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	<title>avvocato Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Piccola storia di B.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 09:17:53 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><strong>/// TW &#8211; IMMAGINI FORTI ! Piccola storia di B .</strong><br>>>> <a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/videos/963555504990199?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>GUARDA QUI IL VIDEO</strong></a> &lt;&lt;&lt;&lt;</p>



<p>(da mai più lager &#8211; no ai cpr)</p>



<p>Ora ve la possiamo raccontare, la storia di B., 26 anni, algerino, in Italia dal 2016.Perchè purtroppo non rischia più ritorsioni, essendo stato rimpatriato dal CPR di Milano qualche settimana fa. Fino alla fine ha cercato di evitarlo in tutti i modi, anche inghiottendo le batterie del telecomando dalla TV della sala mensa. Ma nulla da fare. L&#8217;hanno rimpatriato con ancora una pila nello stomaco. B. aveva perso molti chili nel corso del trattenimento. </p>



<p>Un giorno, dopo una perquisizione piuttosto &#8220;burrascosa&#8221;, nel corso della quale ha riferito di essere stato aggredito dagli agenti in tenuta antisommossa, era rimasto molto scosso dalla cosa. Per protesta, si è praticato un taglio sulla gamba e uno sul collo in corrispondenza della gola, perdendo molto sangue. Un altro trattenuto ce l&#8217;aveva segnalato, come persona con disagio, trasmettendoci il video che pubblichiamo, che lo ritrae così, sanguinante, mentre vaga lento in sala mensa, in mezzo al cibo gettato a terra dopo una protesta, per l&#8217;ennesima volta in cui il cibo era stato servito avariato.</p>



<p>B. aveva cercato di far valere i propri diritti e denunciare la sua compromessa situazione psicofisica, nominando un avvocato di fiducia; ma il gestore ha fatto di tutto per ostacolarlo, trattenendo per più di due giorni il foglio della nomina da firmare, che gli aveva inviato il suo avvocato.</p>



<p>Questo inaccettabile comportamento ostruzionistico del gestore del CPR di Milano, Martinina S.r.l. è sempre più frequente, e sempre più praticato &#8211; non solo a Milano &#8211; a danno di chi non conviene venga in contatto con legali o attivist* e racconti quanto accadutogli.</p>



<p>Nei giorni successivi gli era toccato assistere al tentativo di suicidio di un ragazzo marocchino, che aveva fatto la &#8220;corda&#8221; in bagno ed era stato salvato per tempo dai compagni. E aveva dovuto accudire H., che portato all&#8217;aeroporto per un tentativo di rimpatrio, si era ribellato, e per questo era stato aggredito dagli agenti, riempito di manganellate sul collo diventato viola e livido e riportato in cella dolorante.B. non accettava che potesse accadere tutto questo, gli sembrava tutto senza senso.&#8221;<em>Preferisco morire che stare qua</em>&#8220;.Un giorno ci ha ha fatto una timida richiesta. &#8220;Devo chiederti una cosa. Ho solo un pantalone e una felpa e fa caldo, vorrei una maglietta e un pantaloncino. Grazie per tutto&#8221;.: sei fortunato se il gestore rispetta il capitolato di appalto e ti consegna il kit di ingresso: un cambio, per il quale il gestore è remunerato profumatamente, e con il quale puoi restare anche per più mesi: è risparmiando anche su queste cose che si fa profitto sulla pelle degli altri.</p>



<p></p>



<p>Il tempo di trovare un volontario, disposto alla trafila della preparazione, del pacco, della perquisizione, e della verifica dei documenti, non è stato sufficiente.<em>&#8220;Ciao, sono in Algeria. Mamma mia non so che fare, è tutto cambiato qua&#8221;</em>In bocca al lupo, B.</p>
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		<title>La drammatica attualità degli stupri di guerra</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2022 06:52:07 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>In questi giorni si sono susseguite voci di continui stupri da parte dei soldati russi ai danni delle donne ucraine.</p>



<p>Su Sky News24, il 20 marzo scorso, il vicepremier ucraino, Stefanishyna Olha, ha denunciato lo stupro delle donne ucraine da parte dei soldati russi e ha aggiunto che dopo l’aggressione le donne vengono uccise e fatte a pezzi per nascondere le prove</p>



<p>Il vicepremier ha inoltre dichiarato che bisogna assicurarsi che gli aggressori vengano puniti e che sono state già avviate indagini per più di duemila casi di violenza da parte delle forze russe.</p>



<p>Il primo a denunciare questo fenomeno è stato Ihor Sapozhko, sindaco di Brovary, una cittadina non molto distante da Kiev. Il primo cittadino ha riferito che le persone che scappano dalle aree occupate raccontano casi di stupri.</p>



<p>Allo stato attuale pare che i presunti stupri di cui si possa fornire prova siano pochi, per quanto essi durante le guerre costituiscano un fenomeno piuttosto comune per cui, considerando i racconti che arrivano da più parti, i casi (ovviamente da provare) potrebbero essere molto più numerosi. Gli accusati sostengono invece che trattasi solo di propaganda, posta in essere per demonizzarli agli occhi della Comunità internazionale. Tuttavia, gli Organi preposti stanno indagando sui presunti crimini di guerra di cui si sarebbe macchiato l’esercito russo.</p>



<p>Concentrando ora l’attenzione solo sul drammatico fenomeno dello stupro in sé nella storia delle guerre, esso, nella sua natura di brutale atto delittuoso, diventa un ulteriore e spregevole strumento di terrore, attraverso il quale non si intende solo umiliare le donne in quanto tali, ledendone e offendendone la dignità, ma si brama colpirle proprio perché madri, figlie, sorelle di quel popolo che si vuole sottomettere e oltraggiare anche nei sentimenti.</p>



