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	<title>assemblea Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Tomás Hirsch: una Costituzione rivoluzionaria per il Cile e per l’intera umanità</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 09:04:35 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/tomas-hirsch-campana-apruebo-820x579-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="579" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/tomas-hirsch-campana-apruebo-820x579-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16548" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/tomas-hirsch-campana-apruebo-820x579-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/tomas-hirsch-campana-apruebo-820x579-1-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/tomas-hirsch-campana-apruebo-820x579-1-768x542.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(da pressenza.com)</p>



<p><em>Il 4 settembre il Cile voterà per approvare il testo della nuova Costituzione. Questo evento storico è largamente ignorato o poco seguito dai media, soprattutto da quelli europei. Ne abbiamo parlato con Tomás Hirsch, deputato di Acción Humanista e soprattutto attivista politico che ha seguito fin dall’inizio l’intera questione costituzionale.</em></p>



<p><strong>Gli umanisti hanno sempre messo in cima alle loro priorità la necessità di una nuova Costituzione in Cile. Tomás, potresti fare un breve riassunto di come siamo arrivati a questo plebiscito?</strong></p>



<p>Questo plebiscito è il risultato di una lunga lotta del popolo cileno, di varie organizzazioni sociali e partiti politici. Molti credono che l’origine sia nelle proteste del 18 ottobre 2019, ma la cosa è iniziata molto prima. Già quando, nel 1980, la Costituzione della dittatura è stata proclamata a ferro e fuoco, abbiamo iniziato a organizzare e mobilitare i vari movimenti sociali e partiti politici per avere una Costituzione democratica. Inoltre, porre fine alla Costituzione del 1980 era uno degli impegni del primo governo dopo la dittatura, che però non è stato rispettato.</p>



<p>Per noi umanisti questa è sempre stata una delle richieste fondamentali per cui ci mobilitavamo; quando ero candidato alle elezioni presidenziali abbiamo fatto un gesto che è rimasto impresso nella memoria del Cile, ossia gettare nella spazzatura la Costituzione di Pinochet. Questo atto, che ha scandalizzato alcuni potenti e i membri dell’élite politica, economica e militare del nostro Paese, ha risuonato profondamente nel nostro popolo.</p>



<p>Questa mobilitazione è continuata per decenni, fino a quando, dopo la rivolta dell’ottobre 2019, per dare corso e incanalare le diversissime richieste sociali si è giunti alla convinzione che non si trattava di sistemare uno o due aspetti dell’attuale legislazione, ma di andare al cuore del modello. E questo significava partire dal presupposto che viviamo da decenni sotto una Costituzione profondamente antidemocratica sia nella sua origine che nel suo contenuto, che non garantisce alcun diritto, che stabilisce differenze brutali tra una piccola minoranza e le grandi maggioranze del Paese.</p>



<p>Fu allora che si raggiunse un accordo per procedere verso una nuova Costituzione generata in democrazia. È stata eletta un’Assemblea Costituente (nell’ottobre del 2020, N.d.A.), che ha elaborato una proposta per un anno ed è questa proposta che sarà votata il 4 settembre con due opzioni: approvo o rifiuto. In un primo plebiscito, l’80% degli elettori ha votato a favore di una nuova Costituzione e lo stesso 80% ha votato a favore del fatto che fosse redatta da membri dell’Assemblea Costituente eletti a tale scopo e non da parlamentari. Così sono iniziati i lavori di questa Assemblea, la prima al mondo completamente paritaria, con il 50% di uomini e il 50% di donne, con un’ampia partecipazione di rappresentanti degli 11 popoli nativi e con una significativa presenza di indipendenti.</p>



<p>Se il testo proposto viene approvato, inizia il processo di implementazione della nuova Costituzione e di generazione delle centinaia di leggi che devono essere promulgate per renderla realtà; se viene respinto, la Costituzione della dittatura viene formalmente mantenuta. Tuttavia c’è già un accordo sul fatto che il mandato popolare ha chiesto la stesura di una nuova Costituzione e quella attuale, sebbene ancora in vigore dal punto di vista legale, è già morta politicamente e nel cuore del popolo cileno. Pertanto, anche se il testo verrà respinto nel plebiscito, promuoveremo la creazione di una nuova Assemblea Costituente per presentare un nuovo progetto che possa essere approvato.</p>



<p>Ma naturalmente speriamo e siamo convinti che l’approvazione vincerà e che avremo una nuova Costituzione a partire dal 4 settembre.</p>



