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	<title>asia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Apr 2023 10:02:23 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="663" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16926" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran-768x497.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>Vignetta di Gianluca Costantini </figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>(<strong>Da anbamed.it</strong>)</p>



<p><strong>I TITOLI: </strong></p>



<p><strong><u>Sudan:</u></strong> Terzo giorno di furiosi combattimenti tra le truppe dei due generali golpisti, Hamidati e Burhan. 97 civili uccisi e quasi mille i feriti. Colpito da obici l’ospedale universitario a sud della capitale. Cessate il fuoco umanitario di tre ore rispettato parzialmente.</p>



<p><strong><u>Yemen:</u></strong>&nbsp;Concluse le operazioni di scambio prigionieri. Adesso si apre la fase per una trattativa politica per mettere fine al conflitto.</p>



<p><strong><u>Siria:</u></strong> 43 persone uccise dall’Isis; in maggioranza contadini e pastori.</p>



<p><strong><u>Turchia:</u></strong>&nbsp;Ritira la propria candidatura un amico di Erdogan, travolto dallo scandalo delle foto in atteggiamenti intimi con delle minorenni in ufficio.</p>



<p><strong><u>Iran:</u></strong>&nbsp;Lacrimogeni e idranti contro i genitori delle allieve colpite dai casi di avvelenamento.</p>



<p><strong><em><u>Le notizie</u></em></strong></p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Terzo giorno di combattimenti in Sudan.</p>



<p>Cresce il numero dei morti e feriti tra i civili e gli ospedali di Khartoum hanno raggiunto la loro capienza massima. Il sindacato dei medici ha annunciato la morte di un’altra dottora, mentre svolgeva il suo lavoro di soccorso in piazza. Nei primi due giorni di combattimenti, 97 civili hanno perso la vita a causa degli scontri e quasi mille i feriti che hanno avuto bisogno di ricovero in ospedale. Il sindacato dei medici ha lanciato un appello ai belligeranti di rispettare la neutralità degli ospedali, dopo che un obice di artiglieria ha colpito la struttura medica dell’Università, nella parte meridionale della capitale.</p>



<p>Il cessate il fuoco umanitario, chiesto ieri dall’ONU per l’evacuazione dei feriti, accettato dall’esercito e dalle milizie di pronto intervento, è stato rispettato soltanto parzialmente. Nel pomeriggio di ieri e in serata sono stati sentiti spari e esplosioni nel centro della capitale durante le ore di cessate il fuoco.</p>



<p>La Tv di Stato ha smesso le trasmissioni dopo un giorno di musiche militari e patriottiche. Il personale tecnico e giornalistico era stato evacuato dall’inizio degli scontri sabato mattina. Il palazzo è stato assediato dalle milizie e poi ha subito danni dai reciproci lanci di artiglieria.</p>



<p>Nella capitale l’elettricità e l’acqua potabile sono interrotte e la popolazione è intrappolata nelle case. L’esercito ha raccomandato di rimanere in casa a causa dei combattimenti in corso. In due zone della capitale ci sono colossali incendi da ieri mattina e non sono stati ancora domati.</p>



<p>A Khartoum i combattimenti sono furiosi nelle vicinanze del palazzo presidenziale e per il controllo dei ponti sul Nilo, che sono arterie principali per collegare le diverse zone della capitale, divise dal Nilo. Le milizie sostengono di aver abbattuto due elicotteri dell’esercito che stavano mitragliando le loro truppe nella parte ovest della capitale. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La propaganda delle due parti racconta di vittorie, molte volte immaginarie. I comunicati non sono sempre verificabili.</p>



<p>Sugli account social ufficiali dei belligeranti sono stati pubblicati immagini e video di basi militari conquistate e di soldati e ufficiali catturati. In due casi, Anbamed ha verificato che le immagini sono vecchie e risalgono a battaglie dei Janjaweed in Darfur.</p>



<p>Le milizie hanno accusato l’intervento di caccia stranieri contro le loro basi a Port Sudan, senza però specificare la nazionalità.</p>



<p>L’esercito ha annunciato il controllo sulla base militare e aeroporto di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Merowe,+Sudan/@18.4795609,31.7878227,13z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x168347f43455bbb3:0x5b69ad07c12e8a11!8m2!3d18.4689363!4d31.8164031!16s%2Fm%2F05h1w77?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Merowe</a>, nel nord, sostenendo che i miliziani in fuga hanno preso con loro come ostaggi soldati e ufficiali egiziani che erano presenti nella base secondo accordi tra i due paesi.</p>



<p>Le forze politiche della Coalizione del cambiamento hanno lanciato un appello per il cessate il fuoco e di tronare al tavolo delle trattative “perché la guerra non avrà vincitori ma soltanto perdenti”. I due generali golpisti, Buhan e Hamidati, si erano alleati per bloccare il passaggio del potere ad un governo civile e oggi si combattono per contendersi il potere e la ricchezza del paese, bloccando il processo democratico.</p>



<p>Lega araba ha svolto una riunione d’urgenza sulla situazione sudanese e ha lanciato un appello per la fine dei combattimenti. Una delegazione dell’Unione africana sta tentando di raggiungere Khartoum per un incontro diretto con i due generali. &nbsp;I capi delle diplomazie di Arabia Saudita e Emirati hanno contattato telefonicamente i due generali belligeranti.</p>



<p>FAO ha annunciato la chiusura di tutte le proprie attività umanitarie in Sudan in seguito all’uccisione dei tre funzionari dell’organismo internazionale.</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Si sono concluse ieri le operazioni di scambio dei prigionieri di guerra tra il governo rifugiato ad Aden e quello dei ribelli houthi insediato a Sanaa. In totale sono tornati tra le loro famiglie 869 prigionieri. Soddisfazione tra le due parti politiche e gioia nelle case e nelle piazze. Questa prima fase è stata utile a creare un clima di fiducia e si apre adesso una fase politica importante. Il portavoce del governo houthi ha annunciato che le trattative riprenderanno subito dopo le festività di Ied Fitr, la fine di Ramadan. La distensione è stata possibile in seguito all’accordo tra Teheran e Riad di riprendere le relazioni diplomatiche, con la mediazione cinese dello scorso mese.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>In tre diversi attacchi, i terroristi di Daiesh hanno ucciso ieri 43 persone, in prevalenza civili: lavoratori agricoli e pastori. Ad est di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Hama,+Siria/@35.1366608,36.6680048,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x1524828fcdd5b865:0x62d43f56ee62b5ef!8m2!3d35.1408881!4d36.7551993!16zL20vMDJrbWp2?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hama</a>&nbsp;è avvenuto l’attacco più atroce, con 36 vittime colpite con mitragliatrici. Tra di loro 10 della guardia nazionale. Gli altri due episodi sono avvenuti nella provincia nord-orientale di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Deir+el-Zor,+Siria/@35.3350942,40.0555717,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x154817f4aeddb761:0x4cbc9d58e981374f!8m2!3d35.3296518!4d40.1350341!16zL20vMDUwdHNs?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deir Azzour</a>. Un gruppo di terroristi su moto di grossa cilindrata ha attacco dei pastori, uccidendo 5 e confiscando tutto il gregge portandolo via su camion. Altre due vittime sono state rinvenute senza vita da un gruppo di cittadini nei pressi del villaggio di Shafaa. Dopo la sconfitta del fu falso califfato, i miliziani jihadisti si sono barricati nelle zone impervie della Badia siriana, la zona desertica nel centro e nell’est del paese.</p>



