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	<title>Basir Ahang Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Basir Ahang Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Dall&#8217;Afghanistan alla Turchia, direzione Europa: per il diritto alla vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 04:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Basir Ahang Ringraziamo tantissimo Basir Ahang per aver scritto per noi il seguente articolo che pubblichiamo in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, oggi 20 giugno 2014.&#160; La Giornata Mondiale del Rifugiato si&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Basir Ahang</p>
<p>Ringraziamo tantissimo Basir Ahang per aver scritto per noi il seguente articolo che pubblichiamo in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, oggi 20 giugno 2014.&nbsp; </p>
<p>La Giornata Mondiale del Rifugiato si celebra in tutto il mondo il 20 giugno. Indetta dalle Nazioni Unite per la prima volta nel 2001 in occasione del cinquantesimo anniversario della Convenzione di Ginevra, questa giornata serve a ricordare ogni anno le milioni di persone che a causa della guerra o delle persecuzioni sono costrette a fuggire dal loro Paese. Oggi vi sono più di 36 milioni di rifugiati nel mondo e il numero sembra tragicamente destinato a salire. In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) seleziona un tema comune per coordinare gli eventi celebrativi in tutto il mondo. Quest’anno un tema che molti rifugiati vorrebbero proporre all’UNHCR è quello dei richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan bloccati in Turchia da anni e delle tragedie che colpiscono queste persone quando tentando di raggiungere la Grecia. In Turchia il 12 aprile di quest’anno, i rifugiati provenienti dall’Afghanistan, avevano iniziato una manifestazione pacifica e uno sciopero della fame di fronte all’ufficio dell’UNHCR ad Ankara per protestare contro la mancata verifica delle loro richieste di protezione internazionale e della conseguente situazione di precarietà ed incertezza in cui gli stessi sono costretti a vivere. La manifestazione è stata condotta soprattutto dalle donne, molte delle quali si sono cucite la bocca in segno di protesta.&nbsp;</p>
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<p>Senza un documento i rifugiati in Turchia non possono lavorare, i bambini non possono studiare e i loro diritti più basilari non vengono nemmeno presi in considerazione. La registrazione dei rifugiati è di vitale importanza anche perché permette il loro reinsediamento in un Paese Terzo. Dal primo dicembre 2012 l’UNHCR ha sospeso la registrazione dei rifugiati provenienti dall’Afghanistan, come si può leggere nell’annuncio esposto sulla porta del loro ufficio ad Ankara. Interrogato sulla vicenda da alcuni giornalisti UNCHR non ha fornito alcuna spiegazione delle nuove politiche da loro adottate nei confronti dei rifugiati.&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/unnamed-%2823%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/unnamed-%2823%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="234" /></a></div>
<p>
<em>Traduzione dell’annuncio: “L’Alto commissariato delle Nazioni Unite ha sospeso la registrazione per la verifica dello status di rifugiato e per il reinsediamento in Paesi Terzi dei rifugiati provenienti dall’Afghanistan. Il provvedimento è stato rinnovato a partire dal 6 maggio 2013”.</em></p>
<p>La Turchia rappresenta da sempre il corridoio attraverso il quale accedere all’Europa. Dal 2010 Frontex (l’agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell&#8217;Unione europea) ha tentato di chiudere le vie di accesso al confine tra Grecia e Turchia, ma ciò non ha comunque impedito ai richiedenti di continuare a rischiare la loro vita per fuggire dalla guerra e dalle persecuzioni. In Grecia i rifugiati subiscono ogni tipo di angherie e di violenza da parte della polizia greca. Un caso in particolare è tragicamente salito alle cronache. Nel gennaio di quest’anno un gruppo di rifugiati che stava tentando di raggiungere le coste greche è stato respinto in mare con la forza dalla guardiacostiera greca. Durante il respingimento la barca si è rovesciata e molte donne e bambini a bordo sono caduti in acqua; quando chi stava annegando ha tentato disperatamente di aggrapparsi all’imbarcazione dei guardiacosta, gli uomini a bordo li hanno rigettati in mare ed hanno impedito ai rifugiati di salvare i loro cari minacciandoli con delle pistole. Alla fine nove bambini e tre donne sono morte, uccise dalla guardiacostiera greca.</p>
<p></p>
<div align="center">
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</div>
<div style="text-align: left;">
<br />Uno degli intervistati del seguente video era riuscito in precedenza a raggiungere la Norvegia, Paese dal quale era stato rimpatriato in Afghanistan. Dall’Afghanistan, l’uomo, assieme alla sua famiglia aveva tentato nuovamente di fuggire con la speranza di salvarsi la vita.&nbsp; </p>
