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	<title>balcanica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Sopralluogo in Albania: le peculiari dinamiche migratorie di un paese chiave nella rotta balcanica</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Oct 2021 08:19:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da asgi.it) Articolo di presentazione del sopralluogo giuridico in Albania condotto da soci ASGI coinvolti nel progetto Medea insieme a operatori ed avvocati appartenenti alla rete Network dei Porti Adriatici. Si tratta di una&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da asgi.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://medea.asgi.it/wp-content/uploads/2021/09/IMG-20210831-WA0044-01-1-1024x540.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-34038"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Articolo di presentazione del sopralluogo giuridico in Albania condotto da soci ASGI coinvolti nel progetto Medea insieme a operatori ed avvocati appartenenti alla rete Network dei Porti Adriatici. Si tratta di una prima analisi descrittiva di quanto emerso in attesa della produzione di un report contenente il resoconto dettagliato dell’esperienza e specifici approfondimenti.</p></blockquote>



<p>Dal 19 al 27 giugno 2021 un gruppo di operatori legali e avvocati hanno effettuato un sopralluogo in Albania. Oltre a soci ASGI erano presenti componenti dell’associazione&nbsp;<a href="https://lungolarottabalcanica.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lungo la Rotta Balcanica</a>&nbsp;e &nbsp;dell’associazione&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/SOSDiritti.Venezia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">S.O.S. Diritti di Venezia</a>&nbsp;che, insieme ad ASGI, fanno parte del&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/network-porti-adriatici-respingimenti-e-riammissioni/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Network Porti Adriatici</a>. L’idea di effettuare un sopralluogo in Albania è nata, infatti, da un confronto iniziato all’interno del Progetto Medea di ASGI e proseguito con le altre realtà facenti parte del Network, oltre che con attivisti di altre organizzazioni. I monitoraggi svolti nelle aree di confine e nei Paesi attraversati da flussi migratori costituiscono importanti occasioni di comprensione della realtà.</p>



<p>Se la Bosnia ed Erzegovina è una delle tappe della c.d. Rotta Balcanica che ha avuto, almeno nel corso degli ultimi anni, un importante rilievo mediatico anche&nbsp; a causa delle condizioni di degrado che i migranti si trovano ad affrontare, l’Albania è stata in questo senso molto meno attenzionata. Sebbene il contesto albanese sia molto differente da quello bosniaco o serbo, l’osservazione di quanto accade in Albania assume, per varie ragioni, una notevole importanza. Come dimostra lo stesso l’interesse di EASO che è prossima all’apertura di un ufficio nel Paese, l’Albania, è infatti diventata negli ultimi anni uno dei paesi di transito per i migranti provenienti dalla Grecia e diretti nei Paesi dell’area balcanica prima e nell’Europa Occidentale dopo, nonchè un paese da cui un numero significativo di migranti cerca di raggiunge le coste italiane sia attraverso i traghetti di linea sia con piccole imbarcazioni, rivestendo dunque un ruolo di crescente interesse nelle dinamiche migratorie nei Balcani Occidentali. Non solo. L’Albania è stato il primo paese terzo a dare ufficialmente&nbsp; il via, dopo un accordo siglato nell’ottobre 2018 con l’Agenzia europea per la guardia di frontiera e costiera, ad un’operazione congiunta che prevede la presenza di personale dell’Agenzia con poteri esecutivi sul proprio territorio. Al tempo stesso l’Albania, nonostante i rilevanti cambiamenti intervenuti negli ultimi anni e il processo di avvicinamento all’UE, resta una terra di emigrazione, ancora legata a doppio filo a dinamiche migratorie che interessano molti Paesi dell’Unione Europea. In particolare, gli aspetti che si è ritenuto approfondire durante il sopralluogo hanno riguardato:</p>



<ol><li>La costante ascesa dei numeri legati ai flussi migratori&nbsp; in transito nel paese (che&nbsp; risultano comunque inferiori rispetto ad altri paesi quali la Macedonia del Nord, Serbia e Bosnia);&nbsp;</li><li>La presenza e il consolidamento&nbsp; delle operazioni di Frontex nelle aree di frontiera con la Grecia e il Montenegro;</li><li>La conoscenza che la società civile ha del ruolo del paese nelle dinamiche migratorie in ingresso, transito ed uscita;</li><li>La normativa vigente, il sistema di accoglienza e la conoscenza degli enti e delle ong attive ed operanti nel Paese a tutela dei diritti dei migranti e richiedenti protezione internazionale.</li></ol>



