadoni<br>53 Andrea Pancaldi<br>54 Mara Ruele<br>55 Mauro Pirani<br>56 Emanuele Giorgi<br>57 Gabriele Giorgi<br>58 Antonella Tarantino<br>59 Maria Paola Giubileo<br>60 Francesco Comelli<br>61 Barbara Badiani<br>62 Grazia Trunfio<br>63 Giovanni Conte<br>64 Tommasa Lombardi</p>
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		<title>Uniti per Unire: nasce l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 07:27:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Così, la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,l&#8217;unione medica euro mediterranea (Umem) e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire esprimono i loro auguri a tutte le donne di tutti i&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="804" height="804" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15147" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 804w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 804px) 100vw, 804px" /></figure>



<p>Così, la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,l&#8217;unione medica euro mediterranea (Umem) e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire esprimono i loro auguri a tutte le donne di tutti i paesi del mondo invitando tutti a difendere i diritti ,la libertà, la sicurezza e l&#8217;autonomia delle donne. Oggi un giorno importante a livello mondiale per la festa delle donne che deve far riflettere tutti per quanto riguarda l&#8217;importanza del ruolo delle donne nelle società tutti i giorni, non solo l&#8217;8 marzo. Le donne hanno vinto numerose battaglie ma dobbiamo far ancora tanto per combattere la violenza contro le donne e rispettare tutti i loro diritti.</p>



<p>&#8220;Le nostre associazioni e comunità da anni sono contro la violenza sulle donne con iniziative pubbliche ,sportello online e assistenza sanitaria, valorizzando il ruolo delle donne. Per questo lanciamo oggi l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne di Uniti per Unire, Amsi ,Co-mai e Umem per intensificare il nostro impegno tutti i giorni con iniziative,ricerca ,statistiche e proposte&#8221;, così dichiara il presidente Amsi e Co-mai e membro registro esperti Fnomceo, Foad Aodi, lanciando il *#Manifesto dell&#8217;Osservatorio internazionale Anti-violenza sulle Donne con statistiche del 2020 e proposte per il futuro.</p>



<p>*Statistiche*</p>



<p>Sono aumentate del 40% le patologie ortopediche di cui il 60% sono donne nel periodo del coronavirus, per motivi di eccessivo impegno professionale e casalingo, scarsa attività fisica , stress e sovrappeso.</p>



<p>Sono aumentate le crisi famigliari in Italia e nel mondo di circa 25% ,per colpa della crisi economica famigliare e del lockdown.</p>



<p>Sono in aumento continuo le violenze sessuali contro le donne migranti durante i loro &#8220;viaggi della speranza&#8221; e nel mare.</p>



<p>Sono in aumento le discriminazioni ed i pregiudizi contro le donne musulmane e dottoresse con il velo sui posti di lavoro.</p>



<p>In Italia e in Europa sono pochissime le donne che indossano il burqa ; ci sono già leggi che chiedono il viso scoperto per l&#8217;identificazione in pubblico e vanno rispettate ed attuate per tutte.</p>



<p>Il 55% dei professionisti della sanità di origine straniera sono donne( circa 40.000), molto impegnate nella difesa dei diritti di tutte le donne e i pazienti.</p>



<p>Ecco le nostre&nbsp;proposte:</p>



<p>Intensificare i centri anti-violenza con sportelli d&#8217;ascolto ed online con collaborazione interprofessionale , per sostenere le donne nel superare il tunnel della sofferenza.</p>



<p>Consentire a tutte le donne, in tutti i paesi, di svolgere in libertà e senza ostacoli burocratici le loro attività professionali ,attività fisica e la partecipazione a manifestazioni pubbliche.</p>



<p>Sostenere i figli delle donne che hanno subito violenza e&nbsp;promuovere progetti di riabilitazione gratuiti per il loro rinserimento nella società senza traumi.&nbsp;</p>



<p>Rispettare il principio dell&#8217;eguaglianza per tutte e chi sbaglia paga senza sconto ne&#8217; giustificazioni.</p>



<p>Intensificare la prevenzione e l&#8217;assistenza sanitaria per le donne migranti senza permesso di soggiorno</p>



