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	<title>assassinio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Chi era Samir Kassir</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Sep 2019 07:37:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lella Di Marco ricorda l’intellettuale della «infelicità araba» e il premio intitolato al suo nome (Da labottegadelbarbieri.org) Libertà di espressione e pensiero critico disturbano “i manovratori” Il problema è antico ma purtroppo sempre attuale.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Lella Di Marco ricorda l’intellettuale della «infelicità araba» e il premio intitolato al suo nome </p>



<p></p>



<p>(Da labottegadelbarbieri.org)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12966" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Libertà di espressione e pensiero critico disturbano “i manovratori”</p>



<p>Il problema è antico ma purtroppo sempre attuale. Non si possono accettare censure e attacchi mortali a giornalisti. E anche l’Italia non è estranea.</p>



<p>Riconoscimenti postumi sarebbe meglio non ci fossero (meglio che giornaliste/i controcorrente restino in vita e possano lavorare) ma il fatto che ci siano – o che molti si mobilitino per fare luce sui delitti di giornalisti e operatori dell’informazione “di opposizione” – dà sollievo e speranza.</p>



<p>Il nostro pensiero è rivolto a Samir Kassir e al premio giornalistico proposto dalla Ue dopo il suo assassinio.</p>



<p><strong>Chi era&nbsp;</strong><strong>Samir Kassim</strong></p>



<p>Un arabo, erede di una grande civiltà che guardava al futuro. Aveva il bisogno del riscatto nel cuore. Rappresentava il dissenso con la voglia di liberarsi dal vittimismo e dalla&nbsp;<em>minaccia</em>&nbsp;della modernità, in cui molti arabi erano, e probabilmente sono ancora, spinti a credere.</p>



<p>Nato e cresciuto a Beirut da madre siriana e padre palestinese, è stato uno degli intellettuali arabi più illuminati riuscendo ad animare, per oltre un ventennio, la vita intellettuale e politica in Libano. Storico e giornalista è stato impegnato a ricercare l’identità nazionale del proprio Paese e ad alimentarne la vocazione democratica.</p>



<p>Nel suo ultimo libro «<strong>L’INFELICITA’ ARABA»</strong>&nbsp;(del 2004 e tradotto da Einaudi nel 2006) esordisce partendo dalla infelicità personale-collettiva.</p>



<p>«<em>Non è bello essere arabo di questi tempi. Senso di persecuzione</em>&nbsp;<em>per alcuni, odio di sé per altri, nel mondo arabo il mal di esistere è la cosa meglio ripartita. Anche chi per molto tempo ha pensato di esserne immune , sauditi vincitori e kuwaitiani prosperi, è stato contagiato dopo quell’11 settembre. Da qualsiasi parte si esamini, il quadro è fosco e lo diventa ancor di più se lo si paragona ad altre aree del mondo… il mondo arabo è la zona del pianeta dove, oggi come oggi,l’uomo ha minori opportunità. A maggior ragione la donna…».</em></p>



<p>Per prima cosa questa parola «arabo»: qui e là impoverita o tacciata da infamia, o nel “migliore” dei casi ridotta a una cultura negatrice.</p>



<p>Eppure questa «infelicità» non c’è da sempre… Io credo che Kassir con «L<em>’infelicità araba»</em>volesse fare un manifesto della rinascita araba e che da storico non abbia raccontato la “storia”&nbsp;<em>ma fatto storia</em>&nbsp;egli stesso, da arabo militante. Lasciando un testamento spirituale. Aveva intuito che&nbsp;<em>un corso diverso degli arabi sarebbe stato fondamentale per i nuovi equilibri mondiali</em>.</p>



<p>Kassir agisce e pensa la rinascita – AL NAHDA – araba, con un lavoro giornalistico e scientifico e con la dimensione dell’intellettuale che ha imparato la lezione della storia e lavora per il cambiamento necessario. Non separa la progettualità, l’analisi e la conoscenza dall’azione politica. Esercita il ruolo di comandante in campo, quando il 14 marzo 2005 decolla a Beirut la più grande manifestazione popolare mai realizzata in quel Paese.</p>



