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	<title>Balcani Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Srebrenica: città sinonimo di un fallimento e di una nuova promessa di responsabilità di fronte a severe violazioni dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 07:54:48 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p></p>



<p>Il nome Srebrenica è diventato sinonimo di quei giorni bui del luglio 1995 quando, nella prima area di sicurezza dichiarata dalle Nazioni Unite, migliaia di uomini e donne furono sistematicamente assassinati e sepolti in fosse comuni. Le vittime, che erano musulmane, sono state assassinate a causa della loro identità. Questa è stata la peggiore atrocità sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale.</p>



<p>Nel luglio 1995, circa 8.000 musulmani, uomini, donne, ragazzi e ragazze, sono stati uccisi a Srebrenica, una città della Bosnia ed Erzegovina nell&#8217;Europa sudorientale, dalle forze serbo-bosniache guidate dal comandante Ratko Mladić. Questi omicidi furono successivamente classificati come crimine di genocidio dai tribunali internazionali che indagarono sul massacro.</p>



<p>La disintegrazione della Jugoslavia nel 1991 ha gettato nel caos l&#8217;Europa sudorientale e centrale e ha portato a violente guerre interetniche nella regione negli anni successivi. In molti modi, le violenze perpetrate contro bosniaci o musulmani bosniaci durante il massacro di Srebrenica sono state il risultato di tale conflitto regionale. Secondo alcuni ricercatori, questo massacro è stata la peggiore atrocità contro i civili in Europa dall&#8217;Olocausto.</p>



<p>La guerra in Bosnia, avvenuta tra il 1992 e il 1995, ha visto un periodo di sfollamento e pulizia etnica dei musulmani bosniaci e dei croati bosniaci da parte dell&#8217;esercito serbo-bosniaco e delle forze paramilitari. Durante la guerra, il massacro di Srebrenica iniziò l&#8217;11 luglio 1995 quando il comandante Ratko Mladić occupò la città di Srebrenica. Migliaia di famiglie musulmane bosniache hanno cercato rifugio presso il Dutchbat, un battaglione olandese delle forze delle Nazioni Unite che era stato schierato in seguito agli sconvolgimenti durante la guerra in Bosnia, credendo che l&#8217;area sotto il loro controllo fosse una zona sicura.</p>



<p>Tale missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite guidata dai Paesi Bassi non è riuscita a fermare questi omicidi e molti musulmani bosniaci avevano cercato rifugio credendo che fosse una zona protetta. Alcuni esperti affermano che i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite siano stati così severi da non proteggere i musulmani bosniaci con la conseguenza di aver consegnato attivamente ragazzi e uomini alle forze serbo-bosniache sapendo che sarebbero stati uccisi. Questa zona sicura in seguito cadde sotto il controllo delle forze serbo-bosniache dopo la resa delle forze olandesi. Si ritiene che gli 8.000 musulmani uccisi durante questo massacro siano stati assassinati entro due settimane dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione di Srebrenica.</p>



<p>Non sono stati solo i bambini, i ragazzi e gli uomini a subire atrocità e uccisioni. Il massacro ha visto anche diffusi crimini contro le donne, in cui ragazze e donne sono state vittime di violenze e stupri. Nelle loro testimonianze all&#8217;indomani del massacro, le vittime, comprese ragazze e donne, hanno affermato di non aver ricevuto alcuna protezione, nonostante le forze armate abbiano assistito alle violenze perpetrate davanti a loro. Ci sono state anche testimonianze in cui i sopravvissuti hanno raccontato come le forze serbo-bosniache avessero costretto i musulmani bosniaci a scavarsi le proprie tombe. A 27 anni dal massacro, i corpi delle vittime continuano a essere trovati in fosse comuni.</p>



<p>Il Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia (Tribunale Internazionale <em>ad hoc</em>) che ha indagato sui crimini di guerra avvenuti durante il conflitto nei Balcani negli anni &#8217;90, ha rilevato che l&#8217;esercito serbo-bosniaco ha compiuto sforzi per rimuovere i corpi da queste fosse comuni in altri siti nel tentativo di nascondere la portata dei crimini e degli omicidi. Questa rimozione dei corpi ha reso difficile l&#8217;identificazione delle vittime e le indagini del tribunale hanno dimostrato che in molti casi le parti del corpo della stessa vittima sono state trovate in tombe diverse. Il tribunale ha inoltre stabilito come questo sia un indicatore del fatto che le uccisioni dei musulmani bosniaci siano state premeditate e ampiamente pianificate.</p>



<p>Nel 1995, il Tribunale Penale Internazionale <em>ad hoc</em> ha incriminato Ratko Mladić e Radovan Karadžić, presidente della Republika Srpska, per crimini di guerra contro i musulmani bosniaci a Srebrenica. Successivamente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha presentato il suo rapporto sul massacro di Srebrenica nel 1999 riconoscendo i fallimenti delle Nazioni Unite nel prevenire il massacro e ha affermato come &#8220;la tragedia di Srebrenica perseguiterà per sempre la storia delle Nazioni Unite&#8221;.</p>



<p>Per i Paesi Bassi, i fallimenti del Dutchblat e le notizie sulla partecipazione delle truppe alle violenze perpetrate contro i serbi bosniaci hanno portato a un&#8217;indagine del governo nel 1996. Un rapporto pubblicato sette anni dopo ha riconosciuto i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace e il governo olandese ha ammesso una certa responsabilità per l’incapacità di proteggere le vittime durante il massacro.</p>



<p>Nel marzo 2003, la Bosnia ed Erzegovina ha avviato le proprie indagini sul massacro di Srebrenica, basandosi pesantemente sulle conclusioni del Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia, concluse l&#8217;anno successivo, con il governo che ha ammesso la commissione di crimini contro i musulmani bosniaci. Alcuni nazionalisti nel paese non si sono mostrati d&#8217;accordo con i risultati di queste indagini. Le scuse ufficiali per il massacro sono state successivamente rilasciate dal governo.</p>