<p><strong>La nuova Costituzione cilena è stata definita d’avanguardia e rivoluzionaria. Quali sono, secondo te, i suoi punti più importanti?</strong></p>



<p>Non c’è dubbio che questa nuova Costituzione sia assolutamente all’avanguardia e rivoluzionaria, perché non solo pone fine a una Costituzione generata sotto una dittatura, che come abbiamo già detto è antidemocratica nella sua origine e nel suo contenuto, ma soprattutto perché ci permette di affrontare le sfide del XXI secolo in modo nuovo e migliore. In questa Costituzione sono presenti i diritti della natura – e credo che sia la prima volta al mondo – così come la protezione delle altre specie, riconoscendole come esseri senzienti. Viene data particolare enfasi alla cura dell’ambiente e al riconoscimento della crisi climatica attuale, che viene segnalata come una delle sfide da affrontare.</p>



<p>È una Costituzione che dal primo all’ultimo articolo garantisce, protegge, incoraggia e promuove l’uguaglianza di genere, i diritti della diversità e della dissidenza sessuale e include i diritti delle persone transgender, questioni che non erano mai state considerate prima.</p>



<p>La nuova Costituzione definisce il Cile come un Paese plurinazionale in cui sono riconosciuti gli 11 popoli indigeni originari del nostro Paese, una novità assoluta. L’acqua viene ripristinata come bene comune che non potrà mai essere privatizzato e lo stesso vale per il mare e per le risorse naturali. La nuova Costituzione promuove inoltre la democrazia partecipativa diretta con iniziative di legge popolari, revoca del mandato, revoca popolare delle leggi e referendum municipali. In altre parole, si struttura lo Stato in base alla partecipazione diretta dei cittadini alla politica.</p>



<p>È una Costituzione che garantisce i diritti sociali in modo molto importante; l’articolo 1 definisce il Cile come uno Stato sociale e democratico basato sullo Stato di diritto, plurinazionale, interculturale, regionale ed ecologico. Credo che l’articolo 1 sintetizzi in modo molto profondo un cambiamento culturale strutturale del nostro Paese e per questo ci dà tanta speranza di avanzare verso la costruzione di un Paese più giusto, più democratico, più partecipativo, più decentrato e con più diritti per tutti.</p>



<p><strong>Alcuni sondaggi danno un risultato incerto a favore dell’approvazione: qual è la tua impressione in base all’azione quotidiana in campagna elettorale?</strong><strong></strong></p>



<p>E’ vero, i sondaggi continuano a mostrare un risultato in cui il rifiuto è vincente. Tuttavia, nelle ultime settimane c’è stato un cambiamento di tendenza e l’approvazione sta aumentando di due o tre punti ogni settimana. Credo che nei sondaggi delle prossime due settimane assisteremo a una sua vittoria. Non ho dubbi che il 4 settembre vinceremo, perché c’è un’immensa maggioranza di cileni che vuole una nuova Costituzione che garantisca tutti questi diritti.</p>



<p>Tuttavia, quello che è successo in questi mesi è stata una campagna brutale da parte della destra, che ha diffuso fake news e manipolato l’informazione grazie al controllo che ha su tutti i media – canali televisivi, giornali, stazioni radio e anche attraverso le reti sociali – con campagne multimilionarie in cui hanno soprattutto squalificato la proposta basandosi su falsità, vere e proprie falsità: sostengono che le persone si vedranno portare via la casa, che i loro fondi pensione saranno espropriati, che i popoli nativi controlleranno il sistema giudiziario. Insomma, una serie di bugie incredibili, ma che in molti casi sono state credute dai cittadini e hanno generato paura, incertezza, dubbio, ed è questo che negli ultimi tempi si è riflesso in una possibile prevalenza del voto di rifiuto. E’ chiaro però che questa tendenza si sta invertendo, perché nell’ultimo mese le forze che sostengono l’approvazione sono scese in piazza in massa e sono andate nei quartieri a parlare con la gente. Stiamo portando avanti una campagna chiamata “due milioni di porte per l’approvazione”, che parla con le famiglie, cosa che il rifiuto non può fare perché non ha il sostegno popolare.</p>



<p>Quindi in quest’ultimo mese, come è successo nel ballottaggio presidenziale dello scorso anno, siamo fiduciosi che il risultato volgerà a favore dell’approvazione<a href="https://www.pressenza.com/it/2022/08/tomas-hirsch-una-costituzione-rivoluzionaria-per-il-cile-e-per-lintera-umanita/#_ftn1?utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>.</p>



