<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Bauman Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/bauman/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/bauman/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Wed, 30 Dec 2015 12:47:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>Bauman Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/bauman/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Bauman: &#8220;Siamo ostaggi del nostro benessere per questo i migranti ci fanno paura&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/06/24/bauman-siamo-ostaggi-del-nostro/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2015/06/24/bauman-siamo-ostaggi-del-nostro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2015 06:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Bauman]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[filosofo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2015/06/24/bauman-siamo-ostaggi-del-nostro/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il sociologo: &#8220;Anche se il prezzo dei sacrifici che pagheremo sarà molto alto, la solidarietà è l&#8217;unica strada per arginare futuri disastri&#8221; di WLODEK GOLDKORN (&#160;&#160;&#160; da www.repstatic.it del 15/6/2015) ZYGMUNT Bauman, oggi uno&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/06/24/bauman-siamo-ostaggi-del-nostro/">Bauman: &#8220;Siamo ostaggi del nostro benessere per questo i migranti ci fanno paura&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il<br />
sociologo: &#8220;Anche se il prezzo dei sacrifici che pagheremo sarà<br />
molto alto, la solidarietà è l&#8217;unica strada per arginare futuri<br />
disastri&#8221;</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>di<br />
</em><em>WLODEK<br />
GOLDKORN </em><em><br />
  </em><em><br />
 (&nbsp;&nbsp;&nbsp; da <a href="http://www.repstatic.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.repstatic.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> del<br />
15/6/2015)</em></div>
<p>ZYGMUNT<br />
Bauman, oggi uno dei pensatori più influenti del mondo, è stato più<br />
volte esule. La prima volta, quando nel 1939, giovane ebreo, scappò<br />
dalla Polonia verso la Russia, in condizioni simili a quelle dei<br />
profughi che, scampati alle guerre e alla traversata del<br />
Mediterraneo, sono in questo momento oggetto più delle nostre paure<br />
che di nostra solidarietà. E la dialettica dell&#8217;integrazione ed<br />
espulsione dei gruppi sociali ai tempi della modernità è uno dei<br />
temi che più ha approfondito nelle sue opere. Con Bauman abbiamo<br />
parlato di quello che intorno alla questione profughi succede in<br />
questi giorni in Italia; tra una destra razzista e una sinistra che<br />
stenta ad affrontare le paure di una parte della popolazione.</p>
<p><strong>Sembra<br />
che non siamo in grado di far fronte alla questione immigrati.</strong></p>
<p>&#8220;Il<br />
volume e la velocità dell&#8217;attuale ondata migratoria è una novità e<br />
un fenomeno senza precedenti. Non c&#8217;è motivo di stupirsi che abbia<br />
trovato i politici e i cittadini impreparati: materialmente e<br />
spiritualmente. La vista migliaia di persone sradicate accampate alle<br />
stazioni provoca uno shock morale e una sensazione di allarme e<br />
angoscia, come sempre accade nelle situazioni in cui abbiamo<br />
l&#8217;impressione che &#8220;le cose sfuggono al nostro controllo&#8221;.<br />
Ma a guardare bene i modelli sociali e politici con cui si risponde<br />
abitualmente alle situazioni di &#8220;crisi&#8221;, nell&#8217;attuale<br />
&#8220;emergenza immigrati&#8221;, ci sono poche novità. Fin<br />
dall&#8217;inizio della modernità fuggiaschi dalla brutalità delle guerre<br />
e dei dispotismi, dalla vita senza speranza, hanno bussato alle<br />
nostre porte. Per la gente da qua della porta, queste persone sono<br />
sempre state &#8220;estranei&#8221;, &#8220;altri&#8221;&#8221;.</p>
<p><strong>Quindi<br />
ne abbiamo paura. Per quale motivo?</strong></p>
<p>&#8220;Perché<br />
sembrano spaventosamente imprevedibili nei loro comportamenti, a<br />
differenza delle persone con cui abbiamo a che fare nella nostra<br />
quotidianità e da cui sappiamo cosa aspettarci. Gli stranieri<br />
potrebbero distruggere le cose che ci piacciono e mettere a<br />
repentaglio i nostri modi di vita. Degli stranieri sappiamo troppo<br />
poco per essere in grado di leggere i loro modi di comportarsi, di<br />
indovinare quali sono le loro intenzioni e cosa faranno domani. La<br />
nostra ignoranza su che cosa fare in una situazione che non<br />
controlliamo è il maggior motivo della nostra paura&#8221;.</p>
