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	<title>apartheid Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>«LUBO» E «3000 NOTTI»: due film controcorrente</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 09:59:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbarbieri.org) L’ultimo film di Giorgio Diritti al cinema visto da Francesco Masala. A seguire un’intervista alla regista palestinese Mai Masri (ripresa da&#160;l’antidiplomatico) ispirato a un romanzo di Mario Cavatore&#160;(Il seminatore)&#160;Lubo&#160;è la storia di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/11/Lubo-6.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/11/Lubo-6-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-157133"/></a></figure></div>



<p>L’ultimo film di Giorgio Diritti al cinema visto da Francesco Masala. A seguire un’intervista alla regista palestinese Mai Masri (ripresa da&nbsp;<em>l’antidiplomatico</em>)</p>



<p>ispirato a un romanzo di Mario Cavatore<em>&nbsp;(</em><em>Il seminatore</em>)&nbsp;<em>Lubo</em>&nbsp;è la storia di uno zingaro jenisch svizzero, artista di strada, e della sua famiglia.</p>



<p>quando lo costringono a fare il militare gli portano via i figli e la moglie ne muore.</p>



<p>Lubo fugge e cerca i suoi figli, oltre a una personale vendetta, che è l’oggetto del libro.</p>



<p>Franz Rogowski è sempre bravissimo, e convincente, come tutte le attrici e gli attori.</p>



<p>il film dura tre ore, ma neanche un minuto è in più,&nbsp;Giorgio Diritti fa film bellissimi o straordinari, niente di meno.</p>



<p>la storia è una delle tante di quegli anni a danno della popolazione jenisch, sterilizzazione delle donne e furto dei bambini,&nbsp;motore di questo genocidio, durato fino al 1974, è la fondazione&nbsp;<em>Pro Juventute</em>, ennesimo esempio della banalità del male.</p>



<p>il film non è piaciuto troppo ai critici laureati, ognuno ha i suoi gusti, ma è di sicuro un film da non perdere, non te ne pentirai.</p>



<p>buona (jenisch) visione – Ismaele</p>



<p>ps 1: un bel film italiano sugli Jenisch, di&nbsp;Valentina Pedicini, si può vedere&nbsp;<a href="https://www.raiplay.it/programmi/dovecadonoleombre?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUI</a>, e&nbsp;<a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/dove-cadono-le-ombre-valentina-pedicini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;la recensione</p>



<p>ps 2: un grandissimo&nbsp;Franz Rogowski, in un film non apparso in Italia, è&nbsp;<a href="https://markx7.blogspot.com/2023/03/great-freedom-groe-freiheit-sebastian.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a></p>



<p>ps 3: un ritratto di Mariella Mehr, poetessa jenisch,&nbsp;<a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/ricordo-di-mariella-mehr/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a></p>



<p><em>INTERVISTA di ALESSABDRO BIANCHI a MAI MASRI</em></p>



<p>Girato in un carcere dismesso in Giordania,<em>&nbsp;<strong>3000 notti</strong></em>&nbsp;è il film che consacra a livello planetario la carriera della regista palestinese Mai Masri.<em>&nbsp;“Nel 2015,&nbsp;quando è stato realizzato il film, nelle prigioni israeliane si trovavano 6000 palestinesi, uomini, donne e minori. È la storia di una di loro”</em>, ha dichiarato in un’intervista l’autrice per descrivere la figura, divenuta iconica, della protagonista Layal, giovane palestinese arrestata senza nessun valido motivo dalle autorità israeliane e che scoprirà la sua maternità in carcere.</p>



<p><em>“Gli israeliani e la mia casa – Nablus e Shatila:&nbsp;Sotto le macerie”&nbsp;(1983); I bambini del fuoco (1990)”&nbsp;</em>fanno rivivere il dramma delle donne e bambini sotto l’occupazione. In “<em>Donne oltre le frontiere, 2004”,&nbsp;</em>si ascolta Kifah Afifi rievocare la brutalità del campo di Khyam: “<em>Sono morta cento volte ogni&nbsp;giorno in quella cella</em>”, e Soha Bechara, che ha messo in gioco la propria vita per la liberazione del suo Paese, ripetere:<em>&nbsp;“Non dimentichiamo la Palestina”.&nbsp;</em>Amore e resistenza sono i due temi che ricorrono sempre nelle opere di Mai Masri. “<em>I suoi film sono l’antitesi degli stereotipi che</em>&nbsp;<em>disumanizzano e tolgono i loro diritti ai palestinesi. Lei non documenta solo ciò che viene fatto subire ai palestinesi dal 1948, ma mostra chi sono veramente</em>”, chiosa alla perfezione Victoria Brittain in un bellissimo lavoro di raccordo delle opere della regista (“<em>Love and resistance in the films of Mai Masri</em>”). Le immagini nei lavori dell’artista palestinese non si soffermano esclusivamente sulla disperazione e dolore, si ostinano a cercare, anche nella più grande sofferenza, l’amore e la bellezza. Viene da domandarsi come sia possibile oggi alla luce delle immagini tremende del genocidio in corso a Gaza.</p>



<p><em>In esclusiva, l’AntiDiplomatico ha avuto l’onore di rivolgere alla grande artista palestinese alcune domande sulla mattanza in corso nella sua terra e la nuova fase del conflitto in Palestina.</em></p>



<p><strong>Da regista come vedi il ruolo del cinema rispetto allo sterminio in atto a Gaza nelle ultime settimane?</strong></p>



<p><em>Credo nella potenza della narrazione per la nostra lotta e nel ruolo del cinema per cambiare la narrativa sulla Palestina. Sfortunatamente i principali media hanno disumanizzato il popolo palestinese e la sua lotta già da molto tempo. Il cinema può svolgere un ruolo fondamentale nel mettere in luce la sofferenza e la resistenza del popolo di Gaza di fronte al genocidio in corso. Il nostro ruolo come registi di tutto il mondo è concentrarci sulle vite, le speranze e i sogni dei palestinesi. Mentre guardiamo le immagini dal vivo di morte e distruzione provenienti da Gaza, nessuno può affermare di non sapere cosa sta accadendo. Questo è il primo genocidio televisivo della storia. Una continuazione della Nakba del 1948, quando centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti a lasciare le loro case e la loro terra. Come regista palestinese sento la grande responsabilità non solo di testimoniare le atrocità che si stanno consumando a Gaza, ma anche di portare al mondo le nostre storie di umanità, speranza e resilienza.</em></p>



<p><strong>Cosa pensi del boicottaggio su artisti e accademici israeliani che partecipano a iniziative organizzate e patrocinate dallo stato d’Israele? A tuo avviso la campagna BDS (Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni) era valida già prima della posizione estremista del governo di Netanyahu?</strong></p>



<p><em>Il boicottaggio su artisti e studiosi israeliani che partecipano ad attività culturali sponsorizzate dallo stato d’Israele è uno strumento legittimo e potente contro l’occupazione e l’apartheid. E’ anche una forma di resistenza civile molto efficace, modellata sul successo della campagna mondiale di boicottaggio contro il governo razzista del Sud Africa. Il razzismo e l’apartheid sono state parte integrante della ideologia e della struttura dello Stato israeliano molto prima del governo estremista di Netanyahu. Durante le recenti proiezioni dei miei film negli Stati Uniti e in Europa, ho notato un cambiamento nell’opinione pubblica, soprattutto tra i giovani e gli studenti, molti dei quali sono ebrei e sono in prima linea nel movimento contro l’occupazione e l’apartheid. E’ incoraggiante vedere che ci sono sempre più artisti, studiosi e studenti ebrei in tutto il mondo che si oppongono all’occupazione israeliana e ai crimini di guerra contro il popolo palestinese e hanno assunto una posizione coraggiosa: “Non in nostro nome”.</em></p>



<p><strong>L’idea di uno Stato unico laico e democratico concepita dalla Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) prima degli accordi di Oslo, con il senno di poi, sarebbe stata la soluzione più saggia? Abbiamo visto che la narrazione due Stati due popoli ha portato all’avanzamento del progetto di colonizzazione d’insediamento da parte d’Israele e un netto e tragico peggioramento delle condizioni di vita del popolo palestinese.</strong></p>