<p><strong>Cosa possiamo fare noi, dal resto del mondo, per sostenere questo processo costituente?</strong></p>



<p>Penso che il sostegno che possiamo ricevere dal resto del mondo sia molto importante: in primo luogo, per motivare le comunità cilene che vivono in altri paesi a partecipare, a votare, a essere presenti: questa nuova Costituzione significa anche migliori condizioni per loro. In secondo luogo, per aiutare a diffondere il testo anche in altri paesi. In terzo luogo, per mostrare attraverso le reti il sostegno all’approvazione e a coloro che stanno lottando duramente per questo.</p>



<p>Penso che queste siano alcune azioni molto concrete che si possono realizzare in altri Paesi e che senza dubbio aiuterebbero molto nella campagna per l’approvazione di una nuova Costituzione in Cile.</p>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/2022/08/tomas-hirsch-una-costituzione-rivoluzionaria-per-il-cile-e-per-lintera-umanita/#_ftnref1?utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;<em>Si riferisce ai sondaggi che davano Boric perdente al secondo turno, in cui l’attuale Presidente del Cile ha poi vinto con ampio margine, N.d.T.</em></p>
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		<title>Giornata mondiale per i Diritti umani 2016</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 09:22:28 +0000</pubDate>
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<p align="LEFT">di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7603" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-690" width="476" height="280" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 476w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690-300x176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 476px) 100vw, 476px" /></a></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">E&#8217; oggi, la Giornata mondiale per i diritti umani 2016 , e siamo al 68° anniversario .<br />
La Città di Assisi, attraverso il proprio Ufficio per il Sostegno alle Nazioni, e in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO (Comitato Giovani), ha coniato e fatto affiggere un manifesto dove è riportato l’articolo 1 di tale dichiarazione in cui si ricorda che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.</p>
<p align="LEFT">LA DATA, perché il 10 Dicembre</p>
<p align="LEFT">Il 10 dicembre, è stato scelto per ricordare la proclamazione da parte dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, del il 10 dicembre 1948, firmata a Parigi, sancisce ufficialmente i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali propri di ogni persona.</p>
<p align="LEFT">Iniziative<br />
Fondazione Palazzo Strozzi e Mercato Centrale Firenze insieme a Amnesty International in con un ampio programma di iniziative nell’ambito della mostra Ai Weiwei Libero aderisce a &#8220;Write for Rights&#8221;, la maratona mondiale di appelli di Amnesty International, anche quest’anno in favore di persone che stanno subendo violazioni dei diritti umani.“</p>
<p align="LEFT">“Suoniamo i Campanili d’Europa per sostenere i diritti umani”, promossa dal Gruppo Campanari di Arrone, con il sostegno della Federazione Nazionale Suonatori di Campane, che dal nord al sud d’Italia (e del mondo) suoneranno in contemporanea, il 10 dicembre, alle ore 20, quante più campane possibili.</p>
<p align="LEFT">In tutto il mondo vengono organizzati eventi e assegnati due premi: il premio delle Nazioni Unite per i diritti umani, assegnato a New York, e il premio Nobel per la pace, vinto quest&#8217;anno dal presidente della Colombia Juan Manuel Santos, assegnato ad Oslo.</p>
<p align="LEFT">Provare a chiamare per nome il proprio figlio 700 volte.</p>
<p align="LEFT">Brividi ad immaginare il freddo che resta dentro, come un&#8217;incisione nelle ossa, come un tremore continuo, come la paura, la disperazione, il terrore di essere soli. Lottare avvistando terra, resistere, senza cibo, acqua. Assistere a chi non respira più e resistere. A una madre, un padre, un fratello, un nonno, a chi è più piccolo tenendolo per mano. Sentire ogni secondo dilatato diventare anni, secoli da dover digerire nel tempo. Se mai ce ne sarà.<br />
Provo a chiamare per nome uno dei miei figli 700 volte..ed ho freddo. Ho troppo freddo. stasera come domani, non c&#8217;è tempo per dimenticare di restare umani.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7604" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-691" width="678" height="381" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 678w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></a></p>
<p align="LEFT">
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		<title>Il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato il testo della Dichiarazione sul diritto alla pace</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2016 07:15:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura del Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università degli Studi di Padova  Il 24 giungo 2016, dopo sei anni di lavoro, il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite[1], riunito a Ginevra per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6565" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6565" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="resized_650x365_origimage_622611" width="650" height="365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a></p>