<p>Il 2 giugno dello stesso anno purtroppo arriva un segnale terribile della «INFELICITA’ ARABA» con un attacco terroristico: e l’intellettuale che aveva lottato per la rinascita araba, per la democrazia, per eliminare la cosidetta “infamia araba” viene ucciso nell’ esplosione di un camion . LO STORICO, IL GIORNALISTA E L’ACCADEMICO – COLUI CHE PENSA E SCRIVE LIBRI –VIENE ELIMINATO PERCHE’ «IMPUTATO» DI LIBERTA’. Di fatto perché la cultura, il pensiero critico , la conoscenza il sapere, del popolo, sono sempre un pericolo per il potere.</p>



<p>Nessuna giustizia è stata resa A TUTT’OGGI, nè vi è stata chiarezza nelle indagini.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoDIgruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoDIgruppo-300x175.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-85504"/></a></figure></div>



<p><strong>Nell’agosto del 2005 in sua memoria e per la liberta’ di stampa è stato istituito dalla Unione Europea il premio giornalistico (annuale) Samir Kassir</strong></p>



<p>Quest’anno i vincitori per la libertà di stampa sono- un giornalista algerino, una egiziana e uno iracheno La cerimonia di premiazione si è svolta a Beirut nel 13/o anniversario dell’uccisione di Samir Kassir (all’iniziativa collabora la fondazione che porta il suo nome).</p>



<p>I PREMI</p>



<p>Miloud Yabrir, algerino, un medico di 34 anni ma anche giornalista specializzato in temi culturali, premiato per la sezione giornalismo d’opinione per un pezzo pubblicato su&nbsp;<em>New Arab</em>.</p>



<p>Per il giornalismo investigativo è stata premiata l’egiziana Asmaa Shalaby, di 28 anni, del quotidiano&nbsp;<em>Yom7</em>.</p>



<p>Nella sezione audiovisivi il vincitore è Asaad Zalzali, iracheno di 34 anni, generale manager dell’agenzia Maraya Media.</p>



<p>Il premio assegnato in ciascuna delle tre categorie è di 10.000 dollari.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoIniziale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoIniziale-300x226.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-85503"/></a></figure></div>



<p>Organizzato fin dal 2006 e finanziato dall’Unione europea, il Premio Samir Kassir è destinato a giornalisti che si siano distinti per il loro impegno a favore dei diritti umani e della democrazia. La competizione è riservata a giornalisti di Paesi del Nord Africa, Medio Oriente e del Golfo.<br><br></p>