<p><strong>Turchia</strong></p>



<p>L’ex sindaco di <a href="https://www.google.it/maps/place/Esenyurt%2FProvincia+di+Istanbul,+Turchia/@41.0497677,28.5788219,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x14b558b1fceb5dad:0x614634ee1252675e!8m2!3d41.0343177!4d28.6614809!16s%2Fm%2F04f6b_f?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Essenyurt</a>, nella provincia di Istanbul, Najmi Ghadi-oglu, ha ritirato la sua candidatura alle politiche del 14 maggio, in Turchia. Era candidato nelle liste del partito Islamista “Giustizia e Sviluppo” del presidente Erdogan. Il motivo del ritiro è lo scandalo che lo ha coinvolto con la pubblicazione delle sue foto, in ufficio, in atteggiamenti intimi con delle studentesse adolescenti partecipanti ad un concorso, indetto dal Municipio da lui allora guidato. Ghadi-oglu è uno dei fondatori del partito ed un amico di Erdogan, ma dopo lo scandalo il presidente lo ha evitato per paura di perdere voti. L’ipocrisia al potere.</p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>Si sono svolte sabato a&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Shahin+Shahr,+Regione+di+Esfahan,+Iran/@32.8657066,51.4778058,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x3fbdc4f9439959f9:0xa1e8d5eb3724d5c8!8m2!3d32.8608728!4d51.5532972!16s%2Fm?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Shahin Shahr</a>&nbsp;manifestazioni dei genitori delle allieve che hanno subito per l’ennesima volta attacchi con gas velenosi. Durante la scorsa settimana in sei scuole sono stati registrati questi fenomeni di avvelenamento che le autorità non sono mai riuscite a chiarire. I familiari delle ragazze chiedevano maggiori protezioni nelle scuole. Formazioni di Basiji li hanno dispersi con lacrimogeni e idranti.</p>



<p><strong>Notizie dal mondo</strong>&nbsp;Sono passati 13 mesi e 22 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.</p>
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		<title>Otto marzo tutto l&#8217;anno e in tutto il mondo: donne hazara e minoranze in Afghanistan</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 07:48:33 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16875" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-1448x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1448w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1753w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani è lieta di invitarvi all&#8217;evento intitolato &#8220;Otto marzotutto l&#8217;anno e in tutto il mondo: donne hazare e minoranze in Afghanistan&#8221; che si terrà venerdì 10 marzo a partire dalle ore 21 (dalle ore 19.30, per chi vuole, sarà possibile gustare un aperitivo etnico) presso il circolo ACLI Lambrate &#8220;Giovanni Bianchi&#8221;, in Via Conte Rosso, 5 a Milano (MM2 Lambrate).</p>



<p>Sarà proiettato il documentario &#8220;BEHIND VENICE LUXURY&#8221; alla presenza del regista e attivista AMIN WAHIDI </p>



<p>Verrà presentato il saggio &#8220;VOCI DALL?HAZARISTAN&#8221; alla presenza dell&#8217;autore Claudio Concas </p>



<p>e saranno presenti alcune DONNE HAZARE (l&#8217;etnia hazara è la più perseguitata in Afghanistan) che daranno la loro importante testimonianza sulla violazione dei diritti, sulla loro lotta per la parità di genere e sull&#8217;importanza dell&#8217;impegno politico e sociale. </p>



<p>Con la collaborazione di ViviLambarte, del Tavolo per la Nonviolenza e del Municipio 3 </p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Il rapporto. Così il silenzio uccide in 169 guerre nel mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2022 08:06:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>da avvenire.it Lucia Capuzzi domenica 1 maggio 2022Nel disinteresse quasi totale del mondo, ogni anno si combattono conflitti nascosti o ben lontani dai riflettori dei media Africa e Asia restano i Continenti che sopravvivono nel&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>da avvenire.it </p>



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<p>Lucia Capuzzi domenica 1 maggio 2022Nel disinteresse quasi totale del mondo, ogni anno si combattono conflitti nascosti o ben lontani dai riflettori dei media Africa e Asia restano i Continenti che sopravvivono nel buio informativo</p>



<p><img src="https://www.avvenire.it/c/2022/PublishingImages/41ad1e8c323942ad8a9c86d9f7251546/05013o9o_80041698.jpg?width=1024&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Un ragazzino con il kalashnikov nel 1998 in Congo"></p>



<p>Un ragazzino con il kalashnikov nel 1998 in Congo &#8211; Ansa<a href="https://twitter.com/share?url=https%3a%2f%2fwww.avvenire.it%2fmondo%2fpagine%2fil-silenzio-uccide-in-169-guerre%3ffbclid%3dIwAR2yqTAci4oao9TzFCvaGE_xAOaNAC1nu7vvVf_h3MyxxcJSmr3R5akdKdQ&amp;text=Cos%C3%AC%20il%20silenzio%20uccide%20in%20169%20guerre%20nel%20mondo&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p><a href="mailto:?Subject=Avvenire%20%20il-silenzio-uccide-in-169-guerre&amp;Body=Vorrei%20condividere%20con%20te%20questo%20articolo%20https://www.avvenire.it/mondo/pagine/il-silenzio-uccide-in-169-guerre?fbclid=IwAR2yqTAci4oao9TzFCvaGE_xAOaNAC1nu7vvVf_h3MyxxcJSmr3R5akdKdQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Lo dice la parola stessa. Guerra deriva dal termine germanico&nbsp;<em>werra,</em>&nbsp;cioè mischia furibonda, dove le parti si affrontano in un corpo a corpo rozzo, sconnesso, disorganico. «Werra» è, dunque, sinonimo di caos. Non sorprende che nelle epoche di elevata instabilità geopolitica, le guerre si moltiplichino.​</p>



