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	<title>appartenenza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Servizio civile: un&#8217;opportunità di crescita per i giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Oct 2024 07:48:33 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Il servizio civile è un&#8217;esperienza della durata di un anno che permette ai giovani di età compresa tra 18 e 28 anni di entrare in contatto con realtà del terzo del terzo settore e colmando le carenze di personale ricevendo in cambio un piccolo contributo statale.</p>



<p>Con questa intervista vi voglio parlare dell&#8217;esperienza diretta di un giovane ragazzo che ha scelto di intraprendere questa strada all&#8217;interno del CAD (Centro Aggregazione Disabili ) di Spazio Vita Niguarda.</p>



<p>Vuoi presentarti?<br>Mi chiamo Luca Veneri e sono un musicista. Studio violoncello presso la Scuola Civica di Milano Claudio Abbado e, oltre al percorso classico, sono anche un cantautore. Attualmente sto lavorando come maestro di musica alla scuola primaria, dove cerco di trasmettere ai più piccoli la mia passione per la musica, e come operatore nel settore sociale unendo così il mio amore per la musica e portandolo ai<br>miei ragazzi.</p>



<p>Puoi spiegarci in breve in che cosa consiste il servizio civile e la sua durata?<br>Il servizio civile è un&#8217;opportunità che permette ai giovani di dedicare un anno della loro vita a un progetto di utilità sociale, l&#8217;obiettivo principale è quello di contribuire al benessere della comunità in diversi ambiti, nel mio caso quello della disabilità. È un&#8217;esperienza che permette di acquisire competenze importanti e conoscere nuove realtà che prima di questa opportunità non conoscevo.<br></p>



<p>Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a fare questa scelta?<br>Ero in cerca di una nuova opportunità che mi permettesse di crescere sia a livello personale che professionale. Ho scelto di intraprendere il percorso del servizio civile perché desideravo mettermi alla prova in un contesto diverso da quelli a cui ero abituato. Volevo esplorare nuovi ambiti e, allo stesso tempo, capire meglio quale fosse la mia strada.<br></p>



<p>So che per un anno hai effettuato il servizio civile presso la realtà di Spazio VitaNiguarda, un CAD (Centro Aggregazione Disabili). Quali erano le tue mansioni? Come sei venuto a conoscenza di questa realtà?<br>Durante il mio anno di servizio civile a Spazio Vita Niguarda, mi occupavo di seguire le attività quotidiane del centro, principalmente supportavo i vari laboratori creativi, ovviamente il mio preferito era quello musicale. Ho conosciuto questa realtà tramite una persona che già lavorava all’ospedale Niguarda e ho deciso, vedendo i vari laboratori, di provare a farne parte.</p>



<p>So che una volta terminata la tua esperienza di servizio civile hai deciso di rimanere a Spazio Vita in qualità di operatore, cosa fai nello specifico?<br>Ho deciso di rimanere come operatore perché mi sono reso conto che questo lavoro mi piace e mi arricchisce. Al momento gestisco diverse attività ho creato un laboratorio di&nbsp;songwriting, dove i partecipanti possono esprimere la propria creatività attraverso la scrittura musicale. Da quest&#8217;anno, coordino anche un laboratorio di&nbsp;dibattito sociale, che offre uno spazio di confronto su temi attuali e<br>rilevanti, creando poi dei video-podcast da caricare successivamente sui social.<br></p>



<p>Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a fare questa scelta?<br>La motivazione principale è stata il senso di appartenenza che ho sviluppato verso Spazio Vita. Ho visto quanto possiamo fare la differenza nella vita delle persone con disabilità e quanto i ragazzi possano restituire in termini di crescita ed esperienze.<br>Mi piace poter dare il mio contributo e continuare a lavorare su progetti che possano permettere ai ragazzi di creare.<br></p>



