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	<title>Associazione21luglio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Bagliori di speranza: la condizione delle comunità rom e sinte in Italia&#8221;</title>
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					<description><![CDATA[<p>ROM, ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO:PRESENTATO OGGI A ROMA IL RAPPORTO ANNUALE “BAGLIORI DI SPERANZA. LA CONDIZIONE DELLE COMUNITA’ ROM E SINTE IN ITALIA”  L’Italia è ancora il “Paese dei campi” per le persone di origine&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17970" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img width="200" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_Naqs-1GBpxwW64xReBrH8ya3zKHhaq6tyUi6tKKjJhvjECplkIOzcPlHZG6MgPry0NHdChix5K5n0Q3oCb8PnvYZTMOaYgnLNQdDbnckumFYX2y1tTQoXn5NtZWRrmwJCP0842v3yQGYmgR9Fb8JadC7w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/KFP1LvSdcy7j.png?u=7xwQLFBtniwQn1M9AtA9RW3YFbAo2nU&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>ROM, ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO:PRESENTATO OGGI A ROMA IL RAPPORTO ANNUALE “BAGLIORI DI SPERANZA. LA CONDIZIONE DELLE COMUNITA’ ROM E SINTE IN ITALIA”</strong> <br><br><strong>L’Italia è ancora il “Paese dei campi” per le persone di origine rom</strong>. Dall’attività di monitoraggio e raccolta dati condotta nel 2024 da Associazione 21 luglio, emerge “l’infelice <strong>primato di nazione europea che dedica maggiori risorse, sia umane che economiche, alla gestione di strutture abitative con un chiaro profilo discriminatorio</strong>”. È questo uno degli elementi al centro del Rapporto annuale dell’Associazione 21 luglio, giunto alla sua nona edizione, dal titolo &#8220;<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBmnf4oGF17tKxNEkW/zqQOcG-xbUA9?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bagliori di speranza. La condizione delle comunità rom e sinte in Italia</a>&#8220;, presentato oggi, mercoledì 9 aprile, al Senato, su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato, in occasione della Settimana per la promozione della cultura romanì e per il contrasto all&#8217;antiziganismo 2025 e all’indomani della Giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti, che si celebra l’8 aprile. Alla conferenza odierna hanno partecipato <strong>Stefania Pucciarelli</strong>, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato, <strong>Mattia Peradotto</strong>, Presidente Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali, <strong>Mauro Palma</strong>, Presidente del Centro di ricerca European Penological Center dell&#8217;Università Roma Tre, <strong>Carlo Stasolla e Veronica Alfonsi</strong>, Associazione 21 luglio, <strong>Tommaso Vitale</strong>, professore di sociologia, Dean della Urban School di Sciences Po, CEE, <strong>Benoni Ambarus</strong>, Vescovo ausiliario della Diocesi di Roma, <strong>Roberta Gaeta</strong>, Consigliera della Regione Campania, con alcune testimonianze di persone abitanti nei campi rom. “Nonostante gli sviluppi degli ultimi anni – si legge nel rapporto &#8211; sia dal punto di vista politico che di autonoma spinta alla fuoriuscita degli stessi abitanti, e tendano verso il tramonto della stagione degli insediamenti monoetnici, l&#8217;Italia stenta a distaccarsi in modo unanime e deciso dalle politiche abitative segregative che hanno caratterizzato gli ultimi quarant’anni”.Attraverso il portale <strong><a href="http://www.ilpaesedeicampi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ilpaesedeicampi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong> è possibile acquisire in tempo reale dati quantitativi aggiornati sui <strong>106 insediamenti monoetnici formali abitati da persone rom e sinte in Italia</strong>.  <strong>I numeri contano</strong> La questione di quanti siano i rom, dei reali numeri che possano descrivere queste comunità, è cruciale. Soprattutto perché i numeri, quando sovrastimati, creano allarmi e pregiudizi.La Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030 “ha rilevato la presenza di 516 insediamenti sparsi sul territorio italiano. [&#8230;] In totale le persone stimate sono state circa 30.000”. Si registrerebbe dunque un calo significativo di circa 10.000 unità nell’arco di un decennio. Questi dati, tuttavia, secondo il monitoraggio condotto negli anni da Associazione 21 luglio, al fine di raccogliere dati aggregati sulle persone residenti negli insediamenti monoetnici delle regioni italiane, non sarebbero esatti. Secondo il rapporto annuale, “Il numero delle persone presenti all’interno degli insediamenti sarebbe inferiore. Sovrastimare i numeri, in maniera più o meno consapevole, potrebbe portare sicuramente a evidenziare il problema, a stimolare l&#8217;attenzione delle istituzioni governative, a garantire finanziamenti per progetti nel settore sociale, soprattutto nel breve termine”. Ma “questa pratica porta un danno nel lungo periodo per coloro che vivono direttamente il problema”, perché “rafforza lo <strong>stigma sociale</strong>, alimenta paure collettive, fornisce legittimità a dichiarazioni di &#8220;stato di emergenza&#8221; e politiche speciali oltre a favorire comportamenti discriminatori”, si legge ancora nel rapporto presentato oggi al Senato. In realtà, <strong>sono </strong>dunque<strong> 11.100 circa i