<p>Del resto, ricordava la filosofa Hannah Arendt, esse non servono a ristabilire i diritti, bensì a ridefinire i poteri. Più che la prosecuzione della politica con altri mezzi – come sosteneva Von Clausewitz –, sono la certificazione del suo fallimento. In questo tempo di crisi della politica e del suo principale riferimento – lo Stato nazione –, nuove fiammate belliche si sommano a vecchi scontri irrisolti.​</p>



<p>Il risultato è un susseguirsi di crisi a intensità variabile che si consumano in gran parte nel Sud del mondo e, per questo a differenza per esempio dell’Ucraina, a distanza incommensurabile dalla ribalta mediatica. Il “Conflict data program” della prestigiosa Università svedese di Uppsala ne ha censito 169 nel 2020, l’ultimo anno per cui i dati sono disponibili, per un totale di oltre 81.447 vittime. Un nuovo record, dopo 5 anni di relativo calo.</p>



<p>E da allora lo scenario è ulteriormente peggiorato. «Terza guerra mondiale a pezzi», non si stanca di definirla, fin dal 2014, papa Francesco. Solo tre dei 169 conflitti registrati implicano un confronto militare “classico” fra Stati: India-Pakistan per il controllo del Kashimir, Cina-India per la questione dell’Aksai Chin o Arunchal Pradesh e Israele-Iran, oltre ora a Russia e Ucraina. Il fatto è che nel Novecento, lo scenario bellico ha subito una «mutazione genetica», accelerata nell’ultimo quarto del secolo scorso. Se la Guerra fredda aveva articolato la conflittualità intorno a un unico spartiacque ideologico, dalla sua fine questa ha assunto connotati sempre più cangianti</p>



<p>.<img src="https://www.avvenire.it/c//2022/PublishingImages/41ad1e8c323942ad8a9c86d9f7251546/77e5136f6e_80041699.jpg?width=620&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="il centro di Aleppo devastato nel 2015"></p>



<p>il centro di Aleppo devastato nel 2015 &#8211; Ansa</p>



<p>A dominare il panorama sono, ora più che mai, i conflitti interni o “intra-statali”. «A volte, un gruppo ribelle impugna le armi contro il governo come al-Shabaab in Somalia o i taleban in Afghani- stan, prima che questi ultimi prendessero il potere lo scorso agosto – spiega Therese Pettersson, coordinatrice del Conflict data program –. Ne abbiamo individuati 53. Altre, l’attore Stato non è coinvolto. In 72 conflitti, le parti in lotta sono milizie di vario tipo che disputano il controllo di un territorio. Vi sono, infine, ventuno crisi create da organizzazioni – statali o non – che prendono di mira deliberatamente i civili». Un filo rosso unisce questo sfaccettato poliedro bellico: la tendenza crescente da parte di attori esterni di supportare militarmente uno dei contendenti. «Proxy war», «guerre per procura », le chiamano vari analisti. «Sono stati gli scontri interni a produrre le conseguenze umanitarie più gravi nei decenni post-Guerra fredda.</p>



<p>È sufficiente ricordare il dramma della Siria, dell’Afghanistan, dell’Iraq e dello Yemen. Le due eccezioni sono le guerre statuali tra Etiopia ed Eritrea (1999-2000) e quella in corso tra Mosca e Kiev», aggiunge Pettersson. Il numero dei caduti negli scontri, inoltre, è solo uno delle tragedie causate dai conflitti. «La durata è un elemento cruciale. Quanto più lo scontro si protrae nel tempo, tanto più le conseguenze umanitarie rischiano di essere catastrofiche, indipendentemente dalla sua intensità, come vediamo in Sud Sudan, Nigeria, Congo, Sudan, Somalia », calcola Robert Blecher, direttore del Future of conflict program dell’International crisis group. Una gravità, quella delle guerre prolungate, inversamente proporzionale all’attenzione internazionale, assuefatta di fronte alla cronicizzazione di crisi «lontane». I due fattori – morti e tempo – si sono intrecciati in modo perverso nella guerra afghana, conferendole il tremendo titolo più lunga e più letale: va avanti ininterrottamente, fra picchi di brutalità e timide frenate, dal 1978.</p>



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<p><strong>Le mille facce del dominio armato</strong></p>



<p><strong>5 mila i morti in più nel 2020</strong>&nbsp;(sono stati in totale 81.447) rispetto all’anno precedente</p>



<p><strong>72</strong>&nbsp;le guerre fra milizie non statali e&nbsp;<strong>21</strong>&nbsp;quelle con governi o gruppi contro i civili</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>​</p>



<p>L’emergenza fame, seguita alla riconquista di Kabul da parte dei taleban, ne è solo un’altra sfaccettatura. Secondo Blecher, infine, va incluso a pieno titolo nella categoria dei conflitti, la violenza che dilania buona parte dell’America Latina, ufficialmente “al riparo” dalla bufera bellica dall’accordo di pace in Colombia nel 2016. La realtà, purtroppo, è di segno opposto. La narco-guerra messicana, la feroce anarchia haitiana o gli scontri delle gang in Centramerica hanno costi umanitari e dinamiche a tutti gli effetti bellici. È lo svelamento di quanto affermava Hannah Arendt: il cuore della guerra – di ogni guerra, comunque la si definisca – è la ridefinizione del potere.</p>
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		<title>Mutilazioni Genitali Femminili: una grave violazione dei Diritti Umani</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 08:35:05 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="680" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-1024x680.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15071" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-1024x680.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p>Le mutilazioni genitali femminili (MGF) si riferiscono a tutte le procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche.</p>



<p>Nonostante sia riconosciuta a livello internazionale come una violazione dei diritti umani, la MGF è stata eseguita su almeno 200 milioni di ragazze e donne in 31 paesi in tre continenti, con più della metà delle persone tagliate che vivono in Egitto, Etiopia e Indonesia.<br>La pratica si concentra principalmente nelle regioni dell&#8217;Africa occidentale, orientale e nord-orientale, in alcuni paesi del Medio Oriente e dell&#8217;Asia, nonché tra i migranti provenienti da queste aree. La MGF è quindi una preoccupazione globale.</p>



<p>In Sudan, l’87 per cento delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subìto mutilazioni genitali, la maggior parte prima di compiere undici anni; e le donne integre considerate «qulfa», un termine che indica vergogna ed esclusione sociale. Nell’aprile dello scorso anno, il governo del Sudan&nbsp;<a href="https://www.nytimes.com/2020/04/30/world/africa/sudan-outlaws-female-genital-mutilation-.html?action=click&amp;module=Latest&amp;pgtype=Homepage&utm_source=rss&utm_medium=rss">ha vietato le mutilazioni genitali femminili</a>. Il divieto è stato introdotto con un emendamento al codice penale dal&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/07/05/accordo-sudan-governo-transizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">governo provvisorio del paese</a>, in carica dal 2019&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/04/08/cosa-succede-in-sudan/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dopo la destituzione del dittatore Omar Hassan al-Bashir</a>&nbsp;che era al potere da trent’anni. La nuova legge prevede una pena di tre anni di carcere per chi pratica mutilazioni genitali, oltre a una multa. Nimco Ali della&nbsp;<a href="http://www.thefivefoundation.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Five Foundation</a>, un’organizzazione che da tempo lavora per la fine delle mutilazioni genitali a livello globale, ha definito la decisione “un grande passo per il Sudan e il suo nuovo governo”.</p>



