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	<title>associazione diritti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>100 anni di guerra: dalla Prima Guerra Mondiale ai conflitti contemporanei. Riflettere anche con un film</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2015 05:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1915 – 2015: un secolo di cambiamenti e di trasformazioni. Un secolo di guerre e di deportazioni. Un secolo, quello del &#8216;900, che ha cambiato l&#8217;assetto geopolitico, economico e culturale del mondo. Cadono imperi,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
1915 –<br />
2015: un secolo di cambiamenti e di trasformazioni. Un secolo di<br />
guerre e di deportazioni. Un secolo, quello del &#8216;900, che ha cambiato<br />
l&#8217;assetto geopolitico, economico e culturale del mondo. Cadono imperi,<br />
operano e crollano dittature, si abbattono muri e ideologie, arrivano<br />
la rivoluzione tecnologica e il nucleare. In tutto questo le basi e<br />
le radici dei conflitti contemporanei. E un film, solo un film &#8211;<br />
complice una notte di festività &#8211; riporta al centro i valori<br />
positivi di un&#8217;umanità confusa e belligerante.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Joyeux<br />
Noel – Una verità dimenticata dalla Storia</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
1914. La<br />
Grande Guerra è iniziata da qualche mese: francesi e tedeschi si<br />
combattono con assalti, colpi di baionetta e bombardamenti. Si lotta<br />
ad Artois dove le trincee sono scavate talmente in fretta che si<br />
trovano una accanto all&#8217;altra e i soldati di entrambe le fazioni<br />
potrebbero quasi arrivare a parlarsi. In quei corridoi e cunicoli<br />
tutti cercano di sopravvivere, di salvarsi la pelle e di tenere alto<br />
lo spirito.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
francesi sono supportati da una squadra di scozzesi, con a capo un<br />
parroco anglicano &#8211; il reverendo Palmer &#8211; che tenta di scaldare gli<br />
animi, nel gelido inverno che avvolge stanchezza e paure, con il<br />
suono delle cornamuse e dei canti popolari; il tenente Audebert si<br />
scontra con suo padre &#8211; uno dei generali convinti che il conflitto si<br />
risolverà in breve tempo &#8211; e pensa con nostalgia alla famiglia<br />
lontana, alla moglie che porta in grembo il loro bambino. Francesi,<br />
tedeschi e scozzesi indossano divise diverse, ma combattono una<br />
guerra che non sentono loro e che, probabilmente, nemmeno capiscono.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
avvicina, intanto, la notte di Natale: l&#8217;Imperatore Guglielmo II fa<br />
recapitare &#8211; in quello squallore che sa di solitudine, di ferite e di<br />
morte &#8211; alcuni piccoli abeti perchè dice: “ Natale è pur sempre<br />
Natale”. Ed è il preludio di un miracolo: Nikolaus &#8211; un tenore<br />
tedesco, accompagnato dalla moglie soprano, la danese Anna Sorensen &#8211;<br />
incomincia a intonare un  canto: è come se ogni singola nota del<br />
celebre brano “Stille Nacht” facesse accendere una piccola luce<br />
sugli alberelli natalizi, una luce che si fa simbolo di tregua e di<br />
speranza, anche solo per un breve attimo. Al canto dei tedeschi,<br />
infatti risponde &#8211; prima in maniera sommessa poi sempre più decisa &#8211;<br />
la melodia dell&#8217; ”Adestre Fideles” da parte dei francesi e un<br />
appaluso finale scioglie i cuori commossi. Il parroco scozzese si<br />
prepara a celebrare la Santa Messa che sarà seguita da tutti i<br />
soldati; questi si scambiano lettere, confidenze e strette di mano,<br />
superando i confini delle rispettive trincee e l&#8217;odio imposto<br />
dall&#8217;alto. Si riconoscono, tutti, in un unico destino, come esseri<br />
umani, coinvolti loro malgrado in una situazione &#8211; la Guerra &#8211;<br />
inconcepibile e crudele. E quella guerra &#8211; come purtroppo molte altre<br />