<p><em>Ho sempre creduto in uno Stato unico laico e democratico per palestinesi e israeliani. Questa è l’unica soluzione praticabile ed equa per entrambi i popoli. C’è molta ipocrisia da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati europei che sostengono a parole la soluzione dei due Stati e non fanno nulla per attuarla. Questo ha incoraggiato Israele a continuare la sua brutale occupazione della Cisgiordania, a costruire centinaia di insediamenti illegali e a continuare ad assediare Gaza in violazione del diritto internazionale. Israele ha reso impossibile la soluzione dei due Stati. E’ tempo che il mondo prenda una posizione ferma e mantenga le promesse fatte ai palestinesi. Nonostante la tragica situazione a Gaza, sono molto fiduciosa che la Palestina sarà libera. E che questo accadrà mentre io sarò ancora in vita. Questa ingiustizia non può continuare. Nessuno potrà essere libero finché la Palestina non sarà libera.</em></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il massacro di Sharpeville</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2022 08:06:30 +0000</pubDate>
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<p>Di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>Il 21 marzo è ricorso l’anniversario del massacro di Sharpeville.</p>



<p>In quel giorno, dell’anno 1960, durante una manifestazione pacifica contro la politica dell’Apartheid, organizzata dal Pan Africanist Congress (PAC) a Sharpeville in Sudafrica, a sud di Johannesburg, la polizia sparò sulla folla dei dimostranti, uccidendo 69 persone.</p>



<p><a></a> L’<em>Apartheid, </em>formalmente abolito nel 1991, era di fatto presente in Sud Africa ancor prima del 1948, anno in cui fu ufficialmente istituito dal governo di etnia bianca (Partito Nazionale), per “favorire lo sviluppo ottimale” dei vari gruppi etnici (<em>ideologia dello sviluppo separato</em>), ma in realtà per agevolare il mantenimento del potere della minoranza bianca, attraverso un’intollerabile politica si segregazione e discriminazione razziale.</p>



<p><strong>Antefatto</strong></p>



<p>La manifestazione venne organizzata dal PAC per protestare contro l’“Urban Areas Act”, emanato dal Governo. Si trattava di un decreto conosciuto anche come Pass Law, “Legge del Lasciapassare”. Esso stabiliva che soltanto i cittadini neri provvisti del pass potessero andare nelle aree riservate alle persone bianche. Questo permesso sostanzialmente era un passaporto interno che i cittadini di colore dovevano esibire se fermati dalle forze dell’ordine. Conteneva informazioni quali nome e cognome della persona, impronte digitali, fotografia, generalità del datore di lavoro (che poteva essere solo un bianco), la data dalla quale il lavoratore risultava impiegato e una relazione sul suo comportamento.</p>



<p>Il lasciapassare, soprannominato dalle persone di colore “dompass” (“dom”, derivante dall’ inglese “dumb” – stupido &#8211; evidenziando il profondo disprezzo che essi nutrivano per il decreto governativo che l’aveva istituito), veniva dunque rilasciato solo a coloro che disponevano del permesso di lavorare nella zona dei bianchi.</p>



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<p><strong>Il massacro</strong></p>



<p>La mattina del 21 marzo 1960 più di 5.000 persone (altre fonti stimano una folla di circa 10.000 individui) si radunarono pacificamente presso la stazione di polizia di Sharpeville per protestare e chiedere di essere arrestate perché sprovviste di lasciapassare.</p>



<p>Il PAC chiese che gli uomini africani di ogni città e villaggio lasciassero i propri pass a casa, li invitò ad unirsi alla manifestazione e, in caso di arresto, di non pagare nessuna cauzione, nessuna difesa e nessuna multa. Il PAC sosteneva che se durante le proteste fossero state arrestate un migliaio di persone, le carceri si sarebbero riempite e l&#8217;economia si sarebbe fermata. Lo slogan, infatti, era: &#8220;NO BAIL! NO DEFENCE! NO FINE!&#8221;</p>



<p>Secondo la versione della polizia, i manifestanti avevano preso a lanciare pietre contro di loro e quindi, in preda al panico, essi avevano risposto sparando, al fine di disperdere la folla.</p>



<p>Moti testimoni oculari sostennero che la ricostruzione della polizia era falsa, volta unicamente a giustificare il ricorso alle armi, non essendo stato dato nessuno avviso ai manifestanti per disperdersi e mettersi in salvo. Successive prove dimostrarono che diverse persone vennero colpite alla schiena, mentre cercavano di scappare.</p>



<p>Il bilancio fu di 69 vittime (tra cui 8 donne e 10 bambini) e 180 feriti.</p>



<p><strong>Legge marziale</strong></p>



<p>A seguito della manifestazione del 21 aprile, in tutto il Sud Africa venne dichiarato lo stato di emergenza e applicata la legge marziale: vennero arrestate più di undicimila persone e le organizzazioni come il PAC vennero dichiarate fuorilegge.</p>



<p><strong>Reazione internazionale</strong></p>



<p>A livello internazionale il Sud Africa si trovò isolato, venendo aspramente condannato per il massacro. La Gran Bretagna estromise il Paese dal Commonwealth. Il primo aprile del 1960, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottò la Risoluzione 134. Tramite questa, le Nazioni Unite espressero solidarietà alle famiglie delle vittime, associandosi al loro dolore, condannando le azioni della polizia di Sharpeville e invitando il Governo sudafricano ad adottare misure che realizzassero “un’armonia razziale basata sull’uguaglianza, abbandonando definitivamente l’Apartheid.”</p>



<p><strong>Successivi sviluppi</strong></p>



<p>Dal 1994, in Sud Africa, il 21 marzo si commemora la “Giornata dei Diritti Umani in Sud Africa”.</p>



<p>Il 10 dicembre 1996, Nelson Mandela firmò la nuova Costituzione multirazziale del Sud Africa a Sharpeville.</p>



<p>Nel 1998, il TCR (“Truth and “Reconciliation Commission”, commissione nata con lo scopo di indagare sui crimini commessi durante l’Apartheid) censurò le azioni della polizia del 21 marzo 1960, sostenendo che erano state perpetrate gravi violazioni dei diritti umani e che era stata inutilmente utilizzata una forza eccessiva per fermare un raduno di persone disarmate.</p>



<p>Nel 2005, l’Onu dichiarò il 21 marzo “Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale”. Dopo il massacro di Sharpeville niente fu come prima. Esso segnò una netta linea di demarcazione nella storia del Sud Africa, che ebbe come conseguenza, come si è visto, l’isolamento internazionale del governo del Partito Nazionale, la comminazione di una serie di sanzioni internazionali e favorì allo stesso tempo, verso la fine del secolo, il progressivo superamento dell’Apartheid e l’elezione a presidente di Nelson Mandela, che aveva scontato ben 27 anni di carcere per l’attivismo antisegregazionista.</p>



<p>Vicenda molto triste, ma dall’evoluzione commovente per il riconoscimento dei diritti sociali, politici e civili ai sudafricani non bianchi, per aver riscattato tante lacrime e ripagato tanti dolori. Questa, tuttavia, è solo una delle tempeste della Storia, che si aggiunge a tante altre, devastanti e, disgraziatamente, anche contemporanee, su cui l’umanità dovrebbe costantemente meditare, affinché nessun uomo sia mai più sopraffatto dai suoi simili e nessun Popolo subisca la sottomissione, la tirannia, il genocidio.</p>
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		<title>Rapporto della commissione ESCWA dell’ONU sull’apartheid praticato da Israele. Un convegno importante a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2019 07:33:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 15 marzo 2017 la Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia occidentale (ESCWA) pubblicava un rapporto in cui&#160;si accusava&#160;Israele di aver stabilito un “regime di apartheid che opprime e domina il&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/06/01/rapporto-della-commissione-escwa-dellonu-sullapartheid-praticato-da-israele-un-convegno-importante-a-milano/">Rapporto della commissione ESCWA dell’ONU sull’apartheid praticato da Israele. Un convegno importante a Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://www.assopacepalestina.org/wp-content/uploads/2018/09/Pratiche-israeliane.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.assopacepalestina.org/wp-content/uploads/2018/09/Pratiche-israeliane-737x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-9138"/></a></figure></div>



