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	<title>Atene Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Quando l&#8217;architettura è sociale e sostenibile</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2019 08:26:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato l&#8217;architetto Bonaventura Visconti Di Modrone, dello studio ABMV che ha sede a Milano e Zurigo. Con il collega Leo Bettini Oberkalmsteiner, realizza progetti di architettura sociale e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato l&#8217;architetto Bonaventura Visconti Di Modrone, dello studio ABMV che ha sede a Milano e Zurigo. Con il collega Leo Bettini Oberkalmsteiner, realizza progetti di architettura sociale e sostenibile, in autonomia.</p>
<p>Ringraziamo molto Bonaventura Visconti Di Modrone per la sua disponibilità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11965" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="472" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></a></p>
<p>Intervista a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><strong>Perchè avete pensato di occuparvi di Architettura sociale?</strong></p>
<p>Non ci definiamo architetti sociali, o meglio, non solo sociali.</p>
<p>Crediamo nell’importanza di sviluppare quanti più degli Obbiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite possibile.</p>
<p>Per noi questi obbiettivi rappresentano un manuale di buone pratiche utili come guida in ogni progetto.</p>
<p>In questo preciso momento storico e dato il contesto che ci circonda ci siamo avvicinati all’architettura sociale perché vediamo in essa uno strumento per migliorare la qualità della vita delle persone.</p>
<p>L’architettura non solo fornisce un riparo ma trasmette idee e soprattutto definisce il contesto fisico in cui viviamo.</p>
<p>Crediamo che vivere ed interagire in un contesto pensato e costruito a scala più umana possa stimolare nuovi comportamenti e cambiamenti positivi.</p>
<p><strong>Da quando è nato il vostro studio e quali sono i progetti già in essere?</strong></p>
<p>Lo studio è nato nel 2017.</p>
<p>Ad ora abbiamo realizzato due progetti e stiamo lavorando al terzo.</p>
<p>&#8211; Il primo è stato un orfanotrofio nel sud di Haiti per i 40 bambini della Ong Ayitimoun yo.</p>
<p>&#8211; Il secondo, autopromosso, è stato Maidan tent.</p>
<p>Una struttura mobile che funge da spazio comune e di aggregazione per campi profughi e per situazioni di emergenza post calamità naturali. Le tendopoli sono si efficaci e di rapida installazione ma spesso trascurano l’importanza della socialità e dell’interazione. Crediamo che questi siano aspetti fondamentali per superare traumi e per ritrovare una propria stabilità.</p>
<p>&#8211; Il terzo, in fase di prossima realizzazione, è lo sviluppo di un nuovo insediamento di 70 ettari nella regione di Diffa, Niger, con la Ong italiana CISP. Quest’ultimo è un progetto a tre livelli, il primo riguarda la definizione a scala urbanistica dell’insediamento, il secondo il rapporto tra le parcelle che compongono i quartieri e gli spazi comuni ed il terzo riguarda la suddivisione degli spazi interni delle singole unità abitative con le costruzioni che le compongono.</p>
<p>Questo progetto, molto più grande dei precedenti, indaga la possibilità di creare un contesto che possa dare stabilità.</p>
<p>Vorremo sviluppare un insediamento che abbia le caratteristiche basiche per la creazione di una comunità stabile in un ambiente sicuro e che generi sviluppo, anche economico.</p>
<p><strong>Su quali valori basate le idee dei vostri interventi?</strong></p>
<p>Ogni progetto ha le sue caratteristiche ma i valori costanti alla base di ognuno sono principalmente:</p>
<p>&#8211; Il rispetto, per la cultura e per i bisogni delle persone che ne beneficeranno.</p>
<p>Non vogliamo imporre idee o soluzioni, nel nostro caso architettoniche, che possano risultare aliene o non coerenti con le necessità o il contesto in cui si inseriscono.</p>
<p>&#8211; L’equità, crediamo infatti che ogni persona e ogni contesto meritino progetti di qualità, anche estetica.</p>
<p>&#8211; Il rispetto per le risorse naturali del luogo e globali, questa forse è la sfida più grande.</p>
<p><strong>Come vi siete preparati per mettere in campo il progetto nel campo profughi nel Nord di Atene e a Niamey, in Niger?</strong></p>
<p>Per realizzare la Maidan tent a Ritsona ci sono voluti mesi di sopralluoghi, interviste con gli abitanti del campo e con le Ong che vi operano, riunioni con IOM e un lungo periodo di test in Italia per monitorare il prototipo della tenda.</p>
<p>E’ stato fondamentale visitare il campo più e più volte per intercettare le reali necessità dei residenti e per svolgere riunioni con i rappresentanti eletti dalla comunità. Senza questo lavoro fondamentale dubito che saremmo riusciti a comprendere le reali dinamiche di vita del campo e quindi a porci le domande giuste per proporre un progetto solido ed efficace.</p>
