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	<title>asilo politico Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>asilo politico Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Riflessioni su possibili strumenti di ingresso protetto di richiedenti protezione internazionale sul territorio europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 05:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura del Gruppo di studio Progetto Lampedusa* “A mani nude, senza altra scelta. Passo in rassegna i volti a uno a uno, la piazza universaledelle donne e degli uomini che porto con me&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong><br /></strong>a<br />
cura del Gruppo di studio Progetto Lampedusa<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn1?utm_source=rss&utm_medium=rss">*</a></u></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>“A<br />
mani nude, senza altra scelta. Passo in rassegna i volti a uno a uno,<br />
la piazza universale<br />delle donne e degli uomini che porto con me<br />
verso un altro mondo.<br />Fratelli miei, non ci hanno vinti. Siamo<br />
ancora liberi di solcare il mare”</em>Luther<br />
Blisset, “Q”</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’Unione<br />
europea – pur a fronte di grandi dichiarazioni di principi,<br />
sacralizzate nella Carta di Nizza e nella Convenzione europea dei<br />
diritti dell’uomo – ha fino ad oggi affrontato la questione<br />
dell’ingresso sul territorio europeo di migranti e richiedenti<br />
protezione internazionale prevalentemente alla stregua di un problema<br />
di sicurezza, che si è tradotto in investimenti volti a rafforzare e<br />
a controllare la frontiera esterna dell’UE.<br />Intanto, dal 2000 al<br />
settembre 2014<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn2?utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a></u><br />
le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere<br />
l’Europa sono state almeno 22.000; nel solo 2014, sono 3.072 i<br />
migranti morti nel Mediterraneo, oltre il doppio rispetto al medesimo<br />
periodo del 2013.<br />Le persone che cercano di attraversare<br />
irregolarmente le frontiere europee sono nella maggioranza dei casi<br />
uomini, donne e bambini costretti ad abbandonare i loro Paesi in<br />
guerra o sottoposti a regimi brutali: provengono dal Corno d’Africa,<br />
dall’Africa Centrale, dall’Iraq e dall’Afghanistan, da quel che<br />
resta delle Primavere Arabe e, oggi, dalla Siria, Paese ove la guerra<br />
ha causato la morte di oltre 190.000 persone.<br />Sono, nella grande<br />
maggioranza dei casi, persone che ai sensi della Convenzione di<br />
Ginevra e della Direttiva Qualifiche<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn3?utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a></u><br />
avrebbero pieno diritto alla protezione internazionale.<br />La domanda<br />
è <em>naive</em>,<br />
ma viene da sé: perché persone che il nostro sistema riconosce<br />
quali soggetti da proteggere rischiano ogni giorno la propria vita<br />
per varcare le nostre frontiere?<br />La risposta si trova nella stessa<br />
normativa europea<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn4?utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a></u>:<br />
i richiedenti asilo possono infatti presentare la loro domanda di<br />
protezione solo allorquando si trovino già sul territorio<br />
dell’Unione europea.<br />Il viaggio verso l’Europa è dunque il<br />
presupposto necessario per accedere all’asilo, e rimane,<br />
paradossalmente, affare dei migranti: e, come già osservato nel<br />
1999, dal Consiglio europeo per i rifugiati e gli esiliati (ECRE)<br />
durante il Consiglio di Tampere «il miglior sistema europeo di<br />
riconoscimento del diritto d’asilo sarebbe comunque ben poca cosa,<br />
se alle persone in cerca di rifugio non è data alcuna possibilità<br />
di beneficiarne fino a quando non abbiano raggiunto la stessa<br />
Europa».<br />Per fermare, o quantomeno ridurre, la tragedia che<br />
avviene nel Mediterraneo da decenni e il traffico di migranti su cui<br />
prosperano le organizzazioni criminali sarebbe pertanto necessario e<br />
doveroso, come richiesto da tempo da molte ONG, superare l’attuale<br />
quadro normativo e riuscire ad approntare soluzioni strutturali – e<br />
non già emergenziali – volte a realizzare un meccanismo di tutela<br />
per i richiedenti asilo precedente, e non già successivo, agli<br />
oramai noti “viaggi della speranza”, che permetta agli stessi un<br />
accesso effettivo e sicuro alla protezione internazionale di cui sono<br />
riconosciuti titolari.<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn5?utm_source=rss&utm_medium=rss">[4]</a></u>Gli<br />
strumenti giuridici a disposizione delle istituzioni per contrastare<br />
tale paradosso esistono, e questo lavoro si propone di analizzarne<br />
brevemente le caratteristiche.<br />Prima di intraprendere la predetta<br />
analisi, è opportuno segnalare che, oltre alle gravi carenze<br />
relative alla possibilità di ingresso sul territorio europeo,<br />
l’azione dell’Unione e degli Stati membri – salvo alcuni casi<br />
virtuosi – si è dimostrata sinora insufficiente anche per ciò che<br />
riguarda il trattamento che viene riservato a coloro che riescono ad<br />
arrivare nel territorio europeo: gli standard di accoglienza non sono<br />
adeguati, il c.d. sistema Dublino ha creato una situazione di<br />
disuguaglianza sostanziale cui l’Unione non pare interessata a<br />
porre rimedio, i migranti sono spesso sottoposti ad una detenzione <em>de<br />
facto</em> e non esiste a<br />
livello normativo una strategia unica che garantisca,<br />
sostanzialmente, il rispetto e il riconoscimento della dignità di<br />
costoro, come singoli e nelle formazioni sociali.<br />Con l’auspicata<br />
introduzione di procedure di ingresso protetto, non si potrà<br />
pertanto prescindere anche da un ripensamento, o addirittura un<br />
superamento, del sistema Dublino.<br />Il recente Regolamento UE n.<br />
604/2013 (c.d. Regolamento Dublino III) che ha sostituito,<br />
abrogandolo, il Regolamento 343/2003/CE, pur recependo, almeno in<br />
parte, le garanzie sancite dalla giurisprudenza della Corte di<br />
giustizia europea e della Corte europea dei diritti dell’uomo<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn6?utm_source=rss&utm_medium=rss">[5]</a></u>,<br />
non ha modificato nella sostanza le procedure di determinazione dello<br />
Stato competente all’esame delle domande di asilo (i cosiddetti<br />
“criteri gerarchici”).<br />Ancora adesso, dunque, il sistema<br />
Dublino assegna – nella maggior parte dei casi – la<br />
responsabilità di esaminare la richiesta di protezione<br />
internazionale (e di farsi carico della successiva accoglienza) allo<br />
Stato membro di primo arrivo del migrante, così determinando una<br />
forte pressione sui Paesi membri che si trovano ai confini<br />
dell’Unione europea.<br />In molti casi questi Paesi non hanno saputo<br />
(o voluto) apprestare condizioni di asilo e accoglienza adeguate, con<br />
il risultato che – si veda l’esempio della Grecia, della<br />
Bulgaria, ora anche dell’Italia – sempre più numerose sono state<br />
le pronunce giurisprudenziali che hanno annoverato questi paesi tra<br />
quelli “non sicuri”.<br />A ciò si aggiunga che, più in generale,<br />
gli Stati membri adempiono agli obblighi internazionali relativi alla<br />
protezione dei rifugiati con modalità che spesso determinano<br />
significative differenze dei sistemi di accoglienza e delle<br />
possibilità di integrazione dei migranti.<br />Questa situazione ha di<br />
fatto creato, all’interno dell’Unione, un fenomeno di intensa<br />
mobilità – nuovamente irregolare – dei richiedenti asilo, i<br />
quali, nel tentativo di presentare domanda di protezione nel Paese in<br />
cui effettivamente vorrebbero stabilirsi, si trovano costretti ad<br />
attraversare illegalmente i territori degli Stati membri.<br />Tentando<br />
di sfuggire ai controlli di frontiera – molto spesso con l’ausilio<br />
di trafficanti, pagati a caro prezzo – gli stessi cercano di<br />
evitare di essere identificati e quindi di dover radicare l’<em>iter</em><br />
per il riconoscimento della protezione in uno Stato membro in cui<br />
rischiano di veder violati i propri diritti fondamentali (si veda il<br />
caso della Grecia) o che non è in grado di garantire loro le tutele<br />
minime previste dalle normative europee, o ancora in cui non<br />
sarebbero in grado di trovare un lavoro che consenta loro una vita<br />
dignitosa.<br />In quest’ottica, da un lato, si sarebbero auspicabili<br />
procedure di ingresso che consentissero di attribuire priorità,<br />
all’interno dei criteri gerarchici, alla volontà del richiedente,<br />
con elementi correttivi fondati su legami reali fra il richiedente e<br />
lo Stato membro; dall’altro, si dovrebbe raggiungere una completa<br />
armonizzazione delle normative nazionali in materia di asilo con<br />
meccanismi efficienti volti a garantire solidarietà ed equità tra<br />
gli Stati, secondo quanto previsto dall’art. 80 TFUE, insieme ad un<br />
piano di azione non più lasciato alla discrezionalità degli Stati,<br />
ma fondato sull’obbligatorietà di un intervento europeo, in modo<br />
tale da garantire su tutto il territorio dell’Unione i medesimi<br />
standard di accoglienza.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Gli<br />
strumenti a disposizione dell’Unione Europea e dell’Italia</strong></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’Unione<br />
europea e i singoli Stati membri hanno già avuto modo di<br />
sperimentare – al di fuori di un quadro normativo organico –<br />
modalità di riconoscimento della protezione internazionale che<br />
garantiscono in maniera enormemente più efficace la sicurezza fisica<br />
dei richiedenti asilo (nonché l’arrivo “ordinato” degli<br />
stessi, con conseguente possibilità di approntare più efficaci<br />
sistemi di accoglienza).<br />Si tratta in alcuni casi di strumenti<br />
utilizzati sinora soltanto per particolari situazioni di emergenza,<br />
in altri casi di modalità di riconoscimento dell’asilo che erano<br />
un tempo adottate da singoli Stati membri e che poi – proprio a<br />
causa delle politiche europee, per un beffardo fenomeno di<br />
eterogenesi dei fini – sono state dismesse.<br />Tali strumenti sono:<br />
<em>i)</em><br />
le Procedure di Ingresso Protetto (PEP) <em>ii)<br />
</em>la prassi dei<br />
reinsediamenti, in inglese <em>resettlement</em>,<br />
promossa dall’UNHCR, <em>iii<br />
)</em> le operazioni di<br />
evacuazione umanitaria, anche dette “corridoi umanitari”; <em>iv)</em><br />
un più pieno utilizzo delle possibilità previste dal sistema dei<br />
visti Schengen.<br />Nei prossimi paragrafi si approfondirà brevemente<br />
ciascuno di tali strumenti.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Le<br />
procedure di ingresso protetto (PEP)</strong></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’espressione<br />
procedure di ingresso protetto (PEP) sta complessivamente ad indicare<br />
tutte quelle procedure che permettono allo straniero di richiedere la<br />
protezione internazionale ad un potenziale Stato ospite fuori dal<br />
territorio di quello Stato e, in caso di riscontro positivo a tale<br />
richiesta, di accedervi in tutta sicurezza e legalità.<br />Le<br />
procedure di ingresso protetto hanno dunque l’obiettivo di evitare<br />
gli ingressi illegali – e i viaggi nelle mani dei trafficanti ad<br />
essi connessi – dei richiedenti asilo nel territorio che dovrebbe,<br />
o potrebbe, riconoscere agli stessi la protezione internazionale.<br />
Tali procedure permettono altresì agli Stati ospiti di decidere<br />
preventivamente e ordinatamente, sulla base delle proprie capacità e<br />
possibilità di accoglienza, il numero e il tempo degli arrivi dei<br />
richiedenti asilo sul proprio territorio.<br />I luoghi naturalmente<br />
deputati – in assenza di specifici uffici – a raccogliere le<br />
richieste di ingresso e di protezione internazionale sono le<br />
ambasciate e i consolati presenti nello Stato di provenienza o di<br />
transito dei richiedenti asilo, che andrebbero all’uopo preparate e<br />
rafforzate; il loro regime giuridico ovvia al problema – posto da<br />
alcuni – secondo il quale il richiedente asilo non potrebbe<br />
procedere alla richiesta direttamente nel suo Paese, poiché la<br />
“fuga” dal pericolo che tale Paese rappresenta per il richiedente<br />
asilo è un elemento essenziale per il riconoscimento della<br />
protezione internazionale.<br />Generalmente, nei casi in cui tale<br />
sistema è applicato<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn7?utm_source=rss&utm_medium=rss">[6]</a></u>,<br />
le procedure di ingresso protetto sono disciplinate da leggi<br />