<p>Infatti, è tesi condivisa e diffusa che lo stupro di guerra sia da considerare una vera e propria arma che distrugge le persone e la nazione a cui la vittima appartiene. E la donna, suo malgrado, diviene la rappresentazione del nemico da umiliare e da distruggere.</p>



<p>La giornalista e femminista Susan Brownmiller si chiede se questo avviene solo perché la donna, in quel momento, rappresenta il nemico o perché, in quanto donna è nemico dell’uomo.</p>



<p>Se consideriamo quest’ultimo aspetto (la donna nemica dell’uomo) lo stupro diviene un modo per dominare la donna, per sottometterla, per umiliarla in quanto appartenete al genere femminile e quindi inferiore all’uomo.</p>



<p>Ma non è solo per questo che nei conflitti armati avvengono gli stupri. Le violenze avvengono perché, con la guerra, le regole a cui siamo abituati e che scandiscono la nostra vita vengono disapplicate e la brutalità dell’uomo emerge, alimentata da un inebriante sentimento di impunità. Lo stupro diventa un atto di conquista, un premio certo, una gratificazione personale che aiuta il soldato a continuare a combattere.</p>



<p>Storicamente gli stupri durante la guerra venivano considerati come un qualcosa di inevitabile, di fisiologico.</p>



<p>A livello internazionale la prima forma di divieto dello stupro di guerra si può trovare nel Codice Lieber del 1863. Il Codice raccoglieva circa 150 articoli di diritto consuetudinario e fu il primo tentativo di disciplinare il comportamento da tenere durante la guerra. L’articolo 37 del Codice Lieber prevedeva una protezione generica della donna durante il conflitto, mentre l’articolo 44 sanciva un categorico divieto di stupro.</p>



<p>Andando avanti nel tempo, con l’articolo 27 della IV Convenzione di Ginevra del 1949 relativa alla “Protezione dei civili in tempo di guerra” veniva statuito che “le donne saranno specialmente protette contro qualsiasi offesa al loro onore e, in particolare, contro lo stupro, la coercizione alla prostituzione e qualsiasi offesa al loro pudore.”</p>



<p>Successivamente, con la Dichiarazione di Vienna delle Nazioni Unite (1993), venne stabilito che le violazioni dei diritti umani delle donne in situazioni di conflitto armato rappresentano violazioni dei fondamentali principi del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani. Tutte le violazioni di tale tipo, incluso in particolare l&#8217;assassinio, lo stupro sistematico, la schiavitù sessuale e la gravidanza forzata, richiedono una risposta particolarmente efficace.</p>



<p>A livello di giurisprudenza internazionale è importante che vengano ricordate le sentenze emesse dai Tribunali Penali Internazionali per il Ruanda e per l’ex-Jugoslavia che stabilirono che le violenze sessuali commesse dai militari in tempo di guerra erano da considerarsi come crimini di guerra. In particolare, il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia considerò lo stupro come crimine contro l’umanità, mentre il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda statuì che le violenze sessuali commesse erano da considerarsi come un atto di genocidio.</p>



<p>Infine, non si deve dimenticare il contributo dello Statuto di Roma del 1998 della Corte Penale Internazionale che considera le violenze sessuali come crimini contro l’umanità (art.7) o come crimini di guerra (art.8), a seconda dei casi.</p>



<p>Da questa breve, sintetica e non esaustiva panoramica internazionale si è potuto vedere come le violenze sessuali durante le guerre non siano state più considerate, nel corso del tempo, come meramente fisiologiche, ma come crimini lesivi della dignità umana, da perseguire e condannare.</p>



<p>Tuttavia, fin quando (è banale dirlo) esisteranno le guerre, fin quando la tutela dei diritti umani non entrerà nel DNA delle persone e fino a che la donna continuerà ad essere inconsciamente (e consciamente) considerata come inferiore rispetto al maschio e come una proprietà, continueranno ad esserci odiosi casi di violenza.</p>
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		<title>Donne che hanno trasformato il diritto del lavoro europeo: i casi Defrenne e Enderby</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 07:18:37 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="620" height="410" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15134" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-8-300x198.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption>Eliane Vogen-Polsky</figcaption></figure>



