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	<title>Arcigay Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>DIVERCITYNSIEME: mille modi esistere!</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2022 08:13:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Cos&#8217;è la diversità? Qualcosa di positivo o qualcosa che fa paura? Entrambe le definizioni potrebbero essere corrette, starete pensando. Questo articolo, in ogni caso, non si propone di voler fornire delle&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/dive.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="480" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/dive.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16212" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/dive.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/dive-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani </p>



<p>Cos&#8217;è la diversità? Qualcosa di positivo o qualcosa che fa paura? Entrambe le definizioni potrebbero essere corrette, starete pensando. Questo articolo, in ogni caso, non si propone di voler fornire delle spiegazioni a riguardo. Vuole semplicemente promuovere un evento che ha l&#8217;obiettivo di raccontare storie di persone diverse, anzi uniche. Non pensate a conferenze con esperti del campo o simili&#8230;Provate invece ad immaginare una full immersion nel mondo della cosiddetta &#8220;diversità&#8221;.</p>



<p>Per stimolare la vostra immaginazione ho deciso di anticiparvi, solo in parte, qualcosa dell&#8217;evento dal titolo <strong>“DiverCitynsieme: siamo tuttə diversi, siamo tuttə uguali&#8230;.per una Milano più inclusiva”</strong>.</p>



<p>Siamo riusciti a trovare come location la <strong>Bibilioteca di Chiesa Rossa in Piazza Abbiategrasso</strong>. Questo luogo già ospita annualmente il Festival delle Abilità, meglio di così&#8230; Il <strong>10 aprile</strong> è la data che abbiamo scelto, non potevamo di certo farlo in inverno, e in estate&#8230;beh l&#8217;estate è piena di tanti eventi e non volevamo mettere in difficoltà nessuno, mettiamola così. Come potete vedere sul calendario, sarà di domenica e di pomeriggio (dalle 14 alle 18), così non avete scuse né per il giorno e né per l&#8217;orario. Perchè dovreste venire a questo evento? Perchè si respirerà aria di divertimento, di arte e soprattutto vi sentirete accolti, o almeno questo è il nostro intento.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/div.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="526" height="275" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/div.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16213" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/div.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/div-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a></figure>



<p>Dopo questa lunga premessa, passo a descrivervi, nel concreto, i contenuti dell&#8217;iniziativa.</p>



<p>Nella prima parte, ci saranno i cosiddetti <strong>Libri Parlanti</strong>, ovvero persone che hanno deciso di condividere la loro storia con gli altri perchè c&#8217;è ancora chi crede nell&#8217;incontro e non nello scontro e i “nostri Libri” voglio darci proprio dimostrazione di questo.<strong> Persone Lgbt, con disabilità, caregivers, rom ed ex tossicodipenti </strong>che vogliono ricordarci quanto la vita può essere dura, ma anche bella allo stesso tempo.</p>



<p>Avremo anche ben due momenti musicali. Uno con <strong>l&#8217;Allegromoderato InBand</strong>, composto esclusivamente da persone con disabilità e l&#8217;altro è un progetto portato avanti dal dott. Catania che ha il titolo <strong>“FaberInMente”</strong>. I protagonisti di “FaberInMente” hanno un disagio mentale e raccontano la loro storia, rielaborando brani di Fabrizio De Andrè.</p>



<p>Non solo musica: Martina Foglia e Fabio Ferrara dell&#8217;<strong>Atelier Spazio Vita</strong> ci mostreranno i loro quadri, insieme a quelli di altri artisti che hanno affrontato il tema della diversità attraverso l&#8217;immagine e il colore.</p>



<p>Ultimo, ma non per importanza, lo shooting fotografico dal titolo<strong> “Volti di una società plurale”</strong> a cura di Pietro Arrigoni e un<strong> breve laboratorio di scrittura creativa</strong> con la “nostra” Vice-Presidente Alessandra Montesanto.</p>



<p>I ringraziamenti finali vanno proprio ad Alessandra e a <strong>“Per i diritti umani”</strong> che hanno permesso a questo evento di diventare realtà.</p>



<p>Un evento che, almeno idealmente, è piaciuto molto al <strong>Municipio 5 </strong>e alle associazioni che ci hanno concesso il patrocinio e in alcuni casi, anche supportato quali:<strong> Agedo Como-Lecco, Arcigay Milano e Unar</strong>.</p>



<p>Che dire ora manca la parte più importante, tutti noi, ovvero i presenti! Ci vediamo il 10 aprile!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/bom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/bom-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16214" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/bom-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/bom-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/bom-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/bom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Il racconto di un ragazzo gay e disabile: la strada per la felicità</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 07:15:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo la storia di Filippo, un nostro caro amico, che ringraziamo per aver voluto condividerla con noi e con voi, nell&#8217;intento di sensibilizzare sui diritti Lgbt  e per aiutare tante e tanti nella&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo la storia di Filippo, un nostro caro amico, che ringraziamo per aver voluto condividerla con noi e con voi, nell&#8217;intento di sensibilizzare sui diritti Lgbt  e per aiutare tante e tanti nella loro personale ricerca della felicità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Sbaglia sempre per conto tuo&#8230;è così che fanno le persone che vogliono essere felici”. Questa frase tratta da un film di Ozpetek è quella con cui voglio iniziare il mio racconto, perchè se c&#8217;è una cosa che ho imparato a metà del mio percorso è sicuramente che, per dirlo in altre parole, preferisco vivere di rimorsi che di rimpianti.</p>
<p>Sono Filippo, un trentenne della Brianza, gay e disabile. Vivo, quindi, più o meno da sempre, la doppia diversità o doppia discriminazione, anche se forse i primi a discriminarci siamo noi stessi. La disabilità è qualcosa con cui ho dovuto convivere fin dalla nascita, nel mio caso si tratta semplicemente di un&#8217;emiparesi che ha coinvolto il braccio e la gamba destri. Nell&#8217;infanzia il problema è soprattutto dei genitori che si trovano a dover far fronte a qualcosa d&#8217;inaspettato e di non sempre facile gestione, soprattutto all&#8217;interno di una famiglia come la mia, composta da due genitori di umili origini e condizioni e non propriamente così uniti. Ad essere sinceri le urla e le liti hanno sempre fatto parte del mio quotidiano, ma a parte l&#8217;ambiente “movimentato”, oggi posso dire di essere stato abbastanza fortunato nell&#8217;avere due genitori che comunque sono stati premurosi per come hanno potuto. I primi anni della scuola sono stati tutto sommato sereni se escludiamo qualche difficoltà legata al rendimento scolastico, non ho sentito particolarmente il peso emotivo della disabilità. L&#8217;adolescenza e gli anni seguenti sono stati senza dubbio più duri. Da adolescente, oltre a chiedermi se il corpo poteva in qualche modo attirare i miei coetanei, c&#8217;era il conflitto interiore tra ciò che mi era stato insegnato dai Testimoni di Geova riguardo all&#8217;omosessualità e ciò che sentivo, ovvero l&#8217;attrazione per insegnanti</p>
<p>il mio stesso sesso. L&#8217;ambiente che frequentavo insieme a mia madre e a mia sorella, quello dei Testimoni di Geova appunto, non mi ha aiutato di certo a risolvere i miei conflitti.</p>
<p>Per anni ho cercato di pensare all&#8217;omosessualità come ad una scelta, uno stile di vita alternativo. La vera svolta dentro di me avviene quando inizia a farsi insistente il pensiero del tempo che scorre e i vent&#8217;anni se ne vanno con le opportunità mancate. Decido così di darmi una possibilità e di provare ad assecondare i miei sentimenti e a ventisette anni ho il mio primo rapporto sessuale. Si tratta però di una strada in salita, infatti non ho amici gay, ma una vita da ricostruire daccapo e una famiglia dalla mentalità chiusa. Per giustificare il mio allontanamento dalla religione mi trovo costretto quasi subito al coming out. La reazione di mia madre, come previsto, non è delle migliori mentre quella di mia sorella è inaspettatamente positiva, probabilmente perchè in quel periodo anche mia sorella vive un momento difficile, decide di separarsi dal marito e di tornare a casa dai miei. La tempesta di emozioni e cambiamenti di quel periodo mi spingono a trasferirmi da solo a Milano per la prima volta e a farmi seguire da uno psicologo. Rimango presto senza lavoro e così torno in famiglia, ma l&#8217;anno fuori di casa mi aiuta a coltivare amicizie e ad avere le prime esperienze amorose. Sono tornato dai miei con la sensazione di avere tanta strada da fare per raggiungere quella che molti chiamano felicità, altri serenità o anche vita soddisfacente. Mi capita spesso di sentirmi triste perchè non ho il lavoro che vorrei e sento la mancanza di un amore. Al tempo stesso sono consapevole che la vita non è sempre come vorremmo e che l&#8217;idea di relazione che ho in testa non corrisponde alla realtà delle coppie che conosco. Oltre il fatto che continuo a lavorare su me stesso, tra le cose positive che faccio c&#8217;è l&#8217;attivismo; attualmente sono un “ Libro Parlante” di Milano e faccio conoscere la mia storia di vita e, in passato, ho collaborato con Arcigay e Asa (Associazione Solidarietà Aids).</p>
<p>Vorrei rivolgermi a coloro che vivono una situazione simile alla mia, ma non essendo bravo nei consigli, mi faccio aiutare dalla scrittrice Gabrielle Rivera che nel raccontare la sua esperienza nel libro “Le cose cambiano” si esprime così: “Le cose non cambiano, quel che succede è che diventate più forti . Capite quello che succede, come sono le persone e come va il mondo. E da adulti, imparate ad affrontarlo, il mondo, imparate ad amarvi, a prendere le cose per quello che sono”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Oggi tutte e tutti al Pride di Milano !!!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 17:33:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Noi ci siamo stati! Al di là delle polemiche che ogni anno vengono riproposte da chi è un &#8220;tantino&#8221; omofobo o all&#8217;interno delle stesse comunità omosex, noi crediamo che il Pride sia un momento importante per chiedere i diritti civili per tutte e per tutti, per chiedere libertà di amare e di disporre del proprio corpo e della propria vita come meglio si crede, senza mai mai mai farsi e fare del male. Noi siamo per la pace, per la giustizia, per il RISPETTO. Amiamo la diversità perché siamo tutti diversi: gay, etero, alti, bassi, biondi, bruni, chiari, scuri, italiani, stranieri, giovani, anziani. Siamo semplicemente UMANITA. Siamo e basta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9018" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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/></a></p>
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		<title>“America latina: i diritti negati”: Che orgoglio!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 08:08:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Mayra Landaverde &#160; &#160; Sabato 25 giugno si è svolto il Milano Pride, manifestazione dell’orgoglio delle persone gay, bisessuali, transessuali, asessuali, intersessuali e queer. Questa volta scrivo su questa manifestazione perché abbiamo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Mayra Landaverde</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-397.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6259" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6259" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-397.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (397)" width="753" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-397.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 753w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-397-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 25 giugno si è svolto il Milano Pride, manifestazione dell’orgoglio delle persone gay, bisessuali, transessuali, asessuali, intersessuali e queer.</p>
<p>Questa volta scrivo su questa manifestazione perché abbiamo partecipato come rete Milano senza frontiere.</p>
<p>E’ il terzo anno che aderiamo a questa iniziativa.</p>
<p>Avrei dovuto intervenire dal palco in rappresentanza della rete ma non mi è stato possibile. Così ho scritto questo pensiero sul mio blog: <a href="https://mayralandaverde.wordpress.com/2016/06/28/mancato-intervento/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://mayralandaverde.wordpress.com/2016/06/28/mancato-intervento/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Purtroppo, tra tutta l&#8217;allegria, sono successi anche episodi sgradevoli, intollerabili.</p>
<p>Lo stesso giorno del Pride ho letto sul profilo facebook di una mia amica, aggredita in manfestazione. Si trovava vicino al palco con alcune foto dei ragazzi dispersi nel Mediterraneo che usiamo al presidio e questo ha dato fastidio ad alcune persone che hanno deciso di aggredirla verbalmente con insulti razzisti e poi di picchiarla. Lei sta bene, non si è fatto male nessuno.</p>
<p>Beh, ci stiamo facendo male noi. Io non mi aspetto un insulto per il colore della mia pelle da una persona che partecipa al Pride. Non me lo aspetto proprio! E invece è così. Il razzismo lo abbiamo trovato ovunque.</p>
<p>Le persone mi chiedono sempre perché partecipiamo a queste manifestazioni. Mi chiedono sempre cosa c’entra l’immigrazione coi diritti LGBT. C’entra tutto!</p>
<p>Siamo persone e questo dovrebbe bastare. Non dovrei nemmeno scrivere questo articolo perché è semplicemente assurdo che fra di noi ci mettiamo, ci inventiamo degli ostacoli.</p>
<p>Il sito del Milano Pride riporta le seguenti bellissime parole:</p>
<p align="JUSTIFY">“Una straordinaria festa di libertà resa possibile dal lavoro congiunto di istituzioni pubbliche, associazioni e realtà commerciali oltre che, naturalmente, dalla partecipazione di migliaia di persone.</p>
