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	<title>area Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Elezioni presidenziali USA 2020. I tanti ostacoli per gli elettori indigeni</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 07:50:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann. Per quanto riguarda le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 3 novembre 2020, l&#8217;Associazione per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><img loading="lazy" width="425" height="319" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/FLXL1Zw1Bzu_PDFS0n3G_6nQpQM-SdtVPl87lkvRIaoZFW3IgrgpY9aU69A-ufqhFlEHfyqnIw0wQ0sg_A69yYqg=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200514usa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann."> </p>



<p>Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Per quanto riguarda le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 3 novembre 2020, l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) critica gli enormi ostacoli che ancora oggi affliggono gli elettori indigeni nel Paese. Senza riforme rapide, molti dei quasi cinque milioni di nativi americani e dei nativi dell&#8217;Alaska che hanno diritto al voto non potranno partecipare alle elezioni. Riuscire a votare a volte diventa impossibile anche a causa di un banale indirizzo postale mancante. Senza un indirizzo postale, non si ottiene un documento d&#8217;identità ufficiale e quindi non si può essere registrati per il voto. Le riserve in cui vivono molti indigeni spesso non sono organizzate per avere strade asfaltate con relativi indirizzi. La posta, se e quando viene consegnata, arriva sulla base di indicazioni generiche.<br><br>Chi vuole votare negli USA deve essere prima iscritto in un registro elettorale e per questo deve dimostrare la propria identità. I documenti di identità dei consigli tribali non vengono accettati. Nel dicembre 2019, la legge sul diritto di voto dei Nativi americani è stata presentata al Congresso, una legge che intendeva porre rimedio proprio a questo problema. A questo punto la legge dovrebbe essere approvata molto rapidamente, in modo che tutti gli interessati possano ancora registrarsi e ricevere i documenti elettorali prima delle elezioni di novembre.<br><br>Ma anche quando la registrazione ha successo, molti problemi restano: &#8220;quasi il 27% dei Nativi vive in povertà. Molti di loro preferiscono impiegare il loro tempo a lavorare piuttosto che fare un viaggio di ore per raggiungere il seggio elettorale più vicino. Il voto per lettera è comunque complicato negli Stati Uniti, e quasi impossibile a causa della scarsa presenza di uffici postali. Inoltre, ci sono barriere linguistiche, mancanza di informazioni e una sfiducia di fondo di molti indigeni nei confronti delle istituzioni statali.<br><br>Si stima che dei 250 milioni di persone che hanno diritto di voto negli USA, circa 50 milioni non sono registrate. La maggior parte di loro sono indigeni, poveri e giovani, oltre che elettori di origine afroamericana, latinoamericana e dell&#8217;area pacifico-asiatica.</p>
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		<title>Un appello internazionale per lo Yemen</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Sep 2017 22:30:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche Associazione per i Diritti umani si unisce. Per quella che è diventata, secondo l’Onu, «la più grande crisi umanitaria al mondo» c’è l’urgenza di arrivare alla pace e riportare condizioni di vita accettabili&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-161.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9345" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-161.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="307" height="203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-161.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 307w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-161-300x198.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 307px) 100vw, 307px" /></a></p>
<p>Anche <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> si unisce.</p>
<div id="m_-6655629202700532953gmail-m_5669877658210337123block-views-d3d97f272900355254e14adf2fe4c269" dir="LTR">
<p>Per quella che è diventata, secondo l’Onu, «la più grande crisi umanitaria al mondo» c’è l’urgenza di arrivare alla pace e riportare condizioni di vita accettabili ma anche di conoscere la verità.</p>