<p>Dieci anni dopo il massacro, nel 2005, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato ufficialmente una risoluzione riconoscendo il genocidio di Srebrenica. Nel marzo 2016 Radovan Karadžić, ex presidente della Republika Srpska, è stato dichiarato colpevole dal Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità ed è stato condannato a 40 anni di reclusione. Un anno dopo, nel novembre 2017, Ratko Mladić è stato riconosciuto colpevole di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità e condannato all&#8217;ergastolo.</p>



<p>Nel luglio del 1995, Srebrenica è diventata davvero il centro dell&#8217;universo, e la comunità internazionale deve ricordare i crimini contro l&#8217;umanità e di genocidio che ha permesso che accadessero a causa del suo abietto fallimento di impedirli.</p>



<p>Nel 2005, durante il World Summit&nbsp;delle Nazioni Unite, si è stabilito il concetto della “Responsibility to protect” (R2P) ossia il principio per cui si deve intervenire in difesa dei diritti umani fondamentali e per evitare che qualsiasi Stato possa commettere gravi violazioni contro la popolazione. La responsabilità di proteggere andava ad inserirsi nel&nbsp;contesto della protezione dei diritti umani che si era cominciato a delineare&nbsp;nel 1948 con la Convenzione per la prevenzione e repressione del delitto di genocidio e, nel 1949, con le quattro convenzioni di Ginevra.</p>



<p>Questo principio, divenuto centrale nei dibattiti dalla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto con il sopraggiungere di nuovi conflitti interni ai singoli Stati e con le tragedie del Rwanda e nei Balcani negli anni ’90,&nbsp;trovò la sua prima formulazione ufficiale nel 2001, nel report della Commissione Internazionale sull’Intervento e Sovranità dello Stato.&nbsp;</p>



<p>Per quanto riguarda le azioni pratiche&nbsp;,il principio della R2P è stato richiamato svariate volte: nel 2006 per il Darfur, nel 2011 per la Libia, Costa d’Avorio, Sud Sudan e Yemen e nel 2013 per il Kenya. Gli ostacoli che ancora limitano le capacità della comunità internazionale ad assolvere alle sue responsabilità di protezione e prevenzione di severe violazioni rimangono palesemente visibili da altrettanti esempi e contesti.</p>



<p>La comunità internazionale ha imparato dai suoi errori, ma non può permettersi di imparare ad un ritmo lento…. Perché le violazioni e gli abusi perpetrati contro le popolazioni civili del mondo non sono rallentati né si sono fermati. Il momento storico in cui viviamo vede un aumento delle violazioni perpetrate contro i civili di diversi Paesi in situazioni di grave povertà, instabilità, conflitti armati interni e esterni.</p>



<p>La comunità internazionale ha fatto una promessa, tanto morale quanto attualmente incorporata nel diritto vincolante e consuetudinario.</p>
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		<title>Raccontarsi (a modo mio): Boris e il suo primo viaggio in Albania</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2022 08:30:17 +0000</pubDate>
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<p>Progetto a cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16173" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1040w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Ciao, io sono Boris, sono nato e cresciuto a Marghera in provincia di Venezia, città da dove proviene la parte familiare di mia mamma; mio papà proviene dalla Riviera del Brenta.<br>I miei studi passati mi avevano portato ad essere un Segretario d’azienda con rapporti per l’estero. Poi però la vita mi ha voluto<br>nella ristorazione; in cucina principalmente.<br>Ho iniziato poco dopo la fine dei miei studi, ero un lavapiatti in un ristorante a Venezia. Qui per otto mesi ho lavato le stoviglie, le<br>pareti, frigoriferi e friggitrici.<br>Finché è arrivato il mio momento di imparare a muovermi in cucina e imparare i vari compiti di un aiuto cuoco; fino a divenire Capo<br>Cuoco. Son sempre stato molto curioso, quindi ho voluto apprendere anche il mestiere del pizzaiolo e quando serviva quella del cameriere.<br>Questa nuova passione mi ha portato a conoscere molto bene le materie prime e come valorizzarle nei vari usi. Mentre per me che sono un pò timido ancora oggi,  fare il cameriere mi ha fatto diventare un pò più estroverso e mi ha insegnato anche come rapportarmi con la clientela.<br>In seguito è arrivato il momento di nuove esperienze di cui due estere; la prima, dove ho lavorato per pochi mesi in una boulangerie a Parigi e qualche anno fa a Londra. Questo nel mio bagaglio di esperienze mi è servito molto per aprire la mente verso diversi stili di vita.<br>Insieme a un altro collega abbiamo iniziato a co-gestire un locale grazie anche alla fiducia dei due proprietari che lavoravano accanto a noi, lasciandoci però abbastanza libertà di gestire ordini e lavoro. Ho appreso, quindi, anche l’arte del gelato artigianale.<br>Infine, forse il percorso più bello sia per la location sia per il lavoro e le persone con cui lavoravo, il mio ritorno alla<br>ristorazione a livelli più alti stavolta sempre a Venezia. Un percorso un pò più difficile perché mi ci sono voluti  un paio di mesi<br>perchè da 15 anni non avevo più a che fare con la cucina ma alla fine ce l&#8217;ho fatta.<br>Dopo c’è stato un periodo abbastanza tremendo sul piano della salute e son tornato tra i banchi di scuola dove ho preso la<br>qualifica effettiva (quella sul campo l’avevo già acquisita da anni) come Pasticciere.<br><br>Ho lavorato per circa un paio d’anni per due pasticcierie a Venezia (di cui l’ultima è una storica), ma purtroppo ho avuto una ricaduta.<br>Da qui in poi ho dovuto abbandonare l’ambiente della ristorazione; ma mi son rialzato nuovamente e ho ripreso in mano i libri, questa<br>volta tornando alle radici e frequentando con ottimi voti un corso per Programmatori e gestione di siti web e di e-commerce che attualmente è quello che faccio.<br><br>Il  mio primo viaggio in Albania</p>