<p align="JUSTIFY">È organizzato dal Coordinamento Arcobaleno (che raggruppa le associazioni LGBT di Milano) sulla base di un progetto presentato da ARCIGAY MILANO.</p>
<p>Un Pride inclusivo che tenga conto di tutte le diversità, non solo quelle legate all’orientamento sessuale (immigrazione, disabilità, solidarietà, ecc.). Un esempio: i discorsi a conclusione della parata si avvalgono di traduzione simultanea nel linguaggio dei segni.”</p>
<p>Un Pride inclusivo, sì. Quanto inclusivo? Inclusivo anche dei razzisti, dei violenti? ( gay o non gay questo non importa).</p>
<p>Abbiamo lavorato molto bene con le persone della comunità LGBT e mi sembra davvero offensivo che, per colpa di pochi, una manifestazione così importante si veda oscurata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-396.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6258" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6258" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-396.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (396)" width="753" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-396.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 753w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-396-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a></p>
<p>In Messico El hogar refugio la 72 che è un centro di accoglienza per migranti ha organizzato un evento per l’orgoglio LGBT. Vi invito a vedere la loro pagina:</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/la72tenosique/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/la72tenosique/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Le fotografie qui riportate sono state scattate durante quell’evento il 30 giugno a Tenosique, Tabasco nel sud del Messico.</p>
<p>In una delle foto si vede la bandiera arcobaleno e in fondo un cartello con la scritta “ Donde estan?” (Dove sono?)</p>
<p>Dove sono tutti i dispersi nel territorio messicano e dove sono i diritti LGBT.</p>
<p>Dove sono i nostri diritti, nostri.</p>
<p>Senza distinzione.</p>
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		<item>
		<title>I diritti civili LGBT in Italia e all&#8217;estero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 02:36:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; “Gay Pride”: molti pensano a parate chiassose e volgari. Invece sono manifestazioni gioiose e colorate che hanno un senso politico e sociale molto preciso: garantire i diritti fondamentali anche alle coppie omosessuali, spezzare&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-CnX3s0wtv_c/VZtWlj5miEI/AAAAAAAAC4M/L_dxgF-lsns/s1600/pride_milano1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="240" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/07/pride_milano1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Gay<br />
Pride”: molti pensano a parate chiassose e volgari. Invece sono<br />
manifestazioni gioiose e colorate che hanno un senso politico e<br />
sociale molto preciso: garantire i diritti fondamentali anche alle<br />
coppie omosessuali, spezzare una mentalità chiusa che spesso porta a<br />
comportamenti irrispettosi se non violenti, lasciare libertà di<br />
amare senza pregiudizi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lo<br />
scorso 27 giugno molte persone che fanno parte della grandissima<br />
comunità LGBT sono scese in piazza e hanno avuto modo anche di<br />
festeggiare: sì perchè in Irlanda – Paese a maggioranza cattolica<br />
– è stata approvata una legge che equipara il matrimonio<br />
omosessuale a quello etero e negli Stati Uniti, la Corte Suprema ha<br />
emesso una sentenza che fa Storia, rendendo legale l&#8217;unione tra gay.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
scelta di manifestare a fine giugno risale al 28 del mese del 1969,<br />
quando a New York, allo Stonewall Hill, un bar frequentato da persone<br />
omosessuali, fece irruzione la Polizia per identificare i presenti<br />
perchè, allora, compiere atti omosex era considerato un reato. La<br />
violenza delle forze dell&#8217;ordine scatenò una rivolta. Ieri come<br />
oggi: in Turchia, proprio in occasione della marcia, i manifestanti<br />
sono stati attaccati con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e<br />
proiettili di gomma: le persone, riunitesi in Piazza Istiklal, hanno<br />
dovuto ripararsi in negozi e altri esercizi pubblici.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
l&#8217;Italia – Paese ancora indietro sui temi dei diritti LGBT –<br />
vogliamo prendere ad esempio la città di Milano dove ha troneggiato<br />
uno striscione con la scritta “I diritti nutrono il pianeta” (per<br />
riprendere lo slogan di Expo). tantissimi i partecipanti e le<br />
associazioni presenti: Arcigay, Amnesty, Uaar. Riportiamo, infine, la<br />
dichiarazione dell&#8217;Assessore ai Lavori pubblici, Carmela Rozza: “<br />
Nessuno di noi può imporre all&#8217;altro scelte diverse dalle sue.<br />
Secondo me, Milano è all&#8217;avanguardia rispetto ai diritti ma se non<br />
abbiamo una legge nazionale sui diritti delle coppie gay, questo non<br />
può che essere un Paese arretrato da questo punto di vista. Ma io<br />
sono convinta che la società italiana sia molto più avanti della<br />
classe politica”.
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Transgender: un racconto significativo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2014 06:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande ad Alessandra Bernaroli: da uomo a donna e sempre innamorata di sua moglie. Ringraziamo moltissimo Alessandra Bernaroli. Può raccontarci, brevemente, la sua storia? Io e&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande ad Alessandra<br />
Bernaroli: da uomo a donna e sempre innamorata di sua moglie.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo<br />
moltissimo Alessandra Bernaroli.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Può<br />
raccontarci, brevemente, la sua storia?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Io<br />
e mia moglie ci siamo conosciute nel lontano 1995. Dopo dieci anni di<br />
fidanzamento, nel 2005, abbiamo deciso di coronare la nostra unione<br />
famigliare sposandoci in chiesa, nel comune di Finale Emilia (MO),<br />
dove risiedevo con i miei genitori. Dopo il matrimonio ha preso corpo<br />
in me, aiutata dalla vicinanza di mia moglie, la presa di coscienza<br />
di essere una persona transessuale e, dopo aver pensato, parlato e<br />
meditato molto tra di noi sulla questione, ho intrapreso il percorso<br />
che mi ha portato a sottopormi ad una serie di importanti,<br />
difficoltosi e pesanti interventi chirurgici in giro per il mondo<br />
(USA, Thailandia, Spagna) fino ad approdare, nella seconda metà del<br />
2009, alla rettifica anagrafica di nome e sesso sul certificato di<br />
nascita e sui documenti.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ritengo<br />
importante sottolineare che mia moglie in tutti questi anni mi ha<br />
sempre sostenuta ed appoggiata, sforzandosi di comprendere questo mio<br />
bisogno di cambiamento e di mantenere unita la nostra famiglia<br />
nonostante il suo grande e comprensibile sconcerto e smarrimento<br />
iniziali. Certamente dopo tanti anni passati assieme non è stato<br />
semplice per mia moglie capire, ma grazie alla profonda conoscenza<br />
che ci legava ed alla sua cultura profondamente radicata nella<br />
religione cattolica ha trovato nell’amore e nella fede la forza per<br />
sostenermi, credendo fino in fondo nell’importanza del vincolo<br />
famigliare.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
problemi al nostro matrimonio, problemi derivanti dalla burocrazia,<br />
sono subentrati subito dopo la sentenza di rettificazione dei dati<br />
anagrafici: infatti la sentenza che ordinava questa variazione<br />
all’ufficiale di stato civile, non faceva alcun cenno al nostro<br />
vincolo matrimoniale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Così,<br />
quando mi sono recata all’anagrafe di Bologna per ritirare il nuovo<br />
documento di identità con il nome variato al femminile, ci si è<br />
trovati di fronte ad un caso mai visto prima nel nostro Paese: una<br />
moglie che nonostante il cambio di sesso da parte del proprio marito<br />
non aveva mai chiesto il divorzio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
tribunale di Bologna, autore della sentenza “di cambio nome”, non<br />
avendo sciolto il vincolo ha creato i presupposti per l’avventura<br />
giudiziaria che ci ha fin qui visto protagoniste, prima in<br />
Cassazione, poi avanti la Corte Costituzionale ed ora in riassunzione<br />
ancora presso la Cassazione, probabilmente il prossimo anno.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
cercare di chiarire in sintesi il punto della questione, il problema<br />
nasce anzitutto dall’approssimativa tecnica di redazione della<br />
legge fondamentale sul transessualismo, che è la legge 164 del 1982.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
legge, passata al vaglio della Consulta nel 1985 (sentenza 161) e pur<br />
novellata nel 1987 (d.lgs. 74) specificamente per dirimere la<br />
questione sull’eventuale matrimonio preesistente della persona che<br />
si sottoponeva a rettificazione anagrafica, ha fallito nell’intento<br />
lasciando un margine di ambiguità interpretativa che di fronte al<br />
nostro caso, il primo verificatosi ben 27 anni dopo la sua<br />
promulgazione (trattasi evidentemente di situazioni che, per la loro<br />
complessità, non si presentano con molta frequenza, come dimostra<br />
anche l’esperienza delle altre nazioni estere), è stato usato<br />
contro l’unità della nostra famiglia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
legge 164, riferendosi al matrimonio preesistente, dice che la<br />
sentenza di rettificazione “provoca” (ora “determina” dopo la<br />
novella del d.lgs. 150/2011) lo scioglimento del matrimonio o la<br />
cessazione degli effetti civili. Rimanda alla legge sul divorzio per<br />
l’applicazione di quanto disposto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Orbene<br />
fino all’emergere del nostro caso la dottrina non aveva forse<br />
approfondito a dovere questo punto. Già il fatto che la sentenza di<br />
rettificazione anagrafica potesse “provocare” di per se stessa lo<br />
scioglimento, in “automatico”, non era condiviso da tutti.<br />
Dirimente sulla sussistenza del vincolo pareva il rimando alle<br />
disposizioni sul divorzio (legge 898 del 1970), ove è noto che per<br />
ottenere il divorzio occorrono una pronuncia del giudice e la volontà<br />
di almeno uno dei coniugi, tutti elementi assenti nel nostro caso.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Posta<br />
di fronte al caso concreto, spaventata forse dal pericolo di chissà<br />
quale turbamento dell’ordine costituito che il pacifico prosieguo<br />
del nostro vincolo coniugale avrebbe potuto comportare, la pubblica<br />
amministrazione locale, dove aver chiesto ufficiale parere alla<br />
burocrazia ministeriale, ha posto in calce all’atto di matrimonio<br />
un’annotazione di scioglimento: uno scioglimento d’ufficio, cosa<br />
mai vista prima d’ora.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
fondo, come è stato detto, una morte civile per i due coniugi,<br />
sottolineata anche dal certificato di stato civile “non<br />
documentato” rilasciatomi dal comune di Bologna in quei tristi<br />
giorni, certificato che ancora conservo quale raro cimelio di<br />
ostracismo sociale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Lì<br />
abbiamo scoperto dell’abuso perpetrato nei nostri confronti;<br />
infatti l’autorità comunale neppure si era degnata di informarci<br />
di una così grave determinazione perpetrata ai nostri danni.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
un primo momento di sconforto e grande difficoltà, siamo riuscite a<br />
trovare il supporto e l’appoggio dell’associazione di promozione<br />
sociale “Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI”,<br />
(www.retelenford.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss di cui sono anche divenuta aderente, che ci ha<br />
consentito di intraprendere la via giudiziaria per tutelare il nostro<br />
matrimonio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
primo grado il Tribunale di Modena, nel 2010, ha accolto il nostro<br />
ricorso disponendo la cancellazione dell’annotazione di<br />
scioglimento, riconoscendo quindi piena validità al nostro<br />
matrimonio. Il Ministero dell’Interno ha fatto ricorso e in Corte<br />
d’appello il tribunale di Bologna, nel 2011, ha ribaltato la<br />
decisione precedente, sostenendo che il matrimonio in Italia può<br />
essere solo tra uomo e donna. Abbiamo proposto ricorso in Cassazione<br />
la quale a giugno 2013 con l’ordinanza 14329 ha sollevato una<br />
questione d’incostituzionalità in relazione allo scioglimento<br />
automatico del nostro matrimonio, rinviando la questione alla<br />
Consulta che nel giugno 2014 ha pronunciato la sentenza 170 che ha<br />
dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 2 e 4<br />
della legge 164/1982 nella parte in cui non prevedono la possibilità<br />
di mantenere in vita un rapporto di coppia…</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ora,<br />
come detto, attendiamo il giudizio (che si spera definitivo) della<br />
Corte di Cassazione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Come<br />
hanno reagito, i suoi familiari, di fronte al suo cambiamento e come<br />
si è svolto il percorso che avete affrontato insieme?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
dire il vero, essendo la mia famiglia molto aderente ai valori<br />
cattolici, temevo molto la reazione dei miei genitori ed ho atteso il<br />
più a lungo possibile prima di renderli partecipi di questa mia<br />
condizione transessuale. Ricordo il giorno in cui confessai loro la<br />
questione, accompagnata da mia moglie, è stata una giornata di<br />
grande tensione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
loro reazione iniziale fu di comprensibile stupore ed incredulità.<br />
Nei mesi seguenti faticarono a capacitarsi del fatto e tentarono<br />
(giustamente) di farmi riflettere su quanto stavo ponendo in essere;<br />
le riflessioni però, erano già state fatte e la problematica<br />
attentamente vagliata e pertanto non c’era modo di farmi desistere.<br />
Provarono anche a propormi terapie psicologiche “riparative”, su<br />
evidente suggerimento di qualche conoscente di “eterodossia<br />