<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle <br></p>



<p>Quando si parla di genere, dobbiamo considerare non solo i quadri giuridici e i meccanismi esistenti in materia, ma anche i casi concreti che hanno portato al quadro giuridico che esiste oggi. In particolare, all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, sono state sviluppate numerose Direttive che sono sempre più vicine a un approccio globale di genere.<br>È chiaro che l&#8217;uguaglianza di genere de jure sul posto di lavoro è lontana dall&#8217;essere raggiunta, il che può essere visto in dati come la disoccupazione in termine di genere, la distribuzione delle posizioni di responsabilità, solitamente assegnate al genere maschile, o il gran numero di donne relegate alle faccende domestiche e alla cura della famiglia, anche quando lavorano fuori da casa. Tuttavia, è importante essere consapevoli di alcuni casi che hanno permesso, gradualmente, al diritto europeo di sviluppare una legislazione riguardante la discriminazione di genere. I casi di Gabrielle Defrenne e Pamela Enderby sono quindi estremamente significativi e meritano di essere conosciuti.<br>Gabrielle Defrenne era una hostess della Société Anonyme Belge de Navigation Aérienne (SABENA), e negli anni &#8217;70 il suo caso fu portato davanti alla Corte di giustizia europea dalla Corte Belga, alla quale la donna si era rivolta in prima istanza. In particolare, Defrenne chiedeva un risarcimento per la discriminazione nell&#8217;azienda, dato che la sua posizione, quella di hostess, era significativamente meno pagata di quella di assistente di volo, una posizione per lo più ricoperta da uomini. In questo modo, l&#8217;azienda stava istituzionalizzando la discriminazione attraverso la denominazione differenziata di posizioni che erano, in sostanza, le stesse.<br>La Corte di Giustizia Europea ha poi chiarito il contenuto dell&#8217;articolo 119 del Trattato della Comunità Economica Europea, in cui era stata stabilita la parità di retribuzione per lo stesso lavoro per uomini e donne. Tuttavia, questo principio non era stato applicato prima, poiché non era nelle agende degli stati dell&#8217;unione prendere misure concrete per implementarlo. Così, è stato grazie a Gabrielle Defrenne che la Corte di Giustizia Europea ha espresso come un obbligo chiaro e diretto agli Stati lo sviluppo di misure concrete verso la realizzazione della parità di retribuzione tra uomini e donne.<br>Il caso di Gabrielle Defrenne fu accompagnato da uno successivo, quello di Pamela Enderby, che nel 1993 ha intentato una causa nel sistema giudiziario britannico sulla stessa base: la distinzione tra la sua posizione e quella dei suoi colleghi maschi, puramente in termini di nome e con conseguente discriminazione economica. In particolare, lavorava nel Servizio Sanitario Nazionale, dove era una terapista della parola e del linguaggio.<br>In questo caso, la Corte di Giustizia Europea ha concluso che quando due lavori comportano funzioni identiche, ma uno è svolto principalmente da donne e uno da uomini, e questa distinzione è una causa della loro disparità di retribuzione, c&#8217;è una chiara discriminazione.<br>Questi due casi sono enormemente significativi, in quanto hanno portato allo sviluppo delle prime Direttive Europee sulla parità di genere sul posto di lavoro. Grazie a donne come Gabrielle Defrenne e Pamela Enderby, le istituzioni europee hanno iniziato a creare il quadro in cui oggi siamo governati, quindi, nel contesto dell&#8217;arrivo della Giornata della Donna, le loro storie meritavano di essere raccontate.</p>
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		<title>Il riscatto sociale della donna</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2021 07:45:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Siete tutte/i invitati all&#8217; evento organizzato da Associazione Per i Diritti umani: IL RISCATTO SOCIALE DELLA DONNA SABATO 6 marzo, alle ore 11 sulla pagina FB di Associazione Per i Diritti umani</p>
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<p>Siete tutte/i invitati all&#8217; evento organizzato da <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong>: <strong>IL RISCATTO SOCIALE DELLA DONNA</strong></p>



<p><strong><br>SABATO 6 marzo, alle ore 11</strong></p>



<p><br><strong>sulla pagina FB di Associazione Per i Diritti umani</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="595" height="841" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15118" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 595w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-6-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /></figure>



<p><br></p>
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		<title>Processo Open Arms, la città di Barcellona si costituisce parte civile contro Salvini</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 08:21:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Pablo Ramiro  (Da Euronews.com) Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona   &#8211;   Mauro Scrobogna/LaPresse Il consiglio comunale di Barcellona si costituirà parte civile nell&#8217;ambito del processo Open Arms contro l&#8217;ex ministro dell&#8217;interno&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p>Di <a rel="noreferrer noopener" target="_blank" href="https://twitter.com/euronews?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Pablo Ramiro</strong></a>  (Da Euronews.com)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://static.euronews.com/articles/stories/05/32/36/20/320x180_cmsv2_067dd262-761e-5ba9-8c06-1e3fca3b1585-5323620.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona" title="Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona"/></figure>



<p><em>Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona </em>  &#8211;   <a href="https://it.euronews.com/2021/01/27/processo-open-arms-la-citta-di-barcellona-si-costituisce-parte-civile-contro-salvini#?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mauro Scrobogna/LaPresse</a></p>



<p>Il consiglio comunale di Barcellona si costituirà parte civile nell&#8217;ambito del processo Open Arms contro l&#8217;ex ministro dell&#8217;interno italiano, Matteo Salvini.</p>



<p>La sindaca di Barcellona, Ada Colau, lo ha confermato mercoledì nel corso di una visita alla nave di salvataggio della Ong. Il Comune si presenterà dunque come parte accusante nell&#8217;ambito del procedimento in cui Salvini potrebbe dover rispondere di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio.</p>







<p>Siamo ancora nelle fasi dell&#8217;udienza preliminare, al via lo scorso 9 gennaio nella città di Palermo.</p>



<p>Salvini potrebbe andare a processo qualora il Gup, Lorenzo Jannelli, dovesse ritenere che l&#8217;ex ministro abbia violato le leggi italiane nel negare l&#8217;ingresso nel porto di Lampedusa alla nave di salvataggio spagnola Open Arms, con 163 persone a bordo, nell&#8217;agosto 2019.</p>



<p>Il giudice ha ammesso al procedimento le accuse di 18 parti civili, tra cui 7 immigrati che viaggiavano sulla barca.</p>



<p>Il Comune di Barcellona, nel 2019, ha siglato un accordo con la ONG, donandole circa mezzo milione di euro (quasi il 35% del totale del progetto), e conferendo all&#8217;organizzazione la medaglia d&#8217;oro per il merito civico.</p>