<p><em>Manifesto di Sinistra Democratica affisso in memoria di Samir Kassir</em></p>
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		<title>&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: Il Brasile a Milano per Marielle Franco (e non solo)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 06:49:38 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È da molto tempo che nella mia rubrica non si parla del Paese più grande del Latinoamerica; abbiamo trovato a Milano un pezzo di Brasile, composto da donne di tutte le nazionalità e abbiamo parlato con una di loro, cittadina del mondo, femminista, Italo peruviana fuori, brasiliana dentro: Lizzeth Velarde del <em>Collettivo Donne latine femministe di Milano &#8211; Marielle Franco</em></p>
<p><strong>Ci racconti come è nato il vostro collettivo?</strong></p>
<p>Il nostro collettivo è nato dopo un presidio sulla Darsena organizzato per <em>Non una dimeno </em>in occasione della <em>morte</em> di Marielle Franco.</p>
<p>Lì abbiamo conosciuto due ragazze brasiliane Paola e Roberta e Sergio.</p>
<p>Abbiamo iniziato subito ad interrogarci, pensando che ci sarebbe piaciuto costituire un collettivo dedicato a Marielle, ma anche alle indagini sul suo caso, per portar luce sul suo assassinio e per portare avanti l&#8217; intersezionalità delle lotte che lei combatteva . Questo perchè la cosa che ci ha avvicinate/i è stato il fatto che notavamo che nel mondo ci siano sempre quelli che parlano per gli altri, per cui abbiamo deciso di iniziare a far sentire la nostra voce diretta sulle tematiche LGBT, prostituzione, GPA, antirazzismo…</p>
<p>Dopo una pausa estiva ci siamo ritrovati per discutere delle elezioni in Brasile e ci siamo resi conto che a Milano erano stati organizzati diversi eventi per il movimento <em>Ele Não</em> contro Bolsonaro, tutti la stessa giornata e nello stesso orario, quindi ho proposto a Nathaly (anche lei membro del collettivo) di chiamare le organizzatrici dei diversi eventi per provare a farne uno solo, unico. A quel punto avevamo un gruppo di circa trenta donne disposte a organizzare iniziative  e, così,  mi sono resa disponibile a dare una mano per l&#8217;organizzazione; ho proposto al gruppo di offrire informazioni alla cittadinanza su chi è Bolsonaro e soprattutto per spiegare alcuni punti del suo programma politico.</p>
<p>Quel primo presidio, tenutosi in Piazza Cairoli, è stato molto partecipato e siamo riuscite a coinvolgere il movimento di politica di sinistra milanese grazie al fatto che Nathaly e io ne eravamo già parte. Hanno partecipato persone di <em>Rifondazione</em>, del <em>Cantiere</em> , <em>Cambio passo</em> e altri.</p>
<p>Sfortunatamente Bolsonaro è poi andato al ballottaggio e noi decidiamo di organizzare flashmob, in metropolitana. In quei giorni il gruppo si vede più nutrito da nuove persone, conosciute già al primo presidio e emerge la necessità di non fermarsi soltanto alle elezioni: si voleva iniziare un percorso femminista di sinistra che fosse in grado di affrontare anche altre tematiche.</p>
<p>Con una serie di difficoltà abbiamo organizzato il festival” <a href="https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sappiamo tutti che Jair Bolsonaro non prometteva niente di buono per il Brasile. Misogino, omofobo, fascista. Nulla da aggiungere. Ha vinto facendo leva sulla rabbia della gente, strategia ormai consolidata nel mondo anche da altri: Trump, Salvini, per citarne alcuni.</p>
<p><strong>Le assurde dichiarazioni di Bolsonaro sono anche quelle più pericolose. Dichiarare apertamente e con un certo odioso orgoglio di “preferire un figlio morto che gay” è un segnale forte. A più di un anno di mandato, cosa è veramente cambiato legalmente e socialmente per la comunità LGBT?</strong></p>
<p>Dal punto di vista legale Bolsonaro sta chiedendo che vengano aboliti tutti i diritti che erano stati ottenuti dalla comunità LGBT, come ad esempio il matrimonio ugualitario o le adozioni.</p>
<p>Ma ciò che risulta più grave è il senso di legittimazione dell&#8217; omotransfobia: se già il Brasile contava il maggior numero di morti per crimini di odio, oggi le persone si sentono legittimate a derubare,picchiare,violentare quotidianamente e sempre di più le persone LGBT. Non a caso molti sono scappati.</p>
<p>Conosco alcuni brasiliani, che ho conosciuto qui in Italia, che stanno facendo di tutto per andar via dal loro Paese, infatti richiedono qui  asilo politico; sicuramente la comunità LGBT sta fuggendo dal Brasile, così come anche la comunità nera sta subendo discriminazioni e violenze maggiori rispetto a prima”</p>
<p><strong>Il mese scorso sono state arrestate due persone per l&#8217;omicidio di Marielle. Ci sono indizi che portano direttamente ai Bolsonaro. Al figlio e al padre ma su questo non c&#8217;è ancora chiarezza. Che lei sia stata uccisa per il suo attivismo è ovvio. Ma chi è il mandante del suo assassinio?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda gli arresti e il presunto coinvolgimento dei Bolsonaro, non c&#8217;è ancora chiarezza, è vero,  per cui non possiamo fare delle accuse precise. Però è certo che Marielle sia stata uccisa per il suo attivismo e perché era una donna nera lesbica. Sicuramente il video che lei aveva appena pubblicato che mostrava la violenza della Polizia militare all&#8217;interno delle favelas contro la comunità nera ha smosso tanto gli animi. Inoltre, c&#8217;è un altro fatto dal quale si parla poco:  ovvero che le persone coinvolte nel suo assassinio fossero legate anche ad un progetto di edilizia che Marielle, proprio negli ultimi giorni di vita aveva contestato pubblicamente. Dunque: chi ha ucciso Marielle Franco…Il governo brasiliano. Ma come poter arrivare a dimostrarlo?</p>
<p>Monica Benicio (compagna di Marielle ) ci dice sempre di usare spesso l&#8217;hashtag “Quem mandou matar Marielle” perché crede che la segnalazione di massa sia l’unico modo che farà smuovere i governi più forti per richiedere chiarezza sulla sua uccisione. Io non so se funziona, ma sicuramente sta a tutti noi far pressione sui governi. Purtroppo qui in Italia siamo messi male, abbiamo Salvini, ma dobbiamo cercare in ogni modo di lottare lo stesso.</p>