integralista”, ma grazie alle mie spiegazioni ed al fondamentale<br />
sostegno di mia moglie, alla fine compresero la situazione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Adesso,<br />
a distanza di tempo, hanno accettato la situazione e certamente non<br />
mi hanno rifiutata, come purtroppo ancor oggi accade a molte persone<br />
nella mia condizione che si vedono tagliare tutti i ponti da genitori<br />
e familiari.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Penso<br />
che una ragione di questo rifiuto, oltre all’immagine stereotipata<br />
e negativa che grava sulle persone transessuali, sia anche il timore<br />
del giudizio delle persone e, in generale, della società.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
percorso di cambiamento, alla fine, l’ho compiuto assieme a mia<br />
moglie ed anche grazie a lei, che mi è stata sempre vicina e mi ha<br />
curata ed accudita con amore, anche durante i numerosi e pesanti<br />
interventi chirurgici a cui mi sono sottoposta nel corso degli anni<br />
in vari Paesi esteri.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>In<br />
questi ultimi tempi si sente spesso parlare di omofobia e transfobia,<br />
può darci la sua opinione su questo tema?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Va<br />
detto anzitutto che omofobia e transfobia sono due fenomeni molto<br />
differenti in sé, in quanto il primo è afferente al sesso ed<br />
all’orientamento sessuale con il conseguente portato del paradigma<br />
eterosessuale quale fondamento della società; questo paradigma, cioè<br />
che gli uomini e le donne provino attrazione sessuale solo per il<br />
sesso opposto, è l’ostacolo teorico principale alla realizzazione<br />
del matrimonio egualitario in Italia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
transfobia, invece, attiene al concetto di genere, di ruolo di genere<br />
e della sua espressione; da questo concetto discende il modello<br />
“genderista” di organizzazione della società, nella quale i due<br />
generi, maschile e femminile (generi fondati sul sesso alla nascita)<br />
implicano un insieme ben distinto e separato di compiti e ruoli<br />
all’interno dell’organizzazione sociale e familiare. Questi ruoli<br />
sono funzionali anche all’organizzazione del potere, essendo ruoli<br />
già determinati, prescritti e soprattutto non intercambiabili.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Su<br />
questo si fonda il potere della società moderna: sul modello<br />
maschile che si declina in varie forme di dominio (maschilismo)<br />
sull’altro genere e si poggia su di un modello sociale fondato su<br />
dogmi non discutibili: in questo senso la religione può essere un<br />
valido alleato al conservatorismo sociale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo contesto genderista la liberazione dei generi e delle “forme<br />
umane” non eterodosse, non aderenti al paradigma maschile, può<br />
avvenire (ed è in parte avvenuta) solo con percorsi di<br />
emancipazione. Tali percorsi si declinano come tentativi di<br />
imitazione del genere dominante, copiandone i modelli di ruolo ed<br />
azione, nel tentativo di conformarsi ad essi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
conformismo diviene quindi il sottostante dell’azione di<br />
emancipazione; tale conformismo si esplica però su modelli di base<br />
differenti da quello dominante e pertanto non potrà mai assurgere<br />
alla stessa magnitudo di grandezza.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ecco<br />
quindi che l’emancipazione mostra la sua vera natura e diviene<br />
limite alla libertà ed all’autodeterminazione dei singoli<br />
individui che non possono esprimere liberamente né le proprie intime<br />
inclinazioni né il loro profondo essere, la loro identità.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Oltre<br />
a questo l’emancipazione rappresenta anche un limite allo sviluppo<br />
sociale, in quanto impedisce l’esplicarsi di nuovi modelli di<br />
società, di relazioni di potere, che potrebbero essere utili a<br />
superare i limiti dell’impostazione attuale che da una società che<br />
si serve per le relazioni economiche dell’economia di mercato, sta<br />
pericolosamente declinando in una società di mercato che rischi di<br />
spazzare via ogni speranza identitaria rapportando qualunque istanza<br />
ad un valore ed utilità economica immediata, liberandosi però<br />
immediatamente di chi o cosa non possa più dare un profitto, inteso<br />
come valore puramente economico e non, come sarebbe più utile, un<br />
valore olistico ambientale, sociale, di benessere complessivo e<br />
sostenibilità globale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
queste brevi considerazioni si vede come i temi del transessualismo,<br />
considerato come caso particolare dell’intersessualismo, sono assai<br />
più ampi e variegati dell’ambito relativo alle questioni gay e<br />
lesbica, di cui in effetti rappresentano un sovrainsieme inclusivo e<br />
ben più ampio. Da qui discende anche, a mio avviso, l’errore<br />
“politico” di porre la questione transessuale sempre in coda ed a<br />
latere ai temi “lgb”, dai quali dovrebbe essere considerata<br />
separatamente, sia perché richiama istanze aggiuntive e differenti,<br />
sia perché il fatto di ricomprenderla nelle rivendicazioni<br />
omosessuali ne limita la portata rivoluzionaria.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Chiarito<br />
il significato di questi termini, si rileva che in Italia manca una<br />
legislazione penale antidiscriminazione che contempli l&#8217;omofobia e la<br />
transfobia: qual è la sua opinione in merito?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
è vero, in Italia è assente ad oggi una legislazione che contempli<br />
l’omofobia e la transfobia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questa legislatura ci sono state proposte interessanti sulla<br />
questione, una in particolare elaborata dalla “Rete Lenford” che,<br />
ricordo, è stata protagonista in questi ultimi anni di<br />
importantissime battaglie giuridiche nell’ambito dei diritti<br />
“lgbti” che hanno portato a sentenze storiche, vere pietre<br />
miliari nel percorso di sviluppo sociale italiano.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
punto centrale è anzitutto stabilire se omofobia e transfobia<br />
debbano essere considerate fattispecie di reato autonome oppure<br />
aggravanti di altri reati, come è ad esempio il considerare più<br />
grave un’aggressione se è stata determinata da motivi di<br />
transfobia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Io<br />
ritengo che la collocazione più adeguata sia quella di aggravanti,<br />
in quanto diverrebbe arduo definire chiaramente il perimetro di un<br />
reato autonomo, ma ancor più tale inquadramento si configurerebbe<br />
come un pericoloso tentativo di limitare e condizionare la libertà<br />
di pensiero, cosa che non deve avvenire mai. È giusto punire i<br />
reati, non eseguire condizionamenti del pensiero. Educare il pensiero<br />
e non impedirne il libero esplicarsi. Il punto fermo deve essere la<br />
puntuale e severa punizione e repressione del reato.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Stabilito<br />
questo, resta un problema importante: il rapporto tra varie categorie<br />
di libertà tutelate dalla nostra Costituzione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Provo<br />
a chiarire meglio: sappiamo che la nostra Carta stabilisce un<br />
principio di eguaglianza in relazione, ad esempio, a razza, sesso,<br />
opinioni politiche, religione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
è una cosa molto buona e giusta, sicuramente; a distanza di tanti<br />
anni dalla statuizione di questi principi, però, occorre chiedersi<br />
se tali categorie giacciano tutte sullo stesso piano o meno.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
percorso di formazione della proposta costituzionale, dopo i<br />
terribili anni della seconda guerra mondiale, nell’includere<br />
elementi di opinione soggettiva (politica e religiosa) tenne<br />
doverosamente in conto l’esperienza delle dittature e delle leggi<br />
razziali, dove anche la libertà religiosa fu oggetto di limitazione<br />
e persecuzione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Oggi<br />
però e altrettanto doveroso chiederci se un’opinione religiosa, di<br />
una gerarchia religiosa, possa essere lasciata libera di confliggere<br />
e dare contro a condizioni umane che si presentano in natura e sono<br />
parte dell’essenza stessa degli individui.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
altri termini: può un’opinione fondata su presunti “dogmi” che<br />
non ammettono discussione né falsificazione scientifica negare e<br />
combattere aspetti dell’essere umano che sono naturali e legittimi<br />
caratteri dell’individuo?</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
risposta, in tutta evidenza, è no!</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ne<br />
consegue pertanto che la libertà religiosa, anche di espressione<br />
religiosa, deve trovare un limite invalicabile nelle tutele degli<br />
aspetti di cui stiamo discutendo, omosessualità e transessualismo.<br />
Prima le persone e poi la loro libertà di espressione e<br />
manifestazione, politica o religiosa che sia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Tenendo<br />
conto di quanto detto possiamo quindi dare una valutazione non del<br />
tutto positiva della proposta di legge sull’omofobia approvata<br />
dalla Camera in questa legislatura e di cui da molti mesi si sono<br />
perse le tracce: una proposta che mirava ad incidere su aspetti<br />
penali lasciando aperta la possibilità di una non meglio definita<br />
libertà di pensiero alle organizzazioni religiose.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Francamente<br />
spero che questa proposta non prosegua oltre e, a dire il vero, mi<br />
sembrerebbe strano che la variegata maggioranza dell’attuale<br />
Governo possa approvare qualcosa di positivo su questi temi. Se ce ne<br />
fosse necessità, basti pensare alla proposta di una legge sulle<br />
unioni registrate, quando è evidente che una siffatta legge non<br />
farebbe altro che discriminare le persone omosessuali relegandole al<br />
ruolo di persone a cittadinanza limitata, simili, ma non uguali alle<br />
persone che aderiscono al modello eterosessuale nonostante i<br />
presupposti (quello di avere a fianco un’altra persona con cui<br />
condividere la vita) siano i medesimi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
conclusione, penso che quello che serva contro l’omofobia e la<br />
transfobia sia anzitutto una modifica costituzionale nel senso<br />
indicato prima; inoltre occorre rivolgere l’attenzione al ruolo<br />
della cultura e dell’educazione sociale, lì dove le associazioni<br />
“lgbti” dovrebbero focalizzare il loro agire, in modo da far<br />
comprendere alle persone che il mondo non è solo in bianco e nero,<br />
ma a colori, e che è importante rispettare la dignità delle<br />
persone.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Fatto<br />
questo ecco che una legge su omofobia e transfobia sarebbe il<br />
corretto strumento per punire gli eccessi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Parlando<br />
ancora dei temi relativi ad omofobia e transfobia, entriamo più<br />
nello specifico sugli aspetti della discriminazione: in quali<br />
settori, a suo parere, sono più frequenti? Lei ha vissuto episodi di<br />
discriminazione?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Parlando<br />
di discriminazione occorre, a mio avviso, distinguere anzitutto tra<br />
episodi diretti e conclamati rispetto a manifestazioni e<br />
atteggiamenti discriminatori più sfumati e sottili, che potremmo<br />
definire di discriminazione indiretta.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Mi<br />
pare di poter affermare che in Italia, ad oggi, gli episodi di<br />
violenza diretta e conclamata purtroppo si presentino con una certa<br />
frequenza e visibilità. Basti pensare all’atteggiamento di alcuni<br />
esponenti politici sia a livello locale, sia nazionale che proclamano<br />
a chiare lettere quello che altro non è che odio (non è chiaro se<br />
atavico o strumentale a fini politici) contro le persone “lgbti”;<br />
per non parlare di istituzioni religiose e non solo cattoliche, cosi<br />
come importanti esponenti del mondo sportivo, ad esempio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Queste<br />
esternazioni, mai punite e non sufficientemente stigmatizzate dalle<br />
componenti “sane” della società, sono non soltanto gravemente<br />
offensive, ma rappresentano un modello negativo per potenziali nuove<br />
e maggiori discriminazioni. Il rischio è quello di passare dai<br />
discorsi d’odio ad azioni violente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
effetti, questi episodi sono del tutto assimilabili al razzismo, come<br />
ha anche stabilito una risoluzione del Parlamento europeo di qualche<br />
anno addietro.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
mondo del lavoro queste forme di discriminazione diretta e grave sono<br />
senz’altro meno presenti e forse il merito, stante il negativo<br />
humus culturale cennato, va riconosciuto alle specifiche norme<br />
antidiscriminatorie che derivano dal recepimento di direttive europee<br />
(legge 216/2003 più volte novellata) che costituiscono certamente un<br />
argine a questi negativi atteggiamenti.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
particolare protezione viene offerta anche dallo “Statuto dei<br />
lavoratori”, con la previsione specifica del divieto di<br />
licenziamenti antidiscriminatori (art.15 l.300/1970) nei quali sono<br />
ricomprese anche le questioni “lgbti”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Riguardo<br />
alle discriminazioni indirette, temo che si presentino con grande<br />
frequenza e rendano di fatto improbabile l’ingresso nel mondo del<br />
lavoro di persone di cui sia evidente o noto il loro status di<br />
persona transessuale od ex transessuale; come se non bastasse, a<br />
questo stato di cose dobbiamo tener conto degli effetti della grave<br />
crisi di questi anni che rende arduo l’ingresso nel mondo del<br />
lavoro alla maggior parte delle persone, per cui gli spazi per le<br />
persone transessuali di fatto si azzerano.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Voglio<br />
sottolineare che ho parlato sin qui di discriminazioni indirette<br />
