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	<title>Bangladesh Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>Bangladesh Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 07:28:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli: Pakistan: una bomba in una scuola coranica uccide 7 persone Yemen: ucciso in un agguato a Sanaa un ministro Houthi Siria: riprendono gli scontri nel nord della&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14758" width="591" height="391" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen-300x198.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen-768x508.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></figure>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p><strong>I titoli:</strong></p>



<p>Pakistan: una bomba in una scuola coranica uccide 7 persone</p>



<p>Yemen: ucciso in un agguato a Sanaa un ministro Houthi</p>



<p>Siria: riprendono gli scontri nel nord della Siria</p>



<p>Repubblica Saharawi: chiuso per protesta un valico di frontiera con la Mauritania</p>



<p>Arabia Saudita: le detenuta Loujain Hathloul è in sciopero della fame</p>



<p>Bangladesh: 40 mila in piazza manifestano contro la Francia</p>



<p><strong>Le notizie:</strong></p>



<p>Pakistan:</p>



<p>Una bomba è esplosa in una scuola coranica a Peshawar in Pakistan. Almeno 7 morti e decine di feriti. Secondo un rapporto della polizia, l&#8217;attentatore ha portato una valigia all&#8217;interno della scuola e dopo averla depositata nella sala delle letture ha abbandonato la scuola. La lezione era trasmessa in diretta sui social. Nel video si vedeva un imam, vestito in bianco con il copricapo caratteristico, che parlava in arabo e in pashtun, prima dell&#8217;esplosione che ha mandato tutto in frantumi. Nessuna rivendicazione.</p>



<p>Yemen:</p>



<p>il ministro della gioventù e dello sport nel governo dei ribelli Houthi, Hassan Zaed, è stato ucciso in un agguato a Sanaa. Il comunicato del Movimento Ansar Allah denuncia che un gruppo armato ha affrontato l&#8217;auto guidata dalla figlia del ministro e ha sparato diverse raffiche di pallottole. Il ministro e sua figlia sono stati soccorsi e portati in ospedale, dove Zaed è morto, mentre sua figlia versa in gravi condizioni.</p>



<p>La capitale Sanaa è stata occupata nel 2014 dai combattenti Houthi, che hanno cacciato il governo del presidente Hadi, esiliato nel capoluogo del sud Yemen, Aden. Dal 2015, si assiste ad un intervento militare di Riad e Abu Dhabi, per contrastare l&#8217;influenza iraniana nel sud della penisola arabica.</p>



<p>Siria:</p>



<p>Si accende la guerra nella provincia di Idlib. Le forze dell&#8217;opposizione hanno sferrato attacchi, con l&#8217;artiglieria e con missili terra-terra, sulle postazioni governative a Sarajeb. Gli scontri si sono estesi nelle province limitrofe di Aleppo e Hama. Secondo l&#8217;osservatorio siriano, ci sarebbero oltre 30 morti dalle due parti. La ripresa del conflitto, in violazione della tregua siglata tra Putin ed Erdogan, avviene il giorno dopo i bombardamenti russi sulle basi della milizia Brigate Sham filo turca, accusata di addestrare mercenari da spedire nel Nagorno-Karabakh.</p>



<p>Repubblica Saharawi (Sahara Occidentale):</p>



<p>attivisti saharawi hanno chiuso il valico di frontiera, Karkorat, tra il territorio sahrawi e la Mauritania. Il valico è gestito dalla missione internazionale Minurso. L&#8217;azione dimostrativa tende a riportare l&#8217;attenzione della diplomazia internazionale sulla questione saharawi che giace nei corridoi dell&#8217;ONU senza uno sbocco equo e giusto per la fine del conflitto tra il Fronte Polisario e Marocco. Il Consiglio di Sicurezza non è riuscito a trovare un accordo per le regole di svolgimento del referendum sul diritto all&#8217;autodeterminazione.</p>



<p>Arabia Saudita:</p>



<p>L&#8217;attivista detenuta Loujain Al-Hathloul sta compiendo uno sciopero della fame ad oltranza per protestare contro il divieto delle autorità alle visite dei suoi familiari ed ai contatti telefonici. Il fratello Alaa, che vive all&#8217;estero, ha dichiarato che sua sorella è stata sottoposta a violenze, torture con l&#8217;elettroshock e pressioni psicologiche. Con il pretesto dell&#8217;emergenza sanitaria Covid19, le autorità carcerarie hanno impedito le visite e poi, da maggio, sono state interrotte le chiamate telefoniche. È in corso una campagna di solidarietà sul web con l&#8217;hashtag #FreeLujain</p>