<p><br>Il mio primo ricordo sull’Albania purtroppo coincide con gli sbarchi dai gommoni (fino ad allora ne avevo letto solo sui libri di Storia<br>riguardanti il periodo fascista).<br>C’era e c’è ancora molta ignoranza a riguardo, oggi. All&#8217;inizio ho avuto modo di conoscere la Storia delle migrazioni superficialmente tramite due colleghi albanesi. Poi ho fatto amicizia con una ragazza albanese che un giorno dopo avermi raccontato varie sfaccettature del Paese, mi propose andare a visitarlo.<br>Partimmo in macchina i primi giorni di agosto, in direzione Trieste; senza usare l’autostrada perché era uno di quei giorni in cui te lo<br>sconsigliano. Arrivammo al confine con la Slovenia verso le 6 del mattino e da qui proseguimmo per la costa con la sua vista<br>spettacolare.<br>Dopo aver effettuato un paio di soste ci trovammo in coda per l’entrata in Montenegro (e si prolungò per 4 ore), qui trovammo un<br>appartamento per riposare la notte.<br>Al mattino ripartimmo in direzione del traghetto di Kotor che ci portava dall’altra parte del lago (qui il paesaggio mi ricordò<br>alcune scene del Signore degli Anelli);  proseguimmo per Muriqan che mi avrebbe aperto le porte dell’Albania.<br>Arrivammo all’appartamento dei suoi genitori a Tirana verso le 14. E subito ricevetti una bellissima accoglienza; in serata mi<br>portarono fuori in un locale lì vicino e fu il mio primo dei tanti incontri con la cucina albanese.<br>Il mattino dopo andammo a visitare Scutari (Shkoder) e mi piacque moltissimo. La mia amica e i suoi familiari erano originari di questa località e mi portarono a fare un bel giro della città di cui visitammo il centro e la parte storica. Una cosa che mi rimase impressa fu il modo di convivere tranquillo tra le diverse religioni, con le chiese e la moschea vicine l’une all’altra.<br><br>La passeggiata nel centro storico è rimasta memorabile: in parte ricorda molto le vie di Firenze. Vorrei ritornarci per visitare <br>il castello.<br>La sera stessa fui portato a divertirmi nel quartiere più cool di Tirana: il Blloku. Qui c’è una varietà di locali anche internazionali, alcuni con personale albanesi ritornati in patria per portare la propria esperienza acquisita all’estero.<br>La mattina dopo un giro veloce attraverso la vita della capitale e colazione in uno dei tanti bar. Dopo la colazione andammo a  visitare il Castello di Berat; una cosa molto bella e ancor più bello ci fermammo a mangiare nella città che è un altra meraviglia.<br>Nel pomeriggio altri luoghi di Tirana quali. la scuola di musica, la piramide e il centro commerciale Toptani. Infine cenammo con altre<br>specialità, stavolta nei locali della Pedonalja.<br>I giorni successivi li passammo a Golem. Un paese nei pressi di Durazzo. Questa è stata la mia prima spiaggia albanese; semplice ma<br>nel contesto affascinante; con molti locali alle sue spalle dove ho avuto modo di vedere il primo il primo di molti tramonti favolosi.<br>Abbiamo passeggiato anche per Durazzo, ho visto il centro, la torre veneziana e l’Anfiteatro Romano con le mura. Infine<br>abbiamo cenato sul lungomare. Prima di far ritorno mi hanno portato verso la scalinata illuminata.<br>L’ultimo giorno a Tirana siamo stati al parco con il lago artificiale. Un parco grande e bellissimo; <br>l’ultimo pranzo lo abbiamo fatto in un bel locale Vila Korca. Il pomeriggio l’ho dedicato a fare un pò di acquisti per fare regali al mio<br>ritorno oppure tenermi come ricordo.<br>Verso mezzanotte siamo ripartiti alla volta di casa, prendendo l&#8217;autostrada. Il mattino dopo mi ha preso una<br>nostalgia mista a tristezza perché quei luoghi e quella gente mi mancavano già; l’ho rinominata “mal d’Albania”.<br>Ad oggi ci son ritornato altre volte visitandola dal sud al nord, dalle spiagge alle montagne. Son cresciute anche le mie conoscenze con altre persone albanesi e alcune son divenute anche collaborazioni lavorative.<br>Mi mancano ancora alcuni posti da vedere, tra i tanti Fier o Lezhe; ma li ho già messi in lista per i prossimi viaggi.<br>Cosa consiglierei? Di visitarla come visitereste un qualsiasi altro luogo importante e famoso. Sarà un esperienza che non dimenticherete<br>facilmente; ma soprattutto una gentilezza verso l’ospite ormai rara al giorno d’oggi.<br><br>Concludo ringraziando quella famiglia per tutto quello che mi ha regalato in questo mio primo viaggio e la loro enorme disponibilità per avermi ospitato e accompagnato. Anche un&#8217; altra amica per i seguenti viaggi fatti e grazie a te Jorida per la possibilità (anche se  scritta in modo un poco confusionale) di raccontare; ma soprattutto un ringraziamento per i ricordi e le emozioni forti provate quella prima volta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="564" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-564x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16174" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-564x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 564w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-165x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 165w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-768x1395.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-846x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 846w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-1128x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1128w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1409w" sizes="(max-width: 564px) 100vw, 564px" /></a><figcaption>fbthdr</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202728.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-15" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="365" height="480" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202728.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16194" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202728.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 365w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202728-228x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 228w" sizes="(max-width: 365px) 100vw, 365px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/11d449a9b039c76aac8cc30a33a12b3f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-16" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="756" height="1008" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/11d449a9b039c76aac8cc30a33a12b3f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16196" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/11d449a9b039c76aac8cc30a33a12b3f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 756w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/11d449a9b039c76aac8cc30a33a12b3f-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 756px) 100vw, 756px" /></a></figure>
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		<title>Restoring family link, Trace the face: mese di luglio</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2021 07:47:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo il consueto poster Trace The Face di luglio, nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Restoring family link&#8221; a cura della Croce Rossa Internazinale, e vi chiediamo informazioni su due persone di cui sono pervenute richieste&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Oggi pubblichiamo  il consueto poster Trace The Face di luglio, nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Restoring family link&#8221; a cura della Croce Rossa Internazinale, e vi chiediamo informazioni su due persone di cui sono pervenute richieste di rintraccio da Croix Rouge Francaise e British Red Cross. </p>



<p><br>Si tratta di:</p>



<p><br><strong>DOUMBOUYA YOUSSOUF<br></strong>cittadino guineano di anni 41 (circa) che ha intrapreso la rotta mediterranea passando per la Libia</p>