<p>Per quanto riguarda il progetto in Niger, anche in questo caso c’è stato un grande lavoro di scambio e dibattito.</p>
<p>Data la scala molto maggiore dell’intervento ed il contesto di sicurezza più precario rispetto alla Grecia, in questo caso il dialogo è avvenuto per la gran parte con il team locale del CISP che, oltre a lavorare nel paese da un decennio, è formato dalla maggioranza da nigerini.</p>
<p>Ad Haiti – e negli altri Paesi – collaborate con le autorità locali?</p>
<p>Sia ad Haiti che in Niger sono state le Ong che si sono interfacciate con le autorità locali individuando le necessità ed intessendo rapporti di collaborazione. Per quanto riguarda il progetto Maidan tent in Grecia invece abbiamo dapprima contattato l’aeronautica greca, responsabile del campo di Ritsona e poi abbiamo stretto un forte legame di collaborazione con IOM che ha fatto da tramite con il Ministero delle Migrazioni greco.</p>
<p><strong>Quali sono i progetti per il prossimo Futuro?</strong></p>
<p>Per ora, oltre a portare avanti la Maidan tent ed il progetto in Niger, stiamo pensando di sviluppare un’idea collaterale ma complementare al progetto a Diffa.</p>
<p>Vedere con il CISP se sia possibile utilizzare la sabbia del deserto come materiale da costruzione e se si possano realizzare strutture solide con tecniche costruttive autoportanti che non richiedano né cemento né malta.</p>
<p>Se questo fosse possibile ridurrebbe di molto i costi di costruzione e permetterebbe cosi a molte più persone di costruirsi una casa in maniera autonoma.</p>
<p>Il progetto che ci piacerebbe? Qualcosa di relativo all’acqua o all’energia!</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="657" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 657w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 657px) 100vw, 657px" /></a></p>
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		<title>#FreeTheMoria35: cancellare la deportazione dei richiedenti asilo</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2018 06:57:23 +0000</pubDate>
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<p>35 richiedenti asilo dell’hotspot di Moria, <a href="http://www.meltingpot.org/+-Isola-di-Lesbo-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">a Lesbo</a>, arrestati ingiustamente a seguito di una protesta pacifica svoltasi il 18 luglio 2017, e con gli 8 richiedenti asilo del centro di detenzione di Petrou Ralli, ad <a href="http://www.meltingpot.org/+-Atene-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Atene</a>, in attesa di giudizio dopo essere stati sottoposti a estrema violenza da parte della polizia, mentre cercavano di parlare delle condizioni di detenzione con il direttore del centro.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10681" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1169" height="826" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-768x543.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-1024x724.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1169px) 100vw, 1169px" /></a></p>
<p>Per la giornata di ieri, 10 maggio 2018, è stata stabilita la loro deportazione in Turchia.</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> fa parte dell&#8217;Osservatorio Solidarietà &#8211; Carta di Milano e ne riporta la dichiarazione e l&#8217;appello:</p>
<p>L’Osservatorio Solidarietà – Carta di Milano, che aderisce alla campagna #FreeTheMoria35, chiede la cancellazione immediata della deportazione in Turchia prevista per domani, 10 maggio 2018, di sette richiedenti asilo  del gruppo, in base alle motivazioni indicate dal <a href="http://www.legalcentrelesbos.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legal Centre Lesvos</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Grecia. Appello di solidarietà: riunificazioni familiari adesso!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 07:32:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Un appello delle rifugiate e dei rifugiati in sciopero della fame e collettivi solidali in stato di mobilitazione permanente in piazza Syntagma, Atene &#160; Dopo oltre quattro mesi di proteste presso l’ufficio greco&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Un appello delle rifugiate e dei rifugiati in sciopero della fame e collettivi solidali in stato di mobilitazione permanente in piazza Syntagma, Atene</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo oltre quattro mesi di proteste presso l’ufficio greco per l’asilo e l’ambasciata tedesca, dopo un anno e mezzo di vita nei campi per migranti nelle isole greche e nella Grecia continentale in condizioni precarie, dopo aver dovuto lasciare la Siria, l’Iraq e l’Afghanistan a causa della guerra, oggi le nostre famiglie, ancora divise, chiedono di poter vivere insieme in pace.</p>
