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	<title>Bardo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Bardo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Dal World Social Forum: Vittorio Agnoletto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2015 07:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; E&#8217; in corso, dal 24 al 28 marzo, il Social Forum mondiale 2015 che si è aperto al Campus Farhat Hached El Manar, a Tunisi, dieci giorni dopo l&#8217;attentato&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/Nic6432575-007-karH-258x258@IlSole24Ore-Web.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/Nic6432575-007-karH-258x258@IlSole24Ore-Web.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
in corso, dal 24 al 28 marzo, il Social Forum mondiale 2015 che si è<br />
aperto al Campus Farhat Hached El Manar, a Tunisi, dieci giorni dopo<br />
l&#8217;attentato jihadista al Museo del Bardo. Più di 70mila persone<br />
parteciperanno a seminari, convegni ed eventi culturali in programma.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
motto della giornata inaugurale è stato: «Popoli di tutto il mondo<br />
uniti per la libertà, l&#8217;uguaglianza, la giustizia sociale e la pace.<br />
In solidarietà con il popolo tunisino e tutte le vittime del<br />
terrorismo, contro ogni forma di oppressione» e nei prossimi giorni<br />
il Forum darà vita ad una specifica commissione per redigere la<br />
“Carta internazionale altermondialista contro il terrorismo”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Durante<br />
i lavori si parlerà di giustizia sociale e fiscale e sarà<br />
affrontata anche la questione  palestinese, soprattutto dopo la<br />
vittoria del Likud ad Israele. Mustafa Barghouti, politico e medico<br />
attivo nelle Organizzazioni non governative, nel giorno di apertura<br />
del Forum, ha affermato: «Siamo qui come palestinesi per esprimere<br />
la nostra solidarietà al popolo tunisino, ma anche per promuovere la<br />
nostra lotta contro l&#8217;apartheid imposta da Israele». Tra le<br />
delegazioni presenti a Tunisi anche quella proveniente dall’Algeria.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Iniziamo<br />
a riportare due report di Vittorio Agnoletto, attivista ed<br />
eurodeputato, dal Forum e, prossimamente, l&#8217;Associazione per i<br />
Diritti Umani vi terrà aggiornati con le interviste ad altri<br />
partecipanti.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</p>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<p></p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 637px;">
<tbody>
<tr>
<td width="637">
    </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="%3A1k5"></a>TUNISI:<br />
    IL SOCIAL FORUM IN UN PAESE CHE VUOLE RESTARE NORMALE</div>
<p>Dopo<br />
    il 18 marzo il rischio e&#8217; che nella popolazione cresca la<br />
    richiesta di un regime forte,<br />una dittatura, per fronteggiare<br />
    il rischio del terrorismo e dell&#8217;integralismo islamico, mi<br />
    racconta Fathi Chamkni, deputato tunisino del Fronte Popolare<br />
    all&#8217;opposizione dell&#8217;attuale governo. Sull&#8217;esercito non abbiamo<br />
    timori; quattro anni fa ha difeso la rivoluzione e nella nostra<br />
    storia e&#8217; sempre stato leale verso chi governava, chiunque fosse<br />
    e qualunque sistema ci fosse. Diversa e&#8217; la situazione della<br />
    polizia che nel passato ha represso i movimenti democratici e in<br />
    gran parte rimpiange il regime precedente. Oggi le cose vanno un<br />
    po&#8217; meglio perche&#8217; è nato un sindacato di polizia che difende<br />
    gli spazi di democrazia. Ma alcuni dei vertici della polizia che<br />
    il governo ha dimesso dopo l&#8217;attentato del 18 marzo erano tra<br />
    quelli che sostenevano il regime precedente.<br />
    </p>
<p>    La<br />
    polizia si divide quindi in tre parti: una minoritaria che<br />
    sostiene la democrazia, una che ha simpatia verso settori<br />
    islamici integralisti e la maggioranza che e&#8217; a favore di un<br />
    regime forte. E questo e&#8217; un problema. Il governo attuale e&#8217;<br />
    debole. Il Fronte Popolare ha convocato una propria conferenza<br />
    nazionale per maggio, abbiamo grande urgenza di aggiornare la<br />
    nostra strategia e dobbiamo riuscire a rendere evidente alla<br />