<p><br><strong>BAZHDAR ISMAIL RASSUL</strong> cittadino iracheno di anni 36 (circa) che ha intrapreso (presumibilmente) la rotta balcanica passando per la Turchia</p>



<p></p>



<p>Aiutateci a trovarli. Grazie!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15496" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>Giornata mondiale dei Rom (8 aprile) e 50mo anniversario del Congresso mondiale dei Rom (1971)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 07:28:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I Rom in Europa orientale e sudorientale soffrono particolarmente dellapandemia di Coronavirus In occasione della Giornata Mondiale dei Rom (8 aprile) e del 50.mo anniversario del primo Congresso Mondiale dei Rom (1972), l&#8217;Associazione per&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="600" height="542" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/rom-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15210" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/rom-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/rom-3-300x271.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p></p>



<p><br>I Rom in Europa orientale e sudorientale soffrono particolarmente della<br>pandemia di Coronavirus</p>



<p></p>



<p>In occasione della Giornata Mondiale dei Rom (8 aprile) e del 50.mo anniversario del primo Congresso Mondiale dei Rom (1972), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) sottolinea come la minoranza Rom e Sinti nell&#8217;Europa dell&#8217;Est e nei Balcani occidentali sta soffrendo particolarmente la pandemia di Coronavirus. Mentre prima dell&#8217;esplosione della pandemia di Coronavirus i Rom riuscivano in qualche modo a galleggiare con il lavoro salariato o con il commercio di carta da<br>riciclare e rottami metallici, oggi questo è difficilmente possibile.<br>Molti Rom sono scivolati nella miseria più profonda, devono mendicare o cercare materiale riciclabile nella spazzatura.</p>



<p>Oggi incombe il grande pericolo che tutti i piccoli progressi nel miglioramento della situazione dei Rom nell&#8217;Europa orientale e sudorientale, che sono dovuti principalmente a una rafforzata fiducia in se stessi e soprattutto all&#8217;impegno della rete delle donne rom, siano spazzati via dalla pandemia. Soprattutto tra i Rom si rischia una &#8220;generazione perduta&#8221; poiché anche i bambini rom che prima potevano andare a scuola ora invece non sono in grado di partecipare all&#8217;educazione digitale a causa della mancanza di accesso a internet e di computer o di aiuto con materiale stampato.</p>



<p>Mentre i Rom in Europa occidentale godono ora di una maggiore accettazione, sono ancora vittime delle continue politiche di apartheid nell&#8217;Europa sud-orientale, come in Serbia, Montenegro, Kosovo, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia settentrionale. I Rom sono sistematicamente svantaggiati ed esclusi nell&#8217;assistenza sanitaria, nell&#8217;istruzione, nell&#8217;occupazione e nella politica degli alloggi. Le politiche dell&#8217;UE e tutti gli sforzi e le leggi nazionali hanno fatto poco per portare<br>uguaglianza e partecipazione ai Rom nella precaria situazione generale dell&#8217;Europa orientale: il 90% di loro sono disoccupati, decine di migliaia vivono in baracche, hanno poco accesso alle cure sanitarie, i bambini sono discriminati a scuola e il numero di Rom analfabeti rimane enorme. Le donne rom sono sposate con la forza e non possono ancora avere accesso all&#8217;istruzione.</p>



<p>Le minoranze rom in Europa orientale e nei Balcani occidentali hanno bisogno di un sostegno immediato e non burocratico da parte dell&#8217;UE.<br>Perché in alcuni stati, come la Bosnia ed Erzegovina, i rom sono discriminati anche dal diritto costituzionale. Non sono nemmeno riconosciuti come minoranza e, secondo la legge attuale, non possono candidarsi alla presidenza o al parlamento. I Rom rappresentano la più grande minoranza etnica in Europa, con un numero di componenti che oscilla tra i 10 e i 12 milioni. Circa sei milioni di loro vivono nell&#8217;UE. Anche nell&#8217;Unione Europea, nonostante il divieto di discriminazione, sono vittime di pregiudizi e di esclusione sociale.</p>
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		<title>“L&#8217;Europa si è fermata a Lipa”</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2021 09:29:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani oggi pubblica il dossier &#8220;L&#8217;Europa si è fermata a Lipa&#8221; a cura di Caritas Ambrosiana. In questa breve brochure si evidenziano le conseguenze delle politiche dell&#8217;Unione Europea e degli&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> oggi pubblica il dossier &#8220;L&#8217;Europa si è fermata a Lipa&#8221; a cura di Caritas Ambrosiana. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="675" height="418" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/L-Europa-si-e-fermata-a-Lipa_article_photo_story.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15197" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/L-Europa-si-e-fermata-a-Lipa_article_photo_story.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 675w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/L-Europa-si-e-fermata-a-Lipa_article_photo_story-300x186.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></figure>



<p>In questa breve brochure si evidenziano le conseguenze delle politiche dell&#8217;Unione Europea e degli Stati membri su chi scappa da povertà, guerra e cambiamenti climatici, la situazione del campo di Lipa e gli interventi di emergenza realizzati da Caritas Ambrosiana grazie alla generosità dei suoi sostenitori.</p>



<p>Accanto a questi interventi di emergenza è importante portare avanti un lavoro di sensibilizzazione e di denuncia della violazione dei diritti umani presso le istituzioni a tutti i livelli.</p>



<p>Ma c’è ancora tanto da fare. Lipa ha ancora bisogno di noi per non dimenticare. Per questo motivo crediamo che leggere, informarsi e soprattutto far conoscere quanto sta accadendo a Lipa, in Bosnia e in tutta la rotta balcanica, sia fondamentale per tutti.</p>



<p>Crediamo che la cultura dell’indifferenza si combatta anche raccontando cosa realmente accade, comprendendo le cause per sradicare i falsi miti che spesso accompagnano le notizie e i discorsi sui migranti e sulle migrazioni.</p>



<p>L’Europa si è accorta di questa situazione anche grazie all’impegno di chi non ha taciuto.</p>