<p>Cosa hai imparato da questa esperienza?<br>Ho imparato tanto e sto ancora imparando, non solo a livello professionale, ma soprattutto umano. Ho imparato a vedere le cose da prospettive diverse e a capire l&#8217;importanza di ascoltare le persone. Questa esperienza mi ha insegnato e mi sta ancora insegnando il valore dell&#8217;empatia e della collaborazione, e mi ha fatto crescere sia come persona che come professionista.<br></p>



<p>Consiglieresti ad altri ragazzi giovani di intraprendere la strada del servizio<br>civile?<br>Assolutamente sì! Il servizio civile è un&#8217;esperienza che ti fa capire meglio il mondo che ti circonda. È una grande opportunità di crescita personale e professionale.<br>Consiglio a tutti di provare a fare un anno in una realtà diversa dalla loro anche solo per vedere e capire altri punti di vista.<br></p>



<p>Progetti per il futuro?<br>Vorrei sicuramente continuare a lavorare in questo settore e soprattutto con la musica. Vorrei poter fare altri lavori con la musica perché penso che insegni l’ascolto, amplifichi la sensibilità e che colori la vita delle persone. Vorrei iniziare ad insegnare violoncello e magari riuscire a portare la mia musica a qualcuno.</p>



<p>Questa intervista dimostra come l&#8217;esperienza del servizio civile possa essere formativa non solo dal punto di vista professionale, ma anche dal punto di vista personale e umano; dimostra come possa essere molto arricchente per scoprire nuove cose di sé e del mondo che ci circonda, imparando che non esiste un unico punto di vista per affrontare la vita.</p>



