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	<title>Bargna Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Bargna Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Un taxi fantasma per l&#8217;Africa: il romanzo di Massimo Bargna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2013 04:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Jean Pierre, tassista senza licenza, affronta uno stralunato percorso notturno intorno alla città, che è una e insieme tutte le metropoli equatoriali: tra casupole e hotel a cinque stelle, dalle luci invitanti al buio,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/libro-m-bargna.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/libro-m-bargna.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="212" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Jean<br />
Pierre, tassista senza licenza, affronta uno stralunato percorso<br />
notturno intorno alla città, che è una e insieme tutte le metropoli<br />
equatoriali: tra casupole e hotel a cinque stelle, dalle luci<br />
invitanti al buio, tra soldati prepotenti come banditi e banditi<br />
armati come soldati. Un’avventura sospesa tra magia animistica e<br />
modernità selvaggia che ci mostra l’altra faccia dell’Africa,<br />
quella dilaniata dai conflitti etnici, dall’illegalità, oppressa<br />
dai figli degeneri del colonialismo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il taxi<br />
fantasma non passa dai paradisi artificiali per turisti. Jean Pierre,<br />
questo eroe  sognatore maldestro e sfortunato, nel suo girovagare<br />
s&#8217;imbatte nei campioni di un&#8217;umanità degradata, o in cerca di<br />
riscatto, e nelle mille presenze enigmatiche, seducenti e minacciose<br />
che abitano la notte.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Chi è<br />
stato su quel taxi conosce i mali dell&#8217;Africa ma,nonostante tutto,<br />
conserverà per sempre dentro di sé una sottile malinconia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
intervistato Massimo Bargna che ringraziamo per la sua disponibilità </div>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/Bargna-autore.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/Bargna-autore.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Massimo Bargna</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quando e<br />
come è nato questo romanzo?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
E’<br />
un fantasma che aspettava di prendere corpo da troppo tempo. In<br />
realtà è sempre stata una mia aspirazione scrivere un’opera<br />
letteraria che fosse, sul modello evangelico, un’avventura<br />
spirituale ed esistenziale sullo sfondo di fatti storici drammatici.<br />
Infatti non mi sono mai ritenuto un fotoreporter prestato alla<br />
letteratura ma l’esatto contrario: l’unica forma di scrittura che<br />
mi interessa realmente e su cui credo di poter dare un apporto<br />
originale è quella del romanzo e della poesia.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
esigenza creativa è diventata un imperativo, anche morale, man mano<br />
che i ricordi e le esperienze accumulati durante quasi trent’anni<br />
di viaggi in Africa hanno reclamato di essere espresse in una forma<br />
più pregnante di quella dei fotoreportage che avevo pubblicato per<br />
alcune riviste nazionali.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Quando<br />
sei testimone di eventi drammatici come quelli a cui ho assistito in<br />
Africa, soprattutto in Africa centrorientale, ti senti scosso in<br />
tutte le tue certezze e ti poni degli interrogativi sulla natura<br />
dell’anima umana che non possono essere risolti (ammesso che ciò<br />
sia possibile) nella forma di un articolo di giornale o di una foto.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Convogliare<br />
tutto ciò che avevo dentro in un romanzo, rielaborare i ricordi<br />
attraverso la narrazione, è stata un modo per esorcizzare i miei<br />
fantasmi, quasi un abbozzo di catarsi personale.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Detto<br />
questo, risulterà forse meno strano il fatto che la stesura di<br />
questo romanzo di media lunghezza abbia richiesto ben tre anni.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