ordinarie che stabiliscono il ruolo delle ambasciate, il loro<br />
rapporto con le commissioni centrali che decidono circa<br />
l’accoglibilità della richiesta di protezione internazionale, la<br />
possibilità per il richiedente di entrare nel Paese ospite solo una<br />
volta ottenuta la protezione internazionale ovvero (come previsto<br />
dalla maggioranza delle PEP) anche nel caso in cui la richiesta<br />
risulti <em>prima facie<br />
</em>accoglibile, con<br />
svolgimento delle successive pratiche direttamente nello Stato ospite<br />
e con relativo – seppur temporaneo – permesso di soggiorno.<br />Tale<br />
regolamentazione delle PEP si distingue dall’asilo diplomatico vero<br />
e proprio che, invece, è un atto meramente politico deciso dalle<br />
autorità di uno Stato volta per volta per singoli individui<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn8?utm_source=rss&utm_medium=rss">[7]</a></u>,<br />
salvo il caso unico dell’Olanda, che concede l’asilo diplomatico<br />
temporaneo anche a gruppi di persone in caso di eccezionale<br />
emergenza.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Il<br />
resettlement</strong></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Con<br />
reinsediamento o <em>resettlement</em><br />
si indica quella procedura tramite la quale viene consentito ai<br />
richiedenti asilo di trasferirsi da luoghi non sicuri – per<br />
esempio, da campi profughi – a Stati che abbiano deciso di<br />
accordare agli stessi la protezione internazionale e il conseguente<br />
permesso di soggiorno.<br />Le procedure di <em>resettlement</em><br />
sinora sono state sempre coordinate dall’UNHCR che stabilisce quali<br />
siano le persone che maggiormente necessitano di tale forma di tutela<br />
e si coordina con gli Stati che decidono di partecipare a tale<br />
programma.<br />Una importante procedura di <em>resettlement</em><br />
è stata recentemente attivata dall’UNHCR a favore dei profughi<br />
siriani: come si legge in un comunicato dell’Alto Commissariato<br />
pubblicato in data 27 giugno 2014, dal 2013 ad oggi 33.837 persone<br />
sono state trasferite dalla Siria ed accolte in numerosi Paesi del<br />
mondo; con specifico riferimento ai rifugiati siriani, il Paese<br />
europeo più virtuoso è stato la Germania, che ha accolto oltre<br />
20.000 persone. L’Italia rimane invece a zero.<br />Tale strumento<br />
sarebbe senza dubbio una soluzione durevole al problema in esame ma<br />
al momento è ancora poco utilizzato. Nel 2011 – ultimi dati<br />
globali diramati dall’UNHCR – le persone che hanno beneficato<br />
della procedura di reinsediamento sono state 61.231 – ovvero<br />
soltanto l’1% di coloro che, sempre stando alle stime dell’Alto<br />
Commissariato, avrebbero diritto alla protezione internazionale –<br />
di cui 42.215 accolte dai soli Stati Uniti. In Europa, lo Stato più<br />
virtuoso nel 2011 è stato la Svezia (1.900 reinsediamenti), seguito<br />
da Danimarca, Finlandia, Olanda, Regno Unito; l’Italia in<br />
quell’anno ha reinsediato sul proprio territorio soltanto 151<br />
persone. L’Unione europea si è dotata di un Programma comune di<br />
reinsediamento soltanto nel 2012.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>I<br />
corridoi umanitari</strong></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
termine “corridoio umanitario” convenzionalmente indica<br />
determinate zone che, in caso di conflitto, vengono demilitarizzate e<br />
protette da contingenti – normalmente delle Nazioni Unite – per<br />
permettere il passaggio di aiuti umanitari a popolazioni che si<br />
trovano in situazione di particolare emergenza. Il più vasto uso di<br />
corridoi umanitari è stato fatto in passato durante la guerra nei<br />
Balcani. I corridoi umanitari possono essere stabiliti anche con il<br />
fine di permettere l’evacuazione dei profughi da una zona di guerra<br />
o dai campi in cui costoro siano stati costretti a sostare e il loro<br />
trasferimento in Stati disposti ad accoglierli, nei quali gli stessi<br />
potranno avviare le pratiche per il riconoscimento della protezione<br />
internazionale.<br />Lo strumento è stato normalmente utilizzato sotto<br />
l’egida delle Nazioni Unite e ciò a causa della natura<br />
eminentemente negoziale dello stesso, che viene attivato in<br />
situazioni di eccezionale emergenza e che deve essere avallato – o<br />
imposto con la forza – anche dagli Stati o dai gruppi che<br />
quell’emergenza l’hanno creata. In linea teorica, in ogni caso,<br />
nulla impedisce che l’Unione europea o un singolo Stato possano<br />
attivare operazioni del genere senza il necessario – e difficoltoso<br />
– intervento dell’ONU, a patto però che l’UE o lo Stato in<br />
questione dispongano di un potere negoziale sufficiente per ottenere<br />
la creazione di un’area protetta in cui svolgere le operazioni di<br />
salvataggio dei profughi.<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn9?utm_source=rss&utm_medium=rss">[8]</a></u>I<br />
corridoi umanitari attivati sinora per l’evacuazione dei profughi<br />
hanno avuto alcune caratteristiche peculiari: la durata temporale<br />
limitata e precisa, il riferimento ad un particolare gruppo di<br />
persone in situazione di eccezionale emergenza (in rilievo vengono<br />
dunque le necessità di protezione del gruppo e non dei singoli), la<br />
preventiva fissazione di quote di rifugiati da ospitare da parte<br />
degli Stati disponibili all’accoglienza degli stessi.<br />Tali<br />
caratteristiche renderebbero lo strumento in questione certamente<br />
adatto ad alleviare temporaneamente la pressione ai confini<br />
dell’Europa e a permettere la sicurezza di molti migranti che oggi<br />
si trovano in procinto di intraprendere il viaggio via mare o via<br />
terra: pare però d’altro canto evidente che le operazioni di<br />
evacuazione umanitaria, per le citate caratteristiche, non potrebbero<br />
essere uno strumento di risoluzione stabile della questione oggetto<br />
di esame, che non è legata ad un’emergenza temporanea ma ha<br />
assunto negli anni la forma di un fenomeno strutturale del nostro<br />
tempo.<br />Peraltro, la natura negoziale ed emergenziale di tale<br />
strumento, e dunque il fatto che il corridoio umanitario si attivi<br />
senza precise e prestabilite obbligazioni giuridiche in capo ai<br />
soggetti che lo realizzano, lascia alcuni dubbi circa il fatto che<br />
con tale modalità si possano garantire al meglio i diritti dei<br />
soggetti titolari di protezione internazionale.<br />Senza dubbio avere<br />
operazioni di evacuazione coordinate dalla Unione europea e con norme<br />
comuni a tutti gli Stati partecipanti sarebbe un passo in avanti<br />
verso l’affidabilità di tale sistema.<br />Nessuna operazione di<br />
evacuazione umanitaria è stata fino questo momento coordinata<br />
dall’Unione europea: si segnala però una recente comunicazione<br />
della Commissione, che invita le istituzioni europee a lavorare al<br />
fine di predisporre dei canali umanitari onde evitare quanto sta<br />
accadendo nel Mediterraneo (Com//2013/869); a tale Comunicazione non<br />
è però ad oggi seguito alcunché.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Il<br />
visto umanitario</strong></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
procedure brevemente illustrate nei paragrafi precedenti<br />
rappresentano senza dubbio strumenti di straordinaria rilevanza per<br />
offrire una soluzione duratura ed efficace al problema oggetto di<br />
esame, ma, al momento, pare del tutto assente la volontà politica di<br />
procedere in tale senso.<br />Un’alternativa di maggiore fattibilità<br />
sia giuridica che pratica è offerta dalla stessa normativa europea:<br />
si tratta del visto c.d. umanitario che, se utilizzato, potrebbe<br />
limitare grandemente gli ingressi illegali – e i viaggi della<br />
speranza – in Europa.<br />La relativa disciplina è contenuta in due<br />
regolamenti europei, il Codice delle frontiere<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn10?utm_source=rss&utm_medium=rss">[9]</a></u><br />
ed il Codice dei visti<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn11?utm_source=rss&utm_medium=rss">[10]</a></u><br />
Schengen. Il primo, all’art. 5, par. 4, lett. c), prevede la<br />
possibilità per gli Stati membri di consentire l’ingresso per<br />
motivi umanitari anche a cittadini di Paesi terzi che non posseggano<br />
i requisiti per l’ingresso alle frontiere esterne previsti dal par.<br />
1 dello stesso articolo. La rappresentanza diplomatica non dovrebbe<br />
farsi carico, così, della valutazione (anche sommaria) della domanda<br />
di protezione, ma si limiterebbe a rilasciare un visto per motivi<br />
umanitari, di durata limitata. La fattispecie è disciplinata<br />
all’art. 25 del Codice visti, ove è espressamente prevista la<br />
possibilità per gli Stati Membri, in presenza di ragioni di<br />
carattere umanitario, di rilasciare un “Visto con validità<br />
territoriale limitata” in deroga alle disposizioni dell’art. 5<br />
Reg. 2009/810/CE, il quale consentirebbe al richiedente di viaggiare<br />
in sicurezza verso il Paese cui intende chiedere protezione e di<br />
farvi ingresso allo scopo, appunto, di presentare la relativa<br />
richiesta.<br />La previsione di tale visto consentirebbe di anticipare<br />
le tutele per i richiedenti la protezione internazionale nei Paesi di<br />
origine e nei Paesi terzi, secondo i criteri individuati nelle<br />
direttive europee che regolano la materia. In una prospettiva più<br />
ampia la prerogativa andrebbe estesa ai c.d. profughi ambientali, ai<br />
richiedenti protezione umanitaria e alle vittime di tratta. Questi<br />
soggetti potrebbero affrontare il viaggio verso l’Europa in<br />
sicurezza ed evitare di mettere la propria vita e tutte le proprie<br />
speranze nelle mani dei trafficanti.<br />Quanto già sperimentato in<br />
alcuni Paesi – nell’ambito di legislazioni nazionali che<br />
prevedevano Procedure di Ingresso Protetto – consente di mettere in<br />
luce quali potrebbero essere le criticità più evidenti<br />
dell’utilizzo dello strumento in esame ma offre anche alcuni spunti<br />
sulle possibili soluzioni.<br />La presentazione della richiesta di<br />
tale visto nei Paesi di origine potrebbe essere resa impossibile agli<br />
aventi diritto da parte delle autorità statali responsabili delle<br />
persecuzioni o da parte di soggetti terzi che lo Stato non riesce a<br />
controllare e dai quali non riesce a difendere i propri<br />
cittadini.<br />Colui che fugge dal proprio Paese per il timore fondato<br />
di essere perseguitato dovrebbe perciò più verosimilmente<br />
presentare la relativa richiesta in uno Stato terzo, potenzialmente<br />
in uno Stato limitrofo.<br />In uno stadio iniziale dunque, gli uffici<br />
consolari addetti al rilascio di tali visti dovrebbero essere<br />
potenziati negli Stati limitrofi ai territori di provenienza dei<br />
richiedenti protezione, dove la situazione potrebbe divenire<br />
ingestibile se, una volta diffusa la notizia di tale possibilità,<br />
l’enorme afflusso di persone congestionasse l’attività delle<br />
ambasciate esponendo lo stesso personale interno al pericolo di<br />
ripercussioni.<br />Questa criticità potrebbe essere limitata<br />
prevedendo più sedi consolari addette al rilascio del visto e,<br />
all’interno di ogni sede, maggiore personale. Le procedure<br />
dovrebbero essere snelle, limitandosi ad un esame sommario delle<br />
situazioni e rimandando agli organi interni allo Stato di<br />
destinazione una valutazione più puntuale sulla singola<br />
condizione.<br />Una prospettiva di tal tipo ha speranza di funzionare<br />
solo in un panorama europeo e se gli uffici consolari di tutti o di<br />
una buona parte degli Stati membri impostassero il lavoro (almeno) in<br />
questi termini.<br />D’altra parte, in attesa che sia modificata la<br />
normativa europea rimane, in capo ai singoli Stati, la possibilità<br />
di adottare soluzioni che possano intanto rendere più sicuro e<br />
legale il viaggio verso l’Europa.<br />Infine, è necessario<br />
menzionare un ulteriore strumento a disposizione degli Stati membri<br />
dell’Unione europea, ovvero la Direttiva sulla Protezione<br />
Temporanea (Direttiva 2001/55/CE del Consiglio). Tale normativa<br />
prevede la possibilità per gli Stati membri di concedere<br />
temporaneamente l’ingresso ed il soggiorno sul proprio territorio a<br />
gruppi di persone provenienti da aree in estrema emergenza. La<br />
normativa italiana ha recepito parzialmente le indicazioni della<br />
Direttiva con l’art. 20 del D. Lgs. 286/98, che prevede il<br />
riconoscimento di una “protezione temporanea” ed il rilascio di<br />
un permesso di soggiorno provvisorio a persone giunte in numero<br />