<p></p>
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		<title>Sconfinare. Viaggio alla ricerca dell&#8217;altro e dell&#8217;altrove</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 07:52:38 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; uscito da pochi giorni il saggio intitolato <span style="color: #ff0000;"><em>Sconfinare</em>. <em>Viaggio alla ricerca dell&#8217;altro e dell&#8217;altrove</em></span> a cura di Donatella Ferrario, per San Paolo Edizioni.</p>
<p>«Questa è la storia di un viaggio. Come tutti i viaggi è nato da un&#8217;idea: la voglia di esplorare un luogo in cui si è stati e in cui ci si trova ogni giorno, in cui pare di muoversi a proprio agio, di conoscerne strade e scorciatoie. Un luogo tanto comune a tutti da divenire insignificante, in senso etimologico. Il confine».</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato Donatella Ferrario &#8211; giornalista, lavora per Milano Multietnica &#8211; e la ringrazia per la sua disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">“Insignificante”, in senso etimologico, significa “privo di significato”: quali sono, invece, i luoghi che comunicano ancora qualcosa?</p>
<p align="JUSTIFY">Ogni luogo comunica sempre qualcosa, a patto di porsi in un atteggiamento di apertura, in una disposizione a vedere e ascoltare. Luoghi fisici ma anche luoghi dell’anima, ricordi di ciò che magari non esiste più, se non dentro di noi o in una memoria condivisa o storica.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Sconfinare</em> è un viaggio che fa parte dell’esperienza di ognuno. Ho riflettuto, insieme ad altri compagni di avventura &#8211; da Abraham Yehoshua a Paolo Rumiz, da Claudio Magris ad Antonia Arslan, Eugenio Borgna, Uliano Lucas, Pap Khouma, José Tolentino Mendonça, Furio Colombo e Nello Scavo &#8211; su un luogo che, spesso, è un non luogo, inafferrabile, talora imposto da trattati, segnato da cippi, da dogane, tracciato sulle mappe: il confine, appunto. E ho pensato poi di allargare l’orizzonte: perché, anche se non ce ne rendiamo conto, noi, come esseri umani, siamo sempre portati ad andare oltre, a scavalcare i muri e/o a guardare cosa c’è al di là. È l’atteggiamento del bambino, quell’istinto che abbiamo &#8211; magari sepolto dagli anni e dall’abitudine &#8211; e che dovremmo recuperare: quello di andare a vedere, di renderci conto. Il libro, attraverso più voci e sguardi, ritrova una convinzione comune a tutti: il fatto che, in ogni nostro atto, sconfiniamo, andiamo oltre. Poi magari ritorniamo, ma il movimento è sempre presente in noi: è un andare e venire. E al ritorno siamo molto diversi da come siamo partiti. Basta pensare all’esperienza che tutti hanno fatto di un viaggio, non importa quanto lontano.</p>
<p align="JUSTIFY">Quindi ogni luogo è significante: anche il più consueto, il più routinario. E prende significato dalle persone che lo abitano e lo attraversano.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche la nostra pelle è un confine, quello della nostra identità: pelle chiara, scura, tatuata&#8230; Come è stato trattato, nel libro, il tema della ricerca di un&#8217;identità?</p>
<p align="JUSTIFY">La domanda, più o meno sottintesa, è stata: cos’è l’identità? Cosa caratterizza me, te, un altro? Un confine, un muro invalicabile, può proteggere questa identità, questo essere appartenenti a un qualcosa (un popolo, una nazione, una tradizione, una lingua, ecc. ecc.)? Ognuno ha risposto secondo la sua visione esistenziale. Di fatto l’identità, il nascere in un luogo, da certi genitori, il vissuto, è sempre un qualcosa in movimento. La mia unicità di individuo non viene messa in crisi dal contatto con l’altro, la mia nascita non mi definisce per sempre. È come un’impronta che muta, rimanendo però la mia impronta. Non si può parlare di identità senza aver presente la riflessione di Amartya Sen («dobbiamo avere piena consapevolezza di possedere molte e distinte affiliazioni, e di poter agire con ognuna di esse in molti e diversi modi»), che supera il determinismo e apre a decine di possibilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Nelle conversazioni di Sconfinare spesso fa capolino la nostra identità europea, penso a Paolo Rumiz e a Pap Khouma, per esempio. Quel riconoscimento che non sempre ci è chiaro di un’appartenenza, oggi così bistrattata che ha, come dice Rumiz, un bisogno disperato di cantori.</p>
<p align="JUSTIFY">Un ulteriore argomento importante è quello del razzismo: fino a poco tempo fa era strisciante, ora sempre più evidente. Quali sono, a suo parere, i motivi che stanno riportando a galla nella nostra società slogan e comportamenti sempre più violenti nei confronti, ad esempio, degli stranieri?</p>
<p align="JUSTIFY">Si fa leva sulla paura. Quella irrazionale, inconscia: la paura del diverso da me, di colui/colei che possono minare la mia identità &#8211; per riandare al tema della domanda precedente &#8211; sottrarmi quello che è mio, rubarmi il lavoro, ottenere benefici a mio discapito.</p>