<p>Per questo motivo, &#8220;il Comune può rivendicare contro Salvini un danno patrimoniale causato dal blocco della nave&#8221;; inoltre, indica l&#8217;ufficio del sindaco in un comunicato, sussisterebbe un danno d&#8217;immagine causato alla città di Barcellona.</p>



<p>&#8220;Sia il governo spagnolo che quello italiano volevano farci una multa di un milione di euro. Ora però possiamo vedere, anzi, tutti possono vedere che si è trattato di un&#8217;infamia, che siamo stati vittime di un abuso di potere. Le persone che avevano bisogno di aiuto immediato sono state private della loro libertà, come dicono le convenzioni internazionali&#8221;, spiega Oscar Camps, direttore della ONG, convinto che la sua organizzazione abbia agito nel rispetto dei trattati internazionali e del diritto del mare.</p>



<p>Nei 21 giorni in cui alla barca è stato negato l&#8217;attracco, 14 persone si sono buttate in mare cercando di raggiungere terra a nuoto. Fu alla fine il procuratore di Agrigento a consentire lo sbarco dei migranti.</p>



<p>Il procuratore ha parlato di una situazione &#8220;di grande disagio fisico e psicologico, di profonda angoscia psicologica, e di altissima tensione emotiva che avrebbe potuto provocare reazioni difficili da controllare, delle quali, inoltre, il tentativo di raggiungere l&#8217;isola a nuoto è stato solo un preludio&#8221;.</p>



<ul><li><a href="https://it.euronews.com/2021/01/09/salvini-in-tribunale-udienza-preliminare-rinviata-per-il-caso-open-arms?utm_source=rss&utm_medium=rss">Salvini in tribunale: udienza preliminare rinviata per il caso Open Arms</a></li><li><a href="https://it.euronews.com/2020/03/10/coronavirus-salvini-vs-salvini-venite-in-italia-anzi-no-chiudiamo-tutto?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coronavirus, Salvini vs. Salvini: &#8220;Venite in Italia&#8221;. Anzi no: &#8220;Chiudiamo tutto&#8221;</a></li></ul>



<p>Salvini è già comparso in tribunale il 3 ottobre 2020, a Catania, nell&#8217;ambito dell&#8217;udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio per il caso della nave Gregoretti e dei suoi 131 migranti a bordo. La ONG ritiene che il politico italiano abbia bloccato l&#8217;ingresso in porto alla Open Arms per un proprio tornaconto elettorale.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://static.euronews.com/articles/stories/05/32/33/56/808x454_cmsv2_aecba6c5-e2fd-57a9-9be1-1cd3f4759ed2-5323356.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="AP Photo"/><figcaption><em>La sindaca di Barcellona, ada Colau, con il direttore di Open Arms, il 27 gennaio 2020</em>AP Photo</figcaption></figure>



<p>L&#8217;avvocato di Salvini, Giulia Bongiorno, sostiene che la decisione sia stata presa in blocco da tutto il governo, e che non si sia trattata di un&#8217;iniziativa singola dell&#8217;allora ministro dell&#8217;Interno. Sottolinea inoltre che la Open Arms rifiutò altre alternative di porto di sbarco e che, avendo effettuato il salvataggio in acque libiche e maltesi, ed essendo imbarcazione battente bandiera spagnola, non avrebbe dovuto cercare un porto sicuro in Italia.</p>



<p>L&#8217;udienza preliminare del processo Open Arms si è già tenuta, anche se brevemente; tuttavia, il magistrato ha deciso di rinviare la seduta al prossimo 20 marzo 2021. Il luogo scelto è stato simbolico, ovvero il bunker del carcere Ucciardone di Palermo, dove si tenne il maxiprocesso contro la mafia negli anni &#8217;80.</p>



<h2>Cronologia dei fatti dell&#8217;agosto 2019</h2>



<p>Nell&#8217;agosto 2019, Salvini negò per 21 giorni lo sbarco ad Open Arms sull&#8217;isola di Lampedusa ai circa 160 migranti a bordo, salvati dalla Ong da un naufragio. Dopo una serie di evacuazioni parziali, per ragioni medico-sanitarie, rimasero alla fine a bordo 90 persone. Negli ultimi tre giorni, con la barca alla fonda a soli 800 metri dal porto, diversi migranti si buttarono in mare per raggiungere la terraferma.</p>



<p>La prima offerta del governo spagnolo di concedere un porto di sbarco per i migranti arrivò dopo 17 giorni di odissea, ma la Open Arms si rifiutò di fare rotta verso i porti di Algeciras e Mahon, considerati troppo lontani.</p>



<p>L&#8217;equipaggio giustificò la propria decisione per ragioni legate alla sicurezza di chi era a bordo e all&#8217;impossibilità per la barca di effettuare un viaggio così lungo. Open Arms denunciò anche lo stato di prostrazione fisica e psicologica sia dell&#8217;equipaggio sia dei migranti salvati a causa del lungo protrarsi del braccio di ferro politico e diplomatico.</p>



<p>Madrid si decise ad inviare la nave della Marina spagnola &#8220;Audaz&#8221; per prendere in carico i migranti e scortare la &#8220;Open Arms&#8221; fino al porto di Maiorca, ma alla fine, nella notte del 20 agosto, la procura di Agrigento diede il via libera agli 83 migranti rimasti a bordo di sbarcare a Lampedusa, mettendo fine all&#8217;odissea.</p>