lentezza è stata dovuta in parte al fatto che ero al mio primo<br />
romanzo e dovevo risolvere una serie di problemi stilistici ma<br />
soprattutto alla necessità di cercare di cogliere il senso più<br />
profondo di ciò che avevo vissuto.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
mio avviso, ogni opera letteraria dovrebbe essere motivata da<br />
un’urgenza interiore: si scrive soltanto quando si ritiene di avere<br />
qualcosa di importante da dire. Altrimenti l’opera non merita di<br />
esistere e scade nel puro intrattenimento.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qual è<br />
il personaggio a cui è più legato?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Sarebbe<br />
scontato dire il protagonista, cioè il giovane taxista Jean Pierre<br />
che vaga nella notte magica, tenera e violenta di una capitale<br />
africana non meglio identificata incappando in una serie di<br />
situazioni enigmatiche, seducenti e minacciose. E’ una specie di<br />
Don Chisciotte africano. La mia preferenza, però, va forse a un<br />
personaggio secondario: Kurt Weiss, il bianco che incarna non tanto<br />
il colonialismo quanto la visione neo-colonialista o, meglio ancora,<br />
post-colonialista di quegli occidentali che hanno perso il dominio<br />
sull’Africa e sopravvivono ormai come vecchi relitti abbandonati.<br />
E’ un personaggio dalla condotta deprecabile ma anche patetico<br />
nella sua mitizzazione del passato, un passato che forse non è mai<br />
esistito. Odio profondamente Kurt Weiss e tutti quelli come lui ma<br />
non riesco a non provare una certa “tenerezza” per chi sta<br />
annegando fra i flutti e si rifiuta di tendere la mano.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono, ancora oggi, i problemi del continente africano?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Negli<br />
anni sessanta, quando le nazioni africane raggiunsero l’indipendenza<br />
affrancandosi dal colonialismo, si visse un periodo di entusiasmo in<br />
cui tutto pareva possibile. La democrazia, la libertà di parola, il<br />
benessere e l’istruzione erano obiettivi a portata di mano. Visto<br />
che la miseria dell’Africa era dovuta ai bianchi, ora che i bianchi<br />
non c’erano più tutti i problemi erano automaticamente risolti.<br />
Purtroppo non è andata così. Da una parte le ex potenze coloniali<br />
hanno mantenuto l’Africa in schiavitù attraverso una strategia di<br />
ingerenza politica ed economica. Dall’altra le nazioni africane<br />
sono state governate da una classe politica locale corrotta che (con<br />
rare eccezioni) è la caricatura di quella del periodo coloniale. Non<br />
solo rubano la ricchezza del paese come facevano i bianchi ma, spesso<br />
e volentieri, rivelano una totale impreparazione a governare, mandano<br />
a pezzi l’economia nazionale e trascinano il popolo in guerre<br />
disastrose la cui unica ragion d’essere è di non far perdere i<br />
propri privilegi al dittatore di turno.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
sono un analista della politica africana. Credo però che,<br />
fondamentalmente, il problema sia che gli africani devono smetterla<br />
di dare agli altri la colpa dei propri problemi e prendere in mano il<br />
proprio destino.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Invece<br />
la tendenza è a cercarsi nuovi padroni, nella fattispecie i cinesi<br />
che stanno rimpiazzando i bianchi in tutta l’Africa.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
voglio essere pessimista. ll quadro della situazione è a macchia di<br />
leopardo: in alcune aree del continente è stato fatto un passo<br />
avanti sia sul piano economico che dei diritti dell’uomo; in altre,<br />
però, ne sono stati fatti due indietro.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono  gli stereotipi negativi sugli africani, confermati in<br />
Occidente?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
stereotipi sono sempre gli stessi. Si oscilla tra il buonismo e il<br />
razzismo e in entrambi i casi non si considera lo straniero per<br />
quello che è: una persona. Ovviamente tra buonismo e razzismo, a<br />
fare maggiori danni è il secondo. Mi spiace dirlo ma in Italia,<br />