<p>Il sopralluogo ha consentito al gruppo di lavoro di esplorare buona parte del paese, soffermandosi in particolare sui luoghi più sensibili in riferimento agli ingressi e alle partenze delle persone in movimento. Oltre, alla capitale Tirana, dove sono stati svolti incontri istituzionali (UNHCR, Caritas Albania, l’Ufficio dell’Avvocato del Popolo e RMSA&nbsp; –Refugee and Migrant Service in Albania), la missione si è concentrata sulle aree di confine con la Grecia (Gjirokaster e Korca) e il Montenegro (Scutari) – dove sono attive le squadre di Frontex – e sui porti di Durazzo e Valona.</p>



<p>Se la visita della capitale è stata interessante, oltre che per gli incontri istituzionali, anche per la visita del centro di accoglienza dei richiedenti asilo nel quartiere di Babbru, il sopralluogo ai porti di Durazzo e Valona ci ha permesso di entrare in contatto con alcuni cittadini stranieri in transito. In generale, le interviste condotte sono state preziose per avere un riscontro diretto non solo delle difficoltà che le persone in movimento incontrano nel tentare di raggiungere le coste italiane, ma anche per cominciare a comprendere le dinamiche di attraversamento in ingresso delle frontiere. Estremamente interessante&nbsp; si è rivelato&nbsp; l’incontro avuto con un funzionario della polizia di frontiera di Durazzo che ha illustrato in concreto l’operatività della polizia di frontiera, confermando il respingimento di cittadini stranieri ai porti adriatici italiani e offrendo importante informazioni riguardo all’attuazione degli accordi di riammissione e di polizia. I cittadini stranieri fermati in posizione irregolare in prossimità di zone di frontiera che, soggetti alle procedure di identificazione risultano essere stati già fotosegnalati al confine greco-albanese, vengono infatti ricondotti dalla polizia a tale punto di confine ed invitati a rientrare in territorio greco.</p>



<p>La tappa a Korca e al relativo valico di frontiera di Kapstiche ha permesso di osservare il centro di transito edificato da OIM nel 2017, una struttura composta da una serie di container e caratterizzata da una massiccia presenza sia di forze di polizia e sicurezza albanesi sia di autovetture di Frontex. L’area di Korca e i piccoli paesi situati in prossimità della frontiera greca, tra cui la piccola località di&nbsp; Trestenik che abbiamo raggiunto proprio per avvicinarci il più possibile alla linea di confine, sono da sempre caratterizzati da flussi afferenti a quella che viene definita da&nbsp;<a href="https://frontex.europa.eu/we-know/migratory-map/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Frontex la&nbsp; rotta circolare dall’Albania alla Grecia</a>.</p>



<p>La città di Gjirokaster, seconda tappa del nostro viaggio, ed in particolare il valico di Kakavia (distante circa 30 km dalla città) costituisce la principale via di accesso all’Albania dalla Grecia e ospita un ufficio dell’agenzia Frontex. A differenza di quanto riscontrato a Kapshtice, dove il centro di transito è collocato nelle immediate vicinanze della frontiera,&nbsp; qui il centro di identificazione e accoglienza è collocato nella località di Gerhot piuttosto distante dalla frontiera e posto alla periferia opposta del centro abitato. Il centro, molto simile a quello presente al valico di Kapstiche e costituito da una serie di container in un’area delimitata da una rete molto alta e filo spinato, è ubicato all’interno di una discarica di auto in rottamazione.&nbsp;</p>



<p>Le tappe a Korce e Gjirokaster, si sono rivelate molto interessanti anche per gli incontri tenuti con i presidi di Caritas Albania, operativi nelle due aree.&nbsp;</p>



<p>La città di Valona è stata interessata da una brevissima visita; l’accesso all’area portuale, possibile con qualche accorgimento a Durazzo, è praticamente impossibile a Valona in ragione di rigidi controlli all’ingresso e aree delimitate da alte barriere. Dai primi riscontri avuti i flussi in partenza da Valona e dall’area più a sud, sono caratterizzati da un maggiore controllo da parte della criminalità organizzata che rende difficile reperire informazioni dalla popolazione locale.</p>