<p class="western">a cura del Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università degli Studi di Padova<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: xx-small;"><br />
</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"> Il 24 giungo 2016, dopo sei anni di lavoro, il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite[1], riunito a Ginevra per la 32° sessione, ha adottato con 34 voti a favore[2], 9 contrari[3] e 4 astenuti[4] una risoluzione con cui approva il testo della Dichiarazione delle Nazioni Unite “sul diritto alla pace”[5] e dispone che sia tramesso all’Assemblea Generale per la definitiva approvazione. L’Italia non ha partecipato al voto non essendo attualmente membro del Consiglio.</p>
<p>Il testo approvato riproduce sostanzialmente quello presentato dal Presidente-Rapporteur, Ambasciatore Christian Guillermet Fernandez (Costarica), alla terza sessione dell’apposito Gruppo di Lavoro Intergovernativo (IWG) il 24 aprile 2015. Di nuovo c’è l’art. 4 che fa riferimento all’educazione alla pace e che nell’originario testo dell’Ambasciatore Guillermet era nel preambolo. <span lang="en-US">Di seguito il testo del dispositivo della Dichiarazione:</span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 1</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Everyone has the right to enjoy peace such that all human rights are promoted and protected and development is fully realized.</p>
<p align="JUSTIFY">Ognuno ha il diritto di godere la pace in modo che tutti i diritti umani sono promossi e protetti e lo sviluppo è pienamente realizzato.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 2</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">States should respect, implement and promote equality and non-discrimination, justice and the rule of law and guarantee freedom from fear and want as a means to build peace within and between societies.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli stati devono rispettare, implementare e promuovere l’eguaglianza e la non discriminazione, la giustizia e lo stato di diritto e garantire la libertà dalla paura e dal bisogno quali misure per costruire la pace dentro e fra le società.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6566" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6566 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="00034_1" width="405" height="270" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 405w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 405px) 100vw, 405px" /></a></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 3</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">States, the United Nations and specialized agencies should take appropriate sustainable measures to implement the present Declaration, in particular the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization. International, regional, national and local organizations and civil society are encouraged to support and assist in the implementation of the present Declaration.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli Stati, le Nazioni Unite e le agenzie specializzate, in particolare l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura devovo assumere appropriate misure sostenibili per implementare la presente Dichiarazione. Le organizzazioni internazionali, regionali, nazionali e locali e la società civile sono incoraggiate a prestare supporto e assistenza nell’implementazione della presente Dichiarazione.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 4</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">International and national institutions of education for peace shall be promoted in order to strengthen among all human beings the spirit of tolerance, dialogue, cooperation and solidarity. To this end, the University for Peace should contribute to the great universal task of educating for peace by engaging in teaching, research, post-graduate training and dissemination of knowledge.</p>
<p align="JUSTIFY">Saranno promosse le istituzioni internazionali e nazionali di educazione per la pace al fine di rafforzare fra tutti gli esseri umani lo spirito di tolleranza, dialogo, cooperazione e solidarietà. Per questo scopo, l’Università per la Pace deve contribuire al grande compito universale di educare per la pace impegnandosi nell’insegnamento, nella ricerca, nella formazione postuniversitaria e nella disseminazione della conoscenza.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 5</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="en-GB">Nothing in the present Declaration shall be construed as being contrary to the purposes and principles of the United Nations. The provisions included in the present Dec</span><span lang="en-GB">laration are to be understood in line with the Charter of the United Nations, the Universal Declaration of Human Rights and relevant international and regional instruments ratified by States.</span></p>