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		<title>Decimo anniversario dell&#8217;omicidio di Anna Politkovskaja</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 10:39:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cecenia ancora luogo di pesanti violazioni dei diritti umani &#8211; l&#8217;informazione critica viene sistematicamente repressa In occasione del decimo anniversario dell&#8217;assassinio di Anna Politkovskaja a Mosca (7 ottobre 2006), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cecenia ancora luogo di pesanti violazioni dei diritti umani &#8211; l&#8217;informazione critica viene sistematicamente repressa</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7100" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7100" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="anna-politkovskaya" width="620" height="388" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p>In occasione del decimo anniversario dell&#8217;assassinio di Anna Politkovskaja a Mosca (7 ottobre 2006), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare il perdurare della grave situazione dei diritti umani in Cecenia. L&#8217;APM vuole tenere fede all&#8217;eredità della grande giornalista e attivista per i diritti umani uccisa a Mosca e continua a monitorare la situazione dei diritti umani in Cecenia, ma dopo la morte della giornalista è diventato sempre più difficile avere notizie precise e regolari dal paese. I rapporti dalla Cecenia vengono censurati e i giornalisti devono temere per la propria vita se osano scrivere liberamente. Le vittime per le quali questi coraggiosi giornalisti e attivisti si impegnano sono le vittime di guerra, di violenza e arbitrarietà ma anche i portatori di handicap, i bambini e chi è socialmente svantaggiato.</p>
<p>Una delle giornaliste perseguitate a causa delle sue ricerche sulla situazione in Cecenia è Elena Milashina. Pochi giorni fa Elena aveva riportato che nel corso dell&#8217;estate decine di giovani uomini erano spariti. Il capo di governo ceceno Ramzan Kadyrov ha eretto un muro di silenzio attorno a tutto quanto riguarda la repubblica caucasica. Dietro a questo muro Kadyrov mantiene il potere grazie alla corruzione, la paura, la delazione, gli arresti arbitrari, la tortura e non ultimo grazie alla protezione garantita da Vladimir Putin.</p>
<p>Migliaia di Ceceni disperati sono costretti alla fuga dalla dittatura di Kadyrov. Secondo alcune stime, sono circa 3.000 i Ceceni che attualmente si trovano in Bielorussia e tentano di raggiungere l&#8217;Europa attraverso la Polonia. L&#8217;APM cerca di mantenere i contatti con molti profughi scappati in Europa, principalmente in Germania, e tutti raccontano della grande paura diffusa di essere spediti contro la propria volontà a combattere in Siria o in Ucraina. Dopo 20 anni passati in stato di guerra, molti dei profughi soffrono di gravi traumi e a tutti manca Anna Politkovskaja. La giornalista era stata un&#8217;importante ambasciatrice della popolazione civile cecena le cui denunce venivano sentite anche a livello internazionale.</p>
<p>Freedom House riporta che secondo i dati forniti dal Comitato per la tutela dei giornalisti, dopo la morte della Politkovskaja altri 20 giornalisti sono stati uccisi e altri 63 sono stati vittime di gravi violenze.</p>
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		<title>Figli rubati: l&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 07:53:50 +0000</pubDate>
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		<title>&#8220;Stay human, Africa!&#8221;: Democrazia familiari &#8220;dinosaure&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2016 08:44:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Veronica Tedeschi L’immagine dell’Africa è piena di pregiudizi e pietismo, indotti in primo luogo dal giornalismo occidentale. L’Africa si sta rialzando ed è in continua evoluzione. C’è, però, un problema che incombe&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-321.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5982" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5982" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-321.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (321)" width="860" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-321.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 860w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-321-300x175.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-321-768x448.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-333.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5985" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">L’immagine dell’Africa è piena di pregiudizi e pietismo, indotti in primo luogo dal giornalismo occidentale. L’Africa si sta rialzando ed è in continua evoluzione. </span></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: Arial, serif;">C’è, però, un problema che incombe sui paesi africani da anni: le così dette classi dirigenti “dinosauri” &#8211; come ama chiamarle Raffaele Masto &#8211; o, per meglio capirci, quelle finte democrazie africane governate da Presidenti troppo attaccati alla poltrona. Personaggi che hanno modificato le Costituzioni pur di potersi ricandidare o che hanno scatenato guerre civili all’interno dei paesi per le loro continue candidature.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">Quelli che vedrete di seguito sono solo alcuni dei Presidenti che governano paesi africani da decenni senza possibilità di cambiamento. Questo è uno dei problemi dell’Africa e questa è la criticità che l’Occidente dovrebbe affrontare per prima: lo sradicamento di questi personaggi una volta per tutte.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-322.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5983" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5983 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-322.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (322)" width="292" height="164" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-322.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 624w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-322-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></a>Teodoro Obiang Nguema</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">. Presidente della </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Guinea Equatoriale </b></span><span style="font-family: Arial, serif;">dal 1979. Capo di Stato più longevo di tutta l’Africa, negli anni 90 ha condotto una politica basata sullo sfruttamento dei giacimenti petroliferi presenti nel suo Stato.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">
