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	<title>araba Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Alla ricerca di Oum Kulthum</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 07:20:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani Commento al film “Looking for Oum Kulthum” di Shirin Neshat &#160; &#160; La solitudine dell&#8217;artista ormai famosa nel suo palazzo, forse il prezzo pagato per il successo, si anima nel triangolo che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Ivana Trevisani</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Commento al film </span><span style="font-size: large;"><i>“Looking for Oum Kulthum” </i></span><span style="font-size: large;">di Shirin Neshat</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumk1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10294" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumk1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="294" height="221" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">La solitudine dell&#8217;artista ormai famosa nel suo palazzo, forse il prezzo pagato per il successo, si anima nel triangolo che via via si compone: donna matura, giovane donna e ragazzina che scioglie il nodo stretto della storia e la dipana nei ricordi del magnifico bianco e nero in cui Neshat è maestra.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">E con mossa perfetta Neshat, alla colorata sontuosità che ci restituisce l&#8217;artista ormai all&#8217;apice del successo,</span><b> </b><span style="font-size: large;">sostituisce il bianco e nero di un paesaggio rurale lontano nel tempo e luogo d&#8217;origine dell&#8217;artista, che immediatamente trasporta lo spettatore agli inizi del suo cammino nel canto: una bambina</span><span style="font-size: large;"> di circa dieci anni, costretta a esibirsi travestita da beduino. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Nonostante Oum Kulthoum avesse dovuto effettivamente sottostare a quell&#8217;imposizione, perchè alle donne era vietato cantare in pubblico, l&#8217;enorme successo procuratole dalla sua magnifica voce, le consentì in seguito di assumere un intero gruppo di musicisti e di negoziare i suoi contratti, sottraendosi a una tradizione misogina imperante. La sua grandezza artistica travalicò rapidamente i confini egiziani e la sua fama le venne tanto riconosciuta da essere soprannominata </span><span style="font-size: large;"><i>Ambasciatrice dell&#8217;arte araba</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">La bellezza della sua voce, il canto sublime che dispensava, guadagnarono inoltre a Oum Kulthoum, divenuta simbolo della canzone araba, la possibilità di vivere liberamente la propria vita privata, pur segnata da difformità sentimentali: un matrimonio annullato e un altro intorno ai cinquant&#8217;anni. La stessa circostanza di non avere figli, condizione riprovevole e marginalizzante per una donna nella cultura islamica, fu tramutata simbolicamente, proclamando Oum Kulthoum </span><span style="font-size: large;"><i>Madre di tutto l&#8217;Egitto</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ma fare un film su Oum Kulthum si rivela per la regista un vero cimento, con difficoltà crescente a catturare l&#8217;essenza della leggendaria cantante del mondo arabo, in quanto donna, artista, mito; poiché il proposito di Neshat è quello di esplorare le lotte, i sacrifici e il prezzo pagato per il successo, da un&#8217;artista donna vissuta in una società conservatrice dominata da uomini. </span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b>U</b></span><span style="font-size: large;">n dominio che con l&#8217;espediente dell&#8217;ostruzionismo dell&#8217;attore durante le riprese del film, Neshat vuole segnalarci ancora presente nell&#8217;oggi. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Lo schiacciamento della donna da parte del patriarcato sociale è del resto una condizione che Neshat ha dovuto vivere in prima persona, e nello scorrere dell&#8217;esistenza dell&#8217;artista si inserisce quella della regista; raccontando la vicenda umana di Kulthum, Neshat ripercorre la propria. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Anche la storia di vita della vera regista </span><span style="font-size: large;">Shirin Neshat, è stata infatti segnata dalla prevaricazione di stampo maschilista, fotografa e videoartista iraniana, costretta all&#8217;esilio dall&#8217;avvento in patria del regime khomeinista, rimase forzatamente a New York dove si era trasferita nel 1983 dopo aver conseguendo il Master of Fine Arts alla Berkeley University frequentata dal 1974. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">La </span><span style="font-size: large;"><i>vera </i></span><span style="font-size: large;">regista, non allusione, ma realtà del film che richiede una precisazione: Neshat nella costruzione del disegno cinematografico utilizza l&#8217;escamotage della storia di una giovane regista che decide di fare un film su Oum Kulthum, e questo le consente di sfuggire alla banalità di se stessa che racconta se stessa, perchè probabilmente non questo è l&#8217;interesse profondo di Neshat, quanto piuttosto quello di trasmettere un messaggio che pur presente nelle vite delle tre donne, le trascende diventando universale. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Da un passaggio in Iran nel 1990 infatti Neshat, profondamente colpita dalle imposizioni del regime islamico esercitate in particolare nei confronti delle donne, decise che la condizione della donna islamica, il suo rapporto con il mondo maschile e più in generale il rapporto uomo-donna nella cultura islamica e in quella occidentale, sono diventati i nodi centrali della sua ricerca e creazione artistica.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quindi non a caso inserisce nel racconto filmico delle riprese, con il suo familiare bianco e nero, un&#8217;intera sequenza della</span><b> </b><span style="font-size: large;">rivolta femminista al Cairo nel 1914, in cui le donne scesero nelle strade per chiedere diritti politici, libertà di istruzione e di scelta lavorativa.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La polemica capziosa e apertamente maschilista dell&#8217;attore e i suoi reiterati attacchi alla regista sono volti non solo a mantenere propria e non abdicarla</span><b> </b><span style="font-size: large;">a</span><b> </b><span style="font-size: large;"><i>“una donna” </i></span><span style="font-size: large;">il possesso del Mito</span><span style="font-size: large;"><i>, </i></span><span style="font-size: large;">ma al tempo stesso a ridurre e chiudere</span><b> </b><span style="font-size: large;">al solo ambito popolare la grandezza di</span><b> </b><span style="font-size: large;">Oum Kulthoum che, effettivamente si esibì per i lavoratori dei cantieri sperduti nel deserto, per contadini, operai, costruttori e soldati, ma cantò anche per re e capi di stato e accompagnò le celebrazioni di eventi storici fondamentali. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10295 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="236" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 236w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm-221x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 221w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;inserimento dell&#8217;attore vacuo è un riconoscimento di Neshat alla universalità di Oum Kalthoum, poiché, come unanimamente testimoniato e riconosciuto da chi l&#8217;ha vissuta direttamente o ne ha raccolto i racconti, anche dopo il 1975, anno della sua morte, la presenza artistica, la vicenda singolare della donna, attraverso la sua grandezza e incanto artistico è diventata vicenda collettiva. In quella voce straordinaria che riusciva a indurre il riso più gioioso o portare a lacrime di commozione gli ascoltatori, ognuno poteva sentire la propria sofferenza, il proprio passato, il proprio presente, la propria patria, ognuno in quella voce poteva ritrovarsi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il film, oltre all&#8217;indiscutibile valre artistico, nel doppio registro di lettura: biografico ed autobiografico, si rivela omaggio e riconoscimento della grandezza <span style="font-size: large;">di Oum Kulthum e Shirin Neshat come artiste e come donne.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ha girato alcune delle sue opere video, video-installazioni e filmati in Turchia, in Marocco e a New York. (come Umm Kultum).</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il suo amore per l&#8217;arte si rivelava già in uno dei suoi primi lavori in cui su volto, mani e piedi liberi dai veli aveva tracciato, con scrittura calligrafica persiana versi d&#8217;amore di poetesse iraniane.</span></p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: la bellezza dell&#8217;altro</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Mar 2017 07:26:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Monica Macchi All’interno del Festival di Lingua e Cultura araba organizzato la settimana scorsa dall’Università Cattolica di Milano segnaliamo la produzione calligrafica di Anna Shamira Minozzi, che partendo dall’Iqra’ (Leggi!) di Gabriele&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-843.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8347" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-843.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="438" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-843.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 438w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-843-205x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 205w" sizes="(max-width: 438px) 100vw, 438px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">All’interno del Festival di Lingua e Cultura araba organizzato la settimana scorsa dall’Università Cattolica di Milano segnaliamo la produzione calligrafica di Anna Shamira Minozzi, che partendo dall’Iqra’ (Leggi!) di Gabriele a Maometto ha sviluppato un percorso di bellezza ed armonia tra l’arte calligrafica islamica e l’arte occidentale. Usando pennelli invece del calamo crea composizioni zoomorfe formate dalla bismillah (che significa “nel nome di Allah”) e dai versetti del Corano.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-844.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8348" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-844.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="361" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-844.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 361w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-844-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a></p>