<p>Numerosi fattori contribuiscono alla prevalenza della pratica. Tuttavia, in ogni società in cui si presenta, la MGF è una manifestazione di radicata disuguaglianza di genere. La MGF è riconosciuta infatti a livello internazionale come una violazione dei diritti umani di ragazze e donne. Riflette una profonda disuguaglianza tra i sessi e costituisce una forma estrema di discriminazione contro le donne. Viene quasi sempre effettuato su minori ed è una violazione dei diritti dei bambini. La pratica viola anche i diritti di una persona alla salute, alla sicurezza e all&#8217;integrità fisica, il diritto di essere libera dalla tortura e da trattamenti crudeli, inumani o degradanti e il diritto alla vita quando la procedura porta alla morte.</p>



<p>Alcune comunità lo sostengono come mezzo per controllare la sessualità delle ragazze o salvaguardare la loro castità. Altri costringono le ragazze a sottoporsi a MGF come prerequisito per il matrimonio o l&#8217;eredità. Dove la pratica è più diffusa, le società spesso la vedono come un rito di passaggio per le ragazze. La MGF non è sostenuta dall&#8217;Islam o dal cristianesimo, ma le narrazioni religiose sono comunemente utilizzate per giustificarla. Poiché la mutilazione genitale femminile è una pratica culturale, i genitori potrebbero avere difficoltà a decidere di non far tagliare le loro figlie per paura che le loro famiglie vengano ostracizzate o che le loro figlie non siano ammissibili al matrimonio.</p>



<p>Eppure, le MGF possono portare a gravi complicazioni di salute e persino alla morte. I rischi immediati includono emorragia, shock, infezione, ritenzione di urina e dolore intenso. Le ragazze sottoposte a MGF corrono anche un rischio maggiore di diventare spose bambine e abbandonare la scuola, minacciando la loro capacità di costruire un futuro migliore per sé stesse e per le loro comunità. Infatti, dei 31 paesi colpiti da MGF per i quali sono disponibili i dati, 22 sono tra i meno sviluppati al mondo.</p>



<p>Oggi, una tendenza allarmante in alcuni paesi è la medicalizzazione delle MGF, in cui la procedura viene eseguita da un operatore sanitario. Circa un sopravvissuto alla MGF su quattro &#8211; circa 52 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo &#8211; è stato tagliato dal personale sanitario. La medicalizzazione non solo viola l&#8217;etica medica, ma rischia anche di legittimare la pratica e di dare l&#8217;impressione che sia priva di conseguenze per la salute. Non importa dove o da chi venga eseguita, la MGF non è mai sicura.</p>



<p>Gli sforzi globali hanno accelerato i progressi compiuti per eliminare le MGF. Oggi, una ragazza ha circa un terzo in meno di probabilità di essere tagliata rispetto a 30 anni fa. Tuttavia, sostenere questi risultati di fronte alla crescita della popolazione rappresenta una sfida considerevole. Entro il 2030, più di una ragazza su tre in tutto il mondo nascerà nei 31 paesi in cui la MGF è più diffusa, mettendo a rischio 68 milioni di bambine, alcune anche particolarmente piccole. Se gli sforzi globali non aumenteranno in modo significativo, il numero di ragazze e donne sottoposte a MGF sarà più alto nel 2030 di quanto non lo sia oggi.</p>



<p>L&#8217;UNICEF, per esempio, sostiene lo sviluppo di politiche e leggi incentrate sulla fine e sul divieto di MGF e lavora per assicurarne l&#8217;attuazione e l&#8217;applicazione. Aiuta anche a fornire alle ragazze a rischio di MGF, così come ai sopravvissuti, l&#8217;accesso a cure adeguate, mobilitando le comunità per trasformare le norme sociali che sostengono la pratica. Dal 2008, l&#8217;UNICEF ha collaborato con il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite al “Programma Congiunto per l&#8217;Eliminazione delle Mutilazioni Genitali Femminili: Accelerare il Cambiamento”.</p>



<p>L&#8217;OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha condotto uno studio sui costi economici del trattamento delle complicanze sanitarie delle MGF e ha scoperto che i costi attuali per 27 paesi in cui i dati erano disponibili ammontavano a 1,4 miliardi di dollari durante un periodo di un anno (2018). Si prevede che tale importo salirà a 2,3 miliardi in 30 anni (2047) se la prevalenza della MGF rimane la stessa, corrispondente a un aumento del 68% dei costi dell&#8217;inazione. Tuttavia, se i paesi abbandonassero la MGF, questi costi diminuirebbero del 60% nei prossimi 30 anni.</p>



<p>Nel 2010, l&#8217;OMS ha pubblicato una strategia globale per impedire agli operatori sanitari di eseguire mutilazioni genitali femminili in collaborazione con altre agenzie chiave delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali. L&#8217;OMS supporta i paesi nell&#8217;attuazione di questa strategia.</p>



<p>Nel dicembre 2012, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sull&#8217;eliminazione delle mutilazioni genitali femminili.</p>



<p>Nel maggio 2016, l&#8217;OMS, in collaborazione con il programma congiunto UNFPA-UNICEF sulle MGF, ha lanciato le prime linee guida basate sull&#8217;evidenza sulla gestione delle complicanze sanitarie da MGF. Le linee guida sono state sviluppate sulla base di una revisione sistematica delle migliori prove disponibili sugli interventi sanitari per le donne che convivono con la MGF. Ed infine nel 2018, l&#8217;OMS ha lanciato un manuale clinico sulle MGF per migliorare le conoscenze, gli atteggiamenti e le capacità degli operatori sanitari nel prevenire e gestire le complicanze della MGF.</p>



<p>Questa lotta deve dunque essere perseguita con costanza, determinazione e pazienza. Cooperazione internazionale, sensibilizzazione e strumenti in grado di criminalizzare e prevenire tale pratica sono necessari per portare un vero e concreto cambiamento.</p>
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		<title>Colpo di Stato militare in Myanmar</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 08:18:07 +0000</pubDate>
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<p><br>Liberare i detenuti &#8211; Critiche ad Aung San Suu Kyi</p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha condannato il colpo di stato militare in Myanmar e ha chiesto l&#8217;immediato rilascio del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi e di tutte le altre figure politiche imprigionate. Il Myanmar sta affrontando un pericoloso scivolamento all&#8217;indietro nella storia. Dopo dieci anni di timida democratizzazione, i militari stanno ora forzatamente riportando indietro l&#8217;orologio e il paese è minacciato dalla riproposizione di decenni di dittatura militare.</p>