<p>Combattere la mutilazione genitale femminile con leggi internazionali chiare e senza ambiguità.</p>



<p>Combattere ogni forma di disinformazione, pregiudizio, discriminazione contro le donne di altre religioni o culture.</p>



<p>Questi sono i punti che hanno una priorità nel trovare soluzioni concrete da parte delle istituzioni per combattere ogni forma di violenza contro le donne: fisica, verbale ,mentale e sessuale. Non saremo mai liberi se non ce&#8217; una libertà , rispetto dei diritti e sicurezza completa per tutte le donne,  in tutti i paesi del mondo, così chiude Aodi. </p>
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		<title>#25novembre. Contrastare la violenza sulle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2020 09:24:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alicia Brull Valle Con l&#8217;avvicinarsi della Giornata mondiale contro la violenza di genere, e in vista delle restrizioni imposte in tutta Italia, il 2020 sarà segnato da numerosi eventi online. Pertanto, quest&#8217;anno può&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alicia Brull Valle </p>



<p>Con l&#8217;avvicinarsi della Giornata mondiale contro la violenza di genere, e in vista delle restrizioni imposte in tutta Italia, il 2020 sarà segnato da numerosi eventi online. Pertanto, quest&#8217;anno può essere visto anche come un&#8217;opportunità per formarsi sulla violenza di genere partecipando alle varie attività proposte, la maggior parte delle quali possono essere seguite da casa.</p>



<p>Iniziamo con le iniziative organizzate da Associazione Licenza poetica in collaborazione con Associazione Per i Diritti umani:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def-724x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14822" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def-724x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def-768x1086.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def-1086x1536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1414w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p>Ma potete seguire anche le seguenti iniziative:</p>



<p><strong>21/11/2020</strong></p>



<ul><li>15:30. Evento Online &#8220;Diventare DONNA nonostante l’Italia: Recostruirsi attraverso la scrittura´´. In questo evento, tre scrittici afroamericane daranno voce alle esperienze legate al loro background. Il progetto è stato organizzato da Arising Africans.</li></ul>



<figure class="wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-www-onuitalia-it"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="48WEGDg6x0"><a href="https://www.onuitalia.it/event/diventare-donna-nonostante-litalia-ricostruirsi-attraverso-la-scrittura/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Diventare DONNA nonostante l’Italia – Ricostruirsi attraverso la scrittura</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Diventare DONNA nonostante l’Italia – Ricostruirsi attraverso la scrittura&#8221; &#8212; www.onuitalia.it?utm_source=rss&utm_medium=rss" src="https://www.onuitalia.it/event/diventare-donna-nonostante-litalia-ricostruirsi-attraverso-la-scrittura/embed/#?secret=48WEGDg6x0&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="48WEGDg6x0" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<ul><li>Webinar su Youtube &#8220;Stereotipi di genere, affetività e teen dating violence´´, tenuto dal’Università Cattolica del Sacro Cuore. <a href="https://youtu.be/hNCrcpP5CXQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/hNCrcpP5CXQ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<p><strong>22/11/2020</strong></p>



<ul><li>Virtual race &#8220;We Run Libere di Correre´´ in tutta l’Italia promossa di Angels in Run. Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: un mese di eventi dal 13 novembre al 15 dicembre 2020 Eventi a Verona<br>&nbsp;<a href="https://www.veronasera.it/eventi/www.angelsinrun.it/we-run/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.angelsinrun.it/we-run/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<p><strong>23/11/2020</strong></p>



<ul><li>10:30-13:30. Webinar&nbsp;&#8220;L’odio online contro le donne: una forma di violenza´´ organizzato dal Osservatorio Italiano sui Diritti. Per participare è necessario iscriversi attraverso la mail <a href="mailto:voxdiritti.redazione@gmail.com">voxdiritti.redazione@gmail.com</a></li></ul>



<ul><li>Ciclo di 5 Webinar su Zoom &#8220;Le parole non bastano´´ sul lavoro in rete contro la violenza di genere organizato per il Centro Antiviolenza Mascherona di Genova.</li></ul>