    popolazione che esiste un&#8217;alternativa al terrorismo e al richiamo<br />
    al governo forte e dittatoriale.</p>
<p>    &#8220;Dopo<br />
    la manifestazione di apertura che si e&#8217; svolta ieri sera sotto<br />
    una pioggia torrenziale si e&#8217; aperto oggi il Forum. Decine di<br />
    migliaia i partecipanti da tutto il mondo, moltissimi giovani<br />
    tunisini, molte le delegazioni dai Paesi del Maghreb, ampia la<br />
    presenza di giovani dal resto del continente africano e, come<br />
    consueto, varie centinaia i sono i brasiliani.<br />
    </p>
<p>    Tantissimi<br />
    sono i temi discussi nelle decine di seminari che si svolgono<br />
    nell&#8217;Universita&#8217; di<br />El Manar. Ampio spazio hanno sia i temi<br />
    legati alla sovranita&#8217; alimentare e alla lotta contro<br />
    l&#8217;accapparramento delle terre con la denuncia da parte di Via<br />
    Campesina del ruolo che giocano in questo fenomeno oltre alle<br />
    grandi compagnie internazionali anche alcuni Paesi europei; sia<br />
    la lotta al traffico degli esseri umani che e&#8217; stata al centro di<br />
    un seminario organizzato da Libera e da alcune associazioni<br />
    tunisine al quale hanno partecipato i comboniani e la Federazione<br />
    delle<br />Chiese Evangeliche: in assenza di una collaborazione<br />
    umanitaria tra gli Stati il tentativo e&#8217; quello di rafforzare la<br />
    collaborazione tra la societa&#8217; civile dalle due sponde del<br />
    Mediterraneo.<br />
    </p>
<p>    Se<br />
    si eccettua il discreto controllo da parte della polizia al quale<br />
    devono sottoporsi tutti coloro che entrano al Forum e la presenza<br />
    di alcune camionette militari davanti ai punti sensibili situati<br />
    nel centro della citta&#8217; e i rotoli di filo spinato in alcune<br />
    traverse della centrale Avenue Burghiba non e&#8217; facile per i<br />
    partecipanti al Forum rintracciare i segni della strage del 18<br />
    marzo. Ma il museo del Bardo rimarra&#8217; chiuso tutta la settimana.</p>
<p>    Ho<br />
    incontrato un gruppo di ragazzi tunisini che partecipano al Forum<br />
    e ho chiesto loro come e&#8217; cambiata la loro vita dopo il 18 marzo.<br />
    &#8220;In nulla, tutto prosegue come prima &#8211; mi hanno risposto &#8211;<br />
    non deve cambiare nulla, altrimenti diamo ragione ai terroristi.<br />
    Certo che abbiamo paura, e&#8217; vero che alcune migliaia di nostri<br />
    connazionali combattono in Siria a fianco dell&#8217;ISIS ed anche vero<br />
    che qui ci sono delle cellule dormienti, ma la nostra vita non<br />
    deve cambiare. Noi dobbiamo difendere la democrazia che abbiamo<br />
    conquistato con la nostra rivoluzione cinque anni fa e se sara&#8217;<br />
    necessario sapremo resistere.<br />
    </p>
<p>    “Non<br />
    sono solo i ragazzi presenti al Forum a pensarla cosi&#8217;.<br />
    L&#8217;impressione che si ha qui a Tunisi e&#8217; quella di uno sforzo<br />
    nazionale collettivo per cercare di mostrare in ogni aspetto<br />
    della vita quotidiana un senso di normalita&#8217;. La maggioranza dei<br />
    quotidiani tunisini riporta le notizie relative alle indagini sui<br />
    fatti del 18 in prima pagina ma spesso non dedica loro l&#8217;apertura<br />
    e gli articoli riprendono nelle pagine interne e spesso precedute<br />
    da altre notizie nazionali o internazionali. Questa scelta ha<br />
    certamente anche motivazioni economiche: evitare un forte calo<br />
    del turismo, si considera che siano alcune migliaia (tra i 3 e i<br />
    5.000) i turisti che hanno cancellato le loro prenotazioni per le<br />
    vacanze pasquali. L&#8217;obiettivo delle autorita&#8217; tunisine e&#8217; quello<br />
    di considerare l&#8217;attentato una parentesi in un Paese che rimane<br />
    &#8220;normale&#8221; a differenza di quanto avviene in tutti i<br />
    Paesi confinanti. </p>
<p></p>
<p>    DEBITO E MEDIO ORIENTE AL<br />
    CENTRO DEL DIBATTITO </p>
<p>Si e&#8217; svolto oggi il<br />
    Forum Parlamentare mondiale con al centro il tema della giustizia<br />
    sociale e della critica all&#8217;enorme potere concentrato nelle mani<br />
    di poche  multinazionali. Sono interventi diversi parlamentari<br />