elevato ed in situazione di emergenza, permesso rinnovabile fino a<br />
che l’emergenza perdura e non ostativo alla presentazione di una<br />
domanda di asilo da parte dei singoli. Da rilevare che la norma in<br />
questione è assai generale e la sua applicazione sinora è stata<br />
subordinata all’emanazione, di volta in volta, di circolari<br />
ministeriali per ogni caso specifico. Questo è successo, per citare<br />
il caso più recente, in occasione dell’arrivo di un gran numero di<br />
cittadini tunisini all’indomani delle “Primavere arabe” nel<br />
2011.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Lo<br />
stato delle cose nell’Unione europea e in Italia </strong>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nonostante<br />
la presenza di strumenti giuridici già potenzialmente applicabili,<br />
l’Unione europea non ha ancora disposto procedure di ingresso<br />
protetto, che potrebbero rappresentare, insieme ad un migliore<br />
utilizzo del Codice Schengen, la più efficace soluzione al dramma<br />
degli arrivi illegali.<br />Molteplici sono state le Comunicazioni<br />
della Commissione e le Risoluzioni del Parlamento<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn12?utm_source=rss&utm_medium=rss">[11]</a></u>,<br />
volte a richiedere l’applicazione, in particolare, delle PEP e del<br />
<em>resettlement</em><br />
ma, a livello normativo, i risultati sono stati minimi.<br />Un primo<br />
passo in avanti è costituito, senza dubbio, dal Programma Comune di<br />
Reinsediamento dell’Unione europea, approvato il 29 marzo 2012 dal<br />
Parlamento dopo tre anni di lavori della Commissione e del Consiglio.<br />
Tale programma permetterà la gestione europea delle procedure di<br />
<em>resettlement</em><br />
e consentirà inoltre agli Stati membri coinvolti di ottenere il<br />
sostegno fornito dal Fondo Europeo per i rifugiati, ma ancora molto<br />
vi è da fare: il programma infatti è stato sinora applicato solo in<br />
via sperimentale e senza alcun obbligo per gli Stati Membri di<br />
parteciparvi.<br />Il c.d. Programma di Stoccolma ha inoltre fornito<br />
spunti per l’implementazione o la modifica delle normative oggi<br />
vigenti in tema di immigrazione, con il fine di garantire una<br />
migliore tutela dei diritti fondamentali.<br />Tali spunti sono stati<br />
in parte recepiti dalle nuove Direttive Qualifiche<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn13?utm_source=rss&utm_medium=rss">[12]</a></u><br />
e Procedure<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn14?utm_source=rss&utm_medium=rss">[13]</a></u><br />
nonché dal nuovo Regolamento Frontex<u><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftn15?utm_source=rss&utm_medium=rss">[14]</a></u>.<br />Nonostante<br />
questo, le normative dei singoli Paesi sono assai lontane<br />
dall’armonizzazione indicata nel programma: nel territorio<br />
dell’Unione non esiste ancora, infatti, uno status uniforme di<br />
beneficiario della protezione e neppure un mutuo riconoscimento dei<br />
visti per soggiorno umanitario accordati nei singoli Stati e il<br />
divario tra obiettivi dichiarati e politiche per la loro concreta<br />
attuazione è divenuto sempre più ampio.<br />Quanto all’Italia –<br />
nonostante l’esistenza di strumenti giuridici potenzialmente<br />
efficaci, rispetto alle risposte strutturali volte a prevenire gli<br />
arrivi illegali, e non già a rimediarvi – la situazione è<br />
quantomai arretrata.<br />Il nostro Paese non è infatti dotato di<br />
alcuna normativa che consenta di anticipare, all’estero, le tutele<br />
per chi richiede una protezione: l’Italia non ha mai avuto una PEP,<br />
né ha mai applicato il combinato disposto degli artt. 5 e 25 del<br />
Codice Schengen.<br />Anche la partecipazione dell’Italia a programmi<br />
di <em>resettlement</em><br />
è stata assai limitata: come poc’anzi esposto, infatti, nel 2011<br />
soltanto 151 persone sono state reinsediate sul territorio italiano e<br />
l’Italia non ha ad oggi aderito al programma di <em>resettlement</em><br />
dei profughi siriani promosso dall’UNHCR.<br />L’ingresso sicuro<br />
dei richiedenti asilo in Italia è dunque sinora passato soltanto<br />
attraverso operazioni emergenziali di evacuazione umanitaria.<br />In<br />
particolare, l’Italia ha realizzato – tramite le proprie forze<br />
armate – operazioni di evacuazione umanitaria nel 1990 a favore<br />
degli albanesi, nel 1999 a favore dei kosovari (l’aviazione nei<br />
trasferì 5.000 dalla Macedonia all’Italia) e nel 2011 a favore di<br />
108 eritrei e etiopi che si trovavano in Libia: tale ultima<br />
operazione umanitaria è di particolare interesse perché avvenuta<br />
sulla base di accordi negoziati direttamente dall’Italia e dalla<br />
Libia, su pressione del vescovo di Tripoli, e senza l’intermediazione<br />
delle Nazioni Unite.<br />Quanto ai provvedimenti urgenti, nel 1990 fu<br />
riconosciuta senza alcun passaggio intermedio la protezione<br />
internazionale ad alcune centinaia di albanesi che avevano occupato<br />
l’ambasciata italiana a Tirana; nel 1992, poi, fu adottata una<br />
normativa <em>ad hoc</em><br />
(L. 390/1992) – peraltro assai poco utilizzata – che prevedeva<br />
una procedura specifica per l’accesso alla protezione<br />
internazionale da parte dei profughi provenienti dai Balcani (ma, in<br />
ogni caso, non facilitava in alcun modo l’ingresso di costoro nel<br />
territorio nazionale).<br />In tal senso, l’adozione, in Italia di un<br />
visto a validità territoriale limitata per fini umanitari, come<br />
disciplinato dal Codice Visti UE e dal Codice Frontiere Schengen,<br />
potrebbe intanto avviare una prassi positiva e sicura e non<br />
trascurabile dagli altri Stati membri e dalle istituzioni europee.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref1?utm_source=rss&utm_medium=rss">*</a><br />
L’articolo è tratto da alcuni dei pareri redatti nell’ambito del<br />
Progetto Lampedusa. L’attività di collazione e sintesi è a cura<br />
di Caterina Bove, Francesca Cucchi, Chiara Pigato, Alice Ravinale.<br />
L’elenco dei partecipanti al Progetto è disponibile sul sito della<br />
Scuola Superiore dell’Avvocatura<br />
(www.scuolasuperioreavvocatura.it/progetto-lampedusa).?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref2?utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;<br />
Cfr. Rapporto OIM Fatal Journeys: Tracking Lives lost during<br />
Migration, presentato a Ginevra il 29 settembre 2014.</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref3?utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a>&nbsp;<br />
Direttiva 2013/33/UE recante norme relative all’accoglienza dei<br />
richiedenti protezione internazionale (rifusione).</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref4?utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a>&nbsp;<br />
Art. 3 Direttiva 2005/85/CE del Consiglio, modificata recentemente<br />
con Direttiva 2013/32/UE.</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref5?utm_source=rss&utm_medium=rss">[4]</a><br />
Cfr., per tutti,&nbsp; quanto dichiarato dal Direttore del C.I.R.:<br />
«I&nbsp;flussi di chi è costretto a fuggire dalle persecuzioni non<br />
si possono fermare, per questo è indispensabile gestirli. La<br />
possibilità di richiedere asilo in Italia e nell’Unione Europea a<br />
oggi dipende dalla presenza fisica della persona nel territorio di<br />
uno Stato Membro. Ma le leggi europee costringono i richiedenti asilo<br />
a giungere in Europa in modo illegale, rischiando la vita» (C. Hein<br />
intervistato da L. Eduati per l’Huffington Post, 3 ottobre 2013).</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref6?utm_source=rss&utm_medium=rss">[5]</a><br />
Corte Europea dei diritti dell’uomo, sent. M.S.S. c. Belgio e<br />
Grecia (21/01/11, ric. 30696/09); Corte di giustizia UE, N.S. e altri<br />
(21/12/11, procedimenti riuniti C-411/10 e C-493/10).</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref7?utm_source=rss&utm_medium=rss">[6]</a><br />
In Europa disponevano di Procedure di Ingresso Protetto l’Austria,<br />
l’Olanda, la Danimarca e la Svizzera.</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref8?utm_source=rss&utm_medium=rss">[7]</a><br />
Si vedano i recenti casi di Edward Snowden e Julian Assange.</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref9?utm_source=rss&utm_medium=rss">[8]</a><br />
Sinora, la più grande operazione di evacuazione umanitaria è stata<br />
quella con cui, nel 1999, circa 90.000 profughi kosovari sono stati<br />
trasferiti dalla Macedonia a Stati disponibili all’accoglienza, che<br />
hanno altresì contribuito fisicamente allo spostamento dei profughi<br />
stessi. L’operazione fu organizzata dall’UNHCR con il supporto di<br />
contingenti militari degli stessi Stati che accolsero i profughi.</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref10?utm_source=rss&utm_medium=rss">[9]</a><br />
Regolamento (CE) N. 562/2006 del Parlamento e del Consiglio, che<br />
istituisce un codice comunitario relativo al regime di<br />
attraversamento delle frontiere da parte delle persone.</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref11?utm_source=rss&utm_medium=rss">[10]</a><br />
Regolamento (CE) N. 810/2009 del Parlamento e del Consiglio, che<br />
istituisce un codice comunitario dei visti.</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref12?utm_source=rss&utm_medium=rss">[11]</a>&nbsp;<br />
Si vedano in particolare Com/2000/0755, 2008/2305(INI),<br />
2013/2827(RSP), Com/2013/869.</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref13?utm_source=rss&utm_medium=rss">[12]</a>&nbsp;<br />
Direttiva 2013/33/UE recante norme relative all’accoglienza dei<br />
richiedenti protezione internazionale (rifusione).</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref14?utm_source=rss&utm_medium=rss">[13]</a><br />
Direttiva 2013/32/UE recante procedure comuni ai fini del<br />
riconoscimento e della revoca dello status di protezione<br />
internazionale (rifusione).</em></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><a href="http://scuolasuperioreavvocatura.it/un-altro-mondo-e-possibile/#_ftnref15?utm_source=rss&utm_medium=rss">[14]</a><br />
Regolamento 656/2014/UE recante norme per la sorveglianza delle<br />
frontiere marittime esterne nel contesto della cooperazione operativa<br />
coordinata dall’Agenzia Europea per la gestione della cooperazione<br />
operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione<br />
Europea, che ha sostituito il Regolamento 1168/2011/UE, che ha<br />
modificato il Regolamento 2007/2004/UE istitutivo dell’Agenzia<br />
Europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere<br />
esterne degli Stati membri dell’Unione Europea.</em></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/09/03/riflessioni-su-possibili-strumenti-di/">Riflessioni su possibili strumenti di ingresso protetto di richiedenti protezione internazionale sul territorio europeo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo – La circolare (da stranieriinitalia.it)</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/02/07/permesso-ue-per-soggiornanti-di-lungo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2015/02/07/permesso-ue-per-soggiornanti-di-lungo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 09:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[asilo politico]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[circolazione]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[permesso di soggiorno]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esonerato dal contributo per il &#8220;permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo&#8221; chi ha lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria. Rimborso a chi ha già pagato. La circolare Arriva una buona notizia&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/02/07/permesso-ue-per-soggiornanti-di-lungo/">Permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo – La circolare (da stranieriinitalia.it)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione7">
 Esonerato dal contributo per il<br />
 &#8220;permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo&#8221; chi ha lo<br />
 status di rifugiato o la protezione sussidiaria. Rimborso a chi ha<br />
 già pagato. La circolare</p>
<p> Arriva una buona notizia per i<strong><br />
 cittadini stranieri fuggiti dai loro Paesi </strong>ai<br />
 quali è stato riconosciuto l&#8217;asilo politico o la protezione<br />
 sussidiaria in Italia.</p>
<p>Quelli che dopo cinque anni di<br />
 residenza regolare in Italia chiedono il <strong>permesso<br />
 Ue per soggiornanti di lungo periodo</strong><br />
 (la cosiddetta carta di soggiorno) non sono infatti tenuti a<br />
 effettuare un versamento di <strong>200<br />
 euro</strong>. Lo ha chiarito<br />
 il ministero dell&#8217;Economia, rispondendo a un quesito posto dalla<br />