<p><strong>24/11/2020</strong></p>



<ul><li>19:00. Meeting su Zoom su &#8220;La violenza sulle donne nel mondo digitale´´, in cui si discuteranno aspetti in relazione alla violenza nel ambito internet. https://us02web.zoom.us/j/8714172739?utm_source=rss&utm_medium=rss (link Zoom).</li></ul>



<ul><li>Il 24 novembre, alle ore 11:00, il Centro Ateneo per i Diritti Umani&nbsp;<em>Antonio Papisca&nbsp;</em>e “Il Centro Veneto progetti Donna” organizzano un webinar sul tema “Donne, violenza e Covid”. L’evento si terrà in diretta streaming su Facebook. <a href="https://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Webinar-Donne-violenza-e-Covid-martedi-24-novembre-2020/5413?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Webinar-Donne-violenza-e-Covid-martedi-24-novembre-2020/5413?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<p><strong>25/11/2020</strong></p>



<ul><li>Webinar professionale: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne il 25 Novembre dalle 10.00 alle 12.00. Iscrizione obligatoria <a href="http://www.anvu.it/event/webinar-professionale-giornata-internazionale-per-leliminazione-della-violenza-sulle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.anvu.it/event/webinar-professionale-giornata-internazionale-per-leliminazione-della-violenza-sulle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>12:30-15:30. Convegno su Zoom &#8220;La valutazione del rischio nella violenza di genere´´, promosso da Ve.G.A. e Telefono Rosa.</li></ul>



<ul><li>Il 25 novembre, la Camera di Commercio di Torino organizza un webinar, a partire dalle ore 16:00, dal titolo&nbsp;il “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”. Un roadshow promosso con l’obiettivo di affrontare la situazione di crisi economica provocata dalla pandemia con proposte concrete come il Manifesto “L’Italia che riparte è più donna” e il Protocollo d’intesa sul rilancio dell’occupazione femminile.</li></ul>



<ul><li>17:00. Mostra &#8220;STOP/Campagna contro l’uso di linguaggio violento e sessista, promossa dal Comitato Unico di Garanzia dell’Università di Verona. <a href="https://www.univr.it/it/stop/-campagna-contro-l-uso-di-un-linguaggio-sessista?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.univr.it/it/stop/-campagna-contro-l-uso-di-un-linguaggio-sessista?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>Il Festival del Buon Vivere 2020 online fino al 29 Novembre. Il tema è &#8220;Femminile Plurale´´, il punto di vista femminile negli eventi culturali proposti. <a href="https://www.virgilio.it/italia/roma/eventi-per_donne/il-festival-del-buon-vivere-2020-online-tema-femminile-plurale-il-punto-di-vista-femminile_7867703_6-prossima_settimana?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.virgilio.it/italia/roma/eventi-per_donne/il-festival-del-buon-vivere-2020-online-tema-femminile-plurale-il-punto-di-vista-femminile_7867703_6-prossima_settimana?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<p><strong>26/11/2020</strong></p>



<ul><li>18:30. Conferenza su Zoom &#8220;Camminare insieme per uscire dalla violenza. Il ruolo del Centro Antiviolenza´´, promossa da Soroptimist International Club di Verona,&nbsp;Associazione Telefono Rosa di Verona,&nbsp;Fidapa Verona Centro e Fidapa Verona Est. Link su Zoom: <a href="https://zoom.us/j/96002074081?pwd=UDU0ZG96ZHVtK2lCS1ExQnNzazdYZz09&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://zoom.us/j/96002074081?pwd=UDU0ZG96ZHVtK2lCS1ExQnNzazdYZz09&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<p><strong>27/11/2020</strong></p>