<p>Questa è una catastrofe per lo stato multietnico, perché significa che non ci sarà pace neanche nelle regioni di insediamento delle varie nazionalità e purtroppo continuerà il genocidio contro i Rohingya. Ma è un disastro in divenire. L&#8217;ex icona della democrazia Aung San Suu Kyi ha cercato invano di assecondare i militari. È stata uno strumento compiacente dell&#8217;esercito e della sua strategia genocida nel perseguitare i Rohingya dal 2015/2016. In tutto il mondo, ha<br>rappresentato e giustificato la strategia crudele della leadership militare, che ora la imprigiona di nuovo. Questo non la rende più un&#8217;icona della democrazia. Ma naturalmente la sua prigionia è illegale e deve essere terminata immediatamente.</p>



<p>La democratizzazione sotto Aung San Suu Kyi ha deluso sotto molti aspetti. Negli ultimi anni, per esempio, la libertà di espressione e la libertà di stampa sono state arbitrariamente limitate dall&#8217;uso di vecchie leggi da parte della dittatura militare. Anche gli sforzi di pace nelle zone di insediamento delle diverse nazionalità non hanno fatto progressi, sebbene Aung San Su Kyi abbia dichiarato che questa è una priorità assoluta.</p>



<p>Ora il Myanmar è minacciato da un ritorno ai tempi bui della dittatura militare prima del 2011. Siamo molto preoccupati che la Cina in particolare, dopo aver praticato per anni sotto la dittatura militare una politica di saccheggio delle risorse naturali presenti nelle aree dei diversi stati che compongono il Myanmar, approfitti ora del rovesciamento politico per continuare questo sfruttamento indiscriminato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="492" height="275" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15058" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 492w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /></figure>



<p>Richiesta di sanzioni dell&#8217;UE contro i militari</p>



<p>Dopo il colpo di stato in Myanmar, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede sanzioni mirate dell&#8217;UE contro gli interessi economici dei generali golpisti. Non l&#8217;intera popolazione, ma i capi militari dovrebbero subire le conseguenze del loro colpo di stato, ha dichiarato l&#8217;APM. I militari del Myanmar hanno creato un impero economico in più di 50 anni di governo. Le fabbriche di birra, le banche, le agenzie di viaggio, gli alberghi, le compagnie di trasporto,<br>i porti, le compagnie del tabacco, le compagnie tessili, le agenzie immobiliari e le compagnie che estraggono giada, rubini, zaffiri e rame offrirebbero sufficienti opportunità di sanzioni.</p>



<p>L&#8217;UE dovrebbe fermare tutti gli affari con le aziende controllate dai militari e le loro filiali. Se i militari rinchiudono arbitrariamente figure politiche democraticamente elette, è inopportuno aumentare ulteriormente la ricchezza dei generali di spicco accumulata con la corruzione e l&#8217;appropriazione indebita. Questo perché il colpo di stato riguarda anche gli interessi economici, che i militari temono possa essere messo in discussione se il paese procedesse spedito verso la democratizzazione.</p>



<p>Per esempio, il potente comandante in capo dell&#8217;esercito, il generale Min Aung Hlaing, controlla due influenti holding militari, la Myanmar Economic Corporation (MEC) e la Myanma Economic Holdings Limited (MEHL). Dirige personalmente la MEHL ed è uno dei suoi azionisti più importanti.<br>Anche i membri stretti della famiglia di Hlaing hanno fatto parecchi soldi grazie alle sue connessioni. Suo figlio Aung Pyae Sone, per esempio, controlla l&#8217;importazione di medicinali e tecnologia medica.<br>Possiede anche alberghi, ristoranti e una società commerciale insieme a sua moglie. Se il Myanmar è ancora uno dei paesi più poveri del mondo, la corruzione dei generali e dei loro tirapiedi ne è la principale responsabile.</p>



<p>Il generale ormai 64enne termina il suo mandato da comandante in capo delle forze armate nel giugno 2021 e sta cercando vie alternative per mantenere il proprio potere. Dato che ha poche possibilità di essere eletto presidente con mezzi legali a causa della sua bassa popolarità, sta tentando la via del colpo di stato illegale.</p>



<p>Da anni l&#8217;APM avverte del pericolo rappresentato dal generale Min Aung Hlaing. Per esempio, l&#8217;organizzazione per i diritti umani ha protestato quando è stato accolto con gli onori militari a Berlino nell&#8217;aprile 2017 su invito dell&#8217;ispettore generale delle forze armate tedesche.<br>All&#8217;epoca, il governo tedesco voleva iniziare un dialogo con i militari del Myanmar per promuovere e sostenere il percorso verso la democratizzazione. Era una strategia destinata a fallire, poiché Hlaing aveva già espulso con la forza i Rohingya nel 2016. Nell&#8217;estate del 2017 infine è stato responsabile del genocidio di questa minoranza.</p>
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		<title>25 gennaio, Giornata mondiale contro la guerra allo Yemen</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2021 13:23:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Aderisce anche Associazione Per i Diritti umani: Circa 300 associazioni pacifiste di tutto il mondo hanno aderito alla giornata mondiale contro la guerra allo Yemen che si svolgerà il prossimo 25 gennaio. Manifestazioni si&#46;&#46;&#46;</p>
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<h3>Aderisce anche Associazione Per i Diritti umani: </h3>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://1.bp.blogspot.com/-zw0xdPFUdHs/YAnUgByd8lI/AAAAAAAAB3s/d8CgbfYrN4QqPxia0NuD1OXaTxo9h2D1wCLcBGAsYHQ/s1200/yemen-global-day-of-action-FB-1200x630-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://1.bp.blogspot.com/-zw0xdPFUdHs/YAnUgByd8lI/AAAAAAAAB3s/d8CgbfYrN4QqPxia0NuD1OXaTxo9h2D1wCLcBGAsYHQ/w400-h210/yemen-global-day-of-action-FB-1200x630-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Circa 300 associazioni pacifiste di tutto il mondo hanno aderito alla giornata mondiale contro la guerra allo Yemen che si svolgerà il prossimo 25 gennaio. Manifestazioni si svolgeranno in alcuni paesi, molte negli USA, ma grande è anche &nbsp;l’ adesione di associazioni e reti del Regno Unito. Altri apporti arriveranno da Italia, Spagna, Francia, Germania, Canada, India.</p>