utilizzando questo termine non nel senso proprio della normativa,<br />
bensì avendo a mente quelle situazioni concrete in cui non verrà<br />
mai dichiarato chiaramente che la mancata assunzione è conseguenza<br />
della condizione transessuale, ma non è certo difficile per il<br />
datore di lavoro trovare una qualsiasi altra motivazione alla mancata<br />
assunzione che peraltro non ha, a rigore, necessità di<br />
giustificazione alcuna.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Parlando<br />
invece di situazioni relative a persone transessuali già presenti<br />
nel mondo del lavoro, qui è spesso probabile che si verifichino<br />
episodi di mobbing, molestie e progressiva marginalizzazione sia<br />
nelle mansioni sia nelle relazioni sociali interne all’impresa, con<br />
l’obiettivo di spingere al licenziamento la persona divenuta<br />
“indesiderata”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
situazione migliore, a ben vedere, è quella delle persone che hanno<br />
un lavoro autonomo o esercitano libere professioni, in quanto<br />
maggiore è la possibilità di far valere il loro “saper fare” e<br />
quindi di mantenere le relazioni di lavoro anche dopo il percorso di<br />
cambiamento.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Certo,<br />
sarebbe utile ed interessante parlare avendo a disposizione dati<br />
reali, ma da una parte il numero delle persone transessuali<br />
stabilmente inserite in contesti lavorativi non è molto elevato e<br />
d’altro canto ad oggi non sono disponibili ricerche significative<br />
sul tema. Un esempio importante in tal senso è rappresentato dalla<br />
ricerca “Io sono io lavoro” eseguita nel 2011 da Arcigay con il<br />
contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sulla<br />
discriminazione nel mondo del lavoro nei confronti delle persone<br />
omosessuali e transessuali.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
proposito di questi studi, va segnalata l’importante possibilità<br />
che offre la normativa antidiscriminatoria vigente di poter<br />
utilizzare dati statistici a supporto delle azioni che chiamano in<br />
causa la discriminazione (art.4 decreto 216/2003).</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Parlando<br />
di discriminazioni sul luogo di lavoro va detto che una leva<br />
importante per migliorare la condizione delle persone transessuali è<br />
rappresentata da un approccio manageriale alla gestione delle<br />
diversità in azienda, il cosiddetto “diversity management”,<br />
focalizzato in particolare sulle persone “lgbti”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Italia questo è un tema ancora poco conosciuto e le aziende<br />
rischiano di perdere un’importante occasione per valorizzare e<br />
trattenere a sé le potenzialità rappresentate da queste persone,<br />
mentre nel mondo anglosassone questi temi sono già ampiamente<br />
entrati nelle policy aziendali, sia delle imprese che operano in<br />
ambito nazionale sia nelle multinazionali che provano a declinare<br />
questi temi anche in Paesi dove il discorso sociale non è ancora<br />
sviluppato, potendo a volte costituire un positivo agente di<br />
cambiamento.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
va sottovalutato il fatto che queste leve aziendali possono<br />
costituire un potente fattore distintivo di promozione del “brand”<br />
istituzionale anche in un’ottica di “corporate social<br />
responsibility”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto mi riguarda, sono attiva sui temi della diversità “lgbti”<br />
quale componente del team di “Parks” (www.parksdiversity.eu),?utm_source=rss&utm_medium=rss<br />
un’associazione no-profit che raggruppa importanti imprese italiane<br />
(e filiali di multinazionali) che sono attente e desiderano<br />
impegnarsi su questi temi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Tornando<br />
a volgere lo sguardo al campo sociale, mi pare di poter affermare che<br />
le persone transessuali non abbiano ancora raggiunto la pari dignità<br />
e siano ancora in attesa di poter trovare adeguata rappresentanza nei<br />
movimenti politici e nelle assisi rappresentative.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
di là di rari ed estemporanei esempi a livello locale, ancora<br />
mancano personalità di rilievo nella politica nazionale; una grande<br />
occasione mancata fu, nella XV legislatura, l’elezione al<br />
Parlamento di una persona in rappresentanza dei temi del<br />
transessualismo che non era neppure transessuale in senso stretto,<br />
bensì, come amava definirsi “transgender”, nei fatti<br />
rappresentante del mondo omosessuale. Tengo a precisare che non sto<br />
dicendo che questa persona non abbia lavorato bene, semplicemente<br />
avrei preferito che il discorso politico si fosse focalizzato sui<br />
temi del riconoscimento concreto piuttosto che sull’affermazione<br />
acritica di principi vaghi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Purtroppo<br />
anche in campo economico e scientifico la società italiana ben si<br />
guarda dal valorizzare le rare figure presenti; lunga è ancora la<br />
strada per la valorizzazione e la promozione sociale della questione<br />
transessuale.</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/12/images-30.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/12/images-30.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto mi riguarda, anch’io purtroppo ho dovuto confrontarmi con la<br />
discriminazione sul luogo di lavoro.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Consapevole<br />
della difficoltà che le persone potevano (e possono) avere<br />
nell’approcciarsi e nel comprendere la questione transessuale,<br />
durante il mio percorso di cambiamento in azienda non ho mai preteso<br />
di imporre acriticamente il mio passaggio agli altri colleghi di<br />
lavoro, ma ho sempre cercato di anticipare l’insorgere di problemi<br />
e domande parlando dei temi “lgbti” e del transessualismo in<br />
particolare ad ogni occasione, anche prendendo spunto da fatti di<br />
cronaca, cercando di stimolare domande ed orientare la visione delle<br />
questioni.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nonostante<br />
il mio percorso di transizione sia stato molto graduale e molto<br />
“attento”, nel senso detto prima, questo non è stato<br />
sufficiente: purtroppo il responsabile dell’ufficio dove lavoravo<br />
al tempo non è stato in grado di accettare e comprendere la mia<br />
condizione ed ha intrapreso nei miei confronti una campagna<br />
vessatoria fatta di battute allusive, di tentativi di sminuire il mio<br />
lavoro, di affidarmi lavori via via più marginali ed inventare<br />
problemi inesistenti, sollevando questioni percettive e caratteriali,<br />
non riuscendo a contestare concrete mancanze lavorative.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ai<br />
tempi avevo anche intrapreso attività sindacale in azienda, seppur<br />
marginale, e pertanto riuscivo a difendermi da queste che erano vere<br />
e proprie molestie, ma giorno dopo giorno la situazione, nonostante i<br />
miei tentativi, anziché migliorare andava peggiorando e così, dopo<br />
averne parlato con la direzione del personale, la soluzione che<br />
stabilirono fu quella di spostarmi ad altro ufficio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
soluzione risolse in un attimo il problema; certo mi chiesi allora e<br />
a distanza di tanti anni ancor oggi mi chiedo se sia stato corretto<br />
da parte aziendale il non prendere una posizione ufficiale e pubblica<br />
su questa questione. Il fatto di non punire in maniera netta ed<br />
evidente anche al resto del personale questi atteggiamenti,<br />
purtroppo, al di là di quello che possa o non possa prevedere il<br />
codice deontologico o quello disciplinare, fa sì che l’immagine<br />
del carnefice ne esca rafforzata in quanto, alla fin fine, la vittima<br />
della discriminazione è stata comunque sollevata dal suo incarico e<br />
spostata dal proprio ruolo, mentre l’autore del mobbing è rimasto<br />
dov’era senza aver subito, quantomeno in apparenza (ed è questo<br />
che conta agli occhi altrui) alcuna punizione. La deduzione che ne<br />
può conseguire è che se un determinato comportamento non viene<br />
punito, non è sbagliato.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
altra ottica, parlando con un approccio sindacale a quella che, in<br />
generale, è la gestione del personale aziendale, sarebbe corretto<br />
chiedersi se una persona che non tollera le diversità in azienda può<br />
gestire al meglio i propri collaboratori; se chi ha atteggiamenti<br />
maschilisti può davvero valorizzare e far rendere al massimo le<br />
risorse aziendali che ha a disposizione. Forse, e dico forse, se<br />
fossimo di fronte a conclamati casi di persone con una superiore<br />
specializzazione tecnica o scientifica si potrebbero fare valutazioni<br />
di un certo tipo, per quanto opinabili, ma parlando in generale il<br />
dubbio è forte!</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
fare un altro esempio sul tema, sempre in ottica generale, se la<br />
persona oggetto di discriminazione fosse sì trasferita ma promossa<br />
ad un incarico superiore, allora il discorso cambierebbe, ma ancora<br />
non sarebbe una soluzione corretta, a mio avviso: le promozioni<br />
dovrebbero seguire il merito e non essere una contropartita a<br />
tacitazione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Sia<br />
come sia, tornando al mio caso, quello che ho potuto verificare è<br />
stato il mancato supporto dei colleghi durante il periodo in cui<br />
subivo discriminazioni: per meglio dire, in privato mi consolavano ed<br />
erano dalla mia parte, ma davanti al responsabile non avevano<br />
reazioni. Certo, questo è comprensibile in una struttura gerarchica<br />
aziendale dove nessuno si può permettere di perdere il posto di<br />
lavoro mettendosi contro i superiori.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Meno<br />
comprensibile è stato però l’atteggiamento di chi è arrivato a<br />
criticarmi poiché cercavo di difendermi dagli attacchi: addirittura<br />
qualcuno avrebbe detto che non era corretto che io mi ponessi in<br />
contrasto con chi, in fondo, era il mio superiore gerarchico; avrei<br />
dovuto rispettare i ruoli e subire in silenzio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Trovo<br />
questi atteggiamenti molto tristi e rappresentativi di schemi di<br />
pensiero volti ad atteggiamenti se non servili quantomeno<br />
rappresentativi di grande omologazione e limitatezza di vedute.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Purtroppo<br />
mi è capitato spesso di incontrare persone di tal fatta,<br />
specialmente in ambito sindacale: a parole convintamente a favore dei<br />
diritti e del progresso civile, ma di fronte al caso concreto muti ed<br />
inermi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Ci<br />
ha accennato prima della sua esperienza sindacale: è stata utile per<br />
affermare il suo status e portare un discorso di cambiamento in<br />
azienda oppure non ha trovato ciò che si aspettava?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Mi<br />
duole dirlo, ma l’esperienza sindacale che ho vissuto inizialmente<br />
con tanto entusiasmo e voglia di fare, si è tramutata, a tratti, in<br />
un’esperienza per me davvero negativa, non tanto in ambito<br />
aziendale bensì, purtroppo, con le strutture verticistiche e<br />
burocratiche del sindacato stesso che, mi sembra giusto ricordarlo, è<br />
la federazione bancaria della CGIL.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Prima<br />
di intraprendere la mia battaglia giuridica sulla vicenda del mio<br />
matrimonio sciolto d’ufficio ero molto felice e speranzosa nei<br />
riguardi del mio ruolo sindacale; pensavo che essendo nell’unico<br />
sindacato italiano che aveva addirittura dedicato una struttura<br />
specifica a livello nazionale a questi temi, definendoli “nuovi<br />
diritti”, avrei avuto in caso di necessità un valido supporto e<br />
molte connessioni.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Fintanto<br />
che non ebbi nulla da chiedere, tutto funzionò bene: io ho gestito<br />
da sola il mio percorso di transizione, sia nella vita sia in<br />
azienda.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
sindacato, proprio dopo l’intervento di cambio di sesso, ero<br />
divenuta la responsabile aziendale, anche se per verità va detto che<br />
presi quel ruolo non tanto perché qualcuno aveva creduto<br />
particolarmente in me, piuttosto le altre persone a cui era stato<br />
offerto lo avevano rifiutato; purtroppo fare attività sindacale è<br />
visto più come una fonte di problemi che di utilità sociale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
me questo ruolo, come ho detto, rappresentava un’esperienza di<br />
rilancio positiva, anche nella mia nuova dimensione femminile; va<br />
detto che per carattere da sempre mi piace interessarmi e poter<br />
portare il mio contributo nei contesti in cui sono inserita, questo<br />
fin dal liceo, dove sono stata sia rappresentante di classe sia<br />
d’istituto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
All’inizio,<br />
pur timorosa che i colleghi non rispondessero positivamente al mio<br />
nuovo ruolo, cercai di lavorare al meglio e creare un gruppo<br />
affiatato, partecipando sempre agli incontri sindacali che si<br />
tenevano sia sul territorio sia in ambito nazionale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Provai<br />
anche a offrire il mio contributo sui temi del transessualismo, dato<br />
che li avevo approfonditi e, grazie alla mia esperienza personale,<br />
potevo offrire un sicuro valore aggiunto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Purtroppo<br />
la risposta fu di assoluta indifferenza e lì iniziarono le mie<br />
perplessità.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
che emerse il problema relativo al mio matrimonio notai una chiusura<br />
da parte del sindacato che francamente non mi sarei mai aspettata.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
quelle prime fasi, alla fine del 2009, non avevo ancora stabilito i<br />
rapporti con chi poi ha portato avanti questa causa giuridica, cioè<br />
Rete Lenford, e disperatamente cercavo un aiuto poiché ero in grande<br />
difficoltà.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Stranamente<br />
dalle strutture centrali del sindacato mi fecero capire di “non<br />