<p align="JUSTIFY">La paura genera, come il sonno della ragione, dei mostri. Chi detiene il potere (ogni forma di potere, peraltro) questo lo sa benissimo e in questo momento storico il potere lo si usa in modo spregiudicato: le tematiche sono poche, depauperate di verità, ma su queste si insiste quotidianamente, si parla di invasione di migranti, di pericolo, si sottolineano solo certi episodi e se ne tacciono altri. E non importa se i numeri e le percentuali negano, per esempio, l’invasione: il seme della paura fa in fretta ad attecchire. Un proclama ripetuto più volte finisce per essere una verità, qualcosa di indiscusso.</p>
<p align="JUSTIFY">Si è completamente perso il senso del limite, il confine, se si vuole, tra ciò che è lecito dire e cosa no: l’amplificazione talora irresponsabile dei media o dei social fa poi da cassa di risonanza. Il linguaggio pare funzionare di più se è urlato, se usa parole che incitano all’odio, che risvegliano paure ataviche. Dobbiamo fare i conti con i nostri fantasmi, prendere coscienza che l’altro da noi non è un depauperamento ma è una fonte di ricchezza. Riandare alla storia: che dovrebbe essere un cartello indicatore per non ripetere gli stessi errori, o che dovrebbe ricordarci che, da sempre, l’umanità migra e che anche noi siamo stati un popolo di migranti. Il razzista per lo più lo è insieme ad altri: si sente rafforzato, legittimato, protetto da chi pare pensarla come lui. Il gruppo è il deterrente della sua paura.</p>
<p align="JUSTIFY">La risposta è nella solidarietà, nel rispondere punto per punto: mi viene in mente Paolo Rumiz quando afferma che ciò che fa davvero paura è il silenzio impaurito di chi si professa antirazzista ma tace. Ma per andare oltre e combattere i razzismi ci vuole una coraggiosa autocritica: uno dei grandi errori degli scorsi anni, come racconta sempre Rumiz nel libro, è stato di aver trascurato e abbandonato a se stesse le periferie.</p>
<p align="JUSTIFY">Qual è il luogo che una persona può considerare “casa”?</p>
<p align="JUSTIFY">Ognuno ha una sua personale risposta. Direi che casa è il luogo in cui sento che ci sono o possono esserci le condizioni perché come individuo riesca a esprimermi in tutte le mie potenzialità. In sostanza casa è per me libertà: di crescere, di poter manifestare la mia opinione. Va oltre il senso di appartenenza: casa è proprio senza confini. È l’illusione di avere infinite possibilità. Per Pap Khouma casa è il luogo in cui puoi entrare e chiudere la porta: dice “sono io che faccio entrare e faccio uscire il mondo”.</p>
<p align="JUSTIFY">Quanto è importante riuscire a “sconfinare” da se stessi per entrare in contatto con l’altro? E scoprire, poi, che non c&#8217;è un vero e proprio limite&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Il libro si è proposto di mostrare che lo sconfinamento è la cifra quotidiana del nostro vivere. Anche se non ce ne accorgiamo, come dicevo. Si è parlato anche di confini che devono esistere: quelli morali o i limiti imposti dalle leggi. Ma ciò che è elettrizzante è proprio accorgersi che la “contaminazione” con l’altro avviene sempre, anche a nostra insaputa, e che non ci può fare male, anzi, ci arricchisce, ci fornisce degli occhiali che ci fanno guardare più in là, ci offre la possibilità di osservare il mondo da diverse prospettive. Oltretutto il rapporto è sempre circolare, si dà e si riceve. E la contaminazione inizia ogni giorno, non appena apriamo gli occhi e ci guardiamo intorno.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Locandina-16-11-2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-11614" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Locandina-16-11-2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="360" height="513" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Locandina-16-11-2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Locandina-16-11-2018-211x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 211w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Fede nella diversità e un CONCORSO DI SCRITTURA RIVOLTO AGLI IMMIGRATI</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/01/07/la-fede-nella-diversita-e-un-concorso/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 08:23:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri pomeriggio,&#160; 6 gennaio 2013 alle 17.30, il Cardinale Angelo Scola ha presieduto, nel Duomo di Milano, una liturgia eucaristica in occasione della Festa dei Popoli, alla presenza di migliaia di migranti appartenenti alle&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b> </b></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/01/CroCI-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/01/CroCI-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="214" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">