    tunisini che hanno sottolineato come la Tunisia negli ultimi<br />
    decenni sia stata terreno di conquista delle grandi compagnie<br />
    soprattutto europee con la complicità&#8217; del regime tunisino. &#8220;Ben<br />
    Ali&#8217; in 20 anni ha ricevuto grandi  &#8220;prestiti&#8221; dalle<br />
    nazioni europee; abbiamo restituito già&#8217; ben più&#8217; di quanto<br />
    abbiamo ricevuto &#8211; hanno dichiarato i tunisini &#8211; ma a causa degli<br />
    interessi il debito non si estinguera&#8217; mai . Se l&#8217;Europa vuole<br />
    veramente aiutare la Tunisia allora cancelli il debito residuo<br />
    contratto dal regime precedente. Se veramente l&#8217;UE e&#8217; interessata<br />
    al nostro futuro e alla lotta contro il terrorismo integralista<br />
    allora ci aiuti nella lotta alla poverta&#8217; che e&#8217; l&#8217;antidoto<br />
    migliore contro il reclutamento dei giovani da parte dei gruppi<br />
    terroristi. Non si limiti la UE a chiederci di rafforzare i<br />
    confini e a mandare fondi per costruire campi dove fermare i<br />
    disperati che cercano di attraversare il Mediterraneo, ma<br />
    cancelli il nostro debito.&#8221; A questa richiesta fino ad ora<br />
    ha risposto, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, solo<br />
    l&#8217;Italia con la disponibilità&#8217; a cancellare parte del debito.<br />
    Una senatrice svizzera intervenendo nel corso del Forum<br />
    Parlamentare ha confermato che nelle banche del suo Paese sono<br />
    stati congelati gli ingenti depositi fatti nel corso degli anni<br />
    da Ben Ali, quando era il signore assoluto della Tunisia. La cosa<br />
    più ovvia sarebbe restituire quei beni allo stato tunisino,<br />
    considerando che si tratta di ricchezze sottratte alla<br />
    collettività&#8217; nazionale. Ma, secondo la senatrice, la questione<br />
    e&#8217; tecnicamente complessa e per ora si e&#8217; in una situazione di<br />
    stallo.<br />Il Forum e&#8217; anche occasione per incontri fino a poco<br />
    tempo fa impensabili. Accopagnati dall&#8217;associazione &#8220;Un<br />
    ponte per Baghdad&#8221; e&#8217; giunta una delegazione di 25 iracheni<br />
    rappresentanti di varie realtà&#8217; locali impegnate in patria nelle<br />
    vertenze sulla difesa dei diritti umani, per l&#8217;acqua pubblica<br />
    ecc. All&#8217;interno della medesima delegazione convivono sunniti,<br />
    sciti e realtà&#8217; fra loro profondamente<br />differenti impegnate<br />
    in uno sforzo comune per ricostruire un Iraq degno di essere<br />
    abitato. Queste realtà&#8217; nel settembre 2013 avevano dato vita al<br />
    primo Forum iracheno molto partecipato e qui a Tunisi hanno<br />
    annunciato che ad ottobre di quest&#8217;anno si svolgerà&#8217; la seconda<br />
    edizione aperta a delegazioni di tutto il medio oriente e della<br />
    Mesopotamia. Ma la cosa più interessante e&#8217; la riunione a porte<br />
    chiuse che si e&#8217; svolta tra la delegazione irachena e i siriani<br />
    partecipanti al Forum. Un primo tentativo di incontro tra<br />
    rappresentanti della societa&#8217; civile di due Paesi attraversati<br />
    dalla guerra che ha avuto come tema la ricerca di modalità&#8217; per<br />
    costruire percorsi condivisi e di pace in situazioni di<br />
    conflitto.<br />
    </p>
<p>    Il Forum e&#8217; anche questo:<br />
    fornire la possibilità&#8217; d&#8217;incontrarsi tra soggetti che a casa<br />
    propria percorrono strade differenti: un&#8217;esperienza importante di<br />
    diplomazia dal basso che apre qualche spiraglio di speranza.<br />
    Tutt&#8217;altro clima quello che si e&#8217; respirato in un altro seminario<br />
    svoltosi poco distante: alcuni uomini e donne di Kobane hanno<br />
    raccontato la tragedia della loro citta&#8217;, la distruzione, la<br />
    guerra, la mancanza di cibo. Non e&#8217; mancata oltre all&#8217;accusa alla<br />
    Turchia di fiancheggiare l&#8217;ISIS, una dura critica ai paesi<br />
    occidentali che si rifiutano di appoggiare in modo consistente i<br />
    curdi. Una storia che conosciamo, ma ascoltarla dalla viva voce<br />
    di queste donne produce un effetto ben diverso.</p>
<p></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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