<p>Bangladesh:</p>



<p>almeno 40 mila manifestanti sono scesi nelle piazze per protestare contro la Francia in difesa del profeta Muhammad. Chiedono il boicottaggio dei prodotti francesi. La manifestazione indetta da un partito islamista è stata fermata dalla polizia prima di arrivare all&#8217;ambasciata francese. In un comunicato gli organizzatori hanno chiesto l&#8217;espulsione dell&#8217;ambasciatore. In molti paesi islamici, i partiti dell estremismo fondamentalista soffiano sul fuoco mobilitando le masse contro le vignette di Charlie Hebdo, considerate offensive per il profeta dell&#8217;Islam.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Quando i diritti umani vanno a fuoco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 05:28:58 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/03/11/imprese-e-diritti-umani-quando-i-diritti-umani-vanno-a-fuoco/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Quando i diritti umani vanno a fuoco</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/received_2289310204677695.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12190" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/received_2289310204677695.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="677" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/received_2289310204677695.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/received_2289310204677695-300x198.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/received_2289310204677695-768x508.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">di Cecilia Grillo</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Pungenti le parole con cui il Segretario Generale dell’UNI Global Union si è riferito a KiK Textilien und Non-Food GmbH, una delle prime dieci aziende tedesche specializzate nel commercio al dettaglio per la vendita di prodotti tessili e articoli non-food “</span><span lang="it-IT">KIK is the only retailer involved in all three recent major factory disasters – Ali Enterprises in Pakistan and the Tazreen fire and Rana Plaza building collapse in Bangladesh. </span>Why is KIK refusing to pay compensation to the victims of Ali Enterprises and their families – does KIK really believe that the lives of these workers are worth less than those in Germany? We cannot build a sustainable supply chain in the garment industry if companies like KIK do not commit. KIK it is never too late to do the right thing.”</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nel settembre del 2012, più di 260 persone sono morte e 32 sono state ferite a seguito dell’incendio avvenuto nella fabbrica tessile Ali Enterprises a Karachi, in Pakistan. Il fuoco è stato in grado di diffondersi così rapidamente in gran parte a causa del mancato rispetto da parte dell’impresa tessile degli </span><span lang="it-IT">standard </span><span lang="it-IT">di sicurezza e della presenza di bocchi alle uscite di emergenza: l’incidente è stato soprannominato</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> “</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>l&#8217;11 settembre industriale</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">”.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">KiK rappresentava il principale acquirente dei prodotti di abbigliamento della Ali Enterprises e come tale poteva essere ritenuto responsabile congiuntamente ai proprietari e al </span><span lang="it-IT">management </span><span lang="it-IT">dell’industria a causa delle violazioni degli obblighi di applicazione di misure di sicurezza e di misure antincendio che sarebbero dovute essere predisposte all’interno dello stabilimento pakistano.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Qualche settimana prima di tale disastro, la fabbrica era stata sottoposta ad ispezioni da parte della società italiana di revisione RINA che le aveva conferito la certificazione SAI </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">(</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Social Accountability International</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">)</span></span></span></span><span lang="it-IT"> SA8000, nonostante la Ali Enterprise svolgesse le proprie attività in violazione delle principali normative in materia di sicurezza e di misure antincendio: l’industria non era dotata di uscite di emergenza, le finestre erano sbarrate, un intero piano era il risultato di costruzione abusiva. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il 13 marzo 2015 Muhammad Hanif, Muhammad Jabbir, Abdul Aziz Khan Yousuf Zai e Saeeda Khatoon, un sopravvissuto al disastro dell’11 settembre 2012 e tre parenti delle vittime, hanno intentato un’azione legale contro KiK presso il tribunale regionale di Dortmund. I quattro querelanti, nonché membri dell’</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> “</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Ali Enterprises Factory Fire Affectees Association”, </i></span></span></span></span><span lang="it-IT">hanno chiesto un risarcimento di € 30.000 a KiK per il dolore e la sofferenza causati dall’incendio a tutte le famiglie colpite, così come le scuse e l’impegno da parte dell’impresa a garantire la sicurezza presso le strutture di produzione di abbigliamento </span><span lang="it-IT">esternalizza</span><span lang="it-IT">te.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">KiK inizialmente ha accettato di versare un milione di dollari al fine di garantire sollievo immediato ai feriti e ai familiari delle vittime e di negoziare un risarcimento di lunga durata per mezzo del </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Pakistan Institute of Labour Education &amp; Research</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. </span></span></span></span><span lang="it-IT">Nel 2013 a seguito dell’inerzia di Kik nel rispettare la promessa di risarcimento</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, l’</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>European Center for Constitutional and Human Rights </i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">(ECCHR) </span></span></span></span><span lang="it-IT">ha depositato presso la Corte Suprema di Sindh un</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> “</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>amicus brief</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">” </span></span></span></span><span lang="it-IT">volto ad esporre in dettaglio le responsabilità di KiK in relazione alla violazione delle misure di sicurezza e antincendio, mettendo in luce inoltre gli obblighi dello Stato pakistano ai sensi del diritto internazionale. Secondo l’ECCHR, lo scopo della presentazione dell’</span><span lang="it-IT">amicus brief </span><span lang="it-IT">è stato quello di garantire che l’indagine coprisse non solo gli attori locali, ma esaminasse anche il ruolo nella vicenda della società acquirente KiK e della società di revisione RINA.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nonostante KiK abbia la propria sede legale in Germania, ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1 del regolamento Roma II, la legge pakistana risulta essere la legge applicabile alla controversia in quanto legge del luogo in cui si è verificato il fatto. La legge pakistana è, in larga misura, basata sui principi del </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Common Law</i></span></span></span></span><span lang="it-IT"> inglese e le corti pakistane si riferiscono spesso alla giurisprudenza inglese come fonte giuridica prevalente, in particolare nel campo della responsabilità civile.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">I richiedenti sostenevano che KiK avesse un diretto dovere di diligenza volto a garantire il rispetto degli </span><span lang="it-IT">standard </span><span lang="it-IT">di sicurezza sul lavoro, in quanto era regolarmente intervenuta nello svolgimento delle operazioni dell’industria, dirigendo e monitorando la gestione dell’applicazione delle misure di sicurezza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">In particolare, KiK dispone di un proprio codice di condotta, incorporato anche nei contratti stipulati dall’impresa con le proprie </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>supply chains</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, </span></span></span></span><span lang="it-IT">sulla base del quale i fornitori che vogliano entrare in rapporti commerciali con KiK sono tenuti a conformarsi a </span><span lang="it-IT">standard</span><span lang="it-IT"> volti a garantire determinate condizioni lavorative: l’azienda tedesca è tenuta a svolgere procedimenti di monitoraggio in relazione al rispetto di tali </span><span lang="it-IT">standard</span><span lang="it-IT">, in particolare attraverso attività di </span><span lang="it-IT">audit </span><span lang="it-IT">condotte da enti terzi e l’imposizione di sanzioni quali la cancellazione di ordini o la cessazione dell’attività commerciale in caso di non conformità rispetto a tali disposizioni.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">I richiedenti hanno evidenziato come KiK avesse acquistato il 75% della produzione della Ali Enterprise, rappresentando di conseguenza il suo principale acquirente, avendo stretto vincolanti rapporti commerciali con suddetto stabilimento: Kik era responsabile di garantire la conformità delle attività condotte alla Ali Enterprise rispetto a </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>standards</i></span></span></span></span><span lang="it-IT"> di salute e sicurezza all’interno della fabbrica e ha violato il proprio dovere di diligenza omettendo di prevenire gli ingenti danni subiti dai lavoratori dell’industria pakistana.