 direzione centrale dell&#8217;immigrazione del ministero<br />
 dell&#8217;Interno.</p>
<p>“Nello specifico – spiega <u><a href="http://www.stranieriinitalia.it/images/circointerno30gen2015.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">una<br />
 circolare diffusa il 27 gennaio dal Viminale</a></u><br />
 – è stato chiarito che quel contributo non è dovuto nei casi di<br />
 istanza di permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo<br />
 periodo richiesto dai <strong>titolari<br />
 di protezione internazionale (asilo e protezione sussidiaria)</strong><br />
 atteso che gli stessi sono già in possesso di un permesso di<br />
 soggiorno esente da tale obbligo”. Gli uffici immigrazione delle<br />
 Questure che esaminano le domande non dovranno quindi più accertare<br />
 il versamento.</p>
<p>L&#8217;esonero ha anche effetto retroattivo. “Gli<br />
 stranieri titolari di protezione internazionale che hanno già<br />
 provveduto al versamento del predetto contributo – si legge ancora<br />
 nella circolare – hanno<strong><br />
 diritto a chiedere il rimborso</strong><br />
 delle somme non dovute”. Il rimborso uò essere chiesto<br />
 all&#8217;Ufficio stranieri della Questura, compilando un modulo e<br />
 allegando un “nulla osta al rimborso” rilasciato dallo stesso<br />
 ufficio oltre alla ricevuta del versamento.<br /><u><a href="http://www.stranieriinitalia.it/images/circointerno30gen2015.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Scarica<br />
 la circolare del ministero dell&#8217;Interno</a></u></p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/02/07/permesso-ue-per-soggiornanti-di-lungo/">Permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo – La circolare (da stranieriinitalia.it)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Appello per i siriani in Grecia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/12/19/appello-per-i-siriani-in-grecia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2014/12/19/appello-per-i-siriani-in-grecia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 14:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[asilo politico]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[siriani]]></category>
		<category><![CDATA[Syntagma]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2014/12/19/appello-per-i-siriani-in-grecia/</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani aderisce al seguente appello: Sono morti due dei giovani siriani che stanno dando vita a una protesta in piazza Syntagma, ad Atene, davanti al Parlamento greco, per affermare il&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/12/19/appello-per-i-siriani-in-grecia/">Appello per i siriani in Grecia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani<br />
aderisce al seguente appello:</p>
<p>
Sono morti due dei giovani siriani<br />
che stanno dando vita a una protesta in piazza Syntagma, ad Atene,<br />
davanti al Parlamento greco, per affermare il loro diritto ad essere<br />
accolti in Europa, con piena libertà di residenza e di movimento. La<br />
manifestazione va avanti dal 19 novembre e coinvolge centinaia di<br />
rifugiati – uomini, donne e bambini – riuniti in presidio<br />
permanente e, quasi tutti gli adulti, in sciopero della fame.<br />
Sciopero che molti minacciano di prolungare ad oltranza. Chiedono, in<br />
sostanza, di revocare o modificare il trattato di Dublino 3 che,<br />
vincolando i richiedenti asilo al primo paese Schengen al quale si<br />
rivolgono, vieta loro di spostarsi in altri paesi Ue.</p>
<p>
Il primo dei due giovani è stato<br />
stroncato da un infarto proprio nel corso della protesta: debilitato<br />
dallo sciopero della fame, si è sentito male e poco dopo ha cessato<br />
di vivere nell’ospedale dove era stato trasportato. Ancora più<br />
drammatica la sorte del secondo: stanco di aspettare ad Atene il<br />
permesso di raggiungere un altro paese europeo, ha tentato di passare<br />
di nascosto il confine tra Grecia e Albania attraverso i monti ma è<br />
stato ucciso dal freddo.</p>
<p>
Sono le ultime due vittime delle<br />
barriere alzate dalla Fortezza Europa contro il diritto di migliaia<br />
di rifugiati e migranti ad essere accolti, ascoltati, aiutati, come<br />
prevede il diritto internazionale. Le ultime due delle almeno 3.600<br />
che, dall’inizio del 2014 ad oggi, si sono registrate nel<br />
Mediterraneo, nel deserto africano, nei paesi di transito e prima<br />
sosta. Un numero enorme ma che è certamente sottostimato, perché<br />
poco o nulla si sa di quanto accade ai profughi durante la traversata<br />
del Sahara, al momento del passaggio dei vari confini statali che<br />
incontrano nel loro viaggio verso il Mediterraneo, nelle carceri e<br />
nei centri di detenzione in cui spesso vengono rinchiusi in Africa.</p>
<p>
Il Comitato Giustizia per i Nuovi<br />
Desaparecidos esprime il suo cordoglio per queste ennesime vite<br />
innocenti spezzate e la sua totale solidarietà con i protagonisti<br />
della protesta di Atene per il rispetto dei diritti umani. E invita<br />
ad aderire all’appello lanciato da numerosi esponenti della cultura<br />
e della società civile europea ed italiana a sostenere la<br />
manifestazione in corso in piazza Syntagma.</p>
<p>
Per aderire all’appello<br />
contattare il seguente indirizzo mail: <u><a href="http://ggabrielle65yahoo.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">ggabrielle65yahoo.it</a></u></p>
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		<title>Save my Dream</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2013 08:11:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Cari lettori, oggi vi proponiamo il video dell’incontro che abbiamo avuto con Mohamed Ba – attore e scrittore – in occasione del progetto ideato e organizzato da Associazione Spazio Tadini, intitolato SAVE&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://lampedusamostra.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img loading="lazy" alt="Spazio Tadini" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/cartolina-invito.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="226" width="320" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: left;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 8pt;">
Cari lettori, oggi vi proponiamo il video dell’incontro che<br />
abbiamo avuto con Mohamed Ba – attore e scrittore – in occasione del progetto<br />
ideato e organizzato da <a href="http://lampedusamostra.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Spazio Tadini</a>, intitolato SAVE MY DREAM:<br />
alcuni artisti hanno donato un’opera, esposta nella mostra allestita nello<br />
spazio dell’associazione fino alla fine di gennaio. Le opere sono in vendita e<br />
il ricavato sarà devoluto ai Comuni di Lampedusa e di Linosa per contribuire all’aiuto e<br />
all’accoglienza dei migranti. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: left;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 8pt;">
L’Associazione per i Diritti Umani ha organizzato, giovedì<br />
12 dicembre scorso, l’incontro-intervista con Mohamed Ba per approfondire i<br />
temi legati ai processi migratori: perché molte persone decidono di abbandonare<br />
il Paese d’origine? Quali sono le difficoltà che incontrano una volta arrivate<br />
in Europa, in Italia?&nbsp; Cosa dovrebbero<br />
fare le istituzioni per migliorare le loro condizioni? Si è discusso di questo<br />
e di molto altro a partire anche dal libro intitolato “Il tempo dalla mia<br />
parte” e dallo spettacolo teatrale “Il riscatto”. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: left;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 8pt;">
Vi ricordiamo, inoltre, che abbiamo scritto la recensione<br />
del film <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Và pensiero-Storie ambulanti, </i>recensione<br />
che potete trovare nei post precedenti. Il film riprende queste tematiche e<br />
Mohamed è uno dei protagonisti: non solo del film, ma purtroppo, anche di una<br />
bruttissima storia che lo ha segnato, in tutti i sensi, e che dovrebbe<br />
continuare a far riflettere.</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: left;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 8pt;">
Ecco a voi il video della serata!</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
﻿</div>
<p></p>
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		<item>
		<title>Dove accogliere i migranti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 06:10:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>All&#8217;inizio del mese di ottobre erano 52 i migranti di origine somala, eritrea e nigeriana arrivati in Sicilia, in Italia per chiedere asilo politico e in cerca di salvezza a causa delle guerre civili&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
All&#8217;inizio<br />
del mese di ottobre erano 52 i migranti di origine somala, eritrea e<br />
nigeriana arrivati in Sicilia, in Italia per chiedere asilo politico<br />
e in cerca di salvezza a causa delle guerre civili e della violenza<br />
che regnano nei loro Paesi di provenienza.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Oggi<br />
sono più di 180. E sono stati “parcheggiati” all&#8217;interno del<br />
Pala Nebiolo dell&#8217;Annunziata, a Messina. Non si esclude che, nei<br />
prossimi giorni o nelle prossime ore, arrivino altri immigrati per<br />
cui le autorità stanno valutando l&#8217;ipotesi di preparare una<br />
tendopoli nel campo da baseball accanto alla palestra. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/pala-nebiolo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/pala-nebiolo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
decisione ha fatto scattare la protesta di molte associazioni, oltre<br />
che di una buona parte della società civile. Durante lo scorso week<br />
end è stato, quindi, organizzato un sit-in davanti alla Prefettura<br />
ed è stata scritta una lettera aperta indirizzata al sindaco, Renato<br />
Accorinti, nella quale si legge: “ Una prima valutazione sul Pala<br />
Nebiolo attiene alla sua natura giuridica. E&#8217; stato creato un centro<br />
di accoglienza per richiedenti protezione internazionale, senza<br />
decreto ministeriale e senza i requisiti minimi di legge. Il prefetto<br />
Stefano Trotta, ha inoltre, emanato il 30 ottobre un avviso pubblico<br />
per nominare l&#8217;ente gestore del Pala Nebiolo o di altra struttura,<br />
che scadrà il 12 novembre, e il 1 novembre ha diramato un comunicato<br />
per evidenziare la ricerca di aree pubbliche, dove allocare una<br />
tendopoli. Le caratteristiche di non-luogo permangono anche nella<br />
scelta di non definire la natura giuridica del centro nell&#8217;avviso<br />
pubblico: non è chiaro se verrà istituito un CRA (Centro di<br />
Accoglienza per Richiedenti Asilo) o un Centro ai sensi della legge<br />
Puglia che dovrebbe, invece, avere carattere di temporaneità e<br />
provvisorietà”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il 15<br />
ottobre scorso il governo, con il decreto legge n.120, ha garantito<br />
210 milioni di euro da destinare alle esigenze straordinarie connesse<br />
ai flussi migratori: le associazioni e l&#8217;amministrazione comunale di<br />
Messina hanno proposto che queste risorse vengano impegnate<br />
nell&#8217;inclusione sociale dei migranti e nel welfare; i richiedenti<br />
asilo potrebbero, così, anche accedere allo SPRAR, il sistema di<br />
accoglienza e protezione gestito dai Comuni italiani.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Intanto<br />
l&#8217;Arci afferma che, attraverso il suo sportello SOS, gli operatori<br />
hanno riscontrato: “ la mancanza di consapevolezza tra le persone<br />
incontrate sul proprio status giuridico e la presenza di minorenni<br />
per i quali abbiamo chiesto l&#8217;accertamento dell&#8217;età alla questura”.<br />
L&#8217;Arci ha denunciato, inoltre, la presenza “di malattie infettive<br />
come la scabbia, persone con abbigliamento inadeguato al clima<br />
autunnale, brandine senza materassi, insufficienti impianti igienici<br />
e livelli di pulizia”. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/pala-nebiolo-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/pala-nebiolo-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
concludere, le associazioni hanno chiesto di “fermare<br />
l&#8217;istituzionalizzazione di un centro dove sono stati trasferiti,<br />
negli ultimi giorni, migranti che, intercettati in mare da “Mare<br />
Nostrum”, sembrerebbero essere arrivati direttamente dallo sbarco.<br />
Un luogo, quindi, dove attendere anche un probabile rimpatrio<br />
coatto”: bisogna, invece, continuare a cercare un luogo di<br />
accoglienza idoneo, dal punto di vista della sicurezza e in cui si<br />
seguano tutti i princìpi legati all&#8217;ospitalità e al rispetto della<br />
dignità umana.