<ul><li>8:30-12:30. Meeting su Zoom, &#8220;Prendersi cura delle vittime di violenza´´, promosso dal Centro Studi Criminologici Psicoforensi. Inscrizione necessaria via email <a href="mailto:studicriminologicipsicoforensi@gmail.com">studicriminologicipsicoforensi@gmail.com</a></li></ul>
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		<title>Tutelare le donne, per tutelare la Vita. Intervista a Matilde D&#8217;Errico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 07:26:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Matilde D&#8217;Errico che lavora come autrice televisiva e regista. Insieme a Maurizio Iannelli ha ideato la trasmissione Amore criminale, ormai giunta alla quindicesima stagione. È tra i fondatori&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/12/17/tutelare-le-donne-per-tutelare-la-vita-intervista-a-matilde-derrico/">Tutelare le donne, per tutelare la Vita. Intervista a Matilde D&#8217;Errico</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong>ha intervistato<strong> </strong>Matilde D&#8217;Errico<strong> </strong>che lavora come autrice televisiva e regista. Insieme a Maurizio Iannelli ha ideato la trasmissione <em>Amore criminale,</em> ormai giunta alla quindicesima stagione. È tra i fondatori della Bastoggi Docu&amp;Fiction. Nel 2014, per Einaudi, ha pubblicato il libro <em>L&#8217;amore criminale.</em></p>



<p>Ringraziamo molto Matilde D&#8217;Errico.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="620" height="340" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13364" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Da dove parte il suo interesse e l&#8217;impegno per l&#8217;universo femminile?</strong></p>



<p>Parte dalla lettura di un articolo che commentava, nel 2006, i dati di una ricerca statistica dell’Eures. La ricerca era relativa agli omicidi che avvengono in famiglia. Il numero degli omicidi avvenuti in famiglia era molto alto e all’epoca mi aveva colpito soprattutto il dato che la maggior parte delle vittime fossero donne. E’ iniziato tutto da lì. Mi sono documentata, ho verificato con la Polizia di Stato quei dati e ho pensato che fosse mio dovere fare qualcosa attraverso il mio lavoro.</p>



<p><strong>Perché
lo storytelling può essere importante per le donne vittime di abusi?</strong></p>



<p>E’
importante perché si attiva un meccanismo di riconoscimento. Ci si
identifica con la storia narrata e si inizia a riflettere, si colgono
alcuni segnali che fino a quel momento si sottovalutavano o si
ignoravano. 
</p>



<p>Le
storie narrate hanno un valore di archetipo, sono storie universali
nelle quali una donna vittima di violenza – fisica o psicologica –
può rivedersi e prendere coscienza della sua situazione.</p>



<p><strong>A
chi possono rivolgersi le donne vittime di violenza? E qual è la sua
opinione sulla legge “Codice rosso? </strong>
</p>



<p>Le
donne che vivono una situazione di violenza nel rapporto di coppia o
in famiglia possono rivolgersi innanzitutto alle Forze dell’Ordine,
polizia o carabinieri che ormai sono sempre più preparati e formati
sul tema della violenza sulle donne. Poi possono rivolgersi ai Centri
Antiviolenza, diffusi un po’ in tutta Italia. Il lavoro dei Centri
Antiviolenza è molto prezioso. Possono rivolgersi anche ai Servizi
Sociali della propria città e infine possono telefonare al 1522, il
numero nazionale antiviolenza, gestito da Telefono Rosa e attivo 24
ore su 24.</p>



<p>Per
quel che riguarda il Codice Rosso credo sia necessario migliorarlo;
ha bisogno – come strumento operativo – di essere rivisto e
migliorato.</p>



<p><strong>Chi
si prende cura dei figli delle donne che decidono di denunciare
mariti e compagni? E in che modo si possono aiutare e tutelare?</strong></p>



<p>Spesso
se ne prendono cura le madri stesse che denunciano, oppure i nonni
materni. Un aiuto prezioso arriva sempre dai Centri Antiviolenza che
nelle case-rifugio accolgono sia la donna che denuncia che i suoi
bambini. Sicuramente andrebbero tutelati meglio, come vanno tutelate
meglio le donne. Pensiamo anche ai tanti orfani di femminicidio,
bambini che vivono il doppio trauma della morte della mamma,
ammazzata dal padre che poi va in carcere. Finalmente pare che il
Governo stia trovando i soldi per rendere operativa la legge sugli
orfani di femminicidio. Mi auguro sia così.</p>



<p><strong>E’
possibile, a suo parere, fare un percorso di consapevolezza anche
insieme agli uomini?</strong></p>