rom e sinti stimati che vivono in insediamenti monoetnici, pari allo 0,02% della popolazione italiana. </strong>Ad oggi sono 21 le comunità rappresentate in Italia. Attualmente, si registra una diminuzione complessiva del 53% delle persone di etnia rom presenti in Italia, corrispondente a una riduzione di circa 14.900 presenze rispetto al 2016.Qualora fosse comunque ritenuta valida la stima al rialzo del Consiglio d’Europa sul numero complessivo dei rom e sinti in Italia (180.000 unità), è possibile sostenere che di essi solo il 6% viva in emergenza abitativa.10.580 circa sarebbero infatti i rom e sinti presenti negli insediamenti formali (baraccopoli e macroaree). Nelle 64 macroaree vivono 4.931 sinti; nelle 38 baraccopoli vivono 5.649 rom.102 sono gli insediamenti formali all’aperto (baraccopoli e macroaree) in Italia, presenti in 75 comuni e in 13 regioni. 2.000 circa sono i rom stimati presenti nelle baraccopoli informali.Le più grandi baraccopoli formali sono concentrate nella Città Metropolitana di Napoli e a Roma. Napoli è la città nella quale è presente la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa. In Italia esistono poi 2 centri di accoglienza riservati esclusivamente a persone rom nei Comuni di Latina e Napoli dove si accolgono in totale 150 persone rom.La più grande area di edilizia residenziale pubblica monoetnica si trova in Calabria, nel Comune di Gioia Tauro.<br><br><br><br><br><strong>L’aspettativa di vita di quanti presenti in baraccopoli è di almeno dieci anni inferiore a quella della popolazione italiana. Il 55% dei residenti ha meno di 18 anni.</strong> Dei rom e sinti presenti negli insediamenti istituzionali si stima che <strong>circa il 65% abbia la cittadinanza italiana. </strong>Sono meno di 1.000 i cittadini rom in emergenza abitativa a forte rischio apolidia in Italia. I dati evidenziano inoltre come il superamento del “sistema campi” sia ormai un processo irreversibile. Da un lato, “si assiste a un crescente desiderio delle nuove generazioni di intraprendere percorsi di uscita autonoma, accompagnato dall&#8217;abbandono e dal degrado dei principali mega insediamenti, che spinge le famiglie a cercare soluzioni abitative alternative. Dall’altro sempre più amministrazioni comunali e regionali, riconoscendo il fallimento del “sistema campi” – un residuo cieco di un modello di “accoglienza” che, con costi economici e sociali rilevanti, non accoglie né integra, ma segrega – stanno investendo risorse e attuando politiche orientate al superamento del sistema e all’inclusione”.Ampio spazio del report è dedicato ai singoli casi e città, da Nord a Sud, e si conferma, come detto, la “grave condizione di precarietà estrema che interessa le comunità rom presenti all’interno della Città Metropolitana di Napoli”.Gli ultimi due capitoli del testo sono dedicati in modo specifico allo stato dell’arte rispetto al superamento dei campi, con un’analisi di ogni territorio in cui si sta affermando questa realtà, e ai discorsi d’odio e agli episodi di discriminazione contro le persone di etnia rom, con una panoramica dei processi in corso. &#8220;Come quasi mezzo secolo fa, con la Legge Basaglia, si iniziava il processo di superamento della realtà manicomiale, così oggi è in atto in Italia il processo di superamento di un&#8217;altra istituzione totale, quella dei campi rom – ha dichiarato <strong>Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio</strong> -. Nel 2010 erano 40.000 le persone concentrate al loro interno: oggi ne restano poco più di 10.000. Questo dato, mostra che, anche grazie all&#8217;instancabile lavoro di Associazione 21 luglio, è possibile ipotizzare che nei prossimi anni la triste stagione del sistema campi volga al tramonto. Su questo siamo e resteremo in prima fila perché sicuramente un Paese senza ghetti etnici sarà un Paese migliore”.<br><br><a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13EwU1zQOVDidhLXKm/lvACFS2qzvZO?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Il report integrale è disponibile a questo link.</strong></a><br> <br></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-1024x768.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17971" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-1024x768.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-300x225.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-768x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-1536x1152.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio sulla condizione dei rom in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 09:14:50 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="845" height="321" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17589" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 845w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/rom-300x114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/rom-768x292.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 845px) 100vw, 845px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Presentato lo scorso 9 aprile presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio che fotografa la condizione delle comunità rom e sinte in Italia. L’evento è stato organizzato su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato e ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali di diverse città italiane.</p>