disturbare”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
di questo iniziò un boicottaggio nei miei confronti ed io mi trovai<br />
sola a svolgere la mia attività, senza più il supporto delle<br />
strutture territoriali.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Passai<br />
momenti difficili, ma essendo l’azienda in cui lavoro uno dei<br />
maggiori gruppi bancari nazionali, con migliaia di dipendenti, avevo<br />
modo e materia per svolgere proficuamente la mia attività.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Mi<br />
concentrai sul lavoro e, pur senza supporto, mi impegnai, riuscendo<br />
in questi anni anche a conseguire due master grazie a delle borse di<br />
studio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’anno<br />
scorso le strutture centrali, vedendo che non riuscivano a scalfirmi<br />
con la loro azione sottotraccia, scrissero direttamente alla banca ed<br />
all’associazione bancaria italiana per escludermi dal mio incarico<br />
(senza neppure comunicarmelo, tra l’altro).</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
è stata, in breve, la mia esperienza con le strutture della CGIL.<br />
C’è poco da aggiungere, alla faccia di democraticità e gestione<br />
trasparente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Vorrei<br />
rimarcare il fatto che, parlando in generale, escludere di punto in<br />
bianco, senza motivazioni né votazioni, una persona che ha svolto<br />
per anni intensa attività sindacale in azienda, la espone ad<br />
eventuali ritorsioni da parte del datore di lavoro. Valutai allora se<br />
fare ricorso giurisdizionale contro tale decisione, ma gli amici mi<br />
consigliarono di lasciar perdere, non ne valeva la pena e di fatto<br />
era un’attività volontaria e non retribuita.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
triste esperienza con le strutture centrali, ma un’ottima<br />
esperienza in azienda, dove ho potuto ampliare le mie conoscenze e mi<br />
sono messa in gioco nell’attività di confronto e contrattazione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Negli<br />
anni passati a fare questa attività ho potuto siglare decine e<br />
decine di accordi aziendali, un contratto integrativo, ho vissuto e<br />
contribuito a gestire per la parte di competenza le fasi di<br />
incorporazione e scorporo di aziende e attività; ho potuto aiutare<br />
tanti colleghi a risolvere al meglio le loro problematiche sul luogo<br />
di lavoro ed anche ad avere piccoli aumenti di stipendio. Mi è<br />
piaciuto fare questa attività ed ho visto che ci sono questione,<br />
nell’ambito dell’organizzazione sindacale, certamente da<br />
riformare.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
soddisfazione particolare è rappresentata dalla firma di un accordo<br />
da me promosso che estende una tutela già presente per le coppie<br />
etero anche alle coppie dello stesso genere; questo risultato ha<br />
avuto anche l’onore di essere citato su un’importante<br />
pubblicazione economica nazionale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Ci<br />
può ricordare cosa recita la legge 164 ? E qual è la sua opinione<br />
in merito alla norma?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
legge 164 del 1982 fu, ai tempi, una legge molto avanzata, la terza<br />
in ambito europeo dopo la normativa svedese del 1972 e tedesca del<br />
1980.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
legge nacque a fronte della presa d’atto della necessità di<br />
regolarizzare e dare dignità a situazioni, che si presentavano con<br />
sempre maggior evidenza, di persone che si sottoponevano ad<br />
operazioni di rettificazione chirurgica del sesso all’estero e,<br />
dopo essere tornate in Italia, non potevano modificare i loro<br />
documenti e rischiavano addirittura conseguenze penali per aver<br />
modificato il proprio corpo, per non parlare del fatto che potevano<br />
essere sanzionate per mascheramento e, come accadeva, inviate al<br />
confino.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Va<br />
detto che fino agli anni ’70 qualche tribunale particolarmente<br />
attento concedeva la variazione dei documenti anche in assenza di una<br />
normativa specifica, ma con l’aumentare delle richieste la<br />
giurisprudenza si era orientata nel senso di un rigido divieto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
legge fu dunque ottima per risolvere le situazioni in essere di<br />
persone che si erano già sottoposte ad intervento chirurgico, ed a<br />
questo scopo erano posti gli articoli 6 e 7. In aggiunta l’articolo<br />
3 dispone al primo comma: “Il tribunale, quando risulta necessario<br />
un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante<br />
trattamento medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza.” Questo<br />
comma, nella ratio della norma, era da riferirsi ai casi di quelle<br />
persone che andavano o sottoporsi all’intervento all’estero (non<br />
essendovi peraltro ai tempi la possibilità di effettuare<br />
l’intervento in Italia).</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Con<br />
riferimento ai nuovi casi, va detto anzitutto che la legge è<br />
implicitamente impostata e volta a risolvere le problematiche della<br />
questione transessuale, ma non cita mai il termine transessualismo:<br />
lo farà invece la Corte Costituzionale nella famosa sentenza<br />
161/1985 dove validò l’applicazione della nuova normativa.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
legge è molto sintetica ed anche aperta all’interpretazione e<br />
proprio la successiva giurisprudenza è intervenuta a limitarne e<br />
definirne gli ambiti, financo con una certa rigidità. La sintesi<br />
della legge fa sì che sia anche non sempre chiara e precisa riguardo<br />
a tutti gli aspetti coinvolti dal tema della variazione anagrafica.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
punto chiave della disciplina si trova all’articolo 1, dove è<br />
scritto che: “La rettificazione si fa in forza di sentenza del<br />
tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso<br />
diverso da quello enunciato nell&#8217;atto di nascita a seguito di<br />
intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali”; qui<br />
probabilmente era implicito il riferimento ai caratteri sessuali<br />
primari, ma questo non viene in realtà esplicitato chiaramente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
Consulta, con la già citata sentenza 161, ampliò il campo dei<br />
caratteri sessuali a quelli psicosessuali, introducendo quindi<br />
elementi psicologici soggettivi di percezione ed autodeterminazione,<br />
qualificando la differenza tra i sessi come quantitativa anziché<br />
qualitativa e suggerendo di privilegiare tra i vari aspetti, quelli<br />
di carattere dominante.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
successiva giurisprudenza si attenne allo stretto tenore letterale<br />
della norma, favorita però in questo dalla vaghezza delle<br />
considerazioni della Consulta testé citate e sicuramente sostenuta<br />
dagli sviluppi dell’endocrinologia e delle neuroscienze che portano<br />
a dare rilievo anche ad un dato genetico ed a fattori ormonali.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
questa ragione di stretta interpretazione giurisprudenziale da più<br />
parti, seguendo gli sviluppi del dibattito a livello internazionale,<br />
si è iniziato a parlare di “sterilizzazione forzata” della<br />
persona transessuale, la quale, generalmente, può ottenere i<br />
documenti con il nuovo nome e sesso solamente dopo aver subito<br />
l’intervento di rettificazione sessuale (con asportazione delle<br />
gonadi).</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Continuando<br />
l’esame della normativa, resta da analizzare un ultimo articolo ed<br />
i successivi sviluppi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’articolo<br />
mancante è il 4, dove in sostanza si dice che la sentenza di<br />
rettificazione provoca (determina) lo scioglimento del matrimonio e<br />
si applicano le disposizioni della legge sul divorzio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Probabilmente<br />
l’intento originario del legislatore era quello di definire con<br />
un’unica procedura giuridica il caso della persona che chiedeva il<br />
mutamento di nome e sesso in presenza di un matrimonio (civile o<br />
religioso) precedentemente contratto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’assunto<br />
che si dava per scontato è che non vi fosse interesse per i coniugi<br />
nel proseguire il matrimonio e pertanto la strada più ovvia fosse<br />
quella di agevolare al massimo lo scioglimento. Certo, vi era anche<br />
il tema che il matrimonio, precedentemente eterosessuale, sarebbe<br />
divenuto un matrimonio composto da due persone divenute dello stesso<br />
sesso o, più correttamente, divenute dello stesso genere sociale, in<br />
quanto il sesso biologico non si può mutare (perlomeno ad oggi)<br />
mediante terapie mediche e chirurgiche.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
mia opinione è che ai tempi fosse talmente ovvio e scontato nel<br />
pensiero comune che il coniugio non potesse proseguire che neppure si<br />
metteva in conto la possibilità di una diversa volontà dei coniugi;<br />
il discorso sulla differenza di genere passava pertanto in secondo<br />
piano.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Anche<br />
la dottrina dell’epoca non approfondì la questione, così come la<br />
Consulta nella già citata sentenza 161. Solo qualche commentatore<br />
ipotizzò la possibilità di una volontà dei coniugi a proseguire<br />
nel vincolo, ma la questione non venne adeguatamente approfondita.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
1987 una legge (n.74) apportò modifiche alla disciplina dei casi di<br />
scioglimento del matrimonio ed in quell’occasione venne introdotta<br />
una nuova fattispecie che si riferiva specificamente al passaggio in<br />
giudicato della sentenza di rettificazione di sesso. La collocazione<br />
sistematica di questa novella legislativa faceva pensare che fosse<br />
necessaria sia la volontà dei coniugi allo scioglimento, sia la<br />
sussistenza della sentenza di un giudice che, accertata tale volontà,<br />
pronunciasse il divorzio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Con<br />
queste premesse si arrivò, molti anni dopo, al caso dello<br />
scioglimento d’ufficio del mio matrimonio a seguito del mio cambio<br />
anagrafico e di genere avvenuto nel 2009.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Avendo<br />
già ripercorso le tappe della mia vicenda all’inizio di questa<br />
intervista, sottolineo i punti fondamentali della questione: si è<br />
partiti dalla contestazione dell’annotazione dello scioglimento del<br />
matrimonio a margine dell’atto stesso chiedendone la cancellazione<br />
(sollevando un problema di mancanza di potere che ricorda un po’ la<br />
discussione in corso in questi mesi sulle trascrizioni dei matrimoni<br />
omosessuali celebrati all’estero) e si è invece arrivati a<br />
discutere di un matrimonio omossessuale che tale non è!</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
problema è che qui non si è rispettata la volontà dei coniugi, né<br />
la mia né quella di mia moglie e si pretende di costringere una<br />
persona a scegliere se rinunciare al proprio nome ed alla propria<br />
identità oppure al proprio matrimonio ed al progetto stabile di vita<br />
già posto in essere con l’altra persona, tutto questo in nome di<br />
un presunto interesse dello Stato a non modificare le forme di<br />
matrimonio, interesse che però non è mai stato declinato nel suo<br />
concreto significato.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
punti importanti sono da un lato che qui l’unione coniugale è<br />
preesistente alla rettificazione anagrafica ed ha già prodotto<br />
validi effetti giuridici; inoltre pare arduo accostare questo tipo di<br />
unione alla coppia omosessuale, in quanto è piuttosto una variazione<br />
della coppia eterosessuale venendosi infatti a modificare il genere<br />
dei coniugi senza che ne sia intaccato il loro orientamento sessuale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
se tutto questo non fosse già sufficiente, a completare il quadro di<br />
contraddizione che si trova a fronteggiare il “sistema” di fronte<br />
alla questione transessuale va detto che, incredibilmente, il diritto<br />
canonico (il nostro matrimonio è concordatario), non prevede in<br />
alcun modo lo scioglimento automatico del matrimonio a seguito di<br />
variazione anagrafica (variazione effettuata dallo Stato italiano,<br />
non dal Vaticano, peraltro) di uno dei coniugi, poiché riconosce<br />
continuità alla persona.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
problema è servito; alla Suprema Corte il compito della risposta si<br />
spera in tempi ragionevoli, considerato che in altre nazioni estere<br />
dove si sono presentati (pochi) casi simili al nostro, è stato<br />
finora sempre mantenuto in essere il vincolo preesistente anche<br />
laddove era assente di una normativa sulle unioni omosessuali e<br />
questo a sottolineare che è stata colta la differenza eziologica<br />
delle due situazioni.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
completezza di analisi ricordo che la normativa posta dalla legge 164<br />
è stata modificata dal decreto 150/2011 in materia di<br />
semplificazione dei procedimenti civili: da volontaria giurisdizione<br />
la procedura è passata al rito ordinario, con sicuro aggravio di<br />
costi ed appesantimento del procedimento, il tutto infarcito da<br />
qualche difformità interpretativa su bolli e modalità operative a<br />
seconda dei differenti tribunali. Anziché semplificare si è<br />
complicato, quando all’estero spesso si è di fronte a semplici<br />
procedure amministrative senza l’intervento dei tribunali.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
curiosità è rappresentata dal fatto che questo decreto 150 si è<br />
premurato di modificare una parola dell’articolo 4 della legge 164,<br />
proprio l’articolo relativo allo scioglimento del matrimonio.<br />
Questa modifica, pur ininfluente sia sul piano lessicale sia su<br />
quello procedurale, è indicativa delle forze sotterranee impegnate a<br />
mantenere l’eterodossia ed il conservatorismo sociale. Ho avuto<br />
l’onore di un comma di legge ad personam, purtroppo contro e non a<br />
favore!