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nel caso Kik, un ostacolo importante è stato rappresentato dalla difficoltà nell’attribuire responsabilità diretta a una società subappaltatrice a causa del mancato esercizio della dovuta diligenza nell’assicurare che i diritti umani venissero rispettati anche all’interno delle sue catene di approvvigionamento globali. Sebbene tali previsioni siano perfettamente in linea con gli obblighi di dovuta diligenza connessi al rispetto dei diritti umani da parte delle società controllanti stabiliti negli UNGPs, nella pratica impongono ai ricorrenti di essere supportati da una serie di prove fra cui la dimostrazione del livello di controllo e di supervisione esercitati dalla società madre sull’attività dei suoi fornitori, accertamenti frequentemente di difficile dimostrazione; inoltre il limitato accesso alle informazioni (come ad esempio alle documentazioni interne) rende ancora più complessa la dimostrazione da parte dei richiedenti della veridicità delle proprie affermazioni.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il 10 gennaio 2019, la Corte di Dortmund ha respinto la domanda dei ricorrenti per scadenza dei termini di prescrizione secondo quanto previsto dalle disposizioni legislative pakistane.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il caso Kik è il primo del suo genere in Germania, essendo stato in grado di mettere in luce la responsabilità delle imprese nelle loro operazioni transnazionali in relazione al rispetto delle condizioni lavorative presso le proprie filiali e i propri fornitori all’estero: è la prima volta che la responsabilità di una società europea è stata invocata dalle corti internazionali in riferimento a violazioni dei diritti umani avvenute da parte di uno dei suoi fornitori all’interno di un paese terzo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Indipendentemente dall’esito del processo, il viaggio dei querelanti in Europa è stata un’occasione per mettere in luce le violazioni dei diritti umani commesse dalle multinazionali europee e nordamericane, la loro campagna ha evidenziato la necessità imminente di ritenere le corporazioni locali e transnazionali responsabili di violazioni dei diritti umani che avvengono nello svolgimento delle loro operazioni e delle attività condotte dalle loro catene di approvvigionamento.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Gli sforzi di tali campagne di sensibilizzazione stanno già iniziando a dare i propri frutti: molti stati occidentali hanno messo in atto meccanismi volti a controllare le violazioni dei diritti umani delle corporazioni transnazionali all’interno dei loro territori, ad esempio la Francia ha promulgato e implementato la </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>loi-de-vigilanza</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, </span></span></span></span><span lang="it-IT">una legge che prevede un’attività di </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>due diligence</i></span></span></span></span><span lang="it-IT"> necessaria in relazione al rispetto dei diritti umani da parte delle società nello svolgimento delle proprie operazioni; il parlamento olandese ha adottato il Wet Zorgplicht Kinderarbeid, una legislazione volta al controllo, da parte delle imprese, del verificarsi di fenomeni di sfruttamento del lavoro minorile all’interno della loro catena di produzione. Nonostante tali misure siano state adottate da parte di diversi paesi occidentali, paesi economicamente meno sviluppati, a causa prevalentemente di ragioni socio-politiche, non sono stati in grado di uscire dalla persistente situazione di violazioni e abusi che li caratterizza. </span></p>
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		<title>Festival della Fotografia etica. La crisi dei Rohingya</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2018 14:50:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Rohingya, una minoranza etnica di origine islamica, tanto discriminata che si può parlare di genocidio. In realtà pochi ne parlano. La stampa se ne è occupata un po&#8217; di più perché di recente sono stati perseguitati nel Myanmar, in particolare nell&#8217;area occidentale del Rakhine, dove rivendicano la loro appartenenza alle popolazioni indigene. La sorte dei rohingya è strettamente legata a quella di Aung San Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia, vincitrice del premio Nobel nel 1991 per la sua lotta contro i militari. Oggi, però, Amnesty International revoca il premio di &#8220;Ambasciatrice della coscienza&#8221; alla donna-leader considerando il mancato intervento nella situazione della minoranza religiosa in questione come un &#8220;tradimento&#8221; perché &#8220;non ha usato la sua autorità politica e morale per salvaguardare i diritti umani, la giustizia e l&#8217;uguaglianza in Myanmar&#8221;.</p>