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		<title>Focus Palestina e la mostra &#8220;ARTISTI per GAZA&#8221; a Milano!</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 07:15:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un evento importante: una &#8220;TRE GIORNI&#8221; dedicata alla PALESTINA con l&#8217;inaugurazione della mostra &#8220;ARTISTI PER GAZA&#8221;. &#160; Non mancate !!! &#160; Saranno presenti: il giornalista FARID ADLY e il presidente della Comunità Palestinese in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-offset-key="6gbc0-0-0"><span data-text="true">Un evento importante: una &#8220;TRE GIORNI&#8221; dedicata alla PALESTINA con l&#8217;inaugurazione della mostra &#8220;ARTISTI PER GAZA&#8221;. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-offset-key="6gbc0-0-0"><span data-text="true">Non mancate !!!</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Saranno presenti: il giornalista FARID ADLY e il presidente della Comunità Palestinese in Lombardia, Dott. KHADER TAMIMI.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7155" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-579" width="453" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 453w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Damasco, il nuovo romanzo di Suad Amiry</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2016 06:07:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Sai perché il profeta Maometto si è fermato ad al-Qadam e non è mai entrato a Damasco?  Da lontano, ha visto gli splendori della città, ne ha percepito l’incanto e ha&#46;&#46;&#46;</p>
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<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
<p align="RIGHT"><em><span style="color: #424242;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;">Sai perché il profeta Maometto si è fermato ad al-Qadam e non è mai entrato a Damasco?</span></span></span></span></em><span style="color: #424242;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #424242;"><span style="font-size: small;"><i> </i></span></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><em><span style="color: #424242;"> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;">Da lontano, ha visto gli splendori della città, ne ha percepito l’incanto e ha detto: </span></span></span></span></em></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #424242;"><span style="font-size: small;">Un uomo dovrebbe andare in paradiso una e una sola volta!</span></span></em></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #424242;"><span style="font-size: small;">Ecco perché non ci è mai entrato”</span></span></em></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il suq al-Hamidiyya con la gelateria Bakdash, la moschea degli Omayyadi, i vicoletti stretti di Midhat Pasha e poi, palazzo Baroudi, col suo suntuoso portone “così alto che ci potrebbe passare un cavaliere e così largo che ci potrebbe passare un cammello carico di mercanzie”: la città di Damasco è indistinguibile e inestricabile dalle vicende della famiglia Baroudi, non semplice paesaggio ma un altro personaggio. Un palazzo che tra consuetudini e rituali, dalla Grande Bouffe del venerdì all’hammam, riequilibra i contasti, le rivalità, le invidie, le piccole e grandi meschinità e rafforza i legami tra le sorelle. Mentre i figli maschi sono pigri e viziati (tranne il capostipite Jiddo dall’insaziabile e insaziato appetito sessuale il cui tradimento dà l’avvio alla saga) ci sono alcune formidabili figure femminili tra cui Laila la tiranna, con un’amante segreta in Giordania che “per far fiorire la sua storia d’amore, assassina quelle degli altri” e soprattutto Karimeh che da non sposata, ha adottato una bambina, Norma, una riflessione attualissima sul significato della maternità e sul silenzio come gesto estremo d’amore. E durante la presentazione del libro, Suad Amiry ha ribadito “Sono cresciuta con le mie zie nubili, figure molto progressiste, e per me era normalissimo che una di loro avesse adottato Norma, mia cugina. E perché allora adesso ci sono tutte queste discussioni sulle adozioni e sui genitori con cui si cresce, anche se non ci si nasce?!?”</p>
<p align="JUSTIFY">Una mirabile storia ed un affresco non solo di Damasco, la capitale ottomana della Grande Siria, ma anche di piccoli villaggi come ‘Arrabeh in Palestina dove la memoria è scolpita nella pietra, Jenin, Nablus, Gerusalemme e i piccanti pettegolezzi della suite 28 dell’hotel King David, Beirut e gli ombrelloni gialli del Saint George Beach Club fino alle nuove realtà economiche che distolgono lo sguardo dal Mediterraneo per spingerlo ai Paesi del Golfo e trasformano l’amatissima Damasco in un mero luogo di passaggio.</p>
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