<p><strong>Baraccopoli di comunità rom in Italia</strong></p>



<p>In Italia sono presenti diverse forme di alloggio che mirano ad accogliere nuclei familiari rom e sinti individuati su base etnica. Nella maggior parte dei casi, tali soluzioni non rispettano i criteri di adeguatezza stabiliti dagli standard internazionali per il diritto a una sistemazione idonea, mostrando spesso la reiterazione di un carattere segregante e discriminatorio.</p>



<p>Gli&nbsp;<strong>insediamenti formali</strong>&nbsp;consistono in aree create e, solitamente, gestite dalle istituzioni comunali con l’obiettivo di favorire l’accoglienza basata su criteri etnici. Tra questi è possibile registrare anche i cosiddetti&nbsp;<strong>insediamenti semiformali o “tollerati”</strong>, con i quali si intendono quelle aree situate su suolo pubblico, riconosciute in passato come formali, che a causa della progressiva assenza di servizi sono scivolate nella semi-formalità e di conseguenza inserite nella categoria degli insediamenti “tollerati”.</p>



<p>Gli&nbsp;<strong>insediamenti informali</strong>, che si trovano principalmente nelle periferie delle grandi città italiane, si contraddistinguono per l’utilizzo di tende o abitazioni auto-costruite, spesso immerse nella vegetazione o in zone remote e di difficile accesso.</p>



<p>In Italia sono circa&nbsp;<strong>15.800 i rom&nbsp;</strong>e sinti che vivono nelle baraccopoli formali e informali, pari allo&nbsp;<strong>0,03%</strong>&nbsp;della popolazione italiana. Circa&nbsp;<strong>13.300 abitano nelle 119 baraccopoli istituzionali, presenti in 75 comuni e in 13 regioni</strong>. Nelle baraccopoli informali sono stimati circa&nbsp;<strong>2.500 rom</strong>&nbsp;(per ulteriori info: www.ilpaesedeicampi.com).?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>L’aspettativa di vita di quanti presenti in insediamenti monoetnici all’aperto è di almeno 10 anni inferiore a quella della popolazione italiana. Il 55% dei residenti ha meno di 18 anni e sono circa 1.000 i cittadini rom a forte rischio apolidia in Italia.</p>



<p>Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti la quasi totalità delle persone presenti risulta essere di origine rumena, mentre dei rom e sinti presenti nelle baraccopoli istituzionali si stima che circa il 62% abbia la cittadinanza italiana.</p>



<p>Il numero di rom e sinti presenti negli insediamenti formali e informali è in costante calo dal 2016, anno del primo rilevamento di Associazione 21 luglio, con&nbsp;<strong>un decremento totale ad oggi del 44%, ovvero 12.200 persone in meno.</strong></p>



<p><strong>L’Area Metropolitana di Napoli</strong>&nbsp;è quella nella quale è presente la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa e la città di Napoli registra le più grandi baraccopoli informali d’Italia. La città con il maggior numero di baraccopoli istituzionali è invece la città di Roma.</p>



<p>Le principali&nbsp;<strong>aree residenziali monoetniche</strong>&nbsp;sono registrate nella&nbsp;<strong>Regione Calabria</strong>, nello specifico nei comuni di Cosenza e Gioia Tauro.</p>



<p>In Italia esistono 3&nbsp;<strong>centri di accoglienza</strong>&nbsp;riservati esclusivamente a persone rom. Sono i Centri di Raccolta Rom, presenti nei comuni di Brescia, Latina e Napoli e accolgono un totale di 330 persone riconosciute come rom.</p>



<p>Oltre agli insediamenti fin qui riportati, si registrano anche&nbsp;<strong>insediamenti privati</strong>, terreni di proprietà, spesso ad uso agricolo, nei quali numerose famiglie rom e sinte hanno scelto di stabilirsi nel corso degli anni.</p>



<p>Nelle grandi città metropolitane si possono riscontrare, in forma sempre più diffusa, situazioni in cui nuclei familiari rom di nazionalità rumena ed ex jugoslava, colpiti da sgomberi forzati, trovano rifugio occupando ex fabbriche, capannoni industriali abbandonati o alloggi destinati all’edilizia residenziale pubblica.</p>



<p><strong>La Strategia Nazionale 2021-2030</strong></p>



<p>La Strategia Nazionale di uguaglianza, di inclusione e di partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030 è stata adottata con decreto direttoriale del 23.05.2022 e ha sollevato numerose critiche da parte sia della&nbsp;<strong>Commissione Europea</strong>&nbsp;che dalla&nbsp;<strong>società civile</strong>. La prima ha espresso critiche che riguardano anzitutto l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, che risulterebbe mancante dell’autorità necessaria per adempiere con un ruolo adeguato al coordinamento e al monitoraggio delle azioni previste nella Strategia Nazionale 2021-2030.</p>



<p>Anche il “Rapporto di monitoraggio della società civile sulla qualità del quadro strategico nazionale per l’uguaglianza, l’inclusione e la partecipazione dei rom in Italia” ha posto in evidenza, attraverso un’accurata analisi critica, gli specifici punti di debolezza della Strategia Nazionale 2021-2030, legati principalmente a&nbsp;<strong>una Strategia non vincolante che non prevede sanzioni a quelle Amministrazioni che violano apertamente i suoi princìpi</strong>.</p>



<p><strong>La politica dei campi</strong></p>



<p>In Italia fino al 2018 i propositi di superamento dei campi rom si sono tradotti quasi sempre nella loro costruzione e gestione in nome dell’emergenza sociale e di una presunta temporaneità. Dal 2019 sempre più Amministrazioni locali si sono adoperate per avviare e portare a compimento processi di superamento degli insediamenti monoetnici.</p>



<p>Nell’ultimo biennio (2022-2023) le Amministrazioni comunali di&nbsp;<strong>Asti, Lamezia Terme, Prato, Collegno e Roma</strong>&nbsp;si sono impegnate in azioni volte al superamento degli insediamenti presenti sui rispettivi territori.</p>