<p><strong>La<br />
paura porta a creare capri espiatori? E per questo che si parla degli<br />
immigrati come portatori di malattie? E le malattie sono metafore del<br />
nostro disagio sociale?</strong></p>
<p>&#8220;In<br />
tempi di accentuata mancanza di certezze esistenziali, della<br />
crescente precarizzazione, in un mondo in preda alla deregulation, i<br />
nuovi immigrati sono percepiti come messaggeri di cattive notizie. Ci<br />
ricordano quanto avremmo preferito rimuovere: ci rendono presente<br />
quanto forze potenti, globali, distanti di cui abbiamo sentito<br />
parlare, ma che rimangono per noi ineffabili, quanto queste forze<br />
misteriose, siano in grado di determinare le nostre vite, senza<br />
curarsi e anzi e ignorando le nostre autonome scelte.</p>
<p>Ora, i<br />
nuovi nomadi, gli immigrati, vittime collaterali di queste forze, per<br />
una sorta di logica perversa finiscono per essere percepiti invece<br />
come le avanguardie di un esercito ostile, truppe al servizio delle<br />
forze misteriose appunto, che sta piantando le tende in mezzo a noi.<br />
Gli immigrati ci ricordano in un modo irritante, quanto sia fragile<br />
il nostro benessere, guadagnato, ci sembra, con un duro lavoro. E per<br />
rispondere alla questione del capro espiatorio: è un&#8217;abitudine, un<br />
uso umano, troppo umano, accusare e punire il messaggero per il duro<br />
e odioso messaggio di cui è il portatore. Deviamo la nostra rabbia<br />
nei confronti delle elusive e distanti forze di globalizzazione verso<br />
soggetti, per così dire &#8220;vicari&#8221;, verso gli immigrati,<br />
appunto&#8221;.</p>
<p><strong>Sta<br />
parlando del meccanismo grazie a cui crescono i consensi delle forze<br />
politiche razziste e xenofobe?</strong></p>
<p>&#8220;Ci<br />
sono partiti abituati a trarre il loro capitale di voti opponendosi<br />
alla &#8220;redistribuzione delle difficoltà&#8221; (o dei vantaggi),<br />
e cioè rifiutandosi di condividere il benessere dei loro elettori<br />
con la parte meno fortunata della nazionale, del paese, del<br />
continente (per esempio Lega Nord). Si tratta di una tendenza<br />
intravvista o meglio, preannunciata molto tempo fa nel film<br />
Napoletani a Milano , del 1953, di Eduardo De Filippo, e manifestata<br />
negli ultimi anni con il rifiuto di condividere il benessere dei<br />
lombardi con le parti meno fortunate del paese. Alla luce di questa<br />
tradizione era del tutto prevedibile l&#8217;appello di Matteo Salvini e di<br />
Roberto Maroni ai sindaci della Lega di seguire le indicazioni del<br />
loro partito e non accettare gli immigrati nelle loro città, come<br />
era prevedibile la richiesta di Luca Zaia di espellere i nuovi<br />
arrivati dalla regione Veneto&#8221;.</p>
<p><strong>Una<br />
volta, in Europa, era la sinistra a integrare gli immigrati,<br />
attraverso le organizzazioni sul territorio, sindacati, lavoro<br />
politico&#8230;</strong></p>
<p>&#8220;Intanto<br />
non ci sono più quartieri degli operai, mancano le istituzioni e le<br />
forme di aggregazione dei lavoratori. Ma soprattutto, la sinistra, o<br />
l&#8217;erede ufficiale di quella che era la sinistra, nel suo programma,<br />
ammicca alla destra con una promessa: faremo quello che fate voi, ma<br />
meglio. Tutte queste reazioni sono lontane dalle cause vere della<br />
tragedia cui siamo testimoni. Sto parlando infatti di una retorica<br />
che non ci aiuta a evitare di inabissarci sempre più profondamente<br />
nelle torbide acque dell&#8217;indifferenza e della mancanza dell&#8217;umanità.<br />
Tutto questo è il contrario all&#8217;imperativo kantiano di non fare ad<br />
altro ciò che non vogliamo sia fatto a noi&#8221;.</p>
<p><strong>E<br />
allora che fare?</strong><br />&#8220;Siamo<br />
chiamati a unire e non dividere. Qualunque sia il prezzo della<br />
solidarietà con le vittime collaterali e dirette della forze della<br />
globalizzazione che regnano secondo il<br />
<br />
principio<br />
Divide et Impera, qualunque sia il prezzo dei sacrifici che dovremo<br />
pagare nell&#8217;immediato, a lungo termine, la solidarietà rimane<br />
l&#8217;unica via possibile per dare una forma realistica alla speranza di<br />
arginare futuri disastri e di non peggiorare la catastrofe in corso&#8221;.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/06/24/bauman-siamo-ostaggi-del-nostro/">Bauman: &#8220;Siamo ostaggi del nostro benessere per questo i migranti ci fanno paura&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2015/06/24/bauman-siamo-ostaggi-del-nostro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