<p>In Italia per ora gli appuntamenti previsti sono due:</p>



<p>A Roma a Piazza Monte Citorio, ore 15- 17,30, lanciato dalla Rete No War Roma e dalla Wilpf.</p>



<p>A Genova presidio dalle 16,30 proposto dal Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali a Ponte Etiopia.</p>



<p>Altre realtà italiane hanno aderito all’ appello internazionale, al 21 gennaio: Pax Christi, Sardegna Pulita, impegnata contro la vendita all’ Arabia Saudita delle bombe prodotte a Domusnovas, il Comitato per la riconversione della RWM di Domusnovas, il Comitato No Muos-NoSigonella , il Centro Sereno Regis di Torino,&nbsp;&nbsp;Carovane Migranti, la Rete Antirazzista Catanese, il Forum contro la guerra, il Comitato pace convivenza Danilo Dolci di Trieste, il Coordinamento Ossola Solidale, l’ Associazione Oltre il Mare, l’ Associazione Albatros, Abbasso la guerra, Federazione Regionale Europa Verde Liguria.</p>



<p>Al link di seguito trovate l’ elenco, aggiornato al 21 gennaio, delle oltre 300 associazioni che in tutto il mondo hanno dato la loro adesione alla giornata di mobilitazione, e l’ appello tradotto in inglese, francese, arabo, spagnolo.</p>



<figure class="wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-stop-the-war"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="KTiaSPThaQ"><a href="https://www.stopwar.org.uk/world-says-no-to-war-on-yemen-25-jan-2021/?utm_source=rss&utm_medium=rss">World Says No to War on Yemen   25 Jan 2021</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;World Says No to War on Yemen   25 Jan 2021&#8221; &#8212; Stop the War" src="https://www.stopwar.org.uk/world-says-no-to-war-on-yemen-25-jan-2021/embed/#?secret=KTiaSPThaQ&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="KTiaSPThaQ" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Mentre il collettivo autonomo dei portuali di Genova ha allestito una pagina Facebook, “ Il mondo dice no alla guerra allo Yemen”&nbsp;</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/events/409437093715101?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/events/409437093715101?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>&nbsp;che potrebbe essere il riferimento principale per chi in Italia vuole dare, almeno negli ultimi giorni, un contributo alla riuscita della giornata di lotta.&nbsp;</p>



<p>Spero in ulteriori adesioni collettive ed individuali alla giornata contro la guerra in Yemen, una guerra sanguinosa e una catastrofe umanitaria. Arabia Saudita ed alleati bombardano senza pietà sul paese utilizzando armi e munizioni che Regno Unito, Stati Uniti ed anche Italia continuano a fornire nonostante le proteste di molti movimenti.</p>



<p>Le proteste disturbano molto i governi occidentali complici, ma per fermare il loro appoggio alla guerra occorrono decisione, continuità e il coordinamento tra tutti i gruppi pacifisti.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2020 08:37:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly Agli iscritti Newsletter, per ascoltare l&#8217;audio: https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1604992621.htm I titoli Iraq:&#160;11 uccisi in un attacco di miliziani jihadisti a ovest di Baghdad Iraq 2:&#160;Iniziano le operazioni di scavo di una&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="809" height="543" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ethiopian_opposition_in_eritrea.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14791" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ethiopian_opposition_in_eritrea.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 809w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ethiopian_opposition_in_eritrea-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ethiopian_opposition_in_eritrea-768x515.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 809px) 100vw, 809px" /></figure>



<p></p>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>Agli iscritti Newsletter, per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1604992621.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1604992621.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;11 uccisi in un attacco di miliziani jihadisti a ovest di Baghdad</p>



<p><strong>Iraq 2:&nbsp;</strong>Iniziano le operazioni di scavo di una gigantesca fossa comune che conterrebbe oltre 2000 cadaveri</p>



<p><strong>Etiopia:</strong>&nbsp;centinaia di morti nella guerra del Tigray. Arrivano i primi profughi in Sudan</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;concluse le operazioni di voto nella seconda fase delle elezioni dal risultato scontato</p>



<p><strong>Turchia:</strong>&nbsp;si dimette il ministro delle finanze, genero del presidente Erdogan</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Iraq:</p>



<p>un attacco di miliziani armati contro un posto di blocco delle forze governative ad ovest di Baghdad. Il gruppo armato è arrivato su 4 auto e ha lanciato bombe a mano e ingaggiato una sparatoria con i soldati. 11 morti tra civili e militari. L&#8217;attacco è stato rivendicato da Daesh (ISIS).</p>



<p>Iraq 2:</p>



<p>Le autorità irachene della provincia di Ninive si preparano alle operazioni di scavo della fossa comune, nota nella zona come la cava di “Khasfa”, che si trova a 20 km a sud di Mosul. Secondo le testimonianze, raccolte alla caduta del falso califfato, vi sarebbero sepolti almeno 2000 cadaveri di persone uccise a sangue freddo dai jihadisti. I testimoni hanno raccontato che i miliziani hanno coperto di terra la cava prima della loro sconfitta e la zona attorno alla bocca di apertura è stata minata. Dal 2017, le autorità irachene, con il supporto delle agenzie dell&#8217;ONU, hanno scoperto in diverse località del paese precedentemente controllate da Daesh, 202 fosse comuni, ma un rapporto redatto da diverse organizzazioni non governative locali parla di un numero molto più alto: 346, comprendendo anche fosse comuni risalenti al periodo della dittatura di Saddam Hossein e a più recenti episodi di pulizia etnica nelle regioni controllate dalle milizie Hashd Shaabi.</p>



<p>Etiopia:</p>



<p>Fonti militari di Addis Abeba hanno rivelato che ci sarebbero centinaia di vittime nella guerra in corso nella regione settentrionale del Tigray. Dallo scoppio delle ostilità il Fronte di liberazione del popolo Tigray avrebbe perso 500 miliziani e nell&#8217;attacco alla base dell&#8217;esercito sarebbero stati uccisi almeno 300 soldati. L&#8217;esercito per riprendere il controllo sulla regione ribelle ha compiuto bombardamenti aerei. L&#8217;ONU ha espresso la sua preoccupazione, invitando le parti a sedersi al tavolo del negoziato, ma il premier Abyi Ahmed ha rassicurato che la situazione è sotto controllo e non ci sono pericoli di una guerra civile. Parole che sono in contraddizione con quel che succede al confine con il Sudan. Il governo di Khartoum ha comunicato che ha accolto i primi profughi e fuggiaschi dall&#8217;Etiopia. Ci sono 30 soldati e centinaia di civili, che sono stati sistemati in campi con tende nelle province di confine.</p>