<p>Da segnalare, come esperienza virtuosa, quella del&nbsp;<strong>Comune di Collegno</strong>, che nell’estate 2023 ha definitivamente superato l’insediamento presente in Strada della Berlia abitato dal 1997 da una comunità rom proveniente dall’ex Jugoslavia. Tutti gli abitanti sono stati ricollocati in abitazioni convenzionali. Anche l’Amministrazione di&nbsp;<strong>Roma Capitale</strong>, nell’estate 2023, ha approvato il “Piano d’azione cittadino” per il superamento di 6 “villaggi attrezzati” della Capitale in cui sono attualmente presenti più di 2.000 persone.</p>



<p><strong>Il commento di Associazione 21 luglio</strong></p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio si registra una&nbsp;<strong>marcata consapevolezza</strong>&nbsp;da parte di Amministrazioni comunali di diversi colori politici sulla necessità di superare definitivamente i dispositivi architettonici monoetnici denominati impropriamente “campi nomadi” realizzati a partire dagli anni ’80.</p>



<p>Dal 2021 Associazione 21 luglio lavora a sostegno delle Amministrazioni comunali interessate dalla presenza di comunità rom e sinte in condizione di segregazione ed emergenza abitativa proponendo il&nbsp;<strong>modello MA.REA. (MAppare e REAlizzare comunità),</strong>&nbsp;dal carattere fortemente innovativo e con un approccio partecipativo, già fatto proprio da alcune Amministrazioni.</p>



<p>«Il&nbsp;<strong>momento è storico</strong>&nbsp;– afferma Carlo Stasolla di Associazione 21 luglio –&nbsp;<strong>e particolarmente favorevole</strong>&nbsp;per le 75 Amministrazioni comunali che governano i territori su cui insistono i 119 insediamenti monoetnici, affinché possano<strong>, con coraggio e determinazione</strong>, avviare processi di superamento, per cancellare in forma definitiva quella “vergogna sociale” che fa sì che l’Italia dall’anno 2000 venga considerata nel panorama europeo come il “Paese dei campi”».</p>



<p>È possibile scaricare scaricare il Rapporto Annuale di Associazione 21 luglio ETS “Vie di uscita –<em>&nbsp;La condizione delle comunità rom e sinte in Italia</em>” cliccando&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2024/04/Rapporto-intero-con-ISBN.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">QUI</a></p>
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		<title>Prima indagine nazionale sulla condizione giuridica dei rom originari dell’ex Jugoslavia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 07:35:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione 21 luglio: «Si colma finalmente un gap conoscitivo. La conoscenza dei numeri indispensabile per politiche mirate». Con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, iniziata con la morte di Tito nel 1980 e la guerra civile&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><br>Associazione 21 luglio: «Si colma finalmente un gap conoscitivo. La conoscenza dei numeri indispensabile per politiche mirate».</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="739" height="499" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15092" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 739w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /></figure>



<p></p>



<p>Con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, iniziata con la morte di Tito nel 1980 e la guerra civile che ne è scaturita, migliaia di cittadini sono scappati dal loro Paese di origine per trovare riparo nelle periferie delle metropoli italiane. Si stima che negli anni Ottanta e Novanta siano stati almeno<strong> 40mila i cittadini di origine rom in fuga dal conflitto balcanico</strong> e stanziatisi inizialmente all’interno di tende o di roulotte prima che venissero costruiti i cosiddetti campi rom dove concentrare persone considerate erroneamente di cultura “nomade”.</p>



<p>Negli ultimi 30 anni la condizione giuridica di molti di loro non è mai stata sanata. La cancellazione anagrafica disposta dal Paese di provenienza e l’impossibilità ad ottenere un permesso di soggiorno italiano li ha fatti piombare in una sorta di limbo giuridico che si è tradotto per molti in una condizione di apolidia&nbsp;<em>de facto</em>&nbsp;senza alcun tipo di riconoscimento. Persone senza diritti perché inesistenti per lo Stato italiano e le amministrazioni locali.</p>



<p><strong>Quanti sono oggi i cittadini rom a rischio apolidia presenti negli insediamenti italiani?</strong>&nbsp;Sino ad oggi svariati sono stati i numeri stimati. Nel 2008 fu l’ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) a stimare «<strong>almeno 20/25.000 giovani rom soprattutto dell’ex Jugoslavia che non hanno cittadinanza</strong>: non sono stati riconosciuti nei Paesi di origine, parlano solo italiano e romanès e sono senza documenti». Tre anni dopo la Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato ha indicato altre cifre relative alla condizione che «riguarda i minori, figli (e sempre più spesso nipoti) di rom provenienti da quella che fu la Jugoslavia:&nbsp;<strong>si può stimare che si tratti di circa 15.000 giovani</strong>». Tali numeri, non supportati da studi e ricerche, hanno fatto sì che negli anni si promuovessero disegni di legge, si creassero Tavoli di lavoro anche all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si impegnassero fondi per l’implementazione di progettualità su larga scala.</p>