<p>Noi, oggi, vogliamo riprendere l&#8217;argomento con una parte di un reportage presentato all&#8217;ultima edizione del Festival della Fotografia Etica (Lodi, 7-28 ottobre 2018).</p>
<p>Il reportage è di Paula Bronstein e si intitola &#8220;Apolidi, abbandonati e indesiderati: la crisi dei Rohingya&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11672" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1152" height="864" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" 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864px) 100vw, 864px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11680" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1152" height="864" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/4-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11681" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/4-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="864" height="1152" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/4-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/4-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/4-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 864px) 100vw, 864px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Storie sui diritti umani: il peso dell&#8217;ignoranza</title>
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		<pubDate>Thu, 04 May 2017 07:48:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di  Alessandro Ghebreigziabiher Storie e Notizie N. 1465 La quantità precisa di bambini non registrati in tutto il mondo è sconosciuta ma corrisponde a milioni, i quali non vengono considerati nelle statistiche o, in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di  Alessandro Ghebreigziabiher</p>
<div></div>
<div id="post-body-1132566118333919521" class="post-body entry-content">
<div>Storie e Notizie N. 1465</p>
<p>La quantità precisa di bambini non registrati in tutto il mondo è sconosciuta ma corrisponde a milioni, i quali non vengono considerati nelle statistiche o, in generale, nei ragionamenti e le analisi più concrete, quelle fondate sui numeri.<br />
Leggi pure come un criterio di realtà in meno nella guerra contro i venditori di pre e post menzogne.<br />
Ora, tramite la campagna <a href="https://wearelumos.org/get-involved/take-action/all-children-count-not-all-are-counted-leavenoonebehind?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">All Children Count</a> (Tutti i bambini contano), più di 250 ONG hanno <a href="https://www.theguardian.com/global-development-professionals-network/2017/may/03/how-can-you-leave-no-one-behind-when-millions-of-children-are-uncounted?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">invitato</a> l&#8217;ONU a includere le infanzie dimenticate nella propria mappa statistica.<br />
I bambini di serie aliena, la prole degli esclusi dalla tavola imbandita, i figli del famigerato mondo di troppo, il quale, come di recente le stesse Organizzazioni Non Governative, viene abitualmente assimilato nell’informe e comodo bersaglio quotidiano dal carnefice da poltrona con il dito rapido quanto leggero…</p>
<p>Il mio nome è nessuno.<br />
Il mio nome è nessuno e per quanto l’ingegno possa risultar multiforme, ciò non mi salverà dal ciclope del terzo millennio.</p></div>
<div></div>
<div>
<table class="tr-caption-container" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://2.bp.blogspot.com/-phdFx_U0cCs/WQnZ67ou36I/AAAAAAAAPLs/mTT3Gqgawtw_p0V7RIt1onUNhfi5LQGEQCLcB/s1600/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignnone" src="https://2.bp.blogspot.com/-phdFx_U0cCs/WQnZ67ou36I/AAAAAAAAPLs/mTT3Gqgawtw_p0V7RIt1onUNhfi5LQGEQCLcB/s400/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" height="265" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption"><span id="result_box" lang="it">Dacca, capitale del Bangladesh, </span><br />
<span id="result_box" lang="it">un depuratore di fognature al lavoro </span><br />
<span id="result_box" lang="it">in una multinazionale</span><b> </b><br />
<b>Foto</b>: Zakir Chowdhury/Barcroft Images</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<div>Poiché è orbo anche di cuore e di ogni scampolo di umanità.<br />
Il mio nome è nessuno e niente è il mio lavoro.<br />
Ovvero, scendere lì, dove nessuno va, proprio io, esatto, a permettere che lo schizofrenico mostro bifronte, psicotica multinazionale da un lato, bene imprescindibile da consumare, e da cui farsi consumare, dall’altro, possa proseguire il proprio perverso cammino su questa terra.<br />
Nessuno è il mio nome, quindi, ma oggi è il mio giorno fortunato.<br />
Perché nel buio di un destino gramo non ho mai smesso di aver fiducia nelle mie mani, perfino laddove l’unico scopo era quello di spalare melma dalle vene di un mostro, già.<br />