<p>Ci sono oggi circa 4500 persone in attesa di poter trasferirsi in Germania e raggiungere così le proprie famiglie. Noi stiamo aspettando da più di 18 mesi. Siamo genitori, padri e madri, separati dai propri figli e dai propri consorti, genitori, parenti. Tra di noi vi sono anche molti minori. Alcuni minori si trovano in Germania da soli, separati dai propri genitori durante la fuga dalla guerra.</p>
<p>Scappiamo dalla guerra, e ci troviamo intrappolati in Grecia con altre migliaia di rifugiati e rifugiate. Tra di noi, ci sono persone malate, anziane, disabili, vittime di tortura e di altre forme di sfruttamento e violenza.</p>
<p>La maggior parte di noi ha completato le procedure per il ricongiungimento da più di 6 mesi, superando il tempo massimo di attesa previsto dalla legge, infrazione resa possibile da un accordo informale tra i governi greco e tedesco in deroga delle disposizioni legislative vigenti.</p>
<p>In media, 9 mesi sono passati da quando abbiamo ricevuto il permesso per il ricongiungimento. Non sappiamo quando potremo partire per raggiungere le nostre famiglie. Le spese di viaggio dovranno essere sostenute da noi, un&#8217;altra condizione che non solo ostacola ulteriormente la riunificazione ma è anche illegale.</p>
<p>Il primo novembre 2017, 14 persone, 7 donne e 7 uomini, hanno deciso di iniziare lo sciopero della fame per protestare contro questa situazione. Intendiamo denunciare la crudele politica europea in materia di migrazione, imposta a noi e alle nostre famiglie. Un sistema repressivo che ha lo scopo di portarci alla disperazione e al silenzio, demoralizzandoci. Ma noi non rinunciamo ai nostri diritti e non ci lasceremo silenziare. La nostra schiena è dritta, e abbatteremo il muro che ci separa dalle nostre figlie e figli, genitori e parenti.</p>
<p>Chiediamo:</p>
<ul>
<li>che i governi greco e tedesco rispettino il limite legale dei sei mesi previsti dalla legge per la le riunificazioni.</li>
<li>che le autorità greche e tedesche mettano a disposizione immediata voli charter per tutte le persone rifugiate che sono già in attesa da più di sei mesi</li>
<li>che il costo dei nostri biglietti sia pagato dallo stato, come previsto dalla legge. Il costo del biglietto è infatti un ostacolo alla riunificazione familiare</li>
</ul>
<p>Salutiamo i nostri amici, sorelle e fratelli, in sciopero della fame a Lesbo da sei giorni per il diritto a muoversi, contro le deportazioni forzate e l&#8217;accordo UE-Turchia, contro la loro incarcerazione di fatto nelle isole dell&#8217;Egeo, e le inumane condizioni di vita negli hotspot europei che mettono in pericolo la vita delle persone rifugiate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non più limitazioni al trasferimento in altri paesi europei</strong></p>
<p><strong>Affermiamo il nostro diritto all&#8217;unità delle famiglie e ad una vita degna e in pace ora!</strong></p>
<p><strong>Non più discriminazioni, diritti uguali per tutte e tutti! </strong></p>
<p><strong>Non più condizioni di vita inumane! Non più vite in pericolo in Grecia! </strong></p>
<p><strong>Diritto a restare e libertà di movimento per tutte e tutti!</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Già dall&#8217;inizio dello sciopero della fame, si è costituita un&#8217;assemblea permanente in solidarietá del campo di protesta in piazza Syntagma. L&#8217;obiettivo è di appoggiare i bisogni logistici delle persone in sciopero della fame e la mobilizzazione politica in Grecia e a livello internazionale per il necessario appoggio. </strong></p>
<p><strong>Una serie di azioni sono già calendarizzate. </strong></p>
<p><em>Mercoledì 8 Novembre è convocata una manifestazione contemporanea in Atene e a Berlino. Ad Atene, persone rifugiate e migranti dai campi si riuniranno con l&#8217;accampata di Syntagma e marceranno insieme alle e agli attivisti internazionali e greci fino all&#8217;ambasciata tedesca.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Facciamo appello affinché si organizzino azioni in tutta Europa davanti a Ambasciate/Consolati tedeschi in cui oltre a solidarizzare con gli scioperi della fame in Grecia si denuncino anche gli accordi bilaterali e le politiche europee e nazionali in materia di migrazione </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Invitiamo anche i gruppi solidali ad appoggiare e far circolare questo appello.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Potete mandare messaggi di appoggio e solidarietá a questo indirizzo: </em><a href="mailto:nsmlomani@gmail.com"><em>nsmlomani@gmail.com</em></a> <em> </em></p>