<p align="JUSTIFY">Nulla della presente Dichiarazione sarà interpretato in senso contrario agli obiettivi e ai principi delle Nazioni Unite. Le disposizioni contenute nella presente Dichiarazione devono essere intese in linea con la Carta delle Nazioni Unite, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e i pertinenti strumenti internazionali e regionali ratificati dagli Stati.</p>
<p align="JUSTIFY"> La decisione ha colto di sorpresa quanti hanno seguito con attenzione fin dall’inizio la vicenda di questo processo normativo (standard-setting), in particolare il mondo delle organizzazioni non governative. Infatti, era in calendario ufficiale l’effettuazione di una quarta sessione dell’IWG fissata dall’11 al 15 luglio 2016, e il 16 giugno un cartello di ben 700 ONG aveva promosso al Palais des Nations un ‘evento parallelo’ (side event) rispetto alla sessione del Consiglio allo scopo di presentare ulteriori considerazioni e proposte per il testo della  Dichiarazione.</p>
<p align="JUSTIFY">La decisione del Consiglio si spiega probabilmente con la diffusa consapevolezza che i lavori dell’IWG si sarebbero prolungati all’infinito a causa della costante, pregiudiziale opposizione soprattutto di stati occidentali, con in prima fila gli Stati Uniti d’America e i membri dell’Unione Europea, e che la pur lodevole determinazione del suo Presidente-Rapporteur nel perseguire ad oltranza l’obiettivo del ‘consenso’ di tutti, come dire dell’unanimità quanto meno di facciata, non avrebbe sortito alcun risultato. In particolare questa scelta di sostanza, più che di procedura, aveva contribuito a non dare seguito all’iniziale bozza di Dichiarazione[6] elaborata nel 2012, su richiesta del Consiglio[7], dal suo Comitato Consultivo, composto di esperti indipendenti.</p>
<p align="JUSTIFY">Un’ulteriore spiegazione sta nella particolare abilità profusa dall’attivissima Ambasciatrice di Cuba, Signora Anayansi Rodríguez Camejo, nello sfruttare il clima di larga soddisfazione creatosi a seguito della firma a Cuba, il 23 giugno 2016, dell’accordo di pace tra il Governo di Colombia e i rappresentanti delle FARC.</p>
<p align="JUSTIFY">L’iniziale rigetto del corposo testo elaborato dal Comitato Consultivo del Consiglio e le proposte riduttive presentate dal Presidente-Rapporteur nelle tre sessioni dell’IWG, con la rinuncia dello stesso Guillermet all’eventuale prosieguo del suo mandato, avevano portato ad una situazione di stallo. Al termine della terza sessione (aprile 2015) era in forse la stessa sopravvivenza dell’IWG, ma il Consiglio con Risoluzione del 1° Ottobre 2015[8] stabiliva che l’IWG dovesse riprendere i suoi lavori con una quarta sessione da tenersi nel 2016.  La Risoluzione fu approvata con 33 voti a favore, 12 contrari, 2 astenuti[9].</p>
<p align="JUSTIFY">Il fronte del no, pervicacemente espresso dai paesi occidentali, nasconde vischiosità ideologiche che risalgono molto indietro nel tempo. Questo emerge chiaramente dai resoconti dei lavori del IWG: per motivare l’opposizione si rievocava anche il propagandismo pacifista di Stalin e adepti &#8230; In particolare gli Stati Uniti d’America sostenevano che non si dovesse parlare di diritto alla pace perchè di questo non c’è traccia nel vigente diritto internazionale. Argomento palesemente pretestuoso se si considera che, nella sostanza, tale diritto esiste (si veda l’articolo 28 della Dichiarazione Universale) e che con la nuova Dichiarazione lo si vuole appunto rendere esplicito.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ il caso di ricordare che qualora la pace sia esplicitamente riconosciuta come diritto della persona e dei popoli, essa fuoriesce (si libera) dall’abbraccio mortifero delle sovranità statuali armate per entrare nella sfera di garanzia dei diritti e libertà fondamentali, la cui radice sta nella dignità umana incarnata nel supremo diritto alla vita. Tra i pregiudizi degli occidentali c’era anche quello nei confronti del forte attivismo politico-diplomatico di Cuba. Stupisce al riguardo che non si sia preso atto con favore dello ‘sdoganamento’ della stessa Cuba da parte degli Stati Uniti.</p>
<p align="JUSTIFY">Proprio per i paesi occidentali sarebbe stata l’occasione di asserire con forza che la pace è un diritto individuale e collettivo comportante precisi obblighi per gli stati a cominciare dal disarmo e dal governo dell’economia mondiale nel rispetto dei diritti economici e sociali alla luce del principio della interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani. Tra l’altro, si sarebbe così evitato ai difensori dei diritti umani di dover appoggiare un testo di Dichiarazione che tra i suoi proponenti annovera rappresentanti di regimi non democratici.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci domandiamo anche, forse ingenuamente, perché gli stessi paesi promotori della Risoluzione, una volta deciso di scartare la via del ‘consensus’ e andare al voto palese, non abbiano osato di più riprendendo se non l’intera bozza di Dichiarazione preparata dal Comitato Consultivo, quanto meno il testo dell’art. 1 che riportiamo integralmente:</p>