<p>Egitto:</p>



<p>Si sono concluse le operazioni di voto nella seconda fase delle elezioni politiche per la Camera. Non ci sono ancora i risultati, ma le previsioni parlano di una vittoria schiacciante della coalizione dei sostenitori del presidente Al-Sissi. Un sistema elettorale prevalentemente maggioritario, per candidature individuali e di lista. In assenza dei principali partiti di opposizione, sono state presentate liste aggregate non sui programmi e progetti politici, ma mettendo insieme personalità dell&#8217;imprenditoria e della sfera sociale pubblica (cultura, giornalismo e calcio). Nel clima di divieti di assembramenti per l&#8217;emergenza sanitaria, le voci non gradite al potere non hanno goduto di spazi pubblici di campagna elettorale. Lo scorso Agosto si sono svolte le elezioni per i 200 seggi del Senato. Gli altri 100 sono di nomina presidenziale.&nbsp;</p>



<p>Turchia:</p>



<p>il ministro delle finanze turco,&nbsp;Berat Albayraq, si è dimesso dall&#8217;incarico “per ragioni di salute”. Albayrak è il genero del presidente Erdogan. Le dimissioni in realtà hanno origine in divergenze sulla cacciata del governatore della banca centrale e la nomina al suo posto di un consulente della presidenza. La girandola di dimissioni è provocata dalla svalutazione della lira turca, che dall&#8217;inizio di quest&#8217;anno ha perso il 30% del suo valore di cambio. La crescita dell&#8217;inflazione a due cifre ha creato molto malcontento e il presidente è alla ricerca di un capro espiatorio.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 07:28:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli: Pakistan: una bomba in una scuola coranica uccide 7 persone Yemen: ucciso in un agguato a Sanaa un ministro Houthi Siria: riprendono gli scontri nel nord della&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14758" width="591" height="391" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen-300x198.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen-768x508.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></figure>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p><strong>I titoli:</strong></p>



<p>Pakistan: una bomba in una scuola coranica uccide 7 persone</p>



<p>Yemen: ucciso in un agguato a Sanaa un ministro Houthi</p>



<p>Siria: riprendono gli scontri nel nord della Siria</p>



<p>Repubblica Saharawi: chiuso per protesta un valico di frontiera con la Mauritania</p>



<p>Arabia Saudita: le detenuta Loujain Hathloul è in sciopero della fame</p>



<p>Bangladesh: 40 mila in piazza manifestano contro la Francia</p>



<p><strong>Le notizie:</strong></p>



<p>Pakistan:</p>



<p>Una bomba è esplosa in una scuola coranica a Peshawar in Pakistan. Almeno 7 morti e decine di feriti. Secondo un rapporto della polizia, l&#8217;attentatore ha portato una valigia all&#8217;interno della scuola e dopo averla depositata nella sala delle letture ha abbandonato la scuola. La lezione era trasmessa in diretta sui social. Nel video si vedeva un imam, vestito in bianco con il copricapo caratteristico, che parlava in arabo e in pashtun, prima dell&#8217;esplosione che ha mandato tutto in frantumi. Nessuna rivendicazione.</p>



<p>Yemen:</p>



<p>il ministro della gioventù e dello sport nel governo dei ribelli Houthi, Hassan Zaed, è stato ucciso in un agguato a Sanaa. Il comunicato del Movimento Ansar Allah denuncia che un gruppo armato ha affrontato l&#8217;auto guidata dalla figlia del ministro e ha sparato diverse raffiche di pallottole. Il ministro e sua figlia sono stati soccorsi e portati in ospedale, dove Zaed è morto, mentre sua figlia versa in gravi condizioni.</p>



<p>La capitale Sanaa è stata occupata nel 2014 dai combattenti Houthi, che hanno cacciato il governo del presidente Hadi, esiliato nel capoluogo del sud Yemen, Aden. Dal 2015, si assiste ad un intervento militare di Riad e Abu Dhabi, per contrastare l&#8217;influenza iraniana nel sud della penisola arabica.</p>



<p>Siria:</p>



<p>Si accende la guerra nella provincia di Idlib. Le forze dell&#8217;opposizione hanno sferrato attacchi, con l&#8217;artiglieria e con missili terra-terra, sulle postazioni governative a Sarajeb. Gli scontri si sono estesi nelle province limitrofe di Aleppo e Hama. Secondo l&#8217;osservatorio siriano, ci sarebbero oltre 30 morti dalle due parti. La ripresa del conflitto, in violazione della tregua siglata tra Putin ed Erdogan, avviene il giorno dopo i bombardamenti russi sulle basi della milizia Brigate Sham filo turca, accusata di addestrare mercenari da spedire nel Nagorno-Karabakh.</p>



<p>Repubblica Saharawi (Sahara Occidentale):</p>



<p>attivisti saharawi hanno chiuso il valico di frontiera, Karkorat, tra il territorio sahrawi e la Mauritania. Il valico è gestito dalla missione internazionale Minurso. L&#8217;azione dimostrativa tende a riportare l&#8217;attenzione della diplomazia internazionale sulla questione saharawi che giace nei corridoi dell&#8217;ONU senza uno sbocco equo e giusto per la fine del conflitto tra il Fronte Polisario e Marocco. Il Consiglio di Sicurezza non è riuscito a trovare un accordo per le regole di svolgimento del referendum sul diritto all&#8217;autodeterminazione.</p>



<p>Arabia Saudita:</p>



<p>L&#8217;attivista detenuta Loujain Al-Hathloul sta compiendo uno sciopero della fame ad oltranza per protestare contro il divieto delle autorità alle visite dei suoi familiari ed ai contatti telefonici. Il fratello Alaa, che vive all&#8217;estero, ha dichiarato che sua sorella è stata sottoposta a violenze, torture con l&#8217;elettroshock e pressioni psicologiche. Con il pretesto dell&#8217;emergenza sanitaria Covid19, le autorità carcerarie hanno impedito le visite e poi, da maggio, sono state interrotte le chiamate telefoniche. È in corso una campagna di solidarietà sul web con l&#8217;hashtag #FreeLujain</p>



<p>Bangladesh:</p>



<p>almeno 40 mila manifestanti sono scesi nelle piazze per protestare contro la Francia in difesa del profeta Muhammad. Chiedono il boicottaggio dei prodotti francesi. La manifestazione indetta da un partito islamista è stata fermata dalla polizia prima di arrivare all&#8217;ambasciata francese. In un comunicato gli organizzatori hanno chiesto l&#8217;espulsione dell&#8217;ambasciatore. In molti paesi islamici, i partiti dell estremismo fondamentalista soffiano sul fuoco mobilitando le masse contro le vignette di Charlie Hebdo, considerate offensive per il profeta dell&#8217;Islam.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo – 15 Ottobre 2020</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2020 08:11:32 +0000</pubDate>
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<p><br>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1602738797.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1602738797.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p>Tunisia: rivolta nel giorno dei funerali del venditore ambulante ucciso durante la demolizione del suo chiosco. L&#8217;esercito ha schierato i carri armati.</p>