<p>Il 15 marzo 2017 la Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia occidentale (ESCWA) pubblicava un rapporto in cui&nbsp;<a href="http://www.reuters.com/article/us-israel-palestinians-report-idUSKBN16M2IN?il=0&utm_source=rss&utm_medium=rss">si accusava</a>&nbsp;Israele di aver stabilito un “regime di apartheid che opprime e domina il popolo palestinese”. Tuttavia, pochi giorni dopo, il rapporto chiamato&nbsp;<em>Israeli Practices towards the Palestinian People and the Question of Apartheid</em>&nbsp;<a href="https://www.unescwa.org/sites/www.unescwa.org/files/publications/files/israeli-practices-palestinian-people-apartheid-occupation-english.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">è stato ritirato dal sito</a>&nbsp;delle Nazioni Unite per decisione del del segretario generale dell’ONU, António Guterres.</p>



<p>Il ritiro del documento suscitava forti polemiche, tanto che la stessa direttrice dell’ESCWA, Rima Khalaf, decideva per protesta di dimettersi dalla sua carica.</p>



<p>Il rapporto era stato compilato da Virginia Tilley, professoressa dell’Università dell’Illinois e da Richard Falk, inviato speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi e professore emerito della Princeton University.</p>



<p>L’intero documento è  tradotto in italiano da Traduttori Per la Pace (gruppo di traduttori professionisti volontari) e curato da Progetto Palestina. È disponibile al seguente link:</p>