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		<title>&#8220;Hate crimes in Europe!&#8221;: Quale futuro? / What next?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2016 08:05:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi Dopo la chiusura del confine del nord e di conseguenza il sentiero dei Balcani, oltre 46,000 rifugiati sono in Grecia e circa 5,000 hanno trovato riparo nel porto del Pireo ad&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">di Cinzia D&#8217;Ambrosi</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Dopo la chiusura del confine del nord e di conseguenza il sentiero dei Balcani, oltre 46,000 rifugiati sono in Grecia e circa 5,000 hanno trovato riparo nel porto del Pireo ad Atene.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Migliaia di loro sopportano condizioni molto difficili: la mancanza d&#8217;acqua, affollamento, cibo scarso, ecc. La pressione per lo sgombero dei rifugiati alle porte della stagione turistica e&#8217; notevole. Recentemente, il governo ha aperto molti centri temporanei di accoglienza, incluso uno nella parte ovest del porto. Molti dei rifugiati sono stati trasferiti lì, ma che cosa si possono aspettare dal futuro? Anche le statistiche non promettono molto, con una procedura di registrazione molto lenta. L&#8217;attesa puo&#8217; essere di molti mesi ed anche anni. Molti rifugiati hanno realizzato che non c&#8217;è speranza nel muoversi in altri Paesi europei e hanno iniziato a cercare dei modi di sopravvivenza. Alcuni si sono mossi in posti informali aperti da attivisti locali; nonostante cio&#8217;, il quadro e&#8217; di centinaia di rifugiati intrappolati in una vita in limbo.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-355.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6100" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6100" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-355.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (355)" width="752" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-355.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 752w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-355-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 752px) 100vw, 752px" /></a></p>
<p>foto di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p><span style="font-size: medium;">Captions: &#8216;</span><span style="font-size: medium;"><i>The worst is that there is not much we can do but waiting&#8217;</i></span><span style="font-size: medium;"> A. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Didascalia: </span><span style="font-size: medium;"><i>&#8216;La cosa peggiore e&#8217; che non abbiamo nulla da fare, ma solo aspettare&#8217;.</i></span><i> </i><span style="font-size: large;">A. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>What next?</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Since the closure of Greece&#8217;s northern border and with it the Balkan migrant route, over 46,000 refugees are stranded in Greece and an estimated 5,000 have retorted to Piraeus port in Athens.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Stretched out in passenger terminals, many have stayed in the most rudimentary conditions, coping with lack of water facilities, crowded conditions, and a minimal resources. The pressure on clearing the terminals as the summer holidays season starts and trying to ease the situation has led to various interventions. Clearing the terminals has been one of them. Recently, the government has opened new temporary reception centres, including one west of Piraeus hushing them in. What is next for the thousands of refugees? Unfortunately, even statics do not promise much, the assessment process is very slow leaving many stranded for months, if not years. Increasingly, many are realising that there is not much hope moving to other countries in Europe and are starting to find ways to navigate society. Some have moved into disused spaces transformed into informal centres by local activists. Yet, thousands are trapped into a life of limbo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hate crimes in Europe!: Come possiamo rimanere forti e sopravvivere? How can we remain strong and survive?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2016 05:34:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi I crimini d&#8217;odio spesso sono parte di una catena di causa ed effetto. Le interviste sottostanti ci permettono di entrare nel circolo vizioso che vede coloro senza permesso diventare sempre piu&#8217;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p align="JUSTIFY">I crimini d&#8217;odio spesso sono parte di una catena di causa ed effetto. Le interviste sottostanti ci permettono di entrare nel circolo vizioso che vede coloro senza permesso diventare sempre piu&#8217; vulnerabili e, quindi, vittime di crimini d&#8217;odio.