<p>Il procuratore di Agrigento prese questa decisione dopo essere salito a bordo della nave spagnola, accompagnato da diversi medici, per verificare le condizioni dei migranti e la situazione a bordo.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 09:23:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly Agli iscritti canale Telegram: per ricevere il testo integrale&#160;anbamed@gmail.com I titoli Egitto:&#160;attesa per la sentenza sulla custodia cautelare nel processo contro Zaky Algeria:&#160;condannata a 6 mesi di carcere l&#8217;attivista&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="556" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Patrick-Zaky-e1607256078695-1024x556.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14877" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Patrick-Zaky-e1607256078695-1024x556.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Patrick-Zaky-e1607256078695-300x163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Patrick-Zaky-e1607256078695-768x417.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Patrick-Zaky-e1607256078695.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1439w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>Agli iscritti canale Telegram: per ricevere il testo integrale&nbsp;<a href="mailto:anbamed@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anbamed@gmail.com</a></p>



<p></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;attesa per la sentenza sulla custodia cautelare nel processo contro Zaky</p>



<p><strong>Algeria:</strong>&nbsp;condannata a 6 mesi di carcere l&#8217;attivista Akkadi</p>



<p><strong>Kuwait:</strong>&nbsp;successo dell&#8217;opposizione nelle elezioni, ma in aula non entra nessuna donna.</p>



<p><strong>Paesi del Golfo:</strong>&nbsp;un vertice a Manama per l&#8217;accordo tra Qatar e Riad metterà fine alle rivalità</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;di nuovo tamburi di guerra, ma le trattative politiche continuano</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Egitto:</p>



<p>La speranza è l&#8217;ultima a morire. Si conoscerà oggi il verdetto della seduta al Tribunale del Cairo sul caso Patrick Zaky. Lo studente dell&#8217;Università di Bologna è in carcere da 306 giorni per un post sui social ritenuto dalla Mukhabarat, la polizia segreta, “destabilizzante per la sicurezza dello Stato”. Nell&#8217;udienza di ieri, Zaky si è difeso sostenendo che le accuse sono infondate e si è lamentato di aver subito 10 mesi di prigione nel carcere di massima sicurezza di Tora. La sua avvocata ha raccontato che Zaky per tutto il periodo di detenzione ha dormito per terra senza materasso.</p>



<p>In un altro procedimento, il giudice delle indagini preliminari ha assolto 20 Ong, tra le quali 3 statunitensi e una tedesca, dall&#8217;accusa di aver ricevuto finanziamenti esteri in modo illecito ed ha sentenziato il non luogo a procedere. La causa risale al 2011 e diversi responsabili di queste Ong hanno subito detenzioni, sequestro di conti bancari e divieto di viaggiare;&nbsp;le Ong hanno visto chiuse le loro sedi.</p>



<p>Non è chiaro se vi sia un collegamento tra queste decisioni e la visita di Stato di Al-Sissi a Parigi, con l&#8217;incontro di oggi con Macron.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>Il tribunale di Tlemcen, nel nord-ovest, ha condannato in secondo grado la studentessa e attivista del Hirak, Nour-Huda Akkadi, a sei mesi di carcere. Akkadi era stata arrestata un anno fa per assembramento non autorizzato. Viene così confermato il giudizio di primo grado. La clava giudiziaria, per inibire le mobilitazioni politiche pacifiche, si è acuita dopo l&#8217;emergenza sanitaria, periodo che ha visto divieti assoluti a manifestare. Nelle carceri algerine giacioni 90 attivisti condannati o in attesa di giudizio.</p>



<p>Kuwait:</p>



<p>Risultati sorprendenti per le elezioni politiche. 31 deputati sul totale di 50 entrano per la prima volta in aula e 24 degli eletti è dell&#8217;opposizione all&#8217;attuale governo. Nessuna donna è stata eletta. L&#8217;emiro ha già approvato i risultati e ha rimosso il governo e nominerà, dopo l&#8217;insediamento del Parlamento e le consultazioni, un nuovo primo ministro. Queste elezioni sono state condizionate dall&#8217;emergenza sanitaria che ha avuto ripercussioni economiche con il calo delle entrate petrolifere. Il governo precedente ha scaricato il peso della crisi sui lavoratori stranieri, che sono la maggioranza dei residenti, cancellando i permessi di soggiorno agli ultra 65enni con conseguente espulsione.</p>



<p>Paesi del Golfo:</p>



<p>l&#8217;iniziativa del Kuwait, sostenuta dall&#8217;amministrazione Trump, è riuscita ad avviare un processo di riavvicinamento tra Riad e Doha. Entro la fine del mese si terrà a Manama, in Bahrain, un vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo, per mettere fine all&#8217;embargo nei confronti del Qatar. L&#8217;argomento convincente che ha smosso la corona saudita dalle sue posizioni di chiusura nei confronti del Qatar, accusato di sostenere il terrorismo, è stato la necessità di concentrare tutti gli sforzi per colpire l&#8217;Iran.</p>



<p>Libia:</p>



<p>Un passo avanti e due indietro. Mentre si sprecano le riunioni ed i Forum, si registrano due gravi avvenimenti militari: lo scontro tra militari dell&#8217;LNA (esercito di Haftar) e del GNA (governo di Tripoli) per il controllo dei pozzi petroliferi della regione meridionale e il pattugliamento di navi da guerra turche delle coste di Sirte. Nella città di Ubari, nell&#8217;estremo sud desertico al confine con Algeria e Niger, le truppe dell&#8217;LNA hanno assediato una missione militare mandata dal governo di Tripoli. Il portavoce dell&#8217;esercito denuncia ammassamenti di truppe con mercenari a ovest di Sirte.</p>