<p><a href="https://www.mokazine.com/read/progettopalestinabds/pratiche-israeliane-nei-confronti-del-popolo-palestinese-e-questione-dell-apartheid-di-richard-falk-e-virginia-tilley?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.mokazine.com/read/progettopalestinabds/pratiche-israeliane-nei-confronti-del-popolo-palestinese-e-questione-dell-apartheid-di-richard-falk-e-virginia-tilley?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Segnaliamo il convegno che si terrà oggi a Milano,sabato 1 giugno 2019, a Milano</strong></p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="725" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/image003-725x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12570" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12570&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12570" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/image003-725x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 725w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/image003-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/image003-768x1084.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/image003.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 813w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></figure></li></ul>
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		<title>Giornata per i diritti dell’infanzia. Associazione 21 luglio: «Una celebrazione dimenticata dalle istituzioni, così come perdura la grave amnesia sui diritti dei minori rom nelle baraccopoli»</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/22/giornata-per-i-diritti-dellinfanzia-associazione-21-luglio-una-celebrazione-dimenticata-dalle-istituzioni-cosi-come-perdura-la-grave-amnesia-sui-diritti-dei-minori-rom-nelle-baraccop/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2018 08:31:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11691" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/unnamed-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/unnamed-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>20 novembre. In tutto il mondo, viene celebrata la Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che ricorda la data in cui la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia venne approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 20 novembre 1989.</p>
<p>In Italia, malgrado i diritti di bambini e adolescenti risultano gravemente compromessi, l’attenzione delle istituzioni resta ogni anno molto bassa e sempre più sporadiche sono le iniziative organizzate per dare risalto ad una commemorazione che ricorda la centralità dei diritti che riguardano l’infanzia. Tutto ciò malgrado <strong>nel nostro Paese si contino 1,2 di minori che vivono in condizione di povertà assoluta e quasi il doppio in povertà relativa</strong>. La maggiore condizione di disagio socio-economico si registra soprattutto nelle aree periferiche delle metropoli, dove la punta dell’iceberg si riscontra negli insediamenti formali e informali abitati in prevalenza da famiglie di origine rom composte da numerosi minori.</p>
<p>Oggi, in Italia, vivere in una baraccopoli significa per circa 14.000 minori rom trovarsi dalla nascita davanti a un percorso, i cui ostacoli sono rappresentati da condizioni economiche spesso critiche, ambiente degradato, segregazione abitativa caratterizzata da una lontananza non solo fisica, ma anche relazionale dal centro urbano, diseguaglianza educativa. La marginalizzazione di un bambino rom, che in Italia vive all’interno di un insediamento, non riguarda dunque solo il versante economico, ma anche territoriale, urbanistico, scolastico, sociale, culturale, abitativo ed etnico. Circa 8.000 minori vivono in insediamenti formali, progettati, realizzati e gestiti dalle istituzioni. Altri 6.000, invece, conducono la loro esistenza in insediamenti informali, costituiti da baracche, tende, giacigli di fortuna.</p>
<p>«<strong>Sembra incredibile, eppure nell’Italia del 2018, ancora è possibile registrare forme di esplicito “apartheid” che colpiscono l’infanzia rom</strong> – afferma Carlo Stasolla &#8211; Nei centri dove insistono i più grandi insediamenti, soprattutto nelle città di Torino, Roma e Napoli, ma anche in aree del Sud Italia, non si investe per ridare dignità e speranza ai “figli delle baraccopoli”, per combattere le diseguaglianze, per dare sostegno alle pochissime realtà che ancora si impegnano nell’offrire opportunità educative. Neanche nella Giornata per i diritti dell’infanzia ci si ricorda di loro!».</p>
<p>Il bambino rom in emergenza abitativa è infatti il più delle volte oggetto di una amnesia istituzionale. Spesso ci si ricorda di lui solo quando si apre una procedura giudiziaria. Si scopre allora dell’esistenza di bambini che “scompaiono” dai campi rom per riapparire nei fascicoli dei Tribunali per i minorenni. In Italia esiste una “statistica nascosta” che solo due ricerche curate nel passato hanno parzialmente portato alla luce. Dai dati emersi da un rapporto elaborato dalla ricercatrice Carlotta Saletti Salza nel 2010, <strong>in Italia un minore rom avrebbe 17 probabilità in più di essere dichiarato adottabile rispetto a un minore non rom</strong>. Uno studio successivo, realizzato da Associazione 21 luglio nel 2013, <strong>nella Regione Lazio un minore rom in emergenza abitativa, rispetto ad un suo coetaneo non rom, ha circa 60 possibilità in più di essere segnalato alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i Minorenni</strong>; circa 50 possibilità in più che per lui venga aperta una procedura di adottabilità e quasi 40 possibilità in più di essere dichiarato effettivamente adottabile.</p>
<p><a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=33a4595f79&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3D33a4595f79%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1542961141658000&amp;usg=AFQjCNG0e8m8APCy9qxw1dorNX5-Mh7Jxw&utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione 21 luglio</a> rileva come numerosi amministratori locali – facendo propria un’idea diffusa – davanti alle problematiche registrate dalla presenza di un insediamento rom, gettano la spugna, facendo prevalere l’approccio di un mondo adulto ritenuto al di fuori della possibilità di un’inclusione sociale e di un’infanzia da “salvare” attraverso processi rieducativi che passino per la via privilegiata dell’affido e dell’adozione. Non è un caso che tale approccio lo si ritrovi nel “Contratto per il governo del cambiamento” sottoscritto nei mesi scorsi da due vice premier. Nel capitolo che riguarda i rom è infatti sottolineato, per i soli rom, «l’obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale».</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Poeti troiani sulle strade dell’apartheid</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jun 2017 07:38:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Mi sento un poeta troiano, uno di quelli a cui è stato tolto persino il diritto di tramandare la propria sconfitta” Mahmoud Darwish Dall&#8217;8 al 30 giugno sarà possibile visitare al&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/06/09/venerdislam-poeti-troiani-sulle-strade-dellapartheid/">&#8220;VenerdIslam&#8221;: Poeti troiani sulle strade dell’apartheid</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-size: large;">di Monica Macchi</span></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="color: #1c1c1c;">“</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>Mi sento un poeta troiano, </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>uno di quelli a cui è stato tolto persino </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>il diritto di tramandare la propria sconfitta</i></span><span style="color: #1c1c1c;">”<br />
</span><span style="color: #1c1c1c;">Mahmoud Darwish</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8956" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="712" height="274" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 712w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033-300x115.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Dall&#8217;8 al 30 giugno sarà possibile visitare al Museo teatro Commenda di Prè di Genova la mostra fotografica <em>Le strade dell&#8217;apartheid </em>ideata da Luca Greco, una trentina di scatti in bianco e nero sul popolo saharawi nel deserto dell&#8217;Hammada (sud dell&#8217;Algeria), sui palestinesi dei campi profughi e sui muri che separano cattolici e protestanti in Irlanda del Nord: tre realtà in cui vigono forme diverse di apartheid. Ci sono anche tre reading: il 15 giugno, alle 19 Gianna Coletti fa conoscere la storia di Mariem Hassan “la voce del Sahara” e del popolo saharawi, in La voce dei figli delle nuvole, il 22 giugno alle 19 Davide Sormani in Tracce di Sands, racconta dell’attivista repubblicano irlandese Bobby Sands e il 29 giugno alle 19 Marco Sgarbi chiude con Juliano. Ovvero sia della resistenza dedicato al fondatore del Freedom Theatre di Jenin, Juliano Mehr Khamis di cui abbiamo già parlato qui <a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">Verrà inoltre presentato il libro di Barta Edizioni in uscita in questi giorni “Io sono saharaui”, una graphic novel dedicata appunto a Mariem Hassan, storia musicale al femminile che si intreccia ad un percorso di autodeterminazione individuale e politica per l’indipendenza del popolo saharawi. Un testo diviso in sei capitoli, dove ogni titolo rimanda ad una canzone, caratterizzato da una militanza estetica radicale (testo in font sempre diversi che circondano i disegni coloratissimi) che rispecchiano le scelte di vita di Mariem dal rifiuto del matrimonio combinato a 15 anni, alla decisione di indossare la melfa, il vestito tradizionale lungo 10 metri, fino al successo trovato in Spagna il paese dei colonialisti.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8957" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8958" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031-217x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 217w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/06/09/venerdislam-poeti-troiani-sulle-strade-dellapartheid/">&#8220;VenerdIslam&#8221;: Poeti troiani sulle strade dell’apartheid</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Dopo 7 anni chiude l’ex Cartiera, il centro di accoglienza per soli rom</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2016 07:26:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo 7 anni chiude l’ex Cartiera, il centro di accoglienza per soli rom di via Salaria. Associazione 21 luglio, che denuncia da sempre le condizioni di vita inadeguate al suo interno, esprime una moderata&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo 7 anni chiude l’ex Cartiera, il centro di accoglienza per soli rom di via Salaria. Associazione 21 luglio, che denuncia da sempre le condizioni di vita inadeguate al suo interno, esprime una moderata soddisfazione.