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>&#8216;Vengo dal Sudan e sono in Grecia da molto tempo. Mi sembra di essere in una grande prigione: non posso andare via, trovare lavoro e vivere una vita normale. Vorrei porre alla vostra attenzione la sofferenza. Non abbiamo una buona qualita&#8217; di vita. Per mesi ho dormito in un parco, senza soldi, lavoro e un posto per vivere. Quando arrivi qui non c&#8217;e&#8217; un sistema che ti metta al sicuro. Sono stato in prigione, maltrattato dalla polizia. Come possiamo rimanere forti e sopravvivere? Come possiamo essere trattati come essere umani?</i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>Sono venuto qui per trovare un posto sicuro per me. Devo cercare di sopravvivere ed essere forte. Che cosa possiamo fare per sopravvivere? Questo Paese sembra un padre che picchia suo/a figlio/a. Loro (i figli) vogliono poter andare a destra o a sinistra, ma non viene data loro una possibilità di scelta. Molti sono costretti a commettere crimini,come rubare o vendere droga, perche&#8217; non c&#8217;e&#8217; altro modo per sopravvivere.&#8217; </i>M., Atene, Ottobre 2015.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>&#8216;Vengo dal Bangladesh. Sono in Grecia da tre anni e sono stato un anno e 2 mesi in prigione (centro di detenzione). Tutto e&#8217; un grande problema. Non ho il permesso, non e&#8217; vita. Vendo cappelli e vestiario per la strada. Guadagno dalle 5 alle 10Euro. Spesso vengo portato alla stazione di polizia, dove mii picchiano e, a volte, mi chiedono soldi per lasciarmi andare&#8217;.</i> A., Atene, 2015</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><i><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-187.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5182" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5182" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-187.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (187)" width="729" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-187.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 729w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-187-300x207.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 729px) 100vw, 729px" /></a></i></span></p>
<p align="JUSTIFY">Foto: Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><i>Caption: The informal Sudanese centre in Athens serves as a place for comfort and safety for the community.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><i>Didascalia: Il centro informale dei rifugiati Sudanesi in Atene serve come un posto di conforto e protezione per la comunita&#8217;.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">How can we remain strong and survive? </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Hate crimes is often part of a chain of causes and effects. These interviews let us into the vicious circle of whom depending on a permit become more vulnerable to hate crimes.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>&#8216;I come from Sudan and I have been in Greece for some time now. I feel like I have been put into a big prison – I cannot leave, find a job and live a normal life.</i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>I want to bring your attention to suffering. We have no quality of life. For months I slept in a park, no money, no place to live. When you get here, there is no system to make you safe. I have been in detention, maltreated, and victim of police violence. How can we be strong and survive? How can we live life like a human being? </i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>I just wanted to find a place that it was safe for me. I must try to survive and be strong.</i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>What can you do to survive? This country feels like a father that is slapping its own son/daughter. The son/daughter wants to go right or left but he is not given a choice. He is slapped constantly to go left and enter the wrong path. He/she is not given a choice. You are forced to go on one direction, which is to do things illegally for survival. If you don&#8217;t have money, cannot find work or place to live, some end up working illegally or doing crimes like stealing or even selling drugs. &#8216;</i> M., Athens, 2015.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>&#8216;I come from Bangladesh. I have been in Greece for the last 3 years and I have been 1 year and 2 months in prison. Everything is too much of a problem. I don&#8217;t have paper, this is not life. I sell hats, clothes on the street. I make 5 or 10 Euros a day. I am often taken to the police station. They beat me. Sometimes they ask me money to let me go.&#8217; </i>A., Athens, 2015</p>
