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	<title>Barak Obama Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Barak Obama Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Anniversario di un discorso ancora attuale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2013 04:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“&#8230;I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin, but by the content of their&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-XJf6T6MQdyc/Uh7oBHSZmlI/AAAAAAAAAG4/dn6v6KZfsFc/s1600/ML+KING.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="106" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/ML-KING.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“&#8230;I<br />
have a dream that my four little children will one day live in a<br />
nation where they will not be judged by the color of their skin, but<br />
by the content of their character&#8230;”</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quanto<br />
sono ancora attuali e importanti le parole del celebre discorso che<br />
Martin Luther King pronunciò esattamente cinqunat&#8217;anni fa, il 28 agosto<br />
1963. Parole importanti per il mondo e per un&#8217;Italia in cui si<br />
insultano ancora calciatori e ministri di colore.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
Washington decine di migliaia di persone si sono riunite davanti al<br />
Lincoln Memorial per celebrare l&#8217;anniversario del pastore<br />
protestante: un discorso, una preghiera a favore dei diritti civili<br />
dei neri. Quel giorno del &#8217;63 radunò 250.000 persone: 50.000<br />
afroamericani e i “big six”, i sei rappresentanti delle più<br />
importanti organizzazioni internazionali che operavano per affermare<br />
i diritti civili. Quella fu denominata la “Marcia per il lavoro e<br />
la libertà”, una manifestazione pacifica, ma fondamentale con la<br />
quale furono avanzate richieste chiare, tra le quali: una precisa<br />
legislazione sui diritti civili; la fine della segregazione razziale,<br />
soprattutto nelle scuole; stipendi adeguati alle prestazioni di<br />
lavoro; e lo stop alla brutalità della polizia nei confronti degli<br />
attivisti<b>. </b>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“ Senza<br />
la marcia del 1963 e senza coloro che vi hanno parteciapto non sarei<br />
il Ministro della Giustizia”, ha affermato Eric Holder il primo<br />
afroamericano diventato Ministro negli Stati Uniti, il quale ha<br />
aggiunto: “&#8230;la nostra attenzione ora si è ampliata. Include le<br />
donne, i latinos, gli asiatici americani, i gay e le elsbiche, le<br />
persone disabili e tutti coloro che nel Paese reclamano ancora<br />
uguaglianza. Ritengo che nel 21mo secolo vedremo un&#8217;America più<br />
perfetta e giusta”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ieri<br />
hanno preso parte alle celebrazioni anche il Presidente Obama e Jimmy<br />
Carter, ma noi vogliamo chiudere ricordando anche le parole<br />
pronunciate dal figlio maggiore di M.L. King, Martin Luther King III:<br />
“ Non è il momento delle commemorazioni nostalgiche. E non è il<br />
momento delle autocelebrazioni. Il lavoro non è finito. Il viaggio<br />
non è completato, possiamo e dobbiamo fare di più”.
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/ml-king-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/ml-king-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Testo<br />
del discorso di Martin Luther King
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>Sono felice di unirmi a voi in<br />
questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per<br />
la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande<br />
americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama<br />
sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un<br />
grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati<br />
bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba<br />
radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.</p>
<p>Ma cento anni dopo, il negro ancora<br />
non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo<br />
paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della<br />
discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola<br />
di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale;<br />
cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società<br />
americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.</p>
<p>Per questo siamo venuti qui, oggi,<br />
per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso<br />
siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando<br />
gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della<br />
Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un<br />
“pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede.<br />
Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri<br />
tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili<br />
della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.</p>
<p>E’ ovvio, oggi, che l’America è<br />
venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi<br />
cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo,<br />
l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che<br />
si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci<br />
rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi<br />
caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo<br />
venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a<br />
presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di<br />
giustizia.</p>
<p>Siamo anche venuti in questo<br />
santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata<br />
dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere<br />
che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del<br />
gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della<br />
democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata<br />
valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo<br />
è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili<br />
dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza;<br />
questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di<br />
Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno<br />
l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima<br />
impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato<br />
raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.</p>
<p>Il 1963 non è una fine, ma un<br />
inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare<br />
un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un<br />
rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente<br />
fosse successo.</p>
<p>Non ci sarà in America né riposo<br />
né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro<br />
diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a<br />
scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà<br />
sorto il giorno luminoso della giustizia.</p>
<p>Ma c’è qualcosa che debbo dire<br />
alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al<br />
palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta<br />
meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.</p>
<p>Cerchiamo di non soddisfare la<br />
nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del<br />
risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano<br />
alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la<br />
nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo<br />
continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza<br />
fisica con la forza dell’anima.</p>
<p>Questa meravigliosa nuova militanza<br />
che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una<br />
mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei<br />
nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono<br />
giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e<br />
sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata<br />
alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è<br />
fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà<br />
essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare<br />
da soli.</p>
<p>E mentre avanziamo, dovremo<br />
impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare<br />
indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti<br />
civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai<br />
soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a<br />
cui viene sottoposto dalla polizia.</p>
<p>Non potremo mai essere soddisfatti<br />
finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non<br />
potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi<br />
delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti<br />
sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un<br />