<br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6542" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="popolo-rom" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Alle ore 10 di oggi<b> si sono chiusi i cancelli dell’ex Cartiera</b>, il Centro di via Salaria 971 che dal novembre 2009 è stato destinato all’accoglienza di soli rom. Il 24 settembre 2010, <b>Associazione 21 luglio era stata la prima ad entrare all’interno della struttura</b> per verificare e denunciare la precarietà delle condizioni di vita al suo interno. Le immagini catturate nel Centro destarono preoccupazione e indignazione e per mantenere alta l’attenzione sulla questione, a maggio del 2011 l’organizzazione presentò “<a title="La Casa di Carta" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4a052be&amp;linkDgs=11ef547ad4a03c89&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4a052be%26linkDgs%3D11ef547ad4a03c89&amp;source=gmail&amp;ust=1472541396226000&amp;usg=AFQjCNFHVJu03XubhN7GzXNOIohUbVyuZA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">La Casa di Carta</span></a>”, un report dettagliato sulla struttura dove si denunciavano le <b>pessime condizioni igienico-sanitarie</b>, spazi asfittici e privi di finestre, la carenza di bagni.</p>
<p>Nell’ambito della campagna “<b>Stop all’apartheid dei rom</b>”, il 21 ottobre del 2013 Associazione 21 luglio organizzò una visita istituzionale con i senatori Francesco Palermo e Daniela Donno, durante la quale vennero <b>ancora una volta ribadite le condizioni di vita del tutto inadeguate all’interno della struttura</b>. La mobilitazione non si fermò e il 22 maggio del 2015, pochi giorni dopo <a title="la presentazione del rapporto “Centri di Raccolta s.p.a.”" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4a052be&amp;linkDgs=11ef547ad4a03c8d&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4a052be%26linkDgs%3D11ef547ad4a03c8d&amp;source=gmail&amp;ust=1472541396226000&amp;usg=AFQjCNFb289hbclHDMmQ7xKW9LXJl179hw&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">la presentazione del rapporto “Centri di Raccolta s.p.a.”</span></a> che denunciava il business dei centri di raccolta per soli rom a Roma, Associazione 21 luglio organizzò una nuova visita istituzionale con un membro della Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani al Senato. Ancora una volta finirono nel mirino le condizioni inumane all’interno del Centro a fronte di costi di gestione annuali superiori ai 2 milioni di euro.</p>
<p>A marzo del 2016 la storia dell’ex Cartiera sembra doversi interrompere bruscamente <b>dopo l’annuncio di uno sgombero imminente</b> <b>che avrebbe lasciato in strada 348 persone &#8211;</b> di cui 180 minori &#8211; senza un adeguato preavviso né la concessione di un’alternativa abitativa adeguata. Di fronte al pericolo di una tale violazione, Associazione 21 luglio insieme ad altre organizzazioni <b>si è appellata alla Corte Europea di Strasburgo</b>, che attraverso l’adozione di una misura di urgenza, <a title="ha ordinato al Governo Italiano di non procedere con lo sgombero forzato" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4a052be&amp;linkDgs=11ef547ad4a03c8b&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4a052be%26linkDgs%3D11ef547ad4a03c8b&amp;source=gmail&amp;ust=1472541396226000&amp;usg=AFQjCNE1R2DiubtynNQhFQviHyFqMAEKFA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">ha ordinato al Governo Italiano di non procedere con lo sgombero forzato</span></a> del nucleo familiare che aveva presentato ricorso.</p>
<p>In seguito a questi fatti &#8211; da maggio ad oggi – l’Amministrazione Comunale ha avviato un dialogo con le famiglie residenti nella struttura e si è assistito ad un graduale trasferimento degli ospiti in strutture giudicate dagli stessi idonee.</p>
<p><b>Tale dialogo con le famiglie non è stato però portato a compimento </b>ed oggi al momento della chiusura dei cancelli, <b>38 persone tra cui 10 minori sono dovute uscire dalla struttura in assenza di un’alternativa idonea</b>. L’unica soluzione proposta dai rappresentanti del Comune di Roma comporterebbe infatti la separazione del nucleo famigliare con l’accoglienza all’interno di un dormitorio pubblico.</p>
<p><b>Associazione 21 luglio da una parte esprime soddisfazione </b>perché il lungo lavoro di pressione per la chiusura della struttura è stato portato oggi a compimento attraverso la chiusura della stessa, <b>dall’altra denuncia una consultazione con le persone residenti non sempre adeguata</b> e che non ha tenuto conto delle fragilità di cui ogni singolo nucleo è portatore. Per tale ragione viene raccomandata alle autorità locali una ripresa delle consultazioni con i nuclei esclusi dalla ricollocazione al fine, soprattutto nei casi di maggiori fragilità, di individuare a breve una collocazione idonea.</p>
<p>«<b>Chiudere una struttura di accoglienza per ricollocare le persone accolte in baraccopoli istituzionali o in altre strutture emergenziali</b>&#8211; <b>secondo Carlo Stasolla presidente di Associazione 21 luglio</b> &#8211; <b>non può certo rappresentare la prassi per il superamento delle strutture riservate ai rom</b>, perché non coerente con quanto previsto dalla Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom. Ci si augura pertanto che, in forza di tale esperienza<b> possano presto avviarsi progetti di chiusura per le sette baraccopoli istituzionali per soli rom ancora presenti nella Capitale</b>, così come il centro di raccolta di via Amarilli, attraverso processi di ascolto e condivisione e percorsi inclusivi sostenibili, rispettosi dei diritti umani e dell’infanzia».</p>
</div>
<div></div>
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		<title>Gomme, coloni e beduini: cronaca di una demolizione annunciata</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 06:32:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Monica Macchi Chi demolisce una scuola, demolisce il futuro Scuola di Gomme, villaggio beduino di Khan Al Ahmar, Palestina La Scuola di Gomme è una struttura realizzata nel deserto di Gerico con&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Chi demolisce una scuola, demolisce il futuro</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #555555;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Scuola di Gomme, villaggio beduino di Khan Al Ahmar, Palestina</b></span></span></span></em></span></span></p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-491.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6667" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6667" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-491.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (491)" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-491.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-491-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-491-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Scuola di Gomme è una struttura realizzata nel deserto di Gerico con </span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">2.200 pneumatici usati e appoggiati uno sull’altro, sfalsati come fossero mattoni, riempiti col terreno e poi pressati: non ha dunque né cemento nè fondamenta, come impongono i regolamenti militari</span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> israeliani</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> nella cosiddetta Area C (circa il 60% della Cisgiordania).</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> E’ stata progettata dal gruppo ARCò – Architettura e Cooperazione e </span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">costruita sette anni fa dalla ong Vento di Terra (http://www.ventoditerra.org/)?utm_source=rss&utm_medium=rss con finanziamenti di enti locali, della Cooperazione italiana, della Conferenza Episcopale Italiana e della Rete di Sostegno a Vento di Terra. </span></span></strong></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ una </span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">scuola primaria che ospita 8 classi con quasi 200 alunni ed è un punto di riferimento imprescindibile per le comunità beduine dell’area, circondate da colonie illegali ed escluse dall’accesso ai servizi di base. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questi giorni l</span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">a scuola torna ad essere oggetto di un ordine di demolizione su richiesta della vicina colonia </span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">illegale</span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di </span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Kfar Adumim che presentando foto della scuola chiusa durante le vacanze, ha sostenuto la sua inutilità e chiesto il trasferimento forzato degli alunni alla scuola di Al Jabal, a più di sette chilometri di distanza.</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> In realtà </span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la scuola di gomme si trova nel “Corridoio E1”, dove il Governo israeliano intende allargare la colonia </span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">illegale</span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di </span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Kfar Adumim ed estendere fino alla colonia illegale di Maale Adumim il Muro che gli arabi definiscono </span></span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">فصل</span></span> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">عنصري</span></span> </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ossia “Muro dell’apartheid”.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-490.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6668" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6668" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-490.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (490)" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-490.