<p>Sulla base delle informazioni raccolte, si è infine deciso di proseguire il sopralluogo con una visita del confine settentrionale raggiungendo la città di Scutari situata nel nord dell’Albania al confine con il Montenegro. A differenza che negli altri luoghi visitati, nel caso di Scutari, le persone respinte o intercettate nei pressi delle frontiere di Hani Hotit e Muriqan (al confine con il Montenegro) e Kukes (al confine col Kosovo) vengono temporaneamente collocate in una struttura, nata per accogliere i profughi della guerra in Kosovo, attualmente e parzialmente convertita in a centro di accoglienza e di identificazione gestito da Caritas Albania. Oltre alla città di Scutari e al centro di accoglienza, è stato possibile recarsi a Lezhe, luogo di transito per raggiungere i confini settentrionali, e nelle zone di confine Muriqan e Hani Hotit, interessate da flussi migratori in uscita, da conseguenti respingimenti da parte delle guardie di confine montenegrine e di agenti di Frontex e da un controllo del territorio da parte delle forze di polizia albanesi alle quali la nostra presenza non è sfuggita.</p>



<p>Il sopralluogo ha consentito anche la raccolta di numerose e significative informazioni attraverso una serie di incontri formali ed informali con diversi attori coinvolti a diverso titolo nel sistema di gestione delle frontiere e della migrazione in Albania. Gli incontri con le associazioni e rappresentanti&nbsp; della società civile (Caritas Italiana, Caritas Albania Fondazione Emmanuel, medici e altri) sono stati estremamente funzionali per comprendere sia le dinamiche che&nbsp; le modalità e i ruoli&nbsp; con le quali le operazioni di pre-screening alle frontiere vengono effettuate&nbsp; e per trovare conferma a numerose criticità legate alla tutela di diritti fondamentali delle persone in transito. Abbiamo potuto inoltre constatare un atteggiamento di grande soggezione nei confronti delle organizzazioni e dei soggetti istituzionali che sono ai vertici apicali del sistema amministrativo. Questo è soprattutto emerso durante i colloqui con i diversi uffici territoriali di Caritas Albania che operano presso i valichi di frontiera, i quali hanno fornito spesso informazioni parziali e contraddittorie, evitando di evidenziare criticità relative all’operato di altri attori coinvolti.&nbsp;</p>



<p>Lungi dall’essere una esperienza conclusa, il sopralluogo ci ha consentito di acquisire primi elementi di conoscenza essenziali per comprendere alcune dinamiche, l’evoluzione delle rotte, il ruolo di Frontex nell’area e soprattutto ha suscitato l’interesse a sviluppare successivi approfondimenti sia di carattere giuridico che, più in generale, di analisi del fenomeno migratorio importanti per future azioni del progetto.</p>
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		<title>Migranti sulla rotta balcanica: denuncia e solidarietà</title>
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		<pubDate>Thu, 30 May 2019 08:11:06 +0000</pubDate>
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<p>(Da Pressenza.com del 17.05.2019)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/chiostro-1-davide-720x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Migranti sulla rotta balcanica: denuncia e solidarietà"/><figcaption>(Foto di Davide Schmid)</figcaption></figure>



<p>Giornate intense a Milano per gli&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/milano-due-iniziative-sul-viaggio-dei-migranti-lungo-la-rotta-balcanica/?utm_source=rss&utm_medium=rss">eventi</a>&nbsp;sui migranti lungo la rotta balcanica. Si inizia mercoledì 15 maggio aprendo la mostra&nbsp;<strong>“Refugee journeys through the Balkan route: a crisis no more?</strong>” nel Cortile Farmacia dell’Università degli Studi di via Festa del Perdono. La sera di giovedì 16 oltre 200 persone l’avevano già visitata (arrivando a un totale di 300 venerdì pomeriggio), fermandosi a parlare con le ricercatrici inglesi autrici delle foto e della ricerca collegata all’esposizione, con gli studenti di&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/pg/fuoriluogoSPES/about/?ref=page_internal&utm_source=rss&utm_medium=rss">Fuori Luogo</a>&nbsp;e i volontari di&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/01/opet-bosna-solidarieta-verso-i-profughi-bloccati-al-confine-tra-bosnia-e-croazia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Opet Bosna</a>.&nbsp; Molti lasciano commenti positivi e ringraziamenti per l’iniziativa sulle apposite cartoline. Si crea un ambiente caldo e informale, racchiuso tra lo splendido colonnato del chiostro e lo striscione Refugees Welcome appeso come una sorta di sipario a chiudere la successione di foto e di didascalie esplicative.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/striscione-mostra-rifugiati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-856064"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/gente-chiostro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-856082"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/Gemma-Sara-e-altri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-856073"/></figure></div>