</div>
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</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
Ieri<br />
pomeriggio<b>,&nbsp; </b>6 gennaio 2013 alle 17.30, il Cardinale Angelo Scola ha presieduto, nel<br />
Duomo di Milano, una liturgia eucaristica in occasione della Festa<br />
dei Popoli, alla presenza di migliaia di migranti appartenenti alle<br />
diverse comunità cattoliche: filippina, latinoamericana, singalese,<br />
rumena, albanese, ucraina. Presenti anche la comunità cinese e molti<br />
africani e giapponesi. Sono, infatti, più di 400.000 i migranti<br />
cristiani in diocesi e il tema specifico di quest&#8217;anno è stato:<br />
“Migrazioni: pellegrinaggio di fede e di speranza”:
</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
moltitudine di persone, colori, simboli : la Fede &#8211; di e per chi<br />
crede &#8211; si conferma anche nella diversità di culture, di luoghi, di<br />
provenienze e, forse, dà forza e conforto, anche quando il passaggio<br />
dal Paese di origine al Paese di approdo è difficile, così come è<br />
spesso arduo l&#8217;inserimento in una società nuova.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
termine della Messa è stata presentata l’undicesima edizione del<br />
<b>concorso di scrittura<br />
Immicreando</b><br />
riservato agli stranieri immigrati, organizzato dall’Ufficio perla<br />
Pastorale dei Migranti della Diocesi di Milano e dalla Fondazione<br />
ISMU.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
titolo del concorso è <em><b>Persone,<br />
culture, nuove appartenenze nell’Italia che cambia </b></em><em>e<br />
il testo  deve essere un racconto sul cammino dei migranti – o dei<br />
figli di genitori migranti – per ottenere la cittadinanza. Un<br />
percorso lungo e faticoso: sul piano giuridico, emotivo e simbolico,<br />
perché assumere una nuova cittadinanza significa costruire nuove<br />
identità; identità plurali: la cultura d&#8217;origine e la cultura del<br />
nuovo paese si incontrano e originano nuove forme di cultura e di<br />
vita. E&#8217; un cammino lungo e faticoso per chi è arrivato qui da<br />
grande e per svariati motivi decide di diventare italiano, ma anche<br />
per chi, nato o cresciuto in Italia, si sente italiano, ma deve<br />
comunque chiedere allo stato di riconoscerlo come tale. Un racconto<br />
fatto di esperienze, desideri, possibilità per gli italiani di oggi<br />
e di domani. </em>
</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Regolamento<br />
del concorso:</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
*<br />
il concorso è rivolto a stranieri e ha come oggetto opere di<br />
narrativa inedite, scritte in lingua italiana in forma di racconto.<br />
Il concorso è aperto a tutti, senza limiti di età, appartenenza<br />
nazionale, sociale, religiosa e la partecipazione è gratuita.
</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>* il testo, inedito, dattiloscritto<br />
e stampato, deve essere spedito a: Immicreando – Concorso di<br />
scrittura, Ufficio per la Pastorale dei Migranti, piazza Fontana 2 &#8211;<br />
20122 Milano;</p>
<p>oppure all’indirizzo di posta<br />
elettronica: <u><a href="mailto:migranti@diocesi.milano.it">migranti@diocesi.milano.it</a></u></p>
<p>* il testo deve arrivare entro il<br />
31 marzo 2013. Farà fede il timbro postale. Insieme al testo, devono<br />
essere inviati i propri dati identificativi (nome, cognome,<br />
indirizzo, numero di telefono, indirizzo di posta elettronica) e una<br />
dichiarazione di autenticità del testo (autocertificata), rilasciata<br />
sotto la propria responsabilità. Il testo inviato al concorso non<br />
sarà restituito.</p>
<p>* saranno premiati tre racconti,<br />
scelti da una giuria di esperti, che stabilirà l’ordine dei primi<br />
tre classificati. La giuria si riserva il diritto di premiare i<br />
lavori più meritevoli e il suo giudizio è insindacabile.</p>
<p>* per i tre vincitori sono previsti<br />
i seguenti premi in denaro: € 1.000,00 al 1° classificato; €<br />
600,00 al 2° classificato; € 400,00 al 3° classificato. La<br />
premiazione avverrà nel corso della festa diocesana delle genti, il<br />
19 maggio 2013. E&#8217; prevista la consegna di una targa di<br />
riconoscimento per eventuali altre opere particolarmente meritorie,<br />
scelte dalla giuria.</p>
<p>La partecipazione al concorso<br />
comporta la totale accettazione del presente regolamento e<br />
l&#8217;automatica cessione a titolo gratuito dei diritti per la<br />
pubblicazione del testo presentato.</p>
<p><em>UFFICIO PASTORALE MIGRANTI<br />
piazza Fontana, 2 &#8211; 20122 Milano t. 028556.455/6 &#8211; f. 028556.406<br />
migranti@diocesi.milano.it</em></p>
<p><em>FONDAZIONE ISMU via Copernico,<br />
1 &#8211; 20125 Milano t. 026787791 &#8211; f. 0267877979 www.ismu.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
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