<p>Si,
è possibile. Non bisogna parlare solo alle donne. Gli uomini sono
parte in causa. Occorre lavorare insieme per cambiare la mentalità,
la cultura. La violenza di genere è un problema soprattutto
culturale. Occorre però iniziare presto, da bambini. I genitori
devono insegnare ai propri figli ad amare in modo sano. Va fatta una
vera e propria educazione sentimentale. E anche la scuola può avere
un grandissimo ruolo.</p>
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		<title>Oggi, sabato 14 settembre, inaugurazione secondo centro antiviolenza Marie Anne Erize</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 07:04:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>stefania catalloroma, Italia Duecento metri quadrati di libertà per le donne vittime di violenze, oltre che per i ragazzi e le ragazze omosessuali cacciati di casa: è questo lo spazio che il Tribunale di&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p><strong class="">stefania catallo</strong>roma, Italia</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://assets.change.org/photos/7/jo/ln/ByJOlNJcFuZsBDt-800x450-noPad.jpg?1568090066&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p></p>



<p>Duecento metri quadrati di libertà per le donne vittime di violenze, oltre che per i ragazzi e le ragazze omosessuali cacciati di casa: è questo lo spazio che il Tribunale di Sorveglianza per le Misure Speciali ha affidato al centro antiviolenza Marie Anne Erize di Roma.</p>



<p>L&#8217;assegnazione dell&#8217;immobile – una villa confiscata alla criminalità organizzata, situata a Lunghezza, nel quadrante est di Roma – conferma che il miglior utilizzo dei patrimoni sottoposti a sequestro è l&#8217;uso sociale. Ne sono esempio altre attività che sono iniziate nei luoghi sottratti alla mafia e che ora sono occupati da laboratori o cooperative formate da persone in stato di fragilità.</p>



<p>“Quando siamo entrate nella villa, pur rendendoci conto delle sue potenzialità, ci siamo chieste: e adesso come faremo ad arredarla? Chi ci darà il denaro necessario?” ha dichiarato Stefania Catallo, presidente del centro antiviolenza. “Invece, grazie ad un passaparola, abbiamo ricevuto ogni cosa potesse servirci: dalle sedie ai letti alle posate. La solidarietà è stata enorme e per noi che siamo autofinanziate, è stata salvifica. “</p>



<p>La villa è diventata inoltre un laboratorio artistico, grazie alle opere realizzate da alcuni tra i maggiori street artist italiani: Aloha, Chimpa e Tina Loiodice hanno decorati alcuni ambienti della casa, dando vita a una struttura unica dove le donne “possano trovare un&#8217;oasi di pace e bellezza, nella quale riprogettare la loro vita” , ha dichiarato Catallo.</p>



<p>La nuova struttura ospiterà anche una parte della Biblioteca Marie Anne Erize, già presente nella sede operativa del centro situata alla Romanina, e una sartoria solidale.</p>



<p>L&#8217;inaugurazione è prevista per sabato 14 settembre e sarà organizzata come un open day, nel quale si potrà partecipare a laboratori sulla violenza di genere, sulle emozioni e sulla genitorialità, condotti dalle professioniste della struttura.</p>



<p>L&#8217;attore teatrale Emilio Spataro darà vita ad una performance molto intensa: “Il femminicida e la crisalide”, interpretando due personaggi diametralmente opposti e, purtroppo, attuali.</p>



<p>L&#8217;inaugurazione avrà come madrine Carla Cucchiarelli e Antonella Armentano, giornaliste del TG Lazio, e Alessandra Barletta, giornalista de Il Manifesto. I tassisti dell&#8217;associazione Tutti Taxi per Amore porteranno aiuti per le donne e i ragazzi ospiti della casa; è prevista inoltre la presenza dei magistrati che si sono occupati dell&#8217;assegnazione dell&#8217;immobile.</p>