<p>Per leggere il dossier:</p>



<p><a href="http://download.caritasambrosiana.it/wp-content/uploads/2021/03/Leuropa-si-è-fermata-a-Lipa-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://download.caritasambrosiana.it/wp-content/uploads/2021/03/Leuropa-si-è-fermata-a-Lipa-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<item>
		<title>Prima indagine nazionale sulla condizione giuridica dei rom originari dell’ex Jugoslavia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 07:35:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione 21 luglio: «Si colma finalmente un gap conoscitivo. La conoscenza dei numeri indispensabile per politiche mirate». Con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, iniziata con la morte di Tito nel 1980 e la guerra civile&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><br>Associazione 21 luglio: «Si colma finalmente un gap conoscitivo. La conoscenza dei numeri indispensabile per politiche mirate».</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="739" height="499" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15092" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 739w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /></figure>



<p></p>



<p>Con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, iniziata con la morte di Tito nel 1980 e la guerra civile che ne è scaturita, migliaia di cittadini sono scappati dal loro Paese di origine per trovare riparo nelle periferie delle metropoli italiane. Si stima che negli anni Ottanta e Novanta siano stati almeno<strong> 40mila i cittadini di origine rom in fuga dal conflitto balcanico</strong> e stanziatisi inizialmente all’interno di tende o di roulotte prima che venissero costruiti i cosiddetti campi rom dove concentrare persone considerate erroneamente di cultura “nomade”.</p>



<p>Negli ultimi 30 anni la condizione giuridica di molti di loro non è mai stata sanata. La cancellazione anagrafica disposta dal Paese di provenienza e l’impossibilità ad ottenere un permesso di soggiorno italiano li ha fatti piombare in una sorta di limbo giuridico che si è tradotto per molti in una condizione di apolidia&nbsp;<em>de facto</em>&nbsp;senza alcun tipo di riconoscimento. Persone senza diritti perché inesistenti per lo Stato italiano e le amministrazioni locali.</p>



<p><strong>Quanti sono oggi i cittadini rom a rischio apolidia presenti negli insediamenti italiani?</strong>&nbsp;Sino ad oggi svariati sono stati i numeri stimati. Nel 2008 fu l’ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) a stimare «<strong>almeno 20/25.000 giovani rom soprattutto dell’ex Jugoslavia che non hanno cittadinanza</strong>: non sono stati riconosciuti nei Paesi di origine, parlano solo italiano e romanès e sono senza documenti». Tre anni dopo la Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato ha indicato altre cifre relative alla condizione che «riguarda i minori, figli (e sempre più spesso nipoti) di rom provenienti da quella che fu la Jugoslavia:&nbsp;<strong>si può stimare che si tratti di circa 15.000 giovani</strong>». Tali numeri, non supportati da studi e ricerche, hanno fatto sì che negli anni si promuovessero disegni di legge, si creassero Tavoli di lavoro anche all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si impegnassero fondi per l’implementazione di progettualità su larga scala.</p>



<p>Associazione 21 luglio ha voluto indagare sull’entità del fenomeno e,&nbsp;<strong>con la ricerca ‘Fantasmi urbani’, ha condotto un’analisi meticolosa e puntuale sulla presenza, in Italia, dei cittadini di origine jugoslava a rischio apolidia</strong>. Uno studio i cui risultati marcano una forte differenza rispetto ai dati di riferimento assunti anche dal Governo italiano. L’indagine è partita da un ampio campione rappresentato dal 36,5% del totale di cittadini dell’ex Jugoslavia presenti nei “campi rom” italiani. Per raccogliere i dati sono state incontrate 2.666 persone e visitati 17 insediamenti in 8 Comuni italiani. Alla luce dei risultati emersi, le persone originarie dell’ex Jugoslavia a rischio apolidia, perché prive di passaporto e di permesso di soggiorno,&nbsp;<strong>residenti nei “campi rom” italiani sono circa 860</strong>, un numero ben lontano dalla forbice sino ad ora stimata di 15.000/25.000 unità. Di essi poco meno di&nbsp;<strong>500 dovrebbero essere rappresentati da minori</strong>.</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio&nbsp;<strong>un numero così esiguo, assai lontano dalle cifre passate non fondate su basi scientifiche, ridimensiona il fenomeno e soprattutto consente finalmente l’attivazione di politiche mirate a singoli contesti e specifiche situazioni locali.</strong></p>



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		<title>“No Borders. Flusso di coscienza”</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 08:16:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani è lieta di collaborare con Vox Produzioni al seguente progetto sulla rotta balcanica. COMUNICATO STAMPA “No Borders. Flusso di coscienza” Un film sulla tratta balcanica per riflettere, inviato agli&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> è lieta di collaborare con Vox Produzioni al seguente progetto sulla rotta balcanica.</p>



<p><strong>COMUNICATO STAMPA</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="654" height="319" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14862" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 654w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/image-300x146.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 654px) 100vw, 654px" /></figure>



<h1>“No Borders. Flusso di coscienza”</h1>



<p><strong>Un film sulla tratta balcanica per riflettere, inviato agli eurodeputati del gruppo Socialisti e Democratici</strong></p>



<p>I boschi tra Italia e Slovenia sono il teatro di “No Borders. Flusso di coscienza” un interessante docu-film realizzato dal regista Mauro Caputo che ha vissuto il Carso a ridosso del confine tra Italia e Slovenia, in cui il fenomeno migratorio è di gran lunga più presente rispetto a quanto viene riportato dalle cronache.</p>



<p>Il documentario, dedicato al regista e scrittore Giorgio Pressburger, ungherese di nascita e triestino d’adozione, è prodotto da VOX Produzioni e A-Lab e pone l’attenzione sulle storie dei migranti che cercando di cambiare vita in Paesi europei quali Francia, Germania e Spagna, vera meta dei loro viaggi. Non ci sono testimonianze o interviste, ma la narrazione è affidata alla voce fuori campo dell&#8217;attore Adriano Giraldi che segue le tracce nei boschi lasciate da questo esercito di invisibili formato da maschi adulti, ma anche da tante donne, bambini e perfino neonati, tutti pronti a distruggere ogni cosa del proprio passato pur di iniziare una nuova vita in Europa.</p>