<p>Questa situazione non riguarda solo i rifugiati provenienti dall’Afghanistan, ma anche quelli che fuggono dalle altre guerre che insanguinano oggi il nostro mondo. Non resta che augurarsi che arrivi presto il giorno in cui non occorrerà più una giornata mondiale per ricordare i morti ed i vivi a cui non è concesso vivere.</p>
<p><strong>English version:</strong>&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
<strong>From Afghanistan to Turkey, Europe direction: for the right to life.</strong><br />By Basir Ahang</div>
<div style="text-align: left;">
<p>We’d like to thank very much Basir Ahang for writing the following article that we are going to publish today, 20th June 2014, on the occasion of the World Refugee Day.</p>
<p>The World Refugee Day is celebrated worldwide on June 20th. Held for the first time in 2001, by the United Nations, on occasion of the 15th anniversary of the Geneva Convention, this day celebrates the million people who are forced to leave their countries, every year, because of wars or persecutions. Today there are more than 36 million refugees in the world, and this number seems tragically destined to rise. On the occasion of the World Refugee Day, the United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) selects a common theme to coordinate the celebratory events throughout the world. This year, a theme that many refugees would like to propose to UNHCR, is that of asylum seekers from Afghanistan, who have been blocked in Turkey for years, and of the tragedies that affect these people when they try to reach Greece. In Turkey, this year, on 12th April, the refugees from Afghanistan started a peaceful demonstration and a hunger strike in front of the UNHCR office in Ankara, to protest against the lack of verification of their applications for international protection and the resulting situation of precariousness and uncertainty in which they were forced to live. The event was carried out mainly by women, many of them with their mouths sewn in protest.</p>
<p>In Turkey, without any document, refugees cannot work, children cannot study and their most basic rights are not even taken into consideration. The registration of refugees is vital, also because it allows them to resettle in a Third Country. From 1st December 2012, the UNHCR has interrupted the registration of refugees from Afghanistan, as it is written in the notice on the door of their office in Ankara. When questioned on the matter by some journalists, UNCHR did not provide any explanation of the new policies adopted by them <br />
concerning refugees.</p>
<div align="center">
<iframe loading="lazy" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="//www.youtube.com/embed/ud6pBWv8X9U?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="420"> &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;/ iframe&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; </p>
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The measure has been renewed since May 6, 2013”.&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;Turkey has always been the corridor for access to Europe. Since 2010, Frontex (European Agency for the Management of Operational Cooperation at the External Borders of the Member States of the European Union) has been attempting to close the access to the border between Greece and Turkey, but this has not prevented the applicants to keep on risking their lives to escape from war and persecution. In Greece, the refugees suffer all kinds of harassment and violence by the Greek police. In particular, a case has tragically gone up to the news. Last January, a group of refugees trying to reach the Greek coasts was violently rejected by the Greek coast guard. During the rejection the boat capsized and many women and children on board fell into the water. Those of them who were drowning, desperately tried to cling to the boat of the coast guards, but they were thrown again into the sea by the men on board, who also prevented refugees to save their relatives and friends threatening them with guns. &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;Finally, nine children and three women died, killed by the Greek coast guard.&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt; &amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br /&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;gt;One of the protagonists of the following video had once been able to reach Norway, country from which he had been repatriated to Afghanistan. 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</iframe></div>