<p>Associazione 21 luglio ha voluto indagare sull’entità del fenomeno e,&nbsp;<strong>con la ricerca ‘Fantasmi urbani’, ha condotto un’analisi meticolosa e puntuale sulla presenza, in Italia, dei cittadini di origine jugoslava a rischio apolidia</strong>. Uno studio i cui risultati marcano una forte differenza rispetto ai dati di riferimento assunti anche dal Governo italiano. L’indagine è partita da un ampio campione rappresentato dal 36,5% del totale di cittadini dell’ex Jugoslavia presenti nei “campi rom” italiani. Per raccogliere i dati sono state incontrate 2.666 persone e visitati 17 insediamenti in 8 Comuni italiani. Alla luce dei risultati emersi, le persone originarie dell’ex Jugoslavia a rischio apolidia, perché prive di passaporto e di permesso di soggiorno,&nbsp;<strong>residenti nei “campi rom” italiani sono circa 860</strong>, un numero ben lontano dalla forbice sino ad ora stimata di 15.000/25.000 unità. Di essi poco meno di&nbsp;<strong>500 dovrebbero essere rappresentati da minori</strong>.</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio&nbsp;<strong>un numero così esiguo, assai lontano dalle cifre passate non fondate su basi scientifiche, ridimensiona il fenomeno e soprattutto consente finalmente l’attivazione di politiche mirate a singoli contesti e specifiche situazioni locali.</strong></p>



<p><a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=536e61e90e&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SCARICA IL RAPPORTO</a></p>
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		<title>Roma: gli abitanti delle baraccopoli alzano la testa: «Basta buttare inutilmente i soldi per noi. Si pensi piuttosto a sbloccare le assegnazioni delle case popolari»</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2021 08:36:41 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="960" height="720" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-4-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-4-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p><br>«<em>Siamo mamme e papà, cittadini romani nati e cresciuti a Roma, la città che amiamo e sentiamo nostra. Malgrado tutto in questa città siamo stati chiamati con i nomi più diversi: slavi, nomadi, zingari, rom. Ma soprattutto siamo stati trattati in maniera differente, perché considerati cittadini diversi, cittadini di serie B, o meglio di serie Z, perché “zingari”. Prima siamo stati chiusi in campi chiusi e recintati, lontano dalla città. Poi, per la nostra inclusione, hanno inventato Uffici Speciali, hanno impegnato grandi somme di denaro, promosso bandi di gara, creato una rete di associazioni dedicate al nostro inserimento abitativo e lavorativo</em>». Inizia così la lettera aperta presentata oggi in piazza del Campidoglio da decine di famiglie che abitano da generazioni nelle baraccopoli romane.</p>



<p>Un appello accorato rivolto alle autorità capitoline. «<em>Oggi</em>&nbsp;– si legge nel messaggio &#8211;&nbsp;<em>chiediamo, per il bene nostro e di questa città:&nbsp;<strong>la chiusura degli Uffici Speciali. Sono inutili; la fine dell’impegno di milioni di euro per le nostre famiglie. Sono soldi buttati; la scelta di non promuovere più bandi per la nostra inclusione. Sono inefficaci</strong></em>». Parole rivolte anche alla cittadinanza tutta: «Sono proprio queste azioni speciali a farci ritenere cittadini diversi e a farci detestare da una parte della città che non comprende perché a noi deve essere riservato un trattamento diverso».</p>



<p>Le famiglie convenute in piazza del Campidoglio hanno compiuto tutte la stessa scelta:&nbsp;<strong>hanno presentato domanda per un alloggio dell’edilizia residenziale pubblica</strong>, «come qualsiasi altro cittadino romano, senza trattamenti speciali e senza corsie preferenziali». E per questo, a nome loro e degli altri cittadini romani, chiedono una sola cosa: riprendere il processo mdi assegnazione delle case popolari che nella capitale da quasi un anno risulta inspiegabilmente paralizzato.</p>



<p>«<em>Vogliamo uscire dai ghetti che le passate Amministrazioni hanno costruito e mantenuto – conclude la missiva &#8211; vogliamo sentirci parte di questa città, offrire il nostro contributo per la sua crescita e sviluppo. Roma è la nostra città. Una città che amiamo e nella quale vogliamo continuare a vivere e costruire il futuro nostro e dei nostri figli. Ma da soli non possiamo farlo e per questo domandiamo un segno di disponibilità e di apertura da parte della città e delle autorità chiamate a governarla</em>». Al termine della manifestazione, una delegazione dei partecipanti è stata ricevuta in Campidoglio dalla segreteria del presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito.</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio, che ha accompagnato e sostenuto i manifestanti, quello di oggi rappresenta un&nbsp;<strong>segnale straordinario</strong>, un passaggio di discontinuità rispetto al passato. «Il fallimento del Piano rom – ha commentato Carlo Stasolla – è certificato dalle stesse persone che avrebbero dovuto beneficiarne. Sono loro stessi a chiedere quanto da tempo sosteniamo anche noi: la fine di “politiche speciali”, fatte di bandi costosi e azioni senza senso e un’inclusione rafforzata da strumenti ordinari, quelli a portata di ogni cittadino e che l’attuale Amministrazione non sembra in grado di far funzionare adeguatamente. Siamo al fianco di queste famiglie e con loro condurremmo un’azione che è anzitutto una battaglia di civiltà a vantaggio di tutti».</p>
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		<title>I diritti dei rom. Carlo Stasolla, presidente Associazione 21 luglio</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2020 07:29:06 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="690" height="362" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/rom-690x362-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14318" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/rom-690x362-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 690w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/rom-690x362-1-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /></figure></div>