</div>
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		<title>Il Consiglio europeo e il tema dell&#8217;immigrazione</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Nov 2013 05:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Alla fine del mese di ottobre si è tenuto un vertice europeo che ha visto la seconda giornata dei lavori impegnata sul tema dell&#8217;immigrazione: otto Paesi del Sud Europa &#8211; in testa l&#8217;Italia, affiancata&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/Immigrazione-Foto-Ansa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/Immigrazione-Foto-Ansa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Alla<br />
fine del mese di ottobre si è tenuto un vertice europeo che ha visto<br />
la seconda giornata dei lavori impegnata sul tema dell&#8217;immigrazione:<br />
otto Paesi del Sud Europa &#8211; in testa l&#8217;Italia, affiancata da Spagna e<br />
Francia &#8211; hanno approvato un testo comune in cui si parla di<br />
solidarietà e di distribuzione delle responsabilità.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Premier italiano, Enrico Letta, ha così commentato il summit: “<br />
L&#8217;Unione Europea affronta, finalmente, dopo tanti anni e tanta<br />
disattenzione, il dramma del Mediterraneo&#8230;Le conclusioni del<br />
vertice Ue sono sufficienti rispetto alle aspettative che avevamo”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tra i<br />
provvedimenti discussi, vi è la proposta di migliorare Frontex,<br />
l&#8217;agenzia europea per il pattugliamento delle frontiere, anche se,<br />
dal punto di vista operativo, le conclusioni verranno confermate con<br />
il Consiglio europeo che si terrà il 28 dicembre: ma, sempre a<br />
proposito di Frontex, ci sono delle anticipazioni: l&#8217;Olanda si è già<br />
impegnata a destinare nuovi mezzi aerei, la Francia fornirà maggiori<br />
risorse e la Germania parla di “misure necessarie a corto termine”.</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sul tema<br />
dell&#8217;asilo politico, la discussione prevede tempi più lunghi:<br />
l&#8217;argomento verrà approfondito nel prossimo mese di giugno quando<br />
verranno affrontati i temi giuridici e, per quanto riguarda la<br />
posizione del nostro Paese, sempre Letta ha affermato che si sta<br />
lavorando ad un testo unico e, ritornando al tema principale del<br />
vertice, quello dell&#8217;immigrazione, ha aggiunto: “E&#8217; importante che<br />
sia stato incorporato il concetto di solidarietà, che non era<br />
scontato. Per noi è fondamentale il fatto che si sia raggiunto il<br />
risultato di considerare il tema come europeo, non solo maltese,<br />
italiano o dei Paesi del Mediterraneo. La tragedia di Lampedusa<br />
chiama in causa l&#8217;intera Unione Europea e le conseguenze dovranno<br />
essere assunte a livello europeo”.
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La carovana dei diritti: incontro sulla Siria con Shady Hamadi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2013 05:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Continua la nostra carovana e siamo davvero contenti di pubblicare anche il video dell&#8217;incontro che si è tenuto ieri sera, al Bistro del tempo rirovato, con Shady Hamadi sul suo libro &#8220;La felicità araba&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/10/17/la-carovana-dei-diritti-incontro-sulla/">La carovana dei diritti: incontro sulla Siria con Shady Hamadi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la nostra carovana e siamo davvero contenti di pubblicare anche il video dell&#8217;incontro che si è tenuto ieri sera, al Bistro del tempo rirovato, con Shady Hamadi sul suo libro &#8220;La felicità araba . Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana&#8221;.<br />
Ringraziamo Shady e Monica Macchi per i loro interventi importanti e puntuali e tutti coloro che sono intervenuti e hanno dato vita ad un interessante e approfondito dibattito.</p>
<p>Vi aspettiamo per il prossimo appuntamento organizzato da Associazione per i Diritti Umani: la presentazione del libro &#8220;Ferite di parole. Le donne arabe in rivoluzione. Mille fuochi di voci, di gesti e di storie di vita&#8221;, di Leila Ben Salah e Ivana Trevisani. Alla presenza di Ivana Trevisani e di Monica Macchi.<br />
Il 30 ottobre, alle ore 20.30 presso casa per la pace di Milano.</p>
<p>Potete visionare tutti i nostri filmati anche sul canale dedicato YOUTUBE dell&#8217;Associazione per i Diritti Umani</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/XNRaMkAuV3E?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Festival della libera circolazione e un appello importante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jul 2013 04:36:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>16-17 luglio ad Altamura; 19-20 luglio a Matera. Queste le date per la nuova edizione del Festival della libera circolazione che, insieme a La carovana dello ius migrandi, si propone di affermare un cambiamento&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/FESTIVAL-MIGRANDI-1024x265.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/FESTIVAL-MIGRANDI-1024x265.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="102" width="400" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
16-17<br />
luglio ad Altamura; 19-20 luglio a Matera. Queste le date per la nuova<br />
edizione del Festival della libera circolazione che, insieme a La<br />
carovana dello ius migrandi, si propone di affermare un cambiamento<br />
autentico per ridare slancio, unità e visibilità al movimento<br />
antirazzista e ai diritti dei migranti.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Promosso<br />
da Rete Primo marzo, dal settimanale on-line Corriere immigrazione, con l&#8217;apporto dell&#8217;Osservatorio Migranti Basilicata, il Festival<br />
prende in considerazione molte questioni urgenti, tra le quali: la<br />
cittadinanza, l&#8217;asilo, il permesso di soggiorno, i diritti politici,<br />
il lavoro e lo studio dei cittadini stranieri, i luoghi di detenzione<br />
per i migranti, le politiche di controllo delle frontiere, il ruolo<br />
dei media, il razzismo e il caporalato. Gli argomenti verranno<br />
approfonditi attraverso incontri, workshop, proiezioni e dibattiti.<br />
Per il programma completo della manifestazione, si può consultare il<br />
sito: <u><a href="http://www.liberacircolazione.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.liberacircolazione.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
particolare, per venerdì 19 luglio dalle 17.30 alle 19.30, è<br />
previsto un incontro con i movimenti antirazzisti e per i diritti dei<br />
migranti del Sud Italia, a Matera. Il tema è stato anticipato<br />
durante un&#8217;assemblea che si è svolta un paio di settimane fa a<br />
Firenze, organizzata dall&#8217;associazione Prendiamo la parola: l&#8217;intento<br />
è stato quello di costruire una manifestazione nazionale, che si<br />
svolgerà il prossimo autunno, per l&#8217;affermazione dei diritti di<br />
tutti e di tutte.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Riportiamo l&#8217;appello proposto dalle associazioni che hanno preso parte all&#8217;assemblea di Firenze che, anche noi, riteniamo utile e importante</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="CENTER" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>APPELLO<br />
PER LA COSTRUZIONE DI UN PERCORSO<br />PER UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE<br />
CONTRO IL RAZZISMO</b></div>
<div align="CENTER" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>E<br />
PER I DIRITTI&nbsp;DEI E DELLE MIGRANTI</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Negli<br />
ultimi anni l&#8217;aggravarsi di una crisi economica di cui non si<br />
intravede la fine ha fatto crescere le contraddizioni e il disagio<br />
sociale. Le discriminazioni e la mancanza di diritti sono sempre più<br />
evidenti e contestualmente sono aumentate le manifestazioni di<br />
razzismo, sia a livello istituzionale che nella società.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
questo, il 6 luglio associazioni,&nbsp;esponenti di&nbsp;partiti,<br />
organizzazioni sindacali e singole persone si sono riuniti&nbsp;in<br />
un’assemblea per discutere ed elaborare una proposta di piattaforma<br />
in grado di tenere conto e di valorizzare le numerose esperienze di<br />
lotta e di vertenzialità maturate in questi anni nei territori.<br />
L’obiettivo – ambizioso ma necessario – è di coinvolgere tutte<br />
le soggettività democratiche e tutti i cittadini e le cittadine<br />
nella costruzione di un percorso comune di mobilitazione per la<br />
convocazione di una manifestazione nazionale – contro il razzismo e<br />
per i diritti&nbsp;dei e delle migranti&nbsp;&#8211; che possa stimolare,<br />
favorire e sostenere lo sviluppo della coscienza civile e di difesa<br />
dei&nbsp;diritti per tutti/e&nbsp;sul territorio.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
proposta che facciamo è una proposta aperta, non intende e non può<br />
essere esaustiva ma vuole essere uno stimolo per favorire percorsi di<br />
convergenza, perché crediamo sia necessario unire le forze per dare<br />
una prospettiva alla difesa dei diritti dei e delle migranti e<br />
contrastare ogni forma di razzismo e discriminazione.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
si tratta solo di diritti dei e delle migranti, ma di una prospettiva<br />
di diritti per tutta la società, da costruire insieme a partire<br />
dalle seguenti parole chiave, qui sviluppate solo parzialmente e in<br />
forma sintetica come base di discussione:</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>Razzismo</b>&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="13fc8ecbbd06696c_13fc8de6afebfb63_13fc85"></a><br />
Denunciamo e<br />
combattiamo&nbsp;il razzismo istituzionale e diffuso&nbsp;e ogni<br />
forma di discriminazione&nbsp;verso&nbsp;tutte le minoranze.<br />
L’esasperazione indotta dalla crisi sta pericolosamente<br />
riproponendo e fomentando sentimenti xenofobi e razzisti.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>Diritti</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Chiediamo&nbsp;l’immediato<br />
riconoscimento della cittadinanza italiana per i bambini e le<br />
bambine&nbsp;nati/e&nbsp;o cresciuti/e&nbsp;in Italia e, una modifica<br />
complessiva della legge che faciliti l’ottenimento della<br />
cittadinanza, semplificando l’iter burocratico e superando le<br />
restrizioni esistenti.&nbsp;Chiediamo&nbsp;il diritto di voto attivo<br />
e passivo nelle elezioni amministrative per i e le migranti residenti<br />
in Italia. Chiediamo&nbsp;il diritto alla casa e l’abolizione delle<br />
restrizioni nei requisiti per l’abitabilità, che va riconosciuta a<br />
pieno titolo in tutte le  strutture. Chiediamo il pieno diritto alla<br />
salute come diritto soggettivo e di eguale fruibilità.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>Lavoro</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Rivendichiamo<br />
il diritto al lavoro previsto dalla costituzione e parità di diritti<br />
nei posti di lavoro, superando le discriminazioni, valorizzando le<br />
competenze e il know-how dei migranti, a partire dal riconoscimento<br />
dei titoli di studio. Chiediamo la regolarizzazione di tutti e tutte<br />
coloro&nbsp;che vivono e lavorano&nbsp;in questo paese. Chiediamo<br />
l’abolizione del contratto di soggiorno che altro non è che uno<br />
strumento di ricatto e di maggiore precarietà per i/le migranti.&nbsp;Va<br />
combattuto lo sfruttamento tramite il lavoro nero e le tante forme di<br />
precarietà legali e semi-legali diffuse in particolare nel lavoro<br />
agricolo, nel settore della logistica, nell’edilizia, nel turismo e<br />
nel lavoro domestico, dando risposte concrete alle tante lotte che si<br />
sono susseguite negli ultimi anni, a partire da quelle in seguito<br />
alle sanatorie, che hanno generato solo truffe, ingiustizie e<br />
soprusi.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>Asilo</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Serve<br />
una legge che garantisca un vero sistema di accoglienza con<br />
strutture, risorse e strumenti adeguati e che rimuova gli ostacoli e<br />
i limiti nella procedura per l’ottenimento dell’asilo attraverso<br />
l’introduzione di una legge che prenda spunto dalla legislazione<br />
avanzata esistente in altri paesi europei in materia di protezione<br />
internazionale. Per il superamento dei vincoli imposti dalla<br />
Convenzione&nbsp;di Dublino&nbsp;e per l’introduzione dell’asilo<br />
europeo.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>Libertà<br />
di circolazione e Politica di ingresso </b>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Chiediamo<br />
l’abrogazione della legge Bossi-Fini, del cosiddetto “pacchetto<br />
sicurezza”&nbsp;e di tutte&nbsp;le norme punitive dei e delle<br />
migranti contenute in quel decreto e&nbsp;l’introduzione di norme<br />