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<p>Translation of the announcement: &#8220;The High Commissioner of the United Nations has suspended the registration for the verification of refugee status and resettlement in third countries of refugees from Afghanistan. The measure has been renewed since May 6, 2013”.</p>
<p>Turkey has always been the corridor for access to Europe. Since 2010, Frontex (European Agency for the Management of Operational Cooperation at the External Borders of the Member States of the European Union) has been attempting to close the access to the border between Greece and Turkey, but this has not prevented the applicants to keep on risking their lives to escape from war and persecution. In Greece, the refugees suffer all kinds of harassment and violence by the Greek police. In particular, a case has tragically gone up to the news. Last January, a group of refugees trying to reach the Greek coasts was violently rejected by the Greek coast guard. During the rejection the boat capsized and many women and children on board fell into the water. Those of them who were drowning, desperately tried to cling to the boat of the coast guards, but they were thrown again into the sea by the men on board, who also prevented refugees to save their relatives and friends threatening them with guns.</p>
<p> Finally, nine children and three women died, killed by the Greek coast guard.</p>
<p>One of the protagonists of the following video had once been able to reach Norway, country from which he had been repatriated to Afghanistan. Once in Afghanistan, he had tried to escape again, with his family, hoping of saving his life.</p>
<p>This situation affects not only the refugees from Afghanistan, but also the ones escaping from the several wars that afflict our world today.</p>
<p>Our hope is that, one day, to have a world day to remember dead people and living ones who are not allowed to live, won’t be necessary any more.</p>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/06/20/dallafghanistan-alla-turchia-direzione/">Dall&#8217;Afghanistan alla Turchia, direzione Europa: per il diritto alla vita</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
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		<title>I Romeo e Giulietta d&#8217;Afghanistan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2014 08:03:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
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		<category><![CDATA[prigione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Basir Ahang, giornalista afghano di etnia hazara e attivista per i diritti umani, ci ha permesso di pubblicare questo suo articolo apparso su Frontierenews.it e ci ha chiesto di di far circolare la petizione&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/06/13/i-romeo-e-giulietta-dafghanistan/">I Romeo e Giulietta d&#8217;Afghanistan</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<h1 align="LEFT" class="western" style="font-weight: normal; margin-left: -0.05cm; orphans: 0; page-break-after: avoid; text-decoration: none; widows: 0;">
Basir<br />
Ahang, giornalista afghano di etnia hazara e attivista per i diritti<br />
umani, ci ha permesso di pubblicare questo suo articolo apparso su<br />
Frontierenews.it e ci ha chiesto di di far circolare la petizione che<br />
trovate in calce e alla quale abbiamo aderito come Associazione per i<br />
Diritti Umani.  Con preghiera di divulgazione, grazie.</h1>
<p></p>
<h1 class="western">
<a href="http://frontierenews.it/2014/06/romeo-e-giulietta-afghanistan/?utm_source=rss&utm_medium=rss">I<br />
Romeo e Giulietta d’Afghanistan</a></h1>
<div align="JUSTIFY">
<a href="http://frontierenews.it/2014/06/romeo-e-giulietta-afghanistan/10438857_10203273326087425_2013589967_n/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a><img loading="lazy" align="BOTTOM" border="1" height="383" name="immagini1" src="http://frontierenews.it/wp-content/uploads/2014/06/10438857_10203273326087425_2013589967_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="576" /><a href="http://frontierenews.it/2014/06/romeo-e-giulietta-afghanistan/10438857_10203273326087425_2013589967_n/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br />
</a>
</div>
<p></p>
<h4 class="western">
<strong>di <a href="http://frontierenews.it/?s=&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Basir<br />
Ahang</a></strong></h4>
<p>
Nella meravigliosa valle di Bamiyan<br />
fino a poco tempo fa viveva Zakia, una giovane ragazza di appena 18<br />
anni. Di oringine tajika sunnita, fin da piccola Zakia era innamorata<br />
di Mohammad Ali, un giovane di 21 anni anche lui residente a Bamiyan<br />
e con lui condivideva i suoi sogni e spesso le sue giornate quando<br />
ancora bambini erano liberi di volersi bene. Crescendo però, come<br />
spesso purtroppo accade, il loro amore era divenuto una minaccia<br />
all’ordine sociale e patriarcale della loro comunità, un amore<br />