a seguire – riprenderà il suo corso al primo bagliore dell&#8217;alba e<br />
non si esaurirà in poco tempo e con poche vittime. Ma almeno per una<br />
notte, la nascita di Gesù sospende la violenza e dà all&#8217;umanità,<br />
alla compassione e alla fratellanza la sua benedizione, benedizione<br />
che si rinnova di anno in anno e di cui ancora oggi si sente tanto la<br />
necessità.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Può<br />
sembrare incredibile, ma la vicenda raccontata in <i>Joyeux<br />
Noel – Una verità dimenticata dalla Storia </i>è<br />
accaduta realmente. Il regista &#8211; Christian Carion che ha già dato<br />
prova di saper tratteggiare racconti cinematografici con riflessioni<br />
intimistiche in <i>Una<br />
rondine non fa primavera</i><br />
&#8211; nasce in Francia, proprio in uno dei dipartimenti occupati dai<br />
tedeschi e gioca con i bossoli delle armi trovati nei campi. Quei<br />
bossoli destano la sua curiosità tanto che, da grande, approfondisce<br />
lo studio sulla Prima Guerra Mondiale per scoprire che la “piccola<br />
pace” è avvenuta davvero, che i soldati hanno davvero cantato<br />
insieme e pianto sulla struggente musica dell&#8217;”Ave Maria” e che<br />
davvero hanno anche giocato una partita di calcio, non per sfida, ma<br />
per il pure e semplice bisogno di recuperare un po&#8217; di allegria.<br />
Tutto questo è ben testimoniato da verbali, documenti e fotografie<br />
dell&#8217;epoca; è perfino confermato un episodio in cui un gatto viene<br />
arrestato e giustiziato da un gruppo di belligeranti con l&#8217;accusa di<br />
spionaggio!</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
pellicola di Carion è stata candidata agli Oscar 2006 come Miglor<br />
Film straniero e presentata, riduttivamente, fuori concorso alla 58ma<br />
edizione del Festival di Cannes. <i>Joyeaux<br />
Noel </i>descrive<br />
microstorie della quotidianità in trincea con intelligenza e<br />
partecipazione, ma senza retorica: i nomi dati dai commilitoni alle<br />
vie dei cunicoli per sentirsi a casa; una piccola sveglia caricata<br />
tutti i giorni per non dimenticare le vecchie abitudini; il suono<br />
della fisarmonica. Piccoli gesti per ritualizzare le giornate e per<br />
riconfermare l&#8217;esistenza; per farsi coraggio e per continuare a<br />
credere che ci sia un “perchè”, anche dopo aver sepolto un<br />
compagno che, nella condivisione del caos e dell&#8217;orrore di un<br />
conflitto, diventa un amico o un fratello, una parte di sé. Dietro a<br />
ogni sguardo c&#8217;è una vita, c&#8217;è una storia che potrà continuare se<br />
non verrà stroncata da una mano nemica. Ma esiste davvero un nemico?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
narrazione inizia con la visione dello spettatore che coincide, in<br />
soggettiva, con quella di un soldato: si vede il profilo della<br />
trincea e, da una parte e dall&#8217;altra, si avverte lo sguardo attento e<br />
pronto dei cecchini. Ma, in seguito, il punto di vista del regista e<br />
del pubblico cambia per dimostrare &#8211; come in <i>Orizzonti<br />
di gloria</i><br />
o in un altro bel racconto cinematografico che parla della guerra, <i>El<br />
Alamein</i><br />
– che, in fonso, il nemico vero e in carne ed ossa non c&#8217;è. Si<br />
tratta di un&#8217;ossessione, di un&#8217;eterna paura o forse di un bisogno<br />
insito nella natura umana: il bisogno di rivalsa per confermare le<br />
proprie capacità, il bisogno di esercitare la forza su chi è<br />
considerato più debole per affermare la propria superiorità.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
&#8211; in quel lontano 1914 &#8211; è bastato un canto, è bastata l&#8217;armonia,<br />
universalmente riconosciuta, di un “Ave Maria” per livellare gli<br />
odii incosapevoli e i soprusi senza senso e per far emergere la<br />
sofferenza, la nostalgia e la fragilità che appartengono a tutte le<br />