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Facendo<br />
un passo indietro, lei ha parlato di sterilizzazione forzata imposta<br />
dalla normativa. Può spiegarci meglio la questione?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
accennavo poc’anzi, recentemente alcune associazioni che si<br />
occupano dei temi “lgbti” hanno iniziato una campagna contro la<br />
sterilizzazione forzata e la cosiddetta patologizzazione del<br />
transessualismo.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
questione, un po’ complessa, prende le mosse dal fatto che<br />
recentemente in Argentina è entrata in vigore una legge che consente<br />
la variazione anagrafica di nome e sesso senza necessità di alcun<br />
tipo di intervento chirurgico e neppure di diagnosi clinica di<br />
transessualismo: a semplice richiesta.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
effetti, a ben guardare, la questione viene spostata<br />
dall’individuazione e diagnosi del transessualismo a quella<br />
dell’autodeterminazione della persona.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
tema è collegato alla natura stessa del transessualismo: è davvero<br />
una problematica clinica oppure altro non è che una “naturale<br />
varianza” della fenomenologia umana, come è ora considerata ad<br />
esempio l’omosessualità (che pure nei decenni scorsi era<br />
classificata quale disturbo psicologico)?</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
risposta a questa domanda sarebbe stata assai ardua fino a qualche<br />
decennio addietro: ora, grazie come detto ai progressi delle scienze,<br />
si sono potute formulare plausibili ipotesi sull’origine ed il<br />
manifestarsi del transessualismo.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Credo<br />
però che il punto chiave sia un altro: dobbiamo chiederci se la<br />
persona transessuale sia in uno stato di equilibrio oppure no; se non<br />
lo è, occorre ricercare tale equilibrio nei modi e nelle forme che<br />
la persona stessa ritiene più opportune.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ogni<br />
cosa al mondo, in un certo senso, rappresenta una “naturale<br />
varianza”, anche un raffreddore, per fare un esempio. Se non lo<br />
curo sto male e mentre è vero che a volte può sparire da solo, è<br />
altrettanto vero che se permane può causare gravi o peggiori<br />
conseguenze.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ecco,<br />
anche per il transessualismo vale la stessa logica: non essendo una<br />
situazione di equilibrio, anzi di grave sofferenza, è la persona<br />
stessa a richiedere terapie, mediche o chirurgiche, per adeguare e<br />
riequilibrare corpo e mente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Comprendiamo<br />
quindi come, a mio avviso, sia del tutto erroneo pretendere di<br />
eliminare la questione transessuale dai manuali clinici; offensivo<br />
verso le persone transessuali ed anche contrario alla verità delle<br />
cose come ad oggi le possiamo percepire. Ecco che il discorso sulla<br />
depatologizzazione, se male impostato, rischia di danneggiare le<br />
persone transessuali.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Quello<br />
che è vero è che non è ammissibile considerare il transessualismo<br />
un problema psicologico, da sistemare poi tramite ormoni e chirurgia,<br />
per giunta. È qui il problema e da poco, con la nuova edizione del<br />
manuale diagnostico “DSM” si è ottenuto un progresso in quanto<br />
ora il transessualismo non è più un problema di per sé, che resta<br />
“attaccato” alla persona per tutta la vita, ma viene tenuto in<br />
conto solo in quanto causa di disagio temporanea, che scompare una<br />
volta che la persona raggiunge il suo equilibrio, il suo stato di<br />
benessere.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Altro<br />
c’è ancora da fare, a mio avviso, per eliminarlo del tutto dal<br />
manuale DSM e collocarlo nel classificatore internazionale ICD al<br />
fianco delle questioni intersessuali, date le probabili cause<br />
genetiche ed ormonali del fenomeno.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dato<br />
questo quadro, si può facilmente comprendere l’origine delle<br />
cosiddette “terapie riparative” (applicate pervicacemente anche<br />
all’omosessualità): se si considerano questi fenomeni come<br />
questioni psichiatriche o dipendenti da educazione e contesto<br />
sociale, si comprende come possano trovare appiglio tali sedicenti<br />
cure, nei fatti terribili strumenti di violazione della dignità ed<br />
integrità umana.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
stesso processo di considerare le persone transessuali (ed<br />
omosessuali) esseri diversi, con problemi e deviazioni mentali, in<br />
effetti minorati, ha consentito una loro collocazione sociale in<br />
qualche modo inferiore a quella delle persone sedicenti “normali”.<br />
Sfruttando questo percorso argomentativo si è quindi potuta dare una<br />
giustificazione all’esclusione ed alla marginalizzazione, financo<br />
alla persecuzione. In qualche modo questo processo di segmentazione<br />
degli esseri umani in categorie dotate di differenti dignità<br />
richiama elementi della teoria specista ed è lo stesso processo che<br />
giustifica, ad esempio, lo schiavismo e la tratta dei neri, oppure<br />
giustifica la condizione di inferiorità sociale delle donne.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Chiarito<br />
il tema della patologizzazione, torniamo alla legge argentina ed alla<br />
variazione di nome e genere sui documenti a semplice richiesta.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Senza<br />
entrare nel merito del tessuto sociale e culturale argentino, che non<br />
conosco, in Italia il problema si pone in quanto nelle fasi iniziali<br />
di transizione, quando già l’aspetto cambia e non è più<br />
rappresentativo del genere di origine, diviene faticoso e<br />
discriminatorio essere obbligate ad utilizzare documenti con il nome<br />
espresso nel genere di appartenenza iniziale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ecco<br />
quindi il problema: il nome in rapporto all’aspetto in divenire,<br />
non tanto un cambio di genere senza che nulla del sesso sia cambiato.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Compreso<br />
questo ecco che si evidenzia tutta la forzatura di pretendere da una<br />
parte l’eliminazione del transessualismo, che pure esiste e<br />
dall’altra addirittura l’eliminazione del sesso dalla società,<br />
cosa questa contraria alla stessa biologia umana; al più<br />
occorrerebbe aumentare i sessi, a rigore, se volessimo ricomprendere<br />
i casi di intersessualismo (almeno tre casi principali che sommati al<br />
maschile e femminile darebbero cinque tipologie sessuali alla<br />
nascita).</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Vale<br />
dire che occorrerebbe anche una maggior precisione e chiarezza sui<br />
termini: se parliamo di sesso, se sui documenti indichiamo il sesso,<br />
allora non si vede come questo possa essere abolito, tutt’al più<br />
si può prevedere una casella “X” di sesso non specificato per i<br />
soli casi di intersessualità alla nascita, come già avviene in<br />
Australia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Se<br />
invece si parla di genere, cioè di tutte quelle manifestazioni<br />
sociali, comportamenti, usi, regole, modi di relazionarsi, legate ad<br />
un determinato genere ed al ruolo che assume nella società, queste<br />
sono sì intercambiabili e pertanto si potrebbero variare a piacere;<br />
si potrebbero anche eliminare, ma per una ragione molto semplice:<br />
essendo modalità di relazione occorre sempre un riconoscimento<br />
sociale, quindi la cancellazione sarebbe del tutto illusoria, in<br />
quanto il genere desiderato sarebbe sempre soggetto a validazione<br />
collettiva.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Insomma,<br />
se abbiamo un lupo ed un agnello e chiamiamo entrambi gufo, è lecito<br />
pensare che l’agnello possa dormire sonni tranquilli avendo di<br />
fianco un lupo e chiamandosi ora entrambi gufi?</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Quello<br />
che manca in Italia è pertanto la possibilità di variare<br />
liberamente il nome senza che questo sia legato obbligatoriamente al<br />
genere, come invece impone una ben poco lungimirante legge (art. 35<br />
decreto 396/2000). Va da sé che anche il codice fiscale dovrebbe<br />
adeguarsi a questa riforma, magari diventando un codice numerico in<br />
modo da impedire la possibilità di rilevare a prima vista il sesso<br />
della persona.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
pretesa di cambiare anche l’indicazione di genere non trova invece,<br />
a mio avviso, valide ed autonome ragioni, salvo eventuali impedimenti<br />
di ordine eccezionale, come ad esempio l’impossibilità di<br />
sottoporsi ad interventi chirurgici per obiettive ragioni di salute.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Altre<br />
richieste, beninteso se vi fosse la variazione legislativa di cui<br />
sopra, ricadrebbero a mio avviso in casi che nulla hanno a che fare<br />
con il transessualismo.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Che<br />
cos&#8217;è, per lei, l&#8217;identità?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’identità<br />
è un concetto che si può applicare a differenti contesti: in<br />
generale il termine mi pare si riferisca all’idea di essere parte<br />
di qualcosa o, perlomeno, di assumere a modello quella cosa, che<br />
diviene la nostra identità, per definire meglio noi stessi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
fondo l’identità è un riferimento, il nostro punto fermo, la<br />
nostra àncora di salvezza nell’universo mutevole.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Parlando<br />
dell’identità di genere, la penso riferita al proprio sentirsi<br />
interiore, alla propria essenza, femminile o maschile.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Mi<br />
pare di poter dire che questa identità abbia due aspetti, uno<br />
soggettivo, l’altro oggettivo.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
primo appare quando mi guardo allo specchio e mi chiedo chi è e a<br />
chi appartiene quell’immagine che vedo riflessa, il secondo<br />
aspetto, oggettivo, emerge dalle relazioni che ho quando entro in<br />
contatto con le altre persone che vorrei mi riconoscessero e mi<br />
considerassero per quello che sento di essere, un essere femminile.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo senso l’identità di genere, detta transessualismo (decenni<br />
addietro transessualismo primario, per distinguerlo da altre realtà<br />
differenti che oggi sono ricomprese nel termine “ombrello”<br />
transgender) non è un qualcosa che viene definito unicamente dal<br />
mondo esterno, dalla società.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
questa ragione avere i documenti allineati con la propria identità<br />
di genere, ottenere un giusto riconoscimento sociale, passare<br />
indifferenti in mezzo alla folla senza ingenerare dubbi ed ambiguità<br />
su chi si è, tutto questo non è così importante come l’aspetto<br />
soggettivo, come essere sé stessi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
arrivare a questo traguardo penso sia necessario un profondo percorso<br />
di presa di coscienza di sé. Solo dopo aver fatto questo ci può<br />
essere, e ci deve essere, un processo di autodeterminazione che porti<br />
alla piena realizzazione del sé. Il fine ultimo è raggiungere una<br />
condizione di maggior benessere; questo è l’obiettivo. Quando si<br />
arriva a questo punto, l’aspetto sociale dovrebbe esplicarsi in<br />
maniera spontanea; l’unico ostacolo può essere la memoria del<br />
passato oppure, appunto, la mancanza di leggi che diano<br />
riconoscimento a questo percorso.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
fondo il percorso transessuale è quasi un percorso filosofico: presa<br />
per mano da Socrate attraverso un percorso di conoscenza interiore,<br />
si arriva ad incontrare uno stato di benessere e felicità epicurea.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dove<br />
la persona, seguendo Hegel, rimane nella sua essenza la medesima<br />
anche dopo il percorso di cambiamento, Aristotele ci invita a<br />