intollerabile agli occhi del padre di Zakia che aveva già deciso per<br />
lei il suo futuro.</p>
<p>Ancora più intollerabile agli<br />
occhi del padre padrone era il fatto che Mohammad Ali appartenesse<br />
all’etnia hazara di una diversa setta religiosa, quella sciita. In<br />
Afghanistan le diverse etnie sono spesso in contrasto tra loro e<br />
vengono viste dai loro appartenenti come mondi inconciliabili, per<br />
questo motivo, raramente vengono celebrati matrimoni tra componenti<br />
di etnie diverse.</p>
<div align="JUSTIFY">
Sposata senza il suo<br />
consenso al nipote del padre, Zakia decise che l’unica cosa che le<br />
rimaneva da fare era fuggire. Accompagnata da Mohammad Ali e con il<br />
supporto morale del padre di lui, decisero di fuggire sulle montagne<br />
di Bamiyan vagando da un luogo all’altro per otto mesi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Pochi mesi fa, dopo<br />
aver sporto denuncia alle autorità e aver minacciando di morte<br />
Mohammad Ali e la figlia per aver “disonorato” la loro famiglia,<br />
i due sono stati arrestati ma dopo poco tempo grazie all’intervento<br />
della società civile di Bamiyan i due amanti sono stati liberati ed<br />
in seguito si sono sposati legalmente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Il pericolo però non<br />
era cessato e Zakia, incinta, non poteva tornare a casa. Giunti a<br />
Kabul Zakia e Mohammad Ali avevano deciso di vivere in case separate<br />
per poter meglio nascondersi agli occhi della gente e della polizia,<br />
ma ogni giorno tentavano di vedersi di nascosto. Il loro amore era<br />
ormai diventato un crimine. Lui, accusato di rapimento rischia la<br />
pena di morte, mentre Zakia accusata di bigamia per essere sposata<br />
sia con il nipote del padre che con Mohammad Ali, rischia di dover<br />
trascorrere molti anni in prigione, nonché di essere uccisa dai suoi<br />
stessi parenti.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Mentre centinaia di<br />
terroristi talebani, assassini e stupratori vengono liberati ogni<br />
giorno grazie al governo Karzai, le carceri straripano di donne<br />
“colpevoli” di crimini “morali”, come quello di fuggire di<br />
casa a causa di un marito violento o di un matrimonio forzato.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Come riportato dal<br />
New York Times, Miriam Adelson, moglie del magnate americano del<br />
casino Sheldon Adelson, aveva manifestato l’intenzione di aiutare<br />
la coppia e grazie al suo intervento era riuscita a convincere il<br />
presidente del Ruanda Paul Kagame a offrire asilo ai due giovani.<br />
Anche il padre di Mohammad Ali, Anwar, fin dall’inizio aveva<br />
supportato la coppia, arrivando a vendere tutte le sue proprietà per<br />
aiutare i giovani a fuggire. Sfortunatamente Zakia e Mohammad Ali non<br />
avevano un passaporto e non potevano richiederne uno legalmente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
A Kabul,<br />
un’organizzazione per la difesa delle donne, chiamata “Afghan<br />
women for women” ha convinto Zakia a trovare rifugio presso la loro<br />
organizzazione. Attualmente Zakia vive nascosta, reclusa e senza la<br />
possibilità di telefonare perché ciò metterebbe in pericolo la sua<br />
vita.</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il genocidio ignorato degli hazara in Pakistan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 08:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Adelaide zambusi]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Basir Ahang]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[convenzione]]></category>
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		<category><![CDATA[etnia]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo più di un secolo di crimini sistematici come il genocidio, la schiavitù, gli abusi e le violenze sessuali, i crimini di guerra e le discriminazioni, essere Hazara appare ancora oggi un crimine in&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
più di un secolo di crimini sistematici come il genocidio, la<br />
schiavitù, gli abusi e le violenze sessuali, i crimini di guerra e<br />
le discriminazioni, essere Hazara appare ancora oggi un crimine in<br />
Paesi come l’Afghanistan e il Pakistan. Solo Sabato 16 Febbraio<br />
2013, infatti, più di trecento uomini, donne e bambini sono stati<br />
uccisi o feriti in un attacco terroristico nella città di Quetta.<br />
Questo attacco segue un altro attentato avvenuto il 10 Gennaio nella<br />
stessa città, attacco che ha provocato la morte di più di cento<br />
persone. In questi ultimi anni, più di mille persone appartenenti<br />
all’etnia Hazara sono state uccise in simili attacchi organizzati<br />
in questo Paese. Oggi, nella loro stessa terra, in Afghanistan, le<br />
persone appartenenti a quest’etnia non sono al sicuro.