<p align="JUSTIFY">I crimini d&#8217;odio spesso sono parte di una catena di causa ed effetto. Le interviste sottostanti ci permettono di entrare nel circolo vizioso che vede coloro senza permesso diventare piu&#8217; vulnerabili di diventare vittime di crimini d&#8217;odio.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>&#8216;Vengo dal Sudan e sono in Grecia da molto tempo. Mi sembra di essere in una grande prigione- non posso andare via, trovare lavoro e vivere una vita normale. Vorrei porvi alla vostra attenzione la sofferenza. Non abbiamo qualita&#8217; di vita. Per mesi, ho dormito in un parco, senza soldi, lavoro e un posto per vive. Quando arrivi qui non c&#8217;e&#8217; un sistema per metterti al sicuro. Sono stato in detenzione, maltrattato e vittima di violenza dalla polizia. Come possiamo rimanere forti e sopravvivere? Come possiamo essere trattati da essere umani?</i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>Sono venuto qui per trovare un posto sicuro per me. Devo cercare di sopravivere ed essere forte. Che cosa possiamo fare per sopravvivere? Questo paese sembra di essere un padre che picchia il suo figlio/a. Loro vogliono poter andare a destra o a sinistra, ma non viene data a loro una scelta. Molti sono costretti a commettere crimini come rubare o anche vendere droga perche&#8217; non vi e&#8217; altro modo per sopravvivere.&#8217; </i>M., Atene, Ottobre 2015.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>&#8216;Vengo dal Bangladesh. Son in Grecia da 3 anni e sono stato un anno e 2 mesi in prigione (centro di detenzione). Tutto e&#8217; un grande problema. Non ho il permesso, non e&#8217; vita. Vendo dei cappelli, vestiario per la strada. Guadagno dalle 5 alle 10Euro. Spesso vengo portato alla stazione di polizia, Mi picchiano. Delle volte mi chiedono soldi per lasciarmi andare&#8217;.</i> A., Athens, 2015</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><i>Caption: The informal Sudanese centre in Athens serves as a place for comfort and safety for the community.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><i>Didascalia: Il centro informale dei rifugiati Sudanesi in Atene serve come un posto di comforto e protezione per la comunita&#8217;.</i></span></p>
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		<title>Hate crimes in Europe! Gli effetti negativi di una vita in un limbo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2016 08:58:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Cinzia D&#8217;Ambrosi &#160; Il centro d&#8217;accoglienza gestito dai Samaritani vicino la piazza Ameriki in Atene e&#8217; solitamente pieno. Il centro fornisce uno spazio giornaliero dove i profughi, per la maggior parte provenienti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il centro d&#8217;accoglienza gestito dai Samaritani vicino la piazza Ameriki in Atene e&#8217; solitamente pieno. Il centro fornisce uno spazio giornaliero dove i profughi, per la maggior parte provenienti dall&#8217; Afghanistan, imparano la lingua inglese, ricevono cibo e altri supporti. La maggior parte dei profughi sopravvive attraverso la carita&#8217; degli amici, membri della comunita&#8217;, chiese, associazioni caritatevoli e ONG. Alcuni di loro lavorano nel centro e cercano di dare aiuto e sollievo in qualsiasi modo agli altri: spesso sentono parlare di discriminazione e talvolta di attacchi brutali. Discriminazione e razzismo prendono forma e non si valutano gli effetti negativi di una vita trascorsa in un situazione di limbo per mesi o anche anni. La salute mentale e&#8217; spesso sottovalutata ma incide su molti profughi, i suicidi sono frequenti. Anche il razzismo ha varie forme, inclusa la marginalizzazione dei profughi per lunghi periodi di tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>The negative effects of a life in limbo</b></p>
<p>The refugee centre run by Samaritans near Ameriki square in Athens is always a busy place. They provide a space for refugees, mainly from Afghanistan where they can learn English, have some food, receive support including signposting for services. Most refugees survive through charity of friends, community members, churchs, charitable organisations and NGOs like this one. Most of the staff works on voluntary basis trying to provide relief in whatever way they can. They frequently hear of discrimination, and at times of brutal attacks. Discrimination and racist takes many forms, nevertheless that of being forced to live in a limbo conditions, depending on others for food, shelter and thus survival. Mental health is often undervalued and under exposed but it is one of the biggest negative effects of their forced situation. The number of suicides among this group is high.<b> </b>Racism can take many forms including the more silent but still very brutal exclusion of a refugee for a prolonged and unacceptable length of time.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-137.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-4961" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-4961" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-137.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (137)" width="752" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-137.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 752w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-137-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 752px) 100vw, 752px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Didascalia:</p>