<p>“Il tema immigrazione viene spesso declinato esclusivamente o quasi concentrandosi sull’approdo dal mar Mediterraneo, con particolare attenzione agli sbarchi sulle coste siciliane, ma la rotta balcanica, passata maggiormente sotto traccia, è un percorso cruciale per l’approdo in Europa di molte persone, su cui dobbiamo accendere maggiormente i riflettori” dichiara Gualmini, che ha inviato il film ai 145 colleghi eurodeputati del gruppo dei Sociali e Democratici, provenienti dai 26 paesi europei. “Allargare lo sguardo e riflettere da tutti gli angoli dell’Europa su cosa voglia dire lasciare la propria casa, le proprie origini, i propri familiari è un’esperienza che questo meraviglioso docu-film ci offre e che aiuta tutti a capire quanto ancora dobbiamo lavorare sulle politiche di accoglienza”.</p>



<p>Per il regista Mauro Caputo “No borders è un film unico nel suo genere perché racconta la Rotta balcanica concentrandosi esclusivamente sulla parte italiana, un passaggio che mancava nella descrizione del fenomeno che tocca il territorio del Friuli Venezia Giulia e che non arriva mai alla ribalta del grande pubblico”. Un flusso molto più vasto di quello descritto dai media ed in costante aumento con il passaggio di persone provenienti da Paesi come Afghanistan, Algeria, Azad Kashmir, Bangladesh, India, Iraq, Iran, Libia, Malesia, Marocco, Nepal, Pakistan, Siria, Somalia, Tunisia, che deve far riflettere sulla reale entità ed evoluzione, anche in termini di emergenza umanitaria.</p>



<p>SINOSSI</p>



<p>Mentre l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica e dei media nazionali è focalizzata unicamente sugli sbarchi dei migranti a Lampedusa e nel sud Italia, all&#8217;estremo opposto del Paese, migliaia di &#8220;invisibili&#8221; della Rotta balcanica attraversano il confine dai boschi di Trieste, per poi raggiungere nel &#8220;silenzio&#8221; altre destinazioni europee. Un flusso in costante aumento testimoniato in questo film da immagini, documenti ed informazioni inedite. Un viaggio tra disperate storie senza nome e delicati retroscena internazionali. Perché non dobbiamo dimenticare che nel mondo una persona su 97 è in fuga.</p>



<p>NOTE DI REGIA</p>



<p>&#8220;Sono arrivato in Italia da profugo e senza una lira in tasca&#8221;. Queste parole, pronunciate così spesso dal caro amico Giorgio Pressburger e la curiosità, quell&#8217;istinto indispensabile che nasce dal desiderio e dal piacere di accrescere il proprio sapere, sono stati il primo passo di questo lungo viaggio. Lontano dal clamore mediatico, migliaia di persone disperate attraversano il confine con l&#8217;Italia a pochi passi da dove vivo, liberandosi di ogni cosa anche della propria identità. Comprendere e poi raccontare questo fenomeno è stata una necessità, un dovere morale ed umano al quale non potevo sottrarmi. La speranza ora è che questo racconto sincero possa contribuire concretamente alla comprensione di uno degli avvenimenti più importanti del nostro tempo, mettendo fine alle tante fake news che certa propaganda non risparmia di diffondere.</p>
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		<title>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 09:36:29 +0000</pubDate>
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<p>Bosnia, annuncio dell&#8217;Alto Rappresentante<br>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14852" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>L&#8217;Alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, l&#8217;austriaco Valentin Inzko, ha annunciato una legge contro la negazione dei crimini di genocidio, attesa da tempo. In un&#8217;intervista alla stampa di qualche giorno fa, ha confermato che avrebbe usato i suoi cosiddetti Poteri di Bonn a questo scopo se il parlamento del Paese non avesse presto approvato una legge in tal senso. I politici serbi impediscono da anni una legge che punisca la negazione del genocidio. I sopravvissuti ai crimini e i parenti delle vittime aspettano da 25 anni che la negazione del genocidio diventi finalmente un reato punibile. Questo è essenziale<br>per la pace in Bosnia e per il futuro del Paese. Si spera così che l&#8217;11 luglio 2021, alla celebrazione del 26. anniversario del massacro di Srebrenica, nessuno possa più affermare impunemente che questo omicidio di massa non sia avvenuto. Soprattutto nella Repubblica Srpska, dominata dai serbi, la negazione del genocidio è stata finora un luogo comune. Ai bambini serbi viene insegnata a scuola una versione fantasy della storia. I miti di eroi e vittime totalmente distorti vengono trasmessi alla generazione successiva. I criminali di guerra condannati sono apertamente venerati nella parte serba della Bosnia, le istituzioni statali portano il loro nome e per loro vengono eretti monumenti &#8211; ma si impediscono i memoriali<br>alle vittime. In queste condizioni non ci può essere una riconciliazione duratura. Al contrario, rende più probabili ulteriori violenze.</p>



<p>Una regolamentazione giuridica, simile al divieto di negazione dell&#8217;Olocausto in Germania e in Austria, non è solo un dettato di giustizia. La riconciliazione e la pace sono considerate condizioni preliminari decisive per l&#8217;ulteriore sviluppo della Bosnia. Il Paese si sta impegnando per l&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea e alla NATO. La Bosnia ha ancora molto lavoro da fare su questa strada. Le necessarie riforme della pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata sono tuttora bloccate dalla Republika Srpska: proprio l&#8217;accordo di pace di Dayton le aveva concesso questa possibilità.</p>



<p>In questi giorni ricorre il 25. anniversario dell&#8217;accordo di pace di Dayton, che ha formalmente posto fine alla guerra in Bosnia. Per questa occasione l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati ha pubblicato un memorandum che analizza le enormi mancanze dell&#8217;accordo e i suoi effetti sui tempi attuali.</p>
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		<title>Volontari animatori in Bosnia Erzegovina</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 08:10:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto Fotografie di @Beppe Deiana Nel 1993 Don Ermanno D’Onofrio, allora non ancora sacerdote, ha iniziato ad impegnarsi in numerosissimi viaggi di solidarietà nei Paesi Balcanici piagati dalla guerra, guidando&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="960" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13602" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>a cura
di Alessandra Montesanto</p>