che consentano l’ingresso legale in questo paese, superando la<br />
logica dei flussi,&nbsp;nella quale si stanno&nbsp;invece&nbsp;introducendo<br />
ulteriori restrizioni. Contro la politica dei respingimenti e gli<br />
accordi bilaterali in materia.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>Luoghi<br />
di reclusione</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
I<br />
CIE, nei quali le condizioni di detenzione sono ulteriormente<br />
peggiorate, vanno chiusi. Denunciamo anche la situazione nei tanti<br />
altri luoghi in cui i e le migranti vengono reclusi. Pensiamo ad<br />
esempio agli aeroporti, ai posti di&nbsp;frontiera, ecc.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>Memoria<br />
e identità</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Affinché<br />
le identità non si cristallizzino in forme escludenti ma si<br />
arricchiscano delle identità plurali, multiformi e meticce che oggi<br />
popolano l&#8217;Italia. Affinché la memoria delle ingiustizie originate<br />
dal razzismo, da politiche discriminatorie e dalla negazione<br />
dell’identità di interi popoli non venga cancellata,&nbsp;ma sia<br />
la base per uno sguardo non indulgente sul passato e&nbsp;per la<br />
costruzione di un futuro basato sul rispetto reciproco, la parità di<br />
diritti e la giustizia sociale.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Proponiamo<br />
di avviare da subito una discussione che consenta di organizzare<br />
delle assemblee o iniziative a livello cittadino nella seconda<br />
settimana di settembre. In queste sedi locali si potranno sviluppare<br />
ed articolare meglio i temi proposti in vista di un nuovo<br />
appuntamento nazionale per sabato 21 settembre&nbsp;a Firenze,&nbsp;con<br />
l’obiettivo di convocare una manifestazione nazionale entrò la<br />
prima quindicina di novembre.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Dalla<br />
discussione è emerso che le importanti iniziative già convocate,<br />
come la manifestazione del 28 settembre a Brescia e la manifestazione<br />
nazionale per il diritto all’abitare del 19 ottobre, vanno<br />
valorizzate come appuntamenti importanti su cui convergere<br />
nell’ambito di un percorso complessivo di mobilitazione e di<br />
lotta&nbsp;da costruire insieme.</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b></b></div>
</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Giornata mondiale del rifugiato (2). Il linguaggio della poesia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 04:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[asilo politico]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[kabul]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata mondiale del rifugiato abbiamo l&#8217;onore di pubblicare alcune opere di Mohammad Amin Waidi, regista, giornalista, poeta. La sua è una storia esemplare e il linguaggio poetico contribuisce ad incidere i&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
occasione della Giornata mondiale del rifugiato abbiamo l&#8217;onore di<br />
pubblicare alcune  opere di Mohammad Amin Waidi, regista, giornalista, poeta. La<br />
sua è una storia esemplare e il linguaggio poetico contribuisce ad<br />
incidere i pensieri e le emozioni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mohammad<br />
Amin Waidi Mohammad<br />
Amin Wahidi è nato nella capitale afghana di Kabul nel 1982.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
1993, durante la guerra civile afghana dei primi anni Novanta, la sua<br />
famiglia lascia Kabul per Quetta<br />
(Pakistan), dove nel 1999 Amin Wahidi finisce il liceo. Nel 2002 la<br />
sua famiglia torna a Kabul e in seguito Amin inizia a lavorare e<br />
studiare nella città afghana.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
sua passione per le immagini risale<br />
all’infanzia, quando disegnava ritratti e paesaggi a matita, usando<br />
matite colorate e pastelli ad olio. Successivamente scopre di poter<br />
mettere insieme parole in modo da dargli un senso e creare<br />
immaginazioni favolose. È così che scopre che il cinema è l’arte<br />
totale e la forma artistica migliore per esprimere sé stesso: unendo<br />
immagini, parole e suoni!</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
suo primo cortometraggio, “The red shoes” (20’), risale al<br />
2003, ed è realizzato dopo aver seguito un workshop cinematografico<br />
di tre mesi tenutosi alla Kabul Film Organization.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
2004 si iscrive alla Kabul<br />
University, Dipartimento di Cinema (Facoltà di Belle Arti) e la<br />
frequenta per due anni, senza però ultimare gli studi. Dal 2005 al<br />
2007 segue anche corsi di recitazione, digital filmmaking, montaggio<br />
e sceneggiatura nella privata Academy of Art and Education of Cinema<br />
di Kabul.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Negli<br />
anni successivi inizia a collaborare con alcune case di produzione<br />
cinematografiche, la AFC (Arman Film Company) e la Academy of Art and<br />
Education of Cinema, dove era stato studente. Lavora anche per la ATN<br />
(Ariana Television Network) come scrittore, produttore e presentatore<br />
di tre programmi settimanali dal 2004 al 2006:</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
È<br />
uno dei primi hazara ad apparire sullo schermo televisivo, fatto<br />
intollerabile<br />
per i fondamentalisti pashtun.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
fine 2006 viene minacciato dai fondamentalisti per il suo programma<br />
televisivo educativo “Let’s Learn Together”, considerato<br />
promotore del linguaggio degli “infedeli” nella terra dei<br />
Musulmani. I fondamentalisti del Sud del Paese minacciano di bruciare<br />
gli uffici della ATN se il programma non viene cancellato, ma<br />
soltanto per salvare il canale.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Nello<br />
stesso anno, il suo programma settimanale sul cinema &#8211; un programma<br />
per la promozione dei diritti umani – viene, invece,  fermato. Amin<br />
Wahidi decide quindi di lasciare la sua carriera televisiva per<br />
ragioni di sicurezza.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Inizia<br />
a lavorare come giornalista e produttore per un breve periodo per la<br />
Farda Radio, attività che non riesce però a colmare la sua<br />
“passione per le immagini”. A inizio 2007 fonda la Deedenow<br />
Cinema Production Afghanistan, una piccola casa di produzione privata<br />
con sede nella Kabul occidentale, con lo scopo di realizzare e<br />
produrre cortometraggi e lungometraggi. Qui realizza il suo secondo<br />
cortometraggio, “Treasure in the ruins” (27’, 2007), insieme<br />
alla Razi Film House.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Sempre<br />
nel 2007, mentre cerca le location per il suo primo lungometraggio<br />
“The Keys<br />
to Paradise”, viene ancora una volta minacciato dagli estremisti a<br />
causa della trama del film. “<b>The<br />
Keys to Paradise</b>”<br />
racconta la storia di un attentatore suicida talebano, che negli<br />
ultimi minuti cambia idea e non commette l’attacco terroristico,<br />
vivendo il resto della sua vita con incubi, rimpianti e sensi di<br />
colpa per aver tradito i suoi amici.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
seguito di queste minacce di morte, il progetto resta irrealizzato e<br />
Amin<br />
Wahidi lascia l’Afghanistan con l’aiuto di amici giornalisti e<br />
attivisti dei cinema e diritti umani, giungendo in Italia dove chiede<br />
asilo politico a fine 2007 – asilo che gli viene concesso nel 2008.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Attualmente<br />
Amin<br />
Wahidi vive come rifugiato a Milano, lavorando part-time come<br />
librario alla Feltrinelli e studiando cinema nella prestigiosa scuola<br />
di cinema di Milano.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>La<br />
differenza fra qua e di là</b></div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Qui,</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
sulla<br />
collina verde,</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
dove<br />
c’è la pace e la tranquillità</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
in<br />
mezzo all’erba fresca,</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
la vita è dolce e bella</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
anche<br />
i diritti delle pecore</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
vanno<br />
rispettati.</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
da dove vengo io</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
terra<br />
di cenere e polvere</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
la<br />
cosa meno costosa è</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
il<br />
sangue di un uomo</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
la vita di un essere umano</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
che<br />
costa</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
meno<br />
del prezzo di una pecora</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
*****</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Qui,</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
sopra<br />
questa bella collina</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
è<br />
blu il cielo</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
con<br />
un sole sorridente in mezzo,</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
c’è<br />
attorno il mare clamoroso</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
che<br />
rilassa la mente e</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
coccola<br />
l’anima</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
scrosciandosi</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
poi i diritti dei pesci di specie diverse</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
anche<br />
vanno rispettati!</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
da noi come una giungla selvaggia</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
chi<br />
ha le zampe più<br />
forti,</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
è<br />
lui il leone del territorio</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
se hai un colore un po’ diverso</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
ti<br />
prendono la vita</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
strappandoti<br />
il corpo</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
o<br />
sparandoti nella testa</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
*****</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
E<br />
con tutto questo</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
io<br />
qui, migliaia di chilometri</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
oltre<br />
il mare, lontano da casa</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
dopo<br />
ormai tanti anni</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
ancora<br />
vivo</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
con<br />
tutto ciò</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
che<br />
avevo portato</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
dentro<br />
di me,</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
dalla<br />
mia terra madre;</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
amore,<br />
dolori e valori!</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
a<br />
tenermi sempre pronto</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
a<br />
qualsiasi ora</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
per<br />
il momento del volo di ritorno</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
*****</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
E<br />
tu che mi chiedevi sempre</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
ho nascosto nel mio petto</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Che<br />
è così gonfio</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
tu che ne sai</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
dei<br />
miei valori e dolori?!</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Basta<br />
così,</div>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
O<br />
vuoi che ti racconti ancor di più?!!</div>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Strage<br />
di Hazara a Quetta- Pakistan </b>
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
è<br />
più rosso</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
il<br />
mio cuore,
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
non<br />
c’è più sangue</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
nelle<br />
mie vene</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
da<br />
quando l’hanno succhiato</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
tutto,<br />
fino infono,</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
inserendomi<br />
le zanne
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
nella<br />
gola<br />
e nel cuore.