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<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-334.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5984" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5984 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-334.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (334)" width="275" height="183" /></a>  Denis Sassou Nhuesso</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">. Presidente della </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Repubblica Democratica del Congo</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> dal 1979.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">
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<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-333.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5985" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5985 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-333.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (333)" width="388" height="233" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-333.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-333-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" /></a>   Yahya Jammeh</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> . Presidente del </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Gambia;</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> assunse il potere nel 1994 con un golpe. È fortemente criticato dalla comunità internazionale per le sue politiche apertamente in contrasto con i diritti umani e per il suo atteggiamento repressivo nei confronti degli omosessuali.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><br />
</span></p>
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<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>  <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-332.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5986" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5986 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-332.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (332)" width="284" height="152" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-332.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-332-300x161.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /></a> Josè Eduardo dos Santos.</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> Presidente dell’</span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Angola </b></span><span style="font-family: Arial, serif;">dal 1979. Nonostante le accuse di corruzione e repressione della libertà di espressione che hanno segnato la sua lunga amministrazione, nel 2010 venne eletto per un nuovo mandato, secondo il dettato della Costituzione che non prevede più l’elezione diretta del Presidente.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-331.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5987" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5987 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-331.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (331)" width="364" height="242" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-331.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-331-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" /></a>  Mohamed Abdelaziz</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">. Presidente in esilio della </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Repubblica Democratica Araba dei Sahraui.</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> Nazionalista laico, ha alle sue spalle ben 40 anni di presidenza.</span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-330.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5988" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5988 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-330.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (330)" width="231" height="130" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-330.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-330-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 231px) 100vw, 231px" /></a>    Paul Biya</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> . Secondo presidente del </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Camerun</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">, carica che ricopre da più di un trentennio (dal 1982).<br />
</span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>    <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-329.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5989" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5989 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-329.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (329)" width="334" height="209" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-329.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-329-300x188.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 334px) 100vw, 334px" /></a> Robert Mugabe</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">. Dal 1987 ricopre la carica di Presidente dello </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Zimbawe.</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> È accusato di aver instaurato un regime dittatoriale nel suo Pese, gli è impedita l’entrata nell’Unione Europea e negli Stati Uniti, tranne per la partecipazione di eventi organizzati dalle Nazioni Unite.<br />