riflettere se davvero vi è un tratto comune che definisca la persona<br />
o si possa parlare di una situazione nuova, totalmente slegata da<br />
quella precedente. A mio avviso il tratto comune rimane, e,<br />
paradossalmente, la logica transessuale mette d’accordo i due<br />
filosofi, in quanto la persona resta certamente sempre la medesima<br />
anche dopo il cambiamento, ma proprio perché la sua natura è del<br />
tutto peculiare: una natura intersessuata che impedisce di dividere<br />
le due situazioni, il prima ed il dopo, e le assimila in questo<br />
tratto che resta costante.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia, Alfano e i diritti degli omosessuali</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/10/13/litalia-alfano-e-i-diritti-degli/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2014 05:07:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Che qualcuno remi contro i diritti civili in Italia&#8230;è cosa nota. Ma, per fortuna, c&#8217;è chi dice NO. Nei giorni scorsi il Ministro dell&#8217;Interno, Angelino Alfano, ha dato l&#8217;annuncio di una circolare indirizzata ai&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/8cfba59530ec447c87e32ec724f8aeb1-023-ktqH-U43040131262666FkD-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/8cfba59530ec447c87e32ec724f8aeb1-023-ktqH-U43040131262666FkD-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="239" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Che<br />
qualcuno remi contro i diritti civili in Italia&#8230;è cosa nota. Ma,<br />
per fortuna, c&#8217;è chi dice NO.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nei<br />
giorni scorsi il Ministro dell&#8217;Interno, Angelino Alfano, ha dato<br />
l&#8217;annuncio di una circolare indirizzata ai prefetti con cui si chiede<br />
di annullare le nozze omosessuali celebrate all&#8217;estero attraverso la<br />
cancellazione delle trascrizioni all&#8217;anagrafe.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ovviamente<br />
durissima la reazione di Flavio Romani, presidente di Arcigay, che ha<br />
così commentato la circolare: “ Siamo in mano a degli<br />
irresponsabili. Senza nemmeno porsi il problema delle scene di<br />
drastico conflitto sociale che nell&#8217;ultimo fine settimana hanno<br />
caratterizzato il confronto in piazza tra ultracattolici e movimenti,<br />
il Governo continua sulla via delle provocazioni. Il Premier è ormai<br />
ostaggio del Nuovo Centrodestra, è solo un braccio decerebrato che<br />
esegue gli ordini dei padroni clericali. Mentre promette leggi sulle<br />
unioni tra persone dello stesso sesso, rimandandole di continuo a un<br />
futuro indefinito, nel presente agisce per opprimere persone gay e<br />
lesbiche che hanno scelto di formare una famiglia”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ed ecco<br />
le risposte anche di alcuni sindaci. Il primo cittadino della città<br />
di Milano, Giuliano Pisapia, ha ribadito la decisione di trascrivere<br />
le nozze tra omosessuali celebrate all&#8217;estero aggiungendo, durante un<br />
suo intervento al TG1, che: “&#8230;è la stessa legge che prevede<br />
espressamente che l&#8217;ufficiale di stato civile deve trascrivere il<br />
matrimonio celebrato all&#8217;estero, salvo che non sia contrario<br />
all&#8217;ordine pubblico. Ma la Corte costituzionale ha detto recentemente<br />
che non c&#8217;è contrarietà all&#8217;ordine pubblico”. “Questi temi”,<br />
ha precisato Pisapia, “ sono di competenza del Parlamento su<br />
proposta del Governo o anche su proposta del Parlamento stesso, ma<br />
stiamo parlando del matrimonio fra omosessuali, non certo della<br />
trascrizione di un matrimonio che nel Paese in cui è stato celebrato<br />
è del tutto legittimo e regolare”. Intanto si sono espressi sulla<br />
questione altri esponenti delle istituzioni: anche secondo Furio<br />
Honsell, sindaco di Udine, si deve parlare dell&#8217;argomento in ambito<br />
parlamentare o davanti alla Corte Costituzionale; il Comune di Napoli<br />
“ricorrerà nelle sedi giudiziarie competenti perchè la circolare<br />
per annullare le trascrizioni è contraria al principio<br />
costituzionale di uguaglianza dei diritti”; Merola, a Bologna, ha<br />
risposto con un secco “Non obbedisco”. Insomma, si parla e si<br />
discute ancora su un tema che in molti Paesi europei è già stato<br />
affrontato e risolto con grande equilibrio e apertura culturale. In<br />
Italia resta ancora strada da fare&#8230;</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/10/13/litalia-alfano-e-i-diritti-degli/">L&#8217;Italia, Alfano e i diritti degli omosessuali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quella mozione omofoba e discriminatoria</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/08/04/quella-mozione-omofoba-e-discriminatoria/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2014 05:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci è perventa la seguente comunicazione da parte di un ragazzo che si impegna nella tutela dei diritti LGBT e anche noi abbiamo deciso di pubblicare questa petizione già su change.org La Regione Lombardia&#46;&#46;&#46;</p>
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<div dir="LTR" id="Sezione1">
 Ci è perventa la seguente<br />
 comunicazione da parte di un ragazzo che si impegna nella tutela dei<br />
 diritti LGBT e anche noi abbiamo deciso di pubblicare questa<br />
 petizione già su change.org </p>
<p> La <strong>Regione<br />
 Lombardia</strong> ha<br />
 approvato una mozione, presentato dal capogruppo della <strong>Lega<br />
 Nord Massimiliano</strong> e<br />
 votata da tutto il centrodestra (<strong>Fratelli<br />
 d&#8217;Italia, FORZA ITALIA e NCD) </strong>che<br />
 di fatto ricorda quello di <strong>Putin</strong><br />
 in <strong>Russia</strong>,<br />
 dietro il titolo &#8220;<strong>Iniziative<br />
 per la tutela della famiglia naturale</strong>&#8221;<br />
 viene istituzionalizzata <strong>l&#8217;omofobia</strong><br />
 e la discriminazione.</p>
<p> Tale mozione non solo <em>svuota<br />
 le relazioni gay di ogni tutela giuridica</em>.<br />
 Nega di fatto la loro affettivatà definendo la <strong>famiglia<br />
 eterosessuale</strong>, da<br />
 loro erroneamente chiamata &#8220;<em>naturale</em>&#8221;<br />
 come più importante e l&#8217;unica degna di essere rispettata, la<br />
 motivazione di tale comma è la seguente: <em>“Non<br />
 si può negare il principio che un rapporto fra un uomo e una donna<br />
 è su un piano superiore da qualsiasi altro tipo di rapporto.“<br />
 </em>Questo invito<br />
 <strong>all&#8217;omofobia</strong><br />
 è anche una <strong>deriva<br />
 integralista cattolica</strong><br />
 visto che la mozione prevede anche: &#8220;<em>L&#8217;impegno<br />
 per la Giunta regionale a introdurre il fattore famiglia, a<br />
 individuare in collaborazione con il Consiglio regionale stesso una<br />
 data per la celebrazione della Festa della Famiglia, fondata<br />
 sull’unione tra uomo e donna, promuovendone sia direttamente che<br />
 indirettamente attraverso scuole, associazioni e Enti locali la<br />
 valorizzazione dei principi educativi, culturali e sociali. Infine<br />
 impegna la Giunta regionale a chiedere al Governo centrale la non<br />
 applicazione del Documento Standard per l’educazione sessuale in<br />
 Europa, redatto dall’ufficio europeo dell’Organizzazione<br />
 Mondiale della Sanità, che prevede tra l’altro, nella fascia di<br />
 età tra i 4 e i 6 anni, l’introduzione della masturbazione<br />
 infantile precoce e l’identità di genere, ovvero la scelta se<br />
 essere maschi o</em><strong><br />
 femmine.&#8221;</strong></p>
<p> <strong>&#8220;La scuola vuole<br />
 esaltare l&#8217;omosessualità e la vita gay. I gay non sono famiglie&#8221;</strong></p>
<p> Questa la motivazione che<br />
 giustifica il fatto che da oggi la <strong>Regione<br />
 Lombardia</strong> si propone<br />
 ad attuare un piano medievale per introdurre nelle scuole, e in<br />
 altri luoghi pubblici l<strong>&#8216;educazione<br />
 all'&#8221;omofobia&#8221;</strong>,<br />
 insegnando di fatto che la diversità è una minaccia per la<br />
 maggioranza e che la tolleranza e il rispetto sono valori privi di<br />
 significato, mentre la violenza omofoba serve a difendere l&#8217;amore<br />
 eterosessuale.</p>
<p> La consigliera del <strong>M5S<br />
 Iolanda Nanni</strong> , oltre<br />
 a ricordare che questa mozione è di stampo punitivo verso il <strong>PD,<br />
 Sel, M5S e un esponente Lega</strong><br />
 che hanno votato a favore del patrocinio regionale per il <strong>Gay<br />
 Pride</strong> tenutosi<br />
 qualche giorno fa a <strong>Milano</strong>,<br />
 denuncia l&#8217;interpretazione falsaria di alcuni documenti<br />
 istituzionali, anche sovranazionali come quello <strong>europeo</strong>.<strong><br /></strong><em>&#8220;La<br />
 mozione contiene numerose falsità e libere interpretazioni di<br />
 documenti istituzionali come il documento dell’OMS sulla<br />
 promozione dell’educazione sessuale in età infantile. Non è vero<br />
 che il documento invita a insegnare la masturbazione ai bambini,<br />
 come asserito nella mozione. Questa e&#8217; una bufala, peraltro anche<br />
 datata, senza alcun fondamento in quanto il documento in questione<br />
 fa solo riferimento alla necessita&#8217; di educare il bambino senza che<br />
 si senta colpevolizzato da questo atto naturale e istintivo. Ma<br />
 possibile che il Consiglio Regionale debba scadere nel bieco<br />
 bigottismo del pregiudizio e del ridicolo? Questa non è una mozione<br />
 che difende le famiglie è una mozione ipocrita contro le varie<br />
 tipologie di famiglie, fra cui quelle omosessuali. Francamente,<br />
 certi consiglieri dovrebbero forse aprire gli occhi al mondo reale e<br />
 all&#8217;interno dei loro stessi partiti, dove ad esempio, Salvini, il<br />
 segretario di Lega Nord, e&#8217; divorziato, convivente di fatto e da<br />
 questa unione ha un figlio. Questa per la Lega non sarebbe famiglia,<br />
 dato che per loro lo e&#8217; solo se benedetta dalla sacralita&#8217; del<br />
 vincolo matrimoniale.”, conclude Nanni.</p>
<p>Numerose le<br />
 dichiaraizoni omofobe durante la discussione in aula di tale mozione<br />
 liberticida, ne cito solo alcune fior da fiore:</em></p>
<p> <em>•“Non si può negare il<br />
 principio che un rapporto fra un uomo e una donna è su un piano<br />
 superiore da qualsiasi altro tipo di rapporto. “</em></p>
<p> <em>•“Lo spot della Findus è<br />
 un’esagerazione. “</em></p>
<p> <em>•“Esaltare l’omosessualità<br />
 e la vita gay portano alla perdita del valore del ruolo paterno che<br />
 risulterebbe attaccato nella sua autorità.”</em></p>
<p> <em>•“La scuola vuole esaltare<br />
 l’omosessualità e la vita gay. I gay non sono famiglie.”</em></p>
<p> <em>•“Non comprendiamo che<br />
 senso abbia l’introdurre nelle scuole delle fiabe che invitano a<br />
 contrastare quello che è il concetto di famiglia naturale. Libro a<br />
 forte impronta omosessuale e a tratti pornografico, che incita<br />
 all’omosessualità”.</em></p>
<p> <strong>Questi signori non hanno<br />
 capito che tale mozione non danneggia</strong></p>
<p> <strong>solo le famiglie<br />
 omosessuali, che già esistono in tutti gli strati della società</strong></p>
<p> <strong>e che meritatno di essere<br />
 rispettate e tutelate, ma crea FIGLI DI SERIE A</strong></p>
<p> <strong>(quelli che vivono in<br />
 famiglie eterosessuali) e FIGLI DI SERIE B (quelli delle</strong></p>
<p> <strong>famiglie omoparentali che<br />
 per la legge lombarda da oggi sono dei fantasmi</strong></p>
<p> <strong>privi di DIRITTI<br />
 GIURIDICI)</strong></p>
<p> In breve la mozione prevede che:</p>
<p> 1.La Famiglia eterosessuale viene<br />
 definita come l&#8217;unica &#8220;naturale&#8221;, degna di tutela e più<br />
 importante di qualsiasi altro tipo di affetto.</p>
<p> 2.Piano nelle scuole e tutti gli<br />
 altri settori pubblici per attuare tale discriminazione sociale</p>
<p> 3.Pressioni sul Governo Centrale<br />
 affinchè respinga lesiglazioni gay friendly, ma anzi si impegni a<br />
 sostenere una politica retrograda e conservatrice.</p>
<p> 4.Fondamentalismo religioso<br />
 sostenuto dall&#8217;introduzione di una Festa dell&#8217;unioni Uomo-Donna, per<br />
 ribadire ancora una volta la loro supremaziona</p>
<p> 5.Blindata la regione, e quindi<br />
 l&#8217;impossibilità per comuni aperti come Milano, a riconoscere i<br />