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-490-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-490-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La scuola, ha poi ricordato Vento di Terra, costituisce il simbolo tangibile della tutela dei diritti della popolazione beduina in una area segnata dalla continua espansione degli insediamenti israeliani, ed il suo valore sociale è stato riconosciuto anche dalla Corte suprema israeliana e la sua demolizione e ricollocazione costituisce una</span></span> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">grave violazione degli </span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">art. 49 e art. 53 della IV Convenzione di Ginevra che vieta esplicitamente alla potenza occupante trasferimenti forzati della popolazione civile e demolizioni.</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv è già stata convocata dal Primo Ministro israeliano per un incontro relativo allo smantellamento della scuola di Gomme che dovrebbe avvenire tra circa una settimana. La notizia ha avuto molta eco sulla stampa locale e internazionale e per cercare di bloccare questa decisione si sono mossi finora </span></span></strong><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il Vice Console Italiano Luigi Mattirolo, la rappresentanza dei consolati di Belgio e Spagna, il direttore di UN-OCHA David Carden, il Ministro dell’Istruzione Palestinese ed il Governatore di Gerusalemme. </span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Niente invece dal Governo italiano….eppure Renzi nel suo discorso alla Knesset ha detto “</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per me l&#8217;università, il centro di ricerca, una scuola, sono i luoghi in cui il capitale umano emerge con tutta la sua forza e la sua bellezza: passa dall&#8217;investimento educativo sulle nuove generazioni la ripartenza di qualsiasi territorio”…ma forse si riferiva solo alla “Startup Nation” neologismo per indicare il connubio tra “università, venture capitalism e nuove aziende” con cui sono stati firmati accordi di cooperazione e stigmatizzata la pratica del boicottaggio.</span></span></span></p>
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		<title>Obama e Mandela: un ideale passaggio di testimone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2013 04:58:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un filo diretto lega il primo presidente nero americano al primo presidente nero sudafricano che ora non c&#8217;è più. Barack Obama ha pronunciato, ieri, un discorso intenso e profondo, in occasione della cerimonia in&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un filo<br />
diretto lega il primo presidente nero americano al primo presidente<br />
nero  sudafricano che ora non c&#8217;è più. Barack Obama ha pronunciato,<br />
ieri, un discorso intenso e profondo, in occasione della cerimonia in<br />
ricordo di Mandela a Johannesburg, in cui si sono avvertite,<br />
chiaramente, la commozione e la gratitudine per quel piccolo grande<br />
uomo che ha cambiato la Storia, che ha lottato per l&#8217;uguaglianza, che<br />
ha difeso la democrazia: ideali che il Presidente degli Stati Uniti<br />
vuole continuare ad affermare con forza, portando avanti<br />
quell&#8217;operato così importante per il bene di tutti e che Mandela ha<br />
esercitato per tutta la sua esistenza.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Vogliamo<br />
riportare il discorso tenuto da Obama perchè la scelta delle sue<br />
parole &#8211; e gli esempi dei grandi leader che ha citato &#8211; siano un<br />
monito per il nostro agire e per la politica e affinchè rimanga un<br />
po&#8217; di Madiba in ognuno di noi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="more-9304"></a><strong>“Per<br />
Graça Machel e la famiglia Mandela, al Presidente Zuma e membri del<br />
governo, ai capi di Stato e di governo, passati e presenti, gli<br />
ospiti illustri – è un onore singolare di essere con voi oggi, per<br />
celebrare una vita diversa da qualsiasi altra…</strong></div>
<p>…Per<br />
il popolo del Sud Africa – persone di ogni razza e ceto sociale –<br />
il mondo vi ringrazia per la condivisione di Nelson Mandela con<br />
noi.La sua lotta è la vostra lotta.&nbsp;Il suo trionfo è stato il<br />
tuo trionfo.&nbsp;La vostra dignità e speranza trovarono espressione<br />
nella sua vita, e la vostra libertà, la vostra democrazia è la sua<br />
eredità amato.</p>
<p>E<br />
‘difficile per elogiare un uomo – per catturare in parole non<br />
solo i fatti e le date che fanno una vita, ma la verità essenziale<br />
di una persona – le loro gioie e dolori privati, ai momenti di<br />
quiete e qualità uniche che illuminano l’anima di qualcuno.</p>
<p>Quanto<br />
più difficile farlo per un gigante della storia, che si è<br />
trasferito una nazione verso la giustizia, e nel processo si<br />
trasferisce miliardi in tutto il mondo.</p>
<p>Nato<br />
durante la prima guerra mondiale, lontano dai corridoi del potere, un<br />
ragazzo cresciuto immobilizzare i bovini e istruito dagli anziani<br />
della sua tribù Thembu – Madiba sarebbe emerso come l’ultimo<br />
grande liberatore del 20 ° secolo.</p>
<p>Come<br />
Gandhi, che porterebbe un movimento di resistenza – un movimento<br />
che al suo inizio ha tenuto poche possibilità di successo.&nbsp;Come<br />
re, avrebbe dato potente voce alle rivendicazioni degli oppressi, e<br />
la necessità morale della giustizia razziale.</p>
<p>Avrebbe<br />
sopportare una reclusione brutale che ha avuto inizio al tempo di<br />
Kennedy e Krusciov, e ha raggiunto gli ultimi giorni della Guerra<br />
Fredda.&nbsp;Emergendo dal carcere, senza la forza delle armi,<br />
avrebbe – come Lincoln – tenere il suo paese insieme quando<br />
minacciava di rompersi.</p>
<p>Come<br />
padri fondatori dell’America, avrebbe eretto un ordinamento<br />
costituzionale di preservare la libertà per le generazioni future –<br />
un impegno per la democrazia e Stato di diritto ratificato non solo<br />
dalla sua elezione, ma dalla sua volontà di dimettersi dal potere.</p>
<p>Data<br />
la scansione della sua vita, e l’adorazione che egli giustamente<br />
guadagnato, si è tentati poi ricordare Nelson Mandela come icona,<br />
sorridente e sereno, distaccato dalle vicende cattivo gusto degli<br />
uomini inferiori.&nbsp;Ma Madiba si è fortemente resistito un<br />
ritratto tale senza vita.</p>
<p>Invece,<br />
ha insistito per aver condiviso con noi i suoi dubbi e le paure, i<br />
suoi errori di calcolo insieme con le sue vittorie.&nbsp;”Non sono<br />
un santo», disse, «a meno che non si pensa di un santo, come un<br />
peccatore che continua a provarci.”</p>
<p>E<br />
‘proprio perché poteva ammettere di imperfezione – perché<br />
poteva essere così pieno di buon umore, anche male, nonostante i<br />
pesanti fardelli che portava – che abbiamo amato così.&nbsp;Non<br />
era un busto di marmo, era un uomo di carne e sangue – un figlio e<br />
il marito, un padre e un amico.&nbsp;Ecco perché abbiamo imparato<br />
tanto da lui, è per questo che possiamo imparare da lui ancora.</p>
<p>Per<br />
niente ha conseguito era inevitabile.&nbsp;Nell’arco della sua<br />
vita, vediamo un uomo che ha guadagnato il suo posto nella storia<br />
attraverso la lotta e l’astuzia, la persistenza e la fede.&nbsp;Egli<br />
ci dice che cosa è possibile, non solo nelle pagine dei libri di<br />
storia polverosi, ma nelle nostre vite.</p>
<p>Mandela<br />
ci ha mostrato il potere di azione, di rischiare in nome dei nostri<br />
ideali.&nbsp;Forse Madiba era giusto che ha ereditato “, una<br />
ribellione orgoglioso, un senso ostinato di equità” da suo<br />
padre.&nbsp;Certamente ha condiviso con milioni di neri e colorati<br />
sudafricani la rabbia nato, “mille offese, mille umiliazioni, mille<br />
momenti non ricordati … il desiderio di combattere il sistema che<br />
imprigionava la mia gente.”</p>
<p>Ma<br />
come altri primi giganti della ANC – i Sisulus e Tambos – Madiba<br />
disciplinato la sua rabbia, e incanalata il suo desiderio di<br />
combattere in organizzazione e le piattaforme, e le strategie di<br />
azione, così gli uomini e le donne potrebbero stand-up per la loro<br />
dignità.</p>
<p>Inoltre,<br />
ha accettato le conseguenze delle sue azioni, sapendo che in piedi<br />
fino agli interessi potenti e ingiustizie ha un prezzo.&nbsp;”Ho<br />
combattuto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la<br />
dominazione nera”, ha detto al suo processo 1964.&nbsp;”Ho<br />
accarezzato l’ideale di una società democratica e libera in cui<br />
tutte le persone vivano insieme in armonia e con pari opportunità. E<br />
‘un ideale che spero di vivere e di raggiungere., Ma se necessario,<br />
è un ideale per che sono pronto a morire. “</p>
<p>Mandela<br />
ci ha insegnato il potere di azione, ma anche di idee, l’importanza<br />
della ragione e degli argomenti, la necessità di studiare non solo<br />
quelli siete d’accordo, ma chi non lo fai.&nbsp;Ha capito che le<br />
idee non possono essere contenute da muri della prigione, o estinte<br />
dal proiettile di un cecchino.&nbsp;Girò il suo processo in un atto<br />
d’accusa di apartheid a causa della sua eloquenza e passione, ma<br />
anche la sua formazione come un avvocato.</p>
<p>Ha<br />
usato decenni in carcere per affinare le sue argomentazioni, ma anche<br />
per diffondere la sua sete di conoscenza ad altri nel movimento.&nbsp;E<br />
ha imparato la lingua ei costumi del suo oppressore modo che un<br />
giorno avrebbe potuto meglio trasmettere a loro come loro libertà<br />
dipendeva la sua.</p>
<p>Mandela<br />
ha dimostrato che l’azione e le idee non bastano, non importa<br />
quanto a destra, devono essere cesellato in leggi e istituzioni.</p>
<p>Lui<br />
era pratico, testando le sue convinzioni contro la superficie dura<br />
della circostanza e della storia.&nbsp;Su principi fondamentali era<br />
inflessibile, ed è per questo poteva respingere le offerte di<br />
liberazione condizionale, ricordando il regime dell’apartheid che<br />
“i detenuti non possono stipulare contratti.”&nbsp;Ma, come ha<br />
dimostrato nei negoziati scrupoloso per trasferire il potere e<br />
redigere nuove leggi, non aveva paura di compromettere per il bene di<br />
un obiettivo più grande.</p>
<p>E<br />
perché non era solo un leader di un movimento, ma un politico abile,<br />