<p>Oggi si doveva riunire il Parlamento a Ghdames, una città turistica al confine con Tunisia e Algeria, ma non è stato raggiunto il quorum. Nello stesso giorno, il presidente della Camera, Aqila, ha convocato la stessa riunione a Bengasi, sede naturale del Parlamento. Se le febbrili riunioni coordinate dalla missione ONU non porteranno ad un accordo, il paese si troverà con due governi, ben tre Parlamenti e una ripresa del conflitto.</p>
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		<title>Violenza domestica in tempo di pandemia. Parla l&#8217;avv. Alessia Sorgato</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2020 13:05:53 +0000</pubDate>
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<p>Durante la diretta streaming, l&#8217;<strong>avv. Alessia Sorgato</strong> ha dato informazioni pratiche e molto utili per le donne <em>vittime </em>di violenza domestica, oltre ad approfondire i tanti temi legati a questo argomento. Seguite l&#8217;incontro nel video e continuate a seguire anche <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> con gli approfondimenti <em>sull&#8217;attualità</em>.</p>



<p></p>



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		<title>Alessia Sorgato. Violenza domestica in tempo di pandemia</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2020 13:05:41 +0000</pubDate>
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<p>Domani, <strong>7 maggio</strong>, alle ore <strong>1830</strong> sarà con noi l&#8217;avv. <strong>Alessia Sorgato</strong>, impegnata sul tema, tra gli altri, della violenza domestica sulle donne. Il suo ultimo saggio si intitola &#8220;Revenge porn&#8221;:  <br>Le questioni &#8220;classiche&#8221; relative alla <strong>violenza </strong>&#8211; soprattutto nei confronti delle <strong>donne </strong>&#8211; e all&#8217;odio si intersecano sia con la recente riforma normativa italiana che ha disciplinato, in generale, nuove forme di violenza e, in particolare, che ha introdotto il cosiddetto reato di &#8220;revenge porn&#8221;, sia con il mondo delle investigazioni digitali e della digital forensics, un ambito che richiede una conoscenza delle regole, e delle tecniche, molto specifica. Infine, non viene trascurato, giustamente, il fondamentale <em>aspetto psicologico</em>, al fine di interpretare al meglio i comportamenti delle persone in contesti che sono, spesso, non semplici da inquadrare. </p>



<p>Vi aspettiamo !</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13983" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Mamma Regeni: “Giulio fa cose ma non può farle tutte lui”</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 07:47:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Capanna (da Other-news.info) “Il governo italiano non prende una posizione ferma nei confronti dell’Egitto sul caso Regeni, le indagini procedono a fatica. Chi sa parli“. Giulio Regeni potrebbe essere il figlio, il&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Cecilia Capanna  (da Other-news.info)</p>



<p>“<strong><em>Il governo italiano non prende una posizione ferma nei confronti dell’Egitto sul caso Regeni, le indagini procedono a fatica. Chi sa parli</em></strong>“.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.other-news.info/notizie/wp-content/uploads/2020/02/WqZpni6lSU2wTZhXET9YWA_thumb_3840.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1593"/><figcaption>Claudio Regeni, Alessandra Ballerini, Paola Deffendi, Marino Sinibaldi, Valerio Mastandrea<br>(Foto di Cecilia Capanna)</figcaption></figure></div>



<p>Giulio Regeni potrebbe essere il figlio, il fratello, l’amico di chiunque di noi. Quattro anni fa è scomparso in Egitto un nostro ragazzo, uno dei migliori, uno dei più brillanti, che non trovando lavoro in Italia, aveva accettato un incarico da ricercatore per un’università straniera, quella di Cambridge. Conosceva sei lingue, era uno dei cervelli in fuga dall’Italia, carico di voglia di conquistare il mondo, destinato al successo per i suoi mille talenti.</p>



<p>Questo è il cruccio della mamma di Giulio. Paola non se ne dà pace: se solo l’Italia fosse un paese che punta sui propri giovani, se solo non si facesse scappare i migliori di loro, costringendoli a vivere lontano dalla propria famiglia, dai propri affetti, dalla propria terra.</p>



<p>Giulio aveva appena compiuto 28 anni nel 2016, quando è stato sequestrato, torturato per giorni ed ucciso mentre stava lavorando. Perché fare il ricercatore è un lavoro.&nbsp;<strong>Quindi Giulio è morto sul lavoro.</strong></p>



<p>Si sono succeduti quattro di governi dal giorno della sua scomparsa, un ambasciatore è stato a suo tempo ritirato ma successivamente sostituito da uno nuovo,&nbsp;<strong>Giampaolo Cantini</strong>, il cui mandato principale era quello di risolvere questa gravissima questione e che invece sembra non rispondere alle email dei Regeni.</p>



<p>Di questo hanno parlato Paola Deffendi e Claudio Regeni, accompagnati dalla loro legale Alessandra Ballerini, all’<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/04/giulio-regeni-i-genitori-lambasciatore-in-egitto-neanche-ci-risponde-ragioni-di-alfano-per-rinviarlo-li-fuffa-velenosa-renzi-da-premier-ci-volle-incontrare-senza-avvocati/5694724/?fbclid=IwAR1sOA931g1E7ohJ5sHn0k7ZqcwKBbRDa-xmrpCoFw7kFUywHdlBRpa5phw&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>audizione da parte della commissione parlamentare di&nbsp;inchiesta per la morte del ragazzo</strong></a><strong>,</strong>&nbsp;tenutasi lo scorso martedì mattina. “Se la politica non collabora, i pm non vanno avanti” ha detto la mamma di Giulio rivolgendosi al Parlamento. Alessandra Ballerini ha anche parlato di&nbsp;<strong>“altri italiani presi in passato e liberati grazie ad un meccanismo oliato” di interventi ufficiosi delle nostre autorità per liberare i connazionali e che “nel caso di Giulio non ha funzionato</strong>“.&nbsp;</p>