</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Attraverso<br />
la conferenza che si è tenuta a Bologna il 17 marzo scorso,<br />
organizzata dalla Rete Internazionale del Popolo Hazara, si è cercato di capire cosa sta accadendo in quell&#8217;area del mondo.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Innanzitutto<br />
bisogna partire &#8211; come ha sottolineato la giornalista Laura Silvia<br />
Battaglia nel suo intervento &#8211; da un&#8217;informazione corretta. I<br />
giornalisti devono documentarsi meglio, studiare e, possibilmente,<br />
conoscere le persone e le situazioni di cui scrivono o parlano perchè<br />
solo la conoscenza può aiutare a capire  le cose.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
particolare, questo discorso vale per la stampa italiana che non si<br />
occupa mai abbastanza di politica internazionale e, per quanto<br />
riguarda, ad esempio, la politica interna riguardo al tema<br />
dell&#8217;immigrazione, ne parla sempre in termini di “sicurezza”. Per<br />
questi motivi, in Italia, non si hanno molte notizie certe sulla<br />
situazione in Afghanistan o in Pakistan e, in rete, si trovano spesso<br />
soltanto informazioni scritte in inglese.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Chi<br />
riporta le informazioni da quei paesi si dimentica che, al loro<br />
interno, ci sono realtà etniche diversissime e che questa diversità<br />
non poggia soltanto su motivazioni religiose, ma anche su vicende<br />
storiche e disuguaglianze culturali; dimenticando questo,  le varie<br />
etnie spariscono dalle cartine geografiche, dai discorsi geopolitici<br />
e dal mondo dell&#8217;informazione. La giornata organizzata dalla Rete<br />
Internazionale del Popolo Hazara aggiunge alcuni tasselli di<br />
conoscenza e di approfondimento per colmare questi vuoti, queste<br />
lacune.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
 Adelaide<br />
Zambusi, coordinatore regionale presso UNHCR Italia, ha ricordato<br />
che:</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
“Costituiscono<br />
<u>genocidio</u>,<br />
secondo la definizione adottata dall&#8217;ONU,<br />
<i>&#8220;Gli<br />
atti commessi con l&#8217;intenzione di distruggere, in tutto o in parte,<br />
un </i><u><i>gruppo<br />
nazionale</i></u><i>,</i><i><br />
</i><u><i>etnico</i></u><i>,<br />
</i><u><i>razziale</i></u><i><br />
o </i><u><i>religioso</i></u><i>&#8220;</i>.<br />
Anche la sottomissione intenzionale di un gruppo a condizioni di<br />
esistenza che ne comportino la scomparsa sia fisica sia culturale,<br />
totale o parziale, è di solito inclusa nella definizione di<br />
genocidio.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
termine, derivante dalla <u>greco</u><br />
<i>γένος</i><br />
(<i>ghénos</i><br />
razza, stirpe) e dal<br />
<u>latino</u><br />
<i>caedo</i><br />
(uccidere), è entrato nell&#8217;uso comune ed ha iniziato ad essere<br />
considerato come un <u>crimine</u><br />
specifico,<br />
recepito nel diritto<br />
internazionale<br />
e<br />
nel diritto interno di molti Paesi.</div>
<div style="line-height: 150%; orphans: 2; widows: 2;">
L&#8217;<br />
11 dicembre<br />
1946,<br />
l&#8217;Assemblea<br />
generale delle Nazioni Unite<br />
riconobbe<br />
il crimine di genocidio con la risoluzione 96 come <i>&#8220;Una<br />
negazione del diritto alla vita di gruppi umani, gruppi razziali,<br />
religiosi, politici o altri, che siano stati distrutti in tutto o in<br />
parte&#8221;</i>.<br />
Il riferimento a &#8220;gruppi politici&#8221;, un&#8217;aggiunta rispetto<br />
alla proposta di Lemkin, non era gradito all&#8217;Unione<br />
Sovietica,<br />
che fece pressioni per una formulazione di compromesso. Nel dicembre del 1948 fu adottata, con la risoluzione 260 A (III), la <i>Convenzione<br />
per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio</i><i><br />
</i>che,<br />
all&#8217;articolo II, definisce il genocidio come: <i>Uno<br />
dei seguenti atti effettuato con l&#8217;intento di distruggere, totalmente<br />
o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in<br />
quanto tale:</i></div>
<div style="line-height: 150%; orphans: 2; widows: 2;">
</div>
<ul>
<li>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; widows: 2;">
 <i>Uccidere<br />