 matrimonio gay contratti all&#8217;estero come hanno fatto altre città<br />
 come Napoli</p>
<p> 6.Libera e sbagliata<br />
 interpretazione di alcuni importanti documenti, anche Europei,<br />
 sull&#8217;educazione sessuale. Di fatto non si capisce come intende<br />
 cambiare le cose la Regione su questo tema importantissimo per la<br />
 maturità dei bambini e ragazzi che vanno istruiti su questi temi<br />
 come fanno tutte le nazioni civili d&#8217;Europa e del mondo.</p>
<p> <strong>7.non danneggia solo le<br />
 famiglie omosessuali, che già esistono in tutti gli strati della<br />
 società e che meritatno di essere rispettate e tutelate, ma crea<br />
 FIGLI DI SERIE A (quelli che vivono in famiglie eterosessuali) e<br />
 FIGLI DI SERIE B (quelli delle famiglie omoparentali che per la<br />
 legge lombarda da oggi sono dei fantasmi privi di DIRITTI GIURIDICI.</strong></p>
<p> <strong>Chiediamo pertanto ai<br />
 Gruppi della Regione Lombardia di cancellare questo triste mozione e<br />
 in contemporanea alla Corte Costituzionale di dichiararla<br />
 incostituzionale in virtù dell&#8217;articolo 2 e 3 della costituzione<br />
 contenuti nei PRINCIPI FONDAMENTALI:</strong></p>
<p> <strong>Art. 2</strong></p>
<p> La Repubblica riconosce e<br />
 garantisce i diritti inviolabili dell&#8217;uomo, sia come singolo sia<br />
 nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e<br />
 richiede l&#8217;adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà<br />
 politica, economica e sociale.</p>
<p> <strong>Art. 3</strong></p>
<p> Tutti i cittadini hanno pari<br />
 dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione<br />
 di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche,<br />
 di condizioni personali e sociali.</p>
<p> È compito della Repubblica<br />
 rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando<br />
 di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il<br />
 pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di<br />
 tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale<br />
 del Paese.</p>
<p> Inoltre questa mozione va anche<br />
 contro alcune sentenze della stessa <strong>Corte<br />
 Costizuionale</strong> e della<br />
 <strong>Cassazione</strong><br />
 in materia di <strong>Diritti<br />
 Gay</strong>. Ricordo la<br />
 <strong><a href="http://www.cortecostituzionale.it/schedaUltimoDeposito.do;jsessionid=A1E8AFDC27935DDBEAAF44D1453C7A7C?utm_source=rss&utm_medium=rss">sentenza<br />
 n. 170/2014</a></strong>, la<br />
 <u><a href="http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&amp;numero=138&utm_source=rss&utm_medium=rss">n.<br />
 138 del 15 aprile 2010</a></u><br />
 della Costituzionale e <u><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2013/01/11/news/cassazione_bimbo_pu_crescere_bene_anche_in_famiglia_omosessuale-50330615/?utm_source=rss&utm_medium=rss">la<br />
 sentenza numero 601</a></u><br />
 di quella di Cassazione in cui viene istituzionalizzata la necessità<br />
 di un impegno del Governo Centrale a approvare almeno le Unioni<br />
 Civili e a legiferare in tema di contrasto all&#8217;omofobia. Non solo si<br />
 ritiene necessario anche legiferare sulle adozioni gay visto che<br />
 come dice bene la Cassazione<strong><br />
 &#8220;non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza,<br />
 bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l&#8217;equilibrato<br />
 sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata<br />
 su una coppia omosessuale&#8221;.</strong></p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Immigrazione e omosessualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2014 04:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Arcigay]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante i primi flussi migratori, le persone che lasciavano il Paese d&#8217;origine per cercare altrove una vita migliore, erano soprattutto di genere maschile con un progetto di immigrazione a breve termine adesso, invece, le&#46;&#46;&#46;</p>
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<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/untitled-36.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/untitled-36.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Durante<br />
i primi flussi migratori, le persone che lasciavano il Paese<br />
d&#8217;origine per cercare altrove una vita migliore, erano soprattutto di<br />
genere maschile con un progetto di immigrazione a breve termine<br />
adesso, invece, le comunità straniere in Italia sono formate da<br />
nuclei familiari che vorrebbero inserirsi stabilmente nel tessuto<br />
sociale.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Italia, all&#8217;interno di queste comunità, vi è numero sempre più<br />
crescente di persone omosessuali o transessuali che, nel loro<br />
percorso di inclusione, incontrano ostacoli specifici che si vanno a<br />
sommare a quelli già vissuti dagli stranieri.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nasce,<br />
così, nel 2009, uno sportello dedicato alle persone migranti<br />
gay-lesbiche, trans e bisessuali (GLBTQ): un&#8217;iniziativa a cura di<br />
Arcigay Nazionale che ha lo scopo di fornire servizi e supporto<br />
specifici attraverso attività culturali per sensibilizzare i<br />
cittadini alle problematiche legate alle discriminazioni multiple.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come si<br />
legge, infatti, nel documento di presentazione del progetto: “ &#8230;I<br />
servizi rivolti ai migranti sono progettati e forniti senza<br />
considerare la dimensione dell&#8217;orientamento sessuale e dell&#8217;identità<br />
di genere. Questo limita l&#8217;efficacia della relazione<br />
operatore-utente, diminuisce l&#8217;incisività di alcuni interventi, (per<br />
esempio nel supporto e nell&#8217;orientamento) e può addirittura<br />
dimostrarsi controproducente (come le campagne sanitarie per la<br />
prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale pensate per<br />
stranieri, ma che non fanno menzione delle possibilità di contagio<br />
tra persone dello stesso sesso). Dall&#8217;altro lato i servizi forniti<br />
dalla comunità LGBT sono fortemente connotati dal modello culturale<br />
di uomo-gay e donna-lesbica occidentali, modelli in cui i migranti<br />
con comportamenti omosessuali non si riconoscono”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A questo<br />
si aggiunge il fatto che le reti informali interne alle comunità di<br />
origine dei migranti non sono accessibili a causa dei tabù o del<br />
rifiuto radicale delle tematiche relative all&#8217;orientamento sessuale e<br />
all&#8217;identità di genere, soprattutto in materia di omosessualità.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ecco,<br />
dunque, perchè l&#8217;importanza di questo sportello i cui ambiti di<br />
intervento sono:</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&#8211; dare<br />
voce e visibilità ad un tema spesso misconosciuto e sottaciuto</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&#8211;<br />
introdurre il tema dell&#8217; intercultura all&#8217;interno del movimento GLBTQ<br />
italiano ed il tema dell&#8217;orientamento sessuale all&#8217;interno del<br />
movimento e tra le organizzazioni che si occupano di migranti in<br />
Italia</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&#8211;<br />
contribuire a ridurre il razzismo tra le persone GLBTQ italiane e<br />
l&#8217;omofobia tra le persone migranti nel nostro Paese</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&#8211;<br />
fornire aiuto tecnico ed un supporto sociale a quei migranti che si<br />
rivolgono allo sportello attraverso la rete creata con le<br />
associazioni che nel territorio milanese da anni si occupano di<br />
immigrazione</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Per<br />
informazioni :  progettoio@arcigaymilano.org</b></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Ancora un brutto caso di omofobia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/01/11/ancora-un-brutto-caso-di-omofobia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jan 2014 06:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Daniele Fulli]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Foto Ansa Daniele Fulli, 28 anni, era scomparso lo scorso 4 gennaio ed è stato trovato esanime, nel quartiere della Magliana, a Roma, disteso in bilico sul greto del Tevere; gli inquirenti ipotizzano si&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/125420230-d14c12d6-848e-4870-9869-e8bf393a8444-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/125420230-d14c12d6-848e-4870-9869-e8bf393a8444-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="195" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Foto Ansa</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Daniele<br />
Fulli, 28 anni, era scomparso lo scorso 4 gennaio ed è stato trovato<br />
esanime, nel quartiere della Magliana, a Roma, disteso in bilico sul<br />
greto del Tevere; gli inquirenti ipotizzano si sia trattato di un<br />
delitto volontario, dopo un sequestro e ore di sevizie. Secondo le<br />
indagini, Daniele &#8211; che di professione faceva il parrucchiere &#8211; è<br />
stato ucciso dai colpi di un&#8217;arma bianca, probabilmente un<br />
punteruolo.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quest&#8217;ultimo<br />
fatto grave è di poco successivo al suicidio di Simone, un altro<br />
ragazzo romano, anche lui vittima di omofobia, che si tolse la vita<br />
alla fine di ottobre. Forse Daniele e Simone si conoscevano, forse<br />
avevano avuto una relazione. E proprio l&#8217;omosessualità di  Daniele<br />
potrebbe essere il movente dell&#8217;omicidio.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“E&#8217;<br />
urgente fare la massima chiarezza su quanto accaduto. Se si tratta di<br />
omicidio dovrà essere valutato anche il movente omofobico. Questa<br />
sarebbe un&#8217;ipotesi tra le peggiori che farebbe ripiombare Roma<br />
all&#8217;inizio degli anni 2000 quando si registrò un alto numero di<br />
omicidi gay tra cui quello di Paolo Seganti che fu brutalmente<br />
ucciso”, così ha commentato la notizia Fabrizio Marrazzo,<br />
portavoce di Gay Center. Non pongono dubbi le parole della<br />
consigliera comunale, Imma Battaglia, che ha affermato: “Un<br />
efferato omicidio gay. Resto incredula di fronte all&#8217;efferatezza di<br />
questo omicidio che dimostra, ancora una volta, quanto sia<br />
prioritario il tema della sicurezza a Roma. Nella periferia della<br />
città, con vaste aree incustodite e incontrollabili, lunghi tratti<br />
abbandonati delle piste ciclabili, si nascondono balordi senza<br />
scrupoli””. Come Imma Battaglia anche Daniele Fulli era attivista<br />
per i diritti degli omosessuali ma, evidentemente, la strada è<br />
ancora lunga.
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La legge<br />
per inasprire le pene per chi commette reati a carattere omofobo è<br />
stata approvata alla Camera alla fine del 2013, ora deve passare in<br />
Senato, ma si trova in una situazione di stallo. L&#8217;Italia è stata<br />
più volte richiamata dall&#8217;Unione Europea per il rischio omofobo ed è<br />
superata &#8211; in tema di riconoscimento dei diritti civili LGBT &#8211; anche<br />
da Albania, Lituania e Polonia.
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<p></p>
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Arcigay<br />
ha lanciato, qualche giorno fa, una petizione in cui si chiede: “<br />
Una legge che senza se e senza ma, senza salvacondotti e<br />
annacquamenti, stabilisca anche per i crimini d&#8217;odio omofobico e<br />
transfobico quello che stabilisce da decenni anche per diverse<br />
fattispecie”, sostenendo che omofobia e transfobia, nella loro<br />
violenza pratica o verbale, difendono un&#8217;idea di società che ritiene<br />
le persone LGBT fondamentalmente inferiori.
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<p></p>
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Intanto,<br />
per questa giornata di sabato, le associazioni gay hanno organizzato<br />
una marcia sul luogo del presunto omicidio. Il ritrovo è per le ore<br />
16.00, l&#8217;ora in cui è stato trovato il corpo di Daniele.
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<p></p>
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