</div>
<p>Con un <a href="https://www.hrw.org/news/2017/08/29/urgent-need-independent-international-inquiry-yemen?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.hrw.org/news/2017/08/29/urgent-need-independent-international-inquiry-yemen&amp;source=gmail&amp;ust=1504390923766000&amp;usg=AFQjCNHyN9UNV2DZn8Y46ivyXJOb0BzAxg&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">appello</span></a> pubblicato martedì 29 agosto, 62 realtà che si occupano di difesa dei diritti umani in tutto il mondo chiedono che le Nazioni unite aprano un’inchiesta sugli abusi della guerra in Yemen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La situazione dei ROM in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2016 06:47:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Diritti umani oggi pubblica due comunicati, a cura di Associazione 21 luglio, riguardanti la situazione dei ROM in Italia. Presto pubblicheremo, invece, un nostro video che riguarda la situazione dei&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6542" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="popolo-rom" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> oggi pubblica due comunicati, a cura di Associazione 21 luglio, riguardanti la situazione dei ROM in Italia.</p>
<p>Presto pubblicheremo, invece, un nostro video che riguarda la situazione dei Rom in Serbia, nella zona della Vojvodina per capire insieme le differenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>P</b><b>er la sindaca Raggi i “campi rom” vanno superati ma i dirigenti di Roma Capitale indicono una gara per realizzarne uno. Associazione 21 luglio: «Atto grave dal punto di vista sostanziale e formale»</b></p>
<div>Nel corso della campagna elettorale la candidata a sindaco Virginia Raggi era stata chiara: «<b>A Roma i campi rom saranno chiusi e superati così come chiede l’Europa</b>».</p>
<p>Lo scorso venerdì 8 luglio, solo 12 ore dopo l’insediamento della Giunta Raggi, il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, manifestando un’intenzione opposta, ha indetto sul suo sito una “<b>Gara per reperimento area attrezzata per accoglienza Rom e attivazione servizio sociale e di vigilanza</b>”. Il concorrente – si legge nel bando – dovrà mettere a disposizione «un’area attrezzata per l’accoglienza e soggiorno temporaneo di 120 nuclei familiari di cui 109 attualmente ospiti presso il Villaggio River», per un appalto che avrà come importo complessivo posto a base di gara di <b>1.549.484</b> euro e che avrà decorrenza dal 1° ottobre 2016 per terminare il 31 dicembre 2017.</p>
<p>Il bando è in attuazione alla Determinazione dirigenziale n.2038 del 14 giugno 2016 e l’obiettivo dichiarato «è quello dell’inclusione sociale della popolazione rom con la fuoriuscita dall’area attrezzata», ma dei 1.270.000 euro quasi il 20% è destinato alla vigilanza, il 76% alla gestione e <b>meno del 4% all’inclusione</b> attraverso l’erogazione di borse lavoro e di percorsi formativi.</p>
<p>Secondo Associazione 21 luglio costruire nuovi “campi rom”, ponendosi come obiettivo la fuoriuscita dagli stessi, rappresenta lo schizofrenico tentativo di quanti ancora perseverano con l&#8217;approccio che, in nome dell’inclusione, prevede per i rom soluzioni alternative e parallele, diverse da quelle offerte agli altri cittadini. Il bando pubblicato costituisce un atto di gravità assoluta, e questo per due principali motivi.</p>
<p>Il primo è strettamente <u>sostanziale</u> visto che la realizzazione di una nuova area per soli rom rappresenterebbe una netta ed evidente violazione dei principi contenuti all’interno della <b>Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom</b>, redatta in attuazione alla Comunicazione della Commissione Europea n.173 del 2011. La stessa stabilisce l’urgenza del «superamento dei campi rom, in quanto condizione fisica di isolamento che riduce le possibilità di inclusione sociale ed economica delle comunità». Secondo l’impegno assunto dall’Italia in Europa è necessario, come scritto nella Strategia, il «<b>superamento definitivo di grandi insediamenti monoetnici nel rispetto di una strategia fondata sull’equa dislocazione»</b>. La stagione dei “campi per soli rom” è ormai al tramonto soprattutto dopo che a Roma il Tribunale Civile, <a