<p>A partire dalle 17, l&#8217;accesso alla struttura sarà riservato e su invito; i giornalisti che volessero partecipare possono accreditarsi attraverso la mail: scuolaerize@libero.it</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/F0Iun_3n2Y8?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p>Per continuare a firmare la petizione:  <br><a href="https://www.change.org/p/ignazio-marino-salviamo-il-centro-antiviolenza-di-tor-bella-monaca/u/25052138?cs_tk=AhEzzWNvV_35Atthe10AAXicyyvNyQEABF8BvIFaBMNuT4WpM1a4xXykXVI%3D&amp;utm_campaign=af0d9819f894472eb6be791032343a3d&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=petition_update&amp;utm_term=cs&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/ignazio-marino-salviamo-il-centro-antiviolenza-di-tor-bella-monaca/u/25052138?cs_tk=AhEzzWNvV_35Atthe10AAXicyyvNyQEABF8BvIFaBMNuT4WpM1a4xXykXVI%3D&amp;utm_campaign=af0d9819f894472eb6be791032343a3d&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=petition_update&amp;utm_term=cs&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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		<title>MediAttivisti. Una rete tra giornalisti indipendenti e attivisti social</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 06:04:30 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> aderisce alla rete di <strong>MediAttivisti</strong> di Pressenza e ne divulga il manifesto.</p>
<p><em>Dopo un percorso portato avanti da Pressenza nei suoi incontri di città e nell’incontro nazionale di Sezano del 6-7 aprile scorso si è formata la rete tra attivisti e giornalisti che ha preso il nome, dopo dibattito e votazione, di <strong>MediAttivisti</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/xpressenza10annirete_banner.png.pagespeed.ic_.I_jzkHNKfK-Copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12415" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/xpressenza10annirete_banner.png.pagespeed.ic_.I_jzkHNKfK-Copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1440" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/xpressenza10annirete_banner.png.pagespeed.ic_.I_jzkHNKfK-Copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/xpressenza10annirete_banner.png.pagespeed.ic_.I_jzkHNKfK-Copia-300x94.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/xpressenza10annirete_banner.png.pagespeed.ic_.I_jzkHNKfK-Copia-768x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/xpressenza10annirete_banner.png.pagespeed.ic_.I_jzkHNKfK-Copia-1024x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo momento di crisi il vecchio <b>mondo della violenza</b> (economica, sociale, mediatica, interpersonale) sta, speriamo, dando i suoi ultimi colpi di coda attraverso una <b>preoccupante deriva razzista e fascista</b> che investe molti paesi; il nuovo mondo si esprime e cresce, ma il suo spazio è frantumato e ancora poco efficace. I media tradizionali hanno tradito la loro funzione di quarto potere, di controllo e bilanciamento, e sono  <b>al servizio della speculazione finanziaria</b> e di quel modello socio-culturale costruito da una minoranza accentratrice ed affarista che genera disinformazione e distrazione. I militanti, nella base sociale, portano avanti le loro iniziative e cercano di condividerle con altri attivisti e soprattutto con il resto della popolazione a cui spesso non giungono le iniziative più interessanti, innovative.</p>
<p>La rete che mettiamo in moto vuole interconnettere le realtà di quello che abbiamo chiamato giornalismo indipendente con le realtà sociali, i collettivi, i movimenti che promuovono il cambiamento della società in un senso nonviolento, antidiscriminatorio, solidale, preoccupato dei diritti umani e della sorte dell’umanità. Due mondi che hanno bisogno di collaborare nella diversità affinché i messaggi giungano più lontano possibile.</p>
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		<title>Alessia Sorgato: ogni giorno dalla parte delle donne e dei minori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2019 07:31:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Alessia Sorgato, avvocato penalista; lavora in numerosi centri antiviolenza, sportelli anti-stalking e Onlus dedite alla protezione dei bambini e delle donne. Co-fondatrice dell&#8217;Associazione Amici della Casa dei&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Alessia Sorgato, avvocato penalista; lavora in numerosi centri antiviolenza, sportelli anti-stalking e Onlus dedite alla protezione dei bambini e delle donne. Co-fondatrice dell&#8217;Associazione Amici della Casa dei Diritti, pubblica per il blog &#8220;Gli intrusi&#8221; sul tema della violenza domestica e i diritti Lgbt.</p>