la Costituzione che è emerso era degno di questa democrazia<br />
multirazziale, fedele alla sua visione di leggi che proteggono<br />
minoranza nonché i diritti di maggioranza, e le preziose libertà di<br />
ogni Sud Africano.</p>
<p>Infine,<br />
Mandela capì i legami che legano lo spirito umano.&nbsp;C’è una<br />
parola in Sud Africa-Ubuntu – che descrive il suo dono più grande:<br />
il suo riconoscimento che siamo tutti legati insieme in modi che<br />
possono essere invisibili a occhio, che c’è una unità per<br />
l’umanità; che otteniamo noi stessi, condividendo con noi gli<br />
altri, e la cura per chi ci circonda.&nbsp;Noi possiamo mai sapere<br />
quanto di questo era innata in lui, o quanto di è stata sagomato e<br />
brunito in una cella di isolamento scuro.</p>
<p>Ma<br />
ricordiamo i gesti, grandi e piccoli – introduzione suoi carcerieri<br />
come ospiti d’onore al suo insediamento, tenendo il passo in<br />
uniforme Springbok, girando strazio della sua famiglia in una<br />
chiamata a lottare contro l’HIV / AIDS – che ha rivelato la<br />
profondità della sua empatia e comprensione .&nbsp;Egli non solo ha<br />
incarnato Ubuntu, ha insegnato milioni di scoprire che la verità<br />
dentro di sé.</p>
<p>Ci<br />
è voluto un uomo come Madiba per liberare non solo il prigioniero,<br />
ma il carceriere e, per dimostrare che è necessario fidarsi degli<br />
altri in modo che possano fidarsi di voi, per insegnare che la<br />
riconciliazione non è una questione di ignorare un passato crudele,<br />
ma un mezzo di confrontarsi con l’inclusione, generosità e<br />
verità.&nbsp;Ha cambiato le leggi, ma anche i cuori.</p>
<p>Per<br />
il popolo del Sud Africa, per chi ha ispirato in tutto il mondo –<br />
la scomparsa di Madiba è giustamente un momento di lutto, e un tempo<br />
per celebrare la sua vita eroica.&nbsp;Ma credo che dovrebbe anche<br />
indurre in ciascuno di noi un momento di auto-riflessione.&nbsp;Con<br />
onestà, a prescindere dalla nostra stazione o circostanza, dobbiamo<br />
chiederci: quanto bene ho applicato le sue lezioni nella mia vita?</p>
<p>E<br />
‘una domanda che mi pongo – come uomo e come presidente.&nbsp;Sappiamo<br />
che, come il Sud Africa, gli Stati Uniti ha dovuto superare secoli di<br />
sottomissione razziale.&nbsp;Come era vero qui, ha preso il<br />
sacrificio di innumerevoli persone – conosciuti e sconosciuti –<br />
di vedere l’alba di un nuovo giorno.&nbsp;Michelle e io siamo i<br />
beneficiari di quella lotta.</p>
<p>Ma<br />
in America e Sud Africa, e paesi in tutto il mondo, non possiamo<br />
permettere che il nostro progresso nuvola del fatto che il nostro<br />
lavoro non è finito.&nbsp;Le lotte che seguono la vittoria di<br />
uguaglianza formale e suffragio universale non possono essere come<br />
piene di dramma e chiarezza morale di quelli che è venuto prima, ma<br />
non sono meno importanti.</p>
<p>Per<br />
tutto il mondo di oggi, vediamo ancora i bambini che soffrono la fame<br />
e le malattie, le scuole degradate, e poche prospettive per il<br />
futuro.&nbsp;In tutto il mondo oggi, uomini e donne sono ancora in<br />
carcere per le loro convinzioni politiche, e sono tuttora<br />
perseguitati per quello che sembrano, o come adorano, o che amano.</p>
<div style="line-height: 0.5cm;">
Anche<br />
noi, dobbiamo agire a favore della giustizia.&nbsp;Anche noi,<br />
dobbiamo agire in nome della pace.&nbsp;Ci sono troppi di noi che<br />
felicemente abbracciare l’eredità di Madiba della riconciliazione<br />
razziale, ma con passione resistere anche modeste riforme che<br />
avrebbero sfidare la povertà cronica e crescente disuguaglianza.&nbsp;</div>
<p>Ci<br />
sono troppi leader che sostengono la solidarietà con la lotta di<br />
Madiba per la libertà, ma non tollerano il dissenso dal loro stesso<br />
popolo.&nbsp;E ci sono troppi di noi che stanno in disparte,<br />
confortevole compiacimento o cinismo quando le nostre voci devono<br />
essere ascoltate.</p>
<p>Le<br />
questioni che abbiamo di fronte oggi – come promuovere<br />
l’uguaglianza e la giustizia, per difendere la libertà ei diritti<br />
umani, per porre fine dei conflitti e settario la guerra – non<br />
hanno risposte facili.&nbsp;Ma non c’erano risposte facili di<br />
fronte a quel bambino in Qunu.&nbsp;Nelson Mandela ci ricorda che<br />
sembra sempre impossibile fino a quando si è fatto.&nbsp;Sud Africa<br />
ci mostra che è vero.</p>
<p>Sud<br />
Africa ci mostra che possiamo cambiare.&nbsp;Possiamo scegliere di<br />
vivere in un mondo non definito dalle nostre differenze, ma le nostre<br />
speranze comuni.Possiamo scegliere un mondo non definito da<br />
conflitti, ma per la pace e la giustizia e di opportunità.</p>
<p>Non<br />
riusciremo mai a vedere artisti del calibro di Nelson Mandela di<br />
nuovo.Ma lasciatemi dire ai giovani dell’Africa, e dei giovani di<br />
tutto il mondo – si può fare il lavoro della sua vita tua.</p>
<p>Più<br />
di trent’anni fa, quando era ancora studente, ho imparato di<br />
Mandela e le lotte in questa terra.&nbsp;Si agita qualcosa in me.&nbsp;E<br />
mi ha svegliato alle mie responsabilità – per gli altri, e per me<br />
– e mi mise in un viaggio improbabile che mi trovi qui oggi.&nbsp;E<br />
mentre io sarò sempre a corto di esempio di Madiba, fa venire voglia<br />
di essere migliore.</p>
<p>Egli<br />
parla di ciò che è meglio dentro di noi.&nbsp;Dopo questo grande<br />
liberatore si riposa, quando siamo tornati alle nostre città e<br />
villaggi, e ricongiunto nostra routine quotidiana, cerchiamo di<br />
ricerca, quindi per la sua forza – per la sua grandezza di spirito<br />
– da qualche parte dentro di noi.</p>
<p>E<br />
quando la notte fa buio, quando l’ingiustizia pesa sui nostri<br />
cuori, o dei nostri migliori progetti sembrano fuori dalla nostra<br />
portata – pensare di Madiba, e le parole che lo hanno portato<br />
conforto tra le quattro mura di una cella:</p>
<p>Non<br />
importa quanto sia stretta la porta,<br />quanto piena di castighi la<br />
vita,<br />io sono il padrone del mio destino:<br />io sono il capitano<br />
della mia anima.</p>
<p>Che<br />
una grande anima che era.&nbsp;Ci mancherà profondamente.&nbsp;Che<br />
Dio benedica il ricordo di Nelson Mandela.&nbsp;Dio benedica il<br />
popolo del Sud Africa.”</p>
<div style="font-weight: normal;">
</div>
</div>
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		<item>
		<title>Nelson Mandela: un uomo, un&#8217;icona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 07:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Un numero: 46664. Più volte ripreso, fotografato, ricordato, scritto. E&#8217; il numero che Nelson Mandela portava sulla sua giubba durante la sua lunga permanenza in carcere; la stessa cifra riportata infinite volte –&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/12/07/nelson-mandela-un-uomo-unicona/">Nelson Mandela: un uomo, un&#8217;icona</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/nelson-mandela-thumb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/nelson-mandela-thumb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 </div>
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</div>
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</div>
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</div>
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</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/mandela-giovane.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/mandela-giovane.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="243" /></a>&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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</div>
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</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
Un<br />
numero: 46664. Più volte ripreso, fotografato, ricordato, scritto.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; il<br />
numero che Nelson Mandela portava sulla sua giubba durante la sua<br />
lunga permanenza in carcere; la stessa cifra riportata infinite volte<br />
– sul palco, sugli spalti dello stadio, sui corpi e sulle magliette<br />
dei partecipanti – durante il mega concerto che si è tenuto a<br />
Londra nel 2008 in occasione del novantesimo compleanno del grande<br />
leader.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quel<br />
numero è un simbolo come lo è colui che lo ha portato addosso per<br />
tanto tempo: Nelson, Madiba, Rolihalha (“combina guai”) premiato<br />
con il Nobel per la pace; l&#8217;uomo che si è battuto, per una vita<br />
intera, per i diritti di tutti, per la libertà e per la giustizia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Se ne va<br />
a 95 anni, probabilmente a causa di problemi respiratori dovuti alla<br />
tubercolosi contratta durante la sua prigionia a Robben Island. Negli<br />
ultimi mesi, Mandela era stato ricoverato più volte per poi essere<br />
dimesso per ricevere le cure e le attenzioni necessarie nella sua<br />
casa, a Johannesburg.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Molti i<br />
messaggi di cordoglio per la perdita di una persona che lascia<br />
un&#8217;eredità etica, morale e politica così importante. Il Presidente<br />
americano, Barack Obama, primo Presidente nero garzie anche alla<br />
lotta di mandela contro ogni discriminazione,  ha affermato: “<br />
Nelson Mandela è vissuto per un ideale e l&#8217;ha reso reale. E&#8217; uno dei<br />
personaggi più coraggiosi della nostra era. Appartiene al tempo,<br />
alla storia. Ha trasformato il Sudafrica e tutti noi. Il suo lavoro<br />
ha significato moltissimo. Noi troviamo fonte di esempio e di<br />
rinnovamento nella riconciliazione e nello spirito di resistenza che<br />
ha fatto dell&#8217;azione di Mandela una cosa vera”. Il leader cubano,<br />
Raul Castro ha definito Mandela “un caro compagno”; il Presidente<br />
palestinese, Mahmoud Abbas ha dichiarato che: “ Mandela è stato un<br />
simbolo della liberazione dal colonialismo e dall&#8217;occupazione per<br />
tutti i popoli che aspirano alla libertà”; dalla Cina arrivano,<br />
via web, le parole di un altro Premio Nobel per la Pace, Liu Xiaobo,<br />
che sta scontando una pena detentiva di 11 anni per l&#8217;accusa di<br />
“sovversione”, il quale scrive: “ Stiamo ricordando una persona<br />
che ha rispettato e si è battuta per anni per i diritti umani, la<br />