<p align="JUSTIFY"> “Gli individui e i popoli hanno diritto alla pace. Questo diritto deve essere realizzato senza alcuna distinzione o discriminazione per ragioni di razza, discendenza, origine nazionale, etnica o sociale, colore, genere, orientamento sessuale, età, lingua, religione o credo, opinione politica o altra, condizione economica o ereditaria, diversa funzionalità fisica o mentale, stato civile, nascita o qualsiasi altra condizione.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli Stati, individualmente o congiuntamente, o quali membri di organizzazioni multilaterali, sono controparte principale del diritto alla pace.</p>
<p align="JUSTIFY">Il diritto alla pace è universale, indivisibile, interdipendente e interrelato.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli Stati sono tenuti per obbligo giuridico a rinunciare all’uso e alla minaccia della forza nelle relazioni internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti gli Stati, in conformità ai principi della Carta delle Nazioni Unite, devono usare mezzi pacifici per risolvere qualsiasi controversia di cui siano parte.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti gli Stati devono promuovere lo stabilimento, il mantenimento e il rafforzamento della pace internazionale in un sistema internazionale basato sul rispetto dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e sulla promozione di tutti i diritti umani e libertà fondamentali, compresi il diritto allo sviluppo e il diritto dei popoli all’autodeterminazione”.</p>
<p align="JUSTIFY">La Dichiarazione approvata dal Consiglio mantiene il titolo “Diritto alla pace” originariamente fissato dallo stesso  Consiglio ma che gli irriducibili avversari avrebbero voluto cancellare. Questo è un elemento che aiuta a interpretare lo scarno dispositivo dell’atto alla luce del paradigma dei diritti umani.</p>
<p>L’art. 1 stabilisce che il diritto è di ‘ciascuno’: non alla ‘pace’, bensì a ‘godere la pace’ (to enjoy peace). Il diritto degli individui è dunque collegato al verbo, non al sostantivo com’era invece nell’originario testo del Comitato Consultivo. Titolari del sostantivo, nella tradizionale forma dello ius ad pacem, rimarrebbero pertanto gli stati, il cui concetto di pace è quello di ‘pace negativa’ all’insegna di: si vis pacem para bellum (se vuoi la pace prepara la guerra). Gli individui (e i popoli) avrebbero quindi il diritto di godere di una pace ‘interstatuale’ che, in quanto tale, manterrebbe il tradizionale collegamento con lo ius ad bellum. Ma l’articolo 2 scarta questa possibilità di continuare ad accettare l’indissolubilità dei due tradizionali attributi di sovranità degli stati e ci fornisce elementi per identificare i contenuti della pace positiva: gli stati “devono rispettare, implementare e promuovere eguaglianza, non discriminazione, giustizia e stato di diritto, libertà dal bisogno e dalla paura quali mezzi per costruire la pace nelle e tra le società”.</p>
<p>L’ampio e corposo preambolo della Dichiarazione esplicita il concetto di pace positiva, riconducendo tutto all’area dei diritti umani e dello stato di diritto. All’inizio del preambolo c’è infatti il richiamo puntuale alla Carta delle Nazioni Unite e alle fonti primarie del diritto internazionale dei diritti umani: Dichiarazione Universale, Patti internazionali rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali nonchè Dichiarazione di Vienna del 1993 e relativo Programma d’Azione. E c’è l’esplicito richiamo ai principi della Carta delle Nazioni Unite riguardanti il divieto dell’uso della forza e l’obbligo di risolvere pacificamente le controversie internazionali.</p>
<p>Il concetto di pace è chiaramente multidimensionale, comprendente anche gli aspetti economici: “pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani sono i tre pilastri del sistema delle Nazioni Unite e le fondamenta della sicurezza collettiva e del benessere, fra loro interconnessi e reciprocamente rafforzantisi”.</p>