parlo per esperienza personale, il razzismo esiste eccome. In parte è<br />
dovuto all’ignoranza e a un provincialismo tipicamente italico<br />
dovuto, forse, al fatto che la nostra avventura coloniale in Africa<br />
(diversamente da quella inglese e francese) è stata di breve durata<br />
e non ha lasciato il segno. E di conseguenza l’afflusso di<br />
emigranti africani nel nostro paese è iniziato molto tardi. Ricordo<br />
che molta gente negli anni ottanta non aveva mai visto una persona di<br />
pelle scura tranne che in televisione, un po’ come in certi<br />
villaggi sperduti della foresta africana dove i bambini non hanno mai<br />
visto un bianco.  Chi fa un paragone con la Francia e l’Inghilterra,<br />
sostenendo che questi paesi sono molto più accoglienti con gli<br />
stranieri, dovrebbe prendere atto di questa realtà storica.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
E<br />
poi ci sono gli idioti. Quelli che non hanno attenuanti perché<br />
rifiutano a priori di conoscere l’<i>altro</i>.<br />
E’ gente che vive nel proprio mondo ristretto, fatto di piccole<br />
abitudini e privilegi e che non sopporta di confrontarsi col nuovo. A<br />
volte hanno ruoli di potere e scelgono al posto nostro ma<br />
appartengono a un passato che, loro malgrado, non potrà più tornare<br />
e quindi il loro controllo della realtà è illusorio. Sono<br />
sorpassati dagli eventi e nemmeno se ne accorgono.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come si<br />
riesce a conciliare la tradizione con la modernità?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ciò<br />
che accade in Africa è accaduto da noi durante il brusco passaggio<br />
dalla cultura contadina a quella industriale. In un primo tempo si<br />
rifiuta in blocco la tradizione, la si butta nel porta immondizia, ma<br />
poi, piano piano, si acquisisce un giudizio più equilibrato e si va<br />
alla ricerca delle proprie radici. Il problema è che bisogna<br />
metabolizzare la modernità e ciò richiede un certo tempo. Poi si<br />
sviluppano gli anticorpi e si impara a difendersi. Anche in Africa<br />
questo processo è iniziato. La gente si è accorta che il progresso<br />
inarrestabile della modernità è solo un mito. E riscopre la propria<br />
cultura.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Che cosa<br />
si aspettano le popolazioni africane dai paesi “ricchi” e cosa<br />
noi abbiamo da imparare ?
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Noi<br />
dovremmo farla finita con questa continua ansia del “dare” e<br />
cominciare ad apprezzare ciò che possiamo ricevere. Ovviamente non<br />
parlo di cose materiali. L’Africa, nonostante un parziale crollo<br />
della tradizione, è ancora depositaria di un ricco patrimonio di<br />
valori umani. In alcune zone, quelle dove più sono state preservate<br />
le strutture sociali tradizionali, c’è un forte senso dell’unità<br />
famigliare e della solidarietà, il rispetto degli anziani, il valore<br />
della maternità e della vita e il senso del divino. In generale c’è<br />
un’attenzione per i valori più essenziali dell’essere umano e un<br />
amore per la semplicità di vita. Ma come dicevo stiamo parlando di<br />
una cultura africana agricola e di allevatori i cui valori sono stati<br />
indeboliti, talvolta snaturati, dall’urbanizzazione.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Riguardo<br />
agli africani, non so cosa debbano ancora imparare da noi che non<br />
abbiano già imparato, vizi compresi. La rivendicazione dei diritti<br />
umani, in particolare della donna, è ormai abbastanza diffusa in<br />
tutta l’Africa anche se, in questo caso, la tradizione può essere<br />
d’intralcio.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Credo<br />
però che, tornando al tema del razzismo, il cambiamento di mentalità<br />
non debba essere a senso unico. Anche gli africani dovrebbero<br />
superare i propri pregiudizi nei confronti degli occidentali. Questo<br />
è molto più facile per chi è venuto a vivere qui e ha perso la<br />
visione mitizzata dell’Europa che ha la maggior parte degli<br />
africani che vivono nella propria terra.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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