title="accogliendo le richieste di Associazione 21 luglio e ASGI" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad49f4839&amp;linkDgs=11ef547ad49f4261&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad49f4839%26linkDgs%3D11ef547ad49f4261&amp;source=gmail&amp;ust=1470811004284000&amp;usg=AFQjCNHJZcU9ljiAT725E3ZT6SLKWXCHdQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">accogliendo le richieste di Associazione 21 luglio e ASGI</span></a> in riferimento alla baraccopoli istituzionale in località La Barbuta aveva stabilito dodici mesi fa che «deve intendersi discriminatoria qualsiasi soluzione abitativa di grandi dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia», come è il caso dell’insediamento previsto nell’attuale bando.</p>
<p>Il secondo motivo è <u>formale</u> e risiede nella <b>scelta politica</b> di rilanciare la fallimentare politica dei “campi rom” che, come ormai è stato ampiamente dimostrato, conduce a sistematiche violazioni dei diritti umani e allo sperpero di denaro pubblico. Associazione 21 luglio è fermamente convinta che reiterare un approccio lesivo dei diritti umani attraverso la spesa di oltre 1 milione e mezzo di euro per individuare una soluzione abitativa per le comunità rom di “Villaggio River”, <b>sia un atto politico che &#8211; come tale &#8211; non compete a un dirigente</b>. Individuare un chiaro indirizzo, attraverso la pubblicazione di un bando poche ore dopo l’insediamento della sindaca Raggi – che tra l’altro in campagna elettorale si era espressa nella direzione diametralmente opposta – rappresenta uno sconfinamento delle competenze di entità inaccettabile.</p>
<p>«Ci auguriamo &#8211; ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – che tale maldestro tentativo del dirigente che ha firmato il bando, <b>sia immediatamente bloccato</b> e che le risorse che si intende impegnare per segregare le famiglie rom, quasi 15 mila euro per ogni famiglia attualmente presente presso il “Villaggio River”, vengano riconvertite in processi inclusivi secondo modalità operative di cui Associazione 21 luglio ha fornito indicazioni concrete nel rapporto “<i><a title="Oltre la baraccopoli" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad49f4839&amp;linkDgs=11ef547ad49f4263&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad49f4839%26linkDgs%3D11ef547ad49f4263&amp;source=gmail&amp;ust=1470811004284000&amp;usg=AFQjCNHSVTcB6bdRX2en3BwI_NY6YeGKeA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">Oltre le baraccopoli</span></a></i>”, consegnato alla sindaca Raggi nel corso della campagne elettorale».</p>
<p>In un periodo nel quale l’Europa sta decidendo <b>se aprire una procedura di infrazione per la discriminazione nell&#8217;accesso al diritto all’alloggio nei confronti dei rom in Italia</b>, il bando pubblicato dal Dipartimento Politiche Sociali rappresenta l’ultima evidenza dell&#8217;incapacità o dell&#8217;assenza di una volontà a livello nazionale e locale di elaborare per i rom politiche che non siano discriminatorie e segreganti.</p>
<p>«Stiamo predisponendo richieste formali per <b>un intervento urgente volto ad annullare il bando</b>», conclude Associazione 21 luglio.</div>
<div></div>
<div>____________________________________________________________________</div>
<div></div>
<div>
<p><b>Il Comune di Barletta approva la delibera per un progetto di allestimento di un’area sosta per soli rom. Le organizzazioni all’Amministrazione: «si continuano a investire ingenti somme di denaro in veri e propri ghetti».</b></p>
<div>È del 10 giugno 2016 la Delibera con la quale il Comune di Barletta ha approvato «l’allestimento di un’area di sosta emergenziale per la comunità Rom». La decisione dell’Amministrazione Comunale ha richiamato l’attenzione di un gruppo composto da <b>Associazione 21 luglio Onlus</b>, <b>Consorzio Nova</b>, <b>Associazione Alteramente</b>, <b>Associazione AMIS-Onlus</b>, <b>Associazione Meticcia</b>, <b>Associazione Popoli e Culture</b> e dal ricercatore <b>Antonio Ciniero</b>, che hanno scritto una lettera al Comune per chiedere chiarimenti sulla questione e accertare che siano state prese in considerazione soluzioni abitative alternative che garantiscano concrete possibilità di inclusione sociale.</p>