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
ha più<br />
senso</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
per<br />
me, niente,</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
da<br />
quando non c’è più</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
nessun<br />
segno dell’umanità,</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
sulla<br />
mia terra in giro.
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ovunque<br />
c’è<br />
il buio</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
è<br />
il tempo di crepuscolo</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
di ulule dei lupi matti, scatenati
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
urli dei vampiri ubriachi
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
che<br />
sono in giro e la loro</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
voci<br />
si sentono nel vuoto,</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
nel<br />
aria,<br />
al buio in assenza di uomo.
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
terra è<br />
diventata foresta;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
una<br />
giungla piena<br />
di belve,</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
un<br />
posto per i lupi e vampiri</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
dove<br />
si parla soltanto di caccia,</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
si beve soltanto il sangue</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
si mostra soltanto i denti</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
si gioca soltanto con i cadaveri!</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E<br />
niente altro; non si sente, non si vede
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
non<br />
si capisce atorno!</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dapertutto,<br />
c’è solo il rosso del sangue!</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0.11cm; page-break-before: always;">
<b>La<br />
fragilit</b><b>à<br />
della vita</b></div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Forse,<br />
ho saputo
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
un<br />
po’<br />
in ritardo</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
che<br />
la vita è così<br />
fragile</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
come<br />
un<br />
pezzo di vetro
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
che<br />
può<br />
essere rotta in pezzi facilmente</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
diventa così tagliente
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
come<br />
un coltello senza proprietario
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
e<br />
che può<br />
far male</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
a<br />
chiunque lo tocca per sbaglio</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
*****</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
quando ho visto</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
che<br />
il confine fra
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
essere<br />
e non essere
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
è<br />
così stretto e sottile</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
come<br />
un filo di seta</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
mi<br />
sono anche accorto
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
che<br />
non va<br />
più bene
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
lasciar<br />
passare i momenti della<br />
vita</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
con<br />
tristezza e senza sorrisi
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
*****</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
un essere umano
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
pieno<br />
d’amore, sensi e sentimenti
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
so, di quale dissidi miei vi parlo,</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
delle<br />
guerre che mi stanno dentro
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
o<br />
del<br />
fatto che neanche si può viver</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
in<br />
pace senza di queste guerre interiori
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
ma<br />
comunque, vivo la vita in ogni caso</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
con<br />
un sorriso<br />
sul viso contro</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
tante<br />
difficoltà che mi circondano</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
anche<br />
se ho<br />
un piccolo nemico mortale
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
che<br />
si chiama ulcera!</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/Mohammad-Amin-Waidi-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/Mohammad-Amin-Waidi-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Mohammad Amin Waidi</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/06/20/giornata-mondiale-del-rifugiato-2-i/">Giornata mondiale del rifugiato (2). Il linguaggio della poesia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>I Rifugiati politici , Cittadini del Nulla  I nodi ciechi e le porte chiuse.  Cosa significa essere rifugiato politico in Italia.</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/04/22/i-rifugiati-politici-cittadini-de/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/04/22/i-rifugiati-politici-cittadini-de/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 04:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[asilo politico]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinzanza]]></category>
		<category><![CDATA[Convenzione di Dublino]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[Paese]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[sussidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo la seguente lettera aperta, come suggeritoci, gentilmente, da Raffaele Taddeo, dell&#8217;associazione “La tenda” e da Stanisic Bozidar. Quando non puoi cambiare la situazione lancia un sasso in mare e osserva la moltiplicazione dei&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/04/22/i-rifugiati-politici-cittadini-de/">I Rifugiati politici , Cittadini del Nulla  I nodi ciechi e le porte chiuse.  Cosa significa essere rifugiato politico in Italia.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Pubblichiamo la seguente<br />
lettera aperta, come suggeritoci, gentilmente, da Raffaele Taddeo,<br />
dell&#8217;associazione “La tenda” e da Stanisic Bozidar.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/FOTO-per-LETTERA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/FOTO-per-LETTERA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Quando<br />
non puoi cambiare la situazione lancia un sasso in mare e osserva la<br />
moltiplicazione dei cerchi sull’acqua, forse quel movimento porterà<br />
il tuo sussurro fino agli oceani.</i></div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.33cm; margin-right: 0.31cm;">
“Lo<br />
vedevo spesso nei vicoli del centro storico di Trento e in via Roma,<br />
nella biblioteca centrale della città. La mattina andava lì, lavava<br />
la sua faccia nel bagno, cercava un po&#8217; di calore nel profumo del<br />
caffè e delle brioche del bar.
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.33cm; margin-right: 0.31cm;">
Gli<br />
chiedevo: “Come stai?”. Diceva: “Dalla mattina fino alla sera<br />
cerco lavoro senza trovare nulla, passo le notti in strada vicino<br />
alla stazione sopra i tombini dell’areazione per non congelarmi.<br />
Pranzo alla Caritas se arrivo in tempo”.
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.33cm; margin-right: 0.31cm;">
Poi<br />
si è perso. Chiedevamo a chiunque, ma nessuno sapeva nulla di lui.<br />
Un giorno abbiamo saputo che aveva richiesto asilo politico alla<br />
Svezia. Ancora mesi di silenzio, fino a quando ci dissero che<br />
volevano rimandarlo a Trento e che lui, per rimanere là, aveva<br />
tentato per tre volte il suicidio nel campo rifugiati. Alla fine<br />
l’ufficio competente svedese aveva accettato di prendere in<br />
considerazione il suo caso”.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Scriviamo<br />
questa lettera affinché il grido di sofferenza di un uomo sia di<br />
invito per i nostri concittadini a pensare alla situazione di decine<br />
di migliaia di altri esseri umani e più in generale alla condizione<br />
del rapporto fra gli uomini del nostro tempo.  Come rifugiati<br />
politici che vivono in Italia da oltre cinque anni, siamo giunti alla<br />
conclusione di dover impugnare la penna e raccontare di quell’uomo<br />
indefinito: “Chi<br />
è il rifugiato politico? Cos’è l’asilo politico? Cosa significa<br />
chiedere quest’asilo all’Italia? Che significa per l’Italia<br />
dare questo asilo?”. Il<br />
rifugiato politico è l’emblema di tutte delle contraddizioni del<br />
mondo globale. Prigioniero di due stati, quello da cui è fuggito e<br />
quello che lo ha accolto, e di nessuna cittadinanza.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
uomo costretto a vivere senza volto. Un fantasma che nel migliore dei<br />
casi trova di fronte a sé tre grandi porte chiuse. Infatti, ammesso<br />
che il suo corpo riesca a non diventare mangime per i pesci, o a non<br />
venir schiacciato dai camion cui si aggrappa per superare la<br />
frontiera, o che riesca ad affrontare tutti i confini visibili e<br />
invisibili fino ad arrivare in questa terra, una volta ottenuto<br />
l&#8217;asilo politico trova comunque di fronte a sé tre grandi porte<br />
chiuse.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
prima porta. Questa porta riguarda l&#8217;impossibilità in Italia di<br />
poter dare continuità a quell’attività politica e sociale per la<br />
quale il rifugiato ha rischiato la propria vita e per la quale è<br />
stato costretto ad abbandonare la terra d’origine, gli affetti e le<br />
sue proprietà. Chi entra a far parte della categoria di rifugiato<br />
politico non ha infatti la possibilità di continuare un’attività<br />
che mantenga le reti create precedentemente o che gli permetta di<br />
attivarne di nuove nel paese ospitante. Questo è il caso di<br />
giornalisti, attivisti, avvocati, registi e studenti che non hanno<br />
abbandonato il proprio paese alla ricerca di un miglioramento<br />
economico, ma con l’obiettivo di perseverare nelle loro attività<br />
politiche, sociali e culturali. Non potendo fare ciò, il loro<br />
sacrificio, e quello degli ex colleghi, dei familiari e degli amici<br />
rimasti nel paese d’origine, perde qualsiasi senso.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
un paese come l’Italia, privo di  una legge organica in materia,<br />
nei migliori dei casi il rifugiato si vede costretto a vivere di<br />
piccoli sussidi che ne permettono la sopravvivenza ma non ne<br />
favoriscono la realizzazione personale. Si permette al corpo di<br />
sopravvivere mentre l&#8217;anima avvizzisce. Stiamo parlando di uomini e<br />
donne che hanno elevati titoli di studio, specializzazioni, spirito<br />
imprenditoriale, desiderio di restituire il favore dell’accoglienza<br />
arricchendo la società che li ospita. Persone dotate del carisma<br />
necessario per contrapporsi a regimi dittatoriali e sanguinari e che<br />
spesso hanno una tale forza d&#8217;animo da poter dare certamente un<br />
prezioso contributo a qualsiasi società. Eppure ogni loro<br />
intenzione, ogni loro energia propositiva e vitale è spenta dalla<br />
totale insensatezza del meccanismo burocratico che “gestisce” la<br />
loro nuova vita di non-cittadini. Un meccanismo che preferisce<br />
elargire sussidi, trovare lavori poco decorasi ma “controllati”,<br />
rinchiudere in alloggi “protetti” o superaffollati al permettere<br />
un’attiva realizzazione delle proprie aspirazioni.