E alla fine ho trovato una magia.<br />
Una sola e mi basta.<br />
Anche solo per un istante.<br />
Il mio nome era ed è nessuno, ma per pochi secondi è diventato qualcuno.<br />
Grazie a un sogno, perché serrare le palpebre e riuscire a immaginare un presente differente al punto da crederci, con il fango sino al collo, è roba da pazzi, prestigiatori particolarmente ostinati o ingenui raccontatori di storie.<br />
E per un fuggevole attimo il miracolo si è compiuto, poiché in quel medesimo frammento di tempo disumano sono stato tutti e tre.<br />
Ho avuto potere.<br />
Potere che nessuno ha, per una volta nelle mani di qualcuno.<br />
Quello di cambiare il peso delle cose.<br />
Fino a capovolgerlo, se la voglia è tanta.<br />
Be’, qui di voglia ne abbiamo da regalare all’universo intero, sai?<br />
Allora, ecco il portento a occhi aperti.<br />
Guarda con me le dita.<br />
Osserva attentamente i polpastrelli che, sin dal giorno in cui gli fu donata una tastiera e tempo da gettare, saltellano sulle lettere come moscerini in preda al panico irretiti da una mosca in vena di burle travestita da ragno famelico.<br />
E immagina che, invece di esser agevolati dall’ottusa levità e dall’ignoranza più assoluta, si trovino esattamente nella condizione opposta.<br />
Al punto che ciascuna delle logorroiche dieci dita, le quali formano le mani vomitatrici di deliri puntualmente rimangiabili, si ritrovino all’improvviso, tutte, con l’ingombrante peso della conoscenza.<br />
Delle cose di cui si parla e straparla.<br />
Sapendo davvero, letteralmente, cosa voglia dire essere un immigrato clandestino o un profugo di guerra, un perseguitato per diritti civili o un rifugiato per motivi politici, una creatura in fuga dalla fame o solo da un destino senza destino.<br />
Fallo con me.<br />
E, come è giusto che sia, sulle pagine e le bacheche perennemente affollate vedrai ciò che conosco meglio.<br />
Un dignitoso niente e un rispettoso silenzio.</div>
</div>
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		<title>Musulmani d&#8217;italia ,#noimettiamolafacciacontroDaesh.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2016 06:49:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Foto Larepubblica.it) &#160; Musulmani d&#8217;italia: dedichiamo la festività di Eidi alla preghiera per le vittime del terrorismo, dell&#8217;immigrazioni e per i rifugiati. &#8216;Un Ramadam di sangue come non se ne erano mai visti prima&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6266" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6266" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3" width="978" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 978w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3-300x123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3-768x314.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 978px) 100vw, 978px" /></a></p>
<p>(Foto Larepubblica.it)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Musulmani d&#8217;italia: dedichiamo la festività di Eidi alla preghiera per le vittime del terrorismo, dell&#8217;immigrazioni e per i rifugiati.</p>
<p><span style="font-size: medium;">&#8216;Un Ramadam di sangue come non se ne erano mai visti prima d&#8217;ora&#8217; così il Prof. Foad Aodi Presidente delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e Focal Point in Italia per l&#8217;integrazione per l&#8217;Alleanza delle Civiltà (UNAoC) descrive gli eventi che hanno insanguinato gli ultimi giorni. Ma Daesh è oggi più debole che mai &#8211; ne è sicuro Aodi &#8211; &#8216;rimane un simbolo di terrore che si basa sugli attacchi di lupi solitari che poi il &#8220;Consorzio del terrore  di Daesh&#8221; si accredita senza che vi siano reali prove del suo coinvolgimento&#8217;. &#8216;Per stroncare Daesh in crisi e fermare il &#8220;Franchising del Terrore&#8221; &#8211; continua Aodi &#8211; bisogna andare oltre la condanna senza se e senza ma, che la Co-mai ha già espresso con forza dall&#8217;inizio della comparsa di Daesh ed ha risposto in tempo reale sabato 2.07 davanti alla Farnesina all&#8217;appello del Ministro Paolo Gentiloni e del Presidente del Consiglio Matteo Renzi . Occorre bloccare il controllo di droga, armi, riciclaggio, propaganda mediatica, i lupi solitari  che nutrono il Califfato&#8217; e non solo. &#8216;La lotta a Daesh , che tenta di innescare la terza guerra mondiale, quella dello scontro inter-religioso e interculturale, deve puntare sulla lotta militare, economica e mediatica, e fare scudo contro il razzismo strumentalizzato di politici razzisti ed estremisti e Tv , Giornali e Radio &#8211; ormai schierati in modo netto contro l`islam e gli immigrati e non ci coinvolgono mai per paura di essere smentiti e smascherare la loro strumentalizzazione mediatica &#8211;  che alimenta il rancore dei lupi solitari in occidente. Meschini nel dichiarare che i musulmani non fanno nessuna dichiarazione contro il terrorismo sapendo di mentire e di promuovere una cattiva informazione che non aiuta la buona convivenza e l&#8217;integrazione&#8217;. </span></p>