 membri del gruppo;</i></div>
</li>
<li>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; widows: 2;">
 <i>Causare<br />
 seri danni fisici o mentali a membri del gruppo;</i></div>
</li>
<li>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; widows: 2;">
 <i>Influenzare<br />
 deliberatamente le condizioni di vita del gruppo con lo scopo di<br />
 portare alla sua distruzione fisica totale o parziale;</i></div>
</li>
<li>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; widows: 2;">
 <i>Imporre<br />
 misure tese a prevenire le nascite all&#8217;interno del gruppo;</i></div>
</li>
<li>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; widows: 2;">
 <i>Trasferire<br />
 forzatamente bambini del gruppo in un altro gruppo. </i>
 </div>
</li>
</ul>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.04cm; orphans: 2; text-indent: -1.27cm; widows: 2;">
<br />Basir<br />
Ahang, giornalista e attivista dei Diritti Umani, ha, invece,<br />
sottolineato che questo incontro è stato organizzato anche: “&#8230;<br />
per il diciottesimo anniversario dell&#8217;assassinio di Baba Mazari,<br />
l&#8217;uomo che perse la sua vita perché credeva nell&#8217;uguaglianza e nella<br />
giustizia per tutti i cittadini dell&#8217;Afghanistan, l&#8217;uomo che<br />
desiderava che l&#8217;essere Hazara non rappresentasse più un crimine.<b><br />
</b>Per<br />
due secoli gli Hazara hanno vissuto diversi tipi di crimine come il<br />
genocidio, la pulizia etnica, la schiavitù e l&#8217;emigrazione forzata.<br />
Io non capisco come mai il genocidio degli Hazara venga ignorato dai<br />
principali mezzi di comunicazione. I giornali non se ne occupano<br />
quasi mai e quando lo fanno parlano di uccisione di sciiti e non di<br />
uccisione<br />
di Hazara.<br />
Ancora<br />
non<br />
so se questa politica dell&#8217;informazione sia da attribuire a un<br />
qualche tipo di falsificazione o semplicemente all&#8217;ignoranza. Forse<br />
non sanno che il motivo per il quale gli Hazara vengono uccisi dai<br />
terroristi sia in Pakistan che in Afghanistan è proprio il fatto che<br />
loro sono Hazara, facilmente distinguibili dagli altri per via dei<br />
loro tratti asiatici. Gli Hazara non vogliono ricorrere alle armi,<br />
alla violenza e alla guerra perché credono ancora che il miglior<br />
modo di trovare la pace sia la tolleranza e perché pensano che il<br />
miglior modo per convivere con gli altri sia accettarsi e rispettarsi<br />
reciprocamente. Oggi siamo qui per parlare di tutto questo, siamo qui<br />
per dire che anche gli Hazara fanno parte della società umana ed<br />
hanno il diritto di vivere in pace. Siamo qui anche per chiedere ai<br />
nostri amici italiani di esserci a fianco proprio<br />
come oggi, in<br />
questa ricerca della pace”. </p>
</div>
<div style="line-height: 150%; orphans: 2; widows: 2;">
Terminiamo<br />
con la lettera aperta che i poeti di tutto il mondo hanno scritto al<br />
Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, al Presidente<br />
della Commissione Europea José Manuel Barroso e al Presidente degli<br />
Stati Uniti Barack Obama:</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Egregi<br />
Signori,</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Dopo<br />
più di un secolo di crimini sistematici come il genocidio, la<br />
schiavitù, gli abusi e le violenze sessuali, i crimini di guerra e<br />
le discriminazioni, essere Hazara appare ancora oggi un crimine in<br />
paesi come l’Afghanistan e il Pakistan. Solo Giovedì 10 Gennaio<br />
2013, infatti, più di cento Hazara sono stati uccisi in un attacco<br />
terroristico nella città di Quetta, in Pakistan. In questi ultimi<br />
anni, più di mille persone appartenenti all’etnia Hazara sono<br />
state uccise in simili attacchi organizzati nello stesso paese.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Oggi,<br />
nella loro stessa terra, in Afghanistan, le persone appartenenti a<br />
quest’etnia non sono al sicuro. Ogni anno sono esposte agli<br />
attacchi dei Kuchi afghani che godono del supporto dei Talebani e del<br />
governo afghano. Le loro strade vengono bloccate da Talebani armati,<br />
le loro auto vengono fermate e i passeggeri uccisi. Nel centro<br />
dell’Afghanistan, dove una gran parte della popolazione Hazara è<br />