ghetto più grande.</p>
<p>Non potremo mai essere soddisfatti<br />
finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da<br />
cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai<br />
essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno<br />
votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui<br />
votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la<br />
giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume<br />
possente.</p>
<p>Non ha dimenticato che alcuni di<br />
voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi<br />
sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni<br />
di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha<br />
lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle<br />
raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della<br />
sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la<br />
sofferenza immeritata è redentrice.</p>
<p>Ritornate nel Mississippi;<br />
ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in<br />
Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai<br />
ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa<br />
situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare<br />
nella valle della disperazione.</p>
<p>E perciò, amici miei, vi dico che,<br />
anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani<strong>,<br />
</strong>io ho sempre davanti a<br />
me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno<br />
americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà<br />
fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia<br />
questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.</p>
<p><b>I</b>o<br />
ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della<br />
Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di<br />
coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al<br />
tavolo della fratellanza.</p>
<p>Io<br />
ho davanti a me un sogno,<br />
che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo<br />
dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza<br />
dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e<br />
giustizia.</p>
<p>Io<br />
ho davanti a me un sogno, che<br />
i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella<br />
quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le<br />
qualità del loro carattere. Ho<br />
davanti a me un sogno, oggi!</p>
<p>Io<br />
ho davanti a me un sogno, che<br />
un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna<br />
saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi<br />
tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli<br />
essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza.<br />
Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.</p>
<p>Con questa fede saremo in grado di<br />
strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza.<br />
Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie<br />
della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.</p>
<p>Con questa fede saremo in grado di<br />
lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare<br />
insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un<br />
giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di<br />
Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce<br />
terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri,<br />
terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la<br />
libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa<br />
questo accadere.</p>
<p>Risuoni quindi la libertà dalle<br />
poderose montagne dello stato di New York.</p>
<p>Risuoni la libertà negli alti<br />
Allegheny della Pennsylvania.</p>
<p>Risuoni la libertà dalle Montagne<br />
Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.</p>
<p>Risuoni la libertà dai dolci<br />
pendii della California.</p>
<p>Ma non soltanto.</p>
<p>Risuoni la libertà dalla Stone<br />
Mountain della Georgia.</p>
<p>Risuoni la libertà dalla Lookout<br />
Mountain del Tennessee.</p>
<p>Risuoni la libertà da ogni monte e<br />
monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.</p>
<p>E quando lasciamo risuonare la<br />
libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da<br />
ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel<br />
giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili,<br />
cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le<br />
parole del vecchio spiritual:“<i>Liberi<br />
finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi<br />
finalmente”.</i></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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		<title>La morte di Hugo Chavez: un leader controverso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 05:45:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Barak Obama]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo Chàvez]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights Watch]]></category>
		<category><![CDATA[leader]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hugo Chávez è deceduto a 58 anni e anche la sua fine fa discutere. E&#8217; morto a causa di un tumore, ma molti sostengono che la malattia sia la conseguenza di un avvelenamento. Chàvez&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<p></p>
<p>Hugo<br />
Chávez è deceduto a 58 anni e anche la sua fine fa discutere. E&#8217;<br />
morto a causa di un tumore, ma molti sostengono che la malattia sia<br />
la conseguenza di un avvelenamento.<br />
</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Chàvez<br />
ha incarnato una politica e anche un immaginario populisti e, spesso,<br />
autoritari, ma ha sempre vinto le elezioni nel suo Paese e,<br />
nonostante i continui tentativi di delegittimazione interna ed<br />
internazionale, ha messo in atto un piano di efficaci <strong>riforme<br />
sociali, dichiarandosi sempre dalla parte degli umili.</strong></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
figura del presidente emerge quando, nel <strong>1992</strong><br />
alla guida del <strong>Movimento<br />
Quinta Repubblica,</strong><br />
tenta di mettere in atto un colpo di stato in Venezuela contro<br />
l’allora presidente <strong>Carlos<br />
Andrés Peréz</strong>.<b><br />
</b>Il colpo di Stato fallì,<br />
ma Chávez ottenne così un&#8217;enorme visibilità e, da quel momento,<br />
potè cominciare a proporre le sue riforme per attuare il<br />
cambiamento. <strong>Simòn<br />
Bolìvar &#8211; </strong>il<br />
Libertador, da cui trasse l’ispirazione per una politica<br />
panamericana di liberazione dal giogo, soprattutto economico, degli<br />
Stati Uniti &#8211; ma anche<br />
<strong>Marx</strong><br />
e <strong>Gramsci<br />
&#8211; </strong> da cui<br />
trasse la base ideologica per costruire un’opposizione frontale<br />
alla globalizzazione neoliberista, sostenendo politiche di contrasto<br />
alla povertà e di abbattimento dell’analfabetismo – sono stati i<br />
suoi punti di riferimento e gli ispiratori della sua campagna<br />
politica.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gli USA<br />
lo definiscono un dittatore, che ha mantenuto il potere con ogni<br />
mezzo, anche attraverso la limitazione delle libertà individuali e<br />
le violazioni dei diritti umani. Alla notizia della sua morte, il<br />
Presidente americano, Barak Obama, ha affermato: “In un momento in<br />
cui il Venezuela inizia un nuovo capitolo della sua storia, gli Stati<br />
uniti restano impegnati in politiche promuovono i principi<br />
democratici, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani”.<br />
La stessa organizzazione Human Rights Watch (HRW) ricorda di avere<br />
sempre sottolineato l&#8217;indifferenza del leader  sudamericano al tema<br />
dei diritti fondamentali.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; anche<br />
vero, però, che la sua politica di stampo comunista e nazionalista<br />
ha portato la mortalità infantile ai livelli minimi, ad aumentare la<br />
scolarizzazione e ad un sistema sanitario eccellente.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un&#8217;altra<br />
voce a favore della figura di Chàvez è  stata quella dell&#8217;Autorità<br />
nazionale palestinese e di Al Fatah, attraverso le parole del<br />
dirigente Nabil Shaath: “ La Palestina dice addio a un amico fedele<br />
che ha difeso con passione il nostro diritto alla libertà e<br />
all&#8217;autodeterminazione”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-uQv13x0Zh24/UTg3BCICOvI/AAAAAAAAAcQ/oAYdSmqnu4w/s1600/Hugo+Chavez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="209" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Hugo-Chavez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
</div>
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