<p>Immagini forti – strade e ferrovie prima percorse da migliaia di profughi e poi deserte per la chiusura dei confini e il muro eretto dall’Ungheria, alloggi precari nei campi in Grecia, spazi occupati e scritte di denuncia e solidarietà ad Atene e tanto altro – che confermano una situazione drammatica e in gran parte dimenticata dai media nostrani, al centro del progetto di ricerca e di lavoro sul campo&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/ACEIRAesthetics/?utm_source=rss&utm_medium=rss">IR_Aesthetics</a>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/chiostro-Davide.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-856093"/></figure></div>



<p>Nel pomeriggio di giovedì 16, mentre la mostra rimane aperta, si tiene nell’aula 22 di Scienze Politiche di via Conservatorio l’<a href="https://www.facebook.com/events/1072618909602272/?utm_source=rss&utm_medium=rss">incontro</a>&nbsp;<strong>“The game: il viaggio dei migranti lungo la rotta balcanica”</strong>. Aula piena, pubblico attento e interessato. L’introduzione di&nbsp;<strong>Sara Kharboui di Fuori Luogo</strong>&nbsp;entra subito nel vivo della questione ricordando l’enorme divario tra Nord e Sud del mondo e le vergognose disuguaglianze che spingono tanta gente a emigrare verso una “Fortezza Europa” che la respinge e non offre alcun canale di accesso legale. Una politica criminale e inutile, visto che anche militarizzando e chiudendo le frontiere un fenomeno globale come l’immigrazione non si fermerà.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/pubblico-incontro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-856102"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/Sara-incontro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-856111"/></figure></div>



<p>Prosegue&nbsp;<strong>Michele Mondolfo di Opet Bosna</strong>&nbsp;spiegando che cos’è il Game che dà il titolo all’incontro. Non è un gioco, ma una sfida impari tra persone inermi – spesso famiglie con bambini – che tentano di attraversare i confini spostandosi da un paese all’altro e poliziotti armati, muri e filo spinato. Una sfida ripetuta più volte, con tentativi falliti e respingimenti, che parte dalla Grecia e arriva fino al confine tra Italia e Francia e si scontra con la violenza e la disumanità in particolare della polizia croata. Oltre ai tanti&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/il-rapporto-sulla-violenza-della-polizia-europea-contro-i-rifugiati-mostra-come-le-pratiche-della-polizia-croata-seguano-delle-linee-guida/?utm_source=rss&utm_medium=rss">episodi di brutalità</a>&nbsp;denunciati dalle organizzazioni che assistono i migranti, questi devono affrontare condizioni terribili di promiscuità e sovraffollamento nei campi che li “accolgono” e sono spesso costretti a cercare rifugio in case abbandonate, in un’attesa infinita e sfibrante del riconoscimento del loro stato. Una violenza psicologica terribile, che si aggiunge a quella fisica fatta di pestaggi e cellulari rotti o rubati.</p>



<p>Non si tratta solo di una gestione inumana e disastrosa dell’immigrazione, ma anche, più in generale, di una discriminazione sulla base del luogo di nascita: un giovane europeo può viaggiare liberamente e sfruttare possibilità e occasioni negate ai suoi coetanei di altri paesi.</p>



<p><strong>Gemma Bird,&nbsp;</strong>ricercatrice dell’<strong>Università di Liverpool</strong>, illustra il progetto condotto con le colleghe soffermandosi in particolare sulla situazione delle isole greche, che conosce per esperienza diretta. Nel 2014 si restava in media tre giorni in uno dei campi di Samos, Lesbo e Chio, mentre ora l’attesa per conoscere il proprio destino può arrivare a due anni. Anche qui campi sovraffollati, violenze, code di ore per ottenere un pasto, servizi insufficienti e persone per cui la Grecia era solo un paese di transito, che si trovano invece bloccate all’infinito in una situazione di limbo e incertezza sul futuro. Come in Bosnia, anche in Grecia attivisti e Ong assistono i migranti fornendo servizi e aiuti di vario tipo (pasti, vestiario, corsi di lingue eccetera), ma la crisi umanitaria perdura. Ecco il frutto di una politica di esternalizzazione dei confini per cui campi profughi che dovevano essere transitori diventano permanenti. Nonostante le denunce, si è fatto poco o niente per cambiare la situazione.</p>