<p>Bisogna abbattere i <em>pregiudizi</em>, anche quando si tratta dell&#8217;etnia rom. Uno Stato di diritto <strong>include </strong>e non ghettizza. Una <em>società </em>civile lo è se non si basa solo sugli <em>stereotipi</em>. Di questo e di molto altro ci parla <strong>CARLO STASOLLA</strong>, presidente dell&#8217;<em>Associazione 21 luglio</em> nel suo webinar che trovate anche sul canale Youtube di Associazione Per i Diritti umani insieme a tutti quelli che hanno fatto parte della rassegna &#8220;Perchè occuparsi di <strong>diritti umani</strong>. Oggi più che mai&#8221;.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ringrazia tutti i cari ospiti e coloro che ci <strong>seguono </strong>e vorranno iniziare a farlo!</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="La discriminazione della comunità rom, in tempi di pandemia (e non solo)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/3LPW0oXbbsw?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>
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		<title>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia.»</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 08:27:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia. Tra gli amministratori locali va maturando l’urgenza di un superamento degli insediamenti mentre a Roma spetta&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia. Tra gli amministratori locali va maturando l’urgenza di un superamento degli insediamenti mentre a Roma spetta la maglia nera»</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="586" height="321" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 586w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 586px) 100vw, 586px" /></figure></div>



<p><strong>Roma, 17 giugno 2020</strong>&nbsp;–&nbsp;&nbsp; L’Italia è l’unico Paese in Europa ad aver creato, organizzato e consolidato negli ultimi 40 anni un sistema abitativo parallelo per comunità considerate di etnia rom che assume forma architettonica in quello che viene denominato impropriamente “campo nomadi” o “campo rom”. Alla luce di tale specificità&nbsp;<strong>da 5 anni Associazione 21 luglio presenta un Rapporto Annale che fotografa la condizione delle comunità rom</strong>&nbsp;presenti negli insediamenti formali e informali, la prassi politica e il rapporto che intercorre tra il “sistema campi” e il resto della società. Il Rapporto 2019 ha come titolo&nbsp;<strong>“Periferie lontane – Comunità rom negli insediamenti formali e informali in Italia</strong>” ed offre uno spaccato della situazione in Italia e nella città di Roma.</p>



<p><strong>Dati e numeri in Italia: la fotografia di un calo</strong></p>



<p>Dai 28.000 del 2017 ai 25.000 del 2018,&nbsp;<strong>sino ad arrivare, nel 2019 a 20.000</strong>. Sono questi i numeri dei rom che vivono in Italia nelle baraccopoli formali e informali. Di essi il 63%, pari a 12.700 unità, vivono in 119 baraccopoli istituzionali presenti il 68 Comuni italiani. L’anno precedente gli insediamenti mappati erano stati 127 in 74 Comuni. In tali aree il 47% dei residenti negli insediamenti formali ha la nazionalità italiana; il 42% è originario dell’ex Jugoslavia mentre, per il resto, si tratta di cittadini comunitari. Nel totale il 55% ha meno di 18 anni.&nbsp;<strong>Roma, con i suoi 15 “campi” formali è la città che più di tutte ha investito, negli ultimi anni, per la progettazione e gestione di tali insediamenti.</strong></p>



<p>Circa<strong>&nbsp;7.300, tutti cittadini comunitari</strong>, sono invece i rom che vivono in insediamenti informali e censiti nel 2019. I più grandi sono concentrati nella Regione Campania e al loro interno l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto a quella della popolazione italiana.</p>



<p><strong>Politiche verso il superamento degli insediamenti formali</strong></p>



<p>Prosegue nel 2019 il trend, già registrato l’anno precedente, verso il superamento degli insediamenti formali. Sempre più&nbsp;<strong>amministrazioni locali</strong>, al di là del colore politico,&nbsp;<strong>mostrano segni di consapevolezza sull’importanza di porre fine a questi spazi di segregazione su base etnica</strong>&nbsp;attraverso percorsi di inclusione. Spicca nel 2019 il superamento degli insediamenti di La Favorita (Palermo), via delle Bonifiche (Ferrara), via Madonna del Piano (Sesto Fiorentino), dove Amministrazioni di opposte appartenenza politiche si sono adoperate per il trasferimento di famiglie dai cosiddetti “campi rom” in abitazioni convenzionali.</p>



<p>In altri casi la chiusura dell’insediamento, come per il “campo” dell’Oratorio (Pisa), è coinciso con il semplice trasferimento delle famiglie verso altre aree non appropriate sotto il profilo abitativo.</p>



<p><strong>Secondo le previsioni delle amministrazioni locali saranno almeno 11, nel 2020</strong>, gli insediamenti formali che verranno superati secondo i principi della “Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom”.</p>



<p><strong>Sgomberi forzati</strong></p>



<p>La pratica degli sgomberi forzati, mai risolutiva, dispendiosa e lesiva dei diritti umani, continua ad essere quella fatta propria da numerose Amministrazioni anche nel 2019. Si è assistito tuttavia ad un calo del numero totale degli sgomberi forzati rispetto alle precedenti annualità. Dai 250 sgomberi del 2016, si è passati ai 230 del 2017, ai 195 del 2018 e ai&nbsp;<strong>145 del 2019</strong>&nbsp;con un calo, rispetto all’anno precedente del 26%.</p>