libertà e l&#8217;uguaglianza”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Italia, il Ministro per l&#8217;integrazione, Cècile Kyenge, ha così<br />
espresso il suo dispiacere per la morte di Mandela: “ Una giornata<br />
triste perchè solo la sua presenza dava forza ai valori della lotta<br />
contro il razzismo e l&#8217;apartheid non solo per il continente africano,<br />
ma per tutto il mondo”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
ringraziare, a modo nostro, “Madiba” riportiamo la recensione di<br />
una ricca mostra sul tema dell&#8217;apartheid, allestita l&#8217;estate scorsa a<br />
Milano. Anche la Cultura, il materiale fotografico, video, i<br />
documenti scritti, contribuisco a mantenere viva la Memoria,<br />
l&#8217;operato, ma soprattutto, gli insegnamenti di questo piccolo-grande<br />
eroe contemporaneo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<h3 class="western">
L&#8217; apartheid<br />
raccontata in una mostra al PAC di Milano<br />
</h3>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" height="125" name="immagini1" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/PRIMA-FOTO-APART..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></p></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
 sono critiche le condizioni di salute di Nelson Mandela, a Milano<br />
 approda una grande esposizione che racconta uno dei periodi storici<br />
 più significativi del &#8216;900: l&#8217;apartheid e le sue conseguenze, ieri<br />
 come oggi.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Rise<br />
 and fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday<br />
 Life” (“Ascesa e declino dell&#8217;Apartheid: fotografia e burocrazia<br />
 della vita quotidiana): questo il titolo di un percorso visivo e<br />
 culturale ricco, complesso, emozionante.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Frutto<br />
 di oltre sei anni di ricerche, il progetto raccoglie le opere di<br />
 quasi 70 fotografi, artisti e registi per proporre al pubblico &#8211;<br />
 attraverso immagini, illustrazioni, posters, filmati, opere d&#8217;arte &#8211;<br />
 un&#8217;analisi profonda della nascita dell&#8217;apartheid, della lotta per<br />
 debellarla e delle sue conseguenze.</div>
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<img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" height="240" name="immagini2" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/ap1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></p></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Apartheid”<br />
 è parola olandese, composta da “separato” (apart) e “quartiere”<br />
 (heid) ed è stata, in concomitanza con la seconda guerra mondiale,<br />
 la piattaforma del nazionalismo afrikaner che ha portato alla<br />
 segregazione razziale con lo scopo di mantenere il potere nelle mani<br />
 dei bianchi. Dopo la vittoria dell&#8217;Afrikaner National Party, nel<br />
 1948, l&#8217;apartheid impone una serie di programmi legislativi che<br />
 incidono sulla psicologia dei cittadini del Sudafrica, ma anche<br />
 sulle strutture civili, economiche e politiche fino a coinvolgere<br />
 ogni aspetto dell&#8217;esistenza e della quotidianità: dalle abitazioni,<br />
 al tempo libero, dai trasporti ai commerci, dall&#8217;istruzione al<br />
 turismo. Il sistema dell&#8217;apartheid è, quindi, diventato sempre più<br />
 spietato nei confronti degli africani, dei meticci e degli asiatici,<br />
 arivando a negare e a privarli dei loro diritti umani e civili.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 lavoro dei membri del Drum Magazine, degli anni &#8217;50, dell&#8217;Afrapix<br />
 Collective, degli anni &#8217;80 e del Bang Bang Club; le opere di<br />
 fotografi sudafricani all&#8217;avanguardia, quali ad esempio, Eli<br />
 Weinberg, Omar Badsha, Peter Magubane, Gideon Mendel, Kevin Carter,<br />
 Sam Nzima; e ancora le immagini dei nuovi talenti come Thabiso<br />
 Sekgale e Sabelo Mlangeni testimoniano, documentano e<br />
 approfondiscono il tema, facendo dell&#8217;immagine uno strumento di<br />
 critica politica e sociale.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
 mostra è ideata dall&#8217;ICP International Center of Photography di New<br />
 York e curata da Okwui Enwezor, direttore della Haus der Kunst di<br />
 Monaco; per l&#8217;Italia è stata promossa e prodotta dal Comune di<br />
 Milano, PAC e CIVITA e sarà allestita, al Padiglione d&#8217; Arte<br />
 Contemporanea, fino al 15 settembre. E, per l&#8217;occasione, non<br />
 potevano mancare anche dieci video di William Kentridge, che non ha<br />
 bisogno di presentazioni.
 </div>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/12/07/nelson-mandela-un-uomo-unicona/">Nelson Mandela: un uomo, un&#8217;icona</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217; apartheid raccontata in una mostra al PAC di Milano</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/07/05/l-apartheid-raccontata-in-una-mostra-a/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2013 04:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
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		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[kentridge]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[mandela]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
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		<category><![CDATA[novecento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre sono critiche le condizioni di salute di Nelson Mandela, a Milano approda una grande esposizione che racconta uno dei periodi storici più significativi del &#8216;900: l&#8217;apartheid e le sue conseguenze, ieri come oggi.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/07/05/l-apartheid-raccontata-in-una-mostra-a/">L&#8217; apartheid raccontata in una mostra al PAC di Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/PRIMA-FOTO-APART..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/PRIMA-FOTO-APART..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="125" width="320" /></a></div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
sono critiche le condizioni di salute di Nelson Mandela, a Milano<br />
approda una grande esposizione che racconta uno dei periodi storici<br />
più significativi del &#8216;900: l&#8217;apartheid e le sue conseguenze, ieri<br />
come oggi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Rise<br />
and fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday<br />
Life” (“Ascesa e declino dell&#8217;Apartheid: fotografia e burocrazia<br />
della vita quotidiana): questo il titolo di un percorso visivo e<br />
culturale ricco, complesso, emozionante.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Frutto<br />
di oltre sei anni di ricerche, il progetto raccoglie le opere di<br />
quasi 70 fotografi, artisti e registi per proporre al pubblico &#8211;<br />
attraverso immagini, illustrazioni, posters, filmati, opere d&#8217;arte &#8211;<br />
un&#8217;analisi profonda della nascita dell&#8217;apartheid, della lotta per<br />
debellarla e delle sue conseguenze.&nbsp; </div>
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<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Apartheid”<br />
è parola olandese, composta da “separato” (apart) e “quartiere”<br />
(heid) ed è stata, in concomitanza con la seconda guerra mondiale,<br />
la piattaforma del nazionalismo afrikaner che ha portato alla<br />
segregazione razziale con lo scopo di mantenere il potere nelle mani<br />
dei bianchi. Dopo la vittoria dell&#8217;Afrikaner National Party, nel<br />
1948, l&#8217;apartheid impone una serie di programmi legislativi che<br />
incidono sulla psicologia dei cittadini del Sudafrica, ma anche sulle<br />
strutture civili, economiche e politiche fino a coinvolgere ogni<br />
aspetto dell&#8217;esistenza e della quotidianità: dalle abitazioni, al<br />
tempo libero, dai trasporti ai commerci, dall&#8217;istruzione al turismo.<br />
Il sistema dell&#8217;apartheid è, quindi, diventato sempre più spietato<br />
nei confronti degli africani, dei meticci e degli asiatici, arivando<br />
a negare e a privarli dei loro diritti umani e civili.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
lavoro dei membri del Drum Magazine, degli anni &#8217;50, dell&#8217;Afrapix<br />
Collective, degli anni &#8217;80 e del Bang Bang Club; le opere di<br />
fotografi sudafricani all&#8217;avanguardia, quali ad esempio, Eli<br />
Weinberg, Omar Badsha, Peter Magubane, Gideon Mendel, Kevin Carter,<br />
Sam Nzima; e ancora le immagini dei nuovi talenti come Thabiso<br />
Sekgale e  Sabelo Mlangeni testimoniano, documentano e<br />
approfondiscono il tema, facendo dell&#8217;immagine uno strumento di<br />
critica politica e sociale.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
mostra è ideata dall&#8217;ICP International Center of Photography di New<br />
York e curata da Okwui Enwezor, direttore della Haus der Kunst di<br />
Monaco; per l&#8217;Italia è stata promossa e prodotta dal Comune di<br />
Milano, PAC e CIVITA e sarà allestita, al Padiglione d&#8217; Arte<br />
Contemporanea, fino al 15 settembre.  E, per l&#8217;occasione, non<br />
potevano mancare anche dieci video di William Kentridge, che non ha<br />
bisogno di presentazioni.  </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="208" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY">
La mostra “<em>Rise<br />
and Fall of Aparheid</em>”<br />
proseguirà al PAC fino a domenica 15 settembre 2013, con i seguenti<br />
orari: da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30, giovedì dalle<br />
9.30 alle 22.30 (lunedì chiuso). L’esposizione sarà aperta anche<br />
a Ferragosto, dalle 9.30 alle 22.30</div>
<div align="JUSTIFY">
Il biglietto<br />
d’ingresso ha un costo di 8 euro (6,50 euro il ridotto). Per<br />
ulteriori informazioni: 02/88446359-360.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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</div>
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</div>
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</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/07/05/l-apartheid-raccontata-in-una-mostra-a/">L&#8217; apartheid raccontata in una mostra al PAC di Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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