<p>Ringraziamo sentitamente Alessia Sorgato per il tempo che ci ha voluto dedicare.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/imgres51.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11994" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/imgres51.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="194" height="259" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><strong><span class="m_3506705592213028471s1">Vuole raccontarci brevemente la sua storia professionale e il ruolo che ora svolge per il Comune di Milano?</span></strong></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">Mi sono laureata nel 1993 con una tesi sulla testimonianza della vittima di abusi sessuali. Ho lavorato come avvocato della difesa per almeno quindici anni continuando a scrivere libri giuridici. Grazie a quello sullo stalking, nel 2010, ho incontrato Nadia Muscialini, allora Responsabile di un grande Centro antiviolenza e da lì ho cominciato ad assistere donne e minori. In questi anni abbiamo superato il centinaio di casi.</span></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">Ora vengo contattata sia da Associazioni che da singole, che chiedono consulenza, formazione e<span class="m_3506705592213028471Apple-converted-space">  </span>difesa processuale in Tribunale.</span></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">Con altre donne abbiamo fondato l&#8217;Associazione Amici della Casa dei Diritti del Comune di Milano, che ha sede in via de Amicis.</span></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><strong><span class="m_3506705592213028471s1">Perché ha deciso di lavorare per le donne maltrattate?</span></strong></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">Perché la posizione della vittima è molto meno tutelata di quella dell&#8217;accusato. Il nostro è un illuminato processo garantista stracolmo di diritti, prerogative e possibilità strategiche per l&#8217;indagato. Chi ha subito il torto, paradossalmente, deve sgomitare energicamente per far valere le proprie aspettative. È il cammino per fargliele riconoscere è appena cominciato. C&#8217;è moltissimo ancora da fare.</span></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><strong><span class="m_3506705592213028471s1">Quali sono le novità giuridiche in tema di pena per i reati contro le donne? E per quanto riguarda la loro tutela?</span></strong></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">In tema di &#8220;pena&#8221;, cioè di trattamento sanzionatorio, non abbiamo grandissime novità e questo è francamente uno dei grandi difetti del sistema: il nostro codice penale infatti risale al 1930! Registriamo solo qualche nuova previsione ( come gli Atti persecutori, introdotti nel 2009) e qualche aggravante (come quella sulla relazione affettiva). Strumenti processuali se ne sono introdotti dopo il 2013, anno di ratifica della Convenzione di Istanbul: purtroppo sono poco conosciuti e poco richiesti. Serve maggiore informazione e consapevolezza e soprattutto aggiornamenti per le Forze dell&#8217;Ordine.</span></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><strong><span class="m_3506705592213028471s1">Che tipo di percorso affrontano i figli delle donne che subiscono violenza domestica?</span></strong></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">È forse la parte più dolorosa del tema. Durante i maltrattamenti, i figli sono li, vittime a loro volta anche solo di violenza assistita. Vedono, sentono, assorbono. Alcuni &#8220;ereditano&#8221; l&#8217;atteggiamento paterno e finiscono per imitarlo. Altri reagiscono ed aiutano la madre. Ci sono casi in cui sono i ragazzini a chiedere aiuto ( agli insegnanti, allo psicologo scolastico, alle divise), i più grandicelli addirittura ci aiutano raccogliendo prove, ad esempio filmano e registrano scenate e botte.</span></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">Dopo la separazione sono gli assistenti sociali che monitorano le visite e spesso vi presenziano presso gli spazi neutri.</span></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><strong><span class="m_3506705592213028471s1">Perchè, a livello giuridico-legale, non si parla di “vittime”?</span></strong></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">Se rivolgete questa domanda alle associazioni, vi risponderanno che non si vuole stigmatizzarle e che loro stesse non accettano una definizione così passiva.</span></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">Se lo chiedete ai politici, vi diranno che si tratta di una forma di rispetto per cui si preferiscono sinonimi quali &#8220;parte lesa&#8221;, &#8220;persona offesa&#8221;.</span></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">Se interrogate me sul punto, vi dico che la vittima è scomoda a tutti.<span class="m_3506705592213028471Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><strong><span class="m_3506705592213028471s1">Lei si occupa anche di bullismo e di cyberbullismo: esiste un possibile legame tra questo fenomeno e la violenza di genere?</span></strong></p>
<p class="m_3506705592213028471p1"><span class="m_3506705592213028471s1">Eh si, temo proprio di sì. Lo si diceva poc&#8217;anzi no? I bambini sono spugne, se amano o ritengono un modello il loro padre-padrone, ne seguiranno le orme, ripetendo il copione prepotente sui loro compagni. Se una femmina vede sua madre subire zitta, senza reazioni ne&#8217; ribellioni, può a sua volta divenire zimbello dei pari. Sono cerchi di violenza da spezzare immediatamente.</span></p>