<p>Si sottolinea inoltre l’importanza dell’educazione per la pace e i diritti umani, richiamando sia la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’educazione e la formazione ai diritti umani sia la Dichiarazione su una Cultura di pace. All’educazione, come già accennato, è dedicato l’articolo 4 del dispositivo, che fa esplicito riferimento all’obbligo di promuovere le istituzioni nazionali e internationali di educazione per la pace: l’ottica è dunque infrastrutturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6567" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6567" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="logo (2)" width="437" height="110" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 437w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2-300x76.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 437px) 100vw, 437px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Insomma, per capire il senso della Dichiarazione e operare nella direzione della pace positiva, occorre coniugare insieme preambolo e dispositivo e, naturalmente, utilizzare la proposta iniziale del Comitato Consultivo del Consiglio quale utilissimo sussidio prodotto in sede di lavori preparatori. Questa operazione interpretativa offre chiari elementi per definire il sostantivo ‘pace’ nel senso della pace positiva, cioè come dritto umano fondamentale ad un ordine internazionale e sociale in cui tutti i diritti enunciati nella Dichiarazione universale possono essere pienamente realizzati.</p>
<p align="JUSTIFY">Quanto al peso politico dell’ampia maggioranza (34 a favore) con cui è stata approvata la Dichiarazione, si fa notare che ne fanno parte potenze del calibro della Cina, dell’India e della Federazione Russa, la cui popolazione rappresenta i tre quarti della popolazione mondiale. Anche di questo avrebbero dovuto tener conto i paesi occidentali, badando alla sostanza dell’atto più che alla morfologia geopolitica dei sostenitori della Dichiarazione. Il fatto che in questa maggioranza ci siano paesi i cui governi non brillano per  il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto, mette in risalto la scarsa intelligenza politica e la cattiva coscienza di quei governi che professano fedeltà a valori universali e allo stesso tempo primeggiano nel produrre ed esportare armi e scatenano guerre e interventi armati al di fuori della legalità internazionale. Senza dire che tengono poco conto dell’ampia mobilitazione di società civile per i diritti umani e la pace, la quale da voce alla coscienza morale dei popoli.</p>
<p align="JUSTIFY">Ora il testo approvato dal Consiglio diritti umani passa all’Assemblea generale e in quella sede vedremo se la maggioranza aumenterà ulteriormente.</p>
<p align="JUSTIFY">Una volta approvata dall’Assemblea generale l’efficacia della Dichiarazione dipenderà dalla diffusione della sua conoscenza e dall’impegno di tutti, a cominciare dagli stati, di riempire di contributi operativi gli scarni articoli del dispositivo. Insomma c’è spazio per lo sviluppo dell’effettività di norme che formalmente sono di soft law, cioè di obbligatorietà leggera (perché ‘raccomandazioni’ e non accordi giuridici in senso stretto), ma che nella sostanza contengono principi di ius cogens, cioè di altissima precettività. In questo contesto, sarà utile interpretare il testo della Dichiarazione avvalendosi anche di quanto contenuto nella originaria bozza del Comitato Consultivo, parte integrante dei valori preparatori.</p>
<p align="JUSTIFY">La mobilitazione di società civile ha avuto rilievo particolare in Spagna e in Italia. In Spagna un’iniziativa importante è stata quella della Società Spagnola per il Diritto Internazionale dei Diritti Umani (SSIHRL), successivamente affiancata da Miguel Bosè e da altri artisti che hanno messo in rete una petizione “Right to Peace Now”[10].</p>
<p align="JUSTIFY">In Italia l’iniziativa è partita dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova e dalla Cattedra Unesco Diritti Umani, Democrazia e Pace presso la stessa Università e si è avvalsa della collaborazione del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. Sia dall’associazione spagnola sia dal Centro universitario di Padova sono state inviate al Consiglio diritti umani e al suo IWG riflessioni e proposte di carattere sostanziale per il testo della Dichiarazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Da segnalare, sempre in Italia, la pubblicazione di un numero speciale in inglese della Rivista Pace Diritti Umani/Peace Human Rights dedicato al Diritto alla pace. Il volume, redatto anche con la collaborazione dell’Amb. Guillermet Fernandez e del suo consigliere giuridico, David Fernandez Puyana, è stato consegnato a tutti i membri del Consiglio diritti umani (<span lang="zxx"><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/pubblicazioni/Pace-diritti-umani-Peace-Human-Rights-2-32013/1094?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://unipd-centrodirittiumani.it/it/pubblicazioni/Pace-diritti-umani-Peace-Human-Rights-2-32013/1094?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span>).</p>
<p align="JUSTIFY">Caratteristica peculiare della mobilitazione in Italia è stata la partecipazione di centinaia di Consigli comunali e provinciali e di 5 Consigli regionali che hanno approvato la mozione preparata dal Centro Diritti Umani e dalla Cattedra Unesco Diritti umani, democrazia e pace dell’Università di Padova e l’hanno direttamente inviata ai membri del Consiglio Diritti Umani.</p>