<p>I due politici italiani che si sono interessati sin dall’inizio al caso Regeni sono il&nbsp;<strong>Senatore</strong>&nbsp;<strong>Luigi Manconi</strong>, in prima fila ad ogni incontro di sensibilizzazione alla causa, e il&nbsp;<strong>Presidente della Camera Roberto Fico</strong>, che&nbsp;martedì ha parlato con il&nbsp;<strong>consulente della famiglia al Cairo Ahmed Abdallah</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.other-news.info/notizie/wp-content/uploads/2020/02/UNADJUSTEDNONRAW_thumb_383f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1584"/><figcaption>Ahmed Abdallah e Roberto Fico</figcaption></figure></div>



<p>In questi giorni i coniugi Regeni hanno presentato, a Milano con Pif e a Roma con Valerio Mastandrea, il loro&nbsp;<strong>libro “Giulio fa cose”</strong>,&nbsp;scritto con Alessandra Ballerini per far conoscere i dettagli delle indagini e per far capire il loro dramma, che è un dramma di tutti, perché nella misura in cui ancora non ci sono verità e giustizia per Giulio, non ci sarebbero verità e giustizia per qualsiasi altro ragazzo dei nostri che si trovasse al momento sbagliato nel posto sbagliato, come è successo a lui.</p>



<p>La storia è piena di prove inquinate, prove occultate, 5 persone morte in circostanze strane. La ricerca della verità è davvero complicata, è molto difficile venirne a capo senza l’intervento del governo. E per tutta risposta invece arriva la notizia che&nbsp;<a href="https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/02/06/news/regeni_egitto_italia_fregata-247851049/?fbclid=IwAR2bzZOh3-02-4oPQr0lArmJOviInPZISvwPy5uROXECX2xAadH-cDEQ93U&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>l’Italia ha venduto due navi militari all’Egitto&nbsp;</strong></a><strong>e che la trattativa è stata gestita da Palazzo Chigi e Fincantieri.</strong></p>



<p><strong>Sembra che non resti altro da fare che sperare che chi sa parli.</strong></p>



<p><strong>L’appello di Alessandra Ballerini:</strong>&nbsp;“C’è sicuramente il lavoro straordinario della procura e degli investigatori ma serve che chi sa parli e credo che dopo 4 anni sia arrivato il tempo che chiunque abbia osservato, abbia visto, abbia partecipato anche in minima parte, parli. Noi diciamo a queste persone che loro trovano pace solo se parlano”.&nbsp;<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/25/news/regenifiles_giulio_regeni-241664081/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>La Repubblica ha messo a disposizione una piattaforma online</strong></a>&nbsp;<strong>su cui chiunque sappia qualcosa può testimoniare in modo assolutamente anonimo</strong>.</p>



<p><strong>La mamma Paola: “Abbiamo bisogno del vostro aiuto, perché Giulio fa cose ma non può farle tutte lui”.&nbsp;</strong></p>
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		<title>Parità di genere. Intervista a Andrea Catizone</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Dec 2019 07:53:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato, per voi, Andrea Catizone e la ringrazia moltissimo per la disponibilità. Ecco le parole dell&#8217;avvocato. di Alessandra Montesanto Perchè, alle soglie del 2020, è ancora necessario discutere&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> ha intervistato, per voi,  Andrea Catizone e la ringrazia moltissimo per la disponibilità. Ecco le parole dell&#8217;avvocato. </p>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="694" height="694" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/17861773_297687337318175_4538109940803564887_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13379" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/17861773_297687337318175_4538109940803564887_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 694w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/17861773_297687337318175_4538109940803564887_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/17861773_297687337318175_4538109940803564887_n-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/17861773_297687337318175_4538109940803564887_n-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/17861773_297687337318175_4538109940803564887_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 694px) 100vw, 694px" /></figure></div>



<p>Perchè, alle soglie del 2020, è ancora necessario discutere di parità di genere?  </p>



<p>Fondamentalmente perché ancora oggi  la parità non è stata ancora raggiunta nonostante le previsioni normative a tutti i livelli affermino il diritto di eguaglianza tra donna e uomo. Abbiamo fatto molti progressi sul piano dell’affermazione dei diritti, meno su quello della loro attuazione. Oggi le donne hanno obiettivamente meno opportunità degli uomini per potersi affermare, per poter realizzare le proprie ambizioni, per poter vedersi riconosciuta la professionalità che abbiamo acquisito nel corso del tempo. Dunque è necessario e quanto mai opportuno anche perché i diritti delle donne sono stati considerati dei Diritti Umani e dunque universalmente riconosciuti e tutelati da parte di tutti.   </p>



<p>Alcuni temi forti sono la parità di salario e i congedi parentali: potremmo prendere esempio da altri Paesi europei? <em>I</em></p>