<p><strong>Jelena Obradovic-Wochnik&nbsp;</strong>dell’<strong>Aston University&nbsp;</strong>aggiunge dati e informazioni sul percorso tortuoso e i costi (fino a 3-4.000 euro a persona) di chi percorre la rotta balcanica ed è costretto ad affidarsi ai trafficanti. Ogni volta che i migranti attraversano una frontiera devono pagare qualcuno e a volte diventano essi stessi trafficanti per pagarsi il viaggio. La recente proposta di espandere Frontex, prevedendo anche l’uso della forza nel controllo delle frontiere, è un indicatore preoccupante e un segno che solo una maggiore pressione politica può cambiare questa direzione disumana.</p>



<p>Le domande del pubblico permettono a&nbsp;<strong>Mirko Rozzi&nbsp;</strong>di Opet Bosna di parlare dell’esperienza accumulata in moltissimi viaggi nei campi profughi di&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/01/opet-bosna-solidarieta-verso-i-profughi-bloccati-al-confine-tra-bosnia-e-croazia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Bihać e di Velika Kladuša</a>, le due cittadine bosniache più vicine al confine con la Croazia e dei servizi offerti anche grazie alla solidarietà della gente del posto: pasti, docce, distribuzione di vestiti e purtroppo anche un posto di pronto soccorso per garantire le prime medicazioni ai migranti picchiati dalla polizia croata e rimandati indietro.</p>



<p>Sollecitata dalla domanda di una studentessa, anche<strong>&nbsp;Jelena Obradovic-Wochnik&nbsp;</strong>parla di solidarietà e auto-organizzazione citando gli spazi occupati in Grecia allestiti da attivisti, gente del posto e migranti stessi come alternativa ai campi. Alcuni hanno una buona reputazione, altri meno. Alcuni sono stati sgomberati, o rischiano lo sgombero, mentre altri vengono lasciati in pace, ma almeno là la gente può muoversi e non è soggetta alle condizioni terribili dei campi nelle isole.</p>



<p><strong>Gemma Bird&nbsp;</strong>elenca le raccomandazioni frutto della ricerca sul campo. Spostamento dalle isole greche alla terraferma, più fondi per alloggi alternativi ai campi, procedure più veloci e trasparenti riguardo alla richiesta d’asilo, maggiore comunicazione con i movimenti di solidarietà con i migranti sono solo alcune delle proposte già presentate a politici e istituzioni di diversi paesi europei.</p>



<p><strong>Michele Mondolfo&nbsp;</strong>aggiunge la necessità di combattere la disinformazione, l’odio e l’egoismo dilaganti e di dare un’altra immagine &nbsp;– positiva – dell’immigrazione, ricordando il timore dell’”invasione” albanese di 25 anni fa, ora assorbita senza problemi e cita alcune notizie incoraggianti: la sentenza della Corte UE secondo cui se la sua vita è a rischio nel paese d’origine un rifugiato non può essere espulso dall’Italia, o l’archiviazione dell’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nei confronti di Open Arms. Lancia quindi un appello a chiunque voglia appoggiare le attività di Opet Bosna, partecipando ai viaggi o trovando altre forme di collaborazione.</p>



<p>Un ultimo intervento di uno studente di Fuori Luogo ricorda il decreto sicurezza bis, con la sua chiara volontà di colpire non solo le Ong che salvano vite in mare, ma anche qualsiasi forma di dissenso e la prevista apertura di un centro per il rimpatrio in via Corelli. La criminalizzazione della solidarietà non si ferma, dunque non può farlo nemmeno chi si oppone a queste scelte disumane.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/Gemma-incontro-MM.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-856120"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/gruppo-MM.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-856129"/></figure></div>