<p>Fotografie
di @Beppe Deiana 
</p>



<p>Nel
1993 Don Ermanno D’Onofrio, allora non ancora sacerdote, ha
iniziato ad impegnarsi in numerosissimi viaggi di solidarietà nei
Paesi Balcanici piagati dalla guerra, guidando convogli di aiuti
umanitari che, partendo da Frosinone, giungevano in Bosnia Erzegovina
ed in Croazia per alleviare le sofferenze e portare conforto e calore
umano ad un’intera generazione di uomini, donne e bambini. Sotto la
spinta e l’entusiasmo di Ermanno D’Onofrio nasce, nel 1995,
l’Associazione di volontariato <em>Insieme
per gli Altri </em>per
portare avanti i numerosi progetti di solidarietà intrapresi.
I
bambini sono sempre stati al centro del suo impegno, della sua
attenzione e dei suoi progetti umanitari, anche nel territorio
nazionale. In quegli stessi anni, infatti, la sua attenzione, in
Italia, si è focalizzata particolarmente su progetti di assistenza,
cura e recupero di bambini ed adolescenti vittime di disagio. È
questo il periodo in cui ha ideato e diretto diverse colonie estive
per minori a rischio: “Le Colonie dell’Arcobaleno”. Esperienza
che successivamente ha visto nascere La Casa d’Accoglienza
L’Arcobaleno, dal 2003 al 2011, e che oggi è viva nel Progetto “La
Casa di Daniela”, struttura d’accoglienza per minori ispirata,
spiritualmente ed educativamente, alla figura della Serva di Dio
Daniela Zanetta oltre che in tutti i progetti realizzati a favore
dell’infanzia.<br>Contemporaneamente,
don Ermanno, ha continuato con costanza ad essere presente in
ex-Jugoslavia, organizzando una catena di solidarietà a favore
dell’Ospedale Pediatrico di Gornja Bistra, nei pressi di Zagabria.
Qui nasce il Giardino delle rose blu, prima come nome del Progetto e
successivamente, il 15 dicembre 2002, come Associazione Nazionale
che, il 28 giugno 2008, si è trasformata in una Fondazione
Internazionale.

</p>



<p>Il
progetto “Sarajevo, un inverno che non finisce” è un campo di
volontariato invernale in Bosnia Erzegovina. Nasce nel 2007, proprio
dall’impegno che “Il giardino delle rose blu” ONLUS svolge nei
Balcani dagli anni ’90.

</p>



<p><em><strong>Associazione
Per i Diritti umani</strong></em>
ha avuto il piacere di parlare con alcuni membri della fondazione <em>Il
giardino delle rose blu </em>e
del loro ultimo campo in Bosnia Erzegovina come animatori per minori
e adulti in difficoltà e famiglie bisognose.</p>



<p>Ecco
le loro parole, i loro ricordi.</p>



<p>Massimiliano

</p>



<p>Lo
scorso dicembre è partito un campo invernale di volontariato in
Bosnia Erzegovina della Fondazione <em>Il
giardino delle rose blu</em>, un
nome che si riferisce  ad un centro di bambini con disabilità di
Zagabria e il fondatore della fondazione aveva trovato un poesia che
parlava di una rosa blu e di un bambino speciale, più fragile, ma
più prezioso.</p>



<p>Il giardino delle rose blu nasce negli anni &#8217;90 quando Ermanno andava coi ragazzi nei campi profughi in Bosnia per portare aiuti e per animare; nel 1998, per vie abbastanza casuali, Ermanno e i volontari arrivano all&#8217;ospedale di Gornja Bistra, vicino a Zagabria, per bambini con malattie genetiche dove è nato il nostro progetto più importante. Siamo poi tornati in Bosnia nel 2007 e da allora, ogni anno in inverno e in estate, organizziamo un campo. Quello estivo viene organizzato solo a Cerksa, un villaggio dell&#8217;est della Bosnia (un paese interamente di musulmani, ma localizzato nella Repubblica serba di Bosnia) dove animiamo i bambini. Quello invernale, invece, è itinerante in cui facciamo dieci giorni con tante attività, divisi in gruppi: nella prima parte, nella Bosnia centrale, animiamo (musica, clown, trucchi) le strutture per anziani e per bambini e visitiamo le famiglie, portando doni e materiale scolastico, mercatini di vestiti e altro. Si vive a contatto stretto con le persone del luogo: la maggior parte sono musulmane (ma ci sono anche famiglie croate, serbe) e a loro piace che con noi ci siano volontari di cultura serba perché è un modo per loro di superare le divisioni dovute alla guerra.</p>



<p>Una
seconda parte del campo viene vissuta in Erzegovina dove quest&#8217;anno
abbiamo fatto animazione nell&#8217;orfanotrofio di Mostar, presso le
famiglie e nella casa di riposo di Domanovići. 
</p>



<p>Inoltre,
quest&#8217;anno, a Sarajevo abbiamo approntato una festa per i bambini e
le famiglie migranti (l’ultimo giorno dell’anno) e una festa in
piazza a Mostar il 4 gennaio. Qui la signora che ci accompagnava ha
detto che Mostar non vedeva da anni una situazione così gioiosa,
perché è una città scoraggiata. Il mio ricordo più forte e il più
doloroso è l&#8217;orfanotrofio perché i bambini sono belli, educati,
gentili, ma si legge loro in faccia che hanno bisogno di abbracci. 
</p>



<p>Anna</p>



<p>Il
ricordo che voglio condividere è quello legato alla serata con le
famiglie migranti, dalla Siria, dall&#8217;Iraq, dall&#8217;Iran. Bambini che ci
venivano incontro, affettuosi; abbiamo giocato con loro e poi si sono
avvicinati anche i genitori, le donne, che hanno iniziato a fare
musica con noi, a suonare i bonghi, a ballare ed è stato come essere
tra amici. Abbiamo condiviso la cena e le storie e a me è rimasto in
mente un uomo che si è commosso mentre mi riportava il racconto di
lui come padre e del suo viaggio dall&#8217;Iraq a Sarajevo per arrivare in
Germania &#8211; dove avrebbe raggiunto il fratello &#8211;  con una bambina
piccola. L&#8217;uomo mi ha raccontato questa storia con le lacrime agli
occhi mentre in sala ha sempre tenuto un atteggiamento serio e forte.
Un contrasto che mi ha molto colpita. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13603" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1333w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Roberto</p>