<p>Donne Afghane in un centro per profughi in Atene.</p>
<p>Captions:</p>
<p>Afghani women in a refugee centre in Athens</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hate crimes in Europe!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2015 06:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi Seguendo l&#8217;Imam della comunita&#8217; sudanese, sono arrivata davanti a due luoghi chiusi dalle autorita&#8217; greche. Mentre tentavo di leggere il foglio della polizia attaccato alla porta, una donna inizia a gridare&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p>Seguendo l&#8217;Imam della comunita&#8217; sudanese, sono arrivata davanti a<br />
due luoghi chiusi dalle autorita&#8217; greche. Mentre tentavo di leggere<br />
il foglio della polizia attaccato alla porta, una donna inizia a<br />
gridare contro di noi. Mi viene detto che non e&#8217; inusuale.</p>
<p>Hassan, un rifugiato dal Sudan dice: <i>&#8216;Le autorita&#8217; hanno chiuso<br />
la moschea. Ci hanno detto delle scuse. Ci hanno detto che i vicini<br />
hanno fatto denuncia per via della nostra musica. Non abbiamo mai<br />
suonato musica.&#8217; </i></p>
<p>Habiba, originaria del Marocco, dice: <i>&#8216;Talvolta entro in un<br />
negozio ed il proprietario mi grida di lasciare il negozio<br />
immediatamente perche&#8217; non servono donne con il foulard.&#8217;</i></p>
<div style="margin-bottom: 0.25cm;">Ci sono circa un milioni di<br />
musulmani in Grecia. Approssimativamente 600,000 musulmani vivono in<br />
Atene. Come tanti altri che risiedono in Europa, hanno difficolta&#8217; a<br />
praticare la loro religione. Vorrebbero praticare la loro fede in un<br />
posto ufficiale di culto, pero&#8217; non e&#8217; ammesso costruire una moschea<br />
in Atene ed in Grecia. Le comunita&#8217; musulmane sono costrette a<br />
pregare in posti segreti ed informali come, ad esempio, i garages.</div>
<div style="margin-bottom: 0.25cm;"></div>
<p>&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><a style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" href="http://2.bp.blogspot.com/-gh8TQ5SqjoM/VjHNdrajbNI/AAAAAAAADb0/a4JE-R_HX1Y/s1600/unnamed%2B%2528211%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/unnamed-%28211%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="265" border="0" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0.25cm;"></div>
<div style="margin-bottom: 0.25cm;">A former garage underneath a<br />
building serves as an illegal mosque in Neos Kosmos, which it has<br />
been called Al Salam Mosque. Copyright: Cinzia D&#8217;Ambrosi.</div>
<div style="margin-bottom: 0.25cm;">Questo luogo, che un tempo serviva<br />
come garage, e&#8217; stato trasformato in una moschea informale e<br />
&#8216;segreta&#8217; (non apertamente annunciata) riferita come moschea Al<br />
Salam. Copyright: Cinzia D&#8217;Ambrosi</div>
<div style="margin-bottom: 0.25cm;"></div>
<div style="margin-bottom: 0.25cm;"></div>
<p>Alongside the Imam of the Sudanese community in Athens, I walked<br />
to two sites, basements garages, been shut by the Greek authorities.<br />
Even lingering outside the door of one of these sites, a woman<br />
started to shout at us. I was later told that this is not unusual.</p>
<p>Hassan, a refugee from the Sudanese community says: &#8216;<i>The<br />
authorities have closed the mosque. We have been given excuses. They<br />
told us that the neighbours complained of our music. We don&#8217;t play<br />
music.</i>&#8216;</p>
<p>Habiba, originally from Morocco, says &#8216;<i>Sometimes<br />
I am shouted at and told to leave the premises of a shop because I<br />
wear a head scarf&#8221;. </i></p>
<p>Anisur,<br />
from Bangladesh : &#8216;<i>Officials<br />
don&#8217; t make it easy for us. We are treated differently.&#8217;</i></p>
<p>There are around one million Muslims in Greece and approximately<br />
600,000 Muslims who live in Athens. Like many who live in other<br />
European countries, face difficulties in practising their religion.<br />
They would like to express their faith through prayer in an<br />
appropriate place of worship, however there is no official mosque in<br />
Athens or Greece. Up until now, the Muslim communities are forced to<br />
pray in hidden informal spaces such as disused garages and basement<br />
spaces.</p>
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