</span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-328.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5990" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5990 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-328.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (328)" width="254" height="164" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-328.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 631w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-328-300x194.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 254px) 100vw, 254px" /></a>     Yoweri Museveni </b></span><span style="font-family: Arial, serif;">. Presidente dell’</span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Uganda</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> dal 1986.</span> <span style="font-family: Arial, serif;">Ha apportato una relativa stabilità e crescita economica all&#8217;Uganda dopo decenni di ribellioni e guerre civili, esclusa la situazione delle regioni settentrionali del paese.<br />
</span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-327.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5991" data-rel="lightbox-image-10" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5991 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-327.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (327)" width="253" height="161" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-327.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 787w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-327-300x191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-327-768x490.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a>    </b></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Alpha Condè.</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> Presidente della </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Guinea </b></span><span style="font-family: Arial, serif;">dal 2010. Ha subito un attentato da parte di alcune persone di spicco del precedente regime nel quale è rimasto ucciso un uomo della sua scorta.</span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-326.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5992" data-rel="lightbox-image-11" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5992 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-326.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (326)" width="248" height="188" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-326.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-326-300x228.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" /></a>     </b></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Isayas Afewerki</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">. Presidente dell’ </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Eritrea </b></span><span style="font-family: Arial, serif;">dal 1993, da quando il paese si è dichiarato indipendente dall’Etiopia.</span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-325.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5993" data-rel="lightbox-image-12" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5993 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-325.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (325)" width="211" height="135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-325.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 784w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-325-300x192.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-325-768x492.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a>     Pierre Nkurunziza</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">. Presidente del </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Burundi</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> dal 2005. Il 21 luglio 2015 il Burundi ha votato per le elezioni presidenziali.  Il risultato non è diverso da quanto ci si aspettava: Pierre Nkurunziza è stato rieletto per un terzo mandato con il 69% delle preferenze. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">LEGGI ANCHE: </span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/2015/08/08/elezioni-non-credibili/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Arial, serif;">Elezioni non credibili – Per I Diritti Umani</span></a></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>  <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-324.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5994" data-rel="lightbox-image-13" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5994 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-324.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (324)" width="230" height="173" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-324.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 669w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-324-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" /></a>    Joseph Kabila</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">. Presidente della </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Repubblica democratica del Congo</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> dal 2001 in seguito all’assassinio di suo padre.<br />
</span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-323.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5995" data-rel="lightbox-image-14" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5995 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-323.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (323)" width="178" height="133" /></a>   Paul Kagame</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">. Presidente del </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Rwanda.</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> 51 anni, molto popolare nelle zone rurali del paese,<br />
meno nella capitale Bujumbura, secondo i suoi avversari è spietato e<br />
corrotto e la sua decisione di candidarsi ad un terzo<br />
mandato,<br />
accettata il 5 maggio 2015 dalla Corte Costituzionale, ha scatenato nel<br />
paese una serie di rivolte che hanno portato a più di 30 morti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"> LEGGI ANCHE: </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"> <a href="http://www.peridirittiumani.com/2015/06/13/un-presidente-che-non-cede/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un Presidente che non cede – Per I Diritti Umani</a><br />
</span></p>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/05/21/stay-human-africa-democrazia-familiari-dinosaure/">&#8220;Stay human, Africa!&#8221;: Democrazia familiari &#8220;dinosaure&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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