<p>Io
vorrei parlarti di un ragazzo di Bakovići,
un ospedale per persone con
difficoltà psichiatriche e altre malattie. Questo ragazzo mi ha
scritto su un foglio una poesia sulla madre che conservo a casa. Mi
stupisco di come possa essere lì un ragazzo con una mente come la
sua così brillante, che parla un italiano quasi perfetto, molto
attivo sui social come tanti giovani di oggi&#8230;</p>



<p>Rocco</p>



<p>Riporto la testimonianza di Ammar, che conosciamo da molto tempo e che ogni volta che facciamo il campo ci viene a trovare. Ammar ci ringrazia sempre per l&#8217;aiuto che portiamo al popolo bosniaco; infatti noi siamo letteralmente innamorati della Bosnia e della sua gente. A me, per amarli, basta osservare gli anziani che hanno vissuto la guerra sulla propria pelle. Sono, inoltre, un clown e sto con i bambini e vedere i loro sorrisi vale già tutto il viaggio.  </p>



<p>Alice</p>



<p>C&#8217;è un
mix di ricordi e quello più nitido (che non riesco a togliermi dalla
testa) è quello di un ragazzino nella struttura di Drin, autistico,
seduto su una sedia, chiuso nel suo mondo; ad un certo punto, provo a
dargli la mano e lui si alza e iniziamo a correre insieme e ridiamo. 
</p>



<p>Il campo
è andato bene soprattutto per le persone che ne hanno fatto parte
perchè eravamo uniti, con un unico obiettivo, quello di far star
bene le persone intorno a noi e di divertirci e ci siamo riusciti.
Abbiamo inventato tante cose, anche con poco, e abbiamo creato
situazioni di gioia. Ad esempio nel campo per i migranti, i bambini
non volevano più farci andar via; in piazza abbiamo organizzato una
festa, durante uno degli ultimi giorni, e lì con quello che ci era
rimasto abbiamo avvertito un sacco di calore umano intorno a noi,
nonostante il freddo della temperatura. Non vedo l&#8217;ora di ripartire e
la prossima volta avrò un po&#8217; più di consapevolezza perchè questo
per me è stato il primo ed è stato tutta una scoperta. 
</p>



<p>Beppe</p>



<p>Ricordo
il volto di un donna anziana, a Cerska, che ha fatto tre ore di
cammino perché abita sulle montagne. E&#8217; arrivata da noi al mattino
per prendere i suoi due sacchi di viveri e altro (poi li abbiamo
caricati sul pulmino e l’abbiamo accompagnata a casa sua).</p>



<p>Ricordo
anche un&#8217;altra famiglia che ha resistito alla guerra a Sarajevo; una
famiglia composta da marito, moglie e una figlia. Entrambi gli adulti
soffrono di sindrome post traumatica da guerra. 
</p>



<p>Ricordo
la casa per famiglie migranti, con quest&#8217;uomo curdo che arriva in
Europa per cercare una via di uscita e un lavoro per sostenere i
familiari in Kurdistan e che, mentre si sposta per l&#8217;Europa, gli
arriva la notizia del decesso del padre, ucciso dall&#8217;Isis; decide di
tornare in Kurdistan, per tre anni si batte contro l&#8217;Isis e dopo tre
anni decide di partire con la moglie e i due figli piccolissimi,
attraversando mezza Africa (con la Libia) la Siria, la Turchia, la
Grecia, la Croazia, la Serbia per arrivare in Bosnia, con i piedi nei
fiumi, nei deserti&#8230;Queste sono le mie suggestioni e le emozioni
sono ancora vivide. 
</p>
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		<title>Premio Nobel per la letteratura a Peter Handke. La scrittrice Sundström e le sue dimissioni dal Comitato per il Nobel</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Dec 2019 07:47:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;APM ringrazia la scrittrice Sundström per l e sue dimissioni dalComitato per il Nobel La scrittrice e critica letteraria Gun-Britt Sundström si è dimessa lo scorso 2 dicembre dal Comitato dell&#8217;Accademia svedese che assegna&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="723" height="447" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Gun-Britt-Sundström.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13334" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Gun-Britt-Sundström.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 723w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Gun-Britt-Sundström-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 723px) 100vw, 723px" /></figure></div>



<p>  <br><br>L&#8217;APM ringrazia la scrittrice Sundström per l e sue dimissioni dal<br>Comitato per il Nobel</p>



<p>La scrittrice e critica letteraria Gun-Britt Sundström si è dimessa lo scorso 2 dicembre dal Comitato dell&#8217;Accademia svedese che assegna il Premio Nobel per la letteratura criticando, tra le altre cose, l&#8217;assegnazione del premio a Peter Handke. Il conferimento del premio allo scrittore austriaco ha causato proteste e indignazione mondiale a<br>causa delle posizioni di Handke sulla guerra in ex-Jugoslavia. Handke non solo ha ripetutamente manifestato la sua simpatia per l&#8217;ex-presidente della Serbia e della Jugoslavia Slobodan Miloševic, morto mentre era sotto processo al Tribunale penale internazionale per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità, ma ha anche<br>negato il massacro di ottomila uomini e ragazzi di Srebrenica e ha relativizzato e giustificato i crimini contro l&#8217;umanità commessi dalle unità paramilitari serbe.</p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ringraziare la scrittrice svedese che, con le sue dimissioni, ha dimostrato pubblicamente la sua integrità morale e ha tributato rispetto alle vittime e ai sopravvissuti del genocidio in Bosnia. L&#8217;APM ha criticato l&#8217;assegnazione del premio Nobel a Handke sostenendo che &#8220;la credibilità del comitato Nobel è stata profondamente messa in discussione&#8221;, e insieme a diverse associazioni di sopravvissuti della guerra in Bosnia<br>chiede allo scrittore austriaco di scusarsi con le vittime dei crimini di genocidio in Bosnia e di prendere pubblicamente le distanze dal regime criminale di Slobodan Milosevic.</p>



<p>Oltre a Gun-Britt Sundström si è dimesso dallo stesso comitato anche lo scrittore Kristoffer Leandoer che ha detto che l&#8217;Accademia ci sta mettendo troppo tempo a riformarsi dopo gli scandali dello scorso anno. </p>
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