<p>Libano-Israele: concluso il primo round di negoziati per la designazione dei confini marittimi.</p>



<p>Algeria: uno strano caso di corruzione; una donna si è spacciata, per anni, come figlia dell&#8217;ex presidente Boutefliqa, godendo di privilegi e tangenti. Condannata a 12 anni di reclusione.</p>



<p>Arabia Saudita: niente seggio nel Consiglio ONU per i diritti umani</p>



<p>Sud Sudan: impegno per un percorso di pace tra il governo di Juba e gli oppositori armati.</p>



<p>Turchia: vietata a Istanbul una pièce teatrale in lingua curda</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>l&#8217;esercito ha schierato i carri armati nella cittadina di Sbeitla, in seguito alle manifestazioni di protesta popolare che durano da due giorni. Nella cittadina, all&#8217;alba di Martedì, è stato ucciso un venditore ambulante, sotto i detriti del suo chiosco durante la demolizione ordinata dalle autorità comunali. Non è valso a placare la rabbia della popolazione le dimissioni di governatore provinciale e sindaco oltre al licenziamento dei responsabili della polizia e dei vigili urbani. Barricate, blocchi stradali, lanci di pietre e incendio di copertoni sono continuati senza interruzione anche di notte. C&#8217;è stata una breve pausa, durante i funerali della vittima, ma poi le proteste sono state riprese con vigore. L&#8217;esercito ha schierato i carri armati in difesa delle istituzioni pubbliche e le banche. La magistratura ha aperto un&#8217;inchiesta sulle circostanze dell&#8217;uccisione del venditore ambulante ed è stato arrestato il capo dei vigili urbani.</p>



<p>Libano-Israele:</p>



<p>sono conclusi i primi incontri indiretti tra responsabili militari libanesi e israeliani per la designazione dei confini marittimi, oggetto di contese negli ultimi anni, dopo le scoperte dei giacimenti di gas nell&#8217;est del Mediterraneo. Gli incontri sono avvenuti nella sede dell&#8217;Unifil, i caschi blu dell&#8217;ONU, al confine tra i due paesi, con la mediazione di Washington. Le due delegazioni si sono date appuntamento per proseguire le trattative il 28 Ottobre. Tra Tel Aviv&nbsp;e Beirut non ci sono relazioni diplomatiche e Israele occupa dal 1967 una striscia di territorio libanese nella località nota come le Fattorie di Shabaa.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>il caso più strano di corruzione in Algeria è stato svelato dalla magistratura con le condanne ad una donna, Nashnashi Shafiq, nota con l&#8217;appellativo Madame Maria, che si era spacciata come la figlia dell&#8217;ex presidente Boutefliqa. È stata accusato di corruzione, arricchimento illecito e falsificazione di documenti. La donna è riuscita ad aggirare imprenditori e uomini di potere presentandosi come la figlia del presidente, esibendo documenti falsi ed ottenendo tangenti e protezione. Entrava liberamente nelle residenze presidenziali e aveva una scorta per lei e per le due figlie. L&#8217;inganno è stato scoperto nel 2018 ed è stata arrestata alla frontiera tunisina mentre tentava di fuggire all&#8217;estero. È stata condannata a 12 anni di carcere. Insieme a lei sono stati condannati il capo di un dipartimento dei servizi della sicurezza presidenziali e due ministri. Era noto in Algeria che il presidente Boutefliqa non era sposato e non aveva figli legittimi.</p>



<p>Arabia Saudita;</p>



<p>la candidatura di Raid al Consiglio ONU per i diritti umani è stata bocciata. Una sconfitta che suona come segnale d&#8217;allarme alla gestione del potere in Arabia Saudita da parte dell&#8217;emiro erede al trono, Mohammed Bin Salman. La guerra in Yemen, l&#8217;assassinio e la detenzione dei dissidenti e la mancanza dei diritti democratici, politici e sindacali e di associazione hanno portato alla debacle diplomatica di Riad, che non aveva lesinato sforzi in una campagna di acquisti senza precedenti. Ha ottenuto il voto di 90 nazioni su 193 membri.</p>



<p>Sud Sudan:</p>



<p>è stato siglato a Roma, presso la sede di Sant&#8217;Egidio, un accordo di principio che fissa un percorso di incontri per giungere ad una pace tra il governo di Juba e il “Sud Sudan Opposition Movement Alliance (SSOMA)”, un cartello di gruppi che avevano respinto la firma dell&#8217;accordo del 2018. Le tappe del percorso concordato: una tregua dall&#8217;inizio di Novembre, un incontro a livello militare e poi, il 30 Novembre, la firma di un accordo di pace. I prossimi colloqui verteranno sulla natura delle garanzie atte a mettere le basi per la tutela dei diritti di tutte le minoranze, in un sistema federale e democratico.</p>



<p>Turchia:</p>



<p>una pièce teatrale in lingua curda, tratta da un&#8217;opera di Dario Fo, è stata vietata ieri, poche ore prima dell&#8217;inizio dello spettacolo nella città di Istanbul. La motivazione ridicola della polizia è il timore per l&#8217;ordine pubblico. Critiche da parte del sindaco di Istanbul e dalle associazioni di intellettuali democratici. “Vietare un&#8217;opera teatrale in lingua curda in una città dove vivono 5 milioni di curdi è il fascismo che noi vogliamo combattere”, ha detto il leader della compagnia teatrale.</p>
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		<title>Pandemia in Yemen e regimi autoritari in Medioriente</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2020 13:40:03 +0000</pubDate>
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<p>Care amiche e cari amici, vi segnaliamo lo streaming di domani pomeriggio, sabato 2 maggio, alle ore 15 con la giornalista, reporter <strong>Laura Silvia Battaglia</strong> e il suo intervento che riguarda la pandemia Covid- 19 in Yemen, per poi allargare il discorso alla crisi umanitaria e ai regimi autoritari in Medioriente.</p>



<p>Anche questa diretta streaming sul nostro canale Youtube fa parte della rassegna di incontri organizzati da <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> di Milano, dal titolo &#8221; Perchè occuparsi di diritti umani, oggi più che mai?&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Pandemia-in-Yemen_1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13954" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Pandemia-in-Yemen_1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Pandemia-in-Yemen_1-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Pandemia-in-Yemen_1-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Pandemia-in-Yemen_1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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