<p>Tale calo numerico va interpretato da una parte come una diminuzione delle famiglie presenti insediamenti informali; dall’altro con l’introduzione dell’odiosa pratica degli “<strong>sgomberi indotti</strong>”, causati dalle pressioni esercitate dalle Forze dell’Ordine nei confronti degli abitanti delle baraccopoli che, raggiunto un forte livello di esasperazione, optano per l’allontanamento volontario.</p>



<p><strong>Discorsi d’odio</strong></p>



<p>Nel 2019 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di 102 episodi di discorsi d’odio nei confronti dei rom di cui&nbsp;<strong>39 sono stati classificati di gravità media-alta</strong>. La media giornaliera che si ricava è di circa 2 episodi a settimana. Rispetto al 2018 il dato complessivo rivela, rispetto al 2018, un decremento del 18%. Tale diminuzione potrebbe derivare dalla maggiore attenzione del discorso politico e mediatico nei confronti dei flussi migratori in entrata. Si segnala inoltre il mutato linguaggio di alcuni attori politici e pubblici nazionali e locali che ormai hanno quasi abbandonato il ricorso a dichiarazioni manifestamente discriminatorio e incitante all’odio prediligendo invece un utilizzo di affermazioni stereotipate, collocandosi così al riparo da eventuali sanzioni.</p>



<p><strong>La maglia nera alla città di Roma</strong></p>



<p>Quasi un terzo delle persone rom in emergenza abitativa presenti in Italia, risiedono negli insediamenti formali e informali della città di Roma. Nella Capitale&nbsp;<strong>nei 6 “villaggi attrezzati” risultano vivere 2.600 persone, di cui 1.250 minori</strong>. Nei&nbsp;<strong>10 “campi tollerati” vivono invece 880 persone</strong>, mentre&nbsp;<strong>2.000 sono quelli censite nel 2019 dalla Prefettura di Roma nei 338 micro-insediamenti</strong>. Nell’unica occupazione monoetnica della città di Roma vivono da circa 4 anni, 600 rom di cittadinanza rumena.<br>A fronte di fallimentari pratiche di superamento degli insediamenti – culminate nel 2018 con lo sgombero del Camping River – l’azione privilegiata scelta dall’Amministrazione Capitolina appare quella degli sgomberi formati. Nel 2016 erano stati 28 quelli registrati; 33 nel 2017; 40 nel 2018 e 45 nel solo 2019, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente.<br>Anche sul fronte scuola i dati generano preoccupazione. Lontano dall’applicare anche una minima di quanto previsto dal&nbsp;<strong>“Piano rom” della Giunta Raggi</strong>, sono i numeri a dimostrare come l’Amministrazione Capitolina abbia rinunciato a qualsiasi reale azione che favorisca e sostenga l’iscrizione, la frequenza e il successo scolastico dei minori presenti negli insediamenti della Capitale.</p>



<p><strong>Analisi e prospettive</strong></p>



<p>Alla luce degli incoraggianti dati emersi sul territorio nazionale, si legge nel Rapporto, «<strong>bisognerà attendere il 2020 per vedere eventualmente il consolidarsi di un trend</strong>. Certamente in Italia qualcosa sta cambiando e potremmo trovarci di fronte all’inizio di una nuova stagione. Occorre mantenere alta l’attenzione – raccomanda Associazione 21 luglio – maturare un pensiero diverso, liberare le politiche da prassi etnicizzanti, orientare la bussola in direzione dei diritti umani. In molti casi, come si è potuto osservare su diversi territori, per superare le baraccopoli è sufficiente fare uso di quel buonsenso che ogni amministratore dovrebbe coltivare».<br><strong>Sul fronte romano Associazione 21 luglio scrive di un 2019 che «ha lasciato una profonda disillusione nei confronti di un Piano rom che non è mail decollato»</strong>.<br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, «l’Amministrazione Capitolina, testardamente chiusa e isolata nelle sue certezze,</strong> ha lasciato le parole “superamento dei campi” solo nei buoni propositi, per poi vederli sfumare nell’incompetenza che regna sovrana negli uffici capitolini e nella superficialità dei suoi amministratori. Ne è prova il fatto, a titolo esemplificativo, che da 5 anni giace nei cassetti del Consiglio Comunale una proposta di iniziativa popolare sul superamento dei campi rom che ancora deve essere discussa e portata ai voti, segno inequivocabile della barriera che, sul tema “campi rom” la Giunta Capitolina ha consapevolmente costruito attorno a sé al fine da isolarsi da qualsiasi dialogo e confronto».<strong><br><br><a rel="noreferrer noopener" href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=725226f217&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">RAPPORTO ANNUALE 2019</a> </strong></p>



<p><strong>LUNEDI 29 GIUGNO, alle ore 18.30, Associazione Per i Diritti umani sarà in collegamento con CARLO STASOLLA, presidente Associazione 21 luglio. Sul canale Youtube di Associazione Per i Diritti umani. </strong></p>
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		<title>Io resto a casa, loro restano nel campo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 09:03:52 +0000</pubDate>
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<p>Associazione 21 luglio lancia un appello per la condizione nei campi rom ai tempi del coronavirus (e non solo). Noi lo abbiamo firmato e vi chiediamo di fare altrettanto. In calce, trovate l&#8217;analisi approfondita della situazione. Grazie.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="670" height="444" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13763" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></figure></div>