<p>Come riportato dalla relazione tecnico-illustrativa del settore Ambiente del Comune di Barletta, il progetto coinvolgerà<b> 6 abitanti </b>e avrà un costo di <b>100 mila euro</b>, pari ad una spesa<b> pro-capite di 16 mila euro</b> per il solo allestimento di un «centro servizi per l’accoglienza e di area sosta emergenziale per etnie nomadi».</p>
<p>Secondo i firmatari sono diversi gli elementi che destano perplessità a iniziare dal fatto che la delibera contrasterebbe in pieno con l’obiettivo di <b>superare definitivamente le logiche emergenziali</b> e la soluzione abitativa del “campo” per soli rom previsto dalla <i>Strategia Nazionale per l’integrazione dei Rom Sinti e Caminanti</i> adottata dall’Italia ormai già da quattro anni.</p>
<p>Come più volte ribadito dalla letteratura scientifica in materia, i “campi” per soli rom non solo <b>non offrono alcuna risorsa</b> per chi ci vive, ma spesso escludono chi li abita da qualsiasi possibilità di interagire positivamente con il resto del tessuto sociale proprio a causa della loro dimensione stigmatizzante e marginalizzante. Per lungo tempo le istituzioni pubbliche italiane hanno ritenuto, erroneamente, che i “campi” fossero la forma abitativa più consona per gruppi di popolazione che si credevano esclusivamente nomadi, una convinzione ormai superata, che tuttavia sembra condizionare ancora l’approccio del Comune di Barletta nei confronti delle famiglie rom che, sebbene in condizioni di estrema precarietà,<b> vivono sul territorio da oltre vent’anni</b>.</p>
<p>La scelta &#8211; tutta italiana &#8211; di <b>continuare a investire ingenti somme di denaro pubblico in quelli che sono dei veri e propri ghetti</b>, che inevitabilmente non potranno che produrre dinamiche di esclusione, è stata più volte stigmatizzata a livello internazionale. Solo per citare gli ultimi richiami: nell’ottobre del 2015 dalle Nazioni Unite, all’interno delle <i>Osservazioni Conclusive del Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali</i>, e lo scorso giugno dall’European Commission against Racism and Intolerance (ECRI), all’interno del loro report annuale riguardante l’Italia.</p>
<p>Per tale ragione, concludono i firmatari viene chiesto alle autorità locali «di avviare un dialogo che possa affrontare il tema in oggetto nella maniera più serena e costruttiva».</p>
<p><a title="Qui" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad49fdd63&amp;linkDgs=11ef547ad49fd2e5&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad49fdd63%26linkDgs%3D11ef547ad49fd2e5&amp;source=gmail&amp;ust=1470811004185000&amp;usg=AFQjCNE3MDDTmqalfMvMutzetzNeEIp-1Q&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">Qui</span></a> la lettera inviata al Comune di Barletta.</div>
</div>
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		<title>Conoscere l&#8217;Islam e comprendere l&#8217;attualità</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2016 05:45:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici,</p>
<p>siamo lieti di invitarvi ad un incontro speciale con il Prof. MASSIMO CAMPANINI,<span id="dscexpitem_-236111846_2"> orientalista italiano, e uno dei più apprezzati storici del Vicino Oriente arabo contemporaneo, nonché storico della filosofia islamica. È stato docente di Civiltà islamica nella Facoltà di Filosofia dell&#8217;Università Vita-Salute San Raffaele ed è stato per quasi sei anni docente di Storia contemporanea dei Paesi arabi nella Facoltà di Studi Arabo-Islamici e del Mediterraneo dell&#8217;Università degli studi di Napoli &#8220;L&#8217;Orientale&#8221;. Attualmente è professore associato di Storia dei paesi islamici presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell&#8217;Università di Trento.</span></p>
<p>E&#8217; MOLTO importante la vostra partecipazione per avviare il dibattito ! Aspettiamo tutti, in particolare studenti di materia, docenti, giornalisti: tutti, proprio tanti anche per conoscerci di persona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GIOVEDI 28 APRILE, ORE 19.00</p>