<div><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Lanciamo Il nostro appello #<wbr />noimettiamolafacciacontroDaesh a tutti le comunità ,associazioni e cittadini italiani, arabi, musulmani, ebrei e di origine straniera  &#8211; conclude Aodi &#8211; e dedichiamo questo Ramadan di sangue e la festa sacra dell&#8217;Eid che sarà celebrata giovedì alle vittime del terrorismo e dell&#8217;immigrazione irregolare e ai rifugiati: non canti di gioia ma preghiera nelle Moschee per i morti e contro la violenza ed il terrorismo cieco che non ha religione ne&#8217; civiltà.</span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><br />
&#8216;Dare più voce alla comunità straniera e islamica in Italia attraverso accordi per la libertà di culto, evitando l&#8217;interpretazione del Corano fai da te, No alle moschee ed imam  fai da te  e lotta alle discriminazioni razziste` questo &#8211; secondo Aodi &#8211; deve essere l&#8217;atteggiamento dell&#8217;UE. L&#8217;impegno dell&#8217;Europa della solidarietà &#8211; conclude Il Presidente della Co-mai &#8211; deve sostanziarsi nella cooperazione economica e sanitaria con i paesi di origine e nel sostegno responsabile all&#8217;immigrazione, mentre i profughi continuano a morire nel viaggio della speranza di una vita libera e al riparo da violenze e abusi, di cui sono vittime soprattutto donne e bambini.<b></b><i><b><br />
</b></i></span></div>
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		<title>Strage di operai in Bangladesh: è rivolta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 05:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più di 340 persone decedute, più di mille ferite e tantissime sotto le macerie. Solo 40 i superstiti. Questi sono i numeri della strage avvenuta a Savar, nel sobborgo della città di Dacca, in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/BANGLADESH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/BANGLADESH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/BANGLADESH2-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/BANGLADESH2-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="180" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Più di<br />
340 persone decedute, più di mille ferite e tantissime sotto le<br />
macerie. Solo 40 i superstiti. Questi sono i numeri della strage<br />
avvenuta a Savar, nel sobborgo della città di Dacca, in Bangladesh,<br />
a causa del crollo di un edificio di otto piani che ospitava cinque<br />
aziende di abbigliamento per l&#8217;esportazione.  </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In un<br />
primo momento, sui muri del palazzo &#8211; poi accartocciatosi su se<br />
stesso &#8211; si erano venute a creare delle crepe e i 3000 dipendenti<br />
delle ditte erano stati fatti evacuare, ma successivamente era giunto<br />
dai dirigenti l&#8217;ordine di tornare al proprio posto di lavoro: e si è<br />
verificata la strage. Una strage annunciata dato che l&#8217;edificio era<br />
in condizioni di sicurezza assolutamente precarie e un ingegnere<br />
aveva dato parere contrario al rientro dei lavoratori.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
esplosa, così, una rivolta messa in atto da parte di cittadini e<br />
operai dell&#8217;industria tessile che sono scesi in piazza, chiedendo<br />
addirittura la pena di morte per i responsabili delle vittime del<br />
“Rana Plaza”: armati di bastoni e di spranghe, hanno bloccato<br />
un&#8217;autostrada, danneggiato automezzi, incendiato negozi e bancarelle<br />
e dato alle fiamme dei pneumatici. La polizia ha dovuto ricorrere a<br />
gas lacrimogeni e e a proiettili di gomma per disperdere i<br />
manifestanti. Si tratta dell&#8217;esasperazione e della paura di persone<br />
che, secondo il comunicato di Human  Rights Watch, vedono i propri<br />
diritti continuamente calpestati nel Paese asiatico: in particolare i<br />
lavoratori del settore tessile che sono sottoposti a turni<br />
faticosissimi e percepiscono uno stipendio mensile medio pari a soli<br />
28 euro. E a questo si aggiunge il  rischio giornaliero per la<br />
propria salute e per la propria incolumità.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
seguito del crollo del palazzo e della strage di lavoratori sono<br />
state arrestate otto persone tra cui il proprietario, il direttore<br />
amministrativo di due delle cinque fabbriche e due funzionari<br />
municipali che, il giorno precedente, avevano assicurato che non<br />
c&#8217;era alcun pericolo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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