marginalizzata, non hanno nemmeno accesso a diritti basilari. Ancora<br />
oggi essi sono esposti agli attacchi dei Talebani. Il risultato è<br />
che circa un milione di Hazara sono fuggiti in numerosi paesi come<br />
rifugiati o richiedenti asilo, il più delle volte vivendo in<br />
terribili condizioni umane e psicologiche.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
La<br />
popolazione indigena Hazara rappresentava circa il 67% della<br />
popolazione dell’Afghanistan prima del XIX Secolo. Nel corso di<br />
questo secolo hanno sofferto il genocidio e la schiavitù e sono<br />
stati obbligati con la violenza ad abbandonare le loro terre, situate<br />
nel sud del moderno Afghanistan. Più del 60% di questa popolazione<br />
venne uccisa e migliaia di loro furono venduti come schiavi.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
L’intera<br />
storia del XX secolo in Afghanistan è stata contrassegnata dalle<br />
uccisioni e dalle discriminazioni nei confronti di questo popolo. Il<br />
10 e 11 Febbraio 1993 in un’area di Kabul chiamata Afshar, il<br />
governo dei Mujaheddin e i suoi alleati massacrarono migliaia di<br />
donne, uomini e bambini di etnia Hazara. Nell’Agosto del 2008,<br />
inoltre, i Talebani uccisero più di 10 000 Hazara nella città di<br />
Mazar-i-Sharif. Simili massacri si diffusero velocemente anche in<br />
altre parti del paese. La distruzione di simboli e patrimoni<br />
artistici e culturali Hazara, nonché la creazione e diffusione di un<br />
falso percorso storico attribuito loro, sono state altre strategie<br />
adottate, oltre ai già sopracitati crimini, al fine di eliminare<br />
l’esistenza di quest’etnia.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Per<br />
esempio nel Marzo del 2001, come è noto, i Talebani distrussero le<br />
antiche statue di Buddha a Bamiyan, simboli della storia e della<br />
cultura Hazara, nonché uno dei capolavori più importanti del<br />
patrimonio dell’umanità. Tale è la storia di questi ultimi due<br />
secoli di crimini contro il popolo Hazara.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Per<br />
queste ragioni, noi poeti di tutto il mondo dichiariamo la nostra<br />
solidarietà al popolo Hazara e chiediamo ai leader di tutto il mondo<br />
di tenere in considerazione i seguenti punti al fine di assicurare la<br />
sicurezza e la salvaguardia del popolo e della cultura Hazara:</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">

</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
1.<br />
Dichiarare uno stato di emergenza riguardante la situazione degli<br />
Hazara autorizzato dalla Convenzione per la prevenzione e la<br />
repressione del crimine di genocidio.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
2.<br />
Esercitare pressione sul governo dell’Afghanistan e sul governo del<br />
Pakistan, richiedendo la cessazione immediata degli atti di<br />
discriminazione contro gli Hazara, nonché la cessazione del loro<br />
supporto a gruppi terroristici.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
3.<br />
Richiedere agli Stati parte della Convenzione sui rifugiati la<br />
protezione dei richiedenti asilo Hazara e la concessione del diritto<br />
d’asilo.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
4.<br />
Istituire una Commissione internazionale di verità che indaghi sui<br />
crimini contro il popolo Hazara.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
5.<br />
Aprire un’indagine presso le Corti e i Tribunali Internazionali<br />
come ad esempio la Corte Penale Internazionale.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
6.<br />
Richiedere alle truppe internazionali presenti in Afghanistan di<br />
assicurare la sicurezza delle persone di etnia Hazara.</div>
<div style="font-weight: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
7.<br />
Richiedere ai media internazionali di riferire ed indagare sui<br />
crimini e le violenze contro il popolo Hazara in Pakistan e in<br />
Afghanistan.</div>
<div style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Hazara-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Hazara-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="172" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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