</div>
<p>La seconda porta.<br />
Questa porta è sbarrata dalla “Convenzione di Dublino” cui<br />
aderiscono 24 paesi europei e in cui si obbliga il primo paese<br />
ricevente a registrare le impronte digitali del richiedente e<br />
limitarne entro i propri confini la residenza, la circolazione e il<br />
lavoro: questo rende la condizione di asilo politico un esilio di<br />
fatto. Un regolamento criticato fortemente sia dal Consiglio Europeo<br />
per i rifugiati e gli esuli che dall&#8217;UNHCR in quanto incapace di<br />
tutelare i diritti fondamentali dei rifugiati. Ed<br />
è paradossale che in una società globale in cui tutto sembra<br />
potersi muovere liberamente (merci, notizie, stili di vita, contenuti<br />
culturali e mediali) le persone non abbiamo gli stessi “diritti di<br />
movimento”. Si sente spesso dire che in questo tempo le persone<br />
sono trattate come merci. Ma nel caso dei rifugiati politici lo<br />
status di “persona” sembra addirittura inferiore a quello di<br />
qualsiasi prodotto commerciale.La terza porta.<br />
Questa porta è chiusa dall’impossibilità del ritorno in patria. I<br />
rifugiati si trovano costretti, così, ad ondeggiare in un limbo. Un<br />
limbo che più che una questione sociale o di dignità personale sta<br />
sempre più diventando un metro di civiltà. Secondo recenti dati<br />
Istat negli ultimi due anni, sul solco della crisi economica che ha<br />
colpito l&#8217;Italia, già 800.000 immigrati hanno deciso di lasciare il<br />
Paese per rientrare nei loro stati d’origine. E’ bene ricordare,<br />
anche se può sembrare tautologico, che il rifugiato politico a<br />
differenza degli immigrati non ha la possibilità di tornare nel<br />
proprio paese di origine nemmeno quando il paese “ospitante”,<br />
come nel caso di un&#8217;Italia in profonda crisi, versa in situazioni<br />
economiche e sociali che non ne permettono una vita dignitosa. Ed è<br />
soprattutto utile ribadire che sul limbo in cui fluttuano i<br />
rifugianti politici pende una duplice condanna sancita dalle mancanze<br />
dei governi dell’Unione Europea (Premio Nobel per la Pace 2012).<br />
Perché duplice condanna? In primis perché fuggono da conflitti o<br />
regimi dittatoriali direttamente o indirettamente sostenuti dagli<br />
stessi governi europei che, in secondo luogo, non hanno attuato<br />
politiche condivise ed efficaci per la loro accoglienza, inserimento<br />
e valorizzazione e per il rispetto della loro dignità. Fatto<br />
drammaticamente rilevante per l’Italia che, ad oggi, non ha ancora<br />
espresso una benché minima legge in materia. Attualmente l’Italia<br />
sta ospitando solo 58.000 rifugiati politici a fronte dei 570.000<br />
ospitati dalla Germania. Eppure sembra solo quello italiano ad essere<br />
un caso emergenziale, sebbene i numeri ne smentiscano l’intensità.</p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Queste<br />
tre porte, serrate con l’efficacia del ferro e del cemento, sono<br />
tuttavia invisibili e non servono né pugni né baionette per<br />
aprirle. Solo poche parole d’ordine ne possono permettere<br />
magicamente l’apertura. Parole che però possono sciogliere questo<br />
incantesimo inumano solo se pronunciate a gran voce da tutta la<br />
società.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Queste<br />
parole d’ordine, che vorremmo sentire urlate a gran voce dalla<br />
società civile e dai mezzi di informazione, altro non sono che tre<br />
semplici provvedimenti: una legge organica per i rifugiati politici,<br />
l’abolizione della Convenzione di Dublino e l’accelerazione dei<br />
tempi burocratici per il diritto di cittadinanza. Senza queste tre<br />
parole d’ordine il rifugiato politico non potrà mai trovare un<br />
posto all’interno della società, non potrà mai conoscere i propri<br />
diritti doveri, non potrà mai essere un attore sociale attivo, non<br />
potrà contribuire ad arricchire la società che lo ha accolto e di<br />
cui fa parte.<br />
Ma rimarrà un cittadino del nulla. Senza cittadinanza altro non è<br />
che un “fantasma burocratico” in balia del semplice e puro<br />
assistenzialismo. Come un bambino intelligente e dotato costretto a<br />
rimanere tutta la vita in una culla. Sempre accudito, mai adulto.
</div>
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</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
potendo varcare le tre porte il rifugiato politico cade nel vuoto dei<br />
“tombini” lasciati aperti nelle strade. Viene risucchiato dai<br />
loro gorghi e scompare fra i rifiuti senza nemmeno passare per la<br />
raccolta differenziata.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
caduta passa attraverso quattro diversi gironi danteschi in cui il<br />
rifugiato si trova ad essere risucchiato in un movimento lento,<br />
graduale e inesorabile.</div>
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Il<br />
primo girone è rappresentato dagli enti locali &#8211; nel caso del<br />
Trentino dal Cinformi. Senza una legge organica il rifugiato politico<br />
percepisce subito gli enti locali come strutture imbalsamate e inermi<br />
di cui non è chiaro il ruolo né le direttive. Passata la fase<br />
emergenziale dell’accoglienza immediata (fase che può durare anche<br />
alcuni anni), il rifugiato politico viene poi spinto dagli enti<br />
locali nella bocca del secondo girone: quello delle agenzie per il<br />
lavoro.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo girone – quello in cui i condannati sono costretti a cercare<br />
un lavoro che non avranno mai – l’assenza della cittadinanza e<br />
l’impossibilità di potersi muovere liberamente nei diversi stati<br />
alla ricerca di un lavoro che corrisponda alle proprie inclinazioni<br />
crea il più grande dei circoli viziosi: la mancanza di offerte di<br />
lavoro dovuta alla crisi economica, infatti, obbliga<br />
all’assistenzialismo continuo, ultima via verso il margine della<br />
società. </p>
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
terzo girone passa per le infinite vie degli assistenti sociali e dei<br />
loro tentativi di trovare alloggi protetti, case famiglia e lavori<br />
scartati dagli italiani.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
L’ultimo<br />
girone, esaurite tutte le possibilità di inserimento, passa per il<br />
semplice meccanismo di soddisfare i bisogni primari di sopravvivenza<br />
presso enti legati alla Chiesa, come ad esempio Caritas. </p>
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
rifugiato entra così in una serie di circoli viziosi in cui ogni<br />
emergenza ne produce un’altra peggiore. Intendiamoci, nessuno dei<br />
livelli ha delle colpe o semplicemente delle mancanze specifiche. E&#8217;<br />
l&#8217;intera impalcatura che non regge e che fa si che tutti navighino a<br />
vista e nessuno sappia realmente cosa fare. Sembra infatti sempre più<br />
evidente che nessuno dei livelli istituzionali (i gironi) sia<br />
realmente preparato ad intervenire nella gestione di questo fenomeno<br />
con strumenti adeguati e specificatamente studiati per i rifugiati<br />
politici. L&#8217;intervento generico e approssimativo in realtà ne<br />
facilita la caduta o crea nei migliori dei casi un sistema<br />
assistenzialistico a ciclo continuo che attraverso fondi europei, o<br />
quelli stanziati ad hoc per i casi emergenziali, arricchisce i gironi<br />
ma non redime le anime dannate.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Alla<br />
fine e nel fondo dei quattro gironi c’è la pace dei sensi (per le<br />
istituzioni) e l’inferno (per i rifugiati), ovvero: l’assenza di<br />
qualsiasi responsabilità.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
di là della precarietà economica, la vera caduta nel vuoto è la<br />
fragilità mentale che consegue a tale trattamento e che, se non<br />
conduce necessariamente alla morte fisica, ne comporta di certo una<br />
psicologica: il rifugiato diventa un’anima morta in un corpo mobile<br />
e la società subisce il progressivo ingrandimento di un cimitero di<br />
corpi senza nome che camminano nella città, mangiano in chiesa e<br />
dormono per strada. Morti viventi cui è tolta la possibilità di<br />
creare rete e lavoro e che diventano così un pericolo per la<br />
società, oltre che per sé stessi. Il tombino va dunque chiuso<br />
dipingendo aperture sulle pareti. Solo attraverso una legge organica,<br />
e quindi istituzioni adeguate, si possono rompere questi circoli<br />
viziosi e creare uno spazio in cui l’asilo politico sia ponte tra i<br />
beni culturali e sociali di due paesi differenti.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto riguarda il nostro caso specifico di rifugiati politici, dopo<br />
più di cinque anni vissuti in Trentino abbiamo iniziato ad amare<br />
questa terra e a tessere con essa dei legami profondi. Una terra in<br />
cui abbiamo cresciuto nostro figlio che parla e si sente in tutto e<br />
per tutto italiano. Per lui il Trentino è il suo pianeta, la sua<br />
famiglia allargata e la sua infanzia. E&#8217; una parte inseparabile del<br />
suo Sé sulla quale sta costruendo l&#8217;uomo che sarà un domani. </p>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
terra che inoltre abbiamo provato a vivere intensamente a livello<br />
sociale e culturale attraverso molteplici progetti: innanzitutto il<br />
“Progetto Afghanistan 2014” realizzato con la collaborazione del<br />
Forum per la Pace del Trentino, di Filmwork Trento e delle Fondazioni<br />
Fontana e Mehregan. Un progetto dai molti risvolti politici, sociali<br />
ed economici che coinvolge importanti attori esteri e locali e che si<br />
propone di  fare del Trentino il centro internazionale di un profondo<br />
dialogo interculturale sul futuro dell&#8217;Afghanistan ma soprattutto su<br />
un futuro comune basato sulla cultura della pace. Altri progetti<br />
hanno invece riguardato più strettamente la nostra attività di<br />
registi. In questi anni abbiamo infatti prodotto e realizzato in<br />
Trentino diversi film e portato con orgoglio il nome della Provincia<br />
Autonoma di Trento alle oltre cinquanta proiezioni presentate<br />
all’estero e in altre regioni d’Italia anche in occasione di<br />
importanti <i>kermesse</i><br />
e festival internazionali. Infine, da tre anni a questa parte abbiamo<br />
dato vita all&#8217;Associazione Sociocinema, nata in collaborazione con<br />
alcuni studenti della facoltà di sociologia dell&#8217;Università di<br />
Trento. Un&#8217;associazione che attraverso un workshop di cinematografia<br />
digitale, da noi tenuto, promuove l&#8217;uso di strumenti digitali per<br />
raccontare la realtà sociale.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Nonostante<br />
tutto ciò, nonostante i nostri sforzi per integrarci ed essere parte<br />
attiva del tessuto sociale che ci ha accolti, ci troviamo però nella<br />
situazione di dover continuamente scontrarci con gli innumerevoli<br />
ostacoli e le difficoltà che, come sopra descritto, ogni rifugiato<br />
si trova a dover affrontare in questo paese. Difficoltà che limitano<br />
la nostra capacità di agire in modo indipendente e di fronte alle<br />
quali tutte le istituzioni sembrano essere impotenti. Ed è proprio<br />
vista la mancanza di responsabilità manifestata a qualsiasi livello<br />
dalle istituzioni e data la situazione paradossale in cui ci<br />
troviamo, ad esempio quella di disporre di finanziamenti in Paesi<br />
esteri cui non possiamo accedere per il semplice motivo di non<br />
possedere una cittadinanza (finanziamenti che se sbloccati ci<br />
permetterebbero di generare progetti e ricchezza anche per la terra<br />
che ci sta ospitando) chiediamo la cittadinanza immediata. Una<br />
richiesta che non deve essere intesa nell&#8217;ottica dello scontro, ma<br />
come forma di resistenza non violenta e come strumento per poter<br />
diventare autonomi e indipendenti rinunciando a qualsiasi forma di<br />
assistenza. Chiediamo la cittadinanza immediata come atto d’amore<br />
totale verso il territorio e le persone che ci hanno accolto e in cui<br />
abbiamo investito molto, affettivamente e professionalmente. Vogliamo<br />
continuare a farlo, con ancora maggior trasporto e sentimento, ma da<br />
cittadini italiani.</div>
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</div>
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Razi<br />
Mohebi</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Soheila<br />
Mohebi</div>
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</div>
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11 aprile 2013 </div>
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