<p>Foto di Davide Schmid, Fuori Luogo, Thomas Schmid e Michele Mondolfo</p>
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		<title>Danish REFUGEES Council: la rotta balcanica</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2017 09:27:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; In occasione, oggi 15 gennaio, della Giornata Internazionale del Migrante e del Rifugiato, riproponiamo il video che Associazione per i Diritti umani ha realizzato la scorsa estate a Belgrado, con una rappresentante del&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>In occasione, oggi 15 gennaio, della Giornata Internazionale del Migrante e del Rifugiato, riproponiamo il video che <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha realizzato la scorsa estate a Belgrado, con una rappresentante del Danish Refugees Council (in inglese).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Due interventi al parlamento europeo in tema di migranti e richiedenti asilo (sull&#8217;esempio del Portogallo)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2016 05:35:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Barbara Spinelli: «Il blocco della rotta balcanica è uno strumento usato per destabilizzare uno Stato Membro dell&#8217;Unione: la Grecia», ha detto questa mattina Barbara Spinelli nel corso di un dibattito del gruppo Gue/Ngl&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<table border="0" width="643" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643">
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<div id=":om" dir="LTR">
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5302" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Barbara Spinelli:</p>
<p><span style="color: #1a1a1a;">«Il blocco della rotta balcanica è uno strumento usato per destabilizzare uno Stato Membro dell&#8217;Unione: la Grecia», ha detto questa mattina Barbara Spinelli nel corso di un dibattito del gruppo Gue/Ngl dedicato ai confini esterni dell’Unione e al tracollo di Schengen. «Penso che l&#8217;accusa fatta al governo greco di “spingere i popoli a fuggire” sia di un infantilismo estremo. </span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;">«In primo luogo, chi fa simili accuse sa perfettamente come stanno le cose: i rifugiati sono oggi intrappolati in Grecia perché la rotta balcanica è stata chiusa al confine greco-macedone in seguito a una decisione adottata dall&#8217;Austria in accordo con il gruppo di Visegrad e, soprattutto, in un vertice di qualche giorno fa, con nove Paesi balcanici. </span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;">«Vienna sta organizzando una sorta di sottogruppo dell&#8217;Unione, una sua &#8220;area di influenza&#8221;,  e con l&#8217;aiuto di Paesi che non appartengono all&#8217;UE mette in ginocchio uno Stato dell&#8217;Unione. Il ministro della migrazione greco fa bene a parlare di caduta dell&#8217;Ue in politiche di potenza che ricordano l&#8217;Ottocento.</span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;">«C&#8217;è poi un secondo segno di infantilismo o malafede: non vedere i motivi per cui la gente fugge in massa verso l&#8217;Europa da Stati devastati da anni di guerra serve in realtà a nascondere il fatto che queste guerre sono state attivamente promosse o addirittura fatte dall&#8217;Occidente, e a sviare l&#8217;attenzione da quelle che si accinge a fare di nuovo in Libia», ha continuato l’eurodeputata del Gue-Ngl.«Per questo chiedo di riflettere sul fatto che alla seconda guerra in Libia intendono partecipare, accanto agli Usa, due Stati dell&#8217;Unione: Italia e Libia.</span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;">«Quanto alle operazioni della Nato alle frontiere Sud dell&#8217;Europa, sono d&#8217;accordo con il collega Nikolaos Chountis (Unità Popolare, Grecia): stiamo assistendo a un salto di qualità che va denunciato, perché stravolge la politica europea di asilo trasformandola in una politica concentrata per intero sui respingimenti, in violazione palese della Convenzione di Ginevra».</span></p>
<p>______________________________________________________________</p>
</div>
<p>Lo scorso 16 febbraio, il primo ministro portoghese Antonio Costa ha inviato una lettera al premier Alexis Tsipras dichiarando l&#8217;intenzione del suo Paese di accogliere migliaia di rifugiati dalla Grecia, in segno di solidarietà. Il Portogallo si è offerto di ospitare duemila rifugiati nelle università e ottocento in istituti tecnici, e sta valutando la possibilità di ospitarne altrettanti nel settore agricolo e forestale.</p>
<p>Barbara Spinelli ha registrato  un&#8217;interrogazione scritta rivolta al Consiglio, invitandolo a far propria l&#8217;iniziativa del Portogallo e a raccomandare agli Stati membri di seguire questo buon esempio, nella speranza che possa diventare pratica comune all&#8217;interno dell&#8217;UE, nello spirito dell&#8217;articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell&#8217;Unione europea, sul principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri.</p>
<p>L&#8217;eurodeputata ha infine chiesto al Consiglio quali azioni intenda intraprendere, in accordo con il principio di leale cooperazione sancito dall&#8217;articolo 4 TUE, al fine di garantire che i suoi rappresentanti diano esecuzione e non intralcino l&#8217;attuazione degli schemi di ricollocazione di emergenza adottati durante le riunioni straordinarie del Consiglio Giustizia Affari Interni del 14 e 21 settembre 2015.</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
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