<p>Presso CENTRO ASTERIA &#8211; Piazza Carrara 17.1 (MM2 &#8211; Romolo) Milano</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/programma-28-aprile1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5549" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5549" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/programma-28-aprile1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="programma 28 aprile1" width="720" height="1018" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/programma-28-aprile1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/programma-28-aprile1-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/programma-28-aprile1-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Kurdistan / Siria: la Turchia attacca postazioni kurde in territorio siriano</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 06:13:30 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/02/17/kurdistan-siria-la-turchia-attacca-postazioni-kurde-in-territorio-siriano/">Kurdistan / Siria: la Turchia attacca postazioni kurde in territorio siriano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La NATO deve obbligare la Turchia a sostenere una soluzione pacifica nel conflitto in Siria</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-26.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5250" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5250" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-26.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (26)" width="300" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-26.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-26-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-26-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-26-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>In seguito agli attacchi dell&#8217;esercito turco contro postazioni kurde in Siria l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è appellata ai governi dei paesi membri della NATO affinché impegnino il loro partner Turchia a una soluzione pacifica in Siria. Non è accettabile che la Turchia combatta proprio quelle forze che almeno dal 2012 e con pesanti perdite si oppongono alle milizie dello Stato Islamico e di altre forze radicali come il fronte Al-Nusra, l&#8217;Ahrar Al Sham, lo Jaish Al Islam, lo Jaish Al Mujahidin o il Fronte Islamico. In quanto membro della NATO e candidato per l&#8217;adesione all&#8217;UE, la Turchia deve impegnarsi a non sostenere formazioni radical-islamiche presenti lungo la sua frontiera e per una soluzione politica del conflitto in Siria.</p>
<p>Secondo quanto riportato dall&#8217;Osservatorio Siriano per i Diritti Umani con sede a Londra e vicino all&#8217;opposizione, lo scorso 13 febbraio l&#8217;artiglieria turca ha attaccato le postazioni delle &#8220;Syrian Democratic Forces&#8221; (SDF). Tra i morti risultano anche otto civili, tra cui una donna e suo figlio e tre membri delle Unità di Protezione Popolare  kurde. Da quanto riporta l&#8217;Osservatorio siriano per i Diritti umani, migliaia di persone che avevano deciso di restare nel proprio paese invece di fuggire all&#8217;estero ora sono state costrette a fuggire dagli attacchi turchi verso il centro della regione siriana di Afrin.</p>
<p>Secondo il governo turco, questi attacchi sono serviti per rafforzare l&#8217;opposizione siriana moderata, riferendosi con ciò al Fronte Al-Nusra, considerato l&#8217;affiliato siriano di Al-Qaeda, e ad altre formazioni che in realtà sono di ispirazione radical-islamica anche se in Siria sono perlopiù contrapposte allo Stato Islamico IS-Daesh. Ankara è intenzionata a occupare una striscia di frontiera lunga circa 100 km in territorio siriano, ufficialmente per creare una specie di zona cuscinetto, in realtà però il territorio in questione copre esattamente il territorio di Rojava, ossia il territorio kurdo in Siria. E&#8217; evidente che il sostegno fornito dalla Turchia a formazioni radical-islamiche come Al-Nusra, facendole passare per moderate, ha come obiettivo da un lato la caduta del regime siriano di Bashar al-Assad ma mira principalmente a impedire la creazione di una regione autonoma kurda nel nord della Siria.</p>
<p>Se la Siria dovesse diventare uno stato islamico sunnita sotto il controllo di formazioni radicali, molte minoranze attualmente ancora presenti sul territorio, come Kurdi, Assiro-Aramei, Cristiani, Yezidi, Aleviti, Drusi, Ismaeliti o Sciiti non avrebbero più alcun futuro: minacciati di rapimento, violenze, messa in fuga e morte sarebbero costrette a scappare. Si stima che in Siria vivano ancora tra i 600.000 e i 900.000 Cristiani. Prima dell&#8217;inizio della guerra nel 2011 i Cristiani in Siria erano circa 1,8 milioni.</p>
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