<p></p>



<p>“<strong>Io resto a casa</strong>”, il decreto emanato lo scorso 9 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fronteggiare l’emergenza da contagio Covid-19, ha giustamente imposto regole ferree all’intero Paese obbligando tutti, tra i vari provvedimenti, ad assumere atteggiamenti di responsabilità e ad uscire di casa solo per situazioni emergenziali o motivi di lavoro. A distanza di qualche giorno dall’entrata in vigore delle nuove norme, <strong>Associazione 21 luglio ha svolto un’indagine all’interno delle baraccopoli istituzionali della città di Roma</strong> riservate a famiglie di etnia rom, per capire come le norme contenute nel decreto possono impattare sulla vita di chi abita in emergenza abitativa. Nel rispetto delle restrizioni imposte dal Governo, i dati e le testimonianze sono state raccolte mediante interviste telefoniche svolte tra il 14 e il 17 marzo dai nostri operatori.</p>



<p>In alcune baraccopoli, dopo la pubblicazione del decreto del 9 marzo 2020 si sono intensificati i controlli della Polizia Locale già presente in maniera stabile all’ingresso degli insediamenti.&nbsp;<strong>In alcuni casi gli abitanti avvertono il peso di restrizioni</strong>&nbsp;che impongono l’uscita solo a piedi e dilazionata nel tempo o rispettosa della norma che impone il metro di distanza anche all’interno delle autovetture. In relazione al contagio sono in molti a sentirsi più protetti all’interno dell’insediamento che fuori, durante le uscite si equipaggiano di dispositivi autoprodotti poiché nulla è stato consegnato loro per contrastare il contagio. Non solo,&nbsp;<strong>in nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari</strong>&nbsp;disponibili per la distribuzione del materiale o fornire informazioni. Restano quindi le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente.</p>



<p>Le famiglie presenti nelle baraccopoli della Capitale non hanno più la possibilità di svolgere l’attività lavorativa e, con le risorse disponibili ad oggi, non potranno far fronte ai giorni che verranno: un aspetto se possibile ancora più tragico che ghettizza chi vive ai margini. Anche&nbsp;<strong>la solidarietà in tempi di contagio è relegata ad eccezioni sporadiche</strong>&nbsp;per paura del contatto fisico e bambini e anziani rischiano di non avere la sussistenza quotidiana. Ad aggravare un quadro già drammatico anche la sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti.</p>



<p>A dispetto di “Io resto a casa”, per chi vive in emergenza abitativa lo slogan giusto potrebbe essere&nbsp;<strong>“Io resto nel campo” ad indicare le conseguenze prodotte dal decreto di una maggiore emarginazione e segregazione</strong>&nbsp;rispetto a quella già vissuta quotidianamente. Ma cosa accadrebbe se in uno degli insediamenti venisse riscontrata anche una sola positività?</p>



<p><strong>Tutti gli abitanti sarebbero posti in quarantena?</strong>&nbsp;L’appello di Associazione 21 luglio alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone affinchè: si individuino nelle baraccopoli romane situazioni di fragilità e si provveda a fornire beni di prima necessità&nbsp;<strong>garantendo condizioni igienico-sanitarie</strong>&nbsp;e accesso all’acqua potabile; si provveda a incrementare la rete di volontariato sociale all’interno delle baraccopoli; si disponga la presenza di personale sanitario che illustri strumentazioni e misure da adottare. Nell’appello viene infine chiesto di predisporre per tempo&nbsp;<strong>adeguati piani sanitari da adottare in caso di positività</strong>&nbsp;all’interno di una delle baraccopoli romane.</p>



<h2><strong>FIRMA L’APPELLO</strong></h2>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="BSVpemFGgJ"><a href="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">#iorestoacasa e loro restano nel campo</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" src="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/embed/#?secret=BSVpemFGgJ&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="BSVpemFGgJ" width="500" height="282" title="&#8220;#iorestoacasa e loro restano nel campo&#8221; &#8212; Associazione 21 Luglio" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>Autorizzo Associazione 21 luglio all&#8217;uso dei dati ai sensi degli att. 7 e 13, D.Lgs n.196/2003 e ss.mm. e per le finalità di trattamento come specificate nella Privacy Policy.Grazie per aver firmato l&#8217;appello. È stato inviato.</p>



<p><strong><em>Egregia Sindaca Virginia Raggi,</em></strong><br><strong><em>Egregio Prefetto Gerarda Pantalone,</em></strong></p>



<p><em>Vi scrivo per esprimervi profonda preoccupazione circa la condizione di salute di oltre 6000 persone che vivono in emergenza abitativa presso le&nbsp;baraccopoli monoetniche della Capitale in un momento di emergenza sanitaria che l’OMS ha dichiarato pandemia.</em></p>



<p><em>Vi chiedo di mappare all’interno degli insediamenti formali e informali le condizioni di maggiore fragilità con l’obiettivo di garantire, in particolare ai minori e agli anziani, la distribuzione beni di prima necessità; di garantire all’interno di ogni singolo insediamento condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; di assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano provvedere ad illustrare le misure di prevenzione raccomandate dal decreto del 9 marzo 2020 e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; di rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; di predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento.</em></p>



<p><a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2020/03/indagine-io-resto-nel-campo-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">I<strong>NDAGINE:</strong> https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2020/03/indagine-io-resto-nel-campo-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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