<p>In Europa ci sono dei Paesi più virtuosi in termini di attenzione al tema della maternità. Gli indicatori dimostrano che le donne lasciano il lavoro in occasione della nascita del primo figlio e quando rientrano nel posto di lavoro non riescono a recuperare la stessa mansione o livello di professionalità che avevano prima. Ecco perché la maggior parte delle donne decide di rinunciare a metter al mondo dei figli e dedicarsi solo al lavoro con il risultato che le donne sono più infelici, il paese invecchia e le donne devono occuparsi dei familiari anziani avendo, comunque delle ripercussioni sulla loro vita lavorativa e professionale. Oggi le donne guadagnano meno degli uomini a parità di qualifica professionale, ciò significa che lavorano due mesi gratuitamente e questo non è accettabile anche perché determina un effetto sulle scelte della famiglia, oltre che essere una grave violazione del diritto di uguaglianza: infatti se la donna guadagna meno del marito quando nascerà il figlio per ragioni semplici di economia domestica sarà la donna a restare a casa. Il congedo di paternità è stato aumentato a 7 giorni ed è un segnale importante, tuttavia se a questo non si accompagnano politiche a favore della natalità e della maternità come primo punto dell’agenda dell’attività delle Istituzioni allora non basta aumentare di due giorni  il congedo di paternità. La misura degli asili nido gratis da gennaio, ad esempio è un ottimo segnale in quella direzione, il Governo prende sul serio in considerazione le esigenze dei genitori di avere dei servizi pubblici che collaborano con le famiglie per fare crescere i figli.    </p>



<p>Come contrastare la cultura maschilista e patriarcale, ancora vigente in Italia, che porta, purtroppo, a perpetrare continue violenze contro le donne? </p>



<p>La violenza contro le donne è un dramma che investe non solo il nostro Paese purtroppo ed è in costante aumento, mentre diminuisce la commissione rati contro la persona. Sul piano delle previsioni normative molti passi in avanti sono stati fatti, a partire dalla ratifica della Convenzione di Istanbul che ha indirizzato gli Stati nell’assumere una serie di misure che combattessero contro questo orrendo crimine verso le donne. A partire dal riconoscimento di aggravi di pena se il reo è legato affettivamente alla donna, alla legge sugli orfani vittime di femminicidio, alla serie di norme che aumenta le pene e modifica il processo in caso di violenza contro le donne attuando un meccanismo di protezione della donna dal momento della denuncia, a Codice Rosa, ancora troppo poco attuato nelle regioni, che stabilisce un dialogo tra gli organismi  che intervengono in caso di violenza contro le donne – dal pronto soccorso ai tribunali &#8211;  molto si è fatto sul piano della Punizione. La Convenzione di Istanbul è invece poco applicata per quanto riguarda la parte relativa alla Protezione e soprattutto alla Prevenzione: sono le tre P che segnano l’impianto della  convenzione medesima. In questo senso dunque occorre lavorare molto sull’abbattimento degli stereotipi, non solo femminili, ma anche maschili, fare formazione nelle scuole, non abbandonare i cittadini ma continuare con un processo di formazione ed educazione.  </p>



<p>Quali sono gli (altri) ostacoli che impediscono il raggiungimento di una parità tra donne e uomini? </p>



<p>Certamente un fattore culturale, ma non solo. Serve abbattere anche le diseguaglianze economiche, combattere il linguaggio sessista, rivedere i libri di testo delle scuole in cui le donne vengono ancora rappresentate come quelle che stanno a casa a fare i mestieri, mentre il padre è fuori a lavorare. C’è un profondo lavoro di formazione di nuove mentalità e nuove generazioni che sappiano riconoscere le differenze tra uomo e donne e le sappiano valorizzare. Serve soprattutto cercare di coinvolgere gli uomini in questo processo di costruzione di una società più giusta ed uguale, perché finora si è pensato che i temi che riguardino le donne dovessero essere trattati solo dalle donne: invece serve in patto tra uomini e donne che sia capace di cambiare il paradigma dei rapporti affettivi, sociali e che dia pari dignità a tutti gli esseri umani, che insomma applichi l’art. 3 della Costituzione soprattutto nella sua parte di uguaglianza sostanziale di abbattimento delle barriere e degli  ostacoli.  </p>



<p>Quale può essere il ruolo dell&#8217;informazione, dell&#8217;istruzione e delle istituzioni per affermare l&#8217;uguaglianza di genere?</p>



<p>L’informazione è un fattore di costruzione e di equilibrio dello Stato democratico che non può o deve essere sottovalutato. Del resto il principio costituzionale della libertà di informazione, dimostra che già nei lavori preparatori alla Costituzione si riconosceva un ruolo para istituzionale alla stampa. Dunque la responsabilità di ogni giornalista è quella di essere consapevole che l’uso di una parola piuttosto che un’altra determina degli effetti nella società; che abbandonarsi a facili schemi che rimettono in moto degli stereotipi provoca una lesione di diritti fondamentali di rispetto della dignità degli esseri umani. Recentemente la Presidente Iotti è stata definita come una donna brava a letto da parte di un giornalista: ecco questo è un modo di parlare che non deve trovare spazio e che deve essere bandito perché non fa ridere, è sessista e denigra non solo la figura di una grande donna quale la Presidente Iotti che ha dedicato la sua vita alle Istituzioni, ma anche di tutte le donne.  </p>



<p>Lei è stata vittima di disparità? </p>



<p>Non credo che esista una donna sulla faccia della terra che non sia stata vittima di un comportamento discriminatorio.  Quello che conta, in quei momenti, è non fare un passo indietro, ma affermare i propri diritti e non cedere a compromessi. Si può raggiungere il successo anche senza vendere se stesse e molte donne oggi dimostrano che tanta strada bisogna fare, ma anche che tanta strada è già stata avanti. La libertà è una conquista continua diceva la mia adorata Angela Davis  in una delle sue lezioni magistrali e non bisogna mai fermarsi.  </p>
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