<p align="JUSTIFY">Da segnalare anche che una delegazione guidata dalla presidenza del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti umani e dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova, si è recata a Ginevra il 23 giugno 2014 per consegnare un dossier contenente le prime cento delibere di Comuni e Province.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 3 luglio 2014 è avvenuto l’incontro al Senato della Repubblica, con ampia partecipazione di Sindaci e rappresentanti di associazioni. Il dossier con le prime cento delibere è stato consegnato al Presidente della Commissione Diritti Umani, Luigi Manconi, e al Presidente del Senato, Pietro Grasso.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa mobilitazione ha avuto specifico rilievo il 19 ottobre 2014 durante la storica Marcia per la pace Perugia-Assisi. E sarà durante la prossima Marcia per la pace in programma domenica 9 ottobre 2016 nel 50° anniversario dell’adozione dei due patti internazionali del 1966 rispettivamente sui diritti civili e politici e si diritti economici, sociali e culturali, che il movimento per la pace e la nonviolenza potrà chiedere all’Italia e agli altri paesi membri dell’Unione europea di esprimersi in Assemblea Generale delle Nazioni Unite a favore del riconoscimento della pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli.</p>
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		<title>Sì definitivo alle nozze e alle adozioni per le coppie omosessuali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 04:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;altro ieri la Francia è diventato ufficialmente il quattordicesimo Paese in cui sono legali le nozze gay e in cui le coppie omosessuali potranno adottare bambini. L&#8217; Assemblea nazionale ha dato il via libero&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/20130423_nozze_gay.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/20130423_nozze_gay.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="172" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;altro<br />
ieri la Francia è diventato ufficialmente il quattordicesimo Paese<br />
in cui sono legali le nozze gay e in cui le coppie omosessuali<br />
potranno adottare bambini.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;<br />
Assemblea nazionale ha dato il via libero definitivo alla legge e<br />
sarà il nuovo articolo 143 del codice civile a disciplinare la<br />
libertà di unirsi nel sacro vincolo tra persone dello stesso genere.<br />
Il Ministro della Giustizia, Christiane Taubira che aveva proposto il<br />
disegno di legge, ha commentato la decisione dell&#8217;Assemblea,<br />
affermando: “E&#8217; un momento storico. Crediamo che le prime nozze<br />
saranno una cosa bella e porteranno un vento di gioia e che coloro i<br />
quali oggi vi si oppongono saranno disorientati quando verranno<br />
sopraffatti dalla felicità dei neosposi e delle famiglie”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I primi<br />
matrimoni saranno celebrati nel mese di giugno. Non sono mancati,<br />
all&#8217;uscita della notizia, manifestazioni di protesta da parte,<br />
soprattutto, dei movimenti cattolici che si sono riversati, di nuovo,<br />
nelle piazze di Parigi. Inoltre, si sono verificati anche casi più<br />
seri di omofobia: tra questi, il presidente socialista<br />
dell&#8217;Assemblea, Claude Bartolone, ha ricevuto una busta contenente<br />
polvere da sparo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E in<br />
Italia?  Il presidente di Arcigay, Flavio Romani, ha affermato che: “<br />
Il sì francese, che stabilisce che gli affetti di gay e lesbiche<br />
hanno lo stesso valore di quelli eterosessuali e rivoluziona<br />
profondamente l&#8217;istituto del matrimonio, è la vittoria di chi crede<br />
che una società migliore è possibile. Il matrimonio fra persone<br />
dello stesso sesso è il trionfo della giustizia sociale e di coloro<br />
che si riconoscono nella democrazia, nella tolleranza,<br />
nell&#8217;uguaglianza. Ora tocca all&#8217;Italia offrire alle persone gay e<br />
lesbiche, che sono i nostri vicini, i nostri colleghi, i nostri amici<br />
e familiari quei diritti umani che da anni sono loro tenacemente<br />
negati. La classe politica italiana ha il dovere civile e morale,<br />
ammesso che un barlume di morale ce l&#8217;abbia, di dare delle risposte a<br />
tutte quelle persone, e parliamo di milioni, che per anni sono state<br />
umiliate, offese, denigrate, escluse dai diritti e la cui libertà è<br />
stata ferocemente repressa”. Mentre a Roma, si è venuto a creare<br />
un sit-in davanti all&#8217;ambasciata di Francia, organizzato dal<br />
movimento giovanile del Pdl, dal Comitato “Giù le mani dalla<br />
famiglia”, da Azione Universitaria, Militia Christi e da Giovine<br />
Italia per “dimostrare agli amici francesi<i><br />
(cattolici) </i>che<br />
non sono soli in questa battaglia perchè vogliamo un&#8217;Europa libera e<br />
per la famiglia vera, quella tradizionale”, queste le parole dei<br />
manifestanti.
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