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		<title>Uomini, a dar voce alle Donne</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2018 09:15:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Uno spettacolo meraviglioso, di Uomini fortemente motivati contro la violenza sulle Donne. di Patrizia Angelozzi &#160; Sono stati otto uomini a interpretare la lotta alla violenza sulle Donne, coraggiosi e sensibili tanto da rapire&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11700" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-3-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-3-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></b></p>
<p><b>Uno spettacolo meraviglioso, di Uomini fortemente motivati contro la violenza sulle Donne.</b></p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Sono stati otto uomini a interpretare la lotta alla violenza sulle Donne</b>, coraggiosi e sensibili tanto da rapire il pubblico creando una atmosfera contagiosa ed emozionante.<br />
In una performance teatrale suggestiva, ascoltare dalle loro voci i racconti di donne che hanno subito, è stato molto importante.</p>
<p>Per sei giorni <b>un gruppo di soli uomini</b>, guidati dalla <b>regista Paola Leone</b>, partendo dalla fiaba di Charles Perrault Barbablù, ha indagato sul tema della violenza di genere senza pregiudizi.<br />
<b>I racconti intimi di tante donne</b> vittime di violenza sono stati affidati <b>ai protagonisti che prestando il corpo e la voce ne hanno raccontano la storia</b>.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11701" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-5-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-5-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p><b>Amadou, Andrea, Enzo, Francesco, Marco, Massimiliano, Francis e Pietro</b>. <b>Di età diverse tra loro,</b> dai diciotto anni agli anta, provenienti da Paesi diversi, lingue e culture e <b>tutti d’accordo sull’essere contro la violenza alle donne e dalla parte delle donne.</b><br />
I partecipanti di questa splendida performance per la tappa in Abruzzo, sono di <b>Vasto , Comune che ha fortemente voluto, insieme al Centro antiviolenza Donna Attiva,</b> sensibilizzare in modo nuovo ed efficace nella splendida cornice del Teatro Rossetti.</p>
<p>Le spose di BB, è un laboratorio teatrale per soli uomini sul tema della violenza di genere. All’interno di IO CI PROVO, che porta la firma all’ideazione e alla regia di Paola Leone, aiuto regista Gianluca Rollo, Musiche e sound design Filippo Bubbico, Film Maker Stelvio Attanasi e alle luci Andrea Pelusi.</p>
<p>Per info sui laboratori<br />
<a href="https://www.facebook.com/iociprovolaboratorio/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/iociprovolaboratorio/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">25 novembre. Giornata internazionale per l&#8217;Eliminazione della Violenza sulle Donne</span></strong></p>
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		<title>APP Antiviolenza Donne in Rete</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 11:07:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Segnaliamo la nuova app per smartphone di “D.i.Re &#8211; Donne in Rete contro la violenza”, scaricabile gratuitamente che riunisce gli 80 centri antiviolenza gestiti dall’Associazione Nazionale D.i.Re in un’unica mappa interattiva in modo tale&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Segnaliamo la </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">nuova app per smartphone di “</span></span></span><a href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #005189;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">D.i.Re &#8211; Donne in Rete contro la violenza”</span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;"> scaricabile gratuitamente che riunisce </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">gli 80 centri antiviolenza gestiti dall’Associazione Nazionale D.i.Re in un’unica mappa interattiva in modo tale da trovarli e contattali con un semplice click.</span></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"> E’ possibile inoltre registrarsi in maniera sicura e accedere all’area riservata dove </span></span><em><span style="font-family: serif;">questionari e test di conoscenza tematica aiutano a riconoscere le diverse forme di violenza e monitorare le situazioni a rischio; è prevista anche un’agenda telematica dove annotare </span></em><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">tutti gli episodi di violenza così da rendere più semplice la ricostruzione degli eventi se la donna sceglie di denunciare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9349" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n-300x137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
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