persone. Non è un caso che, in questo mondo tutto al maschile, vi<br />
sia solo un personaggio femminile: una donna che sa cantare, una<br />
moglie che sa amare, forse una futura madre che sicuramente saprà<br />
insegnare ai propri figli il valore della pace, della solidarietà.<br />
Forse gli sceneggiatori si sono rifatti proprio al messaggio di<br />
Cristo che si è fatto uomo e alla Madonna che accetta di condividere<br />
con lui, e con tutti, un destino di dolore e di resurrezione, un<br />
insegnamento di amore e di resposabilità.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
film antimilitarista che alcuni hanno definito un “po&#8217; antico”;<br />
ben venga tale definizione se “antico” significa girato con cura<br />
e in maniera classica. Carion presenta e descrive i personaggi,<br />
delineandone i caratteri e le pieghe dell&#8217; anima, cucendo , con un<br />
montaggio fluido ed elegante, le piccole vicende particolari e<br />
creando, così, un mosaico universale, valido anche nel nostro<br />
Presente, tanto caratterizzato da altre battaglie, lotte e atrocità;<br />
accompagna lo spettatore fin dentro le trincee per inserirlo nei<br />
meccanismi complessi e assurdi della guerra, di qualsiasi guerra;<br />
entra, con sensibilità, nelle singole storie dei “suoi” soldati<br />
e giudica con severità la grande Storia che macina giovani vite e<br />
alimenta illusioni di potere. Il pensiero dell&#8217;autore è espresso<br />
chiaramente nella sequenza in cui, mentre il tenore avanza tenendo in<br />
mano uno dei piccoli abeti di Natale donati dal Kaiser, la cinepresa<br />
mostra, dall&#8217;alto, il campo di battaglia: una terra di nessuno,<br />
punteggiata dai colpi delle granate e dai corpi esangui.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
citato in precedenza il capolavoro di Stanley Kubrick: chi, infatti,<br />
può dimenticare il canto finale mescolato alle lacrime in <i>Orizzonti<br />
di gloria</i>?<br />
In <i>Joyeux Noel </i>la<br />
musica è essa stessa protagonista: anche qui consola gli animi<br />
feriti e la psiche debilitata dei soldati; riempie i vuoti affettivi<br />
e gli smarrimenti emotivi; narra le passioni e i dolori; ricorda agli<br />
uomini le proprie derive morali.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
riflessione, quella proposta dal film di Christian Carion che, come<br />
accennato in precedenza, può essere utile anche e soprattutto alla<br />
luce di ciò che sta accadendo oggi, tra mondo occidentale e mondo<br />
mediorientale, tra confessioni cristiane e confessioni islamiche, tra<br />
autoctoni e stranieri: la sete di potere, di rivalsa culturale,<br />
religiosa o politica, acceca e fa dimenticare che gli uomini sono<br />
tutti uguali perchè ognuno ha cuore e testa, affetti e pensieri,<br />
istinti e ragione, ma in particolare, tutti prima o poi, siamo<br />
destinati alla stessa fine. Questa finitezza della nostra condizione<br />
dovrebbe far riflettere sulla bellezza della vita e sul rispetto per<br />
ogni singola esistenza. Ecco perchè consigliamo questo film a grandi<br />
e ai giovani che sono la speranza per il futuro: la gioventù di<br />
molti è tutelata dalle certezze economiche e dalla sicurezza<br />
familiare e sociale, ma per molti altri non è così. Chi vive, ogni<br />
giorno, in uno stato di guerra sa cosa vuol dire vivere nella paura,<br />
nella miseria, nell&#8217;orrore.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
“piccola pace”, allora, è un evento eccezionale all&#8217;interno di<br />
un conflitto che dovrebbe essere altrettanto straordinario e forse<br />
solo una preghiera &#8211; recitata o cantata in qualsiasi lingua (anche se<br />
il doppiaggio italiano appiattisce le diversità!) e di qualunque<br />
confessione religiosa &#8211; può ridare un senso a uno sguardo d&#8217;intesa e<br />
a un abbraccio sentito.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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